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INIZIATIVA DI SOLIDARIETA’ VERSO IL POPOLO DEL VENEZUELA – A Villa Sant’Angelo (L’Aquila), il 15 aprile, nell’ambito del 2° Convegno sulla Civiltà Contadina

17 aprile 2018

INIZIATIVA DI SOLIDARIETA’ VERSO IL POPOLO DEL VENEZUELA

A Villa Sant’Angelo, il 15 aprile, nell’ambito del 2° Convegno Acli Terra sulla Civiltà Contadina

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Si è svolto domenica 15 aprile a Villa Sant’Angelo (L’Aquila) il 2° Convegno sulla Civiltà Contadina promosso da Acli Terra, dal Comune e dal CSI. L’iniziativa si è svolta nel Centro Sociale “Gaetano Bafile”, realizzato anche grazie ad una donazione degli abruzzesi del Venezuela dopo il terremoto del 6 aprile 2009, che lasciò sotto le macerie 17 vittime e distrusse il paese, che ora sta finalmente rinascendo. Dunque non casuale l’intitolazione della bella struttura a Gaetano Bafile, già fondatore – con Attilio Cecchini e Padre Ernesto Scanagatta – della Voce d’Italia di Caracas, testata non solo d’informazione per i nostri emigrati ma anche importante presidio di difesa della comunità italiana in Venezuela, specie nei difficili anni Cinquanta dello scorso secolo. Oggi il quotidiano, diretto da Mauro Bafile figlio del fondatore, è in versione digitale e continua la sua opera d’informazione e di promozione della cultura italiana.

Tornando al Convegno, che è stato moderato dal giornalista e scrittore Angelo De Nicola, i lavori hanno preso il via alle ore 17 con i saluti di Domenico Nardis, sindaco di Villa Sant’Angelo, Mons. Orlando Antonini, Nunzio apostolico nato a Villa Sant’Angelo, Ernesto Placidi, presidente Acli Terra, Oreste De Matteis, presidente del Circolo Parrocchiale e vissuto per 60 anni in Venezuela, e Pierluigi Biondi, già sindaco di Villa Sant’angelo e ora sindaco dell’Aquila. Commozione ed emozioni durante il ricordo che Lorenzo Coletti, presidente provinciale di Acli Terra, ha fatto di Remo Nardis, provetto “norcino” e grande cultore della lavorazione delle carni di maiale, aspetto questo della cultura contadina che ha ispirato un vero e proprio concorso a premi “Grande verro” tra produttori di salumi, con i riconoscimenti ai finalisti consegnati nel corso della manifestazione.

Sono seguite quindi le due relazioni previste dal programma, affidate a Mario Santucci e Goffredo Palmerini. Davvero assai interessante la relazione “Il ruolo della donna nella civiltà contadina”, svolta da Mario Santucci – economista, antropologo e cultore di musica popolare – che nel suo intervento ricco di richiami letterari e alle tradizioni, alla spiritualità, al rispetto della natura e alla saggezza del mondo rurale, ha messo a confronto la civiltà contadina con i suoi valori e il parossismo della modernità. In questa riflessione esaltando il ruolo della donna nella civiltà contadina, primario nella gestione dell’economia familiare, ma anche nei significativi eventi come nascita, matrimomio e morte, intesi nel loro senso profondo. Una cultura, quella del mondo contadino, che sapeva dare il valore al tempo, all’attesa e all’ascolto, al ciclo delle stagioni, al rispetto della natura, alla comprensione dei suoi fenomeni. Dunque la sintesi della relazione con l’invito a recuperare, anche nella vita della società attuale, quel senso di comunità e di valori autentici propri della cultura contadina. Il pubblico, che ha riempito totalmente la grande sala della struttura, ha seguito con forte attenzione le intense argomentazioni proposte da Mario Santucci, salutandole con un prolungato applauso.

A questo punto Angelo De Nicola, anticipando un’iniziativa nel Centro “Gaetano Bafile” che vedrà protagonista il suo prossimo libro su una grande firma del giornalismo in Venezuela e nell’America Latina, con importanti riferimenti alla Voce d’Italia, ha dato la parola a chi scrive per la seconda relazione in agenda “L’emigrazione italiana in Venezuela. Ruolo sociale e culturale degli abruzzesi”. L’intervento, che qui di seguito si riporta integralmente, ha teso in particolare a focalizzare la forte contraddizione di un Paese ricco di risorse naturali e di potenzialità, qual è il Venezuela, con l’attuale drammatica situazione politica, economica e sociale che vede il popolo veneuelano ridotto alla fame e a problemi sanitari e sociali di estrema gravità. Proprio in soccorso del popolo venezuelano, infatti, sono destinate le iniziative di questa giornata molto partecipata, che ha visto destinato l’intero ricavato della cena (per oltre 200 ospiti) al progetto ALI PER IL VENEZUELA, che meritoriamente da oltre tre anni raccoglie medicinali in tutta Italia e li recapita direttamente nel Paese latinoamericano secondo le priorità di bisogno. Il progetto, promosso dall’Associazione Latinoamericana in Italia (ALI) riconosciuta Onlus nel 2017, sta facendo cose davvero straordinarie per il Venezuela, con una rilevante risposta dall’Abruzzo – il presidente, Edoardo Leombruni, è un medico abruzzese che ha vissuto diversi anni in Venezuela – e dal resto d’Italia. Infine la cena, servita dalle volontarie dell’associazione ALI vestite con i colori nazionali del Venezuela, è stata allietata dai ritmi trascinanti della canzone napoletana, nella splendida preformance del Gruppo etnico “Napulammore”.

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L’emigrazione abruzzese in Venezuela

[…] La terra del Venezuela fu scoperta da Cristoforo Colombo al suo terzo viaggio, nel 1498. Abitata dagli indigeni Aruachi e Caribi, per la Spagna fu dura impresa conquistarla, quasi un secolo, per la tenace resistenza dei nativi. E tuttavia i conquistatori sotto le insegne di Carlo V – il re sul cui impero non tramontava mai il sole – su quegli scampoli di territorio occupato, nel 1567, fondavano Caracas ed iniziavano quella depredazione di risorse, come già in altre terre del continente alla ricerca dell’oro, alla quale anni più tardi furono destinate consistenti schiere di schiavi dall’Africa. Inutile aggiungere che guerre, malattie e schiavitù decimarono i nativi di quella terra ricca, bella e rigogliosa. Nel corso del Settecento, vani si rivelarono i tentativi della classe creola di sollevarsi contro gli spagnoli. Assai violenta fu la rivolta dei comuneros, intorno agli anni ottanta di quel secolo. Come del pari fallì, nel 1806, l’insurrezione capeggiata da Francisco de Miranda. Cinque anni dopo Simon Bolivar, l’uomo del destino, con un più fortunato tentativo portò alla prima proclamazione d’indipendenza del Venezuela, con una Costituzione federale ispirata a quella americana. Ebbe vita breve. In un anno la Spagna spazzò via i rivoltosi e ricostituì lo status quo ante.

Simon Bolivar, l’eroe nazionale, era nato a Caracas nel 1783 da una ricca famiglia d’origine spagnola. Spirito romantico e avventuroso, aveva vissuto alcuni anni in Spagna, visitato gli Stati Uniti d’America, l’Italia e sopra tutto la Francia, dove s’era imbevuto dei princìpi dell’Illuminismo e delle idee di Rousseau. Tornato in patria, nel 1810 aveva promosso e realizzato quella prima effimera indipendenza del Venezuela. Poi numerosi altri tentativi erano andati a vuoto. Bisogna attendere il 1819 per veder avviarsi il Paese all’indipendenza vera, con i primi successi sul campo e con il Congresso di Angostura, oggi Ciudad Bolivar. Quindi, negli anni seguenti, con le vittorie di Carabobo e Maracaibo che portarono alla completa liberazione del Paese. Ma non solo. Perché in quegli stessi anni, e fino al 1825, Bolivar determinò la liberazione della Colombia, dell’Ecuador e la definitiva sconfitta degli spagnoli, in Perù e nell’Alto Perù, chiamato poi Bolivia in suo onore, conquistati grazie all’azione congiunta con il generale argentino Josè de San Martin.

Sognava una Confederazione sud americana, il “Libertador” Bolivar, infrantasi tuttavia per le rivalità tra generali e per l’inizio del suo declino che, nonostante l’assunzione di poteri dittatoriali, nel 1830 lo portò alle dimissioni. Lasciò il Venezuela per andare in Colombia dove, il 17 dicembre di quell’anno, morì a Santa Marta dettando il testamento politico. La sua notevole opera, se da un lato aveva assicurato l’indipendenza a tanti Paesi sudamericani, non risolse la questione delle libertà democratiche e dello Stato di diritto, a dispetto della giovanile formazione illuminista. Tanto che il Venezuela, dalla sua nascita, ha continuato a pencolare tra dittature, regimi autoritari di militari golpisti, parentesi democratiche e tentazioni populiste, qualunque sia stato il colore. Fino ai giorni nostri. Oggi è una repubblica federale, a carattere presidenziale, formata da 22 Stati ed un Distretto.

E tuttavia il Venezuela è davvero un paese dalle grandi prospettive, per le ricchezze naturali di cui dispone e per la notevole diversità del territorio. Grande tre volte l’Italia, il Venezuela ha un ambiente che varia dai monti della cordigliera andina orientale, con cime fino a cinquemila metri (Merida, m.5002) anche con nevi eterne, alle foreste amazzoniche, dalla grande pianura centrale attraversata dall’Orinoco fino al vastissimo delta del fiume, dalle valli raccolte tra le catene montuose, le cui propaggini si spingono ben oltre Caracas, alle depressioni interne fino al grande lago di Maracaibo. Diversi i climi e le vegetazioni che consentono una notevole variabilità delle colture. Oggi va crescendo la produzione interna di riso, mais, sesamo e banane, mentre si destina all’esportazione canna da zucchero, caffè, cacao, cotone e tabacco. In crescita l’allevamento del bestiame: bovini, suini e caprini, ma anche volatili, nelle aree di Valencia e Maracaibo, e i prodotti ittici.

Rilevanti sono le risorse del sottosuolo, petrolio e gas naturale, specie nell’area occidentale. In parte raffinato in Venezuela, l’oro nero alimenta l’industria petrolchimica per la produzione di materie plastiche e fertilizzanti. Notevoli i giacimenti di ferro destinati al settore siderurgico e, nella Guiana, bauxite, manganese, oro e diamanti. Importante la produzione di legno pregiato. In crescita i settori industriali di trasformazione, vetro e cemento, il tessile e l’alimentare. La bilancia commerciale, con l’esportazione del petrolio e derivati, mantiene un forte attivo. Anche il turismo, sulle coste splendide come sulle isole e nell’interno, sta conoscendo una promettente stagione, purtroppo ristretta nelle sue potenzialità dai problemi di sicurezza. La criminalità che assilla il Paese, tra gli handicap uno dei più avvertiti, agisce come un pesante freno alla crescita dell’economia e si scarica sulle condizioni di vita della società venezuelana, specie nelle grandi città. E’ una questione ancora irrisolta e limita fortemente le possibilità d’investimento dall’estero. […]”

Queste annotazioni scrivevo tra l’altro in un ampio un reportage di viaggio in Venezuela e risalgono al 2009, quando visitai quel Paese. E’ uno stralcio d’un capitolo del mio libro L’Aquila nel mondo (One Group Edizioni, 2010). Sono tuttavia utili a far comprendere quanto da un lato la Natura sia stata generosa nel fare “ricco” questo meraviglioso Paese affacciato sul Mar dei Caraibi, avviatosi dal secondo dopoguerra ad un promettente sviluppo, anche grazie all’emigrazione italiana (e abruzzese, in particolare). In questo vero e proprio Eden, il Venezuela, si possono indicare tre diverse fasi nella storia dell’emigrazione italiana: i flussi a cavallo tra il XIX e il XX secolo (1830-1926), quelli contemporanei allo sviluppo dell’industria petrolifera (1927-1948) e, infine, l’immigrazione massiccia del secondo dopoguerra (dal 1948 in poi). Nel corso della prima fase gli arrivi dei migranti italiani sono modesti e ben al di sotto delle aspettative delle classi dirigenti venezuelane che, tramite la politica dell’immigrazione assistita e la creazione di colonie miste di stranieri e autoctoni, intendono intensificare la produzione agricola nazionale e promuovere le esportazioni all’estero. Durante la seconda fase si realizza lo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie e dei giacimenti petroliferi del Paese: tra il 1921 e il 1935 si passa da circa un milione di barili all’estrazione di 150 milioni di barili di petrolio. Il Venezuela non è più uno Stato a base prevalentemente agricola e rurale, ma il primo esportatore di petrolio al mondo. Gli italiani che arrivano in questi anni però, non partecipano in modo significativo alle attività petrolifere, inserendosi prevalentemente in altri settori, in primo luogo il commercio, i servizi e l’edilizia e in misura minore l’agricoltura. Si tratta perlopiù di persone che giungono nel Paese in modo spontaneo, senza avvalersi delle agevolazioni previste dalle locali leggi sull’immigrazione, privi di permessi ufficiali e di referenze lavorative.

Stando ai dati delle rilevazioni censuarie, gli italiani residenti in Venezuela sono 2.652 nel 1936 e 3.137 nel 1941, un numero del tutto in linea con quelli registrati nei decenni precedenti. È solo negli anni del secondo dopoguerra che la presenza italiana in Venezuela si lega a un fenomeno d’emigrazione consistente, intenso e prolungato. Nel giro di un solo decennio si stima che siano giunti nel Paese circa 200 mila italiani. Lo Stato assume professionisti preparati e si convocano le ditte internazionali per la costruzione di strade, autostrade, ponti, gallerie, centrali elettriche, porti e aeroporti. Si realizzano opere a un ritmo vertiginoso e con un’efficacia che si esprime nel rispetto dei tempi e dei costi preventivati. Questo è il momento del maggior flusso dell’emigrazione italiana: alcuni sono tecnici, ma la gran maggioranza, di origine contadina, trova un Paese tutto da realizzare con una popolazione che solo in quegli anni ha accesso a scuole tecniche e professionali. L’intraprendenza degli italiani permetta a molti, se non a tutti, di assurgere in pochi anni dallo status di operaio a quello di datore di lavoro. Sono giovani e i tempi duri seguiti alla Seconda guerra mondiale, vissuti in zone povere dell’Italia, rendono ancor più attrattive le opportunità che s’incontrano in Venezuela. Alcuni giungono anche dall’Argentina dove si è emigrati in un primo tempo con scarsa fortuna.

L’esperienza migratoria italiana in Venezuela rimane comunque caratterizzata da una diffusa buona riuscita sul piano economico. Le ricerche in merito confermano che gli italiani hanno raggiunto posizioni professionali influenti, quali quelle di manager e di direttore d’azienda (35%), con una significativa differenza rispetto al complesso della popolazione (4,8%). Attualmente in Venezuela, stando ai dati AIRE (dal Rapporto Italiani nel mondo, Migrantes 2014), risiedono 121.000 italiani. Ma sono dati che si riferiscono esclusivamente agli italiani che hanno conservato o riacquistato la cittadinanza italiana e non all’intera comunità d’origine italiana, ossia gli emigrati delle varie generazioni migratorie e gli oriundi. Gli italiani nel mondo iscritti all’AIRE, nell’ultima rilevazione, stanno intorno a 5 milioni. Una sparuta minoranza, se si pensa che gli italiani all’estero, secondo le stime più attendibili, sono ben 80 milioni. Un’altra Italia più grande di quella dentro i confini che dovunque nel mondo ha saputo conquistarsi rispetto e stima, contribuendo alla crescita dei Paesi d’accoglienza e assumendovi man mano posizioni di rilievo nella società, nell’economia, nelle istituzioni. Per quanto riguarda il Venezuela si stimano poco più di un milione gli emigrati italiani e loro discendenti. Numerosa la comunità abruzzese: il citato Rapporto colloca il Venezuela al 4° posto per l’emigrazione dall’Abruzzo (desunta dai dati AIRE), secondo una graduatoria d’emigrazione che ai primi 10 posti vede Argentina, Svizzera, Belgio, Venezuela, Francia, Germania, Canada, Australia, Stati Uniti e Brasile. Attendibilmente oltre centomila sono gli Abruzzesi in Venezuela.

Grande, dunque, il contributo reso dagli Abruzzesi alla crescita e allo sviluppo del Venezuela, presenti come sono in tutti gli Stati del Paese, e particolarmente nella capitale Caracas e nelle grandi città (Valencia, Barquesimeto, Maracaibo, Merida, San Cristobal, Guanare, Maracay, Ciudad Bolivar, Valera, ecc.). Nelle maggiori aree urbane hanno costituito una rete associativa molto importante sul piano sociale e culturale. Dovunque gli Abruzzesi hanno assunto un ruolo rilevante nell’imprenditoria, nell’economia e nelle classi dirigenti del Paese. Una dimensione crescente, a partire dagli anni del secondo dopoguerra – quelli del grande fenomeno migratorio verso il Venezuela – che tuttavia negli ultimi anni con la mutata situazione politica, economica e sociale del Paese si è forzatamente ridimensionata. L’attuale regime politico, nelle mani del presidente Nicolas Maduro, impiantato una ventina di anni fa da Hugo Chavez, ha infatti ridotto in pochi anni alla miseria più nera e alla fame il popolo venezuelano. Mancano medicine, generi alimentari e di prima necessità, talvolta persino l’acqua. E’ una situazione terribile. Stanno tornando malattie che si ritenevano debellate, c’è un’altissima mortalità infantile e senile per denutrizione e mancanza di cure mediche. C’è una fuga che pare una diaspora, specie verso la confinante Colombia, ma anche altrove dovunque sia possibile.

Nel corso dell’ 8° Vertice delle Americhe, tenutosi nei giorni scorsi a Lima, in Perù, al quale hanno partecipato capi di stato e di governo dei Paesi di Nord, Centro e Sud America, dove il presidente del Venezuela non ha potuto recarsi perché gli è stato revocato l’invito dalle autorità peruviane, è stato sottoscritto un duro documento congiunto sul Venezuela, nel quale si afferma tra l’altro che “le elezioni presidenziali previste in Venezuela il prossimo 20 maggio saranno considerate prive di credibilità e legittimità”. I paesi firmatari si sono impegnati inoltre a promuovere iniziative per il ripristino della democrazia nelle istituzioni e per il rispetto dei diritti umani in Venezuela, con l’invito alle organizzazioni internazionali a predisporre un piano di aiuti e di assistenza umanitaria ai Paesi che accolgono i rifugiati venezuelani. Qualche giorno fa l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) di Ginevra ha comunicato che, tra il 2016 e il 2017, circa 1.600.000 venezuelani hanno abbandonato il Paese, ma l’organismo precisa pure che nel 2015 ne erano usciti altri 700.000. Dunque, stando ai calcoli dell’OIM, fuori dal Venezuela sarebbero andati in soli tre anni ben due milioni e 300mila venezuelani. L’organismo internazionale informa inoltre che 885.000 si trovano nei Paesi del Sud America, 308.000 in Nord America, 78.000 in Centro America e 21.000 nell’area caraibica. Una situazione che desta allarme, segnalando il Venezuela come un focolaio dal quale si deve scappare, in quanto Paese ormai completamente isolato a livello internazionale, colpito da sanzioni per le continue violazioni dei diritti umani e politici da parte del regime, che pur con imponenti manifestazioni popolari di protesta rimane tuttavia attaccato al potere con l’uso dell’esercito, della polizia e dei corpi speciali che agiscono nell’impunità.

A ciò s’aggiunge una corruzione pubblica dilagante e l’enorme problema della criminalità e della violenza urbana, che ogni giorno insanguina le città, mietendo vittime a migliaia, tra sequestri di persone, furti ed “espropriazioni” nei quali molti nostri connazionali (anche diversi abruzzesi) sono rimasti vittime. Una situazione drammatica che riguarda la gran parte della popolazione, fatta eccezione per le strutture legate al regime. Dunque di tale dramma sta patendo duramente anche la numerosa comunità italiana. Di questi nostri connazionali, chi si trova nelle condizioni di poter lasciare il Venezuela, sta emigrando in altri Paesi delle Americhe o rientrando in Italia, nelle regioni d’origine. Ma la gran parte, per diversità di motivi, non ha possibilità di uscire, sia per gli alti costi dovuti ad un drogato tasso di cambio del bolivar con il dollaro, sia per un’inflazione iperbolica che nel 2017 ha superato il 2700 percento. D’altro canto rimanere significa non avere possibilità di acquistare quanto essenziale per vivere, soprattutto per curarsi, mancando dovunque medicinali salvavita e di ogni genere. Ecco perché appare meritoria l’opera di ALI PER IL VENEZUELA in soccorso del popolo venezuelano, con le garanzie che offre nell’arrivare direttamente a chi ha bisogno. Altri aiuti dal mondo, infatti, “intercettati” dalle autorità governative, spesso vanno ad alimentare il mercato nero. L’iniziativa di questa sera, qui a Villa Sant’Angelo, è un gesto significativo di amicizia e di solidarietà verso il popolo venezuelano, sperando che presto possa finire la sua sofferenza e riprendere il cammino dello sviluppo e del benessere, cui ha pieno diritto di aspirare.

Comunicato stampa avvio progetto “QUIsSICRESCE! Un World Café per la comunità educante”

 

COMUNICATO STAMPA

QUIsSICRESCE! Un World Cafè per la comunità educante

Primo incontro tra genitori, insegnanti, educatori per QUIsSICRESCE! selezionato dall’Impresa Sociale CON I BAMBINI, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

MACERATA 16/4/2018 – Comincia dalla comunità educante il percorso QuisSICRESCE! a Macerata, per concretizzare la visione di outdoor education attraverso gli spazi verdi esterni come luoghi di connessione tra i servizi educativi e la città. Ha preso il via con un World Cafè, l’11 aprile nella sede della Facoltà di Scienze della Formazione di UNIMC, il progetto QUIsSICRESCE! selezionato dall’Impresa Sociale CON I BAMBINI, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Genitori, insegnanti, educatori e associazione culturale Les Friches, partner di progetto, si sono incontrati e, attraverso il World Cafè, hanno dato un avvio pratico e informale al confronto sulle tre tematiche scelte: il fuori, il bambino e il rischio. I gruppi si sono confrontati su tali tematiche, anche con brainstorming giocosi, per sperimentare nuove modalità di dialogo partecipate e condivise, liberando l’energia collaborativa per una situazione di presa in cura da parte di tutti di questo progetto. L’incontro è stato anche occasione per presentare l’intero progetto triennale QUIsSICRESCE!, con la coordinatrice dei Nidi comunali Marzia Fratini e l’assessore alla Scuola Stefania Monteverde che ha portato il saluto del Comune all’avvio di questo percorso.

Spazi esterni, dunque, come luoghi di connessione tra i servizi educativi e la città, tra i servizi e le famiglie che insieme partecipano e agiscono in un percorso di progettazione condivisa per dare nuovo volto e significato a undici aree verdi da trasformare in ambienti educativi. Nel progetto ci sono anche nuovi servizi 0-3 anni e la sfida del dialogo educativo intergenerazionale, con un nuovo nido per 21 bambini che nascerà nei locali IRCR di villa Cozza, sede della casa di riposo.

QUIsSICRESCE!, avviato due anni fa nei nidi comunali, ha oggi ampliato la visione, si allarga alle scuole d’infanzia e si arricchisce di esperienze straordinarie come quella dell’Agrinido/Agrifanzia della Natura con il nido nella Yurta di San Ginesio, esempio di resilienza in un territorio colpito dal terremoto, in cui è divenuto un punto di riferimento per una comunità allargata. Qui la natura è al centro come luogo educativo privilegiato, per accrescere in bambini e famiglie la consapevolezza di essere soggetti di un ecosistema, promuovendo comportamenti rispettosi verso l’ambiente e aiutandoli al contempo a raggiungere benessere, competenze, autonomia.

Oltre al Comune di Macerata e ai Nidi comunali capofila, sono partner del progetto l’Università di Macerata, l’Azienda pubblica servizi alla persona IRCR Macerata, l’Istituto Comprensivo “Dante Alighieri”, l’Istituto Comprensivo “Enrico Fermi”, l’Istituto Comprensivo “Enrico Mestica”, l’Associazione Culturale Les Friches, La Quercia della Memoria di Di Luca Federica & c., Zeroseiup s.r.l., Nati per Leggere.

Il progetto QUIsSICRESCE! è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org.

QUIsSICRESCE! è anche su Facebook: www.facebook.com/QUISSICRESCE/ (ap)

AL VINITALY IN PASSERELLA LA PATATA DEL FUCINO IGP CON I PIATTI PREPARATI DA NIKO ROMITO FORMAZIONE A VERONA DAL 15 AL 18 APRILE 2018

 

COMUNICATO STAMPA

AL VINITALY IN PASSERELLA LA PATATA DEL FUCINO IGP

CON I PIATTI PREPARATI DA NIKO ROMITO FORMAZIONE

A VERONA DAL 15 AL 18 APRILE 2018

Celano (L’Aquila) 13 aprile 2018 – L’Associazione Marsicana Produttori Patate – AMPP – sceglie il grande pubblico del Vinitaly per far conoscere conoscere la Patata del Fucino IGP e Niko Romito Formazione affida a Spazio, il format di cucina di mezzo creato dallo Chef Niko Romito, l’interpretazione di un menù creato ad hoc per questa occasione speciale. per farla gustare al top.

Un evento straordinario al ristorante del padiglione Abruzzo di 1200 mq che ospita oltre all’AMPP il Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo, il Consorzio Vini Colline Teramane e il Consorzio Vini Tullum. Altrettanto straordinario il connubio tra Patata del Fucino IGP e Montepulciano d’Abruzzo.

Un accostamento tra eccellenze del territorio combinato ad arte dadalla brigata di cucina di Spazio Niko Romito Formazione con due piatti:

Gnocchi di Patate del Fucino IGP, pomodoro arrosto e ricotta scorza nera

Vitello, Montepulciano D’Abruzzo e Patata del Fucino IGP

Domenica 15, Martedì 17 e Mercoledì 18 aprile il servizio si svolgerà in due turni giornalieri da 100 posti, dalle 13:00 alle 14:30 e dalle ore 14:30 alle 16:00.

La nuova storia della Patata del Fucino – dichiara Sante del Corvo Direttore dell’AMPP – ha inizio con il recente riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta) che attribuisce al nostro tubero caratteristiche organolettiche ineguagliabili per “sapidità” e lunga “serbevolezza” date dalle proprietà del terreno e dal clima”.

Il marchio IGP rende identificabile la produzione del Fucino a tutela del consumatore, spesse volte ingannato dai molteplici tentativi di spacciare per patate del Fucino quelle provenienti da altre regioni.

Il Fucino con la Patata IGP entra quindi a pieno titolo tra i luoghi vocati alle produzioni che formano il grande paniere dell’agroalimentare italiano.

Ufficio Stampa

One Group

Francesca Pompa

Cell. 3482267317

Uno chef, Domenico Santacroce – di Mario Setta

 

 

UNO CHEF: DOMENICO SANTACROCE

di Mario Setta

SULMONA – C’è chi è capace – ma è una rarità – di raccontare la vita di un altro, di un uomo qualsiasi, facendola propria. Come volesse accaparrarsela. Una immedesimazione profonda, senza mai trascendere nell’irriverenza. Un io-tu naturale, spontaneo, creativo. È quanto realizzato da Antonio De Panfilis pubblicando il libro “Vita, opere e buona sorte di Domenico Santacroce” (Tabula Fati 2018).

Un lavoro che sembra fatto in tandem, autore e protagonista, mantenendo le legittime distanze. Uniti dalla comune dimensione umana. Lavoro diverso, riflessioni comuni. Per questo il sottotitolo del libro sembra chiarire il significato di un’opera che vuole ricalcare le orme del romanzo di formazione, il bildung tedesco: ascesa-ascesi-ascensione. Infiniti passaggi nei quali pensieri e riflessioni si affinano e si integrano. Una dualità che diventa modus vivendi, filosofia comune. Due vite professionalmente distanti e diverse, due anime all’unisono. Questo è quanto risulta dal libro di De Panfilis.

La biografia, puntuale e rigorosa, di uno chef: Domenico Santacroce. Dai primi anni come studente all’Istituto Alberghiero di Roccaraso ad oggi, da giovanissimo cuoco a imprenditore alberghiero. Una vita complessa, che ha coinvolto il personaggio nei due aspetti fondamentali: operosità e sensibilità, esteriorità e interiorità. La biografia di Santacroce non è solo la biografia di uno chef, ma quella di un uomo capace di realizzarsi affrontando e superando ogni difficoltà, ogni dramma. Col cervello e la tenacia da abruzzese.

Il debutto da apprendista-chef nell’alto Nord-Europa, la Scozia, al Gleaneagles Hotel. Un Hotel per G8 e per attori di fama come Peter O’ Toole o pugili come Henri Cooper. Dalla Scozia a Londra, all’Hotel Europe, divenuto poi Hotel Marriot. Un passaggio quasi naturale tanto che Domenico affinerà la sua arte culinaria. E poi, lasciato il freddo Nord, ritorno a casa, in Abruzzo. All’Hotel “Costanza” di Sulmona, Santacroce mette in atto le sue capacità di cuoco e comincia ad elaborare la sua azione imprenditrice. Il “Costanza Park Hotel” diventa per Santacroce il banco di prova della sua arte e della sua intelligenza di imprenditore. Normalmente, per ogni individuo, c’è sempre il momento clou o crocevia, la situazione che richiede intuito e determinazione per trovare la giusta soluzione. Da questa situazione ingarbugliata, Domenico sceglie la libertà di agire in proprio. Nasce l’imprenditore, dando inizio ai lavori per la costruzione dell’albergo-ristorante “Meeting”, alla periferia di Sulmona.

Nella pienezza della laboriosità creativa, sorge l’imprevisto nella vita personale di Domenico. Un male ritenuto allora incurabile. Si capisce quindi la lacerazione interiore del personaggio, che affronta con immediatezza e con la massima calma la situazione del suo stato fisico. Niente scoraggiamento. Solo silenzio e riflessione. La soluzione del problema arriva dalle mani di un famoso chirurgo, Ermanno Leo, le cui parole dopo l’intervento restano scritte come pietre da museo archeologico nella vita di Domenico: “Ho incontrato Domenico Santacroce tanti anni fa, perché è stato un mio paziente. Ma dopo la degenza, le cure, ho avuto modo di scoprire la sua unicità”. Forse la parola “unicità” usata dal professore, andrebbe integrata e perfezionata dall’esistenza di un unicum tra marito e moglie, Domenico e Antonella. Perché Antonella, la moglie, rappresenta e completa la testa e il cuore, la mano e il cervello di Domenico.

Superata la fase critica della salute, Santacroce riprende la sua attività imprenditoriale come e meglio di prima. Con maggiore forza di volontà e un entusiasmo che lo rende felice e orgoglioso del pericolo trascorso. Da qui le nuove conquiste: la realizzazione del “Meeting” e l’acquisizione dell’albergo “Ovidius”. Una imprenditoria da occhio clinico e una visione al futuro dello sviluppo turistico della Valle Peligna. A livello strettamente culinario, Santacroce s’incammina sulla scia dei grandi chef italiani, come Zeffirino o abruzzesi, come Nicola Pavia, Domenico Pacifico Stanziani o i grandi a livello europeo come Escoffier. D’altronde la filosofia gastronomica abruzzese è sempre stata un ritorno alle origini, sintetizzata da Carlo Petrini nei tre aggettivi “Buono-Pulito-Giusto” dello Slow-Food e nella cosiddetta “Cucina-Verità” dei cuochi abruzzesi di Villa Santa Maria.

L’arte culinaria di Domenico Santacroce ha avuto il suo banco di prova col pranzo per Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, in visita a Sulmona il 4 luglio 2010. Un menu tipicamente abruzzese-peligno: “antipasto, risotto fiori di zucca e oro di Navelli, pappardelle Ovidius, filetto di manzo in crosta, patate ed erbette di campo, bocconotto e pan dell’orso, vini abruzzesi”.

Il libro di Antonio De Panfilis si conclude con una serie di ricette, preparazione ed elenco degli ingredienti. Inoltre si avvale di interventi scritti da vari intellettuali: in quarta di copertina l’interessante recensione di Nicola Gardini, famoso latinista, quindi una postfazione dello scrittore Giovanni D’Alessandro. All’esordio, la presentazione di Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte, e l’introduzione di Goffredo Palmerini, tra i maggiori esperti di emigrazione e di cultura italiana all’estero, che ne offre una panoramica precisa e avvincente.

Ecco i vincitori del contest fotografico “Un’azione, uno scatto” lanciato dal progetto FISCHIO. La premiazione a Roma, il 18 aprile

 


Comunicato stampa

Ecco i vincitori del contest fotografico “Un’azione, uno scatto” lanciato dal progetto FISCHIO. La premiazione a Roma, il 18 aprile

Lo sport: oltre disabilità e differenze. Questa è la sintesi di FISCHIO (Federazione Istituti per lo Sport Che Include e Orienta), che ha promosso, in collaborazione con ACSI, il contest “Un’azione, uno scatto” all’interno del progetto pilota promosso dall’Ufficio Politiche Sportive Scolastiche del MIUR, diretto dal Dott. Antonino Di Liberto.

Un progetto sperimentale che ha visto l’attività sportiva protagonista di percorsi inclusivi e di raccordo tra la scuola e il territorio, grazie ad una vasta rete costituita da scuole, associazioni di volontariato ed Enti di promozione sportiva. Con il contest, abbiamo invitato gli studenti italiani a raccontare con una foto la fatica e la bellezza dello sport e soprattutto i valori che esso rappresenta”.

La sfida è stata colta con entusiasmo da studenti e insegnanti. Numerose le partecipazioni, variegati i risultati. Immagini sorprendenti, dove compaiono con naturalezza elementi di riflessione. Non è stato facile per la giuria presieduta dal fotografo Salvo Veneziano.

Prima classificata la foto “Tutti insieme adesso” degli studenti della classe di fotografia dell’Istituto “Nelson Mandela” di Crema, coordinati dal prof. Antonio Patanè; al secondo posto “Lo sport è per tutti” della classe 3d Liceo Artistico dell’istituto Superiore “Brunelleschi” di Acireale, coordinati dal prof. Massimo Musmeci; al terzo posto “Oltre gli stili” delle classi 1/A e 1/B dell’istituto “G. Padalino” di Fano, coordinati dalla prof/ssa Cinzia Ceccarelli.

Una mostra delle dieci opera finaliste verrà allestita nel corso della manifestazione conclusiva del progetto FISCHIO, il prossimo 18 aprile, presso l’ Istituto “Caetani” di via Mazzini, scuola capofila del progetto, diretta dal Prof. Cosimo Guarino. A consegnare il premio ai vincitori il Sottosegretario al MIUR On. Vito De Filippo.

I canali social del progetto:

Sito web: www.progettofischio.it. Twitter: @Fischio_Sport, Instagram: fischio_sport,

Facebook: https://www.facebook.com/Fischio-Federazione-Istituti-Per-Lo-Sport-CheInclude-e-Orienta-477692629268622/

Comunicato Comune Macerata

 

 

 

lunedì 9 aprile 2018

Capitale Italiana della Cultura 2020: le città finaliste a Casale Monferrato danno vita ad un laboratorio permanente. Prossimo appuntamento a luglio a Macerata.

MACERATA – Il percorso compiuto dalle città per arrivare nella short list delle finaliste per diventare Capitale Italiana della Cultura 2020 non si è interrotto ma ha dato vita al laboratorio permanente delle dieci città finaliste. Su iniziativa del Comune di Casale Monferrato, infatti, sabato 7 e domenica 8 aprile nella città piemontese si è tenuto il convegno “Capitale Culturale: essere o avere?” al quale Macerata ha portato il proprio contributo con la partecipazione dell’assessore alla Cultura e vicesindaco Stefania Monteverde, coordinatrice dei lavori del dossier di candidatura Macerata Estroversa, e del vicesegretario Gianluca Puliti, responsabile amministrativo del progetto.

Creare la rete delle Capitali della Cultura 2020 rappresenta una straordinaria occasione per mettere a frutto gli importanti percorsi di progettazione che le città hanno fatto – afferma Stefania Monteverde -. Tutte abbiamo un capitale in mano, una visione strategica a base culturale che ora possiamo promuovere insieme come uno speciale Gran Tour Italiano2020 per conoscere le nostre piccole belle città. Ma anche come occasione per fare le cose insieme e scambiare buone pratiche. Per questo abbiamo deciso che questo è solo il primo appuntamento. Il prossimo sarà Macerata 27-29 luglio in occasione del Macerata Opera Festival: lavoreremo insieme, tutte Capitali Italiane della Cultura”.

Alla giornata di studio hanno partecipato le delegazioni delle dieci città finaliste, Casale Monferrato, Bitonto, Nuoro, Piacenza, Merano, Agrigento, Reggio Emilia, Treviso, Macerata e Parma, nominata Capitale Italiana della Cultura 2020, insieme ai membri della Commissione Giudicatrice di nomina ministeriale, il presidente Stefano Baia Curioni, Cristina Loglio, Maria Luisa Polichetti, Luca Dal Pozzolo. I lavori del convegno sono stati guidati dalla sindaca di Casale Monferrato Titti Palazzetti e dall’assessore alla cultura Daria Carmi. Al centro del confronto la progettazione del dossier di candidatura, l’interesse per una consapevolezza collettiva sul concetto di cultura, sui processi di produzione e fruizione, sui valori proiettati, sulle peculiarità della cultura italiana messa a confronto con quella internazionale, sul futuro del progetto Capitale Italiana della Cultura.

Al convegno ogni città ha presentato il proprio dossier di candidatura rispondendo alla domanda “Quale paradigma culturale esprime?” Dal confronto tra le città è nata la volontà di chiedere al nuovo governo l’impegno a confermare per i prossimi anni il progetto Capitale Italiana della Cultura, un’esperienza di progettazione strategica a base culturale che si è rivelata per tutti molto positiva. Inoltre sono emerse alcune indicazioni per rivedere i criteri premianti che valorizzino davvero i processi innovativi e di trasformazione che le piccole città sanno mettere in atto, piuttosto che la premialità di chi già può contare su una eredità patrimoniale.

Al centro la volontà di dare seguito alla costruzione di una rete delle Capitali della Cultura 2020 che possa rappresentare un percorso di marketing territoriale, ma anche avviare processi di relazione e di scambi positivi. I risultati saranno il punto di partenza per i successivi appuntamenti del laboratorio permanente. Prossimo appuntamento Macerata 27-29 luglio 2018.

Nelle foto: due momenti del convegno organizzato a Casale Monferrato

DOMENICA 15 APRILE LA GIORNATA DI BARBARA 2018

 

DOMENICA 15 APRILE LA GIORNATA DI BARBARA 2018

L’Aquila, dalle ore 16 presso l’Auditorium “E. Sericchi”, in via Pescara 4

L’AQUILA – Anche per il 2018, l’Associazione “Con Barbara Micarelli braccia aperte al bene” continuerà la sua attività volta a ricordare l’opera e l’insegnamento di Barbara Micarelli ed a riproporne il messaggio di solidarietà e fratellanza, con la speranza di contribuire, almeno un poco, a promuovere la diffusione della cultura del bene nella nostra comunità. Noi siamo convinti che pur tra i tanti egoismi e le smanie di successo individuale che caratterizzano il nostro tempo, esiste anche chi agisce per il bene comune: vogliamo, allora, segnalare alla cittadinanza l’operato delle tante Associazioni di volontariato che si impegnano nell’aiuto alle persone in difficoltà integrando l’azione delle pubbliche istituzioni e, spesso, sostituendosi ad esse.

Come avviene ormai da un decennio, anche quest’anno, il 15 aprile, sarà organizzata la “giornata di Barbara” che proseguirà il discorso avviato nella manifestazione dell’anno passato, che era centrato sul tema dell’ascolto e dell’accoglienza. Quest’anno sarà proposto un invito all’ascolto di se stesso come condizione per l’apertura all’altro, poiché è proprio indagando sulla propria umanità, sui propri limiti e sulle proprie aspirazioni personali che ognuno di noi scopre l’intima esigenza di sentirsi parte di una comunità, sperimenta il bisogno dell’altro e avverte la necessità di aprirsi sempre di più verso i propri simili per condividerne le esperienze e dare un senso alla vita. Il tema è stato oggetto di approfondimento da parte degli alunni della scuola media “Santa Maria degli Angeli”, che presenteranno alla città i risultati del loro studio e proporranno nuovi stimoli alla riflessione.

Nel corso della manifestazione, che sarà allietata dal concerto del Concentus Serafino Aquilano diretto dal maestro Manlio Fabrizi, sarà consegnato un riconoscimento a due Associazioni di volontariato che operano nel nostro territorio in soccorso alle persone in condizione di bisogno: si tratta di un bassorilievo in argento, opera degli artisti aquilani Laura Caliendo e Gabriele Di Mizio, che rappresenta Barbara sulla porta della casa di via Fortebraccio, nell’atto di accogliere una bambina bisognosa.

Le Associazioni di volontariato scelte quest’anno, tra le tante che meritano la nostra attenzione, sono l’A.P.T.D.H. dell’Aquila (Associazione per la Promozione e la Tutela dei Diritti nell’Handicap) e il Ristoro degli Angeli di Ortona (servizio alle persone bisognose di aiuto materiale, morale e spirituale). L’evento, con il patrocinio del Comune dell’Aquila ed il sostegno della Fondazione Carispaq, avrà inizio alle ore 16 presso l’Auditorium “Sericchi”, in via Pescara 2, messo gentilmente a disposizione dalla BPER Banca. L’ingresso è gratuito e la cittadina è caldamente invitata a partecipare.

Arrigo Novelli

L’Aquila, 9 aprile 2018

Ricordo di walter tortoreto

 

 

 

I Solisti Aquilani, il presidente, il consiglio di amministrazione, il direttore artistico e i dipendenti e collaboratori tutti sono vicini alla famiglia per la perdita di Walter Tortoreto. Giornalista, intellettuale, critico musicale, Tortoreto era stato professore di Storia della musica all’Università dell’Aquila. La sua biografia non può prescindere dalla storia delle maggiori istituzioni musicali della città e della regione, cui ha dato uno straordinario impulso, condividendone spesso percorsi e progetti. Affabulatore e studioso rigoroso, era particolarmente attento ai destini dei giovani. Sua fu l’idea di dare vita ad una orchestra di giovani allievi dei conservatori, l’Orchestra Giovanile d’Abruzzo, per consentire loro di sperimentarsi e crescere. Per Tortoreto la “musica è vita”. Massima di Alberto Savinio che amava citare. Anche in occasione di una delle edizioni della Festa della musica organizzata da I Solisti Aquilani. «Se la musica è vita», commentava Tortoreto, « questa festa è la festa di tutti noi, della nostra identità. Nella musica si combinano l’intelligenza umana e la sfera emotiva. Perché la musica è creata con il cervello, ma nasce dall’anima». E lo affermava pensando alla città ferita, ma resiliente, grazie alle sue istituzioni culturali.

I Solisti Aquilani vogliono ricordarlo così. Curioso, indomito, attento al dialogo e aperto al futuro.

Patata del Fucino IGP: sostenibilità, tutela del consumatore e dieta mediterranea, al Workshop di Celano (L’Aquila)

 

 

COMUNICATO STAMPA

SOSTENIBILITà, TUTELA DEL CONSUMATORE E DIETA MEDITERRANEA

Elementi vincenti per il futuro delle produzioni italiane,

protagonista la Patata del Fucino IGP.

CELANO (L’Aquila) – Grande interesse, una sala gremita di operatori, addetti del settore, rappresentanti della stampa nazionale e delle organizzazioni di categoria per il workshop sulle potenzialità della Patata del Fucino IGP, promosso dall’Associazione Marsicana Produttori Patate (AMPP), svoltosi giovedì 5 aprile 2018 a Celano presso l’Auditorium E. Fermi.

La giornata ha preso il via con un tour nelle strutture aziendali e tra l’immensa distesa di terreni pronti per la nuova semina. Un tuffo nella realtà del Fucino dove giornalisti, esperti e rappresentanti di importanti marchi nazionali hanno potuto ammirare le bellezze del luogo e percepire la natura intorno come vera fonte di salubrità per i prodotti. Caratteristiche date dalla presenza dell’antico lago, poi prosciugato nel 1875, che conferiscono qualità organolettiche uniche, tanto da far riconoscere la Patata del Fucino come IGP.

Nella seconda parte del programma il workshop, con i saluti iniziali dell’Assessore all’Agricoltura del Comune di Celano Domenico Fidanza, del Sindaco di Aielli Enzo Di Natale, di Rodolfo Pasquale Presidente AMPP e Angelo Vittoriano Presidente COVALPA. Ad aprire gli interventi Mario Nucci, responsabile del progetto “Wine e Food”, compartecipato da AMPP, Consorzio di Tutela Vini D’Abruzzo e Consorzio di Tutela Colline Teramane, finanziato dalla Regione Abruzzo (PSR 2014-2020 Misura 3 sottomisura 3.2). Insieme le tre realtà saranno presenti a Verona al Vinitaly, dal 15 al 18 aprile, dove nell’Area Food la scuola di formazione “Niko Romito” preparerà un menu a base di Patata IGP del Fucino.

Coordinatore dell’incontro Sante Del Corvo, direttore dell’AMPP, che ha sottolineato l’importanza della produzione locale con i suoi 1.917.000 quintali di patate, portando l’Abruzzo al terzo posto in Italia come produttore. Il direttore ha parlato degli ingenti investimenti messi in atto dall’associazione per migliorare sempre di più la produzione destinata sia al mercato del fresco che del surgelato. Produttori, distributori e industria hanno posto tutti l’accento sull’importanza della tutela dell’ambiente e del consumatore come fattori di sviluppo.

Marco Cortucci, responsabile marketing della Coal, non vede altra prospettiva se non quella di un’attenta politica di salvaguardia soprattutto della nostra cultura e dei vecchi sapori, pur se in un’ottica di globalizzazione dei consumi. Per questo la GDO riserva sempre più spazio alle tipicità italiane e ai prodotti di nicchia.

Gloria Lombardi, della direzione marketing Findus, ha esposto i nuovi indirizzi dell’industria della surgelazione sottolineando come questa sia sempre più sensibile ai mutamenti del mercato con una continua innovazione di prodotto, come quella del minestrone con la patata del Fucino IGP, per dare valore al consumatore. Prodotti surgelati appena colti, sempre più leggeri, meno calorici e attenti alle intolleranze, esigenze queste che impongono un controllo diretto sulla filiera.

Gli aspetti legati alle potenzialità di sviluppo della Patata del Fucino IGP sono stati illustrati da Alberto Clementelli della Networld che ha presentato i risultati della ricerca condotta su un ampio campione di consumatori e operatori del settore. La ricerca conferma che la produzione di patate in Italia non soddisfa neanche la domanda interna, tra le più basse d’Europa, circa 700mila tonnellate di patate vengono ad oggi importate anche se il consumo di patate è diminuito fortemente rispetto a 55 anni fa.

Si rileva una scarsa conoscenza e sensibilità a identificare le varietà di patate secondo la destinazione d’uso, mentre il canale della GDO resta quello favorito dal consumatore. L’e-commerce è ancora tutto da esplorare e costruire per trovare un giusto equilibrio tra quantità venduta e costi di trasporto.

La sana alimentazione resta però il segreto della buona salute e i prodotti della terra salvano la vita. Così ha esordito Alessandro Notaro, medico, dietologo e presidente Associazione Ancel Keys di Pioppi richiamando caldamente l’attenzione sulla “dieta mediterranea” riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Una pratica alimentare fatta di cibi semplici, come la patata capace di un apporto notevole di vitamina C, Ferro, Potassio e altri elementi preziosi per la salute. Il suo consumo va spinto di più mentre nella nostra dieta le principali fonti di carboidrati complessi continuano ad essere le paste alimentari e il pane.

A trarre le conclusioni dell’incontro, che ha visto la presenza anche di Dino Pepe, Assessore all’Agricoltura della Regione Abruzzo, il responsabile della Misura 3 della Regione Abruzzo, Giuseppe Cavaliere, per il quale la patata insieme alla carota, certificate entrambe IGP, pongono la produzione del Fucino tra le eccellenze alimentari internazionali, un incentivo ad andare avanti anche con le altre produzioni di qualità.

Ufficio Stampa

One Group

Francesca Pompa 3482267317

Alba Adriatica, ALIanza por VENEZUELA Un cammino di solidarietà

 

 

ALIanza  por  VENEZUELA: “Un cammino di solidarietà”

Domenica 8 aprile Ore 17.00 – Alba Adriatica

TERAMO – I volontari in Abruzzo dell’Associazione  Latinoamericana in Italia ALIOnlus si riuniranno domenica 8 aprile alle ore 17 presso il Country Club di Alba Adriatica (Teramo) per esporre a tutti i partecipanti le notizie sulla grave realtà della crisi umanitaria che affligge il Venezuela e che ha radici profonde nel fallimento della gestione politica, economica e sociale del governo bolivariano del presidente Maduro.

Partirà dalla provincia di Teramo l’accorata supplica per il Venezuela in difesa dei meno fortunati. Le coordinatrici del gruppo AliOnlus Teramo Gabriella Moscardelli ed Evila Tovar saranno insieme ai  volontari di Teramo, Pescara, Sulmona e L’Aquila  in una iniziativa intitolata  “ALIanza  per il VENEZUELA: Un cammino di solidarietà“. Grazie alla assistenza dei relatori Dott. Edoardo Leombruni (Presidente ALIONLUS), Dott. Silvio Di Giuseppe (Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Teramo), Dott. Raúl Alberto Díaz (giornalista venezuelano), Dott.Lucio Pichini (Delegato territoriale della provincia di Teramo per  il Banco Farmaceutico), Prof.ssa Mele (Istituto Comprensivo “Valle del Fino-Bisenti”) tra altri, si illustrerà la realtà del paese sudamericano ed il lavoro che ALIOnlus ha svolto negli ultimi 4 anni.

L’incontro sarà moderato da Luisa Ferretti e a fine evento seguirà un aperitivo solidale (previa prenotazione) allietato dalla cantante venezuelana Angela Parra. Il ricavato dei contributi che si riceveranno,  si destineranno per le spese d’invio dei farmaci donati per i bambini, anziani e malati del Venezuela. Media Partner L & L Comunicazione.

AliOnlus Teramo ringrazia tutti i partecipanti che si uniscono a questa missione di Solidarietá verso un paese che, nell’immediato dopo guerra, fu culla di migliaia emigranti italiani. Oggi possiamo aiutarla dicendo: Venezuela no estás sola! Venezuela son sei da sola!

Grazie!
Cordiali saluti
Gabriella Moscardelli / Evila Tovar
(Coordinatrici ALIONLUS Teramo)
Email: gabriellamoscardelli@gmail.com
Tel: 347 50 13 937
https://www.facebook.com/AssociazioneLatinoamericanainItalia.ALI/