Taranto valorizza a sufficienza l’immenso patrimonio culturale? Risponde Pierfranco Bruni, già Direttore Mibact

 

Taranto valorizza a sufficienza l’immenso patrimonio culturale?

Risponde Pierfranco Bruni, già Direttore Mibact e Responsabile del dipartimento Antropologia della Soprintendenza di Lecce, Brindisi, Taranto

Pierfranco Bruni, già Direttore del Ministero dei Beni Culturali, responsabile della promozione della cultura nei Paesi esteri, Vice Presidente della provincia di Taranto e Assessore provinciale alla Cultura, si esprime in merito alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio culturale di Taranto in una intervista rilasciata in esclusiva alla giornalista e scrittrice Stefania Romito

Pierfranco Bruni, lei ha lavorato per più di quarant’anni come Direttore Archeologo per il Ministero dei Beni Culturali, oltre ad aver ricoperto diversi incarichi in Italia e all’estero e la carica di Vice Presidente della provincia di Taranto e quella di Assessore provinciale alla Cultura. Quale ritiene essere attualmente la situazione riguardante la valorizzazione dei Beni culturali nel territorio tarantino?

Sono del parere che Taranto, oggi più che mai, abbia bisogno di porre al centro una questione culturale che tenda a considerare i Beni culturali non solo in termini di programmazione ma anche  di progettualità. Due aspetti diversi sebbene interattivi. Personalmente, ho sempre puntato alla progettualità delle culture, aspetto che considero di fondamentale importanza soprattutto per un territorio peculiare come Taranto: una città tra due mari con un impareggiabile retaggio culturale. Grazie all’eccellente attività del Museo Archeologico Nazionale, negli ultimi anni Taranto ha assunto un ruolo di grande rilievo. Il MarTa, diretto da una valente Direttrice, ha svolto un percorso di notevole spessore in direzione di uno sdoganamento dei Beni culturali avvicinando il Mediterraneo al Museo e la cittadinanza tarantina alla vitalità archeologica del Museo stesso, sempre più aperto alle manifestazioni delle differenti culture. Il Museo è divenuto, così, un laboratorio produttivo di idee e pregnante simbolo di Taranto a livello internazionale.

Oltre a proseguire il pregevole cammino intrapreso dal MarTa, dall’alto della sua esperienza ultraquarantennale su quale altro aspetto si dovrebbe puntare per un effettivo rilancio culturale della città?

Dopo la testimonianza, l’esperienza e la presenza del Museo, Taranto dovrebbe diventare un progetto culturale che giunga a contemplare i diversi ambiti della promozione: dall’antropologia alle lingue al dialetto, dalle architetture alla letteratura vera e propria mirando, però, al superamento di quelle sacche di provincialismo che purtroppo esistono ancora e che svolgono un’azione frenante. Non bisogna dimenticare che Taranto è stata Magna Grecia. Un aspetto, questo, da riconsiderare nell’ottica di un discorso economico serio che non contempli soltanto il turismo ma che includa anche una ricerca consolidata.

A suo parere, è stato positivo o negativo sdoppiare  il Museo Nazionale dalla Soprintendenza dei Beni Culturali della Puglia – Taranto, di cui lei era Direttore archeologo?

In merito a questo discorso, ho esercitato una grande battaglia nel tempo della dialettica e dei conflitti. Credo che sia stato un risultato altamente positivo separare le due strutture poiché la valorizzazione e la fruizione rappresentano un percorso ben determinato, a differenza della tutela che riguarda altre situazioni. Di conseguenza, è stato necessario sviluppare questo processo inizialmente teorico facendo sì che diventasse una prassi.

Riguardo la Pinacoteca di Taranto, quale azione sarebbe opportuno intraprendere al fine di restituirle il ruolo strategico di un tempo?

Le origini della Pinacoteca risalgono al lontano 1995/1996. Un progetto teorico trasformato in una straordinaria realtà. Alla fine degli anni Novanta si è tentato di proseguire l’idea originaria, ma sono stati sbagliati i modi e, a mio parere, non vi è stata sufficiente volontà di inserire la Pinacoteca in una dimensione più ampia e maggiormente scientifica. Dopo gli anni Novanta, e successivamente alla famosa mostra su De Chirico, si è registrato un vuoto da un punto di vista della arti moderne e contemporanee. Sarebbe, quindi, auspicabile affiancare al MarTa una Pinacoteca totalmente rinnovata che possa godere di alte competenze artistiche in grado di ideare scelte efficaci ed innovative sulla programmazione.

Come vede il ruolo del Conservatorio nell’attuale ambito culturale cittadino?

Il Conservatorio è un’altra importante istituzione culturale presente a Taranto, ma dovrebbe avere una specificità ben definita al fine di svolgere non solo un ruolo educativo e di apprendimento, ma principalmente di progettazione. Non dovrebbe essere considerato soltanto come sede. Io lo concepirei come il nucleo di una cultura musicale di eccellenza che sappia raccogliere la tradizione ma anche investire nelle nuove generazioni artistiche.

Il cammino che la città di Taranto dovrebbe intraprendere per valorizzare al meglio il suo prezioso patrimonio culturale, a parer suo quale potrebbe essere?

Taranto deve trovare la sua reale dimensione culturale attraverso un progetto forte non caratterizzato da fasi episodiche o da puro attivismo lasciato esclusivamente al mondo dell’associazionismo. Ritengo sia necessario legare le diverse competenze, pur preservandone le rispettive autonomie, al fine di rendere i processi culturali una vera e propria attività produttiva. È indispensabile riprendere l’antico discorso di una cultura che è apprendimento, valorizzazione e fruizione ma, principalmente, economia per uno sviluppo interattivo della città e di tutto il territorio tarantino.

Se ne avesse la possibilità, quali sarebbero le strategie che metterebbe in atto per raggiungere questo importante traguardo?

Ho sempre attribuito molta importanza al discorso che vede le istituzioni parte integrante di un organismo complessivo in grado di accogliere le diverse culture in un unico concetto progettuale. Il Mediterraneo al centro delle culture e della vita socio-economica della città partendo proprio dal patrimonio culturale. In tal senso, considero opportuna e immediata la realizzazione di un Istituto delle Culture del Mediterraneo che funga da collante di tutte le diverse attività e che porrebbe al centro, in modo particolare, il mondo della scuola e, con esso, il mondo accademico che necessita di essere centrale e di non dipendere da altre università.

Oltre ad essere un esperto professionista, che ha dedicato alla cultura tutta la sua vita, lei è anche uno stimato poeta scrittore e saggista, già candidato al Nobel per la Letteratura. So che tra i suoi progetti letterari vi è anche quello che tende a rilanciare, a livello nazionale e non solo, poeti tarantini quali Michele Pierri, Raffele Carrieri, Giacinto Spagnoletti e molti altri. L’Istituto delle Culture del Mediterraneo di cui parla, potrebbe riservare ampio spazio a questi personaggi letterari per i quali la città di Taranto ha costituito un potente motivo ispiratore di espressione lirica?

Certamente sì. Come giustamente ha anticipato lei, è da anni che sto lavorando a questo progetto dedicato ai poeti di Taranto in collaborazione con l’Istituto di Cultura Letteraria Etnoantropologico “Virgilio e Maria Bruni – Caracciolo” e con il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. L’obiettivo è proprio quello di divulgare, a livello internazionale, la grandezza di questi prestigiosi rappresentanti della lirica tarantina mediante la loro peculiare poetica nella quale è possibile cogliere la grandiosità di Taranto. Io sono calabrese di origine ma tarantino di adozione. Fin dal mio arrivo in questa città, ho immediatamente avvertito la sua maestosità. Di conseguenza, mi è venuto naturale dedicare tutte le mie energie, anche in virtù dei ruoli ricoperti, per far sì che Taranto diventasse sempre più un modello a cui guardare. Ora questa esigenza è ancora più pressante. Taranto possiede un eccezionale patrimonio culturale che bisogna valorizzare al massimo affinché diventi un polo di attrazione, non soltanto nel Mediterraneo, ma anche a livello internazionale. Gli stranieri, forse ancora più di noi italiani, riconoscono le preziosità del nostro Paese e della Puglia in particolare. Taranto è una perla del Mediterraneo che negli ultimi anni si è opacizzata. È giunto il momento di restituirle l’antico splendore. Il mio invito è rivolto a tutti. Lavoriamo insieme per rendere finalmente Taranto il vessillo d’Italia nel mondo.

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