{"id":10079,"date":"2020-04-08T19:56:52","date_gmt":"2020-04-08T19:56:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10079"},"modified":"2020-04-08T19:56:52","modified_gmt":"2020-04-08T19:56:52","slug":"racconti-in-quarantena-riziero-di-mario-narducci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10079","title":{"rendered":"Racconti in quarantena \u2013 RIZIERO , di Mario Narducci"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Mario-Narducci.1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10080\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Mario-Narducci.1.jpg\" alt=\"\" width=\"521\" height=\"690\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Mario-Narducci.1.jpg 521w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Mario-Narducci.1-227x300.jpg 227w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Mario-Narducci.1-113x150.jpg 113w\" sizes=\"(max-width: 521px) 100vw, 521px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Racconti in quarantena \u2013 RIZIERO<\/p>\n<p>di Mario Narducci<\/p>\n<p>Era fragile come un filo d\u2019erba delle sue montagne e candido come un bambino. Tutto il contrario del nome che gli era stato imposto al battesimo e che nell\u2019originale nordico lo indicava come \u201cpotente in battaglia\u201d. Riziero toccava s\u00ec e no il metro e venti di altezza. Girava per la citt\u00e0 come una nuvola bianca e ballerina, un camice da dottore stretto in vita da uno spago, coppola lisa in testa e ampi occhiali da presbite sul minuscolo naso, che gli gonfiavano gli zigomi come una lente d\u2019ingrandimento.<\/p>\n<p>Una voce potente e stridula lo annunciava da lontano, e appariva come portato dal vento, non si sa da quale direzione, per le vie del centro, una radiolina a transistor incollata all\u2019orecchio destro ad ascoltare musiche raschiate. La gente gli faceva largo oramai distrattamente, abituata com\u2019era a quella presenza usuale. Solo i ragazzini gli si facevano attorno per giocare con lui, che riconoscevano dalla purit\u00e0 dell\u2019anima che somigliava alla loro, e dalla semplicit\u00e0 dei gesti, pi\u00f9 innocenti dei loro. Scherzavano insieme come fossero a cerchio sopra l\u2019erba di un prato anche se stavano ai Quattro Cantoni, e le risate si spargevano come onde morbide al soffio di vento di ponente.<\/p>\n<p>Lo vedevano da anni, ma sapevano poco di lui, che era sempre uguale a se stesso ad ogni cambio di generazione. Veniva da un paesino del circondario, dove non tornava pi\u00f9 dalla prima giovinezza e da dove lo avevano tratto per internarlo nel manicomio del Capoluogo. In quegli anni Collemaggio, pi\u00f9 che la Basilica di Papa Celestino e della Perdonanza, stava ad indicare la casa della follia, dove non solo i \u201cmatti\u201d erano rinchiusi, ma anche coloro dei quali ci si voleva sbarazzare, fosse solo per una bocca in meno da sfamare. Forse quest\u2019ultimo fu proprio il caso di Riziero, che da quel momento in poi altra casa non ebbe, nemmeno quando la legge Basaglia svuot\u00f2 i manicomi, gettando a volte gli ospiti per strada.<\/p>\n<p>Riziero era nato nel 1915. Era l\u2019anno di inizio della Grande Guerra. Ma era anche l\u2019anno del terremoto della Marsica con i suoi trentamila morti. E aveva tre anni soltanto quando incominci\u00f2 a diffondersi l\u2019epidemia Spagnola che cost\u00f2 tra i cinquanta e i cento milioni di morti nel mondo su una popolazione di circa due miliardi: pi\u00f9 della peste nera del quattordicesimo secolo che ispir\u00f2 il Decamerone a Boccaccio.<\/p>\n<p>Non era nato sotto una buona stella, Riziero. Che attravers\u00f2 indenne tutte le tragedie dell\u2019epoca, curvo sulla colonna della iattura ad assorbire sulla schiena, che mai ebbe refrigerio, i colpi del flagello di una vita. Che in realt\u00e0 era un eletto da Dio, come lo sono i matti per taluni popoli, perch\u00e9 preservato da tutte le brutture del mondo.<\/p>\n<p>Ma lui, tutte queste cose non le sapeva. Sanno forse gli innocenti del male che li circonda e che li graffia? E riconosce forse il vento, i volti che accarezza o gli alberi che scuote? Riziero era insieme vento e volto, ed era pianta, alfine sradicata per legge da quell\u2019asilo di malati di mente cui in realt\u00e0 non era mai appartenuto ma al quale si era affezionato, perch\u00e9 l\u2019unico che lo aveva custodito come in grembo materno.<\/p>\n<p>La Citt\u00e0 divenne la sua casa nuova. Con le sue piazze dove sostava in festa in cerchi improvvisati di ragazzi, con le sue vie che percorreva con la radiolina a transistor sempre pi\u00f9 gracidante, con i suoi portici dove levava la voce alta e stridula al canto, con la sua cerchia di monti dove invano gettava lo sguardo miope, con la felicit\u00e0 inconsapevole del candore mai perso.<\/p>\n<p>Egli appariva e spariva come una nuvola. Era vento che giungeva da ogni direzione e per ogni direzione si disperdeva. Era voce che stava su tutto e che taceva a notte, per risorgere al mattino con il primo sole. Era risata che navigava nell\u2019aria come un aquilone, che non si perdeva nel cielo perch\u00e9 voleva restare sulla terra, retto da un filo invisibile. Era un\u2019anima persa ma mai sparita in una citt\u00e0 che lo teneva nelle mani a coppa dove, minuscolo, lui si dissetava, riempiendola, grato, delle sue risa infantili.<\/p>\n<p>Era novembre quando a notte alta, in una desolata periferia, un\u2019auto lo colse nell\u2019attraversamento improvviso della strada, scaraventando lontano la radiolina a transistor che in un singulto si spense per sempre. \u201cSono un ciuccio, disse un famoso professore ai funerali, ho imparato ben poco da Riziero. Altrimenti avrei dovuto trasformare profondamente la mia vita\u201d. Cosa impossibile, se non si diventa nuvola, se non si diventa vento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Racconti in quarantena \u2013 RIZIERO di Mario Narducci Era fragile come un filo d\u2019erba delle sue montagne e candido [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-10079","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10079","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10079"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10079\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10079"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10079"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10079"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}