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CalenDiario 2017 “L’Aquila 6 Aprile. Cronaca di una rinascita”

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CalenDiario 2017 “L’Aquila 6 Aprile. Cronaca di una rinascita”

Lo speciale annuario sarà presentato il 4 maggio presso il Gran Sasso Science Institute

L’AQUILA L’Aquila 6aprile. Cronaca di una rinascita. L’ottava edizione 2017-2018 del CalenDiario degli aquilani, l’unico con il capodanno al 6 aprile, sarà presentato a L’Aquila il 4 maggio (Giovedì), alle ore 18, presso la Sala Conferenze del Gran Sasso Science Institute, in Viale Crispi 7. Un calendario davvero speciale “L’Aquila 6aprile. Cronaca di una rinascita”, ideato dalla One Group. Speciale perché inizia e finisce l’anno con la data della ripartenza dell’Aquila dopo il terribile 2009, l’annus horribilis del terremoto.

Il CalenDiario è un dono alla città di grande valore simbolico e di forte richiamo. Intervengono alla presentazione Eugenio Coccia, Magnifico Rettore del Gran Sasso Science Institute, Ettore Barattelli, Presidente ANCE L’Aquila, Stefano Cianciotta, docente dell’Università di Teramo, Raniero Pizzi, giornalista e fotoreporter, Francesca Pompa, Presidente One Group. Moderatore il giornalista e scrittore Angelo De Nicola.

In un compendio di notizie e immagini racconta ciò che è successo l’anno precedente, un vero e proprio CalenDiario che segna le tappe più significative del lungo ma anche affascinante processo di ricostruzione della città. Molti gli aquilani che ne aspettano l’uscita, collezionandone gelosamente le edizioni. Speciale perché viene dato in omaggio, anche se non ha sponsor oltre chi contribuisce con il proprio lavoro alla sua realizzazione: insieme alla One Group, da sempre, la Tipografia Brandolini di Pescara e il fotoreporter Raniero Pizzi con i suoi inconfondibili scatti d’autore.

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L’Aquila, 29 aprile 2017

Ufficio Stampa

One Group

Cell. 348-2267317

Riecco la Roseto che mi piace. Così aperta al mondo. Così locale.

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http://controaliseo.blogspot.com.ar/2017/04/riecco-la-roseto-che-mi-piace-cosi.html

ROSETO (Teramo) – Da una parte c’è l’ufficialità. Il drappo che svela la targa ricordo dei personaggi illustri. Il sindaco con la fascia tricolore. Il deputato locale (Tommaso Ginoble). I rappresentanti delle istituzioni. Dall’altra c’è il clima. Ed il clima, purtroppo, non si può descrivere tutto con le parole. Il clima devi viverlo. Ed è bellissimo, per me, averlo vissuto questa mattina all’istituto tecnico “Moretti” di Roseto.

Allora, proviamoci a parlarne. Proviamo a dire che Vincenzo Colicchia era un rosetano, giornalista della BBC a poco più di trent’anni, negli anni ’50. Che intervistava primi ministri belgi e trasmetteva in Eurovisione ante-litteram. Da questa mattina, l’Aula magna del Moretti lo ricorda. Proviamo a dire che Ernesto D’Ilario era un maestro di sport all’avanguardia, olimpionico più volte, pluripremiato, che aveva avuto tra i suoi “allievi” anche il Principe di Monaco. Da questa mattina, la palestra interna del “Moretti” lo ricorda. Proviamo a raccontare che Dino Celommi ha “allevato” atleti (e non solo) che hanno dato vita alla tradizione calcistica abruzzese. Da questa mattina la palestra esterna del “Moretti”, in tensostruttura, lo ricorda. Come l’atrio della scuola ricorda colui che le ha dato il nome: Vincenzo Moretti, brillante economista d’inizio Novecento, docente a Roma ed a New York.

Ebbene, tutti questi personaggi, che hanno frequentato le personalità di punta del mondo di allora, che hanno viaggiato, lavorato, insegnato ovunque; che hanno “visto” il mondo e ne sono stati in qualche modo protagonisti, questi personaggi, si diceva, sono sempre rimasti rosetani nell’animo. Qui hanno avuto le loro radici. Qui tornavano quando potevano. Qui c’era la loro “palestra” naturale: la spiaggia. Qui c’era, e c’è, il loro mare. Qui avevano amici; qui c’era la “loro” gente.

E questa mattina, quella “gente” li ha ricordati. Con gioia. Con allegria. Ed anche qualche lacrima di commozione. Li ha ricordati innanzitutto la scuola: il professor William Di Marco, “motore” instancabile di tali iniziative; la dirigenteSabrina Del Gaone, sensibilissima a queste cose; la dirigente delle primarie, Gabriella Di Domenico, che ha collaborato come in una sinergia naturale tra scuole, non importa di che grado. Li hanno ricordati Luciano Di Giulio edEmidio D’Ilario, con il loro Circolo Filatelico autore di un annullo postale dedicato e cartoline illustrate appositamente.

Li hanno ricordati la compagna di D’Ilario, Rossana Bacchetta, tennista dal fisico atletico ancor adesso. Camillo Cerasi, mitico “portiere” allenato da Celommi. I figli di Celommi, anzitutto “Peppino”, sportivo ed organizzatore di sport egli stesso, custode geloso della bandiera olimpica lasciatagli in eredità da Ernesto D’Ilario. Li ha ricordati la nipote di Vincenzo Moretti, giornalista a Pescara. Li hanno ricordati Tonino Sperandii e Camillo Verrigni. E tanti altri che tutti non posso citare.

E li ha ricordati, da par suo, Mario Giunco. Con quei suoi excursus enciclopedici che collegano nome e fatti in modo eccezionale. E così scopri, grazie a Giunco, che “Gigino” Braccili (altro rosetano indimenticabile) riscoprì per primo Coticchia allora dimenticato. E che il figlio di Vincenzo Moretti, Mario, è stato autore teatrale raffinatissimo, direttore di “Opera Prima” fino al 2012, firma tra l’altro di un lavoro scenico su Federico Caffè. E sì, perché Caffè, misteriosamente scomparso negli anni ’80, è stato un economista utopico che con Vincenzo Moretti ebbe relazioni. Non di meno per quella fucina comune di talenti che fu il liceo Tito Acerbo di Pescara.

Ed allora la storia s’intreccia e passa anche dagli aneddoti, dalla memoria condivisa, da un essere “comunità”. Che in fondo si ritrova e si capisce: basta un filo (e chi lo sa tessere). Ma questa è terra d’antichi sarti: terra di filo tessuto: di mare che unisce. Ecco allora che una intitolazione diventa storia di famiglie; storia di vita vissuta; storia che vive. In un ponte lanciato verso i giovani. Che ascoltano e, soprattutto, partecipano. Questo è il Moretti. Questa “era” Roseto. Questa “è” Roseto. Mi piace.

 

Mostra itinerante in Calabria delle opere pittoriche di Carlo Rambaldi, maestro degli effetti speciali nel cinema, tre volte Premio Oscar.

 

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  1. Il genio artistico di Carlo Rambaldi in una mostra itinerante: prima tappa Lamezia Terme

Per la prima volta in esclusiva mondiale le opere pittoriche del maestro degli effetti speciali, premio Oscar per King Kong, Alien e E.T. Organizzano Artepozzo e Quadrifoglio.

È conosciuto dal grande pubblico come il maestro degli effetti speciali, per ben tre voltepremio Oscar per pellicole e simbolo indiscusso del genio creativo italiano nel mondo. Ma Carlo Rambaldi è stato un artista nel senso più completo del termine: non solo scultore e creatore visionario di figure magiche in grado di regalare emozioni sorprendenti e far sognare intere generazioni. Pochi sanno infatti che il ‘padre’ di E.T ha sempre coltivato sin da ragazzo la passione per la pittura, anche se le sue opere pittoriche (arte figurativa e astratta) non sono mai state esposte in pubblico. L’occasione di ammirare da vicino i suoi dipinti potremo averla molto presto: Artepozzo “Energia d’Arte Contemporanea” di Montaldeo (Alessandria) e il Quadrifoglio di Rosarno (Reggio Calabria) stanno infatti organizzando la mostra dal titolo “Arte e Cinema”, che sarà allestita al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme a partire dal 5 agosto di quest’anno. L’iniziativa, che si avvale della stretta collaborazione della famiglia Rambaldi (in particolare della figlia Daniela, vicepresidente del Museo intitolato al padre), sarà itinerante e prevede altre tappe in altre città, oltre a quella calabrese. Insieme alle opere del maestro ci saranno anche quelle di altri artisti di prim’ordine – pittori, scultori e fotografi – che saranno invitati a partecipare direttamente dagli organizzatori.

La scelta di Lamezia Terme ha un significato molto speciale: alla cittadina calabrese, dove ha soggiornato a lungo negli ultimi dieci anni della sua vita, e alla Calabria più in generale (terra che ha dato i natali a sua moglie Bruna Basso) infatti Carlo Rambaldi era particolarmente legato, anche se era nato a Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara, nel 1925. Sin da ragazzo la sua vera passione è stata la meccanica, in particolare la meccanica come fisica del movimento applicata all’arte. Aveva sempre sognato di fare l’artista e dopo la laurea all’Accademia delle Belle Arti di Bologna per lui si aprirono le porte di quella che è considerata universalmente la “settima arte”, il cinema.

Tutto cominciò quasi per caso, quando nel 1956 fu chiamato a Cinecittà per progettare un drago protagonista di un film di fantascienza a basso costo. Si trasferì quindi a Roma dove visse nel periodo d’oro del cinema italiano, mettendo a disposizione la sua arte ai maggiori registi dell’epoca: da Fellini a Ferreri, da Pasolini a Monicelli fino a Dario Argento. Proprio con quest’ultimo realizza nel 1975 un terrificante bambolotto per un thriller di grande successo: “Profondo Rosso”. Poi l’approdo a Hollywood, chiamato da Dino De Laurentische lo volle per la creazione del primo King Kong” di John Guillermin, il colossal che gli permise di conquistare la prima statuetta dell’Academy di Los Angeles. Proprio in una città nei pressi di Los Angeles, a Burbank, Rambaldi aprì il suo laboratorio, dove sviluppò sofisticati progetti dimeccatronica” (gli effetti speciali ottenuti con l’unione di meccanica ed elettronica). Progetti che troveranno applicazione anche in altri film di grande successo internazionale, a cominciare da Alien” di Ridley Scott, per il quale contribuisce, insieme a Hans Ruedi Giger, all’ideazione della creatura aliena divenuta poi celebre in tutto il mondo. E successivamente, nel 1982 la collaborazione con Steven Spielberg per quello che è considerato il suo capolavoro assoluto:E.T.”, l’alieno che resterà per sempre nell’immaginario collettivo degli amanti del cinema, l’esserino dalla grande testa e dagli occhi tristi a cui Rambaldi ha saputo dare un’anima oltre che un corpo, dotato di un’espressività che forse mai in passato nessuno è stato capace di conferire a una creatura meccanica.

Oggi l’arte di Rambaldi potrà rivivere grazie anche alla mostra che sarà allestita in Calabria e a cui gli organizzatori stanno già lavorando con passione e grande cura per ogni piccolo dettaglio. “Siamo molto orgogliose di ospitare per la prima volta nel mondo le opere del grande maestro Rambaldi e di avere il privilegio di collaborare con la sua famiglia” affermano le due organizzatrici Angela Maioli Parodi, presidente di Artepozzo “Energia d’Arte Contemporanea” e Annunziata Staltari, presidente delQuadrifoglio”.

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Sebastiano Catte, com.unica 24 aprile 2017

www.agenziacomunica.net

Per informazioni:

Email angela@artepozzo.eu

GRANDE SUCCESSO PER IL PREMIO “CASERTA 2017 – LA CATENA DELLA PACE”- La conferenza di Hafez Haidar, le Targhe alla Carriera tributate, i vincitori del Premio

 

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25 aprile 2017

Grande successo per il PREMIO internazionale D’ARTE, POESIA E PROSA

“CASERTA 2017 – LA CATENA DELLA PACE”

La conferenza di Hafez Haidar, le Targhe alla Carriera e alla Cultura tributate, i vincitori del Premio

di Goffredo Palmerini

CASERTA – Grande successo di partecipazione, il 20 e 21 aprile 2017, alla prima edizione del Premio internazionale d’Arte, Poesia e Prosa “Caserta 2017 – La Catena della Pace”, evento organizzato dall’Associazione Culturale VerbumlandiArt di Lecce in partnership con la Pro Loco di Caserta, con il patrocinio della Municipalità del capoluogo campano. Numerose le collaborazioni di associazioni culturali, sociali e di solidarietà nello spirito di pace che VerbumlandiArt anima con le iniziative promosse in Italia e all’estero, una straordinaria catena che all’arte e alla letteratura unisce la specifica missione di promuovere la Pace, il dialogo e il rispetto reciproco tra popoli e culture. VerbumlandiArt si fa portavoce, infatti, dei valori culturali delle Nazioni, dei sentimenti di amicizia e di pace dei loro popoli. Solo nel reciproco rispetto delle specifiche identità nazionali e culturali può affermarsi e crescere una cultura di Pace, nel rispetto delle diversità e nel dialogo con l’altro. Il progetto “Catena della Pace” ha come principale missione quella di promuovere stimoli per la formazione di cittadini d’una società sempre più aperta e multiculturale, dove si affermi un clima di sereno e costruttivo dialogo culturale. Dunque una visione della Pace che si alimenti di buone pratiche con lo scopo di contribuire a formare i nuovi “cittadini del mondo”, capaci d’affrontare e governare con sapienza ed apertura i problemi generati dalla convivenza di culture, religioni e convinzioni politiche diverse, oggi che davvero il mondo è appena fuori dalla nostra porta.

Nella prima giornata, dedicata al vernissage della Mostra d’Arte presso la Biblioteca “A. Ruggiero” sul tema della Pace, si è vissuto un momento di grande intensità emotiva con la consegna della Targa alla Carriera al magistrato prof. Amedeo Postiglione. L’illustre giurista ha affermato che la Pace si realizza nell’esercizio costante del rispetto dell’Altro, dell’Ambiente e della Legalità, perché non c’è Pace senza giustizia, senza rispetto per il creato e per i beni comuni, senza rispetto per la diversità culturale, etnica e religiosa. Amedeo Postiglione è Presidente Aggiunto Onorario della Corte Suprema di Cassazione, Vicepresidente del Forum Europeo dei Giudici per l’Ambiente, fondatore e direttore della Fondazione ICEF, nata nel 1978, quando la Corte Suprema di Cassazione creò il gruppo di lavoro “Ecologia e Territorio”, coordinato proprio dal giudice Postiglione, con esperti delle varie magistrature e del mondo scientifico, con lo scopo di promuovere la realizzazione di banche dati giuridico-ambientali. Già docente di Diritto ambientale all’Università di Urbino e all’Università La Sapienza di Roma, il prof. Postiglione è stato Capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero dell’Ambiente, Commissario ad acta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Consulente dell’Unione Europea in materia di rifiuti pericolosi e Consulente del Consiglio d’Europa in materia di protezione della vita selvatica in Europa.  

Alla serata inaugurale della Mostra e del Premio letterario hanno presenziato Daniela Borrelli, assessore alla Cultura del Comune di Caserta, Gian Maria Piccinelli, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche “Jean Monnet” dell’Università della Campania, Regina Resta, presidente dell’associazione VerbumlandiArt , Carlo Roberto Sciascia, presidente della Pro Loco di Caserta e critico d’arte, Rosa Nicoletta Tomasone, vicepresidente della Rete di Cooperazione Culturale Europea “Le vie di Carlo V” e presidente del Centro Culturale Internazionale “L. Einaudi” di San Severo, Margherita Dini Ciacci, presidente regionale Unicef, Paolo Nicola Corallini Garampi, Gran Priore dell’Ordine dei Cavalieri templari di Gerusalemme d’Italia, Vittorio Giorgi, Console onorario dell’Uzbekistan, Rosalia Pannitti, presidente dell’Associazione Genitori d’Italia sez. Caserta, Giovanna Barca, presidente Donne Giuriste d’Italia sez. Caserta, Valentina Bellini Scala, presidente della Fidapa di Maddaloni, Marialidia Raffone, direttrice della Biblioteca “A. Ruggiero”, Lucia de Cristofaro, direttrice Albatros Edizioni, e chi scrive, Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo.

La mattina di venerdì 21 aprile, presso il Dipartimento Scienze Politiche “Jean Monnet”, ospite il direttore prof. Gian Maria Piccinelli, il prof. Hafez Haidar, docente di Letteratura araba presso l’Università di Pavia e candidato al Premio Nobel per la Pace, ha tenuto la sua conferenza alla presenza di illustri ospiti e di numerosi studenti universitari. Per l’insigne docente e scrittore Hafez Haidar bisogna superare alcune ipocrisie: “…a livello mondiale, una delle strategie deve essere quella di chiudere le fabbriche di armamenti che commerciano con i terroristi e boicottare gli Stati che finanziano il terrorismo con armi e denaro”. La diffusione della cultura, la conoscenza reciproca e il dialogo interreligioso sono la migliore forma di prevenzione dell’integralismo islamico, secondo il prof. Haidar, straordinario testimone della cultura della Pace ovunque, specialmente in Europa e in Medio Oriente. Nel mondo islamico – ha aggiunto lo scrittore – “…c’è la necessità di promuovere i diritti delle donne”. Il prof. Haidar ha quindi rivolto un invito all’Europa perché non si faccia prendere dal panico di fronte alla questione dei profughi: “…il mio Paese, il Libano, ha una popolazione di 3,5 milioni di abitanti. Tra siriani, palestinesi, iracheni, somali, ospita 3 milioni di migranti”. La Cultura della Pace deve dunque uscire dall’interiorità individuale e diventare fenomeno comunitario e sociale, in cui la diversità etnica, religiosa e culturale si viva come un arricchimento e non come problema. Dopo la conferenza del prof. Haidar sono state consegnate le Targhe alla Cultura al prof. Gian Maria Piccinelli e all’avv. Antonino Cuomo che più volte è stato sindaco di Sorrento, scrittore raffinato e imprenditore. Un intermezzo musicale ha allietato la mattinata, con arie napoletane cantate dalla soprano Cristina Patturelli, accompagnata alla chitarra da Franco Manuele.

Nel pomeriggio, nella Biblioteca “A. Ruggiero”, si è svolta la cerimonia di consegna dei riconoscimenti a poeti, scrittori e artisti risultati vincitori del Premio “Caserta 2017 – La Catena della Pace”, dei Premi speciali o delle Menzioni d’onore, dopo l’accurata selezione svolta dalle Giurie così costituite: per l’Arte ing. Carlo Roberto Sciascia, critico d’arte e presidente della Pro Loco di Caserta, dr. Giovanni Vinciguerra, gallerista, avv. Raffaele Murtas, artista autore e conduttore di programmi Tv; per la Letteratura prof. Hafez Haidar, docente universitario e scrittore, prof. Carlo Alberto Augieri, docente dell’Università del Salento, avv. Angelo Sagnelli, direttore artistico Spoleto ArtFestival Letteratura, dr. Annella Prisco, presidente Centro Studi Michele Prisco di Napoli, prof. Sergio Camellini, psicologo clinico e poeta. La serata è stata allietata da applauditissimi intermezzi musicali del fisarmonicista Pasquale De Marco. E’ stato infine tributato il Premio alla Carriera alla dr. Maria Cristina Poma e il Premio alla Cultura alla dr. Paola Galioto Grisanti.

Ciascun autore presente ha potuto declamare la sua creazione poetica e di prosa, suscitando emozioni intense. La serata è stata coordinata da Regina Resta e condotta brillantemente da Raffaele Murtas, che ha posto in campo spiccate doti dialettiche e di simpatica ironia, un tocco di leggerezza all’evento, il sorriso in contrappunto alle emozioni. Sono risultati vincitori del Premio letterario Enzo Bacca e Dorotea Matranga, ex aequo per la Poesia, Giuseppe Milella per la Silloge poetica; Paolo Miggiano per la Prosa. Per gli autori in lingua straniera sono risultati vincitori ex aequo i poeti serbi Mika Vlacovic Vladisavljevic e Borisav Blagojevic. Per la sezione Arti Figurative sono risultati vincitori Carmine Sibona per la Scultura, Pier Felice Trapassi per la Fotografia, Leonilda Fappiano per la Pittura. Questi gli artisti in concorso, le cui opere rimarranno esposte fino al 3 maggio prossimo: Gianna Amendola, Antonio Apicella, Norma Bini, Letizia Caiazzo, Daniela Capuano, Rocco Cardinali, Mirella Ciardiello, Loredana De Nunzio, Rosanna Della Valle, Rosanna Di Carlo, Renato Falco, Leonilda Fappiano, Giovanna Giordano, Anna Grisabella, Paola Nuzzo, Vincenzo Paesano, Vincenzo Piatto, Massimo Pozza, Gabriella Pucciarelli, Silvia Rea, Paolo Ruggiero, Bartolomeo Sciascia, Carmine Sibona, Pierfelice Trapassi, Anna Zulla, Sonia Zulla. L’allestimento espositivo e l’organizzazione del Premio sono stati ben curati da Ottavia Patrizia Santo e Guido Vaglio, con il generoso supporto di Mirjana Dobrilla e Leonilda Fappiano 

1-Vernissage 2-conferenza prof. Haidar 3-Sala Jean Monnet - Università Vanvitelli 4- Sala 6-prof. Piccinelli, direttore dipartimento 7-Premio Letterario 8-cerimonia consegna Premio Letterario e d'Arte  9-Vincitore premio Prosa 10-Vincitore premio Poesia 11-Consegna Targa alla Carriera al prof. Postiglione  12-Hafez Haidar, Rosa N. Tomasone, Domenico Vasciarelli 13-Sala del trono, Reggia di Caserta.

La Liberazione politicizzata – Alan David Baumann – opinione

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Eva Fischer e Massimo Rendina

Il 25 aprile di ogni anno dovrebbe sancire un evento gaio quale la liberazione dell’Italia dall’oppressione nazifascista. Negare e non trasmettere il valore della libertà riconquistata dai Partigiani e dalle truppe alleate, sono l’anteprima della ripetizione.

Non sarà così a Roma, dove il corteo dell’Associazione Nazionale dei Partigiani ha invitato alcuni gruppi filo palestinesi figli di quel Gran Muftì di Gerusalemme sorridente con Hitler. Una scelta politica senza significato storico ed in antitesi con i valori succitati. Quella libertà riagguantata risalendo lo Stivale dopo lo sbarco in Sicilia, grazie anche al coraggio degli italiani che si ribellarono alla dittatura, citiamo non a caso Franco Cesana, il più giovane partigiano ucciso a solo 14 anni. Un ragazzo ebreo che lottò per il proprio paese, l’Italia.

Fra le truppe inglesi si distinse la Brigata Palestinese composta da soli soldati ebrei e per questo di seguito chiamata “Brigata Ebraica”, ma non da tutti evidentemente afferrato. Esattamente come la creazione della Orchestra Palestinese – formata interamente da musicisti ebrei costretti a lasciare l’Europa – creata da Toscanini per raccontare al mondo intero cosa stava accadendo per opera del nazismo.

Non scrivo questo articolo soltanto come antifascista, come giornalista, come ebreo. Lo scrivo come figlio e responsabile dell’Archivio di Eva Fischer, socio onorario dell’ANPI, che dopo essere stata rinchiusa in un campo italiano al centro dell’Adriatico, riuscì a giungere a Bologna dove divenne attivista di Giustizia e Libertà. A mia madre il nazifascismo uccise 34 parenti fra i quali il padre.

Sono cresciuto assieme ad importanti figure dell’antifascismo italiano, primo fra tutti Aldo Garosci, che iniziò la sua guerra lottando contro il franchismo nel 1936. Negli anni “recenti” dalla reciproca ammirazione ed amicizia con Massimo Rendina nacque l’idea di donare nel 2006 un significativo quadro di Eva alla “Casa della Memoria” di Roma, dal titolo “Un bambino perduto tu fosti e un nome …”.

Nel 2009 ho avuto il grande piacere di allestire due mostre di Eva ad Alfonsine, dove mi hanno parlato della battaglia del Senio e del valore della Brigata Palestinese. Anche lì l’ANPI diede a Eva una tessera onorifica.

Lasciatemi adesso rammaricare per le politiche pacifinte di alcuni, che forse conoscono poco ma certamente non intendono guardare il mondo per quello che è stato e per quello che rischia di ridiventare. Queste mosse azzardate offendono gli italiani di oggi e del periodo bellico, coloro che hanno lottato per la nostra libertà, nonché i veri cittadini presenti a Roma da molto prima del cristianesimo.

Sarebbe stato più opportuno invitare Pippo e Topolino, visto che il 25 aprile dovrebbe significare la gioia suprema per la libertà riconquistata, da trasmettere ai figli come i nostri genitori lo hanno fatto, loro, combattendo.

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Eva Fischer con la Brigata Palestinese

Alan David Baumann 

 

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Luigi Fiammata – articolo – opinione

Luigi Fiammata

IL SECOLO BREVE, IL MONDO ATTUALE E IL FUTURO DELL’AQUILA

di Luigi Fiammata

L’AQUILA – Il Secolo breve iniziò a finire prima del 1989. Dieci anni prima. Quando l’Unione Sovietica, in un eccesso di follia imperialistica, diede inizio all’invasione dell’Afghanistan. Proprio nel 1989, poi, l’Unione Sovietica completò il suo ritiro dall’Afghanistan. Ma, in quei dieci anni, era successo qualcosa che sta dimostrando di essere in grado di sostituire il conflitto tra Est e Ovest del mondo che caratterizzò il secondo Dopoguerra, insieme ad un processo ambiguo, irrisolto e comunque fondato sulla diseguaglianza, di de-colonizzazione. Gli USA, e i loro alleati, allora puntarono, con aiuti finanziari, militari e logistici, per contrastare l’URSS, su una guerriglia che faceva dell’Islam, il collante ideologico per un disegno che non era solo di liberazione dell’Afghanistan, in realtà, ma di egemonia politica globale. Quella guerriglia, a partire da quel momento, e poi nel 1992, con la dissoluzione statuale dell’ex-URSS, si fece Stato, in Afghanistan, e precisamente Stato Islamico, con il governo dei cosiddetti Talebani. Che, rapidamente, instaurarono un regime dittatoriale teocratico, caratterizzato dalla assenza di ogni libertà civile e da uno stato di permanente e pesantissima sottomissione delle donne.

La mattina del 17 gennaio 1991, prima delle sei del mattino, insieme ad altri della sola CGIL (di una parte della CGIL, per essere precisi), io ero davanti ai cancelli dell’ex-Italtel a fare un presidio e volantinaggio, perché quel giorno vi fosse sciopero. La notte erano scattati i primi bombardamenti che una coalizione di Stati, tra cui l’Italia, guidata dagli USA di Bush senior, effettuò su Bagdad e altri obiettivi in Iraq, a seguito della invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein. Alcuni si opponevano a quella guerra. La CGIL, ufficialmente, non poté dichiarare lo Sciopero Generale contro la partecipazione dell’Italia a quel conflitto. Io assistetti al Direttivo Nazionale della CGIL in cui Ottaviano Del Turco, all’epoca Segretario Generale Aggiunto della CGIL nazionale, di fatto, minacciò la scissione del Sindacato, se si fosse giunti a proclamare lo Sciopero nazionale in corrispondenza con l’avvio del conflitto. Una parte della CGIL non si rassegnò, e provò a mobilitarsi egualmente in modo articolato sul territorio. Ottenendo un primo successo, il giorno dopo l’apertura del conflitto. In molte fabbriche i Lavoratori fecero effettivamente sciopero: alla ex-Italtel a L’Aquila, ad esempio, lo sciopero fu pressoché totale. Ma, poi, non vi fu un movimento capace di avere un respiro nazionale, e globale, per provare a dare prospettive diverse. Un’idea di Pace giusta per il mondo.

Ricordo invece nitidamente, di quei giorni, la fila delle persone nei supermercati. Si diffuse una sorta di psicosi. Le persone avevano paura che la guerra portasse via il cibo. Dalla televisione, in diretta, tramite la CNN, ciascun cittadino del mondo, poteva sentire, e vedere, i proiettili della contraerea irachena, illuminare la notte. Il pilota italiano, e aquilano, di un aereo da guerra, fu mostrato prigioniero e tumefatto in televisione, a dichiarare il proprio errore, per aver accettato di partecipare a quella guerra. Saddam Hussein, capo di un regime dittatoriale, ma laico, nella morsa di una sproporzione di forze impressionante, non esitò a ricorrere all’appello alla religione comune, l’Islam, nel tentativo di mobilitare in suo favore altri Paesi Arabi, e i popoli di quei Paesi, anche contro le loro classi dirigenti. Restando solo, però. Ma contribuendo a costruire una idea di contrapposizione, tra Islam e Occidente.

E’ in questo volgere di anni che trionfa l’economia di mercato. Ma, soprattutto, che trionfa un’idea finanziaria e monetarista dell’economia di mercato che, privata di un modello globale alternativo, quello della ex-Unione Sovietica, inizia a ritenere del tutto insostenibili anche i costi del compromesso socialdemocratico e dello Stato Sociale. E si globalizza, marginalizzando e abbandonando a sé stessi tanti Paesi ritenuti ormai inutili perché troppo poveri, perché incapaci di generare fatturati interessanti. Il conflitto israelo-palestinese attraversò fasi alterne, di rivolte di massa, di oppressione e di disperazione, con attentati sanguinosi e indiscriminati. L’Occidente, e Israele, delegittimarono in ogni modo Yasser Arafat, leader laico del popolo palestinese, sposato con una cristiana. E, anche in Palestina, passando per forme di mutuo soccorso contro la miseria e la disoccupazione, si affermarono formazioni politico-militari che fanno ancora oggi dell’Islam, il loro collante ideologico principale, a partire da Hamas. Le prime elezioni multipartitiche in Algeria, nel 1991, furono vinte dal Fronte Islamico di Salvezza. I militari algerini, non accettarono il risultato elettorale, e un loro golpe cancellò il voto popolare, dando il via ad una stagione di orrendi massacri di civili. Realizzati da gruppi islamici, ma in un rapporto estremamente ambiguo con i militari al potere. Una situazione simile, sia pure con minori eccessi di violenza, avvenne in Egitto, con i Fratelli Musulmani che, più volte, vennero privati dei loro risultati elettorali e messi anche fuori legge.

L’Islam iniziò a divenire il paravento strumentale, ma anche il collante identitario, che tiene insieme conflitti e soggetti tra loro diversissimi e spesso rivali. In un contesto economico di durissima ristrutturazione capitalistica nel mondo, e negli stessi Stati Occidentali, divenuti nel frattempo, con la caduta del Muro di Berlino, oggetto di flussi migratori, sempre più massicci e caotici, di persone che sognano un futuro diverso per sé e per i propri figli. Prese il via una pesante ridefinizione della divisione internazionale del lavoro, de-localizzando quasi tutte le attività puramente manifatturiere, ma non solo, in paesi con costi del lavoro e diritti sindacali incomparabili con quelli dei lavoratori europei e anche statunitensi. Responsabili della disoccupazione di massa divennero i poveri del Sud-Est asiatico, e dell’Est europeo, e non il capitale multinazionale che aveva deciso di frammentare i processi produttivi e mettere l’accento sulla pura speculazione finanziaria, capace anche di mandare in fallimento interi Stati nazionali, come l’Argentina, o come rischiò l’Italia nel 1992-93. La Cina iniziò ad entrare prepotentemente nel mercato mondiale, con il suo infinito esercito di lavoratori senza costi, avendo, a sua volta, represso nel sangue in piazza Tienanmen, i tentativi di democratizzazione del Paese. L’Italia inizia a conoscere, come fenomeno visibile ed enfatizzato dai media, gli albanesi, i polacchi, i senegalesi, i marocchini, i tunisini, i filippini, i nigeriani…

E iniziano ad esserci, quelli che cominciano a teorizzare un’unità possibile e un comando unico, nel conflitto diffuso, articolato, sparso su tutto il globo, dalla Cecenia all’Indonesia, dal Sudan al Mali, all’India. Alcune correnti del pensiero islamico vogliono, coscientemente, imporre la propria egemonia, innanzi tutto all’interno del mondo islamico. Anche con la violenza. In ciascuno degli Stati in cui l’Islam è presente come orientamento religioso. E in rapporto ambiguo, nascosto e malato, con le élites al potere in molti degli Stati della penisola araba e anche del Corno d’Africa. Questa lotta per l’egemonia, attraversa trasversalmente anche la frattura storica nell’Islam, tra Sciiti e Sunniti. L’Occidente, in questi anni, continua a considerare propri alleati Stati arabi con regimi dittatoriali e teocratici, discriminatori nei confronti delle donne e di tutte le minoranze, e costruisce le proprie opzioni politiche e militari sulla base esclusiva delle sue convenienze (e delle convenienze delle sue imprese multinazionali), soprattutto sul piano energetico. Continuano a restare inapplicate le decisioni dell’ONU sulla Palestina. La democrazia, i diritti civili, in larga parte del mondo continuano ad essere l’eccezione, e non la regola. E quando l’Occidente, ha la possibilità di intervenire militarmente, e salvare, la minoranza musulmana nel conflitto serbo-bosniaco, nel cuore dell’Europa dei primi anni ’90, non lo fa, e non impedisce l’orrenda strage di Srebrenica del 1995, ai danni di migliaia di civili musulmani bosniaci da parte dei cristianissimi soldati di Ratko Mladic.

Questi conflitti, questi rivolgimenti, avvengono sotto l’occhio delle telecamere. In larga parte. In un mondo dove gli spostamenti delle persone sono diventati sempre più facili. Dove le tecnologie informatiche, sempre più iniziano a diffondere globalmente messaggi e dottrine, in modo esponenzialmente più veloce e diffusivo rispetto ad ogni altra esperienza del passato. Le tecnologie dell’informazione iniziano ad essere l’infrastruttura globale necessaria, non solo ad una economia che travalica ogni confine statuale, ed anzi confligge con gli stati, imponendo loro sempre più pesanti limitazioni del potere, ma anche il veicolo con il quale, da una caverna dell’Afghanistan, l’ex alleato degli USA contro l’ex-Unione Sovietica, Osama Bin-Laden, lancia i suoi proclami di Guerra Santa contro il Satana occidentale. Incontrando orecchie attentissime ovunque. E’ in questo magma di contraddizioni irrisolte, di errori, di sottovalutazioni, di furbizie, di cinismo ipocrita, di strumentalizzazioni continue; è in questo mondo di oppressioni e di sfruttamento, di polarizzazione della ricchezza e di diffusione della povertà, dove grandi multinazionali private posseggono quasi tutte le sementi per la coltivazione, determinano le politiche energetiche e le guerre degli stati: è qui che si apre il grande inganno della seconda guerra del Golfo, dopo il trauma degli attentati negli Stati Uniti dell’11 settembre 2001. Una operazione militare costruita scientificamente sulla base di informazioni false, contro un nemico debole e indifendibile anche sotto ogni profilo (il facile capro espiatorio Saddam Hussein), determinata prevalentemente da ragioni di carattere geopolitico e di interesse sul petrolio iracheno, che produce la disgregazione dell’entità statuale dell’Iraq, artificialmente creata dopo la Prima Guerra Mondiale e posta allora sotto protettorato inglese, liberando schegge di conflitto in tutto il mondo. E un terrorismo che, ancora oggi, uccide centinaia di migliaia di civili iracheni.

Il tempo che intercorre tra l’invasione dell’Afghanistan, da parte dell’ex-Unione Sovietica, e l’invasione dell’Iraq, a caccia di fantomatiche armi di distruzioni di massa (1979-2003) è il brodo di coltura in cui fermenta una nuova specie di conflitto. Probabilmente destinata a caratterizzare un tempo lungo del nostro futuro. Il conflitto armato che oppone soggetti privati transnazionali ad entità statuali. E’ una tipologia di conflitto sostanzialmente nuova nella storia umana. Che pure ha conosciuto movimenti di liberazione, o guerre civili, o colpi di stato, o forme varie di terrorismo, anche da parte della criminalità organizzata. E’ una “privatizzazione” del conflitto, come disse profeticamente Hobsbawm alla fine degli anni ’90 dello scorso secolo. Potremmo dire, visti anche gli ultimi avvenimenti sul suolo europeo, una “individualizzazione” del conflitto. Che appare essere addirittura fine a sé stesso, senza i tradizionali legami con ideologie e gruppi di riferimento, che appaiono sullo sfondo, costituendo una sorta di holding della rivendicazione, più che una struttura logistico-militare capace di ispirare, ed appoggiare, le azioni compiute in un disegno bellico organico e coerente.

Siamo noi, colpiti nei nostri Paesi, mentre nei Paesi del Medio Oriente, in prevalenza, la maggioranza assoluta delle vittime (il cui numero assoluto è incomparabilmente superiore alle vittime “occidentali”) professa la religione musulmana, a cercare e immaginare di comprendere una strategia complessiva. Dando a queste azioni, il crisma di una pianificazione di attacco al “modo di vita occidentale”, ai suoi diritti, alle sue libertà. Siamo noi che abbiamo “bisogno”, per spiegare tanta inumanità, di collocare gli assassinii collettivi che avvengono in Europa e nel mondo, contro obiettivi “occidentali”, in una cornice che provi a darne conto razionalmente. La disgregazione degli Stati di Siria (ultimo avamposto di riferimento della Russia nello scacchiere del Medio-Oriente, anche per questo abbattuto), ed Iraq, e poi della Libia; l’ambiguo comportamento della Turchia, in funzione anti-curda, e degli stati arabi del Golfo, da sempre “alleati” dell’Occidente e finanziatori di fondamentalismo islamista, ha prodotto un nuovo modo della guerra. Un tentativo di nuova unità statuale, il cosiddetto Califfato, che dichiara guerra in ogni direzione. E che trova ascolto in Europa, prevalentemente, da parte di figli dell’Immigrazione.

Nell’era dei social network, della economia di mercato globalizzata e finanziarizzata; nel permanere di una gravissima crisi economica globale iniziata nel 2008, che genera ovunque disoccupazione, marginalizzazione e polarizzazione della ricchezza, diseguaglianze diffuse, la violenza armata non è più neanche conflitto, ma distruzione e auto-distruzione disperata, folle, irredimibile, senza mediazioni possibili. Assume quasi i contorni di uno scontro globale che gli adoratori della morte portano nelle nostre città, e, soprattutto, in interi territori, dall’Iraq, alla Siria, alla Libia, alla Somalia, alla Nigeria. La vera posta in gioco, su un piano politico-culturale, prima che si apra la prospettiva di una guerra totale e globale, è quella di impedire che si saldino due fronti contrapposti: noi contro loro, e loro contro noi. Che è un obiettivo presente in entrambe i fronti “in formazione”. I confini, tra “noi” e “loro”, sono in realtà labilissimi. Mentre chi lucidamente punta allo scontro vorrebbe fossero semplici e nitidi, confini di “razza” e di religione.

All’interno dei paesi europei, ma anche negli USA, forze molto potenti cercano di compiere un’operazione culturale estremamente pericolosa. Quella dell’identificazione tra immigrazione e terrorismo. E, ad accrescere la pericolosità di questa operazione culturale, sociale prima ancora che politica, è la coincidenza, fisica persino, tra chi stabilisce questa equazione folle e quelli che sono i principali responsabili dell’attuale disastro economico globalizzato: liberisti selvaggi, ortodossi custodi dei pareggi di bilancio e di politiche monetarie restrittive, cultori della diseguaglianza spacciata per meritocrazia. Saccheggiatori delle risorse energetiche, privatizzatori convinti. Sono loro che ci condurranno sull’orlo del baratro dell’annientamento totale, per mascherare il fallimento delle loro false promesse di un mercato che, da solo, sarebbe capace di diffondere il benessere, annientando gli Stati e l’intervento pubblico nell’economia, depredando e distruggendo i Beni Comuni, a partire dall’Ambiente. L’Europa, la parte migliore e più generosa delle sue popolazioni, dopo la distruzione del Secondo Conflitto Mondiale, ha costruito società aperte, solidali, per quanto possibile. Oggi pesantemente sotto scacco dall’ortodossia economica che peggiora le condizioni materiali dei suoi cittadini. Una società aperta non è, e non può essere, strutturalmente, del tutto difendibile da attacchi indiscriminati. Dobbiamo saperlo. Purtroppo. Ne abbiamo testimonianza dolorosamente frequente in questi tempi. A meno di non mutare la propria natura, in una società militarizzata.

Chi, in questi giorni di dolore e disorientamento, evoca l’esempio di Israele, come quello di una società “democratica” che, quotidianamente, affronta i costi umani ed economici per tentare di avere una sicurezza reale per i propri cittadini, omette, in modo scandalosamente colpevole, di ricordare che tra i prezzi che quella società paga, per questo obiettivo, c’è il prezzo dell’apartheid verso il popolo palestinese e il prezzo dell’essere una potenza nucleare che costruisce muri, per separare, e porta via terre ed acqua. Senza avviare alcun processo di Pace concreto. La militarizzazione della società, ha un prezzo: quello della Libertà. Io penso che l’Europa non debba chiedere a sé stessa di somigliare ad Israele, o agli USA vagheggiati da Donald Trump, in cui ognuno possa liberamente armarsi e immaginare di poter separare il proprio destino da quello del resto del mondo. Mi permetto di scrivere queste righe, sapendo di correre il rischio della presunzione, perché credo che sia necessario, oggi più che mai, ragionare. Articolare, distinguere. Ascoltare. E combattere. Combattere contro chi, per pura scena mediatica, per semplificazione strumentale, per creare un clima favorevole a provvedimenti restrittivi della Libertà, per un consenso elettorale miserabile, continua a dire che “siamo in guerra”.

Abbiamo memoria, di cosa fu, la Seconda Guerra Mondiale? L’orrenda contabilità di morti, feriti, deportati; delle distruzioni? Nonostante il dolore, e anche la rabbia, noi non siamo in guerra. Noi siamo dentro uno scontro globale, che non ha confini riconoscibili, che vuole, come obiettivo, sostituire la paura alla ragione. Che vuole creare le condizioni per una separazione tra culture e persone, armandole le une contro le altre, in un ciclo di risentimento infinito, in cui ci si perda dietro la ricerca delle colpe mentre ci si continua ad uccidere. Io non posso permettermi di dire di avere ricette capaci di risolvere problemi che, probabilmente, segneranno il mondo nei prossimi anni. Però, mentre ogni azione di contrasto possibile al terrorismo va posta in essere, io credo si debba anche intervenire per togliere ogni alimento alle macchine di morte.

Occorre intervenire sui flussi finanziari. E su una globalizzazione della finanza che ha prodotto e produce solo danni. Occorre liberalizzare gli stupefacenti che sono un formidabile elemento di finanziamento del terrorismo e del malaffare. Occorre una politica energetica che superi la dipendenza dal petrolio. Occorre una ridefinizione delle relazioni internazionali che metta al centro i principi della reciprocità nei diritti e nelle tutele. E isoli dittature e teocrazie. Occorre creare uno Stato Palestinese, e anche uno Stato Curdo. Occorre una politica che smetta di depredare le risorse dei Paesi poveri e li metta realmente in condizione di dare un futuro ai propri cittadini. A partire dall’istruzione e dalla parità tra uomini e donne. Occorre una politica che governi i flussi migratori, anche in nome di un riconoscimento vero dei valori che informano la vita civile dei Paesi di accoglienza. In Europa, e nei cosiddetti Paesi occidentali, le politiche devono virare nel segno dell’Eguaglianza. Io penso che sia ora, in questo tempo, che ancora possiamo dare una possibilità alla Pace e alla Giustizia. E sconfiggere, anche con i nostri comportamenti quotidiani, gli adoratori della morte e i fomentatori vili dell’oppressione e della diseguaglianza.

Infine, credo sia giusto porsi la questione anche, in questo quadro, di cosa un Ente Locale come il Comune dell’Aquila possa concretamente compiere, in funzione di un’idea di convivenza, di integrazione, di scambio, tra culture diverse. Occorre innanzitutto riconoscere che esistono, dei conflitti. Nella mia esperienza di lavoro, io mi sono sentito dire, da un muratore macedone, che bisognava impedire l’afflusso di nuovi migranti dall’Africa, perché ruberebbero il lavoro, che già è scarso. Il potenziale conflitto sul lavoro si disarticola solo se le regole del lavoro vengono fatte applicare ovunque. Se non si permette, negli appalti, nell’assenza di controlli, il lavoro nero, strozzando al massimo ribasso le soglie d’accesso; se, per quanto possibile, la competizione tra imprese, si sposta sul piano della qualità e non su quello dei costi. E’ inammissibile che nei cantieri della ricostruzione il personale che lavora sia, nella sua quasi totalità, inquadrato come “manovale”. Attraverso questa strada si sfrutta illecitamente il lavoro delle persone, dequalificando le professionalità. Si tengono bassi illecitamente i costi, aumentando i margini di profitto e costruendo conflitti tra le persone, che possono divenire anche conflitti tra etnie. Così vale anche per la pratica diffusa, e ricattatoria, cui deve sottostare chi è più debole. E che, per questo, diventa concorrenza sleale verso chi appaia più garantito, delle buste paga da lavoratori part-time, che invece lavorano a tempo pieno, con una parte del salario, erogata in nero, o con la pratica di buste paga firmate per importi, che, invece vengono versati in contanti, in forma ridotta, rispetto a quanto dichiarato.

Il Comune dovrebbe promuovere, in collaborazione con altri Enti ed Istituzioni, campagne di controllo delle regole del lavoro, anche negli orari diversi dei locali aperti la sera: l’applicazione eguale di regole nel lavoro, è uno degli elementi che previene il conflitto tra persone, ed etnie. L’Educazione è il terreno privilegiato della integrazione e dello scambio culturale. In ogni ordine e grado delle Scuole, dai Nidi e fino alle Superiori, il Comune potrebbe promuovere programmi specifici di conoscenza reciproca, anche sul piano culinario, ad esempio. Puntando, in particolare, sull’educazione delle donne e delle bambine, sullo sport. E’ sulla libertà delle donne, delle migranti, in particolare, che si gioca il processo di integrazione e di dialogo tra culture. Ed è qui, che andrebbero predisposti specifici programmi educativi, e di confronto. Senza rinunciare alle nostre leggi, cui tutti e tutte devono conformarsi. E neppure alle nostre tradizioni, anche, che possono essere messe a confronto con le tradizioni di altre culture. E, come per il lavoro, il Comune dovrebbe promuovere piani di intervento e di controllo, sul piano fiscale, per tutte quelle prestazioni di carattere sociale che possono essere erogate. La certezza della parità di diritti, e di doveri, è uno degli strumenti che previene il crearsi dei conflitti. Così come il Comune deve impedire il formarsi di enclaves abitative a caratterizzazione etnica. Ma deve anzi promuovere la mescolanza delle persone e la convivenza pacifica, e l’uso di spazi comuni, soprattutto per i bambini e per i loro giochi.

Ad Avezzano, luogo di fortissima immigrazione, ho visto persone di religione islamica, recarsi in angoli nascosti della città, e trovare lì un cartone sul quale inginocchiarsi, e una bottiglia d’acqua, per lavarsi simbolicamente le mani. E, per strada, pregare rivolti in direzione della Mecca. L’isolamento produce conflitto. La degradazione nel praticare un culto, produce risentimento. Chiusura. E’ necessario immaginare un luogo di culto islamico a L’Aquila. Sottoposto alla nostra legislazione civile. E che possa favorire apertura. Il dialogo interreligioso.

Nessuno distrugge, quel che impara ad amare.

Mar Giallo – Stefano Ianni

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1 Copia di Grande Mar Giallo 200x360 tecnica mista 52 elementi 2017

Stefano Ianni

Nato a L’Aquila il 7 dicembre 1964.

Insegna Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila.

Nel 1984 si è diplomato presso l’Istituto d’Arte di L’Aquila e nel 1988 presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Dal 6 aprile 2009 (data del terremoto che ha distrutto lo studio e parte dell’ abitazione in Via Rosso Guelfaglione 60 a L’Aquila) vive a Montesivano (PE) dove ha anche un piccolo studio in Via Aldo Moro 22.

Il lavoro è caratterizzato da una linea di ricerca, ripartita per cicli, che si sviluppa dal 1983 ad oggi.

Il primo ciclo di opere intitolato: “Cavallinità e labirinti” riguarda il periodo che va dal 1983 al 1988. Di questo ciclo hanno scritto tra gli altri: Enrico Crispolti (1987/1988), Tommaso Paloscia (1989). Del ciclo “Moduli nel labirinto” (1989/1990) hanno scritto: Pietro Civitareale (1989), Francesco Desiderio (1990). Del ciclo “Segnali nel labirinto” (1990/1993) hanno scritto: Franca Calzavacca (1990), Leo Strozzieri (1990), Giuseppe Rosato (1990). Del ciclo “I Materiali del Sogno” (1993/2001) hanno scritto: Giandomenico Semeraro (1993), Maria Augusta Baitello (1996), Caterina Lelj (1998). Del ciclo “Perimetra” (2001/2008) hanno scritto: Gianluca Marziani (2002), Armando Ginesi (2007), Marcello Gallucci(2008). Del ciclo “Still lives and memories in fur” (2011/2012) ha scritto Carlo Fabrizio Carli (2012). Del ciclo “Fluctus” (2013/2014) ha scritto Alessandra Angelucci. Del ciclo “Mar Giallo” (2015/2017) Marco Brandizzi e Angela Ciano.

Dal 1984 ha ordinato numerose mostre personali in prestigiosi spazi pubblici e privati. E’ stato invitato a numerosissime manifestazioni nazionali, di cui si citano:

il ”Premio Michetti”1986/1988/1990/1991/2004, il “Premio Termoli”, ”Alternative Attuali 1987”, il “Premio Sulmona”, il Premio “Salvi”1990/ 1992/ 1999, il ”Premio Avezzano”, il ”Castellarte ”, il “Premio Vasto” 1995/1996/1999, ”Arte 900” Montecatini, ”Itinerari 900” Bagnara Calabra, 3° Biennale Nazionale d’incisione Oderzo, Premio Arti Plastiche Monza, “Imago amoris” Giffoni (SA), “Link” Giffoni (SA), “Happy art” Giffoni (SA), Pescarart 2010/2012.

Nel 1992 è stato premiato a New York nell’ambito della manifestazione “Cristoforo Colombo Exhibit 1992” alla Pen and Brush Gallery. Sue opere sono state esposte all’estero: in Corea, Seoul – Università di Seoul, Dipartimento Arte, Olimpiadi 1988: “World Contemporary Art’s Exhibition”; in Bulgaria, Sofia – Museo Nazionale d’Arte: “XL Premio Michetti, Giovani Artisti Italiani e Bulgari”; in Brasile: “Artisti Italiani in Brasile”, alla Universidade Estudial de Campianas, alla Universidade Popular de Pelotas, al Museo d’Arte di Cuiaba; in Giappone, Kyoto – Museo Nazionale d’Arte: “Incontro con l’Arte Italiana”; in Danimarca, Copenaghen – Kongo Gallery: “Arte Italiana”; in Turchia – Gallery of Kadikoy Municipaly Istanbul – Foreign Education Partners 50th Celebration Anniversary Marmara University Fine Arts Istanbul.

http://stefanoianni.blogspot.it

stefanoianni@hotmail.com

https://www.facebook.com/stefano.ianni.18?ref=tn_tnmn

COMUNICATO STAMPA

MOSTRA

MAR GIALLO

di Stefano Ianni

Nuova Galleria Russo ISTANBUL

DAL 27APRILE AL 27 MAGGIO 2017

Appuntamento importante per lartista aquilano Stefano Ianni che inaugura ad Istanbul, presso la Galleria Russo, la personale Mar Giallo. Situata nel cuore della città turca la galleria esporrà, in collaborazione con lassociazione Culturale NeoArtGallery di Ferdan Yusufi e Giorgio Bertozzi, dal 27 aprile al 27 maggio prossimi lultima ricerca del pittore ispirata al mare appunto inteso nelle sue tante accezioni ma soprattutto come flusso continuo, il fluctuslatino inteso come onda tutelata dal dio Nettuno poi il colore giallo simbolo di vita e di gioia di vivere, di allegria e di immaginazione. Questi due concetti creano insieme opere intense e di grandissimo impatto realizzate usando tessuto in pile, gommapiuma, pellicole trasparenti e compensato, come avviene nella più grande per dimensioni (200X360) di esse dal titolo, appunto, Grande Mar Giallo composta da ben 52 pannelli, in cui Ianni immerge completamente losservatore in uninstallazione verticale che contrasta con il bisogno rassicurante di un mare orizzontalee rafforza il senso di spaesamento dello spettatore. Inizia così un vero e proprio viaggio di scoperta guidati da un’onda gialla che ti fa imbattere in indefinite creature marine che hanno il tratto denso e potente che semplifica e cancella i particolari e ne evidenzia la forza e la capacità di attrazione. Sono “Mostri Gentili” (da “un’opera quasi completamente gialla intitolata Mostri Gentili, che illustra la raccolta di poesie omonima di mia madre Anna Ventura, io ritrovo i germogli che mi hanno portato a questo nuovo lavoro insieme anche ad una serie di opere dove la materia è messa sottovuoto e dove su tutto, domina il giallo”) che guidano lo spettatore a non perdere la rotta dell’esperienza visiva e, al tempo stesso, sono elementi che ci riportano alla realtà, al nostro ambiente, che sia mare, terra o cielo. Sono queste creature a prenderti per mano e a narrarti la storia di Mar Giallo, a raccontarti l’emozione di un luogo ancestrale fatto di mistero, dominato dalla bellezza e dalla purezza di una forza vitale e positiva. “Tutti questi lavori recenti, legati al cambiamento radicale della mia vita dopo il terremoto che ha distrutto la mia città, tendenzialmente si offrono al pubblico – spiega Stefano Ianni – Quando ho iniziato ad utilizzare pelliccia sintetica, quando non è messa sottovuoto, volevo che le mie opere fossero toccate, era un modo per far interagire il pubblico con il mio lavoro. Adesso l’elemento dirompente è il giallo. Questo tipo di giallo molto forte ed intenso, molto saturo e carico che suggerisce il massimo della positività. E’ un colore molto vicino alla spiritualità del bianco, allo stesso tempo ha una grande carica di energia fisica, residuo della luce solare. Insieme a questa forza vitale c’è il tema del mare che deriva sia dalle dimensioni del lavoro, perché ho realizzato oltre cinquanta pannelli, sia dagli elementi visivi che dialogano con il giallo. Anche questi sono resti delle mie ricerche precedenti sulla natura morta. Residui di una realtà che fanno parte della mia memoria e che possono riaffiorare in ogni momento a volte più definiti, a volte più essenziali o indistinti. Sono sempre però ritorni che diventano elementi narrativi”. Come per un maestro come Mark Rothko, che ha fatto del colore la sublimazione spirituale del suo fare artistico, anche per Stefano Ianni l’opera è un universo che esiste in funzione dell’osservatore, è pensata perché esso ne faccia parte e possa compiervi un’avventura, così l’ esperienza dell’artista è tesa a predisporre tale avventura. Lo spettatore – fruitore è chiamato ad essere in qualche misura comprimario, non della redazione dell’opera, ma di un comune progetto spirituale che coniuga la narrazione con la visione. E in Mar Giallo questo progetto ha il sapore del gioco, dell’allegria che discende dall’invito che ogni pannello o modulo fa allo spettatore chiamato a sperimentare con il tatto e finanche, se si potesse, a scomporre e ricomporre i tanti tasselli secondo la propria sensibilità, scombinando così i piani dell’artista.

La mostra è accompagnata da un catalogo curato dalla giornalista e storica dell’arte Angela Ciano e da Marco Brandizzi, Direttore dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.

info: Mar Giallo

Russo Art Gallery Istanbul

Bogazkesen Cad 21/A, Tophane, 34425 Istanbul

dal 20 aprile al 20 maggio 2017

catalogo a cura di.

www.galleriarusso.it

 

3 Copia di Dal ciclo Mar Giallo, senza titolo 135x170 tecnica mista 4 Dal ciclo Mar Giallo, senza titolo A tecnica mista, 3 elementi, 40x30 cm, 2017 14 Copia di Dal ciclo Mar Giallo, senza titolo 5, tecnica mista, 6 elementi, 50x30 cm, 2017 NAG2 russo

Mostra collettiva Mater Terra 2 Cosenza – Museo delle Arti e dei Mestieri (MAM)

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COMUNICATO STAMPA

Mostra collettiva

Mater Terra 2

Cosenza – Museo delle Arti e dei Mestieri (MAM)

E’ calato il sipario sulla mostra collettiva Mater Terra 2 allestita a Cosenza negli spazi del Museo delle Arti e dei Mestieri (MAM).

L’esposizione, a cura di Marilena Morabito con il coordinamento di Francesco Minuti, ha visto la partecipazione dei seguenti artisti: Francesco Cisco Minuti, Diego Minuti, Fiormario Cilvini, Fabrizio Trotta, Claudio Grandinetti, Massimo Maselli, Franco Paternostro, Paolo Ferraina, Franco Ferraina, Giuseppe Celi, Valeriano Trubbiani, Salvatore Pepe, Alfredo Granata, Franco Mulas, Domenico Cordì.

Di valido supporto all’iniziativa: una performance di danza contemporanea (Continuity Fluid Performers, con le coreografie di Angela Tiesi); un momento musicale (“Nidrā”, con l’artista Costantino Rizzuti) e la presentazione di un’accattivante pubblicazione (Kiwi, deliziosa guida di Rosarno, edita da Viaindustriae pubblishing).

Da segnalare, ancora, i prestigiosi patrocini ricevuti da questa interessante proposta: Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Provincia di Cosenza, Comune di Cosenza, Fondazione Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona, Fondazione Rocco Guglielmo, Accademia di Belle Arti di Catanzaro e Associazione CO.RE..

Mater Terra”, simbolico rapporto fra la forza divina della vita e della morte luogo mistico dove si genera dove si produce, questa energia concettuale è alla base del progetto della collettiva per donare significato al significante in un sistema di incastri irregolari di idee e produzioni. La Madre, colei che ti concede la vita, una vita limitata a tutto ciò che ti è possibile trasportare in un ipotetico bagaglio, in un ripiegare elementi per farli stare tutti in uno spazio troppo limitato che ci vede ingordi di esperienze. La necessità di produrre arte, ancora oggi come in passato, è l’ancestrale sentimento di lasciare una parte di quello che è stato il nostro viaggio di quello che i giorni hanno scritto sul volto, sulle mani e sulla materia. L’umano sentire non lascerà alla terra il proprio trascorso ma solo il proprio corpo mentre tutte le tracce saranno sparse come ceneri in luoghi dove l’arte è stata riconosciuta. “Mater terra” è progetto, già alla seconda edizione, che presume e vuole dare origine a fecondi momenti di incontro e di interazione, attraverso una situazione espositiva in cui artisti possano dialogare con la stessa tensione esplorativa all’interno di un unico contenitore in grado di divenire contenuto e che tutto questo permetta di trasformarli in incessanti viaggiatori nelle dimensioni e nei territori dell’arte, della ricerca e dello scambio.

Cosenza, 10 aprile 2017

SILVIO RUBENS VIVONE

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Mostra collettiva

Mater Terra 2

Cosenza – Museo delle Arti e dei Mestieri (MAM)

Curatore: Marilena Morabito

Coordinatore: Francesco Minuti

Allestimento: Franco Paternostro

Segreteria organizzativa Coordinamento artistico e grafica: ACAV Associazione Culturale Arti Visive (Stefano Milazzo)

Addetto stampa: Silvio Rubens Vivone (Giornalista)

svivone@tiscali.it

L’evento è patrocinato da:

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Provincia di Cosenza, Comune di Cosenza, Fondazione Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona, Fondazione Rocco Guglielmo, Accademia di Belle Arti di Catanzaro e Associazione CO.RE..

02_Mater Terra2-sala03_Mater Terra204_Mater Terra2-Continuity Fluid Performers 06_Mater Terra2-passion 07_Mater Terra2-performance Nidra di Costantino Rizzuti

I “Ricordi” diventano un disco

 

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E’ uscito il nuovo album del bassista Carlo Ponte intitolato “Ricordi” che contiene quattro stupendi brani strumentali. Il release party è stato presentato dal conduttore radiofonico Ugo Falcone il 1 aprile presso gli Angel’s Wings Recording Studios a Pantianicco. Molte sono state le persone intervenute all’evento per questo atteso lavoro. Per Carlo la musica è una passione nata trent’anni fa assieme all’amico fraterno Massimo Deana con il quale iniziò a suonare il basso e con il quale tutt’ora suona con il gruppo 3WD del quale fa parte anche Roberto Cescon alla batteria. I suoi bassi non solo li suona ma li modifica fino a renderli lo strumento che emette il suono che sente profondamente suo e che è in grado di entrare dell’anima di chi lo ascolta. I brani di questo nuovo lavoro nascono da sensazioni diverse, positive e negative, dalle quali sono sorte tante domande dove le risposte, alla fine, sono diventate le note di queste canzoni. A novembre, gli Angel’s Wings Recording Studios a Pantianicco, diventano la sua seconda casa nella quale passa molte ore. Per questo progetto ha coinvolto diversi musicisti, amici di sempre, perché le cose, per essere ancora più belle, vanno sempre condivise con si stima. Oltre ai bassi di Carlo Ponte gli strumenti utilizzati sono le trombe, di Filippo Durì e Valentino Zanello, il sax, di Marco Fanutti, la batteria, di Federico Dovier e Roberto Cescon, le chitarre, di Massimo Deana, e le tastiere e pianoforte, di Nico Odorico, che è anche l’Audio Engineer del progetto. Per chi vuole seguire o contattare Carlo lo può trovare sulla sua pagina facebook: Carlo Ponte.

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Serena conduce Opera & classica, puntata dedicata al direttore d’orchestra Francesco Ivan Ciampa

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Biografia e carriera artistica (italiano e inglese)

“…Gesto misurato e preciso, sguardo onnicomprensivo all’intorno, conoscenza della tradizione e autentica natura, non solo musicale, professionale: accompagnare un’Aria come Caro nome, o il terribile Quartetto, è cosa più difficile che dirigere le Nove sinfonie ed egli lo fa magistralmente.” (“Corriere della Sera” 25 febbraio 2014) FRANCESCO IVAN CIAMPA – Direttore d’orchestra Francesco Ivan Ciampa classe ’82 di Avellino, si diploma giovanissimo in Direzione d’orchestra presso il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma con il Maestro Bruno Aprea, in Composizione con il Maestro Giacomo Vitale e in Strumentazione per Banda presso il Conservatorio di Musica “D. Cimarosa” di Avellino. E’ inoltre diplomato in Beni Culturali e della Conservazione. Prosegue perfezionandosi in Direzione d’Orchestra presso importanti Accademie e Scuole di Musica Nazionali e Internazionali quali: – Accademia Musicale Chigiana con Carlo Maria Giulini (1999) e con Gianluigi Gelmetti (2008) – Fundacion Eutherpe, Spagna con Bruno Aprea – Accademia di Musica di Stresa con Gianandrea Noseda (2006 e 2009) – Scuola di Musica di Fiesole con Gabriele Ferro (2008) – Fondazione “I Pomeriggi Musicali” con Jorma Panula (2008) Vincitore del “Premio Nazionale delle Arti” edizione 2010/2011 – sezione Direzione d’orchestra – Commissione presieduta dal M° Piero Bellugi. Vincitore assoluto del I Concorso Nazionale per Direzione d’orchestra bandito dal M.I.U.R. in collaborazione con il Vicariato di Roma dove ha diretto l’ Orchestra dei Conservatori Italiani nel Concerto di Natale in onore di Sua Santità Benedetto XVI eseguendo la Sinfonia n. 8 di Schubert. Vincitore della Borsa di Studio (2007) al V Corso Magistrale per Pianisti e Direttori d’Orchestra a Leon (Spagna). E’ stato Direttore Musicale di Palcoscenico e assistente del M° Daniel Oren presso il Teatro G.Verdi di Salerno dal 2008 al 2012, periodo durante il quale ha curato anche varie produzioni operistiche in altri importanti teatri quali il Teatro Regio di Parma, Teatro Massimo di Palermo, e all’ Arena di Verona per l’inaugurazione del 90° Festival 2012 con il “Don Giovanni” di W. A. Mozart. Negli ultimi tre anni ha diretto produzioni liriche e sinfoniche di festival nazionali e internazionali quali: Opera Bastille – Paris: “La Traviata”, acclamata produzione con Diana Damrau, Ludovic Tezier e Francesco De Muro trasmessa in diretta nei Cinema di tutto il mondo; Teatro La Fenice- Venezia: la celebre e fortunata produzione de “La Traviata” con la regia di Robert Carsen; Teatro Colon- Buenos Aires: applauditissima produzione aprile 2015 de “L’elisir d’amore” con la regia di Sergio Renan; The Israeli Opera – Tel Aviv: nuova produzione di “Nabucco”, con notevole successo di pubblico e critica; Herkulessaal- Munich: Concerto con Diana Damrau e la Munchner Rundfunkorchester; Teatro nazionale di Astana – Kazakistan: la magica “Traviata degli specchi” di Svoboda/Brockhaus; Teatro Regio- Parma: nell’ambito del Festival Verdi 2012 “Rigoletto” (Leo Nucci, Jessica Pratt); stagione Lirica 2013 “Un ballo in maschera” e “Nabucco”; festival Verdi 2013 – Concerto del Bicentenario dalla nascita di Giuseppe Verdi e “I Masnadieri”(Trasmesso da Rai tre “Prima della Prima”); stagione Lirica 2014 – Inaugurazione con “Pagliacci” e “Gianni Schicchi”. Palacio Euskalduna – Bilbao: “Attila” con Ildebrando d’Arcangelo e la regia di Ruggero Raimondi. Teatro G.Verdi – Salerno: “Rigoletto” e “Otello” (con Gregory Kunde e Dimitra Theodossiou), nell’ambito della stagione lirica 2013 e 2014 e trasmesso da Rai tre in “Prima della Prima” nonchè “Turandot” (con Lise Lindstrom e Vladimir Galouzine). Teatro Municipale di Piacenza e Teatro L.Pavarotti di Modena: la fortunata e straordinaria produzione di “Simon Boccanegra” con artisti quali Leo Nucci, Fabio Sartori e Carlo Colombara per la regia di Riccardo Canessa. Festival Pucciniano di Torre del Lago: “Turandot” (con Giovanna Casolla) nell’ambito della stagione lirica 2013; Smetana Hall – Praga: Concerto con Sonya Yoncheva e l’Orchestra Filarmonica di Praga. E’ inoltre ospite di grandi Teatri lirici quali il Teatro Massimo di Palermo, Teatro delle Muse di Ancona, l’Auditorium Ciudad de Leon, il Teatro Cilea di Reggio Calabria, il Teatro Bibiena di Mantova, il Teatro di Corte della Reggia di Caserta, il Teatro romano di Benevento, il Teatro Comunale di Ragusa, il Teatro Mario del Monaco di Treviso, il Teatro Suita May di Osaka, etc. Ha diretto Orchestre tra le più prestigiose in Italia e all’estero riscuotendo sempre successi di pubblico e critica: citiamo tra tutti Orchestra National de Paris; Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia; Orchestra del Teatro Colon di Buenos Aires; Orchestra Filarmonica A. Toscanini di Parma; Orchestra Filarmonica dell’Emilia Romagna; Orchestra del Festival Pucciniano, Orchestra Filarmonica Salernitana; Orchestra Teatro Suita May di Osaka; Orchestra del Royal Northen College of Music di Manchester; Orchestra Giovanile Italiana; Orchestra I Pomeriggi Musicali; Orchestra Filarmonica del Teatro F. Cilea di Reggio Calabria; Orchestra del Conservatorio di Musica di Santa Cecilia; Orchestra I Solisti di Napoli; Orchestra Sinfonica di Valencia; Orquesta Joven de Andalucia; Orchestra Sinfonica Extremadura; Orchestra Sinfonica di Bacau; Orchestra dei Conservatori Italiani; Orchestra Domenico Cimarosa; Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari; Orchestra Umberto Giordano; Orchestra Sinfonica di Shumen; Orchestra della Radio Televisione Moldava; Symphony Orchestra di Sofia; Orchestra dell’Opera di Stara Zagora; Orchestra Filarmonica di Zagabria, Orquesta Sinfonica de Euskadi. Ha collaborato con grandi registi quali Franco Zeffirelli, Lamberto Puggelli, Leo Muscato, Federico Grazzini, Maurizio Scaparro, Giancarlo Del Monaco, Gigi Proietti e Riccardo Canessa e cantanti quali Leo Nucci, Renato Bruson, Diana Damrau, Sonya Yoncheva, Ildebrando D’Arcangelo, Dimitra Theodossiu, Jessica Pratt, Roberto Aronica, Sergio Frontali, Giovanna Casolla, Marcello Giordani, Kristin Lewis, Carmen Giannattasio, Michele Pertusi, Piero Pretti, Luca Salsi, Anna Pirozzi, Desiree Rancatore, Fabio Sartori, Carlo Colombara etc. E’ docente di Esercitazioni Orchestrali presso il Conservatorio Nicola Sala di Benevento. Nel 2009 ha fondato con il regista Emanuele Di Muro il “Laboratorio Lirico / Orchestrale” creando una stretta collaborazione con il Festival Internazionale “Benevento Città Spettacolo”. La prima opera realizzata è stata “Prima la Musica e poi le Parole” di A. Salieri nell’anno 2009. Nel 2010 è andata in scena l’opera “L’Italiana in Londra” di D. Cimarosa presso il Teatro Comunale di Benevento e presso il Teatro Bibiena di Mantova, grazie alla quale è stato conferito, al Conservatorio Nicola Sala di Benevento, il Premio Internazionale “Domenico Cimarosa” seconda edizione Città di Aversa. Nel 2011 ha diretto “Il Barbiere di Siviglia” di G. Rossini presso il Teatro Comunale di Benevento e successivamente nella splendida cornice del Teatro di Corte della Reggia di Caserta, nel 2012 “L’Elisir d’amore” di G. Donizetti andato in scena presso il prestigioso Teatro Romano di Benevento. Nel 2013 il laboratorio ha messo in scena “La Boheme” di Puccini eseguita presso il Teatro Romano di Benevento e il Teatro Carlo Gesualdo di Avellino. Assistente del M° Antonio Pappano per la rassegna annuale “Memorial Pappano” presso Castelfranco in Miscano (Bn) con l’Orchestra del Conservatorio di Musica Nicola Sala di Benevento. Tra i prossimi impegni, un’altra grande produzione di “Madama Butterfly” lo riporterà, dopo il successo di “Turandot” nel 2013, al Gran Teatro G. Puccini per la 61° edizione del Festival Pucciniano a Torre del Lago con la regia di Renzo Giacchieri. A Torino, nel Teatro Regio, dirigerà una produzione de “La Traviata” nell’ambito di Expo 2015. A Piacenza dirigerà “Macbeth” con il grande Leo Nucci e vedrà il debutto nella direzione di “Nabucco” presso i prestigiosi teatri della Deutsche Oper di Berlino e di Las Palmas. Giugno 2015 “…sento la responsabilità di rendere il pensiero musicale del compositore, studio, mi impegno per essere anello di congiunzione tra il passato e il presente, per restituire viva la magia di una musica geniale” M° Francesco Ivan Ciampa

(“Corriere Adriatico”, 15 febbraio 2014)

“… Measured and precise gesture, all-encompassing look around, aware of tradition and authentic nature, not only musical but professional: lead an aria such as -Caro nome-, or the terrible Quartet, is nothing more difficult than conducting the nine symphonies and he does it masterfully. ” (“Corriere della Sera”, February 25th, 2014) FRANCESCO IVAN CIAMPA – Conductor Ivan Francesco Ciampa born in 1982 in Avellino, young graduated in orchestra conducting at the “Santa Cecilia” Conservatory in Rome with Maestro Bruno Aprea, in composition with Maestro Giacomo Vitale and band instrumentation at the “D. Cimarosa” Conservatory in Avellino. He also graduated in Cultural Heritage and Conservation. He continues perfected in orchestral conducting with the major national and international music schools and academies, such as: – Accademia Musicale Chigiana with Carlo Maria Giulini (1999) and with Gianluigi Gelmetti (2008) – Fundacion Eutherpe (Spain) with Bruno Aprea – Academy of Music in Stresa with Gianandrea Noseda (2006 and 2009) – Scuola di Musica in Fiesole with Gabriele Ferro (2008) – “I Pomeriggi Musicali” Foundation with Jorma Panula (2008) Winner of the “National Prize of the Arts” 2010/2011 edition – Conducting Section- Commission chaired by Maestro Piero Bellugi. Winner of the First National Competition for Conducting banned from MIUR in collaboration with the Vicariate of Rome where he conducted the Orchestra of Italian Conservatives for the Christmas Concert in honor of Pope Benedict XVI by performing Schubert’s Symphony no. 8 Winner of the bursary (2007) for the V Master Course for Pianists and Conductors in Leon (Spain). He has been Music Director on Stage and assistant of Maestro Daniel Oren at Teatro G. Verdi in Salerno from 2008 to 2012, a period during which he also attended various opera productions in other important theaters such as the Teatro Regio in Parma, Teatro Massimo in Palermo, and at the Arena di Verona for the opening of the 90th Festival 2012 with Mozart’s “Don Giovanni”. In the last three years he conducted opera and symphony productions of national and international festivals such as: Opera Bastille – Paris: “La Traviata”, acclaimed production with Diana Damrau, Ludovic Tezier and Francesco De Muro, live broadcasted in cinemas around the world; Teatro La Fenice- Venice: the famous and successful production of “La Traviata” directed by Robert Carsen; Teatro Colon- Buenos Aires: acclaimed production of “L’elisir d’amore” in April 2015, directed by Sergio Renan; The Israeli Opera – Tel Aviv: new production of “Nabucco”, with great success for audience and critics; Herkulessaal- Munich: Concert with Diana Damrau and Munchner Rundfunkorchester; National Theatre of Astana – Kazakhstan: the magical Traviata of mirrors by Svoboda / Brockhaus; Teatro Regio- Parma: -Verdi Festival 2012: “Rigoletto” (Leo Nucci, Jessica Pratt); -Lyric Opera season 2013: “Un ballo in maschera” and “Nabucco”; – Verdi Festival 2013: Concert for the Bicentennial of the birth of Giuseppe Verdi and “I Masnadieri” (Broadcasted by Rai Tre with “Prima della Prima”); -Lyric Opera season 2014: Opening with “Pagliacci” and “Gianni Schicchi”. Palacio Euskalduna – Bilbao: “Attila” with Ildebrando d’Arcangelo, directed by Ruggero Raimondi. Teatro Giuseppe Verdi – Salerno: “Rigoletto” and “Otello” (with Gregory Kunde and Dimitra Theodossiou), as part of the opera season in 2013 and 2014 and broadcast by Rai Tre in “Prima della Prima” as well as “Turandot” (with Lise Lindstrom and Vladimir Galouzine). Teatro Municipale of Piacenza and Teatro L.Pavarotti in Modena: the successful and extraordinary production of “Simon Boccanegra” with artists such as Leo Nucci, Fabio Sartori and Carlo Colombara, directed by Riccardo Canessa. Puccini Festival in Torre del Lago: “Turandot” (with Giovanna Casolla) as part of the opera season in 2013; Smetana Hall – Prague: Concert with Sonya Yoncheva and the Prague Philharmonic Orchestra. He was also invited as Conductor in important Opera houses such as the Teatro Massimo in Palermo, Teatro delle Muse in Ancona, the Auditorium Ciudad de Leon, the Teatro Cilea in Reggio Calabria, the Teatro Bibiena in Mantua, the Reggia di Caserta’s Court Theatre, the Roman Theatre in Benevento, the Teatro Comunale in Ragusa, Teatro Mario del Monaco in Treviso, Suita May Theatre in Osaka, etc. He conducted the most prestigious orchestras in Italy and abroad always enjoying success of audience and critics; among all we mention: Orchestra National de Paris; Orchestra of the Teatro La Fenice in Venice; Orchestra of the Teatro Colon in Buenos Aires; Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini in Parma; Philharmonic Orchestra of Emilia Romagna; The Puccini Festival Orchestra, Orchestra Filarmonica Salernitana; Orchestra of the Suita May Theatre in Osaka; Orchestra of the Royal Northen College of Music in Manchester; Italian Youth Orchestra; I Pomeriggi Musicali Orchestra; Philharmonic Orchestra of the Teatro F. Cilea of Reggio Calabria; Orchestra of the Music Conservatory in Santa Cecilia; Orchestra I Solisti di Napoli; Symphony Orchestra of Valencia; Orquesta Joven de Andalucia; Extremadura Symphony Orchestra; Symphony Orchestra of Bacau; Orchestra of the Italian conservatories; Orchestra Domenico Cimarosa; Symphony Orchestra of the Province of Bari; Orchestra Umberto Giordano; Symphony Orchestra of Shumen; Orchestra of Radio Television in Moldova; Symphony Orchestra of Sofia; Opera Orchestra of Stara Zagora; Zagreb Philharmonic Orchestra, Orquesta Sinfonica de Euskadi. He worked with great directors such as Franco Zeffirelli, Lamberto Puggelli, Leo Moss, Federico Grazzini, Maurizio Scaparro, Giancarlo Del Monaco, Gigi Proietti, Riccardo Canessa, as well as with singers like Leo Nucci, Renato Bruson, Diana Damrau, Sonya Yoncheva, Ildebrando D’Arcangelo, Dimitra Theodossiu, Jessica Pratt, Roberto Aronica, Sergio Frontali, Giovanna Casolla, Marcello Giordani, Kristin Lewis, Carmen Giannattasio, Michele Pertusi, Piero Pretti, Luca Salsi, Anna Pirozzi, Desiree Rancatore, Fabio Sartori, Carlo Colombara etc. He’s teacher of Orchestral Training at the “Nicola Sala” Conservatory in Benevento. In 2009 he founded with director Emanuele Di Muro “Laboratorio Lirico / Orchestrale” creating a close collaboration with the International Festival “Benevento Entertainment”. The first work was in 2009 with “Prima la musica e poi le Parole” by A. Salieri. In 2010 he staged the opera “L’Italiana in Londra” by D. Cimarosa at the Teatro Comunale in Benevento and at the Teatro Bibiena of Mantua, thanks to which the “Nicola Sala” Conservatory in Benevento awarded the second edition of the International Prize “Domenico Cimarosa” in Aversa. In 2011 he conducted “Il Barbiere di Siviglia” by G. Rossini at the Teatro Comunale in Benevento and later in the magnificent Royal Theatre inside Reggia di Caserta, in 2012 “L’Elisir d’amore” by G. Donizetti at the prestigious Roman Theatre in Benevento. In 2013 the laboratory staged “La Boheme” by Puccini at the Roman Theatre in Benevento and at the Teatro Carlo Gesualdo in Avellino. Assistant of Maestro Antonio Pappano for the annual review “Memorial Pappano” at Castelfranco in Miscano (Bn) with the Orchestra of the “Nicola Sala” Conservatory in Benevento. Among the future plans, we mention another great production of “Madame Butterfly” directed by Renzo Giacchieri and that will bring him back, after the success of “Turandot” in 2013, at the 61st edition of the Puccini Festival in Torre del Lago. In Turin-Teatro Regio- he will direct a production of “La Traviata” as part of Expo 2015, “Macbeth” in Piacenza with Leo Nucci and the debut in the conduction of “Nabucco” for prestigious Opera houses such as the Deutsche Oper in Berlin and Teatro Perez Galdos in Las Palmas. June 2015 “… I feel the responsibility to make the composer’s musical thought, I study, I pledge to be a link between the past and the present, to return alive the magic of a music genius “ Francesco Ivan Ciampa (“Corriere Adriatico”, February 15th, 2014)

Link: http://www.francescoivanciampa.it/