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Emanuele Felice e la felicità – recensione al volume “Storia economica della felicità” (ed. Il Mulino, 2017)

 

FELICE E LA FELICITÀ

Sarebbe ridicolo solo immaginare che Emanuele Felice abbia scritto il suo ultimo libro, interessante e bellissimo come i precedenti, stimolato e/o solleticato dal suo cognome. Che la felicità sia una tematica fondamentale e un obiettivo da raggiungere per ogni persona umana è un dato di fatto. Lo stesso titolo del libro “Storia economica della felicità” (Il Mulino, ottobre 2017) lascia intuire che si tratta di un aspetto particolare della felicità. Un aspetto essenziale, ma non unico. Infatti la trattazione non si limita all’economia, ma spazia su tutte le scienze e tutte le questioni filosofiche e teologiche che ne sono implicate.

Felice si presenta come guida che, attraversando millenni di anni e millenni di generazioni, trova il filo di Arianna per uscire felicemente dal labirinto. Come Eva che ri-scopre e torna al paradiso terrestre, avendo ascoltato le parole del serpente, conosciuto il bene e il male, mangiato il frutto dell’albero della vita. C’è una visione ottimistica nella descrizione che fa Felice della storia umana. Un ottimismo, che aborre da qualsiasi fede e da qualsiasi pregiudizio. Solo teorie universalmente acquisite, come l’illuminismo, o fatti storicamente concreti come la scoperta del motore a vapore, dell’elettricità, fino all’informatica. Dalla rivoluzione agricola alla rivoluzione industriale fino alla unificazione del globo. Un cammino senza soste, verso l’infinito. Un’evoluzione che riprende la metafora della corda di Nietzsche, tra la bestia e il superuomo.

Un libro, denso di riferimenti, rigoroso nelle valutazioni, mai fazioso e sempre aperto a qualsiasi novità che abbia l’Uomo al centro. Un umanesimo “evoluzionista” che abbia come interesse il bene dell’umanità. Una evoluzione che sembra far emergere sempre più una umanità distinta in: uomini, sub-uomini e super-uomini. Distinzione che non si fonda su motivi materiali, ma su basi etiche. Il progresso tecnologico fa il suo corso seguendo la “freccia della storia”. Immagine ripresa da Harari, autore del libro “Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità”. Una strana freccia che incontra, forse involontariamente, la linea biblico-teologica espressa nelle parole del libro dei Salmi: « Io ho detto: voi siete dei.» o quelle di Angelus Silesius: “Chi vuol giungere a Dio, deve diventare Dio.» Se Dio viene definito come “La Perfezione”, lo sforzo dell’uomo per arrivare a Dio significa raggiungere la Perfezione. È strano che Felice non abbia incontrato nella sua ricerca un paleontologo e teologo cattolico, definito “il gesuita proibito”: Teilhard de Chardin. Tra l’altro pronipote di Voltaire. L’opera di questo grande scienziato, anche se da angolazioni diverse, collima perfettamente con la tesi di Felice. La weltanschauung d’un mondo verso la realizzazione del Bene, che Teilhard chiama punto Omega e che in nome della sua fede identifica con Cristo, non è distante dalla weltanschauung proposta da Felice. L’etica kantiana, assolutamente laica e strettamente umana, diventa programma di vita universale.

Al di là delle utopie ottimistiche (Platone, Moro, Marx) o pessimistiche (Orwell, Huxley), Kant ha proposto, realisticamente, la possibilità di raggiungere qualche obiettivo positivo per il benessere dell’umanità, che avrebbe dovuto sfociare nella costruzione di una società cosmopolitica, fondata su una Costituzione universale. Una Costituzione, purtroppo, al di là da venire. Anche le parole richiamate a conclusione del libro di Felice pongono l’accento sul fine da conseguire per l’umanità: “l’etica kantiana dell’essere umano come fine in sé, inverata, grazie al progresso tecnologico e all’uso che possiamo farne, nel riconoscimento universale del diritto alla felicità, per ogni persona”.

Sulla base delle migliaia di millenni trascorsi e d’una nuova interpretazione della vita, Felice auspica la codificazione di “diritti umani allargati”, “a indicare l’inclusione sotto questo ombrello anche il benessere degli animali” e Teilhard de Chardin lancia l’idea dell’Homo evolutivus, “l’uomo cioè per il quale l’avvenire terrestre conta più del presente”.

Mario Setta

 ESCE “CAMPI APERTI”, IL NUOVO LIBRO DI ALESSIO ARENA da Palermo (Italia)

 

 

COMUNICATO STAMPA

 ESCE “CAMPI APERTI”, IL NUOVO LIBRO DI ALESSIO ARENA

Il poeta Alessio Arena, già vincitore del I Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”, Cavaliere Accademico, detentore di numerosi altri riconoscimenti e candidato al Premio Nobel per la Letteratura, pubblica la sua nuova raccolta di poesie, intitolata “Campi aperti”, edita da Edizioni Ex Libris di Carlo Guidotti e accompagnata dall’introduzione e dalla copertina di Mattia Pirandello.

“Si tratta della mia quarta raccolta di poesie e della mia dodicesima pubblicazione in questo ambito.”- ha dichiarato Alessio Arena- “Come per gli altri miei lavori, questo libro segue diversi percorsi, accomunati da un’idea che ho voluto evidenziare fin dal titolo. L’immagine dei “Campi aperti”, infatti, oltre a richiamare gli splendidi paesaggi rurali siciliani che ho la fortuna di poter ammirare  costantemente, fa riferimento alla mia ferrea avversione nei confronti di tutte quelle barriere fisiche e concettuali che vincolano e limitano le innumerevoli possibilità di espressione del pensiero umano. Ringrazio di cuore l’artista e scenografo Mattia Pirandello, per aver sapientemente curato l’introduzione e la copertina del libro, e naturalmente l’editore Carlo Guidotti per la generosa disponibilità e l’attenta professionalità che hanno contraddistinto la nostra collaborazione.”

In allegato la copertina di “Campi aperti” di Alessio Arena.

Alessio Arena nasce a Palermo il 12 ottobre 1996. Appassionato di arte, musica, letteratura e cinema, inizia fin da bambino a scrivere canzoni, poesie e racconti. Incontra alcune delle più celebri personalità della cultura italiana contemporanea, tra cui Dacia Maraini, Erri De Luca, Giuseppe Tornatore, Toni Servillo, Giorgio Albertazzi, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, che costituiscono per lui costanti e preziosi punti di riferimento.

Frequenta il corso di Laurea in Lettere dell’Università degli Studi di Palermo, dopo essersi diplomato con il massimo dei voti al Liceo Classico.

È riconosciuto «tessera» del Mosaico di Palermo e del Mosaico di Cefalù. Riceve inoltre dei riconoscimenti dalla Regione Siciliana, dall’Università degli Studi di Palermo, dall’Arcidiocesi di Palermo e dall’Assemblea Regionale Siciliana per il suo impegno artistico e culturale e per avere contribuito attraverso le sue opere letterarie a dare lustro alla sua terra.

Nel 2016 vince il I Premio Internazionale «Salvatore Quasimodo».

È annoverato tra i «Poeti italiani del nostro tempo» dall’Accademia Collegio de’ Nobili di Firenze, istituzione culturale che dal 1689 si prodiga per lo studio, la tutela e la diffusione della letteratura e della cultura italiana.

Costantemente impegnato in campo culturale, è socio di numerose associazioni, tra le quali la Società Dante Alighieri, la Società geografica italiana e l’Associazione Amici dell’Accademia della Crusca di Firenze.

È nominato, per meriti artistici e culturali, Cavaliere Accademico dell’Accademia Collegio de’ Nobili di Firenze.

Nel 2017 vince il Premio «Eccellenze di Sicilia, Sicilian Glam Award».

Nel 2017 fonda l’Osservatorio Poetico Contemporaneo, con Presidente Onorario Dacia Maraini.

È responsabile della rubrica culturale del giornale on-line «Moralizzatore».

Nel 2017 ha partecipato al G37, il summit internazionale della poesia, organizzato a Savoca dalla Fondazione Fiumara D’Arte.

Dal 2017 è Direttore del Sito archeologico di Calathamet.

Pubblica nelle antologie: «Poeti contemporanei»«Impronte»«Il Federiciano – i Germogli»«Poeti italiani del nostro tempo» e «Il Federiciano». Nel 2014 cura la raccolta di poesie scritte dal proprio bisnonno Nino Quaranta, intitolata «Poesie rustiche»Nel 2015 pubblica con Mohicani Edizioni «Discorsi da caffè» e l’antologia «Reading poetico». Nel 2016 pubblica la raccolta «Cassetti in disordine» (Mohicani Edizioni) e la raccolta «Lettere dal Terzo Millennio» (Mohicani Edizioni). Nel 2017 è inserito nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei Italiani (Aletti Editore).

Dal 2017 è candidato al Premio Nobel per la Letteratura dal Preside dell’Accademia Collegio de’ Nobili di Firenze.

Goffredo Palmerini, “ambasciatore culturale” della nostra bella Italia – Recensione di Patrizia Tocci al volume “L’Italia nel cuore” (One Group Edizioni)

 

Goffredo Palmerini, “ambasciatore culturale” della nostra bella Italia

Recensione a “L’Italia nel cuore – Sensazioni, emozioni e racconti di viaggio” (One Group Edizioni 2017)

di Patrizia Tocci *

PESCARA – Ogni libro di Goffredo Palmerini ha la caratterista unica ed originale di dilatare il tempo a nostra disposizione. Come un annuario riassume momenti fondamentali di un suo intenso anno (e qualche mese) di lavoro, di pensiero e di riflessione: ci aggiorna sui contatti e sulle nuove relazioni, ne ricostruisce di antiche o perdute. Una ragnatela di eventi tessuta però – come giustamente conferma il titolo del libro – in nome e per conto dell’Italia, appunto con L’Italia nel cuore. Il lavoro di Goffredo Palmerini è ormai, a tempo pieno, quello di essere “ambasciatore culturale” dell’Italia. Fa conoscere luoghi ed eventi, porzioni misconosciute del nostro territorio per creare legami nazionali ed internazionali, riconnettere generazioni, rinsaldare conoscenze.

Tempo di avvento e tempo di regali. Goffredo Palmerini confeziona all’interno del suo libro tanti pacchetti regalo, che nella religione laica e spirituale del dono, rinsaldano quei legami mai sopiti con tutti gli italiani sparsi per il mondo. Le comunità italiane, figlie della emigrazione di fine ed inizio secolo ci guardano, ci leggono, ci osservano. Per questo personaggi della storia e della cultura italiana possono incontrarsi su queste pagine – ed anche nella realtà, a volte – con personaggi, storie ed avventure di oltre oceano. Il sottotitolo che recita: “sensazioni, emozioni e racconti di viaggio” esplicita perfettamente questo andirivieni umano e letterario che caratterizza il libro, pieno di eventi e di impegni come un fitto calendario in cui si va a ricercare quello che riguarda proprio noi, non senza però aver apprezzato tutto ciò che ci scorre intorno.

Così accade che ci si può emozionare anche su queste dense pagine, sul suo ricchissimo corredo iconografico che testimonia proprio la ricchezza umana e relazionale raggiunta. Le comunità degli italiani all’ estero possono riannodare con questo libro visi e nomi, ricostruire un grande album di presenze che vanno oltre il tempo, l’occasione o il convegno e che durano appunto nelle pagine di un libro ma anche nella interiorità del lettore. Una ricchezza che Palmerini mette, come suo solito, a disposizione di tutti; un atto di gentilezza senza pari, in cui a volte sembra davvero farsi da parte, sia come scrittore che come personaggio, per lasciar posto al succedere degli eventi e al racconto di altre vite ed altre storie. Basta scorrere velocemente l’indice del libro per intuirne la portata: dalle mostre di pittura a Manhattan alle donne costituenti abruzzesi, dal terremoto dell’Aquila a Casa Argentina, da Torquato Tasso alla galleria di Washington, dal ricordo della strage di Marcinelle al convegno sull’emigrazione abruzzese; riflessioni sull’ uso della lingua italiana, teatro di New York. Senza mai dimenticare tutto il territorio abruzzese, nelle sue quattro province, e persino il vicino Molise.

L’ultima parte del libro racchiude alcuni interventi critici ed amicali che molti scrittori hanno voluto dedicare al precedente libro di Goffredo Palmerini, Le Radici e le ali, edito con la stessa casa editrice. C’è infatti un nesso ben preciso tra i due volumi, un ponte fatto di parole, una alleanza di percorsi, come se l’uno fosse la continuazione dell’altro. Il filo rosso però resta saldamente nelle mani dell’autore, che, con immutato amore, ci racconta ogni volta storie nuove, ordito e ragione del suo viaggio: un’attenzione speciale all’emigrazione, alla vita di nostri connazionali all’estero ne fa un documento prezioso, umano e culturale. Non a caso Palmerini è stato nominato, tra i tanti prestigiosi incarichi, dal 2015 “coordinatore dell’Osservatorio Regionale dell’Emigrazione per la Regione Abruzzo”. Non a caso il libro ha avuto notevole successo, non a caso il nostro autore ha già vinto numerosi premi. Proprio recentemente in autunno ha affrontato un nuovo viaggio per incontrare le comunità italiane all’estero. Così fa un vero ambasciatore e sono sicura che tutti noi, numerosi amici e lettori, possiamo definirlo, a pieno titolo “ambasciatore culturale” della nostra bella Italia, perché viaggia appunto con L’Italia nel cuore.

*docente e scrittrice

Oggi a Roma: L’emigrazione degli italiani raccontata ai ragazzi – Incontro con la Ministra Fedeli e S.E. Mons. Guerino Di Tora

 

L’emigrazione degli italiani raccontata ai ragazzi

13 Dicembre 2017, ore 10-12,30

Istituto Comprensivo “Antonio Gramsci”,

Via di Affogalasino, 120, Roma

La mobilità italiana raccontata attraverso la storia del cibo e dei mestieri all’estero. È questo il tema del volume il Racconto degli Italiani nel Mondo. RIM JUNIOR 2017 che si propone lo scopo di narrare ai giovani la storia e l’attualità dell’emigrazione italiana nel mondo. Leggendo il testo, promosso dalla Fondazione Migrantes, si scopriranno le origini nordafricane della nostra italianissima pasta, le avventure della pizza in giro per il mondo, la lunga storia d’amore tra gli italiani e il caffè, le peripezie dei piccoli arpisti girovaghi e degli impavidi orsanti e scimmianti. E, inoltre, si verrà a conoscenza del perché nobili e benestanti europei amavano ricorrere a vetrai, marmisti e riquadratori del nostro Paese e i pittori e gli scultori inglesi dell’Ottocento non potevano fare a meno di modelli e modelle italiane per le loro opere.

In un momento storico in cui l’arrivo di migranti in Europa, e in Italia in particolare, crea tensioni e preoccupazione è importante mostrare ai giovani l’aspetto speculare dell’immigrazione in Italia, quello dell’emigrazione degli italiani che, per secoli e fino ai giorni nostri, ci ha visto protagonisti di un importante flusso migratorio in tutto il mondo, sottolinea la Fondazione Migrantes. Scritto in un linguaggio semplice e accattivante, dotato di una bella veste grafica e ricche illustrazioni, il Racconto degli Italiani nel Mondo. RIM JUNIOR 2017. Le Migrazioni italiane nel Mondo raccontate ai ragazzi utilizza il QR code che rimanda a contenuti aggiuntivi online (video, testi, pagine internet) per l’approfondimento del tema. I percorsi didattici del RIM sono molteplici e il giovane lettore potrà avventurarsi in solitario alla scoperta della storia dell’emigrazione italiana o sotto la guida dell’insegnante insieme a tutta la classe.

La veste grafica del volume ha visto la collaborazione come art director di Mirko Notarangelo, presidente dell’Associazione Mamapulia mentre i testi hanno avuto la supervisione scientifica della curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes Delfina Licata. Il Racconto Italiani nel Mondo 2017, della Fondazione Migrantes, sarà presentato a Roma, nell’Istituto comprensivo “Antonio Gramsci”, mercoledì 13 dicembre dalle 10.00 alle 12.30. I ragazzi della scuola esporranno i loro lavori ispirati ai temi del libro alla presenza della Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, Sen. Valeria Fedeli, di S.E. Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, di Mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore regionale Migrantes Lazio e dell’autrice Prof.ssa Daniela Maniscalco, insegnante presso la Dante Alighieri – Comitato Lussemburgo. A coordinare i lavori, Donatella Trotta, giornalista de Il Mattino e vicepresidente UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana).

Si tratta di una “presentazione al contrario”: saranno gli alunni a presentare il RIM Junior al pubblico attraverso lavori realizzati a partire dalla lettura e dallo studio del volume. Dopo la presentazione dei lavori si aprirà un dibattito e, ancora una volta, saranno gli alunni di questa scuola della periferia romana a intervistare e porre quesiti alle personalità presenti. Un’occasione di conoscenza e confronto innovativa nella quale i veri protagonisti saranno gli studenti stimolati da quello che la Fondazione Migrantes vuole che sia uno strumento culturale utile e adeguato all’attuale momento storico vissuto dal nostro Paese che è fatto, al pari di ciò che si vive su scala planetaria, di flussi migratori in entrata e in uscita, di processi umani sempre più caratterizzati da partenze e da arrivi nell’ambito di una libera circolazione raggiunta con grandi sacrifici.

«C’è chi dice che il segreto durante i viaggi è avere “occhi nuovi” – si legge nella Presentazione del testo rivolta ai ragazzi – essere pronti cioè ad essere stupiti da ciò che lo sguardo incontra, ed è questo quello mi piacerebbe che voi riusciate a realizzare: fatevi stupire dalla mobilità italiana!».

Más Imprimir todo En una ventana nueva IL 17 DICEMBRE A PAGANICA “L’ITALIA NEL CUORE”, L’ULTIMO LIBRO DI GOFFREDO PALMERINI

 

 

12 dicembre 2017

A PAGANICA “L’ITALIA NEL CUORE”, L’ULTIMO LIBRO DI GOFFREDO PALMERINI

Sarà presentato Domenica 17 dicembre, alle ore 16:30, presso il Centro Pastorale San Giustino

L’AQUILA – Dopo la “prima” a L’Aquila, il 21 giugno scorso presso l’Aula Magna del GSSI, e le altre presentazioni in Italia e all’estero, il volume L’Italia nel cuore di Goffredo Palmerini (One Group Edizioni, 2017) sarà presentato a Paganica domenica prossima 17 dicembre, alle ore 16:30, presso la Sala Conferenze del Centro Pastorale San Giustino, in via del Cardinale. Nella popolosa frazione dell’Aquila, dove Palmerini è nato e risiede, interverranno Liliana Biondi, già docente di Critica letteraria all’Università dell’Aquila, Mario Narducci, giornalista e poeta, Giustino Parisse, giornalista e scrittore, Francesca Pompa, presidente One Group Edizioni, e l’autore.

L’Italia nel cuore è l’ultima gemma, la settima, del fecondo scrittore aquilano di recente insignito a Galatone (Lecce) di un Premio della Critica e vincitore a San Severo – insieme a Francesco Giorgino (caporedattore TG1), Goffredo Buccini (editorialista del Corriere della Sera), Massimo Sebastiani (caporedattore ANSA) e Desio Cristalli (direttore Gazzetta di San Severo) – del Premio nazionale di Giornalismo “Maria Grazia Cutuli” 2017.

Questo in sintesi il volume L’Italia nel cuore: 352 pagine di narrazione con storie coinvolgenti e 276 belle immagini, una copertina originale, una grafica come sempre eccellente su carta di gran pregio. Personaggi, fatti significativi, eventi, racconti di viaggio, illustrano L’Aquila, l’Abruzzo e la più bella Italia, dentro e fuori i confini, facendo assaporare al lettore l’orgoglio per la nostra millenaria cultura, le meraviglie del Belpaese e le straordinarie personalità che ovunque nel mondo, con il loro talento, rendono onore e prestigio all’Italia. Nel libro, peraltro, numerosi sono i capitoli che riguardano Paganica, i suoi figli più illustri e gli eventi di rilievo.

Goffredo Palmerini è nato nel 1948 a L’Aquila. Da quando nel 2007 ha lasciato l’attività di amministratore al Comune dell’Aquila – dove è stato consigliere, assessore e vicesindaco – scrive assiduamente su giornali e riviste in Italia e sulla stampa italiana all’estero. I suoi articoli sono pubblicati su molti giornali in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. Ha pubblicato i volumi “Oltre confine” (2007), “Abruzzo Gran Riserva” (2008), “L’Aquila nel mondo” (2010), “L’Altra Italia” (2012), “L’Italia dei sogni” (2014), “Le radici e le ali” (2016) e “L’Italia nel cuore” (2017). Insignito di diversi premi e riconoscimenti per la Cultura, gli è stato conferito nel 2017 anche il Premio internazionale di giornalismo “Gaetano Scardocchia” per la sua attività sulla stampa italiana all’estero. Esponente di prestigiose istituzioni culturali, è uno studioso dell’emigrazione italiana e svolge da alcuni anni un’intensa attività di relazione con le comunità italiane nel mondo. Componente del Comitato scientifico internazionale del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo, è anche uno dei 168 autori dell’importante opera edita nel 2014 da SER e Fondazione Migrantes.

Festival Kaos, intervista 1° finalista narrativa

FESTIVAL KAOS 2017, IGNAZIO BASCONE: LA SCRITTURA È UN’ARCHITETTURA SULLA CARTA. L’INTERVISTA SU “LA SPIAGGIA INSANGUINATA”

Il 9 e 10 dicembre si svolgerà l’edizione 2017 della manifestazione Kaos festival dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana nei locali dell’Accademia Michelangelo di Agrigento. Ci saranno come ogni anno ncontri con autori, mostre e performance teatrali e musicali, per una contaminazione culturale ricca di appuntamenti. Fra i cinque finalisti per la narrativa c’è Ignazio Bascone con il romanzo La spiaggia insanguinata edito da Libridine: “Quando mi sono ritrovato tra i finalisti del premio Kaos – ammette l’autore – la gioia è stata immensa. Per la prima volta ho avuto un riconoscimento”. L’intervista.

Non se l’aspettava proprio…

La spiaggia insanguinata” non è il mio primo romanzo, segue “Tommaso l’Omu cani” e “Petralia”, entrambi editi da Libridine. Sebbene i primi due libri, ritengo, siano stati importanti per Mazara in quanto, grazie a loro, la vicenda del barbone Tommaso, sotto le cui spoglie poteva nascondersi Majorana, e di Vincenzo Modica, partito fascista per la guerra e diventato comandante partigiano in Piemonte, abbiano assunto la dimensione di storia ed entrati nella memoria collettiva della città, (a Petralia, prima sconosciuto, è stata intitolata la sede locale dell’ANPI), sono stato sempre guardato con diffidenza e trattato con scarsa considerazione. Non che avessi pretese, però un minimo di soddisfazione…

Se dovesse presentare ai futuri lettori il suo romanzo in tre frasi che cosa scriverebbe?

La mia è una scrittura d’istinto con un vago pensiero preordinato. Solo in un secondo, terzo, quarto… tempo, faccio ordine. Per presentare il mio romanzo, sforzandomi, direi:

– “La spiaggia insanguinata” parla della Sicilia e di certi Siciliani.

– È una storia raccontata con uno schema inconsueto che non si pone sulla scia attuale dei romanzi noir.

– È scritta con uno stile moderno ma che sa d’antico, con una fluidità che spinge il lettore a consumare i capitoli.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione?

Mazara è la mia prima fonte d’ispirazione, a seguire un po’ la mia vita, la lettura dei classici moderni siciliani, Sciascia, Bufalino, Consolo. Camilleri non lo leggo perché ne temo l’influenza.

“La spiaggia insanguinata” è un luogo preciso, reale o solamente della fantasia?

La spiaggia insanguinata è l’enigmatico e reale Capu Fetu, al fondo della spiaggia di Tonnarella, Mazara. Luogo di incontri segreti, come descritto nel prologo.

La sua professione di Ingegnere in che maniera si riversa sulla scrittura?

Considero la scrittura un’architettura sulla carta. Tutte le mie storie hanno schemi, costrutti, vicende che a fronte di una apparente frammentarietà, si ricongiungono ponendosi uno accanto o sopra o sotto all’altro e reggendosi tra loro costruiscono la vicenda, che pian piano diventa Storia.

Le piace mettere disseminare nei personaggi un po’ di se stesso, delle sue manie, delle sue qualità?

Nello scrivere metto la mia passione per la vita, l’inquietudine che avverto ogni volta che ritorno nella mia città, talvolta fatti che ho vissuto.

Qualche esempio?

Vanni mai aveva visto una cerimonia tanto intensa. Forse una volta, a San Miniato, sopra Firenze, dove un pomeriggio d’aprile si commosse assistendo ai canti gregoriani vespertini dei monaci e fu l’ultima volta che pigliò la comunione.

Oppure:

Presero la macchina e, senza dire una parola, traversarono la città. Giunti sulla litoranea di Fata Morgana trovarono un traffico così intenso che l’aria era irrespirabile. Una fiumana di auto si trascinava a passo d’uomo tra migliaia di persone che passeggiavano. I falò illuminavano la spiaggia. Pareva che tutti gli abitanti di Amhria ci si fossero riversati.

Oppure:

La donna non si fece attendere. Ritornò con un asciugamano attorno al seno, lungo appena da nascondere il pube, il viso senza lacrime, gli occhi con un filo di trucco, i capelli neri sciolti, più corti rispetto due anni addietro.

Quando ha iniziato la stesura del romanzo aveva già presente la fine oppure questa è arrivata come logica e naturale conclusione?

No, non conoscevo la fine. Sebbene la storia tragga spunto da una vicenda realmente accaduta, i fatti che si susseguono hanno avuto vita propria. La conclusione è un po’ la stessa degli altri racconti: tanto scannamento per cosa? Tanto alla fine tutto si conclude sempre alla stessa maniera. Giovanni Zambito

NOTE DI LETTURA

 

NOTE DI LETTURA. Secondo Piano di Laura Benedetti

Emanuela Medoro

Nel romanzo Secondo Piano, Pacini Editore, 2017, la scrittrice Laura Benedetti, nata e cresciuta a L’Aquila, da anni ordinaria di Lingua e Letteratura Italiana alla Georgetown University di Washington, conferma la solida e sicura vena di narratrice, già dimostrata nel suo primo romanzo, Un paese di carta.

L’autrice costruisce una trama narrativa fatta di esperienza, immaginazione e problematiche attualissime. Rivolge uno sguardo disincantato, pieno di sottile ironia al mondo accademico americano, vede gli aspetti più meschini dell’applicazione pratica dell’idea, quasi un mito, di meritocrazia, e quelli tragici, a tratti anche comici, della scelta degli argomenti dei corsi di lingua e cultura italiana da parte dei docenti per attrarre studenti. Studenti sono spesso definiti clienti dalla dirigenza, termine quasi sorprendente per noi, ma denso di prospettive per la didattica e la valutazione del profitto.

Due gare segnano il filo del discorso, una partita di tennis fra i due protagonisti, Ralph e Fede, e gli indovinelli o giochi di parole che Marco rivolge al padre Fede. Apre la vicenda la partita di tennis, descritta a lungo con precisa competenza tecnica delle regole del gioco e delle traiettorie della pallina, metafora del rapporto dialettico fra i due protagonisti.

A movimentare la situazione, la morte improvvisa, all’interno dei locali dell’università, di un professore anziano con cinquant’anni di servizio. Questo avvenimento sembra spostare la narrazione verso una indagine di polizia sulle cause della morte, in realtà l’indagine si sposta all’interno della mente e dei sentimenti del suo più stretto collaboratore, amico e discepolo. E così la storia si muove agilmente fra passato e presente e vengono fuori le nostalgie per il paese natio tipiche degli emigrati, ma anche le delusioni e le difficoltà proprie dello studioso umanista nel mondo degli scienziati e degli economisti, sempre più sperso in profonda e deprimente solitudine in un mondo troppo diverso dal suo.

Ogni giorno più difficile la lotta per l’esistenza stessa dei corsi di Lingua e Letteratura Italiana, lingua neolatina parlata in una provincia di 60 milioni di persone, non considerando l’uso dei dialetti, con una cultura fatta di medioevo e rinascimento. Oggi solo calcio (n. b. il romanzo è stato scritto prima della recente disfatta con la Svezia), vino, pizza e moda sarebbero argomenti in grado di portare un numero di clienti necessario alla sopravvivenza dei corsi e al rinnovo delle nomine di alcuni emigrati italiani sottopagati e poco considerati.

Fra i tanti e stimolanti aspetti del romanzo, mi soffermo su uno in particolare. Il romanzo è scritto in italiano, non inglese. Peccato, la narrativa di Laura Benedetti sarebbe interessante anche per i lettori americani. Mi interessa una frase in particolare: “…lui per contratto era costretto ad occuparsi di cose moderne. I concetti ce li aveva chiari ma non era abituato a illustrarli in pubblico, e in inglese”. (pag. 104).

“…E in inglese.” Riporto questa frase che sintetizza l’esperienza di bilinguismo di una persona nata, cresciuta ed istruita in Italia, che ha frequentato il liceo e l’università in Italia, e si trasferisce in età matura negli USA, dove lavora in ambiente americano, fra gente istruita. Ebbene, con quella frase l’autrice evidenzia la difficoltà di esprimere concetti complessi in una lingua non nativa, anche se praticata nella vita quotidiana. Non basta parlare la lingua in famiglia e con gli amici, la padronanza della lingua cresce e si arricchisce della cultura.

E qui emergono anche i limiti della traducibilità di questo testo creativo, intelligente, colto espresso in una lingua italiana scorrevole, piacevolissima alla lettura. Tradotto così come è un americano non capirebbe mai tutti i riferimenti letterari del testo. “Sena mi fé…” etc. La citazione dantesca è un solido riferimento culturale per un italiano colto, ma che significa per uno che non ha mai sentito parlare di Dante? Stesso discorso nel primo libro della Benedetti, dove una maestra italiana da poco emigrata negli Usa, ricordava sempre il congiuntivo, i suoi significati e la coniugazione dei verbi in italiano, colonne della sua vita di emigrata.

Concludo queste note di lettura con la citazione di due passi particolarmente significativi.

Ralph cita una frase di Dante trovata per caso su Google, la reazione di Fede la dice lunga sulla psicologia dei cervelli in fuga dall’Italia.

Fu la citazione a far perdere le staffe a Fede. Perché va bene essere disprezzati, sottopagati, messi alla berlina, però sentire le proprie cose più care banalizzate, anzi prostituite così, lo mandò su tutte le furie…la sua romanità travolgeva la diga eretta da decenni di educazione e buone maniere anglosassoni.”

Ricordo anche un punto di vista critico sul mondo della cultura americana, stimolante perché di grande attualità anche nella nostra sponda dell’oceano:

Rendetevi conto di che cosa sarà un mondo affidato esclusivamente ai tecnocrati, agli esperti del business…State creando un popolo di servi nel mondo della democrazia occidentale. Lo sai che cos’è la democrazia senza l’istruzione, Ralph? Un gigante cieco che si agita e tira randellate al vento. È demagogia pura, è l’anticamera del fascismo…”

Intelligenza lucida e acuta, brillanti abilità narrative. Laura Benedetti un bel talento aquilano all’estero di cui essere orgogliosi.

medoro.e@gmail.com

L’Aquila, 27 novembre 2017.

Amore oltre le barriere. Matrimonio tra una cattolica e un musulmano in tempo di guerra

 

AMORE OLTRE LE BARRIERE

Matrimonio tra una cattolica e un musulmano in tempo di guerra

di Mario Setta

Abdul Razak Al Kadi era nato a Derna, in Cirenaica, il 29.10.1921. Nell’ultima guerra, il 28.6.1942 viene fatto prigioniero a Gireula Marsa Matruk dai soldati tedeschi di Rommel e trasportato in Italia. L’8 settembre 1943, il giorno dell’annuncio dell’armistizio, è rinchiuso nel campo 78 di Fonte D’Amore, a Sulmona.

In una intervista ha raccontato: «Conosco molto bene la lingua italiana per averla studiata in Libia. All’armistizio, il campo di Fonte d’Amore fu aperto. Io fui tra i primi ad uscire. Ero con un mio compagno, un palestinese. Ci eravamo procurati molti viveri, forzando la porta del magazzino. Ho saputo da altri prigionieri che era stato Santacroce a far aprire i cancelli. Io non l’ ho conosciuto, ma ricordo bene il nome, anche perché è facile da ricordare (Abdul fa un segno di croce con le dita). Ci siamo allontanati, nascondendoci sotto un cespuglio, in modo da tenere d’occhio la situazione. Passarono alcune donne di Bagnaturo recatesi al campo per vedere se c’era la possibilità di prendere qualcosa. Le ho chiamate, dicendo loro: “Ho tanta roba da mangiare, perché non mi procurate dei vestiti?” Le donne andarono a casa e tornarono con i vestiti. Prendo dagli zaini cioccolata, the, caffè, zucchero e glieli consegno. Ci dicono quindi di andare con loro a Bagnaturo, perché avremmo trovato più facilmente un posto dove nasconderci. Dormimmo in una cantina, Dal momento che parlavo bene l’italiano, nessuno poteva immaginare che ero straniero. Il mio amico palestinese, non sapendo parlare italiano, preferì unirsi ad un gruppetto di prigionieri che si diressero verso Popoli. Rimasto solo, vengo ospitato, sempre a Bagnaturo, da Laurina Petrella. Nel frattempo, un pratolano mi aveva procurato un documento falso, una carta di identità bianca che io stesso avevo riempito con un falso nome. Di falsi nomi ne ho avuti tanti. Perfino lo scrittore sudafricano Uys Krige che parla di me nel suo libro “Libertà sulla Maiella” mi indica col nome falso di Achmed (cfr. pag. 87, n.d.r.). Per il timbro, mi sono arrangiato con un turacciolo di sughero e ho falsificato la firma del podestà, tanto i tedeschi non ci capivano niente. Mi misi a lavorare proprio con i tedeschi, che mi ritenevano italiano. Imparai anche un po’ di tedesco. Mangiavo sempre in casa di Laurina. Una volta mi disse che mi avrebbe fatto conoscere una ragazza, sua parente. Bionda e molto bella. E che certamente mi avrebbe fatto impazzire.»

Maria Leondina De Dominicis, nata a Pratola Peligna il 26.11.1922, interviene raccontando la sua storia: «Un giorno del mese di gennaio del 1944, ero in piazza, a Pratola, e vedevo gente che piangeva. Stavano facendo un rastrellamento. Mia sorella chiedeva ai tedeschi che rilasciassero un ragazzo, perché troppo giovane. Era il cognato. Io mi avvicinai e dissi una parolaccia al tedesco, che capisce e mi risponde: “Tu perché brutta parola?” Aveva estratto la pistola e voleva spararmi. Mi misi a correre e mi nascosi in un vicoletto. Poi vennero le mie sorelle e mi portarono a Bagnaturo, in casa di Laurina Petrella, molto amica di mia madre. Ma in casa di Laurina ho visto per la prima volta Abdul.»

Abdul: «La forza del destino ha voluto che questa ragazza venisse da Laurina. Io credo al destino. Io sono musulmano e credo che certi avvenimenti sono stabiliti da Allah! »

Maria Leondina: «Sono rimasta da Laurina otto giorni. E vedevo questo giovane. Volevo imparare l’inglese e chiesi ad Abdul di insegnarmelo. Accettò ben volentieri. Ci siamo frequentati. E così nacque l’Amore».

Abdul: «Le guerre portano tante sorprese! Il 13 aprile 1944, mentre stavo in casa di Laurina, vicino al fuoco, bussano e sento dire in tedesco che cercano un prigioniero. Fui catturato e portato al carcere di S. Pasquale. Da qui trasferito immediatamente a Laterina, da dove il 10 giugno 1944, saputo dello sbarco in Normandia, riuscii a fuggire e a ricongiungermi con l’esercito alleato. Restai in servizio fino alla fine del 1944. Scrissi una lettera alla mia futura moglie. Mi rispose. E mentre ero a Bengasi, per procura, ci sposammo. Era il 23 gennaio 1947».

Abdul è stato funzionario del governo libico. Con la moglie, Maria Leondina De Dominicis, e due figli ha trascorso il tempo tra l’Italia e la Libia. E’ deceduto a Pratola il 17.9.2002.

Questa storia d’amore sembra una delle tante che richiamano alla mente “Le mille e una notte”. Il capolavoro della letteratura araba, il cui antefatto si fonda sulla vendetta di due fratelli califfi, Shahriyar e Shahlzaman, contro le rispettive mogli, uccise per palese tradimento. Shahriyar, deluso e amareggiato dal comportamento delle donne, decide di passare ogni notte con una donna diversa e ucciderla il mattino seguente. Ma due sorelle, la maggiore Shaharazad e la minore Dinazard, accettano di passare 282 notti con Shahriyar, raccontando storie fino al mattino, restando sane e salve. Un’opera, “Le mille e una notte”, in cui la donna viene presentata come merce di compravendita, ma anche come mito incorruttibile di bellezza e d’amore.

Nella “duecentesima notte” si racconta la fine tragica di due fidanzati, logorati reciprocamente dal mal d’amore e bloccati perfino dall’angoscia di trovarsi insieme. Il fidanzato, Ali ibn Bakkar “fece un profondo sospiro e l’anima gli uscì dal corpo”, udendo parole poetiche: “Quanto è amara la brama dell’amore…” e la ragazza, Shams al Nahar “proruppe in lacrime e cadde a terra priva di sensi”. Furono sepolti insieme a Baghdad. Perfettamente in linea con la celeberrima storia, forse precedente a “Le mille e una notte”, di Layla e Maynun, narrata da Nezami Ganjavi, dove gli amanti non riescono a sposarsi a causa dei contrasti tra le loro famiglie. Alla fine Layla si ammala e muore, mentre Maynun impazzisce e viene ritrovato morto nel 688 accanto alla tomba di Layla.

La Particella di Bach incanta Bookcity Milano

 

La Particella di Bach

incanta Bookcity Milano

MILANO. Venerdì 17 novembre 2017, a Milano, la meravigliosa Casa Verdi (Piazza Buonarroti 29) alle ore 17,00, ospiterà l’Evento di BOOKCITY MILANO 2017 “La forza rigenerativa della musica”.

L’Evento avrà per oggetto la presentazione del Libro di Raffaele Cera “La Particella di Bach”, Edizioni del Rosone.

Si tratta di un romanzo che racconta la storia di un grafico, colpito dall’Alzheimer e guarito grazie all’amore dei familiari e alla musica sublime di Johann Sebastian Bach. Da questa straordinaria e sconvolgente esperienza nasce il desiderio di entrare in conservatorio per studiare musica, per riuscire un giorno a suonare il pianoforte e, ancora, per studiare direzione d’orchestra, al fine di arrivare a capire il senso ultimo della musica e, in particolare della musica di Bach, capace di approdare all’ambito metafisico raggiungendo la bellezza assoluta.

Interverranno: il professor Francesco Lenoci, Docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; il professor Pietro Fratino, Università degli Studi di Pavia; il preside Raffaele Cera, Autore del Libro.

Allieteranno l’evento alcune composizioni di Johann Sebastian Bach eseguite dalla pianista Colette Cavasonza e dal soprano Clarissa Romani.