UN RICORDO DI NOSTRA SIGNORA DI PARIGI

 

UN RICORDO DI NOSTRA SIGNORA DI PARIGI

di Giuseppe Lalli

L’AQUILA – Il fumo che sale dalla cattedrale di Notre-Dame di Parigi devastata dal fuoco è una di quelle immagini che danno all’anima un senso di soffocamento. Durante l’occupazione tedesca della Francia, di fronte alla facciata della chiesa erano posizionati due carri armati, ma nessun colpo partì mai da essi: la ferocia si era arresa di fronte alla bellezza. Pare che Hitler stesso abbia detto in quella occasione che la Germania, il paese di Kant, non poteva permettersi di toccare i simboli della civiltà europea.

Nessun monumento più di questa cattedrale, unica e irripetibile, rappresenta quella Francia che è stata il cuore e la mente della “vecchia” Europa. Notre-Dame de Paris: quanta poesia tra quelle guglie che puntellano il Cielo! Quanto solido pensiero tra le severe colonne del suo interno, dove risuonava la voce ispirata dell’abate Bossuet, e dove, in una notte di Natale, tra l’incenso che saliva tra le volte austere e il canto gregoriano, lo scrittore Paul Claudel usciva credente dopo essere entrato scettico.


Notre-Dame de Paris è molto più di una chiesa: è un’espressione vivente del Cristianesimo. Come tutta l’architettura gotica, ricorda ai cristiani che devono avere i piedi ben piantati nella storia, e la mente protesa verso il Cielo. In questa cattedrale, che ho visitato, rapito da tanta mistica atmosfera, molte volte. Ho avuto la fortuna di assistere alla messa un sabato sera di tanti anni fa, quando mi trovavo a Parigi per festeggiare insieme a mia moglie i venticinque anni di matrimonio. Entrati nella chiesa nella tarda mattinata, secondo un’abitudine molto italiana e poco francese, avevamo chiesto di benedire le fedi nuziali ad un prete piuttosto anziano, che nei confronti di quello che gli era parso un gesto di sapore pagano, si era mostrato un po’…refrattario: «Je benis les personnes, pas les objets» (Benedico le persone, non gli oggetti), ci aveva risposto.


Con un altro prete, giovane e colto, dopo essermi confessato, conversai a lungo. Parlammo di
Pascal e di Bernadette, di «fides» e di «ratio«, di filosofia, di letteratura e di fragilità umana. Lo trovai cortese e chiaro. E dallo sguardo luminoso, nel migliore «stile» francese. Ci trovammo d’accordo su tutto. Ebbi l’impressione che le nostre anime si fossero toccate. Indimenticabile esperienza…in quella cattedrale, tra quelle severe colonne, sotto quelle fantastiche guglie. Bisogna sempre scegliere il bello: il bene e il vero seguiranno.

 

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