Opera di Bruxelles, Castellucci rifà “Il Flauto Magico” di Mozart. La recensione

Opera Bruxelles, Castellucci rifà “Il Flauto Magico” di Mozart. La recensione

Via i preconcetti, via tutti quelle rappresentazioni viste e ascoltate nelle nostre vite precedenti: Il Flauto Magico di Mozart è stato riscritto, reinventato, personalizzato. Lo scorso 18 settembre alla Monnaie di Bruxelles ha avuto luogo un evento, probabilmente il primo grande avvenimento sociale della stagione. Alla prima dell’opera del compositore austriaco la regia del nostro Romeo Castellucci ha stupito tutti: spazzando ogni certezza, sconvolgendo canoni, rielaborando contenuti, sorprendendo il pubblico. Molti in sala, diciamocelo pure, presenti proprio perché una “première” socialmente imperdibile, non hanno saputo trovare una ragione e una logica nella messa in scena concepita dall’artista.

Nel primo atto tutto sembrava amalgamato: l’orchestra (egregiamente direttamente dal M° Antonello Manacorda, che ben si è saputo inserire nei silenzi e e nelle interruzioni della musica per dare spazio alla narrazione), la scenografia, gli artisti (cantanti, danzatori, figuranti, coro). Ogni elemento era fuso in un insieme che in un primo momento sembrava sminuire la portata e il contributo di ciascuno, ma che alla fine si è rivelato funzionale e perfettamente coerente con ‘l’ovattata giostra’ creata da Castellucci.

I colori tenui, la scena leggera, i costumi, le nuvole e le piume che sembravano di panna montata o di zucchero filato hanno fornito allo spettatore l’atsmofera di una storia dai contorni molto labili, a cavallo fra il reale e l’irreale. Da qui, dunque, l’ardita scelta della soppressione di dialoghi del libretto che aiutano a dare un contorno e un’introduzione ai personaggi che qui perdono una precisa connotazione e che è difficile distinguere: necessario, quindi, conoscere benissimo l’opera mozartiana per intuire i momenti che non hanno trovato spazio.

La seconda parte dello spettacolo cambia e sciocca ancora di più e l’etereo lascia spazio alla realtà: vengono narrate, dai protagonisti stessi, storie di donne e uomini condannati alla cecità o deturpati da incendi. Impossibile non ascoltarli: ma anche qui la scelta ha suscitato non poche perplessità forse perché un po’ troppo allungata, forse perché è un’altra cosa, un altro spettacolo.

Uno sguardo quello di Romeo Castellucci che preferisce guardare alla realtà vera degli individui. Una scelta coraggiosa da parte della Monnaie che ha aperto la stagione con una sfida di cui intuiva approccio e rischio.

Un’esperienza senza dubbio unica che si può vivere a Bruxelles fino al 4 ottobre 2018.

Giovanni Zambito

 

Invito – Marcello Mariani Forme dal Terremoto – Roma – Accademia di Belle Arti

Marcello Mariani (L’Aquila 1938-2017),
artista astratto di caratura internazionale, è diventato il simbolo dell’anima ferita ma indomita dell’Aquila dopo il devastante terremoto del 2009, dell’arte che non si arrende di fronte all’orrore per continuare a generare bellezza, ricucendo le fratture e suturando le ferite. Dopo aver perso studio e abitazione nel rovinoso sisma, lo si vedeva camminare in silenzio nella periferia dell’Aquila deturpata, lungo strade deserte di quartieri evacuati. E all’improvviso capitava di vederlo chinarsi per raccogliere polvere e frammenti di cemento, pezzi di intonaco frantumato, cornici salvate dal disastro. Li usava per creare nuove e bellissime opere astratte in cui c’è, anche fisicamente, tutta quell’apocalisse. Ma soprattutto in quei quadri, tutti del 2009, ed ora esposti all’Accademia di Belle Arti di Roma, si respira un senso di rinascita e di speranza, espresse anche dai colori leggeri, ariosi, mediterranei. In qualche modo, la ricostruzione della città è cominciata proprio da qui, da queste opere in cui l’artista rimette insieme i pezzi di quello che è andato distrutto per ridargli un senso ed una prospettiva volta verso l’avvenire. Lo si vede bene, tra i lavori in mostra, in un’opera di per sé unica nel suo farsi evidente e dichiarato “manifesto” della speranza che L’Aquila, pur ferita, fragile e lacerata, possa riprendere presto il volo. E ciò si lega anche alla costante riflessione dell’artista sul rapporto tra frammentazione caotica ed aspirazione alla totalità.

L’omaggio a Mariani presentato all’Accademia di Belle Arti di Roma, insieme alla mostra che gli verrà dedicata dal 1 ottobre nel Complesso del Vittoriano e promossa dalla Regione Abruzzo, apre idealmente la strada alla ricorrenza del decennale del terremoto, nella primavera dell’anno prossimo. In un legame indissolubile fra l’artista e la sua città natale, i “muri” da lui dipinti sono stati anche di buon auspicio e quasi di stimolo ideale per la rinascita di uno dei simboli della città, la cinta muraria trecentesca, oggi in gran parte restaurata dopo il terremoto del 2009. Insieme ad una quindicina di opere, tutte realizzate nel 2009, verranno esposti tre grandi quadri degli anni successivi che testimonieranno le stratificazioni di memorie, di segni, di voci, di storie dimenticate che animano i “palinsesti” dipinti da Mariani. E, quasi a colmare la perdita di ciò che è andato distrutto nel terremoto, saranno presentati alcuni straordinari scatti di Gianni Berengo Gardin, insigne maestro della fotografia italiana oltre che amico dell’artista, col suo reportage realizzato prima del sisma e dedicato a Mariani, al suo studio e ai suoi prediletti luoghi aquilani.

La mostra di Mariani presentata all’Accademia, presieduta da Mario Alì e diretta da Tiziana D’Acchille, si lega anche al profondo rispetto che l’artista nutriva per questa istituzione, soprattutto per il messaggio creativo ed etico trasmesso ai più giovani, per quel senso di memoria in divenire espresso anche dalle sue opere post-terremoto. E questo legame ideale troverà compimento anche nella donazione, da parte degli eredi, di un’opera dell’artista all’Accademia e nell’organizzazione di un laboratorio sulla pittura di Mariani aperto agli studenti e tenuto da due docenti dell’Accademia, Maria Teresa Padula e Vincenzo Scolamiero.

 

Gabriele Simongini

Ritrovarsi – Carla

 

Ritrovarsi

Carla

di Marlisa Albamonte

E’ stato presentato a Cosenza, nella suggestiva cornice dell’Area Archeologica della Biblioteca Nazionale di Cosenza, Ritrovarsi Carla (The Writer), un appassionante romanzo di Marlisa Albamonte.

Sono intervenuti all’iniziativa, moderata dallo scrivente: Rita Fiordalisi, direttore Biblioteca Nazionale di Cosenza; Maria Francesca Corigliano, assessore regionale alla Cultura; Maria Cristina Parise Martirano, presidente Società Dante Alighieri di Cosenza; Antonello Grosso La Valle, presidente Provinciale UNPLI (Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia), Concetta Grosso, presidente provinciale CIF (Centro italiano femminile) e l’autrice del volume.

Ritrovarsi Carla è un volume delicato e coinvolgente. Marlisa Albamonte in linea con i precedenti lavori (L’ho fatto per amore – Giulia; Il lilla bianco – Liliana e Partire per ricominciare – Isabella) racconta fatti, vicende e sentimenti di una figura femminile con uno scritto scorrevole e denso di umanità.

Cosenza, 20 settembre 2019

SILVIO RUBENS VIVONE

————————————————————————————————–

Ritrovarsi

Carla

di Marlisa Albamonte

Il cantante Angelo Seretti conclude la tournée estiva tra le miss

 

Il cantante Angelo Seretti conclude la tournée estiva tra le miss.

Angelo Seretti il cantante friulano che si esibisce cantando in 5 lingue conclude la stagione estiva con una serata di musica e spettacolo tra le Miss.
Il concorso ”Miss Blumare” premia da sempre il talento e la bellezza delle ragazze in tutt’Italia.
Sia l’anno scorso che quest’anno il cantante Angelo Seretti è stato scelto per intrattenere con le sue canzoni il folto pubblico accorso per molte tappe della gara di fascino.
Grazie alla sua voce e la spigliatezza che lo contraddistinguono Angelo si è subito fatto amare dalle persone presenti nelle piazze.Si conferma cosi un vero showman in grado di intrattenere il pubblico in modo piacevole e completo.
Proprio pochi giorni fa a Cornedo Vicentino insieme alle miss del concorso,si è cosi conclusa la tournée estiva del cantante.Inizia per lui ora una serie di date tra cui sono previste anche diverse aperture di concerto al collega ed amico Bobby Solo.
Angelo Seretti sta inoltre ultimando alcune nuove canzoni. Verranno registrate al   ”Master Studio” di Massimo Passon con sede a Udine.E’infatti fra i migliori studi di registrazione che abbiamo in Italia. Si parla anche di molti brani inediti scritti insieme ad altri grandi nomi della canzone Italiana.
I nuovi brani saranno poi inviati a varie radio in tutto il mondo. Angelo Seretti è infatti riuscito più volte ad entrare nella classifica delle radio nazionali.  Non solo, visto che le sue canzoni sono anche state e sono tutt’ora trasmesse anche all’estero. Infatti è entrato addirittura nella TOP 20 della classifica Euro Indie Music. Un’impresa piuttosto difficile visto che Angelo non ha alcun produttore con ampio budget o manager alle spalle. Da anni infatti ha preferito  la non certo facile strada dell’autoproduzione.
Vi invitiamo a seguire Angelo sui vari social network, li troverete tutte le informazioni che lo riguardano.Inoltre potete anche ascoltare la sua musica sul web.
Fred Di Tonno New Music.

 

L’eco d’Italia cambia Direttore

 

L’eco d’Italia cambia Direttore

Il giovane Pablo Mandarino scelto editore e direttore del prestigioso settimanale fondato da Gaetano Cario.

Il cambio generazionale è arrivato alla stampa italiana all’estero. Tutto un segnale di cambiamento quello dato dall’impresa editoriale L’eco d’Italia con la scelta del giovane Pablo Mandarino, giornalista del settimanale da oltre 10 anni, come nuovo responsabile della testata.

Il posto era rimasto vacante dopo la designazione dello scorso direttore Adriano Cario al Senato della Repubblica nelle elezioni del 4 marzo scorso. “Sebene mi sono svincolato dal settimanale dall’avvio della campagna elettorale, è per me un’orgoglio sapere che un giovane che ha cominciato da piccolo nell’associazionismo e nel giornalismo della nostra collettività occupi un carico così trascendentale”, ha detto il Senatore. “Sono sicuro che sarà all’altezza delle aspettative e svolgerà il suo compito con profonda passione”, ha sottolineato.

Il settimanale L’eco d’Italia fu fondato da Gaetano Cario nel 1962 a Montevideo, Uruguay. Dopo trasferirsi in Argentina, la testata è cresciuta con enorme notorietà trasformando Gaetano in un’esponente sociale e politico fondamentale per le comunità italiane nel continente grazie a convertire  il giornale in un vero strumento al servizio dei connazionali.

“Sarà una bella sfida – ha dichiarato Mandarino – sono consapevole dell’importanza e la responsabilità storica del posto che occuperò, ma tutti questi anni di lavoro nel giornale, all’interno della comunità italiana in Argentina mi hanno preparato per continuare la lotta dei miei predecessori”. Buon lavoro!

40 anni moriva a Torino p. Domenico da Cese

 

CRESCE LA DEVOZIONE VERSO P. DOMENICO DA CESE

Il Servo di Dio ricordato a Manoppello a quarant’anni dalla morte, anche con un libro pubblicato in Germania

di Antonio Bini

PESCARA – “Il tempo trascorso, invece di affievolire il suo ricordo, fa registrare un crescente seguito, anche da parte di persone che non lo hanno conosciuto in vita”. Sono sorpresi il v. postulatore della causa di beatificazione, Padre Eugenio Di Gianberardino, e il rettore del Santuario, Padre Carmine Cucinelli, a conclusione dell’evento organizzato nel Santuario del Volto Santo di Manoppello, per ricordare Padre Domenico da Cese a quarant’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 17 settembre 1978 a Torino, a seguito di un incidente stradale. La celebrazione della messa, è stata preceduta da un incontro al quale hanno partecipato numerose persone, giunte a Manoppello da ogni parte d’Italia e anche dall’estero per testimoniare la loro devozione a P. Domenico da Cese, anche fornendo dichiarazioni scritte. Non sono mancati pellegrinaggi appositamente organizzati da Ruvo di Puglia, Andria e Civitavecchia, anche se nella sala San Damiano, attigua alla basilica, sono potuti entrare a malapena i devoti più strettamente legati alla figura del cappuccino marsicano.

Introducendo l’incontro, P. Carmine Cucinelli ha illustrato il complesso iter avviato nei mesi scorsi per dare sepoltura nella basilica del Volto Santo dei resti mortali di P. Domenico da Cese, per la quale è stato curato un apposito progetto, ricordando che la questione si pose sin dai giorni immediatamente successivi la scomparsa del confratello. Infatti, da una lettera recentemente ritrovata nell’archivio del convento, emerge come l’assistente spirituale dell’Associazione del Volto Santo di Ruvo di Puglia, don Vincenzo Amenduni, in data 30 ottobre 1978, espresse caldamente, a nome di una comunità di fedeli più vasta della stessa associazione, il desiderio che la salma del venerato Padre Domenico da Cese trovasse sistemazione nel Santuario del Volto Santo di Manoppello. In proposito appare interessante cogliere le motivazioni che il sacerdote, a nome degli associati e altri fedeli, sostenesse a motivo della richiesta, ricordando che “Padre Domenico ha svolto la sua attività religiosa e sacerdotale nel Santuario, rimanendo definitivamente legato allo zelo col quale ha diffuso la devozione al Volto Santo facendosi sapiente guida morale e spirituale di quanti hanno visto in lui un padre generoso che non ha risparmiato fatiche per la formazione di molti fedeli provenienti a Manoppello da ogni parte d’Italia e d’Europa”.

Ci sembrano espressioni che ben rappresentano lo straordinario rapporto tra P. Domenico e il Volto Santo, di cui fu tenace e appassionato divulgatore, nella certezza della sua autenticità, che appare inscindibile – ieri come oggi – anche a quanti solo di recente si sono avvicinati alla conoscenza o allo studio della figura del frate e della stessa storia del Volto Santo, riemerso dall’oblio e nei suoi significati nella storia del cristianesimo soltanto negli ultimi anni. Lo stesso P. Carmine ha rivolto un affettuoso ringraziamento ai nipoti del cappuccino per aver dato il consenso al trasferimento delle spoglie di P. Domenico dalla cappella privata del cimitero di Cese, con una lettera congiunta nella quale si sono detti certi che la sua volontà sarebbe stata quella di rimanere vicino all’amato Volto Santo. Dopo che nel 2015 la Congregazione per le cause dei santi ha riconosciuto al cappuccino la qualità di Servo di Dio, nel salone dedicato agli ex voto è stata esposta una gigantografia di P. Domenico con una copia del Volto Santo in mano, con un registro aperto ai visitatori che raggiungono il Santuario, continuando a seguire il suo insegnamento.

P. Eugenio ha poi coordinato l’esposizione di numerose testimonianze di devoti, miracolati, o di personali esperienze di fatti straordinari, anche da parte di persone che si sono accostate alla conoscenza di P. Domenico solo negli ultimi anni, come ad esempio, una signora di Taranto, che ha raccontato il drammatico caso di una congiunta. Diverse e anche singolari alcune storie personali e familiari, anche di figli che raccontano le vicende dei propri genitori, come la gioia all’arrivo delle lettere di P. Domenico, il costante invito alla preghiera e alla venerazione del Volto Santo. Il superamento degli effetti di gravi incidenti stradali, come raccontato da una signora venuta dalla Francia e di altre gravissime patologie, affrontate con la preghiera e con avvertita vicinanza del Servo di Dio. Altri ancora hanno riproposto il misterioso rapporto tra Padre Domenico e Padre Pio da Pietrelcina, con storie che oltrepassano qualsiasi capacità di comprensione secondo gli ordinari meccanismi del ragionamento umano. L’intervento di P. Eugenio ha spesso offerto pacate riflessioni sul piano religioso rispetto a singole testimonianze. Tra i vari religiosi convenuti, significativa l’emozionata presenza di P. Luciano Antonelli e P. Pietro De Guglielmo, confratelli dell’indimenticato P. Domenico nel convento di Manoppello in quel lontano 1978. Il primo (ora all’Aquila) era il superiore, mentre il secondo (ora a Penne) fu incaricato di recarsi a Torino per assistere P. Domenico morente.

Particolare affetto è stato mostrato da molte persone nei confronti di fr. Vincenzo d’Elpidio, presente all’evento, che fu amico di P. Domenico e che da anni è impegnato nel sostenere la causa di beatificazione del confratello, di cui conosceva bene lo straordinario carisma, la semplicità, la totale disponibilità nei confronti degli umili e dei sofferenti e la sua instancabile dedizione alla causa del Volto Santo, che l’aveva anche portato a Torino per l’ostensione della Sindone, in quel suo ultimo viaggio, con il tragico epilogo che avrebbe peraltro previsto. Abbiamo sentito l’anziano frate confidare ad alcune persone che lo salutavano familiarmente del suo desiderio di assistere alla sepoltura di P. Domenico a Manoppello prima di lasciare questa terra. Ha seguito l’evento anche la giornalista Aleksandra Zapotoczny, che ha collaborato nel processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II e che recentemente ha pubblicato il libro “Vivi dentro di noi”, edito anche in Italia da Mondadori e contenente una interessante rassegna di testimonianze che hanno portato alla beatificazione del papa polacco. In occasione dell’evento, è stato anche presentato il libro “Padre Domenico da Cese, cappuccino: un biografia illustrata”, a cura di sr. Petra-Maria Steiner, edito da Vita Communis, Waiblingen (Germania), anche con separata edizione in lingua tedesca.

Si tratta di una interessante biografia dell’apostolo del Volto Santo, raccontata attraverso un ricco corredo fotografico e di documenti, in gran parte inediti, che l’autrice ha provveduto negli ultimi anni a raccogliere e archiviare nel convento di Manoppello, e relativi a periodi trascorsi anche in altri conventi, tra cui Avezzano, Penne, L’Aquila (dove fu anche cappellano nel locale ospedale), Vasto, Sulmona, Luco dei Marsi, Campli, Caramanico Terme, prima dell’assegnazione al convento di Manoppello, avvenuta nel 1966. Per la prima volta risultano documentate alcune vicende del periodo in cui P. Domenico fu cappellano militare di guerra a Trieste e poi in territori della ex Jugoslavia e quindi una serie di interessanti articoli pubblicati sulla rivista cattolica austriaca Grüß Gott” (in italiano, “Saluto il Signore”), di cui era responsabile la sig.ra Ida Loidl, che, quando P. Domenico era in vita, organizzava pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo e a Manoppello.

La pubblicazione, introdotta dallo scrittore Paul Badde, è destinata ad aprire ulteriori prospettive di ricerca sulla vita del frate. Circostanze che fanno riflettere su quello che lo stesso P. Domenico sosteneva quando diceva di non desiderare che si parlasse di lui, cosa che si sarebbe potuta fare soltanto dopo la sua morte. Sono intervenuti alla presentazione del libro anche la traduttrice dell’edizione in lingua italiana, prof.ssa Wilma Peruzzi, e Dirk Weisbrod, bibliotecario di Bonn, che ha collaborato alla redazione del volume. “P. Domenico è vivo tra noi grazie anche alla vostra presenza e al vostro ricordo”, ha detto P. Carmine Cucinelli, rettore del Santuario, nel ringraziare per la partecipazione, a conclusione della messa, seguita da centinaia di persone, che hanno occupato anche le navate laterali della basilica.

Gocce di Perdono uniscono i popoli – La Fonte di Pietro Celestino

 

La rinascita della casa degli artisti a Milano

 

La rinascita

della Casa degli Artisti

a Milano

MILANO. Progettata nel 1909 e concepita dai mecenati fratelli Bogani, come edificio “ad uso esclusivo di laboratori artistici” per scultori, pittori e fotografi residenti nella zona di Brera, la Casa degli Artisti è una testimonianza di mecenatismo culturale, unica a Milano e rarissima in Europa.

Costruita tra il 1910 ed il 1911 all’incrocio tra corso Garibaldi e via Tommaso da Cazzaniga, la Casa degli Artisti precorse l’architettura razionalista e diventò ritrovo di Bohèmien e Scapigliati milanesi. Dal dopoguerra l’immobile ha subito un costante degrado fino a diventare inagibile.

Finalmente, il 20 giugno 2018 è arrivata l’ora della Conferenza Stampa da parte di Fabio Arrigoni e Elena Grandi, rispettivamente presidente e vicepresidente del Municipio 1, e di Filippo Del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano. La Conferenza Stampa ha fatto sapere a tutto il mondo che la Casa degli Artisti tornerà ad essere centro vitale dell’arte e della cultura.

Si tratta di una rinascita resa possibile grazie a una virtuosa sinergia tra pubblico e privato. La Ducale S.p.A., società di sviluppo immobiliare del Gruppo Tecnocasa, contestualmente alla realizzazione del nuovo progetto “Habitaria Corso Garibaldi 95”, ha effettuato due preziosi interventi per la città di Milano: una nuova viabilità pedonale attraverso il complesso, per l’accesso ai giardini di via Tommaso da Cazzaniga e, soprattutto, il recupero integrale della vicina Casa degli Artisti.

La Ducale si è impegnata con il Comune di Milano nel riconsegnare alla città un pezzo di storia attraverso un ripristino il più fedele possibile all’originale, adeguandolo all’attuale uso nell’ambito di un rinnovato decoro urbano. Per la realizzazione, coniugando tradizione e architettura moderna e con lo scopo di offrire la più alta qualità nel rispetto dell’ambiente, sono state adottate le tecnologie più avanzate con soluzioni innovative per riscaldamento, condizionamento, geotermia, domotica, ventilazione meccanica controllata e fotovoltaico.

“Dal punto di vista architettonico – specificano Aldo Fontana e Tanja Bekjarova, progettisti e direttori lavori de La Ducale – si è voluto recuperare il contenitore culturale preservando l’integrità di parti originarie evidenziandone il loro carattere di autenticità. Gli spazi interni assumono così una nuova percezione reinterpretandoli con elementi contemporanei”.

L’affascinante storia della rinata Casa degli Artisti ha coinvolto tutti i partecipanti all’Annuale Conferenza Nazionale sul mercato immobiliare del Gruppo Tecnocasa, che si è svolta al pianterreno in data 13 settembre 2018. Il video di natura storica e il discorso di Luigi Cavuoto, presidente de La Ducale, hanno fatto venire i brividi ai presenti, rendendoli consapevoli sia di cosa è stato realizzato nel nome della bellezza, sia del dover diffondere quella bellezza a tanti.

Al riguardo il Municipio 1 ha pubblicato il 12 giugno 2018 il bando di gara per la gestione degli spazi, il cui canone di affitto è stato stabilito in 49.216 Euro. La concessione avrà una durata di 12 anni. Chi si aggiudicherà il bando dovrà gestire l’ospitalità degli artisti e le attività artistiche e culturali per le quali la casa è stata destinata fin dalle sue origini.

La palazzina, costituita da tre piani fuori terra, più tre ampi terrazzi, vedrà al pianterreno un’area aperta al pubblico e un ampio coffee shop che si estenderà anche all’esterno, attraverso una pensilina coperta che affaccia sul piccolo giardino segreto oggi curato dal Wwf.

Gli artisti di tutto il mondo avranno a Milano un luogo dove lavorare, farsi conoscere, creare reti e sinergie, fare nuove esperienze. L’edificio restaurato avrà, per volontà del Comune di Milano e del Municipio 1, la stessa funzione per cui è stato costruito: quella di casa degli artisti, con grandi atelier dove lavorare e spazi espositivi aperti al pubblico. Al pianterreno della casa, che sarà sempre aperto al pubblico, sarà inoltre possibile organizzare eventi, mostre, allestimenti.

La rinascita della Casa degli Artisti consentirà a Milano di accrescere significativamente la sua naturale vocazione alla cultura.

Aver ridato splendore ad un edificio di grande pregio architettonico è un caso esemplare di unione di intenti tra pubblico e privato, una ripresa del mecenatismo culturale da parte di imprenditori illuminati che ha reso grande il nostro Paese a partire dal Rinascimento.

Non resta che attendere la chiusura del bando per la scelta di chi avrà in concessione per dodici anni la Casa degli Artisti.

Il festival “L’Eredità delle Donne” si presenta – Diretto da Serena Dandini – Dal 21 al 23 settembre 2018 – Firenze

L’EREDITÀ DELLE DONNE

LE NOSTRE GIORNATE DEL PATRIMONIO

 

PRIMA EDIZIONE con la direzione artistica di SERENA DANDINI

Image

Firenze, dal 21 al 23 settembre 2018

Serate speciali, talk, incontri, visite guidate, percorsi urbani, reading, rassegne cinematografiche, spettacoli, concerti e tant’altro

in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio

 

Manifestazione promossa e sostenuta

da Fondazione CR Firenze e da Elastica

Tre serate teatrali originali ideate e condotte da Serena Dandini per mettere in scena capacità, biografie e professionalità diverse a rappresentare tutte le sfumature del talento femminile. La partecipazione straordinaria di Ségolène Royal per siglare il gemellaggio con Parigi. Quasi 100 appuntamenti26 location da visitare e da scoprire, e 140 ospiti nazionali e internazionali, tra cui alcune Grandi Madri come Franca ValeriLina Wertmüller e Natalia Aspesi, poi il Premio Pulitzer Jhumpa Lahiri.

La prima edizione del festival L’Eredità delle Donne sta per invadere la città di Firenze, dal 21 al 23 settembre. Nel segno dell’Elettrice Palatina, ovvero Anna Maria Luisa de’ Medici, e con un messaggio augurale di Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, nominata come seconda donna a coprire questo ruolo dal Presidente Clinton.

 

Fulcro centrale del festival saranno le tre serate inedite curate, dirette e condotte da Serena Dandini (Direttore artistico di tutto il festival) al Teatro della Pergola e al Cinema Teatro Odeon. I tre eventi-spettacolo focalizzeranno la forza pulsante del festival che, dando luce in maniera del tutto originale al grande contributo delle donne alla storia dell’umanità, è riuscito in breve tempo a diventare patrimonio della città per un pubblico nazionale.

 

Si parte venerdì 21 settembre (Teatro della Pergola, ore 20.15), con l’apertura ufficiale alla presenza di Dario Nardella, Sindaco di Firenze, e di Umberto Tombari, Presidente Fondazione CR Firenze, l’Istituzione che ha promosso e sostenuto il progetto assieme ad Elastica, società di comunicazione ed eventi che ha avuto l’idea.

 

A dare subito il timbro alle tre serate teatrali sarà la prima ospite internazionale: Ségolène Royal, politica francese già candidata all’Eliseo, in dialogo con Serena Dandini. A seguire il talk, sempre condotto dalla Dandini, «Dacci oggi il nostro fare quotidiano: le cre-attive» con grandi personalità provenienti da diversi settori e ambiti della cultura. Sono Suad Amiry, scrittrice e architetto palestinese, Liza Donnelly, vignettista del New Yorker che disegnerà live i contenuti della serata, Amalia Ercoli-Finzi, prima donna ingegnere aerospaziale, Cecilia Laschi, bioingegnere e pioniera nel campo della robotistica soft, e la scrittrice Angela Terzani Staude.

 

Sabato 22 settembre (Cinema Teatro Odeon, ore 21) sarà la volta de L’Abbecedario delle donne, una serata di speech teatrali dal ritmo serrato affidato a donne di grande capacità narrativa per illustrare le parole chiave di un mondo riscritto al femminile. In scena le scrittrici Silvia AvalloneTeresa Ciabatti e Michela Murgia, le attrici Anna BonaiutoLunetta SavinoAlessandra FaiellaFrancesca ReggianiMarica Branchesi, astrofica italiana definita dal Time come una delle 100 persone più influenti del mondo, Donatella Carmi Bartolozzi, Vice Presidente della Fondazione CR Firenze, e Livia Sanminiatelli Branca, nipote di Donna Elena Corsini.

 

L’ultima serata – domenica 23 settembre (Cinema Teatro Odeon, ore 21) – si aprirà con l’intervista di Serena Dandini a una decana del giornalismo nazionale, Natalia Aspesi. Si prosegue con il talk «Nessuna donna è un’isola: una per tutte e tutte per una» che vedrà la presenza sul palco della spagnola Itziar Ituño, nota per il suo ruolo dell’ispettore Raquel Murillo nella serie La Casa di CartaDori Ghezzi, autrice e presidente della Fondazione De Andrè, Elena Ioli, fisica e reduce da una spedizione scientifica tutta al femminile in Antartide, Donatella Lippi, storica della medicina a capo di  una ricerca internazionale sulle salme della famiglia Medici, la giurista Livia Pomodoro e l’attrice Carla Signoris.

 

L’Eredità delle Donne, festival dedicato al contributo della donna nei vari campi del sapere attraverso i secoli, animerà il capoluogo fiorentino in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, in gemellaggio con l’evento Les Journées du Matrimoine di Parigi e dedicato alla figura di Anna Maria Luisa de’ Medici, nota come l’Elettrice Palatina, ultima della dinastia medicea e icona del mecenatismo al femminile (celebrata in questa tre-giorni con appuntamenti alle Cappelle Medicee e a Villa la Quiete) .

 

Il progetto è patrocinato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dal Comune di Firenze e dall’Estate Fiorentina, con la partnership di Gucci, con il contributo di Poste ItalianeIntesa Sanpaolo e Banca CR FirenzePitti Immagine e “Tuscany, la bellezza della carta”, un marchio di Cartiere Carrara, in collaborazione con Publiacqua SpA, con Unicoop Firenze come sponsor tecnico, in gemellaggio con HF Ile-de-France e con l’Associazione MèMO. Media partnership di RAI Radio 2.

 

HIGHLIGHTS DEL PROGRAMMA

 

Il programma si snoderà tra diversi appuntamenti inediti, svelamenti, anteprime e con aperture straordinarie del patrimonio artistico cittadino, tra cui la quadreria di Palazzo Corsini. Poi spunti di riflessione al Caffè Letterariovisite guidate per le famiglie e i bambini, percorsi urbani in bicicletta e una rassegna di documentari selezionati e presentati dalla regista Adele Tulli.

Di cinema si parlerà anche negli eventi organizzati al Cinema La Compagnia, organizzati in collaborazione con Quelli della Compagnia di Fondazione Sistema Toscana: sabato 22 settembre, serata con la straordinaria partecipazione dell’attrice Franca Valeri che, insieme a Serena Dandini, presenterà la proiezione del suo film “Il segno di Venere”; sempre sabato, alle ore 20.30 al Cinema La Compagnia la scrittrice Elena Stancanelli intervisterà Lina Wertmüller, prima donna candidata all’Oscar come regista (introducono Maresa D’Arcangelo e Paola Paoli del Festival internazionale Cinema e Donne), e a seguire il film “Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti”. Alice RohrwacherFrancesca MarcianoMaura MisitiVelia Santelli e Adele Tulli (condotte da Simonetta Fiori) animeranno l’incontro “Il senso delle donne per il cinema” (sabato, ore 19, Cinema La Compagnia).

 

Di grande emozione l’appuntamento con Jhumpa Lahiri, scrittrice statunitense di origine indiana e vincitrice del Premio Pulitzer, che si racconterà insieme a Pierluigi Battista in occasione dell’uscita del suo ultimo libro “Dove mi trovo”, portato in scena con letture di Lunetta Savino (domenica 23, al Cinema Teatro Odeon alle 18.30).

 

Il festival ospita anche il punto di vista maschile, con la lectio di Stefano Bartezzaghi “Cosa ci andavano a fare le donne di mondo, a Cuneo?” (sabato 22 alle ore 18.00 allo Spazio Alfieri), e Telmo PievaniFederico Taddia e la Banda Osiris con “Il maschio inutile”, spettacolo teatrale in scena allo Spazio Alfieri domenica alle ore 16.

 

Donne che fanno notizia” è il talk al Cinema Teatro Odeon il 22 settembre alle 18.30 con le giornaliste Lucia Goracci e Fiorenza SarzaniniAnnamaria Testa, esperta di comunicazione, la scrittrice Igiaba Scego e il giornalista e scrittore Adriano Sofri (modera  Tiziana Ferrario). In programma anche l’incontro “Protagoniste dell’industria culturale” il 23 settembre alle 18.00 alla Terrazza della Biblioteca delle Oblate con la partecipazione di Ilaria Bortoletti Buitoni, già sottosegretario al MIBACT, la collezionista d’arte Valeria Napoleone, l’imprenditrice Giannola Nonino, la gallerista Lia RummaPatrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente dell’omonima Fondazione e Silvia Foschi, Responsabile Patrimonio Storico Artistico e Attività Culturali Intesa Sanpaolo. Modererà la giornalista Michela Ponzani.

 

L’Eredità delle Donne celebra un’altra grande protagonista della cultura e dell’arte con le visite guidate alla mostra “Marina Abramovic. The Cleaner” condotte in esclusiva per il festival dal critico Costantino D’Orazio. Infine, atelier d’artiste aperti al pubblico domenica, visite alla scoperta del Cimitero degli Allori e alle icone della Medicina fiorentina.

 

Si parlerà di musica nella serata “Melodie di sabato 22 (ore 19.30) alla Basilica di Santa Crocecon Cristina ScabbiaDori GhezziLadyvetteChiara GaliazzoIrene Grandi, conduce Gino Castaldo, con la partecipazione di Ernesto Assante. Assante e Castaldo saranno i protagonisti anche dell’appuntamento “Le voci femminili della musica – Speciale lezione di rock” (sabato, ore 16, Spazio Alfieri).

 

Fondazione CR Firenze partecipa al programma con due proprie iniziative dedicate al tema del festival. Nello spazio mostre della Fondazione (Via Bufalini 6) è allestita dal  settembre al 18 novembre la mostra “Artiste. Firenze 1900 – 1950”. L’esposizione ha per perno le figure di Leonetta Pieraccini e Filide Giorgi che furono unite da una profonda amicizia. Allieve di Giovanni Fattori all’inizio del Novecento, si interessarono alle novità artistiche internazionali, dimostrandosi pittrici di grande qualità. E’ stato anche prodotto il libro “Venti donne in Toscana” di Silvio Balloniin uscita in occasione del festival. Il volume ripercorre in 20 biografie di donne fiorentine o che hanno a lungo vissuto a Firenze, identificandosi tout court con la città, la storia della presenza femminile nella cultura, nelle arti e nella politica in Toscana tra la seconda metà del Settecento agli anni Duemila. Il libro sarà presentato all’interno del Caffè Letterario con la partecipazione dell’autore Silvio Balloni e Carlo Sisi, membro del Consiglio Scientifico del Mart di Rovereto e Direttore della Commissione Tecnica Arte della Fondazione CR Firenze, con la moderazione dello scrittore Luca Scarlini. In più, il libro sarà il protagonista delle ciclovisite del festival: a partire proprio da questo volume, in collaborazione con MUS.E Firenze, saranno organizzate nella giornata di domenica 23 settembre delle visite guidate in bicicletta che invitano a scoprire, pedalando per le vie del centro di Firenze, storie sorprendenti di donne altrettanto sorprendenti.

 

Tra gli eventi, anche l’open discussion e il workshop gratuito (su iscrizione, entro il 18 settembre) di arte visiva con una delle figure di spicco del panorama italiano dell’arte urbana: MP5. I due eventi si svolgeranno sabato 22 e domenica 23 settembre al MIP Murate Idea Park con un format professionale e all’avanguardia per tutti coloro che apprezzano o vogliono scoprire le peculiarità dell’intervento artistico nello spazio urbano. L’evento è organizzato in collaborazione con Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e MUS.E Firenze.

 

Infine, le strade di Firenze saranno invase sabato pomeriggio dalla Caccia al Tesoro Fotograficadell’Eredità delle Donne che partirà alle ore 15.00 da Piazza Santa Maria Novella. Le iscrizioni sono aperte sul sito ereditadelledonne.eu e disturbo.net

 

IL PROGRAMMA COMPLETO E RAGIONATO SULLA PRESS ROOM DEL SITOhttp://ereditadelledonne.eu/sala-stampa/

 

BLOG

 

Sarà possibile rimanere costantemente aggiornati sui contenuti del festival grazie alla redazione livedi Fenysia – Scuola dei linguaggi della cultura che curerà la sezione blog del sito www.ereditadelledonne.eu, seguendo tutti gli eventi principali con interviste e materiale video e fotografico.

 

INFORMAZIONI UTILI

 

TITOLO: L’Eredità delle Donne. Le nostre Giornate del Patrimonio

QUANDO: dal 21 al 23 settembre 2018

DOVE: Firenze

 

L’ACCESSO A TUTTE LE INIZIATIVE È GRATUITO fino ad esaurimento posti. In alcuni casi è richiesta la prenotazione al sito www.ereditadelledonne.it

 

CONTATTI:

ELASTICA | info@elastica.eu | 051.221411

 

SITO – www.ereditadelledonne.eu

FACEBOOK- https://www.facebook.com/ereditadelledonne/

INSTAGRAM – https://www.instagram.com/ereditadelledonne/

 

Image

Pressoffice

Image

Culturalia di Norma Waltmann per Elastica

Bologna, Vicolo Bolognetti 11

Tel. 051 6569105; Mob. +39  392-2527126

info@culturaliart.com – www.culturaliart.com

Image

Riccardo Galli

Responsabile Relazioni, Comunicazione Istituzionale e Ufficio Stampa

Fondazione CR Firenze

Via Bufalini 6, 50122 Firenze

Tel. 0555384503 – Mob. +39 3351597460 – riccardo.galli@fcrf.it

Con la collaborazione di Federica Sanna – Mob. +39 333 4885476 – federica.sanna@gmail.com

Image

CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

 

Agenzia di comunicazione e ufficio stampa

 

tel : +39-051-6569105 mob: +39-392-2527126

 

email: info@culturaliart.com web: www.culturaliart.com

 

Elogio dei pochi – di Mario Setta

ELOGIO DEI POCHI

di Mario Setta

In un tempo in cui si guarda ai grandi numeri, alle moltitudini, all’auditel, alle manifestazioni oceaniche sindacali o politiche, sembrerà anacronistico elogiare i pochi. Ma l’elemento che caratterizza l’attualità, valido per ogni epoca, è uno solo: il senso della vita. Il progresso in questo campo non dipende dal semplice scorrere del tempo, ma dalla capacità che ha l’uomo di capire la lezione del passato. L’acquisizione di una verità non dipende dalla quantità di coloro che la condividono, ma dalla sua validità oggettiva. 

Gli aforismi di Eraclito, un filosofo del V sec. a.C., sono ancora di grande attualità. “Uno per me è diecimila, se è il migliore”, affermava, volendo così accentuare il valore dell’aristocrazia dello spirito. Forse perché riteneva fosse più facile trovare un uomo buono, onesto, generoso, piuttosto che un popolo buono, onesto, generoso. Eraclito conduceva fino all’esasperazione la difesa dell’uno e dei pochi, affermando che “solo i pochi sono buoni e i molti non valgono nulla, e pensano soltanto a saziarsi come bestie”.

Nonostante la forma paradossale delle sue invettive, resta la validità del suo pensiero. Aprire, oggi, un dibattito sul tema della “aristocrazia dello spirito”, sarebbe la forma migliore per ridare centralità al problema politico. Politica non è solo amministrazione della cosa pubblica, dialettica parlamentare, gestione del potere, ma è anche interesse culturale, sensibilità ai valori umani.

Se la televisione è lo specchio in cui si riflette la società italiana, il giudizio che se ne deduce non può che essere deludente. È il trionfo della rozzezza, della volgarità, dell’ignoranza, della banalità. Si resta stupefatti di fronte a spettacoli insignificanti, spesso insulsi e scandalistici, premiati da un alto grado di share. Che milioni di persone restino impalate a vedere scene d’una stupidità disarmante è un sintomo preoccupante del declino della civiltà. Se uno spettacolo televisivo, per avere successo, deve rivolgersi a persone di cultura elementare, la televisione non tenderà mai a migliorare un popolo, ma ne aumenterà l’ignoranza, la dipendenza, l’arretratezza. Ma, forse, è proprio ciò che vuole il “padrone”. Un “grande fratello”, che ha capito la lezione freudiana, secondo cui “la massa desidera essere governata da una forza illimitata”.

Nel romanzo “1984” di George Orwell, il teleschermo è la voce del grande fratello: “Nessuno ha mai visto il Grande Fratello. È un volto sui manifesti, una voce che viene dal teleschermo. […] Winston pensò al teleschermo e al suo orecchio in perenne ascolto. Potevano spiarti giorno e notte, ma se restavi in te potevi ancora metterli nel sacco”. Il romanzo di Orwell è ancora oggi di una attualità drammatica, perché non riguarda più una nazione o un sistema politico, ma il mondo intero.

Oggi la massificazione non è più un pericolo incombente. È una catastrofe. Già nel 1930, Ortega y Gasset nell’opera “La ribellione delle masse”, aveva sostenuto che il comportamento della massa non può che essere il “linciaggio”, rappresentato nei film di David Lynch. L’America, “paradiso delle masse” e l’Italia di Mussolini, in cui la libertà era stata annientata da un regime totalitario, offrivano l’esempio lampante della massificazione. Che, comunque, secondo Ortega, presentava anche un aspetto positivo, sottolineando: “quando arriva al massimo sviluppo, automaticamente comincia il suo declino”.

Era ottimista, allora, ma pochi anni dopo avrebbe assistito al grande “linciaggio” della guerra civile spagnola e della seconda guerra mondiale. Tuttavia le parole con le quali concludeva la sua opera erano un monito che gli europei di allora non ascoltarono e che anche oggi meritano di essere profondamente meditate: “Il vero problema è che l’Europa è rimasta senza morale”. L’affermazione dei totalitarismi in Europa dipendeva dall’eclissi della morale.

Il rapporto individuo/società è un problema morale, prima che politico. Uno dei temi più scottanti e studiati, sotto il profilo sociologico e psicologico. Ma non è sufficiente. Uno Stato deve offrire valide garanzie perché ciascuno sia posto in condizione di realizzarsi. E per farlo, ricorrendo ai suggerimenti terapeutici di Freud, l’uomo deve soddisfare due esigenze fondamentali: amare e lavorare (“Lieben und arbeiten”). Sono queste le peculiarità che rendono gli uomini diversi l’uno dall’altro. Ma spesso essi rinunciano alla diversità per omologarsi.

Un dilemma analizzato, già molto tempo fa, da Riesman ne “La folla solitaria”. Se gli uomini, per eludere l’angoscia delle scelte, accettano di essere eterodiretti, la massificazione ne diventa logica conseguenza. Soli nella folla. Che sia già in atto la catastrofe sono pochi ad averne consapevolezza. Pochi e tacciati come prefiche, iettatori, uccelli del malaugurio. Per l’Italia la massificazione all’insegna della Tv è un destino esecrabile, anche con l’avvicendamento dei padroni di turno. Contro il pericolo della regressione di massa, non c’è che un rimedio: l’uso critico della ragione.

Ma negli anni più recenti l’umanità sta vivendo l’ubriacatura da social network. I mezzi di comunicazione diventano oggetti e soggetti di vita. E come tutti gli strumenti mediatici in sé non sono né buoni né cattivi. Dipendono dall’uso che se ne fa. Alla televisione, trionfo della rozzezza, della volgarità, dell’ignoranza, sembra essere subentrata una televisione personale, altrettanto rozza, volgare, superficiale. Quella della propria pagina facebook. Facebook, spesso, sostituisce la persona, ne fa le veci. Ne stimola desideri inconsci e irrazionali. Ogni utente può lanciare sulla propria pagina, dal proprio canale, foto e parole, spesso senza gusto, senza criterio, senza morale. Un giornale aperto a miliardi di lettori al quale ognuno può collaborare come vuole. Una vera bagarre. E in questa bagarre diventa difficile e quasi impossibile ritrovare l’uno, il migliore. Forse solo quelli che se ne astengono.

Per questo Patricia Wallace, insegnante nel Maryland University College, nella seconda edizione della ricerca dal titolo “La psicologia di Internet”, offre spunti interessanti e profondi su tutta la problematica dei mezzi di comunicazione on-line. Non più Persona, ma Persona on-line; non più Homo sapiens, ma Homo sapiens digitalis e sostiene che i tentativi di analizzare i mezzi di comunicazione on-line restano ancora agli esordi, citando Bruce Sterling, autore di fantascienza, che ritiene Internet come Icaro: cerca di volare con le ali di cera, ma muore quando il sole la scioglie. L’atteggiamento della Wallace non è né positivo né negativo aprioristicamente, ma induce alla riflessione. Nelle considerazioni conclusive si esprime così: “La natura umana non cambia e l’Internet della prossima generazione non farà altro che fornire strumenti più efficaci per rendere miserevole la vita on-line”.