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Associazione italiana familiari e vittime della strada – onlus

 

a ssociazione italiana familiari e vittime della strada – onlus

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Il ddl Concorrenza è legge – Una vittoria per l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada
e per la Carta di Bologna
La lunga storia dell’AIFVS per garantire alle vittime della strada un equo risarcimento

IMG_0205   Non è stato facile contrastare il connubio tra i poteri forti a danno dei più deboli: le vittime. Era necessario smontare le pregiudizievoli considerazioni dei politici che per sostenere l’interesse di profitto privato delle assicurazioni contrabbandavano come interesse sociale l’abbassamento dei risarcimenti alle vittime, ritenendolo necessario per diminuire le tariffe assicurative. Ci siamo impegnati a chiarire che la valutazione delle tariffe, rappresentando un introito, va correlata agli utili assicurativi, che essendo alti possono già permettere l’abbassamento delle tariffe, ritenuto di interesse sociale; i risarcimenti, invece, hanno a che fare con il danno alla persona, che è irreversibile, ed il loro abbassamento non provocherebbe la diminuzione del danno. Pertanto il risarcimento del danno alla persona non si tocca, e per esso abbiamo continuato a chiedere l’osservanza dei parametri delle Tabelle del Tribunale di Milano. Una richiesta che ha trovato sostegno con la creazione di un vasto movimento, centrato sulla Carta di Bologna dell’11 gennaio 2014, un documento contenente le richieste dei danneggiati per la tutela dei loro diritti.

È stata una lunga battaglia, fatta di convegni, rapporti con i politici, partecipazione alle audizioni, diffusione di comunicati alla stampa ed ai politici anche tramite tutte le sedi dell’AIFVS, ed addirittura pubblicazione a pagamento di una lettera su La Repubblica il 12 settembre 2012! Una battaglia iniziata dall’AIFVS ancor prima, poiché il 3 agosto del 2011 il Governo aveva varato uno schema di tabelle che dimezzava i risarcimenti alle vittime della strada rispetto alle Tabelle di Milano, riconosciute dalla giurisprudenza quale parametro di riferimento nazionale. A nome delle vittime della strada abbiamo fatto sentire il nostro dissenso, ed il Parlamento ha rimediato a fine ottobre con la votazione a larghissima maggioranza della Mozione Pisicchio, impegnando il Governo “a ritirare lo schema di decreto e a definire come valido criterio di riferimento i valori previsti nelle Tabelle del Tribunale di Milano”.

La decisione della Camera non era per niente scontata, tant’è che nel 2012, nei successivi incontri con il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, prof. De Vincenti, riscontravamo sempre l’orientamento a sostenere gli interessi delle Assicurazioni e non le ragioni delle Vittime. Ed anche il Ministro alla Salute Balduzzi ha tentato di approvare uno schema di decreto contrario ai diritti delle vittime, tentativo contrastato negli incontri con il Capo di Gabinetto, il consigliere Guido Carpani, e nell’ulteriore incontro del 16 aprile 2013, a cui partecipò una delegazione dell’Ania, ci siamo opposti ad un accordo al ribasso in danno delle vittime, bloccando l’approvazione del decreto.

Nell’audizione del 14 novembre 2013 presso la VI Commissione Finanze della Camera, tenuto conto di fuorvianti comparazioni, abbiamo dimostrato come il risarcimento del danno alla persona in Italia si collochi in una posizione mediana. Nelle successive audizioni, del 12 giugno 2015 presso la Commissione Finanze della Camera riunita con la X^ Commissione delle Attività Produttive, dell’11 novembre 2015 con la Commissione X^ Industria del Senato sono state ancora chiarite e documentate le ambiguità del sistema assicurativo, frutto della creazione della “Carta di Bologna”, ufficializzata come documento base del movimento per un mercato assicurativo concorrenziale e in grado di garantire al danneggiato la possibilità di scegliere il proprio medico, il proprio riparatore e di ottenere un giusto ed equo risarcimento. Il movimento ha riscontrato l’attenzione dei politici, sostenendo la possibilità di proposte di legge elaborate dal basso, che tengano conto dei diritti dei danneggiati e non degli interessi dei poteri forti. Da parte nostra il riferimento era sia al tema delle pene con misure che ne assicurino l’espiazione, e sia al tema del risarcimento, con l’indicazione delle Tabelle di Milano.

I risultati ottenuti con il ddl concorrenza il 2 agosto 2017 rappresentano per l’AIFVS una vittoria, poiché scongiurano l’abbassamento dei risarcimenti per le vittime della strada ed annullano le richieste riduttive dell’Ania, stabilendo per legge che “la tabella unica nazionale è redatta, tenuto conto dei criteri di valutazione del danno non patrimoniale ritenuti congrui dalla consolidata giurisprudenza di legittimità”. Un’affermazione che rimanda alla Tabella del Tribunale di Milano, i cui valori monetari sono ritenuti congrui dalla Suprema Corte di Cassazione. Il riconoscimento dei diritti delle vittime da parte dei decisori, ottenuto con faticoso impegno, gratifica l’AIFVS degli sforzi compiuti e sollecita tutti noi a continuare perché gli ulteriori sviluppi siano sempre a garanzia dei diritti delle vittime.

A tal fine dobbiamo vigilare perché il Ministero dello Sviluppo economico rispetti rigorosamente il dettato normativo senza farsi influenzare dalle numerose pressioni dei potenti gruppi assicurativi che, ora come allora, possono continuare nella loro azione, anche alla luce della lettura di recenti comunicati stampa. Auspichiamo, inoltre, che la medicina legale indipendente e non soggetta alle pressioni delle mandanti contribuisca all’elaborazione di tabelle medico legali aggiornate, che non ubbidiscano a freddi meccanicismi ma tengano conto delle reali sofferenze delle Vittime della Strada.

Giuseppa Cassaniti Mastrojeni
Presidente AIFVS

La missione di Goffredo Palmerini è centrale e maestra – di Franco Ricci, Università di Ottawa (Canada)

F.Ricci-G.Palmerini

9 agosto 2017

La missione di Goffredo Palmerini è centrale e maestra

Dando voce a chi non l’aveva, fa capire a tutti che esiste un fitto arazzo di personaggi e situazioni,

di comunità ed eventi che varcano i confini di quell’Italia brava gente rimasta a giocare in casa.

di Franco Ricci *

Conosco Goffredo Palmerini ormai da qualche anno, da quando nel 2001 accompagnò il Coro della Portella in una tournée in Canada. Ancora non si era imbarcato nella sua nuova carriera di ambasciatore abruzzese, girovagante straordinario. Ma i semi erano già tutti presenti. Uomo temperante, signorile ed elegante come la città che ama e difende, le cui qualità e valenze diffonde e simultaneamente riscopre all’estero. Sicuro e deciso, rappresenta quell’indole abruzzese di gentilezza d’animo, fede nel prossimo, fierezza di pensiero e forza nel lavoro, che poi rivela e valorizza nei tanti meravigliosi ed appassionati scritti su personaggi, eventi, notizie, comunità ed associazioni, raccolti nel suo ultimo libro L’Italia nel cuore.

La stessa versatilità ed apertura verso le opinioni altrui che formano la sua indole, lo accomunano ai personaggi che scopre sparsi nel mondo, anche loro come lui avventurosi di spirito, ma regolati da un barometro decisamente abruzzese. E quindi moralmente sani e senza paure, operosi e ingegnosi, quelle stesse qualità che distinguono tutti gli abruzzesi, confermate nelle tracce e nelle impronte che lasciano gli emigranti abruzzesi nel mondo. Un popolo asciutto, solidale, forgiato dai tanti frequenti terremoti che nei secoli hanno segnato terribilmente la nostra gente ed hanno lasciato un’indelebile cicatrice sulla sua fisionomia rendendolo coraggioso, scaltro, preparato alle insidie e un pizzico fatalista. Tutte qualità – vi posso assicurare – che ben servono all’emigrante e che peraltro, nelle condizioni più difficili, lo aiutano alla sopravvivenza.

Ancor oggi, qui all’Aquila, come nelle comunità abruzzesi altrove, dopo settimane e mesi che sono diventati anni, questo carattere temperante ben serve a mantenere quella compostezza e dignità che tanto colpì i commentatori della sciagura del non troppo lontano 6 aprile. Non c’è da stupirsi, quindi, se gli abruzzesi nel mondo abbiano fatto tanta strada nei campi più disparati, come testimonia Goffredo ancora una volta nel suo ultimo libro L’Italia nel cuore. Non poteva essere altrimenti.

Il libro di Goffredo Palmerini accavalla il tempo, anzi accorcia lo spazio e il tempo tra le comunità abruzzesi sparse nel mondo, concentrandosi e soffermandosi, secondo lo stesso Goffredo, su sensazioni, emozioni, racconti di vita, rendendole straordinariamente simili nella loro più svariata eterogeneità. Sono racconti in cui le divergenze del campanile scompaiano e tutti gli emigranti italiani si sentono un po’ abruzzesi, ricomposti nel loro essere dimezzati canadesi o americani o tedeschi argentini australiani, per sentirsi interi.

Palmerini dà voce a questa solidarietà insigne, dà voce a chi non l’aveva prima, a un settore vitale disagiato in primis perché si trova lontano da casa, poi perché la casa che si è costruita con interminabili lotte, con sacrifici, con lavoro e pianto, non è, in ultima analisi, veramente casa sua, e infine perché, nonostante le sembianze del successo, l’emigrante all’estero vive costantemente il trauma odierno d’una nostalgia irrefrenabile per ciò che forse non ha mai conosciuto e che probabilmente non esiste più.

Franco Ricci (2° da dx) e docenti americani, a L'Aquila

Leggo Goffredo Palmerini come una Bibbia di questi itineranti, un promemoria di esodo e diaspora che rivela agli italiani in Italia una realtà migratoria per troppo tempo insaputa e che si trova sparsa sui cinque continenti. Si parla spesso, oggi, delle nuove generazioni, soprattutto quella terza generazione di giovani che, a differenza della seconda generazione spesso restia ad accettare usanze e costumi dei genitori, cerca le proprie radici in un gioco di specchi al rovescio, cercando di annusarne le essenze della propria identità. Da Manhattan a Washington, da Buenos Aires al Belgio, da Boston a Palermo, un rosario di motivazioni che puntano in pluri-direzioni ma che mirano un solo obiettivo: sentirsi abruzzesi.

Io pure, perenne giocatore in trasferta, sono – lo confesso – diffidente e, nonostante le mie moderate speranze, non nego che non credo, non riesco cioè a constatare un interesse crescente nella valorizzazione della cifra italiana, delle nostre comunità all’estero. E ciò nonostante i miei anni passati in mezzo a tanti giovani, sia negli Stati Uniti che in Canada, in congressi organizzati anche da me proprio per loro. Tutti pronti e decisi certamente a vivere la bella vita italiana, ma poco inclini ad escutere e approfondire le dure verità dell’emigrazione, le sofferenze dei propri avi, il casolare d’eredità spesso abbandonato e con il portone fracido.

Nascono così organizzazioni ed enti ispirati politicamente, mirati a rilanciare – badate il termine “rilanciare”, cioè tornare al passato per riabilitarlo – quello spettro dell’associazionismo, fenomeno ormai decisamente superato. Oppure si cerca di capire i problemi degli emigranti, a prescindere dei loro pregi, tentando così di stilare programmi di iniziative spesso a scapito dei beneficiari. Si è voluto infine dar origine ad un ruolo politico per gli emigranti, in seno alla politica nazionale italiana, con tutti gli irrilevanti e improvvidi retroscena partitocratici che danneggiano gravemente l’ingente patrimonio delle generose comunità degli emigranti, creando divisioni e rancori. Certi enti di rappresentanza spesso non sono altro che il sipario per persone con ambizioni politiche, i cui interessi s’impaludano in riunioni, negli ultimi vent’anni sempre sullo stesso argomento.

Io, per esempio – forse un inadeguato ma provocatorio esempio – da un giorno all’altro, di punto in bianco, sono passato da figlio di emigranti nato all’estero ad essere un italiano nel mondo per pura motivazione politica di Roma e a scapito di qualsiasi desiderio – mio o d’altri come me – avessi sognato. Tutto ciò con l’unico scopo di creare ambasciatori per l’imprenditoria italiana, per il nuovo marchio Made in Italy. Ma io non sono un italiano, e ci sono voluti 33 anni per finalmente capirlo, nonostante tutto l’amore e la passione integrale che serbo per l’Italia. Né sono un americano, anche se ho passato tutta la mia vita nelle Americhe. Sono, invece, un Italo-Americano, con tutta una mia fisionomia socio-culturale che non si può sopprimere sotto un manto di ufficiosità politica, non voluta né richiesta.

Dico, quindi, che non ci credo a questi – chiamiamoli così – fuochi fatui dell’operosità ufficiale della volontà istituzionale, perché ho invece gran fiducia nella bravura e nello spirito di sacrificio dell’emigrante, nella sua capacità di confrontarsi e di conquistarsi il proprio territorio socio-culturale, politico ed economico. Credo proprio in quelle persone insigni le cui storie racconta Goffredo. Come Dan Fante, scrittore, poeta, drammaturgo di successo, figlio del famoso John Fante, un altro abruzzese d’origini umili che si alimenta con l’Italia nelle vene.

Dan, personaggio difficile, diffidente, intenso quanto il padre, un artista post-moderno e scomodo per autodefinizione. Un carattere, si potrebbe definire, torricellano: sempre orgoglioso comunque delle sue origini nell’entroterra abruzzese, rappresenta l’iconizzazione della sua discendenza e del titolo del racconto Il dio di mio padre, scritto dal padre John e che dà nome al Festival omonimo che si svolge ogni anno a Torricella Peligna. Oppure personaggi come lo stesso Goffredo Palmerini, Ilaria Guidantoni, Tiziani Grassi, Canio Trione, insigniti del prestigioso Premio per i Diritti Umani “Nelson Mandela”.

Credo piuttosto, da buon Italo-Americano, in quel fattore indiscutibile del potere dell’individuo, nella capacità trasformativa del singolo gesto, piccolo o grande, che puntualmente trova risonanza storica nella quotidianità di ogni singolo emigrante. Potremmo, in tal senso, dire che i personaggi e gli eventi che descrive Palmerini, le prolifiche situazioni vitali di preziosi tirocini di vita, le generosità economiche che si manifestano nelle nostre comunità, sono quegli sprazzi d’eccellenza e le gradite scoperte che contrassegnano le comunità abruzzesi in tutto il mondo e che rispecchiano il fenomeno migratorio nei suoi molteplici campi.

Il ruolo di Goffredo Palmerini, secondo me, in questo marasma confuso e intricato di relazioni, tutto all’insegna di quella dicotomia tra patria d’origine e patria d’elezione, è rilevante: è un ruolo chiave. Goffredo rappresenta una pietra miliare per lo sviluppo di un nuovo tipo di rapporto che comprende non solo il giornalismo come reportage, ma con i suoi scritti egli installa un utilizzo dell’informatica che abbraccia e mette in rete imprenditori e operai, studenti e professori, commercianti e casalinghe, figli piccoli e grandi, appaltatori e pensionati, in un nuovo mondo virtuale ricco di relazioni vissute forsanche più intensamente, perché accomunati attraverso l’immediatezza del messaggio e del sentimento. Vedere e sentire i nostri co-emigranti in tempo reale via email, Facebook, Skype e iPad e sapere che stiamo tutti bene, che abbiamo saputo farci strada nonostante il fardello ereditato, vuol dire avere una nuova forza integrale che ci spinge a cercare nuovi contatti e possibili orizzonti da varcare.

Come scrisse Petrarca, parlando degli antipodi del globo e riferendosi a S. Agostino – Petrarca, dicevo, parlando degli antipodi, si domandava “chissà quali storie o genti ci attendono laggiù”. La risposta, a chi se l’è posta come me, ora ce l’abbiamo. Tutto merito di Goffredo Palmerini, che queste storie e genti ce le racconta e lascia che si raccontino. In questo mondo on-line ecco che leggiamo di Laura Benedetti, direttore del dipartimento di italiano della Georgetown University di Washington D.C., professoressa e scrittrice aquilana che rileggendo i nostri classici, in particolare La Gerusalemme liberata di Tasso, prende spunto per creare nuovi personaggi femminili che nascono nell’ombra della Diana tassiana.

Scopriamo Stefano Pelaggi, che con il suo libro Emigrazione italiana e colonialismo in America Latina, un testo incentrato sui tentativi del Regno d’Italia di coniugare i flussi migratori con le esigenza della politica estera e commerciale della nuova nazione. Accompagniamo lietamente Mario Fratti, che continua a stupirci con le sue opere e con i graditi successi a Broadway. Impresa difficile se non praticamente impossibile anche per i più bravi americani, ma non per il nostro abruzzese cult, ormai nell’olimpo del teatro, che peraltro continua a sorprenderci con due generi letterari diversi dalla drammaturgia: il romanzo e la poesia.

E qui dovrei aggiungere anche le tante notizie su presentazioni di libri, mostre d’arte, cerimonie di premi ed omaggi, aperture di centri culturali e sportivi, per concludere con le tante manifestazioni di amicizia che valorizzano la presenza degli emigranti abruzzesi nel vivo tessuto delle proprie comunità. Piccoli miracoli, raccontati come fioretti preziosi di operette morali, che illustrano viaggi della speranza in terra straniera riportati in Italia e poi diventati storie di successo, tutto nell’arco d’una generazione, passando dall’essere malvisti e discriminati fino a stare nei Parlamenti e nei Governi delle Nazioni, in settori importanti della società e della cultura, fino a diventare anche capitani d’industria, come avvenuto per la più grande industria automobilistica italiana nel mondo.

Sono modelli d’eccellenza che trovano sbocco in personaggi trainanti che permettono lo sviluppo economico, politico e sociale delle nostre comunità. Come un fitto dialogo tra un contesto ricco d’orizzonti promettenti ed emergenti ed uno a volte ripiegato sulla propria austera ma sempre elegante indole storica, questo libro di Goffredo Palmerini rivela una comune ansietà contemporanea riguardo quei problemi d’identità personale, d’identità etica e infine d’identità nazionale che si erode in un mondo sempre più divorato dal consumismo e dall’indifferenza.

Palmerini, in questo libro, racconta sia l’abruzzese emigrante sia l’abruzzese che non ha mai varcato la frontiera, ma che entrambi conquistano il successo con le proprie imprese, che possono anche sembrare momenti di redenzione personale ma non di riscatto. La propria dignità l’abruzzese non l’ha mai persa; non ha mai dovuto ridiventare italiano o abruzzese nel mondo, perché questo sentimento intimo non si è mai affievolito.

La missione di Goffredo Palmerini – e non a caso la definisco missione – è invece centrale e maestra. Dando voce a chi non l’aveva, fa capire a chi non ci ha mai pensato o a chi ha facilmente dimenticato, che esiste un fitto arazzo di personaggi e situazioni, di comunità ed eventi che varcano i confini di quell’Italia brava gente che è rimasta a giocare in casa. Questo suo giornalismo ricco di curiosità e desiderio di conoscenza varca frontiere invisibili, creando un mondo virtuale pulsante di chiarezza e nettezza, al di là del solito reportage colonialistico di osservatore colto, per diventare invece un tramite di colloqui vivaci e di reciproco rispetto. E per questo, da Italo-Americamo con l’Italia nel cuore, io non posso che ringraziarlo. 

*docente Università di Ottawa (Canada 

Ricci Franco cover - L'Italia nel cuore

CIVITA D’ANTINO RICORDA KRISTIAN ZAHRTMANN A CENTO ANNI DALLA SCOMPARSA – Civita d’Antino, 18 agosto 2017

 

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CIVITA D’ANTINO RICORDA ZAHRTMANN A CENTO ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

Nel centenario della morte dell’autorevole pittore danese Kristian Zahrtmann (1843-1917), Civita d’Antino ricorda lo straordinario protagonista di quel singolare cenacolo scandinavo che dal 1883 al 1915 caratterizzò il paese abruzzese che, proprio grazie a Zahrtmann, legatissimo ai paesaggi montani, ai costumi locali e alle tradizioni popolari e religiose, nonché all’innato spirito di ospitalità che avvertiva nella popolazione, divenne sede italiana della sua scuola che attirò decine di artisti provenienti soprattutto dalla  Danimarca, ma anche da Norvegia, Svezia e Finlandia.

Negli ultimi anni una parte significativa di opere è tornata in Italia per merito della Fondazione Pescarabruzzo.

La figura di Zahrtmann e i suoi forti legami con  Civita d’Antino, di cui fu mecenate, benefattore e anche cittadino onorario,  saranno ricordati a Civita il prossimo 18 agosto 2017, alle ore 18, presso il Museo Antinum – Piana Santa Maria, in un incontro pubblico, che sarà introdotto da Mauro Rai, presidente dell’Associazione Culturale “Il Liri”, cui seguirà il saluto del v. sindaco, Alessio Tomei, che aprirà il dibattito al quale parteciperanno Marco Nocca (storico dell’arte,  Accademia BB.AA. di Roma), Manfredo Ferrante (Archivio Ferrante), Antonio Bini (autore di  “L’Italian dream di Kristian Zahrtmann”),  Roberto Zaina (creatore del sito www.civitadantino.com), Goffredo Palmerini (scrittore e giornalista); Sergio Bini (Università LUMSA di Roma). Paolo Accettola (Centro Studi Sorani “Vincenzo Patriarca” di Sora).

La giornalista Maria Caterina De Blasis, coordinerà i lavori e  leggerà alcuni scritti con cui  Kristian Zahrtmann descrisse il suo primo soggiorno a Civita nell’estate 1883.

Nel corso dell’incontro sarà presentata la cartolina commemorativa del centenario, che riproduce un dipinto del 1905 di Johannes  Wilhjelm, nel quale il maestro viene ritratto mentre dipinge in piazza, circondato dalla comunità civitana incuriosita. La cartolina, in edizione limitata, sarà distribuita gratuitamente ai presenti. Nell’occasione sarà esposto anche il ritratto di Kristian Zartmann eseguito dal suo allievo Carl Mathorne.

L’iniziativa – promossa dal Comune di Civita d’Antino – viene realizzata con la collaborazione della rivista trimestrale “D’Abruzzo”, della Associazione Culturale “Il Liri” e dell’Antica Osteria Zahrtmann.

 

Comunicato stampa: Molise Noblesse: il Molise esiste eccome, ed è nobile. nobiltà territorio, nobiltà emigrazione. A Bojano il brand per la promozione turistica

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COMUNICATO STAMPA

MOLISE NOBLESSE: IL MOLISE ESISTE ECCOME, ED È NOBILE! A BOJANO L’AMBIZIOSO PROGETTO DI UN BRAND PER LA PROMOZIONE DEL TERRITORIO.

sommario

PER DISVELARE IL MITO MOLISE. MERCOLEDÌ 9 AGOSTO ALLE 18 A PALAZZO COLAGROSSO. IL PROGETTO PARTE DAL MESSAGGIO VIRALE CHE DA QUALCHE ANNO HA PORTATO L’ATTENZIONE SUL “MOLISE CHE NON ESISTE”. I PROSSIMI EVENTI DEL MOLISE NOBLESSE FESTIVAL SARANNO LE NOTTI TURCHESE, IL 17 E 18 AGOSTO A MONTEVERDE E BOVIANUM CAPUT PENTRORUM IL 24 AGOSTO A PALAZZO COLAGROSSO.

Il Molise non esiste? Altro che. Esiste ed è nobile. A dirlo è il “Movimento per la Grande Bellezza di una piccola Regione” del “Centro Studi Agorà” e del quotidiano internazionale “Un Mondo d’Italiani” che, con l’”Istituto Italiano Studi Filosofici”, hanno organizzato un evento speciale, MOLISE NOBLESSE, sottotitolo “Il Molise esiste, ed è nobile. Disveliamo il Mito della nobiltà del Molise e di una Emigrazione riscattata da immagini stereotipate e obsolete. Un brand per la promozione del territorio”, che si terrà al Palazzo Colagrosso di Bojano, Aula Universitaria, Mercoledì 9 agosto 2017 a partire dalle 18.00, moderato dalla giornalista Sabina Iadarola, con il patrocinio di Comune di Bojano, MolisE’, Regione Molise, Servizio Civile Turchese, Il Pentagramma e Aitef e inserito nel cartellone dell’Agosto Bojanese proposto da ViviBojano.

Interverranno: Mina Cappussi direttore Umdi, giornalista e scrittrice; Giulio De Jorio Frisari, Istituto Italiano Studi Filosofici e visiting professor Università di Tessalonica; Natalino Paone studioso, scrittore; Pasquale Lombardi, Assessore del Comune di Fornelli. Porteranno i saluti: Clementina Columbro, neo assessore alla Cultura del comune di Bojano, e Nico Ioffredi, consigliere delegato alla Cultura della Regione Molise. Seguiranno le testimonianze. L’evento fa parte del Molise Noblesse Festival, ideato da Mina Cappussi, e organizzato con i comuni di Fornelli e di Gildone e numerosi partner.

Il Molise – spiega la Cappussi – può situarsi a pieno titolo nella rete internazionale della Cultura e dei Viaggi tra Storia, Memorie, Arte e Territori sul filo conduttore della nobiltà di una terra che ha un grande potenziale da sviluppare e lo fa con una serie di iniziative volte a costruire una memoria collettiva nel senso dell’appartenenza e nel riscattare l’idea di emigrazione dalla sua genericità controversa e anonima, quella, per intenderci, della tanto abusata valigia di cartone legata con lo spago, per avviare un percorso selettivo (con il carattere della continuità) di studi e ricerche destinate a far sì che l’emigrazione italiana nel mondo diventi suggestiva, indicando itinerari storici, letterari, filosofici, artistici alla scoperta del genio italiano e di ciò che, nello specifico, i molisani sono riusciti ad esportare oltre i confini regionali, contribuendo a costruire quell’immagine dell’Italia, patria universale della Cultura, della Bellezza, del Gusto e dell’Eleganza, che è alla base della fortuna economica del Made in Italy. Lo facciamo attraverso ricerche e iniziative volte a valorizzare i personaggi storici e i talenti molisani, e a far conoscere i mille volti della regione, i paesi, le chiese, i castelli, le dimore storiche, i luoghi caratteristici, le tradizioni (anche attraverso esperienze sensoriali, percorsi d’arte, concerti, piece teatrale). Intendiamo costruire una immagine suggestiva del Molise “LA GRANDE BELLEZZA DI UNA PICCOLA REGIONE” che sia appetibile all’esterno; gettare le basi per una lettura consapevole, dall’interno, da parte degli stessi molisani, della “nobiltà” del Molise autentico; sviluppare un focus sugli intellettuali molisani emigrati nell’ottica della valorizzazione del territorio attraverso la nobiltà delle genti molisane. Insomma, sarà anche ambizioso, ma intendiamo dar vita ad una nuova identità del Molise, un brand, come si dice, da interiorizzare qui in regione e far veicolare alla comunità molisana all’estero. Il progetto parte dal messaggio virale che da qualche anno ha portato l’attenzione sul “Molise che non esiste” utilizzando a proprio vantaggio l’imprevista notorietà data alla regione. Ovvero, il Molise esiste ed è Nobile. Per tradizioni, per storia, per accoglienza, per bellezze naturali, per dignità del suo popolo, discendente dei fieri Sabini. La nobiltà del Molise e della sua emigrazione devono diventare un segno distintivo della Regione, attraverso personaggi illustri che hanno fatto la storia (e che saranno valorizzati nel territorio in cui sono nati o dove hanno operato) ed eccellenze di oggi che tengono alto il nome della regione. La strategia proposta è quella dell’attrattività di eventi in grado di coinvolgere attivamente il pubblico autoctono e i turisti (pranzo in abiti d’epoca con concerto di arpa su spartiti originali, ricostruzione drammatizzata di una riunione di intellettuali al castello, un defilee di abiti d’epoca). L’obiettivo è quello di affermare il Molise come polo attrattivo per un turismo di nicchia, un turismo slow, un turismo del benessere e della natura, sempre intimamente connessa allo sviluppo antropico. Personaggi come De Attellis, Tiberio, Giovannitti, Pallotta, tanto per fare qualche esempio, saranno presentati in modo accattivante, ma sempre secondo una rigorosa ricerca scientifica, in modo da attirare le nuove generazioni, per riconnetterle alla bellezza delle radici, creando una sorta di “calendario” che si arricchisca ogni anno di nuovi contributi”.

Ci portiamo dietro una grave lacuna culturale – continua il direttore del quotidiano Un Mondo d’Italiani – perché non stiamo insegnando ai giovani l’orgoglio dell’appartenenza, a cominciare dai Sanniti Pentri: chi conosce Comio Castronio, il leggendario comandante di cui parlano gli storici, che capeggiò il Ver Sacrum dei Sabini? Noi vogliamo riscattare la memoria delle terre molisane dall’oblio e dalle distorsioni. Solo conoscendo e diffondendo il valore dei molisani di ogni epoca ci riprenderemo la dignità che ci spetta attraverso quella “Nobiltà del Molise” che deve essere il filo conduttore di un programma per la promozione del Molise”.

Itinerari del Potere tra Dimore, Memorie, Territori, ricostruzioni storiche – interviene il prof. Giulio de Jorio Frisari – il pranzo dei Pandone e dei D’Afflitto, due famiglie potentissime dell’umanesimo meridionale molisano, insieme alle genealogie illustri di famiglie quali Di Capua, Pandone, D’Afflitto, D’Alessandro, De Lellis, Petrecca, D’Alena, Frisari, De Jorio, Giacchi, Selvaggi, Di Gennaro, Di Costanzo, Fascitelli, Manes, Acquaviva”.

Cruciale in tal senso la partnership con l’Amministrazione Comunale di Fornelli, con il comune di Gildone e con il Castello di Macchia d’Isernia, la scelta delle dimore storiche di tutta la regione.

L’intero progetto si sviluppa sul filo conduttore della “nobiltà” del Molise e dell’emigrazione, puntando tutto sul piano comunicativo, con l’intento di veicolare la realtà di una regione poco conosciuta, che potrebbe diventare interessante destinazione turistica. La Grande Bellezza, appunto, di una piccola regione!

I prossimi eventi del Molise Noblesse Festival saranno le Notti Turchese, il 17 e 18 agosto a Monteverde e Bovianum Caput Pentrorum il 24 agosto a Palazzo Colagrosso.

 

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COMUNICATO STAMPA

MOLISE NOBLESSE:

LA NOBILTA’ DEL MOLISE E DELL’EMIGRAZIONE.

IL MOLISE ESISTE ECCOME, ED È NOBILE! A BOJANO L’AMBIZIOSO PROGETTO DI UN BRAND PER LA PROMOZIONE DEL TERRITORIO.

 

sommario

PER DISVELARE IL MITO MOLISE. MERCOLEDÌ 9 AGOSTO ALLE 18 A PALAZZO COLAGROSSO. IL PROGETTO PARTE DAL MESSAGGIO VIRALE CHE DA QUALCHE ANNO HA PORTATO L’ATTENZIONE SUL “MOLISE CHE NON ESISTE”. I PROSSIMI EVENTI DEL MOLISE NOBLESSE FESTIVAL SARANNO LE NOTTI TURCHESE, IL 17 E 18 AGOSTO A MONTEVERDE E BOVIANUM CAPUT PENTRORUM IL 24 AGOSTO A PALAZZO COLAGROSSO.

con preghiera di pubblicazione, nei modi e con i tempi che riterrete, se in linea con le esigenze redazionali, possibilmente prima di mercoledì 9 agosto, giorno dell’evento. Cerchiamo di fare cultura senza contributi, senza aiuti, senza soldi.

Almeno abbiamo l’appoggio e la vicinanza dei colleghi giornalisti.

Grazie!

mina cappussi

Ufficio Stampa

MOLISE NOBLESSE FESTIVAL

Movimento della Grande Bellezza di una piccola regione.

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Direttore

UN MONDO D’ITALIANI  — ITALIAN INTERNATIONAL DAILY MAGAZINE  

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Farindola – La cuccumella della speranza

 

 

inaugurazione

FARINDOLA ACCOMPAGNA CON SPERANZA L’IMPRESA DEI RAGAZZI DI RIGOPIANO

Inaugurata la “Cuccumella”, struttura turistica realizzata con il sostegno della CEI e la solidarietà di una intera comunità

Antonio Bini

A Napoli per Cuccumella si intendeva la tradizionale caffettiera in alluminio, in Etruria il termine indica il tumulo funerario etrusco, mentre in Abruzzo la parola identificava nel linguaggio popolare un’umile scodella. Ed é a quest’ultima accezione che riconduce la denominazione prescelta per la nuova struttura turistica inaugurata a Farindola, nel paese ancora sconvolto dalla tragedia di Rigopiano dello scorso mese di gennaio, che si è venuta ad aggiungere ai riflessi provocati dal terremoto e dal maltempo.

A dare vita all’impresa sette giovani di Farindola, già dipendenti del resort travolto dalla valanga, che hanno costituito la cooperativa TU.TE.VE (Turismo Terre Vestine), che comprende come partner tecnico anche il T.O. Wolftour di Penne.

La piccola struttura, con 12 posti letto e una sala ristorante-pizzeria, che può ospitare fino a 100 persone, alla quale si aggiunge un’area relax, sorge al di sopra dell’area nuova del paese, cresciuta disordinatamente negli ultimi anni. Un paradosso, considerato che il paese, che oggi conta 1500 abitanti ca., in sessant’anni ha perduto due terzi della popolazione. Ma la posizione della struttura, una sorta di terrazza panoramica, è tale da essere orientata soltanto verso il grandioso paesaggio del Gran Sasso d’Italia.

L’iniziativa è stata possibile grazie al sostegno economico della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ha permesso la ristrutturazione e l’adeguamento della struttura attraverso i fondi dell’8x mille.

Ho voluto raggiungere Farindola prima dell’inaugurazione per cogliere il clima dei preparativi e per cercare di comprendere lo spirito che anima questi giovani, sui quali, oltre al lavoro perduto, pesa il ricordo delle 29 vittime dell’Albergo ed in particolare dei 10 colleghi morti e dello stesso gestore, Roberto Del Rosso, che avevo conosciuto negli anni scorsi come appassionato sognatore dello sviluppo turistico del Gran Sasso. Alcuni di loro sarebbero dovuti essere lì quel tragico 18 gennaio, dando il cambio ai loro colleghi, se solo la neve l’avesse permesso.

Ho potuto facilmente riscontrare come i ragazzi – Paolo Misero, Grazia Colangeli, Alice Misero, Giovanni Nebbioso, Fiorella Costantini, Alice Misero e Alessandro Iezzi – fossero affettuosamente circondati da familiari, parenti e amici impegnati in una miriade di azioni di completamento, decoro e preparazione dei vari contorni legati alla inaugurazione. Percepisco come questa viva partecipazione si sia registrata anche nelle precedenti settimane, con interventi di recupero realizzati a tempo di record, che hanno permesso alla preesistente struttura di tornare a nuova vita. Parlando con Paolo Misero, presidente della Cooperativa, appena ventiquattrenne, ma già con cinque anni di esperienza maturata alle spalle a Rigopiano come addetto alla reception del centro benessere, colgo il senso di responsabilità di questa operazione, che rappresenta per lui e gli altri l’unica occasione per restare, non disperdendo, quel sorprendente patrimonio di professionalità sorprendente sviluppate nel resort, una struttura che nel corso degli anni era stata in grado di attrarre e ospitare personaggi di fama internazionale, come George Cloney, Giseppe Tornatore e altri, che anche per questo ha rappresentato una straordinaria “scuola” di formazione on the job per tanti giovani del territorio. Si percepisce che Paolo e gli altri giovani costituiscono un team legato da un mix fatto di amicizia e di un collaudato affiatamento professionale.

L’importanza materiale e simbolica dell’inaugurazione è testimoniata dalla partecipazione del segretario generale della CEI, monsignor Nunzio Galantino, che ha affermato come: «A differenza di qualche mese fa, le lacrime di stasera sono di speranza. La speranza di un gruppo di ragazzi che si ritrovano insieme, con il coraggio e la voglia di ricominciare.

Alla inaugurazione è intervenuto anche il direttore della Caritas italiana, don Francesco Soddu, che nel suo breve intervento come si sia voluto lasciar un segno “che però non deve restare chiuso in se stesso, ma deve diventare attrattore di altre risorse che nel territorio ci sono, le quali devono mettersi in moto».” Insomma, un invito a fare sistema, anche con altri paesi limitrofi.

Presente anche l’arcivescovo della Diocesi Pescara-Penne, Tommaso Valentinetti, che è stato vicino alla comunità vestina e parenti delle vittime e che ha ricordato i momenti di sofferenza e di dolore vissuti, “ma in essi non potevamo rimanervi prostrati. Dovevamo rimettere al centro la speranza.” A lui e a don Marco Pagnello, responsabile della Caritas di Pescara, si devono i proficui rapporti con la CEI e altre forme di assistenza.

Un invito a non dimenticare ma al tempo stesso una forte esortazione ad andare avanti, superando una sorta di angosciosa paralisi che ha avvolto il paese, dopo la situazione di emergenza del gennaio scorso, con il rischio concreto del suo abbandono da parte di molti dei suoi abitanti. Sotto questo aspetto, il mirato intervento della CEI si presenta in modo esemplare, non essendo in alcun modo assimilabile ad ordinari strumenti finanziari pubblici, cogliendo nel sostegno dato una occasione per una più ampia opportunità di rilancio sociale riguardante non già una cooperativa ma un’intera comunità. Non a caso nel suo intervento il giovane sindaco Ilario Lacchetta, ha parlato, senza retorica, di “giornata di sole, dopo tanto buio”.

Antonio Stroveglia (Wolftour), che vive nella vicina Penne, divenuto una sorte di fratello maggiore dei sette, mi conferma come dietro quest’impresa nelle ultime settimane si sia sorprendentemente mosso un intero paese.

Con piacere apprendo che dopo il terribile gennaio si è registrato il superamento della forte conflittualità che ha caratterizzato in passato i rapporti tra i principali esponenti delle due parti politiche che si contendono la guida dell’amministrazione cittadina. Oggi queste persone sono tornate a salutarsi e probabilmente a collaborare per cercare di salvare insieme il paese.

Si intuisce facilmente il clima positivo che si muove intorno a questi giovani. Ma tutto è vissuto con sobrietà. Una forma di rispetto per quanti hanno lasciato la vita in quella tragedia, la cui memoria accompagnerà ancora per molto tempo questa comunità.

Una solidarietà e una vicinanza al progetto che non sono certamente meno importante del sostegno economico. Il percorso rimane complicato da vari fattori, a cominciare dalla strada per Rigopiano, non ancora riaperta al traffico, che pure rappresenta uno snodo tra le province di Pescara, L’Aquila e Teramo, in particolare per gli escursionisti diretti a Campo Imperatore, a Castel del Monte, Calascio, Santo Stefano di Sessanio e quindi a Castelli. Ma oggi i presupposti per ripartire ci sono. Praticamente collaterale all’apertura della nuova è il ripristino della sagra del pregiato pecorino di Farindola (3-7 agosto), prodotto bandiera del territorio.

Concludo queste note ricordando l’appello della scrittricei Dacia Maraini sulle colonne del Corriere della Sera nei giorni successivi alla tragedia di Ricopiano: “Dobbiamo risalire” – scrisse – “ritrovare il piacere di fare progetti, di credere nel futuro, di rimboccarci le maniche e ricostruire un senso della comunità, che vinca l’eterno brontolio, l’eterno insultarsi e disprezzarsi a vicenda, l’eterno dire no alle cose e al mondo”. C’è da augurarsi che il progetto della “Cuccumella” (l’equivalente dialettale di piccola scodella o recipiente), pur con le sue specificità, possa ispirare altre piccole comunità in difficoltà.

La nostra chiacchierata si conclude con un forte paterno abbraccio a Paolo Misero, che troverà il coraggio necessario per guidare la nuova impresa.

Prima di lasciare Farindola, noto nella piazza del paese un manifesto che annuncia la celebrazione di una messa in memoria di Gabriele Z. deceduto qualche giorno prima, a 80 anni, in Canada. Manifesti del genere si incontrano frequentemente girando tra i paesi spopolati dell’Appennino, costituendo una sorta di estremo saluto rivolto alle comunità di origine da tanti emigrati nel mondo alla conclusione della loro vita terrena. Davanti a questo manifesto, non posso fare a meno di pensare che questa piccola e familiare “Cuccumella” rappresenti oggi un simbolo di speranza affinché Paolo e gli altri giovani restino per concorrere alla rinascita di Farindola, anche come esempio per altri paesi dell’Italia centrale.

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VISITA TUTTO IL MONDO CON L’ITALIA NEL CUORE – di Franco Presicci

 

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26 luglio 2017

VISITA TUTTO IL MONDO CON L’ITALIA NEL CUORE

Goffredo Palmerini incontra gli italiani che hanno dovuto lasciare il loro paese, raccoglie storie e le racconta con stile amabile nei suoi libri. Il più recente sta riscuotendo consensi ovunque, anche oltre confine.

di Franco Presicci *

 

MILANO – Ogni capitolo un incontro, un viaggio, un evento, una scoperta…I libri di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore, sono sempre ricchi di fatti. Li va a cercare dappertutto: a Boston, a New York, in Romania, in Friuli…, dovunque un nostro migrante abbia dimostrato il proprio talento. E nei luoghi in cui venga celebrata la propria terra: l’Abruzzo. Immagino che abbia sempre pronta una valigia. Al Westchester Cultural Center della Grande Mela sono o stanno per essere esposte le eccellenze del Molise e dell’Abruzzo: arte, cultura, gastronomia, tradizioni, artigianato…? Ci va per fare cronaca e commenti con il suo linguaggio limpido, attraente, con sincerità e senza enfasi, senza ridondanze. A “Casa Abruzzo”, in via Fiori Chiari a Milano, in zona Brera, si parla di Perdonanza e del messaggio universale di Celestino V? Goffredo ascolta, annota, medita e poi scrive pagine esaurienti. In questi giorni da One Group Edizioni è uscita la sua opera più recente: “L’Italia nel cuore” (sottotitolo: “Sensazioni, emozioni, racconti di viaggio”).

Un libro che si legge con molto piacere; che ti prende per mano e ti conduce in paesi vicini e lontani, dandoti l’impressione di occupare un posto fra il pubblico in una manifestazione artistica; in una cerimonia per la consegna di una medaglia; in una grande serata newyorchese dedicata al teatro italiano; o di assistere a un’intervista dell’autore ad un poeta, ad un capitano d’industria, ad un uomo politico… Ci sono anche pagine sulle invasioni che i forestierismi compiono nella nostra lingua: offese contro la bellezza, l’armonia di espressioni spesso onomatopeiche. Si dice “cult” per indicare ciò che, per esempio nell’agone artistico, riscuote uno speciale apprezzamento; “movida” per vita notturna; “training” per allenamento sportivo; “tour operator” per organizzatore di viaggio; “tout court”, “location”… Anche l’uomo comune usa “management” per le funzioni relative alla conduzione di una struttura aziendale. E’ “chic”. Oddio, non è meglio elegante? No, bisogna distinguersi. Il provincialismo incalza.

E pensare che i nostri connazionali all’estero – rileva Palmerini, che li conosce bene – difendono con tenacia, convinzione e passione l’idioma della madre patria, cercano di tenerlo vivo anche perché è un legame indissolubile con il luogo d’origine. Questa meditazione è scaturita da una rappresentazione teatrale promossa a Firenze dalla Società Dante Alighieri in collaborazione con la Compagnia Le Seggiole. Testo, “Sao ko kelle terre” (l’inizio della Carta di Capua del 960), di Marcello Lazzerini, giornalista Rai e scrittore, Una domanda era d’obbligo, e Goffredo al commediografo l’ha fatta: il motivo di quel titolo dato allo spettacolo? “E’ il certificato di nascita della nostra lingua, sancito in un atto giuridico, il Placito Capuano, in cui la frase è riportata per la prima volta non in latino ma in volgare…”. Idea splendida, realizzata con supporto di immagini, filmati, esecuzioni musicali e l’interpretazione di brani tra i più notevoli della letteratura italiana. Un purista come Goffredo Palmerini non poteva lasciarsi sfuggire l’avvenimento. Come non si è lasciato sfuggire il convegno dedicato al ricordo di due donne abruzzesi straordinarie: Maria Federici e Filomena Delli Castelli, componenti dell’Assemblea Costituente e poi della Camera dei Deputati.

Affacciano sulla Constitution Avenue a Washington i due edifici della National Gallery of Art. Il più antico inaugurato nel 1941, fu progettato dall’architetto americano John Russell Pope. Conosciuto come il Palazzo Federale, ha ingressi su ognuno dei quattro lati, mentre la facciata principale è stata modellata con una rotonda a colonne, a guisa del Pantheon. Ha l’aspetto d’un grande complesso neoclassico, imponente, raffinato nel suo rivestimento in marmo rosa del Tennessee. Il progettista ha dato molta importanza alla luce naturale…”. E’ in questo edificio che, nel 1936, Andrew Mellon, banchiere, uomo politico, già ambasciatore in Gran Bretagna, volle istituire la National Gallery of Art con la propria straordinaria collezione d’arte. Palmerini non si limita a descrivere l’aspetto architettonico e la storia di questo capolavoro e dell’altro ad esso collegato, ma racconta puntualmente l’attività che vi si svolge, tra cui la messa in scena, il 25 gennaio scorso, di uno eccezionale evento letterario, artistico, musicale attorno a uno degli episodi più drammatici della “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso. Più d’uno i capitoli che ne “L’Italia nel cuore” danno notizie del teatro italiano a New York e in altre zone del mondo.

Naturalmente Palmerini rende omaggio a Mario Fratti, che, trapiantato nella Grande Mela dal ’63, ha dominato come autore i palcoscenici più famosi nel mondo. Il suo “Nine”, “tra i più affermati ‘musical’ di Broadway e vincitore di 30 premi internazionali, è in scena in Brasile con una nuova produzione artistica diretta Charles Moeller e Claudio Bothelo, per la regia di Paulo Nogueira”. Il 24 novembre del ’14, Fratti è tornato all’Aquila, dove è nato, e nell’aula magna dell’Università, presso la facoltà di Scienze Umane, è stata letta e commentata la sua raccolta di poesie giovanili, “Volti”. Goffredo dunque è anche un cronista scrupoloso, preciso, attento al dettaglio. Toccanti le pagine sulla croce di Lampedusa. “Portatela ovunque”, aveva detto Papa Francesco benedicendola il 9 aprile dell’anno scorso in piazza San Pietro. E la Croce ha fatto il giro d’Italia, con tappa a L’Aquila, per prendere poi la via per Squinzano, nel Leccese. Un viaggio per sensibilizzare la gente all’accoglienza di chi fugge dalla fame, dall’orrore della guerra. Un “forte segno di testimonianza spirituale, di armonia tra fedi e culture diverse, di solidarietà umana…”. Ce n’è bisogno. La cecità va diffondendosi; il cinismo alza sempre più i toni.

L’Italia nel cuore” è un libro interessantissimo. Popolato di personaggi che danno o hanno dato lustro al nostro Paese. Non solo all’Abruzzo. Tra questi, Dan Fante, deceduto a 71 anni a Los Angeles il 23 novembre 2015. Secondogenito del grande John, era scrittore, drammaturgo, poeta consacrato. Dan amava profondamente l’Italia, soprattutto la sua regione. Più volte tornò a Torricella Peligna, per partecipare al Festival letterario dedicato al padre, i cui libri in Italia sono pubblicati da Einaudi. Dan era amico di Goffredo. Si conobbero a Los Angeles nel gennaio del 2005. “Ero andato con una delegazione guidata dal sindaco della mia città per una serie di incontri istituzionali e di iniziative culturali…”. All’estero Goffredo Palmerini viene ricevuto da direttori di giornali, governanti, intellettuali e anche da semplici immigrati, di cui raccoglie sconfitte e conquiste. A Little Italy, dove è di casa, una folla entusiasta assistette alla presentazione del suo libro “L’Italia dei sogni”.

Il console generale d’Italia a Buenos Aires, Giuseppe Scognamiglio (dal 2015 ambasciatore in Kuwait), gli ha rilasciato una lunga intervista; e sempre a Buenos Aires Goffredo ha incontrato il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Maria Mazza. I dialoghi li ritroviamo in questo libro, che è presentato da Luisa Prayer, concertista internazionale (esibizioni in Austria, Polonia, Germania, Olanda, Stati Uniti, Giappone…); e da Carla Rosati, già docente di lingua e cultura italiana all’Università per stranieri di Perugia. ”L’Italia nel cuore” è stata già protagonista in diverse sedi, ricevendo consensi unanimi. Nato nel ’48 a L’Aquila, di cui per anni è stato amministratore, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, Goffredo Palmerini segue le comunità italiane all’estero da molti anni. La sua attività pubblicistica è intensa. Ricordiamo “Le radici e le ali”; “L’Aquila nel mondo”; “Oltre Confine”; “L’altra Italia”; “Abruzzo gran riserva”; “L’Italia dei sogni”. E’ inoltre un eminente studioso di emigrazione e fa parte, anche come autore, del comitato scientifico internazionale del Dizionario enciclopedico delle Migrazioni italiane nel mondo. Dal 2015 è coordinatore dell’Osservatore regionale dell’emigrazione della Regione Abruzzo.

*giornalista e scrittore

Franco Presicci, giornalista e scrittore, è nato nel 1933 a Taranto. Milanese d’adozione, ha lavorato per un’intera carriera come cronista di nera al quotidiano “Il Giorno” di Milano. Giornalista professionista, Presicci è un’istituzione tra i cronisti della cronaca nera milanese. Ha attraversato tutte le stagioni della criminalità, dai tempi dei sequestri e delle bische, fino al terrorismo e alla mafia. Tra gli altri riconoscimenti, nel 2016 gli è stato tributato il Premio alla carriera dal Gruppo cronisti lombardi “per una vita al servizio dell’informazione e del giornalismo”.

cover - L'Italia nel cuore 61-franco presicci 52-Dan Fante con Goffredo Palmerini 41-Perdonanza a Milano 23-Paganica-Clarisse con Croce di Lampedusa 21-Sao ko kelle terre, sulla scena 15-National Gallery of Art-West Building 11-Pescara, convegno su Maria Federici e Filomena Delli Castelli 7-Fratti e Tusiani.3 5 - Javier Girotto, Davide Cavuti, Paolo Di Sabatino 2d - Boston 1n - New York

Macerata, conferimento cittadinanza onoraria alla vice Presidente dell’Argentina, Gabriela Michetti

Consegna delle chiavi della città

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COMUNICATO STAMPA

LA VICE PRESIDENTE DELL’ARGENTINA MARTA GABRIELA MICHETTI CITTADINA ONORARIA DI MACERATA

Il sindaco Romano Carancini ha consegnato alla vice presidente le chiavi della città, che ha dato i natali ai suoi avi. In serata ha assistito alla prima della Turandot allo Sferisterio. La vice presidente Michetti “Questa giornata sarà uno dei più importanti ricordi della mia vita.”

MACERATA 21 luglio 2017 – La vice presidente dell’Argentina Marta Gabriela Michetti è cittadina onoraria di Macerata. A consegnare l’onorificenza, deliberata dal Consiglio comunale nei giorni scorsi, è stato il sindaco Romano Carancini e il Presidente del Consiglio comunale Luciano Pantanetti durante una cerimonia svoltasi venerdì 21 luglio nel cortile del Palazzo Municipale, alla presenza delle autorità regionali, locali e dei rappresentanti della varie istituzioni cittadine. Marta Gabriela Michetti origini maceratesi da parte della famiglia paterna, radici che l’alta carica dello Stato argentino non dimentica mai di ricordare, con orgoglio, nelle occasioni pubbliche e private.

Un conferimento – ha detto il presidente del Consiglio comunale Pantanetti aprendo la cerimonia – che vuole testimoniare pubblicamente l’onore che sente questa città di annoverare la vice presidente Marta Gabriela Michetti tra quei personaggi illustri che con la loro opera, il loro impegno, il loro spessore culturale e sociale, sono collegati, nella loro vita, alla comunità maceratese, apportando un significativo contributo a rendere la nostra città più conosciuta, più apprezzata e più amata in tutto il mondo. Credo che questa cittadinanza onoraria coroni il rapporto che da anni unisce Macerata all’Argentina – ha proseguito Pantanetti – grazie alla foltissima comunità di nostri concittadini molto integrata in quel Paese dell’America Latina, un rapporto antico, profondo, variegato, e possa rappresentare un ponte in grado di avvicinare maggiormente le nostre realtà e arricchire i rapporti a livello economico, sociale e culturale”. 

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Subito dopo ha preso la parola il sindaco Romano Carancini. «Il riconoscimento che oggi la Città di Macerata le conferisce, cara Vice Presidente – ha detto il sindaco –, vuole comunicare messaggi diversi e complementari: vuole innanzitutto essere una testimonianza di rispetto e un’assunzione di impegno verso l’Istituzione nelle sue cariche più alte e quindi verso chi, come Lei, sceglie di essere in prima linea e si assume la responsabilità di adempiere a importanti funzioni pubbliche per il bene di un intero Paese che, seppur dall’altra parte dell’oceano, ospita una folta comunità di italiani, molti dei quali di origini maceratesi, la cui provincia, non a caso, viene definita la più argentina d’Italia. Con questo conferimento, Macerata vuole farle una promessa, quella di avviare con forza e convinzione un percorso reciproco che possa aprire scenari di dialogo e permettere la costruzioni di ponti che possano essere attraversati in andata e in ritorno. Un percorso che Lei stessa ci ha invitato a intraprendere e che certamente consentirà alle nostre rispettive terre di dare e di ricevere, di scoprire e di accogliere».

Il sindaco, nel suo discorso, ha anche toccato il tema dell’internazionalizzazione, auspicando che, in un momento in cui i muri vanno superati e non eretti, «questo filo trasparente possa rafforzare anche il sistema delle Università e la rete di dialogo tra tutte quelle realtà che producono conoscenza, affinché possa tradursi in realtà la prospettiva di scambi di formazione e di interazioni volte allo sviluppo culturale e sociale dei nostri popoli. L’augurio è che si possano egualmente programmare azioni sinergiche che aiutino il reciproco sviluppo economico e che possano valorizzare le eccellenze e il valore delle arti e dei mestieri». 

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E’ stato anche toccato il tema Sferisterio e il sindaco ha espresso il desiderio «di portare un pezzo di Macerata al Teatro Coliseo di Buenos Aires, luogo dell’anima e gioiello di commistione culturale e artistica tra l’Italia e l’Argentina», individuando nella “Traviata” l’opera simbolo della nostra tradizione lirica.

A seguire la consegna della pergamena con la motivazione con cui il Consiglio comunale ha conferito la cittadinanza onoraria “Per l’affetto e l’attenzione che ha dimostrato nei confronti della città di Macerata e per aver rinsaldato e rinvigorito, con la sua vicinanza nei riguardi della nostra comunità, il sentimento di amicizia che lega indissolubilmente Macerata all’Argentina e ai tanti argentini che vantano origini maceratesi” e una chiave d’argento con lo stemma del Comune, un regalo simbolico per sottolineare che l’alta carica istituzionale argentina possa considerare Macerata come la sua casa. 

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La vice presidente Marta Gabriela Michetti ammettendo la sua emozione ha detto: ”Non potete immaginare cosa significhi per me. Grazie mille per tutto quello che avete fatto affinché io potessi ricongiungermi alle mie radici. Questa giornata sarà uno dei più importanti ricordi della mia vita. L’ultima volta che sono venuta a Macerata avevo 14 anni e allora era impensabile che sarei tornata a Macerata come vice presidente del mio Paese. Mi piacerebbe tanto avere qui mio padre ma è affetto da una malattia che non gli consente più di viaggiare, una cosa che ha amato tantissimo e ha permesso a noi figli di girare in mondo. Voglio rendere omaggio a lui che è sempre stato orgoglioso di essere italiano, da otto generazioni. In Argentina siamo tantissimi italiani e tutti abbiamo la stessa passione che avete voi verso la vita. Grazie al mio amico Romano”.

A chiudere la cerimonia il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli che ha ricordato l’importanza che riveste il legame degli emigrati marchigiani in Argentina con il loro Paese d’origine e per sottolinearla ha ricordato che: “Venti anni è stata istituita la Giornata delle Marche proprio per celebrare il senso di appartenenza e di identità con questa regione. Si è creato un rapporto di vicinanza con chi è partito tanti anni fa dalla nostra terra e ritrovare le radici è una cosa importante. L’iniziativa del Comune di Macerata è molto bella e la speranza è che queste radici diano frutti. Quella di oggi è una giornata di festa straordinaria, Una giornata magica”.

Al termine della cerimonia, che è stata accompagnata dalle note degli inni argentino e italiano eseguiti dalla Birbanda Santacroce diretta dal M° Emiliano Bastari, è stato organizzato un momento conviviale nel cortile di Palazzo Conventati. La serata si è conclusa all’arena Sferisterio dove la vice presidente Marta Gabriela Michetti ha assistito alla Turandot dei registi Forte/Ricci per la 53^ stagione lirica del Macerata Opera Festival. Sabato 22 luglio replica la Michetti assisterà all’esordio in arena di Madama Butterfly diretta da Nicola Berloffa.

La vice presidente lascerà Macerata domenica per Pieve Torina, centro durante colpito dal terremoto dell’autunno scorso, dove incontrerà il sindaco Alessandro Gentilucci da lì poi il viaggio verso Roma.

Nelle foto: alcuni momenti della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria alla vice presidente dell’Argentina Marta Gabriela Michetti

Attivo Uspinews il nuovo portale dell’informazione italiana di qualità

 

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Attivo Uspinews il nuovo portale dell’informazione italiana di qualità

UspiNews è il portale  lanciato dell’Unione Stampa Periodica Italiana USPI dedicato alla raccolta e divulgazione delle notizie dei giornali associati

di Mimma Cucinotta

 E’ partito www.uspinews.it,il nuovo portale per l’informazione avviato dall’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana), e  raggiungibile dagli indirizzi:

uspinews.it

informazioneitaliana.info 

USPI News è il portale dell’Unione Stampa Periodica Italiana dedicato alla raccolta e divulgazione delle notizie prodotte dai giornali associati all’USPI. La piccola e medio editoria, cui l’USPI particolarmente si rivolge, rappresenta un patrimonio di informazione soprattutto a livello locale, particolarmente legato al territorio. La quantità enorme di notizie utili e il flusso continuo di informazione, in tutti i settori di interesse generale, rappresenta un unicum nel panorama delle news e rende chiara a tutti l’importanza dei giornali associati ad USPI per la formazione dell’opinione pubblica e il pluralismo dell’informazione.

“Attivo da qualche giorno, il nuovo portale, partito in via sperimentale, raggiungerà una dimensione molto rilevante nel giro di pochi mesi, con tutte le piccole difficoltà di un’opera del genere” – ha evidenziato il segretario generale dell’Uspi Francesco Saverio Vetere, spiegando, che alla base di questo ambizioso progetto editoriale, l’Uspi ha sentito la necessità di segnalare il livello di una informazione corretta, veritiera ed affidabile, prodotta dai giornali associati.  Ecco perché Uspinews. ‘’Una informazione vera, lontana dalle fake news; il giornalismo come lo intendiamo da sempre, noi dell’USPI’’ – ha sottolineato Vetere aggiungendo – ‘’Nel panorama generale dell’informazione, sembrava giusto fare emergere le testate del nostro comparto che si qualificano per serietà, rispetto delle leggi e del sistema dei contratti e accordi collettivi sul lavoro dipendente e autonomo. Che si qualificano per essere in stretto rapporto con il territorio, nel caso dei giornali locali, e con le proprie aree di interesse, nel caso dei periodici di nicchia’’.

E’ chiaro, che la scelta di associarsi ad un organismo nazionale come l’USPI, dal 1953 in prima fila nell’azione di assistenza e rappresentanza dei propri iscritti (circa 3mila  testate periodiche, anche telematiche, edite o trasmesse con qualunque mezzo da medie e piccole imprese editoriali e da enti e associazioni non profit) non è certo un caso per i giornali che decidono di intraprendere questo percorso qualificato. Si tratta certamente, di realtà editoriali-giornalistiche al centro di una informazione seria a garanzia e nel rispetto della verità e di regole deontologiche, lontane da subdole manipolazioni nel settore della comunicazione. “Per questo pensiamo – conclude  Francesco Saverio Vetere – che UspiNews  possa diventare un punto di riferimento per chi cerca l’informazione italiana migliore e di qualità”. 

Vetere Uspi

Uspi scrive al ministro Luca Lotti in difesa delle testate online

 

Vetere segretario generale USPI

 

 “NON ESCLUDETE le TESTATE ONLINE”, l’USPI scrive al ministro LOTTI

La questione sollevata dall’Unione Stampa Periodica Italiana riguarda il credito d’imposta sugli incrementi degli investimenti effettuati in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica

di Mimma Cucinotta

ROMA, 11 luglio 2017 – L’esclusione delle testate giornalistiche online, dai media autorizzati a raccogliere pubblicità, sarebbe un segnale terribile per un settore in fase di crescita e sviluppo, destinato a dare sempre più impulso al pluralismo dell’informazione. E’ l’allarme lanciato dall’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI), in ordine all’emanando DPCM   sulle modalità e i criteri di attuazione del credito d’imposta sugli incrementi degli investimenti effettuati in campagne pubblicitarie  sulla stampa  quotidiana  e  periodica, normato dall’articolo 57/bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, conv. in Legge 21 giugno 2017, n. 96, e, in particolare, sui media autorizzati a raccogliere pubblicità.

‘’ Da diverse fonti, veniamo a conoscenza –  scrivono il  segretario generale USPI, Francesco Saverio Vetere e la sua vice Sara Cipriani, in una nota congiunta inviata al Ministro dello sport con delega all’editoria Luca lotti – che esiste un dubbio circa l’ammissibilità al beneficio delle testate on line, relativo al credito d’imposta sugli incrementi degli investimenti effettuati in campagne pubblicitarie  sulla stampa  quotidiana  e  periodica, perché non espressamente citate nella legge. Tale tesi negativa è contraria allo spirito e alle indicazioni del governo e della maggioranza (e, diremmo, anche al sentire comune) che hanno portato alla emanazione della Legge 198/2016  – sottolineano Vetere e Cipriani –  la quale ha sancito la definizione di “quotidiano on line” e l’ha inserita, a pieno titolo nell’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62 (“Definizioni e disciplina del prodotto editoriale”) e a tutte le precedenti leggi che hanno condotto  ad una completa equiparazione delle testate telematiche a quelle cartacee”.

 

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Nel porre all’attenzione del ministro Lotti la gravità  della questione, i vertici USPI affermano ancora : ”L’esclusione delle testate on line  sarebbe, inoltre, un segnale terribile per un settore che, in prospettiva, è destinato a sviluppare sempre di più, e sempre più correttamente, il pluralismo informativo e l’occupazione. Citiamo, ad esempio, il Decreto Legislativo 15 maggio 2017, n. 70 sulla riforma dei contributi diretti. Pensiamo, in particolare – sostengono i rappresentanti dell’Unione Stampa Periodica Italiana – al grande numero di testate locali e di nicchia, che hanno bisogno di sviluppare ulteriormente la loro dimensione economica per potersi dotare di strumenti sempre più efficaci per migliorare ancora la qualità dell’informazione e la possibilità di diffusione.

Incentivi come quello degli investimenti pubblicitari incrementali incontrano perfettamente le esigenze del comparto della stampa periodica telematica, oltre che della stampa cartacea. Escludere da questo beneficio le testate digitali sarebbe non solo immotivato, dal punto di vista della parità di trattamento, ma incomprensibile dai punti di vista economico e sociale.

Confidiamo per questi motivi  – concludono nel documento Francesco Saverio Vetere e Sara Cipriani – nella determinazione di includere nel citato beneficio del credito d’imposta tutte le testate cartacee e digitali registrate al Registro stampa del Tribunale e/o presso il Registro degli operatori di comunicazione (ROC): quelle, in sostanza, che per la legge italiana sono testate giornalistiche a tutti gli effetti’’.

L’ABRUZZO HA STREGATO L’ASSOCIAZIONE ORNITOLOGICA DI HILDESHEIM – Il gruppo d’ornitologi tedeschi, per due settimane di ricerca nella regione, ha visitato anche Camarda

 

Gruppo di Hildesheim a Camarda

10 luglio 2017

L’ABRUZZO HA STREGATO L’ASSOCIAZIONE ORNITOLOGICA DI HILDESHEIM

Il gruppo d’ornitologi tedeschi, per due settimane di ricerca nella regione, ha visitato anche Camarda

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – L’Abruzzo, regione verde d’Europa con oltre un terzo del territorio protetto – tre Parchi Nazionali (il Parco Nazionale d’Abruzzo, il più antico, istituito nel 1923, il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco della Maiella) e il Parco Regionale del Velino-Sirente – grazie al suo straordinario patrimonio naturalistico, da oltre 10 anni ha stregato i tedeschi dell’Associazione Ornitologica di Hildesheim, città della Bassa Sassonia di circa 103 mila abitanti, a sud di Hannover. Il colpo di fulmine, mi confessa il presidente dell’associazione Bernd Galland, quando 30 anni fa per la prima volta venne in Abruzzo e di questa regione, un vero eden, egli s’innamorò. Un rapporto diventato poi assiduo nell’ultimo decennio, quando è andato a presiedere l’Associazione Ornitologica, con la quale ogni anno organizza una missione scientifica e turistica d’un paio di settimane, in un luogo sempre diverso dell’Abruzzo. Quest’anno è stato il Parco Nazionale d’Abruzzo il luogo eletto per il gruppo di ornitologi – ma anche botanici ed entomologi – dell’associazione di Hildesheim, strutturata in una Fondazione che lo stesso Bernd Galland presiede con i consiglieri d’amministrazione Manfred Bögershausen e Sabine Wochnik, la quale grazie a donazioni acquista terreni in Germania per farne oasi protette.

il gruppo di ornitologi tedeschi

Quest’anno sono una dozzina i membri dell’associazione venuti in Abruzzo. Hanno preso alloggio a Pescasseroli, per 5 giorni, con visite a Scanno, Villetta Barrea, alle Gole del Sagittario e alla riserva naturale di Zompa lo Schioppo, e successivamente a Isola del Gran Sasso, con sconfinamenti nell’aquilano, sull’altipiano delle Rocche a Rocca di Mezzo e Ovindoli, oltre che nei borghi e nei boschi del teramano. Anfitrione in Abruzzo, per gli aspetti logistici ed organizzativi, è il Cav. Enzo Iacovozzi, chietino emigrato in Germania, a Hildesheim. Da molti anni presiede, con notevole impegno e passione, la locale sezione dell’Associazione Italo-Tedesca, 350 soci nella città, ma 20mila in tutta la Germania, un sodalizio che promuove la reciproca conoscenza della storia, della lingua e della cultura dei due Paesi. E tuttavia Iacovozzi rivela come per i Tedeschi l’associazione diventi straordinaria occasione per il desiderio di conoscenza dell’Italia, dei costumi, delle tradizioni, della cucina, del paesaggio italiano e delle meraviglie d’arte delle nostre città. E dello stile di vita italiano, che tanto ammirano. Iacovozzi diventa quindi ogni anno un certosino stratega, ricercando le migliori soluzioni logistiche per il gruppo ornitologico, riguardo alberghi, ristoranti, trasporti, visite a borghi, monumenti, città e musei.

Santa Maria in Valle Porclaneta

Il gruppo ornitologico tedesco può dunque organizzare con tutta serenità lo studio della natura, della fauna, della flora e del contesto ambientale. Una passione che da un decennio li assorbe e li incanta, scoprendo in Abruzzo specie di fiori che solo qui trovano, come pure specie di uccelli e farfalle rare se non uniche. L’Abruzzo, sotto questo aspetto, è davvero un mondo naturalistico a parte, ineguagliabile e unico, ricco d’interessanti sorprese per chi della natura è attento osservatore. Nell’arco del decennio di visite in Abruzzo, vere e proprie campagne di ricerca naturalistica, oltre 1100 specie di fiori sono state censite e catalogate dall’associazione ornitologica tedesca. Il dr. Galland è entusiasta di come ogni anno i diversi luoghi e contesti ambientali regalano al gruppo autentiche meraviglie di grande valore scientifico. Gli si legge negli occhi la soddisfazione per quanto l’Abruzzo ogni anno rivela. Si può dire che la mappatura che di anno in anno loro stanno realizzando nei diversi luoghi della regione, per la sua sistematicità, potrà probabilmente diventare un lavoro di notevole interesse per la conoscenza del patrimonio naturalistico abruzzese. Ma non è solo la natura, la flora e fauna, che li intriga. E’ l’eccezionale giacimento di bellezze artistiche, architettoniche, archeologiche dell’Abruzzo, le tradizioni e i costumi singolari, la bellezza di antichi borghi e città di gran pregio ricche di storia e d’arte, la straordinaria varietà dei sapori della cucina abruzzese e la sapida varietà dei nostri vini. Bernd Galland mostra di conoscere così a fondo l’Abruzzo da stupire ogni interlocutore. Il buon Iacovozzi ammette candidamente che sono ormai loro che gli insegnano l’Abruzzo e gli spiegano i tesori che cela.

Centro-polifunzionale-interno

Ho incontrato il gruppo tedesco un paio di volte negli anni scorsi. Quando c’incontriamo quest’anno è una domenica pomeriggio della settimana scorsa. Accade a Camarda, paese aquilano alle falde del Gran Sasso d’Italia in una suggestiva valle immersa nel verde dove scorrono le acque del Raiale. La mole possente del Corno Grande, la vetta più alta degli Appennini, si staglia austera e imponente nel cielo terso, mentre il sole va calando al tramonto. Nella mattinata i dodici del gruppo, e Iacovozzi, da Isola del Gran Sasso son venuti a visitare due perle romaniche dell’architettura religiosa abruzzese, a Bominaco, sull’altipiano: la chiesa di Santa Maria Assunta e l’adiacente oratorio di San Pellegrino, due gioielli, parti d’un monastero risalente agli albori dell’era cristiana, tra il III e IV secolo. Le prime fonti storiche della chiesa dell’Assunta, a tre navate e con tre absidi, la fanno risalire ai primi dell’anno Mille, in base ad un diploma imperiale di Corrado II datato 1027. Splendido l’oratorio dedicato a San Pellegrino, il santo martirizzato a Bominaco. L’interno è interamente decorato con cicli di affreschi – sull’infanzia di Gesù, sulla Passione, sul Giudizio universale, sulla vita di San Pellegrino e altri Santi, e sui Mesi del calendario -, dà suggestioni da mozzare il fiato. Confessa queste emozioni, il dr. Galland, ormai aduso alle più sorprendenti scoperte nell’Abruzzo più nascosto. E non si fa pregare più di tanto nell’affermare che Santa Maria in Valle Porclaneta, nella Marsica, è stata per lui la scoperta più emozionante e commovente. Forse un tantino esagerando, ma egli la ritiene davvero la chiesa più bella del mondo.

A destra, Bernd Galland e Enzo Iacovozzi

Siamo dunque a Camarda, non a caso. La delegazione tedesca è accolta nel Centro Polifunzionale, inaugurato un mese fa, dal presidente della Onlus “Insieme per Camarda” Donato Scipioni, insieme ai Consiglieri di amministrazione. Dopo il terremoto del 2009, infatti, tra i primi a visitare il paese lacerato dai colpi del sisma fu proprio Enzo Iacovozzi, raccogliendo l’invito del Cav. Enzo Alloggia, originario di Camarda residente in Svizzera, componente del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM). In quell’occasione si convenne d’indirizzare gli aiuti promessi da diverse comunità italiane all’estero per la realizzazione d’un centro di aggregazione sociale e per il restauro della chiesa di Santa Maria di Valleverde. L’Associazione Italo-Tedesca di Hildesheim, presieduta da Iacovozzi, raccolse fondi per una prima donazione, cui s’aggiunse una donazione anche dell’Associazione Ornitologica, come riporta fedelmente la targa all’interno della bella struttura. Donato Scipioni ha ringraziato di cuore, rivolgendo il saluto al presidente Galland e al suo gruppo che consegnato un altro contributo alla Onlus. Galland ha esternato, nel suo breve intervento, tutta l’amicizia che ormai lega la sua associazione alla comunità di Camarda. L’amichevole incontro, suggellato con la consegna d’una medaglia commemorativa all’Associazione Ornitologica e all’Associazione Italo-Tedesca di Hildesheim, s’è chiuso con un brindisi augurale e con assaggi di specialità gastronomiche locali.