“QUEL RAZZISTA DI MOZART”…VIA DAI PROGRAMMI ! di Giorgio Girelli

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QUEL RAZZISTA DI MOZART”…VIA DAI PROGRAMMI !

di Giorgio Girelli *

Il titolo di questa nota riflette in parte quello usato da Massimo Gramellini (Corriere della Sera 1.4.2021) per un suo articolo in cui stigmatizzava che “un gruppo di professori dell’università di Oxford “ avesse sostenuto che i grandi compositori del passato “in quanto capisaldi della musica bianca potrebbero creare disagio agli studenti neri”. E anche sul pianoforte emergerebbero riserve in quanto “strumento eurocentrico”. Il  Telegraph ha infatti riferito che alcuni accademici dell’ateneo inglese hanno prospettato la possibilità di rendere facoltativo lo studio del pianoforte ed anche della direzione orchestrale, per  sganciare gli insegnamenti dalla tradizione musicale europea. Uno di essi  avrebbe  sostenuto che gli attuali programmi di storia della musica sarebbero troppo concentrati sulla «musica bianca europea del periodo schiavista» e che occorrerebbe  ripensare l’attenzione dedicata al sistema di notazione musicale  «occidentale», giudicandolo «di rappresentazione colonialista» che potrebbe infastidire alcuni studenti. Nel mirino in particolare Mozart e Beethoven. Non è proprio…un riconoscimento al linguaggio più universale creato dall’uomo, come rileva Gramellini. Vien proprio da pensare che stiamo raggiungendo il traguardo della più stravagante irragionevolezza se anche Stephen Rouse, portavoce dell’università di Oxford, si è affrettato a precisare all’ Associated Press che da parte dell’ateneo “nessuna proposta o suggerimento del genere su spartiti o notazioni musicali occidentali è stato fatto, nessun tentativo di far smettere ai docenti di insegnare la notazione musicale e agli studenti di leggere gli spartiti”.

Di qui però sono partiti attacchi a Gramellini “scivolato” su una notizia non vera. Ma le cose non stanno così. Gramellini – che non ha certo bisogno della mia difesa – non ha mai parlato di iniziative dell’Università britannica ma di “un gruppo di professori”. Anzi è lo stesso Rouse a confermare come l’articolo del Telegraph, “citi l’opinione di singoli individui “. Come appunto riferito dal vicedirettore del Corriere della Sera. Mentre si è fatto credere, non si sa se per superficialità o per malizia, che egli abbia parlato di decisione della università inglese. Più giudizioso e costruttivo di certi “bianchi” Randall Goosby, padre afro-americano, il quale nel suo affermato cd “Roots” ha registrato musica di Florence Price “prima donna afroamericana ad essere riconosciuta come autrice sinfonica “. Di un altro compositore, William Grant Still, Goosby sottoliea che trattasi del “decano dei compositori afro e fu al centro del movimento Harlem Renaissance che includeva anche scrittori e pittori”. Osservato che sui classici afro le scuole dovrebbero mostrare più attenzione, Goosby rileva pure che “le forme e le armonie dei black composers si riferiscono al modello europeo, aggiungendo però tecniche mutuate da gospel, spirituals, blues, jazz per creare uno stile unico e distintivo. Fu grazie a loro se Gershwin ha scritto la musica che tutti amiamo. C’è posto per tutti”. Bella lezione da un celebre violinista di colore per le strampalate teorie di taluni bianchi. Ironizza Riccardo Nencini, presidente della commissione istruzione del Senato :” Si torna al giullare di corte con tanto di ribeca e ghironda. Morale: consigliare a figli e nipoti di non frequentare l’ateneo inglese!”. E sull’ “eurocentrico pianoforte” sarà bene tener presente che, ad esempio, secondo il «Financial Times» nella sola Cina a studiare questo strumento sono circa 40 milioni di studenti, attirati dall’effetto traino rappresentato dal successo planetario di solisti come Lang Lang. Un fenomeno che ha finito per creare un intero settore economico, visto che in Cina ci sono 450 aziende che fabbricano pianoforti.

Ma il contagio delle “assurdità” – termine con cui il ministro inglese della istruzione Gavin Williamson ha definito il fenomeno – a Oxford tende ad estendersi investendo anche le Istituzioni. Gli studenti “politicamente corretti” del prestigioso Magdalen College hanno deciso di rimuovere il ritratto di Elisabetta dalla loro sala delle riunioni accusando la regina di “rappresentare la storia coloniale recente”. E se il prorettore di Oxford, lord Patten, ha accusato gli studenti di essere “offensivi ed ignoranti”, la preside del College ha difeso il “diritto degli studenti di condurre i loro affari e decidere cosa appendere al muro”. Lo scorso anno nello stesso ateneo è infuriata la polemica per la rimozione della statua di Cecil Rhodes collocata sulla facciata dell’Oriel College mentre il King’ College di Londra ha definito il defunto principe Filippo reo di “razzismo e sessismo”, salvo però poi, in questo caso, scusarsi. Deus dementat quos perdere vult ! 

Riccardo Paolo Uguccioni, presidente della Società pesarese di studi storici, ed Ernesto Galli della Loggia il giorno di Pasqua, l’uno all’insaputa dell’altro, hanno curiosamente affrontato lo stesso problema pervenendo alle medesime, condivisibili conclusioni. Uguccioni, sul “Resto del Carlino”, ha osservato che “vizio del nostro tempo è applicare al passato le nostre idee. Criticare Napoleone perché “traditore della Repubblica” o abbattere le statue dei primi presidenti americani proprietari di schiavi è grottesco. Come diceva Spinoza, ricorda Uguccioni, “le gesta degli uomini non vanno compiante o deplorate, piuttosto occorre capirle”. Galli della Loggia, dal canto suo, sul Corriere della Sera, parla di “delirio suicida del ‘politicamente corretto’ che sta devastando l’immagine dell’Occidente: si abbattono le statue di Colombo e di Churchill; l’insegnamento di Omero, Dante, Shakespeare costituisce discriminazione offensiva verso chi ha un colore della pelle diverso dal bianco. Ed anche per questo studioso “l’universo dei valori è soggetto a modifiche profonde con il passare del tempo”. Per cui se “oggi sono inconcepibili la condizione di inferiorità della donna o il lavoro minorile, due o tre secoli fa erano cose accettate come normali”.

Si assiste invece ad una assenza di “senso storico” che nasce dalla “ mancanza di conoscenza, dalla crassa ignoranza della storia che ormai pervade le nostre società “. Mentre si dovrebbe “tener fermo che nella storia non possono trovare posto i nostri criteri morali attuali” né possiamo “proiettarli nel passato di cui sappiamo e capiamo sempre meno”. E Galli va anche oltre sottolineando che chi leva l’indice accusatore evita di rilevare, ad esempio, che la tratta dei neri verso l’America sarebbe stata impossibile se “preliminarmente vaste reti di trafficanti arabi e alcuni regni indigeni africani – cui però non si estende la giusta condanna riservata ai bianchi – non si fossero dedicati alla cattura” di tali persone. Bisogna dunque non cedere ad un’indiscriminata attualizzazione etica indotta da quel «politicamente corretto» figlio del punto di vista di entità politico-culturali che cercano di dominare “il discorso pubblico in Occidente”, come in altre circostanze (ad esempio, Corriere della Sera 11 luglio 2017) lo stesso Galli ci ha ricordato osservando che “dei valori e delle mentalità del passato sembra che non si possa, e soprattutto non sia lecito, darsi alcun pensiero”.  L’espressione “politicamente corretto” deriva dall’ angloamericana politically correct  e designa – come scrive l’ “Enciclopedia dell’Italiano” Treccani – un orientamento ideologico e culturale, sorto negli Stati Uniti, di estremo rispetto verso tutti, nel quale cioè si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone. Secondo tale orientamento, le opinioni che si esprimono devono apparire esenti, nella forma linguistica e nella sostanza, da pregiudizi razziali, etnici, religiosi, di genere, di età, di orientamento sessuale o relativi a disabilità fisiche o psichiche della persona. Sua degenerazione però è la furia iconoclastica (abbattimento o rimozione di statue e lapidi, oltraggio ai monumenti, ecc..) di minoranze estremiste che cercano – stigmatizza “Pensalibero” del 29.6.2020 – di imporre la propria visione ideologica all’intera società. Ma c’è di più, secondo Galli della Loggia: idea centrale nella costruzione del “politicamente corretto” è che “qualsiasi comportamento, desiderio, modo di vita debba necessariamente tendere a rivestire la forma di un “diritto” da tutelarsi giuridicamente. In particolare per ciò che riguarda i rapporti interpersonali e sessuali”.

Pertanto, se ci sono benemeriti studiosi dediti all’impresa di scrivere la storia ”perché – come diceva Erodoto – delle cose avvenute da parte degli uomini non svanisca col tempo il ricordo”, non si può prescindere dall’insegnamento che già il grande Marc Bloch impartiva : “Il passato non va valutato con gli strumenti del presente: i personaggi storici vanno collocati nell’ambiente, nella mentalità e nell’atmosfera delle loro epoche”. Saggezza dalle radici antiche se rammentiamo che già secondo Seneca ”spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa”. E oggi non c’è storico serio che non sostenga che nel ricostruire il passato sia essenziale “contestualizzare”, valutare cioè secondo i criteri prevalenti nel momento indagato. Altrimenti potremmo trovarci sotto accusa anche il Vaticano perché l’ordinamento dello Stato pontificio prevedeva la pena di morte. Ed in materia è interessante ricordare che Leopoldo II, granduca di Toscana, nel 1848 concesse lo Statuto liberale ai suoi sudditi. Per l’occasione a Pietrasanta , anche per celebrare i 35 anni di governo illuminato in Versilia, gli fu eretta – ricorda Sergio Casprini su “Pensalibero” – una statua il cui piedistallo fu ornato da quattro bassorilievi che riflettevano l’operato riformista del Granduca. Col sopraggiungere del Regno d’Italia venne deliberato di rimuovere la statua. Ma nel 1863 il nuovo gonfaloniere Gaetano Bichi ottenne la revoca del provvedimento, sostenendo che, al di là di ogni considerazione politica, l’opera d’arte, quale atto di civiltà, andava salvata, anche perché i monumenti sono destinati a servire da insegnamento ai popoli ed ai regnanti. Sicchè «Esempio ai popoli ed ai regnanti» fu il testo della scritta incisa in luogo dei bassorilievi rimossi, insieme al decreto dell’Assemblea Toscana sulla decadenza dal trono dei Lorena. Molto più saggi degli odierni forsennati che si accaniscono contro Colombo, Lee, Churchill, Garibaldi, Elisabetta.

*Presidente Emerito del Conservatorio di Musica “G. Rossini”

NELLE FOTO: 1.La rimozione della statua di Cristoforo Colombo al Tower Grove Park di St. Louis, in Missouri. 2. Giorgio Girelli con il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon. 3. Stampa colorizzata della foto di Elisabetta scattata nel 1952 da Dorothy Wilding (da Corsera 10.6.2021)

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