{"id":18369,"date":"2021-11-18T19:16:21","date_gmt":"2021-11-18T19:16:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=18369"},"modified":"2021-11-18T19:16:21","modified_gmt":"2021-11-18T19:16:21","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-1091","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=18369","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/image004.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17738\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/image004.png\" alt=\"\" width=\"142\" height=\"89\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/image002-1.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-17737\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/image002-1.png\" alt=\"\" width=\"130\" height=\"95\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ufficio Stampa 18\/11\/2021<\/p>\n<p>Ultimo appuntamento per la Stagione Lirica 2021 con due brevi opere in un\u2019unica serata<br \/>\nQuelle telefonate che allungano la vita:<br \/>\nLa Voix humaine e The Telephone al Filarmonico<br \/>\nDue rari capolavori del \u2018900 allestiti per la prima volta insieme a Verona: vite appese al filo del telefono nell\u2019intenso monologo di Poulenc e nella commedia di Menotti.<br \/>\nFrancesco Lanzillotta dirige l\u2019Orchestra della Fondazione Arena con Cappiello, Bini e Verna nella nuova produzione firmata da Federica Zagatti Wolf-Ferrari<\/p>\n<p>prima Domenica 28 novembre ore 15.30<br \/>\nMarted\u00ec 30 novembre ore 19.00<br \/>\nGioved\u00ec 2 dicembre ore 20.00<br \/>\nDomenica 5 dicembre ore 15.30<br \/>\nStagione Lirica 2021 &#8211; Teatro Filarmonico<\/p>\n<p>Da sinistra: il direttore Francesco Lanzillotta, un bozzetto scenografico di Maria Spazzi, la regista Federica Zagatti Wolf-Ferrari<\/p>\n<p>Squilla il telefono e si apre il sipario sull\u2019inedito dittico operistico domenica 28 novembre alle 15.30 al Teatro Filarmonico \u2219 Il soprano Lavinia Bini interpreta una donna sconvolta da un doloroso addio nella geniale pi\u00e8ce di Jean Cocteau, gi\u00e0 cavallo di battaglia di artiste come Anna Magnani e Sophia Loren, qui musicata da Francis Poulenc \u2219 Opposta e complementare \u00e8 la breve opera buffa di Gian Carlo Menotti, mai rappresentata a Verona: Lucy e Ben sono Daniela Cappiello e Francesco Verna, alla prese con un esilarante terzo elemento incomodo \u2219 L\u2019Orchestra della Fondazione Arena di Verona \u00e8 diretta dal M\u00b0 Lanzillotta mentre la nuova produzione vede la regia di Federica Zagatti Wolf-Ferrari, le scene di Maria Spazzi, i costumi di Lorena Marin e le luci di Paolo Mazzon.<br \/>\nLa Voix humaine \u00e8 la terza e ultima opera teatrale di Francis Poulenc (1899-1963): dopo la surreale Les Mamelles de Tir\u00e9sias e l\u2019ampio capolavoro Dialogues des Carm\u00e9lites, l\u2019atto unico sulla Voce umana (che traspone quasi integralmente il testo in prosa di Jean Cocteau, 1930) \u00e8 forse anche il suo esperimento formale pi\u00f9 ardito nel genere. In meno di cinquanta minuti di musica, si assiste ad una scena di compattezza e densit\u00e0 drammatica inaudite, dove l\u2019orchestra e il canto sono perfettamente modellati sulla parola recitata, le sue mille sfumature ed il suo significato profondo, talvolta nascosto.<br \/>\nLa vicenda \u00e8 semplice e immediata: nella sua stanza, una giovane donna \u00e8 impegnata in un\u2019unica lunga telefonata, nonostante la linea sia pi\u00f9 volte interrotta e disturbata. A poco a poco il pubblico capisce che all\u2019altro capo del filo si trova un uomo, che non sar\u00e0 mai visto n\u00e9 udito in scena, con cui si sta consumando l\u2019ultima chiamata di addio. Sulla sola interprete femminile in scena (genericamente definita \u201clei\u201d) ricade tutta la responsabilit\u00e0 dell\u2019esecuzione: alla sua voce e alle sue doti attoriali spetta svelare le inquietudini, le menzogne, le preghiere, il pianto, i sorrisi nervosi, la disperazione della protagonista che ha, come unico mezzo per comunicare a distanza il proprio amore, solo la voce umana, mediata dalla cornetta del telefono.<br \/>\nPrima ancora dell\u2019opera di Poulenc (cui arrise un grande successo sin dalla prima nel 1959), la pi\u00e8ce di Cocteau aveva attirato l\u2019interesse di diversi interpreti, arrivando anche a costituire un intero episodio del film L\u2019Amore di Roberto Rossellini, la cui protagonista fu un\u2019intensa Anna Magnani, e quindi diversi omaggi cinematografici recenti, che hanno coinvolto da Sophia Loren a Tilda Swinton, da Madonna ad Almod\u00f3var.<br \/>\nIl soprano toscano Lavinia Bini si cimenta nell\u2019impegnativo atto unico, che ritorna dopo molti anni sul palcoscenico del Teatro Filarmonico nel ruolo che a Verona \u00e8 stato di Magda Olivero (in italiano nel 1988), dame Gwyneth Jones (in scena) e Tiziana Fabbricini (in forma di concerto). Sul podio dell\u2019Orchestra della Fondazione Arena fa il suo gradito ritorno il maestro Francesco Lanzillotta, reduce da quattro anni di successi alla guida dello Sferisterio di Macerata, ugualmente impegnato nell\u2019opera e nel repertorio sinfonico con successo di pubblico e di critica.<br \/>\nDopo l\u2019intervallo i toni si alleggeriscono grazie al breve atto unico di Gian Carlo Menotti (1911-2007), da lui stesso definito opera buffa: The Telephone (1947) guarda scopertamente al genere dell\u2019intermezzo buffo settecentesco ma con la melodia e la scaltrezza dell\u2019uomo del Novecento che conosceva Broadway e i meccanismi della presa sul pubblico. Il malizioso sottotitolo L\u2019Amour \u00e0 trois investe l\u2019apparecchio telefonico di uno scomodo ruolo, quasi un animale domestico che si intromette fra gli amanti, per poi permetterne riconciliazione e (si spera) lieto fine.<br \/>\nIl sipario si apre su Ben, che raggiunge l\u2019amata Lucy per comunicarle qualcosa di importante prima di partire per un viaggio di lavoro. Lucy per\u00f2 \u00e8 sempre al telefono, in una rete di interruzioni e pettegolezzi con invisibili interlocutori, mentre Ben perde la pazienza e il tempo a sua disposizione. Giunta l\u2019ora della partenza, al povero protagonista maschile non resta che parlare con Lucy da una cabina telefonica: grazie all\u2019odiato e indiscreto mezzo pu\u00f2 almeno avere l\u2019attenzione di lei e chiederla in sposa, per il suo ritorno: Lucy dice s\u00ec, con grande gioia di entrambi (finch\u00e9 un nuovo squillo di telefono non li separi).<br \/>\nSensibile librettista e compositore, considerato un reazionario sui generis dalle avanguardie del Secondo Novecento che trovavano spazio al suo lungimirante Festival dei Due Mondi senza mai ricambiarne l\u2019ospitalit\u00e0, Menotti non ha mai goduto di rappresentazioni al Teatro Filarmonico di Verona, se si eccettua un brano dall\u2019opera commissionata dalla NBC Amahl and the night visitors eseguito in un concerto natalizio del 1997. The Telephone \u00e8 quindi una prima assoluta e arriva sul palcoscenico del Filarmonico con il giovane soprano sorrentino Daniela Cappiello (Lucy) e il baritono Francesco Verna (Ben) in una nuova produzione realizzata da un team creativo completamente al femminile: al suo debutto veronese \u00e8 la regista Federica Zagatti Wolf-Ferrari, che si avvale della collaborazione di Maria Spazzi per le scene e di Lorena Marin per i costumi. Le luci sono firmate dall\u2019esperto areniano Paolo Mazzon.<br \/>\n\u00abChiss\u00e0 se Menotti e Poulenc immaginavano che il telefono sarebbe diventato l\u2019oggetto fondamentale nella vita di oggi\u2026 \u2013 osserva il maestro Francesco Lanzillotta, descrivendo i diversi ruoli dell\u2019orchestra nei due titoli \u2013 In Poulenc la partitura scorre come l\u2019acqua di un ruscello, \u00e8 musica raffinata in cui la ricerca di colori significanti pi\u00f9 che di melodie coinvolgenti \u00e8 alla base di una concezione illuminata di grande teatro musicale. Menotti segue il canto con un tappeto di velluto morbido e con\u00a0ironia sottile, la cui apparente semplicit\u00e0 \u00e8 il punto di arrivo di un percorso compositivo complesso, che lavora per sottrazione, eliminando il superfluo, ricordandoci che semplice non significa banale\u00bb.<br \/>\nProprio l\u2019onnipresenza del telefono \u00e8 al centro dello spettacolo pensato dalla regista Federica Zagatti Wolf-Ferrari e lega le due opere come parti di uno stesso arco temporale che tocca diverse generazioni: \u00abIl telefono interrompe, limita, spezza e sbriciola l\u2019attivit\u00e0 della mente in frammenti impossibili da ricomporre: un tempo per la precariet\u00e0 della linea, oggi per la \u201cnecessit\u00e0\u201d dei social di esaurire un argomento in 15 secondi, per passare il pi\u00f9 velocemente possibile ad altro. Oggi come ieri, \u00e8 il telefono a possedere noi, non siamo noi a possedere un telefono. In scena prevale un elevamento: il filo. In Poulenc, come un conto alla rovescia, il filo diventa sempre pi\u00f9 corto, fino a diventare irraggiungibile. In Menotti assistiamo a una moltiplicazione mostruosa e angosciante di fili, simbolo della bulimia comunicativa e dell\u2019iper-connettivit\u00e0 odierna che domina azioni e relazioni, anche quella fra Lucy e Ben\u00bb.<br \/>\n\u00abPrima di presentare il cartellone del 2022 \u2013 conclude Cecilia Gasdia, Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona \u2013 puntiamo i riflettori sull\u2019ultimo titolo della nostra Stagione Lirica 2021: una stagione anomala, che non ha potuto contare su campagne abbonamenti n\u00e9 sulla serenit\u00e0 dei tempi ma che finalmente ha ritrovato il pubblico dal vivo. Sul palcoscenico del Teatro Filarmonico diamo finalmente spazio ad un repertorio tra i meno frequentati a Verona con due vette del teatro musicale del Novecento. Siamo particolarmente contenti di affidare la creazione e la realizzazione di questo nuovo allestimento a nomi nuovi e giovani di talento, anche in scena, sia nella intensissima interpretazione del monologo di Poulenc, sia nel brio dell\u2019opera buffa di Menotti, che qui \u00e8 arricchita di significati, nel rispetto dell\u2019opera originale, con una lettura profonda e davvero contemporanea\u00bb.<br \/>\nDopo la prima di domenica 28 novembre, il dittico telefonico La Voix humaine \u2013 The Telephone va in scena marted\u00ec 30 novembre (alle 19), gioved\u00ec 2 dicembre (alle 20) e domenica 5 dicembre (alle 15.30). I biglietti sono gi\u00e0 in vendita online e presso la Biglietteria centrale, e anche presso la Biglietteria di via Mutilati due ore prima di ogni spettacolo. Per legge, l\u2019accesso e la permanenza in teatro sono consentiti solo indossando la mascherina chirurgica ed esibendo il green pass (ulteriori informazioni disponibili alla pagina web https:\/\/www.arena.it\/it\/teatro-filarmonico\/info-covid).<br \/>\nCon La Voix humaine \u2013 The Telephone continua l\u2019iniziativa Ritorno a Teatro rivolta al mondo della Scuola all\u2019interno della proposta Arena Young 2021: marted\u00ec 30 novembre alle ore 18.00 e gioved\u00ec 2 dicembre alle ore 19.00 gli studenti delle scuole primaria e secondaria, i loro familiari, gli insegnanti, i dirigenti scolastici e il personale ATA potranno assistere allo spettacolo a prezzo speciale: \u20ac 6,00 per gli studenti e \u20ac 12,00 per gli adulti. L\u2019incontro propone un Preludio, momento introduttivo allo spettacolo alla presenza di alcuni dei protagonisti dell\u2019opera. Inoltre Fondazione Arena di Verona apre le porte della sua prova generale alla Scuola, all\u2019Universit\u00e0, al Conservatorio e al Polo Nazionale Artistico VAO per una speciale Anteprima giovani pomeridiana venerd\u00ec 26 novembre (informazioni e prenotazioni a scuola@arenadiverona.it).<\/p>\n<p>Fondazione Arena \u00e8 orgogliosa di riaprire allo spettacolo dal vivo e ringrazia gli sponsor ufficiali della Stagione Artistica 2021: Banco BPM e METINVEST. Banco BPM da dodici anni con il suo sostegno consente di offrire alla citt\u00e0 occasioni di cultura e svago; sostenere la Fondazione Arena, significa infatti dare continuit\u00e0 alle proprie radici solidaristiche e promuovere la cultura in tutte le sue espressioni. Anche quest\u2019anno ha scelto di essere al fianco di Fondazione Arena il gruppo METINVEST, multinazionale del settore minerario e dell\u2019acciaio, che, attraverso la sua controllata Ferriera Valsider, sostiene la programmazione artistica del Teatro Filarmonico.<\/p>\n<p>Informazioni<br \/>\nUfficio Stampa Fondazione Arena di Verona<br \/>\nVia Roma 7\/D, 37121 Verona<br \/>\nTel. (+39) 045 805.1861-1905-1891-1939<br \/>\nufficio.stampa@arenadiverona.it \u2013 www.arena.it<\/p>\n<p>Biglietteria Arena di Verona<br \/>\nVia Dietro Anfiteatro 6\/b, 37121 Verona<br \/>\nTel. 045 596517 &#8211; Fax 045 8013287<br \/>\nCall center (+39) 045 8005151<br \/>\nOrari da luned\u00ec a venerd\u00ec 10:30-16:00<br \/>\nsabato 09:15-12:45<\/p>\n<p>Biglietteria Teatro Filarmonico<br \/>\nVia dei Mutilati 4\/k, 37121 Verona<br \/>\nTel. 045 8002880 &#8211; Fax 045 8013266<br \/>\nApertura due ore prima dello spettacolo<\/p>\n<p>biglietteria@arenadiverona.it \u2013 www.arena.it<br \/>\nPunti di prevendita Geticket<\/p>\n<p>Prezzi biglietti STAGIONE LIRICA per chi non fosse gi\u00e0 in possesso di un voucher relativo alla Stagione 2020<br \/>\nPLATEA 1^ GALLERIA 2^ GALLERIA<br \/>\nINTERO \u20ac 64,00 \u20ac 41,00 \u20ac 30,00<br \/>\nRIDOTTO \u20ac 54,00 \u20ac 34,00 \u20ac 25,00<br \/>\nRIDOTTO OVER 65 \u20ac 44,00 \u20ac 28,00 \u20ac 20,00<br \/>\nRIDOTTO UNDER 30 \u20ac 24,00 \u20ac 15,00 \u20ac 11,00<br \/>\nDomenica 28 novembre ore 15:30<br \/>\nMarted\u00ec 30 novembre ore 19:00<br \/>\nGioved\u00ec 2 dicembre ore 20:00<br \/>\nDomenica 5 dicembre ore 15:30<br \/>\nTeatro Filarmonico<\/p>\n<p>La Voix humaine<br \/>\ndi Francis Poulenc<br \/>\nTragedia lirica in un atto<br \/>\nsu libretto proprio dall\u2019omonima pi\u00e8ce di Jean Cocteau<\/p>\n<p>Personaggi e interpreti<br \/>\nElle Lavinia Bini<\/p>\n<p>The Telephone<br \/>\nor L\u2019Amour \u00e0 trois<br \/>\nOpera buffa in un atto<br \/>\nTesto e musica di Gian Carlo Menotti<\/p>\n<p>Personaggi e interpreti<br \/>\nLucy Daniela Cappiello<br \/>\nBen Francesco Verna<\/p>\n<p>Direttore Francesco Lanzillotta<\/p>\n<p>Regia Federica Zagatti Wolf-Ferrari<br \/>\nScene Maria Spazzi<br \/>\nAssistente alle scene Marina Conti<br \/>\nCostumi Lorena Marin<br \/>\nLuci Paolo Mazzon<\/p>\n<p>Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona<\/p>\n<p>ORCHESTRA E TECNICI DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA<br \/>\nDirettore allestimenti scenici Michele Olcese<\/p>\n<p>Lo spettacolo viene eseguito con un intervallo.<br \/>\nDurata: La Voix humaine 50\u2019 circa \u2013 intervallo \u2013 The Telephone 25\u2019 circa.<\/p>\n<p>LA VOIX HUMAINE \u2013 THE TELEPHONE | Note di regia<\/p>\n<p>\u00c8 una storia di fili spezzati quella che scenicamente racconto. Si sviluppa lungo una linea del tempo di cui vediamo i due poli: il 1930 del monologo di Cocteau, quando i fili telefonici cominciano ad avvinghiarsi attorno alle relazioni umane, e l\u2019oggi, anno e giorno della rappresentazione, in diretta. Ad essere spezzati non sono solo i fili, lo sono anche i pensieri, poich\u00e9 ogni discorso interrotto \u00e8 un ragionamento che non ha avuto il tempo di evolversi, rimanendo allo stadio primitivo.<\/p>\n<p>Ascoltando The Telephone, si viene investiti da una sensazione disorientante, vicina alla preveggenza. La sensazione \u00e8 che Menotti conoscesse gli smartphone gi\u00e0 sessant\u2019anni fa e ne comprendesse appieno il potere ipnotico, quasi avesse sbirciato nel futuro. L\u2019opera ci arriva, oggi, come l\u2019avvertimento in musica di un pericolo che gi\u00e0 La Voix Humaine, trent\u2019anni prima, aveva intuito. Ma allora: il telefono, nato per unire due voci lontane, \u00e8 sempre stato in realt\u00e0 uno strumento di divisione e di alienazione? La mia ricerca, partita da questo dubbio, mi ha portata ad addentrarmi nella storia della comunicazione telefonica. Vi ho trovato le conferme che cercavo e che sintetizzo con un articolo apparso nel 1892 su \u201cIl Mattino\u201d: \u201c[le telefoniste] vivono in un continuo squillare, che interrompe ogni loro pensiero, ogni loro discorso. [Il loro] \u00e8 un lavoro cretinizzante, \u00e8 la via a tutte le infermit\u00e0 dei centri nervosi, \u00e8 il cammino certo a tutti quei paurosi disturbi che avvelenano e abbreviano l\u2019esistenza\u201d. Trovo ulteriore conferma sul pericolo di un mezzo che \u201cspezza i pensieri\u201d scoprendo che, negli anni \u201920, le lesioni nervose erano tra le malattie pi\u00f9 riscontrate tra le addette alla commutazione.<br \/>\nPoulenc rende magistralmente l\u2019impossibilit\u00e0 di portare a termine i pensieri, attraverso temi continuamente interrotti e un canto che, non a caso, non \u00e8 mai sviluppato, se non nell\u2019unica aria di Elle. Che il telefono (o l\u2019evoluzione di esso) interrompa, spezzi, limiti e sbricioli l\u2019attivit\u00e0 della mente in frammenti impossibili da ricomporre trova un attualissimo riscontro nelle \u201cstorie\u201d dei social network, che sintetizzano il nuovo modo di appropriarsi della realt\u00e0: esaurire un argomento in meno di 15 secondi, per passare il pi\u00f9 velocemente possibile ad altro. Che sia per moda (oggi) o per precariet\u00e0 della linea (ieri) la comunicazione mediata dal telefono \u00e8 sempre e comunque frammentata, per cui non si pu\u00f2 dire vi sia stato un cambiamento sostanziale nel nostro rapporto con lui, semmai un aggravamento del rischio alienante, generato dall\u2019avergli lasciato piena libert\u00e0 di espansione. Che sia il 1930 di Cocteau, il 1947 di Menotti, il 1959 di Poulenc o il 2021 di tutti noi, \u00e8 il telefono a possedere noi, non siamo noi a possedere un telefono. \u00c8 innegabile che, per quanto ci illudiamo di poterle padroneggiare, le macchine evolvano con una rapidit\u00e0 non compatibile con la lentezza fisiologica umana, che non \u00e8 solo un fatto biologico, riguarda il nostro modo di interpretare la realt\u00e0, la nostra cultura. L\u2019uomo vive dentro la storia, ponendosi in relazione con essa e come prodotto di essa. La tecnologia, al contrario, cancella rapidamente ci\u00f2 che \u00e8, per essere subito qualcos\u2019altro. L\u2019unico modo che ha la tecnologia per progredire \u00e8 radere al suolo il suo passato, farlo sparire. Questa riflessione mi ha portata a sentire l\u2019esigenza di uno spazio scenico unico, come sintesi di passato e presente. La stanza \u00e8 la stessa &#8211; di Elle prima, di Lucy poi \u2013 ed \u00e8 il tempo a essere mutato, agendo sulla scena per sottrazione: nel progredire, il tempo non aggiunge nulla, anzi, toglie. L\u2019arredo, che ne La Voix Humaine ha le linee dell\u2019epoca e porta in s\u00e9 la traccia di mani artigiane, in The Telephone si riduce a degli scatoloni in serie. Non ha importanza sapere se quegli scatoloni stiano nascondendo i mobili di un tempo, se custodiscano merce ordinata online o se siano vuoti. Comunque li si immagini, sono l\u00ec a cancellare la storia, ad annientare il contesto, a svuotare di contenuto. Proprio come svuotate di contenuto sono le telefonate di Lucy, contrariamente a quelle di Elle.<br \/>\nLa scena disegnata da Maria Spazzi \u00e8 immobile, concreta e materica, ma fortemente simbolica perch\u00e9 sospesa in uno spazio indefinito e incolore: lo spazio dell\u2019assenza. Vi prevale un elemento scenografico dominante: il filo. Ne La Voix Humaine, un unico, interminabile filo, come un tentacolo che attraversa la stanza, si snoda tra il mobilio e attorno alla protagonista. \u00c8 un filo a tempo, ha una durata limitata, scandisce il trascorrere incessante e spietato dei minuti che restano. Come un conto alla rovescia, il filo diventa sempre pi\u00f9 corto, fino a diventare irraggiungibile. In The Telephone, se sul piano dell\u2019azione racconto un impoverimento, attorno a questa mostro una moltiplicazione mostruosa e angosciante di fili, perch\u00e9 a essersi moltiplicata oggi \u00e8 la bulimia comunicativa, l\u2019iperconnettivit\u00e0 che domina azioni e relazioni. Quell\u2019unico filo della prima scena, sottovalutato nella sua potenza, si replica quindi in una foresta di fili spezzati, che invade progressivamente la scena. Miriadi di tentacoli entrano nello spazio intimo della coppia, portandola a perdersi in una rete nebulosa, vaga, nella quale non \u00e8 pi\u00f9 possibile sviluppare il dialogo, approfondire. Lucy vive beatamente in una trappola e ci trascina dentro anche Ben, che \u00e8 meno beato ma non ha armi per evitarla. Il rosso \u00e8 l\u2019unico punto di colore ad occupare la scena e anch\u2019esso si moltiplica da un\u2019opera all\u2019altra, come trasformando un film in bianco e nero in un film a un solo colore: l\u2019unico possibile. Il rosso fa la sua apparizione ne La Voix Humaine, quando crollano definitivamente le menzogne e con esse la speranza. \u00c8 l\u00ec che Elle si dissangua, come se non riuscisse pi\u00f9 a tenere chiusi i lembi della sua ferita. Lucy e Ben, che abitano la stessa casa tre generazioni dopo, si ritrovano a convivere con quella macchia rossa, senza farci caso, incapaci di vedere ci\u00f2 che \u00e8 stato prima di loro. Anche i costumi di Lorena Marin sono traccia dello stesso svuotamento, avvenuto nel passaggio temporale tra una storia e l\u2019altra, cui corrisponde l\u2019annullamento di un\u2019identit\u00e0 stilistica propria, rimpiazzata dall\u2019accondiscendenza ai modelli imposti dagli influencer.<br \/>\nLa Voix Humaine e The Telephone sono senza dubbio anche due storie di dipendenza. Apparentemente, la prima \u00e8 drammatica, la seconda comica. Se non ci si lascia confondere dal brio dei temi musicali e del libretto, si scopre che il vero dramma lo ha scritto Menotti, mettendoci di fronte a un\u2019opera solo in apparenza superficiale. Per Elle esiste s\u00ec solo il telefono, ma anche la voce (umana, appunto) che esso restituisce. Sebbene sia totalmente dipendente dal filo telefonico, che \u00e8 anche filo di speranza, al quale si aggrappa disperatamente, Elle \u00e8 lucidamente in grado di definirlo \u201cun\u2019arma spaventosa\u201d. Lucy, pi\u00f9 disumanizzata, non ha la stessa consapevolezza e questo rende la sua dipendenza un limite molto pi\u00f9 spaventoso. Quello di The Telephone \u00e8 il dramma nostro, non un fatto letterario, non inventato e non limitato a una storia intima come ne La Voix Humaine. \u00c8 reale e verificabile da chiunque, in diretta. La priorit\u00e0 di Lucy non \u00e8 mai l\u2019essere umano che ha di fronte e che resta tragicamente invisibile se non telefona. Per essere visto dall\u2019amata, Ben pu\u00f2 solo apparire al telefono, l\u2019unico mezzo che Lucy conosce per porsi in relazione con gli altri. Anche Elle \u00e8 una donna con molti limiti, ma sono i limiti dell\u2019umano, quelli che la macchina non ha. In lei si avverte uno spessore fatto di carne e verit\u00e0, che ha la consistenza di un dolore universale e noto, quello del lutto amoroso, noto perch\u00e9 umano. Elle \u00e8 una donna che pu\u00f2 ancora soffrire, in Lucy invece c\u2019\u00e8 assenza di tormento perch\u00e9 a essere assenti sono i contenuti. Non pu\u00f2 che essere cos\u00ec dopo 91 anni di pensieri interrotti.<br \/>\nFulcro del dittico, il telefono \u00e8 il regista, il deus ex machina, che in realt\u00e0 \u00e8 macchina. Nella sua apparente immobilit\u00e0, esso muove e spezza i fili dei suoi burattini, domina le relazioni tra i personaggi, conosce i copioni. La firma \u00e8 sua.<\/p>\n<p>Federica Zagatti Wolf-Ferrari.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/bozzetto-LA-VOIX-HUMAINE-Maria-Spazzi.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-18370\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/bozzetto-LA-VOIX-HUMAINE-Maria-Spazzi.jpg\" alt=\"\" width=\"2711\" height=\"3881\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/bozzetto-LA-VOIX-HUMAINE-Maria-Spazzi.jpg 2711w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/bozzetto-LA-VOIX-HUMAINE-Maria-Spazzi-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/bozzetto-LA-VOIX-HUMAINE-Maria-Spazzi-768x1099.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/bozzetto-LA-VOIX-HUMAINE-Maria-Spazzi-715x1024.jpg 715w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/bozzetto-LA-VOIX-HUMAINE-Maria-Spazzi-105x150.jpg 105w\" sizes=\"(max-width: 2711px) 100vw, 2711px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yo.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-18372\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yo.jpg\" alt=\"\" width=\"846\" height=\"1199\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yo.jpg 846w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yo-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yo-768x1088.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yo-723x1024.jpg 723w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yo-106x150.jpg 106w\" sizes=\"(max-width: 846px) 100vw, 846px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ufficio Stampa 18\/11\/2021 Ultimo appuntamento per la Stagione Lirica 2021 con due brevi opere in un\u2019unica serata Quelle telefonate che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-18369","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18369","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18369"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18369\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18369"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18369"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18369"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}