{"id":10072,"date":"2020-04-08T09:29:57","date_gmt":"2020-04-08T09:29:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10072"},"modified":"2020-04-08T09:29:57","modified_gmt":"2020-04-08T09:29:57","slug":"la-madonna-e-la-peste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10072","title":{"rendered":"La Madonna e la peste"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-10072 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10073'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/LE-MURA-ASSERGI-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10074'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Madonna-della-Pisterola-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>LA MADONNA E LA PESTE<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">di <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Giuseppe Lalli<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">Un tempo nelle vie e nelle piazzette dei nostri villaggi erano presenti immagini ed edicole dedicate alla Madonna. Alcune sono ancora visibili, nonostante l\u2019incuria e l\u2019azione del tempo. La piet\u00e0 popolare esprimeva in questo modo il proprio affettuoso legame con la mamma celeste, che era cos\u00ec chiamata a vegliare sui propri figli.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">Ad <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Assergi<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, antico borgo abruzzese nel versante meridionale del <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Gran Sasso<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, della presenza di Maria vi \u00e8 traccia in molti luoghi dell\u2019abitato e della campagna. Ve n\u2019\u00e8 una, molto bella ed evocativa, in uno dei quartieri pi\u00f9 suggestivi del villaggio, all\u2019interno delle mura di cinta del borgo antico, bellamente restaurate negli ultimi anni, in quel centro storico che oggi \u00e8 deserto e dove fino ad una cinquantina di anni fa viveva la maggior parte della popolazione. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">Si tratta di una piccola edicola conosciuta con il nome di \u201c<\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><i>La pist\u00e9rola<\/i><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">\u201d o \u201c<\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><i>La pist\u00e9rvola<\/i><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">\u201d. I vecchi la chiamavano anche \u201c<\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><i>La Madonna alla B\u00f9scia<\/i><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">\u201d (la Madonna alla buca), ad indicare una porta vicina ricavata agli inizi del secolo scorso per consentire agli abitanti e alle bestie da soma di defluire pi\u00f9 agevolmente in direzione delle stalle e della campagna. Il nome, \u201c<\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><i>pist\u00e9rvola<\/i><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">\u201d, stava a significare, nell\u2019intenzione degli assergesi che costruirono il piccolo monumento, che in quel preciso punto dell\u2019abitato il contagio si era arrestato, la peste se n\u2019era andata, era volata via, per intercessione della Madonna, a cui si esprimeva perenne gratitudine.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">Il terribile flagello, una delle tante pestilenze che funestarono la nostra penisola e il nostro continente nelle passate stagioni della storia (viva memoria si \u00e8 conservata della \u201cpeste nera\u201d, diffusasi in <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Europa<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"> tra il 1346 e il 1353 e di quella \u201cmanzoniana\u201d, che colp\u00ec l\u2019Italia settentrionale e in particolare il milanese nel 1630), accadde nel 1656, proveniente dall\u2019allora capitale, <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Napoli<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, dove, su una popolazione di 450.000 abitanti, si contarono non meno di 200.000 vittime. Il contagio raggiunse la provincia dell\u2019Aquila a met\u00e0 luglio e il capoluogo a fine agosto. Dur\u00f2 molti mesi e fece un grandissimo numero di morti. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">Il grande storico aquilano <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Anton Ludovico Antinori <\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">(1704-1778) ne scrive a tinte fosche. Verso la met\u00e0 di agosto fu anche la volta di <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Assergi<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, al tempo feudo dei duchi <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Caffarelli<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"> (l\u2019illustre casato romano aveva acquistato il castello ai primi del \u2018600). Il morbo crudele infier\u00ec tremendamente sulla popolazione. <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Nicola Tomei <\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">(1718-1792), cui si deve la prima ricerca storica organica sul paese, di cui fu preposto dal 1742 al 1764, riferisce che mor\u00ec anche il parroco, <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Don Giovanni Spacone<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">. Il suo successore, <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Don Giovanni Cipicchia<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, racconta in un suo manoscritto che in soli tre mesi perirono pi\u00f9 di trecento persone e molte famiglie abbandonarono il villaggio per non farne pi\u00f9 ritorno. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">Una voce, forse proveniente da una triste memoria tramandata attraverso i secoli, vuole che molti cadaveri siano stati seppelliti nella scarpata esterna delle mura del Castello, nei pressi della Porta del Colle. Di sicuro molte vittime furono sepolte in cinque tombe ricavate sotto il pavimento della chiesa parrocchiale, in corrispondenza dell\u2019attuale cappella di San Franco. Molti altri cadaveri trovarono posto sotto il pavimento della chiesa di <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Santa Maria in Valle<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, che sorgeva nei pressi dell\u2019attuale sede del <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Parco Nazionale del Gran Sasso<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">. Questo spiega anche l\u2019attaccamento degli assergesi a quella piccola chiesa amministrata dai Frati Minori Osservanti, la cui demolizione, avvenuta nei primi anni \u201830 per far posto alla strada di collegamento con la costruenda Funivia del Gran Sasso, incontr\u00f2 viva opposizione in gran parte della popolazione.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">Ma torniamo all\u2019edicola della \u201c<\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><i>Pisterola<\/i><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">\u201d. \u00c8 lecito supporre che al fondo di essa, in origine, fosse dipinta una Madonna con Bambino, poi corrosa dal tempo e sostituita da un\u2019analoga composizione in tela stampata che risultava del tutto scolorita agli inizi degli anni \u201870. Per interessamento di <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Don<\/b><\/span> <span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Demetrio Gianfrancesco <\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">(1922-2004),<\/span><b> <\/b><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">zelante e compianto parroco nonch\u00e9 storiografo rigoroso, nel 1976 vi fu collocato \u00abun pannello di maioliche riproducente una Madonna col Bambino addormentato in braccio\u00bb (D. Gianfrancesco, <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><i>Assergi e S. Franco<\/i><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">; Roma 1980, p. 73).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">Si tratta di un particolare d\u2019un dipinto, <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><i>Riposo nella fuga in Egitto<\/i><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, realizzato nel 1673 dal pittore genovese <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Giovanni Battista Gaulli<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, detto <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><i>Baciccio<\/i><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"> o <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><i>Baciccia<\/i><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">. Il celebre artista era nato a <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Genova<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"> nel 1639 e era morto nel 1709 a <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Roma<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, dove si era trasferito in seguito alla morte di tutti i suoi familiari a causa di quella stessa peste che un anno dopo, nel 1657, aveva funestato la citt\u00e0 ligure. L\u2019immagine fu scelta e riprodotta da <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Evelina Pogliani<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, una signora nata a <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Pola<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"> e sposata all\u2019Aquila al marchese <\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Fabrizio<\/b><\/span> <span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><b>Pica Alfieri<\/b><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">, donna di rara sensibilit\u00e0 artistica ed umana che lo scrivente, tanti anni fa, poco prima che venisse a mancare, ha avuto il piacere di conoscere. La scelta del soggetto risult\u00f2 quanto mai appropriata. Fin qui la storia.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">C\u2019\u00e8 da rimanere stupiti nello scoprire come in un angolo sperduto di un piccolo borgo possano essersi incrociati tanti destini e tanti sentimenti. Sullo sfondo della piccola nicchia, l\u2019immagine riprodotta nel pannello \u00e8 quella di una Maria che, con posa del tutto naturale, getta uno sguardo sereno su un Bambino Ges\u00f9 dolcemente assopito tra le sue braccia: una sorta di graziosa e poetica variante della \u201cPiet\u00e0\u201d. Non c\u2019\u00e8 nessuna solennit\u00e0: solo una mamma e un figlio.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\">In questi giorni di quarantene e di Quaresima, in questo nostro tempo che pareva avesse confinato nei \u00absecoli bui\u00bb le pesti e i contagi insieme alle preghiere e alle benedizioni, ho rivisto con gli occhi del cuore questa piccola edicola mariana, semplice ed elegante, espressione di una piet\u00e0 popolare che il tempo sembra non aver scalfito. Tre secoli non sono poi cos\u00ec tanti per chi non si lascia ingannare dai sensi: tre battiti delle ciglia di Dio, un\u2019eternit\u00e0 che si bagna nella storia degli uomini. E quella donna che porta sul grembo prima il bambino che dorme, dopo il figlio ucciso, ci ricorda che la gioia, finch\u00e9 camminiamo sulla terra, ha sempre le radici a forma di croce.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; LA MADONNA E LA PESTE di Giuseppe Lalli Un tempo nelle vie e nelle piazzette dei nostri villaggi erano [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,42],"tags":[],"class_list":["post-10072","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-religion"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10072","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10072"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10072\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10072"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10072"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10072"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}