{"id":10156,"date":"2020-04-19T11:23:33","date_gmt":"2020-04-19T11:23:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10156"},"modified":"2020-04-19T11:23:33","modified_gmt":"2020-04-19T11:23:33","slug":"racconti-in-quarantena-libero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10156","title":{"rendered":"Racconti in quarantena &#8211; LIBERO"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Libero.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10157\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Libero.jpg\" alt=\"\" width=\"526\" height=\"651\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Libero.jpg 526w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Libero-242x300.jpg 242w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Libero-121x150.jpg 121w\" sizes=\"(max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Racconti in quarantena \u2013 LIBERO<\/p>\n<p>di Mario Narducci<\/p>\n<p>Fosse stato il vento, lo avremmo detto di tramontana. Come quello si annunciava, soffiando, ancor prima di apparire, asciutto fisicamente e portatore di sereno, qualunque fosse il cielo. Non veniva neanche dal mare ma da un\u2019altura di periferia, macinando chilometri a piedi come un maratoneta. Chi, come me, lo ricorda da quando portavo il grembiulino nero delle elementari, lo vedeva sempre uguale, anche se erano passati decenni e le tante primavere gli avevano appena appena incanutito il capo. Si chiamava semplicemente Libero. Senza cognome.<\/p>\n<p>Giungeva sbuffando dunque, di primo pomeriggio, giusto in tempo per l\u2019apertura dei cinema che allora, all\u2019Aquila, erano quattro e tutti in centro: il Rex ai Quattro cantoni, dove confluiscono, nella direttrice pi\u00f9 lunga, Corso Federico II e Corso Vittorio Emanuele e nel segmento pi\u00f9 breve Via San Bernardino e Corso Umberto, che costeggia i portici del Liceo per raggiungere Piazza Palazzo; l\u2019Imperiale a Via tre Marie, inondato dagli odori del ristorante omonimo e dei bign\u00e8 alla crema di Cull\u00f9, il pasticcere venuto dal teramano; l\u2019Olimpia verso la Fontana Luminosa, a fianco alla Standa dove i ragazzi delle Superiori andavano ad ammirare le belle commesse in camice turchese; il Massimo da ultimo, l\u2019unico a resistere all\u2019insidia delle multisale di periferia e spodestato infine dal disastroso terremoto del 2009, Domenica delle Palme, come si conviene ad una Citt\u00e0 gi\u00e0 rasa al suolo dal terremoto del 1703, o della Candelora.<\/p>\n<p>Libero era insieme una presenza discreta ed invasiva, galante e \u201csaggio\u201d, sensibile al fascino femminile come solo possono esserlo i bambini che si innamorano della maestra e se ne fanno un sogno. Le ragazze che non lo conoscevano ancora avrebbero potuto anche spaventarsi al suo approccio brusco e innocente, come accadde a mia sorella che uscita dal Rex dove proiettavano \u201cBiraghin\u201d, un film anni quaranta, protagonisti un industriale milanese, un giornalista e una ballerina di famiglia povera, si sent\u00ec gridare in uno slancio di ammirazione, il fiato sul collo, \u201cche bella\u201d. Quelle che invece sapevano chi era, si limitavano a sorridergli, anche perch\u00e9 lui, dopo la galanteria, volgeva loro subito le spalle.<\/p>\n<p>Segaligno, perso in un completo grigio di taglia generosa, leggermente curvo in avanti come chi va sempre di corsa, bocca serrata e macinante sotto il taglio dei baffi che lo facevano sembrare malinconicamente arcigno nel volto rugoso e scavato, Libero era nei fatti un solitario che, le palpebre a fessura, osservava tutto senza vedere nulla, per poi lanciare, scuotendo il capo, il suo giudizio icastico che era una sentenza inappellabile: \u201cChe mondo\u201d! Non aggiungeva di pi\u00f9. E quello che era un intercalare inconsapevole, nel sentimento comune diventava una profezia, come spesso accade ai profeti veri e non solo biblici, che prefigurano sciagure e mutamenti epocali senza nemmeno, a volte, rendersene conto. Libero, in fondo, apparteneva a questa categoria, anche se con una infinita innocenza in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Incominciava dunque la visione dei film dall\u2019Olimpia, il cinema la cui mastodontica macchina di proiezione era collocata in uno sgabuzzino che dava sul Corso e che l\u2019operatore teneva sempre aperto per dargli aria. Poi faceva il giro degli altri, fino al Rex, dove assisteva all\u2019ultimo spettacolo, per uscirne a mezzanotte scotendo a commento il capo con il suo immancabile \u201cChe mondo\u201d. Sostava un poco davanti al bar a lato, incurvava ancor pi\u00f9 la schiena, sbuffava e mimava la messa in moto di un motorino che solo lui vedeva, dava gas ruotando la mano sull\u2019inesistente manubrio, e partiva di volata verso la periferia donde era venuto, per rinchiudersi in casa fino al pomeriggio del giorno successivo. \u00abVaio de fretta\u00bb, rispondeva rifiutando a chi, pensoso della notte, gli offriva un passaggio in auto. Gli bastava un baleno per sparire sopra quelle gambe magre e veloci come il vento libero che era, mentre il rumore del \u201cmotorino\u201d si affievoliva lontano fino a naufragare nella notte.<\/p>\n<p>Mi chiedo, oggi, che fine avrebbe fatto la sua libert\u00e0, il suo essere vento che nessuno pu\u00f2 fermare, la sua saggezza insana che ne fece un profeta innocente e inconsapevole, mentre imperversa questa pandemia che ha fatto del mondo un grande reclusorio, un bagno penale dal quale \u00e8 impossibile evadere, o forse, a stento, solo con la fantasia, i cui orizzonti, malati di malinconia, vanno restringendosi sempre di pi\u00f9. Ma i profeti, anche minimi, hanno un tempo per esserci e poi scomparire a missione conclusa. Per cui ogni risposta \u00e8 inutile, se non quella dettata dall\u2019assenza. Perch\u00e9 in fondo le citt\u00e0 le costruiscono i potenti, ma vivono assai spesso di gente che conta poco o punto, e che le fertilizza con il calore tenue di un\u2019eterna primavera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Racconti in quarantena \u2013 LIBERO di Mario Narducci Fosse stato il vento, lo avremmo detto di tramontana. 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