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Silvio Santini – Sculture

Galleria Nuvole Volanti

CASTELFALFI (FI)

Il marmo ritrovato” di Silvio Santini;

01 giugno – 16 luglio

Continua la stagione espositiva a Castelfalfi. La Galleria Nuvole Volanti ospiterà dall’1 di giugno la personale di Silvio Santini. La mostra resterà aperta fino al 16 luglio nella Home Gallery “CasaGucci” e nei nuovi spazi espositivi del resort “Il Castelfalfi”.

Una significativa rassegna dal titolo “Il marmo ritrovato”, interamente dedicata al mondo del marmo. Undici le sculture esposte, di cui nove realizzate con il bianco marmo di Carrara che sintetizzano la personale ricerca nell’astrattismo e nella geometria dell’artista. Ma non solo bianco di Carrara, tra le opere esposte troviamo anche Il canneto di Giada, scultura in serpentinato verde e Galaxy in granito nero indiano. Le opere di Santini costituiscono la sua autobiografia, un costante dialogo con se stesso e con la natura, sempre più vicine alla perfezione del fluire delle forme.

Silvio Santini nasce a Torano, paese a monte di Carrara, città nota al mondo per la qualità del marmo e da sempre fiore all’occhiello di artisti come Michelangelo. È In questo specifico contesto, fatto di marmo, montagne e natura, che l’artista si forma, prima come artigiano e poi come scultore. Il suo percorso di studi si svolge presso la prestigiosa scuola di scultura Carlo Nicoli, dove ha l’opportunità di collaborare con alcuni dei più influenti artisti del periodo come Ipousteguy, Agustin Cárdenas, Rossello Cascella, Joaquin Roca Rey, Enzo Plazzota e Antoine Poncet. Grazie a questa esperienza decide di aprire un suo laboratorio nel 1971, dove ancora oggi, tra le montagne, scolpisce il marmo a mano nel modo tradizionale, dando vita alla sua personale produzione artistica. Negli anni ’80 il suo lavoro assume un aspetto innovativo: raggiunge un’accurata qualità tecnica e affina il linguaggio formale, avvicinandosi ai principi del Concretismo. Ciò che maggiormente lo ha influenzato è stato l’incontro con Max Bill, maestro del Bauhaus. Santini ha avuto la capacità e l’abilità di assimilare, in quindici anni di sodalizio, i concetti fondamentali del pensiero di Max Bill legati al mondo dell’arte e del design come essenziale, lineare, funzionale, semplice riuscendo nel tempo a trasferirli nei suoi lavori.

BREVE SCHEDA TECNICA

Luogo: “Il Castelfalfi” e Home Gallery “CasaGucci” – Loc. Castelfalfi, Montaione (FI)

Mostra: “Il marmo ritrovato”

Inaugurazione: il 01 giugno

Apertura: dal 01 giugno al 16 luglio

Visite: tutti i giorni, ad eccezione del lunedì e martedì, visite guidate

Biglietto: ingresso gratuito.

Informazioni e prenotazioni visite: nuvolevolanti@gmail.com – 347 5797732 – 333 1389884 

Ufficio Stampa: Rosi Fontana Press&Public Relations info@rosifontana.it – mob. 3355623246

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Recensione – “L’Italia nel cuore”. Bellezze, meraviglie e storie esemplari nel libro d’amore per le radici di Goffredo Palmerini – di Domenico Logozzo

 

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L’Italia nel cuore”. Bellezze, meraviglie e storie esemplari nel libro d’amore per le radici di Goffredo Palmerini

di Domenico Logozzo *

PESCARA – “Beautiful Italy!” Nel mio recente viaggio in America, quando dicevo che ero italiano, un sorriso illuminava il viso delle persone. E mi ripetevano: “Beautiful Italy!” Sì, è bella l’Italia! Mi è capitato tante e tante volte. E’ bello incontrare tante persone che ammirano la tua terra, la nostra terra. L’appartenenza. La fortuna di essere nati in un Paese che il buon Dio ha creato e fatto crescere con tanta bellezza. Che non dobbiamo dissipare. Ma conservare bene. Perché è un bene che tutto il mondo ci invidia. L’ho percepito, poi verificato, poi ho avuto una infinità di conferme. Camminando nei boschi, nei parchi, intorno ai laghi, nelle strade, entrando nei negozi di Seattle (Stato di Washington). E non solo. E ogni volta era per me una grande gioia. Giovani e meno giovani, americani, cinesi, giapponesi, tedeschi, sudafricani, brasiliani, gente di tutto il mondo, tutti sorridenti. Che ammirano l’Italia. Perché il nostro è un Paese che con le sue enormi bellezze, la storia, la cultura, la buona cucina, la cordialità e la genialità, dà un senso di serenità. Di gioia. E il mio cuore si riempiva d’orgoglio. L’Italia è amata. Amiamo l’Italia. Le nostre belle radici. Pensavo e ripensavo ai nostri tesori, che non sempre valutiamo e rispettiamo e valorizziamo. Come dovrebbe essere logico e giusto.

Cosa che fa in maniera esemplare il giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, che recentemente ha ricevuto il Premio internazionale di giornalismo “Gaetano Scardocchia” con Medaglia del Presidente della Repubblica. E’ appena uscito il suo ultimo libro “L’Italia nel cuore” – Sensazioni. Emozioni. Racconti di viaggio (edizioni One Group). 352 pagine di narrazione, con storie coinvolgenti e 276 belle immagini. Libro d’amore per l’Italia e di gratitudine per gli italiani all’estero che con la loro intelligenza, caparbietà, genialità e cultura tengono alto il nome dei paesi, delle città, delle regioni da dove sono partiti con la speranza di poter concretizzare idee e progetti purtroppo difficilmente realizzabili nei luoghi d’origine. Scrive Palmerini: “Tutti i miei libri, di cui ad altri è dato giudicare la forma e la scrittura, sono densi di amore e passione per le cose belle dell’Italia e degli italiani, per il nostro meraviglioso Paese. Che dobbiamo amare, rispettare e trasmettere a chi verrà, possibilmente più bello e migliore. Noi, nel nostro piccolo, rendiamo il nostro contributo”.

Il libro verrà presentato a L’Aquila mercoledì 21 giugno nell’Aula Magna del Gran Sasso Science Institute. Dopo il saluto del rettore, prof. Eugenio Coccia, interverranno Luisa Prayer, docente del Conservatorio “A. Casella” e direttore artistico dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese; Carlo Fonzi, presidente dell’Istituto Abruzzese di Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea; Franco Ricci, docente di Arte e letterature Moderne all’Università di Ottawa(Canada); Francesca Pompa, presidente della casa editrice One Grup. Modererà gli interventi il giornalista e scrittore Angelo De Nicola. Palmerini ha dedicato questa sua ultima fatica al fratello Corradino. “Un grazie affettuoso a Corradino per il suo scritto sulla Storia degli Alpini. Un ringraziamento che si tinge di tristezza per l’immatura sua scomparsa, avvenuta il 4 novembre 2016. Ma anche di cristiana speranza che egli sia ora insieme a tutti gli Alpini “andati avanti” nel Paradiso di Cantore, laddove la sua generosità e il bene seminato a piene mani gli hanno meritato un posto in prima fila”.

Palmerini ci consegna un’altra preziosa opera “da leggere e rileggere” come ho scritto lo scorso anno in occasione della presentazione del libro “Le radici e le ali”. Pagine di storia e di cultura. “Ero presente, all’Università di Teramo, insieme a un folto pubblico – scrive nella presentazione la prof.ssa Luisa Prayer – il giorno in cui Elio Di Rupo è stato insignito della laurea honoris causa. Ero presente alla sua bellissima lectio, che è rimasta nella mia memoria come altissimo ed emozionante momento di consapevolezza rispetto ai principi e ai valori che ci fanno dire: siamo europei. Ritrovo qui, nel libro di Goffredo Palmerini, che mi ricordo salutai con gioia nell’Aula magna quella mattina, tutta la lectio di Di Rupo: meraviglioso poterla rileggere e davvero confortante sapere che grazie a Goffredo essa verrà conosciuta da moltissimi che non erano lì con noi quella indimenticabile mattina”.

La conoscenza, la diffusione in tutto il mondo, l’ottimismo, la capacità di raccontare con lucidità l’Italia dentro e fuori. Tutto ciò si coglie perfettamente sfogliando le pagine del libro che lo scrittore ci ha cortesemente fatto pervenire nella versione digitale, in attesa di poter toccare con mano ed apprezzare il profumo dell’inchiostro (sì, l’inchiostro un…profumo che per tanti anni ha accompagnato il mio cammino giornalistico nel mondo della carta stampata, prima di approdare alla Rai, ma il primo amore non si scorda mai…), dicevo il profumo dell’inchiostro dell’elegante edizione cartacea e ammirare le tante belle foto scelte con molta cura. Ambasciatore dell’Aquila, dell’Abruzzo e dell’Italia nel mondo. “Goffredo è un testimone avido di positività – sottolinea ancora la prof.ssa Prayer – è un narratore di storie esemplari che hanno come protagonisti quegli italiani e quelle italiane che hanno vissuto la condizione di migranti e emigrati come una opportunità, e grazie al loro impegno e al loro talento hanno vinto una sfida difficile ma importante. È innamorato delle storie che racconta, delle persone che incontra”.

Amore che trasmette al lettore. E lo coinvolge. E lo spinge a leggere. Ed emoziona. Come evidenzia nella prefazione la prof.ssa Carla Rosati. “Quando prendo tra le mani un libro di Goffredo Palmerini e inizio a leggerlo, non posso non emozionarmi perché ne conosco già il protagonista: l’Abruzzo, nostra comune terra di origine. Non è di sé che vuole parlare Goffredo, infatti non si mette in primo piano e non indulge nemmeno a riferimenti personali o autobiografici se questo non è funzionale al racconto e soprattutto se non serve a narrare quello che gli sta più a cuore: l’Abruzzo appunto e gli abruzzesi con le loro storie di vita”. E con l’Abruzzo nel cuore “ci prende per mano e ci accompagna in giro per il mondo”. E’ coinvolgente. “Annota con finezza di scrittura le sue sensazioni ed emozioni, descrivendo luoghi, paesaggi, persone” tanto che “il lettore ha l’impressione di stargli accanto e di viverle con lui”.

Un libro che come gli altri sei scritti dal 2007 ad oggi merita di essere nelle biblioteche di tutte le scuole dell’Abruzzo – e non solo – perché serve effettivamente a capire la realtà attuale, con testimonianze del passato che si proiettano sul futuro. Scritti che hanno valore storico, culturale e anche sociale. E voglio perciò qui ricordare le parole di papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali. “La comunicazione, i suoi luoghi e i suoi strumenti hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone. Questo è un dono di Dio, ed è anche una grande responsabilità. Mi piace definire questo potere della comunicazione come “prossimità”. L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa. In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità”.

*già Caporedattore TGR Rai

Foto 1: Goffredo Palmerini intervistato a New York dalla giornalista Letizia Airos

Foto 2: Domenico Logozzo a Seattle

Foto 3: presentazione del libro a L’Aquila

Foto 4: Elio Di Rupo e Luciano D’Amico, rettore Università di Teramo

Foto 5: Goffredo Palmerini con Elio Di Rupo, a Teramo.

Foto 6: Goffredo Palmerini, ritratto da Clyde Korby a New York

Foto 7: copertina del volume

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Svelati i resti monumentali dell’antica via Claudia Nova

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MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA CULTURALI E DEL TURISMO

Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città dell’Aquila e i comuni del cratere

 

COMUNICATO STAMPA

L’ANTICA AVEIA LA VIA CLAUDIA NOVA

Le indagini archeologiche svelano i resti monumentali del cardo maximus della perduta città di Aveia, unica traccia superstite del basolato dell’antica via Claudia Nova.

Proseguono gli incontri tra le Amministrazioni e i soggetti interessati, per una soluzione condivisa volta a garantire sia la ricostruzione delle abitazioni sia la tutela e la valorizzazione di una delle più importanti e monumentali scoperte archeologiche del territorio aquilano.

Fossa, 15 giugno 2017Grandi basoli calcarei accostati gli uni agli altri con tecnica accurata e raffinata, nei quali si vedono ancora chiaramente le profonde incisioni dovute all’intenso traffico dei carri (a dimostrazione della sua rilevanza nel territorio e nella rete degli scambi): è la strada monumentale – riconducibile all’antica via Claudia Nova, di cui non si avevano finora tracce certe nella conca aquilana – scoperta nell’ambito dei lavori di ricostruzione post sisma. Un tratto integro della lunghezza di circa 30 metri e dellalarghezza stimata di 4-5 metri(la via Appia antica è larga poco più di 4 metri) affiancato da un marciapiede porticato largo oltre 2 metri e dalle adiacenti costruzioni monumentali andate distrutte.

E’ così che doveva mostrarsi nel Isecolo a.C. il cardo maximus della perduta città di Aveia, punto di cerniera e contatto tra la “città alta” (di cui sopravvivono resti nel cosiddetto “torrione” del borgo medioevale) e la “città bassa” (delimitata dalle mura oggi ancora visibili nelle campagne di Osteria), tratto urbano di quell’asse stradale di rilevanza territoriale voluto dall’Imperatore Claudio per dotare di adeguate infrastrutture l’area delle conche amiternina e forconese, già interessate da imponenti e monumentali presenze insediative, da Foruli ad Amiternum, da Forcona a Peltuinum e oltre.

Della perduta città di Aveia scompare ogni traccia dal VII-VIII secolo d.C., probabilmente per i danni dovuti a catastrofi naturali (allagamenti, frane della montagna o terremoti). Nulla resta di visibile fuori terra oltre alle porzioni di mura urbiche nelle campagne e ai pochi resti sulle pendici del colle e inglobati nel borgo. La scoperta della monumentale strada,effettuata nei primi mesi dello scorso anno in via S. Eusanio – a seguito delle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila grazie ai fondi messi a disposizione dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere (USRC) -offre nuove e inedite certezze alle ipotesi di ricostruzione storica dell’importante centro romano.

E’ stata dunque attivata, fin dal primo momento, una forte azione di sensibilizzazione ai fini dell’auspicabile valorizzazione dei resti monumentali che muterebbero, d’improvviso, immagine e vocazione del centro di Fossa e della sua area, dalle risorse ambientali e culturali davvero straordinarie, forse uniche. Risorse così straordinarie che obbligano, senza incertezza alcuna, gli enti, le amministrazioni, le associazioni culturali e i cittadini tutti, ad un forte impegno affinché tesori d’arte e della cultura possano assurgere a ben altri livelli di fruizione. Il Parco archeologico della Necropoli Vestina, benché aperto al pubblico saltuariamente, a solo qualche anno dalla scoperta era già conosciuto con ammirazione e stupore in ogni parte del mondo, e continue sono le richieste di informazioni e di visita.

Aveia è ubicata, nella vallata del medio Aterno, alle pendici nord-orientali di Monte Circolo e del borgo fortificato di Fossa, a soli dieci km dall’Aquila. La città romana era strutturata su terrazze urbane degradanti sul versante montano e caratterizzata da una città alta, probabilmentemonumentale, e da una città bassa che lambiva il corso del fiume Aterno, quella legata alle attività commerciali e di servizio del tratturo. Il percorso della Mura è ancora perfettamente leggibile, con il tratto monumentale meridionale che risale il versante fino al cosiddetto “Torrione” del borgo medievale. Una città romana che sembrava quasi completamente perduta, che viveva nella memoria di pochi, torna così prepotentemente a rivivere splendori e magnificenze di un antico e nobile passato. Dal 1773, allorquando l’Abate archeologo e filosofo Vito Maria Giovenazzi ebbe l’intuizione e il merito di riconoscere e identificare i monumenti di Fossa come quelli di Aveia, mai erano tornate alla luce resti monumentali così importanti.

Le modalità di indagine, studio e valorizzazione dovranno contemperare le esigenze di tutela con le esigenze di ricostruzione del tessuto urbano e edilizio: Su questo delicato tema sono in corso da mesi gli opportuni e indispensabili confronti tra tutti gli enti e i soggetti coinvolti, alla comune ricerca di soluzioni di revisione progettuale, spostamento, delocalizzazione e/o ridefinizione viaria dell’intera area.

Nuovo incontro, questa mattina, tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila e cratere, l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere USRC, il Comune di Fossa e la Provincia dell’Aquila per verificare congiuntamente le concrete possibilità di rivedere le progettazioni pregresse (interventi edilizi, rete stradale locale e rete provinciale) adeguandone le previsioni al mutato quadro della situazione e i possibili scenari di recupero e valorizzazione.

Siamo da mesi impegnati in una attenta valutazione condivisa della situazione – affermano la Soprintendente Alessandra Vittorini e il Responsabile dell’USCR Paolo Esposito – con l’obiettivo prioritario di individuare gli strumenti e le procedure più idonee a garantire la salvaguardia e la valorizzazione di un contesto archeologico di straordinaria importanza per il territorio e il corretto svolgimento del processo di ricostruzione pubblica e privata. All’impegno congiunto profuso nella prima fase di conoscenza e indagine archeologica si è aggiunto da diversi mesi il lavoro sui tavoli tecnici interistituzionali, in cooperazione con tutti gli enti e i soggetti coinvolti. Confidiamo nella collaborazione di tutti per una celere definizione dei programmi futuri.”

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“LA LANTERNA MAGICA”: UN PATRIMONIO DELLA CULTURA AQUILANA

Un evento al Museo Arti e Mestieri del Cinema

LA LANTERNA MAGICA”: UN PATRIMONIO DELLA CULTURA AQUILANA

Emanuela Medoro

Avete mai notato quanto sono lunghi i titoli di coda di un film? Non solo attori, attrici, regista, aiuto regista, produttori, sceneggiatori, scenografi e musicisti, ma anche fotografi, cameramen, elettricisti, tecnici del suono, parrucchieri, autisti, truccatori. E forse ho dimenticato tanti altri lavoratori della grande industria dei sogni, il cinema.

Nella nostra città ricche informazioni sui molteplici aspetti del lavoro nel cinema si possono trovare al secondo piano dell’attuale sede di Bazzano della Biblioteca Provinciale “Salvatore Tommasi”, dove è ospitato l’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica”. “La Lanterna Magica” è un ente morale fondato nel 1981 per lo studio, ricerca, tutela, conservazione e restauro di macchine, pellicole, video, libri e giornali riguardanti l’industria del cinema.

Uno degli sforzi maggiori dell’Istituto Cinematografico (www.istitutocinematografico.org), dopo anni di studio e ricerca, è stato nel 1995 la fondazione dell’Accademia dell’Immagine, Scuola di Alta Formazione nel settore del cinema e della comunicazione audiovisiva. Nel corso del tempo è diventata un punto di riferimento importante per operatori, studiosi e appassionati del mondo del cinema e dell’audiovisivo, e ha creato importanti rapporti con esponenti della cultura e dello spettacolo e con la stampa nazionale ed estera.

Nella sede de “La Lanterna Magica”, si possono vedere gli oggetti concreti dell’industria del cinema, pellicole e dischetti di film vecchi e nuovi, provenienti da tutto il mondo, libri, giornali, manifesti e foto autografate di miti del cinema. Ed anche, alcune macchine da proiezione, grosse, ingombranti, che tanto tempo fa facevano girare i rotoli delle pellicole. Insomma, si vedono gli oggetti che hanno creato e creano tuttora i nostri amici di fantasia, i personaggi, gli attori e le attrici indimenticabili con le loro storie d’amore, i dialoghi memorabili e i luoghi esotici che ci hanno accompagnato nel corso del tempo nelle sale cinematografiche, dove si entrava e si entra tuttora per trovare una poltrona al buio, una magia per rilassarsi e dimenticare il presente lasciandosi coinvolgere dalle storie che scorrono sullo schermo.

Per sapere qualche cosa di più sull’attività attuale e futura di questo istituto incontro Manuela D’Innocenzo. Informata, disponibile e sorridente, lavora presso l’Istituto da vent’anni, e apprendo da lei tante notizie sulla vita del prestigioso ente culturale, un fitto intreccio di conoscenze tecnologiche, cicli di proiezioni, incontri culturali, di cui riporto in sintesi alcuni esempi.

Nel 2010, dopo il sisma, il Coordinamento Scientifico-Culturale, formato da Manuela D’Innocenzo, Pierluigi Rossi e Giovanni Chilante, ridefinì lo scopo dell’Ente costituendo il Centro Archivio Cinematografico e il Museo delle Arti e dei Mestieri del Cinema.

Dalla fine degli anni ‘90 esiste anche la Cineteca “Maria Pia Casilio”, uno dei fondi cinematografici più preziosi, tra i primi 5 in Italia, con una raccolta di quasi 1500 pellicole, biblioteca, emeroteca e audiovisivi, che oggi ha il vincolo della sovrintendenza archivistica. Mi pare opportuno ricordare Maria Pia Casilio, un volto fra i più significativi della commedia all’italiana, nata a Paganica nel 1935. La figlia Francesca Rinaldi ha donato all’Istituto Cinematografico nel 2014 preziosi oggetti personali appartenuti all’attrice, pezzi unici e introvabili come il bracciale portato per la prima di Umberto D. La cineteca è anche un laboratorio, le vecchie pellicole sono materiali catalogati e vengono restaurate a mano, ove possibile. C’è anche una macchina che consente di intervenire direttamente sulle pellicole per riparare eventuali danni ed anche il “tavolo passafilm”, dotato di uno stroboscopio, strumento che trascrive il film in digitale, per cui la vecchia pellicola non viene più usata e usurata, usando per la proiezione il Dvd. La più famosa delle vecchie pellicole digitalizzate è “Ridolini e la collana della suocera”.

Tra le attività ricordo anche le rassegne cinematografiche all’aperto, in collaborazione con enti pubblici e privati. Per le proiezioni all’aperto cito in modo particolare Marco Reato, uno dei primi proiezionisti a portare il cinema all’aperto. Per questo si costruì una specie di cinema ambulante, una struttura che portava il cinema là dove la sala cinematografica non esisteva. Ha proiettato persino a Parigi, sotto la Torre Eiffel. Ha anche comprato foto autografe di personaggi del cinema e le ha donate al museo, facendole diventare un bene pubblico.

Tra i tanti riconoscimenti dello Stato e degli enti locali, ricordo che il Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del maggio 2006 riconosce il fondo di pellicole cinematografiche come bene di interesse culturale particolarmente rilevante apponendo il vincolo di tutela. Consente anche ai tecnici specializzati presso l’Ente di operare il restauro manuale delle opere vincolate. Inoltre il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del novembre 2009 attribuisce a “La Lanterna Magica” un contributo sulla quota dell’otto per mille dell’IRPEF, che ha consentito l’acquisizione di particolari attrezzature necessarie all’attività della Cineteca.

Questo è un bel capitolo della cultura aquilana, un patrimonio che va custodito e valorizzato, amplia gli orizzonti mentali e culturali, arricchisce la città di idee e linguaggi della comunicazione visiva. Da ricordare che è stato costruito con passione e lavoro, in parte volontario, e mette a disposizione dei ricercatori e appassionati del cinema tutte le informazioni sull’arte più bella e popolare del XX secolo.

medoro.e@gmail.com

L’Aquila 13 giugno 2017

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Il pubblico a uno degli eventi della Lanterna Magica

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APRE LE PORTE ALL’ESTATE “L’ITALIA NEL CUORE”, IL NUOVO LIBRO DI GOFFREDO PALMERINI – Sarà presentato in prima a L’Aquila il 21 giugno, ore 18, presso l’Aula magna del Gran Sasso Science Institute

 

copertina L'Italia nel cuore

6 giugno 2017

APRE LE PORTE ALL’ESTATE “L’ITALIA NEL CUORE”, IL NUOVO LIBRO DI GOFFREDO PALMERINI

Sarà presentato in prima a L’Aquila il 21 giugno, ore 18, presso l’Aula magna del Gran Sasso Science Institute

L’AQUILA – “L’Italia nel cuore”, l’ultimo libro di Goffredo Palmerini pubblicato in questi giorni da One Group Edizioni, sarà presentato in prima a L’Aquila mercoledì 21 giugno alle ore 18, presso l’Aula magna del Gran Sasso Science Institute (GSSI), in viale Crispi 7. Relatori saranno Luisa Prayer, docente del Conservatorio “A.Casella” e direttore artistico dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, Carlo Fonzi, presidente dell’Istituto Abruzzese di Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea, Carla Rosati, già docente di Letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia, Franco Ricci, docente di Arti e Letterature moderne all’Università di Ottawa (Canada), Francesca Pompa, presidente One Group. Modererà l’incontro Angelo De Nicola, giornalista e scrittore. Sarà presente l’Autore.

Non casuale la scelta della sala per presentare il volume. Una preferenza che vuol testimoniare attenzione e l’orgoglio tutto aquilano per una delle più recenti Scuole Universitarie Superiori d’Italia, il Gran Sasso Science Institute (www.gssi.infn.it). Riconosciuto dallo Stato nel 2016 centro di alta formazione scientifica e d’eccellenza per studi di dottorato (PhD) post laurea, il GSSI è diventata la settima Scuola universitaria autonoma italiana, con la Normale e la Sant’Anna di Pisa, IUSS di Pavia, SISSA di Trieste, SUM di Firenze e Istituto di Studi Avanzati di Lucca. Un vero fiore all’occhiello, il GSSI, che insieme all’Università dell’Aquila esalta la vocazione del capoluogo d’Abruzzo come Città degli studi, della Ricerca e dell’alta Formazione. Dopo la prima assoluta all’Aquila, inizierà il tour delle presentazioni in Italia e, in ottobre, negli Stati Uniti e Canada.

Dunque ancora una perla – una ogni anno e mezzo, ormai – ci regala il fecondo scrittore aquilano, di recente insignito del Premio internazionale di giornalismo “Gaetano Scardocchia” e della Medaglia del Presidente della Repubblica. Sono 352 pagine di narrazione, con storie coinvolgenti e 276 belle immagini, una copertina originale e una grafica come sempre eccellente su carta di gran pregio. Personaggi, fatti significativi, eventi, racconti di viaggio, illustrano la più bella Italia, dentro e fuori i confini, facendo assaporare al lettore l’orgoglio per la nostra millenaria cultura, le meraviglie del Bel Paese e le straordinarie personalità che con il loro talento rendono onore e prestigio all’Italia ovunque nel mondo.

Scrive, tra l’altro, Luisa Prayer nella pagina di Presentazione che apre il volume: “[…] Goffredo Palmerini è un testimone avido di positività: è un narratore di storie esemplari che hanno come protagonisti quegli italiani e quelle italiane che hanno vissuto la condizione di migranti e emigrati come una opportunità, e grazie al loro impegno e al loro talento hanno vinto una sfida difficile ma importante. E’ innamorato delle storie che racconta, delle persone che incontra, perché è capace di una meravigliosa disposizione interiore, aperta, disinteressata, pronta a gioire dei successi dei protagonisti dei suoi reportage, e soprattutto a rappresentare con intelligenza e sincera adesione il senso profondo di quelle esistenze, viste nella prospettiva della migrazione. Questo suo ormai decennale lavoro di raccolta di storie di italiani fuori d’Italia assume infine, nella dimensione quantitativa e cronologica che si è venuta configurando, un significato generale che non solo trascende il singolo caso, ma si rivela oggi come un percorso di grande attualità. Che porta la nostra riflessione oltre le storie che lui stesso racconta. […]”.

Così, tra le argomentazioni della bella Prefazione al volume, annota Carla Rosati: “[…] Goffredo Palmerini, in questo suo ultimo lavoro, ci prende per mano e ci accompagna in giro per il mondo ma, senza andare lontano, ci fa anche attraversare la sua terra, ci presenta paesi caratteristici e a volte poco noti che ognuno di noi ha così il piacere di scoprire o di riscoprire. Ci descrive paesaggi magici, ci fa attraversare i vicoli e le strade di antichi borghi arricchendo la descrizione precisa, minuziosa, realistica e insieme poetica che ne fa, con note storiche e culturali che presuppongono uno studio e un approfondimento continuo. […] Tra un viaggio e l’altro, tra una conferenza e l’altra, tra un trasferimento da un posto all’altro, egli annota con finezza di scrittura le sue sensazioni ed emozioni, descrivendo luoghi, paesaggi, persone, con uno stile così appassionante e coinvolgente che il lettore ha l’impressione di stargli accanto e di viverle con lui. […]”.

L’Italia nel cuore”: Sensazioni. Emozioni. Racconti di viaggio. E’ “una collezione di emozioni”, scrive nel risvolto di copertina Francesca Pompa, presidente della casa editrice che ha pubblicato gli ultimi cinque libri di Goffredo Palmerini. “C’è chi colleziona farfalle e chi pietre preziose. Chi vecchi francobolli e chi, come i lettori di Goffredo Palmerini, opere d’arte. Perché gli scritti di questo autore sono vere e proprie opere d’arte della scrittura. Se ne hai uno non puoi non avere tutti i volumi firmati Goffredo Palmerini, L’Italia nel cuore è esattamente il settimo della straordinaria collana. Sono capolavori della narrazione del nostro vivere quotidiano, di ciò che avviene dentro e fuori i nostri confini, che più ci interessa ed emoziona. Fatti di politica, personaggi, eventi, cultura, tradizioni, storia… e storie. Emerge da ogni pagina dei suoi libri il cuore vero dell’Abruzzo e dell’Italia intera. Come un pittore restituisce, anno per anno, immagini che solo chi ha grande sensibilità riesce a catturare e che nel tempo assumono valore di testimonianza. Consideriamo quest’ultimo lavoro un altro importante tassello senza il quale verrebbe a crearsi un buco nero nella storia del giornalismo capace di trasformare la notizia in un viaggio immaginario tra paesi, città e nazioni che si aprono per essere conosciuti, sino a toccare il cuore di ognuno.”

Goffredo Palmerini è nato a L’Aquila nel 1948. Per quasi trent’anni è stato amministratore della Città capoluogo d’Abruzzo, più volte assessore e vice sindaco. Lasciata la politica attiva nel 2007, ha iniziato un’intensa attività giornalistica su agenzie internazionali e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono pubblicati su numerose testate in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. Ha pubblicato i volumi Oltre confine (2007), Abruzzo Gran Riserva (2008) L’Aquila nel mondo (2010), L’altra Italia (2012), L’Italia dei sogni (2014), Le radici e le ali (2016), L’Italia nel cuore (2017). Numerosi i riconoscimenti ricevuti per la sua attività giornalistica e culturale. Studioso di migrazioni, è componente del Comitato scientifico del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo (ed. SER e Fondazione Migrantes, 2014), per la quale opera è anche uno degli autori. Esponente di diversi enti ed organismi nazionali che operano nel campo dell’emigrazione, è tra i più impegnati ambasciatori dell’Abruzzo nel mondo.

Nel Sommario che segue, i capitoli con gli argomenti che Palmerini tratta nell’intrigante volume “L’Italia nel cuore”.

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SOMMARIO


Manhattan d’autunno ha i colori dell’arte fauve
Annalisa Di Ruscio, giovane talento d’Abruzzo ad Harvard
Diario dagli States: il Columbus Day, il teatro di Fratti ed altro
Il terremoto della Marsica nel racconto di Johannes Jørgensen
Presentato a Genova il dizionario delle migrazioni italiane
Mario Fratti, drammaturgo insigne, ora anche poeta
Mario Fratti e le maschere nude del suo Volti – di Liliana Biondi
Amigdalus, radici, natura e colori della nostra terra
Quattro scrittori insigniti a Lecce del premio Nelson Mandela
A Perugia l’omaggio della Romania all’arte di Constantin Udroiu
A Pescara, l’omaggio alle donne costituenti abruzzesi
Il contributo di Maria Federici per l’Italia – di Carlo Fonzi
Paganica in lutto, vicina alle famiglie Leone e Iovenitti
A Padova la mostra antologica di Gigino Falconi
Torquato Tasso alla National Gallery di Washington
Il giorno di Stefano: a Roma giornata delle culture migranti
A Casa Argentina e alla Sapienza due eventi sulle migrazioni
Un rosario di chiavi, una storia d’emigrazione abruzzese
La memoria per ricostruire un futuro possibile – di Cinzia Maria Rossi
Con l’uomo carbone si rivive la tragedia di Marcinelle
La lingua italiana è uno spettacolo! Intervista a Marcello Lazzerini
In ricordo di Rinaldo Mastracci, paganichese di vaglia
Dopo Roma la croce di Lampedusa fa tappa in Abruzzo
Avezzano, concerto in Duomo per il centenario del terremoto
L’Aquila, giornata speciale per gli studenti del Colorado
Alpini da tutto il mondo a L’Aquila per l’adunata nazionale
Pillole di storia degli alpini – di Corradino Palmerini
Grande attesa in Argentina per la presentazione del DEMIM
Il DEMIM sbarca in Argentina
Intervista al console generale d’Italia a Buenos Aires
Intervista al direttore dell’istituto di cultura di Buenos Aires
A Buenos Aires standing ovation al debutto di Italia Patria mia
A Sulmona importante forum sulle questioni del mediterraneo
Immagini del nuovo inizio nella cultura italiana
Abruzzo e Molise per un mese e mezzo in vetrina a New York
A sei anni dal terremoto torna all’Aquila la Beata Antonia
Questa volta un viaggio triste per Desenzano del Garda
Maria Pacifici: nel 1915 ostetrica tra le macerie della Marsica
A 98 anni scompare all’Aquila Adolfo Calvisi, un maestro di vita
Eventi nel mondo e novità a New York per il teatro italiano
Expo 2015 e il Perdono per nutrire il mondo – di Francesco Lenoci
Mons. Baruffi, Vescovo in Brasile, in visita a Paganica e L’Aquila
Fresco di stampa L’ala tedesca sul Gran Sasso, di Antonio Muzi
La vicenda d’Annunzio – del Guzzo, nel libro di Maurilio Di Giangregorio
Il mecenate – di Giacomo d’Angelo
A Boston Laura Benedetti insignita di medaglia d’oro
La Perdonanza a New York e gli abruzzesi di Astoria
Una chiesa attenta agli ultimi con i nuovi vescovi di Palermo e Bologna
L’Anfe e la municipalità di Teramo salutano l’on. Elio Di Rupo
Saluto dell’Anfe all’on. Elio Di Rupo, sindaco di Mons
La lectio doctoralis di Elio Di Rupo all’Università di Teramo
Riconsiderare l’avvenire dell’Unione Europea – di Elio Di Rupo
Un’icona di Constantin Udroiu donata a Paganica
Constantin Udroiu – di Luisa Valmarin Udroiu
Viteliù, la prima Italia e la buona cucina abruzzese a New York
Dan Fante ci ha lasciati, amava l’Abruzzo e L’Aquila
A New York Abruzzo & Molise, yesterday and today
Intervista a Mons. Antonini sul grande ponte dell’Aquila
Modica, vigilia della consacrazione episcopale di Don Corrado
Palermo, giornata memorabile per l’insediamento del nuovo Arcivescovo
25°anniversario dell’Associazione Abruzzesi e Molisani in Friuli 
Il maestro Vittorio Antonellini, un grande aquilano d’elezione

G.Palmerini-Lax

BAADAYE PINOCCHIO D’AFRICA – GIOVEDÌ 18 MAGGIO 2017, alle ore 16.00, Aula Magna Università di Teramo

 

BAADAYE PINOCCHIO D’AFRICA
Aula Magna Università degli Studi di Teramo 
Campus universitario di Coste Sant’Agostino – Via R. Balzarini, 1 – 64100 Teramo
Inaugurazione Giovedì 18 Maggio 2017 ore 16,00
Ingresso Libero
TERAMO – Baadaye Pinocchio d’Africa è un progetto educativo artistico multimediale, una full immersion senza precedenti di pittura, musica, danza, teatro e sport per la solidarietà, organizzato dall’Associazione Culturale ‘La doppia M’ di Teramo presieduta da Raffaele DAIDONE, con la direzione artistica di Giuseppe BACCI. Il tema principale del progetto è rappresentato dalle avventure di Pinocchio,  l’antica ma mai desueta favola di Carlo COLLODI, rivisitata e rielaborata nelle arti gemelle alla letteratura, la pittura e la scultura, con uno sguardo aperto alla musica, alla danza, alla rappresentazione teatrale e allo sport. La manifestazione si avvale del prestigioso patrocinio della Federazione Italiana dei Club e Centri per l’UNESCO, nello specifico del Club per l’UNESCO di Teramo.
La giornata inaugurale dell’evento sarà Giovedì 18 Maggio 2017, alle ore 16.00 nell’ Aula Magna dell’Università degli Studi di Teramo. Una tavola rotonda prenderà spunto da citazioni del racconto di Pinocchio per una analisi e riflessione attraverso gli interventi di Luciano D’AMICO, Magnifico Rettore dell’Università di Teramo; Raffaella MORSELLI, Ordinario di Storia dell’Arte Moderna dell’Università di Teramo; Raffaele DAIDONE, Presidente dall’Associazione Culturale ‘La doppia M’; Giuseppe BACCI, Direttore artistico dell’evento; Pino PROCOPIO, Pittore; Paolo DI SABATINO, Musicista; Giancarlo FALCONI, Responsabile del blog ‘I due Punti’; Eleonora MAGNO, Dirigente Scolastico del Liceo Artistico di Castelli; Lino BEFACCHIA, Professore di Filosofia; Italo DI GIOVINE, Coordinatore dell’Unione italiana  Ciechi e Ipovedenti ONLUS di Teramo, ENRICO BENETEL, Coordinatore ANFFAS ONLUS (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), Alba IMPICCIATORE, Coordinatore ASI (Associazione Sordi Italiani), Lia VALERI, Dirigente Scolastico dell’Istituto comprensivo Zippilli-Noè Lucidi di Teramo; Italo CANALETTI ed Elvia REGA, Delegati del Comitato CONI Italia Paralimpico CIP di Teramo; Francesca DI BOSCIO, Responsabile della Scuola di danza Backstage di Teramo.
La singolarità dell’evento si basa sulla reinterpretazione del racconto ad opera del pittore Pino Procopio, che ha realizzato venti tavole pittoriche, attualizzando un Pinocchio diverso: un bimbo africano che abbandona la terra natia e attraversa il mare per raggiungere l’Italia, con la speranza di trovarvi un mondo migliore. Il titolo del progetto è BAADAYE Pinocchio d’Africa. Baadaye in africano significa: Futuro. L’esposizione di tali opere pittoriche sarà allestita nelle sale dell’Ateneo insieme ai bassorilievi ceramici degli allievi del Liceo Artistico di Castelli, che presenteranno le riproduzioni dei quadri del maestro Pino PROCOPIO in ceramica, per una mostra tattile fruibile da ipo e non-vedenti. Inoltre, saranno esposti i disegni realizzati dagli alunni della Scuola Primaria Noè Lucidi e dai ragazzi dell’ANFFAS ONLUS basati sul tema di Pinocchio.
Dal momento visivo e tattile si passerà a quello uditivo con il concerto del Maestro Paolo DI SABATINO, che presenterà al pianoforte alcuni dei venti brani inediti ispirati al Pinocchio d’Africa, contenuti in un CD che rappresenta la colonna sonora dell’intera manifestazione.Successivamente i circa cento bimbi appartenenti all’Orchestra Sinfonica dell’Istituto comprensivo Zippilli-Noè Lucidi S.M.I.M. del plesso scolastico delle Scuole Primaria e Secondaria di 1° grado eseguiranno alcune composizioni musicali. I ragazzi dell’Unione italiana Ciechi e ipovedenti insieme ai sordomuti dell’ASI presenteranno uno spettacolo teatrale e musicale sotto la direzione di Italo DI GIOVINE e di Alba IMPICCIATORE. Inoltre sarà proiettato il video della rappresentazione della favola di Pinocchio elaborato dai ragazzi dell’ANFFAS ONLUS. Il racconto delle avventure di Baadaye, come filo conduttore dell’intera opera, sarà affidato a Giancarlo FALCONI, mentre l’analisi e la lettura della favola a Lino BEFACCHIA.
I piccoli allievi della Scuola di Danza ‘Backstage’ di Teramo coordinati dall’insegnante Francesca DI BOSCIO, presenteranno uno spettacolo utilizzando come coreografia le musiche composte dal pianista Paolo DI SABATINO ed i vestiti di scena ispirati ai quadri di Pino PROCOPIO. La versione integrale di tutte le manifestazioni artistiche sarà condotta dall’attore Gianluca GIOIA ed è prevista nel mese di ottobre 2017 (data da destinarsi), presso il Palazzetto dello sport di Teramo. Nella stessa  giornata assisteremo a varie rappresentazioni sportive dei ragazzi appartenenti al CONI Italia Giochi Paralimpici CIP, con l’invito a tutti i bambini di sperimentare le diversità delle varie discipline ludiche, nell’intento di esprimere, a più livelli di percezione, i significati e le meraviglie che lo sport da sempre riesce a generare.
A corollario delle manifestazioni sarà realizzato un catalogo, a cura di Giuseppe BACCI,  contenente i quadri del pittore Pino PROCOPIO, il racconto di Giancarlo FALCONI, i disegni dei bimbi delle scuole elementari insieme ai loro racconti del finale della favola di Baadaye, i disegni realizzati dai ragazzi dell’ANFFAS ONLUS e delle opere degli allievi ceramisti di Castelli. Il catalogo, con l’allegato CD del pianista Paolo DI SABATINO, sarà venduto per la raccolta di fondi da destinare interamente alle associazioni dei ragazzi dell’ANFFAS, degli ipo e non-vedenti e dei sordi.
Links:

Un ballo in maschere (Giampiero Pierotti, Cascina, Toscana)

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da Favole di ogni giorno
Come è avvenuto il volo delle “Favole ” di ogni giorno in diverse scuole del BRASILE e dell’ARGENTINA adesso stanno PLANANDO all’Istituto della DANTE ALIGHIERI del MAR MENOR SPAGNA per merito della DIRIGENTE Prof.ssa PAOLA SEBASTIANI Un doveroso grazie all’OTTIMA INSEGNANTE da PISA

UN BALLO IN MASCHERE di Paola Sebastiani (Presidente e professoressa del Comitato Dante Alighieri del Mar Menor- Spagna)

Il libro di Giampiero Pierotti che ho tra le mani, “Favole di ogni giorno”, l’ho letto due volte perché c’è sempre qualcosa di nuovo nel rileggere.
Illustrato con cura da Alberto Fremura, pittore ed umorista. Il titolo -come ha detto lo stesso autore- è in riferimento a tutte le notizie che tutti i giorni continuano a farci digerire.
Lui le definisce “racconti” ma poi nel titolo si rifà alle “favole”. Pubblicate a luglio del 1995 queste favole sono riuscite ad arrivare fino alle Scuole Italiane in Brasile, tradotte alcune in spagnolo e in portoghese. Perfino i non vedenti possono leggerle perché scritte in sistema Braille.
L’autore nato a Cascina in provincia di Pisa non avrebbe mai pensato che delle semplici riflessioni quotidiane avrebbero oltrepassato i limiti.
Antoine de Saint-Exupéry diceva:”Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla terra come una musica”. È questa musica misteriosa come i colloqui sinceri tra Mago Merlino e Sofia, la principessa che veniva dal Sud, con un cuore grande, grande che hanno fatto sì che questo semplice saggio sulle favole pierottiane prendesse forma.
Non ci vedo nessuna interpretazione politica, oggigiorno vogliono mettere la politica dappertutto. Spegniamo la televisione e pranziamo e ceniamo in santa pace!
Sono favole personali che ognuno di noi potrebbe modellare come si fa con una scultura, ma non tutti ne sono capaci.
Da imprenditore a scrittore come è successo a me -all’inverso- da professoressa a muratore.
La vena letteraria che a volte all’improvviso appare nel corso della nostra vita, come i delfini di La Fontaine che saltano felici facendo piruette nell’aria, è un pò come quando si balla. Allo scrittore piace ballare, un’altra faccetta che dà allegria. La vita di quest’uomo che ha conosciuto il lottare, il lavorare sodo e ha voluto esprimere i suoi pensieri attraverso le “Favole di ogni giorno”, un linguaggio che possono capire tutti dai bambini agli anziani.
L’insegnamento moraleggiante di questi brevi racconti in prosa, reali o irreali riportano Pierotti a “favole” vissute o non vissute ma che appartengono ora al mondo intero.
Bellissima è la favola delle “Scarpe” che Pierotti vede come le protagoniste del bene e del male
e quella del “Falco” sulla giustizia terrena. Lascio a voi la lettura.
Certo non parliamo di “belle da favola”, per dire che sono meravigliose come la nostra indimenticabile Sofia Loren, “bella da favola”. Qui entriamo in una etimologia particolare che ho voluto momentaneamente sottolineare, per far capire agli addetti ai lavori che ognuno interpreti -con rispetto- perché tutti abbiamo un’opinione e un cuore grande sempre può capire!

PUTIN HA RIDATO L‘ATELIER A TEOFILO PATINI PER CREARVI UNA SEZIONE DEL MAXXI DI ROMA (di Amedeo Esposito)

Amedeo Esposito

PUTIN HA RIDATO L‘ATELIER A TEOFILO PATINI PER CREARVI UNA SEZIONE DEL MAXXI DI ROMA

 

di Amedeo Esposito

 

L’AQUILA – Tra tutti i temi trattati nel corso dell’incontro, delle settimane scorse, che il premier Gentiloni ha avuto al Cremlino, è entrato anche il ringraziamento degli aquilani, e degli italiani tutti, per l’intervento finanziario della Russia che ha consentito la ricostruzione del palazzo Ardinghelli dell’Aquila, semidistrutto dal terremoto del 2009, dove il ministro Franceschini ha disposto l’apertura di una sezione del Maxxi di Roma. Intervento finanziario che ha particolarmente interessato l’associazione “L’Aquila siamo noi”, perché la città tornasse ad avere uno dei suoi più prestigiosi palazzi storici. Ma anche per l’impegno – come ha confermato il vicepresidente del sodalizio, Alfredo Montuori – espresso dal Presidente Putin ad intervenire per la ristrutturazione di altri centri d’arte della città.

Per cui “L’Aquila siamo noi”, nelle settimane scorse, ha “celebrato” la lungimiranza dell’Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Italiana (rappresentata dall’eccellenza Sergey Razov) per lo splendido recupero di palazzo Ardinghelli, per il quale ha versato un cospicuo contributo (e seguendone ininterrottamente i lavori) che è stato aggiunto al finanziamento dell’opera di 1,5 milioni di euro del Mibac, ora proprietario dello stesso edificio. La “celebrazione-ringraziamento” è stata espressa con una serie di eventi di musica classica: “Ricostruire la memoria per salvare il futuro. La Russia a L’Aquila. Otto anni dopo”, svolti entro l’ambasciata russa a Roma.

Non a caso si è voluto far “memoria per salvare il futuro”, poiché il cospicuo palazzo barocco, eretto su disegno di Francesco Fontana, nel 1732-38, da Filippo Ardinghelli e da suo fratello l’arciprete Francesco, aveva ed ha la particolarità di un dialogo che ambientalmente si intreccia con la vasta piazza Santa Maria Paganica e la preziosa monumentale chiesa omonima. Ed anche per questo, nell’ultimo decennio del Milleottocento, il grande maestro dell’Ottocento italiano Teofilo Patini, Venerabile della loggia massonica aquilana che recò poi il suo nome, ne fece la sua dimora (piuttosto modesta) e il suo atelier (affrescato nel 1739 dal veneziano Vincenzo Damini), dopo aver dato alla città la scuola d’arte dell’Emiciclo.

Artista d’impegno sociale e “ritrattista” profondo ed attento osservatore della realtà contadina del suo Abruzzo, Patini produsse opere ammirate ora come allora dall’intero mondo pittorico internazionale. La prima a lodarle fu la regina d’Italia Margherita di Savoia che “…si commosse dinanzi ai bozzetti di Vanga e Latte, di Bestie da soma e dell’Erede”, come riferiscono le cronache. Opere queste, come altre, tese al riscatto della condizione femminile del tempo. La donna alla quale Patini si ispira “è la donna forte operosa che non recede dinanzi alle difficoltà del presente, ma le fronteggia con sicurezza discreta, senza vanità e senza sforzo, che si ritrova negli antichi pittori abruzzesi come Andrea Delitio…Sempre le donne di Patini sono colte nel vivo di un’attività…Talvolta un uomo piange; ma le donne non piangono mai, anche se stremate, non una lacrima scende dal loro ciglio”, come scrive Nicola Ciarletta.

E furono queste raffigurazioni che diedero vitalità all’esposizione delle opere del “pittore dei cenci” – come Teofilo Patini venne chiamato da Vittorio Emanuele III – quasi a configurare la “casa della pittura” che presto sarà realizzata, per decisione del Ministro per i Beni culturali Franceschini, con l’istituzione della sezione dell’Aquila del Maxxi di Roma. Un contenitore museale di opere contemporanee fra le più significative del XX secolo, parte delle quali L’Aquila “ammirò”, dal 1962 al 1985 ed oltre, entro le ripetute sue mostre: “Alternative Attuali” di cui s’ebbe l’eco in Europa e negli Usa. Seppur minimo e limitato, rispetto al cospicuo contenitore culturale che è L’Aquila, il ricostruito palazzo Ardinghelli avvia il “ritorno” alla grande memoria aquilana per salvare il futuro delle nuove generazioni abruzzesi.

L'erede Patini Le orfanelle Patini Pulsazioni e palpiti Patini Palazzo Ardinghelli n. 2 Bestie da Soma Patini palazzo ardinghelli in restauro dopo sisma 2009

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E PROSA CITTA’ DEL GALATEO V Edizione – 2017

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E PROSA

CITTA’ DEL GALATEO

V Edizione – 2017

Premio insignito della

Medaglia del Presidente della Repubblica 

organizzato dall’associazione culturale

VERBUMLANDIART

cenacolo internazionale per la creatività espressiva e il dialogo

in collaborazione con il

Comune di Galatone

Comune di Gallipoli

Movimento Culturale “Valori e Rinnovamento”

e con il patrocinio della Provincia di Lecce e della Regione Puglia

LECCE – In occasione delle celebrazioni del 500° Anniversario della morte del grande umanista Antonio de Ferrariis (Galatone, 1444 – Lecce, 1517), detto il Galateo, l’Associazione Culturale VerbumlandiArt, in collaborazione con l’Associazione Culturale “Valori e Rinnovamento”, indice la V Edizione del Premio internazionale di Poesia e Prosa “Città del Galateo”, insignito con Medaglia del Presidente della Repubblica, che si inserisce nel Progetto “La Catena della Pace”. La manifestazione ha il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, e dei Comuni di Galatone e Gallipoli. Dopo Giovanni Pontano, è forse il Galateo, come scrisse nel ‘50 Giuseppe Saitta (Il pensiero italiano dell’Umanesimo e del Rinascimento), la personalità più ricca e più complessa dell’Umanesimo meridionale, non senza fremiti prerinascimentali; per la versatilità dei suoi interessi e studi, scientifici, letterari, geografici, storici, filosofici. La scadenza per la presentazione delle opere in concorso è fissata al 30 giugno 2017, come da Regolamento del Premio pubblicato sul sito di VerbumlandiArt, il cui link è qui di seguito indicato, mentre la consegna dei Premi ai vincitori è programmata per il 29 settembre 2017. I dettagli dell’evento saranno comunicati successivamente.

http://verbumlandiart.com/premio-internazionale-di-poesia-e-prosa-citta-del-galateo-v-edizione-2017-3/

Antonio de Ferraris nacque a Galatone (Lecce), donde trasse il nome accademico di Galateo, verso la metà del secolo XV dal notaio Pietro e da Giovanna d’Alessandro. Non si conosce con sicurezza l’anno della nascita, anche se una consolidata tradizione critica, ha costantemente indicato il 1444. Rimasto orfano di padre, ricevette i primi rudimenti del sapere dai frati basiliani di Galatone, completando successivamente gli studi nelle scuole umanistiche di Nardò, in quegli anni il maggiore centro culturale del Salento. Studiò con particolare interesse la letteratura greca e latina, la filosofia antica, la geografia e la medicina. Intorno al 1465 si recò a Napoli, dove approfondì gli studi umanistici e si impratichì nell’arte medica alternando, negli anni successivi, frequenti dimore in Puglia a numerosi viaggi nella capitale partenopea, dove le sue arti mediche erano molto apprezzate alla corte aragonese di Ferdinando I. Nel 1494 muore Ferdinando e dopo breve regno di Alfonso II, tornò nella provincia salentina. A Lecce, insieme con pochi amici, istituì l’Accademia Lupiense. Due anni dopo venne richiamato a Napoli da Federico d’Aragona e vi rimase fino al 1501, quando l’infuriare delle guerre franco-spagnole lo costrinse a tornare in Puglia definitivamente. Nel 1503 si spostò a Bari, ospite della contessa Isabella d’Aragona. Insediatisi stabilmente gli Spagnoli nel Regno di Napoli, tentò di riavvicinarsi agli ambienti reali, divenendo anche assertore del potere temporale dei papi. Tornato nel Salento, rimasto vedovo e avviato ormai verso una serena e laboriosa vecchiaia, portò a compimento gli ultimi scritti. Morì a Lecce il 22 novembre del 1517. (Tratto da Treccani.it – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 33 (1987) – Angelo Romano).

UN GIALLO ANTICO 250 ANNI. SCOMPARSO NEL NULLA

Fig.1

 

UN GIALLO ANTICO 250 ANNI. SCOMPARSO NEL NULLA DALLA CHIESA DI S. MARIA PAGANICA DELL’AQUILA UN MONUMENTALE SEPOLCRO FUNEBRE DEL XV SECOLO.

di Fulvio Giustizia*

L’AQUILA – La scomparsa dell’importante manufatto non è dovuta al terremoto del 1703 e neppure al recente disastroso sisma del 2009, che ha letteralmente decapitata la chiesa (Fig.1 e Fig.2), per la quale, purtroppo, dopo otto anni, ancora non si nota un benché minimo cenno di ricostruzione. Esiste un testimone oculare d’eccezione che, intorno agli anni Sessanta del sec. XVIII, attesta la presenza dell’artistico monumento nella collegiata di Santa Maria Paganica. Si tratta dell’illustre cittadino aquilano Antonio Ludovico Antinori (1704-1778), benemerito storico di cose abruzzesi, nonché fedele servitore della Chiesa, per essere stato dal 1745 al 1757 arcivescovo di Lanciano e successivamente di Matera ed Acerenza.

Già collaboratore del Muratori nel 1731 per la realizzazione dei Rerum Italicorum Scriptores, con il suo ritorno all’Aquila dal 1757 al 1778 ebbe modo di dedicarsi con maggior impegno agli studi storici, la maggior parte dei quali, conservati nella Biblioteca Salvatore Tommasi, ci sono arrivati 51 manoscritti, e sono: Annali degli Abruzzi (volumi 1-24), Corografia storica degli Abruzzi (volumi 25-42), Raccolta delle iscrizioni (volumi 43-47), Monumenti, uomini illustri e cose varie. Annali di Aquila (volumi 48-51).

Ma veniamo all’interessante oggetto della sua testimonianza, che trascriviamo da un suo manoscritto dell’Archivio di S. Maria Paganica, Corografia 48/2. S. Maria di Paganica, pp. 6-7 e p. 9, una copia di quello presente nella Biblioteca Salvatore Tommasi:

«Resta un sepolcro ben elevato in questa Chiesa dalla parte laterale della nave trasversa. Sembra opera del XV secolo, e forse è di Maria Cantelma, che vedova di Giordano Orsini Conte di Manoppello sen venne a L’Aquila, e forse vi morì. La congettura nasce dal trovarsi nell’Archivio di questa Chiesa un real Diploma a lui spedito nel 1438; onde pare che benemerito di questa Chiesa vi eleggesse sepoltura, e legasse qualche cosa, di cui poteva disporre, onde restassero le scritture ancora di quella. Il Sepolcro è magnifico, e rilevato affisso in muro nella piegatura della nave riguardante verso l’altar maggiore. Era prima di essere affisso, quel muro dipinto a varie sacre immagini. Intorno alla cassa di pietra sono scolpite le effigie del Salvatore, e dei SS. Pietro, Giovanni Battista, e Caterina martire. Resta essa cassa vuota; e non vi fu messo il Cadavere; o n’è stato poi tolto via. Su la cassa giace la statua di Donna con manto, e quanti ornati; varij libri sparsi; s’innalzano quindi due colonne le quali sostengono padiglione aperto di qua e di là da puttini alati. Niuna iscrizione e arma gentilizia».

L’Antinori, a p.9 dello stesso manoscritto, ha dei dubbi circa l’attribuzione del monumento e avanza un’altra ipotesi: «Il sepolcro esistente in S. Maria di Paganica sembra di Rita di Acquaviva, che nel 1448 rinunziò il Badessato di S. Maria a Graiano» presso Fontecchio. Nella puntuale descrizione del “magnifico sepolcro” confessiamo di aver pensato all’analogo monumento a Maria Pereyra Camponeschi in S. Bernardino, eseguito dallo scultore Silvestro dell’Aquila nel 1496.

Oltre al monumento, composto da varie sculture, è interessante anche la notizia circa il «muro dipinto a varie immagini». In una copia cartacea coeva di testamento del 20 dicembre 1454 dell’Archivio della Chiesa, si menziona un certo Iacobus Mactutii che lascia disposizione per la costruzione, presso l’altare maggiore, di una cappella patronale dell’Annunciazione, nella quale si dovranno eseguire delle pitture di santi, secondo le modalità scelte dagli esecutori testamentari. Altre notizie di affreschi, oggi scomparsi, perché distrutti o in parte ricoperti nel corso dei restauri fine Settecento – inizio Ottocento, si menzionano in un contratto del 31 maggio 1493, in cui il pittore Sebastiano di Cola da Cosentino s’impegna a terminare l’opera pittorica per la Cappella di Jacopo di Notar Nanni. Lacerti di questi affreschi (Fig.3), insieme a frammenti scultorei (Fig.4) e architettonici sono riemersi con il crollo delle pareti nel sisma del 2009 e sono stati presentati a L’Aquila, nel luglio del 2010, in una mostra al Palazzo della Regione, una rassegna documentata da un’ottima guida illustrata, Le macerie rivelano, di AAVV, a cura di Vincenzo Torrieri, della Sovrintendenza Archeologica.

La Guida, a pag. 91 riporta la foto di un frammento scultoreo di cm 31,7x 12,8 x 13, 4 spessore max (Fig. 4), rinvenuto nel crollo del muro presso il braccio destro del transetto, con la seguente descrizione:

«porzione di bassorilievo su lastra caratterizzato da un drappeggio verticale che avviluppa una cornice con motivo corrente di foglie d’acanto. La tipologia e le caratteristiche iconografiche del manufatto scultoreo sembrano ricondurre ad un monumento funerario (…) collocabile in ambiti culturali XV- XVI sec.».

Il luogo preciso del rinvenimento e la tipologia sembrano rimandare alla notizia del “sepolcro ben rilevato” dell’Antinori. Se così è, che fine hanno fatto l’impalcatura architettonica del monumento e le statue della distesa “donna con manto”, delle statue “del Salvatore e dei SS. Pietro, Giovanni Battista e Caterina martire”, nonché dei “puttini alati”? C’è speranza di un rinvenimento più esauriente, previa indagine termografica, frugando nelle intercapedini del muro? Lo speriamo, anche se siamo ben consapevoli che nelle ristrutturazione dei monumenti nei secoli passati non si aveva, come si tenta di avere oggi, una sufficiente coscienza culturale per preservare in essi i segni importanti del loro vissuto.

Nel 1848, Angelo Leosini, nel lamentare la perdita in S. Maria Paganica della tomba di Salvatore Massonio e del rilievo del conte Gagliardo di Riparola (oggi rinvenuto in frammenti, cfr. Fig. 5), esprime con grande amarezza un giudizio che non possiamo non condividere:

«Coll’andare de’ tempi e col restaurare i vecchi edifici si sono lasciate perire tante memorie che illustravano la nostra città; ed io per primo griderei la croce contro i nostri concittadini che sì poca cura hanno de’ monumenti antichi quasi che fossero di nessun pregio». (A. Leosini, Monumenti storici artistici della città di Aquila e contorni, L’Aquila, 1848, p. 95).

*storico-archeologo

Fig.2 Fig.3 Fig.4 Fig.5