Archivo de la categoría: Italiani all’estero

L’ing. Alberto Alberici, abruzzese appassionato della sua terra, esempio di tenacia e intelligenza in Argentina

 

 

STORIE DI EMIGRATI

L’ing. Alberto Alberici, abruzzese appassionato della sua terra, esempio di tenacia e intelligenza in Argentina

Esponente della generazione dei bambini emigrati con i genitori nell’ultimo dopoguerra, questo figlio dell’antica Popoli non ha mai dimenticato la terra natia. La dolorosa esperienza dell’emigrazione, che ha superato con tenacia, con sacrifici e con intelligenza, sostenendo la famiglia e mai dimenticando l’Abruzzo. Laureatosi ingegnere, ha lavorato in molte tra le più importanti ditte elettromeccaniche prima di creare la sua impresa, fornitrice dell’industria petrolchimica, del gas e nucleare. Il suo impegno umanitario e l’attività in seno alla comunità abruzzese d’Argentina. 

BUENOS AIRES – Vita, opera e passioni di un abruzzese in Argentina. Potrebbe essere il titolo di un libro, certamente interessante, che testimoni le vicende umane di un bambino, poi ragazzo, quindi di un uomo che ha saputo affrontare a viso aperto le difficoltà, per costruire una vita esemplare. E’ il libro che potrebbe raccontare la storia di Alberto Alberici, abruzzese classe 1939, sposato, tre figlie, un nipote, ingegnere meccanico, industriale di successo e appassionato della natia Popoli. Nel raccontare le storie degli italiani che emigrarono nell’ultimo dopoguerra, abbiamo parlato dei casi di “piccoli emigrati”, quelli che non avevano l’età per decidere, che furono portati via dalla terra natia dai loro genitori che cercavano per le loro famiglie un futuro migliore, una terra di promesse, lontana dalla guerra appena vissuta.

E’ anche la storia di Alberto Alberici. Iniziata nella ridente Popoli, cittadina abruzzese in provincia di Pescara, nata attorno all’anno mille, posta tra i fiumi Pescara e Aterno e nota un tempo come “città dei tre Abruzzi”, per la sua posizione di centro nevralgico tra il Tirreno e l’Adriatico e tra Firenze e Napoli. Dopo la concessione in feudo del 1269 la cittadina fu governata per secoli dai Duchi Cantelmo, che ampliarono e rinforzarono il Castello, i cui resti ancora oggi dominano l’abitato. La pianta urbana si è sviluppata nel corso dei secoli seguendo caratteristiche idrografiche dei 4 corsi d’acqua che attraversano la città: i fiumi Aterno e Pescara, che confluiscono proprio a livello dell’abitato, e i fiumi Giardino e San Callisto che hanno le loro sorgenti nell’area urbana.

Durante la seconda guerra mondiale Popoli fu bombardata due volte e distrutti il ponte sul fiume Pescara e il centro cittadino e molti abitanti furono uccisi. Popoli diede i natali all’ingegnere Corradino D’Ascanio, inventore del primo prototipo di elicottero moderno e progettista della Vespa Piaggio. In quella cittadina – oggi di 5500 abitanti – nel 1939 nacque Alberici, secondo dei tre figli di Antonio Alberici e Bonita Pettinella. I nove anni trascorsi a Popoli sono rimasti profondamente impressi nella memoria dell’ing. Alberici perché, nonostante la guerra, furono gli anni della fanciullezza, delle scoperte della vita, degli aromi e dei sapori. Gli anni delle prime avventure, delle birichinate con gli amici, l’inizio della scuola.

Quel mondo felice nonostante i problemi, sparì bruscamente quando i genitori decisero di emigrare. Nel 1947 partì il padre, Antonio, che in Argentina aveva trovato un lavoro nella marina mercantile, come capo caldaie. Poi partì Bonita con i tre figli. Senonché, come avvenne purtroppo spesso, le promesse fatte a chi veniva chiamato dall’altra parte del mondo non furono mantenute, a cominciare da quella della casa. Antonio decise di rientrare in Italia, per cui spedì un telegramma annunciando la decisione e chiedendo alla moglie di non partire. Non erano tempi di whatsapp, anzi, anche i telegrammi, tardavano ad arrivare e quello spedito da Antonio si incrociò con la nave che era già partita da Genova per l’Argentina, dove si riunì la famiglia. Era il 1948 e fu l’inizio di un periodo difficile, di problemi, di amarezze, di delusioni.

Aiutati da un prete italiano, gli Alberici  riuscirono a sistemarsi in un locale nel quartiere di Saenz Peña, nella periferia di Buenos Aires, purtroppo inadeguato, al punto che Alberto e il fratello maggiore Luciano furono iscritti in una scuola di suore come alunni internati. Un doppio sradicamento per il piccolo Alberto in un ambiente che sentì inospitale: dalla terra natia e dall’affetto familiare e per di più, dovendo ricominciare la scuola da capo, benché avesse già fatto in Italia fino alla terza elementare. Vi rimassero per cinque anni e poi conclusero la primaria in un’altra scuola.

Nel frattempo suo padre, Antonio, cominciava a costruire la casa di famiglia, ma la disgrazia era in agguato e quando aveva appena 44 anni, morì, lasciando la moglie e i tre figli soli e senza alcun sostegno. Fu un dolore profondo che colpì Bonita e i suoi figli, costretti ad affrontare una vita di grandi e piccole rinunce. Come fu per Alberto il dover lasciare la musica e in particolare il violino, per il quale era molto dotato. Ma a volte, come riconosce Alberto, l’angoscia, il dolore, la sofferenza, sono la molla che fa scattare la reazione, di fronte alla voglia di vivere. Cominciò a lavorare giovanissimo e sempre di più, per poter aiutare a casa, dove la mamma Bonita faceva miracoli per sostenere la famiglia facendo lavori di cucitrice fino quasi all’alba.

Anche per lui il giorno cominciava prestissimo. Ad un certo punto lavorò dalle 3 alle 7 del mattino in una fabbrica di pasta. Andava poi di corsa per entrare nel secondo lavoro e la sera andava alla scuola industriale, rientrando a casa alle 23. E il fine di settimana diventava manovale, per aiutare a concludere la costruzione della casa di famiglia. Col tempo e con grande impegno personale e grazie ai sacrifici fatti le cose cominciarono a cambiare in bene. Riuscì a finire la scuola tecnica, ottenne nuovi lavori, si iscrisse all’Università Tecnologica Nazionale nella quale si laureò ingegnere meccanico. Si specializzò in programmazione industriale, e per otto anni fu docente presso la sua Università. Tra il 1973 e il 1980 lavorò presso importanti imprese metalmeccaniche (Siam Electromecánica, Ricsa S.A., ATMA, Covema e altre), occupando diversi incarichi, da capo settore a gerente di produzione. Inoltre fu gerente di produzione della Eternit in Argentina, quadruplicando la produttività dello stabilimento.

Nel 1980 avviò la sua prima attività personale, creando la “Ingeniería Vial-Ma SRL”, dedita alla vendita di macchine, ferramenta, attrezzi, motori e articoli industriali. Nel 1985 costituì una nuova ditta, la “Rómulo A. Barberis e  Hijo S.A.”, col tempo diventata “Talleres Versailles de Rómulo A. Barberis e  Hijo S.A.”, della quale è presidente. Produce elementi per l’industria petrolifera, petrolchimica, del gas e nucleare, anche su richiesta, secondo le specificazioni dei clienti più esigenti, tra i quali Shell, YPF, Chevron e la “Comisión Nacional de Energía Atómica”. La produzione viene certificata secondo norme internazionali di qualità.

La vita ti concede una rivincita, si dice in Argentina, oppure, come dicono i credenti, il Buon Dio non si dimentica di noi. Dopo le amarezze e le sofferenze, dopo i sacrifici coronati col successo professionale, l’ing. Alberto Alberici conosce anche l’amore della sua vita, l’avvocato Patricia Carmen Giallorenzi, quattro nonni di altrettante regioni d’Italia, anche se lei è particolarmente legata ai parenti che risiedono a Macerata. Alberto e Patricia hanno tre figlie, Veronica, Vanina e Valeria, che sono allo stesso tempo gioia e orgoglio dei coniugi Alberici. Hanno anche un nipotino, Joaquin, tre anni, un vispo maschietto, dolce e allegro. L’anno scorso Alberto ha vissuto l’immensa allegria di portare in Italia e nella natia Popoli tutta la famiglia:  moglie, figlie, generi e il piccolo Joaquin. “Una emozione senza pari, della quale rendo grazie a Dio”, dice l’ingegnere.

Ringraziamento: espressione di una fede profonda trasmessa dalla mamma, Bonita, che in Italia e in Argentina, di fronte ai momenti difficili o di dolore, si affidava con fiducia alla Madonna Santissima della Libera di Pratola Peligna. Come quando a Popoli si ammalò gravemente Lucia, sorella di Alberto, che allora aveva due anni e che guarì in un modo che i medici non riuscirono a spiegarsi. O come quando Alberto pregò la Madonna, per sua madre colpita da una malattia inguaribile, e lei non soffrì i dolori fortissimi, abituali in quella situazione. Che lo portò inoltre a rivolgersi a Padre Mario Pantaleo, il prete pistoiese deceduto nel 1992, oggi considerato santo in Argentina, e a collaborare con le sue opere di misericordia.

Alberto, conquistata una buona posizione, regalò alla sua mamma  il primo viaggio in Italia nel 1980. Poi ci furono altri viaggi, per Bonita, per Alberto e la sua famiglia, tutti immancabilmente con una sosta nell’amata Popoli. Dove naturalmente pensa di ritornare, e il suo sogno è di girare in largo e in lungo tutto l’Abruzzo. L’amore per la terra natia, per la sua regione, ha portato l’ing. Alberto Alberici anche all’incontro con i corregionali residenti in Argentina. Oltre ad essere vicepresidente del Centro Abruzzese di Buenos Aires, ha avuto una attiva partecipazione alla nascita e nei lavori del Comitato Uniti per l’Abruzzo, costituito dagli abruzzesi dell’Argentina all’indomani del sisma del 2009 per raccogliere fondi, coi quali collaborare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto.

Alberici ha più volte manifestato la disponibilità ad autorità ed esponenti della Regione, a lavorare per collegare l’Argentina all’Abruzzo, anche in campo economico e imprenditoriale. Una disponibilità che unisce le sue capacità professionali e imprenditoriali al suo amore sconfinato per la terra natia. Ragione, tra l’altro, del “Premio Fedeltà al Lavoro” che gli assegnò la Camera di Commercio di Pescara e che gli fu consegnata nel 2006 durante una missione della stessa in Argentina.

“Mai, mai e poi mai ho dimenticato Popoli – dice l’ing. Alberici – è stata sempre presente nella mia vita, nei miei ricordi. La mia casa, le avventure con gli amici, i rumori, gli aromi e i sapori. I paesaggi, le montagne, le acque sorgenti, i fiumi. Le allegrie condivise sono state sempre vicine nei miei pensieri. I sogni dei miei genitori, le angosce e le paure vissute durante la guerra, mi hanno sempre accompagnato e hanno segnato la mia vita. Popoli fu, è e sarà per  sempre parte della mia vita e del mio cuore”. Forte e gentile. Da buon abruzzese!

 

Walter Ciccione 

Tribuna Italiana

Si apre a Rosario la riunione del CRAM: ci sará anche la scrittrice Maria D’Alessandro, grande protagonista del “Dia del Inmigrante Italiano” al Senato argentino

 

                                           “Una ventata  d’aria abruzzese”

 Si apre a Rosario la riunione del CRAM: ci sará anche  la scrittrice Maria D’Alessandro, grande protagonista del  “Dia del Inmigrante Italiano” al Senato argentino

di Walter Ciccione

BUENOS AIRES – L’assemblea annuale del Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo (CRAM) si apre oggi (9 novembre) a Rosario e si svolgerà fino al 12 novembre. Sarà ospite dell’evento la docente e scrittrice d’origine abruzzese Maria D’Alessandro, nata a San Vito Teatino ed emigrata nel 1952 in Argentina all’età di 5 anni.

E opportuno sottolineare che Maria D’Alessandro, originaria dellla provincia di Chieti, oltre a presiedere il “Foro dell’Immigrazione Abruzzese”, nella sua intensa carriera può esibire un ricco palmares di prestigiosi riconoscimenti, tra i quali il “Premio Dean Martin 2014”, che gli è stato conferito per la sua opera di diffusione della cultura dell’Abruzzo all’estero. Piace anche rendere noto che la scrittrice ci ha dato la soddisfazione di essere il personaggio e la figura di spicco della serata del 15 Giugno, nella cerimonia svoltasi a Buenos Aires nel Palazzo del Senato, in occasione della celebrazione della “Giornata dell’Immigrante Italiano in Argentina”.

Davanti al pubblico che colmava la sala, la scrittrice d’origine abruzzese ha letto alcuni versi del suo libro di poesie “Desarraigo”,  nel capitolo “Madre Immigrante”, che recita: “Gli abbracci parenti e amici ci hanno prodigati / mentre la nave si allontanava, cadevano / come foglie appassite… / come radici strappate dalle acque!”. Un intervento che ha commosso il pubblico, in generale, e in particolare questo cronista, “Pescarese DOC”, forse l’unico abruzzese presente e la sua partecipazione ha avuto l’effetto di stimolare sentimenti di nostalgia, in positivo, evocando ricordi della terra natia.

La nostra conterranea Maria D’Alessandro ha raccontado la sua storia d’emigrazione nel volume “Racconti nella memoria degli immigranti abruzzesi” (Editorial Dunken, Buenos Aires, 2013), con la prefazione di Goffredo Palmerini, una storia che rassomiglia a quella di tanti emigrati che nell’ultimo dopoguerra, ancora bambini, con i genitori si trasferirono verso questa generosa terra “del Rio de la Plata” alla ricerca di prosperità e progresso. E l’Argentina li accolse permettendo di materializzare sogni e speranze.

Ma c’è da sottolineare che il fatto piú importante della cerimonia si deve all’impegno, alla personalità e alla sua capacità: Maria è riuscita a portare una “Ventata d’aria abruzzese” nel Palazzo delSenato argentino. Un fatto che ci riempe d’orgoglio, meritando la nostra riconoscenza. In questo caso si convalida il detto del nostro Benedetto Croce: “Quando c’è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma, di persistenza e di resistenza io mi sono detto a voce alta: Tu sei abruzzese”.

ciccioneg@speedy.com.ar

 

Migrantes: martedì la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

Migrantes: martedì la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo

ROMA – Sarà presentato martedì 17 ottobre, alle ore 10.00, a Roma, presso l’Auditorium “V. Bachelet” nel The Church Palace (Via Aurelia, 481), la XII edizione del “Rapporto Italiani nel mondo”, della Fondazione Migrantes. L’incontro sarà aperto dal saluto di Don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes e dall’introduzione di S.E. Mons. Guerino Di Tora, Presidente dello stesso organismo pastorale della Cei. Seguirà la presentazione del video del “Rapporto Italiani nel Mondo 2017” da parte del Direttore di Tv2000 Paolo Ruffini e la proiezione dello stesso.

A presentare nel dettaglio il Rapporto, la curatrice Delfina Licata che si soffermerà  sul tema “La mobilità italiana tra ‘doppi altrove’, periodici spaesamenti e identità arricchite”. Seguiranno gli interventi su “Pensionati italiani nel mondo: approccio concreto a un fenomeno” di Salvatore Ponticelli, della Direzione Centrale Pensioni dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale (Inps); su “Cultura e lingua: lo stile italiano nel mondo”, di Andrea Riccardi, Presidente della Società Dante Alighieri. La “voce delle istituzioni” è affidata a Vincenzo Amendola, Sottosegretario al Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale con delega agli italiani nel mondo. Le conclusioni saranno affidate a S.E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. A moderare i lavori il giornalista Franz Coriasco.

 

De la Comisión Directiva Asociación Italiana de Resistencia

 

 

Resistencia, 25 de Septiembre de 2017

Egregio _________________,

L’Associazione Italiana di Resistencia ha avuto il piacere di ospitare, dal 18 al 22 settembre un giovane ragazzo ITALIANO: Fabio Castellini, originario di Padova e laureato in architettura.

I l ragazzo e’ giunto fino a noi, a Resistencia, grazie ad una Borsa di Studio promossa da Agisco in Italia e conveniata con FACA in Argentina. Essendo che Marcela Murgia Lamanna e’ la vicepresidente della Faca Argentina e la Presidente dell’Associazione Italiana di Resistencia nonche’ dell’Assocacione Calabresa del Chaco abbiamo potuto accogliere il ragazzo qui a Resistencia.

Fabio , appena giunto nella nostra citta’ ha avuto modo di conoscere il Chalet Perrando attraverso una visita giudata, poi ha fatto colazione insieme ai ragazzi dell’Associazione ed insieme ai ragazzi che collaborano con noi grazie al convenio con Iprodich (per l’inclusione lavorativa di persone con handicapp della provincia del Chaco). Durante la colazione con il classico cafe con leche argentino e facturas (caffe latte e brioches) si e’ parlato del convenio, si e’ spiegato a Fabio come funziona l’Associazione e di cosa si occupa, gli si e’ raccontata la storia del Dott. Perrando senza scordare tutti i processi che hanno permesso la ristrutturazione della Casona che abbiamo oggi come sede della nostra Assocazione.

Il giovane ha anche tenuto un discorso mercoledi 20 durante il pomeriggio nell’aula dell’Associazione, presentando e spiegando il progetto di borse di studio con cui e’ giunto fino a noi. Destinatari del discorso sono stati gli alunni dei corsi di Italiano della nostra Associazione e tutte le persone che si sono avvicinate per curiosita.

Sempre lo stesso giorno nel pomeriggio Fabio e’ andato a visitare la Societa Italiana di Corrientes ed ha avuto modo di conoscere la Direttora Marta Mezzi. Ha poi visitato Corrientes con una delle nostre professoresse di italiano che lo ha accompagnato per il lungo fiume tipico della movida Correntina. Durante la serata invece e’ stato invitato a cena a casa di uno dei nostri soci.

A ll’altro giorno, di prima mattina il nostro ragazzo italiano e’ andato a intrattenere un’argomentazione all’istituto bilingue Amici, dove ha conosciuto la sua direttrice, Signora Margarita Bussolon. Ha partecipato al classico Alzabandiera, cerimonia solenne caratteristica di tutta l’Argentina che si effettua tutte le mattine prima dell’ingresso a scuola degli alunni.

Ha raccontato a bambini ed adolescenti presenti della sua esperienza in Argentina, delle borse di studio che gli hanno permesso di giungere fin qui ed ha risposto alle tantissime domande che i ragazzini erano curiosi di scoprire. Finita l’esperienza nell’instituto bilingue si e’catapultato a intrattenere un intervista presso il giornale “El Norte” della citta’ di Resistencia insieme ad una delle nostre collaboratrici. I due ragazzi sono usciti nella pubblicazione del giorno 22 settembre 2017. La pubblicazione ha avvicinato ancora piu’ gente alla nostra associazione perche’ ha attirato l’attenzione di molti “curiosi” che hanno scoperto che l’Associazione Italiana di Resistencia non e’ solo corsi di italiano ma anche attivita’ culturali, corsi di diverso genere (cucina, botanica, alimentazione bio, yoga, salute e benessere ecc) borse di studio per stranieri e per argentini, dibattiti di diverso genere (storici, culturali, ecc) .

Fabio ha collaborato in maniera efficiente con l’Associazione apportando molti conoscimenti e novita’. Una delle novita’ piu’ importanti e’ stato il corso di cucina che ha dettato nella mensa del foro (ancora in ristrutturazione) la sera del 21, corso che ha ha ottenuto un successo incredibile. Tantissimi partecipanti hanno assistito al corso in cui sono state presentate due ricette della tradizione Trentina: la fregolotta (un dolce tipico simile ad un torrone) e i gnocchi di patate al ragu’. Tale e’ stato il successo che su facebook un sacco di gente ha chiesto che il corso sia ripetuto.

Siamo stati incredibilmente soddisfatti da Fabio Castellini. Ci ha dimostrato collaborazione ed interesse, ha sempre partecipato ai lavori ed alle attivita’ (mattina e pomeriggio) che si svolgevano nel Chalet Perrando. Ha aportato ricette ed idee.

Alleghiamo foto delle attivita’ svolte e cogliamo l’occasione per porgere i nostri piu cordiali saluti.

Per conto di Marcela Murgia Lamanna

Comisión directiva

Asociacion Italiana de Resistencia

NEL GIARDINO DELLE CLARISSE DI CITTA’ SANT’ANGELO INSIGNITI I NUOVI “AMBASCIATORI D’ABRUZZO NEL MONDO

Insigniti e Autorità

10 agosto 2017

NEL GIARDINO DELLE CLARISSE DI CITTA’ SANT’ANGELO INSIGNITI I NUOVI “AMBASCIATORI D’ABRUZZO NEL MONDO”

Premiati Luigi Savina, Antonio J.C. Di Monte, Gianfranco Mazzoni, Franco Ricci, Roberto Fatigati

di Goffredo Palmerini

CITTA’ SANT’ANGELO (Pescara) – Si avvicina il tramonto quando in un assolato sabato d’agosto salgo a Città Sant’Angelo, magnifico centro a qualche chilometro da Pescara. E’ uno dei Borghi più belli d’Italia, lassù in collina, disteso con le sue belle case di mattoni rossi sopra un crinale, contornato di campi imperlati da nodose piante d’ulivo e fecondi vigneti, che donano olio e vini di riconosciuta eccellenza. Terra d’antica presenza dei Vestini, popolo italico insediato di qua e di là della catena del Gran Sasso, Angulum secondo un’antica citazione di Plinio il Vecchio, Città Sant’Angelo è oggi una bella cittadina di oltre 15mila abitanti che ha attraversato secoli di storia, lasciando tracce significative ed interessanti. Ne fa mostra la bella Chiesa di San Michele Arcangelo, la cui origine è anteriore all’anno Mille, poi ricostruita nel Trecento. Magnifica facciata e uno svettante campanile, mentre all’interno resti alto-medioevali impreziosiscono il tempio. Numerose e belle chiese (S. Chiara, S. Bernardo, S. Francesco, S. Agostino, S. Liberatore, ed altre minori) risplendono nella stupenda architettura del Borgo, contornato da magnificenti mura urbiche dotate di quattro Porte. Ho una mezz’ora per apprezzare la straordinaria vista che si gode dal Borgo, una terrazza che affaccia da un lato sul mare in lontananza e dall’altro verso i colli che arrancano verso le propaggini della Bella Addormentata, così come appare da questo verso la catena del Gran Sasso. La gente cerca la frescura, seduta all’ombra lungo il lastricato Corso centrale disposto longitudinalmente alla città, dove confluiscono suggestivi e stretti vicoli laterali. Bello ed appropriato è l’arredo urbano. Un matrimonio è stato appena celebrato. Gli sposi sorridenti e gli invitati vocianti sostano davanti la scalinata della stupenda Collegiata di San Michele Arcangelo, con il magnifico portale e il portico ad archi.

E’ quasi l’ora di recarci al Giardino delle Clarisse. Lì il Consiglio Regionale d’Abruzzo, in collaborazione con la Municipalità di Città Sant’Angelo, ha scelto di celebrare l’edizione 2017 della cerimonia per il conferimento dell’onorificenza di “Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo”. Ogni anno l’evento si tiene il 5 agosto, dichiarata “Giornata degli Abruzzesi nel mondo”, come dispone la legge regionale istitutiva. Nel corso della Giornata, organizzata dalla Presidenza del Consiglio Regionale d’Abruzzo, viene conferita annualmente l’onorificenza di “Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo” a quelle personalità d’origine abruzzese che, per meriti accademici, culturali, politici, sociali, professionali, si siano positivamente distinte all’estero, o nelle Regioni italiane diverse dall’Abruzzo, dove sono emigrate in passato o dove attualmente vivono stabilmente. Il Giardino delle Clarisse è un ampio spiazzo incastonato su tre lati tra il dismesso monastero, la Chiesa di Santa Chiara e le case del Borgo, l’altro lato è aperto, un’alta balconata sui quartieri bassi della cittadina e sul paesaggio che dalla costa marina gradualmente sale verso i contrafforti dei monti. Sono quasi le 7 di sera, l’ora d’inizio della cerimonia. Arrivano il Procuratore Generale per l’Abruzzo, Pietro Mennini, numerose autorità militari e civili, gli ospiti, gli insigniti dell’onorificenza con le loro famiglie. Il Presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Di Pangrazio, accoglie e saluta le autorità e gli ospiti. Con lui il Vicepresidente del Consiglio Regionale Paolo Gatti, il Sottosegretario alla Presidenza Mario Mazzocca, i Consiglieri regionali Giorgio D’Ignazio, Lorenzo Berardinetti e Luciano Monticelli. Il Capo Segreteria del Presidente, Gino Milano, con i collaboratori, definisce con cura i preparativi per l’inizio della serata.

Alle 19 in punto la cerimonia prende avvio. Gino Milano, che coordina con garbo e perizia, ne chiarisce i contorni con notazioni intense e puntuali. “Ci ritroviamo a vivere insieme – dice tra l’altro il dr. Milano – un evento istituzionale regionale, cercando tutti di ritrovare nella storia delle popolazioni d’Abruzzo porzioni di umanità uscite dalle loro terre d’origine e disperse su altre terre del pianeta. Lo facciamo con sentimenti di amicizia, di nostalgia, di solidarietà, ricordando le caratteristiche di abruzzesità che abitano il cuore di ciascuno di noi. Se in passato ogni cultura modellava l’identità di una collettività, in genere radicata in un territorio più o meno ampio, oggi le culture si intrecciano ed entrano, sovente, in conflitto in tutti i luoghi del mondo. Ogni comunità è ormai segnata al suo interno da varie forme di diversità culturale e persino le singole persone diventano portatrici di sintesi uniche e originali di una pluralità di appartenenze. Se ci soffermiamo a riflettere sul nostro Vecchio Continente, ad esempio, appare evidente la necessità di costruire nuove visioni di un’Europa che sembra mostrare segni di spegnimento, anche demograficamente, ma soprattutto nei suoi contenuti di valore e di principio che segnarono 60 anni fa la profondità dei Trattati di Roma. Assistiamo ad una faticosa transizione fra un mondo antico e un mondo nuovo, dove altre identità ed esigenze sono in movimento alla scoperta di un futuro tutto da disegnare. Oggi, nel momento in cui tutte le culture e tutte le persone del mondo si trovano in connessione e in interdipendenza reciproca, le differenze appaiono come ineliminabili, nella loro fecondità, ma anche nella loro criticità. E’ in questo contesto che si evidenzia la lungimiranza della legge regionale n. 4 del 21 febbraio 2011 che ha voluto dichiarare il 5 agosto “Giornata degli Abruzzesi nel mondo”, a ricordo annuale dell’emigrazione regionale e al fine di rafforzare l’identità degli abruzzesi nel mondo e rinsaldare i rapporti con la terra di origine. Il Consiglio regionale dal 2014 ha inteso radicare sui territori della Regione la ricorrenza dell’evento. Per questa edizione 2017 ha scelto la provincia di Pescara e il prestigioso Giardino delle Clarisse in Città Sant’Angelo, per lo svolgimento della cerimonia. In tal senso il Presidente Di Pangrazio completa, quest’anno, il programma itinerante nelle singole province d’Abruzzo, dopo Sulmona (2014), Civitella del Tronto (2015) e Fossacesia (2016)”.

Assente il sindaco di Città Sant’Angelo Gabriele Florindi, colpito da un lutto familiare, è la Consigliera comunale Patrizia Longoverde, delegata alle Politiche Sociali, a portare il saluto della Municipalità. Il Presidente del Consiglio Regionale Giuseppe Di Pangrazio apre quindi la manifestazione. Prima di tutto rivolge un pensiero d’affetto e di solidarietà per il sindaco Florindi, in lutto per la morte del padre, ringraziandolo per la disponibilità e la collaborazione nell’accogliere l’evento. Saluta e ringrazia le autorità, per l’onore che rendono all’evento istituzionale con la loro presenza. Si dà poi avvio formale alla cerimonia con l’esecuzione dell’inno nazionale. “La Regione Abruzzo – sottolinea il Presidente Di Pangrazio – celebra oggi la Giornata annuale degli Abruzzesi nel mondo, ripensando le migrazioni di uomini, donne, intere famiglie che hanno portato lontano dalle loro terre d’origine le sensibilità, le voci e le speranze dei paesi d’Abruzzo, inserendosi in contesti di vita di altre popolazioni d’Italia e del mondo, tra nuove e diverse realtà culturali e sociali. Abruzzesi rimasti sempre in relazione con i luoghi e le comunità di provenienza! Senza cedere al sentimentalismo, mi sento di poter dire che stasera le migliaia e migliaia di volti e di nomi dell’emigrazione abruzzese sono tutte simbolicamente accomunate e rappresentate dagli autorevoli personaggi che quest’anno vengono insigniti del titolo di Ambasciatore d’Abruzzo. Ma prima di inoltrarci nella centralità dell’evento, che è esercizio permanente della memoria e della storia di generazioni di abruzzesi passate ed attuali, desidero, come ogni volta, ricordare un’altra data così prossima a quella di oggi, dal sapore amaro e tristemente nefasto: quell’8 agosto del 1956, quando si consumò la tragedia di Marcinelle, in Belgio, che ha assunto la valenza simbolica di annoverare e ricordare tutti gli abruzzesi incorsi in tragedie personali, familiari e collettive, a motivo della loro condizione di migranti. Vi invito, dunque, ad osservare un momento di silenzio, per non dimenticare quella miniera lontana che inghiottì la vita di tante persone sottoposte ad un duro lavoro, tra le quali 60 migranti dall’Abruzzo”.

Un minuto di silenzio e d’intensa commozione fa memoria della tragedia di 61 anni fa nella miniera di Bois du Cazier, in quella terribile mattina quando scoppiò l’inferno e vi perirono 262 minatori, 136 erano italiani e tra essi ben 60 abruzzesi. “L’evento istituzionale di oggi – riprende il Presidente Di Pangrazio – ha anche lo scopo di evidenziare alcune caratteristiche peculiari della terra d’Abruzzo, espresse da testimoni speciali e dai risultati prestigiosi conseguiti nella loro vita. Con gli Ambasciatori d’Abruzzo che stasera verranno insigniti con tale titolo – unitamente a quanti sono stati riconosciuti negli anni scorsi – si vuole raccogliere e custodire un patrimonio regionale immenso. Sostenere e alimentare, in primis, il rapporto indissolubile degli abruzzesi in altri Paesi del mondo o in altre regioni italiane; promuovere la cultura e le tradizioni dell’Abruzzo, contribuendo a progetti formativi che valorizzino tutte le generazioni, particolarmente quelle più giovani che sembrano dover rivivere emergenze migratorie aggiuntive a quelle passate, con la richiesta di altrettanto impegno e sacrificio, ma anche con la possibilità di rinnovare risultati e traguardi. Anche l’Europa – aggiunge Di Pangrazio – sembra mostrare affanno alla sua unione di popoli e ordinamenti diversi, rialzando muri e distanze, anziché ponti percorribili da tutti quei giovani che sognano un futuro sostenibile, e si mettono in gioco per costruirlo. E il nostro pensiero va alla giovane Fabrizia Di Lorenzo stroncata a Berlino il 19 dicembre 2016, mentre cercava un oggetto affettuoso da riportare alla sua famiglia di Sulmona per il Natale. […] Mai come oggi la mobilità umana ha raggiunto dimensioni travolgenti: interi continenti in movimento, decine di milioni di esseri umani in permanente ricerca di soluzioni ai propri problemi di sicurezza fisica, di spazi di libertà, di opportunità lavorative, ma anche di potersi sottrarre alle condizioni oggettive derivanti da conflitti, povertà strutturali, disastri ambientali. Rancori, sospetti, intolleranze e violenze sembrano segnare società che nel passato si sono evolute creando spazi di accoglienza ad altre migrazioni: penso, in questo momento, alla delicata situazione che vive il Venezuela, nazione che ha visto approdare almeno due generazioni di abruzzesi, numerosi e determinati, dove i giovani si trovano obbligati a dimostrare giorno per giorno di essere degni del Paese in cui i loro padri furono accolti.”

Alle comunità abruzzesi venezuelane – annota ancora Di Pangrazio – a quanti si prodigano nel sostenere relazioni e donare aiuto, alle associazioni che fanno unione intorno a loro, giunga il nostro affetto e la nostra gratitudine. Il messaggio che si vuole attribuire a questo riconoscimento che ogni anno la Presidenza del Consiglio

Regionale consegna a personaggi che hanno radici abruzzesi, rilancia il valore della solidarietà e della fraternità; il senso di appartenenza ad una comunità civile che intende condividere il destino unico tra chi vive in Abruzzo e chi vive fuori dei suoi confini; la capacità di cittadini abruzzesi di sentirsi ed essere Cittadini del mondo. Le Istituzioni regionali e locali sono chiamate a riconoscere come le migrazioni si intrecciano indissolubilmente con le politiche riguardanti la demografia e le conseguenze delle trasformazioni climatiche, l’economia, il mercato del lavoro, la ricerca scientifica, i modelli di società e i rapporti internazionali. I fenomeni migratori sono connaturati all’uomo e al suo divenire storico: non sono un’emergenza, bensì una realtà strutturale, ormai evidente in tutto il mondo globalizzato. Dobbiamo sostenere le identità locali e regionali, senza però trascurare la dignità dei migranti in movimento, anche di quelli che vengono da noi. Oggi sembra abitare in tutti un accresciuto senso di confusione identitaria, un deficit di capacità di confronto con chi è “altro”, “diverso”. Occorre aprire nuovi orizzonti e scrivere un altro capitolo di storia, pacificante e solidale, impegnativo per la sicurezza e il benessere di tutti. E’ una “concreta utopia” da rendere possibile. E l’incontro di stasera, tra tutti noi appartenenti alla comunità dell’Abruzzo, vuole essere, appunto, momento di gioia e di verità. Esso mostra che il sogno di molti, in questi abruzzesi illustri, è diventato realtà. Questo è il senso della cerimonia istituzionale che invito tutti a voler condividere”, conclude il Presidente di Pangrazio.

Lo speaker chiama quindi sul palco, nell’ordine, le Personalità insignite del riconoscimento di “Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo”. Il primo a ricevere l’artistica Targa di bronzo con l’effigie del Guerriero di Capestrano, dalle mani del Presidente Di Pangrazio, è Luigi Savina, Vice Capo vicario della Polizia di Stato. Nato a Chieti il 16 maggio 1954, è Prefetto proveniente dai ruoli dei funzionari della Polizia di Stato. Laureato in Giurisprudenza, entra in Polizia nel settembre 1980. Dal 1991 al 1993 è capo della Squadra Mobile della Questura di Pescara e, dopo un anno, a Roma presso il Servizio Centrale Operativo. Dal 1997 al 1998 dirige a Napoli il Centro interprovinciale di polizia criminale per la Campania e il Molise. Dal 1998 al 1999 è vice questore di Pescara e dal febbraio all’ottobre del 2000 è capo del contingente di Polizia italiana in Albania. Nell’ottobre 2000 gli viene conferito l’incarico di dirigente della Squadra Mobile di Milano. Nel 2012 è nominato Questore di Milano e dal 2016 è Vice Capo vicario della Polizia di Stato. Nel breve intervento di ringraziamento il dr. Savina richiama il suo legame con gli abruzzesi dei luoghi dove ha prestato servizio e l’impegno meritorio delle loro associazioni. Infine saluta Luciano D’Amico, Rettore dell’Università di Teramo, presso la quale si è laureato.

Viene quindi insignito Antonio Juan Carlos Di Monte, Agente Consolare Onorario d’Italia in San Francisco (Argentina). Nato il 22 maggio 1950, abruzzese di Caramanico Terme (Pescara), vive a San Francisco, nella provincia di Cordoba. Nel 1996 il Ministero degli Affari Esteri gli conferisce l’incarico di Agente Consolare. Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, è membro del Consiglio direttivo dell’Asociaciòn Cooperadora Policial di San Francisco, Presidente Asociaciòn Civil Dante Alighieri con Scuola bilingue e nel 2015 dell’Istituto di Lingua e Cultura italiana Dante Alighieri. Nel 2016 viene eletto Architetto Sociale, area “Vocazione al Servizio”, in San Francisco (Argentina). A consegnare la Targa al concittadino è il Sottosegretario alla Presidenza della Regione, Mario Mazzocca, anch’egli di Caramanico. Nel breve intervento Antonio J.C. Di Monte, non senza commozione, ricorda il suo primo viaggio in Abruzzo, alla scoperta delle proprie radici in una terra di straordinaria bellezza, del cui valore invita gli abruzzesi ad essere sempre consapevoli custodi.

Viene chiamato sul palco Gianfranco Mazzoni, giornalista e telecronista Rai. Nato a Teramo l’11 maggio 1959, laureato in scienze politiche, ha collaborato con i quotidiani “Il Tempo” e “Il Mezzogiorno”. Entrato in Rai, è Radiocronista e inviato speciale di Rai Sport. Telecronista del Gran Premio di Formula 1, è vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio CONI per il giornalismo sportivo, il premio Giuseppe Prisco, i premi Lorenzo Bandini e Moruzzi. E’ doppiatore nei film d’animazione della Disney Pixar. Consegna la Targa di Ambasciatore d’Abruzzo al dr. Mazzoni il Vice Presidente del Consiglio regionale Paolo Gatti. Nel saluto di ringraziamento Gianfranco Mazzoni richiama le peculiarità della sua professione giornalistica che, spesso, lo portano in giro per il mondo a seguire i Gran Premi di automobilismo per Rai Sport. In quelle occasioni spesso conosce emigrati abruzzesi, più sovente sono proprio i nostri corregionali nel mondo a cercarlo.

E’ il turno di Franco Ricci, Presidente Emerito dell’American Association for Italian Studies (AAIS), l’associazione dei professori di italianistica delle Università delle Americhe. Franco Ricci è nato il 19 maggio 1953 a Caracas da genitori abruzzesi di Sulmona emigrati in Venezuela. Trasferitosi con la famiglia negli Usa, si laurea in Lingue (Italiano e Spagnolo) presso la Wayne State University di Detroit e, nella Facoltà di Legge della stessa università, si specializza in Diritto internazionale. Presso l’Università di Toronto si laurea in Linguistica e Letteratura e, sempre nello stesso ateneo, consegue il dottorato (Ph.D.) con specializzazione in Letteratura e Cultura italiana. Docente nell’Università di Toronto e nella Laurentian University di Sudbury, dal 1982 insegna nell’Università di Ottawa, dove è stato anche direttore del Dipartimento di Studi italiani. Come visiting professor ha insegnato nel Middlebury College (Vermont, Usa), alla McGill University (Quebec, Canada), al Colorado College (Colorado Springs, Usa). Significativo il suo curriculum, per libri editi e scritti su riviste letterarie. Numerosi i riconoscimenti. Notevoli gli studi e le pubblicazioni su Italo Calvino e le sue opere. Premia il prof. Ricci il Consigliere regionale Luciano Monticelli, delegato alla Cultura. Il prof. Ricci, nel suo intervento, sottolinea la sua specificità culturale di italo-americano e il profondo amore per l’Italia e la cultura italiana. Un amore che lo porta ogni anno in Abruzzo, organizzando Summer School per gli studenti della sua università e di altri atenei americani. Centinaia di giovani canadesi e americani hanno così scoperto l’Abruzzo e se ne sono innamorati per la bellezza della natura, per i tesori d’arte, per l’eccellente cucina. La Regione potrebbe trovare forme d’incentivazione in questo settore. Il prof. Ricci chiude infine il suo saluto con la notizia che sta lavorando alla nascita d’un Istituto di Studi a Sulmona, della sua università di Ottawa, dove studenti canadesi possono studiare lingua e cultura italiana, ma anche altre discipline, con professori italiani di madre lingua. L’iniziativa potrebbe vedere la luce entro un paio d’anni. Richiama infine il suo impegno nel Centro Abruzzese Canadese di Ottawa, con un caloroso elogio al presidente Nello Scipioni, nominato di recente “Italiano dell’Anno 2017” dal Comites di Ottawa.

E’ infine la volta di Roberto Fatigati, Generale, Presidente dell’Associazione Abruzzesi e Molisani in Friuli Venezia Giulia. Consegna la Targa di Ambasciatore d’Abruzzo al Gen. Fatigati il Consigliere regionale Lorenzo Berardinetti, componente del CRAM. Nato a L’Aquila il 26 gennaio 1935, Roberto Fatigati si arruola quale allievo ufficiale dell’esercito e, nominato Sottotenente, è destinato al quinto Reggimento di Artiglieria della Divisione “Mantova” nella sede di Udine. E’ tra i primi ad accorrere in soccorso delle popolazioni colpite dalla frana del Vajont, nell’ottobre 1963. Successivamente, nel 1976, al comando del suo reparto è accanto al popolo friulano sconvolto dal terremoto. Nel 1989 costituisce a Udine l’Associazione degli Abruzzesi e Molisani in Friuli Venezia Giulia, assumendone la presidenza, che tuttora riveste. La solidarietà è stata il filo conduttore del suo impegno. Nel 2011 ha promosso e organizzato a L’Aquila il primo Raduno degli Abruzzesi nel Mondo. Davvero commosso l’intervento di ringraziamento del Gen. Fatigati, onorato di ricevere il riconoscimento. Traccia i fatti più significativi che in tema di solidarietà hanno interessato la sua associazione, a cominciare dal terremoto del Molise, poi il sisma dell’Aquila, le inondazioni in Sardegna e i recenti terremoti di Amatrice, Norcia e Centro Italia. Ma significativa è anche l’attività culturale del sodalizio, che tende a valorizzare il forte legame tra abruzzesi-molisani e friulani-giuliani.

Viene infine tributato il Riconoscimento Speciale per la promozione dell’immagine dell’Abruzzo. Insigniti sono il Prof. Santino Eugenio Di Berardino e l’attore e regista Corrado Oddi. Santino Eugenio Di Berardino, nato a Pescara nel 1950, è professore all’Università di Lisbona, nel Dipartimento di Ingegneria Geografica, Geofisica e Energia. E’ Valutatore esperto per la Commissione Europea e per numerose Organizzazioni internazionali, sviluppatore di brevetti internazionali e Vice Presidente del gruppo di specialisti IWA. Consegna il riconoscimento al prof. Di Berardino il Consigliere regionale Giorgio D’Ignazio. Corrado Oddi è nato nel 1971 ad Avezzano. E’ attore cinematografico e teatrale, autore e regista. Ha interpretato il Giudice antimafia Giovanni Falcone nel docufilm di Rai Storia “Giovanni Falcone, c’era una volta a Palermo”, realizzato in occasione dei 25 anni dalla strage di Capaci. Un’interpretazione davvero significativa, la sua, che l’ha portato a vivere – come egli stesso ha commentato nell’intervento di ringraziamento – molto intensamente la parte d’una persona straordinaria, come il giudice Falcone. Ne ha quindi ripercorso i tratti salienti della vita e dell’opera del grande magistrato siciliano, ucciso dalla mafia un quarto di secolo fa. Proprio per il tema della legalità trattato nel docufilm, a premiare Corrado Oddi è il Procuratore Generale d’Abruzzo dr. Pietro Mennini. Sono le 9 di sera quando la cerimonia si conclude, sulle note dell’Inno alla Gioia eseguito da un provetto Trio d’Archi che felicemente ha trapuntato la serata anche con brani dalle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi e dalla Sinfonia dal nuovo mondo di Antonin Dvořák. Dalla balconata del Giardino delle Clarisse si vedono le luci gialle dei borghi circostanti e il litorale in lontananza illuminato a giorno. Nel cielo color cobalto fanno da contrappunto alle stelle, vivide e lucenti nella notte incipiente. 

mina-cappussi-small - Copia Corrado Oddi e Pietro Mennini Franco Ricci e Luciano Monticelli Gianfranco Mazzoni e Paolo Gatti Giardino delle Clarisse Giuseppe Di Pangrazio e Luigi Savina Lorenzo Berardinetti e Roberto Fatigati Santino E.Di Berardino e Giorgio d'Ignazio

ARGENTINA: L’ABRUZZO NELLA FESTA DELL’ITALIANITA’ IN SAN MARTIN

 

 

San Martin.2x

ARGENTINA: L’ABRUZZO NELLA FESTA DELL’ITALIANITA’ IN SAN MARTIN

BUENOS AIRES – Nei giorni 29 e 30 luglio, nella città di San Martin a 20 chilometri da Buenos Aires, si è celebrata la festa dell’italianità che, specialmente in questa località, è caratterizzata dalla grande quantità di immigrati provenienti da varie regioni italiane.

L’Abruzzo è stato presente alla manifestazione con l’Associazione Abruzzese “Villa San Vincenzo di Guardiagrele”, con il suo stand gastronomico e turistico, per tutti e due i giorni. Lo stand è stato visitato da molta gente che ha potuto apprezzare le delizie abruzzesi come le pizzelle, i biscotti, la cicerchiata, fino alla classica porchetta abruzzese.

Sono intervenuti alla manifestazione il Sindaco di San Martin, Gabriel Katopodis, il Vice Console d’Italia a San Martin, Marisa Costantino, e il Consigliere argentino del CRAM, Federico Mandl, che è anche Vice Presidente dell’Associazione.

La manifestazione è stata anche l’occasione per pubblicizzare la festa del 34° anniversario di fondazione dell’Associazione, che tiene uniti l’Abruzzo all’Argentina, che si svolgerà il prossimo 27 di agosto.

San Martin, Alicia Carosella e Federico Mandl

Emigrazione: tre secoli di storia di una famiglia molisana – Il racconto dal Molise all’America nasce in un incontro nella caffetteria di Issaquah

 

7

Emigrazione: tre secoli di storia di una famiglia molisana

Il racconto dal Molise all’America nasce in un incontro nella caffetteria di Issaquah

 di Domenico Logozzo *

L’orgoglio delle radici. La storia di una famiglia di emigranti molisani in America attraversa tre secoli e diventa un libro di ricordi. E il libro sarà il dono di Natale 2017 della nonna “ai figli dei figli”. Per conoscere e per non dimenticare il passato. L’emigrazione italiana, pagine di storia che, dalla fine dell’Ottocento, attraversano il Novecento e approdano nel Duemila. Un fantastico filo ideale tiene unite generazioni e vicende così diverse e distanti, ma sempre ben salde e rispettose dei grandi valori umani, sociali e culturali che le famiglie di un tempo sapevano esprimere, custodire e diffondere. Con umiltà e intelligenza. Iniziamo a sfogliare le prime pagine dell’album della memoria di una famiglia di emigranti molisani con nonna Dori, che abbiamo conosciuto in uno dei più moderni locali di ritrovo degli Stati Uniti: una caffetteria della famosa catena “Starbucks”. Il casuale e interessantissimo incontro una mattina di maggio ad Issaquah, graziosa cittadina di quasi quarantamila abitanti, nello Stato di Washington, vicino a Seattle, dove ci trovavamo in vacanza io e mia moglie, ospiti di nostro figlio Francesco. “Scusate se mi intrometto. Sento che state parlando in italiano”, ci dice una gentile signora avvicinandosi al tavolo dove stiamo facendo colazione con tre amici originari del Sudafrica, che sono stati in Italia e hanno avuto una bellissima esperienza. Sono Eugene Olivier, Colleen Le Roux e la figlia Myrl Venter. In particolare Myrl, ci tiene molto ad imparare bene la nostra lingua. Per questo il nostro colloquio avveniva in italiano.

1

Rispondo alla signora: “Io e mia moglie siamo italiani, originari della Calabria e viviamo da oltre 30 anni in Abruzzo”. Mi sorride ed in un italiano un po’ stentato, con tante pause, per ricordare le parole giuste, dice: “Io sono nata negli Stati Uniti, ma sono di origine italiana. Mi chiamo Dori Robinson, abito qui ad Issaquah dove ho insegnato nel liceo. Mia nonna Lucia Vigliotti, è nata a Campobasso; mio nonno Antonio Zampini è nato a Frosolone, in provincia di Campobasso, un paese noto per la produzione di coltelli, da dove sono emigrati nel secolo scorso quelli che poi sono diventati i principali produttori di coltelli degli Stati Uniti. Mia nonna è morta a 101 anni, mio nonno a 97. E di loro ho un magnifico ricordo”.

2

L’Italia che si ama. Che si fa amare. Dori comincia così a sfogliare il bel libro dei ricordi. E fa piacere ascoltarla. E fa piacere questo suo amore per la terra d’origine. “I miei nonni, Antonio e Lucia, erano arrivati a Ellis Island nell’estate del 1906. Con tanti sogni. Molti li hanno realizzati. Mia madre mi parlava e mi parla ancora oggi della storia della famiglia. Ha 93 anni. E’ lucidissima. Viviamo in città lontane, ma ci teniamo costantemente in contatto. Spesso ci scriviamo con la posta elettronica. Mia madre sa usare molto bene le nuove tecnologie”. E poi fa questa riflessione: “Sulla mia famiglia c’è tanto da dire. Ma proprio tanto. Si potrebbe scrivere un libro di storia”. Dico a Dori: “E allora scrivila la storia della tua famiglia, come nel 1992 ha fatto il grande narratore italo-americano Gay Talese con il romanzo Unto the sons (pubblicato poi nell’edizione italiana con il titolo Ai figli dei figli). Intense pagine di storie familiari e del paese paterno, Maida, in provincia di Catanzaro”. Il viso di Dori si illumina: “Sì, sì lo farò”. E ci salutiamo con questa sua promessa.

3

Promessa mantenuta. Rientrato in Italia, ricevo qualche giorno fa questa mail: “Molte grazie per avermi incoraggiata a scrivere la storia della mia famiglia. Volevo farlo da molto tempo. Mia madre, mia figlia ed io abbiamo ricordato in queste settimane la vita dei miei nonni in Molise e poi negli Stati Uniti. Mia figlia è scrittrice e insegnante di inglese a Pittsburgh, e le ho chiesto per questo di fare le opportune modifiche per rendere più scorrevole il racconto. Spero che tu possa fare una buona traduzione, e spero che ti piacerà leggere la nostra storia. Penso di stamparlo questo libro di memorie e di regalarlo per Natale ai miei sei magnifici nipoti”. Mi allega il testo in inglese della “Storia familiare Dal Molise all’America”, raccontata da Marie Zampini Hawkes (figlia di Lucia e Antonio Zampini); scritta da Dori Robinson (figlia di Marie). Editore: Jennifer Monahan (figlia di Dori). Inizia con il ricordare gli interessi anche culturali della nonna materna: “Mia nonna, Lucia Vigliotti, aveva avuto il privilegio di assistere alle grandi opere liriche e agli spettacoli che venivano messi in scena a Campobasso sul finire dell’Ottocento. La madre, Gaetana, era una sarta di talento, molto apprezzata, e spesso cuciva i costumi per i protagonisti. Nonna Lucia e le sue sorelle avevano il compito di consegnare i costumi in teatro. Le attrici, sapendo l’amore di mia nonna soprattutto verso le opere liriche, le riservavano sempre posti di riguardo vicino al palco”. Era una famiglia felice. “A Campobasso la vita era buona per mia nonna e le sue sorelle. L’attività andava bene. Sartoria affermata. Abiti ben fatti, buona clientela e le ragazze indossavano vestiti alla moda e in più avevano il privilegio del parrucchiere personale, che ogni mattina andava a casa loro per pettinarle”.

4

Dalla felicità al dramma. “La vita è cambiata in un attimo per la giovane Lucia e per tutta la famiglia. Un tragico incidente sul lavoro. Suo padre, Luigi, famoso artista, perse la vita per il cedimento di un ponteggio sul quale stava lavorando per ultimare l’affresco del soffitto di una chiesa di Campobasso. Era molto apprezzato. Aveva eseguito lavori di altissimo pregio nei maggiori santuari del Sud Italia”. Lucia rimase profondamente segnata da quel terribile evento familiare. “Fu uno dei momenti più tristi nella vita di mia nonna. Perdere suo padre significava la fine della vita serena che aveva conosciuto. Fu costretta a lasciare la scuola, che tanto amava. Rimase a casa per cucire e occuparsi dei fratelli più piccoli, mentre Gaetana lavorava per sostenere la famiglia”. Tempi duri. Molto duri. Così “dopo diversi anni di lotta a Campobasso, Gaetana decise di spostarsi con i suoi figli in un piccolo villaggio di montagna, a Frosolone, vicino ad Isernia. Continuò a cucire costumi per le compagnie teatrali. Lucia e le sorelle, Nanina, Peppina, Amelia e Assunta la aiutavano nella confezione degli abiti e anche nella cura dei fratelli minori, Alfredo, Pasquale e Andrea. Andrea, il più piccolo, era stato colpito dalla polio. Anche se non poteva camminare, era orgoglioso di aiutare l’azienda di famiglia, realizzando con molta precisione e bravura i bottoni per ogni capo di abbigliamento. Purtroppo, a causa della sua malattia, Andrea è morto a 15 anni. Un altro grave lutto. Andrea è stato sempre ricordato con molto amore dalla famiglia”.

5

Il passaggio dalla città al piccolo borgo non fu semplice. Tra i pregiudizi e le incomprensioni che inizialmente non aiutarono purtroppo l’integrazione. “Mentre molti a Frosolone erano stati accoglienti, alcuni non vedevano di buon occhio i nuovi arrivati, quelle ragazze attraenti della “grande città”. Le ragazze locali criticavano le loro acconciature fantasiose, sussurrando che portavano i capelli “kinde le vicce”(come i tacchini). Alcuni erano certi che questi “intrusi” erano cittadini snob e che avrebbero guardato con distacco le persone del paese”. Ironia della sorte, tra le donne “poco contente” di questi nuovi arrivi, c’ era anche Concetta Zampini, la mamma di un giovane che sarebbe poi divenuto il marito di Lucia. “Lei e il mio bisnonno Giovanni, possedevano un bottega sulla strada principale del paese. Erano anche proprietari di una piccola fabbrica di coltelli, una delle tante che esistevano a quel tempo a Frosolone, dove si era formati tanti bravi artigiani poi emigrati negli Usa”. Alcuni di loro avevano fatto fortuna, mettendo a frutto quello che giovanissimi avevano imparato dai maestri artigiani del borgo molisano. Riprende Dori: “Antonio, mio nonno, era un giovane intelligente e molto conosciuto. Aveva avuto la fortuna di frequentare la scuola del villaggio con gli altri ragazzi fino a 14 anni, quando l’aveva dovuta lasciare per fare coltelli con il padre. A scuola era apprezzato dagli insegnanti. Con orgoglio ci raccontava che non l’avevano mai fatto sedere sulla “cattiva sedia”, un piccolo sedile inchiodato alla parete a cinque metri dal pavimento. Questo richiedeva non solo un eccellente equilibrio, ma anche una concentrazione ininterrotta, per evitare di cadere giù e riportare gravi lesioni o anche peggio! Antonio non era perfetto, e occasionalmente gli piaceva saltare la scuola per andare in un vicino stagno e catturare le rane per il pasto serale della famiglia. C’era poco da mangiare e la mia bisnonna non perdeva niente dei “contributi di cibo” che venivano da mio nonno”.

6

Nella realizzazione dei pregiati coltelli “Antonio ben presto era diventato un artigiano esperto”. Lavorava sodo e “la mattina presto la sorella Teresa scendeva in officina per aiutarlo. Non c’era la corrente elettrica a Frosolone. Per azionare le macchine, Teresa spingeva con i piedi un pedale, che faceva girare la cinghia di affilatura. Teresa era una ragazza e le ragazze non era previsto che lavorassero in fabbrica, né che venissero obbligate a farlo. Ma siccome vedeva che Antonio aveva molto da fare, lei si era impegnata ad aiutare il fratello maggiore”. Senso di responsabilità e grande sensibilità. Ragazza forte, generosa e sfortunata. Purtroppo. Teresa, operata di appendicite, pur non essendo ancora del tutto guarita, fece l’imprudenza di andare con le sue amiche in pellegrinaggio nel santuario alla Beata Vergine Maria che si trovava in montagna. “Quando tornò a casa, si ammalò e morì in pochi giorni per una fatale infezione della ferita che non si era ancora rimarginata”. Una perdita dolorosa. “A mio nonno mancava molto Teresa. Diventava triste ogni volta che parlava della sua amata sorella”.

8

Dori racconta come è sbocciato l’amore tra nonna Lucia e nonno Antonio. “Mia nonna e le sue sorelle aiutavano la madre anche nel lavare i panni presso la Fontana in pietra, che si trovava nel centro del paese. Un giorno, mentre mia nonna camminava sulla strada principale di Frosolone con il suo cesto di panni, nonno Antonio la vide dalla finestra della bottega e rimase colpito dalla sua bellezza. La leggenda famigliare dice che in quel momento Antonio promise a se stesso: “Sarà mia moglie, la compagna di tutta la mia vita”. Quella fontana che ha fatto nascere il lunghissimo e solidissimo amore tra i nonni, Dori l’ha vista un secolo dopo, quando per la prima volta nel 2006 è venuta in Italia. “Avvicinandomi a piedi alla grande fontana nel centro di Frosolone, mi sono emozionata. Tanto, ma proprio tanto. Ho ripensato al lontano passato. Ai miei cari nonni. Sono sensazioni che è difficile descrivere, mettere su un foglio di carta. Vengono dal profondo del cuore. Diventano incancellabili. Restano per sempre dentro. Come l’accoglienza che ho ricevuto nel Molise, una terra che non avevo mai visto prima. Confesso di essermi sentita nella mia terra, come se fossi a casa mia”. Ricorda altre emozioni vissute in quel viaggio del 2006 con il marito. “Sul treno per Campobasso, vedendo dal finestrino quelle case e quei campi che avevo immaginato attraverso le storie che mi raccontava mio nonno, sono rimasta affascinata. Sognavo. Mi domandavo: Quella vecchia casa sarà appartenuta ai miei bisnonni? Forse la mia nonna ha giocato in quei campi?”

9

Ritorniamo al racconto del fidanzamento dei nonni. “Come si usava allora, Antonio si fece aiutare da alcune amiche del paese per organizzare l’incontro con Lucia e con la sua famiglia. Si racconta che appena Lucia lo vide, decise che sarebbe stato l’uomo della sua vita. La madre aveva però un piano diverso: un ricco signore, più anziano, che aveva espresso interesse per la mia bella nonna. Gaetana disse alla figlia: “È meglio essere la bambola di un vecchio ricco, invece che serva di un giovane povero”. Lucia rifiutò i tentativi della madre di organizzare il matrimonio. La vita in casa divenne difficile. Ma alla fine l’amore trionfò. Lucia e Antonio si sposarono nel dicembre del 1905 in una piccola chiesa di Frosolone”. Gli inizi furono difficili per via delle interferenze dei genitori di Antonio. “Vivere con la madre e il padre di Antonio non era il modo in cui Lucia sperava di iniziare il suo matrimonio. Concetta, la madre di Antonio, non era felice per la scelta del figlio. Continuava a spettegolare nel paese. Parole non belle nei confronti della famiglia della nuora. Quando mia nonna venne a saperlo ci rimase molto male, tanto che ci fu anche una piccola crisi familiare. Mio nonno era molto arrabbiato con la madre. Le disse che non doveva mai più parlare male della moglie, altrimenti non le avrebbe permesso di uscire di casa”. E dalle parole Antonio passò anche ai fatti. “Inchiodò la porta, ma per poco tempo”. Una “lezione” che diede i risultati sperati: “Concetta da allora fu più attenta e non fece più commenti negativi”.

10

Qualche tempo dopo in casa Vigliotti arrivò la bella notizia. “Mia nonna aspettava un bambino. Con mio nonno cominciarono a pensare al cambiamento, ad una nuova vita, in un altro Continente. E non era una decisione facile da prendere. Antonio e Lucia sapevano che erano stati in tanti che avevano cercato un lavoro in America, ma erano tornati a casa solo con storie tristi. Tra questi il loro cognato Luciano, marito di Peppina”. Luciano in America non fece fortuna. La sua amarezza la affidò ad una canzone autobiografica, in dialetto molisano, dal titolo “Song of Luciano”. Iniziava così: “Pens ‘a la mia moglia abbracciatta (Sto pensando all’abbraccio di mia moglie). E mii figli accompianiatta. (E la compagnia dei miei figli)”. Concludeva: “Pens a l’Italia bella (Penso alla bella Italia). Sanni io calzone, aggio torna’ (Anche se senza i miei pantaloni, tornerò)”. E Dori ora ricorda che Luciano “tornò a casa solo con gli abiti che indossava, grato, a quanto pare, di avere quelli”.

11

Antonio era già stato in America ed il padre, che aveva vissuto a lungo oltre Oceano, oramai anziano, era rientrato in Italia e l’aveva incoraggiato a ripartire. Nel Sud in quegli anni c’era tanta miseria e non esistevano opportunità di lavoro tali da consentire di portare decorosamente avanti la famiglia. Il viaggio della speranza di Antonio e Lucia iniziò nel maggio del 1906. “Altri due figli del Molise, partirono dal porto di Napoli con tanti sogni. Viaggio attraverso l’Oceano Atlantico per costruirsi una nuova vita negli Stati Uniti”. Nei primi tre mesi furono ospitati da una zia di Antonio. Poi si trasferirono in un loro appartamento. Nell’inverno del 1906 è nata la prima figlia, Concetta, alla quale era stato dato il nome della nonna. Poi sono nati Giovanni, Luigi, Gaetana (Ida), Guido e Marie, la mamma di Dori. “Antonio, facendo affidamento sull’esperienza lavorativa di Frosolone, aveva trovato lavoro nelle industrie di coltelli di Providence, capitale dello Stato del Rhode Island. “Alcuni suoi amici compaesani avevano fatto fortuna dando vita anche a industrie di grande successo come Imperial Knife Company e Colonial Knife Company. Produzione qualificata, livelli altissimi, notorietà mondiale. Il figlio di un suo amico, William D’Abate, a Frosolone finanziò la realizzazione della rete elettrica. E per dimostrare la loro gratitudine, i molisani di Providence gli intitolarono una scuola”.

12

Dori è orgogliosa di mamma Marie. “E’ stata la prima della famiglia a frequentare il college e laurearsi nel 1944. Sul finire degli Anni Quaranta incontrò mio padre Al, che si convertì al cattolicesimo per potersi sposare in chiesa nel 1950. L’anno dopo nacqui io, quindi mio fratello e poi mia sorella”. Una famiglia unita, nel rispetto delle tradizioni. “Ricordo gli incontri domenicali con le zie, gli zii e i cugini nella casa dei nonni a Providence. Deliziose cene con spaghetti, tanto sugo, polpette, carne di maiale, pollo, agnello e pane croccante. “Un dito di vino” anche per i più piccoli. Tante storie familiari che venivano raccontate in belle conversazioni e tante risate. E sempre una partita di baseball in TV!”. Ricorda il giorno del matrimonio con John. “I miei nonni, novantenni, sembravano ragazzini. Avevano ballato tanto. In pista solo loro, applauditi festosamente da tutti gli invitati. Tanta gioia. Sì, proprio una bella festa. Lacrime di felicità nel vedere quella dolce coppietta di anziani. A quell’età, tanta vitalità! Abbiamo avuto due figli, Jennifer e John, che ci hanno regalato la gioia di essere nonni felici di sei nipoti”. Durante l’incontro nella caffetteria “Starbucks”, Dori ci aveva spiegato perché aveva problemi nel parlare la nostra lingua. “A nessuno di noi figli mia madre ha insegnato l’italiano. Diceva che quando era bambina le coetanee la prendevano in giro perché parlava “una lingua diversa”. Perciò voleva che noi parlassimo solo in americano. E allora feci una promessa a me stessa: quando sarò grande imparerò l’italiano”.

13

E così è stato. “Ho seguito le lezioni di italiano al Bellevue College, lo stesso che ha frequentato la vostra amica Myrl Venter”. Dori ha anche voluto coronare i lungo sogno di conoscere i luoghi molisani da dove erano partiti gli adorati nonni. E nel 2006 il sogno è divenuto: dall’America al Molise dopo essere stata a Verona, Firenze, Campobasso e infine a Frosolone. “Nel Molise tutti gentili e disponibili. Ci hanno accolto come vecchi amici. Nella coltelleria di Rocco Petrunti, fondata nel 1800, ho acquistato i regali da portare negli Stati Uniti. Mi sono commossa al pensiero che la famiglia di Rocco Petrunti aveva conosciuto la mia oltre cento anni fa”. E con quest’ultima emozione, ben custodita nell’album della memoria, è ritornata negli Stati Uniti” con l’Italia nel cuore. L’Italia ben raccontata dal giornalista e scrittore abruzzese Goffredo Palmerini, nel suo recente libro che porta questo magnifico titolo, omaggio “agli 80 milioni di italiani che amano il nostro Paese più di noi che vi abitiamo”. E la conferma ci viene da questa storia d’amore per le radici che ci ha raccontato Dori. Per questo, come ha scritto Palmerini, dobbiamo “amare, rispettare e trasmettere a chi verrà, possibilmente più bello e migliore, il nostro meraviglioso Paese”.

*già Caporedattore TGR Rai

FOTO:

1-Lucia Vigliotti Zampini in una foto dell’inizio del 1900

2-Antonio Zampini in una foto dei primi dei 1900

3-Foto dei primi anni del Novecento. Lucia Vigliotti con il marito Antonio, la sorella Assunta e il cognato Domenico

4-Gaetana Vigliotti in una foto di fine Ottocento.

5-Nanina Vigliotti nei primi anni del Novecento

6-Dori Robinson con la madre Marie che oggi ha 93 anni

7-Dori Robinson con la madre Marie

8-Antonio e Lucia Zampini nel 1975 a Providence, negli Stati Uniti

9-Fontana

10-Dori Robinson ha deciso di regalare per Natale ai nipoti un libro con la storia della famiglia emigrata dal Molise.

11-Lucia Vigliotti con la figlia Marie

12-Dori Robinson con il marito John

13-Dori Robinson e il marito John nella caffetteria “Starbucks” di Issaquah (Usa), al centro Domenico Logozzo

JORNADAS DE ACTUALIZACIÓN (organiza ADILLI, junto al IIC de Buenos Aires)

Consolato-Generale-de-italia

Incontro per docenti di italiano

Renata Adriana Bruschi

Venerdì 28 aprile, dalle 9 alle 14, nella Biblioteca Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, un rilevante numero di docenti impegnati nella diffusione dell’italiano potranno dialogare e confrontare le loro esperienze didattiche. “Insegnare l’italiano agli studenti ispanofoni e lusofoni” è il titolo della giornata di aggiornamento, a cui partecipano alcuni esperti italiani e un buon numero di professori attivi nelle università e nelle scuole dell’Argentina, Brasile e Uruguay. L’attività è organizzata da ADILLI, associazione di docenti e ricercatori di lingua e letteratura italiana, insieme all’Istituto Italiano di Cultura e l’Ufficio Scuole del Consolato Generale d’Italia a Buenos Aires.

Qual è l’offerta formativa delle università? Com’è la situazione nelle scuole superiori? Quali approcci vengono messi in atto per l’insegnamento dell’italiano? Quali criticità emergono? Tanti sono gli spunti che possono trovare risposta negli interventi che presenteranno i relatori. In un mondo in continuo cambiamento, mentre emergono nuovi contesti culturali in concorrenza con quello europeo, tradizionale culla dell’Occidente e una delle vene vivificanti della cultura in America, insegnare l’italiano diventa una sfida sempre più impegnativa ma ineludibile. Assodato che la cultura italiana in America Latina ha giocato un ruolo fondativo, la sua conoscenza permette di osservare con maggior consapevolezza la realtà attuale.

Che la lingua di Dante goda di grande popolarità tra l’Argentina, l’Uruguay, il Paraguay e il Brasile è un dato assodato. Che il suo insegnamento sia una sfida semplice da superare invece non è del tutto certo. Anzi, capita spesso che gli studenti riescano bene nei primi anni di studio e mollino la presa quando bisogna passare ad un livello di maggior impegno. Lo sanno bene i loro docenti che ogni giorno nelle aule delle scuole superiori italiane all’estero oppure delle università devono misurarsi con specifiche difficoltà di apprendimento. Da quando gli studiosi di glottologia hanno iniziato a segmentare l’ambito di ricerca sulla base della lingua madre degli apprendenti, i progressi sono stati notevoli. Tutto porta a pensare che gli specialisti in questo settore di studi, operanti nei paesi dell’estremo lembo meridionale dell’America, possano offrire un’occasione di riflessione ricca di stimoli, nell’abituale contesto amichevole che è prerogativa dell’ADILLI, associazione sorta nel 1985 a Buenos Aires, ed è anche il clima che regna in seno all’ABPI, Associazione brasiliana di professori di italiano.

I tempi sono già maturi anche per tracciare strategie comuni tra docenti che insegnano ad allievi ispanofoni e lusofoni, tenuto conto del fatto che nuove realtà culturali, alcune di matrice europea, altre più recenti legate al mondo orientale, reclamano il loro spazio di visibilità e intendono giustamente interagire con le società latinoamericane, in nome talvolta di una presenza storica documentata, oppure per effetto della globalizzazione inarrestabile che coinvolge quasi ogni paese.

Sono stati invitati Gino Roncaglia, referente in Italia per la didattica in contesti multimediali, e Sergio Colella, dirigente scolastico ora a Milano. Il primo, professore presso l’Università degli Studi della Tuscia, dove insegna Informatica applicata alle discipline umanistiche ed Editoria digitale, permetterà di esplorare l’ambito delle risorse multimediali, ebook compreso, alla luce delle richieste che i docenti d’italiano possono fare. Il secondo, docente nel Centro Culturale Italiano di Olivos (Provincia di Buenos Aires) e poi dirigente dell’Ufficio Scuole a Montevideo fino al 2015, presenta un’importante esperienza in cui convergono lo studio della lingua e la diffusione di conoscenze artistico-artigianali. Dal Brasile ha confermato la sua presenza Elisabetta Santoro, responsabile dei rapporti internazionali di ABPI, per illustrare la situazione dell’italianistica negli atenei brasiliani. Infine, sono previsti altri esperti che si collegheranno dall’Italia e dal Brasile. 

ADILLI2

LINKS:

Documento evento Didattica Gacetilla Jornada de Actualización Docentes de Italiano

Gacetilla Jornada de Actualización Docentes de Italiano

Instituto Italiano de Cultura BA