L’AQUILA E I SUOI CITTADINI: IL 6 APRILE 2009, OGGI E DOMANI – Le riflessioni dell’arcivescovo, Mons. Giuseppe Petrocchi, che il 28 giugno sarà Cardinale

 

17 giugno 2018

L’Aquila e i suoi cittadini: il 6 aprile 2009, oggi e domani

Le riflessioni dell’arcivescovo, Mons. Giuseppe Petrocchi, che il 28 giugno sarà Cardinale

di Goffredo Palmerini

 

L’AQUILA – Non si attenua ancora l’emozione suscitata nella Chiesa aquilana e nell’intera comunità diocesana dalla notizia della prossima elevazione alla dignità cardinalizia dell’arcivescovo dell’Aquila, Mons. Giuseppe Petrocchi. Anzi, l’emozione sta man mano crescendo in vista del 28 giugno prossimo, quando si terrà il Concistoro con la creazione dei 14 nuovi Cardinali, e il 29 per la Messa del Papa con i nuovi porporati in Vaticano. Del tutto inatteso l’annuncio che papa Francesco, con il consueto tratto di semplicità e naturalezza, ha dato il 20 maggio scorso durante l’Angelus ai tanti fedeli presenti in Piazza San Pietro, rimbalzato in Italia e nel mondo grazie alla diretta televisiva, comunicando la creazione di 14 nuovi Cardinali nel Concistoro già fissato per la Festività dei Santi Pietro e Paolo.

Inatteso l’annuncio, sorpresa per le nomine, come ormai da tempo papa Francesco ci ha abituato, rompendo costumi e consolidate tradizioni nell’attribuzione della porpora cardinalizia. Mai scelte scontate. Ogni gesto e ogni decisione di questo Pontefice vanno colti nel loro peso specifico, che costantemente sembra incarnare quella che san Giovanni Paolo II chiamava “opzione preferenziale per i poveri” (Sollicitudo rei socialis, n. 42), con uno sguardo rivolto agli ultimi, alle frontiere delle periferie e della sofferenza. Ecco perché le sue scelte quasi sempre risultano imprevedibili, sorprendenti, controcorrente.

Come felicemente sorprendente, appunto, è stato l’annuncio della nomina cardinalizia di Mons. Petrocchi, il quale, per sua stessa ammissione, in un primo momento stentava a crederci e ci ha sorriso sopra, pensando che l’interlocutore trafelato, il quale tentava di dargli la lieta notizia, volesse scherzare. Nessuno scherzo, ma una scelta, quella di papa Francesco, che con il passare delle ore e dei giorni appare pienamente nella sua grande dimensione spirituale e umana: verso Mons. Petrocchi e verso L’Aquila. E così la nomina a Cardinale dell’Arcivescovo dell’Aquila è apparsa nella pienezza del suo significato: riconoscimento dei valori del Pastore, poi anche quale straordinario “dono” alla città e ai centri colpiti dal sisma. Un segno dell’attenzione premurosa del Santo Padre verso le sofferenze delle popolazioni dell’aquilano, squassate dai terremoti del 2009 e del 2016.

Mons. Petrocchi ha raccolto nel 2013 la guida della Chiesa aquilana nel momento forse il più difficile della storia della diocesi e della città capoluogo, con le drammatiche ferite materiali e morali inferte dal terremoto del 6 aprile del 2009. Una prova pastorale che l’ha impegnato e lo cimenta ogni giorno, non solo al pensiero della ricostruzione dei luoghi di culto – quasi il 90% delle chiese della diocesi il terremoto del 2009 ha distrutto o reso inagibili – quanto soprattutto alla consapevolezza che occorre ricostruire la dimensione spirituale e sociale della comunità, lacerata dalle conseguenze del sisma. Ricostruire, insomma, la dimensione integrale di una comunità che è sì certamente mirata alla riedificazione di case, chiese, monumenti, uffici, la qual cosa, nei suoi tempi alterni, va comunque procedendo.

Tuttavia, ben più importante è la ricostruzione del senso stesso di comunità di un popolo aquilano che si deve riappropriare in pieno della propria identità civile, della speranza, del suo futuro. Specialmente se si guarda alle giovani generazioni, questa è la missione prioritaria, inderogabile. Questa, infatti, la preoccupazione quotidiana dell’arcivescovo Petrocchi sin dal suo primo giorno all’Aquila, con l’impegno pastorale assiduo, tanto intenso e operoso quanto discreto e lontano dalle esposizioni mediatiche. Un impegno pastorale duale: attenzione alla rinascita materiale della città e più ancora alla rinascita morale e sociale, con l’occhio di chi ha consuetudine ad osservare ed analizzare i problemi dell’anima e dell’animo umano – Mons. Petrocchi è psicologo e psicoterapeuta. Di questo particolare aspetto, che attiene alla ricostruzione di una comunità matura d’un umanesimo integrale e d’una coesione sociale profonda che abbia a cuore le generazioni presenti e future, vogliamo parlare con Mons. Petrocchi, in questa conversazione, partendo dall’intensità delle sue riflessioni espresse due mesi fa in occasione del nono anniversario del terremoto.

Intanto, Mons. Petrocchi, qual è stato il suo primo pensiero nell’apprendere la notizia che papa Francesco ha pensato a Lei come uno dei 14 nuovi Cardinali?

«A me è apparso subito che questa nomina sia segno di un’attenzione speciale che Papa Francesco riserva a questa comunità ecclesiale e alla città dell’Aquila. Una città simbolo della sofferenza, delle attese e della speranza che unisce tutte le popolazioni colpite dalla sequenza dei terremoti che dal 2009 al 2017 hanno martoriato l’Italia Centrale. Dunque è segno di un amore che dà coraggio e apre prospettive di speranza per il futuro. In questo senso, il servizio cui papa Francesco mi chiama vorrei ancor più rivolgerlo alla promozione di una Chiesa missionaria, che si rende prossima agli ultimi, che raggiunge le periferie.»

Ha molto colpito la singolarità del suo messaggio, il 6 aprile scorso, in occasione del nono anniversario del terremoto. Queste le sue prime parole, che sono anche i cardini di una visione di città nuova, di una comunità che si rinnova: “Per la Comunità aquilana questo è il tempo della laboriosità, della ripresa, della saggezza e della prossimità: dimensioni che debbono essere declinate al presente, ma ancora meglio in prospettiva dell’avvenire”. Qual è per lei il futuro possibile per L’Aquila e per la sua comunità, latamente intesa nei suoi Castelli fondatori?

«C’è bisogno non solo di riedificare le devastazioni esterne, ancora visibili, ma di ricomporre le fratture interiori, provocate dal sisma. Infatti, c’è un terremoto che scuote la terra, ma c’è anche il terremoto dell’anima, che ferisce la mente, gli affetti e i rapporti interpersonali. Alcuni dolori sono così acuti e profondi che non possono essere espressi “parlando”: forse la loro manifestazione più immediata e intensa è il grido. Quando è impossibile urlare, queste sofferenze restano “mute”: tuttavia il grido non si azzittisce ma diventa “silenzioso”. Per questo, i primi verbi da coniugare per la ricostruzione non sono “progettare” e “fare”, ma “ascoltare” e “incontrare”: cioè, accogliere i bisogni profondi della gente, per disporli secondo il giusto ordine di priorità, e intensificare la tessitura delle “relazioni convergenti”, che potenziano la coscienza fattiva di essere un’unica famiglia. L’Aquila non va ridisegnata al passato, ma pensata al futuro. Inoltre, L’Aquila che deve “risorgere”, non è solo quella raccolta dentro le mura, ma anche quella esterna: cioè, allargata ai centri limitrofi che l’hanno costruita.»

Lei, Mons. Petrocchi, ha riservato una particolare attenzione alle lacerazioni della dimensione personale degli aquilani, ai sismi dell’anima che tante sofferenze – e patologie – il terremoto ha provocato. Dal suo punto di osservazione, qual è la situazione che vive la città e il territorio del cratere sismico?

«Il sisma del 2009, che ha causato immensi danni e provocato molte vittime, ha conosciuto una sequenza lunga di sciami culminati con i terremoti dell’agosto/ottobre 2016 e del gennaio 2017. Ancora oggi continuano i movimenti di assestamento del suolo, che aumentano l’ansia della gente. Oltre le devastazioni materiali, c’è da sottolineare che le “scosse telluriche” hanno prolungato la loro nefasta azione propagandosi attraverso “onde sussultorie” spirituali, emotive e relazionali, determinando profonde fratture nel vissuto religioso, psicologico, economico e sociale della popolazione. Le vittime del sisma ufficialmente sono 309: ma l’elenco andrebbe rivisto e, purtroppo, aumentato. Infatti, sacerdoti, medici ed esponenti della pubblica amministrazione mi hanno riferito che nei periodi successivi al terremoto molte persone, soprattutto anziane, sono decedute per infarto, per tumore o per malattie riconducibili a sindromi cardiovascolari o a drastiche diminuzioni delle difese immunitarie, causate da forte stress. Questo triste esito viene interpretato, da diversi clinici, come un atteggiamento di “congedo anticipato” dalla vita. Anche i fenomeni di tipo depressivo o di tristezza rassegnata hanno conosciuto, nel territorio, un improvviso e vistoso incremento, come è dimostrato dalla accentuata e anomala crescita nell’uso di psicofarmaci. La gente di montagna, molto dignitosa ma di indole introversa, tende a mantenere “serrati dentro” i sentimenti che prova, correndo il rischio che il dolore scavi solchi interiori e provochi relazioni personali impoverite. In sintesi: il tessuto sociale si è fortemente sfibrato e parcellizzato.»

Quali misure, a suo parere, andrebbero prioritariamente prese per ricostruire il senso della comunità, così essenziale per la rinascita della città?

«Migliaia sono le persone ancora residenti fuori delle loro case. Gran parte della gente che ha subìto questo “trasloco forzato” ha sofferto la perdita di legami affettivi di primaria importanza e si è ritrovata priva degli spazi tradizionali di aggregazione, come anche delle aree che ospitavano consolidate “abitudini” religiose e sociali. Robusto appare anche l’esodo silenzioso di tanti Aquilani che, pur risultando anagraficamente residenti nel territorio, di fatto hanno lasciato l’area del “cratere” per insediarsi nei centri urbani del litorale abruzzese o in altre città. La causa principale di tali spostamenti è da ricercarsi nelle incertezze che gravano sul presente, con il lavoro che manca, con conseguenti ripercussioni per il futuro. Il “tasso di allontanamento” risulta ancora più alto e preoccupante tra i giovani: per questo recentemente ho parlato di una “emorragia generazionale”, ormai in atto, che ci deve allarmare. Risultano accentuate, purtroppo, le fragilità e le spinte disgregative che colpiscono numerosi nuclei famigliari, come pure appaiono in ascesa inquietanti manifestazioni di disagio giovanile, che si esprimono nel disorientamento esistenziale e in diffusi fenomeni di “dissonanza” comportamentale. Appare perciò fondato concludere che, se non si trovano le vie per dare risposte concrete e rapide a queste sfide, nel prossimo futuro il “senso di appartenenza” di molti credenti e cittadini andrà incontro a fenomeni di “atrofia” e di marcata indifferenza e l’esperienza ci insegna che si rivelano refrattari a tentativi tardivi di recupero. Mi auguro, pertanto, che sia ben presente in tutti questa preoccupazione e che ciascuno operi per sanare e risolvere tali “criticità”. La ricostruzione, per essere vera ed efficace, non può quindi contare solo su logiche ingegneristiche ed efficienze tecnico-finanziarie: ha bisogno, prima di tutto, di ritrovare un’anima, munita di intelligenza “profetica” – che sa progettare l’avvenire valorizzando l’esperienza del passato – e dotata di un cuore che pulsi amore, spirituale e civile, capace di creare coesione sociale e cittadinanza attiva. Certamente la ricostruzione dell’Aquila deve garantire anzitutto la sollecita riedificazione delle abitazioni civili, per consentire alla popolazione di ritornare presto a casa, ma anche – e in modo sincronico – deve puntare al restauro delle chiese, che rappresentano un tesoro spirituale, artistico e storico. Esse costituiscono un fondamentale fattore “identitario” dell’aquilanità. Inoltre, questi luoghi di culto e di incontro assolvono anche al fondamentale e insostituibile compito di essere “spazi di prossimità”, sul versante ecclesiale e sociale».

Qual è stato e come può essere utile alla “ricostruzione” del senso di comunità l’impegno pastorale e il contributo operoso della Chiesa aquilana?

«La nostra attenzione, quella di tutti i sacerdoti e dei religiosi, quella dell’intera comunità ecclesiale, è quotidianamente impegnata verso il popolo aquilano non solo nella dimensione spirituale, ma anche negli aspetti sociali, culturali e formativi che possano favorire la ricostruzione del senso di una comunità civile coesa, operosa e solidale, con una particolare cura rivolta ai ragazzi e ai giovani. Essenziali in quest’opera sono però le strutture e i luoghi di aggregazione, dunque chiese ed oratori – e qui con rammarico ho osservato i ritardi e i problemi nella ricostruzione della Cattedrale, che ora finalmente appaiono in via di soluzione. In tale prospettiva assume valore determinante il progetto non solo di “riparare” le chiese danneggiate, ma di costruirne di nuove, laddove nelle periferie – in cui si addensa la maggioranza degli abitanti – mancano i luoghi di incontro comunitario e di socializzazione. Penso, come prima esigenza da affrontare, ad una struttura pastorale da costruire in un’area popolosa della periferia ovest della città. Si tratta di un importante investimento verso il futuro, un segno di ripresa dato all’intera comunità, ecclesiale e civile».

Rino Giuliani, portavoce FAIM: Novità positiva e motivo di soddisfazione la nomina di Ricardo Merlo a Sottosegretario agli Affari Esteri

 

Dichiarazione di Rino Giuliani, Portavoce FAIM

Novità positiva e motivo di soddisfazione la nomina di Ricardo Merlo

a Sottosegretario agli Affari Esteri

A nome del Forum delle associazioni degli italiani nel mondo formulo gli auguri di buon lavoro al sottosegretario Ricardo Merlo. La scelta del Presidente del Consiglio di affidare l’impegnativo incarico a persona eletta all’estero e proveniente dal mondo associativo rappresenta una novità positiva ed è motivo di soddisfazione.

Promuovere il rilancio del protagonismo delle nostre comunità all’estero, collegare non sporadicamente la madrepatria all’Italia più larga che è fuori dai confini è obiettivo di carattere generale per il quale anche come FAIM ci sentiamo impegnati.

Gli oltre 5.000.000 italiani all’estero, in quanto parte integrante della più complessiva comunità nazionale, da anni si aspettano dalla più generale azione del Parlamento e del Governo e nei peculiari provvedimenti che verranno promossi e assunti dal MAECI, l’attenzione dovuta alle loro aspettative ed alle loro esigenze.

Le molte questioni irrisolte nel passato e i non pochi dossier aperti costituiscono un banco di prova impegnativo per tutti. Due questioni fra tutte alla sua evidenza:

Una: i giovani che emigrano.

Da diversi anni l’Italia è ridiventato un paese di costante emigrazione, soprattutto di giovani qualificati con problemi che riguardano la precarietà, la dequalificazione e la riduzione delle tutele welfaristiche nei paesi di accoglienza, in specie in quelli europei.

L’altra, la richiesta, che anche il CGIE avanza, dell’’indizione della Conferenza degli italiani nel mondo, con la partecipazione attiva dei protagonisti della realtà migratoria, un obiettivo che, dopo tanti anni, può fornire all’azione di Governo un quadro rinnovato e condiviso delle linee di indirizzo per porre in essere le politiche verso gli italiani all’estero, recuperando e rinsaldando il necessario rapporto fra istituzioni e società.

 

Cartoon: Marco D’Agostino e Giornale di Montesilvano al concorso più importante del mondo

 

Cartoon: Marco D’Agostino e Giornale di Montesilvano al concorso più importante del mondo

 Portogallo World Press cartoon. Su 600 vignette pubblicate in 227 media da 54 paesi solo 281 sono state selezionate per la mostra e il catalogo. 

 

PESCARA – Il cartoon “Pink Ballooon – Manchester arena” di Marco D’Agostino, pubblicato dal Giornale di Montesilvano, è stato selezionato per l’esposizione e catalogo del 13° World Press Cartoon in Portogallo, il più grande Concorso internazionale di risonanza mondiale, riservato a Cartoon e Caricature pubblicati su testate giornalistiche in tutto il mondo, e in questa ultima edizione aperto anche alle pubblicazioni on-line, che si svolge nella bella città termale di Caldas da Rainha, ad una novantina di chilometri da Lisbona.

 

Marco D’Agostino ha concorso con i grandi del Cartoon di tutto il mondo che pubblicano quotidianamente o quasi con grandi testate e che quindi hanno più possibilità di proporsi e ambire al premio finale. “Il fatto di essere stato selezionato mi rende soddisfatto e felice”, dichiara D’Agostino, e anche per Angela Curatolo, direttore responsabile, è una notizia stupenda, un vero “onore”.

 

Il Giornale di Montesilvano e Marco D’Agostino insieme in un così prestigioso evento. Il Concorso si svolge ogni anno e si suddivide in tre sezioni “Editorial Cartoon” – “Caricatura” e “Gag Cartoon“: si può inviare un Cartoon per ogni sezione con prova di pubblicazione. Si premiano i primi tre di ogni sezione tra cui viene scelto il vincitore del “Gran Prix“, quest’anno vinto da una italiana: Marilena Nardi. Il Cartoon “Pink Ballooon – Manchester arena” di Marco D’Agostino ha partecipato alla sezione “Editorial Cartoon”.

 

Nei giorni scorsi c’è stata la gran cerimonia di premiazione. Le 281 opere selezionate rimarranno in esposizione fino al 28 Luglio al in una straordinaria mostra del Centro Culturale e Congressuale della città portoghese di Caldas da Rainha e raccolte nel prezioso catalogo annuale. 600 vignette, 54 Paesi, l’abruzzese D’Agostino tra i 7 autori italiani selezionati per mostra e catalogo. Sono, nella sezione Caricatura personale, Gio con l’opera di Bashar Al Assad, Marco Spadari, con la caricatura di Clint Eastwood e Sciamarella, con quella di Putin.

 

Per il disegno satirico (Editorial Cartoon): Marilena NardiAndrea PecchiaMarco D’Agostino e Agim Sulaj. Per il disegno umoristico (Gag Cartoon) partecipa Sciamarella. Solo due i caricaturisti degli Stati Uniti selezionati. I paesi con maggiore presenza sono Brasile, Iran, Ucraina e Serbia. D’Agostino commenta: “Direi che è andata bene, pensando che il pacco con i 3 disegni originali (uno per ogni sezione) spedito in posta prioritaria internazionale mi è tornato indietro, e che quindi ho rischiato di non partecipare.”

 

L’Aquila, martedì si presenta il romanzo “Secondo piano” di Laura Benedetti – Il 19 giugno, alle ore 17, a Palazzo Fibbioni la conversazione con l’Autrice

 

 

L’Aquila, martedì si presenta il romanzo “Secondo piano” di Laura Benedetti

Il 19 giugno, alle ore 17, nella Sala Rivera di Palazzo Fibbioni la conversazione con l’Autrice


L’AQUILA – Con la scrittrice, arrivata in questi giorni da Washington (Usa), martedì 19 giugno alle ore 17, presso la Sala Rivera di Palazzo Fibbioni, verrà presentato il romanzo “Secondo piano” di Laura Benedetti (Pacini Editore). Con l’autrice dialogheranno Sabrina Di Cosimo, assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila, Serena Guarracino, docente di Letteratura inglese all’Università dell’Aquila, Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore, Sandro Cordeschi, docente IIS “Andrea Bafile”, Enrico Botta, docente IIS “Ottavio Colecchi”, Roberto Ciuffini, giornalista.

A due anni dal suo primo romanzo ecco il secondo lavoro narrativo della scrittrice aquilana Laura Benedetti. La misteriosa morte del vecchio Jacopo sconvolge la quotidiana routine di Federico Conti, direttore del dipartimento di italiano di una prestigiosa e prospera università americana, e ne fa uscire allo scoperto il sottofondo di motivata frustrazione, indomabile nevrosi, ansioso scontento. Attraverso il labirinto del mondo accademico al cui interno si dipana la vicenda, la scrittura elegantemente piana di Laura Benedetti accompagna il lettore alla scoperta di una voragine comunicativa e affettiva che lo riguarda direttamente. Nostalgico e ironico, elegiaco e polemico, Secondo piano scardina le convenzioni del giallo per rivolgere domande pressanti sulle contraddizioni della globalizzazione, sul ruolo delle università e sulla capacità della scrittura di restaurare l’equilibrio di un mondo attraversato da vertiginosi mutamenti.

Laura Benedetti, nata a L’Aquila, insegna Letteratura italiana alla Georgetown University (Washington, DC, USA), dove è stata direttore del Dipartimento di Studi italiani. Tra i suoi lavori figurano La sconfitta di Diana. Un percorso per la «Gerusalemme liberata», la traduzione inglese di Esortazioni alle donne e agli altri di Lucrezia Marinella e The Tigress in the Snow. Motherhood and Literature in Twentieth-Century Italy, vincitore del Premio Flaiano per l’Italianistica. Nel 2015 ha pubblicato per l’editore Pacini il suo primo apprezzatissimo romanzo, Un paese di carta.

Serena conduce Operaclassica Eco Italiano

Serena intervista il tenore Andrea Carè

 
intervista in collaborazione con fidelio artist  

Andrea Carè, tenore

biografia

Andrea carè, Tenore

Andrea Carè è uno dei più importanti tenori italiani della sua generazione.

Dopo aver studiato presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, ha

vinto il Concorso Internazionale di Canto a Spoleto nel 2005. Ha avuto il

privilegio di essere uno studente di Luciano Pavarotti e l’onore di essere

sostenuto, all’inizio della sua carriera dal leggendario soprano Raina

Kabaivanska. Dal suo debutto e durante la sua prolifica carriera ha cantato

in teatri come la Royal Opera House di Londra, Grand Theatre di Ginevra,

Royal Swedish Opera, Teatro Bolshoi di Mosca, Gran Teatre del Liceu di

Barcellona,

Teatro Regio di Torino, Opéra National du Rhin, Teatro

dell’Opera di Roma, Deutsche Oper di Berlino, Staatsoper di Amburgo,

Teatro alla Scala di Milano, La Fenice di Venezia, Teatro Comunale di

Bologna, Teatro Massimo di Palermo, China National Centre for the

Performing Arts di Pechino, Canadian Opera Company e Savonlinna Opera

Festival, oltre a molti altri.

Ha collaborato con direttori come Daniele Callegari, Paolo Arrivabeni,

Bruno Bartoletti, Riccardo Chailly, Gianandrea Noseda, Evelino Pido,

Domenica Hindoyan, Piergiorgio Morandi, Pinchas Steinberg e Daniel

Oren. Il suo repertorio comprende personaggi come Don Carlo, Stiffelio,

Sansone e Sigurd oltre a Gustavo (Un ballo in maschera ), Cavaradossi

(Tosca ), Enzo Grimaldo (La Gioconda), Pollione (Norma ), Giasone (Medea),

Pinkerton ( Madama Butterfly) e Ctirad ( Šárka), di Leoš Janáček.

Recentemente ha interpretato Don José (Carmen) con la Singapore

Symphony Orchestra, al Teatro Bolshoi, alla Royal Opera House di Londra e

al Teatro Real di Madrid.

Tra i momenti da evidenziare della stagione 2017/2018,

Don Carlo al Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia,

Carmen alla Royal Opera House di Londra,

Tosca al Michigan Opera Theatre di Detroit, al Teatro Regio di

Parma e al National Performing Art Center di Taiching (Taiwan).

Nelle stagioni future attendono impegni in teatri come La Monnaie di

Bruxelles, il Gran Teatre del Liceu di Barcellona, la Finnish National Opera e

la Kungliga Operan di Stoccolma,

oltre a molti altri.

La sua discografia include

Nabucco in dvd alla Royal Opera House con

Plácido Domingo (Sony Classical, 2015). 

 

Gianfranco Zola e il calcio giovanile nel nome del padre – Incontro con “Magic box”, ancora oggi ambasciatore nel mondo di fair play e al servizio di uno sport genuino e ricco di fantasia

 

Gianfranco Zola e il calcio giovanile nel nome del padre

Incontro con “Magic box”, ancora oggi ambasciatore nel mondo di fair play e al servizio di uno sport genuino e ricco di fantasia. 

Nel corso della sua lunga e magnifica carriera Gianfranco Zola ha fatto parte a pieno titolo di quella ristretta cerchia di grandi calciatori che hanno saputo interpretare al meglio l’essenza più profonda del gioco del calcio, come arte dell’imprevedibilità. Non è un caso che in Inghilterra i suoi tifosi del Chelsea gli abbiano affibbiato, sin dalle prime apparizioni con la maglia dei blues, il nomignolo di “Magic box”, ovvero la scatola magica dalla quale, in qualsiasi momento della partita, lui era capace di estrarre una magia, una giocata impossibile per i comuni mortali ma che tutti hanno sempre sognato da bambini e magari tentato inutilmente di mettere in pratica nel cortile di casa. Anche per questo motivo Zola è sempre stato amato da tutti, non solo dai tifosi delle squadre per cui ha giocato, quale emblema di un calcio genuino, dispensatore generoso di allegria e di bellezza.

Il leggendario Sir Alex Ferguson, manager e allenatore per oltre 20 anni del Manchester United, lo ha descritto nella sua autobiografia come uno dei più grandi calciatori italiani di sempre: “Era uno di quei giocatori che riusciva a restare imperturbabile rispetto all’avversario contro cui giocava. Aveva sempre un sorriso sul volto, e questo mi ha infastidito. Pensavo: come può divertirsi giocando contro lo United? Nessun altro lo fa. Ma era un giocatore fantastico e mi è piaciuto guardarlo. Era piacevole. Per me dire questo di un avversario vi mostra cosa penso di lui”. Uno splendido riconoscimento alla carriera, secondo forse al titolo di OBE (Order of the British Empire), la più alta onorificenza che la Regina possa conferire a uno straniero, l’equivalente del titolo di baronetto per i nati nel Regno Unito, conferitagli per essere stato ambasciatore come pochi altri di quei valori di lealtà e di rispetto che dovrebbero sempre ispirare la condotta sportiva.

Sono quei valori che anche da allenatore Zola ha sempre cercato di trasmettere a sua volta ai suoi figli e ai suoi allievi, con un chiaro e costante riferimento ai preziosi e sani insegnamenti ricevuti da ragazzo inSardegna, soprattutto dalla sua famiglia. Proprio alla memoria di suo padre Ignazio, grande appassionato di calcio oltre che a lungo dirigente e presidente della squadra del suo paese – la Corrasi – dove ha mosso i primi passi da calciatore, Gianfranco ha voluto rendere un omaggio doveroso intitolandogli il torneo giovanile che organizza nella sua Oliena da cinque anni grazie all’apporto della sorella Silvia, di suo cugino Massimo Zola e della stessa Corrasi. Un torneo di qualità sempre molto elevata, quest’anno impreziosito dalla partecipazione di Nuorese, Cagliari, Napoli e Chelsea, tutte squadre nelle quali Gianfranco Zola ha militato lungo l’arco della sua carriera. Per la cronaca la vittoria è andata al Napoli, che si è imposto in finale sul Chelsea con il punteggio di 3-1. “Ma il risultato in questo caso conta fino a un certo punto” – ci tiene a sottolineare Gianfranco, che incontriamo in una pausa del torneo. “A me preme soprattutto vedere che i ragazzi si divertano nel rispetto delle regole, senza mai mancare ai sani principi di lealtà sportiva. Quelli di mio padre sono stati soprattutto insegnamenti di vita, di comportamento. Lezioni fondamentali che mi hanno fatto diventare quel che sono, mi hanno consentito di forgiare nel migliore dei modi il carattere e la mia personalità aiutandomi a superare le tante difficoltà che inevitabilmente ho dovuto affrontare nei campi di calcio e nella vita.”

A suo avviso il calcio può offrire senz’altro un contributo ancora maggiore dal punto di vista sociale ed educativo, grazie anche a iniziative come questa: “Stiamo parlando di uno sport molto competitivo e quindi gli spunti per far sì che i ragazzi possano migliorare ci sono ogni giorno. In ogni allenamento, in ogni partita si vengono a creare delle occasioni in cui il carattere viene testato, non solo da un punto di vista tecnico e fisico ma anche caratteriale, comportamentale: il calcio è quindi a tutti gli effetti (o almeno dovrebbe esserlo) una palestra di vita e uno strumento di vitale importanza per la crescita

Il campione di Oliena ha potuto vivere da protagonista il calcio in due realtà significative come quella italiana e quella inglese ed quindi è il testimone ideale per sottolineare i punti in comune e le diversità nell’approccio al calcio e allo sport più in generale: “Vero, stiamo parlando di mondi e culture molto diversi. Quello inglese è un popolo molto più lineare, razionale e pragmatico del nostro. Mentre noi ci basiamo molto di più sull’istinto e sulla creatività. Che, intendiamoci, sono aspetti di fondamentale importanza, ma che da soli non bastano. E queste differenze si riflettono anche nel modo in cui è strutturato il calcio giovanile: in Inghilterra fino ai 16-17 anni non ci sono campionati veri e propri ma tornei e partite amichevoli e in cui conta molto la programmazione. Devo aggiungere che noi diamo maggiore importanza alla tattica, forse in maniera eccessiva in un’età in cui il ragazzo andrebbe lasciato più libero di esprimersi secondo il proprio istinto. Ed enfatizzare una componente non è mai un vantaggio, ad esempio quando, come da noi, l’attenzione verso la tattica va a scapito della tecnica e di altri aspetti.”

Sono limiti che in un certo senso hanno a che vedere con lo stato di decadenza in cui versa il nostro calcio, una crisi ben simboleggiata dal fatto che per la prima volta dopo 60 anni siamo fuori dalla fase finale di un mondiale. Come uscirne? “Non è facile individuare delle soluzioni, è in primo luogo un problema di tipo organizzativo. Certo va benissimo affidare la nazionale a un allenatore molto bravo ed esperto come Roberto Mancini ma temo non sia sufficiente se il contesto rimane immutato. Il calcio giovanile e quello dilettantistico, che rimangono il polmone principale a mio avviso, andrebbero profondamente riorganizzati e rinnovati anche con l’innesto di forze giovani e davvero competenti: e questo è un processo che richiede necessariamente tempi lunghi e una seria programmazione.”

Il discorso si sposta poi inevitabilmente sui grandi allenatori che oggi vanno per la maggiore e sui mondiali che stanno per iniziare in Russia tra pochi giorni. Gianfranco Zola, che molti osservatori in questi giorni danno vicino a un ritorno al Chelsea come direttore tecnico e vice di Sarri, non nasconde di prediligere il calcio offensivo di Guardiola, che considera da anni il top, il suo punto di riferimento: “Non lo nascondo, anche se oggi la Premier League offre il meglio in fatto di tecnici. Oltre all’allenatore del Manchester City citerei altre eccellenze come Jurgen Klopp, che quest’anno ha fatto benissimo con il Liverpool, e poi Mourinho, Pochettino e lo stesso Conte.”

Per restare ai moduli di gioco facciamo poi un gioco provando a immaginare una squadra ideale con le qualità migliori degli allenatori più in voga in circolazione. Quali caratteristiche dovrebbe avere secondo Gianfranco Zola? “Una mia squadra ideale non può non avvalersi della fase offensiva di Guardiola, dell’organizzazione difensiva di Sarri e della fisicità, la grinta e l’energia che è capace di infondere ai suoi uomini uno come Antonio Conte” ­ risponde senza esitazione Magic box. Due battute infine sui mondiali: “Le favorite sono le solite che ben conosciamo (Brasile, Spagna, Francia, Germania e Argentina), ma visto che purtroppo non c’è l’Italia mi auguro vivamente che vinca l’Argentina: lo spero soprattutto per Messi.”

Sebastiano Catte, 12 giugno 2018

*Nella foto Gianfranco Zola insieme ad alcuni ragazzi del Chelsea, protagonisti del torneo di Oliena

COMUNICATO STAMPA CAPRI

 

 

COMUNICATO STAMPA

A CAPRI, UN SUCCESSO IL PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA “A PABLO NERUDA

CAPRI – Sabato 9 giugno 2018 si è svolta, presso la Sala Consiliare della Città, la cerimonia di premiazione della Prima edizione del Premio Internazionale di PoesiaA Pablo Neruda…la Città di Capri 2018 – Una Finestra…sul mare” organizzato dalla poetessa caprese Annalena Cimino, presidente del Premio, in collaborazione con l’Associazione Culturale Internazionale VerbumlandiArt – con la presidente Regina Resta e il vicepresidente Giovanni Scacciaferro – e la Città di Capri. Prestigiosa la Giuria del Premio, composta da dr. Cinzia Baldazzi (Presidente), dr. Annella Prisco Saggiomo, dr. Regina Resta, prof. Caterina Mansi, dr. Sergio Camellini e dall’imprenditore Mario Staiano.

Il Premio è stato un omaggio al grande Poeta cileno Pablo Neruda, che sentiva l’isola come una gemma solitaria, un prodigio naturale, un calice di liquide trasparenze elevato al cielo, per la sua solidarietà umana, la potenzialità plastica dei concetti legati al presente, alla terra, ai popoli nel senso più vasto del termine.

La Città di Capri, con le sue incantevoli acque azzurre, la salubrità del territorio, è stato il luogo ideale per diffondere questi temi, per farla capofila di un progetto internazionale, perché la sua bellezza ha amplificato a dismisura l’importanza della Poesia, un’isola che ha incantato poeti, uomini famosi e grandi imperatori di ogni tempo e da qualsiasi luogo. Tiberio e Caligola, Friedrich Alfred Krupp, Axel Munthe, Edwin Cerio e Pablo Neruda, Maksim Gorky e Vladimir Lenin sono solo alcune delle grandi personalità che sono state affascinate dalla bellezza di questo piccolo angolo di paradiso.

Hanno presenziato all’evento il Sindaco ing. Giovanni De Martino, l’Assessore alla Cultura professoressa Caterina Mansi e tutti i componenti della Giunta, il dr. Luciano Garofano addetto stampa della Città di Capri, e l’avv. Concetta Spatola, che ha presentato la manifestazione, il dr. Ciro Lembo, il dr. Massimo Coppola, Assessore alla cultura del comune di Anacapri, i Parroci di Capri, Don Carmine e Don Nello, e Don Massimo di Anacapri, il dr. Luigi Molino e il dr. Giuseppe Catuogno, il rappresentante dell’azienda di Soggiorno e Turismo di Capri, Marilena Striano, presidente della FIDAPA – Sezione di Capri, il dr. Salvo Iavarone, Presidente della Confinternational, l’avv. Alfredo Guarino e la dr. Carmen Moscariello. Presenti anche, oltre ai premiati, numerosi Poeti intervenuti da ogni parte d’Italia, dalla Romania e dalla Serbia, e i ragazzi delle scuole primarie di Capri.

Hanno sponsorizzato l’evento la Marina di Capri, i Motoscafisti di Capri, l’EcoCapri di Federico Alvarez de Toledo, la Finestre di luce di Grazia e Marica Vozza, il Bar Alberto, il Ristorante il Verginiello, Sergio di Pace-Oigrè. Hanno inoltre contribuito al successo Giancarlo Danieli, designer dell’evento, Mario Coppola per il servizio fotografico e le foto flash, Alice Ruggiero, Corinna Buonocore, Patrizia Costante, la Coop. Portuali Capresi, COFACA Trasporti Capri e tutto il personale addetto del Comune di Capri.

 

 

La sottosegretaria, un’impresa storica! Parte il governo del cambiamento anche per gli italiani all’estero

La sottosegretaria, un’impresa storica! Parte il governo
del cambiamento anche per gli italiani all’estero

La sottosegretaria per gli italiani all’estero incaricata al Senatore Ricardo Merlo tra altri parlamentari della circoscrizione estero, è un premio enorme che dobbiamo saper valorizzare  e allo stesso tempo difendere. Questo incarico è stato possibile in maggior parte grazie alla formazione di una componente di senatori indipendenti disposti ad appoggiare la nascita di questo governo politico.
Tuttavia, aldilà delle critiche ricevute in quel momento, la scelta di far parte della componente con il neo sottosegretario Merlo, è stata fondamentale.

Ora, al lavoro. Questa sottosegretaria deve intendersi come uno strumento politico da dove spingere i cambiamenti destinati a migliorare le condizioni di tutti gli italiani all’estero. Sarà fondamentale convocare tutti i parlamentari eletti all’estero a partecipare e lavorare in complesso per portare avanti le iniziative che sono più o meno comuni a tutti.

Insomma, questa euforia non è  la mia risposta alle critiche ricevute per la mia separazione del partito USEI. È invece, la riflessione che da soli non si può mai riuscire un obiettivo collettivo. Uniti siamo sempre più forti.
Auguri di buon lavoro al Sottosegretario Merlo!

Senatore
Adriano Cario

L’Ambasciatore di Francia in Italia, Christian Masset, in visita a L’AQUILA – lunedì 18 giugno 2018, ore 11

 

 


L’AMBASCIATORE DI FRANCIA IN ITALIA,

CHRISTIAN MASSET, IN VISITA A L’AQUILA

lunedì 18 giugno 2018, ore 11

L’Aquila, 11 giugno 2018 Lunedì 18 giugno p.v. (alle ore 11) sarà in visita ufficiale a L’Aquila l’Ambasciatore di Francia in Italia Christian Masset, che si recherà ad ammirare il risultato del complesso restauro della Chiesa di Santa Maria del Suffragio che si avvia a conclusione, dopo anni di lavoro condiviso passo dopo passo tra Governo Italiano e Governo Francese, segno tangibile di una “buona pratica” di partenariato internazionale.

Una visita molto attesa, nel corso della quale l’Ambasciatore – per la prima volta in città – sarà accolto dalla Soprintendente Alessandra Vittorini, da Monsignor Giuseppe Petrocchi, dal Prefetto Giuseppe Linardi e dal Sindaco Pierluigi Biondi, e guidato nel sopralluogo al cantiere di restauro, diventato simbolo di condivisione e fattiva solidarietà nelle relazioni tra l’Italia e la Francia, dall’architetto Franco De Vitis, direttore dei lavori, e dalla dottoressa Anna Colangelo, responsabile per gli apparati decorativi.

Il cantiere di costruzione della Chiesa di Santa Maria del Suffragio si apriva nell’ottobre del 1713; quello del restauro condiviso da Francia e Italia è stato avviato dopo trecento anni, nel febbraio del 2014 (gestito dal Segretariato Regionale MiBACT per l’Abruzzo), portando a compimento un percorso di cooperazione intrapreso dopo il sisma del 2009 con il Protocollo interministeriale sottoscritto nel 2010, e perfezionato con l’atto aggiuntivo siglato dalle parti nell’agosto 2012, che ha previsto un sostegno finanziario da parte della Francia di € 3.250.000,00.

La ricostruzione della cupola e la facciata riscoperta sono stati “l’assaggio” di quello che sarà il momento più atteso, la riconsegna del monumento alla sua funzione e alla città, che si appresta ad arrivare entro la fine dell’anno, per sancire una collaborazione consolidata tra i due stati, ben oltre gli impegni istituzionali.

Silvia Taranta, ufficio stampa e comunicazione
Segretariato Regionale MiBACT per l’Abruzzo
silvia.taranta@beniculturali.it – tel. 0862 446157 –  cell. 366 9125878

 

Concerto in memoria di Walter Tortoreto

 

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Insieme Strumentale “Serafino Aquilano”, Mercoledì 13, alle ore 21, presso la Basilica di San Giuseppe Artigiano all’Aquila, in occasione della festività di San Antonio da Padova, propone un concerto in ricordo di Walter Tortoreto, protagonista della cultura abruzzese: critico musicale, scrittore, giornalista, intellettuale a tutto tondo, infaticabile organizzatore di eventi e osservatore attento della politica e della società. La sua missione era quella di emancipare il popolo, di renderlo consapevole protagonista, mediante la fruizione di una cultura alta, musicale o di qualunque altro tipo essa fosse.” Così lo definisce lo storico Walter Cavalieri.

L’evento ha il patrocinio del Comune dell’Aquila, Archidiocesi Aquilana, Fondazione Carispaq, Associazione I Solisti Aquilani, Ente Musicale Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli” ,Conservatorio “Alfredo Casella” dell’Aquila, Istituzione Sinfonica Abruzzese ed è in collaborazione con l’Associazione Corale Novantanove e l’Associazione Orchestrale da Camera “Benedetto Marcello”.

Ad introdurre il concerto sarà il Prof. Gianluca Tarquinio. Il programma prevede l’esecuzione dello Stabat Mater di Fedele Fenaroli, di cui ricorre in questo anno il duecentesimo anno dalla morte e il Gloria di Antonio Vivaldi. Voci soliste Maria Tomassi, soprano e Federica Carnevale, contralto, Direttore del Coro Ettore Maria Del Romano, Direttore Sabatino Servilio.

L’Insieme Strumentale “Serafino Aquilano” si è ufficialmente costituito nel 1992 sotto la direzione del M° Sabatino Servilio. Il Gruppo ha partecipato al VII Concorso Nazionale “Giovani Musicisti Gargano” 1992, ottenendo il 1° dei premi assegnati; il 2° premio al Concorso “A.M.A. Calabria” 1993; il 2° premio al Concorso Internazionale di Musica per i Giovani “Città di Stresa” 1994.

Ha tenuto numerosi concerti in Italia e all’estero, suonando per Istituzioni prestigiose ed avvalendosi della collaborazione di musicisti di chiara fama. Ha collaborato con Enti e Associazioni presenti nella Regione. L’ensemble è composto da strumentisti ad arco, a seconda delle esigenze di programma si avvale della collaborazione di strumentisti a fiato. Il repertorio spazia dall’antico al moderno, con particolare riguardo ad opere di compositori contemporanei, pur con l’attenzione a linguaggi diversi.

INGRESSO GRATUITO

Insieme Strumentale “Serafino Aquilano” Violini: Luca Matani, Sara Tortoreto, Claudio Moroni, Carolina Giuliani, Andrea Petricca, Sergio Colantoni, Massimo Pacella Serena Di Iulio, Alessandra Chiarelli, Luvi Gallese; Viole: Luca Giuliani Paolo Bertollo; Violoncelli: Giancarlo Giannangeli, Graziano Nori; Contrabasso :Mariano Innocenzi; Oboe : Riccardo Bricchi; Tromba:Giuseppe Zanfini; Organo: Ettore Maria Del Romano