AUGURI ad ISBEM (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo) per il suo 19° compleanno

 

Auguri ad ISBEM per i suoi 19 anni di vita
Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo

Monastero del 3° Millennio – ex Convento dei Cappuccini, via Reali di Bulgaria, Mesagne


MESAGNE (Brindisi) – Nell’ultimo comma dell’art. 118, la nostra Costituzione riporta che: Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per svolgere attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

Basterebbe già questo per sentire il dovere e la forte motivazione etica e sociale, per proteggere un ente come l’ISBEM che è nato per la lungimiranza di pochi, ha avuto un’infanzia difficile, ha quasi superato l’adolescenza ed esprime oggigiorno – grazie a molte persone del territorio – capacità operative, innovative ed occupazionali. Sempre nella Costituzione, e in leggi approvate, si afferma che i cittadini, singoli o associati, possono avere lo stesso ruolo delle pubbliche istituzioni nel perseguire il bene comune e gli interessi generali.

Di fatto, la Costituzione italiana non solo riconosce un diritto ai cittadini ma stabilisce anche un dovere per le istituzioni che devono sostenere i cittadini e favorirli in questa funzione sociale. Per secoli, quest’ultima è stata a loro preclusa. Per il Salento tutto, la Puglia e il Mezzogiorno, l’ISBEM rappresenta un caso di studio (ci sono già state tesi di laurea e di dottorato) ma anche un’opportunità reale di sviluppo, innescata dalla lungimiranza di chi firmò l’atto costitutivo – in rappresentanza degli enti che presiedevano – e destinò le prime risorse con illuminata generosità: Mario CAMPA, Gino RIZZO, Giovanni SEMERARO, Domenico LAGRAVINESE e Paolo CAVALIERE.

Poi, che l’ISBEM sia sopravvissuto fino ad oggi – nonostante varie tempeste legate all’umana insipienza (il sistema Cittadella della Ricerca, culla dell’istituto, dilaniato da illogiche battaglie politiche nazionali), la crisi finanziaria, errori di reclutamento e di investimento, -, etc. – si deve alla dedizione e alla resilienza di molti, fra ricercatori, tecnologi, amministratori, nonché alla generosità di vari benefattori. Va a merito dell’ISBEM, e pertanto a merito di molti giovani e senior del territorio, la capacità di aver generato una scala di valori che si diffonde per osmosi non solo nel mondo scientifico, ma anche nelle Scuole e fra tante altre comunità del territorio e far singoli cittadini che sono lo specchio vero e riflettono gli sforzi fatti! Come si spiegherebbe altrimenti il successo dell’ISBEM nella classifica del 5×1000 destinato alla ricerca scientifica? Da anni, infatti, ISBEM risulta 1° in Puglia, 3° nel Mezzogiorno e 33° in Italia, fra i 420 destinatari, di cui molti blasonatissimi!

Fondato 19 anni fa come istituto senza scopo di lucro, ISBEM non ha finalità commerciali né può distribuire dividendi a nessuno, per statuto, se li producesse! Infatti, la sua mission è quella di agire concretamente per migliorare il settore biomedico e socio-sanitario (Pianeta Salute), sia aumentando il tasso e la qualità dei progetti di ricerca (più risultati per il territorio), sia il numero di ricercatori (più occupazione qualificata), sia erogando gratuitamente servizi socio-sanitari (scambio di buone pratiche, aiuto ai più deboli e quindi più salute su larga scala).

In una società in rapida evoluzione, quale la nostra, ISBEM si pone da piattaforma, multi-istituzionale, inter-disciplinare e multi-culturale, cioè quel che serve al Pianeta Salute oggi universalmente valutato come settore strategico teso a proteggere la salute che è sì un bene individuale, ma soprattutto un bene comune. L’interesse collettivo porta a dire che, in ogni data comunità, la Salute è motore di sviluppo oltre che strumento di giustizia. Nessuna meraviglia quindi se ISBEM, svolgendo appieno la sua mission, spesso appare serenamente sfrontato nel chiedere supporto a tutti: alle Istituzioni, alla Ricerca, alle Imprese, alla Cittadinanza, alle Scuole e al mondo dei Media. Invero, questi attori del progresso dovrebbero collaborare sempre per la coesione sociale ma anche per introdurre innovazioni con la ricerca. Oltre all’auspicio e alla volontà di superare le varie criticità contingenti – emerse pur a fronte di energie inenarrabili profuse in un contesto difficile perché risucchiato da varie priorità – ecco quel che ci si augura per il futuro di ISBEM:

  1. Reclutare sempre più giovani, fin dalla scuola superiore, ed avviarli al mondo dell’innovazione, ottimizzando il meccanismo virtuoso del 5×1000 con cui i Cittadini possono favorire gli istituti di ricerca e farli crescere ovunque.

  2. Trovare i modi e i mezzi per coprire i costi funzionali di un istituto scientifico, essenziale per il Mezzogiorno, che non ha sussidi pubblici;

  3. Aumentare i posti di Dottorato di Ricerca – essenziali per le strategie future su salute ed ambiente, finora finanziati da ISBEM per oltre un milione di €;

  4. Produrre salute su larga scala prevenendo attivamente le malattie. Sono in tanti ad usare i programmi ISBEM contro osteoporosi, melanoma, ictus, etc; .

  5. Consolidare i Corsi di Orientamento e di Preparazione all’Università;

  6. Diffondere fra i Cittadini la nuova cultura della salute, con le Mini Medical School che fanno conoscere sia con le innovazioni che i corretti stili di vita;

  7. Internazionalizzare il territorio, per valorizzarne i talenti, giovani e senior che, nel Mezzogiorno, sono proprio tanti e si esprimono con la cultura, la natura, i cibi, l’organizzazione, il modo di produrre salute e benessere, etc.;

  8. Fare del Convento Cappuccini in Mesagne un Collegio Universitario per accogliere giovani studiosi italiani e stranieri (www.isbem.it/m3m). Infatti, per valorizzare al meglio la struttura – anche per varie istituzioni pubbliche – l’ISBEM ha sostenuto costi per oltre seicentomila euro, nell’arco di 10 anni;

  9. Creare una Fondazione di Comunità per infrastrutturare il capitale sociale, con coraggio e con una strategia tesa a un futuro migliore anche nel PIANETA SALUTE, mettendo in sinergia i vari protagonisti del progresso sostenibile;

  10. Avviare dei percorsi virtuosi per un riscatto sociale, morale e culturale da tempo atteso nel Mezzogiorno, in cui i cittadini costruiscono il futuro con le proprie mani ma in condivisione di intenti con altri cittadini. Una cosa buona e giusta, non solo per se stessi, ma soprattutto per le future generazioni, a mo’ di epigenetica del Bene Comune. Fino a quando una regione come la Puglia può tollerare che duecentomila giovani laureati emigrino negli ultimi 15 anni?

Prof. Alessandro DISTANTE, Cardiologo, già Docente Universitario e Presidente dell’ISBEM

Ing. Vincenzo RIZZO, Ingegnere Biomedico, Project Manager e Vice-Presidente dell’ISBEM

Prof. Paolo CAVALIERE, Fisico, già Docente Universitario e Co-Fondatore dell’ISBEM

INFO: 0831-713512-713514; distante@isbem.it; vrizzo@isbem.it; paolocava41@gmail.com

(www.isbem.it/m3m)

Serena conduce Operaclassica Eco Italiano

Serena intervista il tenore di fama internazionale Francesco Demuro 

 

Francesco Demuro

biografia

Francesco Demuro (Porto Torres6 gennaio 1978) è un cantante e tenore italiano.

È stato un rappresentante del Cantu a chiterra e dal 2007 ha intrapreso una carriera come cantante lirico.

Francesco Demuro ha tra l’altro insegnato canto tradizionale sardo alla Scuola Civica di Musica a Porto Torres.

La carriera

Cantu a chiterra

Francesco Demuro ha iniziato giovanissimo ad esibirsi in pubblico, con un quartetto chiamato “Mini Cantadores”, composto da quattro bambini in età compresa fra i 10 e i 14 anni. Verso la fine degli anni novanta raggiunge una grande notorietà, fra gli amatori del canto sardo, ed è considerato uno degli interpreti più rappresentativi. Nel 2003 insieme a Maria Luisa Congiu realizza la sigla di uno dei programmi TV, della emittente sarda Videolina, più seguiti in Sardegna“Sardegna Canta”, un programma dedicato al folklore.

Opera lirica

Nel 2004, mentre continua ad esibirsi nelle piazze come cantadore, esordisce nell’opera lirica ne Il trovatore al Teatro Verdi di Sassari nel coro dell’Associazione Corale Luigi Canepa.

Dal 2003 al 2004 studiò al Conservatorio di Sassari e successivamente al Conservatorio di Cagliari, dove ebbe come maestra di canto Elisabetta Scano, e finalmente, nel 2007, fece il suo esordio al Teatro Regio di Parma nel ruolo di Rodolfo nella Luisa Miller di Verdi.

Sempre a Parma, nel 2008, si esibisce al Festival Verdi nella parte del Duca di Mantova nel Rigoletto, in seguito a DresdaHong Kong, al Teatro Regio di Torino, nel Simon Boccanegra ad Atene e nel La Bohème a Bari e Sassari.

Nel 2009, debutta nella parte di Nemorino ne L’elisir d’amore al Teatro Filarmonico di Verona e, l’anno successivo, alla Scala di Milano. Nel 2009 debutta negli Stati Uniti nella parte di Alfredo ne La traviata alla McCaw Hall Opera House di Seattle.

Nel 2010 al Teatro Suntory Hall di Tokyo si esibisce nel Così fan tutte,[3] canta nella Lucia di Lammermoor ad Amburgo, nel La traviata e nel Der Rosenkavalier a Dresda ed a Viennaal Wiener Staatsoper.

Interpreta nuovamente la parte di Rodolfo nel La bohème a Detroit ed allo Wiener Staatsoper, nella Maria Stuarda ad Atene, ancora nell’ Elixir d’amore ed una nuova produzione del Rigoletto al Wiener Festwochen.

Nell’estate del 2011 interpreta Alfredo all’Arena di Verona, dove riceve delle recensioni entusiastiche da parte degli esperti. Lo stesso anno debutta a Londra alla Royal Opera House in Gianni Schicchi di Puccini diretto da Antonio Pappano.

Al Teatro Filarmonico di Verona interpreta il ruolo di Ernesto nel Don Pasquale, opera inaugurale della Stagione d’Opera e di Balletto 2013-2014.

Debutta al Met di New York nel novembre del 2014 nei panni di Rodolfo nella La Bohème e ci ritorna l’11 dicembre del 2014 ed interpreta Alfredo nella Traviata riscuotendo un clamoroso successo

Fonte: wikipedia

Startupweekend di Techstars e Università degli Studi dell’Aquila – Per la prima volta a L’Aquila la competizione internazionale sostenuta da Google (25-26-27 maggio 2018)

 

 

 

Startupweekend di Techstars e Università degli Studi dell’Aquila

Per la prima volta a L’Aquila la competizione internazionale sostenuta da Google

L’AQUILA – Dal 25 al 27 maggio 2018 per la prima a L’Aquila, nella Università della città, si terrà lo Startupweekend, evento firmato da Google e Techstars e portato in ateneo grazie alla collaborazione tra l’associazione studentesca Logos, la Gioel Holding e Digital Borgo. L’evento, tutto concentrato nel weekend, si prefigura di far emergere le idee imprenditoriali degli studenti e di trasformarle in vere e proprie imprese. Lo speaker dell’evento incaricato da Techstars sarà Simone De Melas.

I ragazzi saranno aiutati da mentor e coaches di provata esperienza: Fausto Preste startupper, Davide Ardovino ingegnere, Tullio Gabriele imprenditore, Fabrizio Fiore Donati imprenditore, Cesidio Borrelli coach, Guido Cantalini e Florindo Di Giulio ingegneri e startupper, Daniele Marini grafico, Alessia Di Gianfrancesco organizzatrice di eventi e Federico Battaglia consulente legale.

Si parte il venerdì con la presentazione dei progetti e la selezione delle idee più interessanti. Si prosegue sabato e domenica mattina, con lo sviluppo delle idee scelte, e si conclude la domenica pomeriggio quando i vari team presenteranno i progetti ad una giuria composta dai professori Luciano Fratocchi, Fabio Graziosi e Francesco Lenoci, dal professionista Ettore Tramontelli, dai manager Francesco Marconi (Andersontaxlegal) e Francesco Iannamorelli (Deloitte), dall’imprenditore Alido Venturi, dallo scrittore Goffredo Palmerini che, oltre a premiare, potrebbero avviare un rapporto di interesse.

“Sono orgoglioso di poter aiutare il gruppo di studenti della nostra Università, desiderosi di organizzare un evento di rilievo, contribuendo a portare per la prima volta a L’Aquila Techstars con l’evento Startupweekend. Poterlo fare nell’Università della nostra città, lavorando per trasferire lo spirito e l’approccio metodologico della comunità Techstars, penso possa essere utile alla loro crescita futura. Oltre a questo credo che tali eventi servano a promuovere tra i giovani, l’imprenditorialità e l’innovazione, qualità indispensabili per il nostro tempo e particolarmente preziose per il nostro territorio.” spiega Alido Venturi fondatore di Gioel Holding.

Altrettanto entusiasta è Leonardo Scimia, presidente Logos e motore insieme ai ragazzi del suo team di tale evento, che spiega: “Tra gli obiettivi della nostra associazione c’è quello di creare ponti tra il mondo del lavoro e il mondo accademico, noto handicap del nostro paese. Con lo Startupweekend riteniamo di farlo nel migliore dei modi. Saranno tre giorni in cui la nostra città sarà il centro della comunità Techstars”.

L’evento è patrocinato dall’Università dell’Aquila ed è gratuito grazie al contributo dell’Università e degli sponsors. I biglietti e tutte le informazioni per partecipare sono disponibili al link: http://bit.ly/startupaq.

Link:

E-MOTION FRANCESCA LA CAVA A NEW YORK

 

COMUNICATO STAMPA

Di fronte alle barriere che si alzano nel mondo, l’opera del gruppo e-Motin è un percorso artistico emozionante che invita gli spettatori a farsi stranieri

Saranno tre le tappe internazionali che aspettano il gruppo E-Motion, con una propria produzione Apriti ai nostri baci, 27 maggio, a New York e due produzioni ospiti: Demetra di e con Anouscka Brodacz il 22 maggio ad Haiti al PAP-lab di Port au Prince e Crossover il 23 maggio, di Manolo Perazzia a Eupen (Belgio), all’interno del festival TanzArt.

L’appuntamento più prestigio è sicuramente quello del 27 maggio, Apriti ai nostri baci-studio sul concetto di muro per IDACO festival (Italian Dance Connection) organizzato da Flusso Dance Project in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura di New York al Baruch Performing Arts Center.

La rassegna coinvolgerà più di venti compagnie di danza, artisti e registi provenienti da tutto il mondo per un incontro di esperienze artistiche nella Grande Mela.

Apriti ai nostri baci, nasce da una sinergia artistica tra Francesca La Cava-direttore artistico di EMotion –  che cura regia e coreografia, Guido Barbieri per la drammaturgia, Fabio Cifariello Ciardi ideatore della musica originale e live electronics.

Cifra stilistica di Francesca La Cava insieme al suo gruppo e-Motion è una ricerca del gesto che da vita a coreografie che sono viaggi poetici e introspettivi all’interno dell’essere umano e della società contemporanea.

L’idea di Apriti ai nostri baci – studio sul concetto di muro, nasce dalla necessità e dal desiderio di riflettere sul valore simbolico acquisito, tra il Novecento e il Duemila, da un elemento architettonico ed edilizio apparentemente insignificante e puramente funzionale come il muro.

In realtà il muro ha iniziato ben presto, nella storia delle idee, ad assumere una precisa connotazione simbolica. Non a caso ha assunto una posizione di privilegio, nella mitologia classica, da quando Ovidio lo ha elevato a “protagonista silenzioso” del mito di Piramo e Tisbe. Ed è proprio alle parole di Ovidio che è ispirato, come si può facilmente intuire, il titolo del progetto.

Oggetto dello “studio” drammaturgico sul concetto di muro sono dunque alcuni muri reali, concreti tra i molti che sono nati, e che continuano a nascere, lungo i solchi più profondi del pianeta. Ad esempio il muro di sabbia che separa il Marocco dal Sahara Occidentale, il muro di Tijana, ossia la barriera di sicurezza che divide il Messico dagli Stati Uniti, la Peace Lines di Springmartin Road a Belfast, cioè la parete di cemento che divide la comunità cattolica da quella protestante, la barriera di dodici chilometri lungo il fiume Evros che separa la Grecia dalla Turchia, le inferriate costruite per separare Ceuta e Melilla dal territorio del Marocco e infine il muro di cemento che per 790 chilometri chiude in un cerchio quasi perfetto l’intero territorio della Cisgiordania.

I “materiali di costruzione” del “muro di scena” saranno costituiti dai corpi dei danzatori. Saranno loro a costruire e a de-costruire, ad alzare e ad abbattere le barriere che di volta in volta prenderanno forma. I muri della storia, quelli di Belfast o della Cisgiordania, saranno solamente “dipinti”, proiettati sui corpi “nudi” dei danzatori. Le figure umane saranno dunque al tempo stesso schermo e materiale, riflesso della realtà, ma anche superficie mobile, instabile, inquieta, in costante e perenne movimento. Le moltitudini di donne, di uomini e di bambini che sono stati divisi, in quest’ultimo mezzo secolo, dai muri del mondo diventeranno dunque, nello spazio della rappresentazione, parte, anzi essenza di quell’intollerabile, opprimente, ingiusto strumento di separazione».

.LA SCHEDA

coreografia e interpretazione: Francesca La Cava

drammaturgia: Guido Barbieri

musica originale: Fabio Cifariello Ciardi 

video: Salvatore Insana

scene e costumi: Chiara Defant

disegno luci: Carlo Oriani Ambrosini

foto: Paolo Porto

produzione: GRUPPO e-MOTION con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila 

residenze e coproduzione: Festival Oriente Occidente, CID Centro Internazionale della Danza di Rovereto (TN) e I Cantieri dell’Immaginario 

con il sostegno per le residenze di ACS Abruzzo Circuito Spettacolo

LA METAFISICA DEI TERREMOTI – di Giuseppe Lalli

 

LA METAFISICA DEI TERREMOTI

                                             

di Giuseppe Lalli

L’AQUILA – Nel panorama piuttosto affollato della letteratura fiorita nel dopo terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, un piccolo libro, uscito qualche mese fa per i tipi della casa editrice Carabba, merita una particolare attenzione. S’intitola “Via Cascina 20” e porta la firma di Umberto Dante, già docente di Storia Moderna e Contemporanea all’Università dell’Aquila, romano di nascita, giunto nella maturità, dopo un lungo peregrinare, nel capoluogo abruzzese, a cui si sente sinceramente legato. Accademico sviato nella letteratura, è autore di molte opere storiografiche, l’ultima delle quali, “Le bandiere e i canti”, pubblicata non molto tempo fa, è un’accurata ed affascinante ricerca di ampio respiro tra la politica, la letteratura e il costume dell’Italia moderna, in pagine dove assai spesso la vena poetica si fonde mirabilmente con il rigore storiografico. Il sisma lo ha colto nella sua abitazione aquilana, in quella via Cascìna 20 che dà il titolo al libro.

Il piccolo scritto di Dante ha il pregio di essere un vero e proprio diario esistenziale. Vi si ravvisa, inoltre, un orizzonte metafisico che accompagna tutta la cronaca di quella drammatica notte del 6 aprile di nove anni fa, e che si impone all’attenzione del lettore come la chiave di lettura, se non unica, certo la più profonda. Le tracce metafisiche di cui Umberto Dante dissemina le pagine del suo racconto quasi a voler fissare dei paletti lungo il cammino, appaiono a tratti come la riattivazione di un filo spezzato. Nel tempo racchiuso da poche ore si consumano destini e ricordi di una vita. Viene da pensare all’Ulisse diJoyce, se non addirittura all’Ulisse di Omero; ma in quest’ultima similitudine, a differenza dell’antico eroe greco, a guidare l’autore non è tanto il desiderio di tornare alla patria (la sua Itaca, la casa, è stata distrutta dal sisma), quanto il bisogno di dare un senso al quel suo notturno peregrinare.

Chi conosce bene il capoluogo abruzzese riconoscerà subito l’itinerario descritto nelle poche pagine del racconto. Lo scenario del percorso è tutto interno al vecchio centro storico dell’Aquila. Dalla sua casa in via Cascina, Dante si reca alla vicina Piazza Palazzo, sede storica del municipio, poi di nuovo casa, poi ancora a Piazza Palazzo…Piazza Duomo, chiesa delle Anime Sante…ma non riesce ad andare, stranamente, dove aveva deciso di recarsi fin dall’inizio, in quella “Casa dello Studente” di cui ha sentito parlare dalle persone che ha incontrato appena uscito di casa nei  termini di una probabile tragedia, e che nomina esprimendo la speranza che gli studenti, quella sera di domenica delle Palme, non siano tornati. Percorre Corso Federico II, ma ad un certo punto, già vicino alla meta, invece di proseguire per Via XX Settembre e raggiungere la vicina Casa dello Studente, si sposta a Piazza della Prefettura. Poi prosegue e si ferma a Piazzale Paoli, all’inizio di Via XX Settembre, scambiando per la Casa dello Studente un palazzo ridotto a un metro di altezza.

Viene alla mente quell’episodio dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto in cui il mago Atlante intrappola nei castelli incantati Ruggiero ed altri paladini. Ritorna ancora a casa, confessando di non sapere nemmeno lui perché. Torna allora lungo il Corso e apprende della morte di Lucilla, una donna conosciuta a motivo del suo lavoro editoriale, e ammirata da Umberto soprattutto per la sua statura morale. Lucilla abitava vicino alla villa comunale, in una strada adiacente a Viale di Collemaggio, in uno di quei posti dove quella notte l’Angelo della Morte ha colpito più duramente. E’ da questo momento in poi che Umberto ha l’impressione di vedere il Male che agisce con una sua consapevolezza, il demiurgo malvagio che si sceglie le sue vittime tra le persone buone. Gli pare di riconoscerlo anche in un cane che viene salvato insieme alla madre e alla nonna. Le persone che incontra non mancano di informarlo del numero dei morti che continua crescere. Poco dopo apprende la tragedia del suo amico giornalista Giustino Parisse.

E torna qui il tema, questa volta prepotentemente, di un Mostro che abbia scelto con cura le sue vittime, cioè tra le persone migliori che egli abbia conosciuto. La stessa Prefettura che ospita la Protezione Civile gli ricorda la Pequod, il vascello affondato da Moby Dick nel celebre romanzo di Herman Melville. Come non scorgere, in questa cronaca notturna, insieme ad un diario esistenziale, un orizzonte metafisico, o comunque un… “meta”…, un “oltre” ?

Ciò che a prima vista emerge prepotentemente dai pensieri confidati dall’autore è un qualcosa che fa pensare all’antica dottrina gnostica, sia pure di una gnosi che non ha ancora identificato l’oggetto della sua conoscenza, ma che ha comunque a che fare con il destino dell’uomo. Ci sono, nel racconto, molti motivi di questa antica eresia cristiana che non si è mai spenta. Questo mondo, che è dominato dal male, secondo il pensiero gnostico non è opera di Dio, ma di un demiurgo malvagio, un Dio del Male che appare vincitore. Il Male tiene in scacco il Bene. Questo concetto Umberto Dante lo esprime chiaramente e ripetutamente: “Perché proprio Lucilla? All’Aquila una persona più buona non esiste…; perché Giustino Parisse?”, alla cui casa, qualche tempo prima, dice di aver visto in scena – scrive con espressione densa di significato – “la bellezza della bontà” … Tuttavia gli viene di pensare che se il Male esiste e ne facciamo in continuazione esperienza, deve esistere pure un modo di pensare e di agire che va nella direzione opposta a quella del Male.

Nelle prime pagine, riferendosi ad un incontro con il Presidente della Regione Abruzzo, si lascia persino scappare, tra l’ironia e la confessione intima, la seguente frase: “Se sentissi Dio lo pregherei anche più intensamente di quanto lo prega D’Alfonso, rischiando anch’io di farmi male al gomito per via della postura”. Altra idea ricorrente presso gli gnostici è quella di essere stati gettati nel mondo, idea che sarà ripresa da quel moderno gnostico che è stato Jean Paul Sartre, che ha parlato addirittura di “oscenità di essere proiettati nella scena del mondo”. Sono, in fondo, le stesse domande che quella notte si fa l’ “Io” spaesato dell’autore del racconto.

Volendo però entrare nel cuore del tema che Umberto Dante pone, non si può non ravvisare nel libro ciò che l’autore forse non osa confessare a se stesso e che avrà sfiorato la sua mente mentre accarezzava i ricordi di quella terribile nottata, e cioè che la vera dicotomia che sottende quella di Bene-Male, più coerente con quell’orizzonte che intravede (quell “oltre”, quel “meta”) sia in realtà la scelta di fronte a un bivio, la scelta, che può assumere il valore di una scommessa, tra l’assurdo e il mistero, tra l’assurdo di un male senza senso, più inaccettabile del male stesso, e il mistero di un senso che non vediamo ma che ci pare a volte di intuire.

Umberto Dante conclude il suo scritto riportando la più filosofica delle poesie di Giacomo Leopardi, che al poeta di Recanati fu suggerita dall’eruzione del Vesuvio, “La ginestra”; ma nel trascriverla si ferma al punto in cui l’autore ironizza sulle “magnifiche sorti e progressive” che s’infrangono sulla forza sterminatrice della natura. Subito dopo Leopardi se la prende con il “secol superbo e sciocco”, il romantico e ottimistico Ottocento, e invita a volgersi indietro, al secolo del razionalismo, il secolo in cui Voltaire, di fronte al terribile terremoto di Lisbona, irride, giustamente, a Leibniz e alla sua teoria del migliore dei mondi possibili, ma non sa poi dar conto, con il suo razionalismo, della terribile realtà del male. La filosofia esistenziale di Voltaire è racchiusa nelle parole finali del Candide – Coltiviamo il nostro orto, meglio dimenticare lavorando -, parole che suonano molto bene, non prive di un certo slancio lirico, ma dal contenuto filosofico assai modesto.

A me pare, in termini di pensiero, che il vero bivio filosofico della modernità è tra David Hume, con il suo scetticismo che non teme smentite ma che preclude la strada ad ogni risposta di senso e è destinato ad avvolgere tutti i pensieri deboli di questa nostra età, e Blaise Pascal, il filosofo della scommessa esistenziale, il pensatore che, optando per la trascendenza, tiene in piedi un orizzonte di ricerca e di speranza.

I terremoti come quello dell’Aquila, insieme all’esigenza di una ricostruzione fisica e del tessuto sociale, ripropongono forse come nessun altra sciagura collettiva, una forte domanda di senso. Ce lo ricorda assai bene Umberto Dante con questo suo libretto, “Via Cascìna 20”, che mostra di concepire la ricerca metafisica come sfida permanente al solipsismo sempre incombente nelle nostre vite, oltre che come credibile alternativa alle utopie politiche e sociali, che forse in altra età egli stesso ha coltivato.

La metafisica, dunque, come sfida di libertà.

Serena conduce Operaclassica Eco Italiano

Serena intervista il baritono Stefano Meo 

 

Stefano Meo, baritono

biografia

Stefano Meo, nato nel 1977, dotato di un’imponente presenza scenica e di una voce scura e grintosa, è particolarmente apprezzato anche per l’eccezionale padronanza e duttilità vocale.

 

Inizia gli studi di canto nel 1997 con il soprano Anna Maria Ferrante al Conservatorio di Roma e privatamente con Silvano Carroli.

 

E’ stato premiato come miglior baritono emergente al Concorso internazionale “Mario Lanza”, grazie a cui accede ad un corso di perfezionamento presso l’Accademia lirica di Sulmona con i docenti Gianni Raimondi e Mirella Freni.

 

La sua carriera inizia con titoli come Trovatore (Conte di Luna), La traviata (Giorgio Germont), Tosca (Scarpia), Tabarro (Michele),Gianni Schicchi, Cavalleria rusticana (Alfio), Pagliacci (Tonio), Carmen (Escamillo).


Nel 2015 è Amonasro alla Cairo Opera House, Rigoletto al Luglio musicale trapanese, ed esegue un concerto al fianco di Roberto Alagna al Palais des Festivals de Cannes.


Nel 2016 è Rigoletto ed Amonasro al Cairo, Rigoletto a Busseto, esegue un concerto a Kiel, è di nuovo Rigoletto a Trieste.


Nel 2017 è Zurga ne Les pecheurs de perles a Trieste ed in Oman, Monforte ne  I vespri siciliani a Gut Immling, Amonasro in Aida a Macerata ed a Bologna. Inaugura la stagione di Kiel con Guglielmo Tell.


Nel 2018 è ancora Guglielmo Tell a Kiel, Il conte di Luna in Trovatore a Trieste, Gianni Schicchi a Udine col Verdi di Trieste, Germont inTraviata a Napoli.


Tra gli impegni futuri:  inaugura la stagione 18/19 di Kiel con Cavalleria e Pagliacci, è Nabucco a Napoli, Rigoletto a Massy nel 2019.

fonte: www.ouverture.net

Stefano Meo, baritone

biography

Stefano Meo, born in 1977, gifted by an impressive stage presence, appreciated for his vocal flexibility and great extension of his dramatic voice characterized by a dark timbre.


Awarded as Best Emerging Baritone at International Competition Mario Lanza, his career began with important debuts like Don Carlo(Rodrigo), Trovatore (Conte di Luna), La traviata (Giorgio Germont), Tosca (Scarpia), Tabarro (Michele), Gianni Schicci, Cavalleria rusticana (Alfio), Pagliacci (Tonio), Carmen (Escamillo).


Season 2016/17 engagements include concert in Kiel, Rigoletto in Parma and Trieste, Les pêcheurs de perles (Zurga) in Trieste and in Muscat, I vespri siciliani (Guy de Montfort) in Gut Immling, Aida (Amonasro) with Sferisterio Opera Festival in Macerata and at Teatro Comunale in Bologna.


During the season 2017/18: Guillaume Tell in Kiel, Il trovatore (Conte di Luna) in Trieste, Simon Boccanegra in Bologna, Traviata in Naples.


He recorded the first complete Mozart’s Masonic Music Collection for the Phoenix Recording House, first world complete recordings of the Mozart’s Masonic Music.


Among the main conductors he worked with: Riccardo Muti, Nello Santi, Gian Luigi Gelmetti, Steven Mercurio, Bruno Campanella, Marcello Panni, Marco Balderi, Stefano Seghedoni, Marzio Conti, Alain Lombard.


fonte: www.ouverture.net 

Giulianova. Sostegno al docufilm “Terra Bruciata” per un riconoscimento al Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica “Gianni Di Venanzo” di Teramo

 

COMUNICATO STAMPA

Da Giulianova parte il sostegno al docufilm “Terra Bruciata” per un riconoscimento al Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica Gianni Di Venanzo di Teramo

Il prof. Giuseppe Angelone collaborerà con De Berardinis per chiedere la Medaglia al Valor Civile alla popolazione giuliese durante la 2° Guerra Mondiale

Giulianova. Mercoledì scorso è stata una giornata ricca di emozioni per gli oltre 270 studenti dell’Istituto “Crocetti –Cerulli” di Giulianova, nell’unica data in Abruzzo al Cinema Moderno Multiscreen, per la proiezione del docufilm “Terra Bruciata”. Il progetto del film documentario “Terra Bruciata” nasce dall’incontro tra il regista Luca Gianfrancesco e il prof. Giuseppe Angelone, docente di Cinema, Fotografia e Televisione presso la Seconda Università di Napoli, che da anni conduce ricerche sullo stragismo nazista nell’alto casertano e basso Lazio, sulla base di numerose fonti documentali, racconti dei testimoni e materiale cinematografico dell’epoca. Un film che ha impiegato oltre quattro anni di lavorazione, ottenendo il contributo di diversi comuni del casertano. L’evento è stato possibile grazie all’interessamento della Prof.ssa Lucia Marcone, docente negli istituti superiori e il supporto storico di Walter De Berardinis, ricercatore locale sugli avvenimenti militari nella 1° e 2° Guerra Mondiale nella Città di Giulianova e delegato dell’A.N.V.C.G. (Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra). La prof. Marcone e De Berardinis, dopo le tre proiezioni, hanno ufficializzato l’intento di candidare il docufilm al prossimo 23° Premio Internazionale della Fotografia Cinematografica Gianni Di Venanzo di Teramo. Anche il prof. Giuseppe Angelone e Walter De Berardinis inizieranno una collaborazione tesa alla raccolta di dati utili al riconoscimento da parte dello stato italiano per una Medaglia al Valor Civile per la popolazione civile giuliese vittima della guerra nel periodo 1943/1944. Anche Giulianova fu pesantemente colpita durante la 2° Guerra Mondiale – come è stato documentato dalle recentissime ricerche di De Berardinis nel saggio “Giulianova sotto le bombe nella 1° e 2° Guerra Mondiale” edito da Artemia editrice – a Giulianova si registrarono 24 morti immediati (2 fucilazioni da parte dei tedeschi). I bombardamenti degli angloamericani iniziarono il 12 ottobre 1943 per terminare il 14 giugno 1944. Oggi, la Piazza posta dietro il comune di Giulianova, su suggerimento dello storico locale, porta il nome di “29 febbraio 1944” in ricordo del pesante bombardamento sul centro storico dove morirono 10 persone, tra di loro il famoso giornalista giuliese Francesco Manocchia con il ferimento della moglie e dei suoi figli (Benny, Franco e Omero). Per non dimenticare la fucilazione da parte dei tedeschi di Vincenzo Alleva, reo di aver rubato dei cavi telefonici e di Flaviano Pultrone, perché si oppose alla consegna del proprio cavallo. Altro dato importante per la stesura della relazione storico-scientifica da consegnare al Ministero sarà la produzione di carteggi sugli spostamenti e gli arrivi degli sfollati provenienti dalle zone della linea Gustav: Ortona, Francavilla al Mare e Pescara. Il docufilm “Terra Bruciata” concorrerà al “Ciak d’Oro 2018” per le categorie miglior film e miglior regista.

Premio internazionale di Poesia “Pablo Neruda – Città di Capri” – La premiazione dei vincitori si svolgerà a Capri il 9 giugno 2018

 

 

18 maggio 2018

Premio internazionale di Poesia Pablo Neruda – Città di Capri

La premiazione dei vincitori si svolgerà a Capri il 9 giugno 2018

CAPRI – Si svolgerà il 9 giugno 2018, alle ore 10:30, presso la Sala consiliare del Comune di Capri, la cerimonia per la consegna dei riconoscimenti ai vincitori del Premio internazionale di Poesia “Pablo Neruda – Città di Capri”, prima edizione, organizzato dall’Associazione culturale internazionale VerbumlandiArt, in collaborazione con la Municipalità di Capri e con la poetessa caprese Annalena Cimino, presidente del Premio. Saranno presenti all’evento ospiti illustri della letteratura, della musica, dell’arte e del giornalismo. Il Premio è inserito nell’ambito del progetto di VerbumlandiArtLa Catena della Pace, della Difesa dell’Ambiente, della Giustizia”, che vede realizzate e programmate in Italia numerose manifestazioni artistiche e letterarie.

L’evento intende stimolare una riflessione profonda sulla creatività poetica, ponendo l’isola di Capri – “La regina di roccia“, come Pablo Neruda la battezzò -, con le sue ricchezze paesaggistiche, alla base di un confronto culturale e letterario tra le varie regioni d’Italia e con altre Nazioni. Un Premio, dunque, capace di offrire un’eccezionale vetrina agli Autori, italiani e stranieri, per costruire un ponte di proficuo dialogo con la popolazione locale e con il mondo, ponendo a confronto risultati ed esperienze differenti. E in effetti numerosa e qualificata è stata la risposta al bando del Premio da parte degli Autori, dall’Italia e dall’estero, con le loro opere in concorso.

Il Premio di Poesia Pablo Neruda – Città di Capri è nato con lo scopo di onorare la fama mondiale dell’isola e della città di Capri – dichiara Regina Resta, presidente di VerbumlandiArt per iniziativa della poetessa Annalena Cimino. Con vero piacere l’associazione Verbumlandiart ha organizzato l’evento, con la collaborazione della Città di Capri. VerbumlandiArt, che ha ottenuto nel 2014 la medaglia del Presidente della Repubblica per i suoi valori statutari e impegni culturali, ha realizzato il Progetto “La Catena della Pace, della salvaguardia dell’Ambiente, della Giustizia, con la Poesia, l’Arte, la Scrittura, la Musica, il Teatro, il Cinema, il Giornalismo” che unisce poeti, artisti, musicisti, attori, giornalisti, registi di tutto il mondo per costruire una civiltà dell’amore per la Pace, per la difesa dell’Ambiente, per la Giustizia, un progetto che cerca di diffondere i valori culturali delle varie nazioni e i sentimenti di collaborazione che, pur nel rispetto della propria identità etnica e culturale, possono nascere soltanto dall’empatia con le diversità culturali, dal dialogo e dal confronto con l’altro. Si può parlare di pace, di ambiente, di giustizia, con il linguaggio diretto e immediato della poesia e di tutte le arti.”

La Città di Capri – aggiunge la presidente Resta – con le sue incantevoli acque azzurre e la salubrità del territorio, è il luogo ideale per diffondere questi temi, per farla capofila di un progetto internazionale, perché la sua bellezza amplifica a dismisura l’importanza di certi temi, così cari anche a Papa Francesco «…Dio ci ha fatto dono di un giardino rigoglioso, ma lo stiamo trasformando in una distesa inquinata di «macerie, deserti e sporcizia» (Enciclica Laudato si’, 161). Non possiamo arrenderci o essere indifferenti alla perdita della biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi, spesso provocate dai nostri comportamenti irresponsabili ed egoistici».”


La Giuria del Premio, composta da Cinzia Baldazzi (Presidente, scrittrice e critico letterario), Annella Prisco (scrittrice), Sergio Camellini (poeta), Regina Resta (poetessa), Caterina Mansi (assessore alla Cultura Città di Capri) e Mario Staiano (già sindaco di Anacapri e imprenditore del settore turistico) hanno provveduto a valutare le opere presentate al concorso letterario, il cui termine per la consegna è scaduto il 30 aprile scorso. Assai laborioso il lavoro della Giuria, che ha valutato e selezionato gli elaborati poetici, esprimendo infine il giudizio con la graduatoria i primi classificati e per i premi speciali nelle diverse sezioni del Premio, che qui di seguito si riportano.

Goffredo Palmerini

RISULTATI FINALI PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA “PABLO NERUDA – CITTA’ DI CAPRI”, 1^ EDIZIONE

SEZ. A) – POESIA IN LINGUA ITALIANA, A TEMA

1. CARMELO SALVAGGIO – COME NERUDA
2. SILVANA STREMIZ – AMO IN TE IL PROFUMO DEL MARE
3. OTELLO SEMITI – LAMPEDUSA, ex aequo STEFANO CARANTI – VOLTARSI INDIETRO

MENZIONI D’ONORE

ALESSANDRA COSTANZO – BRICIOLE DI CUORE
ALFONSO GARGANO – M’ADDORMENTO E SOGNO IL MARE
CARLO SIMONELLI – DONNA ALLA FINESTRA
CARLO SOLIDORO – TRAMPOLINO
GIAMPIERO DONNICI – IL MARE DALL’ ALTO
LAURA PAVIA – IL MARE CHE MI NAUFRAGA DENTRO
MARCO VESCARELLI – IN RIVA A UN SOGNO
MARIA ANTONIETTA DOGLIO – SARÒ MARE
MICHELE GENTILE – UNA FINESTRA SUL MARE
MICHELE IZZO – IL MARE ALTROVE
VALTERO CURZI – SE TU VEDESSI

SEZ. B) – POESIA IN VERNACOLO, A TEMA

1.POETA GAETANO CATALANI – NT’A NU MAR’I NCHJÒSTRU
2.POETA ANTONIO BARRACATO – U MARI
3.POETA ANTONIO COVINO – TERRA ASSETTATA

SEZ. C) – POESIA IN LINGUA STRANIERA, A TEMA

ROMANIA

1. ALEXANDRA FIRITA – LE ACQUE TURCHINE
2. LILIANA LICIU – O FEREASTRĂ…SPRE MARE
3. TRANDAFIR SÎMPETRU – FĂRĂ TINE…

SERBIA
1. MILE LISICA – TAKO MI NEDOSTAJEŠ
2. MILOŠ MARJANOVIĆ – JEDNOM KADA ME POJEDE MRAK
3. ZORICA ĐUĐIĆ – MITIĆ – KAMENA LEPOTO

PREMI SPECIALI
1. BORISAV BORA BLAGOJEVIĆ – KO LI JE KRIV ?
2. KEMAL LJEVAKOVIĆ – EPITALAM
3. VESNA FOJKAR ĆIRIĆ – KADA VOLIŠ…

SEZ. F) – POESIA IN LINGUA ITALIANA, A TEMA LIBERO

1. GIUSEPPE BRUNASSO – TRA LE ORTICHE E LE VIOLE
2. GIUSY CAROFIGLIO – GLI ESTREMI RICONDURRANNO A NOI
3. CRISTINA PRINA – E LA NOTTE CHE PASSA

MENZIONI D’ONORE

ANITA NAPOLTANO – VOGLIA VERMIGLIA
ANNA SIANI – LASCIA CHE ENTRI
ANNAMARIA COLOMBA – IN PUNTA DI PENNA E DI CUORE
CLARA CHIARIELLO – PIOGGIA DI LACRIME
DOROTEA MATRANGA-MARE DI NOSTALGIA! (A MIO FIGLIO, MIGRANTE)

ELVIO ANGELETTI – I BAMBINI DI ALEPPO
MANUELA MAGI – SOSTANZIALMENTE DIVERSA
MARINELLA MANCA – ANIMA MIA…
RAFFAELE MESSINESE SOMMERSA LETTURA
RAYMONDE SIMONE FERRIER – ELEMENTO ACQUA, GRAZIE
ROBERTO ROSSI – PRENDO
SANDRA DE FELICE – L’EMOZIONE MI CATTURA IL CUORE

SEZ. G) – POESIA IN VERNACOLO, A TEMA LIBERO

1.CIRO IANNONE – ‘A FAMIGLIA
2 POETA ALFREDO SCOTTI – NUSTALGIA NAPULITANA
3 POETA VINCENZO CERASUOLO – AYLAN

MENZIONI D’ONORE

ANNA GENTILE – CHESTA SERA
FRANCESCO PAOLO MARIA GIULIANI – MESÈRIA
GINO ABBRO – ‘O STRUMENTO
GIULIANA CIBELLI – CAPRI MIA BELLA
MARIAPINA SACCO – TRAGARA
MAURO MILANI – IMMENSO
STEFANO BALDINU – EN L’IMMENSITAT DE UN RESPIR

SEZ. H) – POESIA IN LINGUA STRANIERA, A TEMA LIBERO

1. VINCENZO MONFREGOLA – ES LA TEMPORADA DE LA SEDA
2. MASSIMO PISTOIA – SUS OJOS
3. ROMANA D’ANGIOLA – A WINDOW ON THE SEA

 

MENZIONE D’ONORE

GIORGIA FONTANA DEL VECCHIO – LIBERTE’ D’AIMER

PREMI SPECIALI DEL PRESIDENTE
LORENZO SPURIO – PASEO DE GRACIA, ORE 17
ENZO BACCA – IL TARLO

PREMI SPECIALI DELLA GIURIA
CARMEN MOSCARIELLO – RABDOMANTE
ALFREDO GUARINO – CHICCHI DI POESIA

PREMIO DELLA CRITICA
FEDERICA MINNUNI – 16 OTTOBRE 1943
UMBERTO CORO – BUSSAMI …

PREMIO VERBUMLANDIART
CESARE NATALE – UN AMORE SENZA FINE
ROBERTO COLONNELLI – CRISALIDE D’ARGENTO

PREMIO DEL PRESIDENTE DEL CONCORSO
AMBRA LEMBO – IL MARE NELLE VENE
RICCARDO TIBERI – SPRAZZI DI GIOIA
VINCENZO ROSSANO – A TE

PREMIO SPECIALE OFFERTO DALLA FIDAPA SEZ. DI CAPRI
MANUELA DI MARTINO – INVERNO AMARO (LONDRA)

PREMIO SPECIALE UNA FINESTRA SUL MARE
GABRIELLA GIULIANI – AGHI DI MARE
ANNA CAPPELLA – PRELUDIO DI UN CANTO ANTICO
ROBERTA MENICONZI – UN SENTITO AMORE

PREMIO SEZIONE RAGAZZI SCUOLE PRIMARIE
SIRYA D’AGOSTINO – IL MARE CI RIVELA: I SUOI SEGRETI

IL 19 MAGGIO 1296 LA MORTE IN PRIGIONE DI PAPA CELESTINO V – di Mario Setta

 

 

IL 19 MAGGIO 1296 LA MORTE IN PRIGIONE DI PAPA CELESTINO V

di Mario Setta

SULMONA – Il 19 maggio 1296, in una cella del castello di Fumone, in provincia di Frosinone, moriva papa Celestino V. Non più papa, dopo le sue dimissioni avvenute il 13 dicembre 1294, ma prigioniero di Bonifacio VIII, suo successore. Era stato eletto papa il 5 luglio di quello stesso anno nel Conclave di Perugia e vi era rimasto 107 giorni, dal 29 agosto, data della sua incoronazione, al 13 dicembre. Il periodo di tempo, poco più di un anno, dopo le dimissioni, fu braccato, perseguitato, imprigionato. Un accanimento, lontanissimo dall’amore cristiano. Procurato da un vicario di Cristo. Aberrazioni della storia del Cristianesimo e del Cattolicesimo in particolare. Dal 1313, anno della sua elevazione sugli altari ad opera di Clemente V, il 19 maggio è il giorno della festività canonica di San Pietro Celestino, patrono – con San Massimo, Sant’Equizio e San Bernardino – della città dell’Aquila.

Eppure la vita di papa Celestino V era stata una vita pura, limpida, dedita completamente al bene del popolo. L’Alter Christus per eccellenza. Nato nel Molise, Pietro Angelerio, divenuto Fra Pietro da Morrone, intorno al 1246 si era stabilito all’eremo sul Morrone, con alcuni monaci. In precedenza era entrato nell’Ordine di San Benedetto, ma aveva lasciato il monastero per farsi eremita, passando tre anni sul monte Palleno (Porrara). Recatosi a Roma per studiare, nel 1239 era stato ordinato sacerdote.

Il 21 marzo 1274, recandosi a Lione dove papa Gregorio X era arrivato per il Concilio Ecumenico, ottiene la Bolla di confermazione dell’Ordine dei monaci morronesi di Santo Spirito. Al ritorno, nel luglio 1274, a L’Aquila, promuove la costruzione di un Santuario dedicato alla Madonna (Santa Maria di Collemaggio), consacrato il 25 agosto 1288. Nel 1292 alla morte del papa Niccolò IV, al conclave riunito a Perugia, le due fazioni contrapposte dei cardinali (Orsini e Colonna), non riescono ad eleggere il nuovo papa. Vi si reca il re di Napoli Carlo II d’Angiò con suo figlio Carlo Martello per metterli d’accordo. Ma non ottiene nulla. Lasciando Perugia, Carlo II e il figlio Carlo Martello vengono a Sulmona.

Il 6 aprile 1294 salgono a S. Onofrio e incontrano Fra Pietro, suggerendogli di scrivere una lettera ai cardinali riuniti in conclave. La lettera fa effetto e il 5 luglio 1294 Pietro da Morrone viene eletto papa, all’età di 79 anni. L’11 luglio i delegati si avviano verso Sulmona. Anche Carlo II col figlio si dirige verso Badia di Sulmona, ma stanco per il lungo viaggio, lascia che all’eremo salga suo figlio Carlo Martello insieme ai legati. Giunti all’eremo nella tarda mattinata, l’arcivescovo di Lione, Bernard De Gout, si inginocchia davanti a fra’ Pietro e gli consegna il decreto di nomina. Pietro si ritira in preghiera e in lacrime. Poi, dichiara di accettare la nomina.

Il 25 luglio il corteo parte per L’Aquila: Pietro su un asino e ai fianchi Carlo d’Angiò e Carlo Martello. Arriva a L’Aquila il 27 luglio, dove rimane per la consacrazione episcopale e per l’incoronazione papale che avviene domenica 29 agosto 1294 alla presenza di tutti i cardinali. Prende il nome di Celestino, forse per ricordare Celestino III che aveva approvato l’Ordine di Gioacchino da Fiore.

D’altronde era evidente e noto a tutti l’interesse e il rapporto che fra’ Pietro aveva stabilito con la teoria di Gioacchino da Fiore (1130-1202), secondo cui l’età dello Spirito Santo, dopo quella del Padre e del Figlio, era imminente, e avrebbe apportato il predominio della libertà, della grazia, della Pace e l’avvento del “Papa Angelico, il successore di Pietro che si eleverà in sublimi altezze”, al quale “sarà data piena libertà per rinnovare la religione cristiana e per predicare il Verbo di Dio… la gente non sguainerà la spada contro i propri simili e nessuno si addestrerà alla battaglia”. Sulla morte di papa Celestino V sono nate numerose illazioni, senza validi riscontri. Resta il fatto, inoppugnabile e indegno: un papa, Celestino V, deceduto in carcere!

Governance ambientale e città sostenibili – Dichiarazione di Roma 2018

 

 

Conferenza internazionale

Governance ambientale e città sostenibili

Campidoglio, Roma, 20-21 aprile 2018

 

ROMA – Si è svolta il 21-21 aprile 2018 in Campidoglio, a Roma, la Conferenza internazionale “Governance ambientale e città sostenibili”, su iniziativa della Fondazione ICEF (International Court of the Environment Foundation) e di Roma Capitale. La Conferenza, che è stata aperta e moderata da Amedeo Postiglione (direttore ICEF e Presidente Onorario aggiunto della Corte Suprema di Cassazione), ha mirato a sottolineare l’importanza di una governance ambientale globale per una nuova economia non più fondata sulla produzione e consumo di energie di origine fossile ma un modello che dia priorità alla conservazione e protezione della natura, nostra alleata nella lotta per la stabilizzazione del clima che inverta la tendenza disumanizzante delle città e megalopoli, nel segno della sostenibilità. Nel mondo globalizzato le città rappresentano aree particolarmente sensibili, ove smisurato è stato lo sviluppo fisico negli ultimi decenni. Ai tradizionali cronici problemi dei trasporti, dell’inquinamento atmosferico, visivo ed acustico, si aggiungono quelli connessi ai servizi (accesso all’acqua, all’energia, a spazi verdi sufficienti, ai valori culturali, etc.).

 

La governance delle città nel segno della sostenibilità è profondamente legata a quella del territorio a tutti i livelli, compreso quello internazionale (la sostenibilità dell’ecosistema complessivo). Per rispondere alle sfide presenti è urgente discutere delle città in un contesto più generale, ma egualmente concreto: la governance ambientale globale nei suoi vari aspetti, che risulta sempre più attuale in quanto l’esigenza di nuove regole della finanza e dell’economia, realmente efficaci in sintonia con organi internazionali nuovi di tipo esecutivo e giudiziario, nel rispetto dei principi di partecipazione, si fa sempre più pressante. Tra i temi che si sono discussi alla Conferenza, la riforma del modello delle Nazioni Unite unitamente alla riforma del modello finanziario, economico e commerciale; la creazione di una Corte Internazionale dell’Ambiente e la trasformazione dell’UNEP in un’Agenzia permanente. Infine, un focus sul percorso di Roma Capitale verso la sostenibilità ambientale ed energetica. A conclusione delle due intense giornate di lavori è stata stilata e votata la “Dichiarazione di Roma 2018”, il cui testo integrale per la sua rilevanza viene di seguito riportato.

DICHIARAZIONE di ROMA 2018

 (allegata, in originale)

 

Link:

DICHIARAZIONE IMPEGNO