{"id":15713,"date":"2021-06-28T12:02:34","date_gmt":"2021-06-28T12:02:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=15713"},"modified":"2021-06-28T12:02:34","modified_gmt":"2021-06-28T12:02:34","slug":"la-vera-bellezza-salvera-il-mondo-di-giuseppe-lalli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=15713","title":{"rendered":"LA (VERA) BELLEZZA SALVER\u00c0 IL MONDO di Giuseppe Lalli"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-15713 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=15714'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/MADONNA-COL-BAMBINO-150x150.png\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=15715'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/BIMBA-CHE-PREGA-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>LA (VERA)BELLEZZA SALVER\u00c0 IL MONDO<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\">di <b>Giuseppe Lalli<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Le due immagini in evidenza (che potremmo chiamare <i>Madonna col Bambino<\/i> <i>Bambina <\/i>e <i>Bambina che prega<\/i>) riproducono due tele di <b>Roberto Ferruzzi<\/b>, pittore poco conosciuto nato nel 1853 in Dalmazia, antica terra della repubblica di Venezia, da genitori italiani, e trasferitosi a soli quattro anni a Venezia per intraprendervi gli studi, come avveniva in quell\u2019epoca per molti nostri connazionali. Alla morte improvvisa del padre, noto avvocato, fece ritorno in Dalmazia, dove visse fino all\u2019et\u00e0 di quattordici anni dedicandosi agli studi classici e, come autodidatta, alla pittura. Si trasfer\u00ec poi a Luvigliano, sui Colli Euganei, in provincia di Padova, dove cre\u00f2 le sue opere migliori, tra cui la celebre Madonnina, e dove mor\u00ec nel 1934. Riposa nel piccolo cimitero della cittadina insieme alla moglie <b>Ester Sorgato<\/b> e alla figlia <b>Mariska<\/b>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dietro il primo dipinto, <i>Madonna con Bambino<\/i>, divenuto assai celebre, e che l\u2019autore aveva chiamato \u201c<i>Maternit\u00e0<\/i>\u201d, c\u2019\u00e8 una storia molto toccante. Ferruzzi un giorno si ferm\u00f2 a guardare una bella ragazza, tale<strong> Angelina Cian<\/strong>, seconda di quindici figli, che teneva <strong>in braccio<\/strong> il fratellino di pochi mesi di nome <strong>Giovanni<\/strong>. Il pittore dovette essere cos\u00ec colpito dalla dolcezza della scena che si present\u00f2 davanti ai suoi occhi, che volle riprodurla in una tela. Il dipinto venne esposto \u2013 e premiato \u2013 alla <strong>Biennale di Venezia nel 1897<\/strong>. Nel corso del XX secolo l\u2019opera \u00e8 stata chiamato con diversi nomi: <i>Madonna con bambino<\/i>, <i>Madonna del Riposo<\/i>, <i>Madonna delle Vie<\/i>, <i>Madonna della Tenerezza<\/i>, <i>e Zingarella.<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">Angelina, la ragazza che con la soave bellezza del suo volto aveva ispirato Roberto Ferruzzi, si spos\u00f2, e agli inizi del Novecento si trasfer\u00ec col marito negli Stati Uniti d\u2019America, come avveniva in quegli anni per molti italiani. Madre di dieci figli, alla morte prematura del marito, <strong>Angelina<\/strong> cadde in una forte <strong>depression<\/strong>e e fu <strong>internata in un manicomio,<\/strong> dove mor\u00ec nel 1972. La povera donna era morta senza aver raccontato la sua storia. I figli finirono in orfanotrofio e una di loro, Mary, divenne suora con il nome di <strong>Suor Angela Maria<\/strong>. Mary, dopo un\u2019esistenza che possiamo immaginare non facile, ancorch\u00e9 rischiarata dalla fede cristiana, decise di andare in Italia a trovare le vecchie zie, che vivevano a Venezia. Una delle zie le mostr\u00f2 l\u2019immagine della \u201cZingarella\u201d, e&#8230; possiamo solo immaginare la gioiosa sorpresa della suora nell\u2019apprendere che il <strong>volto<\/strong> di una delle madonne pi\u00f9 famose al mondo era proprio quello di <strong>sua madre Angelina<\/strong>. La madre del Cielo, in qualche modo, si era sostituita a quella della terra. Sono i corto-circuiti del mistero, i colori della vita che un artista attinge alla grande tavolozza dell\u2019amore universale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il grande regista <b>Franco Zeffirelli<\/b> (siamo sempre sul terreno dell\u2019arte) raccontava con accenti di commozione una vicenda della sua infanzia, che non fu proprio felice. Egli era nato a Firenze da un rapporto \u201cclandestino\u201d di sua madre con un uomo sposato. Rimasto presto orfano, un giorno in cui stava giocando piuttosto animatamente con dei coetanei nei pressi del convento dei frati domenicani in piazza San Marco, si sent\u00ec apostrofare da uno dei compagni di gioco come \u201cfiglio di p\u2026\u201d. Il giovane Franco reag\u00ec con veemenza e la zuffa che ne segu\u00ec richiam\u00f2 l\u2019attenzione di una persona che ritirava in una stanza del convento, un signore di nome <b>Giorgio La Pira<\/b>, che di Firenze diventer\u00e0 un famoso sindaco. La Pira chiese ai ragazzi perch\u00e9 mai si azzuffassero. Saputane la ragione dal diretto interessato, redargu\u00ec aspramente l\u2019autore dell\u2019insulto, e poi, preso per mano Franco, lo condusse, attraverso un lungo scalone del convento, di fronte a un\u2019immagine della Vergine, e indicandogliela gli disse: \u00ab<i>D\u2019ora in poi sar\u00e0<\/i> <i>questa donna la tua mamma, e quando ti sentirai scoraggiato, quando sentirai la mancanza della mamma che ti ha messo al mondo, vieni qui, d\u00ec tutto a lei<\/i>\u00bb. Il futuro celebre regista non dimenticher\u00e0 mai queste parole, uscite dalla bocca di un santo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel secondo dipinto, un olio su tela, lo stesso autore ritrae, a mezzo busto, una fanciulla di dieci anni o poco pi\u00f9 in atteggiamento di preghiera, con quella posa di seriet\u00e0 che solo le femminucce sanno assumere. I capelli castani, raccolti in una morbida treccia, incorniciano un visetto soave, dalle fattezze assai delicate, rischiarato da una luce intensa. Lo sguardo profondo della bimba, proteso verso l\u2019alto, quasi rap\u00ecto, sembra oltrepassare la materia; e tuttavia l\u2019espressione del viso appare naturale, per nulla forzata, semplice come il vestitino che indossa. Tutt\u2019intorno l\u2019ambiente \u00e8 spoglio. La lanterna, in alto, richiama un luogo di culto: una cappella o la piccola chiesa di un villaggio. Siamo di fronte ad una finestra aperta sull\u2019infinito. Quanto \u00e8 lontana questa immagine dalle atmosfere dei nostri tempi! Quanta distanza dalle convulsioni della nostra epoca! Non che il passato, con la sua miseria e le sue ingiustizie, sia da rimpiangere, o che la modernit\u00e0, caratterizzata da livelli di benessere sconosciuti finanche ai nostri padri, sia da demonizzare. C\u2019\u00e8 solo da sperare, per le generazioni future, che un intelletto purificato riconquisti col sudore della fronte le verit\u00e0 eterne, quelle che non temono la ruggine del tempo e che non si lasciano ingabbiare nella presunta onnipotenza della tecnica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Saper contemplare il mondo con gli occhi di una bambina e guardare gli altri attraverso lo sguardo dei semplici, lo sguardo degli scemi del villaggio, quelli che nessuno considera, \u00e8 fare il pieno di bellezza: \u00e8 il massimo della saggezza che ci \u00e8 dato di raggiungere finch\u00e9 calchiamo la scena del mondo. Come spesso l\u2019arte, quando \u00e8 rappresentazione fedele della vita, ci fa intuire, il dolore e bellezza si richiamano a vicenda, uniti da fili invisibili ma reali. Con essi i conti della vita non tornano, ogni calcolo razionale perde di senso: il dolore reclama la gioia, l\u2019ingiustizia la giustizia, il finito l\u2019infinito.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quella donna che reca in braccio il bambino \u00e8 la madre dei poveri, dei disperati, dei diseredati di tutti i tempi, dei dimenticati, degli esclusi, e sta l\u00ec a ricordarci che, finch\u00e9 camminiamo lungo i sentieri della vita, le gioie, piccole e grandi, hanno sempre le radici a forma di croce. \u00c8 impossibile a un\u2019anima ben disposta non associare all\u2019idea del bello quella del bene. Essa intuisce anche che il dolore \u00e8 l\u2019altra faccia dell\u2019amore. Il dolore, al pari della bellezza, per paradossale che possa apparire, \u00e8 la migliore dimostrazione che esiste un Dio che ci attende sull\u2019altra sponda e che ci mostrer\u00e0 l\u2019altra faccia del disegno, l\u2019opera d\u2019arte tutta intera. C\u2019\u00e8 da credere che la bellezza, quella vera, quella che non ama di essere posseduta, ma contemplata e vissuta, alla fine salver\u00e0 il mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; LA (VERA)BELLEZZA SALVER\u00c0 IL MONDO di Giuseppe Lalli Le due immagini in evidenza (che potremmo chiamare Madonna col Bambino [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,10],"tags":[],"class_list":["post-15713","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15713","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15713"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15713\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15713"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15713"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15713"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}