{"id":10356,"date":"2020-05-17T11:40:05","date_gmt":"2020-05-17T11:40:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10356"},"modified":"2020-05-17T11:40:05","modified_gmt":"2020-05-17T11:40:05","slug":"racconti-in-quarantena-il-patrizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10356","title":{"rendered":"Racconti in quarantena \u2013 IL PATRIZIO"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-10356 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10357'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Il-Patrizio-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10358'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Mario-Narducci.4-150x150.png\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Racconti in quarantena \u2013 IL PATRIZIO<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Mario Narducci<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Aveva l\u2019andatura del pastore, lenta nel \u201cparare\u201d le greggi al pascolo, tra belati rassegnati e suono stanco di campani, e statuaria quando sosta a contemplare le distese verdi che confluiscono dove le montagne prendono ad arrampicarsi verso il cielo. Del pastore aveva lo sguardo capace di riconoscere le assenze di capi e pronto a cogliere l\u2019insofferenza dei cani che lo mettono in allarme prima ancora dello scomposto abbaiare, tra il frenetico andirivieni che raccorpa le pecore. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Vestiva alla bell\u2019e meglio, un giubbotto senza pi\u00f9 colore o un maglione grezzo di lana, scarponi malandati ai piedi e sul capo un cappellaccio sfibrato di paglia, forse da donna un giorno, che a mala pena riusciva a mettere nell\u2019ombra anche la barba lunga e incolta. Appeso di sghembo ad una spalla, uno zaino militare unto e bisunto come tutti i vestiti, floscio per met\u00e0 e per l\u2019altra met\u00e0 ripieno di scartoffie misteriose. Lui, del resto, il pastore lo aveva fatto per davvero, in un terreno di propriet\u00e0 presso <\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Coppito<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, dopo che le Ferrovie dello Stato, che lo avevano tenuto a lavoro per una vita, lo misero in quiescenza con tanto di pensione pi\u00f9 che dignitosa per un uomo solo. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Da ferroviere era tutt\u2019altro uomo. Messo bene come pu\u00f2 esserlo un addetto allo scambio di binari, o in ricognizione presso i treni fermi, per colpirne le ruote con un colpo secco del martello lungo il cui suono chiaro ne attestava il buono stato, fuori del lavoro stava in giacca e cravatta come un nobil signore, distinto e su di petto, perch\u00e9 lui sapeva d\u2019essere quel che tutti gli altri ignoravano: l\u2019erede di un antico casato che intorno al 1250 aveva contribuito, con altri signorotti del contado, a fondare la <\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>citt\u00e0 dell\u2019Aquila<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sul lavoro appariva attento e sereno. Ma dentro di s\u00e9, negli anfratti pi\u00f9 remoti dell\u2019anima, era tutto uno struggimento. Con pazienza certosina era andato a consultare archivi e biblioteche, quelle pubbliche e quelle degli ordini religiosi che all\u2019Aquila avevano avuto fioritura antica e che per gli studiosi erano manna da saziare ogni fame di sapere. Aveva trovato carte, diceva, che ne comprovavano l\u2019alto lignaggio. Era l\u2019erede, diceva, dell\u2019antica e nobile famiglia degli <\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Scapuleti<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, che se gli toglievi la esse avrebbe fatto il paio con il casato dell\u2019innamorata infelice di Verona, la dolce Giulietta, protagonista del contrastato amore con il bel Romeo, Montecchi per intenderci. Ma queste cose, le sapeva solo lui, che nell\u2019intimit\u00e0 della propria abitazione trascorreva notti insonni per esplorare un passato di grandezze e di meraviglie che voleva riconquistare ad ogni costo, un giorno, quando le Ferrovie lo avrebbero messo in libera uscita e lui avrebbe avuto tutto il tempo di rifarsi nei confronti di una Citt\u00e0 nobile che lo disconosceva.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Io ho fondato L\u2019Aquila<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d, incominci\u00f2 a dire dal giorno dopo che and\u00f2 in pensione. Non avrebbe potuto farlo prima, senza correre il rischio d\u2019essere preso per folle. La prima cosa che fece, con i soldi della liquidazione, fu quella di comperarsi un piccolo gregge da portare al pascolo sui terreni di famiglia che in tal modo gli parve di rifar propri. Altri soldi li mise in banca, altri ancora sotto il materasso per le spese quotidiane, come pagare il conto alla trattoria dove si recava a prendere i pasti. Ma la pastorizia non gli dava il tempo per affermare in citt\u00e0 chi realmente era: il nobile Scapuleto coppitano, che aveva in tasca un titolo vero in un mondo di cercatori di quarti di nobilt\u00e0 a moneta sonante, distribuiti da titolati veri che in tal guisa ripianavano debiti dopo aver sperperato patrimoni. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Vendette il gregge e si sent\u00ec finalmente libero di battere la citt\u00e0 in largo e in lungo per proclamare al colto e all\u2019inclita la sua nobilt\u00e0. Fu allora che incominciarono a chiamarlo \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>il Patrizio<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d, in una citt\u00e0 di baroni, marchesi, duchi e perfino con un principe venuto da fuori e che la scelse per sua. Lo struggimento dell\u2019antico ferroviere divenne ben presto ossessione, una pulsione maniacale che non trovava sbocco: lui era quello che gli altri non vedevano, ma ben altro da quel che vedevano. Un uomo qualunque al di sopra di ogni normalit\u00e0. Da qualche parte, forse nello stesso suo territorio, avrebbe dovuto esserci anche un castello che il tempo aveva buttato gi\u00f9. Un uomo che inseguiva la sua riconquista, un don Chisciotte che cavalcava un ronzino di sogno ed era solo un miraggio. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Incominci\u00f2 a degradare fisicamente e nel vestiario. Fino a diventare un barbone maleodorante che fermava i passanti per strada per dire loro chi era; accostava le studentesse al bar sciorinando le carte tirate fuori dallo zaino; bloccava la gente al mercato della Piazza per dire che nella <\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Basilica di San Bernardino<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> c\u2019era perfino una cappella di famiglia, fatta edificare a sue spese da un antenato, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>monsignor De Benedictis<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, erede degli Scapuleti, davanti alla quale si faceva fotografare. Era diventato, nel tempo, un incontro fisso un po&#8217; per tutti, una sorta di visione ectoplastica, parole all&#8217;aria cui non badava pi\u00f9 nessuno, una spugna, per\u00f2, intrisa di simpatia. Dopo il terribile <\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>terremoto dell\u2019Aquila<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, lo videro in giro solo per poco fino a che i giornali non ne annunciarono la fine. Che fu anche la fine di un sogno. Nessuno mai crede di essere quel poco che \u00e8, aveva scritto un filosofo latinoamericano dei nostri giorni. Ma <\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>il Patrizio<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Georgia, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> non apparteneva alla schiera dei nessuno. Per tutta la vita egli aveva creduto di essere, fino all\u2019insania, quel che forse non era.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Racconti in quarantena \u2013 IL PATRIZIO di Mario Narducci Aveva l\u2019andatura del pastore, lenta nel \u201cparare\u201d le greggi al [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-10356","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10356","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10356"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10356\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10356"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10356"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10356"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}