{"id":10289,"date":"2020-05-07T23:56:48","date_gmt":"2020-05-07T23:56:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10289"},"modified":"2020-05-07T23:56:48","modified_gmt":"2020-05-07T23:56:48","slug":"9-maggio-1974-storia-di-unevasione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10289","title":{"rendered":"9 MAGGIO 1974, STORIA DI UN\u2019EVASIONE"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-10289 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10290'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Horst-FantazzinI-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10291'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Mario-Setta-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>9 MAGGIO 1974, STORIA DI UN\u2019EVASIONE <\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Mario Setta<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Lo statuto dei gabbiani<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u201d (ed. Milieu 2012) \u00e8 il titolo d\u2019un libro che raccoglie gli scritti e racconta la vita del famoso \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>bandito gentile<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u201d <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Horst Fantazzini<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, curato dalla compagna <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Patrizia Diamante<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> con prefazione di Pino Cacucci. In realt\u00e0, neanche il titolo riesce a dare l\u2019immagine dell\u2019idea di libert\u00e0 incarnata da Fantazzini. Forse, volendo parafrasare Rousseau, che nel \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Contratto sociale<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u201d esordisce con l\u2019affermazione \u201cL\u2019uomo \u00e8 nato libero, ma dovunque \u00e8 in catene\u201d, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Horst Fantazzini<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, paragonandosi al gabbiano, nega il concetto stesso di statuto, perch\u00e9 i gabbiani \u201csono nati per volare liberi e per loro non ci sono statuti, n\u00e9 leggi, n\u00e9 regolamenti\u201d. In \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Ormai \u00e8 fatta<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">!\u201d, trasposto nell\u2019omonimo film di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Enzo Monteleone<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> con Stefano Accorsi, mentre Horst Fantazzini sta raccontando dettagliatamente la sua evasione dal carcere di Fossano, cita Bernanos de \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>I grandi cimiteri sotto la luna<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u201d, la pi\u00f9 lucida e tremenda denuncia contro la guerra civile spagnola. \u201cIo credo inevitabile, in un mondo saturo di menzogna, la rivolta degli ultimi uomini liberi\u201d, scriveva allora Bernanos. E Fantazzini ne riporta una frase lapidaria: \u201cLa minaccia peggiore per la libert\u00e0 non consiste nel lasciarsela strappare \u2013 perch\u00e9 chi se l\u2019\u00e8 lasciata strappare pu\u00f2 sempre riconquistarla \u2013 ma nel disimparare ad amarla e nel non capirla pi\u00f9\u201d. Ma \u00e8 lui stesso a sentirsi in colpa per quello che sta facendo: \u201cS\u00ec, c\u2019\u00e8 dell\u2019egoismo in quanto sto facendo, ma se le circostanze me lo permetteranno, questo potrebbe anche essere il primo passo d\u2019un cammino pi\u00f9 lungo\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Quel cammino, allora immaginato, lo conduce da un carcere all\u2019altro, da un\u2019evasione all\u2019altra: 34 anni da gulag. Come nei racconti della Kolyma di Salamov o le lettere dalle Solovki di Florenskij. Una voglia di libert\u00e0 frustrata, repressa. Una personalit\u00e0 mai domata, quella di Fantazzini, fino all\u2019ennesimo ed ultimo tentativo di rapina in banca, quel 19 dicembre 2001, in via Mascarella, a Bologna. E, tre giorni dopo, la morte per aneurisma aortico. A 62 anni. \u201cNessuno muore mai del tutto finch\u00e9 c\u2019\u00e8 qualcuno che lo ricorda\u201d ha scritto nella prefazione Pino Cacucci. Nel libro \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Nessuno pu\u00f2 portarti un fiore<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u201d, Cacucci descrive la figura di Fantazzini, ma tralascia la storia dell\u2019evasione, che conoscer\u00e0 attraverso una corrispondenza col sottoscritto: \u201cCaro Mario, spero che ci possiamo dare del tu, ho appena divorato le pagine dove ricordi il tuo contatto e successivo rapporto epistolare con Horst. [\u2026] Come hai avuto modo di leggere, nel capitolo dedicato a Horst manca la parte che ti riguarda\u2026 mi sono basato sulle poche notizie trovate al riguardo\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">9 maggio 1974, un giorno memorabile. Non solo per me. \u00c8 il giorno dell\u2019evasione dal carcere di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Sulmona<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Horst Fantazzini<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">. Verso le dieci del mattino, come al solito, mi reco all\u2019Ufficio Postale per rilevare la posta. Ci sono alcune lettere di persone che mi scrivono esprimendo dissenso e contrariet\u00e0 alle mie e nostre posizioni sul referendum per il divorzio. Qualcuna \u00e8 alquanto offensiva e minatoria. Non ci bado. Torno a casa. Mi preparo a scrivere a macchina i programmi delle persone che devono sostenere gli esami di licenza media. Tra alcuni giorni scade il tempo di presentazione delle domande e dei relativi programmi. Mi metto a battere i tasti della macchina da scrivere. Comincio col programma di Italiano. Non ho ancora finito la prima pagina che sento dei passi. Qualcuno apre la porta della stanza che fa da biblioteca della casa parrocchiale. Ha in mano una pistola. Resto impietrito. Pronuncio, o meglio cerco di balbettare qualche parola: \u201cNon mi ammazzare! La campagna elettorale \u00e8 ormai finita. Non faccio del male a nessuno se sostengo il NO al referendum\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Sono certo che sia venuto per punirmi del mio NO al referendum che si terr\u00e0 Domenica prossima, 12 maggio. Oggi \u00e8 gioved\u00ec. La campagna elettorale \u00e8 ormai conclusa. A che servirebbe un omicidio? Ad un prete, in una casa parrocchiale? L\u2019uomo, intanto si dirige verso la finestra, tenendo in mano la pistola. Osserva. La giornata \u00e8 piovigginosa. Lo vedo vicino a me ed ho addirittura l\u2019intenzione di colpirlo al braccio per sottrargli l\u2019arma. Ma \u00e8 solo un\u2019idea fugace. Lui \u00e8 piuttosto giovane, sulla trentina, giubbotto di pelle color marroncino. Mi ordina di spingere il tavolo contro la porta gi\u00e0 chiusa e di sedermi, mentre lui resta in piedi con la pistola accanto alla mia testa. Parla con un certo affanno.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\">\u201c<span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Sono fuggito dal carcere. Ce l\u2019ho fatta. Da questo carcere non c\u2019era mai riuscito nessuno. Le guardie mi stanno gi\u00e0 cercando. Potrebbero arrivare qui da un momento all\u2019altro. Sta zitto e non fiatare\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Restiamo in silenzio. Guardo la pistola, a destra del mio viso. \u00c8 una pistola a tamburo, canna bianca e impugnatura marrone. Passano i minuti. Si sentono dei passi per le scale. Poi niente. L\u2019evaso guarda il foglio sulla macchina da scrivere, con un certo interesse. Poi chiede: <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\">\u201c<span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Chi sei? Cos\u2019\u00e8 questa casa?\u201d<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Rispondo: <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\">\u201c<span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Sono un prete e questa \u00e8 la casa parrocchiale\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">E lui: <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\">\u201c<span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Un prete? In borghese? Una casa con queste scritte e questi poster? Cosa stai scrivendo? Ho sentito i battiti della macchina da scrivere e sono arrivato fin qui. Hai un\u2019automobile per accompagnarmi nella fuga? Aspettavo, per l\u2019ora fissata, la macchina davanti al carcere, ma non c\u2019era. Sono saltato dalla finestra del corridoio che d\u00e0 sulla strada. Quasi tre metri di altezza. Ora mi fa male una gamba. Per evitare che le guardie, dalle garitte sui muri di recinzione mi sparassero, sono corso qui. La porta era aperta e sono entrato, salendo le scale\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\">\u201c<span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Sto scrivendo il programma di terza media per gli esami delle persone che vengono qui a scuola serale. Non ho l\u2019automobile. Avevo una Fiat 500, ma ho dovuto darla allo sfasciacarrozze. Alcuni ragazzi, una sera, se ne sono impossessati e sono andati a sbattere contro un albero\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Capisco di trovarmi di fronte ad un tipo particolare. Un detenuto intelligente e culturalmente interessato. Ha bisogno di parlare, di sfogarsi. Conosce molti libri. Dice di aver fatto un\u2019altra evasione, a <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Fossano<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">. C\u2019era stata sparatoria, allora. Anche adesso avrebbe sparato, se qualche agente avesse tentato di ostacolargli la fuga. Ma tutto \u00e8 andato liscio. Senza guai. Finora. Mi viene da pensare a Papillon. Ma anche a Jean Valjean. In questa casa parrocchiale, da quando ci sono io, altri ex detenuti sono rimasti qui, per qualche tempo, prima di tornare nei paesi d\u2019origine, dopo aver scontato la pena. Un calabrese, condannato per omicidio, vi rimase una settimana. Veniva a scuola serale e commentavamo le pagine del romanzo di Victor Hugo, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>I Miserabili<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">. Un breve passo del romanzo stava scritto a mano su un poster, attaccato alla porta. Ma l\u2019evaso non era riuscito a leggerlo, per la fretta di entrare. Sono le parole che Victor Hugo pone sulla bocca del vescovo mons. Benvenuto Myriel, accogliendo l\u2019ex-detenuto Jean Valjean: \u201cQuesta casa non \u00e8 mia, ma di Ges\u00f9 Cristo e la sua porta non domanda mai il nome a chi la varca, ma se ha un dolore. Che bisogno ho io di sapere il vostro nome? Prima ancora che me lo diceste, ne avevate gi\u00e0 uno che io conoscevo\u2026 vi chiamate mio fratello\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Tra me e il detenuto si instaura un colloquio pacato, sottovoce, fraterno. Mi dice che si chiama <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Horst Fantazzini<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, e che la stampa lo soprannomina \u201crapinatore gentile\u201d, \u201crapinatore solitario\u201d. Mi fa notare il busto ortopedico, un\u2019ingessatura, e mi dice che proprio nell\u2019ingessatura aveva tenuto nascosto la pistola. Parliamo dell\u2019istituzione carceraria, dei suoi metodi antiquati e spersonalizzanti, della sua incapacit\u00e0 di realizzare le finalit\u00e0 previste dalla Carta Costituzionale. Ad un tratto, un rumore. Lo spostamento di reti metalliche. \u00c8 la donna di servizio che si occupa della pulizia delle stanze dove dormono alcuni operai della FIAT. Dopo quel 9 maggio mai pi\u00f9 operai avranno il coraggio di chiedere ospitalit\u00e0 nella casa parrocchiale! Avendo riconosciuto che si trattava della lavoratrice domestica, Francesca, una vedova di 55 anni con sei figli, la chiamo ad alta voce. Vedo girare la maniglia della porta e sposto leggermente il tavolo. La donna, vedendo l\u2019uomo con la pistola, rimane allibita e si allontana in fretta gi\u00f9 per le scale. Constatando che non arriva nessuno, l\u2019evaso mi chiede di trovargli un nascondiglio. Lo aiuto a salire sulla soffitta. Ma prima mi abbraccia, mi bacia, mi chiede di non tradirlo, vincolando la mia coscienza di prete e dichiarando che altrimenti avrebbe sparato o si sarebbe ammazzato. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Chiusa la botola, inizia la seconda parte del mio dramma. La pi\u00f9 sconvolgente e traumatizzante. Mi reco in casa della donna di servizio per sapere come stava e per chiederle se c\u2019erano operai che dormivano. Rassicuratomi, mi dirigo verso il Posto Telefonico Pubblico. Nel breve tragitto, circa trecento metri, vedo parecchie guardie che circolano con le armi in pugno. Sono profondamente consapevole della mia responsabilit\u00e0 nell\u2019evitare a tutti i costi ogni spargimento di sangue. A venti metri dalla casa parrocchiale c\u2019\u00e8 l\u2019asilo infantile. Una decina di bambini! A cinquanta metri, una costruzione per abitazioni popolari. Ho bisogno di aiuto e, soprattutto, ho bisogno di \u201cpersonale qualificato\u201d, per trovare la soluzione. So che nell\u2019ambiente carcerario, in caso di evasione, \u00e8 facile che si perda la testa e che si rischi di precipitare nel caos. Ricordo le considerazioni di Giulio Salierno, riportate nel libro <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>La spirale della violenza<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">: \u201cInnanzitutto, togliere dalla mente dei direttori (e di tutto il personale dipendente) l\u2019incubo dell\u2019evasione. \u00c8 una patente assurdit\u00e0 voler conciliare la rieducazione del condannato con la responsabilit\u00e0 penale (non consideriamo ora quella amministrativa) gravante sulle spalle dei funzionari (e degli agenti) preposti alla custodia, nell\u2019ipotesi di una fuga\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Sconvolto, tremante per il pericolo di vita superato, con una strana, paradossale sensazione che l\u2019evasione rientrasse in un criminoso disegno per la mia eliminazione fisica o morale, penso subito di telefonare al medico del carcere, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Alfonso De Deo<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">. Una persona qualificata, esperta, sensibile ai problemi umani dei detenuti. Ma, sfortunatamente, il medico non \u00e8 in casa. Una speranza delusa. Compongo subito il numero telefonico del cappellano del carcere, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>don Antonio Di Nello<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">. Gli espongo il caso, coinvolgendolo nella sua qualit\u00e0 di Assistente spirituale della Casa penale e vincolandolo telefonicamente al segreto confessionale. Il nuovo Regolamento Penitenziario, approvato dal Senato il 18 dicembre 1973, ratificato in seguito dalla Camera, accentua gli aspetti umani e psicologici della detenzione, dando un posto di rilievo al personale con compiti morali e sociali (art. 4). Tenuto conto della eccezionalit\u00e0 della situazione ed essendomi formato un giudizio articolato e complesso, sia pure affrettato ma sostanzialmente positivo su <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Horst Fantazzini<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, ritengo opportuno rivolgermi primariamente al medico e al cappellano, figure collaterali dell\u2019istituzione carceraria, piuttosto che alla forza pubblica. Consapevole che l\u2019intervento d\u2019urto e massiccio della forza pubblica, tra l\u2019altro non ancora presente <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>in loco<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, se non con pochi agenti di polizia penitenziaria, non avrebbe evitato spargimento di sangue e si sarebbe incorso nel plausibile rischio della tragedia. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il cappellano, comunque, non si sent\u00ec obbligato al rispetto del segreto confessionale, al quale lo avevo coinvolto telefonicamente, ritenendolo non valido a causa dello choc e dell\u2019inquietudine in cui mi trovavo. Lo avevo pregato di venire subito, ma prefer\u00ec avvertire la polizia penitenziaria, svelando il luogo dove era nascosto l\u2019evaso. Don Antonio mi aveva consigliato di lasciar fare alla forza pubblica e di recarmi a casa sua. Non mi sembrava la soluzione migliore per risolvere il caso. Nel ripercorrere indietro il tratto di strada, vedo la casa parrocchiale circondata da agenti della polizia penitenziaria armati. E subito dopo l\u2019arrivo delle camionette dei carabinieri. Cerco di rientrare in casa. Penso che sarebbe meglio consegnarmi come ostaggio all\u2019evaso, per evitare spargimento di sangue. Fantazzini \u00e8 armato e non teme di ingaggiare una sparatoria con le forze armate. L\u2019ha gi\u00e0 fatto e lo rifarebbe. Personalmente mi sento disposto a morire, pur di evitare la strage. Nell\u2019inoltrarmi in casa, vengo trattenuto dagli agenti. Lo stress e la tensione hanno raggiunto il limite della sopportabilit\u00e0. Mi vengono meno le forze. Moralmente sono a pezzi. Accompagnato presso l\u2019abitazione di una famiglia amica, mi offrono del cognac. Non ricordo se sono svenuto. Dopo alcuni minuti di relax psico-fisico, cerco di recuperare la lucidit\u00e0. Mi invitano a restare in casa, ma avverto terribilmente la gravit\u00e0 della situazione. Preferisco la mia morte, piuttosto che quella di altre persone. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Riprendo coraggio. Vado dal capitano dei carabinieri, Bonfanti. Mi oppongo alle minacce di far saltare la casa o di gettarvi bombe lacrimogene. Non permetterei che si verificasse una sparatoria nella casa parrocchiale, senza tentare di evitarla ad ogni costo. Si tratta di una specie di luogo sacro. Nel Diritto Ecclesiastico l\u2019istituzione del \u201cdiritto d\u2019asilo\u201d proveniva dallo spirito di accoglienza e di carit\u00e0 da parte della Chiesa, fondato sulla ricerca di pentimento e di rifiuto della violenza (<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Codex Juris Canonici<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, can.1179; Concordato art. 9). L\u2019evasione di un detenuto dal carcere non pu\u00f2 essere posta sullo stesso piano della fuga di un leone dal serraglio. Il detenuto \u00e8 sempre un uomo. Un essere recuperabile alla razionalit\u00e0 e alla riflessione. Anche se un uomo, braccato e minacciato, rischia di diventare peggiore di una belva. In una societ\u00e0 culturalmente e socialmente avanzata dovrebbero crollare pregiudizi e stereotipi. Come quello di \u201cdetenuto\u201d o di \u201ccarcere\u201d, intesi spesso come valvole di sfogo o capri espiatori dei mali della societ\u00e0. Per di pi\u00f9, Horst era armato e avrebbe cercato di sparare, come d\u2019altronde aveva gi\u00e0 fatto nella precedente evasione. Assumo personalmente l\u2019iniziativa di salire in casa, accompagnato dal capitano dei carabinieri e da un agente della polizia penitenziaria. Mi avvicino sotto la botola della soffitta. Chiamo l\u2019evaso, senza ricordarne bene il nome tedesco: <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\">\u201c<span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Horst, non sono stato io a tradirti. Ti hanno visto ed ora la casa \u00e8 circondata\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Cercavo di conservare la sua fiducia, di mantenere la <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>captatio benevolentiae<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">. Alla sua risposta ho un sospiro di sollievo. Mi accorgo che \u00e8 sereno, calmo. Dice che vuole dialogare con i magistrati. Non ha intenzione di fare resistenza o di usare violenza. Inizia cos\u00ec un colloquio tra me e lui, tra lui e il capitano dei carabinieri. Nel frattempo le guardie e qualche tiratore scelto si dispongono lungo la scalinata con le armi puntate verso la botola. Parlo, parlo, parlo. Cerco di non dare spazio ai momenti di silenzio per non permettergli di tramare qualcosa di grave verso se stesso o verso gli altri. La mia angoscia si trasforma in euforia verbale. Intuisco che la situazione volge al meglio. Arrivano il giudice, il medico, il cappellano, e dopo alcune ore <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Horst Fantazzini<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> consegna l\u2019arma nelle mani del giudice e ottiene di essere trasferito nel carcere di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Perugia<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> quel giorno stesso. Intanto col telegiornale delle tredici, qualche ora prima che l\u2019evasione si concludesse, la notizia corre di casa in casa. Perfino il papa, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Paolo VI<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, trovandosi in riunione con i vescovi italiani e apprendendo che l\u2019evaso si era rifugiato nella casa parrocchiale di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Badia di Sulmona<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, aveva cercato di informarsi sull\u2019accaduto. Fortunatamente l\u2019evasione si concluse senza spargimento di sangue. Purtroppo, quello stesso giorno, gioved\u00ec 9 maggio 1974, alle ore 9.50, nelle carceri di Alessandria, in Piemonte, si era verificato un tentativo di evasione che, dopo 32 ore, alle 17.10 di venerd\u00ec 10 maggio 1974, si concluse con un tragico epilogo: 7 morti (5 ostaggi e 2 detenuti) e 16 feriti. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il 15 gennaio 1976, mi reco al Palazzo di Giustizia di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Sulmona<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, davanti al procuratore che mi interroga sui fatti. Mi d\u00e0 innanzitutto lettura del verbale, da me redatto e sottoscritto subito dopo i fatti, nella caserma dei carabinieri di Sulmona e rispondo che ri-sottoscrivo tutto quanto gi\u00e0 dichiarato. Il procuratore mi assicura il non luogo a procedere nei miei confronti. Parliamo di politica in generale perch\u00e9 avevo con me il primo numero, appena uscito quel giorno, del nuovo quotidiano \u201cla Repubblica\u201d. Ci salutammo amichevolmente. Cos\u00ec ebbe termine il mio processo. Poco tempo prima, avevo ricevuto, una lettera di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Horst Fantazzini<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, dal carcere di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Lecce<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">. Eccola integralmente:<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00ab<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Carissimo don Mario, ti sorprenderai senz\u2019altro ricevere una lettera da me dopo un cos\u00ec lungo silenzio, ma il fatto \u00e8 che oggi ho ricevuto una comunicazione giudiziaria per i fatti dell\u2019anno scorso ed ho visto con sorpresa che tu sei imputato con me. Dico con sorpresa perch\u00e9 quando l\u2019anno scorso fui interrogato dal procuratore, trassi l\u2019impressione ch\u2019egli s\u2019era convinto della tua buona fede. Probabilmente, quindi, dovrai subire anche tu il processo e t\u2019assicuro che di tutta quella vicenda ci\u00f2 che maggiormente m\u2019addolora sono i guai che ho causati a te. Come vedi, caro Mario, le nostre leggi vengono applicate con principi ferreamente meccanici che scattano automaticamente senza tenere minimamente in considerazione le motivazioni umane che sono all\u2019origine d\u2019azioni considerate reati. Tu sei imputato verso l\u2019art. 378 C.P. Non ho un codice qui con me, ma immagino che si tratti di favoreggiamento. E\u2019 indubbio che esaminando le cose formalmente, il favoreggiamento c\u2019\u00e8 perch\u00e9 tu, una volta fuori pericolo, avresti dovuto denunciarmi. Per legge un uomo pu\u00f2 essere minacciato da un\u2019arma, ma non dalla propria coscienza. Eppure io ho fatto mettere a verbale dal procuratore che t\u2019avevo minacciato d\u2019uccidermi o di farmi uccidere se tu avessi denunciato la mia presenza nella tua casa, creandoti cos\u00ec un grave problema di coscienza. Evidentemente il procuratore che ha condotto l\u2019istruttoria non ha voluto confrontare la fredda realt\u00e0 d\u2019un articolo del codice con la calda presenza d\u2019un problema di coscienza improntato ad umanit\u00e0, preferendo rinviare la decisione ad un tribunale. Caro don Mario, nessun tribunale potr\u00e0 condannarti, per\u00f2 il fatto che tu debba essere inquisito e giudicato per causa mia \u00e8 una cosa che m\u2019addolora moltissimo. Caro Mario prima d\u2019ogni cosa fammi sapere se disponi d\u2019un avvocato. Il mio, pi\u00f9 che un avvocato, \u00e8 un amico, e sarebbe sicuramente felice di difendere te piuttosto che me a questo processo. Sono certo che gli interesserebbe moltissimo, difendendoti, sviluppare innanzi ai giudici il concetto della lotta fra dovere morale e dovere civile che pu\u00f2 verificarsi in un sacerdote che viene a trovarsi in una situazione come quella in cui ti sei trovato tu quel giorno. Fammi sapere il tuo parere in proposito e non fare complimenti: se il mio avvocato difender\u00e0 te io sar\u00f2 difeso da un suo collega. Carissimo Mario, da allora ho pensato molto spesso a te, credo che non ti dimenticher\u00f2 mai. Avrei voluto scriverti ma non l\u2019ho fatto perch\u00e9 compresi che il procuratore era convinto che io e te ci conoscessimo da tempo. Gli era incomprensibile che tra un delinquente e un prete potesse crearsi, in momenti drammatici come quelli, una corrente fatta di simpatia, solidariet\u00e0, calore umano. Per questo non ti ho mai scritto. Ora da circa un mese la censura sulla corrispondenza \u00e8 abolita e questo decreto di citazione mi ha spinto a scriverti. Mario, se ti fa piacere, se ritieni che questo rapporto potrebbe arricchirci entrambi, scrivimi. Io ho di te un ricordo bellissimo e io, che non sono credente, vorrei che ce ne fossero tanti di preti come te, sacerdoti che, pi\u00f9 che per la bellezza dell\u2019aldil\u00e0, sono disposti a battersi affinch\u00e9 il contenuto sociale presente nell\u2019insegnamento del Cristo possa realizzarsi nell\u2019esistenza terrena d\u2019ogni creatura umana. Ciao, Mario. Non volermene troppo per le seccature che ti ho causate. T\u2019abbraccio fraternamente, Horst.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>P.S. Le gambe si sono aggiustate perfettamente<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00bb. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Horst Fantazzini <\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00e8 morto in una caserma dei carabinieri, a <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Bologna<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, all\u2019et\u00e0 di 62 anni, dopo essere stato catturato per l\u2019ennesima rapina a mano armata, spesso con una pistola giocattolo, in una Banca. <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; 9 MAGGIO 1974, STORIA DI UN\u2019EVASIONE di Mario Setta \u201cLo statuto dei gabbiani\u201d (ed. 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