Archivo de la categoría: Cultura

Orchestra Sinfonica Abruzzese e Paolo Di Sabatino Trio in concerto con “Sinfonico”

 

ISTITUZIONE SINFONICA ABRUZZESE

ENTE MORALE, ONLUS

Mibact – Direzione Generale Spettacolo

sotto il Patrocinio della regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila

COMUNICATO STAMPA

Martedì 7 Agosto, ore 18 – Rocca di Cambio, Auditorium “N. Jacovitti”

Mercoledì 8 Agosto, ore 22 – Colonnella (Te), Piazza Garibaldi

Giovedì 9, ore 21.30 – Castelbasso (Te) Piazza Arlini

Paolo Di Sabatino Trio

Orchestra Sinfonica Abruzzese

ROberto molinelli, direttore

L’OSA e Paolo Di Sabatino Trio IN CONCERTO CON “Sinfonico”

L’Aquila, 6 agosto 2018Tre serate con “Sinfonico” il concerto nato dall’incontro fra Orchestra Sinfonica Abruzzese e il Paolo di Sabatino Trio con la direzione del M° Roberto Molinelli.

Si comincia domani, martedì 7 Agosto 2018 a Rocca di Cambio, nell’Auditorium “N. Jacovitti” alle 18. Secondo appuntamento Mercoledì 8 a Colonnella (Te) in Piazza Garibaldi alle 22 nell’ambito del Festival Abruzzo dal Vivo 2018. Ultima data giovedì 9 Agosto a Castelbasso dove l’Osa e il Trio saliranno sul palco di Piazza Arlini alle 21.30.

Protagonista del concerto con l’OSA sarà Paolo di Sabatino, teramano e cittadino del mondo, uno dei jazzisti italiani più apprezzati sia come esecutore che come compositore, che si esibisce al pianoforte in trio insieme a Marco Siniscalco al contrabbasso e Glauco Di Sabatino alla batteria. Sul podio Roberto Molinelli, brillante bacchetta e prestigiosa firma della composizione contemporanea. Orchestra e Trio jazz si alternano in un rimando di suggestioni tra musica scritta e improvvisazioni, e interessanti contrasti tra il suono di un’orchestra sinfonica e quello di un “classico” ensemble jazz.

Gli arrangiamenti e le orchestrazioni, che mescolano sapientemente le sonorità classiche alle armonie jazz, fanno da cornice alle improvvisazioni del trio. Un progetto pieno di elementi di interesse, dove pathos e emozione accompagnano ogni momento dell’album, dal quale è nato anche il cd “Sinfonico” pubblicato ad aprile 2018 per Incipit/Egea che raccoglie brani di epoche e generi diversi il cui denominatore comune è la cantabilità della melodia.

Durante le serate verranno proposti al pubblico i brani contenuti nel cd e composizioni originali di Di Sabatino (Chiara di luna, Caterina/Ciclito, The Country Lane e Jazz Fantasy) saranno alternate ad alcune evergreen della musica leggera italiana arrangiate da Di Sabatino e Molinelli – da Quando, quando, quando di Tony Renis a Guarda che luna che Walter Malgoni scritta per Fred Buscaglione, dall’indimenticabile Azzurro, portata al successo da Celentano e musicata da un giovanissimo Paolo Conte, alla più recente Donne di Zucchero Fornaciari. Chiude l’immancabile Nel blu dipinto di blu – Volare di Modugno e Migliacci. Eccetto Fantasy, brano composto e orchestrato da Paolo Di Sabatino e sul quale è stato realizzato un cortometraggio in bianco e nero scritto e diretto da Ivan D’Antonio, gli altri sono tutti orchestrati da Roberto Molinelli. Il comune denominatore dei brani è la cantabilità delle melodie.

UFFICIO STAMPA ISA : Elisa Cerasoli ufficiostampa@sinfonicaabruzzese.it

Forme Sensibili – al Museo Omero di Ancona

 

FORME SENSIBILI

Paolo Annibali, Egidio Del Bianco, Giuliano Giuliani, Rocco Natale, Valerio Valeri

ANCONA, MUSEO OMERO

Comunicato stampa, 02 08 2018

Prosegue fino al 16 di settembre la bella mostra FORME SENSIBILI curata da Nunzio Giustozzi, certamente una delle mostre da non perdere durante l’estate marchigiana. I cinque scultori, la cui formazione li rende unici ma che, messi in dialogo fra di loro, così come nella mostra al Museo Omero, ben rappresentano il pensiero contemporaneo dell’arte plastica, ognuno con le proprie peculiarità estetiche e poetiche. Sono assolutamente da vedere, dunque, le figure femminili di Paolo Annibali, le singolari maquettes tridimensionali, ossia modellini realizzati in legno e con materiali di recupero di Egidio Del Bianco, le straordinarie forme astratte in travertino di Giuliano Giuliani, la paradossale ironia delle imprevedibili invenzioni plastiche fatte di carte riciclate di Rocco Natale e infine i preziosissimi ferri e metalli di Valerio Valeri assemblati con grande maestranza.

Alla quarantina di opere inedite di questi grandi artisti contemporanei, si aggiungono le classiche opere d’arte per eccellenza che compongono la collezione permanente del Museo Omero, uno dei pochi musei tattili al mondo e completamente accessibile a tutti, in particolare ai non vedenti e agli ipovedenti.

Una mostra imperdibile dove l’unicità è data da un’esperienza sensoriale fuori dai canoni: si sostituisce la vista con il tatto. Il risultato è davvero unico, oltre a rendere fruibile l’arte ai non vedenti, ognuno giova di questa esperienza riscoprendo una sensibilità quasi dimenticata.

UFFICIO STAMPA: ROSI FONTANA PRESS & PUBLIC RELATIONS

INFO@ROSIFONTANA.IT – MOB. + 39 335 5623246

PREMIO INTERNAZIONALE “LETTERA D’AMORE”, I VINCITORI DELLA 18^ EDIZIONE

 

 

PREMIO INTERNAZIONALE “LETTERA D’AMORE”, I VINCITORI DELLA 18^ EDIZIONE

CHIETI – Diventa maggiorenne il Premio Lettera d’Amore, giunto alla diciottesima edizione, che ha visto in questi anni premiati scrittori del calibro di Barbara Alberti, Maurizio De Giovanni, Renato Minore e tanti altri, e per il Museo della Lettera d’Amore, museo unico al mondo, ricevere donazioni da parte dello scrittore Ugo Riccarelli, dall’attore Ascanio Celestini, dal direttore d’orchestra Donato Renzetti e di epistolari storici risalenti al primo Novecento.

Appuntamento al 7 agosto, per “Aspettando la Lettera d’Amore”, con la partecipazione dell’attore Michele Placido, che leggerà le lettere d’amore più belle della storia letteraria, accompagnato dalle musiche di Davide Cavuti, l’8 agosto, alle 20:30, invece, si terrà la cerimonia di premiazione, nel Parco “S. Karol” del Palazzo del Marchese Valignani di Torrevecchia Teatina, nel corso della quale si ascolterà la lettura da parte degli attori Antonella De Collibus e Alessio Tessitore delle lettere vincitrici, presenterà il giornalista della RAI Nino Germano, con gli intermezzi musicali di Francesco Palumbi. Sarà presente il Sindaco di Torrevecchia Teatina, avvocato Katja Baboro.

Tra i vincitori della XVIII edizione due scrittori celebri di fama nazionale: Arnaldo Colasanti, primo, e Paolo Morelli, secondo. Al terzo posto ex aequo le lettere d’amore di Antonella Nepa e di Vanes Ferlini. La giuria composta da Vito Moretti, Massimo Pasqualone, Massimo Pamio ha inoltre voluto segnalare testi particolarmente meritevoli, assegnando un premio speciale agli autori: Tino Di Cicco, Donato Tisi, Silvia Ganzitti, Laura D’Angelo, Antonio Di Marino, Stella Tramontana, Domenico Franco, Mariarosaria Trovarelli, Albertina Minissa, Amalia Cavorso, Ha inoltre segnalato per il loro valore letterario i testi di: Annamaria Gaglioli, Therry Ferrari, Antonio Campanella, Marisa Di Filippo, Assunta Di Cintio, Liliana Capone, Eligio Di Renzo, Fantino Mincone, Marco Perra, Anna De Francesco, Tommaso Rapino, Irma Radica, Ersilia Dell’Oso, Alessia Di Giovanni, Luciano Flamminio e degli studenti delle scuole di Chieti e Pescara: Giacomo Piccolo, Eliana Mastropietro, Mattia Calcamucci, Marco Di Pasquale, Martina Valente, Cecilia Iezzi, Giulia Gabriele, Esther Cocco, Gaia Melaragna, Sara Di Vincenzo, Annalisa De Nuccio, Julia Pacifico, Chiara Gentile, Andrea Pascetta, Nicoletta Maniglia, Giulia Di Bartolo, Noemi Di Domenico. Saranno premiati inoltre gli studenti delle classi 3 A e 3 B della scuola secondaria di I grado di Torrevecchia Teatina, della professoressa Carmen Bussola, della 2 A e 2 B della professoressa Alessandra Serpente, della scuola secondaria di I grado Cesare De Lollis di Chieti, professoressa Monica Ferri.

Il 9 agosto alle 21 nello stesso scenario si terrà la premiazione della prima edizione del Concorso “Calici colmi d’amore”. La giuria composta da Grazia Di Lisio, Tonita Di Nisio, Lucilla Sergiacomo ha assegnato i seguenti premi: Assunta Di Cintio, prima, davanti a Lelia Ranalletta, seconda, e a Daniela Antonello, terza. Quarta si è classificata Lucia Alessandro, quinta Cristina Camplone. Segnalati: Giada Cucciniello, Lolita Di Francesco, Monica Ferri, Paola Verga, Liliana Capone, Amalia Cavorso, Filomena Grasso, Tommaso Rapino, Claudia D’Angelo, Thierry Ferrari, Franco Domenico, Alessandro Colaiocco, Fantino Mincone, Annarosa Ceriani, Graziella Fenotti, Federico Di Caro, Rosalinda Di Lisio, Chiara Fiori. Si esibirà il gruppo musicale “Lorenzo Di Marcoberardino Orchestra”.    

I VINCITORI

Arnaldo Colasanti (Fiuggi, 1º agosto 1957) redattore della rivista Poesia, diventa condirettore di Nuovi Argomenti, interessandosi in modo preponderante di letteratura italiana e francese. È stato professore a contratto nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Nel 2007 è stato direttore del Premio Grinzane Cavour – Stresa. Nell’ambito del suo interesse per la letteratura francese ha pubblicato vaste e approfondite prefazioni ai Romanzi di Guy de Maupassant (1994) e al Malato immaginario di Molière (1995). Da giugno a settembre 2009 conduce con Miriam Leone, Miss Italia 2008, il programma RAI Unomattina Estate. È direttore artistico di “Babel – festival della parola in Valle d’Aosta” nelle edizioni 2010, 2011 e 2012. Docente presso l’Istituto Patologia del Libro. Direttore del Festival BABEL LES MOTS Val d’Aosta. Direttore artistico della Fondazione Perugia/Assisi per il progetto di Candidatura alla capitale europea 2019. Consiglio di Amministrazione presso l’INDA, Istituto Nazionale del Dramma Antico, Teatro di Siracusa. Tra le sue opere: A giorno chiaro. Ritratti di poesia italiana (Rotundo, 1992); Novanta. Il conformismo della cultura italiana (Fazi, 1996); Decalogo (Rizzoli, 1997); Gatti e scimmie (Rizzoli, 2001); La prima notte solo con te (Mondadori, 2010); La stanza chiara. La narrativa di Enzo Siciliano, Fandango, 2011; Febbrili transiti. Frammenti di etica, Mimesis, 2012; Suite celeste. Saggi di letteratura francese, Gaffi, 2014; La magnifica, Fazi, 2017; La vita comune, con Claudio Piersanti, Melville, 2018.

Paolo Morelli nato a Roma nel 1951, dove vive, a metà degli anni ’70 fa parte del gruppo jazz Folk Magic Band con il quale fa concerti e incide un lp per la FonitCetra. È sceneggiatore e regista del fotoromanzo de Il Male Un’idea è l’amante mia, autore e attore teatrale di Cavalli di battaglia e L’alba di Ferruccio Gardner, tutti e tre con Victor Cavallo. È anche redattore delle riviste Guida Poetica Italiana e Poetical e fra gli organizzatori del I e II Festival internazionale dei Poeti di Roma. Negli anni ’80 studia sceneggiatura con Leo Benvenuti e cura una trasmissione radiofonica sulla Rivoluzione Francese nell’ambito di RomaEuropaFestival. Collabora a Il Cavallo di Troia. Negli anni ’90 è critico cinematografico e letterario per i periodici Movie magazine, Farevideo e Next. Nel 1993 ha vinto il Premio Haiku dell’Istituto Giapponese di Cultura. Dal 1994 al 1997, con Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni e altri è redattore dell’almanacco letterario Il semplice, edito da Feltrinelli. Partecipa alla rassegna Ricercare di Reggio Emilia. Collabora a l’immaginazione. Nel 2007 inventa il settemestrale di ‘letteratura comparata al nulla’ l’accalappiacani (DeriveApprodi ed.) dal quale esce due anni dopo. Collabora a varie riviste on-line, tra le quali Zibaldoni, Minima & Moralia, Nazione Indiana, Piazzaemezza. Da anni studia la lingua e la cultura cinesi. Ha tradotto Pseudo-Omero, Zhuang Zi, Lao Zi, Rabelais, Poe. Dal 2002 al 2012 ha curato per il quotidiano il manifesto una rubrica di calcio dal titolo Profondo Viola. È nell’antologia La terra della prosa (a cura di A. Cortellessa, L’Orma ed., 2014). Collabora a varie riviste (Alfabeta2, Alias, Blowup, Tèchne), su Zibaldoni.it tiene una rubrica dal titolo Filosofia Portatile. Nel 2000, 2001 e 2012 organizza le rassegne di letture letterarie Parentele Fantastiche e relative antologie. Come performer, dal ’96 al 2004 ha curato lo spettacolo Animali Parlanti (con G. Anzini, U. Cornia. A. Gianolio, I. Levrini, P. Nori, M. Valentini). Nel 2000 è alla Fondazione San Carlo di Modena con Una lingua per non farsi capire. Del 2007 è Natale di Roma, con Renato Nicolini e Marilù Prati. Nel 2009, 2012 cura Jazzcéline, un omaggio a L. F. Céline col musicista M. Verrone. Del 2015 è A passo di Walser, nel senso di Robert, con il contrabbassista Roberto Bellatalla. Del 2015 al 2018 la serie delle Letture strampalate alla libreria Fahrenheit 451 di Roma. Consulente per la collana di narrativa quisiscrivemale dell’editore Exòrma. Tra le sue opere: Chi ama muore, Roma, 1992; Quattro notti mai successe, Il Bimestre, Roma 2002; Vademecum per perdersi in montagna, nottetempo, Roma, 2003. ISBN 88-7452-009-3 (nuova edizione, giugno 2017. ISBN 978-88-7452-674-1); (e-book nottetempo, 2014); (edizione francese Guide pour se perdre en montagne, Guérin ed., Chamonix, 2006); Er Ciuanghezzù (ner paese der Gnente), nottetempo, Roma, 2004. ISBN 88-7452-042-5; Classifica di notti gagliarde, Jouvence, Roma, 2006; Caccia al Cristo, DeriveApprodi, Roma, 2010. ISBN 978-88-89969-90-8 (edizione francese La chasse au Christ, Guérin ed., Chamonix, 2010); Il trasloco, nottetempo, Roma, 2010; Testo originale, in A.A.V.V. I Parlamenti, Empiria, Roma, 2012; F. Rabelais. Predizione pantagruelina per l’anno perpetuo (traduzione e cura, con disegni di Carlo Bordone e una prefazione di Franco Buffoni), Edizioni di Passaggio, Palermo, 2012; Racconto del fiume Sangro, Quodlibet, Macerata 2013; Leopardi e il mistero della scrittura cinese, (e-book), Zibaldoni, Angri 2013; L’arte del fallimento (audiolibro), Sossella, Roma 2014; Né in cielo né in terra, Exòrma, Roma 2016; Meravigliarsi come bambini (con Armando Massarenti, Achille Varzi), Castelvecchi, Roma 2017; Da che mondo è mondo, nottetempo, Roma 2017.

Link: Invito lettera d’amore 2018 2

Missione culturale in Giappone per la scrittrice aquilana Laura Benedetti – Conferenze all’Istituto italiano di Cultura di Osaka e alla Ritsumeikan University di Kyoto

 

31 luglio 2018

Missione culturale in Giappone per la scrittrice aquilana Laura Benedetti

Conferenze all’Istituto italiano di Cultura di Osaka e alla Ritsumeikan University di Kyoto, ma anche “scoperte”

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Missione culturale in Giappone per la scrittrice aquilana Laura Benedetti, docente di Letteratura italiana alla Georgetown University di Washington (Usa). Un viaggio che ha toccato Tokio, Osaka, l’antica capitale Kyoto ed altre città del grande Paese del Sol Levante. Su invito di Stefano Fossati, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Osaka, venerdì scorso 27 luglio ha tenuto presso la Sala conferenze dell’IIC nella seconda città del Giappone un’apprezzata relazione sulla scrittrice Elena Ferrante e sul suo ultimo romanzo “L’amica geniale”. Annunciata con grande evidenza, la conversazione della prof. Benedetti, studiosa del mondo letterario femminile sin dal Rinascimento, si è soffermata sull’amicizia intima tra due donne sullo sfondo della costa amalfitana. Questo il tema del romanzo L’amica geniale, il capolavoro di Elena Ferrante, una delle scrittrici italiane degli ultimi anni più conosciute a livello internazionale. Una serie di quattro volumi che ripercorre sessant’anni di storia italiana, dal dopoguerra alla Seconda Repubblica, attraverso le vicende di due personaggi femminili, una storia di amicizia profonda sin da bambine in grado di rimanere salda, pur attraversando le fasi difficili della vita di una donna.

Motivo dell’invito è la traduzione in giapponese dei primi due volumi della tetralogia L’amica geniale. Titolo della conferenza “L’amica geniale di Elena Ferrante: un’amicizia che cresce in un’Italia che cambia“. In estrema sintesi, queste le principali annotazioni dell’articolato intervento svolto dalla prof. Benedetti. “I quattro romanzi che compongono la serie L’amica geniale ripercorrono sessant’anni di storia italiana, dal 1950 al 2010, dal dopoguerra alla Seconda Repubblica, attraverso le vicende di due personaggi, Elena e Lila, che si incontrano da bambine per intrecciare un legame privilegiato. Presto divenute l’una il punto di riferimento dell’altra, le due affrontano le tappe cruciali della vita – relazioni, maternità, lutti – rimanendo legate anche quando le vicende personali sembrano portarle in direzioni diverse. Elena Ferrante mette risolutamente al centro della narrazione l’amicizia tra due donne – un sentimento, come scrisse Virginia Woolf, tradizionalmente ignorato dalla letteratura – indagandone i complessi nodi di affetto e rivalità, dedizione e emulazione. Il primo volume esplora il nascere di questo legame in una Napoli ancora sconvolta dalla seconda guerra mondiale, in un quartiere popolare e violento da cui le due protagoniste cercano di evadere per vedere il mare e vivere una magica avventura che mette in evidenza le loro somiglianze e differenze. Storia personale e storia nazionale, dialetto e lingua ufficiale si intrecciano nel delineare una vicenda che affonda le sue radici nel carattere di una città per rivolgersi ai lettori del mondo intero”. Laura Benedetti ha parlato in italiano, con la traduzione in giapponese di Miko Nakai.

Domenica 29 luglio, su invito del prof. Hideyuki Doi, Laura Benedetti è stata a Kyoto, alla Ritsumeikan University, per una conferenza su Torquato Tasso. Il titolo dell’intervento “Dalla Gerusalemme terrena alla Gerusalemme celeste: Torquato Tasso e il poema di una vita”, svolgendo il suo intervento in italiano, senza traduzione. L’occasione è stata utile per conoscere più da vicino la situazione della cultura italiana in Giappone e la diffusione della nostra lingua. Ne ha parlato con il prof. Doi, avendo da lui puntuali ragguagli che dimostrano quanto sia amata ed apprezzata la nostra cultura e la lingua italiana. “In Giappone – ha affermato il prof. Doi – esistono più di 700 università, tra cui oltre 100 hanno corsi di italiano. All’Associazione di Studi Italiani in Giappone, fondata nel 1950, aderiscono più di 300 soci professionisti tra italianisti, storici e storici dell’arte (http://studiit.jp/). Da noi, alla Ritsumeikan University che è un ateneo privato, abbiamo 44 corsi di italiano – lingua, storia, arte – in Lettere, con circa 300 iscritti.”

Anche singolari “scoperte” ha potuto fare Laura Benedetti nel corso del suo viaggio in Giappone, iniziato l’11 luglio e che terminerà a fine mese. Tra le simpatiche cose osservate, a cena alcuni giorni fa nella piccola città di Takayama, ha avuto la sorpresa di un cameriere che parlava italiano. “Gli ho chiesto dove l’avesse imparato – riferisce Laura – e mi ha risposto: qui!” A Kyoto, capitale del Giappone per oltre un millennio fino a metà Ottocento, città di un milione e mezzo di abitanti, Laura ha potuto anche osservare come negozi e ristoranti facciano a gara per usare nomi italiani: tra le “perle” notate il ristorante “Pecora” – chissà se pure con gli arrosticini abruzzesi! -, la “Trattoria De Cecco” e addirittura un parrucchiere “Hair L’Aquila”.

Laura Benedetti è nata e cresciuta a L’Aquila. Dopo una Laurea in Lettere con il massimo dei voti all’Università “La Sapienza” di Roma, ha continuato i suoi studi in Nord America, conseguendo in Canada un Master of Arts alla University of Alberta e un Ph.D. alla Johns Hopkins University di Baltimora (Usa). Ha insegnato 8 anni alla Harvard University di Cambridge (Usa) e dal 2002 alla Georgetown University di Washington (Usa), dove attualmente è professore ordinario. Come direttrice del dipartimento di italiano dal 2009 al 2015 ha organizzato numerosi convegni e seminari, spesso in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura di Washington. Ha pubblicato, tra l’altro, una monografia su Torquato Tasso (La sconfitta di Diana. Un percorso per la “Gerusalemme liberata”), gli atti di due convegni (Gendered Contexts: New Perspectives in Italian Cultural Studies) e l’edizione di un trattato rinascimentale (Giovambattista Giraldi Cinzio, Discorso dei romanzi). I suoi articoli spaziano dalla letteratura medievale alla produzione narrativa più recente, che ha seguito da vicino per dieci anni quale curatrice della voce “letteratura italiana” per l’Encyclopedia Britannica Year in Review. Il suo volume The Tigress in the Snow: Motherhood and Literature in Twentieth-Century Italy ha ricevuto nel 2008 il Premio Internazionale Flaiano per l’italianistica, mentre la sua traduzione inglese dell’ultimo lavoro di Lucrezia Marinella (Venezia, 1571 – Venezia, 1653) Esortazioni alle donne e agli altri se a loro saranno in grado, corredata di un’introduzione e di un apparato critico di oltre quattrocento note, ha reso di nuovo accessibile questo rarissimo volume.

Recente l’ingresso di Laura Benedetti nella narrativa: il suo primo romanzo Un paese di carta (Pacini Editore, Pisa, 2015), molto apprezzato da critica e lettori, traccia il percorso di tre generazioni di donne tra l’Italia e gli Stati Uniti. Nel 2017 ha pubblicato, sempre per l’Editore Pacini, il romanzo Secondo piano, presentato in Italia e negli Stati Uniti. Intensa la sua attività per la Georgetown University nell’organizzazione e direzione di Summer School in Abruzzo, in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Aquila, e di due convegni tematici tenutisi all’Aquila, con relatori dei due atenei. Per la sua attività di studiosa e per il suo impegno nella diffusione della cultura italiana, Laura Benedetti è stata insignita nel 2014 del premio “Wise Woman” dalla National Organization of Italian American Women di Washington DC e della Medaglia d’oro conferitale nel 2015 a Boston dalla Federazione delle Associazioni Abruzzesi in Usa.

Laura Benedetti rientrerà il 1° agosto a L’Aquila, dove si fermerà ancora per un mese. Il 3 agosto, a Tagliacozzo, per i suoi meriti culturali e professionali, in una suggestiva cerimonia in Piazza dell’Obelisco, sarà insignita dal Consiglio Regionale d’Abruzzo dell’onorificenza di “Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo”. Insieme a lei riceveranno il prestigioso riconoscimento lo scienziato, fisico del clima, prof. Filippo Giorgi – premio Nobel per la Pace con Al Gore per le ricerche sui cambiamenti climatici realizzate all’ICPP –, il Comandante Generale della Guardia di Finanza Giorgio Toschi e il prof. Rony Pedro Colanzi, medico, docente universitario e direttore della Facoltà di Medicina a Santa Cruz, in Bolivia.

Comunicato Comune Macerata

 

 

COMUNICATO STAMPA N. 2 sabato 28 luglio 2018

Laboratorio permanente delle dieci città finaliste al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2020, parte da Macerata l’idea di un protocollo d’intesa

MACERATA – Capitalizzare il lavoro svolto, renderlo strutturato e visibile in una prospettiva triennale attraverso un Grand Tour, il viaggio delle conoscenza, delle città incluse nella top ten delle finaliste per diventare Capitale italiana della Cultura 2020. Da qui l’esigenza di arrivare a un protocollo d’intesa condiviso dai vari Comuni che definisca gli obiettivi delle rete, un programma delle attività e delle specificità da promuovere, progetti di formazione, fino a ipotizzare un bando per individuare un’agenzia che possa investire sul “racconto” del Grand Tour e la costruzione di una rete degli uffici stampa degli enti coinvolti.

Queste tra le tante idee emerse nella seconda tappa del percorso intrapreso dalle dieci città finaliste che ha visto la luce lo scorso aprile a Casale Monferrato e proseguito il 26 e 27 luglio a Macerata, a Palazzo Buonaccorsi, convocato su iniziativa del vice sindaco e assessore alla Cultura, Stefania Monteverde, che ha guidato è coordinato l’incontro. “Due giorni molto intensi e ricchi, un laboratorio tra comuni che ha dato il via a una infrastruttura culturale per l’Italia, la rete delle piccole e medie città che fanno della cultura un punto di forza per la crescita della comunità – afferma l’assessore Monteverde -. È un progetto ambizioso e molto importante perché parte dal basso e dalle città che sono periferiche ma rappresentano l’Italia dei comuni. Mettiamo insieme i giovani, le imprese culturali, gli eventi, le storie di ciascuno per percorrere un insolito Grand Tour dell’Italia”.

Al tavolo dei lavori hanno partecipato il sindaco di Macerata Romano Carancini, il sindaco e l’assessore alla Cultura di Casale Monferrato, Titti Palazzetti e Daria Carmi, il primo cittadino di Bitonto Michele Abbaticchio, gli assessori alla Cultura di Piacenza e Nuoro Massimo Polledri e Sebastiano Cocco, la responsabile dell’ufficio stampa Antonietta Demurtas e il funzionario alla Programmazione Salvatore Boeddu del Comune di Nuoro, Simona Teoldi responsabile del servizio Beni e attività culturali della Regione Marche, il sovrintendente e la direttrice artistica del Macerata Opera Festival Luciano Messi e Barbara Minghetti, la dirigente del servizio Cultura del Comune di Macerata Alessandra Sfrappini, Massimiliano Colombi e Marco Marcatili, sociologo ed economista coordinatori del dossier di candidatura di Macerata Capitale Italiana della Cultura 2020.

Tema del confronto “Una mappa di sviluppo territoriale e progettazione integrata” intorno a cui si è sviluppato un intenso e partecipato dibattito, ricco di contributi, che ha toccato tematiche che hanno visto al centro dello scambio di idee per la creazione della rete della città anche buone pratiche su cui costruire consenso, produzione e condivisione culturale, alleanze economiche con le realtà dei diversi territori. Sottolineata l’esigenza di stringere un rapporto con le varie Regioni di appartenenza e la necessità di contatti con il Ministero competente.

“Questo secondo incontro – ha detto l’assessore di Casale Monferrato Daria Carmi – è stato fondamentale per delineare struttura o e obiettivi della rete delle dieci città finaliste a capitale Italiana della Cultura 2020. Abbiamo confermato l’impegno a sviluppare politiche cittadine dove la cultura è cuore di crescita e sviluppo”. Per Sebastiano Cocco, vice sindaco e assessore alla Cultura del Comune di Nuoro “il sistema reticolare, proprio della proposta culturale di Nuoro 2020, trova maggiore compimento nella costituzione della rete delle città finaliste. L’intreccio delle varie specificità, la connessione tra le buone pratiche in ambito culturale, la promozione di una dimensione insolita delle varie realtà italiane, diventando un soggetto unico, rappresenteranno un interlocutore importante per le realtà pubbliche e private, nell’ottica delle rigenerazione dei territori e della creazione di nuove opportunità di sviluppo”.

“L’Italia è l’Italia del Comuni – ha affermato invece nel corso dei lavori l’assessore alla Cultura di Piacenza Massimo Polledri – dove identità, storia, usanze di vita hanno creato una cultura ineguagliabile. Metterle vicino e accostarle rappresenta un valore umano di convivenze e turistico senza uguali”. Prossima tappa del laboratorio permanente delle dieci città finaliste al titolo di capitale Italiana della Cultura 2020 sarà il 28 e 29 settembre a Nuoro dove verrà definito il protocollo d’intesa che ogni Amministrazione dovrà approvare e sottoscrivere, un comune documento di identità che aprirà le porte delle successive fasi attuative della rete. (lb)

Nelle foto: alcuni momenti dell’incontro delle dieci città finaliste al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2020 a Palazzo Buonaccorsi a Macerata

S:\_Comunicazione\Com 2018\Tavolo Gran Tour città finaliste Capitale cultura 2018.doc

La Corsa del Cappello – articolo di Enrico Cavalli

 

 

 

LA ANTICA “CORSA DEL CAPPELLO” DI PAGANICA

di Enrico Cavalli

L’attività ludica nel territorio aquilano in età antica non può prescindere dalle specifiche usanze del periodo italico-romano.

In ambito amiternino e tardo vestino, gli svaghi nei riti agresti che si svolgevano entro le mura dei castelli che fondarono la città dell’Aquila rimontano al periodo successivo all’editto di Teodosio del 390 d.C.

Le tradizioni ludico-motorie risalenti alla conurbazione della “magnifica cittade” saranno rappresentative di un vitalismo che va ben oltre la fase di decadenza, dovuta a fattori politici e naturali, dei secoli XIV e XV.

Ci si riferisce alle istruzioni contenute negli Statuti delle arti municipali circa le gare campestri, lottatorie ed equestri ( famose quelle nella valle subecquana per i pali celebrativi di papa CelestinoV e San Bernardino Da Siena ), nonché agli stessi divieti in vicinanza dei luoghi religiosi del gioco della “palla grossa” , i cui clamorosi interpreti furono il principe Colonna e il viceré napoletano De Cardona.

La scalata del Gran Sasso del 1573 da parte di Francesco De Marchi, ingegnere militare al servizio di Margherita d’Austria, e la codificazione degli esercizi ginnici da parte dell’aquilano Tuccaro, preludono ad una vicenda sportiva che nel Comitatus Aquilanus sarebbe stata antesignana extra Abruzzi.

Finiti gli echi delle parate e delle dispute fra cavalieri in omaggio della reggenza di Margherita D’Austria, gli esercizi ludici avrebbe avuto delle espressioni per nulla riconducibili alla sfera psicofisica: si pensi alla degradante corrida nella piazza Maggiore e del Duomo, imposta dai dominatori ispanici, nonché alla più accettabile ed ultima delle fantasmagorie dell’artigiano Bedeschini – quelle di macchinari che scendevano dalla porta del Castello – per rievocare le quattrocentesche evoluzioni equestri.

Si ha la impressione che i giochi, nel’600, siano occasione per parate ad uso e consumo dei gestori del potere. Basti l’esempio delle feste per il genetliaco dell’imperatore Filippo II, che, celebrate fra il febbraio e marzo 1658, in pieno carnevale ed a piazza San Francesco, videro il mastro di campo, Girolamo Di Luna, cavaliere di San Giacomo e governatore di piazza, dirimere le dispute fra quattro squadriglie a spada composte di otto uomini ed otto donne a cavallo, ma solo dopo un estenuante lento sfilare di tutti i bardati e blasonati partecipanti alla gara. Si trattò effettivamente di manifestazioni censurabili, a cui assistette, a voler riportare le cronache del tempo,un pubblico poco numeroso.

Il fiscalismo imperiale da un lato, il banditismo, i sismi, le pestilenze dall”altro, limitavano, insomma, le stravaganze seicentesche dei giochi nel contesto aquilano ; e mentre i ceti privilegiati si svagano assistendo alle teatrali tenzoni degli accademismi arcadici, i ceti popolari recuperavano le arti equestri – come succedeva alle fiere di Arischia e Montereale – e le gare podistiche, come l’originale corsa del cappello a Paganica.

Capoluogo di riconoscibili Ville di spiccata piccata fisionomia religiosa in età romana ed imperiale, Paganica si accreditava a piazza che nella Vallata dell’Aterno era, per ordine di importanza socioeconomica, seconda solo all’Aquila.

A partire da 1650, a Paganica, alle celebrazioni dell’Assunta, si inscenavano svaghi popolari imperniati sul Palio lottatorio che richiamavano genti da tutto il Circondario, e che prevedevano come premio al vincitore un drappo di pregio fornito dalla bottega dei Cattani. A fare da contorno a questo vero e proprio clou, la corsa dei sacchi, a giudizio di studi del secolo scorso, sostituita nel tempo dalla corsa degli asini, simile a quella vigente in Navelli, e, quella dei ragazzi, o, appunto, del cappello.

Si trattava di espressione di folclore di una realtà, quella paganichese, a metà fra l’agricoltura e la montagna, ed in grado di specializzarsi in artigianato di vaglia, come quello dei copricapi, che caratterizzavano la moda non solo dei notabili dell’epoca. ( Si ricordi il manzoniano Renzo Tramaglino, “ in gran gala, con penne di vario colore al cappello…” , Promessi Sposi, cap. II).

La corsa del cappello inizialmente vedeva i giovani con la “camicia” (fuori dei calzoni, retta dal cinturino e contrassegnata da colori biancorossi, biancazzurro, gialloblù, verdeviola, a seconda che si riferisse, rispettivamente, ai quattro rioni trecenteschi di Colle, Piazza maggiore, Pietralata, Scarazze-Sant’Antonio) sfidarsi lungo un tragitto di tre chilometri: dal convento dei Frati Minori fino alla chiesa di Sant’Antonio Abate, laddove i primi due baldi atleti che avessero toccato la “Croce de Monterone” avrebbero conquistato l’ambito trofeo-copricapo. La gara avrebbe poco alla volta superato nel gradimento locale tutte le altre gare della grande kermesse,

La gara podistica toccava luoghi e simboli pregnanti per la storia paganichese e non solo. I quattro borghi fortificati erano stati presi da Braccio Da Montone nel 1424, e trasformati dal Gattamelata, il luogotenente del capitano di ventura umbro, a teste di ponte, per l’assedio agli Aquilani, i quali, nelle epidemie seicentesche, ripararono nel comune avente per stemma il Moro “con la rosa” ; mentre il convento dei Frati Minori fu teatro di scontro fra gli armati del casato Nannicelli e gli imperiali, estrema propaggine della sollevaziona napoletana di Masaniello del 1648. Altro simbolo toccato dalla corsa il crocifisso a Sant’Antonio Abate, significativo della devozione paganichese e frutto della loro raffinata arte dei metalli.

E’ probabile che nel’700 la corsa abbia subito la modificazione in staffetta, con i concorrenti delle quattro squadre che si passavano come testimone il cappello. Ne derivavano fra i contendenti sfide rese vivaci dal sentimento di appartenenza al borgo natio ed a cui negli anni successivi furono invitate le altre ville del composito comune paganichese.

L’atmosfera ludica costituiva un’occasione di socializzazione nei quarti urbani e rurali di tutto l’Aquilano, e talora era motivo di turbativa dell’ordine pubblico. Erano altresì occasione di eternare nella coscienza collettiva fatti e personaggi collegabili a questo o quel genere di giochi, che si trattasse della bazzica, di matrice laziale, o ju zirè , come ad Assergi, versioni differenti.

Nella transizione dall’era borbonica a quella unitaria, si palesavano minori condizionamenti alla partecipazione e all’allestimento dei momenti di svago popolare. L’etica del tempo libero ( il leisure time britannico ), forse ricevette qui il suo battesimo, non esclusivamente negli strati della borghesia.

Anche nell’Aquilano, dunque, il dinamismo dello sport avrebbe impresso il suo segno innovatore nel costume, non disgiunto dal richiamo alla tradizione agonistica, come dimostra la stessa, dianzi descritta, paganichese corsa del cappello.

 

Dal 20 LUGLIO – Castellabate si veste d’arte per la lunga estate culturale del Premio Pio Alferano

 

                                 PREMIO PIO ALFERANO 2018
                                                20  e 21 Luglio

Castellabate si veste d’arte per la lunga estate culturale del Premio Pio Alferano

Le mostre a cura di, Giuseppe IannacconeLuigi Sansone e Vittorio Sgarbi. L’omaggio a Gillo Dorfles, la presenza straordinaria di Edi Rama, primo ministro dell’Albania, con la sua retrospettiva che ne consolida l’immagine di artista internazionale.


Castellabate (SA), 12 luglio 2018. Comunicato Stampa

Campania, regione storica, antica, decantata dai popoli di tutto il Mediterraneo. Una terra di miti e leggende, di arcana cultura e modernità folgorante da scoprire e valorizzare che quest’anno, grazie al suo Presidente, Vincenzo De Luca,  si è unita alla Fondazione nella promozione del Premio Pio Alferano. Nelle vetuste città e nelle campagne fertili del Cilento grandi aziende come San Salvatore, Santomiele e Vannullo esportano in Italia e nel mondo la generosità della nostra tradizione. Tra i borghi più belli d’Italia, nonché Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco e set cinematografico, Castellabate domina placidamente il golfo cilentino, dall’alto del suo aspro promontorio. Un luogo speciale, di storia antica e rara bellezza, la cui integrità favorisce da sempre un raffinato turismo internazionale, promosso dal laborioso staff di Enrico Nicoletta. Arroccato sulla sommità del borgo, il Castello dell’Abate quest’anno funge da nobile cornice al Premio Pio Alferano, presenziato da Santino Carta e con Vittorio Sgarbi in qualità di direttore artistico. Oltre alla kermesse del Premio, si presentano tre mostre d’arte.

L’appuntamento al Castello è fissato per il 20 luglio, alle 20:30, dove le tre rassegne d’arte verranno inaugurate dal Presidente della Fondazione Santino Carta, da Vittorio Sgarbi e dagli artisti, dai curatori e da un ospite d’eccezione, il Primo ministro albanese Edi Rama, in doppia veste di artista e rappresentante politico della repubblica d’oltre Adriatico. Alle iniziative prenderanno parte numerosi ospiti del Premio, grandi personalità del mondo del cinema e dello spettacolo, del giornalismo, dell’imprenditoria, della politica e delle istituzioni; i vicoli e le piazze di Castellabate si riempiranno di un pubblico di Vip.

Il Premio Pio Alferano 2018 è realizzato con il sostegno della Regione Campania attraverso la SCABEC Società campana beni culturali.

Nelle sale si apriranno: Oltre lo sguardo. Gillo Dorfles 1910-2018, a cura di Luigi Sansone, con testi in catalogo, oltre che del curatore, anche di Vittorio Sgarbi e Giuseppe Pagano. Una selezione di opere in omaggio a Dorfles, recentemente scomparso alla veneranda età di 107 anni, personalità di eccezionale poliedricità nel panorama culturale italiano del Novecento e maestro assoluto di critica e pensiero estetico, nonché artista sperimentale tra i più innovativi. Nell’ultima fase della sua vita, Dorfles ha stabilito un rapporto speciale col Cilento e i cilentani, di carattere anche affettivo, apprezzando la natura, la storia e la cultura millenaria del luogo, ammirando le antiche reminiscenze della Magna Grecia in dialogo con la modernità. La mostra è accompagnata dalla proiezione di un cortometraggio del regista Toni Trupia;

Un’altra storia italiana, 1920-1945, a cura di Giuseppe Iannaccone. Mostra collettiva di maestri del periodo quali Arnaldo Badodi, Renato Birolli, Emanuele Cavalli, Filippo De Pisis, Renato Guttuso, Fausto Pirandello, Gianfilippo Usellini e Alberto Ziveri. Costituisce un tentativo di dar vita e risalto a un pezzo di storia dell’arte in gran parte inedita, spesso associata ad un periodo di forti contraddizioni che molti reputano fortemente danneggiato, nella riflessione artistica, dall’ingerenza del regime fascista. Questa esposizione vuole rivolgersi soprattutto alle nuove generazioni, nell’intento di offrire una visione alternativa di tal periodo. Le opere testimoniano la scelta di molti artisti dell’epoca di collocarsi al di fuori dei canoni estetici imposti dal regime, animando l’arte italiana di correnti e sottocorrenti, ispirate alle avanguardie europee, che apriranno nel dopoguerra alla grande stagione artistica italiana di metà secolo. Il curatore, Giuseppe Iannaccone, di professione avvocato e avellinese di nascita, contribuisce alla kermesse con un’importante prestito che arricchisce ulteriormente il prestigio non solo del Premio, ma anche di Castellabate, del Cilento e della Campania;

Carattere fiero, anima gentile: Edi Rama, una retrospettiva curata da Vittorio Sgarbi, con un testo di Philippe Daverio. Protagonista è Edi Rama, attuale Primo Ministro dell’Albania, artista di ampia preparazione culturale e dalla consolidata reputazione internazionale, nonché autore del padiglione nazionale albanese alla Biennale di Venezia 2017. Famoso in tutto il mondo per l’esemplare programma di rigenerazione urbana che ha promosso a Tirana durante il suo mandato da Sindaco, Rama, quando è libero dagli impegni istituzionali, si dedica all’arte; la sua pratica è affine all’automatismo di derivazione surrealista, disegnando sulla carta di uso più quotidiano – come i documenti ufficiali delle cancellerie – bozzetti di istintiva ideazione che colora e traspone in tappezzerie o sculture.

Nella stessa serata saranno presentate le sculture in ceramica, smaltate e dorate, dal titolo I figli di Leucosia, realizzate per il Premio Pio Alferano 2018 da Livio Scarpella, abilissimo artista tra i più promettenti della scena italiana. Scarpella, vicino alla figurazione italiana più recente, ha pensato che il mito greco-romano di Leucosia, la sirena “dalle membra bianche” che s’inabissò al largo di Punta Licosa generandone così il toponimo, fosse più di altri in grado di fornire un’idea caratterizzante dell’immaginario storico cilentano.

Il 21 di luglio, a seguito della premiazione presentata da Nicola Porro dal suggestivo palco del Castello, la mostra sarà visitata dagli ospiti del Premio Pio Alferano Lino BanfiBianca BerlinguerClaudio BisioDaniela FerollaFranco MoscettiVincenzo Napoli, Camilla Nesbitt, Fabrizio ParrulliDon Fabio RaimondiFrancesco Scoppola, e Pietro Valsecchi.

Arte, spettacolo, cinema, politica, attualità si riuniscono il 20 e il 21 di luglio a Castellabate sotto l’unico denominatore del Premio Pio Alferano, punta di diamante delle attività culturali della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito.

Tutte le mostre saranno aperte al pubblico fino al 30 di settembre 2018. Per informazioni sulle mostre: fondazionepioalferano@gmail.com.


(in allegato comunicato stampa e immagini.
Ulteriori immagini disponibili su richiesta)

Ufficio Stampa:
Rosi Fontana, Press & Public Relations info@rosifontana.it mob. + 39 335 5623246

Comunicato stampa 36° Premio Internazionale “FONTANE DI ROMA” – Roma 19 luglio, ore 18, Sala Alessandrina (Lungotevere in Sassia, 3)

COMUNICATO STAMPA 
 
36° Premio Internazionale “FONTANE DI ROMA” 
Roma 19 luglio 2018, ore 18 – Sala Alessandrina, Lungotevere in Sassia n. 3
 
 
ROMA – Giovedì 19 Luglio 2018, ore 18, alla Sala Alessandrina dell’Accademia di Storia Arte Sanitaria (Lungotevere in Sassia, 3 – 00193 Roma /Tel. 06.6833262), avrà luogo la cerimonia per la consegna del 36° Premio Internazionale FONTANE DI ROMA, Arte – Cultura – Solidarietà. Il Premio Internazionale FONTANE DI ROMA “è considerato da decenni il più importante riconoscimento per la Cultura, l’Arte e la Romanità, con la premiazione di grandi Rappresentanti di Stati, Ambasciatori, Personalità di livello internazionale della Cultura, dell’Arte, della Sanità, della Moda, dello Sport e del Lavoro”. Il Premio è organizzato dall’Accademia Internazionale LA SPONDA, Presidente Benito Corradini, col Patrocinio di Enti pubblici e la collaborazione dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria.
La Giuria, presidente Gianfranco Grieco, giornalista e scrittore, autore di decine di pubblicazioni sui Papi, ha selezionato le Personalità e i Personaggi da premiare con Trofei, Opere d’arte, Serigrafie che riproducono lo storico Ospedale Santo Spirito in Sassia, il più antico ospedale al mondo. Durante la Premiazione, è previsto lo Spettacolo “Romanità’”: Canzoni romane cantate da Giorgio Onorato, accompagnato da Fabrizio Masci, Poesie Romanesche col Centro Romanesco Trilussa, la proiezione del video dei Premi storici e del libro “L’Aquila torna a sorridere” di Lucio Trojano, come particolare Omaggio alle zone terremotate, video toccante con le caratteristiche canzoni abruzzesi.
L’Esposizione “ARTE a ROMA”, con Artisti romani (Barrasso, Cernigliaro, Chiuchiarelli, Codognotto, Crabuzza, Esposito, Gabrieli, Gale, Gonnella, Kattinis, Notari, Primavera, Reale, Riccarda, Trojano), Pittori del Centro Italia (Ciccarella, Eliseo, Emanuele, Felici, Ferrarese, Gentile, Ranieri, Rosati, Salce, Sette, Zenadocchio), Artisti stranieri (Alì Hassoun, Ilian Rachov, Natalia Tsarkova, Isabel von Piotrowskj e altri), curata da Gaetano Michetti, farà da cornice all’Evento. Invitati: Autorità Europa, Governo, Regione Lazio, Roma Capitale, Cardinali, Ambasciatori, Personaggi e Vip di Spettacolo, Lavoro, Cultura, Sport, Giornalismo. I Premi verranno consegnati da Autorità Civili, Religiose, Militari, Personalità, VIP. Un simpatico “Drink di Simpatia” chiuderà
l’Evento.
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UNA SCRITTRICE ABRUZZESE: AIDA STOPPA di Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta

 

UNA SCRITTRICE ABRUZZESE: AIDA STOPPA

di Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta

Ha raccontato la sua passione per la scrittura, Aida Stoppa. Una delle più grandi e interessanti scrittrici. Abruzzese, teramana, è andata molto al di là delle storie locali. Ha descritto fatti e personaggi di livello mondiale. Come nel libro Sette universi di passione. Leggendo la vita di Ipazia o dell’imperatrice Teodora, di Teresa d’Avila o di Emily Dikinson, di Apollonie nel rapporto con Baudelaire, o della divina danzatrice Isadora fino a Frida Kalho la pittrice messicana amata e disamata dal grande artista Diego Rivera, si ha l’impressione che queste donne ti entrino nel cuore e lo sconvolgano. Provi le stesse gioie e le stesse tensioni, le stesse speranze e le stesse delusioni, come se non fossero passate.

Aida Stoppa scrive queste biografie di donne per riportare alla luce saperi e passioni in nome della verità e della sua affermazione. Nella prefazione a Sette universi di passione, Franca Rame scrive: «M’ha coinvolto la chiave di scrittura. Sono biografie, ma l’autrice interpreta il personaggio in prima persona, entra nella sua vita. Lo scalda, lo fa splendere con chiarezza colta, in quanto conoscenza, né facile né semplicistica. […] Il “personaggio” è lì, davanti ai tuoi occhi. Ti entra nel cuore, nella testa. Lo vedi, lo senti. Tutto asciutto e pieno. Come ha fatto Aida ad entrarci dentro con tanta leggerezza, meticolosità, delicatezza, umiltà, forza e fragilità?»

In Delitto nel cuore l’autrice ricorre al romanzo diaristico-epistolare per narrare la storia di Théobald Praslin e Fanny Sebastiani, uccisa a Parigi il 18 agosto 1847. Un delitto in cui gelosia e disamore sembrano avere il sopravvento, alla luce del personaggio Henriette Deluzy, l’istitutrice, che assume il ruolo di “madre” dei nove figli e che alla fine, nel carteggio tra Victor Hugo e l’amico Cousin, sembra aleggiare il mistero dell’incesto madre/figlio, punito con l’uccisione della moglie da parte del marito e la morte per avvelenamento di quest’ultimo. Fatti e personaggi realmente esistiti, che segnarono la storia del tempo e che Aida Stoppa riesce a presentare con ricchezza di particolari e garbo stilistico.

Ma è nel caso italiano del delitto Murri, analizzato e approfondito nel romanzo Memorie dell’amore e del disamore che, impersonando la figura-protagonista di Linda Murri, Aida Stoppa descrive obiettivamente e spassionatamente tutte le vicende del caso. Un caso clamoroso che coinvolse personalità come Ada Negri e Anna Kuliscioff, Turati e Lombroso, Salvemini e Carducci. Uno scontro ideologico-politico tra laici e cattolici. Anche qui l’uccisione del coniuge, il marito di Linda Murri, il conte Francesco Bonmartini. Un delitto avvenuto a Bologna in via Mazzini e scoperto il 2 settembre 1902. Responsabile dell’uccisione è Tullio Murri, fratello di Linda, che agisce in difesa della sorella che vede maltrattata, tradita e braccata dal marito. Ma sarà il padre, il famoso medico Augusto Murri, laico, razionalista, che l’11 settembre dichiara al giudice che l’autore dell’omicidio è suo figlio Tullio. Un processo che si protrarrà per alcuni anni e che sancirà trenta anni di carcere a Tullio Murri e dieci anni alla sorella Linda.

La trilogia della Stoppa si conclude con un quarto libro, tanto da comporre una tetralogia. Si tratta della biografia di una grande donna italo-francese, Cristina da Pizzano (1365-1429) dal titolo Io, Cristina, stimolato dal film con la regia di Stefania Sandrelli, Christine Cristina. Una storia vera, rimasta per secoli sconosciuta, anche se la protagonista, ricorre alla penna, alla scrittura per diffondere le sue idee. Il padre, nato a Pizzano in provincia di Bologna, viene chiamato in Francia dal re Carlo V di Valois, in qualità di medico e astrologo di corte. Cristina sposa Étienne Castel, ma rimane vedova all’età di 25 anni, con tre figli e senza più il padre, morto nel 1387.

«Trasformai in professione quell’istruzione che mio padre mi aveva lasciata come intangibile e incorruttibile dote, tesoro impossibile da perdere, perché fatto di beni immateriali, quali virtù e sapienza». Con queste idee comincia a scrivere ballate, poesie e altre opere come Lettera del Dio d’Amore. Ma è la polemica contro Jean de Meun, l’autore della seconda parte del Roman de la rose (1401), che la rende famosa. Una parte, la seconda del Roman de la rose che, a differenza della prima scritta da Guillaume de Lorris, presenta la donna come oggetto dell’amore sensuale, affermando che nell’amore è meglio ingannare che essere ingannati e contro cui Cristina ingaggia con i suoi scritti una offensiva che scatena la Querelle des femmes. Siamo alle prime battaglie della rivoluzione femminista. Una rivoluzione non violenta ancora incompleta.

Aida Stoppa ha il coraggio di una novantenne che non ha mai ceduto ai richiami d’una fama banale e passeggera. Ha tenuto sempre in alto il concetto e il programma d’una vita “nobile”, irreprensibile, elevata culturalmente. Mai una cultura schiava dei potenti. Sempre a servizio dell’onestà e della verità. Una donna che proviene dalla borghesia intellettuale e che si impegna nella realizzazione dei valori fondamentali dell’umanità. Studia e si laurea in Lettere a Firenze. Si abilita in storia dell’Arte e in Lettere. Insegna prima a Firenze e poi a Teramo.

Oggi, a 90 anni che compirà il 14 luglio, confessa: “Ho avuto il tempo di scrivere, quando sono uscita dalla scuola, perché la scuola mi prendeva moltissimo. Ciò che mi porta irresistibilmente verso la scrittura è la passione per la parola, fuoco d’oro della vita, che dà la possibilità di comunicare agli altri sentimenti e pensieri, di raggiungere una autentica condivisione. Correggo molto quando scrivo per bisogno di perfezione, difficile da raggiungere, consapevole che se si usa una parola o un’espressione, ce ne può essere un’altra migliore. Vorrei che l’anima, dal fondo più profondo, venisse alla luce e, soprattutto, ciò che ho in comune con i miei simili. Vorrei donare qualcosa di significativo specie alle donne, che onoro e rispetto, che hanno talvolta il bisogno di conoscere il passato per orientarsi nel presente. Non ho fatto il concorso da preside, perché non mi piaceva comandare, anche se ho preparato altri a farlo. Mi sarebbe piaciuto di più fare la giornalista, piuttosto che l’insegnante”.

Aida Stoppa non ha la fama che le spetterebbe né i suoi romanzi sono da best-seller, ma la sua scrittura è scorrevole, affascinante, intensa. Non si corre il rischio dell’adulazione o dell’inattendibilità affermando che sia tra le più grandi scrittrici abruzzesi viventi.

 

 

MUSICARTE NEL PARCO 2018 – XXIII Edizione (Pescara – Aurum, Sala Flaiano, 24 Luglio – 15 Settembre 2018)

 

 

MUSICARTE NEL PARCO 2018 – XXIII Edizione

Pescara – Aurum, Sala Flaiano, 24 Luglio – 15 Settembre 2018

Direzione artistica Maria Gabriella Castiglione

PESCARA – Dal 24 luglio al 15 settembre, sotto la direzione artistica di Maria Gabriella Castiglione – che del festival è ideatrice, motore ed anima – si rinnoverà a Pescara l’incanto di MusicArte nel Parco, la rassegna musicale giunta quest’anno alla 23^ edizione. I concerti si terranno all’Aurum, nella sala Flaiano. Da 23 anni, come per miracolo, questo intrigante viaggio tra le cangianti armonie della musica ripete la sua suggestione. Come per miracolo, si diceva, perché l’evento non gode di un euro di contributi pubblici. Maria Gabriella Castiglione è donna volitiva, tenace. Una musicista raffinata, una pianista di talento, con una volontà determinata che non si piega al compromesso, agli adattamenti di maniera, alle consuetudini correnti. Talvolta il suo carattere può apparire persino difficile, ma proprio per questa sua indole e per la sua cifra artistica riesce a superare difficoltà che ad altri non è dato risolvere. Interessante è una riflessione che David Ackert ha scritto per i musicisti come lei.

Cantanti e Musicisti sono fra le persone più forti e coraggiose sulla faccia della terra. In un solo anno affrontano il rifiuto quotidiano da parte delle persone in misura maggiore di quello che gli altri vivono in un’intera vita. Ogni giorno affrontano la sfida finanziaria di vivere uno stile di vita freelance, la mancanza di rispetto della gente che pensa che dovrebbero trovarsi un lavoro vero, e la loro stessa paura di non lavorare più in futuro. Ogni giorno, devono ignorare la possibilità che la visione a cui hanno dedicato la propria vita sia un sogno irrealizzabile. Con ogni nota espongono se stessi, emotivamente e fisicamente, rischiando critiche e giudizi. Ogni anno che passa, molti di loro guardano come i loro coetanei raggiungono gli obiettivi di una vita normale – la macchina, la famiglia, la casa, i risparmi. Perché? Perché musicisti e cantanti sono disposti a dare la loro intera vita ad un solo momento, a quella melodia, a quella frase, a quell’accordo o a quell’interpretazione che toccherà l’anima del pubblico. Cantanti e Musicisti sono persone che hanno assaporato il succo della vita in quel momento cristallino in cui hanno fatto uscire il loro spirito creativo e hanno toccato il cuore di qualcun altro. In quell’istante erano più vicini alla magia, a Dio e alla perfezione di quanto chiunque altro avrebbe mai potuto. E nei loro cuori, sanno che dedicarsi a quel momento vale più di mille vite intere.”

E allora buon viaggio, anche quest’anno, a MusicArte nel Parco e alla sua vestale, Maria Gabriella Castiglione, che nella direzione artistica del Festival rinnova la suggestione di un’estate di musica, con artisti di rilievo e con un programma interessante e assai articolato.

Goffredo Palmerini

Festival MusicArte nel Parco 2018 – XXIII Edizione

PROGRAMMA

Direzione artistica Maria Gabriella Castiglione

Inaugurazione rassegna:

Martedi 24 Luglio – I°parte: “Invito alla lirica” – Martina Fabbiani – soprano;

Pamela Cinquesei – pianoforte; romanze, canzoni e arie d’opera –

II° parte: “Duo Flauto: Fulvio Ferrara e Pianoforte Asia Di Gianvittorio”

Domenica 29 Luglio – “Lo strumento degli angeli” – Pop Harps ensemble –

arpiste: Elena Cacciagrano – Letizia Caramanico – Sonia Crisante – Benedetta Tranquilli

Martedi 31 Luglio – “la musica da camera tra ‘600 e ‘800”

Anastasia Candeloro – violino I; Natalia Candeloro – violino II;

Pietro Fortunato – violoncello; Tatiana Candeloro – pianoforte

musiche di Bach, Mozart, Haydn, Dvorak, Borodin –

Domenica 5 Agosto – Professione Danza presenta: “Paquita” – grand pas –

II tempo: “It’s about a Cindarella story” – III tempo: “Liturgia delle ore”

direzione di Michela Sartorelli

Mercoledi 22 Agosto – “Recital di pianoforte” – Simona Ciaccia

musiche di Bach, Saint Saens, Chopin, Debussy

II° parte: “Recital di violoncello” – Giovanna Mucci – musiche di Vivaldi

Giovedi 23 Agosto – “Il trionfo della fisarmonica “ – concerto diretto dal M° Renzo Ruggeri

fisarmonicisti: Ada Giancroce – Manuel Marchegiani –

Andrea Di Giacomo – Leonardo Rondolone – Lorenzo Assogna

Domenica 26 Agosto – “I quartetti d’archi”- diretti dal M° Andrea Castagna

Francesca Rienzi – violino; Ingid Ranalli – violino; Paolo Capanna – viola;

Francesco Salvador – violoncello; Paolo D’Agostino – pianoforte

musiche di Mozart e Smetana

Giovedi 30 Agosto – Coro polifonico delle Ville di Ortona – diretto dal M° Daniele Di Nunzio

Venerdi 31 Agosto – Duo MA.FI – “Percorsi del ‘ 900”

Erika Finizi – flauto traverso; Emanuela Mancini – chitarra classica

Domenica 2 Settembre – Teate Clarinet ensemble – clarinettisti: Leontino Iezzi –

Rocco Masci – Mariano Aquilano – Ricky Orlando

Mercoledi 5 Settembre – “Harmonia Mundi” – coro polifonico a cappella

diretto da M° Elisabetta Fusco – voce solista Patrizia Starinieri

Giovedi 6 Settembre – Ateneo Abruzzo Danza presenta: “Il carnevale degli animali”

di Camille Saint Saens – direzione di Agnese Passeri

Domenica 9 Settembre – Spettacolo a cura di “Ecole de danse” di Chieti –

Omaggio ad Antonio Vivaldi” – diretto da Regina Salvatore

Mercoledi 12 Settembre -Coro polifonico “Moti Armonici” diretto dal M° Cristina Di Zio

Giovedi 13 Settembre – La Sylphyde presenta: “La danza che unisce” –

coreografie classiche e moderne a cura di Ludovica Serafini

Venerdi 14 Settembre – “J. Strauss a corte” – danza classica;

Li quattru ientj” – danza contemporanea; “Equilibri” – teatro movimento

regia e direzione di Jonathan Tabacchiera in collaborazione con: Koreos ballet school,

Liceo coreutico di Tolentino, Accademia make up artist and stylesem di Pescara

Sabato 15 Settembre – “Atmosphère” solo piano – Maria Gabriella Castiglione

Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21:15 – ingresso 2 euro

Info: Associazione MusicArte Pescara

tel. 347.7722864 333.8712202

email: mg.castiglione@alice.it

 

 

In foto:

direttore artistico, la pianista Maria Gabriella Castiglione

 

Maria Gabriella Castiglione