A Carosino “I Santi Protettori” di Cartanì e Conzo acquista consensi di pubblico e critica

 

A Carosino “I Santi Protettori” di Cartanì e Conzo acquista consensi di pubblico e critica

Efficaci e profondi gli interventi di Pierfranco Bruni e don Filippo Urso

di Stefania Romito

 

Appuntamento nel segno di una Cultura che sembra guardare al passato ma che si rivolge al presente proiettandosi verso il futuro. La serata si è tenuta a Carosino attraverso l’attesissima presentazione del libro “I Santi Protettori, tra Storia e Racconti”, ospitata nella ridente cittadina jonica alle porte di Taranto.

Complice e culla dell’evento è stata l’inconsueta e accogliente cornice offerta a tutti i presenti e rappresentata dall’atrio parrocchiale della locale antica chiesa di Santa Maria delle Grazie. Una suggestiva location che ha accolto gli interessanti interventi dei tre relatori: Pierfranco Bruni, don Filippo Urso (parroco di Carosino) e Floriano Cartanì coautore del libro presentato.

Mentre Arcangelo Conzo, l’altro autore del libro, e il curatore dell’opera Salvatore Conte hanno offerto al numeroso pubblico presente musiche e canti con la funzione di cornice alla serata. Preludio agli interventi le letture di alcuni testi e racconti, quest’ultime curate da Milena Sibilla, Rosamaria Luzzi e Teresa Fusca, con la collaborazione tecnica di Pompeo La Ragione.

Entrando nel vivo degli interventi veri e propri, don Filippo Urso, insieme ai saluti e onori di casa, ha parlato di un libro dai contenuti molto interessanti non specificatamente scientifici soprattutto nella parte storiografica dei racconti romanzati. Inoltre si è soffermato sulla singolarità dello scritto, sempre anticipato da un processo orale di definizione soffermandosi, infine, sul lungo e articolato percorso che porta una figura in odore di santità alla beatificazione vera e propria riconosciuta dalla Chiesa Cattolica.

Più specifico l’intervento dello scrittore, poeta e saggista Pierfranco Bruni il quale ha elogiato il tipo di scelta operata dagli autori di accostare la storia di un santo ad un racconto romanzato popolare a lui dedicato. Tratti distintivi che, basandosi sulla cosiddetta religiosità popolare, rientrano nella dimensione antropologica del vissuto dell’uomo, specificatamente delle nostre aree salentine e calabresi. Un accenno, nel finire del proprio intervento, all’humus arbereshe che ha contraddistinto anticamente anche il territorio carosinese, con la presenza atavica di popoli provenienti da quell’area. Floriano Cartanì si è soffermato brevemente sul libro scritto a quattro mani con il collega Conzo e ha parlato del famoso antichissimo miracolo narrato dagli avi, inerente  la Madonna che qui a Carosino sarebbe apparsa al pastorello sordomuto di nome Fortunato.

Benché di questo avvenimento non vi sia alcuna traccia documentale storica e su simili episodi vi sono diversi racconti sparsi nel nostro Meridione d’Italia, per Cartanì l’evento prodigioso  avvenuto nell’antico casale carosinese  è diverso e andrebbe tenuto nella giusta considerazione. Difatti sebbene le notizie certe sul locale culto mariano si evincono a partire dal XVI secolo, le tracce tutt’ora visibili, costituite dalle formelle incastonate ai lati dell’altare Maggiore, “ritraggono” proprio i numerosi miracoli compiuti anticamente dalla Madonna di Carosino e potrebbero rappresentare già una prova tangibile. Nello specifico del miracolo della Madonna di Carosino al pastorello Fortunato, ha precisato Floriano Cartanì nel corso del suo intervento, se ne parla solamente nella tradizione orale trasmessa da genitori ai figli e giunta poi sino a noi immutata.

Tuttavia, a ben ricercare, esisteva una vecchia immagine di tale evento andata smarrita e riportata a lato della copertina del libro di Cartanì e Conzo, che era presente sino alla seconda metà del secolo scorso in alto sulla navata centrale del Presbiterio. Essa riportava il vero inanime testimone di quell’evento prodigioso e cioè un albero di mandorlo fiorito. In effetti la Madonna delle Grazie di Carosino, che da tempo ha una propria cappella nella chiesa matrice, conserva al suo interno una riproduzione artistica a grandezza naturale proprio di quell’avvenimento. Essa ricorda, insieme all’albero di mandorlo fiorito presente nella scena, che la Madonna di Carosino viene ancora oggi festeggiata il 17 febbraio. Esattamente il mese quando i mandorli cominciano a fiorire

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