Archivo de la categoría: Ita

Presentazione il sangue è calce

 

Presentazione

Il Sangue è Calce

MILANO. Mercoledì 25 ottobre 2017, a Milano, presso Tongs Bar in Via Vigevano 19 (zona Navigli), alle ore 21,00, sarà presentato il Libro di Angelo Di Summa “Il sangue è calce”, Edizioni dal Sud.

Ai fini della presentazione del libro, che si avvale della prefazione di Joseph Tusiani, il poeta delle due terre e delle quattro lingue, dialogherà con l’Autore il prof. Francesco Lenoci, Docente Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

“Il sangue è calce”. Con questo titolo, un po’ enigmatico, Angelo Di Summa torna alla poesia e lo fa cimentandosi nell’haiku, il genere letterario derivato dalla filosofia zen e affermatosi nel XVII secolo in Giappone, ma che ha trovato importanti epigoni nella cultura occidentale, da Kerouac a Borges, da Ungaretti a Zanzotto.

Il testo di Angelo Di Summa contiene 108 di queste brevissime composizioni (solo tre versi secondo lo schema sillabico 5-7-5, per diciassette sillabe in tutto), organizzate, secondo la tradizione classica dell’haiku, seguendo le stagioni dell’anno.

Settimana della Sociologia Italiana alla Sapienza – intervento della giornalista e studiosa di migrazioni Tiziana Grassi

Tiziana Grassi giornalista e studiosa di migrazioni al convegno della Sapienza per la Settimana della Sociologia Italiana ”Un paese ci vuole..’’

Il contemporaneo: l’alfabeto migrante nelle asimmetrie dell’altrove, focus dell’intervento della studiosa Grassi

di Mimma Cucinotta

 

Roma, 18 ott. 2017 –  All’interno del palinsesto composito della Settimana della Sociologia Italiana (www.settimanadellasociologia.it/) si è svolto oggi  al Centro Congressi di via Salaria a Roma ”Un paese ci vuole: la Sociologia di fronte alla crisi italiana” . Il convegno  a cura del  Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, ha messo in luce attraverso i risultati della ricerca temi e fenomeni come fiducia/sfiducia nelle istituzioni, paure, terrorismo, migrazioni, l’innovazione sociale e tecnologica, creatività e trasformazioni dello spazio urbanoIstituzioni, esperti e opinion leader hanno interloquito con i ricercatori sui temi dei singoli panel, in un tentativo di sinergia tra saperi sociologici e interessi istituzionali, sulle  nuove dinamiche socio-culturali, innovazione e nodi critici della società italiana del terzo millennio.

 

A chiudere i lavori della giornata sulle nuove morfofologie urbane che ospitano comunità di immigrati, la giornalista Tiziana Grassi, invitata dalla Sapienza nel ruolo di ‘discussant’ sull’intervento di Marco Bruno, docente di Sociologia dei processi culturali. La studiosa di migrazioni ha portato la sua esperienza di autrice per molti anni di programmi di servizio per gli italiani all’estero a Rai International e attualmente referente della comunicazione dell’INMP Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà, ente pubblico del sistema sanitario nazionale con sede a Roma presso l’ex ospedale S. Gallicano. “Essere stata a contatto con i nostri connazionali all’estero, con il loro vissuto di emigrazione, e quindi dolore, sogni e conquiste – ha dichiarato Tiziana Grassi – mi ha permesso di ampliare la percezione del vissuto lacerante di chi oggi viene in Italia alla ricerca di una vita migliore. Essere a contatto diretto con i migranti di ieri e di oggi, dal di dentro, in una sorta di patto di fiducia empatico, mi permette di cogliere i loro bisogni espressi e inespressi e di cercare di sensibilizzare alcuni colleghi giornalisti a trattare con il dovuto tatto, anche nell’uso del lessico, delle informazioni e della titolazione meno ad effetto, la delicata questione migratoria. Ed è necessario, nelle sfide del nostro tempo, riconoscere formalmente la figura del mediatore transculturale in ambito sanitario, figura professionale che opera presso l’Inmp, fondamentale per cogliere e accogliere le persone immigrate comprendendone non solo in senso stretto la lingua, ma tutto l’ampio universo culturale di cui è portatore. Diversi infatti sono i modi per esprimere il dolore, i sintomi, nelle culture dei Paesi dell’Africa, e noi dobbiamo essere preparati a rispondere adeguatamente. Per queste persone che vengono dall’altrove, anche le necessarie visite mediche di controllo sanitario durante la gravidanza, o la prescrizione dei farmaci, sono ‘eventi’ che vanno spiegati in un accompagnamento consapevole”. Sottolineando ruolo e responsabilità dei media nella narrazione dei fenomeni in corso, che plasmano l’opinione pubblica, la Grassi ha auspicato un racconto che non si fermi all’emergenza, agli sbarchi, ma anche tutta quell’Italia che accoglie e integra, che è ancora sottaciuta. Le riflessioni su Roma – focus della giornata – hanno poi toccato anche i nuovi paesaggi con cui i nativi si confrontano nelle resistenze verso il nuovo, osservando che sono certo di tipo semiotico – pensando alle attività commerciali degli immigrati in zone della città come l’Esquilino che ricordano le Little Italy negli USA – ma anche di tipo olfattivo, linguistico e acustico, fonetico – pensando ai nuovi cognomi delle persone immigrate – quindi onomastico. Ma che in futuro potranno riguardare anche l’aspetto della toponomastica: come i nostri connazionali all’estero, dopo anni di impegno, coinvolgimento delle comunità di origine e di destinazione, ostacoli burocratici e numerose resistenze, hanno ottenuto con orgoglio di vedere istituite le varie “Via Italia” nel mondo, cambiando così il nome dei luoghi che riconoscevano la loro presenza e il grande contributo allo sviluppo dei Paesi di accoglienza, altrettanto dobbiamo ipotizzare nel futuro nei nostri contesti cittadini. “Siamo pronti, nei prossimi anni, a ricevere queste istanze?”, è stata la domanda che ha scosso i presenti. “Perché – la studiosa ha evidenziato – dobbiamo fare un salto cognitivo e superare le immotivate paure verso l’Altro, come ci insegna questa città di antica vocazione ecumenica e cosmopolita, accogliendo le persone immigrate e le differenze, ma non in maniera rassegnata – Grassi ha proseguito ricordando il monito del padre dell’Illuminismo tedesco Lessing – ma, nella lungimiranza del superamento della dicotomia noi/loro, nel superamento dell’equivoco su un’emergenza che non c’è perché la mobilità è un processo endemico delle società, conquistare la consapevolezza che apparteniamo, tutti, alla comunità umana, e non c’è un’umanità in eccesso o di serie B, da tenere fuori dal banchetto della vita e dei diritti. L’augurio è quindi – ha concluso la studiosa di migrazioni  – quello di tesaurizzare la natura diasporica del nostro tempo quale fattore di sviluppo, di ampliamento degli orizzonti, di conoscenza e dialogo con l’Altro, un’occasione che rivela un potenziale creativo senza precedenti”.

 

Il convegno di oggi ha anche coinvolto esperti degli altri Atenei romani e rappresentanti di istituzioni come Prefettura e Comune di Roma, Associazioni e Fondazioni, Istituti di ricerca, giornalisti e manager di testate nazionali e locali.

Presentato alla città il dossier della candidatura di Macerata a Capitale italiana della Cultura 2020

 

mercoledì 18 ottobre 2017

Presentato alla città il dossier della candidatura di Macerata

a Capitale italiana della Cultura 2020

MACERATA – Investimento, carattere, micropolitana sono le tre chiavi che hanno ispirato il dossier della candidatura di Macerata a capitale italiana della Cultura 2020 presentato il 17 ottobre al Teatro Lauro Rossi e intorno al quale tutti gli attori, istituzionali e non, che hanno contribuito alla sua stesura si sono stretti condividendone obiettivi e strategie per arrivare all’obiettivo finale.

A svelarle il sindaco Romano Carancini che ha aperto la presentazione del documento, trasmesso il 15 settembre scorso al Mibact, spiegando il significato politico dei tre termini. “Investimento perché candidare Macerata a Capitale italiana della Cultura 2020 – ha detto il sindaco – diventa immediatamente palpabile per gli investimenti, per il turismo, per la capacità di avere infrastrutture e portare benefici alla città”. Per quanto riguarda il carattere “abbiamo immaginato che questa città, fedele alla propria identità modesta, scettica, non avesse mai potuto valorizzare se stessa e raccontarsi. Avere la possibilità di proporsi senza presunzione, ma con la consapevolezza che può restituire moltissimo mettendosi a disposizione non solo della città, ma anche del territorio e dell’Italia”. Per ciò che concerne micropolitana “non vuol dire supremazia sugli altri – ha affermato Carancini – ma la volontà di difendere un luogo baricentrico che lavora con l’intero territorio in una fase fragile della propria vita e la capacità di elaborare e individuare un luogo inedito per farlo rinascere”.

Ancora chiavi, ma sono quelle del nome del progetto: ESTro.versa2020. “Capacità di coltivare il proprio estro – ha spiegato il sindaco -. Da centro baricentrico dedito ai servizi per sconfinare nella volontà di entrare nell’obiettivo di città fabbrica della cultura e non ripiegarsi su se stessa. Si passa da una Macerata introversa a una Macerata estroversa che non si accontenta e l’estro si concretizza attraverso la produzione culturale diffusa in cui tutti sono protagonisti. Est dove Padre Matteo Ricci e Giuseppe Tucci rappresentano la traiettoria internazionale del nostro progetto attraverso valori globali quali accoglienza e amicizia. E infine Roversa, arcaico di riverso, capovolta, termine che non può che essere riferito agli eventi che sono accaduti, il terremoto. Un termine che è una sfida del territorio verso la ricostruzione. La candidatura di Macerata è un’opportunità che fa immaginare la creazione di un patrimonio e per arrivare è necessario fare squadra e remare tutti dalla stessa parte”.

A illustrare il progetto sono stati Massimiliano Colombi e Marco Maracatili della Nomisma. Progetto che vale 6 milioni di euro con tanti fattori di valutazione. Macerata attualmente conta 40 mila turisti stranieri, 200 mila italiani e 100 milioni di effetto economico incrementale e la previsione in caso Macerata diventi capitale italiana della cultura parla di un incremento del 33% per gli stranieri, 27% italiani e 28 milioni di euro in più frutto delle attività culturali. Il nocciolo del progetto culturale è stato illustrato dal vice sindaco e assessore alla Cultura, Stefania Monteverde. Lo strumento scelto è stato quello delle mappe, in totale 4, con 100 progetti, 180 operatori culturali e 60 città coinvolte, per costruire un nuovo mappamondo 2020.

Ecco allora la mappa dei Viaggi che porta alla scoperta di musiche, arti, pensieri, storie e culture diverse, quella degli Incontri con le relazioni, i luoghi, le situazioni in cui le persone si mettono insieme per nuove imprese creative e per i giovani all’insegna dell’inclusione, la mappa dei Paesaggi che parla di rigenerazione dei territori con una attenzione speciale allo sviluppo della smart land e della microsensible city per la ricostruzione dell’equilibrio armonico tra spazi urbani, paesaggi naturali e comunità e infine la mappa dell’Ospitalità con al centro l’idea di Macerata città accogliente e solidale.

Un progetto, come ha detto l’assessore regionale alla Cultura Moreno Pieroni con cui “ancora una volta Macerata ha dimostrato grande solidità culturale. Vogliano essere le Marche tutte al fianco di Macerata a dimostrazione che una regione anche in questo momento deve essere unita. E per dimostrarlo stiamo predisponendo proprio in questa città una mostra con risonanza nazionale legata a Lotto”.

Un progetto interessante” lo ha definito anche lo scenografo maceratese più volte premio Oscar Dante Ferretti che ha partecipato alla presentazione al Teatro Lauro Rossi: “Mi piacerebbe far parte del gruppo di lavoro – ha detto – affinché Macerata sia eletta Capitale italiana della Cultura 2020” e nel dossier uno spazio per il celebre concittadino c’è, come ha riferito il sindaco Carancini onorato della presenza del maestro in sala, e si tratta del Dante Ferretti Space che verrà realizzato indipendentemente dalla candidatura.

In chiusura gli interventi dei Rettori delle Università di Macerata e Camerino Francesco Adornato e Flavio Corradini, del presidente dell’Anci Maurizio Mangialardi, il vice presidente di Musicultura Ezio Nannipieri, Mauro Evangelista direttore Ars in Fabula, Paola Taddei direttrice dell’Accademia delle belle Arti, del sindaco di Pievetorina Alessandro Gentilucci, del sindaco di Treia Franco Capponi, di Silvano Gattari consigliere della Camera di commercio, di Gianni Niccolò direttore di Confindustria e di Rosaria Del Balzo Ruiti presidente della Fondazione Carima. Un coro unanime di apprezzamento, sostegno e condivisione. (lb)

Nelle foto: un momento della presentazione del dossier di candidatura di Macerata a Capitale italiana della Cultura 2020 e il sindaco Carancini insieme allo scenografo Premio Oscar Dante Ferretti.

Festival delle Arti di Roma

Porto Expò

Il Festival del Porto di Roma”

 

Grande attesa per la prima edizione del Porto Expò da Venerdì 20 nell’incantevole cornice del Porto turistico di Roma (Ostia), promossa da Acca Edizioni Roma Srl in qualità di organizzatrice dell’evento, in collaborazione con la direzione del Porto Turistico di Roma, la Galleria Ess&rrE, il Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi, l’importante kermesse vedrà alternarsi, per nove giorni, momenti dedicati alle arti figurative, spettacoli che vanno dal cabaret alla musica, dalla poesia alle sfilate di moda ed a prestigiosi concorsi di bellezza. Fulcro della manifestazione sarà un polo centrale dedicato alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Si potranno, infatti, degustare prodotti di alta qualità, rigorosamente Made in Italy.

L’evento nel suo complesso è riassunto nel titolo “Porto Expò” ed è rivolto alle “frontiere” più innovative del linguaggio culturale contemporaneo. Sul fronte delle arti figurative, Roberto Sparaci, direttore artistico ha ideato una esposizione d’arte (pittura, scultura, fotografia, grafica, installazioni) con oltre cento opere di noti artisti di fama nazionale e internazionale. I lavori in mostra saranno valutati da un comitato scientifico, composto da critici, storici ed esperti d’arte, con il compito di individuare tre artisti cui conferire il primo, secondo e terzo premio del concorso d’arte indetto da Acca Edizioni in occasione di Porto Expò 2017. La premiazione è prevista per Sabato 28 ottobre alle 18,00 con una Guestar d’eccezione, l’inviata di “Uno Mattina” Margherita Basso.

A ricoprire il ruolo di presentatore ufficiale dell’intera kermesse il conduttore radio-televisivo, Anthony Peth. Madrina d’eccezione l’affascinante Hoara Borselli. Il programma della prima serata prevede uno show della bravissima Paola Minaccioni, attrice affermata e protagonista di numerose pellicole cinematografiche e la rivelazione musicale del momento Marta Barrano direttamente da “Ti lascio una canzone”.

Nei giorni successivi a calcare il palcoscenico di Porto Expò saranno i comici Bianchi e Pulci, Maurizio Lastrico, Enzo Paci e Roberto Ranelli che arrivano direttamente da Zelig e Colorado. A loro e ai loro divertenti siparietti è affidato il compito di allietare il pubblico presente (che si prevede numeroso). Una originalissima performance poetica dell’attore Franco Costantini, dedicata all’ex capitano della Roma, Francesco Totti, e intitolata “Lo sport, l’amore, il calcio, la poesia” Franco Costantini e gli endecasillabi della “Totteide”, si terrà Venerdì 27 ottobre, a partire dalle ore 18,30. 

Durante i nove giorni di Porto Expò ampio spazio sarà dedicato alla moda con il concorso per giovani designer “Passerella da Sogno” di Daniela Valenzi in collaborazione con Elisabetta Viccica. Una giuria di esperti del settore presieduta dal noto stilista Mario Orfei, decreteranno il vincitore di questa edizione e vedremo come special guest della serata la bellissima Miss Italia Nadia Bengala.

Non mancheranno inoltre le selezioni di due prestigiosi concorsi di bellezza come “Il più bello d’Italia” diretto da Roul Morandi e presentato dalla cantautrice Star Elaiza in dirittura d’arrivo con le selezioni in attesa della Finale Nazionale il prossimo 10 Dicembre; e poi ancora “La bella d’Italia” di Laura Pudda, presentato dalla conduttrice Serena Grey, conduttrice di gran talento e charme.

Per gli appassionati di musica, motori ed enodegustazioni, nell’ambito di Porto Expò è prevista una rassegna musicale dal titolo “Vini in Jazz”. La manifestazione, che si svolgerà martedì 24 ottobre, a partire dalle ore 19,00, vedrà protagonisti i migliori musicisti del panorama nazionale insieme a sommelier stellati pronti a far assaporare il miglior vino delle Cantine più prestigiose. Alla iniziativa sarà presente il critico d’arte e sommelier, Alberto Gross, che interverrà sul tema del rapporto tra arte e vino. Nel corso della serata, sarà possibile ammirare l’esposizione di auto e moto storiche provenienti dai migliori Club.

Domenica 29 ottobrea conclusione della prima edizione di Porto Expò 2017, il programma prevede una importante iniziativa benefica e tanta musica d’autore. Alle ore 18,00 saranno messe all’asta opere donate da artisti particolarmente sensibili alle tematiche a sfondo sociale e umanitario; il ricavato di tale asta sarà interamente devoluto a favore della FAO- WFP United Nation. Madrina d’eccezione la pin up di “Avanti un altro” Francesca Giuliano. 

Alle 20,30, sempre di domenica 29 ottobre, la grande kermesse chiuderà i battenti con la manifestazione canora dei giovani talenti vincitori dello storico concorso “Il Cantagiro”.

 

 

Programma degli eventi

Venerdì 20 ottobre

Ore 17,30 Inaugurazione. Madrina Hoara Borselli

Ore 18,30 Marta Barrano “Ti lascio una canzone”

Ore 20,00 Presentazione eventi e programma

Ore 20,30 Paola Minaccioni show

Sabato 21 ottobre

Ore 17,30 Esibizione scuola di danza Dance Team

Ore 20,30 Cabaret con Alessandro Bianchi e Michelangelo Pulci da Zelig

Domenica 22 ottobre

Ore 17,30 Spettacolo scuola di danza Dance Team

Ore 20,30 Maurizio Lastrico (Poesia comica) da Zelig e Colorado

Lunedì 23 ottobre

Ore 18 Performance “Il folle delle Forbici”

Ore 19,00/22,00 “La Bella d’Italia”, concorso di bellezza

Martedì 24 ottobre-

Ore 16,30 Esibizione sport e fitness

Ore 19,00 Vini in jazz (enodegustazione e musica jazz dal vivo) con la preziosa partecipazione del critico d’arte e sommelier, Alberto Gross

 

Mercoledì 25 ottobre

Ore 16,30 Esibizione scuola di danza

Ore 20,30 “Il più bello d’Italia” concorso di bellezza

Giovedì 26 ottobre

Ore 18,00 “Passerella da sogno”, contest per giovani stilisti, in collaborazione con

Eva & Eva di Elisabetta Viccica

Venerdì 27 ottobre

Ore 16,30 Esibizione scuola di danza

Ore 18,00 “Lo sport, l’amore, il calcio, la poesia” Franco Costantini e gli endecasillabi della “Totteide”

Ore 20,30 Cabaret “Roberto Zambarelli”

Sabato 28 ottobre

Ore 18,00 Premio Arte Expò

Ore 18,30 Michele Sergianni (cantante)

Ore 20,30 Cabaret – Direttamente da Colorado “Enzo Paci”

Domenica 29 ottobre

Ore 18,00 Inizio asta beneficenza a favore della FAO-WFP United Nation

Ore 19,00 Roberto Ranelli (Er modifica) show comico

Ore 20,30 “Il Cantagiro” con i vincitori della manifestazione canora di Fiuggi

 

PORTO EXPO 2017 è prodotto da Acca Edizioni, sotto la direzione artistica del gallerista Roberto Sparaci, in collaborazione con Porto turistico di Roma, Galleria Ess&rrE, ed è patrocinato dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma.

 

Con il contributo di:

Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi- Assicurazioni Generali – Opel Marinauto – Pacini Editore – Team Panella – NDL Vitolo – XEsempio – FAO-Wood Food Programme – Sky – Cantagiro

 

Info: T. 06 42990191

cell. 329 4681684

 

Comunicato stampa Fondazione Carispaq per Festival Nell’ Aterno scorre Musica 2017

La Fondazione Carispaq sostiene il festival “Nell’Aterno scorre Musica”

tre appuntamenti tra musica klezmer, cantautorato e canzone napoletana

L’Aquila 18 ottobre 2017 – E’ stato presentato questa mattina presso il Convento di Santa Chiara all’Aquila il festival “Nell’Aterno scorre Musica” a cura della pianista aquilana Sara Cecala con il sostegno della Fondazione Carispaq. Dopo lo spettacolo dedicato alla figura femminile del 1 settembre scorso inserito “Perdonanza Celestiniana 2017 – Aspettando il Jazz”, la programmazione musicale del Festival riprende con tre concerti in calendario a partire dall’esibizione dei Taraf de Gadjo dedicata alla musica gyspy e al repertorio klezmer fissata per sabato 21 ottobre, alle ore 18.00 nel Convento di Santa Chiara (borgo Rivera). Si prosegue l’11 novembre alle 17.30 con il Pop in chiave Jazz, nella rivisitazione moderna del cantautorato internazionale della band di Daniele Fratini previsto al MuNDA (Museo Nazionale d’Abruzzo); per concludere il programma con l’evento speciale di venerdì 15 dicembre, ore 18.00 al Palazzo di Giustizia di città, con un omaggio alla canzone colta napoletana del quartetto Caruso/Santoro/Adovasio/Ciccone.

La rassegna, giunta alla XI edizione, è nata come viaggio itinerante nei piccoli borghi dell’aquilano per rivitalizzare il legame identitario ed indissolubile tra il contado e la città e promuovere il connubio tra la natura e le arti musicali, tra il fiume Aterno, le cui acque uniscono virtualmente gli abitanti di Montereale ai popoli subequani e la storia del nostro adorato capoluogo. Quest’anno – , – spiega il direttore artistico Sara Cecala – diversamente dal passato, tutte le iniziative, ad ingresso libero, avranno come palcoscenico L’Aquila e i suoi tesori architettonici, quelli nati dopo il sisma (l’Auditorium del Parco del Castello ed il MuNDA), quelli restituiti alla collettività grazie agli interventi di restauro come il Convento dei Santi Francesco e Chiara, al riguardo, alle ore 17.00 del 21 ottobre è prevista una visita gratuita al complesso monastico e quelli simbolo della cultura della legalità come il Palazzo di Giustizia che all’uopo aprirà le porte ai suoi concittadini, a suggellare il sentimento di fiducia nelle istituzioni e nel diritto, troppo sovente affievolito, da ritenersi, viceversa, essenziale nel processo di ricostruzione materiale e morale del territorio tutto. Mi preme rivolgere un sentito ringraziamento – conclude Cecala – ai frati cappuccini, in particolare al Padre Provinciale Nicola Galasso e a Padre Bruno Cipriani, superiore del Convento, al dott. Mauro Congeduti e alla Soprintendente dott.ssa Lucia Arbace del Museo Nazionale d’Abruzzo, al presidente del Tribunale dott. Ciro Riviezzo e alla presidente della Corte d’Appello dott.ssa Fabrizia Ida Francabandera, al presidente del mio ordine professionale l’ avv. e collega Carlo Peretti per aver messo a disposizione questi spazi di straordinaria bellezza ed infine, un grazie speciale al presidente della Fondazione Carispaq dott. Marco Fanfani per aver sostenuto questa edizione del festival. Rinnovo un caloroso invito agli aquilani e ai residenti nelle frazioni e a tutti coloro che vorranno recarsi all’Aquila per partecipare agli eventi, vi aspettiamo numerosi!” 

OPERA LIEGI, DAVIDE GARATTINI RAIMONDI DIRIGE LA “NORMA”, UNA MONTAGNA MOLTO ALTA DA SCALARE: L’INTERVISTA

 

L’opera più celebre di Vincenzo Bellini si appresta ad arrivare a Liegi dove sarà in scena dal prossimo 19 ottobre fino al 31 ottobre: Norma è una di quelle opere con cui tutti vorrebbero misurarsi e questa volta nei panni della protagonista ci sarà Patrizia Ciofi, mentre la direzione musicale è affidata al Maestro Massimo Zanetti e la regia al milanese Davide Garattini Raimondi, che abbiamo intervistato.
 
Nella home page del suo sito si nota subito la frase “Chi si ferma… va indietro”. È una definizione che riassume la sua cifra registica? Può spiegarcela in relazione, ovviamente, alle sue scelte e alla sua carriera?
Sicuramente è una frase che mi ripeto spesso quando faccio teatro in qualsiasi sua forma o genere, mi è stata detta molti hanno fa da un grande maestro come Eugenio Barba, e ancora oggi dopo più di dieci anni la tengo a mente. Non è facile ma ci provo! Rispetto alle mie scelte o alla mia carriera cerco sempre di andare avanti, ogni titolo e ogni esperienza è uno o più passi avanti, anche di fronte ad un errore si cerca di capirlo per renderlo un passaggio positivo in futuro. Imparo molto da ogni produzione, osservo e mi correggo sempre, cerco ogni volta di sviluppare nuovi metodi per far capire le mie idee a chi mi sta accanto. Non do mai nulla per scontato e sono un insaziabile curioso!
Come sta applicando tutto ciò a un’opera come la “Norma”, attesa dal pubblico ogni volta che viene rappresentata?
Per Norma, così per molti dei grandi titoli, tutto questo non è stato per nulla facile, sentivo l’esigenza di proporre qualcosa di nuovo al pubblico ma al tempo stesso non sradicare l’opera dal suo contesto originale, volevo scavare nei solchi lasciati dalla tradizione e non volevo prendere scelte facili come la decontestualizzazione storica o altri trucchi registici ora molto di moda. Stando attento a tutto questo proponiamo una nostra revisione storica per quanto riguarda la parte più estetica, e per quanto riguarda il concetto generale volevo che il pubblico attraverso simboli precisi e controscena chiari potesse riassaporare il dramma tra due popoli e non solamente la tragedia fra tre persone.
 
Appena le hanno affidato la “Norma” a quale aspetto ha pensato immediatamente da realizzare nella sua regia?
Cosa potevo dare io a Norma, cosa mostrare di nuovo, cosa spolverare dalla tradizione, come rispettare il passato e sviluppare il contemporaneo, dove non cadere e dove restare focalizzato. Norma è una montagna molto alta da scalare, quando cominci il cammino capisci che sei sempre molto distante dalla cima.
 
Le sue profonde e tecniche conoscenze nella critica specializzata e nella scenografia sicuramente le avranno dato una visione a 360° del teatro: paradossalmente, però, potrebbero costituire un limite, nel senso che quando si alleste un’opera si potrebbe pensare più andare incontro ai gusti di spettatori e critici ed essere meno istintivi, osando dunque meno?
No, ho imparato alle prime esperienze di non cedere a queste Sirène, ho una visione ampia del mondo lirico e la reputo una grande fortuna, è una ricchezza che coccolo ma che non mi fa accomodare sugli allori e non cerco mai di dare al pubblico o alla critica quello che si aspetta, in questo caso non avrebbe più senso il mio mestiere di Regista, ogni volta cerco di dare qualcosa di nuovo sperando di arricchire lo spettatore.
 
C’è un passaggio della Norma che Le sta particolarmente a cuore?
Molti! Mi sono innamorato di Norma appena ho cominciato a studiarla, scontato dire Casta diva o i duetti in realtà sono molto legato a diverse pagine dell’opera e non riesco a dirne una… dovrei fare una lista!
 
C’è una parte particolarmente più difficile da restituire al pubblico?
La cabaletta di Casta diva, il terzetto finale del primo atto, il duetto finale fra Oroveso e Norma, la cattura di Pollione… tutti quei passaggi operistici che in dinamiche reali di vita non avrebbero quei passaggi immediati innaturali.
 
In una recensione del 2015 su una rappresentazione della Norma si legge: “nel capolavoro di Bellini la protagonista non basta a fare l’asso pigliatutto ma ci vogliono altri tre fuoriclasse nel cast vocale, un direttore sensibile alle esigenze belcantistiche e possibilmente un regista illuminato”. È d’accordo? cosa aggiungerebbe?
Sì, sono d’accordo … non posso parlare di me chiaramente ma per quanto riguarda il resto sono stato molto fortunato perché i protagonisti Ciofi-Kunde-Lo Monaco-Concetti sono davvero quattro assi e per quanto riguarda il direttore Zanetti abbiamo fatto un lavoro eccezionale insieme, abbiamo avuto un bellissimo dialogo artistico per tutta la produzione e credo che il risultato si sentirà e si vedrà!

Giovanni Zambito

La Donna, ieri e oggi da Mario Setta

 da

2000 anni dalla morte di Ovidio

LA DONNA, IERI E OGGI

Ovidio, nato a Sulmona nel 43 a.C,, è un “cittadino del mondo” nel senso che ha rappresentato l’umanità nei suoi vari aspetti, pur accentuandone la dimensione “amorosa”. Per questo, come lui stesso si definisce, è il “magister amoris”.

Ego sum praeceptor amoris” afferma nell’ “Ars Amatoria”. Le celebrazioni del bimillenario della sua morte offrono l’occasione per riflettere e ripensare il ruolo della donna. Donna, spesso condannata all’annichilamento della propria natura, della propria essenza, a causa dei travisamenti delle diverse culture, diverse religioni. Se il Cristianesimo evangelico ha liberato la donna, la chiesa-istituzione ha tentato, in un passato non troppo remoto, di schiavizzarla. Ridotta a “merce”, tanto da prescrivere nel matrimonio il “debitum coniugale” (debito coniugale) per la moglie e lo “jus in corpus” (diritto sul corpo) per il marito. In realtà solo diritti per gli uomini e solo doveri per le donne. Una morale lontana dagli insegnamenti e dagli atteggiamenti di Gesù. Ma, in altre forme religiose, la sessualità della donna viene negata, cancellata, eliminata fisicamente. Si pensi alle Mutilazioni Genitali Femminili, contro le quali, proprio cinque anni fa, il 14 giugno 2012, fu approvata una risoluzione congiunta del Parlamento Europeo per porne la fine (END FGM). Mutilazioni addirittura diversificate nei minimi particolari fisici come circoncisione, escissione, infibulazione, cauterizzazione.

La storia della Donna è una storia di ingratitudini, repressioni, violenze. La donna come oggetto, come strumento, come schiava.

Ovidio è stato certamente un interprete della natura umana sotto la dimensione amorosa. Nulla a che fare con le tecniche o con le aberrazioni erotiche, ma con un solo scopo preciso e dichiarato dall’inizio “…ut longo tempore duret amor” (I,38), perché l’amore duri a lungo. Nel periodo dell’esilio, anche se di fatto è un “relegatus non exul” (Tristia II,2), sembra pentirsi di aver scritto tanto sull’amore, essendone uscito con una “ricompensa funesta” (pretium triste) e perfino esecrando il giorno della sua nascita:

Ecce supervacuus – quid enim fuit utile gigni? –

Ecco l’inutile giorno della mia nascita; che mi è servito infatti essere nato?” (Tristia III, 13).

Un uomo umano, troppo umano. Ed è questo che ce lo rende profondamente vicino. Come se volesse condividere ciò che tanti altri letterati di ogni tempo hanno sottolineato: “Homo sum: humani nihil a me alienum puto” (Terenzio), o “Nel mondo dell’uomo tutto è umano” (J.P. Sartre).

Ci sono quattro versi negli “Amores” di Ovidio che sembrano ridurre l’amore al numero di amplessi con le donne. Addirittura di coiti in una notte con la stessa donna, Corinna. Nove volte. Un numero che sfinirebbe qualsiasi maschio. Forse, oggi, perfino un cosiddetto“giovane stallone” dei siti dating-online americani.

At nuper bis flava Chlide, ter candida Pitho,

Ter Libas officio continuata meo est;

Exigere a nobis angusta nocte Corinnam ,

Me memini numeros sustinuisse novem.

(“Di recente ebbero di seguito il mio ufficio

Due volte la bionda Chlide, tre la candida Pitho,

Tre Libas; in una breve notte Corinna,

ricordo, pretese nove volte e riuscii”)

Questi versi non sono la dimostrazione che Ovidio sia un don Giovanni. Nell’opera di Mozart, su testo di Lorenzo da Ponte, Leporello fa l’elenco delle donne del padrone: “Madamina, il catalogo è questo delle belle che amò il padron mio: in Alemagna 231, 200 in Francia, in Turchia 91 in Ispagna sono già 1003…” Kierkegaard, nel “Don Giovanni”, si sofferma proprio sul numero 1003: “Voglio solo lodare il numero 1003, che è dispari e casuale; la cosa ha la sua importanza, perché dà l’impressione che la lista non sia ancora finita…”

Se il rapporto uomo/donna assume aspetti statistici si entra nel calcolo matematico che nulla ha a che fare con l’amore. Che, per sua stessa natura, non è quantificabile. Un simile argomento, anche se da postribolo, apre una delle pagine più tristi e drammatiche della storia della donna nei secoli e millenni. La donna è compartecipe, nel rapporto amoroso. Ma la sua dignità di persona umana è stata sempre sminuita, negata. Una non-persona.

Solo con la Rivoluzione Francese, nel 1792 uscì un libro dal titolo “Rivendicazione dei diritti della donna” di Mary Wollstonecraft. Ma è con Freud e la psicanalisi che si cercherà di scoprire il “continente nero”, come Freud definisce la donna, l’impossibile comprensione per un uomo di conoscere la complessità della sessualità femminile. E sorge il dibattito sull’orgasmo femminile clitorideo e vaginale. Per Freud la donna che rifiuta l’orgasmo vaginale è una donna “non cresciuta”. Ma alla tesi di Freud risponde una donna con un libro dal titolo “Il mito dell’orgasmo vaginale” (1941) di Anne Koedt, una femminista, che contesta la tesi di Freud. Carla Lonzi pubblica nel 1971 il libro “La donna clitoridea e la donna vaginale”, in cui sostiene che l’uomo, per motivi di dominio, “ha imposto il modello di piacere vaginale”.

La rivoluzione femminista del ‘900 ha cercato di affermare il ruolo e la dignità della donna-libera. Una rivoluzione che non ha conseguito risultati definitivi, ancora in fase di acquisizione. Si sono verificati anche gesti di esasperazione, come quello di Valerie Solanas, amica di Andy Warhol, col libro dal titolo: “S.C.U.M., manifesto per l’eliminazione dei maschi”. D’altronde la donna non sembra tollerare le mezze misure, perché non cerca la comprensione, ma l’uguaglianza, non l’indulgenza ma il rispetto, non la concessione ma il diritto. Basterà ricordare le molte opere scritte dalle femministe.

Dalla metà degli anni ’80 del secolo appena trascorso sembra “difficile parlare di femminismo al singolare visto il precisarsi e consolidarsi di posizioni teoriche assai differenti tra loro. […] Alcune femministe storiche… prendono posizione contro gli sviluppi che considerano negativi del femminismo degli ultimi anni” (Franco Restaino e Adriana Cavarero, Le filosofie femministe).

Il femminismo non più come rivendicazione di genere, ma come affermazione della natura umana in quanto tale.

La grande sfida dell’umanizzazione, con la pari dignità tra sessi, sarà vinta solo quando l’atto più nobile, più amorevole, più razionale, donato all’Uomo per ri-creare la vita, non sarà più sottoposto alla deplorevole irrazionalità disumana, causa di efferate violenze sul corpo indifeso della donna. Luce Irigaray, famosa scrittrice che ha affrontato le tematiche femminili, sottolinea come la differenza tra uomo e donna non è stata mai superata e che resta ancora autentico il mito della caverna di Platone: la donna prigioniera nella caverna e l’uomo libero fuori dalla caverna. Come nel mito, è la donna stessa a spezzare le catene per uscire dalla caverna e conquistare la libertà.

Teilhard de Chardin, filosofo e paleontologo, nelle sue opere non fa che presentare una società in cammino verso la planetizzazione umana, in cui “la pace si avvererà di sicuro; per una fatalità che è solo suprema libertà” e che “bisognerà decidersi a riconoscere nell’amore l’energia fondamentale della vita”.

Mario Setta

 

Goffredo Palmerini a Ottawa, il 18 ottobre sara’ a Casa Abruzzo

Goffredo Palmerini a Ottawa, il 18 ottobre sara’ a Casa Abruzzo

OTTAWA – Si aggiungono due tappe canadesi all’annuale missione di Goffredo Palmerini in Nordamerica. Dopo la sua consueta visita a New York, dove sara’ ambasciatore d’Abruzzo dal 5 al 15 ottobre, impegnato in diversi eventi culturali nel mese che New York dedica alla cultura italiana con un ricco calendario di appuntamenti e alle manifestazioni del Columbus Day piu’ famoso d’America, Palmerini sara’ ospite della comunita’ abruzzese di Ottawa. Arrivera’ in Canada il 16 ottobre. Stara’ a Ottawa fino al 22, poi si recherà a Montreal, dove incontrera’ la comunita’ italiana in un evento organizzato dal Comites. Il 23 pomeriggio ripartira’ per New York e Roma.

Quest’anno siamo particolarmente privilegiati di poter annunciare che nella serata del 18 ottobre, dalle ore 19:00 in poi, Palmerini terra’ una conferenza sull’Abruzzo trattando le bellezze della nostra terra: storia, borghi, arte e ambiente, le eccellenze e singolarita’ di una regione ricca di straordinarie suggestioni. Piu’ che una conferenza, la serata si propone come una conversazione tra amici che hanno sempre l’Italia nel cuore, per parafrasare se non citare il titolo dell’ultimo libro di Goffredo, L’Italia nel cuore, fresco di stampa. E’ un felice ritorno, quello di Palmerini, che e’ stato gia’ nella capitale canadese nel dicembre 2001, accompagnando in una entusiasmante tournée in Canada (Hamilton, St. Catharines, Welland, Toronto, Ottawa) il Coro della Portella dell’Aquila – egli era in rappresentanza della Municipalità della citta’ capoluogo d’Abruzzo -, e l’anno successivo in visita privata.

Il 20 e 21, inoltre, Palmerini partecipera’ al convegno presso l’Universita’ di Ottawa sulle Culture del Mediterraneo. Un forum che come docente dell’ateneo ho organizzato anche in Italia, due anni fa a Sulmona. Il convegno sara’ aperto dalla relazione della prof. Graziella Parati (Dartmouth College, Usa), cui seguiranno gli interventi dei professori May Telmissany (University of Ottawa), Walid El Khachab (York University), Martino Lovato (Mount Holyoke College), Marie-Catherine Allard (Carleton University). Goffredo Palmerini sara’ Special Guest dell’evento. Nelle giornate precedenti avra’ diversi incontri con esponenti della comunita’ italiana e con la stampa.

In Canada Palmerini conta molte amicizie, nell’Ontario e nel Quebec. Sono particolarmente numerose a Ottawa, tra le quali spicca il forte rapporto con Nello Scipioni, presidente del Centro Abruzzese Canadese, eletto Uomo dell’Anno 2017 della capitale canadese. Con chi scrive la collaborazione e l’amicizia si rinnovano ogni anno in Abruzzo, in occasione delle mie visite e delle Summer School degli studenti della mia universita’, verso i quali Palmerini dedica particolare attenzione, guidandoli tra le meraviglie d’arte dell’Aquila e nelle prestigiose scuole e istituzioni di Cinema del capoluogo abruzzese.

Franco Ricci 

Presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2017

Verrà presentato il 26 ottobre in tutta Italia il Dossier Statistico Immigrazione 2017

Questa 27a edizione esce a 20 anni della scomparsa di mons. Luigi Di Liegro

La presentazione del Dossier Statistico Immigrazione è stata fissata a Roma, come di consuetudine, presso il Nuovo Teatro Orione, vicino alla centralissima Piazza Re di Roma, il 26 ottobre 2017 alle ore 10.30 e, nello stesso giorno, si svolgeranno anche presentazioni in tutte le Regioni e Province Autonome d’Italia ad opera delle redazioni regionali del Dossier.

Durante questi eventi, in contemporanea e successivi, lo scopo è di fornire un’informazione corretta e quanto più possibile completa sul fenomeno migratorio in Italia, pur così vasto e complesso. Per la passata edizione del Dossier gli eventi di presentazione sono stati 115, numero che quest’anno si intende ampliare in collaborazione con una rete di associazioni coordinate dall’Ong Amref nell’ambito del progetto “Voci di confine”, cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, in considerazione della crescente necessità di una narrazione corretta della migrazione, che contribuisca a evitare derive xenofobe e intolleranti.

In tutti gli eventi è prevista la distribuzione gratuita del rapporto grazie al contributo che i Centri Studi Idos e Confronti, curatori del Dossier, hanno ottenuto dall’Otto per Mille della Tavola Valdese – Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi. Negli anni immediatamente precedenti, l’opera è stata realizzata con i fondi dell’Unar, che anche quest’anno ha assicurato la propria collaborazione.

Nel 2017 cade anche il ventesimo anniversario della morte di mons. Luigi Di Liegro, scomparso il 12 ottobre 1997, il quale, come indimenticato fondatore della Caritas di Roma e propugnatore della solidarietà nei confronti degli immigrati, oltre che di ogni altra persona in situazione o a rischio di emarginazione, fu convinto sostenitore del Dossier. La sua figura, tenuta viva a Roma dall’omonima Fondazione, verrà commemorata da Idos e da Confronti in questa occasione.

Il Dossier, nato nel 1991 per raccogliere e commentare quanti più dati disponibili sul fenomeno migratorio, ha impegnato quest’anno più di 130 autori del mondo accademico, sociale, associativo e istituzionale, i quali hanno contribuito a redigere le varie parti del volume (internazionale, nazionale e regionali), con il supporto dei dati statistici più aggiornati relativi a molteplici e importanti aspetti che riguardano gli immigrati in Italia.

Alla presentazione di Roma, cui parteciperà Mauro Biani con una rassegna appositamente predisposta di sue vignette, interverrà Luca Anziani, vice moderatore della Chiesa Valdese che, sostenendo questo progetto, ha inteso promuovere una maggiore sensibilizzazione sia verso gli immigrati e i richiedenti asilo sia nei confronti del dialogo inter-religioso. In un contesto sociale così profondamente diviso al suo interno su questi temi, due voci cercheranno di far capire meglio le ragioni dell’apertura: Insaf Dimassi, studentessa presso la Facoltà di Scienze Politiche Internazionali a Bologna, rappresentante delle seconde generazioni candidate alla cittadinanza italiana, e don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, infaticabile animatore dell’impegno sociale e amico di vecchia data di mons. Di Liegro. A concludere sarà, come sempre, un rappresentante delle istituzioni, di cui si sta aspettando la conferma.

La campagna di sensibilizzazione potrà avvalersi anche di una scheda sintetica sui dati più significativi del Dossier, che sarà messa a disposizione di quanti la richiederanno, oltre che di una presentazione in slide del volume e altro materiale di supporto per i giornalisti.

Ugo Melchionda e Claudio Paravati, nell’Introduzione del rapporto scritta congiuntamente, invitano a guardare all’immigrazione come a uno dei fattori chiave dello sviluppo umano, sociale, demografico ed economico, non solo dei paesi del Sud del mondo ma anche per gli stessi paesi di destinazione. Un’ottica, questa, che trova conforto proprio nei contenuti del Dossier.

Per informazioni:

Centro Studi e Ricerche IDOS: tel. 06.66514345 int. 1 o 2; e-mail: idos@dossierimmigrazione.it;

website: www.dossierimmigrazione.it; https://www.facebook.com/dossierimmigrazione/

ufficio stampa: +39.380.90.23.947 (attivo fino alla conclusione dell’evento di presentazione nazionale)

Centro Studi Confronti: tel.: 06.4820503; e-mail: info@confronti.net; website: www.confronti.net; https://www.facebook.com/confrontiCNT/

A NEW YORK ANCHE CON LA PIOGGIA E QUALCHE PROTESTA UN GRANDE COLUMBUS DAY – Importanti incontri per la delegazione del Consiglio Regionale d’Abruzzo con esponenti di punta della nostra comunita’

11 ottobre 2017

A NEW YORK ANCHE CON LA PIOGGIA E QUALCHE PROTESTA UN GRANDE COLUMBUS DAY

Importanti incontri per la delegazione del Consiglio Regionale d’Abruzzo con esponenti di punta della nostra comunita’

di Goffredo Palmerini

NEW YORK – Ha recuperato l’ora di ritardo alla partenza il volo AZ608 per New York, modificando la rotta. Giovedi’ 5 ottobre. Quasi le due di pomeriggio quando la costa americana compare dalle parti di Providence. Ecco poi New Haven e fra pochi minuti New York. Non gioca la luce del sole sugli specchi d’acqua intorno l’aeroporto Jfk, per via d’una foschia che attenua anche il profilo di Manhattan, solitamente nitido in lontananza quando c’e’ sereno. Ma e’ sempre un’emozione arrivare nella Grande Mela. Buono l’atterraggio e veloci le operazioni all’immigrazione, con il controllo elettronico, quando il visto d’ingresso e’ abituale. Un’ora in tutto, con il ritiro bagagli, e si e’ in taxi. Ancora un’ora per arrivare in centro, sulla 7^ Avenue e 55^ Street, tra Times Square e Central Park. Mi aspetta nella sua bella casa museo Mario Fratti, sempre sorridente nell’eterna giovinezza dei suoi recenti 90 anni. Una miniera inesauribile di curiosita’ intellettuale, di verve, d’ironia, di talento letterario. Il drammaturgo e’ la simpatia fatta persona. Travolgente. Come l’amore per la sua citta’ natale, L’Aquila. Della quale vuole conoscere le ultime novita’, benche’ ci sia stato nel luglio scorso per festeggiare il suo novantesimo compleanno. Lo aggiorno sugli ultimi fatti e sugli impegni che ci aspettano nei prossimi giorni sin dalla prima mattinata di domani, venerdi. Mario gia’ sa dell’arrivo a New York, in tarda serata, del presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo, Giuseppe Di Pangrazio. Lo ha conosciuto il 5 luglio scorso, quando proprio il Consiglio Regionale gli rese omaggio nel giorno del suo 90.mo genetliaco. E’ felice di rincontrarlo qui a New York, la citta’ che dal 1963 gli ha consentito d’esprimere il suo valore di drammaturgo, ora riconosciuto in tutto il mondo, e d’insegnare in prestigiose universita’, come la Columbia e l’Hunter College. Passiamo la serata a raccontarci storie e varie amenita’. Con lui scompare la differenza d’eta’. E poi avverte una lunga franchigia di vita, come gli disse molti anni fa a San Pietroburgo una donna leggendogli la mano. Gli vaticino’ 99 anni, cifra che per un aquilano ha il valore d’una cabala. “Le diedi una buona mancia”, annota Mario ridendo.

Venerdi’mattina, 6 ottobre, sono quasi le 8. Il presidente Di Pangrazio e il capo della sua segreteria Gino Milano sono sistemati in un albergo vicino al Carnagie Hall. La loro missione a New York in parte coincide con i giorni della mia permanenza e volentieri presto collaborazione. Abbiamo preparato una ricca agenda d’impegni e incontri per questa prima visita della Regione Abruzzo nella grande citta’ americana. Il Presidente del Consiglio Regionale ha infatti accolto l’invito rivoltogli sin dall’aprile scorso dall’associazione Orsogna Mutual Aid Society a far visita alla numerosa comunita’ abruzzese dell’area di New York, in occasione del Columbus Day. Quando ne ha avuto conferma l’associazione ha fortemente pubblicizzato l’evento, acquistando in tre domeniche successive mezza pagina del quotidiano America Oggi. Vado incontro al Presidente del Consiglio Regionale e a Gino Milano, siamo amici da lungo tempo. Sono con il giornalista Dom Serafini, che scrive per il Messaggero, edizione Abruzzo. Dom ha gia’ raccolto quanto necessario per il suo articolo della domenica. Un saluto e si parte in taxi per la Columbia University. Alle 9 siamo attesi dal prof. Domenico Accili, docente presso la Facolta’ di Medicina e direttore del Diabetes and Endocrinology Research Center “Russ Berrie”, prestigioso centro di ricerche sul diabete e sull’alimentazione umana. Il prof. Accili e’ uno scienziato di valore, spesso in giro per il mondo. L’anno scorso, per i suoi meriti, fu insignito dal Consiglio Regionale dell’onorificenza di Ambasciatore d’Abruzzo nel Mondo, che tuttavia non pote’ direttamente ricevere in Abruzzo a causa dei suoi impegni professionali. Una cortese collaboratrice ci accoglie al Russ Berrie Pavilion e ci accompagna nello studio del prof. Accili. L’incontro e’ caloroso, senza formalita’, come nell’indole degli abruzzesi. Il presidente Di Pangrazio esprime l’orgoglio dell’Abruzzo per l’onore che il prof. Accili rende alla sua terra d’origine. Laureato all’Universita’ Cattolica “A. Gemelli” di Roma, Domenico Accili venne negli States a specializzarsi presso il National Institute of Health in Bethesda, nel Maryland. Dal 1999 e’ professore alla Columbia University, con responsabilita’ di grande rilievo. Con molta spontaneita’ il prof. Accili, alle domande del presidente Di Pangrazio, racconta la storia della sua “emigrazione”, la sua attivita’, ma anche quale rilevanza abbia a New York la comunita’ italiana. Ci illustra anche il significato storico del luogo dove sorge il Russ Berrie. Proprio li’, ad Harlem Heights, nel punto ora ricordato da un monumento, il 16 settembre 1776 George Washington raccolse i patrioti americani riuscendo a resistere e poi sconfiggere gli inglesi, benche’ fossero tre volte superiori di numero. Un episodio molto significativo nella storia dell’indipendenza americana. Facciamo con il prof. Accili un giro di visita al Centro, dove lavorano ricercatori d’ogni parte del mondo. Ci spiega in dettaglio come e’ organizzata l’assistenza sanitaria americana e come viene finanziata la ricerca. Ci da’ riferimenti epidemiologici sul diabete, un vero problema del nostro tempo. Parliamo poi dell’Aquila, della ricostruzione della citta’, stimolati dal grande poster del Castello cinquecentesco appeso nel suo studio. Siamo quasi al termine dell’incontro, programmato in un’ora. C’e’ per l’insigne abruzzese un omaggio del presidente Di Pangrazio: e’ una riproduzione in scala del Guerriero di Capestrano, scultura italica risalente al VI secolo a.C. del re vestino Nevio Pompuledio. Un po’ il simbolo dell’Abruzzo. Il prof. Accili ne e’ molto lieto, mentre ringrazia il presidente. Osservando la scultura, e notandone le dimensioni dei fianchi, deduce che anche a quel tempo dovessero esistere disturbi dell’alimentazione. Consegno anch’io a Mimmo il mio ultimo libro L’Italia nel cuore. Nel volume si parla di lui e di suo padre, il Sen. Achille Accili, piu’ volte parlamentare e uomo di governo. E’ stato un riferimento per la mia formazione politica. E’ ora di salutarci: il prof. Accili ci abbraccia con grande cordialita’.

Alle 11 siamo a casa Fratti. Mario riceve la delegazione abruzzese nella sua bella casa piena di libri, cimeli, premi, poster e opera d’arte. C’e’ la sua vita di autore teatrale. L’incontro e’ affettuoso e sottolinea l’ammirazione e la stima che l’Abruzzo nutre per uno dei suoi figli piu’ illustri e famosi. Il Presidente del Consiglio Regionale esprime questi sentimenti a chiare lettere al grande drammaturgo. Fratti con l’immediatezza del suo tratto, racconta la sua esperienza negli Stati Uniti, la quasi casualita’ del suo arrivo nel 1963, le opportunita’ che questo grande Paese sa offrire. E’ cosi’ che si realizzo’ il “sogno americano” per Mario Fratti, arrivato in America solo per assistere alla messa in scena d’una sua opera, dal famoso regista Lee Strasberg. Un successo, mai interrotto, che ne ha fatto un autore di teatro tra i piu’ grandi al mondo. Con un velo di nostalgia mostra al presidente Di Pangrazio l’appartamento dove visse Tennessee Williams, di fronte al suo, e le finestre dalle quali ogni mattina si salutavano. Alle 3 del pomeriggio il prossimo incontro in agenda, e’ con la giornalista e scrittrice Mariza Bafile. Origine abruzzese, per molti anni Mariza e’ stata vicedirettore del quotidiano La Voce d’Italia di Caracas, fino alla sua elezione in Parlamento nella XV legislatura, alla Camera dei Deputati, eletta nella Circoscrizione America meridionale. Il giornale, fondato nel 1950 dal padre Gaetano, che lo ha diretto fino alla sua scomparsa nel 2008, e’ stata una casa aperta per tutta la comunità italiana in Venezuela. Fu strumento di difesa degli Italiani, negli anni degli abusi polizieschi sotto la dittatura di Peter Jimenez. Come il caso della scomparsa nel nulla, nel 1955 a Caracas, di sette siciliani. Gaetano Bafile aprì con il suo giornale un’indagine per salvare l’onore infangato dei nostri connazionali, accusati ingiustamente di crimini inesistenti da un regime corrotto. A rischio della propria vita, Bafile fece chiarezza sul caso con la sua coraggiosa inchiesta, anche se non riuscì a sottrarre i nostri connazionali dalla fine che quel regime cagionò loro. Gabriel Garcia Marquez, in un suo libro, raccontò la storia di questo giornalista tenace e coraggioso. La Voce d’Italia ha continuato negli anni la preziosa opera d’informazione. Ora ne e’ direttore Mauro Bafile, fratello di Mariza. Cordiale e ricco di emozioni l’incontro con Mariza. Lei ora vive a New York, dove ha fondato ViceVersa magazine, una rivista bilingue inglese/spagnolo diventata punto di riferimento per intellettuali e artisti di cultura ispanica, con collaboratori da tutto il mondo. Con Mariza il presidente Di Pangrazio parla della difficile situazione in Venezuela, della condizione che vivono i nostri connazionali e in particolare la numerosa comunita’ abruzzese. Si ragiona sulle possibili iniziative utili, in aggiunta a quelle meritoriamente gia’ messe in campo dal CRAM della Regione Abruzzo, in collaborazione con la Fondazione Abruzzo Solidale di Caracas, per l’assistenza sanitaria ai nostril corregionali in difficolta’. Come pure viene evidenziato quanto di meritorio sta realizzando l’associazione ALI con il progetto “Ali per il Venezuela”, diretto dal medico Edoardo Leombruni, con l’invio di medicinali. Mariza, infine, raccoglie dal presidente Di Pangrazio un’intervista che uscira’ sulla Voce d’Italia.

A sera siamo attesi nella sede sociale dell’associazione Orsogna MAS, ad Astoria. Nel distretto di Queens vivono molti abruzzesi, quasi 10mila sono originari di Orsogna, in provincia di Chieti, un paese distrutto nel 1944 durante la battaglia di Ortona, la Stalingrado d’Italia. In quel dopoguerra partirono da Orsogna schiere d’emigrati, verso New York e Boston, soprattutto. E’ stata preparata una serata in onore della delegazione del Consiglio Regionale. Mario Fratti e’ ospite speciale. Tutti i 200 posti occupati, su prenotazione. Tony Carlucci, presidente del sodalizio, porge il saluto al Presidente del Consiglio Regionale, lo ringrazia per aver accettato l’invito e gli esprime i sentimenti d’affetto dell’Orsogna MAS. Invita quindi Rocco Pace, presidente del Club Nuova Orsogna, a portare il suo saluto. Con commozione Pace esprime l’onore di ricevere per la prima volta una visita dell’istituzione regionale, un fatto che riempie di soddisfazione e d’orgoglio, un’attenzione che ripaga l’opera di tanti abruzzesi che hanno cercato di illustrare al meglio la terra d’origine. Di Pangrazio ringrazia tutti per la calorosa accoglienza, ma soprattutto per quanto gli emigrati abruzzesi hanno fatto per l’Abruzzo, consentendone la ricostruzione dopo la guerra, con le loro rimesse, e il lavoro per chi restava. Un’opera che ha permesso all’Abruzzo il suo sviluppo, di cui si e’ grati per sempre. Consegna quindi, in segno di considerazione e gratitudine, due targhe ricordo ai presidenti dei due Club, Tony Carlucci e Rocco Pace. Dona poi a Maria Fosco, infaticabile esponente della comunita’ abruzzese, dirigente al Queens College e vicepresidente dell’Italian American Museum, in segno di riconoscenza, un dono che segnala un’antica tradizione abruzzese. Quindi un omaggio anche a Mario Fratti. Festosa la conviviale che ne segue. Con un finale a sorpresa, quando le luci si spengono ed entra in sala un carrello con una grande torta, le candeline accese per i 90 anni di Mario Fratti. Gli occhi dello scrittore hanno gioito, con lo stupore d’un “ragazzo” che celebra la vita con passione, ogni giorno.

Sabato 7 ottobre e’ un assaggio del Columbus Day, per fortuna con il sole. Andiamo comodamente in metro, fino ad Astoria Blv. La’ nei dintorni ci sono i Kaufman Studios, centro di produzione cinematografica, dove per l’occasione c’e’ il concentramento per la Parata di Queens. In formato bonsai c’e’ tutto della grande Parata sulla Fifth Avenue, che si tiene ogni anno il secondo lunedi’ di ottobre. A mezzogiorno in punto parte la sfilata, tra bande e gruppi. Un bel tratto di strada, un’ora e mezzo di percorso, tra due ali di pubblico che saluta. L’arrivo e’ in uno slargo, al centro un monumento a Colombo. Lo speaker chiama la rappresentante del Consolato Generale – il vice Console Isabella Periotto – a portare il saluto, seguono gli interventi del Grand Marshall e degli esponenti di varie associazioni. Il Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo viene chiamato a portare un suo saluto. Quindi gli inni d’Italia e degli Stati Uniti, con la deposizione dell’omaggio floreale a Cristoforo Colombo, con selva di flash a ricordo. Gli abruzzesi hanno orgogliosamente sfilato, quest’anno, con la loro rappresentanza istituzionale. Maria Fosco e Sante Auriti ci portano alla Trattoria L’incontro, un magnifico locale meta di buongustai. E’ dello chef Rocco Sacramone, orsognese, arrivato con il padre negli States quand’era un ragazzo di 12 anni. Cucina eccellente, la sua, locale di grande richiamo a prenotazione consigliabile, se si vuole accedere. Rocco ha idee molto chiare anche su come promuovere l’Abruzzo, in America, non mancando di creare suggestioni verso i suoi clienti parlandogli delle straordinarie bellezze e singolarita’ della regione dov’e’ nato. E dove torna spesso, anche per selezionare prodotti di qualita’ della nostra gastronomia per la sua cucina. Insomma, un vero ciclone. Un personaggio di grande simpatia Rocco Sacramone. Nel pomeriggio una piacevole scarpinata per Central Park e Times Square. Alle 20 si va sulla 2^ Avenue, da Donna Margherita. Un piccolo locale, ma pieno come un uovo. Chef executive e’ Rosanna Di Michele, vastese con la grande passione per la cucina. Fa ormai la spola tra Vasto e New York, ambasciatrice dei buoni sapori d’Abruzzo nella Grande Mela. Ha saputo costruire, con il sorriso e la professionalita’, un mondo di relazioni significative. E’ apprezzata per le sue qualita’. Parla della sua esperienza a New York con il presidente Di Pangrazio. Per lei e’ una piacevole sorpresa avere tra gli avventori presenze istituzionali dall’Abruzzo.

Domenica, 8 ottobre, 9 di mattina. Il cielo plumbeo promette pioggia e mantiene la promessa. Andiamo al Columbus Circle, al monumento a Cristoforo Colombo, all’ingresso sud di Central Park. La’ terminavano le prime edizioni della Parata, che partiva da Harlem. Tutto ebbe inizio con Generoso Pope, il magnate italiano che nel 1929 organizzo’ la prima Parata, prodigatosi anche per far riconoscere il Columbus Day festa nazionale americana. Piove a dirotto. La cerimonia con l’omaggio floreale a Colombo e’ prevista per le 9, ma tutti attendono nell’androne del vicino Time Warner Center. C’e’ Letizia Airos con la sua troupe di i-Italy Tv a raccogliere interviste alle personalita’ presenti. Le vado incontro con un abbraccio, collaboro con la sua testata ormai da 10 anni. La presento al presidente Di Pangrazio, che gia’ ne conosce il valore. Anna Letizia Soria, questo il suo nome all’anagrafe, e’ figlia d’un magistrato, presidente della Corte dei Conti. Era nato a Vasto, in provincia di Chieti. Letizia intervista Di Pangrazio, sulle sue impressioni riguardo il Columbus Day e sulla protesta che sta investendo la manifestazione. Per Di Pangrazio resta un evento rilevante a testimonianza del ruolo svolto dalla comunita’ italiana negli Stati Uniti. Va assolutamente conservato e difeso. Per fortuna il cielo ha un gesto di clemenza, quasi spiove. La cerimonia ha inizio. La conduce Joseph Guagliardo, presidente della Conferenza dei Major delle Organizzazioni Italo-Americane. Un simpatico omone con la voce stentorea. Chiama al podio le personalita’ per gli interventi di rito, a cominciare dal Console Generale d’Italia, Francesco Genuardi, cui seguono Angelo Vivolo, Presidente della Columbus Citizens Foundation che organizza le manifestazioni del Columbus Day, ed altri esponenti della comunita’ italiana. Cospicua la rappresentanza italiana della Polizia di Stato, della Polizia municipale di New York e di altri Corpi di New York City. Un conato di protesta ha tentato di guastare la cerimonia: un nero a torso nudo incatenato come uno schiavo, un incappucciato come Ku Klux Klan e altri tre o quattro con cartelli, seguiti da tv a caccia di scoop. Una reazione tranquilla isola i manifestanti, consentendo di portare a compimento la manifestazione. C’e’ tuttavia la percezione, mai avvertita negli anni precedenti, di una furia iconoclasta che negli States sta investendo Cristoforo Colombo e il Columbus Day. Gli inni nazionali italiano e americano precedono la deposizione dell’omaggio floreale – una bandiera con le stelle e le strisce tricolori – ai piedi della colonna sul cui vertice spicca la statua di Colombo. A fine cerimonia, andiamo a prendere un caffe’con Letizia Airos. Una bella rimpatriata d’Abruzzo, con una donna tenace e di talento che alla vita di funzionaria del Ministero degli Esteri (a Mosca e New York) ha preferito scegliere il giornalismo, la sua vera passion. Il network che Letizia conduce, insieme a suo marito Ottorino Cappelli, e’ un esempio d’innovazione, anche nel linguaggio, d’un giornalismo che sappia parlare ai giovani e che racconti la piu’ bella Italia agli Americani, utilizzando ogni mezzo: dal giornale on line al magazine cartaceo, dalla Tv alla Radio, ai social network. In questi giorni Letizia sta curando le riprese per una serie di puntate televisive, che saranno trasmesse da una Tv di New York, nelle quali Gabriella Carlucci accompagna gli spettatori tra le eccellenze dell’Italia nella Grande Mela. Con Letizia il presidente Di Pangrazio affronta il tema della promozione dell’Abruzzo negli Stati Uniti. Come buona parte delle regioni italiane l’Abruzzo e’ scarsamente presente sul mercato americano. Nel centro-meridione solo la Puglia riesce ad affermare sufficientemente il suo brand. Il problema risiede nella incapacita’ tutta italiana di fare sistema. Ciascun soggetto ritiene di essere autosufficiente, a rischio dell’inconcludenza e dell’inefficacia d’ogni iniziativa. E pensare che il mercato americano guarda all’Italia con interesse e simpatia. Una conversazione davvero molto franca e utile, con Letizia, una persona che ama fortemente l’Abruzzo e l’Italia. Nel pomeriggio andiamo al Ground Zero Memorial. Una visita commovente nel luogo della tragedia dell’11 settembre 2001, che fece 2603 vittime nel crollo delle Torri Gemelle. Due singolari fontane di marmo scuro richiamano le piante dei due grattacieli, d’intorno sulle balaustre i nomi delle vittime. Belle le architetture della ricostruzione, con lo svettante One World Trade Center. La giornata si conclude a Little Italy. A Mulberry Street la visita al Museo Italo Americano, un presidio della memoria della nostra emigrazione negli States. Infine una buona cena al Ristorante Lunella, con il campano Mike, fratello della titolare, che ci racconta gli ultimi cinquant’anni e la sua amarezza per quanto e’ cambiato nel quartiere italiano, dove restano solo pochi esercizi in mani italiane.

Columbus Day, lunedi’ 9 ottobre. Ci avviamo verso St. Patrick per la Messa che apre il Columbus Day. E’ una giornata uggiosa. Piove. Non pare una giornata di festa. Ma come sempre c’e’ grande animazione, mentre la Cattedrale si va riempiendo. Il protocollo del Consolato riserva al Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo un posto in prima fila, con il Console Generale ed altre Autorita’. A Gino Milano e a chi scrive la seconda fila. Piena come sempre la bella cattedrale dalle svettanti architetture gotiche. Presiede la celebrazione l’arcivescovo di New York, il Cardinale Timothy Dolan, concelebranti i vescovi dell’hinterland e dall’Italia mons. Antonio Stagliano’, vescovo di Noto, che conosco e ho incontrato piu’ volte, in Sicilia e all’Aquila. L’omelia del vescovo ausiliare di New York, Dominick Lagonegro, ripercorre la storia dell’emigrazione italiana in America. A conclusione gli inni nazionali italiano e americano. Infine il saluto del Card. Dolan al Grand Marshall, Leonardo Riggio, e al Console Generale d’Italia. Fuori la pioggia e’ diventata piu’ insistente, ma la macchina organizzativa della Parata non conosce pause. C’e’ un clima di protesta verso il Columbus Day, che dilaga in molte citta’ degli Stati Uniti. Molti Comuni hanno deciso di abolire la celebrazione in onore di Colombo e sostituirla con una Giornata per le Popolazioni native, mentre il grande navigatore genovese viene accusato come responsabile dello sterminio degli indigeni e della schiavitu’. Los Angeles, Seattle, Denver, Salt Lake City, Tulsa, Phoenix, Boston, Portland hanno deciso di cancellare il Columbus Day. Numerosi sono stati i gesti di sfregio ai monumenti che ricordano Cristoforo Colombo. Si temeva anche per il monumento al Columbus Circle. Sul quale pende la richiesta di rimozione verso la quale il sindaco di New York, Bill de Blasio, in corsa per la rielezione, ha fatto un po’ il pesce in barile con un atteggiamento pilatesco, attirandosi le rimostranze della comunita’ italoamericana, anche con contestazioni nel corso della Parata. Netta, invece, la posizione del governatore Andrew Cuomo, pienamente a favore del Columbus Day e contro chi vuole abolire la ricorrenza. Fatto sta che va allargandosi la protesta, tanto che la comunita’ italoamericana di New York si va mobilitando. Occorre tuttavia che una consapevole, ferma e diffusa posizione a difesa del Columbus Day e dei monumenti al grande navigatore cresca in America. Ma anche dall’Italia occorrono segnali di difesa, altrimenti questa furia iconoclasta rischia di degenerare in antipatia e contestazione al ruolo e alla rilevanza della comunita’ italiana negli States.

Ma ecco avviarsi la testa della Parata. Certo mancano i colori delle belle giornate che illuminano New York, ma ci sono comunque le ali di pubblico lungo la Quinta ad applaudire. Specie quando la parata offre, tra bande, carri, gruppi festanti, la suggestion delle singolarita’ dell’Italia. Particolarmente, quest’anno, la magnifica e ampia rappresentanza della Quintana di Foligno, con i meravigliosi costumi dei figuranti, particolarmente raffinati nelle figure femminili. Come pure la Regione Lombardia, che ha deciso di rappresentarsi con una coreografia affidata alla figura di Giuseppe Verdi, interpretato dal regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, ideatore dell’evento. Francesca Alderisi, volto televisivo molto amato dagli italiani nel mondo, per tanti anni conduttrice di programmi di servizio su Rai Italia, sfila con la Band Rudy Valentino e i Baleras. Vado a salutarla, una bella amicizia ci lega. La delegazione del Consiglio Regionale d’Abruzzo, guidata dal Presidente Giuseppe Di Pangrazio, sfila con gli abruzzesi di New York. Verso il Red Carpet la pioggia ha fatto il vuoto di pubblico, laddove solitamente c’era gran pienone. La nostra Parata si conclude all’una e mezza. Un taxi che ci riporta sulla 7^ Avenue tra le congestioni del traffico e il disagio per gli abiti zuppi di pioggia. A sera il ricevimento presso il Consolato Generale. Ancora tanti incontri. Nella casa degli italiani, come l’ha definita il Console, una serata briosa, allietata dalla band Rudy Valentino e dai sapori della cucina abruzzese proposti da Rosanna Di Michele.

Martedi’ 10 ottobre. Alle 9 si va in visita alla fabbrica dei pianoforti Steinway & Sons, a Queens. Abbiamo una guida d’eccezione. Sante Auriti, un abruzzese cui la Steinway affida le operazioni piu’ delicate e particolari nella costruzione di pianoforti di particolare pregio e’ il nostro cicerone. Piu’ volte il suo lavoro gli ha guadagnato le pagine di grandi giornali. Sante ci accompagna nei vari reparti di lavorazione, spiegando per filo e per segno le varie fasi della costruzione d’un pianoforte, la cui gestazione e’ lunga nove mesi, per la preparazione e l’assemblaggio dei 12mila pezzi che compongono lo strumento. Ci illustra le qualita’ dei legnami, per la preparazione delle varie parti del pianoforte e della “tavola del suono”, e la cura costruttiva di un buon pianoforte. Nei laboratori ne vediamo anche di antichi, sotto le cure di preziosi restauri. Il presidente Di Pangrazio e’ orgoglioso di questo figlio d’Abruzzo, diventato per la Steinway un “artigiano” di punta. E lo sottolinea facendogli dono d’una coppia di gemelli con stemma del Consiglio Regionale. E’ l’ultimo d’una serie di gesti che hanno segnato questa missione a New York, che ha dato occasione di conoscere da vicino la comunita’ abruzzese, di apprezzarne il valore e di riconoscerne i meriti. L’Abruzzo fuori dall’Abruzzo, di cui andare davvero orgogliosi.  

Foto: courtesy i-Italy.org, Maria Fosco, Francesca Alderisi.