{"id":15054,"date":"2021-05-25T14:37:17","date_gmt":"2021-05-25T14:37:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=15054"},"modified":"2021-05-25T14:37:17","modified_gmt":"2021-05-25T14:37:17","slug":"la-conquista-della-liberta-le-memorie-dei-prigionieri-di-guerra-al-campo-78-di-sulmona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=15054","title":{"rendered":"LA CONQUISTA DELLA LIBERT\u00c0 &#8211; Le memorie dei prigionieri di guerra al Campo 78 di Sulmona"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-15054 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=15055'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Campo-78-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=15056'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Ercole-Curino-150x150.jpeg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=15057'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Monte-Morrone-Eremo-celestiniano-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=15058'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Badia-di-Sulmona-labbazia-celestiniana-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>LA CONQUISTA DELLA LIBERT\u00c0<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Le memorie dei prigionieri di guerra al Campo 78 di Sulmona<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">di <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Mario Setta <\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">*<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">SULMONA &#8211; Ai piedi del <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>monte Morrone<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, contrafforte della Maiella che domina la Valle Peligna, nello spazio di pochi chilometri di perimetro si conserva la memoria d\u2019un tempo pi\u00f9 che bimillenario: dall\u2019era pre-cristiana del santuario di <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Ercole Curino,<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> al medioevo dell\u2019eremo di <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Pietro da Morrone-Celestino V<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> e dell\u2019Abbazia di Santo Spirito, fino alle due guerre mondiali con il <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Campo di concentramento di Fonte d\u2019Amore<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">. Un territorio che unisce spiritualit\u00e0 religiosa e solidariet\u00e0 umana. \u201cEpopea\u201d, \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Resistenza Umanitaria<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u201d \u00e8 stata definita dagli storici la solidariet\u00e0 dimostrata dalla gente peligna ai prigionieri di guerra, che ricordano \u201cthe Sulmona\u2019s spirit, lo spirito di Sulmona\u201d (cfr. <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>\u201cE si divisero il pane che non c\u2019era<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u201d (a cura del Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Il <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Campo di Concentramento di Fonte d\u2019Amore<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> &#8211; di recente passato dall\u2019Esercito italiano al Comune di Sulmona ed diventato pi\u00f9 facilmente visitabile &#8211; fu costruito per i prigionieri della prima guerra mondiale (1915-1918). Vi furono sistemati i prigionieri di nazionalit\u00e0 austro-ungarica, adibiti ad operazioni di rimboschimento, lavori agricoli e artigianali. L\u2019epidemia \u201cspagnola\u201d provoc\u00f2 la morte di oltre 400 persone, sepolte in seguito al sacrario di guerra austro-ungarico nel cimitero comunale di Sulmona. Durante la seconda guerra mondiale (1940-1945) al Campo fu assegnato il <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>numero 78<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> e divenne luogo di detenzione dei prigionieri alleati anglo-americani, catturati prevalentemente nella campagna d&#8217;Africa. Secondo una mappa del settembre 1943, pubblicata da \u201cThe Red Cross and St. John War Organization\u201d, i prigionieri di guerra (POW, Prisoner Of War) detenuti nei campi di concentramento italiani erano pi\u00f9 di centomila. Lo storico inglese <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Roger Absalom<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, il maggiore esperto sui prigionieri di guerra alleati in Italia, parla di circa 80.000 prigionieri alleati in Italia. Al <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Campo 78<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> ve n\u2019erano oltre tremila. Qui di seguito le testimonianze lasciate da alcuni progionieri.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">1. La descrizione del Campo di <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>JOHN ESMOND FOX<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, nel 1942. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u00abCome arrivammo intravidi il campo che stava ai piedi della montagna, in aspro contrasto con la ricca campagna della valle. Non avevo mai visto un campo, in precedenza, e avevo trovato difficile anche immaginarlo&#8230; La facciata del campo era quella tipica di ogni caserma, con posti di guardia e uffici. [\u2026] Ora eravamo veramente chiusi da alte mura e da alte montagne, controllati da guardie armate sulle torri di controllo. Avvertivamo una sensazione di ineluttabilit\u00e0 e la maggior parte di noi sembrava rassegnata al fatto di dover restare l\u00ec per tutta la durata della guerra. Il luogo appariva uggioso, senza colore, senza il canto degli uccelli e il cinguettio monotono dei passeri; mi chiedevo quanto si potesse durare con una esistenza cos\u00ec opprimente. della baracca era un labirinto di letti a due piani, alti circa due metri, disposti cos\u00ec vicini che andare da una parte all\u2019altra richiedeva una grande destrezza\u2026 [\u2026] E\u2019 strano rilevare come uomini di varia estrazione sociale, diversi per lingua e costumi, credo e razza, imprigionati insieme per qualche crudele capriccio del fato, dominati con la forza, privati e spogliati della propria individualit\u00e0 e ridotti al solo comune denominatore di esseri umani, siano capaci di gettar via l\u2019orgoglio e il pregiudizio per un legame di amicizia, trovando uno scopo di vita e lottando contro un comune nemico. Penso che questo sia uno degli aspetti della vita che pu\u00f2 essere soltanto sperimentato, sfortunatamente, in circostanze infelici come queste. Che miracolo sarebbe se un simile cameratismo o spirito di corpo, chiamatelo come volete, prevalesse nella vita di tutti i giorni. Il mondo allora davvero sarebbe ad un passo dall\u2019estrema utopia dei nostri sogni pi\u00f9 cari\u00bb. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">(J. E. Fox, <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Spaghetti and Barbed Wire<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> tradotto in italiano con il titolo \u201cSpaghetti e filo spinato\u201d, a cura del Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona, ed Qualevita, Torre dei Nolfi, 2002). <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>John Esmond Fox<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> riuscir\u00e0 a fuggire dal campo, rifugiandosi presso la famiglia Silvestri, nella frazione di Cantone e da qui, nel gennaio 1944, oltrepassando il Guado di Coccia, innevato, raggiunger\u00e0 <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Casoli<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, dove si trovavano gli Alleati. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">2. Per altri prigionieri, la scena appare meno lugubre. Anzi, l&#8217;ambiente e il clima culturale della classicit\u00e0 latina servono ad alleviare le sofferenze della prigionia. In quest&#8217;ottica, infatti, <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>DONALD I. JONES<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> sembra quasi aggrapparsi ad Ovidio per farne un modello ed un maestro di vita: <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u00abOvidio scrisse nelle \u201cMetamorfosi\u201d: \u201cTempus edax rerum\u201d, il tempo tutto divora; egli nacque a Sulmona nel 43 a.C., eppure le sue parole risuonavano vere nel 1943 nel campo dei prigionieri di guerra di Sulmona\u2026 Il campo di prigionia, o per dare la sua denominazione precisa, Campo dei prigionieri di guerra n.78, era situato a circa 5 miglia da Sulmona, in un piccolo villaggio chiamato Fonte d&#8217;Amore. Che nome per un campo di prigionia! [\u2026] Lo stesso campo era di forma rettangolare, circondato da un alto muro di pietra e, come se questo non fosse stato sufficiente, le autorit\u00e0 italiane avevano cementato cocci di vetro rotto in cima al muro e avevano aggiunto due alti recinti di filo spinato lungo il perimetro&#8230; Il campo era diviso in cinque reparti: uno per gli ufficiali, uno per i sergenti&#8230; gli altri tre per gli altri ranghi&#8230; Grazie al regolare invio dei pacchi della Croce Rossa, che si aggiungevano alle insufficienti razioni italiane, sopravvivemmo nel periodo tra l&#8217;ottobre del 1942 e il settembre 1943 a Sulmona ed eravamo in buona salute\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">(D. Jones, <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Escape from Sulmona<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, tradotto in italiano con il titolo \u201cFuga da Sulmona\u201d a cura del Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona, ed. Qualevita, Torre dei Nolfi 2002). <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Donald I. Jones <\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">fugge dal campo e dopo vari mesi di peregrinazioni in Abruzzo, alle falde del Gran Sasso, nei paesi della Valle del Tirino, riuscir\u00e0 a tornare nell\u2019esercito alleato.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">3. <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>JOHN FURMAN<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, trasferito a Sulmona dal Campo n. 21 di Chieti, scrive: <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u00abPartii con un convoglio il pomeriggio del 23 settembre; e circa due ore dopo arrivai in un campo, cinque miglia a nord di Sulmona. L\u00ec ci ritrovammo con gli amici partiti coi convogli precedenti, e ci affrettammo a farci descrivere tutti i particolari delle fortificazioni del campo, che erano riusciti a osservare. Un certo numero di ufficiali &#8211; compreso all\u2019incirca fra dieci e cinquanta &#8211; aveva messo in atto un piano di fuga la notte precedente. Alcuni erano stati catturati mentre tentavano di evadere. Di conseguenza, i tedeschi avevano passato la giornata a rafforzare difese e fortificazioni. E avevano aumentato le sentinelle, piazzate le mitragliatrici, messi a fuoco i riflettori. [\u2026] Dopo un\u2019ispezione generale, ci rendemmo conto che andarcene stava diventando un affare tutt\u2019altro che semplice. Tutto quanto il territorio entro il quale eravamo tenuti prigionieri era circondato da un doppio recinto di filo spinato. Le sentinelle vi facevano la guardia, armate di torce e di altri mezzi anche pi\u00f9 offensivi. Al di l\u00e0 del recinto esterno, erano piazzate le mitragliatrici con un buon campo di tiro\u00bb (John Furman, <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Be not fearful<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, in italiano \u201cNon aver paura\u201d, Garzanti, Milano 1962). <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>John Furman<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> fugge dal Campo 78, andando a nascondersi per alcuni mesi al Borgo Pacentrano, a Sulmona. In seguito, con altri compagni, guidati da Iride Imperoli Colaprete, raggiunger\u00e0 Roma, sar\u00e0 catturato e riuscir\u00e0 di nuovo a fuggire, assistendo alla liberazione di Roma il 4 giugno 1944. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">4. <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>WILLIAM SIMPSON<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> non metter\u00e0 piede nel campo di Fonte d\u2019Amore, perch\u00e9 poco prima di arrivare, salta dal camion e si d\u00e0 alla fuga. Racconta: \u00abQuando svoltammo dalla strada principale\u2026 afferrai una barra sopra la testa, saltai sul sedile, poggiai il piede sinistro sulla coscia del londinese e mi accucciai. Da quel lato c\u2019era una siepe alta. Il cuore mi batteva. Le marce grattavano. Il camion incominci\u00f2 ad accelerare. Gelai. Era un suicidio. Il londinese, sforzandosi di tenere ferma la sua coscia, mi vide barcollare. \u201cVai, salta!\u201d url\u00f2. Mi lanciai fuori, oltre la siepe. Il pensiero del mitra della guardia attut\u00ec il mio impatto con il suolo. Rotolando, mi ricordai delle guardie sulle motociclette. C\u2019era un fossato poco profondo oltre la siepe. Vi scivolai dentro, con la faccia a terra. I sidecar stridettero, abbordando la curva e rimbombarono mentre mi passavano accanto a distanza di pochi piedi. Il rumore svan\u00ec. Piegai un braccio, una gamba; si muovevano. Alzandomi, tolsi la terra e la paglia dalla mia uniforme inglese e dai pantaloncini color kaki, pi\u00f9 adatti per il deserto. In quel piccolo campo il fieno era stato appena tagliato\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">(William Simpson, <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>A Vatican Lifeline \u201944<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, tradotto in italiano col titolo \u201cLa guerra in casa 1943-1944. La resistenza umanitaria dall\u2019Abruzzo al Vaticano\u201d, a cura del Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona, presentazione di Roger Absalom, ed. Qualevita Torre dei Nolfi, 2004).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>William Simpson<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> incontrer\u00e0 <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Mario Scocco<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> e <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Roberto Cicerone<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> che lo aiuteranno a nascondersi al Borgo Pacentrano. Si recher\u00e0 a Roma, dove sar\u00e0 ricatturato e incarcerato a Regina Coeli. Le sue peripezie sono narrate nel libro appena citato. Nel dopoguerra Simpson diventa responsabile della \u201cAllied Screening Commission\u201d, la commissione creata per ricompensare gli italiani che avevano aiutato i prigionieri. Il giorno 18 maggio 1946, nell&#8217;aula comunale di Sulmona, Simpson afferma: \u00abSulmona \u00e8 stato uno dei pochi centri italiani che si siano veramente distinti in questa opera di solidariet\u00e0 e di carit\u00e0 cristiana: questa simpatica cittadina, che mi ha ospitato gentilmente sia da prigioniero che da uomo libero, la considero come la mia seconda patria. Sulmona ha salvato dagli artigli germanici ben settemila prigionieri alleati. Difficilmente potremo dimenticarlo\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">5. <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>SAM DERRY<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Linea di fuga 1943-1944, Sulmona-Roma-Citt\u00e0 del Vaticano<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u201d, Qualevita, Torre dei Nolfi 2011, traduzione italiana a cura degli studenti del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, titolo originale The Rome Escape Line.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">L\u2019autore, Sam Derry, dopo il suo audace salto dal treno che lo sta conducendo da Sulmona a Roma e da qui in Germania, si nasconde in un pagliaio nelle vicinanze di Roma, a Salone. In seguito, nascosto su un carretto, sotto un cumulo di cavoli, raggiunge Roma e incontra Mons. O\u2019Flaherty, che lo ospita prima al Collegio Teutonico e poi nella Citt\u00e0 del Vaticano. Qui, con la collaborazione di Furman e Simpson, organizza la pi\u00f9 grande operazione di salvezza di prigionieri fuggiaschi, ebrei, perseguitati politici. Le vicende narrate nel libro si svolgono proprio fra Roma e Sulmona: la fuga verso Roma parte dal campo di prigionia di Sulmona dopo l\u20198 settembre 1943 e segna l\u2019inizio della sua azione nella capitale, insieme a Mons. O\u2019Flaherty, la cosiddetta \u201cprimula rossa del Vaticano\u201d, realizzando la \u201cBritish Organization\u201d, il cui scopo era offrire una rete di protezione ai numerosi ex prigionieri del Commonwealth in attesa dell\u2019arrivo degli alleati. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">6. <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>JACK GOODY<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Oltre i muri. La mia prigionia in Italia<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u201d, Il mondo 3 edizioni, Roma 1997.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u00abIl convoglio si era fermato nel campo di calcio che era stato scavato sul versante della collina; il gruppo che era arrivato da Chieti nei giorni precedenti era assembrato in un angolo guardato a vista dalle sentinelle. I nuovi arrivati a Sulmona scaricarono i bagagli, si trascinarono lungo il pendio e si raggrupparono in ordine sparso mentre i tedeschi cercavano di contarli. Una guardia url\u00f2 a squarciagola puntando il mitra per tenere separati i gruppi. Quando la confusione cominci\u00f2 a placarsi, alcuni del vecchio contingente si avvicinarono e diedero il benvenuto ai nuovi arrivati di l\u00e0 dallo spazio di transito. \u201cChe posto schifoso\u201d. \u201cE di male in peggio: in Germania\u201d [\u2026] L\u2019area degli alloggi sembrava un alveare diviso in tante sezioni da muri che ora erano crollati in pi\u00f9 punti. Il settore pi\u00f9 in alto era ci\u00f2 che era rimasto di quello che doveva essere il reparto ufficiali; questi alloggi sembravano comunque molto pi\u00f9 comodi di quelli di Chieti, avevano piccole camere, letti singoli e mobili resistenti. [\u2026] Cibo o non cibo, l\u2019idea della fuga era presente alla mente di molti e stava prendendo la forma di una vera e propria mania\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Jack Goody<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, antropologo di fama mondiale, docente a Cambridge, fuggiasco sulle montagne della Valle del Sagittario, dopo essere saltato dal treno che lo portava in Germania. In una conferenza all\u2019universit\u00e0 di Teramo ha detto: \u00abNon ho passato molto tempo in Abruzzo, ma il tempo che vi ho passato \u00e8 stato molto intenso e mi ha segnato per sempre\u00bb. Nel maggio 1998 \u00e8 tornato in Abruzzo, a visitare il Campo di concentramento n. 78 di Fonte d\u2019Amore, a Sulmona. Da uomo libero, dopo pi\u00f9 di mezzo secolo, Goody si \u00e8 avvicinato alla baracca che l\u2019aveva visto prigioniero ed \u00e8 rimasto solo, pensoso, profondamente emozionato.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">7. <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>UYS KRIGE<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi scrittori sudafricani, autore di poesie, racconti, opere teatrali. Amico di Ignazio Silone, che parla di lui nella prefazione al dramma \u201cL\u2019avventura di un povero cristiano\u201d, scrive un\u2019opera dal titolo \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>The way out<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u201d, tradotta in italiano con il titolo \u201cLibert\u00e0 sulla Maiella\u201d (ed. Vallecchi, Firenze 1965), nella quale narra dettagliatamente la sua prigionia al Campo \u201978 e la sua fuga, accolto dai contadini di Villa Giovina a Bagnaturo, dai pastori alla \u201ccasa delle vacche\u201d, e in seguito a Campo di Giove, a Palena, a Gamberale fino al Molise, dove si ricongiunger\u00e0 con gli alleati. Nel Campo di prigionia di Fonte d\u2019Amore, il 15 gennaio 1942, Krige scrive questa poesia dal titolo \u201cMidwinter\u201d, \u201cPieno inverno\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Svanite le montagne, svanito il Gran Sasso,<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>ogni dirupo, desolato, scosceso, roccioso e scuro, <\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>inghiottito dalla nebbia; <\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>e scomparse anche le collinette da poco formate,<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>appena accumulate e gi\u00e0 imperlate<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>di ghiaccio, qui, nell\u2019angolo del cortile,<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>non pi\u00f9 grande del mio pugno. [\u2026]<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Siamo giunti alla fine di tutti i nostri giorni, <\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>di tutte le nostre notti; in queste <\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>quattro pareti di un cupo rosso marrone di giorno, di un nero<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>come la pece di notte,<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 alcuna di andare avanti n\u00e9 indietro.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Questa \u00e8 la nostra vita, la nostra morte-in-vita;<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>questa tristezza, questo pallore spettrale<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>su ogni branda a mezzogiorno, questo freddo<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>al culmine del giorno gelido come il ghiaccio<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>ma che brucia, che brucia<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>proprio come l\u2019abbraccio della guerra, l\u2019amaro bacio della battaglia<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>che divampa.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>[\u2026]<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">8. <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>JOHN VERNEY<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Un pranzo di erbe<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u201d, a cura dell\u2019Associazione culturale \u201cIl Sentiero della Libert\u00e0\/Freedom Trail\u201d, Qualevita, Torre dei Nolfi 2014. John Verney non ha scritto un libro. Ha scritto una lettera d\u2019amore per i contadini che li avevano sfamati, aiutati, amati. Non ha confessato solo i suoi sentimenti, ma ha dimostrato che amare significa conoscere la storia, rivivere l\u2019ambiente, condividere fatiche e speranze. \u00abQuasi tutto quello che \u00e8 stato importante per la mia vita lo devo alla guerra. Stavo per aggiungere: all\u2019Abruzzo\u00bb (Almost everything in my life that has really mattered goes back somehow to the war. I was about to ad: Goes back to the Abruzzi). Ha espresso profonda gratitudine per aver imparato, in quei mesi di fame e di rischi, tra grotte di montagna e nascondigli nelle case, che vivere e aiutare gli altri a vivere \u00e8 l\u2019unico scopo che valga la pena di raggiungere. Una testimonianza straordinaria, quella di Verney. Forse la pi\u00f9 coinvolgente e la pi\u00f9 bella delle opere scritte dagli ex-prigionieri di guerra in Abruzzo. Artistica nella forma e profonda di contenuto. Solo un innamorato poteva esprimere parole indimenticabili. Verney era ed \u00e8 rimasto un artista, anche dopo la tragedia della guerra. Quando, pi\u00f9 volte, \u00e8 tornato in Abruzzo, vi \u00e8 tornato con la voglia di conservare e ravvivare quello spirito di innocenza o, come la chiama, \u201cnostalgie de la boue\u201d (nostalgia della genuinit\u00e0), che l\u2019affascinava. \u00abSono venuto per riprendermi qualcosa. L\u2019interesse per la vita, si potrebbe dire, o il gusto per le cose essenziali, come il pane. Succede, spesso, che da giovane leggi un libro che ti colpisce e influenza la vita. Poi nella mezza et\u00e0 cerchi di rileggerlo\u2026 Sono venuto qui per rivivere un\u2019esperienza, ricordare l\u2019importanza della gentilezza disinteressata, apprendere di nuovo una lezione che ho imparato in Italia durante la guerra&#8230;\u00bb. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">9. <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>STANN SKINNER<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Stan Skinner nasce a Londra nel 1920, da famiglia medio borghese. Studia, con discreti risultati, alla \u201cGrammar School\u201ddi Wallington, una delle migliori della Gran Bretagna. Ma la sua passione dominante \u00e8 lo sport \u2013 soprattutto il cricket e il calcio \u2013 nel quale promette una brillante carriera. A soli 17 anni, assunto da una banca, lascia la scuola. La sua sarebbe stata una tranquilla vita dedita pi\u00f9 allo sport che al lavoro, infatti le banche inglesi di prestigio, come la sua, avevano una loro squadra che attraverso i successi sportivi pubblicizzava la banca stessa. Ma a vent\u2019anni, la guerra irrompe nella sua vita, come in quella di milioni di suoi coetanei, sconvolge ogni progetto, e gli fa conoscere infinite sofferenze. Dalla guerra guerreggiata al campo di concentramento di Sulmona, al terrificante bombardamento alla stazione di L\u2019Aquila, dove viene gravemente ferito, ad una lunga degenza ospedaliera e ai suoi terribili postumi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Il libro Sulmona and after (\u201cSulmona e dopo\u201d) di Stan Skinner \u00e8 la narrazione di una serie interminabile di terribili avventure dopo l\u20198 settembre e la fuga dal campo 78 di Sulmona. Una vera odissea. Il libro sembra un racconto di avventure mentre \u00e8 storia vissuta, di stragi, di sofferenze, di infermit\u00e0 dovute ai bombardamenti e, finalmente, di liberazione e di ritorno alla vita e al lavoro. Skinner non ha dimenticato Sulmona, questa gente allora generosa. \u00c8 tornato per i 40 anni dalla fine della guerra e tante volte ancora, con Joe Drew, l\u2019organizzatore dei nostalgici raduni. Lui stesso fu l\u2019organizzatore di uno di essi. Scrive: \u00abAbbiamo fatto amicizia e mantenuto questa amicizia con le autorit\u00e0 locali e con coloro che hanno aiutato i prigionieri. Essi sono venuti a Londra e noi siamo ritornati a Sulmona quattro volte\u00bb. Ricorda, per la splendida accoglienza, il sindaco, l\u2019esercito e il capo della polizia municipale Gianni Febbo. Una lapide, nel cortile del Comune, ricorda questo rapporto di autentica amicizia fra italiani e inglesi. \u00c8 \u201clo spirito di Sulmona\u201d, come \u00e8 stato definito dagli stessi inglesi. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">10. <\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>JOHN LEEMING<\/b><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">, \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Always To-morrow<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u201d, in italiano \u201cSempre Domani\u201d, storia di un ufficiale inglese, prigioniero di guerra in Italia, trad. di Franca Del Monaco, ed. Qualevita, 2018.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Un libro che racconta la vita di un uomo \u00e8 sempre un libro di storia. Una storia umana. Il libro di John Leeming, dal titolo inglese \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>Always To-morrow<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">\u201d, in italiano \u201cSempre Domani\u201d, racconta i suoi tre anni di prigionia in Italia, nel periodo della seconda guerra mondiale. Un libro, resoconto particolareggiato di episodi e riflessioni, di progetti e delusioni. L\u2019autore descrive la sua esperienza con vivace umorismo e quasi totale assenza di pessimismo. Sono vicende originali di vita realmente vissuta. L\u2019ottimismo ed il fascino dell\u2019avventura riescono a sdrammatizzare situazioni obiettivamente tragiche, persino divertendo il lettore. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Leeming, ufficiale dell\u2019Air Force britannica, si trova su un aereo, decollato da Londra diretto a Malta per trasferirvi una ingente quantit\u00e0 di sterline, colpito dalla contraerea tedesca e precipitato in Sicilia nei pressi di Catania. L\u2019aereo si schianta, ma l\u2019equipaggio resta incolume. Da quel momento, i militari inglesi sono prigionieri degli italiani: \u00abTutto questo accadeva il 20 novembre 1940, cinque mesi dopo l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia\u00bb, annota Leeming. Gli inglesi, ormai prigionieri degli italiani, vengono condotti a Catania, al quartiere generale, accolti dal generale Lodi. \u00abIo chiesi ad un ufficiale italiano che avrei avuto bisogno di un medico perch\u00e9 mi guardasse il braccio. Assicurandomi che il dottore sarebbe venuto presto, l\u2019ufficiale mi insegn\u00f2 la prima parola in italiano. Una parola che avrei sentito spesso nei futuri due anni e mezzo. \u201cDomani. Domani\u201d \u00e8 qualcosa di particolarmente italiano. Una parola molto usata, pronunciata in quasi tutte le conversazioni\u00bb. Da Catania vengono trasferiti a Roma. All\u2019aerodromo di Centocelle. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Da Roma a Sulmona, a Villa Orsini, il campo di prigionia per ufficiali e generali inglesi. A Sulmona ricevono ottima accoglienza e si troveranno in buona compagnia, assistiti con la massima cura, con rispetto e con reale disponibilit\u00e0 a soddisfare le loro istanze.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Da Sulmona vengono trasferiti a Vincigliata, in provincia di Firenze. La vita a Vincigliata diventa dura e controllata, opprimente per un prigioniero. I loro progetti di fuga a volte falliscono, altre riescono, anche se poi verranno ricatturati. Leeming riuscir\u00e0 a farsi riconoscere \u201cmalato mentale\u201d e torner\u00e0 in patria nonostante gli inciampi dovuti a macchinosi impedimenti burocratici e alle sofferenze patite per essersi ridotto in condizioni fisiche gravissime. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>*Storico, Associazione Culturale \u201cIl Sentiero della Libert\u00e0\/Freedom Trail\u201d<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Bibliografia: Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta (a cura di), \u201c<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Terra di Libert\u00e0, storie di uomini e donne nell\u2019Abruzzo della seconda guerra mondiale<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #050505;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u201d, edizioni Tracce-Fondazione Pescarabruzzo 2014.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; LA CONQUISTA DELLA LIBERT\u00c0 Le memorie dei prigionieri di guerra al Campo 78 di Sulmona di Mario Setta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-15054","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15054","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15054"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15054\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15054"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15054"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15054"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}