Archivo por días: 5 julio, 2018

La seconda edizione di “Estate 2018 – Casa Sicilia – Progetto Sicilia nel Mondo” Lanciato il concorso Estate 2018 le foto più belle

Comunicato stampa
 
La seconda edizione di “Estate 2018 – Casa Sicilia – Progetto Sicilia nel Mondo”
Lanciato il concorso Estate 2018 le foto più belle
 
Dopo il successo riscosso lo scorso anno, abbiamo deciso di confermare la II edizione del Concorso fotografico “Estate 2018 – Casa Sicilia – Progetto Sicilia nel Mondo”. Siamo certi che in tanti, ritorneranno in Sicilia in occasione delle ferie estive, pertanto “Progetto Sicilia nel Mondo” chiede ai siciliani, che vivono nel mondo di inviare una bella foto, che li ritrae nei luoghi del cuore, colorati e panoramici, che sappiano esaltare  momenti di pura sicilianità, vissuti da soli, in famiglia o con gli amici.
Le foto “Estate 2018 – Casa Sicilia”,  dovranno riguardare il periodo di vacanze trascorse nell’isola, da giugno a settembre 2018, dovranno essere corredate dal luogo e dai nomi delle persone ritratte, ma soprattutto da un saluto o una dedica per un max di 3-4 righe. Gli scatti dovranno essere inviati entro il 21 settembre 2018, alla mail progettosicilianelmondo@laquilone.eu o direttamente via messenger a Carmen Intile coordinatrice del Progetto e animatrice delle pagine social.
Le foto pervenute saranno inserite sul nostro gruppo social “Progetto Sicilia nel Mondo”. Alle prime tre classificate, accuratamente selezionate dal direttivo del “Progetto Sicilia nel Mondo” – Associazione L’Aquilone Onlus di Messina, sarà dedicata la giusta attenzione mediatica, la consegna dell’attestato e al primo classificato assoluto sarà consegnato anche un premio-ricordo.
La coordinatrice del Progetto Carmen Intile, dopo il lancio del concorso ha dichiarato: “Noi siciliani siamo accomunati dal forte e sentito valore della sicilianità e dal grande attaccamento   alla nostra amata terra, come fossimo una grande famiglia. Ed è per questo che vogliamo raddoppiare e crescere insieme a Voi, insieme questo potrà realizzarsi. Buone vacanze e un caloroso abbraccio da tutti noi di Progetto Sicilia nel Mondo”.
Il Direttore dott. Domenico Interdonato  giornalista

Serena conduce Operaclassica Eco Italiano

Conferenza stampa di presentazione del San Carlo opera festival 2018

 

 

San Carlo opera festival

Dal 12 al 29 Luglio 2018

Tosca, Rigoletto, galà Rudolf Nureyev

ph teatro San Carlo di Napoli

E’ stata presentata la stagione estiva 2018 del teatro San Carlo di Napoli con una conferenza stampa tenuta il 5 Luglio presso la sovrintendenza del teatro.

Sono intervenuti il direttore artistico Paolo Pinamonti (parte dell’intervento è presente anche nel video in allegato) che ha presentato i titoli di questa quinta edizione del festival estivo, sottolineandone la grande qualità dei direttori d’orchestra, della musica, degli interpreti: il primo titolo di cui ha parlato è Tosca di Puccini su libretto di Giacosa ed Illica dal dramma omonimo di Sardou. I tre atti pucciniani sono stati curati dalla regia di Mario Pontiggia, con le scene di Francesco Zito, i costumi di Giusi Giustino e le luci di Bruno Ciulli. La produzione è del teatro Massimo di Palermo. Gli interpreti sono i soprani Ainhoa Arteta e Monica Zanettin, che di alternano nel ruolo di Floria Tosca; il tenore Brian Jadge che veste i panni del pittore Mario Cavaradossi; i baritoni Roberto Frontali e Samuel Youn che si alternano nel ruolo del perfido barone Scarpia; Carlo Cigni nel ruolo di Cesare Angelotti; il sagrestano ossia Roberto Abbondanza; Nicola Pamio è Spoletta; Donato Di Gioia veste i panni di Sciarrone; Carmine Durante Rosario Natale si alternano nel ruolo del carceriere e Pian Acierno e Franca Iacovone si alternano nel ruolo di un pastore. Alla direzione musicale dell’orchestra, coro e coro di voci bianche del teatro San Carlo di Napoli, il maestro Juraj Valcuha (il suo intervento è presente anche nel video in allegato). Dal 2016 Valcuha è direttore musicale principale del teatro San Carlo di Napoli, ed in conferenza, ha espresso tutta la dedizione, l’entusiasmo nella costruzione di Tosca, che definisce una delle opere più “cinematografiche” di Puccini. Inoltre per lui ogni opera, concerto classico, momento musicale è sempre una occasione per provare e far crescere l’orchestra del San Carlo di Napoli. E’ intervenuto con grande empatia ed entusiasmo il regista Mario Pontiggia che ha improntato il suo lavoro sul rispetto del libretto e delle parole, una regia tradizionale ma con aperture al mondo moderno. Ad impreziosire ulteriormente questa conferenza la presenza di Giusi Giustino, che ci racconta che gli abiti di Tosca sono curati nel particolare “cuciti benissimo ed impreziositi da particolari ricami” con una grande cura del dettaglio ed ha portato come esempio il mantello rosso del secondo atto.

Si passa poi a Rigoletto di Verdi su libretto di Piave, anche qui il cast è di alto livello, come sottolinea il direttore artistico Paolo Pinamonti, si alternano nel ruolo del Duca Di Mantova i tenori Saimir Pirgu e Arturo Chacòn-Cruz; i baritoni George Petean e Angel Odena interpretano il ruolo di Rigoletto; il soprano Patrizia Ciofi (che ritorna al San Carlo dopo sette anni) intepreta Gilda e si alterna in questo ruolo con il soprano Marina Monzò; i mezzosoprani Nino Andguladze e Rossana Rinaldi si alternano nel ruolo di Maddalena; Sparafucile è interpretato da George Andguladze e Gianvito Ribbia; Donato Di Gioia è Marullo; Giovanna Lanza è Giovanna; Gianfranco Montresor è il conte di Monterone; Cristiano Olivieri è Matteo Borsa; Enrico Di Geronimo veste i panni del conte di Ceprano; Angela Fagnano interpreta la contessa di Ceprano; Rosario Natale è un usciere di corte; Silvana Nardiello in alternanza con Linda Airoldi è un paggio della duchessa. Questa di Rigoletto è una nuova produzione del teatro San Carlo di Napoli con la regia di Mario Pontiggia che in conferenza si è detto “molto contento di poter lavorare ad uno dei grandi capolavori verdiani, una opera completa con un protagonista interessante perchè ha tante personalità tanti aspetti del carattere da poter studiare e mettere in scena. Una opera molto adatta alla drammatizzazione e molto interessante per tutta la varietà di personaggi”. La direzione musicale dell’orchestra e coro del teatro San Carlo di Napoli è affidata al maestro Pier Giorgio Morandi che si dice contento di aver collaborato nella costruzione di questa opera con il regista in piena armonia e che la musica del Rigoletto è interessante perchè porta con se, in tutta l’opera, gli stati d’animo e i pensieri dei personaggi, il che ci fa comprendere la personalità e i conflitti interiori di tutti i personaggi, dall’aria del duca di Mantova “questa o quella per me pari sono…” a Rigoletto che canta “cortigiani vil razza dannata…” ove si esprimono sentimenti molto forti e questo si avverte non solo sulla scena ma anche nell’orchestra. Un breve intervento c’è stato anche da parte del soprano Patrizia Ciofi (Gilda) che ha definito il suo personaggio forte e non ingenuo, una ragazza che si trasforma in donna e scopre l’amore, a suo parere l’unico personaggio di Rigoletto ad intraprendere un vero cammino di trasformazione, che decide di morire non tanto per il duca di Mantova, ma per difendere l’amore che ha scoperto.

Riprende poi la parola Paolo Pinamonti, direttore artistico, per comunicare che il San Carlo opera festival si conclude con una serata omaggio a Rudolf Nureyev, tra i protagonisti l’etoile ospite Maria Iakovleva, prima ballerina Wiener Staatsballet; Liudmila Konovalova, prima ballerina del Wiener Staatsballet; etoile Giuseppe Picone, Jakob Feyferlik, primo ballerino Wiener Staatsballet. I solisti sono Claudia D’Antonio, Anna Chiara Amirante, Luisa Ieluzzi, Candida Sorrentino, Alessandro Staiano, Salvatore Manzo, Stanislao Capissi, Ertugrel Gjoni e il corpo di ballo del teatro San Carlo di Napoli.

dott.ssa Serena Amato

recensione della dott.ssa

Serena Amato, docente di italiano e latino

e conduttrice del

programma “operaclassica” in onda

sul suo canale you tube

“Sery operaclassica” e

collaboratrice per il sito culturale italo – argentino

eco italiano

Migrantes

Migrantes: fermarsi a pregare e riflettere sulla nostra indifferenza

ROMA – “Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia (la morte nel Mediterraneo di centinaia di migranti), che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente, come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore!”.

Così diceva papa Francesco nella sua omelia a Lampedusa l’8 luglio 2013. Purtroppo invece uomini, donne, bambini, continuano a morire nella generale indifferenza: 1.137 i morti e i dispersi nel Mediterraneo solo nel periodo che va dal 1 gennaio al 2 luglio 2018, nota oggi la Fondazione Migrantes alla vigilia di una celebrazione per i Migranti presieduta da papa Francesco in occasione del V anniversario della sua visita a Lampedusa, primo viaggio del suo pontificato.

Domani, venerdì 6 luglio nella Basilica di San Pietro a Roma e sabato 7 luglio a Bari, proprio davanti “a quel mare che tanti cercano di attraversare per fuggire da situazioni difficili e di guerra”, sottolinea il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, e dove “invece trovano così spesso la morte, ci uniremo alla preghiera di papa Francesco, per domandare al Signore ‘la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi …per chiedergli perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore!’”.

Roma, 5 luglio 2018

 

Interventi del Portavoce FAIM Rino Giuliani all’Assemblea plenaria del CGIE, alla Farnesina

 

 

CGIE 3 luglio 2018 – Maeci-Sala Aldo Moro

Intervento del Portavoce FAIM Rino Giuliani

Il tema delle migrazioni con i suoi cicli è tornato all’ordine del giorno e in un modo o nell’altro è parte costituente dell’agenda sia delle forze politiche che di quelle sociali.

Lo è in modo tutto peculiare per una organizzazione quale la nostra che esprime una rappresentanza del mondo associativo degli italiani nel mondo ambendo ad avere un ruolo più incisivo nelle decisioni che investono la realtà sociale che il FAIM rappresenta.

Il giudizio che noi diamo sulla situazione non può non muovere dalle istanze che in modo autonomo portiamo avanti, senza aprioristici preconcetti verso le forze politiche ma anche senza alcun collateralismo, valutando rispetto agli obiettivi che ci siamo dati le azioni e i comportamenti .

Ovviamente seguiamo con grande interesse l’impegnativa azione del CGIE al quale attivamente partecipano numerosi dirigenti del FAIM.

L’azione dei governi degli ultimi venti anni hanno messo in evidenza la sostanziale residualità del tema “italiani nel mondo” sia dai programmi di governo che dalla pratica in sede legislativa e nell’azione degli esecutivi.

Della legislatura nazionale e dei risultati in sede parlamentare non si tratta di fare un bilancio quanto alla natura, qualità e quantità della normazione promossa e approvata grazie all’azione dei 18 parlamentari della “circoscrizione estero” e di esprimere giudizi sul rapporto fra aspettative e risultati raggiunti.

Bilancio e giudizi spettano soprattutto agli italiani nel mondo anche se come associazionismo non possiamo esprimere un giudizio di soddisfazione.

Oggi c’è un nuovo governo con impegni presi per gli italiani all’estero, un sottosegretario espressione di un movimento politico che si è sviluppato da radici associazionistiche. Confidiamo in confronti aperti , in azioni concrete, in attenzione e valorizzazione del mondo associativo che è alla base di ogni possibile rilancio del protagonismo degli uomini e delle donne delle nostre comunità all’estero

Tra le cose di possibile realizzazione ha ripreso vigore nei dibattiti quella della Conferenza mondiale degli italiani nel mondo.

Conferenza dell’emigrazione italiana nel secondo millennio o Conferenza mondiale degli italodiscendenti si vedrà sapendo che scegliendo un titolo si sceglie anche un punto di vista ed un punto di approdo . Vorremmo che presto si addivenisse ad una possibile calendarizzazione .

Come Faim siamo in grado di contribuire e contribuiremo in modo autonomo, originale con nostre proposte al più generale dibattito sulla nuova conferenza mondiale deglj italiani nel mondo.

Anche il CGIE, si è espresso favorevolmente per una nuova conferenza mondiale della quale si chiede che il governo si faccia promotore garantendo adeguato sostegno finanziario.

La precedente conferenza mondiale vide nella promozione e nello svolgimento della stessa un indiscusso protagonismo delle associazioni nazionali.

Perché la Conferenza non si trasformi in una palestra fra compagini partitiche, perché le diverse componenti compresenti nella realtà degli italiani nel mondo abbia il suo spazio e svolga il suo ruolo in sussidiarietà con le pubbliche istituzioni, la preparazione e lo svolgimento della stessa deve vedere sinergicamente operanti in un ruolo centrale l’associazionismo e i soggetti collettivi che fondamentalmente promanano o largamente derivano dallo stesso: i comites e il CGIE.

Anche a tal fine come FAIM intendiamo chiedere ai comites di aprire in modo ordinato una interlocuzione . Anche i comites nelle recenti elezioni, pur misurandosi con la scarsa propensione al voto degli elettori, hanno saputo rinnovarsi in diverse realtà.

Sul piano delle cose da fare, lo vediamo dalla discussione in corso oggi pomeriggio, c’è molto lavoro che si deve raccordare quanto a tempi di realizzazione e quindi a scadenze.

Come in ogni road map ci sono priorità che vanno collocate fra le prime cose da fare. Maggiormente quando in prima fila per attuarla ci sono realtà istituzionali con i tempi delle pubbliche amministrazioni. Lo deciderete voi opportunamente: dalla conferenza stato regioni cgie alla conferenza dei giovani , alla conferenza delle donne, alla conferenza mondiale ecc,. Si tratta di attività alle quali come FAIM siamo interessati e nelle qauli tutti nostri componenti presenti in cgie si sentono particolarmente impegnati

Come FAIM, in specie abbiamo chiesto di contribuire alla preparazione e alla l’organizzazione della Conferenza Stato Regioni Province autonome CGIE.

La L. 198/98 le da il compito di “indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del governo, del parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all’estero”. Lo scadenzario ministeriale colloca tale conferenza fra un anno circa, intorno alla fine del 2018.

Come FAIM siamo produttori di proposte che scaturiscono dalla discussione all’interno delle associazioni aderenti e che abbiamo avviate su tematiche predisposte dal coordinamento e successivamente validate dal dibattito e dalla discussione nel consiglio direttivo.

Quello che chiediamo e di essere partecipi dei processi che le istituzioni, Maeci e presidenza del consiglio intendono mettere in atto per la necessaria ripartenza del modo degli italiani all’estero e in tal senso il ruolo basilare di sussidiarietà qualificata che il Faim in quanto soggetto collettivo di rappresentanza sociale è in grado di garantire chiediamo venga sostenuto in analogia a quanto avviene con gli enti di promozione sociale presenti sul territorio italiano.

Anche dal parlamento ci aspettiamo e solleciteremo attenzione e interventi legislativi per l’associazionismo italiano all’estero vecchio e nuovo in transizione verso il futuro.

 

 

CGIE 4 luglio assemblea plenaria

Intervento di Rino Giuliani Portavoce FAIM

Il fenomeno della nuova emigrazione è, da molti punti di vista, una questione di rilievo nazionale.
Sulla entità, tipologie, dinamiche e trend di sviluppo della nuova emigrazione dall’Italia i dati sono eloquenti; il fenomeno, in forte crescita dall’inizio della crisi economica dell’ultimo decennio, ha ormai raggiunto livelli analoghi a quelli riscontrati nella seconda metà degli anni ’60. Quelli di un’emigrazione di massa. Il fatto che l’entità complessiva della popolazione emigrata sia lievitata di circa il 60% in dieci anni, passando da 3.6 milioni ad oltre 5 milioni e che i nuovi flussi di emigrazione si situino ormai intorno alle 300mila partenze ogni anno a partire dal 2014-2015, cambia radicalmente il nostro approccio precedente molto mirato sulle comunità integrate della vecchia emigrazione.
Si è aperta una stagione nuova che spinge a analisi e rivendicazioni, a nuova rappresentanza , nuove tutele e diritti da difendere.
Come FAIM (Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo), abbiamo monitorato fin dalla sua nascita l’evoluzione della nuova emigrazione italiana fornendo un quadro statistico comparato con le rilevazioni dei paesi di accoglienza (in particolare in Europa e Australia) che danno un risultato sensibilmente più elevato degli espatrii dall’Italia rispetto a quanto si desume dai dati dell’Istat relativi alle cancellazioni di residenza.
Il rapporto tra i dati raccolti all’estero e quelli dell’Istat è mediamente di 3 ad 1, con punte di 4 a 1 ed oltre. Tali dati presentati già nell’aprile 2016 in occasione dell’assemblea di fondazione del FAIM, hanno costituito la base di riflessione e discussione per l’azione del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’estero) nell’interlocuzione avviata con il MAECI e il Ministero del Lavoro sulle misure di orientamento da approntare per i nuovi migranti e, in generale, sono stati riconosciuti da importanti istituti di ricerca e, più recentemente, da ambienti del mondo sindacale e datoriale. Secondo queste stime, come sopra richiamato, la nuova emigrazione italiana viaggia al ritmo di quasi 300mila persone all’anno negli ultimi due anni (2015 e 2016). Di questi nuovi migranti, circa il 30% possiede una laurea e circa il 35% un diploma di scuola superiore, mentre oltre il 15% della nuova migrazione è composta da giovani al di sotto dei 15 anni, il che mostra che ad emigrare sono ormai non solo single, ma anche intere famiglie.
Il lavoro di approfondimento svolto nel 2017 e presentato nel convegno FAIM di Palazzo Giustiniani ha consentito di scendere ancora più nel dettaglio rispetto alle modalità di insediamento dei nuovi migranti, in gran parte caratterizzate da precariato e nomadismo sia all’interno dei singoli paesi, sia tra diversi paesi, nonché dalla presenza di una consistente componente che potremmo definire “proletaria”.
In quel convegno abbiamo registrato con soddisfazione la condivisione con la direzione generale degli italiani nel mondo circa la necessità di pensare ex novo ad un sistema di orientamento alla partenza e all’arrivo per questi nostri connazionali (in riferimento alla conoscenza del mondo del lavoro dei paesi di arrivo, dei locali sistemi di welfare, della tutela e dei diritti, sia in Europa che oltre Oceano), come impegno minimo che il nostro paese deve assumersi anche per mantenere con essi un legame positivo.
E’ questo un punto importante della nostra agenda di lavoro sul quale siamo in grado di dire la nostra su come attivare una rete di sostegno che parta dall’Italia e sostenga nei paesi di accoglienza i nostri emigrati e in molti casi anche le loro famiglie.
L’approntamento di un tavolo di lavoro tra CGIE, MAECI e MIN.LAVORO sul tema dell’orientamento e dell’accompagnamento della nuova emigrazione ci interessa in modo peculiare anche come occasione di valorizzazione e di diversificazione nel ruolo delle nostre associazioni presenti all’estero ma anche nelle regioni italiane.
Anche la possibile convenzione tra Patronati e Maeci di cui si è discusso n CGIE e il più ampio coinvolgimento dell’associazionismo di emigrazione in ogni politica attiva, rientrano in tale nuovo scenario.
Come Faim eravamo e siamo disponibili a contribuire a tali obiettivi con l’auspicio che le istituzioni vogliano avviarli con logica strutturale. Le nostre associazioni in ordine sparso dalla Germania al Belgio all’Inghilterra hanno già sperimentato, con proprie risorse, esperienze anticipatrici, buone pratiche degne di interesse. Come FAIM abbiamo inteso porre all’attenzione del mondo istituzionale, sociale e politico, il fatto che questi consistenti flussi di nuova emigrazione comportano un impoverimento delle risorse umane del paese e delle sue competenze, alimentando spreads importanti tra Italia e paesi di accoglienza. Recentemente, Confindustria, sulla base dei dati Istat, ha stimato in un punto di Pil la perdita annuale di patrimonio umano qualificato che se ne va dal paese. Se prendiamo in considerazione la media di arrivi registrati nei principali paesi di arrivo, si tratterebbe invece di circa 3 punti di Pil all’anno. Oltre 40 miliardi di Euro. Giovani italiani, un capitale sociale sul quale hanno investito famiglie e Stato che non accresce il nostro ma altri paesi e senza neanche i ritorni delle rimesse della vecchia emigrazione di un tempo.
Al di là della quantificazione monetaria del fenomeno è indubbio che il nuovo esodo comporti un impoverimento importante delle opportunità di sviluppo e del futuro del paese. Comprenderne le cause, cercare di contenerlo e di orientarlo con adeguate politiche attive capaci di coniugare la libertà di circolazione con gli obiettivi del sistema paese, costituisce quindi un compito istituzionale tra i principali. Se infatti consideriamo l’impatto dei nuovi flussi emigratori in particolare nelle aree interne e del Mezzogiorno e le proiettiamo a 1 o 2 decenni, potremmo dedurne una grave accentuazione di squilibri già esistenti e il rischio di un declino di intere zone del paese che non può essere compensato (o compensato solo in parte sia sul piano demografico, che su quello del bilancio delle competenze disponibili) dai flussi di immigrazione terzomondiale o dall’Est europeo.
La specifica congiuntura economica e politica globale, caratterizzata da tendenze contraddittorie tra processi di globalizzazione e crescenti resistenze a tali processi con il ritorno ad approcci nazionali, comportano infine una nuova attenzione sui diritti e delle tutele dei cittadini migranti in generale e, tra essi, dei nuovi migranti italiani, coinvolti, anche in ambito europeo, negli effetti di queste politiche, come le espulsioni (da Belgio e Germania) o da ciò che potrebbe comportare la Brexit per coloro che risiedono in Gran Bretagna, ma anche per coloro che vivono o decidono di trasferirsi in Australia o in nord America.
I nostri governi se ne devono occupare stabilmente.
Ci aspettiamo scelte pubbliche all’altezza dei cambiamenti che auspichiamo-
Come abbiamo avuto modo di dire anche nel passato, come FAIM, i governi si valutano sempre alla prova dei fatti .