{"id":18431,"date":"2021-11-21T22:27:38","date_gmt":"2021-11-21T22:27:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=18431"},"modified":"2021-11-22T10:17:12","modified_gmt":"2021-11-22T10:17:12","slug":"assergi-e-la-regina-dungheria-tra-storia-e-leggenda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=18431","title":{"rendered":"ASSERGI E LA REGINA D\u2019UNGHERIA &#8211; TRA STORIA E LEGGENDA"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-18431 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=18432'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/SANTA-ELISABETTA-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=18433'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/SAN-FRANCESCO-E-SANTA-CHIARA-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=18434'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/STATUA-LIGNEA-DI-ASSERGI-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><b>ASSERGI E LA REGINA D\u2019UNGHERIA (TRA STORIA E LEGGENDA)<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"> di <\/span><span style=\"font-size: large;\"><b>Giuseppe Lalli<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019AQUILA &#8211; Il 17 novembre\u00a0 la Chiesa Cattolica fa memoria di<b> Santa Elisabetta d\u2019Ungheria<\/b>. Si tratta di una delle figure pi\u00f9 affascinanti del medioevo cristiano. Ad <b>Assergi<\/b> (L\u2019Aquila), paese abbarbicato sulle pendici meridionali del <b>Gran Sasso d\u2019Italia<\/b> dove lo scrivente \u00e8 nato e cresciuto, nella vetusta cripta sotterranea della bellissima chiesa parrocchiale si ammira una gotica statua lignea raffigurante una misteriosa donna coronata, dolcemente sdraiata sopra il coperchio di una cassapanca contenente le reliquie di <b>San Franco<\/b>, il principale protettore dell\u2019antico borgo. Il viso della statua presenta lineamenti assai raffinati e un garbo espressivo di rara bellezza, frutto maturo, quanto a stile, di quella scuola che, denominata \u201c<i>\u00cele de France<\/i>\u201d, prende il nome dalla regione francese da cui ha avuto origine. Si tratta, con tutta probabilit\u00e0, di un pezzo di una Nativit\u00e0 raffigurante la Vergine dopo il parto, ma da sempre la voce popolare la identifica non nella regina del Cielo ma in una regina della terra: Santa Elisabetta d\u2019Ungheria.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una secolare leggenda vuole inoltre che la santa ungherese, quando era ancora in vita, per grazia ricevuta abbia fatto dono alla chiesa di <b>Assergi<\/b> di una quantit\u00e0 di argento necessaria a fabbricare l\u2019urna che avrebbe dovuto accogliere le ossa di <b>San Franco<\/b>, la cui fama di santit\u00e0 sarebbe stata nota alla grande principessa. Da qui la statua, fatta fare dagli abitanti del borgo in segno di devozione e di riconoscenza. Le donne anziane del paese, come lo scrivente udiva quando era ragazzo, con la certezza che dava loro una notizia a lungo tramandata, indicando la singolare figura, sempre ripetevano all\u2019ignaro visitatore: \u201c\u00c8 Santa Elisabetta, la regina d\u2019Ungheria!\u201d, e pronunciavano il nome con una inflessione della voce da cui traspariva rispetto e ammirazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Don<b> Demetrio Gianfrancesco <\/b>(1922-2004), sacerdote e storico che di <b>Assergi<\/b> fu parroco dal 1954 al 1976, nel suo libro ci ricorda che una \u201c<b>Santa Elisabetta<\/b>\u201d figurava alla fine del XVII secolo in una parete affrescata dell\u2019antica e da tempo diruta chiesa rupestre assergese di \u201cSanta Maria della Croce\u201d (D. Gianfrancesco, <i>Assergi e S. Franco<\/i>, Roma 1980, p. 238). Ma chi era questa donna dalla vita a dir poco fiabesca la cui fama attraversa i secoli e non accenna a scemare?<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Elisabetta<\/b> nacque nel 1207 (il luogo preciso della nascita \u00e8 tuttora incerto). Suo padre era <b>Andrea II <\/b>(1177-1235), potente sovrano d\u2019Ungheria che per rafforzare i suoi legami politici aveva sposato la contessa tedesca <b>Gertrude di Andechs-Merania <\/b>(1185-1213), sorella di <b>Santa Edvige <\/b>(1174-1243), consorte del duca di Slesia. Elisabetta visse alla corte ungherese insieme ai suoi fratelli solo i primi quattro anni della sua infanzia. Era di carattere assai vivace, prediligeva la musica e la danza e si mostrava sempre premurosa nei confronti dei poveri, per i quali aveva non solo doni ma anche parole e gesti affettuosi.<\/p>\n<p align=\"justify\">La sua fanciullezza trascorse felice, fino a quando dalla lontana terra di Turingia, nella Germania centrale, vennero dei cavalieri per portarla via, dal momento che il padre l\u2019aveva destinata ad essere sposa del figlio del langravio di Turingia (in et\u00e0 medievale, in Germania \u2018langravio\u2019 era titolo nobiliare attribuito a feudatari di particolare importanza), il conte <b>Hermann<\/b>, (ca. 1155-1217), uomo assai ricco e potente che in quell\u2019inizio del XIII secolo aveva fatto del suo castello uno dei pi\u00f9 rinomati centri di cultura in Europa. Il fidanzamento del figlio <b>Ludovico<\/b> (1200-1227) con la principessa ungherese portava lustro al suo feudo, oltre ad una ricca dote. <b>Elisabetta<\/b> lasci\u00f2 la sua patria con un nutrito seguito, di cui facevano parte due ancelle che le rimarranno sempre fedeli e che saranno le migliori testimoni, dopo la sua morte, delle sue virt\u00f9 eroiche.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo un lungo viaggio giunsero a <b>Eisenach<\/b>, per salire alla fortezza di Wartburg, un massiccio castello sopra la citt\u00e0 dove fu celebrata la festa del fidanzamento tra i due nobili rampolli. Dopo il matrimonio, avvenuto quando Elisabetta aveva solo quindici anni, mentre <b>Ludovico<\/b> imparava il mestiere delle armi, la sua giovane consorte e le sue dame di compagnia, oltre ad apprendere la letteratura e l\u2019arte del ricamo, studiavano la lingua tedesca, quella francese e quella latina. Nonostante si fosse trattato di un matrimonio combinato dalle loro famiglie per motivi di prestigio e di potere, secondo il costume in vigore in quel tempo nelle classi gentilizie e massimamente in quelle governanti, tra i due giovani nacque e si consolid\u00f2 un amore sincero, alimentato ogni giorno da un intenso sentimento cristiano.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Ludovico<\/b>, dopo la morte del padre, alla giovane et\u00e0 di diciotto anni, prese a regnare sulla Turingia. Elisabetta fu presto fatta segno a qualche sommessa critica, giacch\u00e9 il suo stile di vita non corrispondeva esattamente ai modelli di comportamento in auge al tempo nelle corti. Profondamente sensibile qual era al richiamo evangelico, cominci\u00f2 ad avvertire nel suo animo un contrasto sempre pi\u00f9 stridente tra il suo ideale di vita e la pratica quotidiana del governo. Aveva sempre verso i sudditi lo stesso tratto che aveva nei confronti di Dio, essendo convinta che l\u2019esercizio dell\u2019autorit\u00e0, ad ogni livello, dovesse essere vissuto come servizio alla giustizia e alla carit\u00e0, nella costante ricerca del bene comune. Aliena da ogni compromesso, mal sopportava i soprusi e le ingiustizie commessi a danno dei poveri. Un giorno, come ebbero poi a riferire le sue ancelle, entrando in chiesa nella festa dell\u2019Assunzione, si tolse la corona da regina che indossava e la depose ai piedi di una croce. Alla suocera che le rimproverava l\u2019inusuale gesto rispose: \u201cCome posso io, creatura miserabile, continuare ad indossare una corona di dignit\u00e0 terrena, quando vedo il mio Re Ges\u00f9 Cristo coronato di spine?\u201d<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Elisabetta<\/b> praticava quotidianamente le opere di misericordia: dava da bere e da mangiare ai poveri che bussavano alla porta del suo castello, procurava loro i vestiti, pagava i debiti di chi non aveva il denaro sufficiente, si prendeva amorevole cura degli infermi e seppelliva piamente i morti. Uscendo dalla sua sontuosa dimora, si recava spesso con le sue ancelle a visitare i poveri nei loro miseri tuguri, portando loro pane, carne, farina e ogni genere di alimenti. \u00c8 in questo contesto di radicalit\u00e0 evangelica che si colloca il miracolo del pane trasformato in rose: mentre Elisabetta andava per strada recando nel suo grembiule del pane da dare ai poveri, s\u2019imbatt\u00e9 nel marito, che le domand\u00f2 che cosa tenesse nel grembiule. Essa lo apr\u00ec e, al posto del pane, comparvero delle magnifiche rose, simbolo di carit\u00e0 che ricorre spesso nelle raffigurazioni della santa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il suo matrimonio, come dianzi accennato, fu dei pi\u00f9 felici. Ma l\u2019attendeva una grande avversit\u00e0. <b>Ludovico<\/b> (che succedendo al defunto padre era divenuto Ludovico IV) nel giugno del 1227, in omaggio a quella che era una tradizione per i sovrani della Turingia, volle partecipare alla VI crociata, indetta da papa <b>Gregorio IX <\/b>(1170 ca-1241) con l\u2019assenso dell\u2019imperatore <b>Federico II<\/b> (1194-1250). Ma la febbre decim\u00f2 le truppe che si apprestavano a partire per la Terra Santa e lo stesso Ludovico, ammalatosi mentre si accingeva a imbarcarsi ad <b>Otranto<\/b>, mor\u00ec nel settembre del 1227, a soli 27 anni. Elisabetta, appresa la tristissima notizia e rimastane atterrita, dapprima si ritir\u00f2 in solitudine; poi, fortificata dalla preghiera e consolata dalla speranza di riabbracciare l\u2019amato consorte in Cielo, prese ad occuparsi degli affari di stato. Senonch\u00e9, un\u2019altra dura prova l\u2019attendeva. Suo cognato, usurpando il governo della Turingia, si proclam\u00f2 il vero erede del fratello morto e accus\u00f2 la vedova di essere solo una donnetta pia e incompetente nell\u2019arte del governo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Scacciata insieme ai suoi figli dal castello che l\u2019aveva vista sposa felice, privata della sua regalit\u00e0 terrena, essa si rivest\u00ec di un\u2019altra immarcescibile regalit\u00e0, quella del Cristo crocefisso, e lo fece abbracciando la spiritualit\u00e0 di <b>San Francesco d\u2019Assisi<\/b> (1181\/82-1226), divenendo <i>terziaria<\/i>, entrando cio\u00e8 a far parte di quell\u2019ordine francescano secolare che il genio del fondatore aveva previsto per tutti coloro che, pur rimanendo nel mondo e non facendo alcuna particolare professione religiosa, avessero voluto adottare nel loro cammino di perfezione cristiana lo stile del Poverello d\u2019Assisi, formando cos\u00ec un\u2019avanguardia cosciente di quell\u2019immenso esercito senza armi che attraverso i secoli ha costituito la spina dorsale del cattolicesimo popolare. Da uno di quei Frati Minori che gi\u00e0 dal 1222 si erano diffusi in <b>Turingia<\/b> essa aveva appreso la vicenda di quel giovane figlio di un ricco mercante che aveva sposato \u201cMadonna Povert\u00e0\u201d e di quella nobile fanciulla, <b>Chiara d\u2019Assisi <\/b>(1194-1253), che aveva radunato attorno a s\u00e9 tante ragazze assetate di assoluto, ci\u00f2 da cui la vocazione alla santit\u00e0 di <b>Elisabetta<\/b> aveva ricevuto ulteriore conferma e pi\u00f9 forte entusiasmo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Peregrinando attraverso i villaggi della sua terra in compagnia delle sue fide ancelle diventate ormai amiche e compagne d\u2019avventura, e dopo aver ricoverato i suoi bambini in casa di amici del marito, Elisabetta, dimentica di essere stata una regina, prese a lavorare dovunque venisse accolta, assistendo i malati e tutto sopportando con grande pazienza e immensa fede. Essendo stata poi stata riabilitata per iniziativa di alcuni parenti che consideravano illegittimo il governo di suo cognato, le fecero ottenere un reddito col quale fu in grado di ritirarsi a <b>Marburgo<\/b>, nel castello di famiglia, dove abitava anche il suo direttore spirituale, il frate minore padre Corrado, e dove il venerd\u00ec santo del 1228, quando aveva solo 21 anni di et\u00e0 ma gi\u00e0 molta esperienza di vita alle spalle, alla presenza di alcuni frati e familiari, fece atto di rinuncia \u201calla propria volont\u00e0 e a tutte le vanit\u00e0 del mondo\u201d, come si legge in una lettera spedita da padre Corrado a Gregorio IX, il papa che nel 1235, a pochi anni dalla sua morte, l\u2019avrebbe elevata agli onori degli altari.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Elisabetta<\/b> trascorse gli ultimi tre anni della sua vita a <b>Marburgo<\/b>, nell\u2019ospedale da lei fondato, di cui fu direttrice e ultima tra le infermiere, animatrice carismatica e infaticabile inserviente, svolgendo i servizi pi\u00f9 umili e curando i malati pi\u00f9 ripugnanti alla vista, quelli che nessuna infermiera aveva il coraggio di assistere e nei quali essa vedeva il volto di Ges\u00f9 sofferente. Nel novembre del 1231, colpita da forti febbri, dopo una decina di giorni di malattia, chiese di poter rimanere da sola con Dio, e nella notte del 17 novembre si addorment\u00f2 dolcemente nel Signore. Sembra una bella favola, e invece \u00e8 un pezzo di storia vera di quel medioevo dalle forti tinte, sanguigno e luminoso a un tempo.<\/p>\n<p align=\"justify\">C\u2019\u00e8 ragione di credere che i nomi di \u201cElisabetta\u201d, \u201cBetta\u201d, \u201cBetty\u201d, nascano tutti dall\u2019immensa popolarit\u00e0 di questa gigantessa della piet\u00e0 cristiana, la cui fama si diffuse assai presto in tutta l\u2019Europa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per tornare alla devozione degli assergesi per questa originale sovrana che avrebbe donato alla comunit\u00e0 dell\u2019argento per far realizzare un\u2019artistica cassa in cui riporre le spoglie mortali di <b>San Franco<\/b>, c\u2019\u00e8 da osservare che il racconto, pur suscitando forti perplessit\u00e0 in ordine alla sua fondatezza storica (come poteva <b>Elisabetta<\/b>, che non risulta aver mai visitato l\u2019Italia, essere venuta a conoscenza di un eremita suo coevo che viveva o che era morto da poco in una sperduta spelonca dell\u2019Appennino abruzzese? Ma, soprattutto, perch\u00e9 mai l\u2019urna d\u2019argento fu realizzata nel 1480-81, come risulta da documento inoppugnabile, a ben 250 anni di distanza dalla presunta donazione?) spiega il grande prestigio di cui godette nei secoli passati presso il popolo cristiano questa giovane e singolare santa della carit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019improbabile storia dimostra, in ogni caso, quanto sia pervasiva e contagiosa la carit\u00e0, quanta ammirazione desti in ogni tempo e in ogni luogo la pratica di questa virt\u00f9 teologale, la sola che rimarr\u00e0 attuale nell\u2019avvento del regno di Cristo, quando le altre due virt\u00f9, la fede e la speranza, saranno superate, come insegna l\u2019apostolo Paolo. La leggenda assergese, se non \u00e8 documento storico, \u00e8 pur sempre testimonianza delle ragioni del cuore, legame misterioso con quella comunione dei santi che attraversa come un fiume carsico tutta la storia dell\u2019Europa cristiana, dall\u2019Irlanda alla Sicilia, da Lisbona a San Pietroburgo. \u00c8 storia che si ammanta di poesia, \u00e8 colore attinto alla grande tavolozza dell\u2019anima cristiana. Forse gli assergesi delle passate stagioni della storia, con quella felice intuizione che ha spesso accompagnato il popolo cristiano attraverso i secoli e che \u00e8 istinto infallibile (ci\u00f2 che la sapienza cattolica chiama \u201c<i>sensum fidei<\/i>\u201d), hanno voluto a loro modo rendere omaggio alla straordinaria testimonianza cristiana di una donna fuori del comune, immortalata nelle tele di tanti pittori, in Italia e in Europa: vero capolavoro della Grazia Divina da riproporre a un continente che sembra aver smarrito la sua vera anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; ASSERGI E LA REGINA D\u2019UNGHERIA (TRA STORIA E LEGGENDA) di Giuseppe Lalli L\u2019AQUILA &#8211; Il 17 novembre\u00a0 la Chiesa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,42],"tags":[],"class_list":["post-18431","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-religion"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18431","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18431"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18431\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18431"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18431"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18431"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}