{"id":1397,"date":"2017-04-23T14:22:11","date_gmt":"2017-04-23T14:22:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=1397"},"modified":"2017-04-23T14:22:11","modified_gmt":"2017-04-23T14:22:11","slug":"luigi-fiammata-articolo-opinione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=1397","title":{"rendered":"Luigi Fiammata &#8211; articolo &#8211; opinione"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luigi-Fiammata.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1398\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luigi-Fiammata.jpg\" alt=\"Luigi Fiammata\" width=\"720\" height=\"540\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luigi-Fiammata.jpg 720w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luigi-Fiammata-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luigi-Fiammata-624x468.jpg 624w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\">\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #1d2129;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>IL SECOLO BREVE, IL MONDO ATTUALE E IL FUTURO DELL\u2019AQUILA<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #1d2129;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">di <\/span><\/span><span style=\"color: #1d2129;\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Luigi Fiammata<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">L\u2019AQUILA &#8211; Il Secolo breve inizi\u00f2 a finire prima del 1989. Dieci anni prima. Quando l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Unione Sovietica<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, in un eccesso di follia imperialistica, diede inizio all\u2019invasione dell\u2019Afghanistan. Proprio nel 1989, poi, l\u2019Unione Sovietica complet\u00f2 il suo ritiro dall\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Afghanistan<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. Ma, in quei dieci anni, era successo qualcosa che sta dimostrando di essere in grado di sostituire il conflitto tra Est e Ovest del mondo che caratterizz\u00f2 il secondo Dopoguerra, insieme ad un processo ambiguo, irrisolto e comunque fondato sulla diseguaglianza, di de-colonizzazione. Gli <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>USA<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, e i loro alleati, allora puntarono, con aiuti finanziari, militari e logistici, per contrastare l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>URSS<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, su una guerriglia che faceva dell\u2019Islam, il collante ideologico per un disegno che non era solo di liberazione dell\u2019Afghanistan, in realt\u00e0, ma di egemonia politica globale. Quella guerriglia, a partire da quel momento, e poi nel 1992, con la dissoluzione statuale dell\u2019ex-URSS, si fece Stato, in Afghanistan, e precisamente <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Stato Islamico<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, con il governo dei cosiddetti <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Talebani<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. Che, rapidamente, instaurarono un regime dittatoriale teocratico, caratterizzato dalla assenza di ogni libert\u00e0 civile e da uno stato di permanente e pesantissima sottomissione delle donne. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">La mattina del 17 gennaio 1991, prima delle sei del mattino, insieme ad altri della sola <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>CGIL <\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">(di una parte della CGIL, per essere precisi), io ero davanti ai cancelli dell\u2019ex-Italtel a fare un presidio e volantinaggio, perch\u00e9 quel giorno vi fosse sciopero. La notte erano scattati i primi bombardamenti che una coalizione di Stati, tra cui l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Italia<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, guidata dagli USA di <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Bush<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> senior, effettu\u00f2 su Bagdad e altri obiettivi in <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Iraq<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, a seguito della invasione del <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Kuwait<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> da parte di <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Saddam Hussein<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. Alcuni si opponevano a quella guerra. La CGIL, ufficialmente, non pot\u00e9 dichiarare lo Sciopero Generale contro la partecipazione dell\u2019Italia a quel conflitto. Io assistetti al Direttivo Nazionale della CGIL in cui <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Ottaviano Del Turco<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, all\u2019epoca Segretario Generale Aggiunto della CGIL nazionale, di fatto, minacci\u00f2 la scissione del Sindacato, se si fosse giunti a proclamare lo Sciopero nazionale in corrispondenza con l\u2019avvio del conflitto. Una parte della CGIL non si rassegn\u00f2, e prov\u00f2 a mobilitarsi egualmente in modo articolato sul territorio. Ottenendo un primo successo, il giorno dopo l\u2019apertura del conflitto. In molte fabbriche i Lavoratori fecero effettivamente sciopero: alla ex-Italtel a <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>L\u2019Aquila<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, ad esempio, lo sciopero fu pressoch\u00e9 totale. Ma, poi, non vi fu un movimento capace di avere un respiro nazionale, e globale, per provare a dare prospettive diverse. Un\u2019idea di Pace giusta per il mondo. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Ricordo invece nitidamente, di quei giorni, la fila delle persone nei supermercati. Si diffuse una sorta di psicosi. Le persone avevano paura che la guerra portasse via il cibo. Dalla televisione, in diretta, tramite la CNN, ciascun cittadino del mondo, poteva sentire, e vedere, i proiettili della contraerea irachena, illuminare la notte. Il pilota italiano, e aquilano, di un aereo da guerra, fu mostrato prigioniero e tumefatto in televisione, a dichiarare il proprio errore, per aver accettato di partecipare a quella guerra. <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Saddam Hussein<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, capo di un regime dittatoriale, ma laico, nella morsa di una sproporzione di forze impressionante, non esit\u00f2 a ricorrere all\u2019appello alla religione comune, l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Islam<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, nel tentativo di mobilitare in suo favore altri Paesi Arabi, e i popoli di quei Paesi, anche contro le loro classi dirigenti. Restando solo, per\u00f2. Ma contribuendo a costruire una idea di contrapposizione, tra Islam e Occidente. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">E\u2019 in questo volgere di anni che trionfa l\u2019economia di mercato. Ma, soprattutto, che trionfa un\u2019idea finanziaria e monetarista dell\u2019economia di mercato che, privata di un modello globale alternativo, quello della ex-Unione Sovietica, inizia a ritenere del tutto insostenibili anche i costi del compromesso socialdemocratico e dello Stato Sociale. E si globalizza, marginalizzando e abbandonando a s\u00e9 stessi tanti Paesi ritenuti ormai inutili perch\u00e9 troppo poveri, perch\u00e9 incapaci di generare fatturati interessanti. Il conflitto israelo-palestinese attravers\u00f2 fasi alterne, di rivolte di massa, di oppressione e di disperazione, con attentati sanguinosi e indiscriminati. L\u2019Occidente, e <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Israele<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, delegittimarono in ogni modo <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Yasser Arafat<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, leader laico del popolo palestinese, sposato con una cristiana. E, anche in <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Palestina<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, passando per forme di mutuo soccorso contro la miseria e la disoccupazione, si affermarono formazioni politico-militari che fanno ancora oggi dell\u2019Islam, il loro collante ideologico principale, a partire da <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Hamas<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. Le prime elezioni multipartitiche in <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Algeria<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, nel 1991, furono vinte dal Fronte Islamico di Salvezza. I militari algerini, non accettarono il risultato elettorale, e un loro golpe cancell\u00f2 il voto popolare, dando il via ad una stagione di orrendi massacri di civili. Realizzati da gruppi islamici, ma in un rapporto estremamente ambiguo con i militari al potere. Una situazione simile, sia pure con minori eccessi di violenza, avvenne in <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Egitto<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, con i Fratelli Musulmani che, pi\u00f9 volte, vennero privati dei loro risultati elettorali e messi anche fuori legge. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">L\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Islam<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> inizi\u00f2 a divenire il paravento strumentale, ma anche il collante identitario, che tiene insieme conflitti e soggetti tra loro diversissimi e spesso rivali. In un contesto economico di durissima ristrutturazione capitalistica nel mondo, e negli stessi Stati Occidentali, divenuti nel frattempo, con la caduta del Muro di Berlino, oggetto di flussi migratori, sempre pi\u00f9 massicci e caotici, di persone che sognano un futuro diverso per s\u00e9 e per i propri figli. Prese il via una pesante ridefinizione della divisione internazionale del lavoro, de-localizzando quasi tutte le attivit\u00e0 puramente manifatturiere, ma non solo, in paesi con costi del lavoro e diritti sindacali incomparabili con quelli dei lavoratori europei e anche statunitensi. Responsabili della disoccupazione di massa divennero i poveri del Sud-Est asiatico, e dell\u2019Est europeo, e non il capitale multinazionale che aveva deciso di frammentare i processi produttivi e mettere l\u2019accento sulla pura speculazione finanziaria, capace anche di mandare in fallimento interi Stati nazionali, come l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Argentina<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, o come rischi\u00f2 l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Italia<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> nel 1992-93. La <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Cina<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> inizi\u00f2 ad entrare prepotentemente nel mercato mondiale, con il suo infinito esercito di lavoratori senza costi, avendo, a sua volta, represso nel sangue in piazza Tienanmen, i tentativi di democratizzazione del Paese. L\u2019Italia inizia a conoscere, come fenomeno visibile ed enfatizzato dai media, gli albanesi, i polacchi, i senegalesi, i marocchini, i tunisini, i filippini, i nigeriani\u2026 <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">E iniziano ad esserci, quelli che cominciano a teorizzare un\u2019unit\u00e0 possibile e un comando unico, nel conflitto diffuso, articolato, sparso su tutto il globo, dalla <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Cecenia<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> all\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Indonesia<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, dal <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Sudan<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> al <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Mali<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, all\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>India<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. Alcune correnti del pensiero islamico vogliono, coscientemente, imporre la propria egemonia, innanzi tutto all\u2019interno del mondo islamico. Anche con la violenza. In ciascuno degli Stati in cui l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Islam<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> \u00e8 presente come orientamento religioso. E in rapporto ambiguo, nascosto e malato, con le \u00e9lites al potere in molti degli Stati della penisola araba e anche del <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Corno d\u2019Africa<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. Questa lotta per l\u2019egemonia, attraversa trasversalmente anche la frattura storica nell\u2019Islam, tra <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Sciiti<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> e <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Sunniti<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. L\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Occidente<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, in questi anni, continua a considerare propri alleati Stati arabi con regimi dittatoriali e teocratici, discriminatori nei confronti delle donne e di tutte le minoranze, e costruisce le proprie opzioni politiche e militari sulla base esclusiva delle sue convenienze (e delle convenienze delle sue imprese multinazionali), soprattutto sul piano energetico. Continuano a restare inapplicate le decisioni dell\u2019ONU sulla <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Palestina<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. La democrazia, i diritti civili, in larga parte del mondo continuano ad essere l\u2019eccezione, e non la regola. E quando l\u2019Occidente, ha la possibilit\u00e0 di intervenire militarmente, e salvare, la minoranza musulmana nel conflitto serbo-bosniaco, nel cuore dell\u2019Europa dei primi anni \u201990, non lo fa, e non impedisce l\u2019orrenda strage di <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Srebrenica<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> del 1995, ai danni di migliaia di civili musulmani bosniaci da parte dei cristianissimi soldati di <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Ratko Mladic<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Questi conflitti, questi rivolgimenti, avvengono sotto l\u2019occhio delle telecamere. In larga parte. In un mondo dove gli spostamenti delle persone sono diventati sempre pi\u00f9 facili. Dove le tecnologie informatiche, sempre pi\u00f9 iniziano a diffondere globalmente messaggi e dottrine, in modo esponenzialmente pi\u00f9 veloce e diffusivo rispetto ad ogni altra esperienza del passato. Le tecnologie dell\u2019informazione iniziano ad essere l\u2019infrastruttura globale necessaria, non solo ad una economia che travalica ogni confine statuale, ed anzi confligge con gli stati, imponendo loro sempre pi\u00f9 pesanti limitazioni del potere, ma anche il veicolo con il quale, da una caverna dell\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Afghanistan<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, l\u2019ex alleato degli USA contro l\u2019ex-Unione Sovietica, <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Osama Bin-Laden<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, lancia i suoi proclami di Guerra Santa contro il Satana occidentale. Incontrando orecchie attentissime ovunque. E\u2019 in questo magma di contraddizioni irrisolte, di errori, di sottovalutazioni, di furbizie, di cinismo ipocrita, di strumentalizzazioni continue; \u00e8 in questo mondo di oppressioni e di sfruttamento, di polarizzazione della ricchezza e di diffusione della povert\u00e0, dove grandi multinazionali private posseggono quasi tutte le sementi per la coltivazione, determinano le politiche energetiche e le guerre degli stati: \u00e8 qui che si apre il grande inganno della seconda guerra del Golfo, dopo il trauma degli attentati negli <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Stati Uniti<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> dell\u201911 settembre 2001. Una operazione militare costruita scientificamente sulla base di informazioni false, contro un nemico debole e indifendibile anche sotto ogni profilo (il facile capro espiatorio Saddam Hussein), determinata prevalentemente da ragioni di carattere geopolitico e di interesse sul petrolio iracheno, che produce la disgregazione dell\u2019entit\u00e0 statuale dell\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Iraq<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, artificialmente creata dopo la Prima Guerra Mondiale e posta allora sotto protettorato inglese, liberando schegge di conflitto in tutto il mondo. E un terrorismo che, ancora oggi, uccide centinaia di migliaia di civili iracheni. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Il tempo che intercorre tra l\u2019invasione dell\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Afghanistan<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, da parte dell\u2019ex-Unione Sovietica, e l\u2019invasione dell\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Iraq<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, a caccia di fantomatiche armi di distruzioni di massa (1979-2003) \u00e8 il brodo di coltura in cui fermenta una nuova specie di conflitto. Probabilmente destinata a caratterizzare un tempo lungo del nostro futuro. Il conflitto armato che oppone soggetti privati transnazionali ad entit\u00e0 statuali. E\u2019 una tipologia di conflitto sostanzialmente nuova nella storia umana. Che pure ha conosciuto movimenti di liberazione, o guerre civili, o colpi di stato, o forme varie di terrorismo, anche da parte della criminalit\u00e0 organizzata. E\u2019 una \u201cprivatizzazione\u201d del conflitto, come disse profeticamente<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b> Hobsbawm<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> alla fine degli anni \u201990 dello scorso secolo. Potremmo dire, visti anche gli ultimi avvenimenti sul suolo europeo, una \u201cindividualizzazione\u201d del conflitto. Che appare essere addirittura fine a s\u00e9 stesso, senza i tradizionali legami con ideologie e gruppi di riferimento, che appaiono sullo sfondo, costituendo una sorta di holding della rivendicazione, pi\u00f9 che una struttura logistico-militare capace di ispirare, ed appoggiare, le azioni compiute in un disegno bellico organico e coerente. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Siamo noi, colpiti nei nostri Paesi, mentre nei Paesi del Medio Oriente, in prevalenza, la maggioranza assoluta delle vittime (il cui numero assoluto \u00e8 incomparabilmente superiore alle vittime \u201coccidentali\u201d) professa la religione musulmana, a cercare e immaginare di comprendere una strategia complessiva. Dando a queste azioni, il crisma di una pianificazione di attacco al \u201cmodo di vita occidentale\u201d, ai suoi diritti, alle sue libert\u00e0. Siamo noi che abbiamo \u201cbisogno\u201d, per spiegare tanta inumanit\u00e0, di collocare gli assassinii collettivi che avvengono in Europa e nel mondo, contro obiettivi \u201coccidentali\u201d, in una cornice che provi a darne conto razionalmente. La disgregazione degli Stati di <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Siria<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> (ultimo avamposto di riferimento della Russia nello scacchiere del Medio-Oriente, anche per questo abbattuto), ed <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Iraq<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, e poi della <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Libia<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">; l\u2019ambiguo comportamento della <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Turchia<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, in funzione anti-curda, e degli stati arabi del Golfo, da sempre \u201calleati\u201d dell\u2019Occidente e finanziatori di fondamentalismo islamista, ha prodotto un nuovo modo della guerra. Un tentativo di nuova unit\u00e0 statuale, il cosiddetto <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Califfato<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, che dichiara guerra in ogni direzione. E che trova ascolto in <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Europa<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, prevalentemente, da parte di figli dell\u2019Immigrazione. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Nell\u2019era dei social network, della economia di mercato globalizzata e finanziarizzata; nel permanere di una gravissima crisi economica globale iniziata nel 2008, che genera ovunque disoccupazione, marginalizzazione e polarizzazione della ricchezza, diseguaglianze diffuse, la violenza armata non \u00e8 pi\u00f9 neanche conflitto, ma distruzione e auto-distruzione disperata, folle, irredimibile, senza mediazioni possibili. Assume quasi i contorni di uno scontro globale che gli adoratori della morte portano nelle nostre citt\u00e0, e, soprattutto, in interi territori, dall\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Iraq<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, alla <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Siria<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, alla <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Libia<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, alla <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Somalia<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, alla <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Nigeria<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. La vera posta in gioco, su un piano politico-culturale, prima che si apra la prospettiva di una guerra totale e globale, \u00e8 quella di impedire che si saldino due fronti contrapposti: noi contro loro, e loro contro noi. Che \u00e8 un obiettivo presente in entrambe i fronti \u201cin formazione\u201d. I confini, tra \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d, sono in realt\u00e0 labilissimi. Mentre chi lucidamente punta allo scontro vorrebbe fossero semplici e nitidi, confini di \u201crazza\u201d e di religione. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">All\u2019interno dei paesi europei, ma anche negli USA, forze molto potenti cercano di compiere un\u2019operazione culturale estremamente pericolosa. Quella dell\u2019identificazione tra immigrazione e terrorismo. E, ad accrescere la pericolosit\u00e0 di questa operazione culturale, sociale prima ancora che politica, \u00e8 la coincidenza, fisica persino, tra chi stabilisce questa equazione folle e quelli che sono i principali responsabili dell\u2019attuale disastro economico globalizzato: liberisti selvaggi, ortodossi custodi dei pareggi di bilancio e di politiche monetarie restrittive, cultori della diseguaglianza spacciata per meritocrazia. Saccheggiatori delle risorse energetiche, privatizzatori convinti. Sono loro che ci condurranno sull\u2019orlo del baratro dell\u2019annientamento totale, per mascherare il fallimento delle loro false promesse di un mercato che, da solo, sarebbe capace di diffondere il benessere, annientando gli Stati e l\u2019intervento pubblico nell\u2019economia, depredando e distruggendo i Beni Comuni, a partire dall\u2019Ambiente. L\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Europa<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, la parte migliore e pi\u00f9 generosa delle sue popolazioni, dopo la distruzione del Secondo Conflitto Mondiale, ha costruito societ\u00e0 aperte, solidali, per quanto possibile. Oggi pesantemente sotto scacco dall\u2019ortodossia economica che peggiora le condizioni materiali dei suoi cittadini. Una societ\u00e0 aperta non \u00e8, e non pu\u00f2 essere, strutturalmente, del tutto difendibile da attacchi indiscriminati. Dobbiamo saperlo. Purtroppo. Ne abbiamo testimonianza dolorosamente frequente in questi tempi. A meno di non mutare la propria natura, in una societ\u00e0 militarizzata. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Chi, in questi giorni di dolore e disorientamento, evoca l\u2019esempio di <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Israele<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, come quello di una societ\u00e0 \u201cdemocratica\u201d che, quotidianamente, affronta i costi umani ed economici per tentare di avere una sicurezza reale per i propri cittadini, omette, in modo scandalosamente colpevole, di ricordare che tra i prezzi che quella societ\u00e0 paga, per questo obiettivo, c\u2019\u00e8 il prezzo dell\u2019apartheid verso il popolo palestinese e il prezzo dell\u2019essere una potenza nucleare che costruisce muri, per separare, e porta via terre ed acqua. Senza avviare alcun processo di Pace concreto. La militarizzazione della societ\u00e0, ha un prezzo: quello della Libert\u00e0. Io penso che l\u2019Europa non debba chiedere a s\u00e9 stessa di somigliare ad Israele, o agli USA vagheggiati da <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Donald Trump<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, in cui ognuno possa liberamente armarsi e immaginare di poter separare il proprio destino da quello del resto del mondo. Mi permetto di scrivere queste righe, sapendo di correre il rischio della presunzione, perch\u00e9 credo che sia necessario, oggi pi\u00f9 che mai, ragionare. Articolare, distinguere. Ascoltare. E combattere. Combattere contro chi, per pura scena mediatica, per semplificazione strumentale, per creare un clima favorevole a provvedimenti restrittivi della Libert\u00e0, per un consenso elettorale miserabile, continua a dire che \u201csiamo in guerra\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Abbiamo memoria, di cosa fu, la Seconda Guerra Mondiale? L\u2019orrenda contabilit\u00e0 di morti, feriti, deportati; delle distruzioni? Nonostante il dolore, e anche la rabbia, noi non siamo in guerra. Noi siamo dentro uno scontro globale, che non ha confini riconoscibili, che vuole, come obiettivo, sostituire la paura alla ragione. Che vuole creare le condizioni per una separazione tra culture e persone, armandole le une contro le altre, in un ciclo di risentimento infinito, in cui ci si perda dietro la ricerca delle colpe mentre ci si continua ad uccidere. Io non posso permettermi di dire di avere ricette capaci di risolvere problemi che, probabilmente, segneranno il mondo nei prossimi anni. Per\u00f2, mentre ogni azione di contrasto possibile al terrorismo va posta in essere, io credo si debba anche intervenire per togliere ogni alimento alle macchine di morte. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Occorre intervenire sui flussi finanziari. E su una globalizzazione della finanza che ha prodotto e produce solo danni. Occorre liberalizzare gli stupefacenti che sono un formidabile elemento di finanziamento del terrorismo e del malaffare. Occorre una politica energetica che superi la dipendenza dal petrolio. Occorre una ridefinizione delle relazioni internazionali che metta al centro i principi della reciprocit\u00e0 nei diritti e nelle tutele. E isoli dittature e teocrazie. Occorre creare uno Stato Palestinese, e anche uno Stato Curdo. Occorre una politica che smetta di depredare le risorse dei Paesi poveri e li metta realmente in condizione di dare un futuro ai propri cittadini. A partire dall\u2019istruzione e dalla parit\u00e0 tra uomini e donne. Occorre una politica che governi i flussi migratori, anche in nome di un riconoscimento vero dei valori che informano la vita civile dei Paesi di accoglienza. In Europa, e nei cosiddetti Paesi occidentali, le politiche devono virare nel segno dell\u2019Eguaglianza. Io penso che sia ora, in questo tempo, che ancora possiamo dare una possibilit\u00e0 alla Pace e alla Giustizia. E sconfiggere, anche con i nostri comportamenti quotidiani, gli adoratori della morte e i fomentatori vili dell\u2019oppressione e della diseguaglianza. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Infine, credo sia giusto porsi la questione anche, in questo quadro, di cosa un <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Ente Locale<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> come il <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Comune dell\u2019Aquila<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"> possa concretamente compiere, in funzione di un\u2019idea di convivenza, di integrazione, di scambio, tra culture diverse. Occorre innanzitutto riconoscere che esistono, dei conflitti. Nella mia esperienza di lavoro, io mi sono sentito dire, da un muratore macedone, che bisognava impedire l\u2019afflusso di nuovi migranti dall\u2019<\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Africa<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, perch\u00e9 ruberebbero il lavoro, che gi\u00e0 \u00e8 scarso. Il potenziale conflitto sul lavoro si disarticola solo se le regole del lavoro vengono fatte applicare ovunque. Se non si permette, negli appalti, nell\u2019assenza di controlli, il lavoro nero, strozzando al massimo ribasso le soglie d\u2019accesso; se, per quanto possibile, la competizione tra imprese, si sposta sul piano della qualit\u00e0 e non su quello dei costi. E\u2019 inammissibile che nei cantieri della ricostruzione il personale che lavora sia, nella sua quasi totalit\u00e0, inquadrato come \u201cmanovale\u201d. Attraverso questa strada si sfrutta illecitamente il lavoro delle persone, dequalificando le professionalit\u00e0. Si tengono bassi illecitamente i costi, aumentando i margini di profitto e costruendo conflitti tra le persone, che possono divenire anche conflitti tra etnie. Cos\u00ec vale anche per la pratica diffusa, e ricattatoria, cui deve sottostare chi \u00e8 pi\u00f9 debole. E che, per questo, diventa concorrenza sleale verso chi appaia pi\u00f9 garantito, delle buste paga da lavoratori part-time, che invece lavorano a tempo pieno, con una parte del salario, erogata in nero, o con la pratica di buste paga firmate per importi, che, invece vengono versati in contanti, in forma ridotta, rispetto a quanto dichiarato. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Il Comune dovrebbe promuovere, in collaborazione con altri Enti ed Istituzioni, campagne di controllo delle regole del lavoro, anche negli orari diversi dei locali aperti la sera: l\u2019applicazione eguale di regole nel lavoro, \u00e8 uno degli elementi che previene il conflitto tra persone, ed etnie. L\u2019Educazione \u00e8 il terreno privilegiato della integrazione e dello scambio culturale. In ogni ordine e grado delle Scuole, dai Nidi e fino alle Superiori, il Comune potrebbe promuovere programmi specifici di conoscenza reciproca, anche sul piano culinario, ad esempio. Puntando, in particolare, sull\u2019educazione delle donne e delle bambine, sullo sport. E\u2019 sulla libert\u00e0 delle donne, delle migranti, in particolare, che si gioca il processo di integrazione e di dialogo tra culture. Ed \u00e8 qui, che andrebbero predisposti specifici programmi educativi, e di confronto. Senza rinunciare alle nostre leggi, cui tutti e tutte devono conformarsi. E neppure alle nostre tradizioni, anche, che possono essere messe a confronto con le tradizioni di altre culture. <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">E, come per il lavoro, il Comune dovrebbe promuovere piani di intervento e di controllo, sul piano fiscale, per tutte quelle prestazioni di carattere sociale che possono essere erogate. La certezza della parit\u00e0 di diritti, e di doveri, \u00e8 uno degli strumenti che previene il crearsi dei conflitti. Cos\u00ec come il Comune deve impedire il formarsi di enclaves abitative a caratterizzazione etnica. Ma deve anzi promuovere la mescolanza delle persone e la convivenza pacifica, e l\u2019uso di spazi comuni, soprattutto per i bambini e per i loro giochi. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Ad <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>Avezzano<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">, luogo di fortissima immigrazione, ho visto persone di religione islamica, recarsi in angoli nascosti della citt\u00e0, e trovare l\u00ec un cartone sul quale inginocchiarsi, e una bottiglia d\u2019acqua, per lavarsi simbolicamente le mani. E, per strada, pregare rivolti in direzione della Mecca. L\u2019isolamento produce conflitto. La degradazione nel praticare un culto, produce risentimento. Chiusura. E\u2019 necessario immaginare un luogo di culto islamico a <\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\"><b>L\u2019Aquila<\/b><\/span><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">. Sottoposto alla nostra legislazione civile. E che possa favorire apertura. Il dialogo interreligioso. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Garamond, serif;\">Nessuno distrugge, quel che impara ad amare. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL SECOLO BREVE, IL MONDO ATTUALE E IL FUTURO DELL\u2019AQUILA di Luigi Fiammata L\u2019AQUILA &#8211; Il Secolo breve inizi\u00f2 a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,35],"tags":[],"class_list":["post-1397","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1397","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1397"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1397\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1397"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1397"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1397"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}