Cartella stampa Marco Cingolani _ Perpetuum Mobile _ Tomav di Moresco _ opening 18 dicembre ore 17

 

 

COMUNICATO STAMPA

Marco Cingolani

PERPETUUM MOBILE

a cura di Antonello Tolve

TOMAV – Torre di Moresco Centro Arti Visive

18 dicembre 2021 | 30 gennaio 2022

opening, 18 dicembre 2021, ore 17:00

Il TOMAV – Torre di Moresco Centro Arti Visive è lieto di annunciare Perpetuum mobile, un progetto di Marco Cingolani che si terrà dal 18 dicembre 2021 al 30gennaio 2022 dedicato a procedimenti linguistici che puntano l’attenzione sull’elasticità e dunque sulla tensioattività.

Le recenti opere realizzate da Marco Cingolani per gli spazi della Torre di Moresco, sono sottili interventi ambientali con cui l’artista fa proprie le leggi dell’elettrodinamica classica, in particolare l’interazione elettromagnetica, per concepire ingranaggi duttili – agganciati alla matière subtile – carichi di energie attrattive e inclusive.

Distribuiti nello spazio come piccoli tempi e come ritagli d’ambiente, gli stati di tensione e le forme persistenti di coesione realizzate da Cingolani nell’arco dell’ultimo biennio ridefiniscono emotivamente il contesto espositivo con l’idea chiara di porsi come corpi minimi, come atteggiamenti, come processi, come apparecchi perpetuamente mobili – la cui mobilità è determinata dai picchi, dalle gole, dalle oscillazioni di luce durante le ore del giorno.

«Le opere sono costituite da elementi metallici e piccoli magneti» avvisa l’artista: «coerentemente con la mia ricerca artistica» questi lavori «proseguono una riflessione sul concetto di fragilità, utilizzano gli stessi medium e mantengono un approccio ermetico ed introspettivo, ma affrontano in maniera più approfondita il concetto di forza, intesa come forma di resistenza, come una forza di resistente coesione tra i vari elementi che compongono il lavoro».

Direttamente proporzionali agli stati dello spettro luminoso e dunque a tutta una serie di spinte, stimoli, condizioni temporospaziali i suoi nuovi lavori si presentano come dispositivi camaleontici e versatili che rispondono a una prassi libera, armonicamente disarmonica e asimmetrica, (s)vincolata all’azione pneumatica circostante e contestualmente a questa legata da sofisticati rapporti di partecipazione, di compenetrazione, di reciprocità.

TOMAV – Torre di Moresco Centro Arti Visive, Moresco (FM)

Marco Cingolani. Perpetuum mobile

18 dicembre – 30 gennaio 2022

info | www.tomav.it / +39 0734 259983

apertura | sabato e domenica, dalle 17:00 alle 19:00 o su appuntamento.

Instagram | torre_moresco ||| facebook TorreMorescoCentroArtiVisive

Green pass on

Perpetuum mobile

di Antonello Tolve

L’attenzione rivolta da Marco Cingolani nei confronti del disegno, inteso come graffio in potenza al di là della superficie piana, è tratto caratteristico di un atteggiamento linguistico che mira a dematerializzare il supporto cartaceo per trasformarlo in pneuma (πνεῦμα), in materia immateriale di un racconto strettamente legato all’abitare. Reso impalpabile e invisibile per entrare appunto nell’ambito dell’ápeiron (ἀπείρων), dell’illimitato e dell’indefinibile presente nella realtà sensibile, il disegno – estroflesso, corporizzato, collegato al Lebenswelt – diventa infatti per Cingolani lo spazio perfetto in cui agire e attraverso cui articolare plasticamente la linea nell’ambiente circostante per modellare, sin dai primi fil di ferro del 2011 (Fuori o dentro, Limite, qualche meraviglioso Senza titolo), una totalità che assorbe al suo interno anche il pubblico dell’opera.

A una frase in cui si alternano eleganti grovigli pulsanti, scarabocchi o anche potenti stabilizzazioni miocinetiche, segue nel 2013 (si vedano almeno Junction e Anthropometry dove troviamo per la prima volta l’utilizzo di magneti al neodimio) una linea più spezzata e frammentata che va a delineare nello spazio alcune forme determinate da punti di contatto, da saldature, da suture. Si tratta di elementi sospesi che a distanza d’un quinquennio, tra il 2018 e il 2019 (con i tentativi di costruzione, con le projections, con la struttura provvisoria o con lo studio di metallo ossidato e l’Esser mio frale), diventano elaborazioni squisitamente geometriche, riflessioni articolate come reticolati, architetture variabili, accenni a corpi, proiezioni di pensiero in atto, circuiti sempre più aderenti a un’idea di scultura contestuale, costantemente riadattabile e variabile.

Con i recenti stati di tensione (il primo è del 2020) e con le Forme persistenti di coesione (2021-2022), Marco Cingolani tocca oggi con mano un vuoto pieno di realtà per entrare nel vivo di procedimenti che puntano l’attenzione sull’elasticità e dunque sulla tensioattività: in altre parole fa proprie le leggi dell’elettrodinamica classica, in particolare l’interazione elettromagnetica, per concepire ingranaggi duttili – agganciati alla matière subtile – carichi di energie attrattive e inclusive.

Distribuiti nello spazio come piccoli tempi e come ritagli d’ambiente, come rasoiate calibrate e come figure affilate che elaborano discorsi di natura strettamente contestuale, i lavori più recenti di Cingolani («opere mutevoli e friabili, caratterizzate da geometrie spigolose e pungenti, chiuse e semitrasparenti come cristallizzazioni») non solo si inseriscono in quel filone creativo che va dalle azioni elettromagnetiche di Alice Hutchins e di Takis (al secolo Panayotis Vassilakis) alle più recenti plastiche di Lydia Wilhelm, ma ridefiniscono emotivamente il contesto in cui sono collocate, con l’idea chiara di porsi come corpi minimi, come atteggiamenti, come processi («intendo il mio lavoro come un unicum, un corpo solo che si definisce poco alla volta nel suo realizzarsi»), come apparecchi perpetuamente mobili – la cui mobilità è determinata dai picchi, dalle gole, dalle oscillazioni di luce durante le ore del giorno. «Le opere sono costituite da elementi metallici e piccoli magneti» avvisa l’artista in una preziosa indicazione di poetica: «coerentemente con la mia ricerca artistica» questi lavori «proseguono una riflessione sul concetto di fragilità, utilizzano gli stessi medium e mantengono un approccio ermetico ed introspettivo, ma affrontano in maniera più approfondita il concetto di forza, intesa come forma di resistenza, come una forza di resistente coesione tra i vari elementi che compongono il lavoro».

Direttamente proporzionali agli stati (agli strati) dello spettro luminoso e dunque a tutta una serie di spinte, stimoli, condizioni temporospaziali i suoi nuovi lavori si presentano come dispositivi camaleontici e versatili che rispondono a una prassi libera, armonicamente disarmonica e asimmetrica, (s)vincolata all’azione pneumatica circostante e contestualmente a questa legata da sofisticati rapporti di partecipazione, di compenetrazione, di reciprocità.

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