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Startupweekend ha illuminato e illuminerà L’Aquila – di Francesco Lenoci

 

Startupweekend

ha illuminato e illuminerà L’Aquila

di Francesco Lenoci *

L’AQUILA – Si è tenuto nello scorso fine settimana, per la prima volta all’Aquila, Startupweekend, evento planetario firmato da Techstars e Google, grazie alla collaborazione tra l’associazione culturale Logos, Gioel Holding, Digital Borgo e Università degli Studi dell’Aquila.

A differenza degli altri eventi, quello dell’Aquila è stato offerto ai partecipanti a titolo gratuito, grazie alla generosità degli sponsor: Università degli Studi dell’Aquila, Comune dell’Aquila, Logos, Gioel Holding, Digital Borgo, Deloitte, BCC di Roma, Supera, Bebidas, Pasticceria Caesar, Momenti di Caffè, Il Vicoletto, La Pizzonta Aquilana, Mastro Caffè, Ristorante Delfina alle 99 Cannelle, Room, Air2bite, Fill, FilmAQuì, Foto Pettine, Stampa e Stampe.

Nel corso di 54 ore un centinaio di motivatissimi ragazzi si sono incontrati, conosciuti, confrontati, riuniti in gruppi. Stimolati e aiutati da coach, hanno quindi lavorato per rendere presentabili, e trasformabili in vere e proprie imprese, le loro idee imprenditoriali.

L’inviato di Techstars, lo startupper Simone Demelas, veterano di tanti Startupweekend (da Roma ad Atene, dalla Romania al Giappone), è stato bravissimo nel formare i gruppi di lavoro, mantenerli motivati e, soprattutto, far emergere in questi ragazzi le qualità necessarie per predisporre i pitch finali, vale a dire informazioni utili per lo sviluppo di una business idea e quindi di un progetto innovativo di impresa.

Si è partiti venerdì sera 25 maggio con la presentazione dei progetti e la selezione delle idee più interessanti. Si è proseguito sabato fino alle 23,30, incuranti della finale di Champions League tra Real Madrid e Liverpool.

I ragazzi hanno sviluppato le idee scelte anche la domenica mattina, aiutati dallo startupper Fausto Preste fondatore di Grampit – innovativa badante digitale che sta facendo, con interessanti risultati, la fase di sperimentazione all’Aquila e, in particolare, grazie alla collaborazione e disponibilità degli amministratori locali, nei comuni della piana di Navelli – da Davide Ardovino ingegnere, da Tullio Gabriele co-fondatore di Air2Bite, azienda aquilana tra le prime a fornire connettività wireless, da Cesidio Borrelli coach, da Guido Cantalini e Florindo Di Giulio ingegneri e fondatori di Aterno Greeen start-up innovativa per l’accumulo energetico con super-condensatori, da Daniele Marini grafico, da Federico Battaglia consulente legale e da Francesca Pompa editrice e imprenditrice nella comunicazione.

Hanno concluso domenica pomeriggio, presentando i pitch ad una giuria composta dal professor Luciano Fratocchi (Università degli Studi dell’Aquila), dal professor Fabio Graziosi (Università degli Studi dell’Aquila), dal dottor Ettore Tramontelli (Dottore Commercialista), dal dottor Francesco Marconi (Andersen Tax & Legal), dal dottor Francesco Iannamorelli (Deloitte), dallo scrittore Goffredo Palmerini, dal professor Francesco Lenoci (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

I progetti elaborati e rappresentati sul maxi schermo dell’Aula Magna sono stati, in ordine di presentazione a seguito di apposito sorteggio, i seguenti: “Time to wash” (startup per lavare e stirare i proprio indumenti, connettendo casalinghe con utilizzatori); “Go party” (piattaforma per trovare, in base alle proprie esigenze e al proprio profilo, l’evento più vicino); Light study (piattaforma per evitare inutili perdite di tempo quando si va in biblioteca e si trovano posti già occupati); “Personal mosaic (piattaforma per fare mosaici artigianali nelle proprie abitazioni, negozi, a condizioni innovative); “Grin” (piattaforma per acquistare cibi biologici e a km zero, mettendo in connessione il contadino con il cliente); “Glass plus (innovativo bicchiere refrigerato che permette di non usare il ghiaccio).

La giuria, dopo attenta e vivace discussione che ha fatto seguito alla formulazione di appositi giudizi, ha decretato i seguenti vincitori: al primo posto “Glass plus di Giuseppe Ruotolo, Nicola Altieri e Giuseppe Cavone; al secondo posto “Personal mosaic di Giulia Alecci, Marco Barone, Pasquale Di Nardo e Sabrina Stura; al terzo posto “Time to wash di Giosuè Capuano, Luana Ardivelo, Roberto Guglielmi e Stefano Antonelli.

Si tratta di tre progetti, elaborati dai ragazzi con notevole spirito di collaborazione e condivisione, che, se vorranno, potranno concretizzarsi in start up reali, grazie ai premi offerti dagli sponsor consistenti in sei mesi di coworking, nell’assistenza legale gratuita per la costituzione delle startup e nelle sessioni di mentorship necessarie per trasformare l’idea in qualcosa di concreto.

Soddisfattissimi per la riuscita dell’evento gli organizzatori Leonardo Scimia, Luca Grimaldi e tutti gli altri ragazzi dell’associazione Logos che tale evento hanno fortemente voluto: “Aver visto una tale partecipazione, essere stati il centro della comunità Techstars per tre giorni, aver potuto assistere alla presentazione di ben sei progetti (a Milano nel primo weekend di maggio erano stati otto), ci conferma che tali eventi sono necessari per ridurre il gap tra l’università e il mondo del lavoro e in tal senso continueremo ad operare in futuro”.

“Sono contentissimo di aver aiutato i ragazzi dell’Università dell’Aquila e di questa città, che ringrazio tantissimo per l’impegno profuso. La ricompensa più grande è stata osservare ragazzi, che non si conoscevano e/o le cui idee non erano state scelte, formare gruppi per lavorare insieme, accettando le idee degli altri. E poi vederli tutti insieme confrontarsi, cercare soluzioni, tornare indietro, rimettere in discussione quanto fatto e ripartire da capo, riprendendo in alcuni casi le idee degli altri scartate prima. Tutto questo senza mollare mai e superando momenti di crisi. Ho osservato team che arrivavano a risolvere problemi, con grandissima onestà intellettuale, semplicemente superando gli individualismi, facendo squadra. Bellissimo! Una straordinaria ed ennesima conferma: molti dei nostri ragazzi hanno una grandissima potenzialità. Noi dobbiamo soltanto aiutarli, trasferendo correttamente loro le nostre esperienze! Sono certo che alla prossima edizione di Startupweekend, avendo più tempo e quindi maggior sostegno da parte di tutti, avremo una partecipazione ancor più importante”, commenta l’organizzatore Alido Venturi.

“Per L’Aquila – dichiara Goffredo Palmerini – Startupweekend è stata una straordinaria opportunità per mettere in sinergia Università, imprenditori illuminati, istituzioni e sponsor, consentendo a giovani talenti di competere con idee innovative e progettualità maturate in un lavoro di gruppo. Un evento esemplare per una città che sta rinascendo dopo il sisma del 2009, che conferma come prelazione primaria l’investimento sulla creatività e sull’innovazione”.

La conclusione spetta a Francesco Lenoci – chi scrive – membro della giuria, nel ripetere a beneficio di tutti uno dei suoi slogan preferiti: “Se non si sogna, non si progetta. Se non si progetta, non si realizza”.

*docente Università Cattolica – Milano

Giulianova. Grande Guerra, Sauro e De Berardinis ricordano i loro nonni nella sede della Lega Navale

 

COMUNICATO STAMPA

A 100 anni della fine della guerra i nipoti ricordano la Grande Guerra dei nonni

Sauro e De Berardinis ricordano i loro nonni nella sede della Lega Navale

GIULANOVA (Teramo) – Grazie all’ospitalità della Lega Navale di Giulianova, l’ammiraglio Romano Sauro, autore del libro “Nazario Sauro – Storia di un marinaio”, scritto insieme al figlio Francesco Sauro, ha presentato il progetto “Sauro 100” che sta toccando i principali porti italiani grazie all’ospitalità della stessa Lega Navale Italiana. L’iniziativa culturale e sociale, è partita il 4 ottobre 2016 dal porto di Sanremo, con sortite verso l’Albania, Montenegro, Croazia e Slovenia, per terminare a Trieste il 4 ottobre 2018.

Le giornate di navigazione con la barca a vela “Galiola III” (Modello Jeanneau Symphonie 32, del progettista Philippe Briand), sono alternate con gli incontri nelle scuole e presentazione del libro. I diritti d’autore della vendita saranno devoluti all’Associazione “Peter Pan Onlus” di Roma a favore dei bambini ed adolescenti affetti da malattie onco-ematologiche. Nazario Sauro fu impiccato e sepolto dagli austriaci il 10 agosto 1916 a Pola.

Finita la guerra, l’Artigliere del 3° Reggimento artiglieria da costa a Pola, Giovanni De Berardinis (1897-1973, insignito della Croce al merito di guerra il 20 giugno 1919 a Pola dal Vice-Ammiraglio Umberto Cagni e nonno del giornalista Walter De Berardinis, nativo di Mosciano Sant’Angelo, ma originario di Cologna paese) fu presente il giorno dell’esumazione del corpo di Nazario Sauro (10 gennaio 1919) e alla successiva sepoltura con gli onori militari (26 gennaio 1919) nel cimitero di Marina di San Policarpo a Pola (fu sepolto anche un marinaio giuliese, Casaccia Luigi 1903/1923).

In quell’occasione, il capo di stato maggiore della Marina, grande ammiraglio duca del Mare Paolo Thaon di Revel, consegnò la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria alla vedova. Per tale motivazione, la famiglia di Walter De Berardinis e l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, hanno consegnato una targa ricordo per questo lieto incontro a Giulianova dopo quasi 100 anni da quei tragici fatti. Prossima tappa, l’1 e 2 giugno a Grottammare e San Benedetto del Tronto.

Serena conduce Operaclassica Eco Italiano

Serena intervista il soprano Carmen Giannattasio 

 

 

 

Carmen Giannattasio, soprano

biografia

Carmen Giannattasio (Avellino24 aprile 1975) è un soprano italiano.

Biografia

Nata ad Avellino e cresciuta a Solofra, ha completato gli studi di canto al Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino, laureandosi contemporaneamente in Lingue e Letterature straniere (Universita’ degli Studi di Salerno), e dal 1999 al 2001 ha frequentato l’Accademia di Perfezionamento del Teatro alla Scala di Milano, debuttando come Giulietta di Kelbar in Un Giorno di Regno di Giuseppe Verdi di rara esecuzione (come Stellidaura nel Chi dell’altrui si veste presto si spoglia di Domenico Cimarosa nel Seminario arcivescovile di Milano), ed Adelia nella prima di Ugo, Conte di Parigi di Gaetano Donizetti diretta da Antonino Fogliani al Teatro degli Arcimboldi nel 2003, sede del Teatro Alla Scala negli anni di restauro.

Il lancio internazionale nella carriera della Giannattasio avviene nel 2002, con la vincita a Parigi del prestigioso concorso Operalia, indetto da Placido Domingo[1]. Da allora il soprano viene richiesto in tutti i più grandi teatri italiani ed esteri (il Teatro Comunale di Bologna, lo Sferisterio di Macerata[2], la Fenice di Venezia, l’Arena di Verona[3]Teatro San Carlo di Napoli, il Metropolitan Opera di New York[4], la Royal Opera House, il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, l’Opernhaus di ZurigoDeutsche Oper e Staatsoper di Berlino, La Monnaie di BruxellesKungliga Operan di Stockholm, Staatsoper di Vienna, Teatro Colon di Buenos Aires, Teatro Municipal di Sao PauloBolshoi di Mosca, De Nationale Opera di Amsterdam, Vlaamse Opera di Anversa, Teatro Perez Galdos di Las Palmas, Los Angeles Opera, Teatro Municipal di Santiago de Chile.

Ancora per la Scala nel 2004 è Micaela in Carmen e nel 2013 Mrs. Alice Ford nella prima di Falstaff (Verdi) diretta da Daniel Harding con Ambrogio MaestriCarlo BosiIrina Lungu e Daniela Barcellona. Nel 2014 Amelia nel Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi con Leo Nucci, ruolo ripreso nell’edizione del 2016 sempre con Leo Nucci sotto la direzione di Myung Wung Chung e in tournée in Asia: (Lotte Hall) Korea, (Center of Oriental Arts) Shanghai, infine in Russia al Teatro Bolshoi di Mosca.

Per il Teatro La Fenice nel 2005 è Anna in Maometto secondo diretta da Claudio Scimone con Lorenzo Regazzo a Venezia e Norina in Don Pasquale al Teatro comunale Mario Del Monaco di Treviso. Nel 2014 Leonora ne IL Trovatore e Mimì ne La bohème ancora alla Fenice.

Nel 2006 è Elena ne La donna del lago con Gregory Kunde all’Usher Hall per l’Edinburgh International Festival e nel 2008 Violetta Valéry ne La traviata al Theatre Royal di Glasgow, all’Eden Court Theatre di Inverness, al His Majesty’s Theatre di Aberdeen ed all’Edinburgh Festival Theatre di Edimburgo per la Scottish Opera per la regia di Sir David McVicar.

Al Teatro Regio di Torino nel 2007 e’ Liu’ in Turandot per la regia di Luca Ronconi, nel 2008 è Fidelia in Edgar di G. Puccini e nel 2014 ancora Liù in Turandot sotto la direzione di Pinchas Steinberg e la regia di Giuliano Montaldo.

Al Royal Opera HouseCovent Garden di Londra nel 2012 è Mimì ne La bohème con Joseph Calleja e Nuccia Focile e nel 2014 Elisabetta I in Maria Stuarda (opera) con Joyce DiDonato, nel 2015 Nedda in una nuova produzione di Pagliacci sotto la direzione di Antonio Pappano e per la regia di Damiano Michieletto.

All’Arena di Verona debutta nel 2012 come Donna Elvira in Don Giovanni di W. A. Mozart e partecipando al gala della lirica Lo Spettacolo sta per iniziare condotto da Antonella Clerici, nel 2013 partecipa al Gala Domingo-Operalia e nel 2014 sarà Liù in Turandot diretta da Daniel Oren.

Al Metropolitan Opera House di New York debutta nel 2012 come Leonora ne Il trovatore con Franco Vassallo e Dolora Zajick.Nel 2012, inoltre, ha interpretato il ruolo di Violetta Valery nella Traviata, opera inaugurale della stagione lirica 2012/2013 del Teatro San Carlo a Napoli con Saimir Pirgu trasmessa da Classica HD e con la regia di Ferzan Ozpetek, scene di Dante Ferretti e costumi di Alessandro Lai.

Nel 2013 è Violetta Valéry ne La traviata diretta da Roberto Abbado al Hong Kong Arts Festival, Leonora ne Il trovatore al Festival di Vienna, Desdemona in Otello (Verdi) con José Cura al Teatro Colón, Alice Ford in Falstaff diretta da James Conlon con Roberto Frontali al Los Angeles Opera e canta nella Messa da requiem (Verdi) diretta da Carlo Rizzi al Palau de les Arts Reina Sofía.

Si esibisce nel Concerto di Capodanno di Venezia 2014 diretto da Diego Matheuz trasmesso su Rai 1 in mondovisione. Sempre nel 2014 è Elisabetta I in Maria Stuarda e Mimi’ al Deutsche Oper Berlin.

Nel 2015 Madama Cortese ne IL Viaggio a Reims di Rossini alla De Nationale Opera di Amsterdam per la regia di Damiano Michieletto e Leonora ne IL Trovatore diretto da Maurizio Benini con la regia de La Fura dels Baus. Liu’ in Turandot al Teatro di San Carlo di Napoli e Mimi’ alla Deutscheoper di Berlino.

Nel 2016 Norma di V. Bellini alla Bayerische Staatsoper di Monaco, Amelia in Simon Boccanegra al Teatro Alla Scala di Milano, Alice Ford in Falstaff alla Wiener Staatsoper.

Particolarmente fortunata è la sua collaborazione con l’etichetta discografica Opera Rara, con cui ha inciso titoli relativamente rari del repertorio del Belcanto (Ermione, di Rossini, Parisina d’Este e Caterina Cornaro di Donizetti, Il pirata di Bellini)[5].

IL 28 Febbraio 2017 è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella della Repubblica Italiana.

Fonte: wikipedia

Asinara, a scuola di fotografia: in palio 10 borse di studio

 

AR/S – Arte Condivisa in Sardegnala piattaforma progettuale della Fondazione di Sardegna, darà inizio a un’esperienza formativa inedita che coinvolgerà una composita comunità di appassionati, artisti e operatori.

Cagliari, 28 maggio 2018. All’Asinara per il solstizio di giugno: a partire dal giorno più lungo dell’anno, e nel corso di quattro giornate, trenta studenti e operatori selezionati e dieci relatori d’eccezione si insedieranno in alloggi e spazi di studio diffusi all’interno di una riserva naturale pressoché incontaminata con lo scopo di confrontarsi ad ampio spettro sui temi portanti della fotografia e dintorni. La Fondazione di Sardegna assegnerà 10 borse di studio, che coprono l’intera quota di partecipazione, a studenti nati in Sardegna.

Il programma. Le attività di formazione avranno inizio giovedì 21 giugno alle ore 15 con la lecture inaugurale del direttore artistico dell’iniziativa, Marco Delogu, per concludersi domenica 24 giugno alle 18. Una compagine di alto profilo nel campo della fotografia internazionale, composta da fotografi, critici, curatori, giornalisti e operatori, guiderà i partecipanti in un inedito percorso di scambio e condivisione su temi trasversali, dalla curatela alla critica fotografica passando per l’editoria e la stampa, il tutto nella suggestiva cornice dell’Asinara e della sua storia complessa. I relatori che animeranno il corso sono Gerry Badger, Jacopo Benassi, Lorenza Bravetta, Marco Delogu, Mirjam Kooiman, Guy Tillim, Paolo Ventura, Francesco Zanot, Michele Ardu, Maurizio Caprara e Davide Di Gianni. Le sere di venerdì 22 e sabato 24 sono inoltre previsti due eventi aperti al pubblico. Il calendario prevede una fitta serie di lezioni, incontri, talk, proiezioni e momenti conviviali intervallati anche da una serie escursioni per ammirare gli scorci più suggestivi dell’isola, per oltre un secolo luogo di segregazione, quarantena e detenzione, e oggi spazio unico dedicato alla condivisione e allo studio.

Come partecipareIl campus si rivolge a 30 studenti e operatori di fotografia, cinema e arti visive, che saranno selezionati dall’organizzazione. Le candidature sono aperte tramite la procedura online sul sito www.thephotosolstice.com.

Come accennato, la Fondazione assegnerà dieci borse di studio a partecipanti nati in SardegnaLa selezione avverrà attraverso la valutazione di: 1.curriculum vitae;2.portfolio in pdf; 3.lettera motivazionale. Ai partecipanti all’evento verrà inoltre fornito un Attestato di Partecipazione firmato da tutti i relatori.

Per partecipare e inoltrare la propria candidatura: visitare il sito www.thephotosolstice.com  e/o scrivere un’email a info@thephotosolstice.com .

IMPRESSIONI DI LETTURA SUL LIBRO CHE RACCONTA LA VITA DELLO CHEF DOMENICO SANTACROCE – di Franco Ricci

IMPRESSIONI DI LETTURA SUL LIBRO CHE RACCONTA LA VITA DELLO CHEF

DOMENICO SANTACROCE

di Franco Ricci *

SULMONA – E’ ancora fresco di stampa il volume di Antonio De Panfilis “Vita, opere e buona sorte di Domenico Santacroce” (Edizioni Tabula fati, Chieti, 2018, pp.163). Il testo si legge come un dialogo con l’interlocutore. E’ un ibrido tra saggio e narrativa. Un ritratto di Domenico Santacroce che narra tutto quanto il necessario che il lettore possa apprezzare, come grandi soddisfazioni e vicissitudini di una vita costruita con costanza, fermezza e delicatezza. La scrittura è pulita, scarna, con un tocco emotivo adatto per fare vivere il momento narrativo attraverso gli occhi di Domenico. Questa visione è nitida, onesta e pura. Niente ironia. Nessun viaggio idilliaco. Solo una dose leggera di autocritica per l’innocenza giovanile, che poi sfocia in una maturità sapiente e capace.

Raccontato poeticamente da Domenico, è stato abilmente trasposto in suggestiva narrazione dal giornalista e scrittore Antonio De Panfilis, che riporta il pensiero di Domenico e lo ripropone in maniera schietta e fedele. L’opera di Domenico è una testimonianza dello spirito, lo spirito abruzzese che ha piantato la sua bandiera ovunque sia atterrato. Uno spirito imprenditoriale che pensa prima di tutto alla comunità, al bene sociale, al lascito duraturo, piuttosto che al guadagno personale. Il tratto più accattivante di Domenico è proprio questa sua coraggiosa umiltà.

Mai per vantarsi dei propri risultati, e i momenti più difficili passano quasi come normalità benché grandi e determinanti. Immagina di lasciare Pratola Peligna in piena notte, un leggere fagotto, pochi centesimi in tasca, ma con una sua speranza nel cuore. Immagina il viaggio verso il gelido nord: treni, traghetti, ancora treni, verso le latitudini e le altezze della leggendaria Scozia, terra scarna e dura come il suo Abruzzo lasciato alle spalle. Un viaggio nel tempo: intenso, doloroso, straniante, onirico, commovente. Un self-coaching involontario. Appesantito da un’intera bottiglia di Cointreau, acquistata lungo il percorso in circostanze che si possono solo descrivere come comiche. Immagina Domenico, appena arrivato alla meta. Affamato. Con una fame – ricorda lui -“salendo spaventosamente” verso il Resort scozzese. Entrando in cucina era circondato da un imponente selezione dei migliori piatti che la cucina inglese avesse da offrire, ma condannato, per mancanza di confidenza con l’inglese, ad un “Milk tea”, ossia un the al latte.

Questo battesimo di brodo tiepido gli è servito per affrontare il lavoro stressante della brigata di sala. Il lavoro in sala si articola in fasi che si succedono secondo un ordine preciso. Il rispetto di quest’ordine, impara Domenico, assicura lo svolgimento ottimale per la preparazione dei piatti e la somministrazione efficace e professionale di alimenti e bevande ai commensali. L’impostazione del lavoro di cucina può variare in base alle dimensioni e alla tipologia delle aziende di ristorazione. Ma il fine rimane uguale: la cura degli ingredienti ed il controllo della sala garantisce la soddisfazione dei clienti.

Domenico rimane sempre attento. Sempre studioso e osservante. Sempre alla ricerca della risposta ad un’assillante domanda: sarà mai un buon cuoco, lo chef che voleva essere? Poi i soggiorni di lavoro in Europa. Il ritorno alla Valle Peligna è altrettanto memorabile. Immagina i suoi tentativi di rinnovare o almeno trascinare le tradizioni culinarie abruzzesi nel mondo contemporaneo spesso incontrato con sfiducia speculativa da chi serbava memorie dei giorni infausti del dopoguerra. “Santacro, pe’ piacer’, mo che purt’ i spaghetti’ nii mett’ allu becchier’”; un commento tanto ludico quanto mitico di un attonito commensale.

Le realizzazioni, poi, dei suoi sogni, che pian piano si concretizzano al fianco della sua consorte e anima gemella Antonella Di Cristofaro: una famiglia, poi due alberghi ed un B&B in pieno centro a Sulmona, in un edificio storico risalente al XVI Secolo. Gli orizzonti di Domenico sembrano sconfinati, il suo entusiasmo contagioso, la sua abilità professionale e imprenditoriale indiscusse.

Uno spirito anima le pagine del testo ed è l’anima di Domenico, che racconta la sua vita attraverso il lavoro.

Trovo il personaggio di Domenico la perfetta intersezione tra il curioso, spesso inciampante, ma serio, Marcovaldo ed il perspicace, percettivo, deciso, e ponderoso Palomar, ambedue personaggi della cosmologia dell’autore Italo Calvino. Il mondo di Domenico desta echi calviniani. Un mondo dove s’impara osservando la superficie delle cose. Un mondo spesso chiuso e acerbo come quello di Palomar, ma allo stesso momento pieno di vita, di vitalità e di passioni sensuali che vanno annusate, mangiate, costruite ed assemblate con maestria, come quello di Marcovaldo. Ora immagina un romanzo nero.

Il percorso, filo diretto del nostro protagonista, viene interrotto. Alla gioia e soddisfazione che il lettore intravede, all’avventura di Domenico si aggiunge la triste realtà di sentimenti provati, e sempre nuovi ogni volta, dell’animo umano. Una vera tragedia greca, qualcosa che scava a mani nude nell’animo umano e ne toglie frattaglie sanguinolente. Da personaggio abile e capace, sen non altro per la fugace visione dall’alto d’una vita che da lì si crede diversa e invincibile, Domenico riscontra la propria fragile dipendenza dall’altro per vivere.

Da un dipinto (l’arte è una passione per Domenico) che raffigura campi verdeggianti e cieli soleggiati, si volta pagina su un quadro che ruota intorno a personaggi che si aggrappano l’uno all’altro per non crollare, per non perdersi. Se il filo conduttore del libro è il coraggio e la forza di un uomo temprato nel crogiolo del duro lavoro per lunghe ore, la malattia lo rivela uomo dal carattere dolce come un confetto, ma avvolto in un velo duro di zucchero.

Un’idea fissa, una visione platonica guida Domenico in tutti i suoi sforzi e lo dirige sempre verso la stessa meta. Il successo si riassume nella capacità di aiutare il proprio territorio. Immaginata sin dalla gioventù e resa palpabile durante il suo percorso di vita, è e rimane un’idea pura. Bastava gettare via la materia brutta, il superfluo che anima le circostanze. La visione inalterata rimane sotto. Ma la malattia non dà scampo.

Nel 2003 a Domenico viene diagnosticata “quella malattia”. Seguono innumerevoli visite mediche, condanne a morte, angoscia e dolore per tutti la famiglia. La diagnosi, tuttavia, risveglia la tenacia del guerriero abruzzese che sfida il male oscuro con la stessa determinazione impegnata in tutte le sue avventure, sia pubbliche che private. Insoddisfatto dalle cure locali, va a Milano dove incontra Ermanno Leo, medico specializzato in chirurgia oncologica, e trova la forza e l’illuminazione, come commenta anche il dottore, “di diventare qualcos’altro”. C’è un parallelo: Domenico, artefice della propria carriera di cuoco, poi gestore della pianificazione del suo piccolo impero imprenditoriale, è ora e ancora l’artefice della prognosi della sua malattia.

E’ un libro molto commovente, anche per me che, sopravvissuto come ormai tanti al cancro, posso apprezzare la fatica tormentata verso il comune nemico. Le notti di preoccupazioni incondizionate, i dubbi sul futuro, la sensazione che il mondo avrebbe potuto finire al prossimo respiro, che qualsiasi sforzo sarebbe stato inutile tanto “mo é sciita la cartell’”, che si sarebbe lasciato non solo gli affari, ma anche la famiglia, da soli. Per Domenico la malattia arriva non come ostacolo alla purezza delle sue dichiarate intenzioni, ma come spinta a sconfiggere la patologia. Affronta il suo calvario con una nuova tenacia, nello stesso modo in cui affronta i suoi affari: con la certezza di arrivare, la capacità di fioccarsi sulle novità, con azioni precise, pratiche, ferme e compatte.

Anche merito dei suoi Maestri ai quali cui si ispira: gli Chef Gian Paolo Belloni, conosciuto come Zefferino, Gerard Boyer ed infine Ferran Andria, i quali alimentano sia il suo spirito imprenditoriale sia l’estro inventivo, poi l’amore per l’arte culinaria che lo lanciano sempre verso piatti più raffinati, completi e delicati. Per non dimenticare lo Chef e amico Nicola Pavia, il segnale alla verde età di tredici anni (il destino, come lo descrive lo stesso Domenico, lascia sempre un segnale nella sua vita) che un futuro nel settore della ristorazione è un sogno realizzabile. Storia, quindi, d’una presa di coscienza, d’una arte culinaria e di una straordinaria vita da raccontare.

Il libro, infine, è un testamento della vita e delle opere di Domenico Santacroce, cittadino, cuoco e poi imprenditore abruzzese di Pratola Peligna. Una vita vissuta all’insegna del sacrificio, ma anche di tante soddisfazioni e successi. Una vita di umili origini, come tale profondamente inserita nel contesto storico e sociale in cui vive. Una vita vissuta in piena risonanza del verbo “cuocere”.

Verbo clou, infatti, della vita di Domenico è il verbo cuocere, usando l’arte imparata in cucina per mescolare gli ingredienti della vita, buoni e cattivi, per far riaffiorare profumi e sapori di momenti lontani e ricordi preziosi.

Il racconto di questo percorso di vita si legge come una ricetta originale, simile a quelle presentate in appendice del testo, dopo i capitoli che raccontano:

  • la partenza per la Scozia: un antipasto preparatorio, un preludio quasi ludico dei piatti più forti da venire;

  • la vita da Chef: il primo piatto come i primi posti di lavoro e progetti imprenditoriali che indicano la direzione del pasto verso portate corpose e robuste con contorno l’arrivo del suo amore a vita Antonella.

  • la sconfitta della malattia, accanto la cara moglie e la famiglia: un secondo piatto insigne che consolida il talento dello chef e palesa tutte le sua capacità di interpretazioni, combinazioni, ed abbinamenti.

  • tutto bagnato da un buon Moltelpulciano che irrora l’intero pasto, e così la vita, di meritato sapore.

Così la vita di Domenico, che ha come base di qualsiasi ricetta un solo ingrediente: il coraggio. Ingrediente al quale si aggiungono poi le materie prime di determinazione e positività. La perfetta trilogia che aiuta Domenico a superare la brutta avventura della malattia, incrociata nella vita. Per concludere, è un libro che si fa amare e facile nella sua letture. Ricco di lezioni di vita, che troppo spesso oggi sono sorvolate in quest’epoca di fast food e di giudizi perentori. Lo Chef Domenico Santacroce ambisce un pubblico di slow food, di apprezzamenti sinceri e di gusti profondi: come è la sua indole. Domenico, intanto, continua la sua straordinaria avventura e da aspettarsi ci sono altre meravigliose sorprese.

*docente Università di Ottawa

GRAMPIT: La prima “badante elettronica” sperimentata nei comuni montani Abruzzesi

 

COMUNICATO STAMPA

GRAMPIT: La prima “badante elettronica” sperimentata nei comuni montani Abruzzesi

Comunicato il via alla sperimentazione in occasione del primo Startup Weekend de L’Aquila.

GRAMPiT è il primo sistema automatico di assistenza nato per aiutare le famiglie alle prese con i propri familiari in là con gli anni. La prima sperimentazione formale parte dai comuni montani d’Abruzzo. L’iniziativa è stata fortemente voluta da Fausto Preste, fondatore della startup, in collaborazione con l’imprenditore Alido Venturi, che ha contribuito condividendo i frutti della sua lunga esperienza. Fondamentale il supporto di Paolo Federico sindaco di Navelli e commissario straordinario comunità montana “Montagna di L’Aquila” ECAD5, che ha patrocinato la sperimentazione agevolando l’incontro con le famiglie che hanno già iniziato ad utilizzare il sistema.

Il contesto della sperimentazione è davvero sfidante. I comuni interessati sono gli stessi che furono duramente colpiti dal terremoto del 2009. “Abbiamo scelto intenzionalmente un territorio difficile per un test che sono certo ci porterà le conferme che cerchiamo” afferma Fausto Preste, che continua: “le sfide sono su più fronti: i piccoli comuni nei quali stiamo lavorando sono meglio serviti da servizi sociali sul territorio di quanto non lo siano le grandi città. Inoltre vi è grande coesione tra le famiglie stesse e ottimi rapporti di vicinato. Gli anziani sul territorio sono già molto ben seguiti, eppure il nostro sistema è stato accolto con entusiasmo”.

Alido Venturi, presidente di Gioel Holding: “Il fermento crescente attorno al mondo dell’innovazione mi appassiona molto e seguiamo diverse iniziative. Il mio contributo, da imprenditore seriale che in quarant’anni ne ha viste tante… è orientato a tradurre la teoria in pratica. Questa sperimentazione sono certo che aiuterà GRAMPiT, startup che ha già fatto un lavoro straordinario, a comprendere ancora meglio le esigenze e la risposta delle famiglie”.

Il sindaco di Navelli, Paolo Federico, che per anni si è battuto per la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma, ha accolto la sperimentazione con grande entusiasmo:

nei nostri territori dove è rilevante la percentuale di persone anziane che non possono contare sull’assistenza continua di familiari impegnati fuori dall’ambiente domestico, la “badante elettronica” si sta rivelando una soluzione efficace e discreta che sostituisce il familiare nei momenti in cui l’anziano rimane solo nella sua abitazione”.

In rappresentanza delle famiglie che stanno utilizzando il sistema era presente all’evento anche il sig. Carlo, che segue con GRAMPiT due parenti stretti in differenti abitazioni e che è tra i primi utenti ad aver partecipato all’iniziativa.

GRAMPiT è il primo sistema che assiste in maniera interattiva la persona fornendo informazioni e stimoli esattamente al momento giusto e chiedendo feedback alla persona se necessario. GRAMPiT parla attraverso assistenti vocali posizionati negli ambienti abitati, riceve informazioni sulle attività in casa e fuori casa attraverso sensori e altri dispositivi. La famiglia con delle semplici App può controllare il sistema, personalizzarne il funzionamento, verificare lo svolgimento delle attività e ricevere avvisi in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo.

GRAMPiT è un sistema brevettato, ideato e prodotto in Italia grazie alla collaborazione di intelligenze ed energie provenienti da territori diversi, tutte accomunate dalla volontà di portare l’innovazione a genuino servizio delle persone. GRAMPiT, attraverso il suo team distribuito sul territorio, unisce Roma, Napoli, Salerno e Milano. L’Aquila e i territori limitrofi sono stati una nuova piacevole scoperta per la startup.

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Art in music

 

 

COMUNICATO STAMPA

Art in music

Mostra antologica di Pasquale Colucci

Cosenza – Biblioteca Nazionale di Cosenza – Sala “Giacomantonio”

19/30 giugno 2018

Vernissage: 18 giugno 2018 – Ore 17.30

Lunedì 18 giugno 2018, alle ore 17.30, a Cosenza, nella suggestiva location della Sala “Giacomantonio” della Biblioteca Nazionale di Cosenza, si terrà il vernissage di Art in music, mostra antologica di Pasquale Colucci.

Interverranno all’iniziativa, moderata dallo scrivente: Rita Fiordalisi, direttore della Biblioteca Nazionale di Cosenza; Concetta Grosso, presidente provinciale del Centro Italiano Femminile; Antonello Grosso La Valle, presidente provinciale dell’UNPLI; Veronica Barbaro, storico dell’arte e l’autore della pregevole esposizione.

Le opere di Pasquale Colucci sono supportate da brani musicali legati ad ogni singola realizzazione pittorica.

I lavori di Colucci sono stati presentati a numerosi eventi d’arte, sia in Italia che all’estero. Fra le varie Sedi citiamo: Bologna, Ferrara, New York, Miami, Londra, Edimburgo e Montecarlo.

Ha ricevuto, altresì, vari riconoscimenti, fra i quali il “Premio Biennale per le arti visive” Leone dei Dogi a Venezia e l’”Oscar dell’arte “ a Montecarlo.

Art in music rimarrà aperta al pubblico dal 19 al 30 giugno 2018 secondo il seguente orario: 9.00/18.00 (dal lunedì al venerdì ) e 9.00/13.00 (il sabato).

Cosenza, 28 maggio 2018

SILVIO RUBENS VIVONE

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Art in music

Mostra antologica di Pasquale Colucci

Cosenza – Biblioteca Nazionale di Cosenza – Sala “Giacomantonio”

19/30 giugno 2018

Vernissage: 18 giugno 2018 – Ore 17.30

 

25 ANNI FA GIOVANNI PAOLO II TORNAVA SUL “SUO” GRAN SASSO PER INAUGURARE LA CHIESETTA DELLA MADONNA DELLA NEVE, RESTAURATA DAGLI ALPINI

 

28 maggio 2018

25 anni fa Giovanni Paolo II tornava sul “suo” Gran Sasso per inaugurare la chiesetta della Madonna della Neve, restaurata dagli Alpini

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Il 20 giugno di 25 anni fa Giovanni Paolo II tornava sul Gran Sasso d’Italia, la montagna che più amava, forse perché gli ricordava i Monti Tatra, in Polonia, e gli anni della sua giovinezza. Sulle balze delle cime più alte dell’Appennino Papa Wojtyla era stato, più o meno in segreto, oltre un centinaio di volte, a camminare in solitudine o a sciare, guardato discretamente a distanza da qualche collaboratore vaticano, da due o tre dirigenti del Centro Turistico Gran Sasso d’Italia, da alcuni funzionari della Polizia di Stato. Tutti rigorosi osservanti della consegna del silenzio sulle fugaci visite del Santo Padre al Gran Sasso d’Italia. Ma quella domenica del 20 giugno 1993, diversamente, fu per una visita ufficiale e “pastorale”, alla quale fece da sfondo il coro delle vette della catena del Gran Sasso: al centro il Corno Grande (2.912 metri), a sinistra i Pizzi Cefalone, Malecoste, Intermesoli e il Monte Corvo, a destra il Brancastello, il Prena e il Monte Camicia. Il Papa, erto sul palco allestito a Campo Imperatore tra la stazione d’arrivo della funivia e l’albergo, dopo aver benedetto la chiesetta della Madonna della Neve, riaperta dopo i lavori di restauro realizzati dagli Alpini della Sezione Abruzzi dell’ANA, recitò le preghiere dell’Angelus e rivolse parole che sono rimaste scolpite nel cuore degli aquilani e degli appassionati della montagna. Che evento stupefacente! Un inno allo spirito e alla natura le parole del Papa, nell’austera bellezza e maestosità delle montagne alle sue spalle e, di fronte a Lui, la meraviglia delle digradanti discese verso la verdeggiante conca aquilana, racchiusa tra i contrafforti della catena montuosa del Velino Sirente e, in fondo sulla sinistra, la vista imponente della Maiella.

Carissimi Fratelli e Sorelle! E’ un incontro particolare questo di oggi, nel quale ci è data l’opportunità di recitare l’Angelus nella suggestiva cornice del Gran Sasso, accanto a questa Cappella che ho appena benedetta, semplice e graziosa, incastonata com’è nel maestoso paesaggio a me ben noto e caro. Qui il silenzio della montagna e il candore delle nevi ci parlano di Dio, e ci additano la via della contemplazione, non solo come strada maestra per fare esperienza del Mistero, ma anche quale condizione per umanizzare la nostra vita e i reciproci rapporti. Si sente oggi un gran bisogno di allentare i ritmi talvolta ossessivi delle nostre giornate. Il contatto con la natura, con la sua bellezza e la sua pace, ci ritempra e ci ristora. Ma mentre l’occhio spazia sulle meraviglie del cosmo, è necessario rientrare in noi stessi, nella profondità del cuore, in quel centro della nostra persona, in cui siamo a tu per tu con la nostra coscienza. Lì Dio ci parla, e il dialogo con Lui restituisce senso alla nostra vita.

Per questo, carissimi Alpini, che vedo numerosi a quest’appuntamento, ho molto apprezzato la vostra iniziativa di ristrutturare questa Cappella, la quale vuole essere, per quanti qui giungono o sostano mentre salgono la montagna, richiamo al soprannaturale, segno della presenza di Dio, invito alla preghiera. Così è per voi, cari amici, che vi siete qui radunati, preoccupandovi di assicurare al vostro incontro festoso il respiro ossigenante della preghiera. Esso, del resto, si amalgama bene con la vostra storia e la vostra cultura, oserei dire con la vostra “spiritualità”. Voi siete infatti, come “plasmati” dalla montagna, dalle sue bellezze e dalle sue asprezze, dai suoi misteri e dal suo fascino. La montagna apre i suoi segreti solo a chi ha il coraggio di sfidarla. Chiede sacrificio e allenamento. Obbliga a lasciare la sicurezza delle valli, ma offre a chi ha il coraggio dell’ascesa gli spettacoli stupendi delle cime. Essa è pertanto una realtà fortemente evocativa del cammino dello spirito, chiamato ad elevarsi dalla terra al cielo, fino all’incontro con Dio. Voi, cari Alpini, siete esperti di questo suo misterioso linguaggio. Ascoltandolo, il vostro stesso servizio alla Patria si fa, con tutta naturalezza, servizio alla solidarietà e alla pace. Lasciate dunque che, alla ben nota simpatia che il Corpo suscita nell’opinione pubblica, io aggiunga oggi anche l’espressione del mio apprezzamento e della mia amicizia.

Da queste montagne il mio pensiero va a tutta la terra di Abruzzo, e in particolare alla diocesi dell’Aquila, che ebbi modo di visitare nel 1980. Rivolgo il mio saluto affettuoso al Vescovo, il caro Monsignor Peressin, che ha celebrato per voi l’Eucaristia. Saluto anche gli altri Vescovi di questa provincia ecclesiastica, vicini a L’Aquila, poi saluto di cuore i Presbiteri, i Religiosi e le Religiose e tutta la Comunità aquilana. So dell’impegno che state ponendo, con esemplare entusiasmo, soprattutto nella pastorale familiare. È una scelta che merita un vivo incoraggiamento, in questo tempo difficile in cui sulla famiglia si accaniscono forze corrosive che ne minacciano l’unità e la serenità. È necessario dunque che, nella società civile come nella Chiesa, per il sostegno a questa fondamentale istituzione siano investite le migliori energie. Le famiglie cristiane siano davvero lievito nella società, vivendo la loro vocazione di “chiese domestiche”, ispirate profondamente dal Vangelo, ricche di preghiera, di tenerezza, di testimonianza. Carissimi Fratelli e Sorelle! Affidiamoci a Maria, che in questa Cappella è onorata col titolo suggestivo di “Madonna della Neve”, non solo appropriato per la stupenda cornice della natura circostante, ma anche fortemente evocativo del suo mistero di donna del candore: la “tota pulchra”, l’Immacolata. Ella ci insegni la via della fedeltà a Cristo. Ci ottenga coraggio e fiducia. Benedica questa terra, e in modo speciale le sue famiglie e i suoi giovani”.  

Quell’anno, come ben racconta e documenta il giornalista e scrittore Giustino Parisse nel suo libro “Giovanni Paolo II e l’Abruzzo” (Graphitype Edizioni, 2005), ben tre volte Papa Wojtyla venne sul Gran Sasso. La prima era stata in un martedì di febbraio 1993 (il 16 o il 23) quando, reduce da una settimana di visite pastorali in alcuni Paesi africani – Benin, Uganda e Sudan –, si concesse alcune ore di libertà per una sciata a Campo Imperatore, sulla pista che poi verrà chiamata “pista del Papa”. Lo accompagnavano il suo segretario don Stanislao Dziwisz – che poi diventerà Cardinale e arcivescovo di Cracovia –, il medico Renato Buzzonetti e gli uomini della scorta. Del Centro Turistico erano presenti il presidente, Alfonso Scimia, il direttore Berardino Scimia, il direttore degli impianti Dino Pignatelli, il maestro di sci Bruno Faccia ed Enzo Volpe alla guida del gatto delle nevi.

Racconta Giustino Parisse: “[…] Il Santo Padre scia per ore, si ferma solo per consumare un pasto frugale. Bruno Faccia ha portato da Assergi dove abita, salame, prosciutto e formaggio di produzione locale e anche un po’ di vino. Il Papa apprezza pur senza esagerare e poi riprende a sciare. […]”. La seconda volta, quell’anno, era stata il 13 aprile 1993. Sempre una visita privata e discreta per concedersi qualche ora di serenità e di sci, in una mattinata tormentata dal nevischio e dal vento, sulla pista della Scindarella. A metà giornata, in una pausa per una colazione accanto alla casetta dei pastori, con gli addetti del Centro Turistico in rispettoso silenzio, “[…] il presidente del Centro Turistico, Alfonso Scimia, – scrive ancora Parisse – quello che appariva il meno “bloccato” dalla presenza del Santo Padre prese il coraggio a quattro mani e si rivolse a Karol Wojtyla dicendo: «Santità, i nostri alpini hanno quasi terminato di restaurare la Chiesetta della Madonna della Neve, vorremmo che fosse Lei a inaugurarla». Il Pontefice guardò Alfonso Scimia e dopo un attimo di pausa disse: “Vedremo”. Una risposta che al presidente del Centro Turistico sembrò un sì senza tentennamenti.”

Prende così avvio il 16 aprile la procedura d’invito ufficiale in Vaticano, con una lettera riservata del presidente Scimia, nella quale si chiede al Papa di benedire e inaugurare, il 20 giugno 1993, la restaurata chiesetta Madonna della Neve e l’autorizzazione a denominare la pista dove il Pontefice ha sciato “Pista Giovanni Paolo II”. Alla richiesta dà riscontro il 10 maggio l’arcivescovo dell’Aquila Mario Peressin con una lettera nella quale viene data per certa la visita del Pontefice domenica 20 giugno. L’ufficializzazione della visita pastorale del Papa giunge dalla Santa Sede con una lettera della Segretaria di Stato vaticana, datata 1 giugno 1993, diretta al presidente del Centro Turistico, Alfonso Scimia. Il sogno si avvera e il 20 giugno 1993 diventerà un’altra giornata memorabile nel cuore degli aquilani! Saranno così tre le visite ufficiali di papa Wojtyla a L’Aquila e dintorni: il 30 agosto 1980 nella città capoluogo, in occasione del sesto Centenario della nascita di San Bernardino da Siena, il 9 Agosto 1986 a Rocca di Mezzo e ai Piani di Pezza, dove erano in raduno 13 mila scout dell’Agesci, infine la visita del 20 giugno 1993 per inaugurare la restaurata chiesetta della Madonna della Neve a Campo Imperatore, ma in Abruzzo Giovanni Paolo II, in visita ufficiale era stato altre tre volte: nel 1993 a San Salvo, nel 1985 ad Avezzano e altri luoghi della Marsica, il 24 marzo, e il 30 giugno ad Atri, Teramo e al Santuario di San Gabriele.

Tuttavia sono oltre un centinaio le visite private e riservatissime di Giovanni Paolo II sul Gran Sasso, dal 16 ottobre 1978, data della sua elezione al Soglio di Pietro in poi. Perfino prima ne è riscontrata una, nel 1962, come documenta una foto che ritrae Karol Wojtyla a Fonte Cerreto, base della funivia del Gran Sasso. Foto rinvenuta dall’appassionata ricerca di Pasquale Corriere, presidente dell’Associazione culturale “San Pietro della Jenca” cui si deve la valorizzazione della chiesetta alle falde del Gran Sasso dove papa Wojtyla si recava in raccoglimento, diventata nel 2011 il primo Santuario dedicato a San Giovanni Paolo II. Il grazioso borgo di San Pietro della Jenca, che nel 1254 fu uno dei Castelli fondatori dell’Aquila, divenne nei secoli successivi villaggio rurale per la residenza estiva di contadini e pastori di Camarda impegnati nel lavoro dei campi d’altura o sui pascoli circostanti. Fin quando il 29 dicembre 1995 a San Pietro della Jenca, in una delle sue numerosissime e segrete escursioni sul Gran Sasso, Giovanni Paolo II non vi sostò, raccolto in preghiera nella bella chiesetta medioevale. Poi ancora altre volte. Da quel momento quel luogo sacro è diventato molto caro agli aquilani, man mano caro a tanti appassionati della montagna e ai visitatori che lo raggiungono da ogni angolo d’Italia e talvolta dall’estero. Quasi in pellegrinaggio, già da quando papa Wojtyla era ancora in vita. Ma sopra tutto è diventato un luogo dell’affetto e della devozione verso il papa sentito dai fedeli “Santo subito” dal 2 aprile 2005, giorno in cui il più carismatico dei pontefici trapassò in Cielo. Il primo maggio 2011, infatti, con Roma piena di pellegrini da tutto il mondo, in una commovente cerimonia Benedetto XVI dichiarò “beato” Giovanni Paolo II, primo passo verso la sua santificazione. Appena 17 giorni dopo, data non casuale perché giorno della nascita di Karol Jozef Wojtyla (Wadowice, 18 Maggio 1920), la chiesetta di San Pietro della Jenca divenne il primo Santuario dedicato al Beato Giovanni Paolo II, come decretato dall’allora arcivescovo dell’Aquila, Mons. Giuseppe Molinari.

In una lettera del 18 maggio 2011, per l’inaugurazione del Santuario, il Cardinale Stanislao Dziwisz, Arcivescovo metropolita di Cracovia, che di papa Wojtyla fu segretario, tra l’altro scrisse: “[…] vorrei salutare cordialmente le Autorità ecclesiastiche e civili dell’Aquila e tutti i presenti, radunati nella chiesa di San Pietro della Jenca, nel giorno della solenne dedicazione del Santuario al Beato Giovanni Paolo II. Insieme con voi ringrazio Dio onnipotente per il giorno della nascita di Karol Giuseppe Wojtyla, il secondo figlio di Karol ed Emilia Wojtyla. Ringrazio il Signore della vita per il giorno 18 Maggio 1920, il quale negli impenetrabili disegni di Dio fu il giorno della sua nascita per Dio, per la Chiesa e per tutta l’umanità. Desidero pure esprimere la mia personale gratitudine al signor Pasquale Corriere, presidente dell’Associazione Culturale San Pietro della Jenca, per la cura incessante di questa piccola chiesetta, nella quale Giovanni Paolo II pregò il 29 Dicembre 1995. Lo ringrazio cordialmente, e voi tutti, per i commoventi segni di grande amore al Santo Padre Giovanni Paolo II. Auguro che questo giorno della solenne dedicazione della chiesa di San Pietro della Jenca come Santuario di Beato Giovanni Paolo II sia per voi il momento della gioia che viene dal fatto di aver conosciuto il Santo dei nostri tempi, il quale c’insegnava come amare Dio ed il prossimo”. Il porporato era tornato ancora una volta nel borgo di San Pietro della Jenca insieme al Cardinale Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Varsavia, qualche giorno prima dell’erezione della chiesetta a Santuario, avvenuta con una solenne celebrazione dell’Arcivescovo dell’Aquila. E quello stesso anno, il 7 agosto, il Cardinale Dziwisz donò la Reliquia del Beato Giovanni Paolo II custodita nel Santuario.

Ormai da anni, e particolarmente dopo la canonizzazione di San Giovanni Paolo II, il 27 aprile 2014 da Papa Francesco, singoli pellegrini e gruppi organizzati fanno sempre più di San Pietro della Jenca una delle tappe “wojtyliane”. La testimonianza di questo flusso crescente di devozione è testimoniata nei voluminosi registri che raccolgono i nomi dei visitatori, le richieste di grazie e le emozioni provate il quel luogo suggestivo, nel quale si avverte la presenza spirituale d’un Papa santo particolarmente amato dai fedeli. E in effetti in questo luogo ormai tutto parla di Karol Wojtyla. Lungo il percorso che conduce a San Pietro della Jenca si susseguono indicazioni stradali “Santuario S. Giovanni Paolo II”, fino a quel piccolo sentiero che conduce alla Chiesetta, suggestiva nella singolarità del luogo, suggestivo ed invitante al raccoglimento. Il 18 maggio 2005, peraltro, una delle cime della catena del Gran Sasso che si erge proprio di fronte al borgo di San Pietro della Jenca, detta del Gendarme sulle Malecoste, venne intitolata al papa polacco. Sulla Cima Giovanni Paolo II è ora issata una grande croce che guarda il borgo e la valle. E’ lì a testimoniare l’attaccamento del grande Papa Santo verso il Gran Sasso, dove con assoluta discrezione innumerevoli volte Egli venne a camminare o a sciare, e il suo amore per le montagne d’Abruzzo.

FOTO

Le immagini 1-2-4-6-7-10-14-16 (20 giugno 1993) sono tratte dall’opuscolo “Il bianco e l’azzurro” pubblicato nel 1993 dal Centro Turistico del Gran Sasso d’Italia, fornitomi dall’ex direttore Berardino Scimia:

1- Giovanni Paolo II con mons. Mario Peressin (arcivescovo dell’Aquila)

2- Giovanni Paolo II con Alfonso Scimia (presidente Centro Turistico Gran Sasso)

4- il Papa all’Angelus

6- Giovanni Paolo II benedice chiesetta Madonna della Neve

7- Giovanni Paolo II all’arrivo a Campo Imperatore

10- il Papa e mons. Peressin

14- il Papa, salutato al suo arrivo a Campo Imperatore

16- Campo Imperatore, in attesa dell’arrivo del Papa

Foto di Giovanni Paolo II sul Gran Sasso (1992), fornita da Berardino Scimia: da sinistra, 3 uomini della scorta, Dino Pignatelli, Giovanni Paolo II, Alfonso Scimia, Bruno Faccia, Berardino Scimia.

Le altre foto avute dall’Associazione culturale San Pietro della Jenca. Nella foto in b/n del 1962 Mons. Karol Wojtyla a Fonte Cerreto (Gran Sasso d’Italia).

La Grande Guerra: il nuovo libro di Errico Centofanti. Sarà presentato il 31 maggio all’Aquila, alle 17:30, presso la Libreria Colacchi

 

La Grande Guerra: il nuovo libro di Errico Centofanti
 
L’AQUILA – Giovedi 31 maggio, alle 17:30, nella Libreria Colacchi (via Enrico Fermi) all’Aquila, verrà presentato “La Grande Guerra”, il nuovo libro di Errico CentofantiCome sostiene l’autore, “non si tratta di un’indebita intrusione in campo storiografico, ma semplicemente di un romanzo”. Nel libro, la storia ha un ruolo importante, ovviamente, ma contano molto la musica e la psichiatria: perciò, a presentarlo saranno lo storico Enzo Fimiani, lo psichiatra Valter Marola e il musicista Sergio Prodigo, introdotti dal gen. Carlo Palumbo, Presidente Regionale dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra.
 
Nonostante il titolo, dunque, questa non è un’ennesima opera sul conflitto del 1915-18. In realtà, la Grande Guerra vi appare soltanto come l’apocalittico fondale sul quale, sostenuti dall’evocazione del Boléro di Ravel, s’intrecciano il racconto di un folle amore e la scoperta dell’efferato assassinio di Via delle Grazie, tra le cui motivazioni proprio la Grande Guerra finisce con l’emergere pesantemente. 
 
Con alle spalle un’estesa esperienza da uomo di teatro, giornalista e scrittore, Errico Centofanti si è soffermato intorno a un aspetto tra i meno affrontati dalla pur sterminata bibliografia dedicata a quella che è la prima catastrofe planetaria non causata da fenomeni naturali: la capacità delle esperienze belliche d’indurre, anche a non breve termine, pericolose turbe psichiche in persone usualmente catalogabili tra le individualità “normali”.
 
La meccanica del libro si sviluppa lungo il tratto di vita che, sul finire del Secondo Millennio, conduce una coppia di improvvisati “investigatori letterari” a esplorare e sciogliere l’enigma dal quale il procedere della narrazione viene innescato. Sono i due “investigatori” che riescono a scoprire fatti e atteggiamenti i quali, nel mettere a nudo i vissuti individuali interconnessi con la tragica grandiosità degli eventi bellici, di questi rivelano l’attitudine a differire, anche lungo il successivo scorrere di anni e decenni, la manifestazione inattesa e violenta del proprio potenziale distruttivo.
 
allegati:
– la copertina del libro
– la locandina della presentazione

Dislessia e Comunicazione, un convegno a Cagliari

 

 

Dislessia e Comunicazione, un convegno a Cagliari

Nel corso dell’evento sarà presentato Easy Reading, un carattere tipografico in grado di superare le barriere di lettura per chi è dislessico.

CAGLIARI – Psicologi, pedagogisti, insegnanti, politici e ricercatori saranno i protagonisti del convegno “Dislessia e comunicazione”, che avrà luogo a Cagliari mercoledì 30 maggio, con inizio alle ore 9 presso l’Aula Magna I.I.S. “Ottone Bacaredda” – “Sergio Atzeni”, in via Achille Grandi. Organizzato e promosso dal Cral della Regione Sardegna (l’Associazione senza fini di lucro nata per unire i dipendenti in servizio e in quiescenza dell’Amministrazione regionale) in collaborazione con la società Easy Reading di Torino, si avvale del patrocinio del Centro di Ricerche CRS4, dell’Università degli Studi di Cagliari e dello stessa Regione Autonoma della Sardegna.

L’incontro, introdotto da Pier Paolo Porcu (Dirigente scolastico I.I.S. Bacaredda-Atzeni) e coordinato da Riccardo Laconi, Presidente del Cral Sardegna, ha lo scopo di mettere in luce alcune delle soluzioni più innovative individuate fino ad oggi per affrontare in famiglia e a scuola, le difficoltà delle persone affette da dislessia, un disturbo legato come è noto all’apprendimento della lettura e della scrittura classificato oggi in termini scientifici come DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento) che comprende oltre alla dislessia, la discalculia, la disortografia e la disgrafia. Si tratta di un fenomeno ancora poco conosciuto e per certi versi sottovalutato, la cui diagnosi in genere può essere fatta solo al termine del secondo anno della scuola elementare, anche se certi sintomi possono essere colti molto prima, ad esempio nel riscontrare le difficoltà che alcuni bambini hanno nel denominare in modo rapido e corretto oggetti anche di uso comune, o nel pronunciare le parole con più sillabe. Al riguardo non sarebbe corretto parlare di disabilità intellettive o di deficit sensoriali, tanto è vero che la dislessia è propria di soggetti dotati di un’intelligenza che rientra nella media, anzi a volte superiore. Lo dimostra il fatto che nella storia abbiamo conosciuto dislessici celebri che si sono rivelati vere e proprie eccellenze in vari ambiti, dalla scienza alla musica, dalla politica all’arte: basterebbe citare i casi – tra quelli più noti – di Albert Einstein, Wolfang Amadeus Mozart, John F. Kennedy e Andy Warhol.

Per i ricercatori la sfida principale è quella di far sì che il bambino dislessico possa arrivare a leggere più parole in meno tempo, attraverso l’adozione di strumenti in grado di ridurre l’”affollamento” dei caratteri e dei segni. È questo l’obiettivo che si è posto da tempo ad esempio il designer Federico Alfonsetti, fondatore di Easy Reading Multimedia e primo relatore al convegno di Cagliari con un intervento in cui sarà presentato il carattere tipografico Easy Reading, risultato di un decennio di studi e in grado di superare le barriere di lettura per chi è dislessico. “Al convegno racconterò come da un problema di un singolo si sia riusciti a dar vita a qualcosa che fosse utile per tutti – afferma Alfonsetti. “Mi piace sottolineare l’attenzione sul concetto del design for all, in fondo è quello l’approccio con il quale è stato realizzato, concepito e sviluppato il nostro font. Per noi la diversità è concepita non come un problema ma come un “valore” agevolante. Chiaramente tema cruciale dell’incontro saranno gli svariati utilizzi che possono essere fatti del font, dal materiale stampato, al web, passando alle app, garantendo così una copertura a 360° della comunicazione”.

Si può affermare che questo carattere sia l’unico esplicitamente dedicato ai lettori dislessici ad aver ottenuto risultati positivi dopo essere stato sottoposto a ricerca scientifica autonoma e indipendente sul suo grado di leggibilità. Lo studio, condotto nel 2013 dalla psicologa clinica Christina Bachmann attesta che: “I risultati, che appaiono significativi da un punto di vista sia statistico sia clinico, ci consentono di affermare che EasyReading può essere considerato un valido strumento compensativo per i lettori con dislessia e un font facilitante per tutte le categorie di lettori”. Il carattere supporta tutte le lingue che usano l’alfabeto latino ed è composto da 811 glifi (lettere, numeri, accenti, simboli, punteggiatura). Il Cral della Regione Sardegna è stata la prima organizzazione nell’Isola ad utilizzare Easy Reading per il suo sito ufficiale (www.cralregionesardegna.it).

Hanno deciso di scegliere questo font anche gli ideatori di Airport4All, un’app del CRS4 che sarà illustrata nel corso della giornata dal ricercatore Andrea Piras, coordinatore del progetto. Si tratta di un’applicazione che fa riferimento ai quattro aeroporti sardi ed è stata realizzata con il chiaro intento di rendere gli scali aeroportuali più accessibili e a misura di tutti i viaggiatori anziani, famiglie con bambini e disabili, in particolare quelli con disabilità uditiva, per incrementare il numero dei turisti che visitano la Sardegna. Disponibile per Android e iOS sugli appositi store online, ha ricevuto anche il patrocinio da parte del ministero dei Trasporti e della Regione autonoma Sardegna. Fornirà lo stato aggiornato delle fasi di imbarco, partenza ed atterraggio: volo decollato, volo atterrato, apertura check-in, inizio imbarco, chiusura imbarco, numero del nastro bagagli, numero dei banchi check-in e numero del gate e relative variazioni, tutte informazioni che al momento vengono fornite solo con annunci sonori o con annunci visivi.

Il tema “Dislessia e comunicazione” sarà sviluppato nel corso del convegno grazie anche ai contributi – tra gli altri – di Lorenzo Cozzolino, pediatra e consigliere della Regione Sardegna, che parlerà del quadro normativo regionale; di Donatella Rita Petretto, delegato del Rettore dell’Università di Cagliari per i temi della disabilità; di Karol Maria Savina Pagini, psicologa terapeuta esperta in psicopatologia dell’apprendimento; di Antonello Pellegrino, direttore degli affari generali e della società dell’informazione della Regione Autonoma della Sardegna; diRiccardo Porcu, direttore del servizio di comunicazione della Presidenza della Giunta della Regione Autonoma della Sardegna; di Fabrizio Marcello, psicologo e consigliere comunale di Cagliari. Interverranno anche Giuseppe Dessena, assessore della Pubblica Istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione Autonoma della Sardegna e Filippo Spanu, assessore degli Affari Generali, personale e riforma della Regione Autonoma della Sardegna, che chiuderà i lavori.

Sebastiano Catte

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Sebastiano Catte

Agenzia Comunica