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I Solisti Aquilani a Rocca di Mezzo (L’Aquila) per il tradizionale omaggio a Sergio Calligaris


I Solisti Aquilani a Rocca di Mezzo

per il tradizionale omaggio a Sergio Calligaris

Appuntamento di metà estate a Rocca di Mezzo, sabato 19 agosto (Centro Polivalente ore 21.15) con I Solisti Aquilani, per il tradizionale omaggio al grande Maestro Sergio Calligaris. Ad affiancare l’ensemble il duo pianistico Sollini-Barbatano; al violoncello Giulio Ferretti. Impegnativo e sfaccettato il programma della serata che prevede, nella prima parte, il Concerto in do minore per violoncello e orchestra di J.C. Bach; il Concerto per pianoforte a quattro mani di L. Kozeluh e un brano dello stesso Calligaris, il Concerto op. 25. Calligaris in recital per la seconda parte, con musiche di Ravel, Galuppi, Debussy e Calligaris.

Il legame tra Rocca di Mezzo e il grande compositore e pianista Sergio Calligaris è ormai inscindibile. Sono circa 30 anni che il maestro italo argentino soggiorna in estate a Rocca di Mezzo e oltre 10 anni di collaborazione con I Solisti Aquilani. L’omaggio a Sergio Calligaris è anche un momento in cui le più importanti istituzioni di Rocca di Mezzo quali il Comune, il Consorzio per lo Sviluppo Culturale delle Rocche, la Nuova Pro loco e l’Agenzia per la Promozione Culturale della Regione Abruzzo contribuiscono unitariamente a sostenere l’iniziativa che si accompagna alla raccolta fondi per le attività di assistenza domiciliare a malati oncologici dell’Associazione L’Aquila per la Vita.

Argentino, nato a Rosario, Sergio Calligaris ha vissuto a lungo negli Stati Uniti e dal 1974 si è stabilito in Italia assumendone la cittadinanza. Concertista internazionale già all’età di 13 anni, la sua carriera è stata guidata da maestri quali George Fanelli, Arthur Loesser, Adele Marcus, Nikita Magaloff e Guido Agosti. Ha tenuto molti concerti nella nativa Argentina, lanciando la sua carriera internazionale durante le stagioni 1967/1969 con un debutto entusiasticamente accolto alla Brahamssaal del Musikverein di Vienna, seguito da presentazioni di uguale successo alla Konzertsaal Bundesallee (per la Hans Adler Konzert-Direktion) di Berlino; la Società del Quartetto di Roma, l’Istituto de Cultura Hispánica di Madrid I suoi concerti, registrati dalla BBC, dalla Bayerischer Rundfunk, dalla Radio della Suisse Romande e da altre emittenti radiotelevisive, sono stati trasmessi in tutto il mondo. In Italia ha insegnato, dal 1974, nei conservatori di Napoli, Pescara e L’Aquila. E’ stato spesso membro di giurie di importanti concorsi pianistici nazionali e internazionali. Il Dizionario dei Musicisti Baker, nell’edizione del 1971 (G. Schirmer, New York) ha incluso la sua biografia, scritta da Nicolas Slonimsky, un onore conferito a pochissimi musicisti viventi. Dopo un ventennio dedicato al concertismo riprende la composizione abbandonata nella prima giovinezza. e diviene uno dei compositori contemporanei più eseguiti nel mondo. Tra i vari riconoscimenti, il Premio Musicale Internazionale Giuseppe Verdi per la composizione.

 Il Duo Sollini-Barbatano vede dal 2004 la collaborazione artistica tra Marco Sollini, pianista dalla ricca carriera internazionale e con numerose esperienze che vanno dall’attività solistica a collaborazioni cameristiche con musicisti di chiara fama quali Bruno Canino, Antonio Ballista, Alain Meunier, Paola Pitagora, Elena Zaniboni, Quartetto della Scala, Quartetto di Cremona e molti altri, e Salvatore Barbatano, giovane artista distintosi per brillanti prerogative e profonda sensibilità musicale. Il Duo affronta sia pagine del repertorio per pianoforte a 4 mani che significative opere per due pianoforti. Si è esibito in Italia ed all’estero per importanti associazioni e festival, tra i quali lo Schouwburg Festival di Jakarta, l’International Music Festival of Santorini (Grecia), l’Ass. Amici della Filarmonica di Oslo, la Kursaal di Bad Wildbad

Associazione italiana familiari e vittime della strada – onlus

 

a ssociazione italiana familiari e vittime della strada – onlus

www.vittimestrada.org

via A. Tedeschi, 82 – 00157 Roma – tel. 06 06 4173 4624 – fax 06 8115 1888 – c.f. 97184320584

Il ddl Concorrenza è legge – Una vittoria per l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada
e per la Carta di Bologna
La lunga storia dell’AIFVS per garantire alle vittime della strada un equo risarcimento

IMG_0205   Non è stato facile contrastare il connubio tra i poteri forti a danno dei più deboli: le vittime. Era necessario smontare le pregiudizievoli considerazioni dei politici che per sostenere l’interesse di profitto privato delle assicurazioni contrabbandavano come interesse sociale l’abbassamento dei risarcimenti alle vittime, ritenendolo necessario per diminuire le tariffe assicurative. Ci siamo impegnati a chiarire che la valutazione delle tariffe, rappresentando un introito, va correlata agli utili assicurativi, che essendo alti possono già permettere l’abbassamento delle tariffe, ritenuto di interesse sociale; i risarcimenti, invece, hanno a che fare con il danno alla persona, che è irreversibile, ed il loro abbassamento non provocherebbe la diminuzione del danno. Pertanto il risarcimento del danno alla persona non si tocca, e per esso abbiamo continuato a chiedere l’osservanza dei parametri delle Tabelle del Tribunale di Milano. Una richiesta che ha trovato sostegno con la creazione di un vasto movimento, centrato sulla Carta di Bologna dell’11 gennaio 2014, un documento contenente le richieste dei danneggiati per la tutela dei loro diritti.

È stata una lunga battaglia, fatta di convegni, rapporti con i politici, partecipazione alle audizioni, diffusione di comunicati alla stampa ed ai politici anche tramite tutte le sedi dell’AIFVS, ed addirittura pubblicazione a pagamento di una lettera su La Repubblica il 12 settembre 2012! Una battaglia iniziata dall’AIFVS ancor prima, poiché il 3 agosto del 2011 il Governo aveva varato uno schema di tabelle che dimezzava i risarcimenti alle vittime della strada rispetto alle Tabelle di Milano, riconosciute dalla giurisprudenza quale parametro di riferimento nazionale. A nome delle vittime della strada abbiamo fatto sentire il nostro dissenso, ed il Parlamento ha rimediato a fine ottobre con la votazione a larghissima maggioranza della Mozione Pisicchio, impegnando il Governo “a ritirare lo schema di decreto e a definire come valido criterio di riferimento i valori previsti nelle Tabelle del Tribunale di Milano”.

La decisione della Camera non era per niente scontata, tant’è che nel 2012, nei successivi incontri con il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, prof. De Vincenti, riscontravamo sempre l’orientamento a sostenere gli interessi delle Assicurazioni e non le ragioni delle Vittime. Ed anche il Ministro alla Salute Balduzzi ha tentato di approvare uno schema di decreto contrario ai diritti delle vittime, tentativo contrastato negli incontri con il Capo di Gabinetto, il consigliere Guido Carpani, e nell’ulteriore incontro del 16 aprile 2013, a cui partecipò una delegazione dell’Ania, ci siamo opposti ad un accordo al ribasso in danno delle vittime, bloccando l’approvazione del decreto.

Nell’audizione del 14 novembre 2013 presso la VI Commissione Finanze della Camera, tenuto conto di fuorvianti comparazioni, abbiamo dimostrato come il risarcimento del danno alla persona in Italia si collochi in una posizione mediana. Nelle successive audizioni, del 12 giugno 2015 presso la Commissione Finanze della Camera riunita con la X^ Commissione delle Attività Produttive, dell’11 novembre 2015 con la Commissione X^ Industria del Senato sono state ancora chiarite e documentate le ambiguità del sistema assicurativo, frutto della creazione della “Carta di Bologna”, ufficializzata come documento base del movimento per un mercato assicurativo concorrenziale e in grado di garantire al danneggiato la possibilità di scegliere il proprio medico, il proprio riparatore e di ottenere un giusto ed equo risarcimento. Il movimento ha riscontrato l’attenzione dei politici, sostenendo la possibilità di proposte di legge elaborate dal basso, che tengano conto dei diritti dei danneggiati e non degli interessi dei poteri forti. Da parte nostra il riferimento era sia al tema delle pene con misure che ne assicurino l’espiazione, e sia al tema del risarcimento, con l’indicazione delle Tabelle di Milano.

I risultati ottenuti con il ddl concorrenza il 2 agosto 2017 rappresentano per l’AIFVS una vittoria, poiché scongiurano l’abbassamento dei risarcimenti per le vittime della strada ed annullano le richieste riduttive dell’Ania, stabilendo per legge che “la tabella unica nazionale è redatta, tenuto conto dei criteri di valutazione del danno non patrimoniale ritenuti congrui dalla consolidata giurisprudenza di legittimità”. Un’affermazione che rimanda alla Tabella del Tribunale di Milano, i cui valori monetari sono ritenuti congrui dalla Suprema Corte di Cassazione. Il riconoscimento dei diritti delle vittime da parte dei decisori, ottenuto con faticoso impegno, gratifica l’AIFVS degli sforzi compiuti e sollecita tutti noi a continuare perché gli ulteriori sviluppi siano sempre a garanzia dei diritti delle vittime.

A tal fine dobbiamo vigilare perché il Ministero dello Sviluppo economico rispetti rigorosamente il dettato normativo senza farsi influenzare dalle numerose pressioni dei potenti gruppi assicurativi che, ora come allora, possono continuare nella loro azione, anche alla luce della lettura di recenti comunicati stampa. Auspichiamo, inoltre, che la medicina legale indipendente e non soggetta alle pressioni delle mandanti contribuisca all’elaborazione di tabelle medico legali aggiornate, che non ubbidiscano a freddi meccanicismi ma tengano conto delle reali sofferenze delle Vittime della Strada.

Giuseppa Cassaniti Mastrojeni
Presidente AIFVS

Serena conduce Operaclassica

Alejo Perez, direttore d’orchestra

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ALEJO PEREZ, DIRETTORE D’ORCHESTRA

Giovane direttore argentino, studia composizione e direzione d’orchestra, oltre a pianoforte nella sua città natale, Buenos Aires. Attualmente, lavora regolarmente nel suo paese d’origine, oltre che in Europa con importanti orchestre ed ensemble. Da quando ha assunto l’incarico di direttore musicale del prestigioso Teatro de La Plata nel 2009, il più importante teatro lirico argentino dopo il Teatro Colón, Alejo Pérez ha ricoperto un ruolo determinante nel rinnovato successo del teatro. Acclamato dalla stampa e dal pubblico insieme con il regista Marcelo Lombardero, produce grandi pezzi del repertorio lirico e concerti. Le nuove produzioni di Nabucco di Verdi e Don Carlos di Berlioz, La Damnation de Faust e Lady Macbeth del distretto di Mtsensk di Šostakovič, Carmen di Bizet e Tristan und Isolde e Rheingold di Wagner sono stati eseguiti sotto la sua bacchetta. Nella stagione 2012- 13 continuerà il ciclo dei Nibelunghi di Wagner con nuove produzioni di Die Walküre e Siegfried. A partire dalla stagione 2011-12 quando diventa uno dei direttori ospiti e consulenti musicali al Teatro Real di Madrid su invito di Gerard Mortier, dirige regolarmente l’Orquesta Sinfónica de Madrid e nel 2012, ottiene un grande successo con Rienzi di Wagner in versione di concerto e con l’opera di Golijov Ainadamar nella produzione di Peter Sellars. Inizialmente apprezzato per le sue interpretazioni di musica contemporanea, Alejo Pérez ha sviluppato un vasto repertorio. Ha debuttato alla NDR Symphony Orchestra, dove è stato direttore assistente di Christoph von Dohnányi tra il 2005 e il 2007. Negli anni successivi si è esibito con la Royal Stockholm Philharmonic Orchestra, Orquesta Sinfonica Nacional de Chile, Dresdner Philharmonie, Orchestre National de Lille, musikFabrik Köln, l’Orchestre Philharmonique de Radio France, la Taipei Symphony Orchestra e Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino. è apparso anche come direttore d’orchestra per un progetto della Ensemble Modern a Istanbul, con composizioni commissionate da Mark André, Beat Furrer, Samir Odeh- Tamimi e Vladimir Tarnopolski a Francoforte, Berlino, Vienna, Essen e Istanbul. Negli ultimi anni, è salito sul podio con l’Asko Schönberg Ensemble, Ensemble Contrechamps, e ancora con la SWR Orchestra Sinfonica di Baden-Baden e Friburgo. Ha lavorato in collaborazione con il compositore Peter Eötvös. Ha debuttato due opere come assistente di Eötvös: Angels in America (Théâtre du Châtelet di Parigi) e Lady Sarashina (Opéra de Lyon e poi Opéra Comique di Parigi). Nel 2008, ha diretto l’opera Of Love and Other Demons di Eötvös in una produzione del Festival di Glyndebourne alla Lithuanian National Opera. Inoltre ha diretto L’espace dernier di Matthias Pintscher (Opéra Bastille di Parigi), Pollicino di Henze e Le Rossignol di Stravinskij all’Opéra de Lyon, Rihmdi Jakob Lenz ad Anversa, Satyricon di Maderna a Buenos Aires, e ancora Don Giovanni all’Opera Frankfurt. Nel 2008 a Buenos Aires, si dedica alla musica antica, con Iphigénie en Tauride di Gluck. Nel 2011 dirige la Gewandhausorchester di Lipsia nell’oratorio di Paul Dessau Deutsches Miserere al Teatro dell’Opera di Lipsia. Nella stagione in corso, torna all’Ensemble Intercontemporain di Parigi e debutta al Klangforum di Vienna alla Wiener Konzerthaus.

In Italia ha debuttato al teatro San Carlo, al teatro dell’opera di Roma, al teatro Massimo di Palermo e al teatro del Maggio Fiorentino di Firenze.

ALEJO PEREZ, CONDUCTOR

Nació en Buenos Aires. Luego de formarse como pianista y diplomarse en la universidad (dirección orquestal, coral y composición) con medallas de oro, perfeccionó sus estudios de dirección en Alemania con Peter Eötvös, Helmuth Rilling y sir Colin Davis. Luego de formarse como pianista y diplomarse con medallas de oro en la universidad, perfeccionó sus estudios de dirección en Alemania con Peter Eötvös, Helmuth Rilling y Sir Colin Davis.

 Colaboró estrechamente con Michael Gielen, Esa-Pekka Salonen, Peter Eötvös y Christoph von Dohnányi.

Fue director musical del Teatro Argentino de La Plata (Tristan und Isolde, Don Carlos, La damnation de Faust, Rheingold, Lady Macbeth de Mzensk así como Missa Solemnis, Deutsches Requiem, Alexander Nevsky, Requiem de Verdi, Daphnis et Chloé, 8va. Sinfonía de Mahler) durante 4 temporadas (2009-2012)

Dirigió en la Opéra de París (Bastille), Opéra Comique, Châtelet, Opera de Frankfurt (Don Giovanni), Opera Nacional de Lyon, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Nacional de Ginebra, Teatro Real de la Monnaie Bruselas, Opera Nacional de Lituania, Concertgebouw y Muziekgebouw de Amsterdam, Opera Real de Copenhagen.

Ha estado al frente de la Orquesta del Gewandhaus de Leipzig, Filarmónica de Radio Francia, Sinfónica Alemana (DSO),  Sinfónica de la SWR Baden Baden-Freiburg, Filarmónica Real de Estocolmo, Akademie de la Filarmónica de Berlín, Orquesta de la Radio Bélgica, National de Lille, Orquestas Filarmónica y Filarmónica de cámara de la Radio de Holanda,Orquesta Sinfónica Brasileira,Sinfónica de Taiwán, Ensemble Intercontemporain, Klangforum Wien, Musik Fabrik, Ensamble Modern, Orquesta Sinfónica de la Radio Alemana (NDR), orquesta de la cual fue director asistente durante dos temporadas.

Compuso la opera Tenebræ por encargo del Centro de Experimentación del Teatro Colón y dirigió su estreno en 1999.

Dirige también frecuentemente las orquestas Sinfónica Nacional, Filarmónica de Buenos Aires, Camerata Bariloche, Sinfónica Nacional de Chile, Sinfónica del SODRE Montevideo y participa como invitado regular del ciclo de música contemporánea del teatro San Martín (Satyricon de Maderna, Medea de Dusapin, Vigilia de Rihm y Oresteïa de Xenakis, 4ta sinfonía de Charles Ives, Sinfonía de Berio y obra integral de Edgar Varèse) y Buenos Aires Lírica (Iphigénie en Tauride, The Rake’s Progress, Serse, Carmen).

Becario del DAAD, Mozarteum Argentino, Fundación Teatro Colón, Bachakademie Stuttgart y Fundación Wagner (Alemania).

Director principal de la Orquesta Nacional Juvenil desde su creación por el Bicentenario Argentino (2010).

Se presenta como uno de los directores invitados principales del Teatro Real de Madrid a partir de la temporada 2010-2011 (Rienzi, Aimadamar, Don Giovanni, Die Eroberung von Mexico).

En Italia ha debutado en el teatro dell’opera di Roma, teatro San Carlo di Napoli, teatro Massimo di Palermo, teatro del Maggio fiorentino di Firenze.

 

 

GEORGE AARON LANCIA IL PROFILO UFFICIALE SU SPOTIFY

 

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I tempi cambiano ed anche i grandi della musica devono adattarsi al nuovo modo di proporre le proprie canzoni. George Aaron, considerato una vera leggenda vivente della italo-disco, non fa eccezione ed ha lanciato in questi giorni il suo nuovo profilo SPOTIFY ufficiale e verificato.
L’artista vicentino voce di successi indimenticabili è da oggi presente nella piattaforma di musica più importante al mondo con un suo profilo nel quale proporre i successi del passato, i nuovi progetti ed anche qualche inedito per arricchire la discoteca dei propri fans sparsi in tutto il mondo.
Per inaugurare il nuovo profilo SPOTIFY, GEORGE AARON, ha pubblicato alcuni inediti già cliccatissimi dai fans tra i quali i remake di SHAKER SHAKE e di JUST FOR YOU, una versione inedita di SHE’S A DEVIL, alcune registrazioni live di successi come SOMEBODY e ROBIN HOOD e la struggente GOIN TO A TOWN scritta da Rufus Wainwright e portata al successo da George Michael.
Un’ottima occasione per riascoltare uno dei più amati artisti della grande epopea della ITALO DISCO
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Considerato tra i padri della ITALO DISCO il genere dance nato in Italia nei primi anni 80 GEORGE AARON è stato voce di molti progetti discografici di successo tra i quali VIDEO con il brano SOMEBODY, TIME con brani come SHAKER SHAKE e DON’T STOP, RAM BAND con la gettonatissima SILENT SMILES ed è la voce del progetto WILLIAM KING con il ballatissimo ROBIN HOOD. Come solista ha realizzati decine di brani tra i quali JUST FOR YOU, SHE’S A DEVIL, SILLY REASON, TWIST IN MY SOBRIETY, HEAVEN e moltissimi altri. Ha all’attivo 5 album ufficiali e recentemente è tornato con un duetto assieme a BOBBY SOLO interpretando il brano RUSSIAN LADIES. HA duettato anche con DEN HARROW, TIZIANA RIVALE, PASCAL (TRANS-X) ANGELO SERETTI e diversi altri artisti. Nel suo studio fanno bella figura i suoi 5 dischi d’oro conquistati in tempi in cui il disco d’oro significava una vendita di oltre 1 milione di dischi. E’ da poco uscito il CD : GREATEST HITS & MORE acquistabile esclusivamente via web dalla pagina ufficiale facebook dell’artista (http://www.facebook.com/georgeaaronlegend) oppure inviando una mail a : management@georgeaaron.net
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LUCI E OMBRE NEI PLEBISCITI – Il libro di Enzo Fimiani, una novità nella ricerca storica

 

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LUCI E OMBRE NEI PLEBISCITI

Il libro di Enzo Fimiani, una novità nella ricerca storica

di Mario Setta *

La storia è divertente” è l’affermazione di un grande storico, fucilato il 16 giugno 1944. Marc Bloc, ebreo. Ma afferma anche che un “bravo storico” deve comprendere e non giudicare, perché “il diabolico nemico della storia vera e propria è la mania del giudizio”. Ci sono libri che si leggono e libri che si studiano. Questo è un libro in cui “lo storico analizza”, per restare nel linguaggio di Bloc. E analizza con una acribia che non scoraggia, ma incanta, dal momento che un quarto del libro è affidato alle note e ai i riferimenti bibliografici. Non è solo un libro “divertente”, perché la storia sarebbe divertente, ma anche un libro enigmatico fin dal titolo, virgolettato, che non può non richiamare un detto storico: «L’unanimità più uno».

Locuzione all’apparenza paradossale”, viene ritenuta dall’autore, ma posta come titolo del libro sollecita la curiosità e l’interesse, ricercandone il senso profondo. Una frase, di cui si svela l’autore verso la fine del libro e se ne dibatte forma e sostanza, sintetizzando e focalizzando così la tematica di “plebisciti e potere”, il sottotitolo del libro. Il plebiscito come idea e come storia è il “fil rouge” del libro. Un filo di Arianna che attraversa la storia di due secoli dell’Europa, dal 1789 ad oggi. Già dal primo capitolo, Enzo Fimiani dichiara che la sua è “una proposta inedita nel panorama editoriale non solo italiano, ma anche europeo, primo esperimento di ricostruire tutta intera […] la storia dell’istituto del plebiscito” e spera sia utile “non solo ai cosiddetti specialisti, bensì anche ai cittadini più o meno colti, specie giovani studenti”.

Interessante e in qualche modo avvincente il linguaggio, sempre scorrevole e spontaneo, come l’uso, di tanto in tanto, dell’aggettivo “scivoloso”, per indicare che i plebisciti nascono con l’idea di migliorare le condizioni del popolo, di servirlo, mentre poi lo asserviscono e lo schiavizzano. È notorio che la tematica risale, teoricamente, al periodo dell’illuminismo, tanto che Voltaire, in una lettera del 1776 scrive: “sont les plébiscites qui font les lois”. Ma la pratica trova la sua espressione nel periodo della Rivoluzione Francese. Certamente il giuramento nella sala della Pallacorda, il 20 giugno 1789, con cui i rappresentanti degli Stati Generali si autoproclamano assemblea nazionale, rappresenta una data imprescindibile nella storia umana. Riconoscendo la propria maggioranza numerica, 578 (borghesia) contro 561 (nobiltà e clero), il terzo stato assume il ruolo di volano. Il 9 luglio nasce l’Assemblea nazionale costituente. Una rivoluzione che si compie, senza spargimento di sangue. Il 26 agosto 1789 viene approvata e pubblicata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Inizia un decennio in cui il sangue sgorga da ogni parte, fino al colpo di stato di Napoleone, il 18 brumaio 1799 (9 novembre).

Sul fil rouge, Fimiani rileva una doppia tipologia della dimensione plebiscitaria e ciascuna, a sua volta, doppia, una specie di Giano bifronte, di teoria e prassi. La prima tipologia è data dal rapporto dialettico tra Potere e Popolo, la seconda tra Diritto e Suffragio. E sempre sul fil rouge ci conduce attraverso le varie tappe delle consultazioni, cominciando dalla prima, che avviene nel 1793 per approvare la Costituzione Repubblicana giacobina. I risultati vengono proclamati il 20 agosto e assegnano il 99% ai Sì (Oui). La Costituzione dell’anno III, approvata il 22 agosto 1795, viene sottoposta al plebiscito e il risultato viene proclamato il 23 settembre. Non ci fu grande partecipazione e il ricorso al plebiscito assume la funzione di appello al popolo (appel au peuple). Intanto nel panorama franco-europeo appare la figura di Napoleone Bonaparte, in precedenza arrestato come giacobino, ma personaggio di rilievo per le sue vittoriose battaglie nella campagna d’Italia. E proprio in Italia il plebiscito assume valore di riscatto nazionale. In otto anni, per nove volte, tra i confini di piccoli stati, gli italiani esprimono la loro volontà. In Francia, sotto Napoleone, l’“appel au Peuple” diventa una prassi normale e lo è anche quando appare il nipote del primo, Napoleone III. Criticando l’appello al popolo di Napoleone III, Alexis de Tocqueville scrive: “Mai a una nazione fu offerta più odiosa derisione”.

In Italia, tra il 1859 e il 1870, – si legge nel testo di Fimiani, – si recò nei seggi a votare un totale di quasi tre milioni e ottocentomila italiani, abitanti (maschi) degli Stati preunitari. Nell’insieme dei ben diciannove plebisciti risorgimentali tra 1848 e 1870, il totale dei votanti ascese a 4.600.000. Quella massa di italiani ‘plebiscitanti’ in stragrande maggioranza, non avrebbe mai più messo piede in un seggio elettorale lungo tutta la propria vita restante”. Nel Novecento il ricorso ai plebisciti non si attenua. In Francia, Italia, Germania, Spagna, Grecia, e altre nazioni europee il plebiscito assume importanza capitale a livello politico-elettorale. Sotto il fascismo il primo plebiscito avviene nel 1929, il 24 marzo, alla scadenza della prima legislatura, con i Sì che raggiunsero il 98.33%. Il successivo plebiscito ebbe luogo dopo 5 anni precisi, il 25 marzo 1934, con un risultato del 99,84% di Sì. In Germania, l’anno prima, il 1933, “le votazioni del 5 marzo – scrive Fimiani – apparvero dotate di chiari connotati da plebiscito”. Ed è in Germania che viene approvata una legge ad hoc sul plebiscito (“Gesetz über Volksabstimmung”). All’ultimo capitolo del libro, “Le interpretazioni”, l’autore cerca di puntualizzare le ragioni del lavoro svolto, sottolineando il concetto originario del plebiscito “un portato, non lo si dimentichi, dell’allargamento della sfera politica e, in sostanza, di una sua ‘democratizzazione’”.

A conclusione di questa mia recensione un po’ sbrigativa, ma “amichevole”, per il fatto che sono amico da anni dell’autore e di cui apprezzo lo sforzo che investe sul suo lavoro, cerco di soffermarmi sulla frase del titolo del libro: “L’unanimità più uno”, pronunciata il 12 maggio 1928 in Senato da Benito Mussolini. Probabilmente pensava a se stesso, il duce, come componente aggiuntiva, extra-ordinaria, in una votazione plebiscitaria. L’idea di Unità del e nel popolo ha molto di religioso, di mistico. Era l’idea spinoziana di Deus sive Natura, coinvolgendo sacro e profano, Ne “L’avvenire dell’uomo”, un paleontologo-teologo che scrive in quegli anni, Teilhard de Chardin, affronta temi di carattere teorico-cosmico, scrivendo: «Nei sistemi “totalitari”, dei quali l’avvenire correggerà certamente gli eccessi, accentuandone probabilmente le tendenze e le intuizioni profonde, il cittadino vede il suo centro di gravità trasferito a poco a poco, o per lo meno imperniato, su quello del gruppo nazionale o etnico a cui appartiene. […] Siamo tutti d’accordo sul fatto che la nostra specie sta entrando nella sua fase di socializzazione; non possiamo continuare a vivere senza subire quella trasformazione che, in qualche modo, renderà la nostra molteplicità un tutto.»

*Storico

NEL GIARDINO DELLE CLARISSE DI CITTA’ SANT’ANGELO INSIGNITI I NUOVI “AMBASCIATORI D’ABRUZZO NEL MONDO

Insigniti e Autorità

10 agosto 2017

NEL GIARDINO DELLE CLARISSE DI CITTA’ SANT’ANGELO INSIGNITI I NUOVI “AMBASCIATORI D’ABRUZZO NEL MONDO”

Premiati Luigi Savina, Antonio J.C. Di Monte, Gianfranco Mazzoni, Franco Ricci, Roberto Fatigati

di Goffredo Palmerini

CITTA’ SANT’ANGELO (Pescara) – Si avvicina il tramonto quando in un assolato sabato d’agosto salgo a Città Sant’Angelo, magnifico centro a qualche chilometro da Pescara. E’ uno dei Borghi più belli d’Italia, lassù in collina, disteso con le sue belle case di mattoni rossi sopra un crinale, contornato di campi imperlati da nodose piante d’ulivo e fecondi vigneti, che donano olio e vini di riconosciuta eccellenza. Terra d’antica presenza dei Vestini, popolo italico insediato di qua e di là della catena del Gran Sasso, Angulum secondo un’antica citazione di Plinio il Vecchio, Città Sant’Angelo è oggi una bella cittadina di oltre 15mila abitanti che ha attraversato secoli di storia, lasciando tracce significative ed interessanti. Ne fa mostra la bella Chiesa di San Michele Arcangelo, la cui origine è anteriore all’anno Mille, poi ricostruita nel Trecento. Magnifica facciata e uno svettante campanile, mentre all’interno resti alto-medioevali impreziosiscono il tempio. Numerose e belle chiese (S. Chiara, S. Bernardo, S. Francesco, S. Agostino, S. Liberatore, ed altre minori) risplendono nella stupenda architettura del Borgo, contornato da magnificenti mura urbiche dotate di quattro Porte. Ho una mezz’ora per apprezzare la straordinaria vista che si gode dal Borgo, una terrazza che affaccia da un lato sul mare in lontananza e dall’altro verso i colli che arrancano verso le propaggini della Bella Addormentata, così come appare da questo verso la catena del Gran Sasso. La gente cerca la frescura, seduta all’ombra lungo il lastricato Corso centrale disposto longitudinalmente alla città, dove confluiscono suggestivi e stretti vicoli laterali. Bello ed appropriato è l’arredo urbano. Un matrimonio è stato appena celebrato. Gli sposi sorridenti e gli invitati vocianti sostano davanti la scalinata della stupenda Collegiata di San Michele Arcangelo, con il magnifico portale e il portico ad archi.

E’ quasi l’ora di recarci al Giardino delle Clarisse. Lì il Consiglio Regionale d’Abruzzo, in collaborazione con la Municipalità di Città Sant’Angelo, ha scelto di celebrare l’edizione 2017 della cerimonia per il conferimento dell’onorificenza di “Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo”. Ogni anno l’evento si tiene il 5 agosto, dichiarata “Giornata degli Abruzzesi nel mondo”, come dispone la legge regionale istitutiva. Nel corso della Giornata, organizzata dalla Presidenza del Consiglio Regionale d’Abruzzo, viene conferita annualmente l’onorificenza di “Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo” a quelle personalità d’origine abruzzese che, per meriti accademici, culturali, politici, sociali, professionali, si siano positivamente distinte all’estero, o nelle Regioni italiane diverse dall’Abruzzo, dove sono emigrate in passato o dove attualmente vivono stabilmente. Il Giardino delle Clarisse è un ampio spiazzo incastonato su tre lati tra il dismesso monastero, la Chiesa di Santa Chiara e le case del Borgo, l’altro lato è aperto, un’alta balconata sui quartieri bassi della cittadina e sul paesaggio che dalla costa marina gradualmente sale verso i contrafforti dei monti. Sono quasi le 7 di sera, l’ora d’inizio della cerimonia. Arrivano il Procuratore Generale per l’Abruzzo, Pietro Mennini, numerose autorità militari e civili, gli ospiti, gli insigniti dell’onorificenza con le loro famiglie. Il Presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Di Pangrazio, accoglie e saluta le autorità e gli ospiti. Con lui il Vicepresidente del Consiglio Regionale Paolo Gatti, il Sottosegretario alla Presidenza Mario Mazzocca, i Consiglieri regionali Giorgio D’Ignazio, Lorenzo Berardinetti e Luciano Monticelli. Il Capo Segreteria del Presidente, Gino Milano, con i collaboratori, definisce con cura i preparativi per l’inizio della serata.

Alle 19 in punto la cerimonia prende avvio. Gino Milano, che coordina con garbo e perizia, ne chiarisce i contorni con notazioni intense e puntuali. “Ci ritroviamo a vivere insieme – dice tra l’altro il dr. Milano – un evento istituzionale regionale, cercando tutti di ritrovare nella storia delle popolazioni d’Abruzzo porzioni di umanità uscite dalle loro terre d’origine e disperse su altre terre del pianeta. Lo facciamo con sentimenti di amicizia, di nostalgia, di solidarietà, ricordando le caratteristiche di abruzzesità che abitano il cuore di ciascuno di noi. Se in passato ogni cultura modellava l’identità di una collettività, in genere radicata in un territorio più o meno ampio, oggi le culture si intrecciano ed entrano, sovente, in conflitto in tutti i luoghi del mondo. Ogni comunità è ormai segnata al suo interno da varie forme di diversità culturale e persino le singole persone diventano portatrici di sintesi uniche e originali di una pluralità di appartenenze. Se ci soffermiamo a riflettere sul nostro Vecchio Continente, ad esempio, appare evidente la necessità di costruire nuove visioni di un’Europa che sembra mostrare segni di spegnimento, anche demograficamente, ma soprattutto nei suoi contenuti di valore e di principio che segnarono 60 anni fa la profondità dei Trattati di Roma. Assistiamo ad una faticosa transizione fra un mondo antico e un mondo nuovo, dove altre identità ed esigenze sono in movimento alla scoperta di un futuro tutto da disegnare. Oggi, nel momento in cui tutte le culture e tutte le persone del mondo si trovano in connessione e in interdipendenza reciproca, le differenze appaiono come ineliminabili, nella loro fecondità, ma anche nella loro criticità. E’ in questo contesto che si evidenzia la lungimiranza della legge regionale n. 4 del 21 febbraio 2011 che ha voluto dichiarare il 5 agosto “Giornata degli Abruzzesi nel mondo”, a ricordo annuale dell’emigrazione regionale e al fine di rafforzare l’identità degli abruzzesi nel mondo e rinsaldare i rapporti con la terra di origine. Il Consiglio regionale dal 2014 ha inteso radicare sui territori della Regione la ricorrenza dell’evento. Per questa edizione 2017 ha scelto la provincia di Pescara e il prestigioso Giardino delle Clarisse in Città Sant’Angelo, per lo svolgimento della cerimonia. In tal senso il Presidente Di Pangrazio completa, quest’anno, il programma itinerante nelle singole province d’Abruzzo, dopo Sulmona (2014), Civitella del Tronto (2015) e Fossacesia (2016)”.

Assente il sindaco di Città Sant’Angelo Gabriele Florindi, colpito da un lutto familiare, è la Consigliera comunale Patrizia Longoverde, delegata alle Politiche Sociali, a portare il saluto della Municipalità. Il Presidente del Consiglio Regionale Giuseppe Di Pangrazio apre quindi la manifestazione. Prima di tutto rivolge un pensiero d’affetto e di solidarietà per il sindaco Florindi, in lutto per la morte del padre, ringraziandolo per la disponibilità e la collaborazione nell’accogliere l’evento. Saluta e ringrazia le autorità, per l’onore che rendono all’evento istituzionale con la loro presenza. Si dà poi avvio formale alla cerimonia con l’esecuzione dell’inno nazionale. “La Regione Abruzzo – sottolinea il Presidente Di Pangrazio – celebra oggi la Giornata annuale degli Abruzzesi nel mondo, ripensando le migrazioni di uomini, donne, intere famiglie che hanno portato lontano dalle loro terre d’origine le sensibilità, le voci e le speranze dei paesi d’Abruzzo, inserendosi in contesti di vita di altre popolazioni d’Italia e del mondo, tra nuove e diverse realtà culturali e sociali. Abruzzesi rimasti sempre in relazione con i luoghi e le comunità di provenienza! Senza cedere al sentimentalismo, mi sento di poter dire che stasera le migliaia e migliaia di volti e di nomi dell’emigrazione abruzzese sono tutte simbolicamente accomunate e rappresentate dagli autorevoli personaggi che quest’anno vengono insigniti del titolo di Ambasciatore d’Abruzzo. Ma prima di inoltrarci nella centralità dell’evento, che è esercizio permanente della memoria e della storia di generazioni di abruzzesi passate ed attuali, desidero, come ogni volta, ricordare un’altra data così prossima a quella di oggi, dal sapore amaro e tristemente nefasto: quell’8 agosto del 1956, quando si consumò la tragedia di Marcinelle, in Belgio, che ha assunto la valenza simbolica di annoverare e ricordare tutti gli abruzzesi incorsi in tragedie personali, familiari e collettive, a motivo della loro condizione di migranti. Vi invito, dunque, ad osservare un momento di silenzio, per non dimenticare quella miniera lontana che inghiottì la vita di tante persone sottoposte ad un duro lavoro, tra le quali 60 migranti dall’Abruzzo”.

Un minuto di silenzio e d’intensa commozione fa memoria della tragedia di 61 anni fa nella miniera di Bois du Cazier, in quella terribile mattina quando scoppiò l’inferno e vi perirono 262 minatori, 136 erano italiani e tra essi ben 60 abruzzesi. “L’evento istituzionale di oggi – riprende il Presidente Di Pangrazio – ha anche lo scopo di evidenziare alcune caratteristiche peculiari della terra d’Abruzzo, espresse da testimoni speciali e dai risultati prestigiosi conseguiti nella loro vita. Con gli Ambasciatori d’Abruzzo che stasera verranno insigniti con tale titolo – unitamente a quanti sono stati riconosciuti negli anni scorsi – si vuole raccogliere e custodire un patrimonio regionale immenso. Sostenere e alimentare, in primis, il rapporto indissolubile degli abruzzesi in altri Paesi del mondo o in altre regioni italiane; promuovere la cultura e le tradizioni dell’Abruzzo, contribuendo a progetti formativi che valorizzino tutte le generazioni, particolarmente quelle più giovani che sembrano dover rivivere emergenze migratorie aggiuntive a quelle passate, con la richiesta di altrettanto impegno e sacrificio, ma anche con la possibilità di rinnovare risultati e traguardi. Anche l’Europa – aggiunge Di Pangrazio – sembra mostrare affanno alla sua unione di popoli e ordinamenti diversi, rialzando muri e distanze, anziché ponti percorribili da tutti quei giovani che sognano un futuro sostenibile, e si mettono in gioco per costruirlo. E il nostro pensiero va alla giovane Fabrizia Di Lorenzo stroncata a Berlino il 19 dicembre 2016, mentre cercava un oggetto affettuoso da riportare alla sua famiglia di Sulmona per il Natale. […] Mai come oggi la mobilità umana ha raggiunto dimensioni travolgenti: interi continenti in movimento, decine di milioni di esseri umani in permanente ricerca di soluzioni ai propri problemi di sicurezza fisica, di spazi di libertà, di opportunità lavorative, ma anche di potersi sottrarre alle condizioni oggettive derivanti da conflitti, povertà strutturali, disastri ambientali. Rancori, sospetti, intolleranze e violenze sembrano segnare società che nel passato si sono evolute creando spazi di accoglienza ad altre migrazioni: penso, in questo momento, alla delicata situazione che vive il Venezuela, nazione che ha visto approdare almeno due generazioni di abruzzesi, numerosi e determinati, dove i giovani si trovano obbligati a dimostrare giorno per giorno di essere degni del Paese in cui i loro padri furono accolti.”

Alle comunità abruzzesi venezuelane – annota ancora Di Pangrazio – a quanti si prodigano nel sostenere relazioni e donare aiuto, alle associazioni che fanno unione intorno a loro, giunga il nostro affetto e la nostra gratitudine. Il messaggio che si vuole attribuire a questo riconoscimento che ogni anno la Presidenza del Consiglio

Regionale consegna a personaggi che hanno radici abruzzesi, rilancia il valore della solidarietà e della fraternità; il senso di appartenenza ad una comunità civile che intende condividere il destino unico tra chi vive in Abruzzo e chi vive fuori dei suoi confini; la capacità di cittadini abruzzesi di sentirsi ed essere Cittadini del mondo. Le Istituzioni regionali e locali sono chiamate a riconoscere come le migrazioni si intrecciano indissolubilmente con le politiche riguardanti la demografia e le conseguenze delle trasformazioni climatiche, l’economia, il mercato del lavoro, la ricerca scientifica, i modelli di società e i rapporti internazionali. I fenomeni migratori sono connaturati all’uomo e al suo divenire storico: non sono un’emergenza, bensì una realtà strutturale, ormai evidente in tutto il mondo globalizzato. Dobbiamo sostenere le identità locali e regionali, senza però trascurare la dignità dei migranti in movimento, anche di quelli che vengono da noi. Oggi sembra abitare in tutti un accresciuto senso di confusione identitaria, un deficit di capacità di confronto con chi è “altro”, “diverso”. Occorre aprire nuovi orizzonti e scrivere un altro capitolo di storia, pacificante e solidale, impegnativo per la sicurezza e il benessere di tutti. E’ una “concreta utopia” da rendere possibile. E l’incontro di stasera, tra tutti noi appartenenti alla comunità dell’Abruzzo, vuole essere, appunto, momento di gioia e di verità. Esso mostra che il sogno di molti, in questi abruzzesi illustri, è diventato realtà. Questo è il senso della cerimonia istituzionale che invito tutti a voler condividere”, conclude il Presidente di Pangrazio.

Lo speaker chiama quindi sul palco, nell’ordine, le Personalità insignite del riconoscimento di “Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo”. Il primo a ricevere l’artistica Targa di bronzo con l’effigie del Guerriero di Capestrano, dalle mani del Presidente Di Pangrazio, è Luigi Savina, Vice Capo vicario della Polizia di Stato. Nato a Chieti il 16 maggio 1954, è Prefetto proveniente dai ruoli dei funzionari della Polizia di Stato. Laureato in Giurisprudenza, entra in Polizia nel settembre 1980. Dal 1991 al 1993 è capo della Squadra Mobile della Questura di Pescara e, dopo un anno, a Roma presso il Servizio Centrale Operativo. Dal 1997 al 1998 dirige a Napoli il Centro interprovinciale di polizia criminale per la Campania e il Molise. Dal 1998 al 1999 è vice questore di Pescara e dal febbraio all’ottobre del 2000 è capo del contingente di Polizia italiana in Albania. Nell’ottobre 2000 gli viene conferito l’incarico di dirigente della Squadra Mobile di Milano. Nel 2012 è nominato Questore di Milano e dal 2016 è Vice Capo vicario della Polizia di Stato. Nel breve intervento di ringraziamento il dr. Savina richiama il suo legame con gli abruzzesi dei luoghi dove ha prestato servizio e l’impegno meritorio delle loro associazioni. Infine saluta Luciano D’Amico, Rettore dell’Università di Teramo, presso la quale si è laureato.

Viene quindi insignito Antonio Juan Carlos Di Monte, Agente Consolare Onorario d’Italia in San Francisco (Argentina). Nato il 22 maggio 1950, abruzzese di Caramanico Terme (Pescara), vive a San Francisco, nella provincia di Cordoba. Nel 1996 il Ministero degli Affari Esteri gli conferisce l’incarico di Agente Consolare. Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, è membro del Consiglio direttivo dell’Asociaciòn Cooperadora Policial di San Francisco, Presidente Asociaciòn Civil Dante Alighieri con Scuola bilingue e nel 2015 dell’Istituto di Lingua e Cultura italiana Dante Alighieri. Nel 2016 viene eletto Architetto Sociale, area “Vocazione al Servizio”, in San Francisco (Argentina). A consegnare la Targa al concittadino è il Sottosegretario alla Presidenza della Regione, Mario Mazzocca, anch’egli di Caramanico. Nel breve intervento Antonio J.C. Di Monte, non senza commozione, ricorda il suo primo viaggio in Abruzzo, alla scoperta delle proprie radici in una terra di straordinaria bellezza, del cui valore invita gli abruzzesi ad essere sempre consapevoli custodi.

Viene chiamato sul palco Gianfranco Mazzoni, giornalista e telecronista Rai. Nato a Teramo l’11 maggio 1959, laureato in scienze politiche, ha collaborato con i quotidiani “Il Tempo” e “Il Mezzogiorno”. Entrato in Rai, è Radiocronista e inviato speciale di Rai Sport. Telecronista del Gran Premio di Formula 1, è vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio CONI per il giornalismo sportivo, il premio Giuseppe Prisco, i premi Lorenzo Bandini e Moruzzi. E’ doppiatore nei film d’animazione della Disney Pixar. Consegna la Targa di Ambasciatore d’Abruzzo al dr. Mazzoni il Vice Presidente del Consiglio regionale Paolo Gatti. Nel saluto di ringraziamento Gianfranco Mazzoni richiama le peculiarità della sua professione giornalistica che, spesso, lo portano in giro per il mondo a seguire i Gran Premi di automobilismo per Rai Sport. In quelle occasioni spesso conosce emigrati abruzzesi, più sovente sono proprio i nostri corregionali nel mondo a cercarlo.

E’ il turno di Franco Ricci, Presidente Emerito dell’American Association for Italian Studies (AAIS), l’associazione dei professori di italianistica delle Università delle Americhe. Franco Ricci è nato il 19 maggio 1953 a Caracas da genitori abruzzesi di Sulmona emigrati in Venezuela. Trasferitosi con la famiglia negli Usa, si laurea in Lingue (Italiano e Spagnolo) presso la Wayne State University di Detroit e, nella Facoltà di Legge della stessa università, si specializza in Diritto internazionale. Presso l’Università di Toronto si laurea in Linguistica e Letteratura e, sempre nello stesso ateneo, consegue il dottorato (Ph.D.) con specializzazione in Letteratura e Cultura italiana. Docente nell’Università di Toronto e nella Laurentian University di Sudbury, dal 1982 insegna nell’Università di Ottawa, dove è stato anche direttore del Dipartimento di Studi italiani. Come visiting professor ha insegnato nel Middlebury College (Vermont, Usa), alla McGill University (Quebec, Canada), al Colorado College (Colorado Springs, Usa). Significativo il suo curriculum, per libri editi e scritti su riviste letterarie. Numerosi i riconoscimenti. Notevoli gli studi e le pubblicazioni su Italo Calvino e le sue opere. Premia il prof. Ricci il Consigliere regionale Luciano Monticelli, delegato alla Cultura. Il prof. Ricci, nel suo intervento, sottolinea la sua specificità culturale di italo-americano e il profondo amore per l’Italia e la cultura italiana. Un amore che lo porta ogni anno in Abruzzo, organizzando Summer School per gli studenti della sua università e di altri atenei americani. Centinaia di giovani canadesi e americani hanno così scoperto l’Abruzzo e se ne sono innamorati per la bellezza della natura, per i tesori d’arte, per l’eccellente cucina. La Regione potrebbe trovare forme d’incentivazione in questo settore. Il prof. Ricci chiude infine il suo saluto con la notizia che sta lavorando alla nascita d’un Istituto di Studi a Sulmona, della sua università di Ottawa, dove studenti canadesi possono studiare lingua e cultura italiana, ma anche altre discipline, con professori italiani di madre lingua. L’iniziativa potrebbe vedere la luce entro un paio d’anni. Richiama infine il suo impegno nel Centro Abruzzese Canadese di Ottawa, con un caloroso elogio al presidente Nello Scipioni, nominato di recente “Italiano dell’Anno 2017” dal Comites di Ottawa.

E’ infine la volta di Roberto Fatigati, Generale, Presidente dell’Associazione Abruzzesi e Molisani in Friuli Venezia Giulia. Consegna la Targa di Ambasciatore d’Abruzzo al Gen. Fatigati il Consigliere regionale Lorenzo Berardinetti, componente del CRAM. Nato a L’Aquila il 26 gennaio 1935, Roberto Fatigati si arruola quale allievo ufficiale dell’esercito e, nominato Sottotenente, è destinato al quinto Reggimento di Artiglieria della Divisione “Mantova” nella sede di Udine. E’ tra i primi ad accorrere in soccorso delle popolazioni colpite dalla frana del Vajont, nell’ottobre 1963. Successivamente, nel 1976, al comando del suo reparto è accanto al popolo friulano sconvolto dal terremoto. Nel 1989 costituisce a Udine l’Associazione degli Abruzzesi e Molisani in Friuli Venezia Giulia, assumendone la presidenza, che tuttora riveste. La solidarietà è stata il filo conduttore del suo impegno. Nel 2011 ha promosso e organizzato a L’Aquila il primo Raduno degli Abruzzesi nel Mondo. Davvero commosso l’intervento di ringraziamento del Gen. Fatigati, onorato di ricevere il riconoscimento. Traccia i fatti più significativi che in tema di solidarietà hanno interessato la sua associazione, a cominciare dal terremoto del Molise, poi il sisma dell’Aquila, le inondazioni in Sardegna e i recenti terremoti di Amatrice, Norcia e Centro Italia. Ma significativa è anche l’attività culturale del sodalizio, che tende a valorizzare il forte legame tra abruzzesi-molisani e friulani-giuliani.

Viene infine tributato il Riconoscimento Speciale per la promozione dell’immagine dell’Abruzzo. Insigniti sono il Prof. Santino Eugenio Di Berardino e l’attore e regista Corrado Oddi. Santino Eugenio Di Berardino, nato a Pescara nel 1950, è professore all’Università di Lisbona, nel Dipartimento di Ingegneria Geografica, Geofisica e Energia. E’ Valutatore esperto per la Commissione Europea e per numerose Organizzazioni internazionali, sviluppatore di brevetti internazionali e Vice Presidente del gruppo di specialisti IWA. Consegna il riconoscimento al prof. Di Berardino il Consigliere regionale Giorgio D’Ignazio. Corrado Oddi è nato nel 1971 ad Avezzano. E’ attore cinematografico e teatrale, autore e regista. Ha interpretato il Giudice antimafia Giovanni Falcone nel docufilm di Rai Storia “Giovanni Falcone, c’era una volta a Palermo”, realizzato in occasione dei 25 anni dalla strage di Capaci. Un’interpretazione davvero significativa, la sua, che l’ha portato a vivere – come egli stesso ha commentato nell’intervento di ringraziamento – molto intensamente la parte d’una persona straordinaria, come il giudice Falcone. Ne ha quindi ripercorso i tratti salienti della vita e dell’opera del grande magistrato siciliano, ucciso dalla mafia un quarto di secolo fa. Proprio per il tema della legalità trattato nel docufilm, a premiare Corrado Oddi è il Procuratore Generale d’Abruzzo dr. Pietro Mennini. Sono le 9 di sera quando la cerimonia si conclude, sulle note dell’Inno alla Gioia eseguito da un provetto Trio d’Archi che felicemente ha trapuntato la serata anche con brani dalle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi e dalla Sinfonia dal nuovo mondo di Antonin Dvořák. Dalla balconata del Giardino delle Clarisse si vedono le luci gialle dei borghi circostanti e il litorale in lontananza illuminato a giorno. Nel cielo color cobalto fanno da contrappunto alle stelle, vivide e lucenti nella notte incipiente. 

mina-cappussi-small - Copia Corrado Oddi e Pietro Mennini Franco Ricci e Luciano Monticelli Gianfranco Mazzoni e Paolo Gatti Giardino delle Clarisse Giuseppe Di Pangrazio e Luigi Savina Lorenzo Berardinetti e Roberto Fatigati Santino E.Di Berardino e Giorgio d'Ignazio

3^ edizione del Festival Lettera d’Amore.

 

MASSIMILIANO ELIA, KATJA BABORO SINDACO, BARBARA ALBERTI, KRISTINE RAPINOFESTIVAL LETTERA D’AMORE: UNA SERATA DA INCORNICIARE

Torrevecchia Teatina (Chieti) – Serata da incorniciare quella di martedì 8 agosto al Parco del Palazzo del Marchese Valignani di Torrevecchia Teatina, dove, a partire dalle 20 e 30, circa 350 persone hanno assistito alla manifestazione letteraria abruzzese più significativa e qualificata, che si distingue da tutte le altre, non solo in regione, ma anche in campo nazionale, per densità e valore, come ha affermato la vincitrice della diciassettesima edizione del Concorso internazionale Lettera d’amore Barbara Alberti, che si è espressa sulla preziosità e sull’importanza del Museo della lettera d’amore, unico al mondo, ospitato nel Palazzo. Con la sua solita verve scoppiettante, la scrittrice ha incantato e divertito il pubblico descrivendo le lettere che le giungono alla rubrica della posta del cuore. Con l’acconciatura dei capelli avvolta a cercine, in abito crema con banda nera alla “domenicana”, Barbara Alberti si è concessa sandali aperti alla francescana, forse volendo inconsciamente omaggiare il protagonista del suo nuovo romanzo, ispirato dalla vita di Francesco d’Assisi, il cui primo episodio è uscito proprio l’8 agosto sull’Osservatore Romano e proseguirà a puntate, come avveniva a fine Ottocento per i romanzi d’appendice.

La manifestazione si è aperta col crisma dell’internazionalità allorché sono saliti sul palco i Bhangra Boys and girls, formazione di danza orientale del Punjab, comparsa in numerosi film indiani di Bollywood. Protagonista indiscussa della serata è stata la lettera d’amore in tutte le sue declinazioni, così come è stata concepita dai vincitori del concorso. Aissa Sow, che in lingua francese si è espressa ringraziando l’organizzazione, indossava un abito lungo bianco, in Senegal considerato colore del lutto. La donna è stata assistente domiciliare di un anziano a cui dopo la morte ha dedicato una bellissima lettera d’amore e d’addio in italiano, lettera che ha contenuto le sue prime parole scritte nella nostra lingua. Commozione e lacrime del Presidente della giuria Vito Moretti alla lettura del testo della veneziana Katia Enzo, che, cesellando frasi vibranti d’emozione, ha ricordato i giorni indimenticabili condivisi col suo cavallo, fino al suo doloroso abbattimento, in un racconto che ha toccato le corde di tutto l’uditorio.

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Serena conduce Operaclassica

Serena intervista il soprano Olga Peretyatko Mariotti

 

 

Olga Peretyatko – Mariotti, biography

OLGA PERETYATKO-MARIOTTI

About

Olga Peretyatko-Mariotti, one of the most sought-after sopranos, was born and raised in St. Petersburg, Russia. She started her musical career at the age of 15, singing in the children’s choir of the Mariinsky Theatre. She completed a course as a choirmaster and then enrolled to study singing at the Hanns Eisler-Hochschule für Musik in Berlin. Olga Peretyatko-Mariotti has won several awards in international competitions such as Operalia, the opera competition organized by Plácido Domingo, where she won second prize, and she also recently received in Italy the important recognition of the Premio Franco Abbiati della Critica Musicale Italiana.

From 2005 and 2007 Olga Peretyatko-Mariotti was a member of the opera studio at the Hamburg State Opera. In subsequent years she performed at the Deutsche Oper Berlin, the Berlin and Munich state operas, the Théâtre des Champs-Elysées in Paris, La Fenice in Venice, at the Rossini Opera Festival in Pesaro, and at the Festival La Folle journée de Nantes.

Olga Peretyatko-Mariotti gained international attention as Stravinsky’s Rossignol in the acclaimed Robert Lepage production that premiered in Toronto in 2009, then presented at the Aix Festival in 2010 and subsequently at the Opéra Lyon, the Brooklyn Academy of Music in New York and Netherlands Opera in Amsterdam. She achieved great success in her role debuts as Adina in L’elisir d’amore in Lille, as Lucia in Lucia di Lammermoor at the Teatro Massimo Palermo, as Gilda in Rigoletto at La Fenice in Venice, as well as at the Festival Avenches.

In 2011, Olga Peretyatko-Mariotti debuted successfully as Giulietta (I Capuleti e I Montecchi) in Lyon and Paris. In Lausanne she made her debut in the title role of Handel’s Alcina, and in Amsterdam she had her role debut as Fiorilla (ll Turco in Italia). Substituting for a colleague at the last minute, her performance of Adina in L’elisir d’amore during the Pfingstfestspiele in Baden-Baden was praised, as was her debut at the Deutsche Oper Berlin with Lucia di Lammermoor. She also received the highest acclaim at the Rossini Opera Festival in Pesaro as Matilde di Shabran in summer 2012, a production released on DVD by DECCA.

In 2013 and 2014, Olga Peretyatko-Mariotti’s commitments included the Mozart Weeks, Salzburg Festival (Giunia in Lucio Silla), debuts at the Vienna State Opera, Zurich Opera House (Rigoletto), the Berlin State Opera and La Scala in Milan (Marfa in Die Zarenbraut), and performances at the Deutsche Oper Berlin (Adina in L’elisir d’amore), the Hamburg State Opera (Adina in L’elisir d’amore, Zerbinetta in Ariadne auf Naxos), and her successful debut at the Metropolitan Opera in New York (Elvira in I Puritani). She is also returning to the Festival in Aix-en-Provence and to the Bavarian State Opera in Munich as Fiorilla (Il Turco in Italia), and Amenaide in Tancredi in Moscow (concert), L’Elisir d’amore at the Teatro San Carlo in Naples, and a tour in China with the Orchestre symphonique de Montréal performing Strauss’ Four last songs. Olga Peretyatko-Mariotti also performed for more than 600,000 people at Le Concert de Paris, on 14 July 2014 for the Bastille Day celebrations, by the Eiffel Tower.

In 2015, Olga Peretyatko-Mariotti debuted to rave reviews as Violetta in La Traviata at the Opéra de Lausanne, followed by a new production of the same title at the Festspielhaus in Baden-Baden. She returned to the Vienna State Opera for I Puritani, to La Scala in Milan for Rossini’s Otello, to the Metropolitan Opera in New York for Rigoletto, along with debuts at the Teatro Regio in Turin in I Puritani, at the Tivoli in Copenhagen and at La Monnaie in Bruxelles in L’Elisir d’amore and at the Teatro Real in Madrid in Rigoletto, and she started off into 2016 with a highly successful tour to Baden-Baden, Vienna and Paris (Théatre des Champs-Elysées) performing concerts entirely dedicated to Gioacchino Rossini, as well with a equally successful return to the Vienna Staatsoper with Gilda in Rigoletto and her highly attended debut in her hometown with La Traviata at the Marinsky Theatre conducted by Valerij Gergiev, followed by a spectacular house debut at the Opéra Bastille in Paris in one of her signature roles, Gilda in  Verdi’s Rigoletto.

Autumn 2016 was entirely dedicated to W.A.Mozart, when Olga Peretyatko-Mariotti debuted two highly attended new roles — Donna Anna in Don Giovanni (at the Staatsoper Berlin) and Konstanze in Die Entfuehrung aus dem Serail (at the Oper Zuerich as well as at the Deutsche Oper Berlin). Another exciting role debut will attend the artist already in 2017: Leila in Bizet’s Les Pecheurs des Perles, in a new production at the Staatsoper Berlin, Wim Wender’s first opera staging under the baton of Daniel Barenboim.

Subsequent debuts are on schedule at the New National Theatre in Tokyo, the Opéra de Monte-Carlo and the Royal Opera House Covent Garden, and she will also return in present and upcoming seasons to the Metropolitan Opera in New York, the Vienna State Opera, the Berlin State Opera and the Deutsche Oper Berlin, the Teatro Real in Madrid, La Scala in Milan and the Festspielhaus Baden-Baden, preparing further role debuts like Amina (La Sonnambula), Rosina (Il Barbiere di Siviglia), Norina (Don Pasquale), Anna Bolena and Maria Stuarda (title roles) and all four roles (Olympia-AntoniaGiulietta-Stella) in Les Contes d’Hoffmann, Mathilde in Rossini’s Guillaume Tell, but also Pamina in Mozart’s The Magic Flute as well as Contessa in Mozart’s Le Nozze di Figaro.

Besides her opera career, Olga Peretyatko-Mariotti performs regularly in recitals and concerts throughout the world. She also performed for more than 600,000 people at Le Concert de Paris, on 14 July 2014 for the Bastille Day celebrations, by the Eiffel Tower.

She has an exclusive recording contract with Sony Classical. Her first solo CD La Bellezza del Canto with arias from Rossini, Verdi, Donizetti, Massenet and Puccini was released in 2011, and her second recording Arabesque has been released in 2013, both to critical acclaim. Her third album, entirely dedicated to Gioacchino Rossini, Rossini!, was  released in autumn 2015,  earning rave reviews and recently winning the prestigious Echo Classic Award in Germany for the Вest album of opera arias.

Fonte: sito ufficiale, official website of Olga Peretyatko Mariotti

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La missione di Goffredo Palmerini è centrale e maestra – di Franco Ricci, Università di Ottawa (Canada)

F.Ricci-G.Palmerini

9 agosto 2017

La missione di Goffredo Palmerini è centrale e maestra

Dando voce a chi non l’aveva, fa capire a tutti che esiste un fitto arazzo di personaggi e situazioni,

di comunità ed eventi che varcano i confini di quell’Italia brava gente rimasta a giocare in casa.

di Franco Ricci *

Conosco Goffredo Palmerini ormai da qualche anno, da quando nel 2001 accompagnò il Coro della Portella in una tournée in Canada. Ancora non si era imbarcato nella sua nuova carriera di ambasciatore abruzzese, girovagante straordinario. Ma i semi erano già tutti presenti. Uomo temperante, signorile ed elegante come la città che ama e difende, le cui qualità e valenze diffonde e simultaneamente riscopre all’estero. Sicuro e deciso, rappresenta quell’indole abruzzese di gentilezza d’animo, fede nel prossimo, fierezza di pensiero e forza nel lavoro, che poi rivela e valorizza nei tanti meravigliosi ed appassionati scritti su personaggi, eventi, notizie, comunità ed associazioni, raccolti nel suo ultimo libro L’Italia nel cuore.

La stessa versatilità ed apertura verso le opinioni altrui che formano la sua indole, lo accomunano ai personaggi che scopre sparsi nel mondo, anche loro come lui avventurosi di spirito, ma regolati da un barometro decisamente abruzzese. E quindi moralmente sani e senza paure, operosi e ingegnosi, quelle stesse qualità che distinguono tutti gli abruzzesi, confermate nelle tracce e nelle impronte che lasciano gli emigranti abruzzesi nel mondo. Un popolo asciutto, solidale, forgiato dai tanti frequenti terremoti che nei secoli hanno segnato terribilmente la nostra gente ed hanno lasciato un’indelebile cicatrice sulla sua fisionomia rendendolo coraggioso, scaltro, preparato alle insidie e un pizzico fatalista. Tutte qualità – vi posso assicurare – che ben servono all’emigrante e che peraltro, nelle condizioni più difficili, lo aiutano alla sopravvivenza.

Ancor oggi, qui all’Aquila, come nelle comunità abruzzesi altrove, dopo settimane e mesi che sono diventati anni, questo carattere temperante ben serve a mantenere quella compostezza e dignità che tanto colpì i commentatori della sciagura del non troppo lontano 6 aprile. Non c’è da stupirsi, quindi, se gli abruzzesi nel mondo abbiano fatto tanta strada nei campi più disparati, come testimonia Goffredo ancora una volta nel suo ultimo libro L’Italia nel cuore. Non poteva essere altrimenti.

Il libro di Goffredo Palmerini accavalla il tempo, anzi accorcia lo spazio e il tempo tra le comunità abruzzesi sparse nel mondo, concentrandosi e soffermandosi, secondo lo stesso Goffredo, su sensazioni, emozioni, racconti di vita, rendendole straordinariamente simili nella loro più svariata eterogeneità. Sono racconti in cui le divergenze del campanile scompaiano e tutti gli emigranti italiani si sentono un po’ abruzzesi, ricomposti nel loro essere dimezzati canadesi o americani o tedeschi argentini australiani, per sentirsi interi.

Palmerini dà voce a questa solidarietà insigne, dà voce a chi non l’aveva prima, a un settore vitale disagiato in primis perché si trova lontano da casa, poi perché la casa che si è costruita con interminabili lotte, con sacrifici, con lavoro e pianto, non è, in ultima analisi, veramente casa sua, e infine perché, nonostante le sembianze del successo, l’emigrante all’estero vive costantemente il trauma odierno d’una nostalgia irrefrenabile per ciò che forse non ha mai conosciuto e che probabilmente non esiste più.

Franco Ricci (2° da dx) e docenti americani, a L'Aquila

Leggo Goffredo Palmerini come una Bibbia di questi itineranti, un promemoria di esodo e diaspora che rivela agli italiani in Italia una realtà migratoria per troppo tempo insaputa e che si trova sparsa sui cinque continenti. Si parla spesso, oggi, delle nuove generazioni, soprattutto quella terza generazione di giovani che, a differenza della seconda generazione spesso restia ad accettare usanze e costumi dei genitori, cerca le proprie radici in un gioco di specchi al rovescio, cercando di annusarne le essenze della propria identità. Da Manhattan a Washington, da Buenos Aires al Belgio, da Boston a Palermo, un rosario di motivazioni che puntano in pluri-direzioni ma che mirano un solo obiettivo: sentirsi abruzzesi.

Io pure, perenne giocatore in trasferta, sono – lo confesso – diffidente e, nonostante le mie moderate speranze, non nego che non credo, non riesco cioè a constatare un interesse crescente nella valorizzazione della cifra italiana, delle nostre comunità all’estero. E ciò nonostante i miei anni passati in mezzo a tanti giovani, sia negli Stati Uniti che in Canada, in congressi organizzati anche da me proprio per loro. Tutti pronti e decisi certamente a vivere la bella vita italiana, ma poco inclini ad escutere e approfondire le dure verità dell’emigrazione, le sofferenze dei propri avi, il casolare d’eredità spesso abbandonato e con il portone fracido.

Nascono così organizzazioni ed enti ispirati politicamente, mirati a rilanciare – badate il termine “rilanciare”, cioè tornare al passato per riabilitarlo – quello spettro dell’associazionismo, fenomeno ormai decisamente superato. Oppure si cerca di capire i problemi degli emigranti, a prescindere dei loro pregi, tentando così di stilare programmi di iniziative spesso a scapito dei beneficiari. Si è voluto infine dar origine ad un ruolo politico per gli emigranti, in seno alla politica nazionale italiana, con tutti gli irrilevanti e improvvidi retroscena partitocratici che danneggiano gravemente l’ingente patrimonio delle generose comunità degli emigranti, creando divisioni e rancori. Certi enti di rappresentanza spesso non sono altro che il sipario per persone con ambizioni politiche, i cui interessi s’impaludano in riunioni, negli ultimi vent’anni sempre sullo stesso argomento.

Io, per esempio – forse un inadeguato ma provocatorio esempio – da un giorno all’altro, di punto in bianco, sono passato da figlio di emigranti nato all’estero ad essere un italiano nel mondo per pura motivazione politica di Roma e a scapito di qualsiasi desiderio – mio o d’altri come me – avessi sognato. Tutto ciò con l’unico scopo di creare ambasciatori per l’imprenditoria italiana, per il nuovo marchio Made in Italy. Ma io non sono un italiano, e ci sono voluti 33 anni per finalmente capirlo, nonostante tutto l’amore e la passione integrale che serbo per l’Italia. Né sono un americano, anche se ho passato tutta la mia vita nelle Americhe. Sono, invece, un Italo-Americano, con tutta una mia fisionomia socio-culturale che non si può sopprimere sotto un manto di ufficiosità politica, non voluta né richiesta.

Dico, quindi, che non ci credo a questi – chiamiamoli così – fuochi fatui dell’operosità ufficiale della volontà istituzionale, perché ho invece gran fiducia nella bravura e nello spirito di sacrificio dell’emigrante, nella sua capacità di confrontarsi e di conquistarsi il proprio territorio socio-culturale, politico ed economico. Credo proprio in quelle persone insigni le cui storie racconta Goffredo. Come Dan Fante, scrittore, poeta, drammaturgo di successo, figlio del famoso John Fante, un altro abruzzese d’origini umili che si alimenta con l’Italia nelle vene.

Dan, personaggio difficile, diffidente, intenso quanto il padre, un artista post-moderno e scomodo per autodefinizione. Un carattere, si potrebbe definire, torricellano: sempre orgoglioso comunque delle sue origini nell’entroterra abruzzese, rappresenta l’iconizzazione della sua discendenza e del titolo del racconto Il dio di mio padre, scritto dal padre John e che dà nome al Festival omonimo che si svolge ogni anno a Torricella Peligna. Oppure personaggi come lo stesso Goffredo Palmerini, Ilaria Guidantoni, Tiziani Grassi, Canio Trione, insigniti del prestigioso Premio per i Diritti Umani “Nelson Mandela”.

Credo piuttosto, da buon Italo-Americano, in quel fattore indiscutibile del potere dell’individuo, nella capacità trasformativa del singolo gesto, piccolo o grande, che puntualmente trova risonanza storica nella quotidianità di ogni singolo emigrante. Potremmo, in tal senso, dire che i personaggi e gli eventi che descrive Palmerini, le prolifiche situazioni vitali di preziosi tirocini di vita, le generosità economiche che si manifestano nelle nostre comunità, sono quegli sprazzi d’eccellenza e le gradite scoperte che contrassegnano le comunità abruzzesi in tutto il mondo e che rispecchiano il fenomeno migratorio nei suoi molteplici campi.

Il ruolo di Goffredo Palmerini, secondo me, in questo marasma confuso e intricato di relazioni, tutto all’insegna di quella dicotomia tra patria d’origine e patria d’elezione, è rilevante: è un ruolo chiave. Goffredo rappresenta una pietra miliare per lo sviluppo di un nuovo tipo di rapporto che comprende non solo il giornalismo come reportage, ma con i suoi scritti egli installa un utilizzo dell’informatica che abbraccia e mette in rete imprenditori e operai, studenti e professori, commercianti e casalinghe, figli piccoli e grandi, appaltatori e pensionati, in un nuovo mondo virtuale ricco di relazioni vissute forsanche più intensamente, perché accomunati attraverso l’immediatezza del messaggio e del sentimento. Vedere e sentire i nostri co-emigranti in tempo reale via email, Facebook, Skype e iPad e sapere che stiamo tutti bene, che abbiamo saputo farci strada nonostante il fardello ereditato, vuol dire avere una nuova forza integrale che ci spinge a cercare nuovi contatti e possibili orizzonti da varcare.

Come scrisse Petrarca, parlando degli antipodi del globo e riferendosi a S. Agostino – Petrarca, dicevo, parlando degli antipodi, si domandava “chissà quali storie o genti ci attendono laggiù”. La risposta, a chi se l’è posta come me, ora ce l’abbiamo. Tutto merito di Goffredo Palmerini, che queste storie e genti ce le racconta e lascia che si raccontino. In questo mondo on-line ecco che leggiamo di Laura Benedetti, direttore del dipartimento di italiano della Georgetown University di Washington D.C., professoressa e scrittrice aquilana che rileggendo i nostri classici, in particolare La Gerusalemme liberata di Tasso, prende spunto per creare nuovi personaggi femminili che nascono nell’ombra della Diana tassiana.

Scopriamo Stefano Pelaggi, che con il suo libro Emigrazione italiana e colonialismo in America Latina, un testo incentrato sui tentativi del Regno d’Italia di coniugare i flussi migratori con le esigenza della politica estera e commerciale della nuova nazione. Accompagniamo lietamente Mario Fratti, che continua a stupirci con le sue opere e con i graditi successi a Broadway. Impresa difficile se non praticamente impossibile anche per i più bravi americani, ma non per il nostro abruzzese cult, ormai nell’olimpo del teatro, che peraltro continua a sorprenderci con due generi letterari diversi dalla drammaturgia: il romanzo e la poesia.

E qui dovrei aggiungere anche le tante notizie su presentazioni di libri, mostre d’arte, cerimonie di premi ed omaggi, aperture di centri culturali e sportivi, per concludere con le tante manifestazioni di amicizia che valorizzano la presenza degli emigranti abruzzesi nel vivo tessuto delle proprie comunità. Piccoli miracoli, raccontati come fioretti preziosi di operette morali, che illustrano viaggi della speranza in terra straniera riportati in Italia e poi diventati storie di successo, tutto nell’arco d’una generazione, passando dall’essere malvisti e discriminati fino a stare nei Parlamenti e nei Governi delle Nazioni, in settori importanti della società e della cultura, fino a diventare anche capitani d’industria, come avvenuto per la più grande industria automobilistica italiana nel mondo.

Sono modelli d’eccellenza che trovano sbocco in personaggi trainanti che permettono lo sviluppo economico, politico e sociale delle nostre comunità. Come un fitto dialogo tra un contesto ricco d’orizzonti promettenti ed emergenti ed uno a volte ripiegato sulla propria austera ma sempre elegante indole storica, questo libro di Goffredo Palmerini rivela una comune ansietà contemporanea riguardo quei problemi d’identità personale, d’identità etica e infine d’identità nazionale che si erode in un mondo sempre più divorato dal consumismo e dall’indifferenza.

Palmerini, in questo libro, racconta sia l’abruzzese emigrante sia l’abruzzese che non ha mai varcato la frontiera, ma che entrambi conquistano il successo con le proprie imprese, che possono anche sembrare momenti di redenzione personale ma non di riscatto. La propria dignità l’abruzzese non l’ha mai persa; non ha mai dovuto ridiventare italiano o abruzzese nel mondo, perché questo sentimento intimo non si è mai affievolito.

La missione di Goffredo Palmerini – e non a caso la definisco missione – è invece centrale e maestra. Dando voce a chi non l’aveva, fa capire a chi non ci ha mai pensato o a chi ha facilmente dimenticato, che esiste un fitto arazzo di personaggi e situazioni, di comunità ed eventi che varcano i confini di quell’Italia brava gente che è rimasta a giocare in casa. Questo suo giornalismo ricco di curiosità e desiderio di conoscenza varca frontiere invisibili, creando un mondo virtuale pulsante di chiarezza e nettezza, al di là del solito reportage colonialistico di osservatore colto, per diventare invece un tramite di colloqui vivaci e di reciproco rispetto. E per questo, da Italo-Americamo con l’Italia nel cuore, io non posso che ringraziarlo. 

*docente Università di Ottawa (Canada 

Ricci Franco cover - L'Italia nel cuore

CIVITA D’ANTINO RICORDA KRISTIAN ZAHRTMANN A CENTO ANNI DALLA SCOMPARSA – Civita d’Antino, 18 agosto 2017

 

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CIVITA D’ANTINO RICORDA ZAHRTMANN A CENTO ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

Nel centenario della morte dell’autorevole pittore danese Kristian Zahrtmann (1843-1917), Civita d’Antino ricorda lo straordinario protagonista di quel singolare cenacolo scandinavo che dal 1883 al 1915 caratterizzò il paese abruzzese che, proprio grazie a Zahrtmann, legatissimo ai paesaggi montani, ai costumi locali e alle tradizioni popolari e religiose, nonché all’innato spirito di ospitalità che avvertiva nella popolazione, divenne sede italiana della sua scuola che attirò decine di artisti provenienti soprattutto dalla  Danimarca, ma anche da Norvegia, Svezia e Finlandia.

Negli ultimi anni una parte significativa di opere è tornata in Italia per merito della Fondazione Pescarabruzzo.

La figura di Zahrtmann e i suoi forti legami con  Civita d’Antino, di cui fu mecenate, benefattore e anche cittadino onorario,  saranno ricordati a Civita il prossimo 18 agosto 2017, alle ore 18, presso il Museo Antinum – Piana Santa Maria, in un incontro pubblico, che sarà introdotto da Mauro Rai, presidente dell’Associazione Culturale “Il Liri”, cui seguirà il saluto del v. sindaco, Alessio Tomei, che aprirà il dibattito al quale parteciperanno Marco Nocca (storico dell’arte,  Accademia BB.AA. di Roma), Manfredo Ferrante (Archivio Ferrante), Antonio Bini (autore di  “L’Italian dream di Kristian Zahrtmann”),  Roberto Zaina (creatore del sito www.civitadantino.com), Goffredo Palmerini (scrittore e giornalista); Sergio Bini (Università LUMSA di Roma). Paolo Accettola (Centro Studi Sorani “Vincenzo Patriarca” di Sora).

La giornalista Maria Caterina De Blasis, coordinerà i lavori e  leggerà alcuni scritti con cui  Kristian Zahrtmann descrisse il suo primo soggiorno a Civita nell’estate 1883.

Nel corso dell’incontro sarà presentata la cartolina commemorativa del centenario, che riproduce un dipinto del 1905 di Johannes  Wilhjelm, nel quale il maestro viene ritratto mentre dipinge in piazza, circondato dalla comunità civitana incuriosita. La cartolina, in edizione limitata, sarà distribuita gratuitamente ai presenti. Nell’occasione sarà esposto anche il ritratto di Kristian Zartmann eseguito dal suo allievo Carl Mathorne.

L’iniziativa – promossa dal Comune di Civita d’Antino – viene realizzata con la collaborazione della rivista trimestrale “D’Abruzzo”, della Associazione Culturale “Il Liri” e dell’Antica Osteria Zahrtmann.