{"id":15992,"date":"2021-07-13T23:32:03","date_gmt":"2021-07-13T23:32:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=15992"},"modified":"2021-07-14T01:00:36","modified_gmt":"2021-07-14T01:00:36","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-856","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=15992","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano."},"content":{"rendered":"<p><strong>TEATRO SAN CARLO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gioved\u00ec 15 luglio in Piazza del Plebiscito la prima<\/strong><\/p>\n<p><strong>de <em>Il Trovatore <\/em>di Giuseppe Verdi<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Con Anna Netrebko, Yusif Eyvazov, Anita Rachvelishvili, Luca Salsi<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dirige Marco Armiliato<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>In replica sabato 17 luglio<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Grande attesa per la prima de <strong><em>Il Trovatore<\/em><\/strong> di <strong>Giuseppe Verdi<\/strong> in <strong>Piazza del Plebiscito<\/strong> <strong>gioved\u00ec 15 luglio alle 20,15<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Protagonista del capolavoro verdiano un cast internazionale: <strong>Anna Netrebko <\/strong>nel ruolo di Leonora,<strong> Yusif Eyvazov<\/strong> in quello di Manrico, <strong>Anita Rachvelishvili<\/strong> nei panni di Azucena e <strong>Luca Salsi<\/strong> nel ruolo del Conte di Luna.<\/p>\n<p>Completano il cast <strong>Andrea Mastroni<\/strong> (Ferrando), <strong>Vittoriana De Amicis <\/strong>(Ines) e <strong>Gabriele Mangione <\/strong>(Ruiz).<\/p>\n<p>A dirigere <strong>Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo<\/strong> (quest\u2019ultimo preparato dal Maestro <strong>Jos\u00e8 Luis Basso)<\/strong> sar\u00e0 <strong>Marco Armiliato<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Sabato 17 luglio la replica, sempre alle 20,15<\/strong>.<strong> \u00a0<\/strong>Lo spettacolo \u00e8 in forma di concerto.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Dopo l\u2019anteprima di questa sera marted\u00ec 13 luglio, riservata a medici e infermieri, giunge dunque al quarto e ultimo appuntamento Regione Lirica, manifestazione del Teatro di San Carlo in Piazza del Plebiscito sostenuta dalla Regione Campania.<\/p>\n<p>Presenti all\u2019anteprima di questa sera anche i 400 fortunati che si sono aggiudicati i biglietti attraverso il click day organizzato dal Comune di Napoli.<\/p>\n<p><strong><em>Dal <\/em><\/strong><strong>Trovador<em> al<\/em> Trovatore<\/strong><\/p>\n<p>(saggio di Juan Jos\u00e9 Carreras tratto dal programma di sala)<\/p>\n<p>Delle opere che formano la \u201ctrilogia popolare\u201d di Verdi, <em>Il trovatore<\/em> fu certamente quella che ebbe la pi\u00f9 ampia diffusione nel corso del secolo XIX. Allo stesso tempo risult\u00f2 anche la pi\u00f9 problematica, non solo agli occhi della critica, ma anche di molti spettatori. Come capita continuamente nel mondo dell\u2019opera, la causa di questi disturbi (che continuano ancora fino ai nostri giorni) risiedeva nella comprensibilit\u00e0 del libretto. Se l\u2019azione, ovvero la storia, raccontata in opere come <em>La traviata <\/em>o <em>Rigoletto<\/em> \u00e8 facilmente comprensibile, quella del <em>Trovatore <\/em>risulta lunga, complicata e ingarbugliata, anche perch\u00e9, tra l\u2019altro, non vi si racconta una sola storia, bens\u00ec due, che si aggrovigliano una sull\u2019altra. Nel provare a riassumere il contenuto di quest\u2019opera ci ritroviamo nella stessa scomoda situazione di colui che debba provare a riassumere in poche frasi l\u2019intera tetralogia di Wagner, oppure di un ciclo di racconti, o di una serie televisiva estesa in pi\u00f9 stagioni: compito difficile, se non impossibile. Ne <em>Il trovatore<\/em>, la principale dissonanza viene a crearsi tra una partitura d\u2019opera di altissima intensit\u00e0 &#8211; composta di azioni fulminanti e contorte emozioni &#8211; e una storia letteraria compressa al massimo grado nei quattro atti, che sembra aver poco a che fare con la musica. Gi\u00e0 nel 1859 Abramo Basevi, uno dei primi studiosi delle opere verdiane, riassumeva questo problema con una sola frase: \u00abOgnuno vede, che le inverosimiglianze, ed anche le assurdit\u00e0 non mancano in questo argomento; ma per compenso vi \u00e8 quanto basta a scuotere le fibre dello spettatore\u00bb.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 ampiamente noto, il libretto de <em>Il trovatore<\/em> si basa sul dramma omonimo in cinque atti di Antonio Garc\u00eda Guti\u00e9rrez, che aveva debuttato con enorme successo a Madrid il 1 marzo 1836. Il giovane drammaturgo spagnolo, nato per combinazione lo stesso anno di Verdi, aveva concepito questa sua prima opera in un momento di grande effervescenza politica in Spagna. Morto nel 1833 Ferdinando VII, importante rappresentante dell\u2019assolutismo, si era aperto un periodo di grandi speranze e grandi incertezze. Figlio di un umile artigiano, Garc\u00eda Guti\u00e9rrez aveva intrapreso gli studi di Medicina a Cadice, ma la sua autentica vocazione era la letteratura. Trasferitosi a Madrid qualche settimana prima della morte del re, impar\u00f2 sul campo il mestiere del drammaturgo traducendo dal francese numerose opere teatrali di Eug\u00e8ne Scribe o Alexandre Dumas, che ebbero su di lui un\u2019influenza fondamentale, di cui dobbiamo tener conto per comprendere il suo teatro. Il decennio in cui ebbe la sua prima <em>El trovador<\/em> fu estremamente intenso, animato dall\u2019ambiente rivoluzionario e dal conflitto civile tra i sostenitori della futura regina Isabella II e coloro che invece appoggiavano il fratello del defunto monarca, sponda cui si riferivano tutti coloro che erano contrari a qualunque cambiamento. Il dramma di Garc\u00eda Guti\u00e9rrez s\u2019inserisce chiaramente in questa particolare congiuntura politica ed emotiva, essendo a sua volta ambientato durante un conflitto dinastico all\u2019interno della Corona di Aragona agli inizi del XV secolo: da una parte i sostenitori del Conde de Urgel, fazione cui appartiene uno dei protagonisti principali, Manrique [manteniamo in questo scritto la denominazione spagnola per i personaggi dell\u2019originale di Guti\u00e9rrez] e dall\u2019altra coloro che difendono la posizione che si dimostrer\u00e0 vincente di Fernando de Antequera, fazione capitanata dal Conde de Luna, don Nu\u00f1o. Nell\u2019immaginario liberal-progressista spagnolo &#8211; per il quale Garc\u00eda Guti\u00e9rrez divenne un riferimento molto rilevante -, questa evocazione pi\u00f9 o meno fantasiosa dei conflitti medievali della Corona di Aragona, si associava inevitabilmente alla difesa delle mitiche libert\u00e0 civili rispetto all\u2019arbitrario potere del re. Da questo punto di vista, non \u00e8 un caso che il castello della Aljafer\u00eda detenga un lugubre ruolo protagonistico nell\u2019opera: basti ricordare che questo luogo (oggi situato in una zona suburbana di Saragozza e dichiarato Patrimonio Unesco dell\u2019Umanit\u00e0) era stato trasformato alla fine del XV secolo nella sede del Tribunale dell\u2019Inquisizione, vale a dire nell\u2019emblema stesso di una Spagna oscura e tenebrosa, grondante dolore e morte. Sia nel dramma originale che nell\u2019opera verdiana, la violenza estrema e l\u2019orrore sono ben presenti, come un fondale scenico che impone alle effusioni sentimentali dei giovanissimi protagonisti una urgenza ed una disperazione tipica dell\u2019amore nel tempo della guerra. Questo elemento resta, perfino pi\u00f9 evidente, anche nel libretto di Cammarano e nella stessa musica di Verdi, che sintetizzano nei quattro atti il rapido susseguirsi della trama originale. Dal triplo raddoppio iniziale di timpani e grancassa, che introduce i segnali militari degli ottoni, ai cori di soldati e ribelli presenti nei tre primi atti, il colore dell\u2019opera \u00e8 assolutamente oscuro: si passa dalla \u201c<em>tinta<\/em>\u201d notturna e profumata del secondo quadro nei giardini del palazzo &#8211; scena che si erge come un\u2019isola segreta circondata tutt\u2019attorno da violenza &#8211; alla terribile \u201c<em>notte oscurissima<\/em>\u201d presidiata nell\u2019ultimo atto dalla \u201c<em>orrida torre<\/em>\u201d, ancora una volta l\u2019Aljafer\u00eda. Un mondo oscuro e maschile, in cui la solarit\u00e0 e l\u2019abbandono delle due voci femminili acquista un rilievo tutto speciale.<\/p>\n<p>Come dicevamo, quella raccontata dal dramma (e dalla partitura operistica) \u00e8 una storia doppia, ciascuna parte caratterizzata dalla passione amorosa, come aveva ben spiegato Lorenzo Bianconi nel suo saggio fondamentale sull\u2019opera. La prima storia, la pi\u00f9 nota, \u00e8 incentrata sul triangolo formato da Manrique\/Manrico il Conte di Luna e Leonora de Ses\u00e9, con la disputa tra i due antagonisti per conquistare l\u2019amore della bella dama, appartenente alla corte aragonese. L\u2019altra storia, pone in relazione i due protagonisti maschili gi\u00e0 nominati, con la zingara Azucena, donna distrutta dal ricordo della morte atroce di sua madre, bruciata sul rogo, di cui era stato responsabile il padre dell\u2019attuale Conte di Luna. Il ricordo terribile di questa seconda storia &#8211; riferita senza evitare alcuna brutalit\u00e0 nell\u2019originalissimo <em>racconto <\/em>che apre l\u2019opera, in cui peraltro non manca il crudo riferimento alla logica di esclusione sociale e di sterminio delle zingare, marchiate con lo stigma della stregoneria &#8211; unisce le tre generazioni implicate (dalla nonna assassinata allo stesso Manrico e a sua madre), culminando nella distruzione e desolazione totale del finale. Il grande scrittore Mariano Jos\u00e9 de Larra, nella sua recensione alla prima teatrale del dramma a Madrid, aveva lodato la precisa dialettica drammaturgica tra le due azioni principali, entrambe con epilogo tragico: \u00abuno que termina con la muerte de Leonor, la parte en que domina el amor; otro, que da fin, con la muerte de Manrique, a la venganza de la Gitana\u00bb (\u00abuna che termina con la morte di Leonor, parte in cui domina l\u2019amore; l\u2019altra che, attraverso la morte di Manrique, alla fine esaurisce la vendetta della Zingara\u00bb).<\/p>\n<p>L\u2019idea di trasformare il dramma di Guti\u00e9rrez in libretto d\u2019opera era stata dello stesso Verdi. Nel gennaio 1851, il compositore aveva scritto con entusiasmo a Salvadore Cammarano a Napoli: \u00abA me [<em>El trovador<\/em>] sembra bellissimo; immaginoso e con situazioni potenti\u00bb. Alcuni mesi dopo, in una celebre lettera ancora a Cammarano del 4 aprile, Verdi si lamentava della mancanza d\u2019interesse che il destinatario aveva mostrato per questa sua idea: \u00abVoi non mi dite una parola se questo dramma vi piace. Io ve l\u2019ho proposto perch\u00e9 parevami pressentasse bei punti di scena, sopratutto qualche cosa di singolare di originale nell\u2019insieme\u00bb.<\/p>\n<p>Nella stessa lettera esprime il suo desiderio di trovare nuove soluzioni formali nel musicare il libretto, affermando che \u00abogni forma, ogni distribuzione \u00e8 buona, anzi pi\u00f9 queste sono nuove e bizzarre io ne sono pi\u00f9 contento\u00bb. Una vera e propria sfida lanciata a Cammarano &#8211; una provocazione ben calcolata, indirizzata a un librettista maturato nella drammaturgia operistica tradizionale &#8211; per stimolarlo a immaginare un\u2019opera senza numeri musicali chiusi, dove non dovevano esserci \u00abn\u00e9 Cavatine, n\u00e9 Terzetti, n\u00e9 Cori, n\u00e9 Finali etc. etc., e che l\u2019opera intera non fosse (sarei per dire) un solo pezzo\u00bb.<\/p>\n<p>Osservandola in senso stretto, nulla di tutto questo trov\u00f2 compimento, visto che la partitura finale si articola comunque tradizionalmente in quattordici numeri (tre per ogni atto, tranne il secondo che ne ha cinque). Eppure il grande paradosso del <em>Trovatore<\/em> consiste nella sua straordinaria libert\u00e0 formale, presente all\u2019interno di ciascuno dei pezzi musicali apparentemente presentati in maniera tradizionale: una soluzione originale che pone quei pezzi al riparo dal timore, espresso da Verdi a Cammarano, che \u00abquesti pezzi cos\u00ec isolati [&#8230;] m\u2019hanno piutosto l\u2019aria di pezzi da concerto che d\u2019opera\u00bb. Non v\u2019\u00e8 dubbio che questa straordinaria flessibilit\u00e0 musicale fu il risultato del particolare triangolo che si venne a creare tra il compositore, il librettista e il dramma teatrale di partenza.<\/p>\n<p>La \u00abnovit\u00e0 e bizarria\u00bb del dramma spagnolo (come lo defin\u00ec lo stesso Verdi in una lettera successiva) senza dubbio erano elementi che attirarono il compositore. Verdi seppe vedere l\u2019originalit\u00e0 di quella proposta non solo nella figura della zingara Azucena &#8211; che fu interpretata dal musicista come un personaggio tormentato dalla contraddizione distruttiva tra \u00able due grandi passioni di questa donna, <em>Amor figliale, e amor materno<\/em>\u00bb<em>,<\/em> ma anche in una abbondante quantit\u00e0 di suggerimenti sonori e spaziali impliciti nel testo di Garc\u00eda Guti\u00e9rrez (il cui teatro, non dobbiamo dimenticarlo, a sua volta rispondeva ad una drammaturgia profondamente influenzata in quel tempo dall\u2019opera italiana). Un caso esemplare per tutti: la <em>canzone<\/em> di Azucena \u201c<em>Stride la vampa<\/em>\u201d, intonata all\u2019inizio del secondo atto dell\u2019opera (dopo il pittoresco coro iniziale degli zingari), corrisponde esattamente alla canzone \u201c<em>Bramando est\u00e1 el pueblo ind\u00f3mito<\/em>\u201d che il medesimo personaggio canta all\u2019inizio del corrispondente atto in Garc\u00eda Guti\u00e9rrez. La presentazione del protagonista come un nobile\u2011trovatore (e dunque non come uno zingaro, con il quale mai un Conde de Luna avrebbe potuto accettare di battersi in duello) implicava peraltro che nel corso del dramma ci fossero canzoni intonate da Manrique. Nell\u2019atto conclusivo di <em>El trovador<\/em>, per esempio, l\u2019effetto devastante prodotto in Leonor dall\u2019ascolto del canto di Manrique, prigioniero nella torre de la Aljafer\u00eda, cos\u00ec come di un\u2019altra voce che riconosce essere la declamazione di una preghiera per l\u2019anima di colui che sta per essere giustiziato (entrambe le voci emesse fuori scena), accese l\u2019immaginazione musicale di Verdi. Nonostante Cammarano nel suo primo schema l\u2019avesse ridotta alla sola canzone del trovatore, il compositore chiese espressamente al poeta di recuperare questa scena come \u201c<em>tempo di mezzo<\/em>\u201d della grande aria di Leonora. Elaborando il suggerimento acustico &#8211; ossia sonoro e spaziale &#8211; del dramma originale, Verdi trasform\u00f2 la seconda voce che intonava la preghiera di Guti\u00e9rrez in un sorprendente \u201c<em>coro interno<\/em>\u201d che canta il <em>Miserere,<\/em> caratterizzato da un\u2019inesorabile \u201c<em>Campana dei Morti<\/em>\u201d, e lo combin\u00f2 con le strofe cantate da Manrico sul suo liuto (strumento rappresentato simbolicamente dal suono dell\u2019arpa), con il canto di Leonora e con l\u2019accompagnamento sottovoce di tutta l\u2019orchestra, dando luogo ad uno dei momenti assolutamente sublimi dell\u2019opera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>**<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><u>Nota di servizio:<\/u><\/strong><em><u> La prova di questa sera \u00e8 aperta <\/u><\/em><em><u>esclusivamente agli operatori sanitari impegnati nella lotta al covid, e alla cittadinanza attraverso il comune di Napoli, per cui i pochi posti disponibili per la stampa sono stati riservati ai colleghi della Cronaca mentre per i colleghi del settore Spettacoli, cui sar\u00e0 destinata la prima del 15 luglio e la replica del 17 luglio, abbiamo potuto riservare per questa sera solo dei pass stampa.\u00a0 <\/u><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Progetto\u00a0Regione Lirica \/<br \/>\nRegione Campania<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Luglio 2021 | Piazza del Plebiscito<br \/>\n<\/strong>Gioved\u00ec 15 luglio\u00a02021, ore\u00a020.15<br \/>\nSabato 17 luglio\u00a02021, ore\u00a020.15<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giuseppe Verdi\u00a0<\/strong>\/<br \/>\n<strong>IL TROVATORE<\/strong><\/p>\n<p>Dramma lirico in quattro parti<br \/>\nLibretto di Salvadore Cammarano\u00a0tratto dal dramma\u00a0<em>El Trovador<\/em>\u00a0di Antonio Garc\u00eca Guti\u00e9rrez.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Direttore\u00a0<strong>| Marco Armiliato<br \/>\n<\/strong>Maestro del Coro |\u00a0<strong>Jos\u00e9\u00a0Luis\u00a0Basso<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Interpreti<\/em><br \/>\nIl Conte di Luna|\u00a0<strong>Luca Salsi<\/strong><br \/>\nLeonora |\u00a0<strong>Anna Netrebko<br \/>\n<\/strong>Azucena |\u00a0<strong>Anita Rachvelishvili<br \/>\n<\/strong>Manrico |\u00a0<strong>Yusif Eyvazov<\/strong><br \/>\nFerrando |\u00a0<strong>Andrea Mastroni<\/strong><br \/>\nInes |\u00a0<strong>Vittoriana De Amicis<\/strong><br \/>\nRuiz |\u00a0<strong>Gabriele Mangione<\/strong><\/p>\n<p>Un vecchio zingaro | <strong>Giuseppe Scarico<\/strong><\/p>\n<p>Un messo | <strong>Giuseppe Valentino<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Esecuzione in forma di concerto<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Rossana Russo<\/em><\/p>\n<p>Responsabile<\/p>\n<p>Comunicazione creativa e strategica e Relazioni con la stampa<\/p>\n<p>r.russo@teatrosancarlo.it<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Giulia Romito <\/em><\/p>\n<p>Comunicazione e Stampa<\/p>\n<p>g.romito@teatrosancarlo.it<\/p>\n<p>0817972301\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>.<a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/rachvelishvili_Dario_Acosta.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-15994\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/rachvelishvili_Dario_Acosta.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" 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