{"id":14224,"date":"2021-03-23T22:44:38","date_gmt":"2021-03-23T22:44:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=14224"},"modified":"2021-03-23T22:44:38","modified_gmt":"2021-03-23T22:44:38","slug":"a-150-anni-dalla-nascita-di-marcel-proust-di-pierfranco-bruni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=14224","title":{"rendered":"A 150 anni dalla nascita di Marcel Proust di Pierfranco Bruni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/20210323_232926.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/20210323_232926.jpg\" alt=\"\" width=\"2896\" height=\"2896\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/20210323_232926.jpg 2896w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/20210323_232926-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/20210323_232926-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/20210323_232926-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/20210323_232926-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2896px) 100vw, 2896px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"adM\" dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">A 150 anni dalla nascita di Marcel Proust.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Un ricordare nella mememoria<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Pierfranco Bruni<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Marcel Proust raccont\u00f2 la favola della memoria. Raccontandola rese le parole di una musicalit\u00e0 in cui il tempo percep\u00ec le onde della fisicit\u00e0 della natura. Oltre Oscar Wilde.<br \/>\n\u201cLa realt\u00e0 si forma soltanto nella memoria (\u2026). I veri paradisi sono i paradisi che abbiamo perduto. \u2026 I ricordi non si spartiscono\u201c. \u00c8 Marcel Proust che ci racconta l\u2019estetica del tempo e la metafora della memoria. Mi ha accompagnato per tutta la mia vita. Proust o la memoria. Proust e l\u2019antirealismo. Il sentimento del tempo che cammina tra le pieghe dei giorni e si fa, appunto, memoria. Un sentimento che ha attraversato la letteratura del Novecento caratterizzandola in quelle metafore di straordinaria valenza estetica ed esistenziale. Ovvero nel senso del \u201cperduto\u201d e nell\u2019orizzonte del \u201critrovato\u201d.<br \/>\nDi Proust, il cui nome completo era Valentin Louis Georges Eug\u00e8ne Marcel Proust, si celebrano quest\u2019anno, i centocinquant\u2019anni della nascita e nel 2022 i cento anni della morte. Celebrazioni tonde per uno scrittore da non lasciare nella nicchia del tempo perduto.<br \/>\nUno scrittore che segna uno spartiacque tra l\u2019ideologia del realismo e la desertificazione di una letteratura rappresentazione \u2013 duplicazione della cronaca con una letteratura mistero, sogno, tempo, destino.<br \/>\nIl tempo perduto che si libera dalla cesoie dei ricordi \u2013 nostalgie per farsi dimensione onirica del ritorno.<br \/>\n\u00abBasta che un\u00a0rumore, un\u00a0odore, gi\u00e0 uditi o respirati un tempo, lo siano di nuovo, nel\u00a0passato\u00a0e insieme nel presente, reali senza\u00a0essere\u00a0attuali,\u00a0ideali\u00a0<wbr \/>senza\u00a0essere\u00a0astratti, perch\u00e9 subito l&#8217;essenza\u00a0permanente, e solitamente nascosta, delle\u00a0cose\u00a0sia\u00a0liberata, e il nostro vero io che, talvolta da molto tempo, sembrava\u00a0morto, anche se non lo era ancora del tutto, si svegli, si animi ricevendo il celeste\u00a0nutrimento\u00a0che gli \u00e8 cos\u00ec recato. Un\u00a0istante\u00a0affrancato dall&#8217;ordine\u00a0del tempo ha ricreato in noi, perch\u00e9 lo si avverta, l&#8217;uomo\u00a0affrancato dall&#8217;ordine\u00a0del tempo\u201d.<br \/>\n\u00c8 su queste traiettorie che l\u2019opera di Marcel Proust ha offerto delle indicazioni non solo letterarie ma anche epistemologiche e \u201cpolitiche\u201d intorno alla visione di tempo e di memoria. Lo scrittore Guido Morselli nel 1943 aveva pubblicato da Garzanti un saggio con delle riflessioni attente e delle indicazioni metodologiche significative proprio su Proust. Un saggio che puntava immediatamente ad un Proust antirealista. Un titolo semplice ma suggestivo \u201cProust o del sentimento\u201d. Era il 1943. La lettura che fa di Proust va proprio all\u2019insegna di una letteratura antiideologica cesellando quegli aspetti che appartengono alla tradizione, al valore della tradizione, al linguaggio come espressione di sentimenti.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Morselli scrive: \u201cL\u2019arte \u00e8 rivelazione della memoria, un risorgere in noi del passato. Ma la rivelazione non pu\u00f2 aver fuoco che in coloro che abbiano rinunciato a vivere attivamente\u201d. Morselli indica dei tracciati che risultano importanti anche ad una analisi successiva agli studi che verranno dopo il 1943, e spazzeranno via il modello di una dialettica progressista che girava intorno a Proust, e non sono pochi.<br \/>\nIl rapporto tra tempo e morte \u00e8 ben considerato e tale rapporto \u00e8 parte integrante del sentimento della memoria che trova, appunto, nella letteratura un intaglio di notevole tensione esistenziale.\u00a0\u00c8 la letteratura \u2013 sogno che scava nell\u2019anima. La realt\u00e0 \u00e8 ben altra cosa.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Cos\u00ec Morselli: \u201cLa realt\u00e0 in s\u00e9, esterna, non interessa Proust, e in arte il realismo non gli pare preferibile alla letteratura intellettuale, e a quella didascalica e programmatica. Non merita il nome di artista chi si contenta di\u00a0\u2018d\u00e9crire les choses\u2019, \u2018de donner un mis\u00e9rable relev\u00e9 de leurs lignes et de leur surface\u2019. La realt\u00e0 per lui altra cosa che il \u2018d\u00e9chet d\u2019exp\u00e9rience\u2019 a cui si fermano i realisti\u201d.\u00a0La letteratura non \u00e8 descrizione, non \u00e8 rappresentare il reale e non \u00e8 giustamente un \u201cresiduo di esperienza\u201d. Un concetto chiave. Morselli individua immediatamente il cuore e l\u2019anima di quelle metafore che sono la chiave di tutto. Morselli sottolinea: \u201cLa memoria in Proust ha un valore particolare. Non gli serve per una pedissequa ricostruzione autobiografica: essa \u00e8, a suo modo, altrettanto creatrice in lui che presso altri la fantasia\u201d.<br \/>\nIn Proust non c\u2019\u00e8 una letteratura verit\u00e0. Non pu\u00f2 esserci. Non deve esserci.<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u201cRicordare \u00e8 rimpiangere\u201d. Perch\u00e9, per non dimenticare Oscar Wilde, ben citato da Morselli, \u00e8 necessario capire che \u201cL\u2019arte non rispecchia la vita, ma lo spettatore della vita\u201d. Nella letteratura del ritorno \u00e8 la nostalgia che diventa anima e incontra quella vita che si distanzia e si avvicina grazie all\u2019interpretazione di una poetica. La poetica della grazia. Ma bisogna andare anche oltre.<br \/>\n\u00abSi ama per un\u00a0sorriso, per uno\u00a0sguardo, per una\u00a0spalla. Tanto basta. Allora, nelle lunghe ore di\u00a0speranza\u00a0o di\u00a0tristezza, ci si fabbrica una\u00a0persona, si compone un\u00a0carattere. E quando, pi\u00f9 tardi, si frequenta la\u00a0persona\u00a0amata, \u00e8\u00a0impossibile\u00a0ormai (per quanto\u00a0crudele\u00a0sia la\u00a0realt\u00e0\u00a0che ci vien messa innanzi) togliere quel\u00a0carattere\u00a0buono, quella\u00a0natura\u00a0di\u00a0donna\u00a0<wbr \/>amorevole all&#8217;essere\u00a0che ha quello\u00a0sguardo\u00a0o quella\u00a0spalla, proprio come non possiamo, quando invecchia, togliere il suo primo\u00a0volto\u00a0a una\u00a0persona\u00a0che conosciamo fin dalla sua\u00a0giovinezza\u201d.<br \/>\nInfatti l\u2019anima della letteratura del tempo e del viaggio si muove tra due giganti: Proust e Joyce.\u00a0 C\u2019\u00e8 una tradizione nella letteratura del Novecento che parte da due presupposti estetici.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Il tempio e il viaggio. Proust e Joyce costituiscono indubbiamente i due scrittori la cui visione narrativa \u00e8 un viaggio tra due mondi: quello della metafora e quello del destino. Un unico percorso che si individua nell\u2019avventura del personaggio. Ed \u00e8 proprio il personaggio che rappresenta la centralit\u00e0 di un narrare teso tra il raccontare e l\u2019uomo al di l\u00e0 della storia ma nel di dentro di una memoria che \u00e8 soprattutto vissuto. Il destino del personaggio \u00e8 l\u2019avventura dell\u2019iter narrante.<br \/>\nOccorrerebbe riparlare, dunque, di questi due scrittori attraverso l\u2019anima dell\u2019essere e dell\u2019esistere in un raccordare la vita alla letteratura e il personaggio all\u2019uomo. Un testo fondamentale e interessante resta il saggio di Giacomo Debenedetti. Titolo emblematico che ha, comunque, una sua storia e vive all\u2019interno del dibattito culturale italiano: \u201cIl personaggio uomo\u201d. Un testo che spesso ritorno nei dibattiti sul ruolo dello scrittore e della scrittura.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Cos\u00ec afferma: \u201c\u2026 in principio di ogni fase culturale si pone un\u2019immagine informe e scontornata, suggestiva e perentoria, qualcosa come lo spettro di un\u2019immagine, un suo ectoplasma trascendentale, che prescrive alla scienza e alle arti il loro cammino, inteso a ritrovare la collimazione tra il mondo dell\u2019esperienza e quella intuitiva immagine del mondo, anteriore a qualsiasi esperienza\u201d.<br \/>\nProust e Joyce vengono presi come modelli da Debenedetti ma \u00e8 tutta una realt\u00e0 letteraria che ha un suo senso. E lo ha non in termini di collocazione soltanto ma in termini di valutazione storico \u2013 letteraria di un processo culturale che resta prioritario per capire i linguaggi, le espressioni, i simboli, la capacit\u00e0 della memoria nell\u2019intreccio tra tempo e nuove identit\u00e0.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Sia in Proust che in Joyce gioca una metafora ad intreccio il sentimento del viaggio. Un viaggio tra i personaggi ma soprattutto un percorso che si dichiara con la sua tensione ora onirica ora ironica ora chiaramente letteraria. Debenedetti dialoga con i personaggi. I suoi personaggi uomini. Ma il personaggio non \u00e8 soltanto uomo in letteratura. \u00c8 uomo che riscopre di essere identit\u00e0 nel fascino dell\u2019avventura, la quale avventura \u00e8 ritrovare il destino di quell\u2019uomo della crisi che recupera nell\u2019essenza del tempo il tempo della memoria. Ci\u00f2 si verifica certamente in Proust e in Joyce ma si riscontri anche in scrittori come Mann, come Pasternak, come Pirandello. Il discorso si sposta sul rapporto tra romanziere e personaggio stesso. Infatti Debenedetti sostiene: \u201c\u00c8 risaputo che il romanzo, come lo conoscevamo dagli esemplari che nel secolo scorso ne hanno fondato la fortuna, era una piena assunzione di responsabilit\u00e0 del romanziere di fronte ai personaggi e alle loro vicende\u201d.<br \/>\nMa nel romanzo contemporaneo la psicanalisi ha giocato una partita importante e condizionante tanto da sviluppare un serio dibattito proprio in campo letterario. Voglio qui riferirmi a Jung. La maschera di Jung \u00e8 tuttora presente. E trattasi di una metafora che vive nella contemporaneit\u00e0 dei nostri giorni. Secondo Debenedetti questa maschera non \u00e8 \u201cnient\u2019altro che la faccia incollata sui nostri documenti di identit\u00e0\u201d. Mi pare comunque che una delle riflessioni pi\u00f9 mature e pi\u00f9 fortemente dibattute ancora oggi \u00e8 il dialogo tra personaggi e destino. Certamente il destino qui assume le sembianze piuttosto metaforiche.<\/div>\n<div dir=\"auto\">C\u2019\u00e8 una distinzione di fondo che ci giunge direttamente dalla concezione dell\u2019 \u201cepica della realt\u00e0\u201d e dell\u2019 \u201cepica dell\u2019esistenza\u201d. Debenedetti preferisce l\u2019\u201cepica della realt\u00e0\u201d. Chiaramente \u00e8 l\u2019 \u201cepica dell\u2019esistenza\u201d che trova una sua interpretazione nel dibattito che viviamo oggi.\u00a0Molte cose che scriveva Debenedetti hanno una loro chiarezza e si presentano a tutto tondo ad un dibattito sia letterario che storico ma \u00e8 necessario che la letteratura si riconosca, nella nostra contemporaneit\u00e0, nella problematicit\u00e0 di un tempo che pone appunto lo scrittore come il disegnatore di una profezia.<br \/>\nIn un contesto di lacerazioni e di conflitti lo scrittore \u00e8 costantemente afflitto da lacerazioni esistenziali che si dichiarano in quel mal di vivere che ha caratterizzato un\u2019epoca. Un male di vivere che \u00e8 dentro la coscienza certamente di un secolo ma indubbiamente \u00e8 dentro la formazione dello scrittore o del poeta. Debenedetti pone una questione che \u00e8 fondamentale. Discuterne significa aprire una stagione di confronti sia in campo storico-letterari sia in termini estetici. Un percorso inevitabile dentro il vissuto proustiano che, conoscendolo, ci ricorda: \u201cI veri libri non devono essere figli della piena luce della conversazione, ma dell\u2019oscurit\u00e0 e del silenzio\u201c.<br \/>\nIl mio libro su Proust \u00e8 previsto per il centenario della morte. Era nato il\u00a010 luglio del 1871 a Auteuil-Neuilluy-Passy in Francia e morto a Parigi il\u00a018 novembre del 1922. Marcel Proust ha accompagna tutta la mia vita alla ricerca del tempo perduto. Un tempo perduto dentro il tempo ritrovato. Ed \u00e8 cos\u00ec nella dimensione del ritrovato: \u00abNulla \u00e8 pi\u00f9 doloroso di questo contrasto tra l&#8217;alterazione degli esseri umani e la fissit\u00e0 del ricordo, quando ci accorgiamo che ci\u00e0 che ha serbato tanta freschezza nella nostra memoria non pu\u00f2 averne pi\u00f9 nella vita, che non ci \u00e8 possibile accostare nel nostro mondo esteriore ci\u00f2 che ci appare cos\u00ec bello dentro di noi, ci\u00f2 che ci desta un desiderio peraltro cos\u00ec individuale di rigoderne la visita\u00bb. Un immaginario oltre il limite. Oltre il limite c&#8217;\u00e8 ancora il non limite della metafisica della memoria stessa.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; A 150 anni dalla nascita di Marcel Proust. 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