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Comunicato stampa evento culturale benefico

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WITHOUT WALLS, raccolta fondi per l’associazione onlus    “La Pannocchia”
Serata evento – in concerto GEORGE AARON, ANGELO SERETTI, REVEERS e AirbaG, venerdì 7 luglio a Goricizza di Codroipo(UD)
L’Associazione Culturale Corte Bazan, unitamente alla Parrocchia di Goricizza, rinnova la collaborazione a favore dell’Associazione “La Pannocchia Onlus –Una finestra sul futuro, dopo di noi” organizzando un concerto di beneficenza che si svolgerà venerdì 7 luglio alle ore 21.00 in Corte Bazan a Goricizza.
Alla serata parteciperanno i gruppi musicali REVEERS e AIRBAG e, ospiti d’eccezione, GEORGE AARONe ANGELO SERETTI, nella doppia veste di cantante e presentatore dell’evento.
La Pannocchia Onlus” è un’associazione costituita dai genitori e amici dei disabili, nata per creare le condizioni per una migliore qualità della vita nelle famiglie con disabili ed i loro ragazzi “diversi”.
Il primo obiettivo è quello di ridare ai genitori fiducia in se stessi e nella società, dando supporto e sostegno a iniziative d’inserimento sociale, sia dei disabili stessi che dei nuclei familiari. Molto importante, l’ Associazione cura i rapporti con gli Enti Pubblici e le Autorità per la conoscenza dei problemi dei disabili e la loro tutela. Da più di 10 anni, “La Pannocchia” gestisce il “Dopo di noi” nel proprio centro residenziale: “Una finestra sul futuro”.
Proprio per rendere merito all’eccezionale sensibilità dell’ Associazione, alcuni artisti del territorio hanno deciso di dare il proprio contributo in favore di una raccolta fondi con offerta libera, che quest’anno si concretizza nel concerto cui parteciperanno i Reveers, poliedrico gruppo post-rock attivo sulla scena udinese e con piazzamenti nei maggiori concorsi italiani della categoria; gli AirbaG, trio acustico-elettronico che mixa con scioltezza strumenti classici ed elettronici. Angelo Seretti, crooner , l’ unico friulano a piazzarsi nelle classifiche nazionali ed europee per due anni consecutivi, spesso ospite nei programmi musicali nazionali dove si esibisce in cinque lingue, che oltre a cantare presenterà la serata, e George Aaron, star della italo-disco degli anni ‘80 con 10 milioni di dischi venduti appena rientrato da una trionfale tournee in Sudamerica, fresco di un nuovo singolo “Russian ladies” appena pubblicato con l’amico Bobby Solo.
Il concerto farà da ponte alla 19^ “FESTA DI INIZIO ESTATE” di sabato 8 luglio alle ore 20.00 ed il ricavato di entrambi gli eventi sarà devoluto per gli scopi dell’Associazione “La Pannocchia” e dell’omonimo Centro Residenziale per disabili di Codroipo.
Due serate per stare insieme e ascoltare buona musica divertendosi e facendo nel contempo qualcosa di utile per questa importante realtà del nostro territorio.
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L’OMAGGIO DELL’ABRUZZO A MARIO FRATTI PER IL SUO 90° COMPLEANNO – Il riconoscimento del Consiglio Regionale per i meriti del drammaturgo, che sarà all’Aquila il 5 luglio prossimo

 

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30 giugno 2017

L’OMAGGIO DELL’ABRUZZO A MARIO FRATTI PER IL SUO 90° COMPLEANNO

Il riconoscimento del Consiglio Regionale per i meriti del drammaturgo, che sarà all’Aquila il 5 luglio

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – “Sarà un 5 luglio particolare il prossimo che Mario Fratti trascorrerà a L’Aquila sua città natale”, questo l’incipit della nota diramata ieri dall’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale d’Abruzzo per annunciare l’iniziativa che il Presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Di Pangrazio, insieme all’Ufficio di Presidenza, ha inteso promuovere per la giornata del Novantesimo compleanno del grande drammaturgo, per rendere omaggio ad un abruzzese tra i più insigni al mondo. Un gesto di profonda sensibilità e di orgoglio della più alta istituzione regionale nel voler rendere un particolare riconoscimento a Mario Fratti, scrittore fecondo e docente emerito di prestigiose università americane, “per l’onore reso all’Abruzzo attraverso la sua straordinaria attività letteraria e culturale, riconosciuta e stimata in tutto il mondo”. Sarà dunque un’altra giornata memorabile per Fratti, al pari di quella che visse il 5 luglio 2007, nel giorno del suo 80° genetliaco, quando la città natale, per iniziativa della Municipalità e del Teatro Stabile Abruzzese, gli dedicò una festa a sorpresa. “La più bella giornata della mia vita”, confidò Fratti in un’intervista ad un giornale americano, sebbene di soddisfazioni, premi e riconoscimenti egli ne abbia raccolti a bizzeffe nella sua lunga carriera d’autore teatrale, in un settore dove la gloria raramente arride ai viventi e gli autori il successo solitamente lo raccolgono attraverso gli eredi.

E’ dunque meritoria l’attenzione che la Regione, attraverso l’Assemblea legislativa, rivolge ad uno dei suoi figli più affermati e prestigiosi. L’amore per la terra delle proprie origini e per la città natale è un sentimento dominante per Mario Fratti. Ovunque egli si rechi in giro per il mondo non manca mai di parlare dell’Abruzzo e dell’Aquila, specie dopo il terremoto, con l’orgoglio delle radici ma anche per le meraviglie d’arte, di cultura e bellezze naturali che la sua terra custodisce. Bene quindi ha fatto il Presidente Di Pangrazio a raccogliere la segnalazione che gli è arrivata da New York dall’associazione abruzzese Orsogna Mutual Aid Society. Così il presidente Tony Carlucci ha scritto nella sua lettera al Presidente del Consiglio Regionale: “Quest’anno un grande abruzzese che vive a New York compie 90 anni. E’ il drammaturgo di fama internazionale prof. Mario Fratti, che ha per molti anni insegnato in prestigiose università degli Stati Uniti. E’ una figura di primo piano per il teatro mondiale e nel mondo culturale americano. Qui a New York è un punto di riferimento per la Cultura italiana. Per gli Abruzzesi di New York, come per questa nostra Associazione Orsogna MAS, e per tutti gli Italiani d’America, il prof. Fratti è motivo di vanto e di orgoglio per l’onore che egli riversa sulla sua amata terra d’origine, l’Abruzzo, e sulla sua città natale, L’Aquila, capitale della nostra regione. Le sue numerose opere teatrali, che tanti Premi prestigiosi hanno ricevuto, vengono rappresentate negli Stati Uniti e all’estero con straordinario successo. Spesso il prof. Fratti raggiunge ogni angolo del mondo, dove è chiamato a tenere conferenze sul teatro o alle prime rappresentazioni delle sue commedie. Ma il suo più grande piacere è quello di tornare quasi ogni anno in Abruzzo, nella città dove nel 1927 è nato. Anche quest’anno, abbiamo saputo, egli tornerà nei primi giorni di luglio, per celebrare nella sua città natale il novantesimo compleanno, che cade il 5 luglio. Sarebbe molto importante e significativo se il Consiglio Regionale organizzasse un’iniziativa ufficiale per rendere onore all’illustre corregionale prof. Mario Fratti, che tanto prestigio conferisce all’Abruzzo con la sua eccezionale attività di scrittore, drammaturgo e giornalista. […]”.

Nell’attesa di conoscere i dettagli dell’evento, previsto nella mattinata del 5 luglio a L’Aquila, presso il Consiglio Regionale d’Abruzzo, piace segnalare la “festa a sorpresa” che lo scorso Primo Maggio il mondo teatrale americano ha riservato a Mario Fratti. In quel giorno s’apriva al Cherry Lane Theater di New York la quinta edizione del Festival In Scena! Questo almeno s’aspettava Fratti, sempre attento alle novità teatrali e in particolare a questo festival, diretto dalla regista Laura Caparrotti, cui il drammaturgo aquilano ha dedicato attenzione e sostegno sin dalla prima edizione. Si è trovato, invece, nel bel mezzo d’una serata di festa, interamente dedicata agli incipienti suoi 90 anni, con le testimonianze affettuose di personalità del mondo del teatro, dello spettacolo e della stampa. Ne ha dato conto Valeria Di Giuliano in un bell’articolo per La Voce di New York, giornale diretto da Stefano Vaccara, che così ha aperto il pezzo: “Tutti invitati stasera al Cherry Lane Theater per la festa a sorpresa dedicata a Mario Fratti. L’Opening night di In Scena! infatti quest’anno è dedicata a Mario Fratti che il prossimo 5 luglio compirà 90 anni e che per il festival, così come per il teatro italiano a New York, è una figura centrale e di riferimento. La serata prevede l’intervento di alcuni artisti che hanno lavorato e che ammirano il drammaturgo e columnist de La Voce e che lo omaggeranno con la loro arte, con tanto di brindisi finale. Mario Fratti, drammaturgo e critico di origine aquilane, trasferitosi a New York nel 1963, rappresenta ad oggi una vera e propria istituzione nel panorama culturale e sociale della Grande Mela.

Sono dunque andate in scena non le pièces, ma le testimonianze di Laura Caparrotti, direttrice e fondatrice del Festival, Donatella Codonesu, associate director, Carlotta Brentan, executive producer e attrice brillante, Berardo Paradiso, presidente dell’Italian American Committee on Education (IACE), Jonathan Slaff, attore – che ha raccontato come nel 1989 Mario organizzò uno scambio culturale a L’Aquila tra il Theater for the New City e La Piccola Brigata, compagnia teatrale abruzzese –, Rosario Mastrota e Dalila Cozzolino, due giovani artisti italiani che nel 2013 parteciparono al Festival In Scena!, Stefano Vaccara, direttore de La Voce di New York: “Conosco Mario da vent’anni. La prima volta che lo vidi fui fortunatissimo: mi portarono nella sua casa-palcoscenico-teatro e parlammo tra le sue carte, i suoi libretti e libroni, poster, locandine e quadri che mostrano quanta genialità la mente vulcanica di Fratti deve far sgorgare ogni giorno. Ho avuto l’onore di lavorare come suo editor, prima su US Italia Weekly e poi su La Voce di New York, dove inventò in esclusiva i colloqui tra Chiara e Benito, una coppia di una certa età, italiani emigrati a NY, lei liberal, tendente molto a sinistra, lui conservatore tendente all’estrema destra. Bastava leggere le discussioni tra la Chiara e il Benito di Mario Fratti di qualche anno fa, per capire perché sarebbe arrivato Trump!”.

L’ultima testimonianza, non espressa direttamente, ma letta durante la serata speciale di New York, è stata quella di chi scrive. Nella mia nota ho raccontato al pubblico del Festival e agli ospiti della serata speciale in onore di Mario Fratti la “sorpresa” che L’Aquila riservò al suo illustre figlio il 5 luglio 2007, per il suo 80° compleanno. Un ricordo che ho poi affidato alla stampa, così ne resti traccia duratura. L’Aquila si prepara quindi al doveroso tributo di riconoscimento e all’omaggio che il Consiglio Regionale d’Abruzzo dedicherà a Mario Fratti. Giova qui accennare brevemente alla sua intensa vita, con qualche annotazione sulla sua scrittura teatrale e sulle sue opere, rappresentate in ogni continente.

Stefano Vaccara e Mario Fratti - ph. Lucy Sergent Lyons

***

Nato a L’Aquila il 5 luglio 1927, dopo la laurea alla Ca’ Foscari di Venezia, Mario Fratti avvia alla fine degli anni Cinquanta una ricca produzione drammatica. E’ del 1959 il suo primo dramma Il nastro, vincitore del premio RAI. Non fu mai radiotrasmesso. Giudicato allora sovversivo, narra le confessioni sotto tortura di alcuni partigiani, poi fucilati dai fascisti. L’autore era arrivato trentenne a scrivere per il teatro, dopo giovanili esperienze poetiche. Anche un romanzo all’inizio della sua vita letteraria, ma pubblicato solo nel 2013. Una lunga e cruda storia sui fatti dell’occupazione nazista a L’Aquila, intessuta con il racconto della successiva conversione democratica di molti fascisti della sua città natale, riconoscibili dal loro nome, che diversi editori si guardarono bene dal pubblicare. Fu così che scelse di scrivere testi teatrali. Legata al caso la circostanza che lo porta negli Stati Uniti. Nel 1962 presentò al Festival di Spoleto il suo atto unico Suicidio. Piacque a Lee Strasberg, che lo volle dirigere all’Actor’s Studio di New York. In quella fucina delle avanguardie teatrali divenne un vero successo. Poi ne seguirono altri, fino ad oggi. Nel 1963 Fratti approda a New York, dove al lavoro come autore teatrale aggiunge la docenza presso la Columbia University e l’Hunter College della CUNY. In quel Paese, dunque, il grande apprezzamento per le sue opere, tradotte e rappresentate poi sulle scene di ogni continente. Dall’America all’Europa, dalla Russia al Giappone, dal Messico all’Argentina, dal Brasile alla Cina, dall’India all’Australia. Esse si connotano per l’immediatezza della scrittura teatrale, asciutta e tagliente come la denuncia politica e sociale senza veli che egli vi trasfonde.

Le opere drammaturgiche di Mario Fratti sono finora tradotte in 21 lingue e portate in palcoscenico in più di 600 teatri sparsi in tutto il pianeta. Da decenni ormai il successo lo rincorre. Circostanza assai singolare, in America, dove i riflettori sugli autori teatrali si accendono giusto il tempo della rappresentazione a Broadway d’una loro buona opera. Poi l’interesse svanisce, talvolta per sempre. Ha quindi del sensazionale il successo che ininterrottamente, da decenni, hanno le opere di Fratti. Un destino che non è toccato neanche a grandi autori americani come Tennessee Williams o Arthur Miller, riscoperti dopo la loro morte. Come pure a scrittori europei del calibro di Sartre, Anouilh, Brecht, Toller, Pirandello, De Filippo. Egli dunque è sicuramente, tra gli autori per il teatro viventi, uno dei più illustri al mondo. Un italiano famoso, nell’olimpo del teatro, ma che tuttavia non perde un briciolo della sua schietta indole aquilana. A Manhattan, dove vive dal primo giorno della sua emigrazione dall’Italia, in una bella dimora sulla 55^ Strada – una casa museo piena di libri, trofei, manifesti e locandine delle sue opere, pergamene, targhe e riconoscimenti vari, opere d’arte e ninnoli vari –, a due passi da Broadway, è un punto obbligato di riferimento culturale. La sua rubrica settimanale sulle novità teatrali su Oggi 7 – il magazine culturale di America Oggi, giornale in lingua italiana che si pubblica a New York – è attesa sempre come un evento. Per questa attività di critico segue almeno trecento spettacoli l’anno nei teatri della Grande Mela. Ma Fratti si schermisce, non si considera tale, perché alle stroncature preferisce invece incoraggiare le novità interessanti, i giovani autori e soprattutto promuovere il teatro italiano.

Mario Fratti interpreta GaribaldiFratti confessa: «Il teatro mi ha insegnato a non essere letterario. Nei testi teatrali bisogna essere concisi e precisi. Niente retorica, niente letteratura». Oggi la sua produzione raggiunge una novantina di opere. Negli Stati Uniti, sin dal suo arrivo, lo accoglie con favore la critica. Il suo stile è perfettamente compatibile con l’indole americana, aliena dalle ridondanze, dalle metafore e dalle sfumature tipiche del teatro europeo. Lo aiuta per di più la completa padronanza della lingua inglese e la conoscenza profonda della letteratura americana. Ma Fratti scrive anche commedie per musical. Nine, una sua commedia scritta nel 1981 e liberamente ispirata dal film 8 e mezzo di Federico Fellini, è diventata un musical d’enorme successo di pubblico e di critica, un vero e proprio fenomeno teatrale con oltre duemila repliche. L’ultima versione, con Antonio Banderas interprete, è rimasta per anni in cartellone al teatro Eugene O’ Neil, a Broadway. Molte le produzioni negli Stati Uniti e anche all’estero. Tanti i riconoscimenti all’autore teatrale, un elenco lunghissimo. Cito per brevità i 7 Tony Award vinti, che nel teatro sono quel che gli Oscar sono per il cinema, il premio Selezione O’ Neil, il Richard Rogers, l’Outer Critics, l’Heritage and Culture Award, ben 8 Drama Desk Award e altri 8 Award for Political Theater, come pure altri riconoscimenti prestigiosi come il Magna Grecia Week, il Capri Award alla Carriera, il Premio Vallecorsi. E in Abruzzo il Premio John Fante.


Paul T. Nolan, docente alla University of Southern Louisiana, riguardo la letteratura drammaturgica in America che ha in Eugene O’ Neil, Thornton Wilder, Arthur Miller, Tennessee Williams e Edward Albee le sue punte di diamante , rileva come il successo negli States per questi autori sia stato tardivo, spesso legato all’eco di qualche fortunata rappresentazione in Europa. Come pure il teatro europeo, quantunque sempre considerato con molto rispetto e ammirazione negli Stati Uniti, ha visto gli autori europei viventi, anche di prima grandezza, raramente baciati dalla fortuna in quel Paese. Si è dovuto attendere la loro morte per riscontrare apprezzamenti e successo. Una sorte simile toccò a Bertolt Brecht e Jean Paul Sartre. Davvero una singolare difficoltà di relazione tra due letterature teatrali, tra due scuole e contesti artistici, quasi una sindrome di contaminazione del linguaggio e dell’espressione drammatica, quantunque siano comuni le radici culturali tra l’America ed il vecchio continente. Differente e singolare, invece, il caso di Mario Fratti.

Nolan annota “[…] Questa bizzarra relazione tra il teatro americano e quello europeo sembra aver stabilito la regola secondo cui il drammaturgo europeo ha la sua reputazione in America solo se resta “europeo”. Fortunatamente per il dramma moderno, Mario Fratti ha spezzato questa regola con un gran successo. Ha dimostrato che può fondere gli elementi della sua tradizione europea con l’esperienza americana, creando un tipo di dramma che fa onore ad entrambi i continenti. I futuri storiografi teatrali indicheranno probabilmente nella sua carriera di drammaturgo l’importante inizio di una nuova fase: lo sviluppo di una comunità teatrale veramente internazionale […]”.  E ancora, “[…] E’ importante capire che il successo di Fratti, in un’avventura dove Brecht e Sartre fallirono, è dovuto al fatto che l’autore non ha portato solo la sua eredità drammatica europea ed il suo talento di drammaturgo. Ha anche portato in una nuova società simpatia, curiosità e giudizi umani […]. Fratti scrive come nessun autore americano potrà mai, perché porta alla sua comprensione della società americana non solo la compassione e l’indignazione morale di ogni uomo sensibile, ma anche la tolleranza presente solo in scrittori associati in un’antica civiltà […].

Come pure in un saggio del 1977 sul teatro di Fratti aveva scritto Mario Verdone: “[…] Le sue qualità più evidenti (di Mario Fratti, ndr) restano l’attualità, la sensibilità per il documento e la cronaca, l’abilità di costruire per il teatro e di suscitare sorprese, la capacità di interpretare e discutere l’epoca d’oggi, la super-nazionalità che gli permette di restare al di sopra del mondo americano o italiano, per esprimere, con conoscenza dei mezzi teatrali, un mondo proprio, tutt’altro che ovvio o vecchio: con asciuttezza, misura, essenzialità e carica emozionale. Un autore, dunque, da esaminare con più interesse e rispetto, in considerazione di un’opera complessa, calibrata, solida; e d’un successo che ben pochi autori italiani possono registrare con pari dimensioni geografiche […]”. Jean Servato, alcuni anni fa, così si esprimeva sullo scrittore aquilano: […] Noi rendiamo merito a Mario Fratti, da questa vecchia Europa, anche se un oceano finge paratie insormontabili e ci fa credere lontane tali ferite: sono sempre lacerazioni umane che occorre sanare e che Fratti trascrive nei suoi drammi, con uno stile eccezionale, di altissima fattura, che lo pone accanto ad Arthur Miller, a Tennessee Williams, ad Eugene Jonesco, agli italiani Luigi Pirandello ed Ugo Betti, quale testimone attento, meticoloso inimitabile del suo tempo, nel cuore, pur sempre stupendo, del ciclone America […]”. 

Qualche anno fa, in una breve intervista, chiesi a Mario Fratti quali fossero gli autori di teatro italiani che più ammirava. “Grandi maestri come Pirandello, Betti, De Filippo e Fo – mi rispose Fratti –, ma mi sento spesso colpevole. Ci sono in Italia una decina di bravissimi autori che meriterebbero lo stesso mio successo. Aldo Nicolaj, Alfredo Calducci, Vincenzo Di Mattia, Giorgio Fontanelli, Anton Gaetano Parodi, Maricla Boggio, Mario Moretti, Giuliano Parenti, Luigi Lunari, Roberto Mazzucco. Ed ancora un’altra ventina, che solo per brevità non cito, sono di buon valore. Purtroppo non sono tradotti. E questo è un grave handicap. C’è poi in Italia il singolare vezzo dei registi di fare quasi sempre commedie straniere, ignorando gli autori italiani. Una vergogna! Guadagnano di più sulle opere straniere – è questione di royalties – questo il motivo discutibile della loro scelta. Basterebbe allora che in Italia lo Stato obbligasse i teatri che sovvenziona a rappresentare un buon numero di testi italiani ed il problema sarebbe risolto. Appunto come fanno in America, Francia e Germania”. Una risposta che fa riflettere sulla nostra politica culturale.

Goffredo Palmerini e Mario Fratti a Little Italy NYMario Fratti, Goffredo Palmerini, Letizia Airos a Casa Zerilli MarimòM. Fratti al tavolo di lavoroM.Fratti.1Consiglio Regionale d'Abruzzo

Mario Fratti a L’Aquila in occasione del 90° compleanno. L’omaggio del Consiglio Regionale d’Abruzzo al grande drammaturgo

 

Mario_Fratti3Mario Fratti a L’Aquila in occasione dei 90 anni

(29/06/2017 – 09:50)

(ACRA) – Sarà un 5 luglio particolare il prossimo che Mario Fratti trascorrerà a L’Aquila sua Città natale. Infatti, in occasione del novantesimo compleanno dello scrittore, giornalista e critico teatrale (figura di primo piano a New York e nel mondo culturale degli Stati Uniti dove vive dal 1963 a New York) il Presidente del Consiglio Regionale Giuseppe Di Pangrazio, unitamente all’Ufficio di Presidenza, ha inteso “ricordare il compleanno con particolare riconoscimento al merito all’onore reso all’Abruzzo attraverso la sua straordinaria attività letteraria e culturale, riconosciuta e stimata in tutto il mondo”. Mario Fratti sarà a L’Aquila per vivere nella sua città natale e nella terra d’origine il traguardo del suo 90° genetliaco. “Era già accaduto dieci anni fa – ha ricordato Di Pangrazio – e in quell’occasione il Comune dell’Aquila e il TSA organizzarono una magnifica sorpresa (nell’Aula consiliare e la sera al Teatro comunale) con una giornata memorabile per rendergli il giusto onore”. Fratti, che pure di onori e riconoscimenti ne ha avuti in gran copia in tutto il mondo, per tutti basti citare ben sette Tony Award, il premio più prestigioso per il Teatro (come l’Oscar lo è per il Cinema) ancora oggi dice che quella è stata la giornata più bella della sua vita. “L’amore per l’Abruzzo è il sentimento dominante di Fratti – ha sottolineato Di Pangrazio – le sue origini e le sue radici sono costantemente motivo d’orgoglio, quantunque la ‘sua’ New York e gli Stati Uniti siano diventati la seconda patria che gli ha consentito di mettere a frutto il suo straordinario talento creativo”. Infatti, per il teatro è uno degli autori viventi più fecondi, affermati e conosciuti, negli Stati Uniti e nel mondo. Una novantina le sue opere, commedie e drammi, in gran parte tradotte in 21 lingue e rappresentate nei teatri d’ogni continente, dagli Stati Uniti al Canada, Messico, Brasile, Argentina, Cile, Venezuela, Cuba, Australia, Cina, Giappone, Corea, Russia, Turchia e in tutti i Paesi dell’Europa. Negli anni recenti ha pubblicato in Italia il suo primo romanzo “Diario proibito” e il volume di poesie “Volti”, che è venuto a presentare a L’Aquila, rispettivamente nel 2013 e 2014, mentre nel 2012 è stato presente all’Aquila alla “prima” del suo musical “Frigoriferi”, rappresentato al Ridotto del Teatro comunale, prodotto dalla Compagnia Mamò in collaborazione con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese. Proprio ad una sua opera, trasposta nel celebre musical “Nine”, deve il maggior successo. Ispirato alla vita di Federico Fellini, il musical è stato un grande successo di pubblico e di critica, con oltre duemila repliche nei teatri di Broadway. Numerose le produzioni, 36 solo negli Stati Uniti, ma anche a Londra, Parigi, Tokyo e recentemente a San Paolo del Brasile. “Nine” è peraltro diventato anche un film, diretto da Rob Marshall.

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Premio Fiuggi per lo spettacolo

 

 

Rubini-Fantastichini

A GIANFRANCO CABIDDU IL PREMIO FIUGGI SPETTACOLO PER “LA STOFFA DEI SOGNI”

Il regista cagliaritano sarà presente sabato 1 luglio a Fiuggi (Giardino Excelsior ore 21.30) alla serata di premiazione in cui sarà proiettato il suo ultimo film girato nell’isola sarda dell’Asinara. Tra i premiati anche Andrea Giordana, Milena Vukotic, Giuliana e Leda Lojodice e Silvano Spada.

La Stoffa dei Sogni”, che quest’anno ha già ottenuto prestigiosi riconoscimenti quali il Globo d’Oro e il David di Donatello (per la sceneggiatura adattata), è ispirato al libero e originale adattamento in napoletano de “La Tempesta” di William Shakespeare da parte di Eduardo De Filippo. Scritto dallo stesso Cabiddu in collaborazione con Ugo Chiti e Salvatore di Mola, si avvale di protagonisti del calibro di Ennio Fantastichini, Sergio Rubini e Renato Carpentieri, e si pregia dell’amichevole partecipazione di Luca De Filippo, l’ultima in una pellicola prima della sua scomparsa. Nel cast anche Teresa Saponangelo, Ciro Petrone, Jacopo Cullin e Francesco Di Leva. È prodotto dalla Paco Cinematografica e Rai Cinema, con il sostegno della Regione Sardegna e della Film Commission sarda.

Il film narra le vicissitudini di una modesta e sgangherata compagnia di teatranti, con a capo Oreste Campese (Sergio Rubini), che naufraga su di una misteriosa isola-carcere, e si ritrova a dover coprire alcuni pericolosi camorristi decisi a evitare la reclusione confondendosi fra gli attori. Per sfuggire alla prigione il boss dei camorristi Don Vincenzo (Renato Carpentieri) architetta e mette in opera il suo piano: far passare anche loro per teatranti, imponendo la loro decisione a Campese. Sarà il direttore del carcere (Ennio Fantastichini) a lanciare la sfida al capocomico per scoprire chi nella compagnia è vero attore e chi un criminale: dovranno mettere in scena “La tempesta” di William Shakespeare. Mentre il boss camorrista costringe Campese a riscrivere il copione con un linguaggio che lui e i suoi scagnozzi possano imparare e recitare degnamente, sullo sfondo si assiste alla nascita, quasi impercettibile e commossa, della storia d’amore tra Miranda, figlia adolescente e semireclusa del direttore del carcere, e il camorrista naufrago disperso, Ferdinando Aloisi, in un rapporto fatto di sguardi e di parole appena sussurrate.

La pellicola può essere considerata una commedia degli equivoci a lieto fine, che riprende tutta la poesia del linguaggio shakespeariano proprio durante le prove di preparazione dello spettacolo. L’isola dell’Asinara dove la pellicola è ambientata, disseminata di fortini carcere (fino a pochi anni fa era una colonia penale), ha conservato nel tempo la magia di una natura aspra e incontaminata e rappresenta lo scenario perfetto per una commedia umana in cui gli uomini che la abitano diventano parte integrante di essa. Siamo nel primo dopoguerra e in quel luogo da favola che sembra fuori dal tempo, come in una stoffa, si intrecciano le trame e i fili dei destini. E, come si può leggere nel comunicato ufficiale della produzione del film “attraverso le picaresche avventure dei naufraghi, si dipana il tema profondo della necessità dell’arte nella vita dell’uomo e quelli universali della colpa, del riscatto e del perdono”. In questo contesto, in cui lo spettatore può immergersi in un’atmosfera quasi sospesa tra incanto e realtà, ha un ruolo chiave il personaggio di Calibano, il pastore Antioco – nel film interpretato dall’attore sardo Fiorenzo Mattu – che esprime con grande poesia la condizione di “selvaggio”, figura simbolica dell’isolano colonizzato che mantiene il legame autentico con la propria lingua e la meravigliosa natura che lo circonda.

Il mio intento – ha detto il regista in occasione della presentazione ufficiale del film – è stato quello di usare come ‘punto di partenza’ l’Arte della Commedia di De Filippo: l’esigenza del teatro in una qualsiasi società, il rapporto realtà/finzione, la diversità, l’incomprensione, la vendetta e la grazia. Tutto questo a me, sardo e isolano, che ho avuto la fortuna di incontrare e lavorare per Eduardo, sembra più vicino: perfettamente consapevole che questo progetto di film mi renderà la vita difficile, il che – direbbe Eduardo – è uno degli scopi dell’esistenza.”

Prima di questo film Gianfranco Cabiddu, che oltre all’attività di regista e sceneggiatore svolge anche l’attività di organizzatore di eventi culturali legati al Cinema, ha firmato la regia di altri due lungometraggi ambientati in Sardegna come “Disamistade” (1988) e “Il figlio di Bakunin” (1997), quest’ultimo liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Sergio Atzeni. Ha realizzato anche diversi documentari che hanno riscosso un grande successo di pubblico e  di critica, tra cui ricordiamo “Faber in Sardegna & L’ultimo concerto di Fabrizio De André” (del 2015) e “Passaggi di tempo – Il viaggio di Sonos e Memoria” in collaborazione con Paolo Fresu, Elena Ledda e altri importanti musicisti sardi.

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Sebastiano Catte

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Sebastiano Catte

Agenzia Comunica

 

Un caleidoscopio di storie nel nuovo libro di Goffredo Palmerini – di Gianfranco Giustizieri

Gianfranco Giustizieri

28 giugno 2017

Un caleidoscopio di storie nel nuovo libro di Goffredo Palmerini

di Gianfranco Giustizieri *

Il libro è qui davanti a me. Le sensazioni derivanti dal fruscio delle pagine, l’odore della carta, il piacere personale di ritrovare la scrittura di Goffredo Palmerini nel suo L’Italia nel cuore, One Group Edizioni, L’Aquila, 2017, in aggiunta alla bella manifestazione per la presentazione e l’occhio che si sofferma subito sulle pagine 181 e 182, prima di ogni altra lettura: il ricordo di Adolfo Calvisi.

È un coinvolgimento immediato, emotivo e razionale. Leggo attentamente, seguo i passaggi illustrativi di una vita, le diverse esperienze descritte, gli ideali e le fonti ispiratrice di colui che ho sempre considerato un mio Maestro, a cui sono stato molto vicino e con il quale ho iniziato i miei primi percorsi sociali. E l’ho ritrovato! Palmerini ha saputo cogliere, parola dopo parola, pensiero dopo pensiero, l’essenza di una vita, entrare nell’altro e narrarlo: due pagine esemplari per una storia esemplare.

Mi scuserà il lettore di questo approccio molto personale al volume, ma credo che già da questo esempio si possa cogliere il significato di un pensiero di Luisa Prayer nella pagina di Presentazione: “È innamorato delle storie che racconta, delle persone che incontra, perché è capace di una meravigliosa disposizione interiore, aperta, disinteressata, pronta a gioire dei successi dei protagonisti dei suoi reportage, e soprattutto a rappresentare con intelligenza e sincera adesione il senso profondo di quelle esistenze, viste nella prospettiva della migrazione”. Ma non solo in questa prospettiva, aggiungerei, ogni storia narrata ha una vita e un significato particolare che va oltre il filo rosso che può costituirne la guida: sono storie di donne e di uomini nella loro essenza umana, culturale e sociale che poi esperienze di migrazione uniscono in una tematica comune.

Così nascono le narrazioni e le cronache dell’autore: un’attenzione vigile all’uomo nel suo passato e nel suo presente, una testimonianza colta e innamorata verso i suoi protagonisti, verso la sua terra che si estende oltre ogni confine.

Allora L’Italia è nel cuore non solo per coloro che sono lontani dalle proprie radici ma prima di tutto per Goffredo: “… Tutti i miei libri, di cui ad altri è dato giudicare la forma e la scrittura, sono densi di amore e passione per le cose belle dell’Italia e degli italiani, per il nostro meraviglioso Paese”, così nella sua Nota e non potrebbe essere altrimenti. L’autore ama l’Italia non solo come riferimento natio o geografico ma per i valori passati e presenti che esporta nel mondo. Così il suo libro, anzi i suoi libri, spaziano, qui nella nostra terra, lì oltre confine, per narrare frammenti, storie, esperienze, emozioni. Narrazioni anche dell’oggi come gli ultimi dati confermano e che danno in fuga 500.000 italiani dal 2008 al 2015 alla ricerca di nuove opportunità di lavoro.

Non intendo fare paragoni ma nel sentire Goffredo durante il pomeriggio di presentazione del libro, mi è venuto in mente un altro appassionato viaggiatore, del resto a noi aquilani molto vicino, un osservatore attento alla storia dei paesi e degli italiani all’estero tanto da scrivere, credo nel lontano 1935, il primo soggetto di un film italiano sull’immigrazione Passaporto rosso, cioè Gian Gaspare Napolitano. Anche Napolitano, come pochi, richiamava l’attenzione sulla terra d’origine, sui valori che spesso le seconde generazioni volutamente intendevano dimenticare. E Palmerini ha ricordato come il malvezzo per la nostra terra è un’abitudine diffusa che spesso noi stessi esportiamo a fronte di “… quegli 80 milioni d’italiani (fuori confine) che amano il nostro Paese più di noi che vi abitiamo”.

Ma riprendiamo la lettura. Come non soffermarsi sull’incipit del primo frammento narrativo quando “… il sole disegna arabeschi di luce sugli specchi d’acqua che circondano l’aeroporto JFK”, per terminare con “… Gli alberi del parco espongono le intense tonalità dei loro colori allo stato puro, vivissimi e cangianti, come nelle tele degli artisti fauves. Giallo, rosso, terra di siena, ruggine, carminio e ocra contrappuntano con il verde ancora resistente delle foglie e con lo smeraldo del prato. Un incantevole spettacolo che solo la natura riesce ad ostentare, nella splendida varietà delle sue cromie. New York è davvero bella d’ottobre …”. Altri esempi potrei fare per ribadire la bellissima espressione di Carla Rosati che nella Prefazione al volume afferma: “… prima di concludere, vorrei dire che c’è una cosa che ormai gli deve essere pienamente riconosciuta: il ruolo di scrittore. Tra i tanti modi con cui viene definito Palmerini, questo termine compare di rado. Penso in tutta sincerità che ormai questo riconoscimento gli sia dovuto, tanto è il piacere con cui ho letto questo suo ultimo libro. Tra un viaggio e l’altro, tra una conferenza e l’altra, tra un trasferimento da un posto all’altro, egli annota con finezza di scrittura le sue sensazioni ed emozioni, descrivendo luoghi, paesaggi, persone, con uno stile così appassionante e coinvolgente che il lettore ha l’impressione di stargli accanto e di viverle con lui”. È vero, da tempo nel leggere i vari interventi di Goffredo sulla carta stampata e online per recensioni, commemorazioni, viaggi, ecc., avevo notato un’eleganza di scrittura, una ricerca lessicale, una cura nel dettaglio narrativo e di cronaca che connotano il talento dello scrittore con il pieno coinvolgimento del lettore.

Poi l’amicizia, valore primario: Mario Fratti, Maria Fosco, Francesca Alderisi, Laura Benedetti, tanti altri ancora, famosi e non, quando l’abbraccio è il primo contatto epidermico che riconosce e rinsalda gli affetti!

E le emozioni, “emozioni palpabili”, come nell’incontro con l’on. Elio Di Rupo, già Primo Ministro del Belgio, in occasione del conferimento della Laurea honoris causa in Scienze Politiche internazionali e delle amministrazioni da parte dell’Università di Teramo. Un’emozione che “tocca” Goffredo nell’ascoltare la Lectio doctoralis dell’on. Di Rupo: le sue modeste origini, figlio di emigrati abruzzesi all’estero, le possibilità offerte dal paese ospitante, la dedica del riconoscimento alla madre e a tutti gli emigranti italiani nel mondo e i problemi dell’Unione Europea. Emozioni trasferite nella pagina scritta!

Il ricordo nel cuore: il fratello Corradino a cui è dedicato il libro, con la riproduzione di Pillole di storia degli alpini, un saggio in cui l’alpino Corradino rievoca la nascita del Corpo e con essa le campagne di guerra, la fondazione dell’ANA (Associazione Nazionale Alpini) e del glorioso Battaglione «L’Aquila» con il suo dannunziano Motto “D’AQUILA PENNE, UGNE DI LEONESSA”. Poi altri ricordi di chi “è andato avanti” secondo il riferimento alpino, Rinaldo Mastracci, Constantin Udroiu, Dan Fante, Vittorio Antonellini: la sobrietà del racconto, senza enfasi, per il valore della memoria.

Poi … tanto altro, impossibile dire tutto: la consegna è al lettore.

*scrittore e critico letterario

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Mercoledì 28 giugno alle 21 l’Orchestra Sinfonica Abruzzese al MAXXI con il Concerto per pubblico e orchestra di Campogrande

    1. Campogrande1ISTITUZIONE SINFONICA ABRUZZESE

    2. ENTE MORALE, ONLUS

Mibact – Direzione Generale Spettacolo

sotto il Patrocinio della regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila

Mercoledì 28 giugno 2017 – ore 21.00

Roma, Museo MAXXI

ORCHESTRA SINFONICA ABRUZZESE

Nicola Campogrande

Trois Langages Imaginaires – Concerto per Pubblico e Orchestra

(nuova versione per orchestra da camera)

G. Rossini / B. Britten

Soirées musicales

Sesto Quatrini, direttore

Irene Gomez Calado, direttore per il pubblico

Conduce Nicola Campogrande

AL MAXXI IL CONCERTO PER PUBBLICO E ORCHESTRA DI NICOLA CAMPOGRANDE

L’Aquila 26 giugno 2017 – Per la prima volta a Roma, nella prestigiosa e suggestiva location del Museo MAXXI, alle ore 21 di mercoledì 28 giugno 2017, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese eseguirà Trois langages imaginaires – Concerto per pubblico e orchestra” di Nicola Campogrande, compositore attivissimo a livello internazionale e ben noto al pubblico come interprete attento dei temi più nuovi dell’attualità culturale, che sarà sul palco insieme all’orchestra, per condurre il pubblico in una esperienza musicale inusuale, in cui viene abolita la tradizionale divisione tra esecutori e ascoltatori.

Durante la serata, infatti, il pubblico, munito di caramelle e kazoo, prenderà parte a una vera e propria sessione di concertazione con l’orchestra, un esercizio coinvolgente e divertente, che sarà condotto da Campogrande insieme al direttore dell’orchestra Sesto Quatrini, e con l’aiuto della “direttrice per il pubblico” Irene Gomez Calado.

Il Concerto per pubblico e orchestra, oltre a essere un esempio smagliante della raffinata scrittura di Campogrande, è un brano che coinvolge il pubblico in maniera intelligente ed entusiasmante al tempo stesso: in 40 minuti il pubblico è messo in grado di effettuare l’esecuzione di questi Trois langages imaginaires, e sentirsi tutt’uno con una orchestra sinfonica.

Al termine della concertazione infatti, pubblico e orchestra formeranno un corpo unico, in quella che si preannuncia una travolgente e festosa esecuzione dei tre movimenti del brano, “Gourmandesque”, “Dadalien”, “Parlé gazou”, ognuno dei quali propone la realizzazione di un nuovo immaginario linguaggio musicale.

Il direttore artistico della Sinfonica Abruzzese, Luisa Prayer, ha scelto il Concerto per pubblico e orchestra di Campogrande, che sarà accostato nel programma alle Soirèes Musicales di Rossini nella versione di Benjamin Britten, per portare nella “casa” dell’arte contemporanea e della sperimentazione della Capitale una tipologia di performance musicale nuova e attuale che si realizza attraverso la partecipazione attiva del pubblico.

  1. Concerto per Pubblico e Orchestra_Credit Festival della PartecipazioneI protagonisti

Direttore artistico del Festival MiTo – Settembre musica, il torinese Nicola Campogrande (1969) è considerato uno dei compositori più interessanti del panorama italiano. Contraddistinguono la sua opera doti di grande comunicativa ed espressività, un rapporto fecondo con i temi più stimolanti della contemporaneità culturale, e geniali intuizioni che conferiscono ai suoi brani un aspetto spesso spettacolare.

Formatosi a Milano e Parigi, oltre ai molti lavori destinati al teatro musicale, alla musica sinfonica e da camera, ha composto pagine per il cinema, per grandi mostre, per la televisione, per la radio.

Tra i suoi interpreti, oltre a numerose orchestre, Roberto Abbado, Mario Brunello, Gauthier Capuçon, Emanuele Arciuli, Lilya Zilberstein, Chlöe Hanslip, Jean-Bernard Pommier, Paul Daniel, Andrea Lucchesini, Christian Benda, Maurizio Baglini e Silvia Chiesa, Francesco D’Orazio, Gianni Coscia, Lucia Minetti, Philippe Graffin e molti altri musicisti che hanno in repertorio suoi lavori e li presentano regolarmente in stagioni concertistiche di tutto il mondo. Alcuni suoi lavori sono stati remixati e presentati in contesti non concertistici dal dj Roger Rama. Autore e conduttore di programmi su radio Tre e sul Canale Sky Classica HD (Contrappunti). È stato critico musicale di Repubblica e del supplemento Musica!, de L’Indice, di Piano Time. Collabora con le pagine culturali del Corriere della Sera ed è direttore del mensile Sistema musica. Insegna alla Scuola Holden di Tecniche della narrazione.

Sesto Quatrini, formatosi all’Aquila, si è diplomato in composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio “A. Casella”: nel 2015 è stato assistente di Fabio Luisi al Festival lirico della Valle d’Itria, nel 2016 secondo direttore al Metropolitan Opera di New York per Manon Lescaut di Puccini e Roberto Devereux di Donizetti, con i Maestri Fabio Luisi e Maurizio Benini, lavorando con star della lirica come Jonas Kauffmann, Sondra Radvanovsky, Matthew Polenzani e Elina Garanca. Quatrini è direttore principale del Bare Opera a New York, direttore musicale della compagnia lirica Les Voix Concertantes di Parigi e direttore musicale del festival francese Nuits des Salses

Irene Gomez-Calado si sta rivelando come uno dei più interessanti giovani talenti della direzione d’orchestra. Nata in Spagna, a Siviglia, ha studiato direzione di coro e d’orchestra nei Conservatori di Musica di Siviglia e Parigi e ha completato un master presso l’Università della Sorbona. Tra i suoi insegnanti i direttori Gianluigi Gelmetti, Neeme e Paavo Järvi, Jorma Panula e Colin Metters. Quest’anno è invitata al Women Opera Makers del festival di Aix-en-Provence (Francia).  Ha diretto concerti in Spagna, Francia, Germania, Italia e America Latina. E’ stata assistente di produzioni del festival di San Sebastian (Spagna), così come assistente di Enrique Mazzola all’ Orchestra National d’Ile de France di Parigi e, quest’anno, di Paavo Järvi, al Teatro alla Scala di Milano.

L’Orchestra Sinfonica Abruzzese, una delle tredici Istituzioni Concertistico-Orchestrali Italiane riconosciute dallo Stato, ha al suo attivo quarant’anni di attività. Capillarmente presente su tutto il territorio regionale abruzzese, si è esibita per le più prestigiose istituzioni musicali italiane, come l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Teatro alla Scala, e in numerose importanti sedi concertistiche di altre regioni (Milano, Roma, Brescia, Napoli, Vicenza, Trieste, Palermo, Catania, Messina, Reggio Calabria, Terni, Ascoli Piceno, Pordenone). È stata diretta da Carlo Zecchi, Gianluigi Gelmetti, Bruno Aprea, Piero Bellugi, Donato Renzetti, Nino Antonellini, Massimo De Bernart, Marco Zuccarini, Marcello Bufalini, Carlo Rizzari, Giampaolo Pretto, Massimiliano Caldi, Luciano Acocella, Roberto Molinelli e tanti altri. Riccardo Muti l’ha diretta in un importante concerto commemorativo tenutosi a pochi mesi dal sisma che ha colpito L’Aquila nel 2009.

Si sono esibiti con l’Orchestra solisti come Vladimir Ashkenazy, Barbara Hendriks, Katia Ricciarelli, Milva, Renato Bruson, Placido Domingo, Carmela Remigio, Andrea Bocelli, Ivo Pogorelich, Salvatore Accardo, Uto Ughi, Milan Turcovic, Maurice André, Hermann Baumann, Danilo Rossi, Severino Gazzelloni, Enrico Rava, Rudolf Firkusny, Leonid Kogan, Paul Tortelier, Massimiliano Damerini, Michele Campanella, Bruno Canino, Maria Tipo, Jörg Demus, Mario Brunello, Sylvano Bussotti, Boris Petruschansky, Roberto Prosseda, Pavel Berman, Benedetto Lupo, Carlo Grante, Monica Bacelli, Maurizio Baglini e Rainer Honeck.

L’Orchestra ha realizzato incisioni per numerose e importanti case discografiche (BMG Ariola, Amadeus-Paragon, Arts, Rugginenti, Sonzogno, Bongiovanni), registrazioni per la RAI – Radio Televisione Italiana e numerose prime esecuzioni di compositori contemporanei.

Fondata per iniziativa dell’Avv. Nino Carloni, dalla sua costituzione fino al 2010 l’O.S.A. è stata guidata dal Maestro Vittorio Antonellini al quale è succeduto il M° Ettore Pellegrino. Attualmente è direttore artistico la prof.ssa Luisa Prayer. Direttore principale dell’orchestra è il M° Ulrich Windfuhr e direttore principale ospite il M° Sesto Quatrini.

Per info

Elisa Cerasoli, responsabile ufficio stampa Istituzione Sinfonica Abruzzese

0862.411102 – ufficiostampa@sinfonicaabruzzese.it

Elvis Lives con Bobby Solo e Sylvia Pagni Combo distribuito a livello internazionale con Plaza Mayor

 

ELVIS LIVES_copertinaELVIS
LIVES

An intimate and unplugged special tribute to
the Music, the Art and the Movies of Presley

by
BOBBY SOLO
with the
Sylvia Pagni Swing Combo

Il 16 agosto del 1977, a Memphis nel Tennessee si spegneva il cantante e attore statunitense Elvis Aaron Presley, anche se il suo mito rimane tuttoggi più vivo e vegeto che mai.

Per celebrare colui che è stato fonte di ispirazione per migliaia e migliaia di musicisti e di interpreti del rock and roll, esattamente a 40 anni dalla sua scomparsa, nasce oggi il progetto discografico “ELVIS LIVES”, un titolo che è un anagramma ma anche un proclama, una dedica appassionata, un omaggio sincero a The King.

Per rendere tutto questo attendibile ci voleva una voce al di sopra di ogni sospetto. E quale poteva essere la voce più adatta, tra i più autentici ammiratori nazionali del Re del Rock and Roll, se non quella di Bobby Solo che molti e per molto tempo hanno chiamato “l’Elvis Presley Italiano”?

L’idea di questo lavoro nasce proprio da Roberto Satti, che lo scorso autunno l’aveva condivisa con il produttore discografico Alberto Zeppieri, durante la realizzazione di “Nuove Canzoni Italiane”, album di inediti di Bobby Solo che uscirà l’8 settembre in tutto il mondo, stampato e distribuito (anche su vinile) dall’editore Plaza Mayor Company Ltd. di Londra.

Zeppieri, intuendo immediatamente la potenzionalità del progetto, ha subito suggerito a Bobby Solo il nome di Sylvia Pagni, individuando in lei l’arrangiatore adatto e il produttore esecutivo perfetto per questo album, con la possibilità di farlo diventare anche uno spettacolo dal vivo. Zeppieri ha quindi fatto in maniera che i due si incontrassero, assieme a Loris Cattunar che ha poi curato tutti gli aspetti logistici della produzione, e da lì è nata una collaborazione che ha sapuuto sperimentare vari percorsi, fino a trovare la miglior soluzione in un sentito omaggio intimo e quasi unplugged, definito da Bobby Solo in “stile acid jazz”, scegliendo di affidarlo allo Swing Combo (ovvero la formazione volutamente ridotta) di Sylvia Pagni.

Al momento di decidere chi poteva lavorare al meglio questo progetto su scala planetaria, la scelta più adatta è stata quella di pensare ancora una volta a Plaza Mayor Company Ltd., vera multinazionale della musica, con una sede anche ad Hong Kong per il mercato orientale ghiotto di musica proveniente dall’Italia e zeppo di fans di Presley. Un matrimonio perfetto per questo progetto che uscirà, per l’anniversario, su CD fisico e su vinile a tiratura limitata (in collaborazione con l’official Elvis Italian Collector Club di Trieste) e che è già disponibile sulle piattaforme digitali mondiali.

ELVIS LIVES – La track-list

1. BOSSA NOVA BABY (Jerry Leiber, Mike Stoller)
2. I’M GONNA SIT RIGHT DOWN AND CRY (OVER YOU) (Howard Biggs, Joe Thomas)

3. LOVER DOLL (Abner Silver, Sid Wayne)
4. FOOLS RUSH IN (Rube Bloom, John Herndon Mercer)
5. HOT DOG
(Jerry Leiber, Mike Stoller)
6. FEVER
(Eddie J. Cooley, John Davenport)
7. BEYOND THE BEND
(Dolores Fuller, Ben Weisman, Fred Wise)
8. (SUCH AN) EASY QUESTION
(Otis Blackwell, Scott Winfield)
9. FOOLS FALL IN LOVE (Jerry Leiber, Mike Stoller)
10. ONE-SIDED LOVE AFFAIR (Bill Campbell)
11. DON’T ASK ME WHY (Ben Weisman, Fred Wise)
12. RELAX (Roy C. Bennett, Sid Tepper)
Bonus Track
NOVA FUNKBOSSA (Andrea Schianini, Bobby Solo, Alberto Zeppieri) dj Thor vs. Bobby Solo

A project by Alberto Zeppieri
Artistic Production by Bobby Solo
Executive Production by Sylvia Pagni Music Center

Management by Loris Cattunar
Mixed and Mastered by Jakka in Pescara (Italy)
Thanks to the Lawyer Fabio Falcone for legal assistance
Thanks to Stefania Mocchiutti and Astoria Hotel Italia in Udine (Italy)
Thanks to Bruno Pause, official Elvis Italian Collector Club, in Trieste (Italy)

LA MISSIONE DI GOFFREDO PALMERINI. Riflessione a margine della presentazione del volume L’Italia nel cuore – di Antonio Bini

 

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Riflessione a margine della presentazione del volume L’Italia nel cuore

di Antonio Bini

L’AQUILA – Alla presenza di un ampio e qualificato pubblico è stato presentato nell’Aula magna del Gran Sasso Science Institute dell’Aquila il nuovo libro di Goffredo PalmeriniL’Italia nel cuore – Sensazioni, emozioni, racconti di viaggio”, pubblicato da One Group Edizioni (351 pagine, accompagnate da un rilevante corredo fotografico). Dopo il saluto del rettore, prof. Eugenio Coccia, sono intervenuti Luisa Prayer, docente del Conservatorio “A. Casella” e direttore artistico dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese; Carlo Fonzi, presidente dell’Istituto Abruzzese di Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea; Carla Rosati, già docente all’Università per Stranieri di Perugia; Francesca Pompa, presidente della casa editrice One Group. L’incontro è stato moderato dal giornalista Angelo De Nicola. Franco Ricci, docente di Arte e Letterature moderne all’Università di Ottawa (Canada), impossibilitato ad intervenire per motivi di salute, ha inviato un interessante contributo scritto in cui ha spiegato la condizione di italo-americano.

Infine ha preso la parola l’autore che, non senza emozione, ha raccontato il suo lungo viaggio intorno al mondo, avviato una decina di anni fa. Un viaggio, ha spiegato, che ha “per radice profonda un valore identitario e comunitario che lega l’Abruzzo dentro a quello fuori i confini, l’Italia verso l’altra Italia nel mondo, a quegli 80 milioni di italiani che amano il nostro Paese più di noi che ci abitiamo”.  Si tratta di viaggi reali e rapporti diretti con varie comunità di emigrati italiani che Palmerini ha sviluppato nel corso degli anni fino a costruire una crescente rete di rapporti, divenendo interfaccia e snodo tra numerose comunità, associazioni, gruppi, testate giornalistiche e siti di informazione, nei quali è stato avvertito il comune desiderio di superare, per quanto possibile, le separatezze createsi nel tempo. Un terreno fertile che sembra corrispondere alla visione del grande sociologoZygmunt Bauman, recentemente scomparso, che in un convegno tenutosi qualche anno fa a Vicenza disse: “Io credo che voi italiani, a differenza di quanto avviene altrove in Europa, non abbiate distrutto le vostre comunità”, riferendosi non solo alle comunità nazionali (cfr. Z. Bauman, Lo spirto e il clic, ed. San Paolo, 2013, p. 29).

Quella portata avanti è da considerare un’opera immensa al servizio delle comunità, iniziata dopo aver acquisito la consapevolezza dello scarso spazio dedicato alle tematiche dell’emigrazione. Oggi è pienamente condivisibile quanto sostenuto dalla prof. Carla Rosati nella Prefazione del libro, quando scrive che sono “ormai tantissime persone che identifica l’Abruzzo proprio con lui (Goffredo Palmerini, ndr). E grazie a lui hanno recuperato memorie, riscoperto luoghi, rincontrato persone”. Un concetto, ribadito anche nel corso della presentazione, che fa riflettere, tenuto conto che al suo gravoso e appassionato impegno fa da parallelo la sostanziale assenza di attività e relazioni sistematiche da parte delle istituzioni regionali, che difficilmente vanno oltre l’episodicità e frammentarietà degli interventi, mentre la conoscenza del fenomeno emigrazione – in costante aggiornamento anche nei flussi in uscita – rimane sempre molto superficiale e incompleta.

“Missione” ha definito l’impegno di Palmerini il prof. Ricci nella conclusione del suo contributo scritto. “La missione di Goffredo Palmerini è centrale e maestra. Dando voce a chi non l’aveva, fa capire a chi non ci ha mai pensato o a chi ha facilmente dimenticato, che esiste un fitto arazzo di personaggi e situazioni, di comunità ed eventi che varcano i confini di quell’Italia brava gente che è rimasta a giocare in casa. Questo suo giornalismo ricco di curiosità e desiderio di conoscenza varca frontiere invisibili, creando un mondo virtuale pulsante di chiarezza e nettezza, al di là del solito reportage colonialistico di osservatore colto, per diventare invece un tramite di colloqui vivaci e di reciproco rispetto. E per questo, da italo-americano con l’Italia nel cuore, non posso che ringraziarlo”. Anche per questi motivi il volume, il settimo della serie, rappresenta un’opera di importante valore sociale e culturale al servizio delle comunità. Che il viaggio continui.

19260528_10211646416429009_770926242360409226_n Prof. Eugenio Coccia, Rettore GSSI 19260528_10211646416429009_770926242360409226_n 19260504_10211646417909046_5480733421442208624_n 20170621_185520

Silvio Santini – Sculture

Galleria Nuvole Volanti

CASTELFALFI (FI)

Il marmo ritrovato” di Silvio Santini;

01 giugno – 16 luglio

Continua la stagione espositiva a Castelfalfi. La Galleria Nuvole Volanti ospiterà dall’1 di giugno la personale di Silvio Santini. La mostra resterà aperta fino al 16 luglio nella Home Gallery “CasaGucci” e nei nuovi spazi espositivi del resort “Il Castelfalfi”.

Una significativa rassegna dal titolo “Il marmo ritrovato”, interamente dedicata al mondo del marmo. Undici le sculture esposte, di cui nove realizzate con il bianco marmo di Carrara che sintetizzano la personale ricerca nell’astrattismo e nella geometria dell’artista. Ma non solo bianco di Carrara, tra le opere esposte troviamo anche Il canneto di Giada, scultura in serpentinato verde e Galaxy in granito nero indiano. Le opere di Santini costituiscono la sua autobiografia, un costante dialogo con se stesso e con la natura, sempre più vicine alla perfezione del fluire delle forme.

Silvio Santini nasce a Torano, paese a monte di Carrara, città nota al mondo per la qualità del marmo e da sempre fiore all’occhiello di artisti come Michelangelo. È In questo specifico contesto, fatto di marmo, montagne e natura, che l’artista si forma, prima come artigiano e poi come scultore. Il suo percorso di studi si svolge presso la prestigiosa scuola di scultura Carlo Nicoli, dove ha l’opportunità di collaborare con alcuni dei più influenti artisti del periodo come Ipousteguy, Agustin Cárdenas, Rossello Cascella, Joaquin Roca Rey, Enzo Plazzota e Antoine Poncet. Grazie a questa esperienza decide di aprire un suo laboratorio nel 1971, dove ancora oggi, tra le montagne, scolpisce il marmo a mano nel modo tradizionale, dando vita alla sua personale produzione artistica. Negli anni ’80 il suo lavoro assume un aspetto innovativo: raggiunge un’accurata qualità tecnica e affina il linguaggio formale, avvicinandosi ai principi del Concretismo. Ciò che maggiormente lo ha influenzato è stato l’incontro con Max Bill, maestro del Bauhaus. Santini ha avuto la capacità e l’abilità di assimilare, in quindici anni di sodalizio, i concetti fondamentali del pensiero di Max Bill legati al mondo dell’arte e del design come essenziale, lineare, funzionale, semplice riuscendo nel tempo a trasferirli nei suoi lavori.

BREVE SCHEDA TECNICA

Luogo: “Il Castelfalfi” e Home Gallery “CasaGucci” – Loc. Castelfalfi, Montaione (FI)

Mostra: “Il marmo ritrovato”

Inaugurazione: il 01 giugno

Apertura: dal 01 giugno al 16 luglio

Visite: tutti i giorni, ad eccezione del lunedì e martedì, visite guidate

Biglietto: ingresso gratuito.

Informazioni e prenotazioni visite: nuvolevolanti@gmail.com – 347 5797732 – 333 1389884 

Ufficio Stampa: Rosi Fontana Press&Public Relations info@rosifontana.it – mob. 3355623246

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