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Alessio Arena, il giovane scrittore palermitano

 

COMUNICATO STAMPA

ALESSIO ARENA ES UN POETA DE NUESTRO TIEMPO

Alessio Arena, poeta palermitano, già vincitore del I Premio Internazionale "Salvatore Quasimodo", Cavaliere Accademico, detentore di numerosi altri riconoscimenti e candidato
 al Premio Nobel per la Letteratura, è stato inserito nella nuova edizione dell'enciclopedia "Poeti italiani del nostro tempo", curata dalla prestigiosa casa editrice fiorentina Anscarichae
 Domus..

“Si tratta di un prezioso riconoscimento che ricevo per la seconda volta da una prestigiosa istituzione culturale italiana.- ha dichiarato Alessio Arena- “Lo intendo come uno sprone a studiare e lavorare sempre con maggiore impegno e dedizione. Ringrazio di cuore il Comitato scientifico per l’impeccabile cura editoriale.”

In allegato la foto di Alessio Arena.

Alessio Arena nasce a Palermo il 12 ottobre 1996. Appassionato di arte, musica, letteratura e cinema, inizia fin da bambino a scrivere canzoni, poesie e racconti. Incontra alcune delle più celebri personalità della cultura italiana contemporanea, tra cui Dacia Maraini, Erri De Luca, Giuseppe Tornatore, Toni Servillo, Giorgio Albertazzi, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, che costituiscono per lui costanti e preziosi punti di riferimento.

Frequenta il corso di Laurea in Lettere dell’Università degli Studi di Palermo, dopo essersi diplomato con il massimo dei voti al Liceo Classico.

È riconosciuto «tessera» del Mosaico di Palermo e del Mosaico di Cefalù. Riceve inoltre dei riconoscimenti dalla Regione Siciliana, dall’Università degli Studi di Palermo, dall’Arcidiocesi di Palermo e dall’Assemblea Regionale Siciliana per il suo impegno artistico e culturale e per avere contribuito attraverso le sue opere letterarie a dare lustro alla sua terra.

Nel 2016 vince il I Premio Internazionale «Salvatore Quasimodo».

È annoverato tra i «Poeti italiani del nostro tempo» dall’Accademia Collegio de’ Nobili di Firenze, istituzione culturale che dal 1689 si prodiga per lo studio, la tutela e la diffusione della letteratura e della cultura italiana.

Costantemente impegnato in campo culturale, è socio di numerose associazioni, tra le quali la Società Dante Alighieri, la Società geografica italiana e l’Associazione Amici dell’Accademia della Crusca di Firenze.

È nominato, per meriti artistici e culturali, Cavaliere Accademico dell’Accademia Collegio de’ Nobili di Firenze.

Nel 2017 vince il Premio «Eccellenze di Sicilia, Sicilian Glam Award».

Nel 2017 fonda l’Osservatorio Poetico Contemporaneo, con Presidente Onorario Dacia Maraini.

È responsabile della rubrica culturale del giornale on-line «Moralizzatore».

Nel 2017 ha partecipato al G37, il summit internazionale della poesia, organizzato a Savoca dalla Fondazione Fiumara D’Arte.

Dal 2017 è Direttore del Sito archeologico di Calathamet.

Pubblica nelle antologie: «Poeti contemporanei»«Impronte»«Il Federiciano – i Germogli»«Poeti italiani del nostro tempo» e «Il Federiciano». Nel 2014 cura la raccolta di poesie scritte dal proprio bisnonno Nino Quaranta, intitolata «Poesie rustiche»Nel 2015 pubblica con Mohicani Edizioni «Discorsi da caffè» e l’antologia «Reading poetico». Nel 2016 pubblica la raccolta «Cassetti in disordine» (Mohicani Edizioni) e la raccolta «Lettere dal Terzo Millennio» (Mohicani Edizioni). Nel 2017 è inserito nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei Italiani (Aletti Editore).

Dal 2017 è candidato al Premio Nobel per la Letteratura dal Preside dell’Accademia Collegio de’ Nobili di Firenze.

Napoli Velata

 

NAPOLI VELATA E DISVELATA NEL FILM DI FERZAN OZPETEK

Emanuela Medoro

La chiave di comprensione del significato del film, “NAPOLI VELATA” di Ferzan Ozpetek è “Il Cristo Velato” di Giuseppe Sanmartino (1753), situato nella Cappella Sansevero, mostrato al termine del film. Il “Cristo Velato” è uno dei simboli più popolari di Napoli, la velatura tutta di marmo, a lungo oggetto di discussioni, può ben rappresentare i misteri e i segreti di Napoli. Il film si svolge in un alternarsi di scene di vita napoletana, che velano o disvelano la realtà. Tutte forti e coloratissime, ricche di particolari significativi, colpiscono il cuore e la mente. Non narro la trama, mi fermerò solo su alcune scene che descrivono come F. Ozpetek vede Napoli.

La protagonista, l’attrice Giovanna Mezzogiorno, è un medico anatomo-patologo, vive ogni giorno a contatto della morte, e ne spiega le cause con preciso linguaggio scientifico. Come nella tradizione delle antiche tragedie greche, lei fonde nella sua vita thanatos e eros, quest’ultimo vissuto con partner casuali in un silenzio interrotto da pochissime parole, rappresentato in maniera esplicita assai, disvelata. Violenta la morte del suo ultimo uomo. Amante, amico, fidanzato, compagno? Svelato il movente del crimine, non l’autore. Violenta ed esplicita anche la morte dei suoi genitori, avvenuta quando era ancora una bambina che osservava il mondo intorno a sé, e ne rimaneva segnata.

Lei unisce dunque in sé la cultura scientifica e le tradizioni antiche, popolarissime e superstiziose della gente di Napoli. Per capire meglio i fatti della sua vita, si reca da una veggente. L’ anticamera del locale in cui l’indovina riceve è affollata tanto da richiedere la macchinetta che regola la fila con i numeri. Lì, uomini e donne di tutte le età attendono disciplinatamente il loro turno per arrivare a sentire i responsi della indovina, velatissimi questi, oggetto di discussioni fra amici per capirne il significato occulto. Velato anche il parlare di un amico di lei, Pietro, un vecchio gay interpretato da Beppe Barra, portatore di saggezza e cultura decifrabili solo da pochi intimi. Velato il parlare, ma svelata la morte improvvisa in un affollatissimo mercato. Per quelli come lui, la scena del rito napoletanissimo e noto a pochi, del parto dei maschi.

Gli interni domestici fastosi, dalle tinte scure o poco luminose, rappresentano la Napoli barocca, nascosta da mura esterne fatte di mattoni ingrigiti dalla polvere del tempo. Arredi, stucchi dorati, dipinti, tappeti, porcellane, tendaggi di velluti pesanti, ed anche giardini fioriti visibili oltre qualche vetrata, narrano il benessere di pochi, le abilità artigianali di tanti, vite segrete e nascoste.

Comprensibilissima ed esplicita, invece, indicativa degli aspetti più moderni di Napoli, la scena che si svolge nella fabbrica dei vestiti. Un capannone immenso, con file di tavoli attrezzati, intorno ai quali gruppi di uomini e donne tagliano e cuciono, a mano anche, in una sorta di dimensione industriale dell’artigianato locale, che non cancella e annulla la creatività individuale, anzi dà ad essa una dimensione più ampia. Bellissime anche le scene che si svolgono nella coloratissima e moderna metropolitana.

Frase finale della protagonista: “Tutto quello che si dice, ma non c’è la prova, diventa leggenda”. Un film per gli innamorati di Napoli.

medoro.e@gmail.com

30 dicembre 2017.

Report UNPLI Provincia di Cosenza

Report UNPLI

Provincia di Cosenza

Ad Amantea, ridente cittadina del Tirreno cosentino, in un noto hotel di Campora San Giovanni, si è svolto un incontro indetto dall’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) provinciale per evidenziare lo stato dell’arte del sodalizio e per definire le prospettive future.

Alla presenza di delegati dell’associazione e di istituzioni di vario livello Antonello Grosso La Valle, presidente provinciale e consigliere nazionale dell’UNPLI, ha tracciato le linee guida ed ha esortato i politici presenti, su tutti il consigliere regionale Mauro D’Acri, ad un impegno mirato alla valorizzazione dei nostri paesi ricchi di storia, tradizioni e cultura, meritevoli di attenzione e di adeguato supporto.

L’impegno dell’UNPLI provinciale di Cosenza è quello di cooperare con la P.A., le Istituzioni Scolastiche e Religiose, con le associazioni di Volontariato, con il Terzo Settore, con le organizzazioni di categoria, con altri enti, con l’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia, per la promozione e la valorizzazione dell’Italia, della Calabria e della Provincia di Cosenza, in campo sociale, turistico, culturale, ambientale, ecologico, naturalistico, paesaggistico, sportivo, nell’ambito della solidarietà, del volontariato e delle politiche giovanili. E’ necessario tener presente l’appeal del brand UNPLI / Pro Loco che cresce a livelli esponenziali considerando la presenza capillare e i tanti percorsi di cittadinanza attiva nei territori calabresi; la molteplicità delle iniziative culturali, sociali, turistiche, ambientali per la promozione e valorizzazione dell’immenso patrimonio materiale e immateriale; il percorso dedicato ai Borghi (2017 Anno dei Borghi); Anno internazionale del turismo sostenibile (2017) per lo sviluppo, per favorire l’ambiente e le economie in difficoltà; l’impegno costante per la valorizzazione delle risorse umane (progetti servizio civile, artisti: musica, arte, pittura, teatro, ecc…); il percorso dei Cammini; il percorso itinerari per l’ampliamento della offerta turistica; la volontà di partecipare e condividere il percorso di sinergie e di coesione attraverso lo scambio di idee/progetti, e un costante confronto per una maggiore conoscenza dei territori/comunità con la logica integrata (bottom up), innovativa nell’attuazione delle politiche di inclusione sociale, per lo sviluppo dell’economia sociale e per tutte le forme di Turismo (accessibile/sociale, scolastico, culturale, naturalistico, ecc…).

In particolare sono stati enunciati i seguenti obiettivi:

  • creazione di dipartimenti con il coinvolgimento di personalità anche esterne; – il coinvolgimento dei calabresi in Italia e all’Estero con la realizzazione di un osservatorio/dipartimento; – il recupero di economie dal basso anche con lo strumento delle tecnologie (crowdfunding, ecc..); – nuovo portale web; – partecipazione a meeting e fiere; – responsabilità sociale d’impresa; – convenzioni con le imprese per rafforzare le eccellenze dei territori; – guida dei territori; – circuito degli artisti locali / artigianato tipico.

Ha sottolineato, altresì, il presidente provinciale, la necessità del sostegno da parte della politica e dagli imprenditori attivi nel territorio per dare slancio, entusiasmo e motivazioni ai nostri centri e per renderli sempre più competitivi e aperti.

Nel corso dell’iniziativa sono stati, inoltre, consegnati attestati di merito a persone che si sono distinte nell’espletamento delle proprie funzioni.

Amantea (Cosenza), 30 dicembre 2017

SILVIO RUBENS VIVONE

Report UNPLI

Provincia di Cosenza

Miss Chef ospite della kermesse “Anima e Cibo” con Paola Aranci, chef executive di Bill De Blasio, sindaco di NY (Maratea, 30 dicembre 2017, ore 18:30)

 

 

Premio MISS CHEF®

La prima competizione tra alcune delle migliori Chef Donne italiane con la proposizione dei più rinomati menù della tradizione culinaria nostrana

 

 

MISS CHEF® ospite della kermesse “ANIMA E CIBO”  il 30 dicembre 2017 a Maratea (PZ), un giorno prima del grande evento del Capodanno 2018 in diretta tv su RAI UNO. 

Roma, 29 dicembre 2017

MISS CHEF® sarà ospite della kermesse “ANIMA E CIBO” che si svolgerà sabato 30 dicembre 2017, a Maratea (PZ) in Basilicata, un giorno prima del grande evento del Capodanno 2018 in diretta tv su RAI UNO. A Maratea con Mariangela Petruzzelli, ideatrice e producer di  MISS CHEF®, sarà presente, in veste di guest star, PAOLA ARANCI, chef executive presso Grace Mansion, residenza del sindaco di New York, Bill De Blasio, originario di Grassano (MT). Paola Aranci, per la prima volta in Basilicata, annuncerà da Maratea la sua autorevole collaborazione in veste di international testimonial madrina, con il format MISS CHEF®, già presente a NY dal 2014.  MISS CHEF® (www.misschef.net), la prima competizione italiana ed internazionale, tra alcune delle migliori Chef Donne italiane con la proposizione, tutta in rosa, dei più rinomati menù della tradizione culinaria nostrana, valorizzando il “Made in Italy” delle eccellenze eno-gastronomiche e la dieta mediterranea, sarà protagonista domani, sabato 30 dicembre 2017, nella prestigiosa kermesse “ANIMA E CIBO”, che si sta svolgendo dal 27 dicembre scorso a Maratea (PZ), in Basilicata. “ANIMA E CIBO” è un contenitore intelligente di contenuti scientifici, salutistici, artistici e turistici, tra cultura, cibo, musica ed esperienze professionali di eccellenze lucane in Italia e all’estero, che si struttura in talk, laboratori, performance e show-cooking per raccontare l’anima ed il cibo della Basilicata e non solo. La kermesse è stata ideata da quattro associazioni lucane tra cui, come capofila, l’associazione “Mona Lisa Museum”, presieduta da Donata Manzolillo e dall’associazione “Basilicataa Way Of Living”, il cui presidente è lo chef lucano Luigi Diotiaiuti, che lavora a Washinton-USA da tanti anni.

MISS CHEF®, ideata da Mariangela Petruzzelli, giornalista e autrice tv anche per la Rai, di origine lucana, direttrice artistica e producer del format, è stata scelta tra i protagonisti eccellenti di “ANIMA E CIBO”, manifestazione che precede il grande evento mediatico del Capodanno 2018, che verrà trasmesso in diretta su RAI UNO il 31 dicembre prossimo proprio dalla bella Città di Maratea.  MISS CHEF®, nato nel 2012 ad Ischia (NA), nel 2014 è diventato itinerante in Italia toccando varie Regioni e territori per giungere fino a New York, nel periodo del Columbus Day, realizzando, da allora, per quattro anni di seguito, le sue edizioni internazionali. Dopo aver già ottenuto importanti consensi in USA, soprattutto presso il sindaco di NY Bill De Blasio, presso Natalia Quintavalle, ex-console d’Italia a NY fino al 2015, e l’attuale console Francesco Genuardi, MISS CHEF® ha organizzato, anche quest’anno, una serie di interessanti eventi a NY durante le celebrazioni del Columbus Day, in ottobre scorso.

Della storia italiana ed internazionale del format e, soprattutto del ricco calendario di eventi 2018, Mariangela Petruzzelli, presidente dell’Associazione  MISS CHEF® , racconterà dal palco di “ANIMA E CIBO” durante l’interessante talk coordinato da Donata Manzolillo che si terrà sabato, 30 dicembre prossimo, dalle ore 18,30, nella nota piazza del San Bacco, in località Fiumicello di Maratea. Grande guest star internazionale del talk del 30 dicembre sarà PAOLA ARANCI, romana, chef executive presso Grace Mansion, residenza  del sindaco di New York, Bill De Blasio. Paola giunge per la prima volta in Basilicata su invito di Mariangela Petruzzelli per raccontare la sua storia di brillante e determinata MISS CHEF e annunciare la sua autorevole collaborazione con il format MISS CHEF®, in veste di international testimonial madrina delPremio dal 2018. A tal proposito Paola Aranci ha dichiarato: “La passione per la cucina è qualcosa che coltivo fin da bambina. Essere donna e scegliere questa professione mi è costato impegno e sacrificio. Ma sono convinta del valore aggiunto che ho apportato nell’essere Chef tra eleganza, passione e creatività. Il mio sogno oggi si è realizzato e la posizione che ricopro oggi (n.dr Chef Executive presso Gracie Mansion, residenza del Sindaco di New York) è motivo di soddisfazione personale e di orgoglio italiano. E’ quindi con grande onore che ho accettato l’invito ad essere international testimonial di MISS CHEF®, manifestazione internazionale di settore, che unisce la categoria femminile e le scelte di vita, facendoci più forti e unite, al di là di confini ed esperienze”. 

Al talk “ANIMA E CIBO” del 30 dicembre prossimo a Maratea interverrà anche GLORIA LIMONGI, giovanissima chef di Maratea, vincitrice del titolo MISS CHEF® Basilicata 2015, evento internazionale in collegamento con New York e Malta, che si svolse proprio a Maratea due anni fa. Gloria Limongi, che ha aperto da due anni un rinomato ristorante chiamato “La Cambusa” situato proprio a Fiumicello di Maratea, è la più giovane  MISS CHEF® eletta da quando è nato il Premio. Della partecipazione ad “ANIMA E CIBO” e sulla sinergia con Paola Aranci,Mariangela Petruzzelli, ha evidenziato: Sono onorata e lieta di partecipare come eccellenza lucana alla kermesse “ANIMA E CIBO” e ringrazio di cuore Donata Manzolillo, ideatrice capofila della kermesse, appassionata e virtuosa professionista, che ha creduto in MISS CHEF®sapendo che fare rete tra Donne impegnate ed intelligenti è un valore aggiunto anche d’anima. A Maratea racconterò la storia di MISS CHEF® che ha promosso e continua a promuovere la cucina, la memoria dei saperi e dei sapori delle Chef Donne professioniste soprattutto lucane in Italia ed all’estero anche a NY dove il Premio è presente da quattro anni facendosi apprezzare dal sindaco di NY, Bill De Blasio che, nel 2015, ha sfilato in Columbus Parade con noi. Sono ancor più onorata di annunciare dal palco di “ANIMA E CIBO”, a Maratea e dalla mia terra, la Basilicata, la collaborazione di stima umana prima di tutto e di grande professionalità nata con Paola Aranci, chef-executive di De Blasio, Donna Chef ruggente e sagace che ho conosciuto a NY e che subito ha sposato il concept e le azioni di MISS CHEF® scegliendo di essere, dal 2018, la nostra international testimonial madrina nel mondo”.  

MISS CHEF® 2017 ha come importanti PARTNER: la Federazione delle Associazioni della Campania in USA; AENR- Associazione Europea NikolaosRoute-La Via Nicolaiana® (www.nicolaosroute-lavianicolaiana.com), il neo-costituito Ente di Gestione dell’Itinerario Culturale Europeo dedicato al Santo Nicola, di cui MISS CHEF®  è socio fondatore; la  Fondazione Matera 2019 Capitale Europea della Cultura (www. matera–basilicata 2019.it); l’Università “Unimeier” (www.unimeier.eu); la piattaforma Mad for Italy (www.madforitaly.net); il gruppo di ricerca Starfinn;l’associazione culturale e turistica “Venere Jonica” (www.venerejonica.com).  MEDIA PARTNER DI  MISS CHEF® 2017 sono: AMERICA OGGI, RADIO ICN-New York-USA (www.icnradio.com)SI’ ITALIA TV(www.si-italia.tv), tv anche web, in USA; la web tv e radio europea  WORLD EXPRESS; il magazine LO STRILLO (www.lostrillo.it); il magazine JOB OK (www.jobok.it).  

   

SI ALLEGANO N.3 FOTO.   

 

Ufficio Stampa Nazionale

MISS CHEF®

Major Press

Cell.: +39 331 5934925

e-mail: mariangelapetruzzelli@gmail.commisschef@hotmail.it;

mariangelapetruzzelli@hotmail.itinfo@misschef.net

I miei auguri di fine Anno (Goffredo Palmerini)

 

Una melograna in volo

di Ilaria Guidantoni *

A tutti coloro che hanno rinunciato a volare

sulle ali della passione, ad amare…

semplicemente a vivere.

C’era e non c’era una volta una ragazza, o forse era una donna, ma con un’anima da bambina, eppure guardandosi allo specchio si sentiva vecchia. Sapeva di non esserlo ma quando sbirciava nello specchio scorgeva il proprio volto tremendamente invecchiato. Le pareva perfino di non vedere i contorni del proprio viso in modo nitido. Come poteva essere? Quando passeggiava non c’era bambino, ragazzo, uomo o vecchio che, incantati dal suo fascino non la guardassero ammirata… eppure lei più si specchiava più notava il suo sfiorire. Un giorno, dopo che la notte prima aveva preso freddo, si svegliò con un terribile raffreddore. Non sentiva più nessuno odore. Dette la colpa al raffreddamento e non se ne curò. Passarono i giorni e piano piano la ragazza guarì ma gli odori non le arrivavano più. Qualcuno le disse che nel Paese dove si trovava forse questo era un bene. Non avrebbe sentito gli odori nauseabondi dei resti del cibo lasciati all’incuria per strada ma a lei non importava. Le sembrava di vivere dentro una nuvola, sospesa, dove anche i colori svanivano. Un giorno rischiò di cadere per terra perché senza odori non riusciva ad orientarsi.  Quasi non riconosceva le persone. Senza odori le persone le apparivano come figurine di carta, ritagliate su fogli piatti.

Quando venne il turno di incontrare i suoi bambini, corse loro incontro per abbracciarli, cercando invano il profumo di talco e quell’odore di buono e di tenerezza che si era irrimediabilmente perso. Mangiava ogni giorno di meno, solo per nutrirsi. Perfino dell’acqua aveva smarrito il piacere di dissetarsi. La vita le appariva appannata e la sua immagine allo specchio divenne sfuocata. Si lavava ossessivamente temendo di avere un cattivo sentore o di non averne affatto. Era stato così infatti che si era accorta di aver perso l’odorato. Una sera come tutte le sere prima di andare a dormire, dopo il bagno, si era spalmata con dell’olio profumato o almeno credeva. La stanza era illuminata solo da una candela e non riconoscendo alcun profumo, corse ad accendere la luce, pensando di essersi sbagliata. Era sempre lo stesso olio ma il suo profumo di gelsomino era svanito. Ne aprì un’altra boccetta, ma la sorte fu la stessa. Passarono i giorni e la vita le appariva come una lunga fila di quadretti grigi, di una tonalità insulsa e indistinguibile. 

Un giorno passeggiando le si avvicinò un gatto che la seguì fino a casa desideroso di coccole e di trovare un po’ di calore forse. Accarezzandolo, mentre il micio sembrava godere di tante attenzioni, a lei parve di avere tra le mani un pelouche a pila. Non aveva nessun odore, nemmeno lui. E lo invidiò. Capì allora cosa voleva dire avere fiuto nella vita, potersi orientare nel meraviglioso mondo degli odori, buoni o cattivi che fossero non importava. Era disperata e passava le giornate annusando le cose più incredibili convinta che prima o poi tutto sarebbe ripreso come nulla.  Andò nel laboratorio di vernici vicino casa e si mise ad annusare i barattoli aperti, solventi e colle perfino, sebbene non le giungesse alcuna sensazione. Niente di niente. Una sera rimase fuori dal balcone, guardando le stelle e pensò che per guardarle bastasse la vista. Le stelle non hanno odore e neppure la luna… ma la notte sì. L’aria della notte è diversa dal giorno, diversa in ogni stagione, carica di umidità, impregnata degli odori dei fiori e delle piante che il vento trasporta o della polvere nelle giornate afose. Anche le stelle le sembrarono allora niente più che lampadine fioche. Alcuna emozione.

Finalmente le arrivò la notizia del ritorno del suo amore solo che dopo un momento di gioia, la tristezza ne prese il posto. Non avrebbe sentito il suo profumo che poteva riconoscere tra mille, perfino nella folla satura delle spezie del mercato. Si preparò con cura ma quell’olio speciale con il quale si cospargeva il corpo prima di incontrarlo era diventato solo un liquido grasso, mentre le candele solo un gioco di luci e ombre. Nell’assenza si accorse che tutto aveva un odore, un sentore che ne raccontava la storia. Perfino le cose più impensate, come una chiave di ferro.

Anche i baci quella sera non avevano lo stesso gusto. Ecco aveva perso il gusto della vita, la capacità di sentire le cose. Aveva la sensazione che una pellicola la ricoprisse tutta separandola dall’intimità con il mondo. Pensò che fosse una sua creazione, un incubo dal quale si sarebbe risvegliata. In realtà forse sentiva gli odori ma non riusciva a leggerli? Credette di essere impazzita e si rassegnò a una vita che non avrebbe più avuto sapore. Come avrebbe fatto a dare il gusto agli altri senza averne per sé? Si sentì improvvisamente sola… come una bambola nelle braccia del suo amore che sembrava invece contento, ignaro di tutto e non vedeva il suo dolore.

Passarono i giorni, le settimane, e la luna fece il suo giro per tornare a nascere, più e più volte, finché un giorno si accorse che il suo amore aveva lasciato un gelsomino accanto al suo letto andandosene. Lo avvicinò alle labbra e al viso, come per accarezzarsi, prima di chiuderlo in un libro senza odore ma qualcosa si risvegliò in lei. Ne sentì il profumo intenso tanto che scostò la testa indietro. Anzi, ebbe l’impressione di sentirne la fragranza. Certamente era un’illusione, il ricordo di un bel momento, il desiderio così forte di ritrovare il gusto per quell’amore che stava svanendo… le fece percepire l’inesistente. Comunque quella sera mentre lo aspettava profumò la casa con acqua di fiori d’arancio e accese una candela sotto l’olio di garofano in camera e le sembrò davvero di sentire quei profumi. Ad un certo punto prese coraggio e si mise alla prova: mise tre boccette con i diversi aromi una di fianco all’altra, chiuse gli occhi, girò più volte intorno al tavolo e chiese a chi era con lei di scambiarle di posto. Aspirando l’odore li riconobbe e non sbagliò ma pensò di essere stata fortunata. Non riusciva a credere ancora al suo naso.

Qualcosa tornava nel gusto ma una sera perse di nuovo ogni sensazione. Quello stesso giorno il suo amore era partito e camminando nei giorni successivi ebbe spesso la sensazione di perdere l’orientamento. Passarono lunghi giorni di angoscia nei quali si sentì priva di forze e lunghe notti insonni, settimane sempre uguali si avvicendarono, la stagione cambiò e il suo amore rimandava sempre quel viaggio di ritorno. Un bel giorno, senza nemmeno voler sentire la sua voce, gli scrisse che sarebbe partita lei stessa per non restare nell’attesa vana. Avrebbe sorvolato il mare per raggiungere la riva dalla quale era partita. Restare in una casa vuota non aveva più senso.

Era pronta a salire sull’aereo quando all’imbarco il pilota le porse un pacchetto dicendo che non poteva rivelarle chi glielo avesse consegnato ma che avrebbe dovuto aprirlo se avesse avuto paura durante il volo. Immaginò allora di riconsegnarlo chiuso alla fine del viaggio. La giornata era stranamente piovosa in quella regione dove piuttosto è la siccità la vera minaccia e un vento forte si abbatté sull’aereo non appena questo si alzò in volo. Sentiva il tremore in tutto il corpo, il freddo che l’avvolgeva, mentre fuori dall’oblò si vedeva solo una coltre spessa di ovatta. Tutto bianco. Un biancore accecante che le invadeva l’anima.

Ad un certo momento dopo l’ennesimo scossone, prese coraggio e chiese di vedere il comandante. Entrò nell’abitacolo con il pacchetto in mano e mentre davanti a lei si agitava una massa candida lattiginosa lo aprì adagio adagio…non si sa quanto tempo passò ma diversi minuti, fin quando, mentre le lacrime le velavano lo sguardo, sentì forte e chiaro il profumo del suo amore, con il quale era stato bagnato il nastro che si legò al polso; poi arrivò l’odore inebriante del gelsomino e quello delicato e appetitoso della melograna, frutto dell’amore. Tutto si animò d’un tratto e nella nebbia fitta poteva distinguere ombre e figure, paesaggi che l’attendevano, mentre ogni cosa riprese vita sprigionando un suo odore, in un miscuglio allegro che la fecero ridere, mentre addentava il frutto. Era tornata a volare, a vivere.

Milano, 12 dicembre 2017

***

Ilaria Guidantoni, fiorentina, vive e lavora tra Firenze, Roma, Milano e Tunisi. E’ studiosa di mediterraneità e cultura araba. Giornalista e scrittrice, si occupa di temi legati alla cultura del Mediterraneo soprattutto della sponda sud e del mondo arabo: dialogo tra le religioni; movimenti femminili e femministi; rilettura della storia e dei linguaggi mediterranei. Laureatasi in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica di Milano sul filosofo ebreo russo naturalizzato francese, Wladimir Jankélévitch, un Corso di Perfezionamento in Bioetica al Policlinico Gemelli di Roma, si è interessata di problemi legati alla corporeità, ai disagi affettivi e ai disturbi del comportamento alimentare, alle tradizioni alimentari, saperi e sapori nel Mediterraneo. Ha maturato un’esperienza di indagine e consulenza nello sviluppo del territorio in ambito di consulenza strategica, parlamentare e di giornalismo politico economico. Già consulente di aziende e istituzioni, tra cui una consulenza sul tema reti tra le città e politica ambientale del territorio alla Fondazione Censis e un’attività di consulenza ufficio studi per l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Ha collaborato per molti anni con Tecniche Nuove Editore, Il Sole 24 Ore e la direzione di alcune riviste. Ha partecipato a Tunisi, in rappresentanza dell’Italia, al 1° Forum internazionale sulle identità multiple nell’area dell’Euro-Maghreb, organizzato dalla Commissione Europea nel 2013. Ha ricevuto nel 2014 a Lecce il Premio “Omaggio a Nelson Mandela” per i Diritti Umani, nella XVI edizione Salento porta d’Oriente.

Ha pubblicato il saggio Vite sicure. Viaggio tra strade e parole (Edizioni della Sera, 2010); la raccolta di poesie e racconti Prima che sia Buio, (Colosseo Grafica Editoriale, 2010); l’instant book I giorni del gelsomino (P&I Edizioni, 2011); il romanzo Tunisi, taxi di sola andata (No Reply Editore, 2012); Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia (Albeggi Edizioni – REvolution, 2013); il racconto “Chéhérazade non abita qui” nel libro collettivo uscito nel novembre 2014 contro la violenza sulle donne, Chiamarlo amore non si può (Casa Editrice Mammeonline) e il racconto “Mi chiamavano salice piangente” edito da Mammeonline. Nel 2015 sono usciti Marsiglia-Algeri Viaggio al chiaro di luna (Albeggi Edizioni), Il potere delle donne arabe (Mimesis Edizioni); il romanzo Corrispondenze mediterranee, viaggio nel sale e nel vento e Viaggio di ritorno. Firenze si racconta (Oltre Edizioni). Nel 2016 per Albeggi Edizioni sono usciti la riedizione del libro sulla transizione tunisina, Senza perdere il coraggio. Tunisi, viaggio in una società che cambia e il pamphlet sul Mediterraneo Lettera a un mare chiuso per una società aperta. A novembre 2017 è uscita la sua prima traduzione e curatela del poeta algerino di espressione francese Jean Sénac, Ritratto incompiuto del padre (Oltre Edizioni), inedito in Italia. Ha collaborato come autrice al Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo (SER-ItaliAteneo, 2014).

Intervista a Stefano Mazzonis di Pralafera, direttore Opera di Liegi

 

LIEGI, STEFANO MAZZONIS DI PRALAFERA: L’OPERA DEVE TORNARE ALLE ORIGINI. L’INTERVISTA

Quando ero bambino passavo ore della mia infanzia siciliana incantato a guardare la lampada magica: una candela dietro dei vetri creava immagini di un mondo meraviglioso e fatato, più vero e più ricco, nella mia fantasia di bimbo, di qualsiasi realtà effettiva; guardando con stupore i meravigliosi cartoni dell’antica scenografia di questo Rigoletto “un plaisir délicieux m’avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause”, una sensazione di gioia, “d’où avait pu me venir cette puissante joie?”. E d’improvviso torna il ricordo di quella lampada magica di tanti anni fa; le immagini della scenografia, dolci come una sorta di personale madeleine mi stavano facendo riprovare una gioia dimenticata, facendomi assaporare il piacere di un cullato abbandono a questa bella edizione di Rigoletto all’Opera di Liegi; ho capito così che i sapori della cucina classica della tradizione, ignorantemente liquidata come come antiquata, hanno ancora molta felicità da regalare a chi ha l’umiltà e l’intelligenza di apprezzarli. Giovanni Chiaramonte.

Abbiamo intervistato Stefano Mazzonis Di Pralafera, direttore dell’Opéra Royal de Liège Wallonie, regista, scenografo e costumista di “Rigoletto” in scena fino al 2 gennaio 2018 (e il 6 gennaio a Charleroi).

La prima di “Rigoletto” ha riscosso un grandissimo successo. Qual è la sua soddisfazione più grande?

Che in sala più del 40% del pubblico era composto da giovani, cioè ragazzi con meno di 26 anni: questa è la mia più grande gioia, mi emoziona fino quasi a commuovermi.

Quindi, opera e giovani non sono così distanti?

No. Tra l’altro in un periodo di esami in cui i ragazzi notoriamente erano impegnati e non potevano venire, invece…

La rappresentazione di “Rigoletto” ha abbracciato e avvolto il pubblico: lei ne ha curato regia, scenografia e costumi. Come ha gestito le tre cose insieme?

Ho pensato di riprodurre come all’origine esattamente quando Verdi l’ha creata: quello che si vede sul palco di Liegi è quello che il compositore ha visto al momento della sua prima e sono delle tele -in effetti riproduzioni novecentesche- quasi identiche a quelle della prima di Verdi. Ho ritrovato queste tele, un capolavoro artigianale nella costruzione perché sono tutte in due dimensioni, cioè piatte e sembrano tridimensionali.

Il cambio delle scene visibile al pubblico suggeriva proprio l’idea dell’artigianalità…

Era così tra l’altro spiegato nei libretti di Verdi da una scena all’altra, in posti diversi, durante lo stesso atto. Quindi, si sarebbe oggi obbligati a fare dei cambi di scena che durerebbero 10-15 minuti mentre lui li realizzava in due minuti. Ecco perché concepiva le sue opere e i suoi libretti così.

Forse allora l’opera non dovrebbe ritornare alle sue origini?

Deve ritornare a questo. Adesso fare tutte le opere con le tele dipinte sarebbe troppo, però indubbiamente ritornare a una scenografia essenziale ma che riproduca nel vero quello che è la scena immaginata dal compositore di questo io sono un fautore, un artefice, un sostenitore. Salvo rari casi di opere un po’ strampalate in cui i libretti sono inesistenti, occorre tornare a una rappresentazione visiva in cui lo spettatore segua la storia non solo dal punto di vista dei cantanti che diventano anche degli attori, ma soprattutto nella parte visiva che deve essere quella cui il compositore e il librettista si sono ispirati.

La sua creatività, la maestria del Direttore Giampaolo Bisanti, i personaggi di Rigoletto, Gilda e del Duca eccezionali… come si crea una tale alchimia?

Quando i cantanti si trovano in uno spazio in cui la regia, la scena corrisponde al testo del libretto e al sentimento della musica danno di più perché si ritrovano nei panni dei loro personaggi: un’alchimia che però sfugge con delle regie troppo strampalate. Non smetterò mai di battermi contro questa deviazione scenica che rovina l’opera e non credo che i giovani amino quel genere. Amano invece questo genere in cui ritrovano la storia e la capiscono.

Giriamo diversi teatri d’Europa: a Liegi constatiamo che non ci sono mai poltrone vuote. Qual è il segreto?

Forse quello di avere sempre dei cast di alto livello, programmare ciò che piace al pubblico e non quello che piace al direttore. Alla fine il pubblico ti dà fiducia e viene anche a vedere qualcosa che magari avrebbe ignorato perché pensa di non ricevere mai una “fregatura”. Giovanni Zambito.

Foto di scena: Lorraine Wauters Opera Royal de Wallonie

Scheda

Direction musicale: Giampaolo BISANTI*

Mise en scène, décors et costumes: Stefano MAZZONIS DI PRALAFERA

Décors (réalisés par): Scenografie SORMANI CARDAROPOLI (Milan)

Costumes (réalisés par): Fernand RUIZ

Lumières: Michel STILMAN

Chef des Chœurs: Pierre IODICE

RIGOLETTO: George PETEAN • / Devid CECCONI* •

GILDA: Jessica NUCCIO*•/ Lavinia BINI •

IL DUCA DI MANTOVA: Giuseppe GIPALI • / Davide GIUSTI •

SPARAFUCILE: Luciano MONTANARO

MADDALENA: Sarah LAULAN*

IL CONTE DI MONTERONE: Roger JOAKIM

MARULLO: Patrick DELCOUR

LA CONTESSA DI CEPRANO: Alexise YERNA

MATTEO BORSA: Zeno POPESCU

Orchestre et Chœurs: Opéra Royal de Wallonie-Liège

Production: Opéra Royal de Wallonie-Liège

* Première fois à l’Opéra Royal de Wallonie-Liège

21, 23, 26, 28 et 30 déc. 2017 et 2 janvier 2018

22, 27, 29, 31 déc. 2017 et 6 janvier 2018

Serena per Eco Italiano

Serena intervista l’imprenditrice Sara Cocozza di papillover

 

 

 

Sara Cocozza papillover

CHI SIAMO

Creiamo i nostri papillon ed accessori moda rigorosamente a mano, perché crediamo che l’artigianalità sia un elemento indispensabile per la realizzazione di un prodotto di alta qualità, nel rispetto della tradizione della grande sartoria italiana.

Collaboriamo con Berto, storica industria tessile italiana specializzata nel denim, con cui condividiamo l’amore per la qualità e per il made in Italy, che ha visto la nascita di BERTO4PAPILLOVER.

Affidiamo i nostri papillon a boutique ed atelier di moda più in voga in Italia e nel mondo, con l’obiettivo di far conoscere sotto una nuova veste questo accessorio dall’antichissima storia.

Ci divertiamo nel mescolare forme, tessuti e fantasie, che ci consente di realizzare un prodotto sempre nuovo e adatto ad ogni occasione, e che permette, a chiunque lo indossi, di sentirsi parte di questo mondo, il mondo Papillover.

Manuela (in foto a sinistra)

L’amore per il Made in Italy

Innamorata di Napoli e delle sue bellezze: sole, pizza e sartoria. Crescere a Napoli significa toccare con mano la lunghissima tradizione sartoriale, aprire gli armadi ed ammirare capi unici realizzati da abili mani artigiane. Per questo il nostro brand di accessori moda non poteva non rispettare questa tradizione e fare della sartoria di qualità il proprio punto di forza. Accessori 100% Made in Italy pensati e realizzati a Napoli con tessuti di primissima qualità scelti tra le più note aziende tessili Italiane.

Sara (in foto a destra)

L’espressione della creatività

Da piccola disegnava e creava i vestiti per le sue bambole, ora è sempre alle prese con pantoni, fogli, ago e filo. Ogni accessorio Papillover nasce dalla sua creatività e tutto dal disegno fino al capo finito è curato nei minimi dettagli per ottenere un prodotto di eccellenza in pieno stile Made in Italy. Ama le persone creative ed è sempre entusiasta di realizzare i prodotti personalizzati nati dalla fantasia dei nostri consumatori.

Fonte: sito ufficiale papillover www.papillover.com 

NATALE DI SANGUE 1943 – La fucilazione del pastore abruzzese Michele Del Greco

 

NATALE DI SANGUE 1943

La fucilazione del pastore abruzzese Michele Del Greco

Nella notte tra il 21 e 22 dicembre, a Badia di Sulmona, il parroco Don Vittorio D’Orazio fu svegliato dai soldati tedeschi quando ancora era buio e accompagnato nell’abbazia-carcere, nella cella del condannato Michele Del Greco. Rimasti soli, prete e detenuto si abbracciarono. Poco prima era stato detto al Del Greco che la domanda di grazia non era stata accolta. Don Vittorio D’Orazio ha ricordato quel momento con lucidità e commozione: non era facilmente distinguibile il colore del volto del condannato dal bianco del lenzuolo. Del Greco gli disse: «Sa perché mi ritrovo in questa situazione? Perché ho fatto quello che voi mi avete insegnato: dar da mangiare agli affamati». Fu fucilato subito dopo, nel cortile interno del carcere. Tra le sei e le sette del mattino. Era stato arrestato il 22 novembre. Processato e condannato a morte il 27 novembre.

Ad Anversa degli Abruzzi, suo paese natale, era stato affisso questo manifesto:

«Comune di Anversa degli Abruzzi. Il tribunale militare tedesco ha condannato alla pena di morte Michele Del Greco, pastore di 47 anni, per aver dato asilo a circa 56 prigionieri inglesi, russi, francesi ed americani fuggiti dai campi di concentramento. 27 novembre 1943».

Successivamente, in data 20 luglio 1947, la Legione Territoriale dei Carabinieri, Compagnia di Sulmona, invia la seguente comunicazione alla Questura di L’Aquila:

«Il 22 novembre 1943, fu catturato dai tedeschi, per avere dato vitto ed alloggio a militari alleati evasi dal campo p. g. di Sulmona, Del Greco Michele fu Nunzio e fu Di Giusto Raffaela, nato ad Anversa il 9.6.1896, pastore. Processato dal tribunale militare tedesco in Sulmona, fu condannato a morte. La sentenza fu eseguita il 22.12.1943 in località ‘Abazia’ di Sulmona».

Prima di morire Michele Del Greco scrive questa lettera sincera e commovente, rimasta per tanti anni gelosamente conservata dalla figlia Antonietta, nata il 4.6.1930. La lettera è scritta con una matita copiativa sulle due facciate di un foglio staccato da un quaderno a quadretti. La riportiamo integralmente, ponendo tra parentesi la dizione corretta e qualche delucidazione. Data la quasi assenza di punteggiatura, i periodi sono stati separati da piccole barre.

«Mia compagna cara col mio Rasegno di (con la mia rassegnazione in) Dio. Carminucia (Carminuccia) aveva (avevamo) una bella famiglia di portarla (da portare avanti) col nome di Dio / il mio distino (destino) sono stato contannato (condannato) a morte / io vi benedico e mi dovete perdonare per qualche ribrovere (rimprovero). Portate la palma (Fatevi onore) e fate quello che vi dice vostra matre (madre), avete perso il patre (padre) io moro (muoio) perché o (ho) commesso (avuto la colpa) per aiuta (di aver aiutato) la povera gente / la vita mia vi (ve) la devono Pagare che quando è piantato (sarà formato) il governo fate ricorso che moro (muoio) per aiutare (aver aiutato) la gente / Cara Carminuccia mi perdono (perdonami) se o (ho) fatto delle mancanze, pero (però) sono innocente che la notta (notte) mi e (è) venuta a trovare mia sorella Giuseppina (la sorella morta) e già mi a (ha) dato segno che mi veniva a prendere / e (è) riuscito il sogno che mi a (ha) fatto mia sorella, non fate lagnare Nessuno / quello che anno (hanno) fatto il contratto come le pecore vendetele lassate (lasciate) un po (po’ ) per voi.

Dite a traficando (Trafficante) per suo figlio di farcelo stare (farlo restare a lavorare) fino sara (finché sarà) più grando (grande) Nunzio (il figlio di 11 anni) e pagatelo bene. parlate col compare della torre (Torre dei Nolfi) per ammettere (vendere) un po (po’) di pecore ed anche un po (po’) di capre, parlate anche con minco di turco (Domenico Di Turco) / le vaccine mantenetele per uso di famiglia così non guardate a gliartri (agli altri). Non fate il torto a mio Patre (padre) che (perché) è peccato che (perché) io non posso consolarmi che (perché) non posso rivede (rivederlo) lultimavolta (l’ultima volta) / il tristo distino (destino) così avra (avrà) voluto Dio. Raccomandatemi a tutto (tutti) i Santi a la (alla) madonna della libera (Madonna) che la tenco (tengo) sempre al cuore cara. Carminuccia mi consolo (che) pure ti o (ho) visto l’ultima volta mi portavi (hai portato) tutti 4 i miei figli giusto per dargli un bacio / i (io) comando lo stesso sopra questa carta / bacio mia moglie uniti con i nostri figli, figli cari sto chiuso dentro una stanza senza una goccia daqqua (d’acqua) / figlio Nunzio fate il buono fate quel che ti dice tua matre (madre) che non credevo di lasciarti così subito. Saluto mia sorella Francesca mio cugino Pietro e famiglia, le vostre sorelle e famiglia, volete (vogliate bene) anche la (a) vostra madre / Cesso di scrivere / ti sono stato sempre fedele tuo marito Michele Del Greco.»

(Sotto la firma è disegnato un piccolo segno di croce).

Un’altra figlia di Michele Del Greco, Raffaella, ha ricostruito quei giorni dolorosi, nel libro dal titolo Quei lunghi trenta giorni. In precedenza, esattamente il 20 ottobre 1943, alle ore 8 del mattino, davanti al muro del cimitero di Sulmona, erano state fucilate quattro persone: i due fratelli Giuseppe e Antonio D’Eliseo di Roccacasale, il loro nipote Antonio Taddei e l’amico Giuseppe De Simone di Pratola Peligna. Di questo assassinio, lo storico inglese Roger Absalom scrive: «la prima occasione in cui dei civili italiani vennero passati per le armi con la specifica accusa di aver “aiutato e favorito” dei fuggiaschi.» (Cfr. “E si divisero il pane che non c’era” a cura di Rosalba Borri, Luisa Fabiilli e Mario Setta; “Terra di Libertà, storie di uomini e donne nell’Abruzzo della seconda guerra mondiale” a cura di Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta).

Mario Setta

L’Aquila, 21 dicembre, CONCERTO DI NATALE dei SOLISTI AQUILANI

 

 

 

CONCERTO DI NATALE

L’AQUILA 21 DICEMBRE
AUDITORIUM DEL PARCO, ORE 18.00

I SOLISTI AQUILANI
E
ERIC WADDELL & THE ABUNDANT LIFE GOSPEL SINGERS

Appuntamento il 21 dicembre (Auditorium del Parco, ore 18.00) con I Solisti Aquilani e la rassegna Musica per la città, per il tradizionale Concerto di Natale, dedicato alla città dell’Aquila che porta ancora le ferite del sisma che la colpì nella notte del 6 aprile 2009. Un concerto che vuole essere anche essere auspicio di speranza e di rinascita. Bacchetta della serata Stefano Fonzi, artista a tutto tondo. Numerose le contaminazioni jazz nel suo background fatto di arrangiamenti classici e colonne sonore. Del resto, il suo curriculum è pieno di collaborazioni dentro e fuori il “jazz-set” nazionale, da Fabrizio Bosso a Danilo Rea, passando per Simona Molinari e, soprattutto, Gino Paoli, le cui canzoni senza tempo viaggiano spesso su ritmi sincopati. Ha suonato con tanti altri musicisti di fama internazionale: Yo Yo Ma, Roger Waters, Carlos Santana, Alicia Kiss, Andrea Bocelli e altri ancora e lavorato per 10 anni con Ennio Morricone con il quale ha avuto la possibilità di registrare decine di colonne sonore, cd e di tenere concerti in tutto il mondo: Palazzo di vetro dell’Onu, Royal Albert Hall e Apollo Theatre di Londra, Radio City Music Hall di New York, Arena di Verona e Partenone di Atene, tanto per citarne alcune.

Ad affiancare I Solisti Aquilani ci sarà uno straordinario gruppo: Eric Waddell & The Abundant Life Gospel Singers, che propone un concerto di altissimo livello scoppiettante e festoso affidato all’abilità e alla direzione magistrale di Eric Waddell, front-man e leader di un gruppo di 21 elementi tra cantanti e musicisti che, grazie a lui, ha raggiunto un livello di perfezione vocale e musicale che ci ricorda le formazioni di Hezekiah Walker e Ricky Dillard, diventando uno dei cori di spicco del gospel americano.

Nella sua carriera il coro ha condiviso il palco con leggende come, giusto per citarne qualcuna, Pastor Timothy Wright e Albertina Walker, Pastor Marvin Sapp, Vanessa Bell Armstrong e la leggendaria Dottie Peoples. Eric Waddell & The Abundant Life Gospel Singers stanno lasciando un’impronta significativa anche nel mondo discografico dove hanno ricevuto due riconoscimenti al Rhythm of Gospel Awards come miglior CD Tradizionale dell’anno, Year & Best Performances by Choir/Director.

Il loro sound, un mix tra il gospel tradizionale con le nuove tendenze del contemporary gospel genera e sprigiona una fortissima carica emotiva che inebria e trascina anche gli spettatori meno abituati a questo genere musicale.

Eric Waddell & The Abundant Life Singers è divenuto, in solo sette anni dalla nascita, uno dei gruppi di spicco di Baltimora e Eric Waddell uno fra i più eccellenti direttore di coro: nella sua carriera ha prestato la sua opera in numerosissime Chiese. Famoso docente e compositore, ha studiato presso il Conservatorio Peabody come salmista. Il suo amore per il gruppo da lui stesso creato, The Abundant Life Singers, gli ha permesso di condividere e sviluppare i suoi doni attraverso la musica. Molti dei brani in repertorio sono di sua composizione: un sound che abbina le sonorità del gospel tradizionale con le nuove tendenze del contemporary gospel.

    

BIGLIETTI: INTERO 12.00 EURO – RIDOTTO 8.00 EURO

Botteghino aperto dalle ore 16,30 del 21 dicembre presso AUDITORIUM DEL PARCO