Archivo de la categoría: Espectáculo

Comunicato stampa

 

Le lettere d’amore fanno spettacolo
CHIETI – Nella sala convegni del Museo della Lettera d’Amore di Torrevecchia Teatina, in provincia di Chieti, davanti a un folto pubblico, la Scuola di recitazione del Teatro Marrucino Il Paese dei Teatri diretti da Giuliana Antenucci hanno tenuto uno spettacolo: “Lettere dalla storia”, che ha riscosso un successo straordinario, con numerose chiamate per gli attori.
Gli interpreti Rosanna Avolio, Adelina D’Ovidio, Ivana De Leonardis, Graziana Di Florio, Valentina Fiore, Antonia Forte, Angela Galuppi Tambelli, Lucrezia Macchia, Annalisa Mincone, Giovanna De Crecchio, Rosalinda Di Luzio, Francesca Di Salvatore, Sabina Ferri, Iolanda Giuggia, Diletta Graziosi, Erminia Longo, Lorenzo Pelaccia, Anna Santeramo, Maria Cristina Stumpo, Benedetta Trivelli e la stessa Giuliana Antenucci si sono alternati in letture sorprendenti, avvincenti, appassionate, commoventi di parole scaturite da amori immortali, lasciati a noi come un tesoro da scrittori e personalità della storia.
Chi non ha mai ceduto alla passione dell’amore? Perfino Napoleone ha scritto lettere d’amore indimenticabili. Splendidi i costumi indossati grazie all’opera della magnifica Mariella Artizzu, costumista del Teatro Marrucino. Gli attori hanno poi donato uno scrigno contenente le lettere scritte su carta pergamena facenti parte dello spettacolo, ricevendo in cambio omaggi da parte del Museo. Una serata indimenticabile, tanto che il pubblico ha richiesto che venga effettuata una replica dello spettacolo nell’ambito del programma previsto dal Museo per l’anno in corso.

 

 

Comunicato stampa di arte e cultura

 

 

I SOLISTI AQUILANI E LA MUSICA RUSSA

 

COMUNICATO STAMPA

L’Aquila 2  febbraio

Auditorium del Parco, ore 18.00

 

I Solisti Aquilani tra SHOSTAKOVICH e ARENSKY

Viaggio nella musica del Novecento sotto la direzione di ANTON SHABUROV

 

Parla “russo” il concerto che I Solisti Aquilani presentano il 2 febbraio all’Auditorium del Parco, ore18.00, nell’ambito di Musica per la Città

Protagonisti Anton Shaburov, direttore d’orchestrae Gianluca Saggini, prima viola del Complesso. 

In programma la Kammersinfonie op. 110a di Shostakovich,  le Variazioni su un tema di Ciaikovski op. 35 per orchestra d’archi di Arensky e ancora di Shostakovich la Sonata per viola e pianoforte op. 147(vers. per orchestra d’archi di Vladimir Mendelssohn).

Il primo brano è una trascrizione per orchestra (operata dal violista e compositore Rudolf Barshay) del quartetto per archi n. 8 in do minore op. 110a. Il quartetto venne ispirato dalla notizia della completa devastazione della città di Dresda da parte degli alleati nel febbraio del 1945, nel quale morirono 140.000 persone.

Il brano di Arensky – tra i cui estimatori vi erano personalità del calibro di Piotr Ilic Ciaikovski e Lev Tolstoi – è una scrittura sofisticata e dalla ’incredibile” trasparenza che mette in evidenza la profonda emotività, la straordinaria spontaneità e lo spiccato virtuosismo dell’autore.

Il concerto si conclude sulle note della  Sonata per viola e pianoforte composta da Shostakonich negli ultimissimi giorni della sua esistenza. E’ dedicata a Fjodor Druzinin, uno dei maggiori violisti sovietici e membro del celebre «Quartetto Beethoven».

Sul podio ANTON SHABUROVconsiderato uno dei più promettenti direttori russi della sua generazione. Nato nel 1983 a Yekaterinburg in Russia, ha ricevuto un’eccellente educazione musicale e nel 2008 si è laureato al Conservatorio degli Stati Urali “M. Mussorgsky” (diploma con lode), dove ha poi studiato direzione d’orchestra con il M° Paverman, studente del prof. Vyacheslav Kartashov. Ha continuato gli studi con il prof. Gennady Rozhdestvensky. Ha vinto il 1° premio della III edizione dell’Ilya Musin All-Russian conducting competition. Nel 2016 Anton Shaburov ha vinto anche il 1° Premio all’International Felix Mendelssohn conducting competition (Salonicco, Grecia). Come direttore ha iniziato la sua carriera nel 2009 con la Globalis international Symphony Orchestra di Mosca diventando anche il direttore principale e artistico della Ural State Mussorgsky Conservatory Symphony Orchestra a Yekaterinburg. Durante questo periodo ha diretto più di 40 concerti e programmi anche presso molti festival, concentrandosi sul repertorio di Rachmaninoff, Liszt, Ciaikovski, Shchedrin e Zolotaryov. Nel 2014 è stato nominato direttore musicale e artistico dell’Ippolitov-Ivanov Institute Symphony Orchestra di Mosca. Insegna direzione d’orchestra al Conservatorio degli Stati Urali a Yekaterinburg.

Solista della serata Gianluca Saggini, dal 2014 Prima Viola dei Solisti Aquilani. Si è formato  sotto la guida di Giusto Cappone (leggendaria Prima Viola dei Berliner Philahrmoniker di Karajan), Vladimir Mendelssohn e Wilfried Strehle. Nel 1999 Riccardo Chailly lo sceglie quale Prima Viola dell’Orchestra Verdi di Milano. Da lì in poi cominciano le sue collaborazioni, come Prima Viola, con l’Orchestra del Teatro S. Carlo di Napoli, l’Orchestra dell’Arena di Verona, l’Orchestra del Teatro Regio di Parma, l’Orchestra “A. Toscanini”, l’Orchestra Regionale del Lazio, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, oltre a collaborazioni come concertino con l’Orchestra Regionale Toscana, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra Nazionale di S. Cecilia e l’Orchestra Filarmonica della Scala. Dal 2004 è il violista del Quartetto Bernini, con il quale svolge un’intensa attività concertistica in tutto il mondo. Gianluca Saggini ha al suo attivo numerose incisioni discografiche e collaborazioni con concertisti quali C. Coin, G. Sollima, M. Brunello, V. Mendelssohn, B. Canino, R. Prosseda, A. Carbonare.  E’ docente di Musica da Camera presso il Conservatorio di Cosenza. Ha il privilegio di suonare una magnifica viola Giovanni & Francesco Grancino, Milano 1691.

INGRESSO

Intero 12.00 euro; ridotto 8.00 euro

Opera Carmen, intervista e recensione

 

OPERA LIEGI, HENNING BROCKHAUS PRESENTA LA SUA CARMEN AMBIENTATA IN UN CIRCO, METAFORA DELLA VITA. L’INTERVISTA E LA RECENSIONE

La vita è fatta di equilibri, un continuo movimento di gesti semplici e complici eppure decisivi, impregnati di una perenne precarietà seppur rivestita di una concezione dilatata del tempo quasi a renderla eterna. Avrà pensato forse a un’immagine simile il regista tedesco Henning Brockhaus nell’allestire la “Carmen” all’Opéra Royal de Wallonie di Liège.

Ieri sera, alla presenza di re Alberto II e di Paola Ruffo di Calabria accolti dal direttore del teatro Stefano Mazzonis di Pralafera, ha avuto luogo la prima dell’opera di Bizet all’interno di una scenografia che riproduceva un circo, con tanto di acrobati, ballerini, animali (finti e veri).

Un’idea che all’inizio può sembrare spiazzante perché ricca, colorata, felicemente rumorosa ma che nel corso della narrazione si rivela essenzialmente per quello che è: un bel contenitore all’interno del quale si dipana la vicenda.

Brockhaus riesce perfettamente a mettere insieme le varie tessere di un puzzle ed evita – dietro l’angolo in queste occasioni – la confusione: pur nella “folla” che calpesta il palcoscenico, ogni cosa, ogni elemento, ogni artista occupa il suo posto in sincronia e in maniera organizzata anche se -è qui la vera natura della riuscita- sembrano lì in modo naturale, non artefatto, forzato, costruito.

E poi che voci! a partire dal coro dei piccoli diretti magistralmente da Véronique Tollet e dal coro guidato da Pierre Iodice. Se, infatti, per un regista non dovrebbe essere facile gestire un insieme così grande di persone, anche per chi dirige un coro l’impresa appare improba.

L’idea dei piccoli cantori che appaiono in postazioni diverse (perfino tra il pubblico) si rivela vincente ed efficacissima la presenza del coro adulto fra i palchi della struttura scenografica.

Grandissima prova per i quattro personaggi principali. Il mezzo soprano giorgiano Nino Surguladze è magnifica: si muove con disinvoltura in una dose giusta di sensualità e naturalezza, così come richiede la personalità che incarna: una donna libera di dire quello che vuole e amare chi vuole.

Il tenore belga Marc Laho le risponde con altrettanta bravura nell’interpretazione di un innamorato e geloso Don José.

Il baritono belga Lionel Lhote è perfetto nel ruolo del torero Escamillo.

E poi c’è la candida, bravissima, delicata Micaëla, impersonata dal soprano Silvia Dalla Benetta: in più momenti della serata ha regalato brividi ed emozioni.

Eccelsa la direzione musicale del M° Speranza Scappucci: decisa e misurata allo stesso tempo, ha magicamente fatto rivivere la bellezza della musica di Carmen.

Insomma, un grande successo ieri sera per Henning Brockhaus, “una grande sfida” ammette il regista. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Fra accettare la sfida e iniziare a concepirla è passato molto tempo?

Sì, soprattutto con tutte le Carmen che ci sono in giro. Da quando ho cominciato a prepararmi ad oggi ho sentito parlare almeno di trenta Carmen diverse.

Se dovesse presentare al pubblico la “sua” Carmen, che cosa direbbe?

La mia Carmen si svolge in un ambiente molto particolare, in un circo che per me è il simbolo della vita, in un circo quindi può accadere di tutto. Volevo evitare di fare una Carmen storica, pittoresca, le solite cose. E non volevo neanche fare una Carmen troppo sperimentale: allora mi è venuta in mente di proporla all’interno di un circo e mi pare che i conti siano tornati molto bene. Volevo anche avere un tocco di eros, i costumi dovevano essere molto più spinti e provocanti, ma a Liegi il pubblico è abituato a un teatro tradizionale e quindi ci hanno pregato di limitarci. Erano costumi Folies Bergère e quindi le donne erano tutte delle Carmen.

Carmen-Nino Surguladze fisicamente e nelle movenze si rivela perfetta: c’è subito stata intesa fra voi due sin dall’inizio?

Sì, grande intesa.

Dall’altro lato c’è Micaëla…

È la donna borghese, del matrimonio, quella da sposare. Per questa ragione ho inserito nelle scene il cane che viene addestrato perché lei ha in testa di addomesticare Don José, e la presenza dell’animale è una metafora di quello che succede in un matrimonio. Ho voluto anche che fosse molto bella e indossasse un costume adeguato: di solito Micaëla è grigia, una sorta di santa Maria Goretti e invece no, deve essere molto attraente, bella e sexy. Peccato che con Don José non provi alcun feeling: non c’è chimica fra i due e anche volendo, non la può amare.

Se avesse la possibilità di parlare con Carmen che cosa le direbbe?

Carmen è una donna totalmente libera, se ne frega di tutto, anche della vita…

E sulla scena, questo risalta fino alla fine. E a tal proposito, la scena finale è degna di un grande thriller: l’effetto speciale della pugnalata di Don Josè a Carmen resterà negli annali. Un istante crudele, impressionante, vero…

Giovanni Zambito

Foto Carmen di Lorraine Wauters, Opéra Royal de Wallonie

La scheda di Carmen

Direction musicale: Speranza SCAPPUCCI• /Pierre DUMOUSSAUD •

Mise en scène et lumières: Henning BROCKHAUS*

Décors: Margherita PALLI*

Costumes: Giancarlo COLIS*

Chorégraphie: Valentina ESCOBAR*

Chef des Choeurs: Pierre IODICE

Responsable de la Maîtrise: Véronique TOLLET

CARMEN: Nino SURGULADZE • / Gala EL HADIDI* •

DON JOSÉ: Marc LAHO • / Florian LACONI •

MICAELA: Silvia DALLA BENETTA

ESCAMILLO: Lionel LHOTE • / Laurent KUBLA •

FRASQUITA: Alexia SAFFERY

MERCÉDÈS: Alexise YERNA

LE DANCAÏRE: Patrick DELCOUR

LE REMENDADO: Papuna TCHURADZE

ZUNIGA: Roger JOAKIM

LILLAS PASTIA: Alexandre TIERELIERS

MORALÈS: Alexei GORBATCHEV

UNE MARCHANDE: Réjane SOLDANO

UN BOHÉMIEN: Benoit DELVAUX

Orchestre et Choeurs: Opéra Royal de Wallonie-Liège

Nouvelle production: Opéra Royal de Wallonie-Liège

*Première fois à l’Opéra Royal de Wallonie-Liège

26, 27, 28 et 30 janvier et 1, 3 février 2018

2, 4 et 9 février 2018

26, 28 et 30 janvier et 1, 3 février 2018

27 janvier et 2, 4 et 9 février 2018

L’Aquila: i Solisti Aquilani e il violoncellista Mario Brunello insieme nel nome di Bach

 

 

COMUNICATO STAMPA

26 gennaio,

L’Aquila, Auditorium del Parco ore 18.00

I SOLISTI AQUILANI e il violoncellista Mario Brunello insieme nel nome di Bach

Un ospite straordinario, il violoncellista Mario Brunello, sarà a fianco dei Solisti Aquilani per il primo appuntamento del nuovo anno con Musica per la città.

Brunello sogna un coro in ogni scuola. Crede nella musica classica libera dai cliché e dai rituali del concerto che allontanano i giovani. Pensa a musicisti, “scesi dalle torri d’avorio, disponibili a raccontarsi in pubblico”. Esegue performance in cui la musica si incrocia con poesia e pittura. Si esibisce con Claudio Abbado e duetta con Marco Paolini. Inventa palcoscenici senza palco. Straripante, visionario Tant’è multiforme la sua attività di musicista e sperimentatore culturale che si rischia perfino di dimenticarsi che stiamo parlando di uno dei maggiori violoncellisti viventi capace, nel 1986, a soli 26 anni, di andare a Mosca ad aggiudicarsi, primo e unico violoncellista italiano, un premio come l’ambitissimo “Tchaikovski”. 

Un artista che si esibisce da anni col suo inseparabile “Maggini” del ‘600 nei maggiori teatri del mondo, diretto da mostri sacri come Riccardo Muti o Zubin Mehta, o assieme a solisti del calibro di Gidon Kramer e Frank Peter Zimmermann. Le sue incisioni delle suites per violoncello di Bach sono ormai un “classico”. E la musica di Bach e l’arte interpretativa di Mario Brunello formano un binomio solido, un amore inestinguibile che mescola emozione e intelligenza oltre ogni routine. Brunello si presenta sempre più di frequente nella doppia veste di direttore e solista dal 1994, quando fondò l’Orchestra d’Archi Italiana, con la quale ha una intensa attività sia in Italia che all’estero. E in questa doppia veste si esibirà all’Auditorium del Parco.

Nell’ambito della musica da camera collabora con celebri artisti, tra i quali Gidon Kremer, Yuri Bashmet, Martha Argerich, Andrea Lucchesini, Frank Peter Zimmermann, Isabelle Faust, Maurizio Pollini.
Nella sua vita artistica Brunello riserva ampio spazio a progetti che coinvolgono forme d’arte e saperi diversi (teatro, letteratura, filosofia, scienza), integrandoli con il repertorio tradizionale. Interagisce con artisti di altra estrazione culturale, quali Uri Caine, Paolo Fresu, Marco Paolini, Gianmaria Testa, Margherita Hack, Moni Ovadia e Vinicio Capossela. Attraverso nuovi canali di comunicazione cerca di avvicinare il pubblico a un’idea diversa e multiforme del far musica, creando spettacoli interattivi che nascono in gran parte nello spazio Antiruggine, un’ex-officina ristrutturata, luogo ideale per la sperimentazione.

È accademico di Santa Cecilia, direttore musicale del Festival Arte Sella, direttore artistico del Premio Borciani e del Festival Internazionale del Quartetto di Reggio Emilia. Con I Solisti Aquilani eseguirà il Concerto in mi maggiore per violino di S. Bach,  V & V per violino, archi e nastro  di G. Kancheli, ancora Bach con il Concerto in la maggiore per oboe d’amore e il Concerto in fa maggiore per oboe d’amore,  “Fratres”, per violino, archi e percussioni   di A. Part e infine ancora Bach con il  Concerto in sol minore per violino o oboe.  Tutti i brani verranno eseguiti con il cosiddetto “violoncello piccolo”, una variante antica del violoncello, “che ha la stessa accordatura del violino, ma ha un’ottava più bassa. Così la musica – ci spiega Brunello – acquista più colore e grana”.

Ingresso

Intero 12.00 euro
Ridotto 8.00 euro

Un’opera unica di Aldo Turchiaro

 

Un’opera unica di Aldo Turchiaro

Per la rassegna “UNUM” di Francesco Gallo Mazzeo

Roma – Bibliothè Contemporary Art

Mercoledì 17 gennaio 2018 – ore 19.00

Per la rassegna “UNUM” di Francesco Gallo Mazzeo – Un’opera unica di Aldo Turchiaro

Roma – Bibliothè Contemporary Art – Mercoledì 17 gennaio 2018, ore 19.00

Autori dei testi: Francesco Gallo Mazzeo, storico dell’arte e Marcia Theophilo, “la Poetessa dell’Amazzonia”, nota per aver ricevuto ben due nomination al premio Nobel per la Letteratura.

Aldo Turchiaro è nato nel 1929 a Celico (Cosenza), ai margini del bosco Silano, a pochi metri dalla casa natia dell’Abate Gioacchino da Fiore.

Inizia a dipingere nel 1942/43 con gli acquerelli e i colori ad olio e si ispira alle opere di Carrà e De Chirico. Dall’anno ’49 si avvicina all’espressionismo Guttusiano. Lo stesso anno segna l’inizio dell’esposizione delle proprie opere. Nel 1950 a Roma conosce Renato Guttuso, con il quale instaura un rapporto fraterno di amicizia e di stima reciproca. Dall’anno ’51 frequenta attivamente il suo studio di Villa Massimo ove, ha modo di conoscere i principali artisti e i personaggi più influenti della cultura.

Nel 1953 è coinvolto direttamente, insieme al personale della Galleria Nazionale, all’allestimento della mostra di Pablo Picasso.

Nel ’54 illustra una pregevole raccolta di poesie: “E’ fatto giorno” di Rocco Scotellaro con prefazione di Carlo Levi.

Nel’55 è alla VII Quadriennale di Roma. Nel ’60 espone alla Galleria Elmo. Espone nel 62 e nel 74 a “La Nuova Pesa” di Roma.

Nel 71 Turchiaro e Alberto Moravia arricchiscono il secondo album discografico del cantautore livornese Piero Ciampi.

Nel ’75 ad Aldo Turchiaro, in quel di Firenze, viene attribuito il prestigioso premio “Il Fiorino”. Nel ’80 espone alla rinomata Galleria Ca D’oro in via del Babuino a Roma.

E’ premio Sulmona nel 2003. Turchiaro è stato docente presso le Accademie delle belle Arti prima nella città di Firenze, poi a Brera Milano e infine a via di Ripetta a Roma.

Mercoledì 17 gennaio 2018 Roma Capitale renderà omaggio alla storia, alla cultura e alle opere di un calabrese illustre che sarà presente all’attesa iniziativa.

Cosenza, 15 gennaio 2018

SILVIO RUBENS VIVONE

————————————————————————————————————————

Un’opera unica di Aldo Turchiaro

Per la rassegna “UNUM” di Francesco Gallo Mazzeo

Roma – Bibliothè Contemporary Art

Mercoledì 17 gennaio 2018 – ore 19.00

 

Comune Macerata – Presentazione Macerata Jazz Winter 2018

 

11 gennaio 2018

Macerata Jazz 2018, da gennaio a marzo cinque grandi concerti al Teatro Lauro Rossi

Da Boltro a Bosso passando per Musica Nuda, Di Bonaventura, Ben Wendel, Joe Sanders, Gregory Hutchinson, Walter Ricci, Alessandro Lanzoni, la Colours Jazz Orchestra ed altri

MACERATA – Torna al Teatro Lauro Rossi Macerata Jazz e presenta con l’impegno dell’assessorato alla Cultura del Comune di Macerata e l’organizzazione dell’associazione Musicamdo Jazz, una stagione musicale che rinnova l’alta qualità delle proposte in linea con le attese del pubblico, frutto di un lavoro attento sotto il punto di vista della scelta delle performance che verranno presentate. Una rassegna di prestigio che consentirà di vivere cinque giornate in centro storico in compagnia di buona musica e di ottimo vino prodotto dalle aziende del territorio. La sera di ogni concerto, infatti, si inizierà alle 19 davanti ad un calice di vino accompagnato da un apericena da consumare in compagnia nello storico locale Il Pozzo dove in seconda serata, alle 23.30, si esibiranno alcune delle più interessanti formazioni jazz del tessuto locale, tutti in diretta Skyline. “Il jazz a Macerata – afferma l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde – è una certezza di produzione di alta cultura nel panorama nazionale. Cinque serate di musica per vivere nel centro storico esperienze di ottima musica e belle atmosfere.”

Dal 26 gennaio al 23 il Teatro Lauro Rossi ospiterà cinque grandi concerti per un cartellone di grandissima qualità e rilievo internazionale che fa della rassegna l’appuntamento jazz invernale più interessante della regione. Una proposta artistica pensata come unione, nel campo del jazz e dell’improvvisazione, tra maestri riconosciuti e giovani artisti emergenti dotati di talento incredibile e proiettati verso un futuro artistico di successo. E allora ecco che calcheranno il palco artisti del calibro di Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Andrea Pozza, Daniele Di Bonaventura, Petra Magoni, Ferruccio Spinetti, Jesse Davis, Ben Wendel, Joe Sanders, Gregory Hutchinson, la Colours Jazz Orchestra di Massimo Morganti al fianco di giovanissimi talenti del jazz contemporaneo come Alessandro Lanzoni e Walter Ricci che si sono messi in luce proprio tra le fila del prestigioso Premio Internazionale Massimo Urbani di Camerino, concorso per solisti jazz tra i più apprezzati.

Siamo contenti del programma che presenta formazioni non preconfezionate ma incontri unici – spiega Massimi – mantenendo in tal senso lo spirito che ha sempre caratterizzato il jazz maceratese di grandissima qualità”. E la qualità attrae qualità. Accanto alle stelle del jazz chiamate per la rassegna maceratese tornano i grandi partner che accompagnano e sostengono la rassegna: APM, il cappellificio di Montappone Hats&Dreams, Borgani, Domizioli, Antinori Assifin, Italiano&Co, Principi e GreenVision.

Si parte venerdì 26 gennaio con l’incontro esclusivo per la rassegna tra il giovane talento italiano del piano jazz, Alessandro Lanzoni con uno dei più quotati gruppi jazz di New York del momento che vede protagonisti tre magnifici musicisti molto apprezzati dai giovani, il sassofonista Ben Wendel, il contrabbassista Joe Sanders, il batterista Gregory Hutchinson. Sabato 17 febbraio un concerto prodotto in esclusiva. La direzione artistica ha voluto formare una All Stars del Jazz mettendo insieme per la prima volta sullo stesso palco alcuni tra i più importanti jazzisti del momento: Jasse Davis, Flavio Boltro, Andrea Pozza aiutati alla ritmica da Aldo Zunico e Matteo Rebulla.

Sabato 24 febbraio è la volta della big band marchigiana de jazz, composta dai maggiori jazzisti marchigiani e diretta dal maestro Massimo Morganti. Il Concerto di Macerata vedrà la Colours jazz Orchestra affiancata dal trombettista Fabrizio Bosso e dalla giovane voce promessa italiana del jazz Walter Ricci, che ha collezionato già molti importanti riconoscimenti.

Sabato 17 marzo il musicista marchigiano Daniele di Bonaventura presenta in esclusiva il nuovo progetto in duo grazie alla collaborazione con il contrabbassista norvegese Arild Andersen, musicista incredibile, un maestro del contrabbasso e colosso della ECM. Musiche ed atmosfere di estrema eleganza e raffinatezza, dal sound mediterraneo alle sonorità del nord Europa con le sue rarefatte atmosfere dell’artico si mescolano di mediterraneo e si contaminano di sonorità italiche e balcaniche.

La Rassegna Macerata Jazz 2018 si chiude sabato 23 marzo con uno spettacolo di grande successo Musica Nuda & Inventario. Musica Nuda l’incontro tra la cantante Petra Magoni e il contrabbassista Ferruccio Spinetti. In dodici anni di intensa attività concertistica in tutto il mondo, Musica Nuda ha collezionato riconoscimenti prestigiosi vantando nel proprio palmarès la “Targa Tenco 2006” nella categoria interpreti, il premio per “Miglior Tour” al Mei di Faenza 2006 e “Les quatre clés de Télérama” in Francia nel 2007. Lo spettacolo che il duo Musica Nuda presenta a Macerata è ancora più ricco perché vede al loro fianco la band Inventario. Continua poi la rassegna allo storico locale del jazz maceratese, Il Pozzo che, per ogni serata prevede a partire dalle 19 una degustazione dei vini del territorio in accordo con il Consorzio Colli Maceratesi DOC con concerto di giovani artisti del territorio tutti in diretta Skyline e, al termine del concerto a teatro, l’apertura della jam session delle 23.30.

Il Gusto del Jazz al Pozzo.

Tornano anche quest’anno poi gli appuntamenti al Ristorante Il Pozzo, storico club del jazz maceratese, organizzati in collaborazione con il Consorzio Vini Colli Maceratesi Doc. Alle ore 19,00, davanti ad un calice di vino accompagnato da un apericena e in seconda serata alle 23.30, si esibiranno alcune delle più interessanti formazioni jazz del tessuto locale, tutti in diretta Skyline. Si inizia venerdì 26 con Alberto Napolioni trio featuring Leonardo Rosselli al sax alto. Sabato 17 sarà la volta invece del Jazz Casual Quartet composto da Organtini, Monachesi, Cicconi e Alisei. Sabato 24 febbraio omaggio a Charles Mingus con Tonight at Noon. Arriva poi il B Flat Quartet sabato 17 marzo mentre sabato 23 marzo va a chiudere la rassegna proprio l’emittente Skyline con il suo Jazz Lab.

Torna JAZZ FOR HATS con Hats&Dreams

Dopo il successo delle scorse due edizioni, con un vero e proprio tormentone web con l’hashtag #JazzForHats, torna anche quest’anno il dialogo tra il mondo del cappello incarnato dal cappellificio di Montappone Hats&Dreams di Maurilio Vecchi e il mondo del jazz. I maggiori jazzisti di sempre hanno amato il cappello e ne hanno fatto un segno distintivo. Grazie al prezioso contributo del Cappellificio Hats&Dreams di Montappone, che da oltre 25 anni produce cappelli uomo/donna rigorosamente Made in Italy si è potuto realizzare questo progetto che vedrà in ogni concerto un’occasione per stringere un sodalizio tra il mondo del jazz e quello del cappello. Ogni artista potrà farsi testimonial del cappellificio indossando i cappelli e posando in alcune foto che verranno poi veicolate sui social aziendali, del singolo artista e di Musicamdo Jazz.

BIGLIETTERIA DEI TEATRI Piazza Mazzini, 10 – Tel. 0733/230735

Abbonamento intero € 60, abbonamento ridotto 40 (Studenti UNIMC e UNICAM, soci Marche Jazz Network), intero 15, ridotto 10 (Studenti UNIMC e UNICAM, soci Marche Jazz Network).

Info: www.comune.macerata.it

Nella foto: la presentazione di Macerata Jazz Winter 2018 con l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde e il direttore artistico della rassegna Daniele Massimi.

Un gatto in tangenziale

 

 

 

COME UN GATTO IN TANGENZIALE, un film per ridere…ma non troppo.

Emanuela Medoro

Me so’ capita io!”, memorabile battuta ricorrente nei tanti brillanti e divertenti dialoghi di un film attualissimo, in programmazione in questi giorni nelle nostre sale: “Come un gatto in tangenziale”, regia di Riccardo Milani, con Antonio Albanese e Paola Cortellesi. Nei promo questo film è definito commedia, programmato nel periodo natalizio per evidenti motivi di cassetta, ma, lungi dall’essere un cinepanettone, fa riflettere.

Si ride all’inizio, quando due persone diversissime fra di loro, Monica e Giovanni, si incontrano perché i figli adolescenti, incontratisi a scuola, hanno una storiella, assai allarmante per ambedue. Giovanni, il tecnocrate intellettuale, opera nei grattacieli di Bruxelles in una commissione che lavora con il fine di migliorare le periferie degradate delle grandi città di cui, però, ha una conoscenza solo teorica, proveniente da statistiche e pubblicazioni per addetti ai lavori. Monica, la bella popolana madre del fidanzatino della figlia di Giovanni, marito “ar gabbio”, in casa due ladre professioniste, vive a Bastogi, estremo limite della periferia romana in direzione dell’aeroporto di Fiumicino. Lei, la sua casa e la sua famiglia, insieme agli altri dimenticati del quartiere, sono il primo vero contatto di Giovanni con la realtà di cui si occupa nel Think Tank per cui lavora.

Il loro incontro/scontro si manifesta in battute e situazioni spesso minacciose, ma anche comiche. La scritta su un muro, “lasciate ogni speranza o voi Kentrate”, un cane nero aggressivo, un omone che russa rumorosamente sulla scalinata di casa, coltellacci affilati branditi con disinvoltura, mazze usate senza pietà contro le macchine, bene rappresentano la vita quotidiana di Bastogi. La tangenziale, da poco entrata nel gotha della cultura pop italiana per quelli che andavano a comandare portandoci i trattori, questa volta con un gatto, invece che con i trattori, indica la durata del rapporto fra i due ragazzi, prevedibilmente fuggevole. Simboli delle differenze di classe le spiagge che essi frequentano, la affollatissima, disordinata, caotica Coccia di Morto, lui; la poco affollata, elitaria Capalbio, lei.

Ad un certo punto, però, non si ride più, quando l’incontro/scontro diventa palesemente il simbolo di una italianissima situazione di crisi di valori culturali, individuali e politici, in un caos senza speranza. Il raffinato economista vacilla e rimane in silenzio di fronte alla forza sprigionata dalla concreta energia vitale della popolana. Messo in crisi dal contatto con la realtà di squallore e abbandono della periferia di Roma, abitata da 112 etnie diverse, Giovanni abbandona il grattacielo del suo lavoro e si ritrova seduto su una panchina al centro di Roma, a mangiare una pizzetta, fatta nella pizzeria di Monica che, su suggerimento di lui, è riuscita ad avere i soldi della comunità europea destinati al miglioramento delle periferie urbane. Lui non ha salvato la immensa periferia dei dimenticati, ma è riuscito a salvare una persona.

Due cose da notare a conclusione della storia. Monica, padrona della sua piccola pizzeria, assume un lavorante originario del Bangladesh. Ricordo poi che i due ragazzi, tanto diversi per origini ed educazione, si sono incontrati perché ambedue vanno a scuola. Ecco, è proprio la scuola il luogo e l’istituzione italiana che dovrebbe operare al meglio per colmare le troppe differenze di istruzione, educazione e stili di vita che ci sono fra italiani e fra italiani e stranieri, utilissimi, che vivono e lavorano in Italia.

medoro.e@gmail.com

L’Aquila, 6 gennaio 2018.

IL CANTANTE GAZEBO, MR “I LIKE CHOPIN” OSPITE DI GEORGE AARON A COCKTAIL MUSIC CLUB IN ONDA SU TVA VICENZA MARTEDI 9 GENNAIO

 

IL CANTANTE GAZEBO, MR “I LIKE CHOPIN” OSPITE DI GEORGE AARON A COCKTAIL MUSIC CLUB IN ONDA  SU TVA VICENZA MARTEDI 9 GENNAIO
L’autore ed interprete di canzoni immortali quali I LIKE CHOPIN, DOLCE VITA, LUNATIC e MASTERPIECE solo per citarne alcune, Paul Mazzolini in arte Gazebo sarà ospite della puntata del 9 gennaio di COCKTAIL MUSIC CLUB. Il programma televisivo condotto da George Aaron con Carlotta Aldighieri prodotto da LP NETWORK ed in onda ogni martedi alle 18:00 su TVA Vicenza.
Nel corso della puntata Gazebo ripercorre i propri esordi musicali proponendo aneddoti ai più sconosciuti e riflessioni personali sul mondo della musica. Grazie ad un dialogo con l’amico e collega George Aaron in un clima più da chiacchierata tra amici che non nell’usuale schema di domande e risposte. “ E’ il format del programma” spiega il cantante ed oggi anche presentatore vicentino Giorgio Aldighieri in arte George Aaron. “Invitiamo artisti amici con i quali non solo dialoghiamo con serenità e fuori da ogni schema pre impostato, duettiamo dal vivo , cerchiamo di proporre il meglio che questi artisti possono dare, Paul (Gazebo) ci h anche regalate due performance al pianoforte di I Like Chopin e Masterpice” “Abbiamo avuto già ospiti importanti” aggiunge George “ tra i quali BOBBY SOLO, RYAN PARIS (LA DOLCE VITA) , Roberto Boribello (LOS LOCOS) Jay Rolandy (FIREFLY) ed a breve avremo alcune regine della dance anni 90 quali NEJA (RESTLESS) , NATHALIE AARTS (SOUNDLOVERS, SURRENDER) , KIM LUKAS (LET IT BE THE NIGHT) , la vincitrice del Festival di Sanremo 1984 TIZIANA RIVALE oltre a moltissimi altri nomi importanti del panorama musicale nazionale ed internazionale che già hanno confermato la loro presenza e che annunceremo di volta in volta”.
Con George Aaron in studio c’è anche la figlia Carlotta Aldighieri , finalista di Miss Italia nel 2016, vincitrice di diversi concorsi di bellezza nazionali, modella ed organizzatrice di eventi che aggiorna il pubblico su nuove tendenze moda e nuovi trend.

L’Aquila e l’antica tradizione agnesina: il programma del Festival “Il Pianeta Maldicenza”. Tante le novità nel cartellone della 13^ edizione, che comincerà il 6 gennaio e andrà avanti fino al 21

 

 

L’Aquila, 3 gennaio 2018

L’Aquila e l’antica tradizione agnesina: il programma del Festival “Il Pianeta Maldicenza”

Tante le novità nel cartellone della 13^ edizione, che comincerà il 6 gennaio e andrà avanti fino al 21

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Con il mese di gennaio torna Sant’Agnese, l’antica tradizione aquilana della “Maldicenza”. Per i non aquilani è necessario fare una premessa esplicativa sulla “Maldicenza”, questa strana forma di “virtù civica” del “dire il male”. La Festa di Sant’Agnese, solennità popolare tutta laica che ha il suo apice il 21 gennaio d’ogni anno, non ha nulla a che fare con la giovane vergine martirizzata a Roma nell’anno 250 d.C., se non per il fatto – come racconta lo storico aquilano Amedeo Esposito in un suo libro sull’argomento – che in un monastero dedicato alla santa, sito nei pressi di Porta Branconia, venivano ospitate le “malmaritate”, donne da redimere che di giorno prestavano servizio in umili faccende domestiche nelle dimore dei signori e potenti della città, mentre a sera rientravano in monastero dove avevano ospizio. Ma il 21 gennaio, giorno della festività religiosa e canonica di Sant’Agnese, era proibito lavorare. Le malmaritate si ritrovavano nelle bettole e nei fondaci della città, insieme al popolo minuto, per dire il male fatto dai potenti presso i quali erano in servizio, mentre critiche verso il potere civile costituito non erano consentite, pena l’esilio perpetuo e il taglio della lingua, in osservanza all’editto vescovile del 1430.

Dunque questa strana festa aquilana ha elevato per secoli la maldicenza a “virtù civica”, rifuggendo dal pettegolezzo, ed esprimendosi con una critica fortemente mordace, sincera e costruttiva, con spiccate venature d’ironia nel dire la verità in piena libertà. Insomma, è stato per secoli un altro degli elementi della forte impronta libertaria degli aquilani, dello spirito autonomistico e ribelle della città fondata nel 1254 con il concorso, secondo la tradizione, di 99 Castelli – un’ottantina in verità – d’un vasto territorio. La festa, tramandata nei secoli attraverso le confraternite popolari, nell’Ottocento si arricchì anche con circoli borghesi e nobili. Il regime fascista, che vietò tale tradizione temendone lo spirito libertario, ne oscurò storia e consuetudine senza peraltro riuscire a distruggerla. Che infatti riprese nel 1959 con la rinascita della Confraternita dei Devoti di Sant’Agnese “Sancta Agnes Garrulorum Praesidium”, intorno alla quale si sono poi costituite quasi duecento confraternite, intus ed estra moenia, le quali in gennaio si riuniscono intorno a tavole lautamente imbandite “maldicendo”, ossia dicendo “male del male” secondo l’atavica tradizione aquilana, e per eleggere priori, badesse e numerose altre colorite cariche per l’anno sociale. Da alcuni anni la tradizione agnesina, con l’impulso determinante della Confraternita dei Devoti di Sant’Agnese e delle principali istituzioni culturali aquilane, è assurta a nuovo fulgore nel Festival “Il Pianeta Maldicenza”, con convegni, spettacoli e premi letterari, nonché con il conferimento della Targa Socrates Parresiastes ad insigni personalità che si sono particolarmente distinte, nel dire e nell’agire, nell’eroica virtù della parresia (nell’ultima edizione la Targa è stata tributata allo scrittore Claudio Magris). Ed è così che la singolare tradizione aquilana della Maldicenza agnesina, fino a quindici anni fa conosciuta solo a L’Aquila e nell’immediato contado, sta destando sempre più largamente curiosità ed interesse, in Italia ma anche all’estero.

 

Tanto premesso, ieri (2 gennaio) è stato presentato nella sede comunale di Palazzo Fibbioni il programma della tredicesima edizione del Festival “Il Pianeta Maldicenza”, organizzato da varie congreghe agnesine dell’Aquila con il coordinamento della Confraternita dei Devoti di Sant’Agnese. L’iniziativa, che gode del patrocinio del Comune dell’Aquila, si propone di rinnovare la tradizione tipica del capoluogo abruzzese della Maldicenza intesa non come basso pettegolezzo o insulto, ma come sana e sincera critica costruttiva. A fare gli onori di casa il vice sindaco Guido Quintino Liris, che ha sottolineato come l’Amministrazione comunale intende proseguire nel suo operato di sostegno nei confronti di una tradizione che fa parte a pieno titolo dell’aquilanità. I dettagli del programma sono stati poi illustrati dal presidente dei Devoti di Sant’Agnese, Angelo De Nicola, e dai rappresentanti delle confraternite che hanno organizzato i singoli appuntamenti.

Tra le novità principali, la riproposizione dello Zibaldone Aquilano, in programma il 6 gennaio all’Auditorium del Parco, per omaggiare il suo autore, Mario Lolli, a 100 anni dalla nascita. Dovuto e sentito l’omaggio a Ludovico Nardecchia, primo grande promotore del Pianeta Maldicenza ed ex Amministratore comunale, scomparso lo scorso marzo. Per lui è stato preparato un evento davvero molto significativo, che si svolgerà proprio il 21 gennaio (giorno di Sant’Agnese) al Ridotto del Teatro comunale e che è stato predisposto dall’Istituzione Sinfonica Abruzzese, la prestigiosa struttura di cui Nardecchia è stato presidente per diversi anni. L’Agnesino d’oro 2018 – intitolato allo stesso Ludovico Nardecchia – sarà assegnato al termine del concorso d’arte varia che si terrà nel pomeriggio del 20 gennaio all’Auditorium del Parco. Questo il dettaglio delle iniziative, iniziando da quelle nuove, poi quelle consolidate.

ZIBALDONE AQUILANO

La prima è la riproposizione dello “Zibaldone Aquilano”, omaggio delle Congreghe Agnesine a Mario Lolli nel centenario della nascita da un’idea della Antica e Nobile Congregazione di Sant’Agnese. Il 6 gennaio, all’Auditorium Renzo Piano, il regista Mario NARDUCCI ripropone il mitico testo con attori non professionisti espressioni di spicco del Movimento Agnesino, che sono: Liliana BIONDI (Nobile Confraternita della Cantina Jemo ’nnanzi); Giacomo CARNICELLI (Congrega ji amici de Zeppetella di Tornimparte); Mario CELI (Congrega Sci-muniti); Oreste CORDESCHI (Confraternita Aquilana dei Devoti di Sant’Agnese); Luca FRASCARIA (Antica e Nobile Congregazione di Sant’Agnese); Anna Rita ROTILI (Congrega Sci-muniti); Umberto PILOLLI (Confraternita Balla Che Te Passa), Paola POLI (Congrega Le Mejo Ortiche); Teresa DEL SIGNORE (Congrega ji amici de Zeppetella di Tornimparte) e Maura SERGIO (Congrega Le Mejo Ortiche).

CINEMA E MALDICENZA

La seconda novità è la tre giorni su “La Maldicenza e il cinema” curata da Gabriele LUCCI, nome che non ha bisogno di presentazione per prestigio e competenza nel campo della settima arte. “Storie di maldicenza tra realtà e finzione cinematografica” è il titolo della rassegna (con coordinamento di Demetrio MORETTI e consulenza tecnica di Simon CRITCHELL). Il programma (sempre alle ore 17, all’Auditorium dell’Ance) prevede:

  • Mercoledì 10 gennaio: “IO & L’ALTRO/L’ALTRA” – L’immagine riflessa: l’altro/l’altra come proiezione di sé. Il cinema e l’ambiguità del nostro essere. Dalla maldicenza all’accusa esplicita. La distorsione del reale: la letteratura e il cinema a proposito delle false certezze. La diversità, terreno fertile per la maldicenza. Sequenze tratte da film. Conversazione con l’esperta letteraria prof.ssa Liliana BIONDI. A seguire proiezione del film “Quelle due” (1961) di William Wyler.

  • Giovedì 11 gennaio: “QUELLE DECLINAZIONI PERICOLOSE DEL SENTIMENTO” – Dall’invidia alla gelosia, alla frustrazione: “i parenti stretti” della maldicenza e le loro pericolose derive. I comportamenti nella realtà e gli esempi nel cinema. Obiettivo primario: l’annientamento dell’antagonista. Dalla gelosia alla follia. Pettegolezzi e frustrazioni nell’era del digitale. Sequenze tratte da film. Conversazione con gli psichiatri prof. Massimo CASACCHIA e dott. Valter MAROLA. A seguire proiezione del film “The social network” (2010) di David Fincher.

  • Venerdì 12 gennaio: “L’OMBRA DEL DUBBIO” – Tra dubbi e certezze: giudizi sospesi e suspense. Dalla parolina all’orecchio al passaparola della comunicazione globale. Lo sguardo del cinema europeo e americano. Se il dubbio riguarda la sessualità: la forza di gravità del “pianeta maldicenza”. Riflessioni sulla condanna sociale. Sequenze tratte da film. Conversazione con lo storico prof. Umberto DANTE. A seguire proiezione del film “Il sospetto” (2012) di Thomas Vinterberg.

 

OMAGGIO A LUDOVICO NARDECCHIA

La terza novità è “Massera è ‘na notte ‘ncantata” – Canti aquilani, omaggio a Ludovico Nardecchia (scomparso un anno fa) nel centenario della nascita di Mario Lolli. Significativamente domenica 21 gennaio, alle ore 17 presso il Ridotto del Teatro comunale, interverranno Antonio CENTI – Presidente Istituzione Sinfonica Abruzzese; Sebastiano SANTUCCI – Presidente Corale Gran Sasso; Angelo DE NICOLA – Presidente Associazione “Confraternita dei ‘devoti’ di Sant’Agnese”; Goffredo PALMERINI – Vice Presidente Istituto “La Lanterna Magica”. Coordinerà Fabrizio CAPORALE – Segretario Associazione “Confraternita dei ‘devoti’ di Sant’Agnese”. Con la partecipazione della CORALE GRAN SASSO, che eseguirà i canti: Gnisciuna e tu (M. Lolli – C. Berardi); Addo’ sci’ jita (M. Lolli – A. Ettorre); Che misteru è ’stu sognu! (M. Lolli – M. Santucci); No’ stona’ (M. Lolli – G. Cavalli, A. Ettorre); ’Na quatrana distratta (M. Lolli – M. Fabrizi); Masséra (M. Lolli – G. Cavalli, A. Ettorre). Fisarmoniche: Aldo RAMPA e Nicolino RANTUCCI. Contrabbasso: Tonino IEIE. Direttore: Carlo MANTINI.

 

L’EVENTO SUL DIALETTO

Venerdì 19 gennaio presso la Scuola Secondaria di Primo grado “Giulio Verne” di Palombaia di Tornimparte, “Il dialetto come presidio dell’identità civica”: alle ore 10 (Palestra) Laboratorio di teatro dialettale degli alunni dell’Istituto Comprensivo “Comenio” e del Gruppo Teatrale di Tornimparte. Alle ore 17 (aula magna) Tavola rotonda sul tema “La nostra lingua madre ieri e oggi” nell’ambito della “Giornata Nazionale del dialetto Unpli-Unesco”. Dopo i saluti di Giacomo CARNICELLI – Sindaco di Tornimparte; Domenico FUSARI- Presidente Pro Loco Tornimparte; Angelo DE NICOLA – Presidente Associazione “Confraternita dei ‘devoti’ di Sant’Agnese” e l’introduzione di Gilberto MARIMPIETRI – Dirigente Scolastico Istituto Comprensivo Comenio – Scoppito, interverranno:  Francesco AVOLIO – Università dell’Aquila; Teresa GIAMMARIA – Docente Istituto “Mazzini Patini” – L’Aquila; Mario SANTUCCI – Antropologo; Gabriele DESIDERIO – Rappresentante Unpli nazionale. Coordina: Liliana BIONDI – già docente Università dell’Aquila.

 

LA COMMEDIA IN DIALETTO AQUILANO

Venerdì 19 gennaio al Ridotto alle 21, la Compagnia teatrale “La Bottega dei Guitti” presenta la commedia in due atti di Maria DI NELLA, “Ji sogni non s’addormono mai”. Scene Arturo ZIGROSSI. Musiche Valerio DI TOMMASO. Regia Marisa MASTRACCI.

 

L’AGNESINO 2018

Sabato 20 gennaio, all’Auditorium del Parco, alle ore 16, CONCORSO D’ARTE CRITICA. Ideazione e organizzazione dell’evento spettacolo Compagnia teatrale “Il “Gruppo dell’Aquila” fondata da Franco Villani. Regia di Rossana CRISI VILLANI. Alle ore 18, fuori l’Auditorium, consegna del Palio di Sant’Agnese alla Confraternita vincitrice e premiazione del vincitore dell’Agnesino 2018 intitolato a “Ludovico Nardecchia” dalle mani del sindaco dell’Aquila Pierluigi BIONDI e consegna del Premio sez. Giovani intitolato a “Luciana Cucchiella” all’Istituto Scolastico vincitore. La municipalità offre a tutti un brindisi caldo preparato dall’ANA – Gruppo Alpini “M. Iacobucci” dell’Aquila e dolci e salati di Sant’Agnese preparati dal Club Devote di Sant’Agnese e dalla Congrega Amici di Zeppetella di Tornimparte, con “Treccia di Sant’Agnese” preparata, su loro ricetta, dagli studenti dell’Istituto Alberghiero dell’Aquila. Allieterà la serata JAZZ CLUB TRIO con Leonardo Cappelli, Paolo Evangelista, Gino Mancini e Carlo Morelli. Per l’evento, artistica cartolina con scatto d’autore di Luigi BAGLIONE raffigurante i giardini di viale Duca degli Abruzzi che sovrastano Porta Branconia.