{"id":10012,"date":"2020-04-02T23:27:45","date_gmt":"2020-04-02T23:27:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10012"},"modified":"2020-04-02T23:27:45","modified_gmt":"2020-04-02T23:27:45","slug":"racconti-in-quarantena-neve-daprile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10012","title":{"rendered":"RACCONTI IN QUARANTENA \u2013 NEVE D\u2019APRILE"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-10012 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10013'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Mario-Narducci-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10014'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La-scalinata-di-San-Bernardino-innevata-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>RACCONTI IN QUARANTENA \u2013 NEVE D\u2019APRILE<\/p>\n<p>di Mario Narducci *<\/p>\n<p>Non ricordava l\u2019ultima volta che nevic\u00f2 d\u2019aprile. Da qualche tempo, a pensarci, erano sempre di pi\u00f9 le cose che ricordava vagamente o che stava dimenticando del tutto. Era come se ad un tratto dei suoi giorni, avesse incominciato a prendere le distanze dal mondo che gli girava intorno. Lui nemmeno se ne accorgeva: reiterava le domande, cantilenando, fino allo spasimo altrui, s\u2019acquietava, senza espressioni sul volto, alle risposte rassicuranti dei famigliari e degli amici in visita, pareva appisolarsi sulla poltrona, il plaid sulle ginocchia, fino a che non si destava con domande nuove, frammezzate a lunghi silenzi.<\/p>\n<p>La nevicata d\u2019aprile lo colse davanti alla finestra. Aveva lasciato la poltrona, senza un motivo. Vag\u00f2 da una stanza all\u2019altra con lo sguardo fisso nel vuoto, si ferm\u00f2 dietro i vetri della sala buona, scost\u00f2 le tendine di merletto e rest\u00f2 investito da quella visione fuori tempo che appariva come una grazia inconsapevole. La neve scendeva con leggiadria di zucchero velato.<\/p>\n<p>Non c\u2019era soffio di vento ad arruffarla. Silenziosa cadeva nel silenzio delle cose. Una musica non udita la trasportava come per una danza. Non era frenesia di vortice ma un lento da ballare in coppia. La danza sfiorava i mandorli della distesa che sembravano nuovamente fiorire; accarezzava i narcisi rinati nel greppo roccioso dell\u2019orto, respirava lungo il filare della recintura, ischeletrito ancora, si acquietava sopra la terra spoglia per ricominciare daccapo, senza fine.<\/p>\n<p>Il suo fiato rendeva a tratti opachi i vetri. Lui vi passava la mano sopra con movimento leggero, e sembrava essere tornato ragazzo, quando su quelle opacit\u00e0 disegnava figure e lettere d\u2019alfabeto per cancellarli subito dopo, in attesa di nuovi sospiri. Improvvisamente, come sprazzo di sole apparito tra una copertura di nuvole, un sorriso lungo gli aperse le labbra serrate. Gli risero gli occhi ridiventati vivaci e tutto un mondo lontano gli pass\u00f2 davanti con frenetica dolcezza.<\/p>\n<p>Nevicava anche allora. Sua madre continuava a sferruzzare per confezionare maglie di lana, guanti e calzettoni lunghi per il lungo inverno. Si rivedeva chiaramente. Maglione di lana. Sopra i calzoni corti un cappottino di panno grigio. Scarponcini fatti su misura, come si usava allora, dal calzolaio di famiglia, con lunette e chiodi per arginarne il consumo e impedire dannose scivolate. Una sciarpa attorno al collo, annodata davanti perch\u00e9 lo tenesse pi\u00f9 caldo.<\/p>\n<p>Si vestiva cos\u00ec, d\u2019inverno, sotto la neve che scendeva abbondante. Si doveva salire sui tetti per spalarla sulla strada e scongiurarne il crollo. C\u2019era una foto di suo padre custodita nell\u2019albo, a ricordarlo. Uno scatto solo, nella pausa tra un colpo di pala e l\u2019altro. Era appoggiato sul manico, a braccia incrociate, alla stregua dei pastori che attendono al gregge al pascolo, con la pazienza del tempo dilatato che egli stesso aveva sperimentato da ragazzo.<\/p>\n<p>Quante volte gliene aveva parlato suo padre. Quelle giornate che non finivano mai, il pasto frugale tirato fuori dalla sacca di tela, pane e formaggio, ed era gi\u00e0 un lusso, innaffiato dall\u2019acqua delle Cupelle. E tra le ore i canti dei classici mandati a memoria. Gli stessi che da adulto ripeteva ai figli, narrando le gesta di Orlando o ricordando Pia de\u2019 Tolomei, esiliata entro una torre, in maremma, dalla gelosia ingiustificata del marito e morta di struggimento.<\/p>\n<p>Ora la neve s\u2019era fatta pi\u00f9 intensa, i fiocchi erano diventati farfalle, come quelle che s\u2019accumulavano lungo le vie e sopra la scalinata di san Bernardino quando andava alle elementari, all\u2019Aquila, e prendeva a tirare palle di neve con i compagni di scuola, dopo aver giocato alle impronte, sdraiandosi sopra tutto quel candore, incurante dei vestiti intrisi e delle infreddature.<\/p>\n<p>Sorrise rivedendosi con i calzoni corti. Allora si portavano d\u2019estate e d\u2019inverno e a quelli lunghi si accedeva solo al primo anno delle Superiori. Questo particolare lo aveva sempre divertito, nella pienezza della lucidit\u00e0. Il freddo ci ha temprati, diceva con orgoglio ai figli, nella casa riscaldata all\u2019eccesso. E anche adesso si rivedeva in quella foggia, come per la prima comunione quando vestito di bianco fu portato con il fratello nella piazzetta dei Nove Martiri per la foto ricordo. Anche quella foto \u00e8 nell\u2019albo, la giacca tanto lunga che copre i calzoncini troppo corti sopra le ossute ginocchia. Era felice, pens\u00f2, come non lo era pi\u00f9 stato.<\/p>\n<p>Improvvisamente fece memoria di quanto una santa monaca gli disse decenni pi\u00f9 tardi. La felicit\u00e0 \u00e8 uno stato transitorio. Attimi interrotti dal dolore. E\u2019 la beatitudine che dura per sempre, perch\u00e9 \u00e8 quiete dell\u2019anima che viene da Dio e vive di innocenza. La neve d\u2019aprile non cadeva pi\u00f9. L\u2019uomo si scosse di colpo, il suo volto allontan\u00f2 ogni cenno di sorriso. Torn\u00f2 a sedere in poltrona, il plaid sulle ginocchia. Gli altri non lo sapevano, ma era beato.<\/p>\n<p>*giornalista e scrittore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; RACCONTI IN QUARANTENA \u2013 NEVE D\u2019APRILE di Mario Narducci * Non ricordava l\u2019ultima volta che nevic\u00f2 d\u2019aprile. 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