{"id":10195,"date":"2020-04-24T12:17:08","date_gmt":"2020-04-24T12:17:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10195"},"modified":"2020-04-24T12:17:08","modified_gmt":"2020-04-24T12:17:08","slug":"il-gruppo-patrioti-della-maiella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10195","title":{"rendered":"Il \u201cGruppo Patrioti della Maiella\u201d"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-10195 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10196'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Ettore_Troilo-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10197'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/brigata-maiella-libera-bologna-1945-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>Il \u201cGruppo Patrioti della Maiella\u201d<\/p>\n<p>di Nicola F. Pomponio<\/p>\n<p>Il 19 ottobre 1943 in un piccolo paesino dell\u2019Appennino abruzzese arrivarono le SS. Arrivarono in forze sui camion, saltarono da quei camion \u201ccome grilli\u201d e si misero a razziare uomini e cose. Una piccola bimba di 9 anni osservava con sgomento la scena mentre, insieme alla madre e alla sorella, fuggiva verso i campi. La guerra era arrivata, brutalmente, a Torricella Peligna, in provincia di Chieti e mentre quella bimba (mia madre) fuggiva, fuggivano anche gli uomini, il vero obbiettivo delle razzie. Tra questi un distinto signore di quarantacinque anni, socialista, ex collaboratore di Giacomo Matteotti a Roma e di Filippo Turati a Milano: l\u2019avvocato Ettore Troilo.<\/p>\n<p>Sfuggendo ai tedeschi lui e altri si diressero verso un paese gi\u00e0 sotto il controllo alleato non lontano da Torricella: Casoli. In questo paese successero due cose che segnarono la nascita della formazione partigiana. Ettore Troilo dopo uno scontro verbale molto acceso con le autorit\u00e0 inglesi (forte, naturalmente, era la diffidenza anti-italiana) ottenne di poter impegnare dei volontari in operazioni antitedesche con materiale bellico fornito dagli Alleati. Poi a Casoli s\u2019incontrarono Ettore e Domenico Troilo; i due non erano parenti ma il secondo, sottotenente della Regia Aeronautica fuggito da Venaria Reale (Torino) all\u2019armistizio e rocambolescamente rifugiatosi nel suo paese d\u2019origine in Abruzzo, Gessopalena (dove vide sua madre assassinata dai tedeschi in una delle tante stragi, quella di Sant\u2019Agata di Gessopalena), aveva le conoscenze necessarie per organizzare una formazione militare.<\/p>\n<p>Si venne cos\u00ec a creare il nucleo di quindici volontari che, approssimativamente equipaggiati, iniziarono a operare con azioni di ricognizione in un territorio da loro perfettamente conosciuto. Da parte inglese crebbe il riconoscimento verso questi uomini e un lungimirante ufficiale inglese, il maggiore Lionel Wigram (Sheffield, 1907 \u2013 Pizzoferrato, 3 febbraio 1944), s\u2019impegn\u00f2 in prima persona, fino a combattere e morire con loro, per lo sviluppo della \u201cbanda\u201d. La storia della formazione \u00e8 stata ottimamente ricostruita da vari testi. Mi preme sottolineare per\u00f2 alcune particolarit\u00e0. La \u201cBrigata Maiella\u201d fu del tutto atipica nel panorama resistenziale.<\/p>\n<p>Vestita con uniformi inglesi, portavano le mostrine e la bandiera tricolore (senza lo scudo sabaudo!), autonoma da un punto di vista operativo, era inquadrata nel II Corpo d\u2019armata polacco del generale Anders; erano e si ritenevano dei militari (erano forniti di regolare tesserino di riconoscimento bilingue, quello di mio nonno di cui porto orgogliosamente il nome \u00e8 il n. 852) per\u00f2 con una disciplina alquanto particolare dove il massimo della pena era l\u2019allontanamento dalla possibilit\u00e0 di operare sul campo (cosa che non successe mai); vi si entrava e vi si usciva (anche questo non successe mai) liberamente, non c\u2019erano commissari politici, la formazione era antifascista e repubblicana, ma anche i monarchici potevano aderirvi.<\/p>\n<p>L\u2019operativit\u00e0 militare, delegata a Domenico Troilo in virt\u00f9 della sua esperienza, si dispieg\u00f2 in una grande epopea che vide i \u201clupi della Maiella\u201d (come li soprannominarono, con rispetto, i tedeschi) partire dalle montagne d\u2019Abruzzo e risalire la penisola attraverso le Marche (combattendo a Cingoli, Pesaro, Montecarotto), la Toscana (scontrandosi con i tedeschi a Laterina) e l\u2019Emilia-Romagna (battaglia di Brisighella), entrare (sostengono gli storici) per primi a Bologna e continuare verso Nord fino a congiungersi il 1\u00b0 maggio 1945, superando le unit\u00e0 americane, con altre formazioni partigiane ad Asiago!<\/p>\n<p>In tal modo la \u201cBrigata Maiella\u201d ha stabilito vari primati: unica formazione partigiana a combattere fuori dal proprio territorio d\u2019origine, unica formazione partigiana inquadrata in un esercito regolare, mai nessun abbandono, prima formazione partigiana a cantare \u201cBella Ciao\u201d. Partiti da Casoli in 15 (tra cui un gigante russo di origine siberiana) alla cerimonia di scioglimento a Brisighella (Bologna), il 15 luglio 1945 la formazione contava ben 1326 uomini con 55 morti, 19 prigionieri (di cui 3 uccisi), 151 feriti di cui 36 mutilati. La met\u00e0 dei caduti erano contadini, gli altri studenti, commercianti, operai, ex militari, artigiani. Ma l\u2019epopea \u201cmaiellina\u201d non fin\u00ec quel giorno a Brisighella. Ettore Troilo fu l\u2019ultimo prefetto nominato a Milano dal CLN e rimosso, nonostante la strenua difesa che di lui fece Gian Carlo Pajetta, dal ministro degli Interni Scelba il 4 dicembre 1947.<\/p>\n<p>E fu proprio Pajetta ad accostare nel 1990 la Brigata Maiella ai Mille di Garibaldi che tornavano ripercorrendone la strada ma dal sud a nord. Per\u00f2 Ettore Troilo aveva un altro dono particolarmente diffuso in Abruzzo: la testardaggine. Terminata la vicenda resistenziale si adoper\u00f2 per venti anni a far ottenere ai suoi uomini quanto Umberto di Savoia, a cui nessuno dei suoi giur\u00f2 fedelt\u00e0, sebbene non richiesto, aveva promesso: la Medaglia d\u2019oro al valor militare. Si dovette attendere il 2 maggio 1965 quando l\u2019allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti, finalmente confer\u00ec l\u2019onorificenza rendendo il \u201cGruppo Patrioti della Maiella\u201d, l\u2019unica formazione partigiana a fregiarsi di questo riconoscimento, per tacere delle onorificenze polacche \u201cVirtuti militari\u201d assegnate a singoli. Oggi due lapidi segnano idealmente la storia della formazione: una a Torricella Peligna ricorda il rastrellamento da cui ebbe origine il tutto, l\u2019altra a Brisighella ricorda il giorno dello scioglimento; in mezzo, idealmente, vi \u00e8 il sacrario dei caduti a Taranta Peligna (Chieti) visitato nel 2001 da quello che era stato un giovane ufficiale in fuga verso le linee britanniche e passato da Casoli, Carlo Azeglio Ciampi.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima annotazione, ma fondamentale. I \u201cmaiellini\u201d possedevano una visione dello scontro diametralmente opposta a quella nazista; la guerra non era fatta con odio, non si doveva odiare il nemico, lo si combatteva, strenuamente, ma non lo si odiava. C\u2019\u00e8 un episodio significativo. Si svolge sul torrente Sintria, vicino a Brisighella. C\u2019\u00e8 uno scontro con i tedeschi, un loro sottufficiale resta ferito e i suoi camerati non lo soccorrono perch\u00e9 nella terra di nessuno. Quattro partigiani lo vanno a salvare e uno di loro viene ucciso dai tedeschi. Penso che questo episodio renda ragione del modo di combattere della Brigata Maiella. Questo combattere senza odio ritorna nelle parole di Domenico Troilo (la cui madre, ricordo, era stata uccisa con una sventagliata di mitra in faccia). Allo storico che lo intervistava per scrivere un libro sulla formazione disse: \u201cChe non sia una cosa eroica, perch\u00e9 noi non eravamo eroi\u201d e in tempi in cui la parola eroe \u00e8 talmente usata da diventare insignificante, questa ritrosia, orgoglio, assenza di retorica \u00e8 una boccata d\u2019aria pura come l\u2019aria che si respira su quei monti dove tutto ebbe inizio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il \u201cGruppo Patrioti della Maiella\u201d di Nicola F. 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