{"id":10680,"date":"2020-06-18T22:56:04","date_gmt":"2020-06-18T22:56:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10680"},"modified":"2020-06-18T22:56:04","modified_gmt":"2020-06-18T22:56:04","slug":"racconti-in-quarantena-il-disperso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=10680","title":{"rendered":"Racconti in quarantena \u2013 IL DISPERSO"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-10680 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10681'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/campagna-di-Russia-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-10681\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-10681'>\n\t\t\t\temail veronese &#8211; foto &#8211;\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=10682'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/dispersi-in-Russia-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p><b>Racconti in quarantena \u2013 IL DISPERSO<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di <b>Mario Narducci<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era sera inoltrata quando frenetici colpi di battaglio percossero l\u2019uscio rompendo il silenzio ovattato della nevicata recente. Zia Elena, con in braccio la bambina di un mese appena, sal\u00ec trafelata le scale che dalla cucina portavano al pianerottolo e aperse in un grido, mentre veniva avvolta da un abbraccio folle, affogato in singhiozzi e lacrime irrefrenabili. Zio Giorgio, suo marito, richiamato in guerra, di passaggio per <b>L\u2019Aquila<\/b> con il suo contingente militare proveniente dalle <b>Marche<\/b>, aveva ottenuto un permesso lampo per venire a conoscere la figlia, prima di partire alla volta di <b>Bari<\/b> per imbarcarsi e raggiungere il fronte greco-albanese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalla cucina i miei genitori, i miei fratelli guardavano la scena ammutoliti. Io, che non avevo pi\u00f9 di cinque anni, mi aggiravo frastornato tra una selva di gambe con una domanda rimasta appesa come un uncino tra le labbra tremule per pianto rattenuto. Con in braccio il fagottino bianco zio scese le poche scale tenendo per mano la giovane moglie. Un abbraccio a ciascuno, cos\u00ec forte da poter sentire il battito del cuore. Un bacio lungo, come un desiderio infinito. Poche parole per chiedere come stai e sentirselo chiedere in un sospiro. Un bicchiere d\u2019acqua di rubinetto per lui che veniva da lontano e pi\u00f9 lontano andava. Ancora un giro d\u2019abbracci e un altro ancora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Zio Giorgio risal\u00ec le scale, aperse lentamente l&#8217;uscio voltandosi a guardarci con gli occhi tristi, abbass\u00f2 il capo per non mostrare lacrime e si perse nella notte candida di neve sotto la luna. Era fine <b>febbraio del 1943<\/b>. Avevo cinque anni, s\u00ec, e questo \u00e8 il primo ricordo della mia vita. Fisso come marchio sulla fronte, cocente come fuoco in gola, malinconico come sfinimento d\u2019anima; ricordo mai superato da altre memorie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ombra che si stende sui miei passi ogni qualvolta penso a quella bimba di pochi mesi, oggi madre e nonna, che stette tra le braccia di un padre soldato il tempo di uno sguardo e di un bacio, il tempo di una carezza ruvida di mani e tenera di cuore che per sempre ha segnato la sua vita e invaso i suoi sogni nelle notti fonde. Aveva una bustina grigio-verde calcata in testa che negli abbracci sul pianerottolo gli sfugg\u00ec, subito raccolta, uno zaino pesante sulla schiena, un fucile che gli pendeva da una spalla. Intorno alla vita le giberne d\u2019uso. Quello ch\u2019era partito era gi\u00e0 un eroe. Oscuro come tanti servitori di una Patria che li mandava a morire in cambio di una medaglia alla memoria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Zio Giorgio<\/b> era il terzo di sette figli, anche lui nato in <b>America<\/b> con i primi quattro fratelli da genitori emigrati e tornato con loro in Patria dopo un po\u2019 di fortuna, per lavorare un pezzo di terra che avrebbe assicurato un futuro dignitoso a tutti. Aveva trentadue anni quando fu richiamato alle armi e pareva un grande onore. Nonna Mariantonia gli fece vincere ogni titubanza e, con la stretta al cuore, lo spron\u00f2 a partire, anche se senza di lui sarebbe stato assai pi\u00f9 arduo portare a termine il lavoro dei campi. Zia <b>Elena<\/b> era gi\u00e0 gravida. Quando la bimba nacque, era fine gennaio del 1943.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sar\u00f2 all\u2019<b>Aquila<\/b> di passaggio, le fece sapere zio Giorgio non si sa come, fatti trovare da Gina cos\u00ec potr\u00f2 vedere nostra figlia. <b>Gina<\/b> era sua sorella e mia madre. A piedi e con mezzi di fortuna, Elena si diresse da <b>Vigliano<\/b> all\u2019Aquila, stringendo forte al petto, sotto l\u2019ampio cappotto, la bambina allattata e addormita. Ebbe paura quando un soldato tedesco la ferm\u00f2 per un controllo. Impietrita la zia rest\u00f2 muta mentre cercava ancor pi\u00f9 di nascondere il fagottino. Con la canna del fucile il soldato le apr\u00ec il cappotto, e mentre lei lo implorava di non farle del male, trasse di tasca una foto che lo ritraeva con una bambina in braccio come per dirle di non temere, che aveva una figlia anche lui; e ad occhi lucidi la invit\u00f2 ad andare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da <b>Bari<\/b> lo <b>zio Giorgio<\/b> riusc\u00ec a spedire un pugno di lettere alla moglie, per chiedere della bimba e del battesimo, dei genitori e dei fratelli, del lavoro dei campi e per dirle con parole discrete che le voleva bene e che sperava che la guerra finisse presto per riabbracciarla. Poi fu silenzio. Una cappa di piombo distesa da l\u00ec all\u2019armistizio e poi ancora sugli anni a venire, accompagnata da una parola che non chiudeva alla speranza ma che era gi\u00e0 senza speranza: \u201c<b>Disperso<\/b>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mia nonna che lo aveva spronato a partire non resse alla pena e mor\u00ec di crepacuore. Nessuno me lo disse, ma ricordo mia madre e mia sorella maggiore <b>Candida<\/b>, che indossavano calze nere sotto il vestito nero per recarsi ad abbracciarla per l&#8217;ultima volta. <b>Nonno Vincenzo<\/b>, curvo e ossuto in tutta la sua altezza, finch\u00e9 visse, oltre gli ottant\u2019anni, coccol\u00f2 la bimba quale prezioso dono di un figlio che non c\u2019era pi\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mia madre, da allora, ogni qualvolta il nome di <b>Giorgio<\/b> affiorava nei parchi discorsi, scuoteva il capo come per grande patire, mai rassegnata alla perdita del fratello che forse pi\u00f9 amava, bello, diceva, come il sole, nero di capelli e dallo sguardo buono, sempre atteso, nel profondo del cuore, e mai tornato. <b>Zia Elena<\/b>, allora chi amava faceva cos\u00ec, fedele al marito oltre la morte, vest\u00ec sempre di nero, vedova di guerra com\u2019era diventata. Tutte le sue premure furono per la bimba che cresceva sana e bella e della quale andava orgogliosa sempre di pi\u00f9. Come sempre di pi\u00f9 assomigliava al marito, al quale non poteva non pensare ogni qualvolta la chiamava per nome, evocando il motivo di un martirio: \u201c<b>Italia<\/b>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Racconti in quarantena \u2013 IL DISPERSO &nbsp; di Mario Narducci &nbsp; &nbsp; Era sera inoltrata quando frenetici colpi di battaglio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-10680","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10680","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10680"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10680\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10680"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10680"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10680"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}