{"id":12417,"date":"2020-10-27T09:46:31","date_gmt":"2020-10-27T09:46:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=12417"},"modified":"2020-10-27T09:46:31","modified_gmt":"2020-10-27T09:46:31","slug":"peppino-montanaro-e-i-suoi-ulivi-secolari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=12417","title":{"rendered":"Peppino Montanaro e i suoi ulivi secolari"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-12417 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=12418'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Peppino-Montanaro-e-Francesco-Lenoci-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=12419'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Masseria-Accetta-Grande-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=12420'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Masseria-Amastuola-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\"><b>PEPPINO MONTANARO E I SUOI ULIVI SECOLARI<\/b><\/span><span style=\"font-size: xx-large;\"><br \/>\n<\/span>di<b> <\/b><span style=\"font-size: large;\"><b>Franco Presicci<br \/>\n<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">I rami degli ulivi formano una specie di galleria, nella masseria Accetta Grande, a <b>Massafra<\/b>. Tra un varco e l\u2019altro il sole filtra trionfante, arabescando sul terreno lame di luce. Gli ulivi, dalle forme capricciose, che danno spettacolo a chiunque venga a visitare la <b>Puglia<\/b>, furono messi a dimora in tempi antichissimi come dimostrano alcuni documenti rispolverati da <b>Vincenzo Antonio Greco<\/b> e riproposti nel poderoso e informatissimo volume arieggiato da straordinarie immagini a colori: \u201c<i>I 4000 anni di Accetta, fra monaci, massari e galantuomini<\/i>\u201d, edito da Kikau.<\/p>\n<p align=\"justify\">Passeggiammo una domenica di luglio 2011 sotto queste fronde, conversando piacevolmente e osservando i tronchi monumentali, orgoglio del padrone di casa, <b>Peppino Montanaro<\/b>, che faceva da guida a me e al professor <b>Francesco Lenoci<\/b>, che memore della sacralit\u00e0 dell\u2019ulivo &#8211; i luoghi di culto degli etruschi tra gli uliveti e il Monte degli Ulivi, dove Ges\u00f9 pass\u00f2 l\u2019ultima notte prima della cattura\u2026- stimol\u00f2 Peppino a raccontare la sua vita esemplare. Lui era un po\u2019 imbarazzato a parlare di s\u00e9, e rispose che lo avrebbe fatto la prossima volta. Lo incalzai: \u201c<i>Tu sei un formicone di Puglia e io un ficcanaso di professione: devo insistere, facendomi perdonare. Non posso tornarmene a Martina Franca con il carniere vuoto, come un cacciatore che non sa prendere la mira<\/i>\u201d. Sorrise, forse pensando: \u201cFiccanaso e rompiballe\u201d. Proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sposato (oggi purtroppo vedovo) con la deliziosa, dinamica, ferratissima Maria Rosaria, tre figli, Ilaria, Donato, Filippo; titolare di questo immenso patrimonio, terra un tempo arida, selvaggia e oggi, grazie a lui, fertile, affascinante. A portarmi da <b>Montanaro<\/b> era stato proprio <b>Francesco Lenoci<\/b>, autore di 35 volumi di finanza aziendale, docente all\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore di <b>Milano<\/b>, valorizzatore viaggiante delle imprese pi\u00f9 rilevanti del nostro Paese. Giunti a <b>Massafra<\/b>, dove l\u2019abitato \u00e8 diviso dalla gravina di San Marco e vanta alcune delle cripte basiliane pi\u00f9 importanti della regione, ritrovai un paese che non vedevo da una ventina d\u2019anni, forse pi\u00f9: figurarsi la gioia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nei venti minuti di viaggio dal mio trullo su via Mottola a Martina, Francesco mi aveva abbozzato la personalit\u00e0 dell\u2019uomo che stavo andando ad incontrare, dal quale fui accolto con grande cortesia fra palme e gelsomini subito dopo il cancello. All\u2019interno della sua elegantissima e luminosa residenza, fui colpito da un cavallo di ferro nell\u2019atto di spiccare un salto per superare un ostacolo. L\u2019autore di questa efficacissima scultura era lui, l\u2019anfitrione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo i convenevoli, <b>Lenoci<\/b> sugger\u00ec di mostrarmi le sue quattro masserie; e cos\u00ec c\u2019imbarc\u00f2 su un\u2019auto e partimmo. Prima tappa, gli ulivi, in doppia fila per 600 metri, della <b>Accetta Grande<\/b>, che la famosa architetta <b>Gae Aulenti<\/b> aveva definito \u201cLa cosa pi\u00f9 visibile del pianeta Terra dal satellite dopo la Muraglia Cinese\u201d. Che soddisfazione per <b>Montanaro<\/b>, essendo stato lui a far spostare quei monumenti dall\u2019<b>Amastuola<\/b>, altra sua architettura agricola, dove un archeologo olandese aveva scoperto un villaggio dell\u2019antica Grecia, a <b>Crispiano<\/b> (la citt\u00e0 delle cento masserie). Tutti e tre in silenzio ammirammo l\u2019ambulacro vegetale, pensando ai millenni che questi testimoni senza parola hanno attraversato.<\/p>\n<p align=\"justify\">\nPoi, all\u2019<b>Amastuola<\/b>, corpo di fabbrica signorile, lanciammo lo sguardo ad un altro fenomeno stupendo, la vigna a onde, anche questa voluta da Peppino, ricco di idee geniali e di multiformi esperienze, intelligente e generoso, su progetto realizzato da <b>Fernando Caruncho<\/b>, architetto di livello internazionale, filosofo e paesaggista, vero grande artista nel creare l\u2019agricoltura come giardino.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Peppino<\/b> sembra un parroco di campagna, saggio, benevolo e comprensivo. Tra l\u2019altro delicato nei modi, voce bassa, parole ben dosate, nessuna enfasi. Gi\u00e0 da ragazzo, scuola e lavoro. Non aveva ancora 13 anni e nelle vacanze pascolava le pecore del nonno massaro. Poi prese a fare il sarto. Poco tempo dopo dall\u2019ago pass\u00f2 alla cazzuola; e aiutando a costruire muri realizzava, con esiti apprezzabili, sculture di tufo, materiale non \u201csordo all\u2019intenzion dell\u2019arte\u201d e utilizzato per innalzare palazzi. Dalla cazzuola al maglio e all\u2019incudine il passo fu breve.<\/p>\n<p align=\"justify\">A 14 anni e mezzo, agricoltore. L\u2019Ente Riforma assegn\u00f2 al padre una palazzina con tre ettari di terreno nella zona di <b>Paternisco<\/b>, e lui si mise anche a scavare buche per gli alberi dalle parti di <b>Palagiano<\/b>. Trentadue lire a buca, di un metro cubo ciascuna. E invent\u00f2 un sistema per accrescere la produttivit\u00e0, modificando zappe, picconi, pale, servendosi di ci\u00f2 che aveva appreso lavorando in precedenza da fabbro. Da solo faceva 60 fossi al giorno. E intanto poneva attenzione agli specialisti che installavano gli impianti d\u2019irrigazione. Ci mise poco a imparare a farli per s\u00e9. E per gli altri: a cabina, con la vasca di sollevamento.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u201c<i>In casa eravamo cinque figli, e dovevo darmi da fare. A 18 anni, nell\u2019esercito, a <\/i><i><b>Spoleto<\/b><\/i><i>, paracadutista sabotatore. Fui allontanato perch\u00e9 non era arrivato il nullaosta dai miei genitori<\/i>\u201d. Da un commilitone geometra, pratico di serramenti metallici, apprese la teoria del mestiere e fu assunto in una officina di <b>Massafra<\/b>, diventando preciso e veloce. Costru\u00ec un capannone sulla via Appia per la fabbricazione di quegli elementi, e poi un altro nell\u2019aerea industriale con impianti innovativi. Acquist\u00f2 terreni e li trasform\u00f2, stabilendo contatti con professori universitari della <b>California<\/b>. Appassionato di sopravvivenze elleniche, avrebbe voluto averne tante da custodire in teche particolari nel suo Kikau-store dotato di una \u201cscatola nera\u201d per esposizioni. Nel giardino dell\u2019edificio si svolgono attivit\u00e0 culturali, tra cui conferenze. Ne aveva tenuta una <b>Francesco Lenoci<\/b> sui giovani e <b>don Tonino Bello<\/b>, figlio di un maresciallo dei carabinieri nominato vescovo nell\u201982 da <b>Papa Giovanni Paolo II<\/b> e in odore di beatificazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il tempo purtroppo \u00e8 avaro. Passammo davanti al modernissimo opificio di <b>Peppino Montanaro<\/b>, dove gli operai trasformano in vino il sangue delle sue viti (centinaia di migliaia di piante) e pensai ai tanti mestieri che questo signore aveva praticato e alle bellissime opere che aveva creato. Avrei voluto fermarmi ancora ad ascoltarlo, per approfondire la sua conoscenza. \u201c<i>E\u2019 davvero un formicone di Puglia; un esempio della nostra regione che cammina. Un orgoglio, un vanto di questa nostra terra. Straordinario<\/i>\u201d, sussurrai a Lenoci. \u201c<i>Ti avevo detto che ti avrei fatto incontrare una persona importante, con una storia quasi singolare<\/i>\u201d. Pensai a <b>Fernando Caruncho<\/b>, che aveva collaborato a realizzare la vigna a onde; a <b>Gae Aulenti<\/b> e a quegli ulivi secolari, saraceni, imponenti, austeri: uno cos\u00ec possente che per cingerlo occorrono una decina di braccia.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Montanaro<\/b> mi invit\u00f2 a pranzo, ma dovevo tornare a <b>Martina<\/b> per un altro appuntamento. E volle regalarmi alcune bottiglie del suo vino. Io non bevo, ma le accettai promettendomi che un paio di centimetri di nettare li avrei ingoiati per un brindisi in suo onore. Ci salutammo con l\u2019impegno di rivederci.<\/p>\n<p align=\"justify\">E ci siamo rivisti a <b>Taranto<\/b>, l\u2019anno scorso, nella splendida galleria del <b>Castello Aragonese<\/b>, in occasione della mostra fotografica di <b>Cataldo Albano<\/b> sulle caratteristiche paesaggistiche della citt\u00e0 dei due mari: il fiume Galeso, il Mar Piccolo con i pescherecci e le lampare, il ponte girevole, i tramonti fiammeggianti sul Mar Grande\u2026 Purtroppo lui fu una meteora: il suo calendario era strapieno e lo richiam\u00f2 prima della conclusione della serata. A Taranto probabilmente sar\u00e0 tornato mercoled\u00ec 15 luglio, giorno in cui <b>Francesco Lenoci<\/b> ha tenuto una \u201cLectio Magistralis\u201d al molo Sant\u2019Eligio su \u201cLa sostenibilit\u00e0 \u00e8 armonia del pianeta\u201d. Io spero d\u2019incontrarlo al \u201c<b>Vinitaly<\/b>\u201d di Verona, dove ogni anno <b>Montanaro<\/b> espone i suoi vini, che esporta in tutto il mondo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> La sera della mostra al Castello raccolsi il pensiero di <b>Michele Annese<\/b>, direttore di \u201cMinerva\u201d, ex segretario generale della Comunit\u00e0 Montana di Mottola e gi\u00e0 valentissimo direttore della Biblioteca \u201cCarlo Natale\u201d di <b>Crispiano<\/b>. \u201c<i>Peppino Montanaro? Persona di grandi capacit\u00e0 e disponibilit\u00e0. Illuminata, di compagnia, dalla battuta di spirito garbata. Le cose le sempre fa bene, ad alto livello. Quando trapiant\u00f2 i suoi ulivi si accesero numerose e accanite polemiche, convinte che quegli alberi non avrebbero resistito al \u2018trasloco\u2019. Invece, eccoli l\u00ec, belli e superbi, esaltati da quanti vanno a vedere la masseria, a suo tempo impreziosita da Montanaro. Una vittoria significativa sulle critiche, che non mancano mai e a volte sono pretestuose contro le persone che hanno stoffa da vendere\u201d<\/i>. E giacch\u00e9 c\u2019ero, chiesi ad <b>Annese <\/b>notizie del suo libro \u201c<b>La Biblioteca di Crispiano<\/b>\u201d. \u201c<i>L\u2019ha pubblicato Schena. Nelle sue 600 pagine contiene anche l\u2019intera relazione del professor <\/i><i><b>Gert-Jan Burgers<\/b><\/i><i>, docente presso la Libera Universit\u00e0 di <\/i><i><b>Amsterdam<\/b><\/i><i>, autore della scoperta del villaggio dell\u2019antica Grecia all\u2019Amastuola e presentata anni fa ad un numerosissimo pubblico nella via principale di Crispiano<\/i>\u201d, che si snoda dalla piazzetta antistante la chiesa della Madonna delle Neve. Complimenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PEPPINO MONTANARO E I SUOI ULIVI SECOLARI di Franco Presicci I rami degli ulivi formano una specie di galleria, nella [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-12417","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12417","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12417"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12417\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12417"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12417"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12417"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}