I SOLISTI AQUILANI E SOLLIMA A MILANO

COMUNICATO STAMPA  

I Solisti Aquilani & Giovanni Sollima alle Serate Musicali di Milano

Ancora un appuntamento prestigioso per I Solisti Aquilani che lunedì 26 febbraio suoneranno nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, nell’ambito della Stagione delle Serate Musicali. Ancora una volta partner d’eccezione Giovanni Sollima, nella doppia veste di violoncello solista e direttore.

Il concerto è dedicato alla memoria di Antonio Janigro, illuminato Maestro di Sollima e di tanti altri violoncellisti, fra i maggiori oggi in attività, come Brunello, Dindo, Berger, Flaksman, Meneses, Demenga, Tavares, Polidori.

In programma il Concerto in re minore per violino, violoncello e archi di Donizetti (violino solista Daniele Orlando); il Concerto Brandeburghese n.3 in sol magg. di Bach; il Concerto n.3 in sol maggiore per vlc e archi di Boccherini e infine un’opera dello stesso Sollima, L.B. files” per violoncello, archi e sampler. L’appuntamento milanese è uno dei tanti nel carnet del Complesso che si conferma attivissimo sulla scena nazionale e internazionale.

Il  sodalizio con Sollima, ospite, negli scorsi anni, della rassegna Musica per la città, organizzata dalla Associazione I Solisti Aquilani, ha preso il via nel novembre del 2015 con un concerto indimenticabile e appassionato, il primo di una lunga serie che ha portato l’ensemble e Giovanni Sollima nei teatri più prestigiosi d’Italia e al Quirinale, per la Festa della Repubblica

Suonare, nel giro di pochi mesi, una seconda volta per una prestigiosa Società dei Concerti italiana come le Serate Musicali di Milano, – afferma il Direttore Artistico dei Solisti Aquilani Maurizio Cocciolito – conferma l’elevato livello artistico del Complesso nonché il ruolo fondamentale che I Solisti Aquilani oggi rappresentano, a 50 anni dalla fondazione, nel panorama concertistico nazionale e internazionale”.

Giovanni Sollima è un autentico virtuoso del violoncello. Suonare per lui non è un fine, ma «un mezzo per comunicare con il mondo». È un compositore originale, con una vena melodica tipicamente italiana che nel contempo riesce a raccogliere tutte le epoche. Fin da giovanissimo collabora con musicisti quali Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli, Jörg Demus, Martha Argerich, Riccardo Muti, Yuri Bashmet, Katia e Marielle Labèque, Ruggero Raimondi, Bruno Canino, DJ Scanner, Victoria Mullova, PattiSmith, Philip Glass e Yo-Yo Ma. La sua attività, in veste di solista con orchestra e con diversi ensemble, si dispiega fra sedi tradizionali e spazi alternativi. Virtuoso e compositore alquanto energico e originale, con la sua personalità fuori dagli schemi ha scritto un’opera anche per Elisa e, nel 2013 e 2014 è stato direttore artistico e maestro concertatore del festival salentino della Notte della Taranta. Suo è anche l’inno di Expo 2015.

Serena conduce Operaclassica Eco Italiano

 

Serena intervista il soprano Benedetta Torre

 

 

Benedetta Torre

Soprano

Soprano, nata a Genova il 29/05/1994, inizia lo studio del canto all’età di 13 anni.

Negli anni 2011/2012 ha fatto parte del gruppo di giovani

dell’ “Ensemble Opera Studio” del Teatro Carlo Felice di Genova, dove ha seguito periodicamente masterclass tenute dal soprano Donata D’Annunzio Lombardi, con la quale continua ad oggi lo studio del canto.

In seguito al periodo dell’Ensemble, ha interpretato la Contessa di Ceprano in Rigoletto, con la direzione del M° Carlo Rizzari.

Vince il premio giovani al V Concorso Internazionale di Canto Francesco Paolo Tosti, in seguito al quale, in aprile 2013, ha sostenuto tre concerti a Tokyo e Osaka, dove è stata accompagnata dall’Istituto Nazionale Tostiano.

Finalista al Concorso Tagliavini 2014 a Deutschlandsberg (Graz, Austria), partecipa al 52° Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, ricevendo in finale una menzione speciale per la voce e l’interpretazione in relazione alla giovane età. E’ poi ginalista ASLICO 2015 e al Concorso Flaviano Labò 2015. Nello stesso anno, partecipa al 6° Concorso Internazionale di Canto Renata Tebaldi, aggiudicandosi il 2° premio.

Nel novembre 2014 è cover di Luisa nella Luisa Miller al Teatro Carlo Felice, con la regia e la partecipazione di Leo Nucci e con la direzione del M° Andrea Battistoni.

Nel luglio 2015 è allieva della Riccardo Muti Opera Academy come Alice Ford nel Falstaff e, nell’ottobre dello stesso anno, debutta nel Simon Boccanegra come Amelia Grimaldi all’inaugurazione della stagione del Carlo Felice di Genova, con la direzione del M° Stefano Ranzani,

Nel dicembre 2015 è Mimì ne La Bohème del Ravenna Festival, con la regia firmata da Cristina Mazzavillani Muti e la direzione del M° Nicola Paszkowski, andata in scena anche al Lithuanian National Opera and Ballet Theatre di Vilnius, al Teatro Coccia di Novara nel febbraio 2016 e al Teatro Municipale di Piacenza in novembre; nello stesso periodo è ancora Mimì al Teatro del Giglio di Lucca, sotto la regia di Marco Gandini.

Fra gli impegni recenti e futuri, L’Elisir d’Amore, nei panni di Adina, al Teatro Carlo Felice, Aida al Festival di Salisburgo 2017, dove interpreterà il ruolo della Sacerdotessa, sotto la direzione del M° Riccardo Muti, Mimì nel Circuito Marchigiano, l’inaugurazione della stagione concertistica al Petruzzelli con lo Stabat Mater di Poulenc, il debutto all’Opera di Roma nel ruolo di Susanna nella nuova produzione de Le nozze di Figaro di Graham Vick, il Requiem di Mozart con la Chicago Symphony Orchestra diretta dal M° Muti.

Febbraio 2018

Per i contributi musicali attendere la fine dell’intervista, la signora Torre ha concesso di far ascoltare per gli spettatori di operclassica ed Eco Italiano due arie della boheme di Puccini su libretto di Giacosa ed Illica

Il fascismo e i corrispondenti americani in Italia

 

 

IL FASCISMO E I CORRISPONDENTI AMERICANI IN ITALIA, IL SAGGIO DI MAURO CANALI

La presentazione del libro al Centro Studi Americani di Roma. Una lettura del ventennio mussoliniano da un punto di vista inedito, i casi Hemingway e Scott Fitzgerald.

Roma, febbraio 2018 – La scoperta dell’Italia, il fascismo raccontato dai corrispondenti americani (Marsilio Edizioni) è l’ultima opera del professor Mauro Canali, per la quale lo storico romano è stato insignito pochi giorni fa del Premio FiuggiStoria 2017 per la saggistica. Il libro è stato presentato a Roma nel corso di un incontro pubblico che ha avuto luogo presso il Centro Studi Americani e a cui hanno partecipato, oltre all’autore, Paolo Messa (direttore del Centro), Piero Craveri (presidente della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce), Mario Avagliano (giornalista e storico) e il giornalista del Messaggero Fabio Isman.

Mauro Canali, professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Camerino e membro del Comitato scientifico di Rai-Storia, è uno degli studiosi più autorevoli del fascismo, a cui ha iniziato a dedicarsi in giovane età sotto la guida del suo maestro Renzo De Felice. Ha concentrato in particolare le sue ricerche sulla struttura totalitaria e sui meccanismi informativi e repressivi del regime mussoliniano. Questo bel saggio, che si legge come un romanzo molto avvincente, nasce – come lo stesso autore ha spiegato nel corso della presentazione – soprattutto dalla necessità di scoprire e chiarire sotto quale luce il regime fascista apparisse agli occhi di un paese estraneo all’Italia come gli Stati Uniti, e come venisse descritto ai suoi lettori. Un punto di vista quindi inedito per ripercorrere le vicende di quegli anni, in grado di offrirci al tempo stesso uno spaccato molto interessante della società del ventennio fascista.

Si tratta di un lavoro che ha richiesto una lunga e meticolosa ricerca attraverso le fonti più disparate, tra cui gli archivi privati di molti corrispondenti che spesso lasciavano ai posteri dei diari e appunti legati a quel periodo storico. Rispetto ad altri testi che hanno analizzato il tema del rapporto tra gli Stati Uniti e Mussolini – a cominciare da quello dello storico californiano John Diggins (L’America, Mussolini e il fascismo, Laterza 1972) – Canali ha voluto indagare più in profondità per scoprire fino a che punto certe prese di posizione nei confronti del fascismo fossero condizionate dalle pressioni (che spesso sfociavano in ricatti e minacce) e in veri e propri tentativi di corruzione che il regime esercitava nei confronti degli inviati esteri.

Il libro mostra come nel primo periodo il fascismo venisse visto generalmente di buon occhio da parte della stampa americana. Si trattava di un giudizio che, prima ancora dell’avvento al potere di Benito Mussolini, risentiva del bagaglio di esperienze legato alla fase turbolenta post-bellica in cui si trovavano gli Stati Uniti, e del fatto che questi inviati avessero nella maggior parte dei casi una conoscenza molto superficiale della storia e della politica italiana, frutto essenzialmente di pregiudizi e di stereotipi. Il Duce era ritenuto l’artefice di una rivoluzione “bella e giovane” e veniva dipinto come l’unico credibile baluardo nei confronti del pericolo bolscevico: negli Stati Uniti infatti si avvertiva un forte allarme per quelle manifestazioni di grande conflittualità sociale che ebbero luogo in Italia nel cosiddetto “biennio rosso”, poi culminate con l’occupazione delle fabbriche nel settembre del 1920.

Il fascismo rappresentava quindi per molti di questi corrispondenti americani una risposta efficace in quanto aveva saputo mettere a tacere i sindacati e le lotte di classe, garantendo una pax sociale fatta di ordine e disciplina. Una soluzione certo non esportabile negli Stati Uniti ma che a loro avviso si adattava bene all’Italia, che inquadravano come un paese un po’ anarcoide e tendenzialmente refrattario all’ordine costituito. Tra questi giornalisti Canali cita ad esempio Kenneth Roberts, inviato del “Saturday Evening Post” e autore del romanzo storico Passaggio a nord-ovest, che dopo aver denunciato il pericolo comunista, esaltò il fascismo come un movimento necessario per impedire che l’Italia precipitasse “in un turbine caotico di comunismo e di disastri finanziari”. Un altro corrispondente, Isaaac Marcosson, definì Mussolini addirittura “Il Theodore Roosevelt latino”, così come Lincoln Steffens del “New York American”, che arrivò a scrivere frasi apologetiche come questa: “Immaginate un Theodore Roosevelt consapevole, mentre governava, del posto che avrebbe occupato nella storia degli Stati Uniti, e avrete l’immagine di Benito Mussolini in Italia”. E poi ancora Walter Lippmann, vincitore di due premi Pulitzer e molto noto nella comunità degli italo-americani; e Anne O’Hare McCormick, autrice di molti reportage più che lusinghieri nei confronti del fascismo per il supplemento domenicale del “New York Times”, autentico megafono della propaganda del regime mussoliniano in America.

Ma tra questi corrispondenti vi era chi aveva maturato riguardo al Duce un’opinione del tutto opposta. Ci riferiamo in particolare a mostri sacri della letteratura del Novecento come Francis Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway. In particolare Fitzgerald, che trascorse cinque mesi a Roma nel 1924 insieme alla moglie Zelda, capì subito che il fascismo si presentava con il volto del vecchio autoritarismo e in riferimento ad esso parlava senza mezzi termini di “spasmi di un cadavere”, invitando i suoi lettori a non lasciarsi ingannare dal suo dinamismo apparente. In seguito sarà costretto ad andarsene e a non mettere più piede in Italia perché fermato dalla polizia, malmenato e portato in prigione per qualche ora: racconterà questa sua brutta esperienza in uno dei suoi più celebri capolavori, Tenera è la notte.

Il caso di Hemingway è diverso: inizialmente sembrava attratto da Mussolini, che apprezzava soprattutto per le sue qualità di patriota combattente, ritenendo legittima la reazione del fascismo contro la minaccia di una trionfante rivoluzione bolscevica. Lo incontrò per la prima volta a Milano e lo descrisse sul “Toronto Daily Star” come “un uomo grande, dalla faccia scura con una fronte alta, una bocca lenta nel sorriso, e mani grandi ed espressive”. Poi solo sei mesi dopo il giudizio di Hemingway cambiò radicalmente. Nel gennaio del 1923, in un articolo pubblicato dopo aver incontrato Mussolini a Losanna in occasione del meeting internazionale che avrebbe dovuto regolare i rapporti tra la nuova Turchia di Atatürk e le potenze uscite vittoriose dalla guerra, si lascerà andare a una critica molto feroce nei confronti del duce: arriverà a definirlo “il più grande bluff d’Europa”, come uno che ha del “genio nel rivestire piccole idee con paroloni”; aggiungerà inoltre di non sapere se e quanto questo bluff potrà durare: se quindici anni o se verrà rovesciato al più presto. E racconterà un episodio a dir poco grottesco: appena entrato nel salone dove si svolgeva la conferenza stampa vide Mussolini seduto alla scrivania mostrandosi molto concentrato come per darsi delle arie da grande intellettuale “intento a leggere un libro con il famoso cipiglio sul volto”. Hemingway si avvicinò e sbirciando alle sue spalle scoprì “che si trattava di un dizionario francese-inglese, tenuto al rovescio”. Dopo aver letto quell’articolo Mussolini gli giurò che non lo avrebbe più fatto tornare in Italia. Canali svela anche che anni dopo, nel pieno della guerra di Spagna, dopo che sulla stampa americana erano apparse alcune sue corrispondenze da Tarragona fortemente critiche nei confronti degli italiani impegnati a combattere a fianco delle truppe franchiste, dei personaggi che gravitavano intorno al consolato italiano di New York avevano studiato un piano di aggressione fisica ai suoi danni.

Quest’ultimo episodio è rivelatore dell’opera sistematica di controllo che il regime esercitava nei confronti della stampa, sia attraverso tentativi di corruzione sia, come nel caso di Hemingway, per mezzo di veri e propri atti di intimidazione. E questo spiega il motivo per cui solo pochi coraggiosi inviati americani si fossero esposti fino denunciare il carattere repressivo e autoritario del regime e la presenza sempre più asfissiante del famigerato apparato poliziesco dell’Ovra nella vita quotidiana. Un apparato che già a metà degli anni Trenta sarà particolarmente raffinato e in grado di controllare la vita dei cittadini (e quindi anche degli inviati esteri) in maniera spietata e relativamente facile. I lettori americani furono così per tanti anni di fatto ingannati dai loro corrispondenti: nei direttori e negli editori delle principali testate prevalse la prudenza nel raccontare le vicende del regime, anche per evitare i costi delle inevitabili espulsioni dei loro corrispondenti. Persino dopo il delitto Matteotti i grandi giornali americani si mostrarono sostanzialmente allineati e non fecero altro che riportare le veline dell’ufficio stampa di Mussolini, quindi la versione secondo cui il deputato socialista sarebbe stato ucciso da alcune frange estremiste di fascisti fuori controllo. Il solo inviato che ebbe il coraggio di indagare sul caso fu il corrispondente del “Chicago Tribune” George Seldes, che infatti fu per questo motivo cacciato brutalmente dall’Italia.

L’idillio con il fascismo comincerà a tramontare con la guerra di Etiopia (tra il 1935 e il 1936) e in seguito con la guerra civile spagnola (1936-1939), la promulgazione delle leggi antisemite nel 1938 e il progressivo avvicinamento alla Germania nazista. Fu a quel punto che il presidente americano Frank Delano Roosevelt, che pure in passato aveva manifestato apprezzamento verso le riforme sociali fasciste legate allo stato corporativo, capì di avere a che fare con un personaggio del tutto inaffidabile e con cui non si poteva avere nulla a che spartire.

La stampa americana si pose quindi sulla stessa lunghezza d’onda del capo della Casa Bianca, assumendo finalmente una posizione non più indulgente nei confronti del fascismo, fino a denunciarne il carattere totalitario. Ci fu così un inasprimento del metodo repressivo e fioccarono inevitabilmente le espulsioni di molti corrispondenti in Italia. Tra le prime testate ad adeguarsi vi fu il “New York Times” con la sostituzione del fascistissimo Arnaldo Cortesi con Herbert Matthews, reduce dalla guerra civile spagnola e convertito all’antifascismo. Tuttavia non sarà facile giustificare questo repentino cambio di rotta. Gli articoli di Matthews erano sottoposti come quelli di tutti gli altri corrispondenti alla censura preventiva ma l’inviato del giornale newyorkese non rinuncerà a pubblicarli lasciando gli spazi bianchi che coincidevano con i tagli che venivano operati dagli uomini del regime.

Sebastiano Catte


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Sebastiano Catte

Agenzia Comunica

“BENEDETTI ABRUZZESI” – di Mario Setta

 

 

BENEDETTI ABRUZZESI

di Mario Setta *

Benedetti Abruzzesi” è il titolo di un capitolo del libro “Noi siamo Bruzzesi” (ed. Menabò, 2017) di Mauro Tedeschini, emiliano di Modena, ex direttore del giornale abruzzese “il Centro”, che sembra richiamare in antitesi “Maledetti Toscani” di Curzio Malaparte. Tedeschini non è certamente accondiscendente con gli abruzzesi. Anzi, presenta più i difetti che i pregi. Lo stesso nome deformato in “bruzzesi” è un chiaro riferimento alla zingara Vera Casamonica che a “Porta a Porta” davanti all’abruzzese Bruno Vespa dichiara: “io non sono sinti, sono bruzzese, zingara bruzzese”. È evidente che per Tedeschini gli abruzzesi non si identificano con gli zingari, anche se ve ne sono numerose comunità. Nel dialetto abruzzese “zingaro” assume il significato di chi si arrangia, si dà da fare, senza derubare gli altri.

Gli abruzzesi sono quelli “della coccia di sante Dunate”, cioè testardi e determinati, spesso senza elasticità mentale. Forse il retaggio d’un passato ripetitivo, statico, tradizionale. Per questo il campanilismo è sempre stato il fenomeno che ha caratterizzato la gente, ferma e sicura sotto il proprio campanile. Ma ci sono esempi di ragazzini, come Edoardo, dieci anni, che nella tragedia di Rigopiano, ha dimostrato intelligenza e coraggio, prendendo in braccio la piccola Ludovica e raccontandole favole. Da qui, da questo ragazzino bisogna ricominciare, scrive Tedeschini, per un Abruzzo nuovo. Un Abruzzo che abbandoni gli eroi “sbagliati, come D’Annunzio o Silone, o addirittura tipi come Antonio Razzi, per conoscere e valorizzare uomini come Ettore Troilo, fondatore della Brigata Maiella. Già Alberto Savinio, in “Dico a te, Clio” scriveva: “I suoi grandi uomini, l’Abruzzo li indìa”.

In Abruzzo l’emigrazione è stato il fenomeno che lo ha caratterizzato da un centinaio di anni, con le testimonianze di Pietro Di Donato, “Cristo tra i muratori” o di Pascal D’AngeloSon of Italy”, ma anche l’immigrazione ha permesso che un personaggio come Dacia Maraini si insediasse a Pescasseroli e ne descrivesse ambiente e personaggi come in “Colomba”. L’ultima piaga, che ha colpito profondamente la finanza abruzzese è il fallimento delle banche, per incompetenza come nel caso di Domenico Di Fabrizio della Carichieti o per mancanza di controlli come per le altre banche abruzzesi.

Ma l’Abruzzo ha scritto pagine di storia straordinaria, soprattutto nella seconda guerra mondiale, come si può leggere nel libro “Terra di libertà, storie di uomini e donne nell’Abruzzo della seconda guerra mondiale” a cura di Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta, in cui si dimostra che a cominciare da Carlo Azeglio Ciampi alle migliaia di ex prigionieri alleati, i “Benedetti Abruzzesi” li hanno nascosti, sfamati e accompagnati verso la libertà, con l’organizzazione delle fughe da Sulmona a Casoli, dai luoghi occupati dai tedeschi alle terre liberate.

Spesso si è parlato dell’Abruzzo in maniera retorica, con stereotipi come “forti e gentili”, che Costantino Felice, tra i maggiori storici abruzzesi, ha cercato di sfatare e demitizzare, definendoli “trappole dell’identità”. Forse anche la frase di Ciampi, riportata da Tedeschini “L’Abruzzo è la terra che ti dà subito del tu” potrebbe avere sapore di retorica, ma Ciampi ha conosciuto direttamente la gente di Scanno e di Sulmona, negli anni 1943-44, che lo aiutò perfino a salvarsi dagli alleati che lo ritenevano una spia, come scrive nel diario, pubblicato nel libro “Il Sentiero della libertà, un libro della memoria con Carlo Azeglio Campi” (Laterza 2003), perché sul suo passaporto c’era un visto tedesco, avendo trascorso uno stage in Germania per motivi di studio.

C’è un Abruzzo complesso, multiforme, anche per ragioni geografiche che spesso ne determinano storia e carattere, passato e presente. Un segno evidente è la cucina abruzzese, con una storia che parte dal secolo sedicesimo, con i Caracciolo di Villa Santa Maria e la scuola di chef, che hanno girato le più famose cucine del mondo, fino a quella di Hitler, in Austria al “Nido dell’Aquila”, dov’era cuoco, Salvatore Paolini, originario di Villa Santa Maria. La storia dell’arte culinaria abruzzese continua, oggi, con Niko Romito e le associazioni dei cuochi villesi e abruzzesi. Il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 ha avviato l’orologio della morte e del dolore. Una via crucis, giunta sul calvario, in attesa d’una resurrezione ancora da arrivare.

La tragedia del terremoto aquilano ha offerto a giornalisti e scrittori di allargare il discorso sulla Regione: Carlo Petrini, Claudio Magris, Camillo Langone, ecc. Ma non è certamente una fortuna o un “gioco” per l’Abruzzo, come pare sostenga Tedeschini, avere “un ruolo importante…di ricostruire mezza Italia, ormai consapevole di essere a rischio del susseguirsi di terremoti sempre più devastanti”. Il problema della sismicità della terra è e sta diventando sempre più un problema universale. La salvaguardia del globo terrestre spetta a tutta l’umanità.

In realtà, tanti abruzzesi si sono occupati di conoscere e studiare la loro terra. Anche in base al fatto che esiste in Abruzzo l’Osservatorio Astronomico di Campo Imperatore. Interessante la ricerca di Silvia Scorrano, “Le acque sacre in Abruzzo”, che ha la caratteristica della scientificità e della seduzione. Il percorso delle Acque Sacre non è che un’immersione nella storia dell’Abruzzo, come se secoli e millenni non fossero trascorsi. Una pagina leggibile ieri come oggi, un album in cui le fotografie non sono mai sbiadite. Che l’acqua sia un elemento fondamentale per soddisfare i bisogni primari di vita è evidente. E che intorno a tale elemento sia sorta una sacralità, una devozione plurimillenaria sia pagana che cristiana, non fa che accentuare la necessità dell’uomo di trattare l’acqua come un bene assoluto. Una cosa divina. Ma in Abruzzo, negli ultimi tempi, l’acqua è diventata una calamità, per cattiva gestione e per inquinamento.

La promozione culturale, a livello internazionale, intrapresa da anni da Goffredo Palmerini, giornalista aquilano, per far conoscere la realtà italo-abruzzese, ha prodotto varie pubblicazioni, l’ultima delle quali “L’Italia nel cuore”. In realtà, si tratta di numerosi volumi. Innumerevoli i suoi articoli e i servizi pubblicati dalle agenzie internazionali e su numerosi giornali e riviste in lingua italiana nel mondo; “un conto approssimato per difetto in 50mila pagine”, sottolinea l’autore, che presenta fatti e personaggi che hanno segnato e segnano la storia. Un lavoro da certosino o da donna scannese che usa la filigrana con grande pazienza e profonda intelligenza. Mauro Tedeschini, scrive alla conclusione del suo libro: “Quel che ti dà speranza dell’Abruzzo è che basterebbe così poco per farne veramente la Svizzera d’Italia… Insomma ce la farà l’Abruzzo? Io, nel mio piccolo, faccio il tifo, perché questo pezzo d’Italia che vive all’ombra della Majella e del Gran Sasso mi è rimasto nel cuore”.

*storico

A FERRARA IL 3 MARZO APRE LA 2^TRIENNALE DI ARTI VISIVE – La Mostra, allestita dall’Associazione Primaluce nelle Grotte Boldini, resterà aperta fino al 17 marzo

 

20 febbraio 2018

A FERRARA IL 3 MARZO APRE LA 2^TRIENNALE DI ARTI VISIVE

La Mostra, allestita dall’Associazione Primaluce nelle Grotte Boldini, resterà aperta fino al 17 marzo

FERRARA – Sabato 3 marzo 2018, alle ore 10, sarà inaugurata a Ferrara, presso le sale espositive delle Grotte Boldini (Via G. Previati,18), la seconda edizione della Triennale Internazionale di Arti Visive, rassegna d’arte contemporanea di elevato spessore artistico e culturale, in programma fino al 17 marzo, promossa e organizzata dall’Associazione culturale Primaluce. Presenterà la mostra la dr. Nadia Celi, semiologa e critico d’arte. Saranno presenti al vernissage Augusto Medici (editore della rivista contemporart); Ketty Carraffa (docente di cinema, scrittrice, conduttrice tv e opinionista); Fazio Gardini (fotografo di Cinecittà, Rai, Vaticano e Mediaset); Sandro Minichiello (direttore di “Sound Italia Video Radio World Wide”) che trasmetterà l’evento “in diretta” sul web e sui social network.

La manifestazione, organizzata dall’Associazione Primaluce con il Patrocinio del Comune di FerraraAssessorato alla Cultura, Turismo, Giovani, Personale –, si propone di dare un contributo alla promozione ed allo sviluppo della ricerca creativa. Vuole inoltre essere un momento di riflessione e di confronto tra artisti, critici, addetti ai lavori e pubblico. Un appuntamento per produrre incontri e allacciare nuovi contatti nel comune interesse per l’arte. Una kermesse di tale portata costituisce un evento in grado di offrire un’ambita vetrina espositiva ad artisti noti e meno conosciuti e di rappresentare un ponte per instaurare un proficuo dialogo con il pubblico e con gli specialisti del settore, ponendo a confronto risultati ed esperienze differenti.

La realizzazione della 2^ Triennale di Arti Visive di Ferrara è una prova di grande impegno organizzativo, oltre che d’una profonda conoscenza del contesto artistico nazionale ed estero. Artisti da tutto il mondo, appartenenti a diverse culture e svariate discipline, si cimentano in questa notevole rassegna d’arte contemporanea. Un ricco catalogo presenta le opere e le riflessioni degli artisti selezionati per la mostra e pubblica tutti i nomi di coloro che si sono lasciati coinvolgere da questo importante concorso internazionale.

La Triennale, che già nel 2015 nella prima edizione raccolse un significativo successo, si privilegia di una splendida cornice qual è Ferrara, città degli Estensi patrimonio dell’Umanità, con una consolidata tradizione artistica e culturale. Le opere selezionate saranno in mostra ininterrottamente dal 3 al 17 marzo 2018 negli spazi espositivi delle Grotte Boldini, in Via Previati 18, e del Palazzo Sacrati Muzzarelli Crema, in Via Cairoli 13. Nel primo pomeriggio del 3 marzo, giorno stesso dell’inaugurazione, una Giuria altamente qualificata comunicherà i nomi degli artisti vincitori, individuati in ciascuna delle Sezioni – Pittura, Fotografia e Scultura – ai quali saranno consegnate le targhe di primo, secondo e terzo classificato.

La cultura, il talento e le forti radici: Maria Fosco e Marisa Iocco, due belle bandiere dell’emigrazione abruzzese in America

 

La cultura, il talento e le forti radici: Maria Fosco e Marisa Iocco, due belle bandiere dell’emigrazione abruzzese in America

di Domenico Logozzo *

Vogliamo evidenziare il notevole apporto delle donne nell’attuazione dei nuovi progetti di sviluppo sociale, economico, politico e culturale, con il riconoscimento del loro vero valore nella nostra realtà”. Questo lo spirito con cui l’Orsogna Mutual Aid Society, la società di mutua assistenza nata nel 1939 per aiutare in America gli immigrati di Orsogna (Chieti), celebra a New York la Festa della Donna 2018. A sottolinearlo è Maria Fosco, vice presidente dell’Italian American Museum di New York, figlia di orsognesi, molto legata alla terra d’origine di papà Antonio e mamma Filomena. “Sono orgogliosa delle mie radici – dice -, le conservo gelosamente e in Abruzzo torno sempre con grande piacere”. E’ impegnata da anni in iniziative in favore della comunità italo-americana e nel 2002 è stata insignita dal presidente Napolitano del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Molto apprezzata e più volte premiata. In Italia, a Montesilvano, ha ricevuto dall’Associazione Dean Martin il Premio Abruzzesi nel mondo “per aver dato corpo a quel sogno americano che in tanti hanno inseguito come emigranti”.

In America ha avuto il Premio Joe Petrosino in occasione del Columbus Day, dedicato alla memoria del poliziotto italo-americano assassinato a Palermo all’inizio del secolo scorso. “Amo la comunità italo-americana, faccio di tutto per aiutarla, con la stessa passione che ha dimostrato Petrosino nel proteggerla dalla mafia e dalla Mano Nera”, sottolinea Maria Fosco. “Come Joe Petrosino, ho lavorato e lavoro per far crescere la nostra comunità e difenderla anche da ogni forma di discriminazione”. Donna di cultura, due lauree (in Scienze politiche e in Storia dell’Arte), ruoli rilevanti nel Queens College e nell’Italian American Institute “John D. Calandra”, che con fermezza ha difeso dalla chiusura. Decisa e determinata nel sostenere le battaglie di civiltà. Nel 1999 è riuscita a far applicare una legge del 1964 che garantiva i “diritti civili” agli italiani d’America. E fu così che l’Istituto non venne soppresso. Tra i fondatori dell’Italian American Museum, ne ricopre l’incarico di vice presidente. “La giornata più felice è stata quando a New York abbiamo comprato il palazzo per il Museo che si trova a Grand & Mulberry Street. E’ proprio nella zona dove Joe Petrosino ha fatto il poliziotto. Era il suo quartiere”.

Maria Fosco ricorda il ruolo che le donne orsognesi hanno avuto nel processo di integrazione delle famiglie nella società americana. “Sono state custodi delle tradizioni e dei valori fondamentali della famiglia. Determinanti nell’aiutare i figli ad integrarsi. Senza tradire mai le radici. Preziosa eredità. Da non disperdere”. Donne che si sono fatte sentire. E si fanno sentire. E si fanno apprezzare. “Oggi sono la forza vitale della comunità orsognese. Fortunatamente i membri dell’Orsogna MAS (Mutual Aid Society, era una società tutta maschile) per consentire all’organizzazione di andare avanti, hanno stabilito che le donne possono farvi parte e portare le loro famiglie. 78 anni dopo, le donne partecipano attivamente, prendono la maggior parte delle decisioni e mantengono la continuità”.

A Maria Fosco chiediamo quali sono stati i fattori che hanno maggiormente inciso nella sua formazione umana, culturale e professionale e che le hanno consentito di ottenere significativi riconoscimenti, come la vicepresidenza di Orsogna MAS e la presidenza degli eventi dell’Italian American Museum di New York. “La mia famiglia – ci risponde – viveva vicino alla sede dell’Orsogna Mutual Aid Society e così sono cresciuta in quell’ambiente di grande cultura. I miei genitori erano estremamente attivi e anche io fin da ragazza ho partecipato con loro alle varie iniziative. Questa è stata la mia fortuna. Sono stati formidabili gli anni giovanili spesi nell’organizzazione”. Riconosce di avere “imparato tanto sulla società degli immigrati, sulla struttura organizzativa, sulla storia, sulle loro esperienze. Conoscenze che hanno gettato le fondamenta per il lavoro che ho poi svolto professionalmente”.

Tanto impegno e lungimiranza. Felice per i risultati: “Ho passato una vita a studiare le lotte e le conquiste degli italo-americani. Essere una fondatrice del Museo Italo Americano è il culmine di una vita di lavoro”. Maria Fosco ricorda “orgogliosamente quel giorno del 1998 in cui venni eletta presidente dell’Italian Welfare League, un’organizzazione fondata nel 1920 per aiutare gli immigrati italiani”. La forza delle donne, le sfide, i successi di ragazze partite dal loro paese con una valigia piena di sogni e sbarcate in America con tanta voglia di farcela, mettendo a frutto le esperienze e gli insegnamenti avuti nella terra natia. Un patrimonio che se ben sfruttato rende bene. Eccome. Ci sono casi esemplari, donne intraprendenti e creative che ce l’hanno fatta a realizzare il sogno di “conquistare l’America”. Buoni esempi e buone lezioni.

Quest’anno il discorso di apertura della Festa della Donna dell’Orsogna Mutual Aid Society sarà tenuto da Marisa Iocco “unica chef a Boston di origine italiana”, una vera autorità nel campo culinario. Ha creato più di venti ristoranti. Tutti di successo. E’ considerata “un modello per i giovani cuochi”. Originaria di Orsogna, nel libro Ogni menu è una storia d’amore, racconta come il sogno americano è diventato una meravigliosa realtà. “Un omaggio alla mia terra e alla mia famiglia. Un libro di memorie ma anche un manuale di cucina”, ha spiegato in una intervista alla seguitissima trasmissione Community di Rai Italia. “Bisogna crederci, fare qualcosa di diverso, di autentico”, sottolinea.

Il talento e l’influenza di Marisa Iocco – leggiamo nella biografia – hanno cambiato per sempre la nozione di cucina italiana dei bostoniani. Apripista per le cuoche nel Nordest per il suo senso degli affari, la sua abilità nel trasformare un membro in famiglia. E’ diventata sinonimo di modernità e si è guadagnata la fiducia di critici e consumatori a livello locale, regionale e nazionale”. Nell’accettare l’invito dell’Orsogna Mutual Aid Society, Marisa ha commentato: “Pensare che un’organizzazione come questa mi ha invitato per esprimere qualcosa che amo profondamente, collegarmi con le persone attraverso il mio retaggio culturale e attraverso il cibo, è una benedizione”. Ha ricordato il valore delle radici: “E’ qualcosa che non perdiamo mai. Ci segue ovunque andiamo e ci dà forza quando ne abbiamo bisogno”.

A sceglierla è stata proprio Maria Fosco. “Ogni anno cerco di far venire persone che trasmettono idee e aiutano le donne italoamericane, soprattutto le più giovani, a concretizzarle. Marisa l’ho conosciuta ad Orsogna. Incontro casuale. Abbiamo parlato del buon cibo abruzzese, delle antiche ricette che da Orsogna ha esportato negli Stati Uniti. Molto affabile, amabile. Ne avevo tratto una bella impressione. Non sapevo e né immaginavo che lei era molto famosa a Boston. Ho così iniziato a seguirla sui social media, affascinata dal suo successo, dalla sua umiltà e dalla sua dedizione alle radici abruzzesi. Quando dissi al presidente di Orsogna MAS, Tony Carlucci – molto attivo e veramente uno che dà l’appoggio alle donne dell’organizzazione – che ero intenzionata a farla venire a New York per la Festa della Donna di quest’anno, lui aveva avanzato qualche dubbio sul fatto che lei potesse accettare l’invito “a causa del suo status di celebrità a Boston”. Marisa accettò subito l’invito, con entusiasmo, il che dimostra che lei ha un amore per gli orsognesi ovunque essi siano”. E poi precisa: “Non le ho chiesto di parlare solo perché è chef professionista e perché ha introdotto con successo la cucina abruzzese a Boston. Il mio obiettivo è quello di presentare e far conoscere una donna venuta in America con un’idea (e con il talento) per conquistare una città. E ce l’ha fatta. Voglio che lei ispiri le giovani donne orsognesi, facendo capire con l’esempio che qualsiasi cosa può essere realizzata, nessun traguardo è impossibile raggiungere, se metti in gioco la tua mente, la tua fede e la tua disciplina”.

E saranno tante le donne presenti alla manifestazione dell’Orsogna Mutual Aid Society in occasione della Giornata internazionale della Donna. Il pranzo si terrà domenica 4 marzo presso il locale dell’organizzazione ad Astoria, nel Queens di New York. “Finora 150 donne si sono registrate per partecipare all’evento”, rileva con soddisfazione Maria Fosco. Oltre le migliori previsioni. “Sì, inizialmente pensavamo di avere 100-120 adesioni, ma Marisa per noi è una celebrità e il numero delle partecipanti è aumentato sensibilmente. La maggior parte sono giovani interessate a conoscere la storia di una emigrante di successo, una ragazza di Orsogna che è arrivata negli Stati Uniti 30 anni fa e si è fatta un nome”.

Maria Fosco la considera “una fonte d’ispirazione” per le giovani orsognesi. “E’ il motivo per cui questo evento è per noi così importante e confesso di essere entusiasta del fatto che abbiamo ricevuto una tale risposta dalle donne della nostra comunità”. Interesse e partecipazione. “Parte da questa nostra iniziativa un messaggio ben preciso di effettivo sostegno alle giovani nei loro ruoli futuri”. Donne affermate che vogliono aiutare altre donne ad affermarsi. Alla vigilia dell’edizione 2018 della Giornata della Giornata internazionale della Donna, un bel messaggio dalla positiva e propositiva comunità italo-americana di Orsogna.

*già Caporedattore TGR Rai

 

 

Foto

1- Maria Fosco, figlia di abruzzesi di Orsogna, è vice presidente dell’Italian American Museum di New York.

2- Marisa Iocco si è trasferita 30 anni fa da Orsogna a Boston, dove ha aperto oltre 20 ristoranti di successo.

3- Maria Fosco nel 1998 a New York interviene dopo essere stata eletta presidente dell’Italian Welfare League.

4- Una simpatica immagine di Marisa Iocco, emigrante di successo negli Usa, molto legata alle radici abruzzesi.

5- Nella vecchia foto dell’Orsogna MAS di New York c’è anche Maria Fosco, quando aveva 17 anni.

6- Maria Fosco

7- Marisa Iocca

8- Maria Fosco con il grande drammaturgo Mario Fratti, anch’egli abruzzese che vive a New York.

9- La chef Marisa Iocca in cucina.

 

 

19 febbraio 2018 ARTE CONTEMPORANEA E STORIE D’EMIGRAZIONE, L’ITALIA NEL CUORE UN EVENTO A CASERTA Il 22 febbraio una prolusione dello scrittore Goffredo Palmerini, poi il vernissage della Mostra CASERTA – Sarà inaugurata il 22 febbraio alle ore 17, presso la Biblioteca comunale “A. Ruggiero” di Caserta (in Via Laviano, 65), la Mostra d’Arte contemporanea organizzata dalla Pro Loco e dall’Associazione internazionale VerbumlandiArt, in collaborazione con la Municipalità di Caserta che ha dato il suo patrocinio all’evento. L’esposizione resterà aperta tutti i giorni, fino al 2 marzo, con orario 10-13 e 16-18 e sabato dalle 10 alle 12. La Mostra, allestita negli ampi spazi espositivi della Biblioteca, è stata curata dal critico d’arte ing. Carlo Roberto Sciascia e nell’allestimento da Ottavia Patrizia Santo e Guido Vaglio, con il coordinamento della prof. Rosanna Della Valle. All’evento inaugurale porteranno il saluto il Sindaco di Caserta, avv. Carlo Martino, il Consigliere regionale dr. Marta Antonietta Ciaramella, l’Assessore comunale alla Cultura prof. Daniela Borrelli, la responsabile della Biblioteca dr. Marialidia Raffone. Seguiranno gli interventi di dr. Valeria Vaiano, direttrice di ASMEF, avv. Vittorio Giorgi, Console onorario dell’Uzbekistan in Campania e Molise, prof. Rosalia Pannitti, presidente Associazione Genitori Italiani sezione di Caserta, dr. Annella Prisco, vicepresidente del Centro Studi Michele Prisco, prof. Maria Giulia Carbone, presidente FIDAPA “Calazia”, dr. Regina Resta, presidente dell’Associazione VerbumlandiArt. Modererà gli interventi il giornalista Gianrolando Scaringi. Il vernissage della Mostra sarà preceduto da un intervento del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, autore del volume “L’Italia nel cuore” (One Group Edizioni, 2017) che ha dato il titolo alla serata. Palmerini, presentato da Carlo Roberto Sciascia, spigolando gli argomenti trattati nel suo ultimo libro “L’Italia nel cuore”, terrà una conversazione sul tema “La più bella Italia, dentro e fuori i confini”, raccontando storie d’emigrazione degli italiani incontrati nei suoi viaggi all’estero e le meraviglie nascoste del Belpaese, con quella narrazione avvincente che contraddistingue i suoi libri. E’ il racconto della più bella Italia, quella dentro i confini e quella degli 80 milioni d’italiani nel mondo che con il loro talento rendono onore e prestigio al nostro Paese. Un tema, questo, sempre in primo piano nei volumi di Goffredo Palmerini, studioso dell’emigrazione italiana e attento promotore delle meraviglie del Belpaese attraverso i suoi intriganti articoli e servizi su giornali e testate in lingua italiana nel mondo. Lo scrittore incontrerà inoltre, nelle mattinate del 23 e 24 febbraio, gli alunni di alcuni Istituti Scolastici superiori della città, parlando dell’Emigrazione italiana, ieri e oggi, e della necessità che la storia della nostra emigrazione entri pienamente nella Storia d’Italia. Si passerà quindi all’inaugurazione della Mostra, che vede una nutrita partecipazione di artisti, con numerose opere esposte. Ospite d’onore della manifestazione l’artista romano Valerio Giuffré, medico e filosofo antimetafisico. Questi gli artisti in mostra: Fabio Baccigalupi, Michelangelo Cice, Vittorio Cimini, Maria Comparone, Iula Carceri, Luisa Colangelo, Loredana De Nunzio, Rosanna Della Valle, Rosanna Di Carlo, Leonilda Fappiano, Giuseppe Ferraiuolo, Sergio Galiero, Rosa Guarino, Francesca Iodice, Paaolo Lizzi, Veronica Mauro, Meredith Peters, Massimo Pozza, Bartolomeo Sciascia, Gerardo Spinelli, Santo Splendore, Pierfelice Trapassi. Nel corso della serata sarà proposto anche un intermezzo teatrale e musicale, ad opera della Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla. “L’Italia nel cuore” sarà presentato venerdì e sabato mattina in alcune scuole casertane, mentre venerdì pomeriggio 23 febbraio, alle ore 18, sarà presentato a Napoli presso lo Spazio Guida, in via Bisignano 11. Relatori saranno il critico delle Arti ing. Carlo Roberto Sciascia ed il giornalista Luciano Scateni, scrittore ed artista. Dopo l’indirizzo di saluto dell’editore, Ceo della Guida editori, dott. Diego Guida, interverranno la dott. Annella Prisco, vicepresidente del Centro Studi “Michele Prisco e scrittrice, il dott. Salvo Iavarone, presidente di ASMEF (Associazione Mezzogiorno Futuro), e l’autore. Modererà la prof. Regina Resta, presidente di VerbumlandiArt e poetessa. Il libro “L’Italia nel cuore” offre sensazioni, emozioni e resoconti di viaggi nel corso dei quali l’autore ha potuto incontrare tanti italiani all’estero. E’ una narrazione del vivere quotidiano di emigrati italiani che echeggiano fatti di politica, personaggi, cultura e tradizioni, mentre si inanellano storie diverse vissute dai nostri connazionali all’estero. In ogni pagina s’avverte emergere il cuore vero dell’Abruzzo e dell’Italia intera, che vive in terre lontane. Sono 352 pagine di narrazione, con storie coinvolgenti e 276 belle immagini. Personaggi, fatti significativi, eventi e racconti di viaggio illustrano la più bella Italia, dentro e fuori i confini, facendo assaporare al lettore l’orgoglio per la nostra millenaria cultura, le meraviglie del Belpaese e le straordinarie personalità che onorano l’Italia ovunque nel mondo. “E’ una collezione di emozioni”, scrive nel risvolto di copertina Francesca Pompa, presidente della casa editrice che ha pubblicato gli ultimi cinque libri di Palmerini. “C’è chi colleziona farfalle e chi pietre preziose. Chi vecchi francobolli e chi, come i lettori di Goffredo Palmerini, opere d’arte. Perché gli scritti di questo autore sono vere e proprie opere d’arte della scrittura. Se ne hai uno non puoi non avere tutti i volumi firmati Goffredo Palmerini. L’Italia nel cuore è esattamente il settimo della straordinaria collana. Sono capolavori della narrazione del nostro vivere quotidiano, di ciò che avviene dentro e fuori i nostri confini, che più ci interessa ed emoziona. Fatti di politica, personaggi, eventi, cultura, tradizioni, storia…e storie. Emerge da ogni pagina dei suoi libri il cuore vero dell’Abruzzo e dell’Italia intera. Come un pittore restituisce, anno per anno, immagini che solo chi ha grande sensibilità riesce a catturare e che nel tempo assumono valore di testimonianza. Consideriamo quest’ultimo lavoro un altro importante tassello senza il quale verrebbe a crearsi un buco nero nella storia del giornalismo capace di trasformare la notizia in un viaggio immaginario tra paesi, città e nazioni che si aprono per essere conosciuti, sino a toccare il cuore di ognuno.” Qualche cenno biografico, infine, sullo scrittore. Goffredo Palmerini è nato a L’Aquila nel 1948. Per quasi trent’anni è stato amministratore della Città capoluogo d’Abruzzo, più volte assessore e vice sindaco. Lasciata la politica attiva nel 2007, ha iniziato un’intensa attività giornalistica su agenzie internazionali e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono pubblicati su numerose testate in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. Ha pubblicato i volumi Oltre confine (2007), Abruzzo Gran Riserva (2008) L’Aquila nel mondo (2010), L’altra Italia (2012), L’Italia dei sogni (2014), Le radici e le ali (2016), L’Italia nel cuore (2017). Numerosi i riconoscimenti ricevuti per la sua attività giornalistica e culturale. I più recenti, nel 2017, sono stati il Premio internazionale di giornalismo “Gaetano Scardocchia” con medaglia del Presidente della Repubblica, e il Premio giornalistico nazionale “Maria Grazia Cutuli”. Studioso di migrazioni, è componente del Comitato scientifico del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo (ed. SER e Fondazione Migrantes, 2014), per la quale opera è anche uno degli autori. Esponente di diversi enti ed organismi nazionali che operano nel campo dell’emigrazione, è tra i più impegnati ambasciatori dell’Abruzzo nel mondo.

 

19 febbraio 2018

ARTE CONTEMPORANEA E STORIE D’EMIGRAZIONE, L’ITALIA NEL CUORE UN EVENTO A CASERTA

Il 22 febbraio una prolusione dello scrittore Goffredo Palmerini, poi il vernissage della Mostra

CASERTA – Sarà inaugurata il 22 febbraio alle ore 17, presso la Biblioteca comunale “A. Ruggiero” di Caserta (in Via Laviano, 65), la Mostra d’Arte contemporanea organizzata dalla Pro Loco e dall’Associazione internazionale VerbumlandiArt, in collaborazione con la Municipalità di Caserta che ha dato il suo patrocinio all’evento. L’esposizione resterà aperta tutti i giorni, fino al 2 marzo, con orario 10-13 e 16-18 e sabato dalle 10 alle 12. La Mostra, allestita negli ampi spazi espositivi della Biblioteca, è stata curata dal critico d’arte ing. Carlo Roberto Sciascia e nell’allestimento da Ottavia Patrizia Santo e Guido Vaglio, con il coordinamento della prof. Rosanna Della Valle. All’evento inaugurale porteranno il saluto il Sindaco di Caserta, avv. Carlo Martino, il Consigliere regionale dr. Marta Antonietta Ciaramella, l’Assessore comunale alla Cultura prof. Daniela Borrelli, la responsabile della Biblioteca dr. Marialidia Raffone. Seguiranno gli interventi di dr. Valeria Vaiano, direttrice di ASMEF, avv. Vittorio Giorgi, Console onorario dell’Uzbekistan in Campania e Molise, prof. Rosalia Pannitti, presidente Associazione Genitori Italiani sezione di Caserta, dr. Annella Prisco, vicepresidente del Centro Studi Michele Prisco, prof. Maria Giulia Carbone, presidente FIDAPA “Calazia”, dr. Regina Resta, presidente dell’Associazione VerbumlandiArt. Modererà gli interventi il giornalista Gianrolando Scaringi.

Il vernissage della Mostra sarà preceduto da un intervento del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, autore del volume “L’Italia nel cuore” (One Group Edizioni, 2017) che ha dato il titolo alla serata. Palmerini, presentato da Carlo Roberto Sciascia, spigolando gli argomenti trattati nel suo ultimo libro “L’Italia nel cuore”, terrà una conversazione sul tema “La più bella Italia, dentro e fuori i confini”, raccontando storie d’emigrazione degli italiani incontrati nei suoi viaggi all’estero e le meraviglie nascoste del Belpaese, con quella narrazione avvincente che contraddistingue i suoi libri. E’ il racconto della più bella Italia, quella dentro i confini e quella degli 80 milioni d’italiani nel mondo che con il loro talento rendono onore e prestigio al nostro Paese. Un tema, questo, sempre in primo piano nei volumi di Goffredo Palmerini, studioso dell’emigrazione italiana e attento promotore delle meraviglie del Belpaese attraverso i suoi intriganti articoli e servizi su giornali e testate in lingua italiana nel mondo. Lo scrittore incontrerà inoltre, nelle mattinate del 23 e 24 febbraio, gli alunni di alcuni Istituti Scolastici superiori della città, parlando dell’Emigrazione italiana, ieri e oggi, e della necessità che la storia della nostra emigrazione entri pienamente nella Storia d’Italia.

Si passerà quindi all’inaugurazione della Mostra, che vede una nutrita partecipazione di artisti, con numerose opere esposte. Ospite d’onore della manifestazione l’artista romano Valerio Giuffré, medico e filosofo antimetafisico. Questi gli artisti in mostra: Fabio Baccigalupi, Michelangelo Cice, Vittorio Cimini, Maria Comparone, Iula Carceri, Luisa Colangelo, Loredana De Nunzio, Rosanna Della Valle, Rosanna Di Carlo, Leonilda Fappiano, Giuseppe Ferraiuolo, Sergio Galiero, Rosa Guarino, Francesca Iodice, Paaolo Lizzi, Veronica Mauro, Meredith Peters, Massimo Pozza, Bartolomeo Sciascia, Gerardo Spinelli, Santo Splendore, Pierfelice Trapassi. Nel corso della serata sarà proposto anche un intermezzo teatrale e musicale, ad opera della Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla.

L’Italia nel cuore” sarà presentato venerdì e sabato mattina in alcune scuole casertane, mentre venerdì pomeriggio 23 febbraio, alle ore 18, sarà presentato a Napoli presso lo Spazio Guida, in via Bisignano 11. Relatori saranno il critico delle Arti ing. Carlo Roberto Sciascia ed il giornalista Luciano Scateni, scrittore ed artista. Dopo l’indirizzo di saluto dell’editore, Ceo della Guida editori, dott. Diego Guida, interverranno la dott. Annella Prisco, vicepresidente del Centro Studi “Michele Prisco e scrittrice, il dott. Salvo Iavarone, presidente di ASMEF (Associazione Mezzogiorno Futuro), e l’autore. Modererà la prof. Regina Resta, presidente di VerbumlandiArt e poetessa. Il libro “L’Italia nel cuore” offre sensazioni, emozioni e resoconti di viaggi nel corso dei quali l’autore ha potuto incontrare tanti italiani all’estero. E’ una narrazione del vivere quotidiano di emigrati italiani che echeggiano fatti di politica, personaggi, cultura e tradizioni, mentre si inanellano storie diverse vissute dai nostri connazionali all’estero. In ogni pagina s’avverte emergere il cuore vero dell’Abruzzo e dell’Italia intera, che vive in terre lontane. Sono 352 pagine di narrazione, con storie coinvolgenti e 276 belle immagini. Personaggi, fatti significativi, eventi e racconti di viaggio illustrano la più bella Italia, dentro e fuori i confini, facendo assaporare al lettore l’orgoglio per la nostra millenaria cultura, le meraviglie del Belpaese e le straordinarie personalità che onorano l’Italia ovunque nel mondo.

E’ una collezione di emozioni”, scrive nel risvolto di copertina Francesca Pompa, presidente della casa editrice che ha pubblicato gli ultimi cinque libri di Palmerini. “C’è chi colleziona farfalle e chi pietre preziose. Chi vecchi francobolli e chi, come i lettori di Goffredo Palmerini, opere d’arte. Perché gli scritti di questo autore sono vere e proprie opere d’arte della scrittura. Se ne hai uno non puoi non avere tutti i volumi firmati Goffredo Palmerini. L’Italia nel cuore è esattamente il settimo della straordinaria collana. Sono capolavori della narrazione del nostro vivere quotidiano, di ciò che avviene dentro e fuori i nostri confini, che più ci interessa ed emoziona. Fatti di politica, personaggi, eventi, cultura, tradizioni, storia…e storie. Emerge da ogni pagina dei suoi libri il cuore vero dell’Abruzzo e dell’Italia intera. Come un pittore restituisce, anno per anno, immagini che solo chi ha grande sensibilità riesce a catturare e che nel tempo assumono valore di testimonianza. Consideriamo quest’ultimo lavoro un altro importante tassello senza il quale verrebbe a crearsi un buco nero nella storia del giornalismo capace di trasformare la notizia in un viaggio immaginario tra paesi, città e nazioni che si aprono per essere conosciuti, sino a toccare il cuore di ognuno.”

Qualche cenno biografico, infine, sullo scrittore. Goffredo Palmerini è nato a L’Aquila nel 1948. Per quasi trent’anni è stato amministratore della Città capoluogo d’Abruzzo, più volte assessore e vice sindaco. Lasciata la politica attiva nel 2007, ha iniziato un’intensa attività giornalistica su agenzie internazionali e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono pubblicati su numerose testate in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. Ha pubblicato i volumi Oltre confine (2007), Abruzzo Gran Riserva (2008) L’Aquila nel mondo (2010), L’altra Italia (2012), L’Italia dei sogni (2014), Le radici e le ali (2016), L’Italia nel cuore (2017). Numerosi i riconoscimenti ricevuti per la sua attività giornalistica e culturale. I più recenti, nel 2017, sono stati il Premio internazionale di giornalismo “Gaetano Scardocchia” con medaglia del Presidente della Repubblica, e il Premio giornalistico nazionale “Maria Grazia Cutuli”. Studioso di migrazioni, è componente del Comitato scientifico del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo (ed. SER e Fondazione Migrantes, 2014), per la quale opera è anche uno degli autori. Esponente di diversi enti ed organismi nazionali che operano nel campo dell’emigrazione, è tra i più impegnati ambasciatori dell’Abruzzo nel mondo.

Il 22 febbraio si presenta ad Ascoli il volume di Adriano Bassi “Guida alle compositrici: dal Rinascimento ai giorni nostri” – Nel libro 7 pagine sono dedicate alla compositrice abruzzese Ada Gentile, musicista giramondo

19 febbraio 2018

Il 22 febbraio si presenta ad Ascoli il volume di Adriano Bassi “Guida alle compositrici: dal Rinascimento ai giorni nostri

Nel libro 7 pagine sono dedicate alla compositrice abruzzese Ada Gentile, musicista giramondo

ASCOLI PICENO – Sarà presentato ad Ascoli Piceno giovedì 22 febbraio, alle ore 17:30, presso la Libreria Rinascita, in piazza Roma 7, il volume Guida alle compositrici: dal Rinascimento ai giorni nostridi Adriano Bassi. Il nuovo libro del musicologo e direttore d’orchestra milanese, pubblicato nel 2016 da Odoya, è una bella edizione in brossura, 380 pagine con illustrazioni. Nella magnifica Libreria Rinascita, considerata tra le più belle d’Europa, il volume sarà presentato con l’introduzione di Ivana Manni ed Eleonora Tassoni e l’intervento della compositrice Ada Gentile. All’evento interverrà anche l’autore Adriano Bassi.

Nell’incontro, seguendo la traccia dell’intrigante volume, si parlerà di numerose donne che hanno lasciato la loro impronta nella storia della musica affermandosi con il loro talento nell’arduo cimento della composizione, ma che purtroppo non sono diventate famose come i loro colleghi di genere maschile. Tra esse – solo per citare alcuni nomi più conosciuti – Clara Schumann, Fanny Mendelssohn, Alma Mahler, Nadia Boulanger, Sofia Gubaidulina, Kaija Saariaho.

Nell’interessante volume di Adriano Bassi sui cinque secoli di composizione musicale al femminile, dal Rinascimento all’attualità, undici sono le compositrici italiane riportate nel libro: Silvia Bianchera, Roberta Vacca, Elisabetta Brusa, Paola Livorsi, Emanuela Ballio, Carla Magnan, Sonia Bo, Teresa Procaccini, Gabriella Cecchi, Beatrice Campodonico e Ada Gentile. La compositrice abruzzese Ada Gentile, originaria di Avezzano (L’Aquila) ma vissuta pressoché stabilmente a Roma, ormai da 5 anni risiede ad Ascoli Piceno.

Nella bella città marchigiana l’insigne compositrice, che nel volume in questione ha ben 7 pagine a lei dedicate, è stata per quattro anni direttore artistico del Teatro Lirico “Ventidio Basso”. Dal 2013, primo anno di residenza ad Ascoli, Ada Gentile vi ha trasferito da Roma anche il prestigioso Festival internazionale di Musica Contemporanea “Nuovi Spazi Musicali”, che lei ha fondato e diretto sin dalla prima edizione, 38 anni fa, e che si svolge tradizionalmente in Ottobre, con una vasta eco e con grande successo, sia per le novità che propone come per l’altissimo livello degli interpreti provenienti da tutto il mondo.  

Dopo la presentazione dell’interessante volume di Adriano Bassi, per Ada Gentile la primavera sarà densa d’impegni, per viaggi di lavoro in Italia e all’estero, in conferenze accademiche o nella Giuria di prestigiosi concorsi musicali. Il 1° marzo, infatti, sarà a Sansepolcro per tenere presso l’Aula del Consiglio comunale la conferenza “Il mondo musicale di Ennio Morricone”, un focus sulla straordinaria creatività del grande compositore e premio Oscar. Il 16 marzo sarà in Svezia, a Stoccolma, alla Lille Akademien per la conferenza “Il linguaggio musicale di Ada Gentile nel panorama della musica italiana d’oggi”. La compositrice giramondo sarà poi a Bucarest, il 12 aprile, alla Facoltà di Musica dell’Università della capitale romena, il 26 aprile all’Università delle Arti di Tirana, il 10 giugno all’Academy of Music di Zagabria e il 26 giugno in Germania, alla Musikhochschule di Hannover. Dal 24 al 27 maggio di nuovo a Sansepolcro, nella Giuria del Concorso Pianistico internazionale “Maria Giubilei”.

Ada Gentile si è diplomata in pianoforte e composizione al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, sotto la direzione di Goffredo Petrassi. Affermatasi in numerosi concorsi internazionali di composizione, le sue opere sono state eseguite in tutto il mondo, in sedi prestigiose come il Centre Pompidou di Parigi, il Mozarteum di Salisburgo, la Carnegie Hall di New York, il Teatro Reale di Madrid, l’Accademia Ferenc Liszt di Budapest, il Gartner Platz Theater di Monaco, l’Art Institute di Chicago, la Radio Hall SfB di Berlino, l’Accademia di Musica di Cracovia, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Carlo Felice di Genova, l’Accademia di Santa Cecilia in Roma.

Ha ottenuto varie commissioni dalle Orchestre della Rai di Milano, Roma e Napoli, dall’Orchestra Sinfonica Siciliana, dall’Orchestra Sinfonica Abruzzese, dal Ministero della Cultura Francese, dalla Biennale di Monaco di Baviera, dall’Accademia di Santa Cecilia, dal Comune di Venezia (per il Festival Vivaldi), dall’Accademia Filarmonica Romana. La sua “Cantata per la pace – per orchestra, coro e voce recitante – scritta per il Giubileo del 2000, è stata eseguita in prima mondiale a Roma, alla Basilica S. Maria degli Angeli e all’Auditorium della Conciliazione, e ripetuta a Brasilia, San Pietroburgo, Ascoli Piceno, Pechino, Kiev, New York, Taipei, Seoul.

Ha tenuto conferenze in importanti università americane (Northwestern University di Chicago, Julliard School of Music di New York, Berkeley University di San Francisco, Wayne State University di Detroit) ed europee (Madrid, Lisbona, Strasburgo, Cracovia, Budapest, Amburgo, Stoccolma, Lione, Heidelberg, Wurzburg, Istanbul), nei Conservatori di Pechino e Shanghai, nelle Accademie delle Arti di Hong Kong e Gerusalemme. Ha scritto più di 80 opere – quasi tutte pubblicate da Casa Ricordi – per strumento solista, per gruppi da camera, per orchestra e teatro da camera. Quasi un terzo sono state incise dalla Ricordi e all’estero da altre case discografiche.

La compositrice, inoltre, è stata direttore artistico dell’Orchestra da camera “Goffredo Petrassi” (1986-‘89), consigliere della Biennale di Venezia (dal 1993 al ’97), direttore artistico del Teatro Lirico di Ascoli Piceno (1996-‘99). Alcuni suoi lavori per orchestra sono stati affidati a valenti direttori, come Vladimir Fedosseyev, Lev Markiz, Isaac Karabtchewskj, Istvan Dénes, Paul Méfano, Marcello Panni, Francesco Vizioli, Fabrizio Ventura, Rodolfo Bonucci, Bruno Aprea. Il suo nome è citato in alcune tra le più importanti enciclopedie, come la De Agostini e la Garzanti.

Link: Locandina 1° Marzo Sansepolcro

Serena conduce Operaclassica Eco Italiano

 

Serena intervista il soprano Francesca Dotto

 

 

 

Francesca Dotto, soprano

Biografia

Nata a Treviso, ha conseguito la maturità classica e si è diplomata in flauto traverso presso il Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna, sotto la guida del M° Enzo Caroli.
Nel 2007 ha intrapreso lo studio del canto con il soprano Elisabetta Tandura con la quale continua a perfezionarsi, dedicandosi parallelamente ad un’attività concertistica che spazia dal repertorio lirico a quello sacro e sinfonico.
Nel 2011 ha vinto il primo premio al Premio nazionale delle arti indetto dal MIUR, il primo premio al Concorso internazionale Vincenzo Bellini e si è diplomata con lode e menzione d’onore presso il Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto.
Nel 2012 è stata finalista al Concorso Voci Verdiane a Busseto, al Concorso Iris Adami Corradetti a Padova, ha vinto il secondo premio al Concorso Maria Callas a Verona e ha debuttato al Teatro La Fenice a Venezia interpretando il ruolo di Musetta ne La Bohème di Puccini sotto la direzione di Daniele Callegari.
La stagione 2013 è iniziata con la ripresa della produzione de La Bohème (Musetta) ed è proseguita con due importanti debutti: Lucrezia Borgia di Donizetti al Teatro Verdi di Padova e La Traviata di Verdi al Teatro Comunale di Sassari.
Il 2014 la vede protagonista al Petruzzelli di Bari (La Traviata) e alla Fenice di Venezia (La Bohème, La Traviata, Don Giovanni).

Francesca Dotto, soprano

Biography

Born in Treviso, Francesca was educated in classical humanities and obtained a degree in Flute at the Conservatory “G. B. Martini” of Bologna, under the guidance of M° Enzo Caroli. She then attended the Conservatory “Agostino Steffani” in Castelfranco Veneto, where she specialized in Vocal Studies with Elisabetta Tandura and graduated with honors and honorable mention in 2011. In the same year she was awarded the first prize at the National Prize of the Arts organized by the Ministry of Education (MIUR) and the first prize at International Contest Vincenzo Bellini.
In the 2011/2012 season Francesca gave her acclaimed debut at Teatro La Fenice in Venice as Musetta in Puccini’s La Bohème, with the direction of Daniele Callegari, she participated in the Finalist’s Concert of the Competition Voci Verdiane in Busseto and she was awarded the second prize at International Competition Maria Callas Verona.
She recently performed in Lucrezia Borgia (Lucrezia), La Traviata (Violetta) and La Bohème (Musetta).
Among her future engagements we remember La Traviata and Don Giovanni (Donna Anna) at Teatro La Fenice in Venice.

Fonte: sito ufficiale del soprano Francesca Dotto www.francescadotto.com

 

 

Comunicato stampa

 

Le lettere d’amore fanno spettacolo
CHIETI – Nella sala convegni del Museo della Lettera d’Amore di Torrevecchia Teatina, in provincia di Chieti, davanti a un folto pubblico, la Scuola di recitazione del Teatro Marrucino Il Paese dei Teatri diretti da Giuliana Antenucci hanno tenuto uno spettacolo: “Lettere dalla storia”, che ha riscosso un successo straordinario, con numerose chiamate per gli attori.
Gli interpreti Rosanna Avolio, Adelina D’Ovidio, Ivana De Leonardis, Graziana Di Florio, Valentina Fiore, Antonia Forte, Angela Galuppi Tambelli, Lucrezia Macchia, Annalisa Mincone, Giovanna De Crecchio, Rosalinda Di Luzio, Francesca Di Salvatore, Sabina Ferri, Iolanda Giuggia, Diletta Graziosi, Erminia Longo, Lorenzo Pelaccia, Anna Santeramo, Maria Cristina Stumpo, Benedetta Trivelli e la stessa Giuliana Antenucci si sono alternati in letture sorprendenti, avvincenti, appassionate, commoventi di parole scaturite da amori immortali, lasciati a noi come un tesoro da scrittori e personalità della storia.
Chi non ha mai ceduto alla passione dell’amore? Perfino Napoleone ha scritto lettere d’amore indimenticabili. Splendidi i costumi indossati grazie all’opera della magnifica Mariella Artizzu, costumista del Teatro Marrucino. Gli attori hanno poi donato uno scrigno contenente le lettere scritte su carta pergamena facenti parte dello spettacolo, ricevendo in cambio omaggi da parte del Museo. Una serata indimenticabile, tanto che il pubblico ha richiesto che venga effettuata una replica dello spettacolo nell’ambito del programma previsto dal Museo per l’anno in corso.