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A FERRARA IL 3 MARZO APRE LA 2^TRIENNALE DI ARTI VISIVE – La Mostra, allestita dall’Associazione Primaluce nelle Grotte Boldini, resterà aperta fino al 17 marzo

 

20 febbraio 2018

A FERRARA IL 3 MARZO APRE LA 2^TRIENNALE DI ARTI VISIVE

La Mostra, allestita dall’Associazione Primaluce nelle Grotte Boldini, resterà aperta fino al 17 marzo

FERRARA – Sabato 3 marzo 2018, alle ore 10, sarà inaugurata a Ferrara, presso le sale espositive delle Grotte Boldini (Via G. Previati,18), la seconda edizione della Triennale Internazionale di Arti Visive, rassegna d’arte contemporanea di elevato spessore artistico e culturale, in programma fino al 17 marzo, promossa e organizzata dall’Associazione culturale Primaluce. Presenterà la mostra la dr. Nadia Celi, semiologa e critico d’arte. Saranno presenti al vernissage Augusto Medici (editore della rivista contemporart); Ketty Carraffa (docente di cinema, scrittrice, conduttrice tv e opinionista); Fazio Gardini (fotografo di Cinecittà, Rai, Vaticano e Mediaset); Sandro Minichiello (direttore di “Sound Italia Video Radio World Wide”) che trasmetterà l’evento “in diretta” sul web e sui social network.

La manifestazione, organizzata dall’Associazione Primaluce con il Patrocinio del Comune di FerraraAssessorato alla Cultura, Turismo, Giovani, Personale –, si propone di dare un contributo alla promozione ed allo sviluppo della ricerca creativa. Vuole inoltre essere un momento di riflessione e di confronto tra artisti, critici, addetti ai lavori e pubblico. Un appuntamento per produrre incontri e allacciare nuovi contatti nel comune interesse per l’arte. Una kermesse di tale portata costituisce un evento in grado di offrire un’ambita vetrina espositiva ad artisti noti e meno conosciuti e di rappresentare un ponte per instaurare un proficuo dialogo con il pubblico e con gli specialisti del settore, ponendo a confronto risultati ed esperienze differenti.

La realizzazione della 2^ Triennale di Arti Visive di Ferrara è una prova di grande impegno organizzativo, oltre che d’una profonda conoscenza del contesto artistico nazionale ed estero. Artisti da tutto il mondo, appartenenti a diverse culture e svariate discipline, si cimentano in questa notevole rassegna d’arte contemporanea. Un ricco catalogo presenta le opere e le riflessioni degli artisti selezionati per la mostra e pubblica tutti i nomi di coloro che si sono lasciati coinvolgere da questo importante concorso internazionale.

La Triennale, che già nel 2015 nella prima edizione raccolse un significativo successo, si privilegia di una splendida cornice qual è Ferrara, città degli Estensi patrimonio dell’Umanità, con una consolidata tradizione artistica e culturale. Le opere selezionate saranno in mostra ininterrottamente dal 3 al 17 marzo 2018 negli spazi espositivi delle Grotte Boldini, in Via Previati 18, e del Palazzo Sacrati Muzzarelli Crema, in Via Cairoli 13. Nel primo pomeriggio del 3 marzo, giorno stesso dell’inaugurazione, una Giuria altamente qualificata comunicherà i nomi degli artisti vincitori, individuati in ciascuna delle Sezioni – Pittura, Fotografia e Scultura – ai quali saranno consegnate le targhe di primo, secondo e terzo classificato.

La cultura, il talento e le forti radici: Maria Fosco e Marisa Iocco, due belle bandiere dell’emigrazione abruzzese in America

 

La cultura, il talento e le forti radici: Maria Fosco e Marisa Iocco, due belle bandiere dell’emigrazione abruzzese in America

di Domenico Logozzo *

Vogliamo evidenziare il notevole apporto delle donne nell’attuazione dei nuovi progetti di sviluppo sociale, economico, politico e culturale, con il riconoscimento del loro vero valore nella nostra realtà”. Questo lo spirito con cui l’Orsogna Mutual Aid Society, la società di mutua assistenza nata nel 1939 per aiutare in America gli immigrati di Orsogna (Chieti), celebra a New York la Festa della Donna 2018. A sottolinearlo è Maria Fosco, vice presidente dell’Italian American Museum di New York, figlia di orsognesi, molto legata alla terra d’origine di papà Antonio e mamma Filomena. “Sono orgogliosa delle mie radici – dice -, le conservo gelosamente e in Abruzzo torno sempre con grande piacere”. E’ impegnata da anni in iniziative in favore della comunità italo-americana e nel 2002 è stata insignita dal presidente Napolitano del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Molto apprezzata e più volte premiata. In Italia, a Montesilvano, ha ricevuto dall’Associazione Dean Martin il Premio Abruzzesi nel mondo “per aver dato corpo a quel sogno americano che in tanti hanno inseguito come emigranti”.

In America ha avuto il Premio Joe Petrosino in occasione del Columbus Day, dedicato alla memoria del poliziotto italo-americano assassinato a Palermo all’inizio del secolo scorso. “Amo la comunità italo-americana, faccio di tutto per aiutarla, con la stessa passione che ha dimostrato Petrosino nel proteggerla dalla mafia e dalla Mano Nera”, sottolinea Maria Fosco. “Come Joe Petrosino, ho lavorato e lavoro per far crescere la nostra comunità e difenderla anche da ogni forma di discriminazione”. Donna di cultura, due lauree (in Scienze politiche e in Storia dell’Arte), ruoli rilevanti nel Queens College e nell’Italian American Institute “John D. Calandra”, che con fermezza ha difeso dalla chiusura. Decisa e determinata nel sostenere le battaglie di civiltà. Nel 1999 è riuscita a far applicare una legge del 1964 che garantiva i “diritti civili” agli italiani d’America. E fu così che l’Istituto non venne soppresso. Tra i fondatori dell’Italian American Museum, ne ricopre l’incarico di vice presidente. “La giornata più felice è stata quando a New York abbiamo comprato il palazzo per il Museo che si trova a Grand & Mulberry Street. E’ proprio nella zona dove Joe Petrosino ha fatto il poliziotto. Era il suo quartiere”.

Maria Fosco ricorda il ruolo che le donne orsognesi hanno avuto nel processo di integrazione delle famiglie nella società americana. “Sono state custodi delle tradizioni e dei valori fondamentali della famiglia. Determinanti nell’aiutare i figli ad integrarsi. Senza tradire mai le radici. Preziosa eredità. Da non disperdere”. Donne che si sono fatte sentire. E si fanno sentire. E si fanno apprezzare. “Oggi sono la forza vitale della comunità orsognese. Fortunatamente i membri dell’Orsogna MAS (Mutual Aid Society, era una società tutta maschile) per consentire all’organizzazione di andare avanti, hanno stabilito che le donne possono farvi parte e portare le loro famiglie. 78 anni dopo, le donne partecipano attivamente, prendono la maggior parte delle decisioni e mantengono la continuità”.

A Maria Fosco chiediamo quali sono stati i fattori che hanno maggiormente inciso nella sua formazione umana, culturale e professionale e che le hanno consentito di ottenere significativi riconoscimenti, come la vicepresidenza di Orsogna MAS e la presidenza degli eventi dell’Italian American Museum di New York. “La mia famiglia – ci risponde – viveva vicino alla sede dell’Orsogna Mutual Aid Society e così sono cresciuta in quell’ambiente di grande cultura. I miei genitori erano estremamente attivi e anche io fin da ragazza ho partecipato con loro alle varie iniziative. Questa è stata la mia fortuna. Sono stati formidabili gli anni giovanili spesi nell’organizzazione”. Riconosce di avere “imparato tanto sulla società degli immigrati, sulla struttura organizzativa, sulla storia, sulle loro esperienze. Conoscenze che hanno gettato le fondamenta per il lavoro che ho poi svolto professionalmente”.

Tanto impegno e lungimiranza. Felice per i risultati: “Ho passato una vita a studiare le lotte e le conquiste degli italo-americani. Essere una fondatrice del Museo Italo Americano è il culmine di una vita di lavoro”. Maria Fosco ricorda “orgogliosamente quel giorno del 1998 in cui venni eletta presidente dell’Italian Welfare League, un’organizzazione fondata nel 1920 per aiutare gli immigrati italiani”. La forza delle donne, le sfide, i successi di ragazze partite dal loro paese con una valigia piena di sogni e sbarcate in America con tanta voglia di farcela, mettendo a frutto le esperienze e gli insegnamenti avuti nella terra natia. Un patrimonio che se ben sfruttato rende bene. Eccome. Ci sono casi esemplari, donne intraprendenti e creative che ce l’hanno fatta a realizzare il sogno di “conquistare l’America”. Buoni esempi e buone lezioni.

Quest’anno il discorso di apertura della Festa della Donna dell’Orsogna Mutual Aid Society sarà tenuto da Marisa Iocco “unica chef a Boston di origine italiana”, una vera autorità nel campo culinario. Ha creato più di venti ristoranti. Tutti di successo. E’ considerata “un modello per i giovani cuochi”. Originaria di Orsogna, nel libro Ogni menu è una storia d’amore, racconta come il sogno americano è diventato una meravigliosa realtà. “Un omaggio alla mia terra e alla mia famiglia. Un libro di memorie ma anche un manuale di cucina”, ha spiegato in una intervista alla seguitissima trasmissione Community di Rai Italia. “Bisogna crederci, fare qualcosa di diverso, di autentico”, sottolinea.

Il talento e l’influenza di Marisa Iocco – leggiamo nella biografia – hanno cambiato per sempre la nozione di cucina italiana dei bostoniani. Apripista per le cuoche nel Nordest per il suo senso degli affari, la sua abilità nel trasformare un membro in famiglia. E’ diventata sinonimo di modernità e si è guadagnata la fiducia di critici e consumatori a livello locale, regionale e nazionale”. Nell’accettare l’invito dell’Orsogna Mutual Aid Society, Marisa ha commentato: “Pensare che un’organizzazione come questa mi ha invitato per esprimere qualcosa che amo profondamente, collegarmi con le persone attraverso il mio retaggio culturale e attraverso il cibo, è una benedizione”. Ha ricordato il valore delle radici: “E’ qualcosa che non perdiamo mai. Ci segue ovunque andiamo e ci dà forza quando ne abbiamo bisogno”.

A sceglierla è stata proprio Maria Fosco. “Ogni anno cerco di far venire persone che trasmettono idee e aiutano le donne italoamericane, soprattutto le più giovani, a concretizzarle. Marisa l’ho conosciuta ad Orsogna. Incontro casuale. Abbiamo parlato del buon cibo abruzzese, delle antiche ricette che da Orsogna ha esportato negli Stati Uniti. Molto affabile, amabile. Ne avevo tratto una bella impressione. Non sapevo e né immaginavo che lei era molto famosa a Boston. Ho così iniziato a seguirla sui social media, affascinata dal suo successo, dalla sua umiltà e dalla sua dedizione alle radici abruzzesi. Quando dissi al presidente di Orsogna MAS, Tony Carlucci – molto attivo e veramente uno che dà l’appoggio alle donne dell’organizzazione – che ero intenzionata a farla venire a New York per la Festa della Donna di quest’anno, lui aveva avanzato qualche dubbio sul fatto che lei potesse accettare l’invito “a causa del suo status di celebrità a Boston”. Marisa accettò subito l’invito, con entusiasmo, il che dimostra che lei ha un amore per gli orsognesi ovunque essi siano”. E poi precisa: “Non le ho chiesto di parlare solo perché è chef professionista e perché ha introdotto con successo la cucina abruzzese a Boston. Il mio obiettivo è quello di presentare e far conoscere una donna venuta in America con un’idea (e con il talento) per conquistare una città. E ce l’ha fatta. Voglio che lei ispiri le giovani donne orsognesi, facendo capire con l’esempio che qualsiasi cosa può essere realizzata, nessun traguardo è impossibile raggiungere, se metti in gioco la tua mente, la tua fede e la tua disciplina”.

E saranno tante le donne presenti alla manifestazione dell’Orsogna Mutual Aid Society in occasione della Giornata internazionale della Donna. Il pranzo si terrà domenica 4 marzo presso il locale dell’organizzazione ad Astoria, nel Queens di New York. “Finora 150 donne si sono registrate per partecipare all’evento”, rileva con soddisfazione Maria Fosco. Oltre le migliori previsioni. “Sì, inizialmente pensavamo di avere 100-120 adesioni, ma Marisa per noi è una celebrità e il numero delle partecipanti è aumentato sensibilmente. La maggior parte sono giovani interessate a conoscere la storia di una emigrante di successo, una ragazza di Orsogna che è arrivata negli Stati Uniti 30 anni fa e si è fatta un nome”.

Maria Fosco la considera “una fonte d’ispirazione” per le giovani orsognesi. “E’ il motivo per cui questo evento è per noi così importante e confesso di essere entusiasta del fatto che abbiamo ricevuto una tale risposta dalle donne della nostra comunità”. Interesse e partecipazione. “Parte da questa nostra iniziativa un messaggio ben preciso di effettivo sostegno alle giovani nei loro ruoli futuri”. Donne affermate che vogliono aiutare altre donne ad affermarsi. Alla vigilia dell’edizione 2018 della Giornata della Giornata internazionale della Donna, un bel messaggio dalla positiva e propositiva comunità italo-americana di Orsogna.

*già Caporedattore TGR Rai

 

 

Foto

1- Maria Fosco, figlia di abruzzesi di Orsogna, è vice presidente dell’Italian American Museum di New York.

2- Marisa Iocco si è trasferita 30 anni fa da Orsogna a Boston, dove ha aperto oltre 20 ristoranti di successo.

3- Maria Fosco nel 1998 a New York interviene dopo essere stata eletta presidente dell’Italian Welfare League.

4- Una simpatica immagine di Marisa Iocco, emigrante di successo negli Usa, molto legata alle radici abruzzesi.

5- Nella vecchia foto dell’Orsogna MAS di New York c’è anche Maria Fosco, quando aveva 17 anni.

6- Maria Fosco

7- Marisa Iocca

8- Maria Fosco con il grande drammaturgo Mario Fratti, anch’egli abruzzese che vive a New York.

9- La chef Marisa Iocca in cucina.

 

 

19 febbraio 2018 ARTE CONTEMPORANEA E STORIE D’EMIGRAZIONE, L’ITALIA NEL CUORE UN EVENTO A CASERTA Il 22 febbraio una prolusione dello scrittore Goffredo Palmerini, poi il vernissage della Mostra CASERTA – Sarà inaugurata il 22 febbraio alle ore 17, presso la Biblioteca comunale “A. Ruggiero” di Caserta (in Via Laviano, 65), la Mostra d’Arte contemporanea organizzata dalla Pro Loco e dall’Associazione internazionale VerbumlandiArt, in collaborazione con la Municipalità di Caserta che ha dato il suo patrocinio all’evento. L’esposizione resterà aperta tutti i giorni, fino al 2 marzo, con orario 10-13 e 16-18 e sabato dalle 10 alle 12. La Mostra, allestita negli ampi spazi espositivi della Biblioteca, è stata curata dal critico d’arte ing. Carlo Roberto Sciascia e nell’allestimento da Ottavia Patrizia Santo e Guido Vaglio, con il coordinamento della prof. Rosanna Della Valle. All’evento inaugurale porteranno il saluto il Sindaco di Caserta, avv. Carlo Martino, il Consigliere regionale dr. Marta Antonietta Ciaramella, l’Assessore comunale alla Cultura prof. Daniela Borrelli, la responsabile della Biblioteca dr. Marialidia Raffone. Seguiranno gli interventi di dr. Valeria Vaiano, direttrice di ASMEF, avv. Vittorio Giorgi, Console onorario dell’Uzbekistan in Campania e Molise, prof. Rosalia Pannitti, presidente Associazione Genitori Italiani sezione di Caserta, dr. Annella Prisco, vicepresidente del Centro Studi Michele Prisco, prof. Maria Giulia Carbone, presidente FIDAPA “Calazia”, dr. Regina Resta, presidente dell’Associazione VerbumlandiArt. Modererà gli interventi il giornalista Gianrolando Scaringi. Il vernissage della Mostra sarà preceduto da un intervento del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, autore del volume “L’Italia nel cuore” (One Group Edizioni, 2017) che ha dato il titolo alla serata. Palmerini, presentato da Carlo Roberto Sciascia, spigolando gli argomenti trattati nel suo ultimo libro “L’Italia nel cuore”, terrà una conversazione sul tema “La più bella Italia, dentro e fuori i confini”, raccontando storie d’emigrazione degli italiani incontrati nei suoi viaggi all’estero e le meraviglie nascoste del Belpaese, con quella narrazione avvincente che contraddistingue i suoi libri. E’ il racconto della più bella Italia, quella dentro i confini e quella degli 80 milioni d’italiani nel mondo che con il loro talento rendono onore e prestigio al nostro Paese. Un tema, questo, sempre in primo piano nei volumi di Goffredo Palmerini, studioso dell’emigrazione italiana e attento promotore delle meraviglie del Belpaese attraverso i suoi intriganti articoli e servizi su giornali e testate in lingua italiana nel mondo. Lo scrittore incontrerà inoltre, nelle mattinate del 23 e 24 febbraio, gli alunni di alcuni Istituti Scolastici superiori della città, parlando dell’Emigrazione italiana, ieri e oggi, e della necessità che la storia della nostra emigrazione entri pienamente nella Storia d’Italia. Si passerà quindi all’inaugurazione della Mostra, che vede una nutrita partecipazione di artisti, con numerose opere esposte. Ospite d’onore della manifestazione l’artista romano Valerio Giuffré, medico e filosofo antimetafisico. Questi gli artisti in mostra: Fabio Baccigalupi, Michelangelo Cice, Vittorio Cimini, Maria Comparone, Iula Carceri, Luisa Colangelo, Loredana De Nunzio, Rosanna Della Valle, Rosanna Di Carlo, Leonilda Fappiano, Giuseppe Ferraiuolo, Sergio Galiero, Rosa Guarino, Francesca Iodice, Paaolo Lizzi, Veronica Mauro, Meredith Peters, Massimo Pozza, Bartolomeo Sciascia, Gerardo Spinelli, Santo Splendore, Pierfelice Trapassi. Nel corso della serata sarà proposto anche un intermezzo teatrale e musicale, ad opera della Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla. “L’Italia nel cuore” sarà presentato venerdì e sabato mattina in alcune scuole casertane, mentre venerdì pomeriggio 23 febbraio, alle ore 18, sarà presentato a Napoli presso lo Spazio Guida, in via Bisignano 11. Relatori saranno il critico delle Arti ing. Carlo Roberto Sciascia ed il giornalista Luciano Scateni, scrittore ed artista. Dopo l’indirizzo di saluto dell’editore, Ceo della Guida editori, dott. Diego Guida, interverranno la dott. Annella Prisco, vicepresidente del Centro Studi “Michele Prisco e scrittrice, il dott. Salvo Iavarone, presidente di ASMEF (Associazione Mezzogiorno Futuro), e l’autore. Modererà la prof. Regina Resta, presidente di VerbumlandiArt e poetessa. Il libro “L’Italia nel cuore” offre sensazioni, emozioni e resoconti di viaggi nel corso dei quali l’autore ha potuto incontrare tanti italiani all’estero. E’ una narrazione del vivere quotidiano di emigrati italiani che echeggiano fatti di politica, personaggi, cultura e tradizioni, mentre si inanellano storie diverse vissute dai nostri connazionali all’estero. In ogni pagina s’avverte emergere il cuore vero dell’Abruzzo e dell’Italia intera, che vive in terre lontane. Sono 352 pagine di narrazione, con storie coinvolgenti e 276 belle immagini. Personaggi, fatti significativi, eventi e racconti di viaggio illustrano la più bella Italia, dentro e fuori i confini, facendo assaporare al lettore l’orgoglio per la nostra millenaria cultura, le meraviglie del Belpaese e le straordinarie personalità che onorano l’Italia ovunque nel mondo. “E’ una collezione di emozioni”, scrive nel risvolto di copertina Francesca Pompa, presidente della casa editrice che ha pubblicato gli ultimi cinque libri di Palmerini. “C’è chi colleziona farfalle e chi pietre preziose. Chi vecchi francobolli e chi, come i lettori di Goffredo Palmerini, opere d’arte. Perché gli scritti di questo autore sono vere e proprie opere d’arte della scrittura. Se ne hai uno non puoi non avere tutti i volumi firmati Goffredo Palmerini. L’Italia nel cuore è esattamente il settimo della straordinaria collana. Sono capolavori della narrazione del nostro vivere quotidiano, di ciò che avviene dentro e fuori i nostri confini, che più ci interessa ed emoziona. Fatti di politica, personaggi, eventi, cultura, tradizioni, storia…e storie. Emerge da ogni pagina dei suoi libri il cuore vero dell’Abruzzo e dell’Italia intera. Come un pittore restituisce, anno per anno, immagini che solo chi ha grande sensibilità riesce a catturare e che nel tempo assumono valore di testimonianza. Consideriamo quest’ultimo lavoro un altro importante tassello senza il quale verrebbe a crearsi un buco nero nella storia del giornalismo capace di trasformare la notizia in un viaggio immaginario tra paesi, città e nazioni che si aprono per essere conosciuti, sino a toccare il cuore di ognuno.” Qualche cenno biografico, infine, sullo scrittore. Goffredo Palmerini è nato a L’Aquila nel 1948. Per quasi trent’anni è stato amministratore della Città capoluogo d’Abruzzo, più volte assessore e vice sindaco. Lasciata la politica attiva nel 2007, ha iniziato un’intensa attività giornalistica su agenzie internazionali e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono pubblicati su numerose testate in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. Ha pubblicato i volumi Oltre confine (2007), Abruzzo Gran Riserva (2008) L’Aquila nel mondo (2010), L’altra Italia (2012), L’Italia dei sogni (2014), Le radici e le ali (2016), L’Italia nel cuore (2017). Numerosi i riconoscimenti ricevuti per la sua attività giornalistica e culturale. I più recenti, nel 2017, sono stati il Premio internazionale di giornalismo “Gaetano Scardocchia” con medaglia del Presidente della Repubblica, e il Premio giornalistico nazionale “Maria Grazia Cutuli”. Studioso di migrazioni, è componente del Comitato scientifico del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo (ed. SER e Fondazione Migrantes, 2014), per la quale opera è anche uno degli autori. Esponente di diversi enti ed organismi nazionali che operano nel campo dell’emigrazione, è tra i più impegnati ambasciatori dell’Abruzzo nel mondo.

 

19 febbraio 2018

ARTE CONTEMPORANEA E STORIE D’EMIGRAZIONE, L’ITALIA NEL CUORE UN EVENTO A CASERTA

Il 22 febbraio una prolusione dello scrittore Goffredo Palmerini, poi il vernissage della Mostra

CASERTA – Sarà inaugurata il 22 febbraio alle ore 17, presso la Biblioteca comunale “A. Ruggiero” di Caserta (in Via Laviano, 65), la Mostra d’Arte contemporanea organizzata dalla Pro Loco e dall’Associazione internazionale VerbumlandiArt, in collaborazione con la Municipalità di Caserta che ha dato il suo patrocinio all’evento. L’esposizione resterà aperta tutti i giorni, fino al 2 marzo, con orario 10-13 e 16-18 e sabato dalle 10 alle 12. La Mostra, allestita negli ampi spazi espositivi della Biblioteca, è stata curata dal critico d’arte ing. Carlo Roberto Sciascia e nell’allestimento da Ottavia Patrizia Santo e Guido Vaglio, con il coordinamento della prof. Rosanna Della Valle. All’evento inaugurale porteranno il saluto il Sindaco di Caserta, avv. Carlo Martino, il Consigliere regionale dr. Marta Antonietta Ciaramella, l’Assessore comunale alla Cultura prof. Daniela Borrelli, la responsabile della Biblioteca dr. Marialidia Raffone. Seguiranno gli interventi di dr. Valeria Vaiano, direttrice di ASMEF, avv. Vittorio Giorgi, Console onorario dell’Uzbekistan in Campania e Molise, prof. Rosalia Pannitti, presidente Associazione Genitori Italiani sezione di Caserta, dr. Annella Prisco, vicepresidente del Centro Studi Michele Prisco, prof. Maria Giulia Carbone, presidente FIDAPA “Calazia”, dr. Regina Resta, presidente dell’Associazione VerbumlandiArt. Modererà gli interventi il giornalista Gianrolando Scaringi.

Il vernissage della Mostra sarà preceduto da un intervento del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, autore del volume “L’Italia nel cuore” (One Group Edizioni, 2017) che ha dato il titolo alla serata. Palmerini, presentato da Carlo Roberto Sciascia, spigolando gli argomenti trattati nel suo ultimo libro “L’Italia nel cuore”, terrà una conversazione sul tema “La più bella Italia, dentro e fuori i confini”, raccontando storie d’emigrazione degli italiani incontrati nei suoi viaggi all’estero e le meraviglie nascoste del Belpaese, con quella narrazione avvincente che contraddistingue i suoi libri. E’ il racconto della più bella Italia, quella dentro i confini e quella degli 80 milioni d’italiani nel mondo che con il loro talento rendono onore e prestigio al nostro Paese. Un tema, questo, sempre in primo piano nei volumi di Goffredo Palmerini, studioso dell’emigrazione italiana e attento promotore delle meraviglie del Belpaese attraverso i suoi intriganti articoli e servizi su giornali e testate in lingua italiana nel mondo. Lo scrittore incontrerà inoltre, nelle mattinate del 23 e 24 febbraio, gli alunni di alcuni Istituti Scolastici superiori della città, parlando dell’Emigrazione italiana, ieri e oggi, e della necessità che la storia della nostra emigrazione entri pienamente nella Storia d’Italia.

Si passerà quindi all’inaugurazione della Mostra, che vede una nutrita partecipazione di artisti, con numerose opere esposte. Ospite d’onore della manifestazione l’artista romano Valerio Giuffré, medico e filosofo antimetafisico. Questi gli artisti in mostra: Fabio Baccigalupi, Michelangelo Cice, Vittorio Cimini, Maria Comparone, Iula Carceri, Luisa Colangelo, Loredana De Nunzio, Rosanna Della Valle, Rosanna Di Carlo, Leonilda Fappiano, Giuseppe Ferraiuolo, Sergio Galiero, Rosa Guarino, Francesca Iodice, Paaolo Lizzi, Veronica Mauro, Meredith Peters, Massimo Pozza, Bartolomeo Sciascia, Gerardo Spinelli, Santo Splendore, Pierfelice Trapassi. Nel corso della serata sarà proposto anche un intermezzo teatrale e musicale, ad opera della Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla.

L’Italia nel cuore” sarà presentato venerdì e sabato mattina in alcune scuole casertane, mentre venerdì pomeriggio 23 febbraio, alle ore 18, sarà presentato a Napoli presso lo Spazio Guida, in via Bisignano 11. Relatori saranno il critico delle Arti ing. Carlo Roberto Sciascia ed il giornalista Luciano Scateni, scrittore ed artista. Dopo l’indirizzo di saluto dell’editore, Ceo della Guida editori, dott. Diego Guida, interverranno la dott. Annella Prisco, vicepresidente del Centro Studi “Michele Prisco e scrittrice, il dott. Salvo Iavarone, presidente di ASMEF (Associazione Mezzogiorno Futuro), e l’autore. Modererà la prof. Regina Resta, presidente di VerbumlandiArt e poetessa. Il libro “L’Italia nel cuore” offre sensazioni, emozioni e resoconti di viaggi nel corso dei quali l’autore ha potuto incontrare tanti italiani all’estero. E’ una narrazione del vivere quotidiano di emigrati italiani che echeggiano fatti di politica, personaggi, cultura e tradizioni, mentre si inanellano storie diverse vissute dai nostri connazionali all’estero. In ogni pagina s’avverte emergere il cuore vero dell’Abruzzo e dell’Italia intera, che vive in terre lontane. Sono 352 pagine di narrazione, con storie coinvolgenti e 276 belle immagini. Personaggi, fatti significativi, eventi e racconti di viaggio illustrano la più bella Italia, dentro e fuori i confini, facendo assaporare al lettore l’orgoglio per la nostra millenaria cultura, le meraviglie del Belpaese e le straordinarie personalità che onorano l’Italia ovunque nel mondo.

E’ una collezione di emozioni”, scrive nel risvolto di copertina Francesca Pompa, presidente della casa editrice che ha pubblicato gli ultimi cinque libri di Palmerini. “C’è chi colleziona farfalle e chi pietre preziose. Chi vecchi francobolli e chi, come i lettori di Goffredo Palmerini, opere d’arte. Perché gli scritti di questo autore sono vere e proprie opere d’arte della scrittura. Se ne hai uno non puoi non avere tutti i volumi firmati Goffredo Palmerini. L’Italia nel cuore è esattamente il settimo della straordinaria collana. Sono capolavori della narrazione del nostro vivere quotidiano, di ciò che avviene dentro e fuori i nostri confini, che più ci interessa ed emoziona. Fatti di politica, personaggi, eventi, cultura, tradizioni, storia…e storie. Emerge da ogni pagina dei suoi libri il cuore vero dell’Abruzzo e dell’Italia intera. Come un pittore restituisce, anno per anno, immagini che solo chi ha grande sensibilità riesce a catturare e che nel tempo assumono valore di testimonianza. Consideriamo quest’ultimo lavoro un altro importante tassello senza il quale verrebbe a crearsi un buco nero nella storia del giornalismo capace di trasformare la notizia in un viaggio immaginario tra paesi, città e nazioni che si aprono per essere conosciuti, sino a toccare il cuore di ognuno.”

Qualche cenno biografico, infine, sullo scrittore. Goffredo Palmerini è nato a L’Aquila nel 1948. Per quasi trent’anni è stato amministratore della Città capoluogo d’Abruzzo, più volte assessore e vice sindaco. Lasciata la politica attiva nel 2007, ha iniziato un’intensa attività giornalistica su agenzie internazionali e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono pubblicati su numerose testate in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. Ha pubblicato i volumi Oltre confine (2007), Abruzzo Gran Riserva (2008) L’Aquila nel mondo (2010), L’altra Italia (2012), L’Italia dei sogni (2014), Le radici e le ali (2016), L’Italia nel cuore (2017). Numerosi i riconoscimenti ricevuti per la sua attività giornalistica e culturale. I più recenti, nel 2017, sono stati il Premio internazionale di giornalismo “Gaetano Scardocchia” con medaglia del Presidente della Repubblica, e il Premio giornalistico nazionale “Maria Grazia Cutuli”. Studioso di migrazioni, è componente del Comitato scientifico del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo (ed. SER e Fondazione Migrantes, 2014), per la quale opera è anche uno degli autori. Esponente di diversi enti ed organismi nazionali che operano nel campo dell’emigrazione, è tra i più impegnati ambasciatori dell’Abruzzo nel mondo.

IL TEATRO DELLE MASCHERE E IL CARNEVALE DELLA VITA di Giuseppe Lalli

 

IL TEATRO DELLE MASCHERE E IL CARNEVALE DELLA VITA

di Giuseppe Lalli

C’è una frase, in un celebre romanzo di Luigi Pirandello, che suona così: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti. Nelle società moderne il Carnevale è la festa di tutto l’anno: indossiamo la maschera tutti i giorni. Ognuno ha la sua, anzi le sue, da quando inizia l’età della…ragione. La maschera non ce la togliamo nemmeno quando andiamo a letto. Mostriamo il volto nudo solo nel sogno; ma al mattino, insieme al vestito, prima di fare colazione, rimettiamo la maschera sul volto.

Di maschere, per la verità, ne abbiamo a disposizione più di una, come i vestiti e le scarpe. Abbiamo la maschera per i colleghi di lavoro, quella per i conoscenti, quella per gli amici, e perfino quella per i familiari… Spesso sbagliamo maschera o dimentichiamo di indossarne una, e allora le persone che credevano di conoscerci ci dicono: “Ma che ti è successo? Non ti riconosco.” E invece era uno dei rari momenti in cui eravamo noi stessi… Ognuno crede di recitare la sua parte nel ruolo che si è ricavato, salvo, ogni tanto, cambiare ruolo e cambiare parte.

E’ una legge, e una tentazione, questa del Carnevale permanente, alla quale pare che nessuno possa sfuggire nelle nostre società evolute. Non vi sfuggiva nemmeno Pirandello, che pure pretendeva di farci la morale. Infatti, c’è da chiedersi: qual era il vero volto di Pirandello? Quello dell’esploratore spregiudicato dell’anima umana, o quello dell’intellettuale conformista fedele al regime? Quello del compassato e serioso accademico vincitore del premio Nobel, o quello dell’attempato maestro che perde la testa per la prima attrice del suo teatro e le scrive centinaia di lettere appassionate? La vita sociale è il grande teatro dell’ipocrisia, che va in onda sul proscenio. Dietro le quinte, c’è il vero teatro: quello dell’invidia e dell’orgoglio. Ogni tanto si sente qualcuno che grida, perché non riesce più a reggere la parte.

Per avere un’idea di quanto rarefatti siano i nostri rapporti sociali, basta riflettere su quella convezione sociale che è il saluto. Nel salutarci, quando ci conosciamo poco, assumiamo sempre un atteggiamento…commisurante. Ciascuno, rispetto all’altro, si chiede: “che ruolo svolge?”; “Quanto mi può essere utile?”; “E’ più, o meno, importante di me?”. E una volta stabilite le misure, ci regoliamo. Siamo disposti a salutare noi per primi solo le persone che reputiamo molto più importanti di noi. E se qualcuno con il quale avevamo stabilito un saluto reciproco, una mattina, magari perché distratto, ci toglie il saluto, apriti cielo! Subito pensiamo: “e chi si crede di essere? Facciamo un lavoro simile…abbiamo la stessa cilindrata di macchina”…e ce ne facciamo una malattia.

Nel grande teatro delle maschere, “gli altri” finiscono per essere per noi un piccolo inferno, come ci ricorda Jean Paul Sartre in una sua celebre commedia. “Gli altri” ci giudicano, e spesso ci feriscono con il solo sguardo. Abbiamo voglia a dire: “Io sono sempre me stesso”. Senza volerlo ammettere, quasi sempre siamo quello che vogliamo che “gli altri” credano che siamo. Ci facciamo amici importanti affinché “gli altri” credano che anche noi siamo importanti. Mentiamo continuamente a noi stessi. Indossiamo gli occhiali da sole anche quando non c’è il sole: li usiamo come una maschera, per poter guardare “gli altri” senza essere visti. Gli attori li indossano nei funerali, forse per non guardare in faccia la morte, con la quale non si può recitare. Parliamo senza comunicare: sguazziamo sempre alla superficie del nostro “io”, dove ristagnano poltiglia e rottami dell’anima.

D’altra parte, “degli altri” non possiamo fare a meno, perché, per quanto possiamo coltivare un sogno di autosufficienza, siamo per costituzione degli animali sociali. Lo sapevano bene gli eremiti del passato, che più si ritiravano in solitudine, più “gli altri” li cercavano. Capita però spesso che, quando accantoniamo la maschera, ci rendiamo conto che al fondo del nostro essere coltiviamo un desiderio metafisico, che non vogliamo confessare a noi stessi: dare un senso alla vita, una volta che abbiamo mangiato e bevuto. I cattivi maestri della modernità, nel decretare la morte di Dio, ci hanno voluto far credere che ciascuno di noi può essere Dio per gli altri. Ma, per poco che rientriamo in noi stessi, ci accorgiamo di quanto grande sia questa menzogna.

In questo modo, il desiderio metafisico, che non possiamo sopprimere, diventa un piccolo inferno, che però dobbiamo nascondere “agli altri”, i quali devono continuare a vederci come tanti “Dio”. Da qui la fiera dello snobismo. Ma è proprio in questa mancanza di comunione, in questa forzata solitudine, che consiste il nostro piccolo inferno. Ma quello che Pirandello e Sartre non sapevano, o forse non ricordavano, è che dopo il Carnevale viene la Quaresima.

Ho sempre sospettato che i cristiani debbano conoscere la medicina per questo male metafisico. Dovrebbero averla appresa dal loro Maestro, il quale si ritirò per quaranta giorni nel deserto per meditare sul senso profondo della sua missione, e alla fine respinse tutte le maschere che un grande esperto di menzogne gli offriva: il potere sugli uomini e sulla natura. Solo una maschera accettò, non dal padre della menzogna, ma da suo Padre: quella del dolore e della compassione, come unica via di accesso alla vita vera. Ecco: i cristiani dovrebbero conoscere la medicina. Solo che il più delle volte non sanno comunicarla… “agli altri”, non sanno rinunciare, nemmeno loro, alla maschera. I veri cristiani sanno che Dio non si dimostra: si mostra…

Comunicato – Nuoro capitale della cultura 2020

 

 

Nuoro punta a diventare capitale della Cultura 2020

Ieri al Mibact la presentazione del dossier. La città del Nobel Grazia Deledda e di Salvatore Satta sembra avere le carte in regola per vincere e ha il sostegno di tutta la Sardegna.

ROMA – Quella di ieri 5 febbraio è stata una giornata storica per Nuoro: alle ore 17 nella Sala Spadolini del Ministero dei Beni Culturali il sindaco Andrea Soddu, accompagnato da una delegazione di cui ha fatto parte anche il Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru, ha presentato il dossier sulla candidatura di Nuoro a Capitale della Cultura 2020. Il primo cittadino nuorese ha esposto davanti a una commissione giudicatrice del Mibact presieduta dal professor Stefano Baia Curioni (docente dell’Università Bocconi) i punti di forza di un progetto molto ambizioso che ha richiesto mesi di preparativi e di studio con una cura certosina in ogni singolo dettaglio. “Crediamo fortemente in questo progetto perché Nuoro ha una forte necessità di aprirsi al mondo e di essere al centro dei processi culturali del Paese – ha detto il sindaco – e lo fa prendendo a esempio la scrittrice nuorese e premio Nobel Grazia Deledda. Lei, investendo sul suo talento, ha superato le difficoltà e i limiti di una comunità distante anni luce dai processi culturali italiani. Attraverso la cultura si è messa in connessione con il resto del mondo”.

La commissione renderà poi nota la sua scelta il prossimo 16 febbraio alla presenza del Ministro Dario Franceschini, al termine delle audizioni dei rappresentanti di tutte le città finaliste. Nuoro come si sa fa parte della top ten di città candidate all’ambito riconoscimento, insieme a Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso.

Alla vigilia della decisiva prova d’esame il sindaco aveva fatto intendere che la sua città avrebbe tutte le carte in regola per vincere a pieni voti questa sfida. Un obiettivo che va molto al di là del milione di euro in palio di finanziamenti assegnati alla città vincitrice ma che rappresenta una straordinaria opportunità per ritrovare progettualità e visione del futuro, a partire dalla riscoperta delle potenzialità della cultura come fattore rigenerante e come occasione di crescita. Un approccio decisamente agli antipodi rispetto al triste luogo comune secondo cui “con la cultura non si mangia”, come disse incautamente un ministro di un governo del recente passato. C’è insomma la consapevolezza che investire in cultura, in “conoscenza”, sia una risposta efficace per far fronte alle difficoltà dell’oggi e all’incertezza per il futuro. Un investimento che, se adeguatamente supportato, può ripagarci con gli interessi, come sostengono oggi alcuni economisti tra i più illuminati e come osservava quasi tre secoli fa Benjamin Franklin nel suo “Almanacco”: “An investment in knowledge pays the best interest”, il rendimento dell’investimento in conoscenza è più alto di quello di ogni altro investimento.

All’appuntamento di ieri Nuoro si è presentata forte del sostegno convinto di tutta la Sardegna, testimoniato dalla stessa presenza nella capitale del presidente della Regione Pigliaru e dal tifo compatto di tutti i maggiori sindaci dell’Isola, da quello di Cagliari Massimo Zedda a quello di Sassari Nicola Sanna. Un’unità di intenti che la Sardegna ha potuto mostrare in passato solo in rarissime occasioni e che ha spento sul nascere i rilievi benaltristi di quegli stessi nuoresi (pochi per la verità) secondo cui la città avrebbe bisogno di dotarsi di una più forte identità e seguire altri percorsi in vista di un possibile riscatto. Obiezioni rimandate al mittente da Marcello Fois,nuorese purosangue (anche se vive a Bologna) e tra i maggiori scrittori italiani, sostenitore della prima ora della candidatura della sua città, a cui si è dedicato con grande passione, contribuendo con la stesura di un progetto letterario corale che contiene 80 profili di nuoresi che hanno dato lustro alla città oggi e nel passato: “Le critiche sono tipiche del nuorese e vanno messe in conto – sottolinea lo scrittore. Molti concittadini, più che proporre, puntano a mantenere lo status quo. Nuoro è una capitale culturale a prescindere: ha più letteratura questa città che Berlino, Chicago o Bologna e questo è un dato di fatto. Qui non ci sono solo letterati, artisti del passato e un premio Nobel, ma ci sono anche tante eccellenze moderne, io ho evidenziato almeno 80 profili. Pensiamo per esempio, solo per citarne qualcuno, il designer della Ferrari Flavio Manzoni, l’eccellenza dei sistemi museali Patrizia Asproni, Gavino Murgia uno dei migliori jazzisti su piazza”.

Una vocazione naturale e una forte identità riscontrabili facilmente anche da un forestiero che volesse intraprendere un percorso di pochi centinaia di metri nel cuore del centro storico della città: a partire dalla via Sebastiano Satta intitolata a uno dei maggiori poeti dell’Isola e dove è ubicato il Man, il Museo d’Arte Contemporaneache negli ultimi anni, grazie soprattutto alle iniziative lungimiranti degli ultimi due direttori artistici (Cristiana Collu Lorenzo Giusti), ha saputo ritagliarsi un ruolo importante nel panorama artistico nazionale attraverso la programmazione di mostre di livello internazionale e come spazio di produzione e comunicazione in cui convivono memoria e innovazione, ricerca e divulgazione, pensiero globale e azione locale. In fondo alla via ecco la piazza dedicata anch’essa a Sebastiano Satta dove si possono ammirare le sculture dell’artista di Orani Costantino Nivola, molto apprezzato anche negli Stati Uniti: negli States, dove visse a lungo, fu membro della prestigiosa “American Academy and Institute of Arts and Letters”. Una ventina di metri e ci troviamo nella casa natale (a breve sarà aperta al pubblico) di Salvatore Satta, l’autore de Il Giorno del Giudizio, che George Steiner, uno dei massimi critici letterari viventi, ha ritenuto in un saggio pubblicato dalla rivista americana “New Yorker” un capolavoro della letteratura di tutti i tempi, tradotto in ben 17 lingue. Un romanzo universale, un vero classico che secondo Steiner può essere accostato persino a Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. 

Poco oltre la casa-museo che ha dato i natali a Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926 (unica scrittrice italiana a ottenere questo riconoscimento) e autrice di alcune tra le maggiori opere del Novecento come Elias Portolu, Cenere, L’edera Canne al vento. Cinque minuti a piedi ed eccoci al Museo Ciusa, che ospita le principali opere di Francesco Ciusa, tra cui la celebre Madre dell’ucciso, opera simbolo della cultura figurativa sarda, che il grande scultore nuorese presentò alla Biennale di Venezia nel 1907, ricevendo il plauso della critica. E poi altre due tappe museali da non perdere: il Museo Etnografico che, con i suoi ottomila reperti, mostra gli oggetti della vita quotidiana e delle tradizioni popolari sarde; e il Museo Nazionale Archeologico, che ha sede in un palazzo ottocentesco dove visse Giorgio Asproni, politico e intellettuale sardo del XIX secolo originario di Bitti.

La candidatura coinvolge anche il territorio della Barbagia e i paesi limitrofi, che contribuiscono come una rete di attrattori a un ricco patrimonio culturale e naturalistico in cui tradizione e innovazione vanno di pari passo. “Barbagia è Oliena con il Monte Corrasi, paradiso del trekking e oasi verde, e la fonte cristallina di Su Gologone, i ricami d’oro sugli scialli e anche il vino Nepente che decantò D’Annunzio” ha scritto di recente Elvira Serra sul ‘Corriere della Sera’ a proposito del centro barbaricino che dista appena 10 Km da Nuoro e che Salvatore Satta definì come “un meraviglioso paese ai piedi del monte più bello che Dio abbia creato e produce un vino nel quale si sono infiltrate tutte le essenze della nostra terra, il mirto, il corbezzolo, il cisto, il lentischio” “L’identità sarda va a braccetto con l’arte contemporanea”, afferma Antonella Camarda, vicepresidente della Fondazione Costantino Nivola di Orani. “La designazione di Nuoro come Capitale italiana della Cultura può essere sintetizzata così. In Sardegna solo il capoluogo barbaricino ha questa attitudine: riesce a proiettare secoli di ricchezze nel futuro”.

Sono proiettati nel futuro anche i numerosi progetti che vedono Nuoro sempre più in un’ottica di maggiore apertura al mondo e al centro del Mediterraneo. Tra quelli messi in campo per la candidatura c’è anche quello che punta a far diventare Nuoro non solo capitale della cultura ma anche dei diritti umani, attraverso la costituzione di unosservatorio internazionale, come emanazione della Summer School, un centro di formazione già attivo da anni, frequentato da ricercatori e studenti provenienti dal tutto il mondo e diretto dalla professoressa Gabriella Ferranti, docente di Diritto internazionale presso la il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Sassari. Per la candidatura della città si è pensato di dedicare la quarta edizione della Summer School che si svolgerà nel 2020 alle donne e alla cultura. Con una testimonial d’eccezione, a cui è stato già inoltrato l’invito a partecipare: la Premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai, la giovanissima attivista pakistana impegnata per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione delle donne.

Sebastiano Catte

 

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Sebastiano Catte

Agenzia Comunica

Piero Angela e Mauro Canali tra i vincitori del Premio Fiuggi-Storia, dedicato quest’anno alla memoria di Enzo Bettiza

 

Piero Angela e Mauro Canali tra i vincitori del Premio Fiuggi-Storia, dedicato quest’anno alla memoria di Enzo Bettiza

Riconoscimenti anche all’Esercito italiano, a Silvia Cavicchioli, Adam Smulevich, Corrado Stajano, Éliane Patriarca, Carmelo Fucarino, Silvana Cirillo e Roberto Mario Quello. A Francesca Paci il “Fiuggi-Storia – Gian Gaspare Napolitano inviato speciale”.

Roma, 31 gennaio 2018 – Nel corso di una cerimonia svoltasi presso la Pontificia Università Antonianum di Roma sono stati consegnati i riconoscimenti della ottava edizione del Premio FiuggiStoria. Il Premio, promosso dalla Fondazione “Giuseppe Levi-Pelloni” in collaborazione con il Comune di Fiuggi e con i patrocini del Senato della Repubblica, Camera dei Deputati e Presidenza della Regione Lazio, è stata dedicato quest’anno a Enzo Bettiza, scomparso nello scorso mese di luglio.

Il grande giornalista e scrittore di origine dalmata è stato ricordato dalla moglie Laura Laurenzi, che ne ha tratteggiato un ritratto soprattutto privato, e da Jas Gawronski, suo amico da lunga data, con cui ha condiviso l’esperienza di corrispondente e inviato a Mosca e nei paesi dell’Est ai tempi del comunismo. E che proprio grazie anche a Bettiza ha iniziato il suo lungo e brillante percorso di reporter in giro per il mondo, da quando, nel lontano 1957, si presentò così a lui, seduto nel Café Mozart di Vienna: “Mi chiamo Jas Gawronski, vorrei fare il giornalista, ma non so come e dove dare il primo colpo di manovella”. E Bettiza, senza sospettare che quel giovane sconosciuto fosse nipote di Alfredo Frassati, il fondatore de “La Stampa”, lo incoraggiò con queste parole: “Se sei in parte polacco, se te la cavi con l’italiano, non vedo davanti a te che una sola strada: andare diritto a Varsavia e cominciare subito a scrivere, per qualche giornale anche minore”. Il ricordo di Bettiza, introdotto da Pino Pelloni, fondatore e animatore del Premio FiuggiStoria, è stato un doveroso omaggio a un eccezionale testimone del Novecento, di cui ha saputo narrare da scrittore di razza le vicende cruciali (che non di rado si sono incrociate con quelle autobiografiche) grazie soprattutto alla sua straordinaria capacità, come ha sottolineato tempo fa Giuliano Ferrara sul “Foglio” “di mescolare letteratura, filosofia, arte e solo infine giornalismo, che era quello che gli dava da vivere sempre al di sopra dei suoi mezzi, come un vero barone mediterraneo”.

La serata è poi proseguita seguendo un ideale ‘fil rouge’ con l’assegnazione del primo riconoscimento, che è andato a un altro grande testimone e maestro del nostro tempo: Piero Angela. Il popolare divulgatore scientifico ha ricevuto il premio nella sezione denominata “Epistolari e memorie” per Il mio lungo viaggio 90 anni di storie vissute (Mondadori): un’autobiografia in cui ci ha accompagnato, con una cavalcata attraverso due secoli, in un lungo viaggio cominciato all’inizio degli anni Trenta nella natia Torino quando una larga parte della popolazione italiana era analfabeta, l’aspettativa di vita era di soli 52 anni, non c’erano ancora gli antibiotici e le infezioni potevano essere letali. E poi gli anni della guerra, quelli ruggenti del miracolo economico, la nascita della televisione, lo sbarco sulla Luna, la sua straordinaria carriera di giornalista: prima da semplice cronista, poi inviato, quindi ideatore e conduttore di programmi che hanno contribuito a diffondere tra gli italiani una cultura scientifica. Nel libro sono presenti tantissimi aneddoti e storie di incontri che hanno segnato la sua vita. Come quello (“il più importante fra tutti dal punto di vista scientifico” – ha affermato) con il grande fisico Edoardo Amaldi, uno dei “ragazzi di via Panisperna”. “L’ho frequentato per molto tempo” – racconta Piero Angela, “era dotato di una notevole statura morale”. “Mi è rimasto particolarmente impresso quel che mi ha raccontato di Enrico Fermi, che era un bravissimo divulgatore e che parlando coi suoi ricercatori provava a semplificare sempre le sue teorie. Io prima di licenziare un testo lo scrivo e lo riscrivo, lo cambio, lo limo, lo macino, lo macino e lo macino fino a quando è comprensibile per la maggior parte dei lettori.” Ma nelle pagine della sua autobiografia – si legge nel retro di copertina – c’è soprattutto un grande insegnamento, che è particolarmente prezioso per i giovani che lo seguono come un mito: la passione di sapere e la voglia di scoprire possono portare molto lontano nella vita, e fare di chiunque una persona speciale.

Il tema del giornalismo è protagonista anche del premio per la saggistica, attribuito allo storico Mauro Canali per La scoperta dell’Italia: Il fascismo raccontato agli americani (1920 – 1945)(Marsilio). Un libro in cui le vicende personali, i racconti e i reportage degli inviati americani nel nostro paese ci forniscono oggi un punto di vista inedito per ripercorrere gli avvenimenti che si sono succeduti in quegli anni, offrendo allo stesso tempo uno straordinario spaccato della società del ventennio fascista, caratterizzato da un controllo sistematico sulla stampa e dall’utilizzo di una fitta rete di spionaggio. Una storia che inizia agli albori del fascismo, quando Mussolini godeva di grande popolarità presso la stampa americana e gli inviati che giungevano numerosi a Roma per intervistarlo e scrivevano articoli apologetici sul giovane dittatore (con pochissime eccezioni, a cominciare da Hemingway, giovanissimo corrispondente per il “Toronto Star”). E che non si esaurisce con la Liberazione, ma che avrà interessanti ricadute su quello che sarà il più ampio teatro della Guerra Fredda.

Quasi a simboleggiare un ideale passaggio di consegne da una generazione a un’altra di grandi reporter, si è arrivati quindi al riconoscimento “Fiuggi-Storia Gian Gaspare Napolitano inviato speciale”, che quest’anno è stato assegnato alla giornalista e inviata de “La Stampa” Francesca Paci. Già corrispondente per il quotidiano torinese da Londra e da Gerusalemme, a partire dal 2011 ha seguito direttamente sul campo le vicende legate alle cosiddette primavere arabe e più di recente il caso del rapimento e dell’uccisione in Egitto del ricercatore Giulio Regeni. La scelta del premio, consegnato da Giovanna Napolitano, figlia di Gian Gaspare e Presidente della Fondazione Levi-Pelloni, è motivata dal fatto che la Paci nella sua attività ha saputo interpretare nel modo migliore lo spirito che ha sempre guidato i grandi inviati del passato, con coraggio, scrupolosità e passione. Tutte qualità che è possibile riscontrare anche nei suoi libri, in gran parte frutto dei suoi reportage: da Islam e violenza (Laterza) Dove muoiono i cristiani (Mondadori) in cui ha raccontato storie di cristiani, uomini e donne, missionari, preti, vescovi e semplici fedeli discriminati a causa della fede religiosa; fino al recentissimo ebook Intervista con la Rivoluzione Russa: Dieci intellettuali a confronto con l’ottobre che sconvolse il mondo (Edizioni La Stampa). Alla ricercatrice e giornalista del quotidiano francese “Liberation” Éliane Patriarca è stato attribuito invece il premio nella nuova sezione “Fiuggi-Storia Europa” – istituita a partire da quest’anno – per il libro Amère libération (Flammarion, Paris, 2017).

Per la sezione “Il Tempo e la Storia” il riconoscimento è andato allo Stato Maggiore dell’Esercito per i quattro calendari dedicati al centenario della Grande Guerra, per l’alto valore didattico e rievocativo di una pagina importante della nostra storia nazionale. Quattro calendari, dal 2015 al 2018, e corredati da una ricerca iconografica di prim’ordine, che ripercorrono le vicende che da quel 24 maggio 1915 segnarono per gli italiani l’inizio di tre anni di sanguinoso conflitto. Furono milioni i soldati che chiamati alle armi nel Regio Esercito Italiano, parteciparono come attori alla Vittoria del Paese. Erano contadini, operai, intellettuali, artisti, uno spaccato dell’intera società del periodo che visse con e nell’Esercito il primo grande momento di unità nazionale. Anche le donne ne furono parte integrante: formalmente non arruolate, supportarono logisticamente e moralmente gli uomini al fronte. Il premio è stato ritirato dal Generale di Divisione Giuseppe Nicola Tota.

Per la sezione biografie vincitori ex aequo la docente di “Storia dell’Ottocento e del Novecento” presso l’Università di Torino Silvia Cavicchioli per Anita. Storia e mito di Anita Garibaldi(Einaudi) e il giornalista Adam Smulevich per Presidenti. Le storie scomode dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma (Giuntina). Nel volume dedicato alla compagna dell’eroe dei due mondi viene ricostruita in maniera molto accurata la biografia della donna, attraverso la rivisitazione dei mesi trascorsi in Europa, dei giorni nella Roma sotto assedio e nell’ultima fuga rocambolesca, che hanno forgiato la sua immagine. L’opera ha il merito soprattutto di far conoscere i molteplici itinerari della conservazione della memoria di Anita: la nascita del mito e la genesi di rappresentazioni destinate a occupare un posto di rilievo nella simbologia patriottica nel periodo che va dall’unificazione italiana al fascismo. Nel libro di Smulevich vengono ricostruite le storie di tre protagonisti del nostro calcio, oggi quasi del tutto dimenticati: Raffaele Jaffe (colui che regalò al Casale un insperato scudetto alla vigilia della grande guerra), Giorgio Ascarelli (fondatore del Napoli) e Renato Sacerdoti (il presidente del primo scudetto della Roma). Fu il fascismo, e più precisamente furono le leggi razziali, a renderli degli indesiderati.

Per la sezione “Romanzo storico” il premio è andato a Corrado Stajano per il libro Eredità (Il Saggiatore). Infine, nella sezione “Multimedia” il riconoscimento al regista friulano Roberto Mario Cuello per il docufilm Comandante Tribuno Mario Modotti, prodotto dalla Joker Image di Udine, un toccante omaggio a un operaio che fu tra gli organizzatori (col nome di copertura di “Tribuno”), della lotta partigiana in Friuli. Tradito da una spia, Modotti fu catturato dai fascisti della Caserma Piave di Palmanova. Qui fu sottoposto a selvagge bastonature, fatto azzannare da cani feroci, sospeso ore e ore per le braccia legate dietro la schiena, senza che i fascisti riuscissero a strappargli informazioni. Fu poi processato da un Tribunale militare tedesco, condannato a morte e fucilato il 9 aprile 1945 con altri 28 partigiani nel cortile del carcere.

Nell’ambito di questa edizione è stato consegnato quindi il trofeo “Menorah di Anticoli” a Silvana Cirillo, per le ricerche dedicate alla figura di Gian Gaspare Napolitano scrittore e a Carmelo Fucarino, delegato per la Sicilia della Fondazione Levi Pelloni, per il libro Il Genio Palermo. Vita, morte e miracoli di un Dio. L’opera premio di questa edizione è stata realizzata dallo scenografoPino Ambrosetti.

Sebastiano Catte

 

Le fontanine in Mostra a Lecce , Presentazione del Libro: Quel Ponte unì l’Italia di Vito Palumbo ore 18.30 Sabato 27/Gennaio – Ex convento dei Teatini – Lecce

 

 

 

COMUNICATO STAMPA

Il mondo delle fontane pubbliche in mostra a Lecce

Sabato 27 gennaio alle ore 19,30, all’ex Convento dei Teatini, a Lecce, si inaugura la mostra fotografica “La fontana si racconta”: ottanta immagini, da quelle più antiche in bianco e nero, provenienti dall’archivio storico dell’Acquedotto Pugliese, sino a quelle più recenti, realizzate dai numerosi fan dello storico manufatto in ghisa. Una galleria di scatti che narra la storia del meridione attraverso l’epopea della conquista sociale dell’acqua grazie alla realizzazione dell’Acquedotto Pugliese, formidabile volano di crescita e di sviluppo per le comunità servite.

La mitica fontanina dell’Acquedotto Pugliese, che troneggia da oltre un secolo nelle piazze di larga parte del meridione, è “l’icona pop” a cui è dedicata la mostra allestita in una location tra le più suggestive del capoluogo salentino. Un interessante progetto itinerante di conservazione della memoria e di valorizzazione dell’acqua pubblica, che ha già riscosso grande successo a Martina Franca, Grottaglie, Acquaviva delle Fonti, Capurso, Putignano, Alberobello e Rutigliano.

L’iniziativa vuole ribadire la centralità, per i cittadini e il territorio, dell’acqua pubblica: un’acqua la cui salubrità è garantita da un’efficiente rete di laboratori, dislocati su tutta l’area servita e presso gli impianti di potabilizzazione, dove vengono effettuati 480mila controlli l’anno. Oltre 4.500 sensori sulla rete consentono, inoltre, il monitoraggio – in tempo reale – dei principali indicatori di potabilità, con possibilità di interventi immediati in caso di anomalie. La purezza dell’acqua è, infine, garantita da ulteriori stazioni di disinfezione, posizionate sui principali nodi della rete. Sul sito aqp.it e sull’app FontaninApp sono disponibili i dati relativi all’acqua distribuita dall’Acquedotto Pugliese in ogni abitato, oltre a consigli e buone pratiche per preservarne la qualità fino al rubinetto di casa.

La mostra, che si avvale del Patrocinio del comune di Lecce, si arricchisce di una galleria di scatti raccolti per iniziativa della pagina facebook : le vecchie fontanelle pensata e curata da Stefano D’aprile che ha contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.

La mostra rimarrà aperta tutti i giorni, sino al 27 febbraio, dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 17.00 alle 20.00. L’ingresso è gratuito.

Alessio Arena, il giovane scrittore palermitano

 

COMUNICATO STAMPA

ALESSIO ARENA ES UN POETA DE NUESTRO TIEMPO

Alessio Arena, poeta palermitano, già vincitore del I Premio Internazionale "Salvatore Quasimodo", Cavaliere Accademico, detentore di numerosi altri riconoscimenti e candidato
 al Premio Nobel per la Letteratura, è stato inserito nella nuova edizione dell'enciclopedia "Poeti italiani del nostro tempo", curata dalla prestigiosa casa editrice fiorentina Anscarichae
 Domus..

“Si tratta di un prezioso riconoscimento che ricevo per la seconda volta da una prestigiosa istituzione culturale italiana.- ha dichiarato Alessio Arena- “Lo intendo come uno sprone a studiare e lavorare sempre con maggiore impegno e dedizione. Ringrazio di cuore il Comitato scientifico per l’impeccabile cura editoriale.”

In allegato la foto di Alessio Arena.

Alessio Arena nasce a Palermo il 12 ottobre 1996. Appassionato di arte, musica, letteratura e cinema, inizia fin da bambino a scrivere canzoni, poesie e racconti. Incontra alcune delle più celebri personalità della cultura italiana contemporanea, tra cui Dacia Maraini, Erri De Luca, Giuseppe Tornatore, Toni Servillo, Giorgio Albertazzi, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, che costituiscono per lui costanti e preziosi punti di riferimento.

Frequenta il corso di Laurea in Lettere dell’Università degli Studi di Palermo, dopo essersi diplomato con il massimo dei voti al Liceo Classico.

È riconosciuto «tessera» del Mosaico di Palermo e del Mosaico di Cefalù. Riceve inoltre dei riconoscimenti dalla Regione Siciliana, dall’Università degli Studi di Palermo, dall’Arcidiocesi di Palermo e dall’Assemblea Regionale Siciliana per il suo impegno artistico e culturale e per avere contribuito attraverso le sue opere letterarie a dare lustro alla sua terra.

Nel 2016 vince il I Premio Internazionale «Salvatore Quasimodo».

È annoverato tra i «Poeti italiani del nostro tempo» dall’Accademia Collegio de’ Nobili di Firenze, istituzione culturale che dal 1689 si prodiga per lo studio, la tutela e la diffusione della letteratura e della cultura italiana.

Costantemente impegnato in campo culturale, è socio di numerose associazioni, tra le quali la Società Dante Alighieri, la Società geografica italiana e l’Associazione Amici dell’Accademia della Crusca di Firenze.

È nominato, per meriti artistici e culturali, Cavaliere Accademico dell’Accademia Collegio de’ Nobili di Firenze.

Nel 2017 vince il Premio «Eccellenze di Sicilia, Sicilian Glam Award».

Nel 2017 fonda l’Osservatorio Poetico Contemporaneo, con Presidente Onorario Dacia Maraini.

È responsabile della rubrica culturale del giornale on-line «Moralizzatore».

Nel 2017 ha partecipato al G37, il summit internazionale della poesia, organizzato a Savoca dalla Fondazione Fiumara D’Arte.

Dal 2017 è Direttore del Sito archeologico di Calathamet.

Pubblica nelle antologie: «Poeti contemporanei»«Impronte»«Il Federiciano – i Germogli»«Poeti italiani del nostro tempo» e «Il Federiciano». Nel 2014 cura la raccolta di poesie scritte dal proprio bisnonno Nino Quaranta, intitolata «Poesie rustiche»Nel 2015 pubblica con Mohicani Edizioni «Discorsi da caffè» e l’antologia «Reading poetico». Nel 2016 pubblica la raccolta «Cassetti in disordine» (Mohicani Edizioni) e la raccolta «Lettere dal Terzo Millennio» (Mohicani Edizioni). Nel 2017 è inserito nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei Italiani (Aletti Editore).

Dal 2017 è candidato al Premio Nobel per la Letteratura dal Preside dell’Accademia Collegio de’ Nobili di Firenze.

Il Premio “Mario La Cava” a Claudio Magris, fedele lettore ed amico dello scrittore scomodo, non usabile per nessuna bandiera – di Domenico Logozzo

Il Premio La Cava a Claudio Magris, fedele lettore ed amico

dello scrittore scomodo, non usabile per nessuna bandiera

di Domenico Logozzo *

GIOIOSA JONICA – “Il nostro è un Paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare”. Le parole di Leonardo Sciascia sono di forte attualità dopo la decisione del comune di Bovalino di dare concretamente vita al “Premio Mario La Cava”, lo scrittore calabrese morto nel 1988 al quale Sciascia era legato da profonda amicizia, testimoniata anche dalla fitta corrispondenza intercorsa fra i due dal 1951 al 1988, pubblicata in “Lettere dal centro del mondo” a cura di Milly Curcio e Luigi Tassoni (Rubbettino). Dopo tanti rinvii, che stavano per far perdere il finanziamento regionale, si è ora concretizzato un atto tangibile di riconoscenza verso il grande scrittore del Novecento che ha dato lustro con le sue opere al paese natio e alla Calabria, terra dalla quale non si è mai allontanato.

Il premio, promosso in collaborazione con il Caffè Letterario Mario La Cava e con il patrocinio della Regione Calabria, verrà consegnato il 17 dicembre al prof. Claudio Magris, uno fra i più importanti scrittori internazionali. Il suo nome è stato fatto anche per il Nobel. Scelta migliore non poteva essere fatta perché “a Claudio Magris viene attribuita una statura intellettuale e culturale di rara grandezza”, ha scritto recentemente Andrea Bressa su Panorama. Spiegando che “con le sue opere di saggistica e l’insegnamento ha saputo dare una svolta molto importante nel campo degli studi sulla letteratura mitteleuropea, allargando lo sguardo alle influenze reciproche fra lingue e tradizioni diverse”.

Il prof. Claudio Magris è considerato “un profondo conoscitore ed estimatore della produzione letteraria di Mario La Cava”. Amico e fedele lettore, come ha evidenziato con grande orgoglio lo scrittore triestino nell’elzeviro “Ritratto di due amici nati un secolo fa. La Cava e Voghera gemelli di stile”, pubblicato dal Corriere della Sera il 28 settembre 2008. “Due scrittori appartati, radicati in due periferie geografiche e culturali come la Calabria di Mario La Cava e la Trieste di Giorgio Voghera, accomunati da una profonda stima reciproca e amicizia, che induceva ogni tanto La Cava a “salire” a Trieste (“lassù a Trieste”, si diceva un tempo) a trovare il più sedentario e, negli ultimi anni, malandato Voghera, sebbene anche La Cava pensasse ,come dice la lapide preparata per il suo centenario nella sua Bovalino, che, “più che viaggiare, è mettere le radici che può capire il significato della realtà”. E’ grazie a questi suoi viaggi a Trieste per incontrare Voghera – col quale ho avuto un rapporto intenso e affettuoso, non scevro di quelle ambivalenze latenti, come lui sapeva meglio di me, in ogni rapporto affettivo – che ho conosciuto La Cava, diventandogli amico dopo essere stato un suo fedele lettore”.

Lo stretto rapporto tra lo scrittore di Bovalino e quello di Trieste, aveva spinto Magris a proporre un gemellaggio tra il capoluogo del Friuli Venezia Giulia ed il paese della provincia di Reggio Calabria. “Fra tanti motivi occasionali di gemellaggio fra città diverse – rilevò -, ci potrebbe essere pure l’amicizia letteraria e dunque Trieste potrebbe gemellarsi con Bovalino Marina”. Amicizia ulteriormente consolidata ora dal riconoscimento del comune di Bovalino a Magris, che è nato a Trieste come Giorgio Voghera. Dopo 10 anni sarà l’occasione buona per dare seguito all’ idea di Magris. Le premesse ci sono e l’impegno dimostrato dagli attuali amministratori per il Premio La Cava fanno ben sperare. Si può fare. Se si vuole fare. Bisogna essere uniti, affidarsi a persone autorevoli e competenti. Condizioni imprescindibili se si vogliono ottenere risultati positivi anche nella realizzazione degli altri progetti di valorizzazione e sviluppo culturale.

Quello di Bovalino si preannuncia come un appuntamento letterario di alto profilo. Prestigio di livello nazionale. Si parte bene. Omaggio dovuto “ad un personaggio culturale di così alto spessore, personaggio attaccatissimo alla sua terra, ai suoi costumi ed alle sue tradizioni, che tanto ha dato e tanto può ancora dare alle future generazioni”, sottolinea Domenico Calabria, genero dello scrittore e presidente del Caffè Letterario Mario La Cava. Una realtà culturale molto attiva e propositiva che tanto ha fatto e continua a fare per la crescita non solo della Locride, ma anche della Calabria e del Mezzogiorno. Nel segno di La Cava “uno scrittore scomodo, difficile da etichettare, impossibile da irreggimentare, non usabile per nessuna bandiera”, come ha scritto sulla Stampa di Torino il critico Giorgio Bàrberi Squarotti il 17 novembre 1988, dopo la morte del narratore di Bovalino.

Dalla sua Calabria La Cava ha portato spirito di chiarezza e di finezza e spirito dei lumi nella nostra letteratura novecentesca, che proprio non ne ha avuto troppo. E’ questa la sigla della sua originalità e del suo valore”. Valore più volte sottolineato da Leonardo Sciascia. “Vecchio e grande mio amico, scrittore e uomo cui voglio bene ed ammiro”, scriveva sul quotidiano piemontese nel giugno del 1987, lanciando un appello con un gruppo di amici – tra questi Walter Pedullà e Saverio Strati – per l’autore di Caratteriingiustamente dimenticato, quasi ottantenne e in difficili condizioni all’ospedale”. Sciascia rivolgeva “un’esortazione – a chi tale esortazione compete – che si applichi al suo caso la cosiddetta legge Bacchelli”. Appello che, per fortuna, non cadde nel vuoto.

Sciascia definiva “La Cava uomo di inarrivabile semplicità, schiettezza e discrezione, di saldi e giusti principi. E scrittore sagace, acuto: di ragione, e anche delle ragioni del cuore che mai tradiscono la ragione”. Esempio da seguire “Le cose di La Cava costituivano per me esempio e modello di come scrivere: della semplicità, essenzialità e rapidità cui aspiravo. Sicchè quando, nel 1939, Le Monnier pubblicò Caratteri (in una collanina, stampata con gusto longanesiano, che si intitolava “L’orto”: nome di evidente intendimento strapaesano), io lo tenni come un piccolo breviario, e facendovi qualche esercizio di imitazione”.

Quasi ottantenne, ammalato, sperava ancora di scrivere il miglior libro, superiore a tutti i precedenti. “Voglio ancora scrivere, ho ancora molte trame da raccontare”, aveva confidato alla saggista e giornalista Mirella Serri, che nel giugno del 1987 in una stanza dell’ospedale San Filippo Neri di Roma, dove era ricoverato da cinque mesi dopo la paralisi che lo aveva colpito mentre a Siderno stava tenendo una conferenza su Corrado Alvaro. “Ma quello che è stato più terribile, è stata la perdita della parola. L’ho vissuta come un’umiliazione, perché per uno scrittore non potere più né scrivere né parlare è la peggiore delle amputazioni. Non sono stato stoico né di fronte al dolore né di fronte alla morte. E poi lo ripeto: voglio ancora scrivere. Ho ancora molte trame da raccontare”. E l’argomento? “Ancora e sempre il Sud. E spero di scrivere il libro migliore di tutti i miei precedenti”. Purtroppo è rimasto solo un sogno. Non si è più ripreso. Le sue condizioni si sono progressivamente aggravate. Dopo quasi un anno e mezzo da quella intervista, il 16 novembre 1988 se ne è andato con il Sud nel cuore.

E a quasi 30 anni di distanza, per ricordare l’impegno meridionalistico di La Cava, sarà assegnato un riconoscimento speciale a Raffaele Nigro, scrittore e studioso della letteratura meridionale, ex direttore e capo redattore della Rai di Bari. Saranno inoltre ospiti della serata del Premio La Cava, condotta da Maria Teresa D’Agostino, lo scrittore e giornalista di origini lucane Andrea Di Consoli e l’attrice Anna Melato che ha interpretato il ruolo di Caterina nel film del regista Luigi ComenciniIl matrimonio di Caterina”, tratto dall’omonimo romanzo di Mario La Cava. E sempre nell’ambito del premio è stata pubblicata un’edizione speciale del romanzo “Le memorie del vecchio maresciallo“(Einaudi, 1958). Per Magris è tra i libri “godibili e coinvolgenti” di La Cava. Sciascia aveva inserito i Caratteri tra i libri “che non si muovono, che non si rimuovono, che non conoscono ascese e cadute, cui né ombre né risalto danno il mutare dei gusti, delle mode. Libri, si potrebbe dire, che stanno: e nessuna mano che li tira giù da uno scaffale mai li butterà via con impazienza”.

Il Premio La Cava rappresenta un’occasione importante per far conoscere alle giovani generazioni le straordinarie lezioni che personaggi come lo scrittore di Bovalino ci hanno lasciato in eredità. Cose ben fatte. Da rispettare. Non dimenticare. Valorizzare i grandi valori della memoria per andare avanti sulla buona strada. “Il futuro non ha futuro – sostiene Celentano – se non si porta per mano anche il passato”. Come non essere d’accordo con lui?

*già Caporedattore TGR Rai

Foto:

1-Lo scrittore Mario La Cava

2-Lo scrittore Claudio Magris riceverà il 17 dicembre a Bovalino (Reggio Calabria) il Premio Mario La Cava

3-Mario La Cava con la moglie Maria Muscari a Roma in una foto del 1964

4- Lo scrittore Leonardo Sciascia è stato grande amico di Mario La Cava

5- Per l’impegno meridionalista riconoscimento speciale allo scrittore Raffaele Nigro

 

A Passeggio su una nuvola

 

A PASSEGGIO SU UNA NUVOLA

Emanuela Medoro

Bellissimo, ma a che serve tutto questo spazio?” Se lo chiedeva pure Romano Prodi, ieri 7 dicembre 2017, visitando gli immensi spazi, vuoti per ora, della Nuvola di Fuksas all’EUR. Nelle immediate vicinanze della fermata della metro EUR Fermi, in mezzo a grattacieli svettanti, il fabbricato potrebbe passare inosservato, un parallelepipedo di dieci piani, le mura esterne, chiamiamole così, pannelli di cristallo scuro e trasparente sostenute da cavi di acciaio, lasciano intravedere all’interno una forma bianca ondulata e morbida, in alto. Si entra dentro, e ci si sente sperduti per l’immenso spazio d’ingresso, quasi vuoto, da percorrere. Un servizio bar ad un lato, riconcilia con il mondo dei normali. Scale mobili conducono in alto, verso i piani superiori.

A piano terra, attraverso porte nere si entra nello spazio espositivo, dal 7 al 10 dicembre 2017 occupato dalla fiera del libro: “Più libri, più liberi”, lo slogan di questa fiera, quanto mai attuale. Ordinati per file tagliate da un ampio corridoio centrale, centinaia di espositori, piccoli e medi editori. Ho chiesto ad uno di loro quanti ce ne fossero allineati lì, mi ha detto che ce ne stanno circa 500, un quarto degli editori operanti in Italia. Ho attraversato tutti i corridoi, sperduta e confusa. Sebbene passi tanto tempo a leggere libri e giornali, completamente ignara della dimensione complessiva dell’editoria italiana.

Ai piani alti, incontri e interviste con personaggi della politica e della cultura, in mezzo a una nuvola, alla nuvola pensata dall’architetto Fuksas, realizzata con pannelli bianchi trasparenti sostenuti da cavi d’acciaio dal movimento morbido e sinuoso. Da rimanere a bocca aperta, a guardare e cercare di capire!

In mezzo alla nuvola, file di sedie trasparenti accolgono il pubblico degli incontri con i politici, incontri ravvicinati che danno di questi ben noti personaggi un’impressione, umana diciamo così, che rende più comprensibili loro e quello che dicono. Mi sono trovata ad ascoltare l’incontro con Romano Prodi e quello con il ministro dell’interno Mario Minniti intervistato dal giornalista Marco Damilano. Giornali e tv danno resoconti esaurienti di queste conversazioni, aggiungo la mia voce per riportare impressioni immediate, senza entrare nel merito dei discorsi, sempre oggetto di controversie. R. Prodi, visto da vicino, mi è sembrato più giovanile di come appare in tv, ed anche capace di esprimersi, con un microfono, articolando le parole in modo chiaro e distinto. Ha ribadito tutti i concetti fondamentali del welfare state a lui cari: sanità, scuola e case popolari, colonne del benessere di una società civile e democratica. La tassazione, un male necessario per realizzarle. Esprimeva il tutto con una bonomia e una forma di saggezza ammirevoli. Da una come me, sua coetanea.

Il Ministro dell’Interno Mario Minniti, con un eloquio razionale e ordinato, ma non gelido, anzi, appassionato e sentito, ha trattato i temi più attuali e scottanti per uno stato democratico che voglia difendere le sue istituzioni: migrazioni, violenze e mafie, antiche e recenti.

Ha iniziato ricordando che il peggior periodo del secolo appena trascorso è nato con un incendio di libri. Quanto mai attuale, dunque, lo slogan della fiera Più libri, più liberi. In relazione alla recente, inquietante incursione di figuri minacciosi dal volto coperto alla redazione dei giornali La Repubblica e L’Espresso, le sue parole, ricche di passione per lo stato democratico, mi sono sembrate rassicuranti. Mi auguro che i giorni a venire non mi facciano pentire per la mia fiducia nel Ministro dell’Interno.

medoro.e@gmail.com

L’Aquila, 8 dicembre 2017.