Archivo por días: 8 diciembre, 2017

A Passeggio su una nuvola

 

A PASSEGGIO SU UNA NUVOLA

Emanuela Medoro

Bellissimo, ma a che serve tutto questo spazio?” Se lo chiedeva pure Romano Prodi, ieri 7 dicembre 2017, visitando gli immensi spazi, vuoti per ora, della Nuvola di Fuksas all’EUR. Nelle immediate vicinanze della fermata della metro EUR Fermi, in mezzo a grattacieli svettanti, il fabbricato potrebbe passare inosservato, un parallelepipedo di dieci piani, le mura esterne, chiamiamole così, pannelli di cristallo scuro e trasparente sostenute da cavi di acciaio, lasciano intravedere all’interno una forma bianca ondulata e morbida, in alto. Si entra dentro, e ci si sente sperduti per l’immenso spazio d’ingresso, quasi vuoto, da percorrere. Un servizio bar ad un lato, riconcilia con il mondo dei normali. Scale mobili conducono in alto, verso i piani superiori.

A piano terra, attraverso porte nere si entra nello spazio espositivo, dal 7 al 10 dicembre 2017 occupato dalla fiera del libro: “Più libri, più liberi”, lo slogan di questa fiera, quanto mai attuale. Ordinati per file tagliate da un ampio corridoio centrale, centinaia di espositori, piccoli e medi editori. Ho chiesto ad uno di loro quanti ce ne fossero allineati lì, mi ha detto che ce ne stanno circa 500, un quarto degli editori operanti in Italia. Ho attraversato tutti i corridoi, sperduta e confusa. Sebbene passi tanto tempo a leggere libri e giornali, completamente ignara della dimensione complessiva dell’editoria italiana.

Ai piani alti, incontri e interviste con personaggi della politica e della cultura, in mezzo a una nuvola, alla nuvola pensata dall’architetto Fuksas, realizzata con pannelli bianchi trasparenti sostenuti da cavi d’acciaio dal movimento morbido e sinuoso. Da rimanere a bocca aperta, a guardare e cercare di capire!

In mezzo alla nuvola, file di sedie trasparenti accolgono il pubblico degli incontri con i politici, incontri ravvicinati che danno di questi ben noti personaggi un’impressione, umana diciamo così, che rende più comprensibili loro e quello che dicono. Mi sono trovata ad ascoltare l’incontro con Romano Prodi e quello con il ministro dell’interno Mario Minniti intervistato dal giornalista Marco Damilano. Giornali e tv danno resoconti esaurienti di queste conversazioni, aggiungo la mia voce per riportare impressioni immediate, senza entrare nel merito dei discorsi, sempre oggetto di controversie. R. Prodi, visto da vicino, mi è sembrato più giovanile di come appare in tv, ed anche capace di esprimersi, con un microfono, articolando le parole in modo chiaro e distinto. Ha ribadito tutti i concetti fondamentali del welfare state a lui cari: sanità, scuola e case popolari, colonne del benessere di una società civile e democratica. La tassazione, un male necessario per realizzarle. Esprimeva il tutto con una bonomia e una forma di saggezza ammirevoli. Da una come me, sua coetanea.

Il Ministro dell’Interno Mario Minniti, con un eloquio razionale e ordinato, ma non gelido, anzi, appassionato e sentito, ha trattato i temi più attuali e scottanti per uno stato democratico che voglia difendere le sue istituzioni: migrazioni, violenze e mafie, antiche e recenti.

Ha iniziato ricordando che il peggior periodo del secolo appena trascorso è nato con un incendio di libri. Quanto mai attuale, dunque, lo slogan della fiera Più libri, più liberi. In relazione alla recente, inquietante incursione di figuri minacciosi dal volto coperto alla redazione dei giornali La Repubblica e L’Espresso, le sue parole, ricche di passione per lo stato democratico, mi sono sembrate rassicuranti. Mi auguro che i giorni a venire non mi facciano pentire per la mia fiducia nel Ministro dell’Interno.

medoro.e@gmail.com

L’Aquila, 8 dicembre 2017.

Zampognari e tradizioni natalizie italiane

 

 

GLI ZAMPOGNARI NELLE TRADIZIONI NATALIZIE ITALIANE

Antonio Bini

Si è svolto a Moscufo l’VIII Raduno degli Zampognari promosso dal comune e dall’Associazione Zampogne d’Abruzzo, con la collaborazione della Proloco e delle altre associazioni presenti sul territorio.

L’evento, che riporta alle tradizioni natalizie del passato, è stato in parte condizionato dal maltempo, che non ha peraltro impedito a diversi appassionati di raggiungere il paese da varie parti d’Italia.

L’antico mondo degli zampognari, che l’Associazione Zampogne d’Abruzzo si impegna da anni a recuperare e valorizzare, emozionano ancora una vasta platea di persone, come dimostrato da diversi servizi andati in onda su TG4 e TG5, a cura del giornalista Gianluigi Armaroli, che hanno introdotto il tema del Natale 2017 in Italia. Il presidente dell’Associazione, Tonino Toracchio, nelle dichiarazioni rilasciate ha ricordato gli sforzi sostenuti per salvaguardare le tradizioni musicali legate allo strumento simbolo della civiltà pastorale che negli anni scorsi erano andate quasi del tutto perdute. Tutto questo nel disinteresse delle istituzioni e talvolta anche dei media. Eppure anche dei giovanissimi si sono accostati negli ultimi anni con passione alla zampogna, dedicandosi allo studio della musica e dello strumento. Tra questi anche due ragazze Irene Di Marco e Miriana Varalli. Segnali evidenti del superamento di una figura che per secoli era stata esclusivamente maschile. Altri giovani, Manuel D’Armi, Marcello Sacerdote, Luigi Varalli e Cristian Di Marco hanno formato un quartetto, che hanno denominato PETRA, e sono in partenza per un tour in Svizzera, in cui proporranno un repertorio che va oltre i brani tradizionali. E’ confortante vedere e ascoltare questi giovani, che daranno un futuro alla zampogna. A Moscufo sono presenti altri musicisti che hanno recentemente suonato in Canada e Germania, sempre attesi con affetto da tanti italiani che non hanno perduto la memoria del suono della zampogna e della ciaramella. Emerge tra tutti i musicisti presenti, anche non appartenenti all’Associazione, amicizia e armonia, è il caso di dire. Uno spirito che accomuna generazioni, dalla quindicenne, Irene Di Marco, di appena 15 anni, al meno giovane, l’ottantenne Primo Pierfelice. Una volta erano prevalentemente pastori, ora appartengono ad una eterogenea pluralità di situazioni sociali. Tra gli zampognari presenti a Moscufo anche un cardiologo, Antonino Scarinci, apprezzato ricercatore e musicologo.

Nell’ambito della manifestazione è stato ricordato il gemellaggio tra l’Associazione e il Circolo della Zampogna di Scapoli, siglato proprio a Moscufo nel 2014. Nell’occasione il fumettista Michele Arcangelo Jocca ha donato,per il tramite dell’Associazione Zampogne d’Abruzzo, un acquerello che ritrae una coppia di zampognari con lo sfondo della cinquecentesca chiesa di Santa Maria della Pietà di Rocca Calascio, oggi divenuta una delle icone dell’Italia, ma da considerare soprattutto come simbolo della scomparsa civiltà pastorale. L’artista romano, nato a Calascio nel 1925, fa parte della storia del fumetto italiano. Il suo acquerello sarà destinato ad arricchire la dotazione del Museo della Zampogna allestito dal Circolo a Scapoli, che si sta impegnando per promuovere un percorso progettuale che porti a candidare all’Unesco la zampogna come patrimonio dell’umanità.

C’è ancora il tempo per scambiare alcune impressioni con Giulio Armaroli, personaggio noto del giornalismo televisivo, in passato anche scenografo, regista, attore e conduttore di programmi musicali. Si nota facilmente che si trova a suo agio nella manifestazione, nella piazza e tra i vicoli del paese. Anche tra i sui ricordi di infanzia nella sua Bologna ci sono con gli zampognari in giro per il centro della città nei giorni precedenti il Natale. E’ scontata la sua risposta affermativa quando gli chiedo se c’è ancora spazio nel terzo millennio per il secolare patrimonio culturale rappresentato dalla zampogna in Abruzzo, come in altre circoscritte aree geografiche dell’Italia centro-meridionale, in cui lo strumento resiste con non poche difficoltà.

E’ purtroppo un certo provincialismo, osserva Armaroli, a costituire il principale limite che caratterizza la valorizzazione di molte importanti tradizioni del nostro paese, tra cui quella rappresentata dall’antico strumento simbolo del mondo pastorale del passato. Un provincialismo che riduce spesso a dimensioni locali valori culturali che dovrebbero invece emergere e trovare uno spazio anche nella società globalizzata di oggi, nella quale sarebbe sufficiente ricordare come questi singolari pastori musicisti in passato abbiano ispirato nelle loro opere anche tanti prestigiosi compositori stranieri, tra cui Georg Friedrich Händel e Hector Berlioz.