{"id":14535,"date":"2021-04-21T01:27:59","date_gmt":"2021-04-21T01:27:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=14535"},"modified":"2021-04-21T01:27:59","modified_gmt":"2021-04-21T01:27:59","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-679","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=14535","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano."},"content":{"rendered":"<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=rkuhWOu8S4I&#038;t=6s<\/p>\n<p><strong>COMUNICATO STAMPA<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maggio Musicale Fiorentino, 83esima edizione del Festival del Maggio Musicale<\/strong><\/p>\n<p><strong><em><br \/>\nAdriana Lecouvreur<\/em><\/strong><strong> \u00e8, il 27 aprile 2021, il primo titolo operistico in programma dopo l\u2019appuntamento sinfonico inaugurale con il concerto diretto da Daniele Gatti del 26 aprile. La direzione dell\u2019opera di Francesco Cilea \u00e8 affidata a Daniel Harding, la regia a Frederic Wake-Walker. Mar\u00eda Jos\u00e9 Siri<\/strong> <strong>\u00e8 Adriana.<\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<p><em>Firenze 19 aprile 2021<\/em> &#8211; <em>Adriana Lecouvreur<\/em> di Francesco Cilea, opera che si potrebbe definire toscana, anzi fiorentina, perch\u00e9 quasi interamente composta a Firenze (prima in un appartamento in via Giuseppe Garibaldi e poi in una villa a Fiesole) tra il 1900 e il 1902, \u00e8 la prima opera in cartellone dell&#8217;83\u00aa edizione del Festival del Maggio Musicale. Sul podio il maestro Daniel Harding a dirigere il Coro e l\u2019Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e, alla regia, il debutto fiorentino di Frederic Wake-Walker. Sul palco un grande cast capeggiato da Mar\u00eda Jos\u00e9 Siri nel ruolo di Adriana, Martin Muehle, Ksenia Dudnikova, Nicola Alaimo, Paolo Antognetti, Alessandro Spina, Chiara Mogini, Valentina Cor\u00f2, Davide Piva, Antonio Gar\u00e9s e Michele Gianquinto. Maestro del Coro \u00e8 Lorenzo Fratini. Le coreografie sono di Anna Olkhovaya, le scene di Paulina Liefers, i costumi di Julia Katharina Berndt, le luci di Marco Faustini.<\/p>\n<p>A interpretare la protagonista, dunque, il soprano Mar\u00eda Jos\u00e9 Siri, artista di fama internazionale che dopo il grandissimo successo al Maggio di <em>Il tabarro<\/em> e <em>Suor Angelica<\/em> ha recentemente interpretato Abigaille nel <em>Nabucco<\/em> dello scorso ottobre 2020 e che \u00e8 reduce da una recentissima e trionfale Adriana all&#8217;\u00d3pera de Las Palmas de Gran Canaria. Insieme a lei, nel ruolo della Principessa di Bouillon, il mezzosoprano Ksenia Dudnikova, che debutta al Teatro del Maggio con il personaggio che l\u2019ha presentata al pubblico ed \u00e8 una delle voci emergenti pi\u00f9 interessanti del panorama lirico attuale. Nel ruolo del Conte di Sassonia, il tenore Martin Muehle, ospite abituale a Parigi, Amsterdam, Londra, Monaco, Berlino anche lui al suo debutto al Maggio. A interpretare Michonnet il baritono Nicola Alaimo, artista ospite del Maggio in varie occasioni tra cui il recente <em>Home Gala Concert<\/em> dello scorso anno e che presto sar\u00e0 Falstaff nella prossima stagione. Nei ruoli del Principe di Bouillon e l\u2019Abate di Chazeuil, il basso Alessandro Spina e il tenore Paolo Antognetti, anch\u2019essi ospiti in varie occasioni nelle produzioni del Maggio. Con loro, le presenze degli artisti dell\u2019Accademia del Maggio, Chiara Mogini (Madamigella Jouvenot), Valentina Cor\u00f2 (Madamigella Dangeville), Davide Piva (Quinault), Antonio Gar\u00e9s (Poisson) e Michele Gianquinto (Un maggiordomo).<\/p>\n<p><em>Adriana Lecouvreur<\/em>, quarta e tra le pi\u00f9 celebri delle cinque opere composte da Francesco Cilea, nonostante fosse stata scritta quasi integralmente a Firenze, fu presentata la prima volta a Milano dove Cilea la complet\u00f2, nel 1902 al Teatro Lirico con grandi nomi come Angelica Pandolfini ed Enrico Caruso ottenendo immediatamente un successo enorme. L\u2019opera arriv\u00f2 a Firenze nel 1903 alla Pergola e fu diretta da un giovane Tullio Serafin, replicando certamente il trionfo milanese e rest\u00f2 in cartellone per molte seguitissime repliche. Successivamente fu eseguita al Teatro Pagliano nel 1906 e lentamente e sorprendentemente fu in seguito quasi dimenticata dai teatri italiani e stranieri. Rientr\u00f2 nel repertorio negli anni \u201930 ma prima di rivederla sulle scene, i fiorentini hanno dovuto attendere il 1940 quando riallestita al Teatro Comunale, interpretata da Magda Olivero. Da allora si contano solo altre edizioni, nel 1966, nel 1981 e l\u2019ultima nel 2010.<\/p>\n<p>Si tratta una vicenda vissuta in epoca illuministica da Adriana, una grande <em>tragicienne<\/em> della <em>Com\u00e9die Fran\u00e7aise<\/em> (celebrata da Voltaire), all\u2019interno di una variante del classico triangolo amoroso con Maurizio, conte di Sassonia conteso fra la principessa di Bouillon e la protagonista, e Michonnet, compagno di teatro segretamente innamorato di Adriana. Per Cilea ci sono tutti gli elementi di sicura efficacia drammatica da poter sviluppare in musica: intensi colpi di scena, scontri notturni tra rivali in amore, omaggi al <em>Grand op\u00e9ra<\/em>, l\u2019ambientazione nel Settecento galante (dipinto con grazia e levit\u00e0 secondo il modello francese), un intrigo <em>noir<\/em> e l\u2019espediente del teatro nel teatro che consente alla protagonista di passare dalla finzione di una commedia recitata alla passione della vita reale.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u201cED ECCO LA CHIAVE DEL NIDO SOAVE\u2026 IL VERDE VILLINO AL VOSTRO VICINO\u2026\u201d<\/strong><\/p>\n<p><em>Adriana Lecouvreur<\/em>, opera fiorentina, e la prima al Teatro della Pergola<\/p>\n<p>di Giovanni Vitali<\/p>\n<p><em>A Raina Kabaivanska,<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 mia prima, indimenticabile<br \/>\nAdriana Lecouvreur<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma come, vi chiederete: <em>Adriana Lecouvreur<\/em> opera fiorentina? Ebbene s\u00ec, visto che Francesco Cilea la compose interamente nella nostra citt\u00e0 tra il 1900 e il 1902, in quel periodo che lo vide titolare della cattedra di armonia al Regio Istituto Musicale di Firenze. Nell\u2019autunno 1897, quando decise di partecipare al concorso per l\u2019insegnamento, il trentunenne Cilea era in un momento difficile della propria carriera: la sua ultima opera, <em>L\u2019Arlesiana<\/em>, la terza del catalogo dopo <em>Gina<\/em> e <em>La Tilda<\/em>, non aveva ottenuto il successo sperato; i rapporti con l\u2019editore, Edoardo Sonzogno, erano tesi e difficili; la revisione a cui sottopose la partitura dell\u2019<em>Arlesiana<\/em> ne migliorer\u00e0 l\u2019esito ma senza suscitare grandi entusiasmi. In quei mesi viveva a Roma con la sorella Filomena, in via delle Finanze (l\u2019attuale via Antonio Salandra, nel Rione Sallustiano). \u201cE quivi finalmente allestii l\u2019opera in 3 atti [si tratta dell\u2019<em>Arlesiana<\/em> rivista, N.d.A.] e la spedii a Milano all\u2019Editore Sonzogno. Nulla seppi dell\u2019impressione che il mio lavoro aveva prodotto; seppi invece, per caso, che proprio in quei giorni era stato bandito un concorso per il posto di Professore d\u2019Armonia nel R. Istituto Musicale di Firenze, e senz\u2019altro inviai la mia domanda\u201d, scrive il compositore nei suoi <em>Ricordi<\/em>. Il 5 dicembre 1897 il \u201cMarzocco\u201d annunciava: \u201cLa Commissione musicale permanente (\u2026) per il posto di professore di armonia nel R. Istituto Musicale di Firenze indic\u00f2 il M.o Cilea, il giovane autore della <em>Tilda<\/em> e dell\u2019<em>Arlesiana <\/em>accolta con molto plauso in questi giorni\u201d.<\/p>\n<p>Subito dopo le vacanze natalizie il musicista si spost\u00f2 da Roma a Firenze; nel suo animo il trasferimento aveva forse il significato di una fuga, il nuovo lavoro di docente quello di un\u2019alternativa &#8211; per fortuna temporanea, come vedremo &#8211; alla composizione: \u201cLe vicende e le delusioni di quel triste periodo mi cagionarono tale e tanto sconforto, che, vinto il Concorso (\u2026), non esitai un solo istante ad accettare (\u2026), e &#8211; disinteressandomi di proposito di teatro, editore e simili &#8211; a trasferirmi nella nuova sede e tuffarmi a capo fitto nella morta gora dell\u2019insegnamento\u201d. Sulla \u201cNazione\u201d del 12 gennaio 1898 si legge: \u201c\u00c8 giunto oggi in Firenze il maestro Francesco Cilea, test\u00e8 nominato professore d\u2019armonia nel nostro R. Istituto musicale. Egli comincer\u00e0 domani le sue lezioni. Il maestro Cilea \u00e8 notissimo nel mondo musicale per la sua opera <em>Tilda<\/em>, gi\u00e0 eseguita al nostro teatro Pagliano, l\u2019<em>Arlesiana<\/em>, test\u00e8 eseguita al Lirico di Milano e per altri lavori. Diamo al valentissimo musicista il benvenuto nella nostra citt\u00e0\u201d. Il quotidiano fiorentino ricorda l\u2019avvenimento per il quale il nome di Cilea era gi\u00e0 familiare ai concittadini: la prima assoluta della <em>Tilda<\/em>, opera in tre atti su libretto di Angelo Zanardini, data al Pagliano con buon successo il 7 aprile 1892. Come osserva Cesare Orselli nella sua bella monografia Francesco Cilea. Un artista dall\u2019anima solitaria gli anni trascorsi dal compositore a Firenze furono \u201cforse i pi\u00f9 sereni e fecondi\u201d della sua vita.<\/p>\n<p>Su suggerimento di un amico napoletano, il colonnello Michele Martinelli, prese in affitto un appartamento in via Giuseppe Garibaldi 6, quasi di fronte al Villino Le quattro stagioni dove aveva abitato per qualche anno Vernon Lee, vale a dire la scrittrice inglese Violet Paget. Martinelli e la moglie occupavano il secondo piano, Cilea il primo: non era certo il verde villino nel quale il Principe di Bouillon invita tutti \u201ca gaio convito\u201d alla fine del primo atto dell\u2019<em>Adriana Lecouvreur<\/em>, ma comunque un edificio elegante in una zona residenziale molto tranquilla della citt\u00e0: \u201cMi parve di essere stato fortunato quanto all\u2019alloggio, situato in prossimit\u00e0 dei Lungarni e delle Cascine dove potevo deliziosamente distrarmi. (\u2026) Io abitavo &#8211; \u00e8 vero &#8211; al piano di mezzo; ma il pianterreno era occupato da un tenente di cavalleria, scapolo, quasi sempre assente, e al di sopra di me c\u2019erano contenti e amorevolmente tolleranti, gli amici Martinelli. La strada era calma e solitaria, fuorch\u00e9 nelle poche sere in cui sonatori e coristi portavano le loro serenate ai forestieri alloggiati nel vicino Albergo Anglo-Americano\u201d. E vivacizzata, aggiungiamo, dall\u2019andirivieni del pubblico che si recava agli spettacoli del vicino Politeama Fiorentino e la domenica dal traffico delle carrozze dirette alle passeggiate nel Parco delle Cascine.<\/p>\n<p>A Firenze Cilea si ambient\u00f2 velocemente, riprendendo l\u2019amicizia con il direttore Leopoldo Mugnone, che dirigeva la stagione al Pagliano, e stringendo nuovi contatti con personaggi in vista del mondo musicale cittadino come il fondatore e direttore della rivista \u201cLa nuova musica\u201d Edgardo Del Valle de Paz, il collega docente di composizione Antonio Scontrino, il pianista Giuseppe Buonamici, il violinista Giovan Battista Faini, il violoncellista Luigi Broglio e il critico musicale Arnaldo Bonaventura. Tutte queste relazioni sono state ben ricostruite e documentate da Francesca Peruccio Sica nel suo saggio <em>Francesco Cilea a Firenze<\/em>, in cui si menzionano anche le esecuzioni di musiche strumentali del compositore calabrese avvenute nel 1901 alla Societ\u00e0 Filarmonica e nel 1903 alla Societ\u00e0 del Quartetto, a testimonianza della fama e della stima che gli erano riservate. Ma torniamo alla nostra <em>Adriana Lecouvreur<\/em>. Per comprendere come Cilea arriv\u00f2 a scegliere la commedia-dramma di Eug\u00e8ne Scribe e Ernest-Wilfrid Legouv\u00e9, forzando anche le diverse intenzioni del librettista Arturo Colautti e di Edoardo Sonzogno, rimandiamo allo scritto di Cesare Orselli <em>Adriana Lecouvreur in breve<\/em>. Nell\u2019autunno del 1900 troviamo il compositore intento a lavorare al primo atto, a lamentarsi della lentezza di Colautti e in preda all\u2019ipocondria. \u201cDove ridurmi per lavorare indisturbato? Trovare un posto simpatico per concentrarmi e produrre tranquillo e in piena libert\u00e0 \u00e8 sempre stato, per me, un problema assai serio e di ardua soluzione. Non volevo dar fastidio ai vicini e, a mia volta, non volevo essere infastidito. Ero mattiniero: m\u2019alzavo alle cinque. Lavoravo quietamente a tavolino: ma, se si dava il caso, m\u2019attaccavo ai tasti del pianoforte per ore intere, senza interruzione. Avevo bisogno di consacrare tutto il tempo diurno e notturno alla creazione, senza freni n\u00e8 limiti, con soste brevi: e spesso mi ammalavo\u201d. Per fortuna l\u2019appartamento di via Garibaldi era tranquillo e i vicini di casa, gli amici Martinelli, tolleranti. Sulle malattie di Cilea, reali o psicosomatiche che fossero, vegliava amorosamente la sorella Filomena, giunta dall\u2019Educandato delle Suore della Carit\u00e0 di Caserta e ormai libera dalla tutela della zia paterna, Suor Flavia. Fra Ciccillo e Lina, come si chiamavano in famiglia, c\u2019erano affetto e stima: \u201cIn casa mia mi ero sistemato bene con mia sorella, che, diplomata in pianoforte, intelligente, e per la musica sensibilissima, mi era di grande aiuto e conforto\u201d.<\/p>\n<p>A gettare acqua sul fuoco creativo di Cilea erano le lezioni in Conservatorio: \u201cL\u2019insegnamento non mi dava noie: soltanto m\u2019inceppava alquanto non essendo io capace di lavorare saltuariamente intorno all\u2019opera\u201d, ammette il compositore. Ciononostante, non appena ricevuto da Colautti il primo atto, Cilea si dedic\u00f2 immediatamente a districarne il complicato intreccio: \u201cIncominciai a studiarlo attentamente anche perch\u00e9 sembrava, e forse era, farraginoso, frammentario e difficilissimo a sistemare musicalmente in un complesso organico senza intralciare nel loro logico sviluppo le caratteristiche dei singoli personaggi, col maggior danno per la personificazione artistica di Adriana. Era in quell\u2019atto messa a dura prova la mia capacit\u00e0, e quello che fu l\u2019assiduo intento della mia vita artistica: <em>facilitare possibilmente le cose difficili e semplificare le complicate<\/em>\u201d. Non aveva torto, Cilea: riuscire a rendere drammaturgicamente coerente l\u2019incessante brulicare di personaggi e avvenimenti che caratterizza il retropalco della Com\u00e9die Fran\u00e7aise senza eclissare la figura della protagonista, era un\u2019impresa molto complicata. Ci riusc\u00ec con abilit\u00e0 magistrale, stagliando la magnetica personalit\u00e0 della primadonna su questo caleidoscopico sfondo metateatrale fin dal suo memorabile ingresso in scena, \u201cDel sultano Amuratte m\u2019arrendo all\u2019imper. Tutti uscite! E ogni soglia sia chiusa all\u2019audace\u2026\u201d, bellissimo esempio di inserimento del \u201crecitato\u201d all\u2019interno di un\u2019opera in musica (lo sar\u00e0, in maniera ancora pi\u00f9 clamorosa, anche il monologo dalla <em>Fedra<\/em> di Jean Racine che conclude il terzo atto).<\/p>\n<p>Arrivarono cos\u00ec il Natale e il Capodanno, e con essi l\u2019interruzione delle lezioni in Conservatorio. \u201cProfittai delle vacanze (\u2026) per imprimere il pi\u00f9 forte impulso al mio lavoro. Composi di getto fino a tutto il monologo di Michonnet. In compenso mi ammalai gravemente d\u2019influenza con febbri altissime. E cosa strana, nel delirio febbrile vidi e sentii tutto il resto dell\u2019atto. Rimessomi alquanto in salute, partii alla volta di Milano per far udire la musica al Colautti. Egli rimase vivamente sorpreso e colpito dell\u2019unit\u00e0 che avevo saputo dare a quell\u2019atto, senza confonder tra loro le varie parti, n\u00e9 nuocere alla spigliatezza dell\u2019insieme e all\u2019efficacia dell\u2019azione. Sotto la spinta di quell\u2019impressione, entro due giorni mi consegn\u00f2 il secondo atto con parole di viva, salda fede\u201d. A questo punto del racconto vale la pena aprire una piccola parentesi sull\u2019attendibilit\u00e0 dei <em>Ricordi<\/em> che vennero scritti da Cilea in due versioni successive: la prima tra il 1944 e il 1945, la seconda nel 1947, quindi molti anni dopo i fatti narrati. \u00c8 chiaro che la memoria pu\u00f2 aver giocato qualche piccolo scherzo al compositore; lo ipotizza anche Orselli in relazione alla ribadita lentezza del librettista: \u201cUna lettera di Galli del 2 ottobre 1900 annuncia che Colautti consegner\u00e0 il libretto in una settimana: ma poi, in novembre, \u00e8 pronto solo il III atto, o una prima stesura, e forse la memoria di Cilea si confonde o esagera un po\u2019 quando scrive che \u201cnon mi riusc\u00ec di avere il primo che alla fine del 1900, e gli altri di seguito uno per volta, e non a brevi intervalli\u201d. Comunque sia Cilea era un uomo schivo, riservato, poco propenso all\u2019autocelebrazione (\u201cun artista dall\u2019anima solitaria\u201d, appunto) e quindi i suoi <em>Ricordi<\/em> dovrebbero essere veritieri, fatta salva qualche sporadica concessione alla suggestione letteraria nella quale ci siamo gi\u00e0 imbattuti: \u201c\u2026nel delirio febbrile vidi e sentii tutto il resto dell\u2019atto\u201d.<\/p>\n<p>Subito dopo l\u2019incontro con Colautti a Milano, Cilea torn\u00f2 a Firenze con il secondo atto dell\u2019<em>Adriana Lecouvreur<\/em>: \u201cFra una lezione e l\u2019altra all\u2019Istituto, lo abbozzai: e cos\u00ec successe per il terzo quando lo ricevetti; ma poich\u00e9 la mia salute, dopo l\u2019influenza sofferta, era rimasta alquanto scossa, alla fine dell\u2019anno scolastico fui costretto a sospendere ogni occupazione per andare a riposarmi e curarmi a Sant\u2019Agata sui Due Golfi, presso Sorrento\u201d. Approfittando dell\u2019estate, Cilea and\u00f2 a respirare aria balsamica in questo splendido borgo della penisola sorrentina, affacciato sul golfo di Napoli a Nord e su quello di Salerno a Sud, reso famoso dallo scrittore inglese Norman Douglas, che ne parla diffusamente nel suo quaderno di viaggio <em>Siren Land<\/em> (<em>La terra delle sirene<\/em>) del 1911, e dal poeta Salvatore Di Giacomo, che per quasi vent\u2019anni vi trascorse le vacanze estive. Intanto nelle lettere iniziano a circolare dei nomi di celebri primedonne a cui Sonzogno e Cilea pensavano di affidare la parte di Adriana. Gemma Bellincioni, ad esempio, \u201cbocciata\u201d per\u00f2 da Colautti che, poco carinamente, scrisse: \u201cAlla Bellincioni non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 da pensare: \u00e8 una campana rotta da un pezzo\u201d, suggerendo, qualora l\u2019opera si fosse potuta dare alla Scala (cosa che avverr\u00e0 soltanto nel 1932), il soprano francese Emma Calv\u00e9, \u201cl\u2019unica capace di rendere bene la difficilissima parte\u201d.<\/p>\n<p>Nel frattempo Cilea si era ripreso: \u201cCompletamente ristabilito ritornai a Firenze e, prima d\u2019iniziare il nuovo anno d\u2019insegnamento, scrissi di getto, con una passione e un fervore mai prima provati, in due sole settimane, tutto l\u2019atto quarto. Soddisfatto del mio lavoro e contento della rapidit\u00e0 con cui lo avevo terminato, mi accinsi al lavoro di revisione degli atti precedenti e ad orchestrare l\u2019opera\u201d. Colautti, in procinto di assumere la direzione del \u201cCorriere di Napoli\u201d, dubitava di tanta solerzia e il 14 ottobre 1901 chiedeva al compositore: \u201cHai cominciato ad istromentare? Lo spero, ma non lo credo\u201d. Con due lettere da Napoli del marzo 1902 il tenore Fernando De Lucia, che era stato compagno di collegio di Cilea, si propose come creatore del personaggio di Maurizio ma precisando che avrebbe voluto sentire l\u2019opera o almeno ricevere la parte. Il 20 maggio 1902 il compositore ebbe la visita del suo editore, Edoardo Sonzogno, \u201cche, proveniente da Napoli e diretto a Milano, sost\u00f2 a Firenze per assicurarsi della mia operosit\u00e0, affrettare la consegna dello spartito e fissare la data della rappresentazione per la stagione autunnale, al Lirico Internazionale di Milano\u201d. Qualche giorno prima, il 2 maggio, Lorenzo Sonzogno, il nipote di Edoardo, gli aveva trionfalmente annunciato che i protagonisti sarebbero stati Eva Tetrazzini ed Enrico Caruso diretti da Cleofonte Campanini, al quale l\u2019opera aveva fatto \u201cbuonissima impressione\u201d. A convincere Caruso, \u201cil pi\u00f9 restio ad accettare per un\u2019infinit\u00e0 di ragioni\u201d, erano stati Lorenzo Sonzogno, Campanini e l\u2019agente Gustavo Argenti, ma soprattutto <em>l\u2019argent<\/em>, vale a dire la prospettiva di un ricco cachet: \u201cNaturalmente persuader\u00f2 lo zio ad un maggior compenso perch\u00e9 una stagione di Caruso \u00e8 oggi d\u2019immenso valore\u201d.<\/p>\n<p>Da questo momento a far pressioni su Cilea ci si misero un po\u2019 tutti: l\u2019editore Sonzogno, Campanini (che doveva far studiare lo spartito alla moglie, la Tetrazzini, la quale trovava la parte molto lunga e desiderava che fosse alleggerito per lei il secondo atto), Caruso, il baritono Giuseppe De Luca e il tenore Enrico Giordani, prescelti per interpretare Michonnet e L\u2019abate di Chazeuil. \u201cFui quindi obbligato a raddoppiare la lena per poter consegnare, in tempo utile, la riduzione dello spartito per canto e pianoforte e la grande partitura. A tal uopo presi in affitto, da una signora inglese, il Villino Belvedere nella vicina Fiesole, e quivi, nei mesi di luglio, agosto e settembre, compii l\u2019opera iniziata ventuno mesi prima\u201d. La signora inglese era Elisa Illingworth, nata a Leeds nel 1849, residente a Fiesole dal 1889, proprietaria di Villa Belvedere, posta sulle pendici di Monte Ceceri, e di cui il Villino era una <em>d<\/em><em>\u00e9pendance<\/em>. In primavera e in estate la signora Illingworth lo affittava a turisti italiani e stranieri che desideravano trascorrere le vacanze nell\u2019amenit\u00e0 e nella pace delle colline fiorentine: nel 1902 tocc\u00f2 a Cilea; nel 1910 all\u2019architetto statunitense Frank Lloyd Wright insieme alla compagna Mamah Borthwick Cheney, come ricorda anche la targa apposta sulla facciata nel febbraio 1994 dal Comune di Fiesole. Questo era davvero il verde villino del Principe di Bouillon, immerso nella natura dolce delle strade che dai colli di Fiesole portano a Monte Ceceri e alle Cave di Maiano, arricchito da un bel giardino comunicante con Villa Belvedere ma soprattutto impreziosito da un panorama mozzafiato da cui si poteva ammirare tutta Firenze, placidamente adagiata sulle rive dell\u2019Arno e, nel periodo in cui vi soggiorn\u00f2 Cilea, immersa nella torrida calura estiva. Nel 1928, due anni prima la morte di Elisa Illingworth, grazie a una donazione della marchesa Irene di Targiani Giunti, Villa Belvedere pass\u00f2 alla Croce Rossa Italiana che, nel 1933, in occasione del venticinquennale della fondazione del corpo delle Infermiere Volontarie, la trasform\u00f2 in Casa di Riposo per le consorelle anziane, in memoria di coloro che erano cadute nella prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Fu proprio in questi mesi trascorsi a Fiesole che Cilea incontr\u00f2 per la prima volta Gabriele D\u2019Annunzio, la pi\u00f9 celebre personalit\u00e0 artistica presente in quegli anni a Firenze. Il compositore pensava di mettere in musica la sua <em>Francesca da Rimini<\/em> e chiese ad un amico del Vate, Adolfo Orvieto, fratello di Angelo, fondatore della rivista \u201cIl Marzocco\u201d, di presentarglielo per convincerlo a realizzare il progetto. \u201cIl poeta rispose con una lettera molto cortese che subito avrebbe acconsentito se non lo avesse trattenuto il pensiero della riduzione della tragedia, aggiungendo che avrebbe desiderato di aver meco un colloquio amichevole. All\u2019invito aderii immediatamente. D\u2019Annunzio dimorava allora non lontano da me nella famosa Capponcina sulla via di Settignano. Disceso da Fiesole, ebbi con lui un primo favorevolissimo scambio di vedute cui altri seguirono a Firenze, durante una colazione al Ristorante Doney, e a Milano, all\u2019Albergo Cavour\u201d. Questa <em>Francesca da Rimini<\/em> non si fece mai: D\u2019Annunzio chiese un sacco di soldi e Sonzogno rispose che non se ne parlava nemmeno. Fine del progetto dunque, come di tanti altri vagheggiati da molti compositori quando si parla del Vate. \u201cChi se ne giov\u00f2 fu Tito Ricordi, che pi\u00f9 tardi fece suoi in blocco, e a condizioni assai vantaggiose, tutti i drammi del D\u2019Annunzio, allora in volontario esilio in Francia e bisognoso di danaro\u201d. E se ne giov\u00f2 anche Riccardo Zandonai che il 19 febbraio 1914, al Teatro Regio di Torino, present\u00f2 la sua <em>Francesca da Rimini<\/em> su un libretto firmato proprio da Tito Ricordi.<\/p>\n<p>Nel settembre 1902 Sonzogno stava ancora aspettando la partitura completa di <em>Adriana Lecouvreur<\/em> e Cilea si rec\u00f2 a Milano, scendendo all\u2019H\u00f4tel du Nord, l\u2019attuale Principe di Savoia in Piazza della Repubblica, per orchestrare il quarto atto. Da quanto fin qui ricostruito, possiamo ipotizzare che l\u2019opera sia stata composta &#8211; tra Firenze, Fiesole e Milano &#8211; secondo questa cronologia:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>autunno 1898 &#8211; inverno 1899 scelta del soggetto<\/p>\n<p>primavera 1900\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 inizio stesura libretto<\/p>\n<p>autunno 1900 &#8211; inverno 1901 stesura atto I<\/p>\n<p>inverno &#8211; primavera 1901\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 stesura atti II e III<\/p>\n<p>fine estate &#8211; autunno 1901\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 stesura atto IV<\/p>\n<p>autunno 1901 &#8211; estate 1902\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 revisione, orchestrazione,<\/p>\n<p>riduzione per canto e pianoforte<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I molti mesi che intercorsero tra la scelta del soggetto e l\u2019inizio della stesura del libretto furono occupati anche da una polemica sul \u201cMondo artistico\u201d del poeta Enrico Golisciani, che con Cilea aveva gi\u00e0 collaborato per l\u2019opera d\u2019esordio del compositore, <em>Gina<\/em>, rappresentata a Napoli il 9 febbraio 1889, il quale rivendicava per s\u00e9 e per il compositore Giacomo Setaccioli i diritti sulla commedia-dramma di Scribe e Legouv\u00e9. Accadde pi\u00f9 o meno come nel caso di Giacomo Puccini e Ruggero Leoncavallo per <em>La boh\u00e8me<\/em>: Cilea music\u00f2, Setaccioli music\u00f2, ma questa volta non fu il pubblico a decidere perch\u00e9 l\u2019opera del secondo non venne mai rappresentata. Chi l\u2019aveva commissionata, il tenore Roberto Stagno, era morto nel 1897 e nessun editore o impresario ebbe il coraggio di mettersi contro Edoardo Sonzogno. D\u2019altra parte l\u2019idea di portare sulle scene dei teatri d\u2019opera il personaggio storico dell\u2019attrice Adrienne Lecouvreur non era certo una novit\u00e0: lo avevano gi\u00e0 fatto nel 1856 il compositore Edoardo Vera e il librettista Achille de Lauzi\u00e8res, nel 1857 Tommaso Benvenuti e Leone Fortis, nel 1889 Ettore e Giuseppe Perosio.<\/p>\n<p>Datata 10 ottobre 1912 \u00e8 una divertente lettera da Napoli di Colautti in cui il librettista apprezza la sostituzione della Tetrazzini, \u201cesimia cantante, ma quasi afona ormai\u201d, con Angelica Pandolfini, \u201cassai intelligente\u201d e in possesso di \u201cdiscreti mezzi vocali\u201d. C\u2019era poi il problema della lunghezza della partitura; secondo il librettista l\u2019editore Sonzogno minacciava \u201ccolla forza dei tagli mostruosi\u201d, soprattutto nel terzo atto, e in particolare, nel balletto, evidentemente pensando che non vi fossero molti teatri in grado di mettere in scena il <em>divertissement<\/em>. Quindi Colautti raccomandava a Cilea che fossero almeno \u201cconservate tutte e tre le dee, cos\u00ec volendo la favola greca. Altrimenti si farebbe come a Cuneo, dove, volendo dare uno spettacolo economico, si propose di togliere uno dei due Foscari\u201d. La missiva si concludeva con un impegno piuttosto drastico in caso di insuccesso dell\u2019opera: \u201cIo sono pieno di fede e di speranza. Se \u00e8 un fiasco (tutto \u00e8 possibile in questo pazzo mondo teatrale!) mi fo tagliare anche i testicoli, per punirmi di codesta illusione. Ma mi sembra quasi impossibile ch\u2019io m\u2019inganni con l\u2019esperienza e la severit\u00e0 che posseggo. Io credo fermamente che questa <em>Adriana<\/em> sar\u00e0 il piedistallo della tua gloria e della tua fortuna\u201d. Colautti non s\u2019ingannava; l\u2019enorme successo che l\u2019opera riscosse la sera del 6 novembre 1902 al Teatro Lirico di Milano consacr\u00f2 definitivamente Cilea e risparmi\u00f2 al librettista la promessa evirazione.<\/p>\n<p><em>Adriana Lecouvreur <\/em>arriv\u00f2 a Firenze il 18 aprile 1903 al Teatro della Pergola dove l\u2019impresario Luigi Cesari aveva scritturato il soprano Cesira Ferrani, la prima interprete di Manon Lescaut e di Mim\u00ec, il tenore Francesco Baldini, il baritono Riccardo Stracciari, il mezzosoprano Irma Monti Baldini, il basso Giovanni Bellucci e, nelle parti di fianco, Mario Armandi, Carolina Bosco, Adele Ponzano, Concetto Paterna e Ubaldo De Ferrari. A dirigere l\u2019opera era un giovane maestro veneto di venticinque anni agli inizi della sua carriera ma che era gi\u00e0 stato sostituto di Arturo Toscanini alla Scala: Tullio Serafin. A caldeggiarne l\u2019ingaggio ad Amintore Galli era stato in prima persona l\u2019agente Gustavo Argenti, visto che Serafin si era orgogliosamente rifiutato di presentarsi al potente direttore musicale di Casa Sonzogno in cerca di lavoro. \u201cIl nome di Serafin fa onore a chi lo suggerisce e a chi lo scritturer\u00e0\u201d, aveva sentenziato Galli. \u201cMi gettai a studiare come un pazzo (al solito!); e pochi giorni dopo, presentandomi a Firenze, ero in grado di concertare l\u2019<em>Adriana<\/em> a memoria\u201d, annota il direttore nei suoi ricordi. E prosegue: \u201cChe cara, dolce creatura, era Francesco Cilea! Era venuto a Firenze per seguire la sua <em>Adriana<\/em> [Serafin evidentemente ignorava che il compositore risiedesse in citt\u00e0, N.d.A.]. Concertai alla sua presenza; lui mi spiegava punto per punto le sue intenzioni, io ascoltavo, prendevo appunti; e, conoscendo l\u2019opera a memoria, non faticavo davvero a tradurre in realt\u00e0 i desideri dell\u2019autore\u201d. Facendo tesoro di questi preziosi consigli dell\u2019autore, Serafin riprender\u00e0 pi\u00f9 volte <em>Adriana Lecouvreur<\/em> nel corso della carriera: pochi giorni dopo la prima fiorentina al Teatro Comunale di Bologna, nel 1904 al Vittorio Emanuele di Torino, nel 1907 alla Fenice di Venezia, nel 1923 al San Carlo di Napoli, nel 1936 e nel 1943 all\u2019Opera di Roma, nel 1950 a Rio de Janeiro, nel 1951 a S\u00e3o Paulo do Brasil, nel 1957 alla Lyric Opera di Chicago e nel 1959 al Massimo di Palermo, conclusione in bellezza del pluridecennale sodalizio con il capolavoro di Cilea avendo come protagonista Magda Olivero, una delle pi\u00f9 grandi \u201cumili ancelle del genio creator\u201d (insieme a Raina Kabaivanska, a Renata Scotto e a Mirella Freni: l\u2019opinione \u00e8 puramente soggettiva e come tale va considerata).<\/p>\n<p>A Firenze, ricorda Serafin, \u201ccantava Cesira Ferrani, gi\u00e0 prima interprete della <em>Manon Lescaut <\/em>di Puccini: sensibilissima artista! Tanto sensibile che alla prova generale, dopo il monologo del terzo atto, svenne. E non fu facile riportarla in sentimento! Il tenore era un toscano dalla voce dolcissima, cantante di stile [Francesco Baldini, primo Gastone nella <em>Tilda<\/em> al Pagliano nel 1892, N.d.A.]. La Monti-Baldini era la Principessa; Michonnet, Magini-Coletti: magnifico [un lapsus di Serafin: in realt\u00e0 era Riccardo Stracciari, N.d.A.]. La sera della prima, al Teatro della Pergola colmo di pubblico, il successo fu incondizionato\u201d. Le parole di Serafin sono confermate dalla cronaca-recensione dello spettacolo apparsa il 19 aprile 1903 sulla \u201cNazione\u201d che riferisce di un teatro gremito: \u201cNei palchi, nelle poltrone un pubblico molto aristocratico, gran numero di forestieri, un pubblico difficile all\u2019applauso. Non poche persone non hanno potuto trovare palchi, n\u00e9 posti e dovettero accontentarsi di assistere alla seconda rappresentazione\u201d. Chi invece non manc\u00f2 alla prima recita fu Gabriele D\u2019Annunzio, il quale alla fine dell\u2019opera sal\u00ec in palcoscenico per congratularsi con Cilea. Secondo le usanze teatrali dell\u2019epoca, la serata fu punteggiata da bis e chiamate all\u2019autore; erano quelle continue interruzioni che mandavano in bestia Toscanini, il quale &#8211; come ricorda Serafin &#8211; proprio pochi giorni prima aveva clamorosamente interrotto una recita alla Scala: \u201cToscanini, la sera del 14 aprile 1903, approfittando di una gazzarra scoppiata in teatro a proposito d\u2019un bis preteso dal pubblico, di \u201c\u00c8 scherzo od \u00e8 follia\u201d del <em>Ballo in maschera<\/em> cantato da Zenatello, pos\u00f2 la bacchetta sul leggio, scese dal podio, se ne and\u00f2 a casa, e la mattina dopo part\u00ec per Genova, dove s\u2019imbarc\u00f2 per Buenos Aires\u201d. I rapporti fra Toscanini e la Scala, cos\u00ec bruscamente interrotti, si riallacciarono soltanto tre anni dopo, nel 1906, con il divieto della replica dei pezzi imposto dal direttore.<\/p>\n<p>Il giovane Serafin non aveva questi poteri e difatti si legge sulla \u201cNazione\u201d: \u201cAl prim\u2019atto fu ieri sera molto gustata la poetica melodia di Adriana \u201cIo son l\u2019umile ancella\u201d, detta con sentimento dalla signora Ferrani: e si ebbe una chiamata all\u2019autore. Piacque molto il monologo di Michonnet, (\u2026) cantato benissimo, con la sua bella voce, dal baritono Stracciari e se ne chiede la replica: concessa dalle parole: \u201cE dir che cos\u00ec bene\u201d. Dopo la replica, nuovi applausi! Il Maestro, prima della replica, ha avuto una chiamata. Due chiamate dopo le graziose, scene finali del primo atto\u201d. Nel secondo atto il pubblico apprezz\u00f2 la Principessa della Monti-Baldini, \u201cche canta con anima e ha voce sonora e colorita\u201d, e chiese il bis dell\u2019aria di Maurizio \u201cL\u2019anima ho stanca\u201d e dell\u2019interludio prima dello scontro fra le due primedonne. Il terzo atto, invece, non fece grande impressione e venne accolto con una certa freddezza. Decisamente migliore l\u2019esito del quarto: bissati il preludio, l\u2019aria \u201cPoveri fiori\u201d, \u201cche la signora Ferrani ha detto con la pi\u00f9 calda espressione\u201d, e il duetto fra Adriana e Maurizio. Al termine vi furono varie chiamate per i cantanti, per Serafin e per Cilea, anche se l\u2019esecuzione &#8211; nota l\u2019anonimo recensore della \u201cNazione\u201d &#8211; \u201cebbe qualche esitanza, anche in alcuni de\u2019 principali artisti; un po\u2019 stanchi dalle prove, e i cui organi vocali erano, forse, un po\u2019 turbati dalla rigidit\u00e0 della temperatura di questi due ultimi giorni: ma fu, nell\u2019insieme, molto accurata e lodevole\u201d. Insomma, per essere la fine di aprile a Firenze faceva un gran freddo e questo non giovava alle ugole dei cantanti. Gli interpreti delle parti di fianco erano \u201cdegni di lode (\u2026), tutti coscienziosi (\u2026), vivaci nelle loro macchiette. Magnifici gli scenari, in ispecie quelli del terzo atto\u201d. Alla seconda rappresentazione \u201cil pubblico non accorse molto numeroso\u201d ma l\u2019esito fu ugualmente caloroso con molti bis e tante chiamate sia agli interpreti che all\u2019autore.<\/p>\n<p>Le repliche di <em>Adriana Lecouvreur <\/em>proseguirono alla Pergola fino al 5 maggio ma l\u2019opera di Cilea ebbe l\u2019onore di una recita di gala, il 13 maggio, in onore del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena in visita ufficiale a Firenze. Fu una serata straordinaria, \u201csplendidissima &#8211; riporta \u201cLa Nazione\u201d &#8211; per la grande accorrenza del pubblico. Si pu\u00f2 dire che vi erano quasi tutte le pi\u00f9 eleganti signore dell\u2019aristocrazia fiorentina e della colonia straniera\u201d. I posti erano stati venduti a prezzi elevatissimi: i palchi di primo e secondo ordine a 200 lire, quasi 900 euro di oggi. Ciononostante \u201cnon era rimasto nell\u2019ampio teatro un posto vuoto. Anche i posti nel lubbione (<em>id est:<\/em> loggione, come si usa dire ormai da tempo. N.d.A.) erano stati disputati. In certi palchi di primo o second\u2019ordine si vedevano fin quattro o cinque signore. Indescrivibile la ricchezza, lo sfarzo degli abbigliamenti e dei gioielli\u201d. La via della Pergola era \u201ctutta illuminata da grandi lampadari a viticci\u201d, il teatro rischiarato \u201ca luce elettrica e a cera\u201d e ornato \u201cdi piante e fiori a profusione\u201d. I sovrani, impegnati in una cena di gala a Palazzo Pitti, arrivarono dopo l\u2019intervallo fra il primo e il secondo atto che si prolung\u00f2 oltre il consueto, fino al momento in cui Vittorio Emanuele III e la consorte non fecero il loro ingresso nel palco centrale, accolti dalle note della Marcia reale. Maliziosamente \u201cLa Nazione\u201d comment\u00f2: \u201cQuando si rialz\u00f2 il sipario per dar principio al secondo atto la bella artista, signora Monti-Baldini, cant\u00f2 appunto le parole &#8216;dolcissima tortura \u00e8 quella dell\u2019attesa&#8230;&#8217;. Alcuni non poterono raffrenare un lieve sorriso\u201d. I sovrani si trattennero anche per il terzo atto e lasciarono la Pergola venti minuti prima della mezzanotte, ancora una volta salutati dalla Marcia reale.<\/p>\n<p>Nei suoi <em>Ricordi<\/em> Cilea scrive di una ripresa di <em>Adriana Lecouvreur<\/em> al Teatro della Pergola nell\u2019aprile 1904 ma che in realt\u00e0 avvenne al Teatro Pagliano nel maggio 1906. Ne fu protagonista il soprano napoletano Emma Carelli, la quale contribu\u00ec &#8211; secondo la Gazzetta Teatrale Italiana del 20 maggio &#8211; al \u201csuccesso veramente entusiastico\u201d dell\u2019opera, \u201cda non poter stare a confronto con quello ottenuto tre anni fa sulle scene della Pergola; e il maestro Cilea deve essere grato all\u2019insigne artista della potente creazione che ella fa della parte di Adriana (\u2026). Perch\u00e9 \u00e8 d\u2019uopo confessarlo: la Carelli nulla trascura della sua parte e, merc\u00e9 la sua arte incomparabile e la voce bella, calda, potente, assurge ad altezze di espressione non mai raggiunte!\u201d. Per la Carelli, grande cantante ma anche coraggiosa e intraprendente donna manager che negli anni successivi gest\u00ec il Teatro Costanzi di Roma insieme al marito Walter Mocchi, quell\u2019<em>Adriana <\/em>fiorentina fu veramente un trionfo: \u201capplaudita in ogni suo pezzo (\u2026) ha dovuto bissare, per volere unanime, l\u2019aria &#8216;Io son l\u2019umile ancella&#8217;, e il duo col tenore, ha suscitato ammirazione nel melologo di Fedra, che interpreta da grande artista, e quest\u2019ammirazione ha raggiunto il diapason del fanatismo nell\u2019ultimo atto all\u2019aria &#8216;Poveri fiori&#8217;, cantata magnificamente, e nella scena della morte, resa dalla Carelli in modo meraviglioso\u201d. Ad interpretare la parte di Maurizio era il tenore salernitano Giuseppe Krismer, \u201ccantante fornito di pregi tali da meritare di stare a fianco alla Carelli e di dividere con lei gli onori della scena. \u00c8 meritatamente applaudito nel duetto con Adriana, nell\u2019aria &#8216;L\u2019anima ho stanca&#8217;, che deve replicare, e nel racconto guerresco\u201d. Da questo momento i fiorentini torneranno ad applaudire l\u2019opera soltanto nel 1940, al Teatro Comunale, con Magda Olivero nei panni della <em>trag\u00e9dienne<\/em>.<\/p>\n<p>Nel frattempo, mentre <em>Adriana Lecouvreur<\/em> iniziava il suo cammino in tutto il mondo, Cilea si dedicava ad una nuova opera, <em>Gloria<\/em>, sempre su libretto di Colautti, \u201cdi soggetto medievale italianissimo\u201d e ambientata a Siena. \u201cPer essere interamente padrone di me, e potermi dedicare con comodo e con assoluta libert\u00e0 alla composizione, credetti doveroso di rassegnare le mie dimissioni da Professore del R. Conservatorio Musicale di Firenze\u201d, incarico dal quale peraltro era gi\u00e0 stato collocato in aspettativa per ragioni di salute fin dal gennaio 1903. Il Direttore del Conservatorio Guido Tacchinardi cos\u00ec scrisse al compositore il 9 marzo 1905:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Preg.mo Maestro,<\/p>\n<p>prevedevo la Sua risoluzione: la prevedevo e la temevo; e ora Le esprimo il mio rammarico, poich\u00e9 Ella sa quanto io la stimi come insegnante e come uomo. Trovo giusto, per\u00f2, che &#8211; come Le detta la ragione e il sentimento d\u2019arte &#8211; Ella segua la via che, luminosa, Le si apre dinanzi.<\/p>\n<p>Voglia serbarmi in buona memoria e credermi<\/p>\n<p>Suo aff\/mo G. Tacchinardi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo otto anni Cilea si allontan\u00f2 da Firenze per trasferirsi in un appartamento ai Bastioni di Porta Vittoria, oggi viale Luigi Majno, a Milano. Ma \u00e8 il destino che contribuir\u00e0 a rendere ancora pi\u00f9 distanti quegli anni fiorentini del compositore calabrese: la partitura autografa dell\u2019<em>Adriana Lecouvreur <\/em>e i materiali per la prima rappresentazione milanese del 1903 sono andati perduti, forse nel pesante bombardamento che nel 1943 distrusse la sede storica di Casa Sonzogno, in via Pasquirolo a Milano. Cilea revision\u00f2 l\u2019opera nel 1930 per una nuova produzione al Teatro San Carlo di Napoli, apportandovi numerosi tagli suggeriti da Piero Ostali, il nuovo <em>patron<\/em> della casa editrice, ed \u00e8 quindi possibile farsi un\u2019idea della prima versione composta a Firenze soltanto dallo spartito per canto e pianoforte sopravvissuto al secondo conflitto mondiale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il presente saggio \u00e8 il frutto delle ricerche dell\u2019autore e delle notizie reperite nei seguenti testi: T. Celli, G. Pugliese, <em>Tullio Serafin. Il patriarca del melodramma<\/em>, Corbo e Fiore Editori, Venezia, 1985; F. Perruccio Sica, <em>Francesco Cilea a Firenze<\/em>, in <em>La dolcissima effige. Studi su Francesco Cilea<\/em>, a cura di G. Pitarresi, Laruffa Editore, Reggio Calabria, 1999; <em>Francesco Cilea<\/em>, a cura di D. Ferraro, N. Ostali, P. Ostali Jr., Casa Musicale Sonzogno, Milano, 2000; <em>Lettere a Francesco Cilea<\/em> <em>1878-1910<\/em>, a cura di G. Pitarresi, Laruffa Editore, Reggio Calabria, 2001; C. Orselli, <em>Francesco Cilea. Un artista dall\u2019anima solitaria<\/em>, Zecchini Editore, Varese, 2016.<\/p>\n<p><strong><u>VIRGOLETTATO &#8211; DANIEL HARDING<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Un anno fa circa, il sovrintendente Pereira mi ha invitato al Maggio dove ero stato solo nel 2016 con i Wiener Philharmoniker. Mi propose l\u2019<em>Adriana Lecouvreur <\/em>che, confesso, era una composizione che non conoscevo e addirittura un\u2019opera che non avrei mai pensato di dirigere. Per\u00f2 mi sono ricordato alla bella esperienza a Milano, alla Scala, quando diressi <em>Pagliacci<\/em> e <em>Cavalleria rusticana<\/em>, altre due opere che non pensavo potessero essere parte del mio repertorio, ma delle quali, non appena le ho affrontate, me ne sono innamorato. Inoltre avrei avuto l\u2019opportunit\u00e0 di lavorare con il Coro e l\u2019Orchestra del Maggio e con il Maggio. Quindi a fianco di questo ho visto nella proposta di Pereira l\u2019opportunit\u00e0 di affrontare un compositore nuovo e un nuovo mondo per me e sono cos\u00ec grato e cos\u00ec felice di poter lavorare su Adriana, un\u2019opera squisitamente teatrale, commovente e drammatica, incredibilmente onesta e semplice. Semplice &#8211; mi spiego meglio &#8211; nel senso che non \u00e8 assolutamente pretenziosa nella scrittura; Cilea non richiede mai qualcosa che sia pi\u00f9 complicato di quello che \u00e8 necessario, c\u2019\u00e8 un uso della musica, dove le tante idee e i tanti elementi narrativi ritornano in prospettive differenti, punti di vista, che creano comunque una coerenza musicale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi una bellissima ironia in quest\u2019opera: celebriamo la vita e la personalit\u00e0 di una attrice che era nota per dire che recitare doveva essere semplice come parlare &#8211; allontanandosi dal concetto di un canto o una recitazione \u201ctecnica\u201d ma pi\u00f9 vicina alla naturalezza &#8211; e per interpretate un ruolo come questo \u2013 e qui sta l\u2019ironia &#8211; invece \u00e8 necessaria una formidabile cantante che sappia essere anche una formidabile attrice. In questa produzione noi abbiamo una formidabile Mar\u00eda Jos\u00e9 Siri e con lei un formidabile cast.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A Firenze abbiamo creato un \u201cfamily cast\u201d con tutti e con Frederic Wake-Walker il regista e il suo team che ha realizzato una bellissima produzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa Adriana \u00e8 una meravigliosa avventura; per me si \u00e8 creato anche un legame d\u2019affetto con l\u2019Orchestra e il Coro del Maggio e oltre a questa produzione cos\u00ec importante io aspetto anche il 29 aprile quando eseguiremo il <em>Requiem<\/em> di Mozart. Devo essere sincero, in <em>Adriana<\/em> non si riesce a percepire il \u201cmeraviglioso profumo\u201d di questo Coro che invece si sprigiona al massimo nel <em>Requiem<\/em>, quindi sono contentissimo che potremo lavorare in quel concerto. Onestamente mi sento un po\u2019 un ospite nel campo dell\u2019opera italiana, pur amandola molto tuttavia ne ho diretta poca nella mia carriera al contrario di molti miei colleghi che vivono quotidianamente questo repertorio; ma devo dire che mi sento molto felice e grato di affrontarla e quindi di arricchire la mia esperienza con questa meravigliosa occasione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>VIRGOLETTATO \u2013 FREDERIC WAKE-WALKER<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Ho ricevuto la chiamata a met\u00e0 febbraio e ovviamente ero molto contento. L\u2019anno scorso non avevo lavorato molto e quindi avere la possibilit\u00e0 di essere nella sala prove del Maggio Musicale (non una qualunque) con dei cantanti meravigliosi \u00e8 stata un\u2019opportunit\u00e0 speciale e un grande onore. Come ha detto il Sovrintendente: avevo visto il progetto di J\u00fcrgen Flimm e ci\u00f2 ha fatto immediatamente nascere in me l&#8217;idea del teatro nel teatro. \u00c8 qualcosa che inserisco spesso nel mio lavoro e penso che <em>Adriana Lecouvreur<\/em> sia l\u2019opera giusta proprio per questo periodo poich\u00e9 siamo affamati di musica e teatro da pi\u00f9 di un anno ormai. In questa produzione, infatti, c\u2019\u00e8 tutto il teatro a cui si pu\u00f2 pensare: la commedia, la tragedia, la commedia dell&#8217;arte, il balletto classico, il cabaret, il simbolismo e molto altro. In breve: proprio perch\u00e9 il teatro non lo abbiamo avuto per molto tempo, abbiamo inserito una vera e propria esplosione teatrale in questa produzione.<\/p>\n<p>Per me \u00e8 stata un\u2019esperienza bellissima e, soprattutto, curativa e liberatoria poich\u00e9 mi sono avvicinato alla produzione in maniera molto spontanea. Normalmente, durante le prove, realizzo un&#8217;idea registica che ho meditato a lungo ma in questo caso, invece, \u00e8 stato tutto molto spontaneo.<\/p>\n<p>Penso che l&#8217;opera parli dei nostri tempi attuali in cui dobbiamo essere tutti pi\u00f9 flessibili e reagire a ci\u00f2 che ci sta capitando. Ci mancano tante cose, ma in tutto ci\u00f2 c&#8217;\u00e8 anche una cosa positiva: dobbiamo ricollegarci con una sorta di spontaneit\u00e0 da inserire nelle nostre abitudini.<\/p>\n<div style=\"width: 1920px;\" class=\"wp-video\"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');<\/script><![endif]-->\n<video class=\"wp-video-shortcode\" id=\"video-14535-1\" width=\"1920\" height=\"1080\" preload=\"metadata\" controls=\"controls\"><source type=\"video\/mp4\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Frederic-Wake-Walker-e-la-scenografia-di-Adriana-Lecouvreur-2.mp4?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Frederic-Wake-Walker-e-la-scenografia-di-Adriana-Lecouvreur-2.mp4\">http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Frederic-Wake-Walker-e-la-scenografia-di-Adriana-Lecouvreur-2.mp4<\/a><\/video><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/1-3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-14536\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/1-3.jpg\" alt=\"\" width=\"843\" height=\"1203\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/1-3.jpg 843w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/1-3-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/1-3-768x1096.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/1-3-718x1024.jpg 718w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/1-3-105x150.jpg 105w\" sizes=\"(max-width: 843px) 100vw, 843px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=rkuhWOu8S4I&#038;t=6s COMUNICATO STAMPA \u00a0 Maggio Musicale Fiorentino, 83esima edizione del Festival del Maggio Musicale Adriana Lecouvreur \u00e8, il 27 aprile [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-14535","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14535","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14535"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14535\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14535"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14535"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14535"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}