{"id":10137,"date":"2020-04-17T11:03:11","date_gmt":"2020-04-17T11:03:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10137"},"modified":"2020-04-17T11:03:11","modified_gmt":"2020-04-17T11:03:11","slug":"racconti-in-quarantena-la-donna-senza-nome","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10137","title":{"rendered":"Racconti in quarantena &#8211; LA DONNA SENZA NOME"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10138\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/1.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"680\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/1.jpg 1000w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/1-300x204.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/1-768x522.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/1-150x102.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Racconti in quarantena &#8211; LA DONNA SENZA NOME<\/p>\n<p>di Mario Narducci<\/p>\n<p>La donna delle borse di plastica rigonfie da scoppiare, saliva lenta da via della Croce Rossa, il naso paonazzo gi\u00e0 di prima mattina. Vestiva anche d\u2019inverno un paio di fouseaux dei quali mal si riconosceva il colore originale che avrebbe potuto oscillare tra il giallo e il rosa chiaro; il capo sempre nudo, sotto il sole o la pioggia, i capelli ispidi che non conoscevano spazzola o pettine; una maglietta slabbrata e stinta, nella stagione buona, quando calzava un paio di infradito ormai approssimativi, o scarpe da tennis che denunciavano molte stagioni, quando arrivava il freddo.<\/p>\n<p>Nessuno conosceva il suo nome. Sbucava tra il disinteresse generale da qualche buco oscuro dell\u2019immediata periferia, procedeva solitaria verso il centro, oscillando da destra a sinistra sui fianchi bassi, il broncio permanente sul volto indurito dalle sventure, riluttante a rispondere al saluto di qualche anima buona, pronta a lanciare strali d\u2019ostilit\u00e0 se si sentiva osservata. La donna senza nome era entrata da decenni a far parte della variegata e minore umanit\u00e0 cittadina. Era diventata come una fontanella o una panchina del centro, che se ci sono te ne avvedi appena, ma se mancano, distrattamente ti chiedi che fine abbiano fatto. Dire che fosse amata \u00e8 sicuramente eccessivo. Anche gli affetti minimi hanno bisogno di qualche corrispondenza. E lei era un riccio inarcato pronto a scagliare aculei, sia pure contro il vento. Una sorta di autodifesa non si sa da chi, per lei che era restia ad ogni cenno di benevolenza altrui.<\/p>\n<p>Saliva verso il centro, dunque, le borse di plastica colme di tutti i suoi poveri averi: un giubbotto raggomitolato che indossava solo d\u2019inverno, capi di vestiario raggrinziti e tenuti a forza nel fragile contenitore, cianfrusaglie raccolte per strada, in qualche cassonetto, quando si fermava a riprender fiato. Sembrava avesse calibrato anche i pesi per non oscillare maggiormente su un fianco pi\u00f9 che sull\u2019altro. Quando s\u2019arrestava posava a terra le due borse, si guardava sospettosa attorno pronta a rifiutare ogni sorriso, e riprendeva la strada che l\u2019avrebbe portata in Piazza Duomo, dove gironzolava tra le bancarelle della frutta, accettando magari qualche regalia.<\/p>\n<p>Se c\u2019era il sole si dilungava anche nel suo peregrinare; poi raggiungeva il bar aperto accanto alla Cattedrale, dove l\u2019anima buona del proprietario le porgeva un caff\u00e8, che lei sorbiva avidamente in silenzio, come in silenzio se ne andava, senza accennare neppure a un grazie perch\u00e9 lei era cos\u00ec, povera di tutto, anche di parole. L\u2019ultima visita era alla Caritas, all\u2019ingresso della curia vescovile. Qui svuotava le sue borse delle cose inutili, le riempiva di nuovi capi di vestiario e di alimenti, sostituiva magari la maglietta lercia con una tutta nuova e accennava a pavoneggiarsi, passandosi le mani sui fianchi e sul seno inesistente, finalmente accennando a un sorriso che durava un attimo e non pi\u00f9, subito riconquistando il suo ghigno ostile.<\/p>\n<p>Di tutt\u2019altra pasta era la donna senza nome, di quella dell\u2019altro povero di spirito e di cose che incrociava spesso in Piazza, ciascuno all\u2019altro indifferente. Lui pure veniva non si sa da dove, ma aveva sempre un sorriso chiaro sul volto. I ragazzi l\u2019attorniavano per ridere insieme ai suoi giochi di prestigio, quando, l\u2019ombrello appeso sulla schiena dal collo della camicia, faceva sparire ed apparire una sigaretta tra le dita veloci, per poi riporla sull\u2019orecchio, alla maniera dei vecchi falegnami con la matita piatta.<\/p>\n<p>Anche lui senza nome, vestiva lindo e pinto, curato non si sa da chi, e profumato di tutto punto. Appariva dal nulla e nel nulla si dileguava, perso dietro fantasie che mai a nessuno \u00e8 stato dato conoscere. Furono in pochi a chiedersi che fine avesse fatto la donna senza nome, l\u2019estate che non la videro pi\u00f9 in Piazza, e al bar del Duomo per il consueto caff\u00e8. Perch\u00e9 se una caratteristica hanno i poveri, \u00e8 quella che li rende simili alle stelle, che se la notte \u00e8 tersa brillano tanto che le puoi toccare, ma se nube le copre, non ti viene nemmeno da pensare dove si siano nascoste.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Racconti in quarantena &#8211; LA DONNA SENZA NOME di Mario Narducci La donna delle borse di plastica rigonfie da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-10137","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10137","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10137"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10137\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}