Archivo de la categoría: Italiani all’estero

Lettera al sindaco di Genova

Consiglio Generale degli Italiani all’Estero

Segretario generale

Gentile Sindaco Bucci,

Il Consiglio Generale degli Italiani all’estero Le aveva scritto giorni or sono per manifestarLe gratitudine rispetto alla decisione assunta dalla città di Genova, che ha progettato di ospitare il Museo nazionale dell’emigrazione italiana in uno degli storici Palazzi della Commenda di San Giovanni di Pré, nel centro storico della Sua città. A distanza di poco tempo e per la triste tragedia verificatasi nella Sua città, Le riscrivo per manifestarLe la nostra più sentita mestizia per quanto è successo a Genova. Questo profondo sentimento di vicinanza, che accomuna storicamente le istituzioni della Sua Comunità con l’emigrazione italiana, si salda in un rapporto di solidarietà umana proprio in queste grame ore, che hanno visto abbattersi su Genova lutti e dolore, causando morte e smarrimento tra numerose famiglie di sfollati tra tutti i genovesi, che soffrono a causa del crollo del ponte autostradale costruito dall’ingegnere Riccardo Morandi.

Il Consiglio generale degli italiani all’estero, in rappresentanza degli italiani residenti fuori dalla Penisola, esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime della tragedia e solidarizza con l’intera città di Genova, incoraggiandole a risollevarsi e a ritrovare la forza necessaria per superare questo grave momento. Dalle ore 11.36 del 14 agosto in tutto il mondo, gli italiani e le comunità che ci ospitano, seguono con apprensione le notizie provenienti da Genova con la speranza, che il dolore causato, possa essere superato velocemente, per riportare i genovesi alla normalità della vita quotidiana. Nelle nostre comunità all’estero il tricolore sarà esposto abbrunato in segno di lutto nazionale, che osserveremo contestualmente assieme con le istituzioni italiane.

Gentile sindaco Bucci la nostra partecipazione al dolore della città di Genova è sincera.

Michele Schiavone

Segretario generale del

Consiglio generale

degli italiani all’estero

 

Consiglio Generale degli Italiani all’Estero

 

Consiglio Generale degli Italiani all’Estero

Segretario generale

Il Consiglio generale degli italiani all’estero si riconosce nel messaggio pronunciato a Marcinelle dal Presidente Moavero Milanesi

Il discorso pronunciato dal Ministro degli esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, a Marcinelle in occasione della commemorazione dei nostri connazionali deceduti l’8 agosto di sessantadue anni fa, con il quale ha fatto riferimento a tutte le vittime del lavoro in Italia e nel mondo, è condivisibile in tutti i suoi passaggi; è ricco di riferimenti storici e di proposte per superare le carenze di una legislazione europea anacronistica, bisognosa di aggiornamenti adeguati, armoniosi e continui, pensati ad un mercato del lavoro comunitario in profonda trasformazione, nel quale ogni singolo stato continua a legiferare senza rispettare gli acquis communautaries.

Il Ministro Enzo Moavero Milanesi, che è anche il Presidente del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), ha liberamente esposto riflessioni diffuse e sentite nelle nostre Comunità all’estero, che fotografano gli umori e le sensibilità di chi vive dall’altra parte della barricata, fuori dalla querelle politica nazionale. Perciò all’estero non si capiscono le ragioni delle polemiche emerse in Italia in seguito alla commemorazione delle vittime del lavoro e alla presenza di superstiti e delle famiglie presenti sul Bois du Cazier a Marcinelle. Confutare le ragioni della storia dell’emigrazione italiana per puri e semplici ritorni elettorali o per i riflessi nei sondaggi politici è un atteggiamento grave e fuorviante, equivale ad alimentare forme di negazionismo diffuse per disorientare l’opinione pubblica. Una commemorazione è tale se si rispettano i gli elementi che l’hanno determinata e non deve mai essere interpretata per asservire il potere del governo di turno o degli opinionisti di regime.

La storia dell’emigrazione italiana è sacrificio e rinunce, intrisa di pregiudizi e di lutti. La nostra storia migratoria non può essere declinata diversamente da quelle che scrivono oggi altre comunità, anche perché, come negli anni Sessanta del secolo scorso, gli italiani da tempo hanno ripreso l’esodo verso altri paesi e sottostanno alle leggi e regolamenti dei paesi ospitanti. Le anagrafi ufficiali parlano oramai di un numero di espatriati che supera i 5.650.000, se si considerano solo i nostri connazionali censiti all’AIRE. Il fenomeno va gestito e risolto con politiche sovranazionali senza ricercare scorciatoie, senza erigere muri, senza esibire muscoli che producono conflitti sociali e umani.

Da tempo il Consiglio generale degli italiani all’estero propone di inserire nel programma scolastico delle scuole dell’obbligo l’insegnamento della storia dell’emigrazione italiana. Già la realizzazione di questa proposta aiuterebbe ad aumentare la conoscenza generale delle giovani generazioni e si eviterebbero polemiche su dati di fatto ovvi e reali. Sacrosanto è l’invito del Ministro Moavero Milanesi quando riferendosi alla necessità di regolamentare l’emigrazione, e di fronte all’impotenza dell’Unione europea dice, come ha riferito ieri a Marcinelle “…Dobbiamo fare ancora molto ed è davvero tempo di rompere i biasimevoli indugi del passato”. Se il nostro paese tiene al futuro dei suoi cittadini residenti all’estero qui ed ora deve dare il buon esempio, perché questo è il momento di cambiare pagina per affrontare con lealtà e serietà la mobilità che interessa l’intero globo terrestre.

Michele Schiavone

4 GRANDI ABRUZZESI, IL 3 AGOSTO TAGLIACOZZO, SARANNO “AMBASCIATORI D’ABRUZZO NEL MONDO” – Laura Benedetti, Filippo Giorgio, Giorgio Toschi, Rony Pedro Colanzi gli insigniti dell’onorificenza

 

4 GRANDI ABRUZZESI, IL 3 AGOSTO TAGLIACOZZO, SARANNO “AMBASCIATORI D’ABRUZZO NEL MONDO”
Laura Benedetti, Filippo Giorgio, Giorgio Toschi, Rony Pedro Colanzi gli insigniti dell’onorificenza

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Laura Benedetti, scrittrice e docente alla Georgetown University di Washington, il prof. Rony Pedro Colanzi, medico, docente universitario e direttore della Facoltà di Medicina a Santa Cruz, in Bolivia, il prof. Filippo Giorgi, fisico e premio Nobel per la Pace con Al Gore per le ricerche sui cambiamenti climatici realizzate all’ICPP, e il Gen. Giorgio Toschi, Comandante Generale della Guardia di Finanza, sono gli insigniti dell’onorificenza di “Ambasciatori d’Abruzzo nel mondo” che il Consiglio Regionale d’Abruzzo ha deciso di premiare per il 2018. La cerimonia ufficiale si svolgerà venerdì 3 agosto, alle ore 18, nello splendido contesto architettonico di Piazza Obelisco, a Tagliacozzo (L’Aquila).

L’evento coincide con la “Giornata degli Abruzzesi nel mondo” ed è organizzato dalla Presidenza del Consiglio Regionale d’Abruzzo, conferendo annualmente l’onorificenza di “Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo” a quelle persone di origine abruzzese che, per meriti accademici, culturali, politici, sociali, professionali, si siano positivamente distinte nei paesi stranieri, o nelle Regioni italiane diverse dall’Abruzzo, in cui sono emigrate in passato o dove attualmente vivono stabilmente. Sarà inoltre conferito un Premio speciale per la promozione dell’immagine dell’Abruzzo al Gen. Michele Sirimarco, Comandante della Legione Carabinieri Abruzzo-Molise. L’evento sarà presieduto dal Presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, e introdotto dai saluti del sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio. Alla cerimonia interverranno i componenti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, i Consiglieri regionali, Parlamentari e Sindaci dell’Abruzzo, Autorità civili e militari, rappresentanze del mondo accademico e scientifico, ed esponenti del mondo dell’Emigrazione.

Come ogni anno a questo speciale Albo diplomatico degli “Ambasciatori d’Abruzzo nel mondo” si aggiungono Personalità insigni che hanno onorato ed onorano la loro terra d’origine. Prestigiosi gli insigniti 2018 che riceveranno l’onorificenza nel corso della bella e suggestiva cerimonia preparata a Tagliacozzo, con inizio alle ore 18 e per l’intera serata. Qui di seguito di ogni insignito dell’onorificenza diamo un breve profilo biografico, seguendo un rigoroso ordine alfabetico.

Laura Benedetti, scrittrice e docente universitaria. Nata e cresciuta a L’Aquila, dopo una Laurea in Lettere all’Università “La Sapienza” di Roma, ha continuato gli studi presso l’University of Alberta (Cnada) e la Johns Hopkins University di Baltimora (Usa). Ha insegnato 8 anni alla Harvard University e dal 2002 alla Georgetown University, dove attualmente è professore ordinario. Con il suo libro The Tigress in the Snow: Motherhood and Literature in Twentieth-Century Italy ha ricevuto nel 2008 il Premio Internazionale Flaiano per l’italianistica. Intensa la sua attività per la Georgetown University nell’organizzazione e direzione di Summer School in Abruzzo. Per la sua attività di studiosa e per il suo impegno nella diffusione della cultura italiana, Laura Benedetti è stata insignita nel 2014 del premio “Wise Woman” dalla National Organization of Italian American Women di Washington e nel 2015 a Boston della Medaglia d’oro conferitale dalla Federazione delle Associazioni Abruzzesi in Usa.

Rony Pedro Colanzi, medico patologo, docente universitario. E’ nato nel 1956 a Santa Cruz (Bolivia), figlio di un emigrati di Vasto. Dopo aver svolto gli studi universitari in Bolivia e in Argentina, ha completato i corsi di specializzazione in Giappone e Usa. Ha esercitato la professione di medico patologo negli ospedali di Mar del Plata (Argentina) e Santa Cruz (Bolivia), assumendo la docenza universitaria e, dal 2010 al 2015, l’incarico di direttore della Facoltà di Medicina nell’Università Cattolica del Paese sudamericano. Numerose le sue pubblicazioni scientifiche internazionali. Consigliere e poi Sindaco di Santa Cruz – con i suoi 2,2 milioni d’abitanti la seconda città della Bolivia – ha diretto la Fundacion Amerida. Dal 2014 è Presidente dell’Associazione Abruzzesi della Bolivia.

Filippo Giorgi, scienziato, direttore della Sezione Clima e Fisica metereologica del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Trieste, ove risiede dal 1998. E’ nato nel 1959 a Sulmona. Laureatosi in Fisica all’Università dell’Aquila e conseguito ad Atlanta (Usa) il dottorato in Scienza dell’atmosfera, entra nel National Center for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado. Nel 2007, insieme ad Al Gore – già vice Presidente degli Stati Uniti – gli viene assegnato il Premio Nobel per la Pace, unico scienziato italiano nel Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici. Membro di numerosi comitati scientifici internazionali, è stato ultimamente insignito a Vienna della Medaglia Alexander von Humboldt, prestigioso riconoscimento dell’Unione Europea di Geoscienze (EGU).

Giorgio Toschi, Comandante Generale della Guardia di Finanza. E’ nato nel 1954 a Chieti. Laureato in Giurisprudenza, in Economia e Commercio e in Scienze della Sicurezza economico-finanziaria, ha svolto una pluriennale attività d’insegnamento di materie giuridiche e tecnico-professionali negli Istituti di Istruzione del Corpo e nell’Università La Sapienza di Roma. Ha ricoperto molteplici e prestigiosi incarichi, tra i quali la Presidenza del Consiglio Superiore della Guardia di Finanza, del Comitato scientifico e dell’Ente editoriale per il Corpo della GdF. Nel corso della carriera ha assunto il comando di importanti reparti territoriali, fino alle funzioni di Capo di Stato Maggiore e Ispettore per gli Istituti di istruzione del Corpo. Ha ricevuto numerose decorazioni e onorificenze, tra le quali la speciale attestazione dell’FBI degli Usa per il suo impegno contro il finanziamento del terrorismo internazionale. Il Presidente della Repubblica, nel marzo del 2018, ha conferito al Gen. Toschi la “Croce d’oro al Merito della Guardia di Finanza.

Appuntamento dunque a domani, per la suggestiva cerimonia di consegna delle onorificenze, nel cuore del centro storico di Tagliacozzo. Tutte le Associazioni abruzzesi, in Italia e nel mondo, sono state informate dell’evento ed invitate darne notizia ai rispettivi associati perché chiunque si trovi in Abruzzo, o voglia venirvi per l’occasione, abbia possibilità di partecipare, conoscendo nel dettaglio il programma della manifestazione.

Consiglio Generale degli Italiani all’Estero Segretario generale

 

 

 

Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
Segretario generale

 

L’Italia deve credere di più sulle sue potenzialità

Il primo agosto la Svizzera festeggia l’unità nazionale. In questa giornata i ventisei cantoni che costituiscono la Confederazione Elvetica rinnovano il patto del Grütli, una montagna sul lago dei 4 cantoni sulla quale fu pronunciato il giuramento dal quale è evoluta la forma confederata della Svizzera moderna. Quest’anno la ricorrenza, per puro caso, è culminata con il contestuale riconoscimento della medaglia Fields,„il premio Nobel della matematica“ assegnato a Rio de Janerio a Alessio Figalli, un giovane italiano professore ordinario presso il Politecnico di Zurigo. Questo ateneo in passato ha ospitato diversi illustri professori, tra loro figure rinomate che hanno scritto pagine della storia d’Italia. Merito del giovane professore e ricercatore Alessio Figalli é aver studiato il modo più economico o ottimale per trasportare la distribuzione di massa da un luogo all’altro.

 

La notizia ha incontrato molte simpatie suscitando un pizzico d’orgoglio nella comunità italiana in Svizzera, perché negli ultimi anni sono numerosi i nostri connazionali trasferitisi nella Confederazione e tra loro, una significativa percentuale é anche impegnata in ambiti accademici e di ricerca, avendo ricevuto una alta formazione scolastica nel nostro Paese, che li colloca tra i più preparati professionalmente.

 

Questo riconoscimento fotografa, tuttavia, le allarmanti cause, anticipate nella stessa giornata, dall‘ Associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno ( Svimez) al rapporto economico e sociale nelle regioni meridionale nel 2018, che spingono molti nostri connazionali a trasferirsi all’estero.
Il rapporto indica come l’emigrazione sia ridiventata un tratto endemico del nostro paese, favorita dall’esclusione di una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro. Nel 2017 ci sono stati più morti che nati, i giovani vanno via e iniziano a scappare anche gli stranieri. Negli ultimi anni ci sono stati dei segnali di ripresa occupazionale, ma se non cambia l’atteggiamento delle politiche strutturali c’è il rischio di una marcia indietro repentina.

 

Le due notizie del 1° agosto mostrano le differenze tra la Svizzera e l’Italia e lo spaccato di un Paese, il nostro, con grandi potenzialità e capacità indiscusse, che il sistema italiano non riesce a valorizzare costringendole a inventarsi un futuro di successo altrove. Vivere, oggi, nel nostro paese costa tempo e fatica, l’amarcord non è più un deterrente per frenare l’esodo verso l’estero: rectius il governo dovrà affrontare seriamente la questione migrazione in entrata e in uscita dal nostro paese, evitare le semplificazioni retoriche e in particolare dovrebbe impegnarsi a garantire l’unità nazionale.

Michele Schiavone

 

Tägerwilen, 1 agosto 2018

Costituita a Bari l’Associazione Internazionale Italiani all’Estero “Radici” – L’organigramma e la mission

Costituita a Bari l’Associazione Internazionale Italiani all’Estero “Radici”

BARI – E’ stata costituita a Bari l’Associazione Internazionale Italiani all’Estero “Radici”, il cui scopo sociale è diretto a promuovere l’immagine delle Regioni del Sud Italia presso i nostri connazionali emigrati in vari Paesi del mondo ed a favorire il cosiddetto “turismo di ritorno” nei paesi d’origine attraverso la conoscenza del territorio, dei prodotti dell’agroalimentare, dell’ospitalità rurale e delle tradizioni culturali e religiose.

L’avv. Mario Pavone è il Presidente dell’Associazione e il Consiglio Direttivo è composto da Gregorio De Luca (Vice Presidente), Franco Censi, Maria Catalano Fiore, Anna Maria Stoico, Giovanni Bernardino Sebastiani, Luigi D’Amico, Silvana Virgilio, Tiziana Mastroscusa, Domenico Zoccali, Antonio Peragine, Vito Mariano Verzillo, Gennaro Ruggiero, Gennaro Ascione.

Il Comitato ha affidato al dr. Antonio Peragine, direttore del Corriere Nazionale, la direzione della Rivista “RADICI”, organo ufficiale dell’Associazione, allo scopo di diffondere il Progetto ai nostri connazionali residenti all’Estero anche avvalendosi di nuovi strumenti di comunicazione, oltre alla versione cartacea rivista che sarà presentata nel suo primo numero alla prossima Fiera del Levante di Bari. La Rivista si avvarrà di uno staff di collaboratori, specializzati nei settori di attività previsti dallo Statuto dell’Associazione, di un Comitato Scientifico e di un Comitato d’onore. La Rivista si occuperà, inoltre, per conto dell’Associazione, dell’Ufficio stampa, delle Pubbliche Relazioni e delle Conferenze Stampa.

L’Associazione promuoverà l’organizzazione e preparazione di Workshop, Convegni e Meeting, opererà nel campo delle strategie di marketing turistico, culturale ed enogastronomico, viaggi di studio per i giovani, cooperazione internazionale e gemellaggi con realtà estere di grande pregio. Offrirà inoltre servizi di comunicazione per associazioni di categoria e no profit, Enti ed Imprese, realizzando monografie per enti pubblici e aziende private.

L’Associazione, inoltre, allo scopo di valorizzare l’impegno professionale dei nostri conterranei nei Paesi d’emigrazione, ha deciso d’istituire il Premio internazionale “Radici”, che sarà conferito agli imprenditori di origine italiana ed ai loro discendenti che si siano distinti nelle attività professionali, industriali e commerciali nei Paesi di Emigrazione, contribuendo con il proprio lavoro ad avvalorare l’immagine dell’Italia all’Estero. Infine, tutti i prodotti delle Aziende d’eccellenza, partner dell’Associazione, saranno connotati dal logo “RADICI”, allo scopo di meglio caratterizzarne l’origine e la qualità. L’Associazione ha sede a Bari, in Viale della Repubblica n.71/n.

Il Presidente Mario Pavone, a commento della costituzione dell’Associazione, in una lettera inviata ieri ai componenti del Consiglio Direttivo, si è così espresso: Cari Amici, scrivo questa lettera con l’obiettivo di comunicarVi, da parte mia, stima e gratitudine per il lavoro svolto in sinergia negli ultimi mesi. Questa prima collaborazione ci ha permesso di raggiungere gli obiettivi prefissati con risultati sopra le aspettative e grazie al Vostro prezioso contributo abbiamo risolto con rapidità questioni di primaria importanza, tra cui quella della costituzione di una regolare Associazione che aspira a diventare un importante punto di riferimento in Italia ed all’Estero per i nostri connazionali emigrati in vari Paesi del mondo.

Posso solo pensare che, negli anni di impegno spesi per la creazione di una Associazione come “Radici”, questo sia il risultato migliore che potessi sperare. Ne sono veramente felice e commosso… Grazie di Cuore. Sono certo che avremo modo di proseguire questo nostro felice rapporto professionale per molte altre occasioni. Dico “nostro” perché la realizzazione di questo Progetto è stato un traguardo raggiunto insieme. Il contributo che avete fornito è stato non solo indispensabile per la buona riuscita del Progetto “Radici “ma anche unico nel suo genere, in una giusta com-binazione di creatività e professionalità.

Grazie della fiducia che avere riposto nella mia modesta persona, affidandomi la Presidenza del Consiglio Direttivo, augurandomi che la stessa sia stata ben riposta. Questa lettera è, quindi, solo un sincero ringraziamento a tutti Voi per la collaborazione dimostrata nei mesi di lavoro e per aver creduto senza riserve nel nostro Progetto comune, nella speranza di mantenere viva e forte questa fruttuosa collaborazione. Siamo partiti con grandi idee ma è solo grazie a Voi se siamo riusciti a diventare grandi in tutto quello che facciamo per il bene del Paese, senza alcuno scopo di lucro ma solo con la nostra volontà indomabile. In attesa di rivederVi presto, auguro a tutti Voi una continuazione ricca di successi, soddisfazioni personali e professionali, e di un meritato riposo in questo periodo feriale, in vista dell’importante lavoro che ci attende nei mesi a venire Con i più cordiali saluti. Il Presidente, Mario Pavone.

Appuntamento a Bari, dunque, per l’82^ Fiera del Levante (8-16 settembre 2018), nel corso della quale il Progetto avrà la sua prima uscita ufficiale, con la presentazione del primo numero della Rivista “RADICI” e con la comunicazione delle missioni che l’Associazione avvierà, in Italia e all’Estero, per promuovere il territorio delle regioni del Mezzogiorno, le sue eccellenze, le valenze artistiche e architettoniche, il paesaggio, le tradizioni, lo straordinario patrimonio culturale, il turismo sostenibile e il turismo delle Radici per gli italiani nel mondo.

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Sede

Viale della Repubblica 71n

70125 BARI(Italia)

Tel 0039 339 7421201- 0039 333 7052057

eMail direttore@corrierenazionale.net

SERGIO MARCHIONNE

Consiglio Generale degli Italiani all’Estero

Segretario generale

Comunicato stampa

Sergio Marchionne era uno di noi. Uno dei tanti italiani cresciuti altrove, tra culture e mondi diversi; capace, coraggioso e innovatore era rimasto fedele alle sue origini e ai tratti distintivi di una Comunità, quella italiana, capace di affermarsi e di distinguersi ovunque, anche quando le più avverse difficoltà potevano sembrare ineluttabili. Lui aveva trascorso la sua fanciullezza in Abruzzo e si era formato in Canada. Lo stratega della Fabbrica italiana di automobili diventata simbolo delle trasformazioni industriali all’epoca della mondializzazione, continuerà a simboleggiare quel tratto di eccellenza e di umanità, che accomuna le professionalità italiane chiamate ad esprimersi da protagoniste nel mondo. Negli ultimi anni questo fenomeno è lievitato e, come lui, sono in tanti, oramai, impegnati ad affermare il loro talento fuori dal nostro Paese.

Sergio Marchionne, invece, aveva fatto il percorso inverso. Era ritornato in Italia 14 anni fa, forte dell’esperienza svizzera maturata alla guida della Lonza-Alusuisse e della SGS e ha salvato la FIAT dal baratro rilanciandola tra i grandi player del settore automobilistico; consapevole che non si poteva uscire dalla crisi senza affrontare la questione di un nuovo modello sociale, senza un rapporto diverso tra società, economia e politica, senza dar voce alla nuova umanità. Il passato dopo Marchionne non ritornerà più, occorre andare avanti per costruire società più egualitarie, con consumi meno opulenti ma più ricchi, anche culturalmente e moralmente, con grandi innovazioni nel campo dei beni sociali, culturali e ambientali. Egli amava ripetere: “ho grande rispetto per gli operai e ho sempre pensato che le tute blu quasi sempre scontino, senza avere responsabilità, le conseguenze degli errori compiuti dai colletti bianchi”.

Personalmente ho avuto modo di conoscerlo a Kreuzlingen (Svizzera), città nella quale ho trascorso la mia gioventù, in occasione di uno sciopero organizzato dagli operai (moltissimi italiani) e dalle maestranza dell’azienda locale, contro la riduzione del personale annunciata dalla Lonza-Alusuisse. Ascoltò le loro ragioni ed oggi quell’impianto continua a produrre materiale per l’industria farmaceutica svizzera. La Comunità degli italiani all’estero ricorderà Sergio Marchionne come lo stratega con il pullover di cashmir blu, che ha influito a rilanciare quei valori italiani espressi dal bello, dal gusto e dalla gioiosa fantasia umana.

  1. 24 luglio 2018 Michele Schiavone

La seconda edizione di “Estate 2018 – Casa Sicilia – Progetto Sicilia nel Mondo” Lanciato il concorso Estate 2018 le foto più belle

Comunicato stampa
 
La seconda edizione di “Estate 2018 – Casa Sicilia – Progetto Sicilia nel Mondo”
Lanciato il concorso Estate 2018 le foto più belle
 
Dopo il successo riscosso lo scorso anno, abbiamo deciso di confermare la II edizione del Concorso fotografico “Estate 2018 – Casa Sicilia – Progetto Sicilia nel Mondo”. Siamo certi che in tanti, ritorneranno in Sicilia in occasione delle ferie estive, pertanto “Progetto Sicilia nel Mondo” chiede ai siciliani, che vivono nel mondo di inviare una bella foto, che li ritrae nei luoghi del cuore, colorati e panoramici, che sappiano esaltare  momenti di pura sicilianità, vissuti da soli, in famiglia o con gli amici.
Le foto “Estate 2018 – Casa Sicilia”,  dovranno riguardare il periodo di vacanze trascorse nell’isola, da giugno a settembre 2018, dovranno essere corredate dal luogo e dai nomi delle persone ritratte, ma soprattutto da un saluto o una dedica per un max di 3-4 righe. Gli scatti dovranno essere inviati entro il 21 settembre 2018, alla mail progettosicilianelmondo@laquilone.eu o direttamente via messenger a Carmen Intile coordinatrice del Progetto e animatrice delle pagine social.
Le foto pervenute saranno inserite sul nostro gruppo social “Progetto Sicilia nel Mondo”. Alle prime tre classificate, accuratamente selezionate dal direttivo del “Progetto Sicilia nel Mondo” – Associazione L’Aquilone Onlus di Messina, sarà dedicata la giusta attenzione mediatica, la consegna dell’attestato e al primo classificato assoluto sarà consegnato anche un premio-ricordo.
La coordinatrice del Progetto Carmen Intile, dopo il lancio del concorso ha dichiarato: “Noi siciliani siamo accomunati dal forte e sentito valore della sicilianità e dal grande attaccamento   alla nostra amata terra, come fossimo una grande famiglia. Ed è per questo che vogliamo raddoppiare e crescere insieme a Voi, insieme questo potrà realizzarsi. Buone vacanze e un caloroso abbraccio da tutti noi di Progetto Sicilia nel Mondo”.
Il Direttore dott. Domenico Interdonato  giornalista

Interventi del Portavoce FAIM Rino Giuliani all’Assemblea plenaria del CGIE, alla Farnesina

 

 

CGIE 3 luglio 2018 – Maeci-Sala Aldo Moro

Intervento del Portavoce FAIM Rino Giuliani

Il tema delle migrazioni con i suoi cicli è tornato all’ordine del giorno e in un modo o nell’altro è parte costituente dell’agenda sia delle forze politiche che di quelle sociali.

Lo è in modo tutto peculiare per una organizzazione quale la nostra che esprime una rappresentanza del mondo associativo degli italiani nel mondo ambendo ad avere un ruolo più incisivo nelle decisioni che investono la realtà sociale che il FAIM rappresenta.

Il giudizio che noi diamo sulla situazione non può non muovere dalle istanze che in modo autonomo portiamo avanti, senza aprioristici preconcetti verso le forze politiche ma anche senza alcun collateralismo, valutando rispetto agli obiettivi che ci siamo dati le azioni e i comportamenti .

Ovviamente seguiamo con grande interesse l’impegnativa azione del CGIE al quale attivamente partecipano numerosi dirigenti del FAIM.

L’azione dei governi degli ultimi venti anni hanno messo in evidenza la sostanziale residualità del tema “italiani nel mondo” sia dai programmi di governo che dalla pratica in sede legislativa e nell’azione degli esecutivi.

Della legislatura nazionale e dei risultati in sede parlamentare non si tratta di fare un bilancio quanto alla natura, qualità e quantità della normazione promossa e approvata grazie all’azione dei 18 parlamentari della “circoscrizione estero” e di esprimere giudizi sul rapporto fra aspettative e risultati raggiunti.

Bilancio e giudizi spettano soprattutto agli italiani nel mondo anche se come associazionismo non possiamo esprimere un giudizio di soddisfazione.

Oggi c’è un nuovo governo con impegni presi per gli italiani all’estero, un sottosegretario espressione di un movimento politico che si è sviluppato da radici associazionistiche. Confidiamo in confronti aperti , in azioni concrete, in attenzione e valorizzazione del mondo associativo che è alla base di ogni possibile rilancio del protagonismo degli uomini e delle donne delle nostre comunità all’estero

Tra le cose di possibile realizzazione ha ripreso vigore nei dibattiti quella della Conferenza mondiale degli italiani nel mondo.

Conferenza dell’emigrazione italiana nel secondo millennio o Conferenza mondiale degli italodiscendenti si vedrà sapendo che scegliendo un titolo si sceglie anche un punto di vista ed un punto di approdo . Vorremmo che presto si addivenisse ad una possibile calendarizzazione .

Come Faim siamo in grado di contribuire e contribuiremo in modo autonomo, originale con nostre proposte al più generale dibattito sulla nuova conferenza mondiale deglj italiani nel mondo.

Anche il CGIE, si è espresso favorevolmente per una nuova conferenza mondiale della quale si chiede che il governo si faccia promotore garantendo adeguato sostegno finanziario.

La precedente conferenza mondiale vide nella promozione e nello svolgimento della stessa un indiscusso protagonismo delle associazioni nazionali.

Perché la Conferenza non si trasformi in una palestra fra compagini partitiche, perché le diverse componenti compresenti nella realtà degli italiani nel mondo abbia il suo spazio e svolga il suo ruolo in sussidiarietà con le pubbliche istituzioni, la preparazione e lo svolgimento della stessa deve vedere sinergicamente operanti in un ruolo centrale l’associazionismo e i soggetti collettivi che fondamentalmente promanano o largamente derivano dallo stesso: i comites e il CGIE.

Anche a tal fine come FAIM intendiamo chiedere ai comites di aprire in modo ordinato una interlocuzione . Anche i comites nelle recenti elezioni, pur misurandosi con la scarsa propensione al voto degli elettori, hanno saputo rinnovarsi in diverse realtà.

Sul piano delle cose da fare, lo vediamo dalla discussione in corso oggi pomeriggio, c’è molto lavoro che si deve raccordare quanto a tempi di realizzazione e quindi a scadenze.

Come in ogni road map ci sono priorità che vanno collocate fra le prime cose da fare. Maggiormente quando in prima fila per attuarla ci sono realtà istituzionali con i tempi delle pubbliche amministrazioni. Lo deciderete voi opportunamente: dalla conferenza stato regioni cgie alla conferenza dei giovani , alla conferenza delle donne, alla conferenza mondiale ecc,. Si tratta di attività alle quali come FAIM siamo interessati e nelle qauli tutti nostri componenti presenti in cgie si sentono particolarmente impegnati

Come FAIM, in specie abbiamo chiesto di contribuire alla preparazione e alla l’organizzazione della Conferenza Stato Regioni Province autonome CGIE.

La L. 198/98 le da il compito di “indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del governo, del parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all’estero”. Lo scadenzario ministeriale colloca tale conferenza fra un anno circa, intorno alla fine del 2018.

Come FAIM siamo produttori di proposte che scaturiscono dalla discussione all’interno delle associazioni aderenti e che abbiamo avviate su tematiche predisposte dal coordinamento e successivamente validate dal dibattito e dalla discussione nel consiglio direttivo.

Quello che chiediamo e di essere partecipi dei processi che le istituzioni, Maeci e presidenza del consiglio intendono mettere in atto per la necessaria ripartenza del modo degli italiani all’estero e in tal senso il ruolo basilare di sussidiarietà qualificata che il Faim in quanto soggetto collettivo di rappresentanza sociale è in grado di garantire chiediamo venga sostenuto in analogia a quanto avviene con gli enti di promozione sociale presenti sul territorio italiano.

Anche dal parlamento ci aspettiamo e solleciteremo attenzione e interventi legislativi per l’associazionismo italiano all’estero vecchio e nuovo in transizione verso il futuro.

 

 

CGIE 4 luglio assemblea plenaria

Intervento di Rino Giuliani Portavoce FAIM

Il fenomeno della nuova emigrazione è, da molti punti di vista, una questione di rilievo nazionale.
Sulla entità, tipologie, dinamiche e trend di sviluppo della nuova emigrazione dall’Italia i dati sono eloquenti; il fenomeno, in forte crescita dall’inizio della crisi economica dell’ultimo decennio, ha ormai raggiunto livelli analoghi a quelli riscontrati nella seconda metà degli anni ’60. Quelli di un’emigrazione di massa. Il fatto che l’entità complessiva della popolazione emigrata sia lievitata di circa il 60% in dieci anni, passando da 3.6 milioni ad oltre 5 milioni e che i nuovi flussi di emigrazione si situino ormai intorno alle 300mila partenze ogni anno a partire dal 2014-2015, cambia radicalmente il nostro approccio precedente molto mirato sulle comunità integrate della vecchia emigrazione.
Si è aperta una stagione nuova che spinge a analisi e rivendicazioni, a nuova rappresentanza , nuove tutele e diritti da difendere.
Come FAIM (Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo), abbiamo monitorato fin dalla sua nascita l’evoluzione della nuova emigrazione italiana fornendo un quadro statistico comparato con le rilevazioni dei paesi di accoglienza (in particolare in Europa e Australia) che danno un risultato sensibilmente più elevato degli espatrii dall’Italia rispetto a quanto si desume dai dati dell’Istat relativi alle cancellazioni di residenza.
Il rapporto tra i dati raccolti all’estero e quelli dell’Istat è mediamente di 3 ad 1, con punte di 4 a 1 ed oltre. Tali dati presentati già nell’aprile 2016 in occasione dell’assemblea di fondazione del FAIM, hanno costituito la base di riflessione e discussione per l’azione del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’estero) nell’interlocuzione avviata con il MAECI e il Ministero del Lavoro sulle misure di orientamento da approntare per i nuovi migranti e, in generale, sono stati riconosciuti da importanti istituti di ricerca e, più recentemente, da ambienti del mondo sindacale e datoriale. Secondo queste stime, come sopra richiamato, la nuova emigrazione italiana viaggia al ritmo di quasi 300mila persone all’anno negli ultimi due anni (2015 e 2016). Di questi nuovi migranti, circa il 30% possiede una laurea e circa il 35% un diploma di scuola superiore, mentre oltre il 15% della nuova migrazione è composta da giovani al di sotto dei 15 anni, il che mostra che ad emigrare sono ormai non solo single, ma anche intere famiglie.
Il lavoro di approfondimento svolto nel 2017 e presentato nel convegno FAIM di Palazzo Giustiniani ha consentito di scendere ancora più nel dettaglio rispetto alle modalità di insediamento dei nuovi migranti, in gran parte caratterizzate da precariato e nomadismo sia all’interno dei singoli paesi, sia tra diversi paesi, nonché dalla presenza di una consistente componente che potremmo definire “proletaria”.
In quel convegno abbiamo registrato con soddisfazione la condivisione con la direzione generale degli italiani nel mondo circa la necessità di pensare ex novo ad un sistema di orientamento alla partenza e all’arrivo per questi nostri connazionali (in riferimento alla conoscenza del mondo del lavoro dei paesi di arrivo, dei locali sistemi di welfare, della tutela e dei diritti, sia in Europa che oltre Oceano), come impegno minimo che il nostro paese deve assumersi anche per mantenere con essi un legame positivo.
E’ questo un punto importante della nostra agenda di lavoro sul quale siamo in grado di dire la nostra su come attivare una rete di sostegno che parta dall’Italia e sostenga nei paesi di accoglienza i nostri emigrati e in molti casi anche le loro famiglie.
L’approntamento di un tavolo di lavoro tra CGIE, MAECI e MIN.LAVORO sul tema dell’orientamento e dell’accompagnamento della nuova emigrazione ci interessa in modo peculiare anche come occasione di valorizzazione e di diversificazione nel ruolo delle nostre associazioni presenti all’estero ma anche nelle regioni italiane.
Anche la possibile convenzione tra Patronati e Maeci di cui si è discusso n CGIE e il più ampio coinvolgimento dell’associazionismo di emigrazione in ogni politica attiva, rientrano in tale nuovo scenario.
Come Faim eravamo e siamo disponibili a contribuire a tali obiettivi con l’auspicio che le istituzioni vogliano avviarli con logica strutturale. Le nostre associazioni in ordine sparso dalla Germania al Belgio all’Inghilterra hanno già sperimentato, con proprie risorse, esperienze anticipatrici, buone pratiche degne di interesse. Come FAIM abbiamo inteso porre all’attenzione del mondo istituzionale, sociale e politico, il fatto che questi consistenti flussi di nuova emigrazione comportano un impoverimento delle risorse umane del paese e delle sue competenze, alimentando spreads importanti tra Italia e paesi di accoglienza. Recentemente, Confindustria, sulla base dei dati Istat, ha stimato in un punto di Pil la perdita annuale di patrimonio umano qualificato che se ne va dal paese. Se prendiamo in considerazione la media di arrivi registrati nei principali paesi di arrivo, si tratterebbe invece di circa 3 punti di Pil all’anno. Oltre 40 miliardi di Euro. Giovani italiani, un capitale sociale sul quale hanno investito famiglie e Stato che non accresce il nostro ma altri paesi e senza neanche i ritorni delle rimesse della vecchia emigrazione di un tempo.
Al di là della quantificazione monetaria del fenomeno è indubbio che il nuovo esodo comporti un impoverimento importante delle opportunità di sviluppo e del futuro del paese. Comprenderne le cause, cercare di contenerlo e di orientarlo con adeguate politiche attive capaci di coniugare la libertà di circolazione con gli obiettivi del sistema paese, costituisce quindi un compito istituzionale tra i principali. Se infatti consideriamo l’impatto dei nuovi flussi emigratori in particolare nelle aree interne e del Mezzogiorno e le proiettiamo a 1 o 2 decenni, potremmo dedurne una grave accentuazione di squilibri già esistenti e il rischio di un declino di intere zone del paese che non può essere compensato (o compensato solo in parte sia sul piano demografico, che su quello del bilancio delle competenze disponibili) dai flussi di immigrazione terzomondiale o dall’Est europeo.
La specifica congiuntura economica e politica globale, caratterizzata da tendenze contraddittorie tra processi di globalizzazione e crescenti resistenze a tali processi con il ritorno ad approcci nazionali, comportano infine una nuova attenzione sui diritti e delle tutele dei cittadini migranti in generale e, tra essi, dei nuovi migranti italiani, coinvolti, anche in ambito europeo, negli effetti di queste politiche, come le espulsioni (da Belgio e Germania) o da ciò che potrebbe comportare la Brexit per coloro che risiedono in Gran Bretagna, ma anche per coloro che vivono o decidono di trasferirsi in Australia o in nord America.
I nostri governi se ne devono occupare stabilmente.
Ci aspettiamo scelte pubbliche all’altezza dei cambiamenti che auspichiamo-
Come abbiamo avuto modo di dire anche nel passato, come FAIM, i governi si valutano sempre alla prova dei fatti .

 

Il “caso” Pascal D’Angelo – di Mario Setta

 

 

Il “caso” Pascal D’Angelo

di Mario Setta

L’AQUILA – Introdacqua, paese natale, si impegna da anni, a livello istituzionale, a far conoscere e valorizzare la personalità e l’opera di un suo degno figlio, il poeta e scrittore Pasquale D’Angelo. Un autore che costituisce un “caso”, come da molti è stato rilevato (cfr. G. Prezzolini, Scrittori italiani nel mondo. Voci di poeti nostri negli Stati Uniti). E come lui stesso dice, a conclusione del suo libro, Son of Italy: “mi trasformai in un caso di incredibile interesse”.

Il “caso Pascal D’Angelo” può essere analizzato secondo due aspetti: letterario e sociologico. Sotto il profilo letterario si tratta di un caso intrigante e, per molti aspetti, ancora fitto di interrogativi dalle molteplici risposte. Se applicassimo alla sua opera, estremamente ridotta, le categorie che Italo Calvino espresse nelle Lezioni americane, pubblicate postume, ne verrebbe fuori un quadro interessante. Calvino presenta alcune “proposte per il prossimo millennio”. Sono le linee fondamentali da conservare e tramandare per il millennio che abbiamo iniziato.

Della prima, la leggerezza, pone in rilievo “la funzione esistenziale della letteratura, e la leggerezza come reazione al peso di vivere”. E cita Lucrezio e Ovidio, mossi dal bisogno di liberarsi dalla precarietà dell’esistenza. In D’Angelo c’è la stessa esigenza: la fuga verso la letteratura per liberarsi dalla sua condizione di emarginato, di escluso, (“dago”, “wop”). Altra proposta di Calvino, la rapidità: “Sono convinto che scrivere prosa non dovrebbe essere diverso dallo scrivere poesia; in entrambi i casi è ricerca d’un’espressione necessaria, unica, densa, concisa, memorabile”. Aggettivi che si adattano perfettamente al libro di Pascal D’Angelo.

Quanto all’esattezza, il libro di D’Angelo non può essere considerato totalmente “perfetto” (il compianto e grande esperto dell’opera di D’Angelo, Rino Panza, ha spulciato varie inesattezze!). Ma se Leonardo poteva definirsi “omo sanza lettere”, a maggior ragione Pascal D’Angelo può ben ritenersi, con sincera modestia, “uomo del piccone e della pala” (“pick and shovel man”). Per la visibilità, Calvino ricorre a Balzac e scrive: «Balzac nella Commedia umana infinita dovrà includere anche lo scrittore fantastico che lui è o è stato, con tutte le sue infinite fantasie; e dovrà includere lo scrittore realista che lui è o vuol essere, intento a catturare l’infinito mondo reale nella sua “Commedia umana”». In D’Angelo, i due aspetti sono coesistenti e coessenti: realtà e fantasia s’intrecciano in una continua dialettica. Forse per questo sente il bisogno di integrare, nella sua autobiografia, la prosa con la poesia.

Trattando, infine, della molteplicità, Calvino scrive: «Chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili». A questi interrogativi di Calvino, ecco gli interrogativi di Pascal D’Angelo, nella lettera all’editore di The Nation: «Io sono uno che arranca con fatica per emergere dal buio dell’ignoranza e portare il suo messaggio di fronte ad un pubblico, di fronte a voi. Voi la cui missione è di difendere l’immensa causa degli oppressi. Questa lettera è il grido di un’anima che si è arenata sui lidi tenebrosi lungo il suo disperato viaggio verso la luce […]» E, a conclusione dell’autobiografia, annota: «Per gli ambienti letterari mi trasformai in un caso di incredibile interesse, divenendo oggetto di grandi festeggiamenti, curiosità e attenzione. […] Ma, fra tutte, le parole più sentite e sincere che mi scaldarono il cuore, furono quelle dei miei compagni…».

Queste parole conclusive riportano il “caso Pascal D’Angelo” da quello letterario a quello sociologico. Perché si tratta soprattutto di “caso sociologico”. Pascal D’Angelo, descrivendo la sua vita di emigrante, descrive la vita degli emigranti italiani negli Usa, ai primi decenni del ‘900. Nella sua vita di emarginazione, di stenti, di maltrattamenti c’è la vita delle migliaia di abruzzesi e dei milioni di italiani che emigrarono per le terre scoperte da Colombo. La sua opera non è solo una descrizione, è anche una denuncia. Non un libro politico, ma un grido di rivolta in nome dei valori umani, universali. Jean Paul Sartre, nella prefazione al libro di Frantz Fanon, I dannati della terra, ha scritto: “Le bocche s’aprirono da sole; le voci gialle e nere parlavano ancora del nostro umanesimo, ma era per rimproverarci la nostra inumanità”. Il libro di Pascal D’Angelo si pone su questo filone, che sta tra l’inchiesta e la denuncia, tra l’arte e il messaggio, tra l’intuizione e la ragione. Un’opera che può ben definirsi: “libro di vita”. Una vita che si “radica” su due terreni: Introdacqua e New-York, Càuze e Mulberry Street.

Càuze”, un agglomerato di poche case, allora come oggi. Il nome, ha rilevato Rino Panza, deriva forse dalla parola “gelso”, in dialetto “céuze”, albero allora diffuso e di cui ancora oggi rimane nella zona qualche esemplare. Vi abitano due o tre famiglie, circa dieci persone. Ai tempi di Pasquale D’Angelo le famiglie che vi abitavano erano una dozzina. Poco meno di cinquanta persone. Si viveva di agricoltura e con l’allevamento del bestiame: pecore, capre, maiali, mucche, galline, ecc. Nella prima parte del libro (un terzo circa), Pascal D’Angelo si sofferma a descrivere la vita che si svolgeva in paese (Introdacqua) e nella contrada (Cauze): la casa, il paese, le montagne, la scuola, il lavoro, le streghe, ecc. È un’indagine dal taglio antropologico, una descrizione da osservatore partecipante (participant observer).

Passa poi a presentare le motivazioni di fondo dell’emigrazione: «La nostra gente è costretta ad emigrare, ad allargare i confini di un’esistenza stretta nella morsa di uno spazio angusto. In quelle terre ci sentiamo in trappola. Ogni centimetro appartiene a pochi privilegiati che la fanno da padroni. Col finire dell’inverno buona parte dei campi della nostra valle viene data in affitto o messa stagionalmente a disposizione dei contadini che pagano pigioni altissime a tassi d’usura, vale a dire, beneficiando solo della metà o addirittura di un quarto del raccolto, a seconda delle necessità che dipendono dal proprietario o dalle condizioni disperate del contadino in cerca di terra» (Son of Italy, p. 65)

La soluzione al problema dello sfruttamento in casa è la partenza per il Nuovo Mondo: «Cos’è allora che trae l’uomo in salvo impedendogli di rimanere schiacciato sotto il peso di quella inesauribile necessità? Il Nuovo Mondo!» (Son of Italy, p. 65)

Si ricrea e si rafforza la solidarietà paesana: «Qui gli immigrati che arrivano dalla stessa città formano gruppi compatti tra loro, e simili ad uno sciame d’api dello stesso alveare, vanno a lavorare laddove il loro caposquadra o ‘boss’ gli trova qualcosa. Così noi che ci eravamo riuniti quasi per caso diventammo come una vera famiglia fino al giorno in cui la morte e altre calamità non ci costrinsero a separarci». (Son of Italy, p. 80)

Ma anche qui, la vita non è meno dura: “Ovunque era ammazzarsi di fatica…”; “Ovunque era lavoro e fatica, sotto una cappa di sole incandescente o sotto le sferzate della pioggia, lavoro e sempre lavoro: continuo e inarrestabile”. Le pagine sulla sua condizione di lavoro, sulla sua sopravvivenza precaria, sul suo disagio di vivere sono tra le più toccanti e sconvolgenti. Ma la soluzione non viene ricercata nella politica o nel sindacato. È strettamente personale: il piacere dello scrivere, del comunicare, dell’elaborare un pensiero poetico. Percy Bysshe Shelley, un poeta noto e amato da Pascal D’Angelo, ha scritto: “cibo dei poeti è l’amore e la fama”. Pascal D’Angelo ha cercato di nutrirsi di questi due alimenti. Durante la vita non c’è riuscito. Ed anche “post mortem”, purtroppo, sembra essere ancora uno sconosciuto.

Rino Giuliani, portavoce FAIM: Novità positiva e motivo di soddisfazione la nomina di Ricardo Merlo a Sottosegretario agli Affari Esteri

 

Dichiarazione di Rino Giuliani, Portavoce FAIM

Novità positiva e motivo di soddisfazione la nomina di Ricardo Merlo

a Sottosegretario agli Affari Esteri

A nome del Forum delle associazioni degli italiani nel mondo formulo gli auguri di buon lavoro al sottosegretario Ricardo Merlo. La scelta del Presidente del Consiglio di affidare l’impegnativo incarico a persona eletta all’estero e proveniente dal mondo associativo rappresenta una novità positiva ed è motivo di soddisfazione.

Promuovere il rilancio del protagonismo delle nostre comunità all’estero, collegare non sporadicamente la madrepatria all’Italia più larga che è fuori dai confini è obiettivo di carattere generale per il quale anche come FAIM ci sentiamo impegnati.

Gli oltre 5.000.000 italiani all’estero, in quanto parte integrante della più complessiva comunità nazionale, da anni si aspettano dalla più generale azione del Parlamento e del Governo e nei peculiari provvedimenti che verranno promossi e assunti dal MAECI, l’attenzione dovuta alle loro aspettative ed alle loro esigenze.

Le molte questioni irrisolte nel passato e i non pochi dossier aperti costituiscono un banco di prova impegnativo per tutti. Due questioni fra tutte alla sua evidenza:

Una: i giovani che emigrano.

Da diversi anni l’Italia è ridiventato un paese di costante emigrazione, soprattutto di giovani qualificati con problemi che riguardano la precarietà, la dequalificazione e la riduzione delle tutele welfaristiche nei paesi di accoglienza, in specie in quelli europei.

L’altra, la richiesta, che anche il CGIE avanza, dell’’indizione della Conferenza degli italiani nel mondo, con la partecipazione attiva dei protagonisti della realtà migratoria, un obiettivo che, dopo tanti anni, può fornire all’azione di Governo un quadro rinnovato e condiviso delle linee di indirizzo per porre in essere le politiche verso gli italiani all’estero, recuperando e rinsaldando il necessario rapporto fra istituzioni e società.