{"id":19151,"date":"2021-12-16T19:09:45","date_gmt":"2021-12-16T19:09:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=19151"},"modified":"2021-12-16T19:09:45","modified_gmt":"2021-12-16T19:09:45","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-1165","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=19151","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ghjk-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-19152\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ghjk-1.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ghjk-1.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/ghjk-1-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Teatro di San Carlo<\/p>\n<p>Concerto di Natale:<br \/>\nJuraj Val\u010duha dirige Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo<br \/>\nSolista il soprano Lauren Michelle<\/p>\n<p>Sabato 18 Dicembre 2021 ore 19:00.<\/p>\n<p>Sabato 18 dicembre 2021 alle 19 al Teatro di San Carlo torna il tradizionale Concerto di Natale in occasione delle imminenti festivit\u00e0 natalizie.<br \/>\nJuraj Val\u010duha, diriger\u00e0 Orchestra e Coro del Massimo napoletano in un programma dal fil rouge neoclassico che include la Suite n.1 dal balletto Cenerentola Op.107di Sergej Prokof\u2019ev, Ma m\u00e8re l\u2019oye, di Maurice Ravel e Gloria in Sol maggiore per soprano, coro e orchestra di Francis Poulenc.<br \/>\nMaestro del Coro \u00e8 Jos\u00e9 Luis Basso mentre il soprano solista \u00e8 la statunitense Lauren Michelle, al suo debutto al San Carlo.<br \/>\nMichelle, nata a Los Angeles, si \u00e8 laureata alla University of California (UCLA) nella sua citt\u00e0 e alla Juillard School di New York. Ha vinto pi\u00f9 di quindici concorsi internazionali, tra cui la BBC Cardiff Singer of the World Competition. Il suo debutto \u00e8 avvenuto in Italia, nella commedia musicale Mozart di Reynaldo Hahn, diretta da Francesco Maria Colombo al Teatro Dal Verme di Milano e poco dopo \u00e8 stata Lauretta nel Gianni Schicchi al Teatro Romano di Fiesole: \u00e8 cos\u00ec iniziata una brillante carriera che l\u2019ha portata a cantare in teatri prestigiosi quali la Staatsoper di Vienna, la Royal Opera House Covent Garden di Londra, la Welsh National Opera di Cardiff, l\u2019Opera Theatre di Saint Louis e la Washington National Opera. Ha cantato la Petite messe solennelle di Rossini con i Berliner Philharmoniker diretti da Marc Minkowski e nell\u2019Elektra di Richard Strauss diretta da Mikko Frank in forma concertante alla Philharmonie di Parigi. Si \u00e8 esibita alla Carnegie Hall di New York, al Bunka Kaikan di Tokyo, alla Osawa Hall con direttori d\u2019orchestra del come Michele Mariotti, Placido Domingo, Seiji Osawa.<\/p>\n<p>Dalla guida all\u2019ascolto di Lorenzo Mattei<br \/>\nnel programma di sala del concerto del 18 dicembre 2021:<\/p>\n<p>Neoclassicismo \u00e8 un termine che viene abbinato all\u2019estetica di Winckelmann e all\u2019arte di Piranesi o di Canova ma, a ben vedere, tutto ci\u00f2 che in qualche misura ricrea un ideale di \u201cclassicit\u00e0\u201d, remoto o recente che sia, pu\u00f2 definirsi tale. Molti compositori nella prima met\u00e0 del Novecento hanno assunto una poetica \u201cneoclassica\u201d attraverso varie forme di recupero e di riutilizzo di \u201cclassicismi\u201d, ora seriose, ora divertite e ironiche. Questo sguardo neoclassico costituisce il fil rouge che pu\u00f2 legare i tre brani in programma.<br \/>\nMa M\u00e8re l\u2019Oye<br \/>\nNel 1908 Maurice Ravel compone una suite di brevi pezzi per pianoforte a quattro mani, Ma M\u00e8re l\u2019Oye, ispirata alle illustrazioni d\u2019un libro di fiabe, dedicandola ai figli dei suoi intimi amici Ida e Cipa Godebski. Partito da una committenza domestica e affettiva, Ravel con questo lavoro intendeva omaggiare il mondo dell\u2019infanzia &#8211; come avevano fatto Faur\u00e9 con Dolly (1894) e Debussy con Children\u2019s Corner (1908) &#8211; attraverso la fiaba di tradizione francese barocca, esemplata da Charles Perrault (1628-1703), Madame d\u2019Aulnoy (1650-1705) e Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1711-1780). Non paia ozioso aver scritto gli anni di nascita e morte di questi autori: l\u2019et\u00e0 dell\u2019Arcadia e delle galanterie settecentesche per Ravel, come anche per Debussy e per decine di compositori francesi sospesi tra decadentismo e avanguardia, rappresent\u00f2 un \u201caltrove\u201d da rievocare, stilizzandolo, per riversarvi quanto di pi\u00f9 raffinato offrivano le nuove tecniche basate sui parametri del timbro e dell\u2019armonia. Non a caso Ma M\u00e8re l\u2019Oye dopo quattro anni dalla sua primigenia ideazione fu mutata da Ravel in balletto, con una trascrizione per piccola orchestra, per divenire infine una suite orchestrale da concerto dove l\u2019autore fu libero di dare il massimo sviluppo alle sperimentazioni timbriche gi\u00e0 presenti in nuce sui tasti neri e bianchi del pianoforte. L\u2019apparente semplicit\u00e0, pensata per le capacit\u00e0 performative dei giovanissimi dedicatari (che peraltro non ne furono i primi esecutori pubblici, sostituiti da Jeanne Leleu e Genevi\u00e8ve Duronyy), costituisce una consapevole sottrazione di \u201cpeso\u201d e una ricerca di pura linearit\u00e0, cos\u00ec tipica della coeva poetica neoclassica. Dalle fiabe dei narratori barocchi, dal loro \u201cc\u2019era una volta\u201d, Ravel trae ispirazione per scrivere antiche danze come la Pavane (qui non per una \u00abinfante d\u00e9funte\u00bb, ma per una principessa addormentata), per dar vita ora a sonorit\u00e0 allusive al medioevo del canto gregoriano, ora a giochi di cineserie (armonie per quarte e scale pentatoniche) riferiti al mondo della imp\u00e9ratrice des pagodes (quelle stesse Pagodes, rievocate nelle debussyane Estampes del 1903). Il percorso dei cinque brani individua sottili legami e rielaborazioni interne, in particolare condotte sul tema della Pavane, che donano organicit\u00e0 all\u2019intera composizione. L\u2019intera suite pare orientarsi verso la trasfigurazione conclusiva, realizzata nelle sette misure finali con la luce purissima del Do maggiore, esaltata dai glissandi di arpa e celesta, capace di rendere l\u2019aura incantata del Jardin f\u00e9erique. La nobile semplicit\u00e0 intrinseca a quella tonalit\u00e0 priva d\u2019ogni alterazione rappresenta una sorta d\u2019apoteosi sonora che spazza via le tante ombre createsi durante Les Entretiens de la Belle et la B\u00eate per il tramite di armonie cos\u00ec ambigue da comunicare all\u2019ascoltatore serenit\u00e0 e angoscia al tempo stesso (e forse anche quel certo grado di morbosit\u00e0 che talvolta si annida nello sguardo adulto rivolto al mondo dell\u2019infanzia).<\/p>\n<p>Suite n.1 dal balletto Cenerentola Op.107<br \/>\nPerrault e la sua Cenerentola stanno alla base dell\u2019omonimo balletto scritto da Sergej Prokof\u2019ev nel 1944 per il coreografo Rostislav Zakharov che lo diresse il 22 novembre 1945 al Bol\u2019\u0161oj di Mosca. Dei cinquanta numeri in cui s\u2019articolava, Prokof\u2019ev ne scelse rispettivamente otto, sei e otto per le tre suites sinfoniche confezionate nel corso del 1946. Per Prokof\u2019ev neoclassicismo significa soprattutto senso della forma e legame con i generi della tradizione della grande musica d\u2019arte europea: lo dimostrano le sette sinfonie (la sua Prima sinfonia del 1917 non a caso \u00e8 detta \u201cclassica\u201d perch\u00e9 fa riferimento allo stile di Haydn), i cinque concerti e le nove sonate per pianoforte, i due quartetti per archi e le sonate per violino, flauto e violoncello. Nel caso dei due pi\u00f9 celebri balletti tra i sette scritti durante la sua vita, Romeo e Giulietta e Cenerentola, l\u2019atteggiamento \u201cneoclassico\u201d stilizza la grande tradizione \u201cromantica\u201d di musiche per balletto, andando a formare un apparente ossimoro categoriale: o si \u00e8 classici o si \u00e8 romantici! Ma all\u2019altezza cronologica degli anni \u201940 oramai anche l\u2019Ottocento di \u010cajkovskij si era ammantato di \u201cclassicit\u00e0\u201d. A scongiurare il rischio di accademismo per Prokof\u2019ev giunge sempre un\u2019ironia di fondo che genera il giusto distacco dal materiale musicale rievocato, ma che al pubblico americano degli anni \u201930 far\u00e0 definire il compositore come un \u00abMendelssohn dalle note tutte sbagliate\u00bb. Ad ascoltare la Danza dello scialle, il Walzer che segna la partenza di Cenerentola per il ballo o la Mazurka che accompagna l\u2019ingresso del Principe si nota bene quanto Prokof\u2019ev giochi a deformare gli stilemi di quelle danze che avevano funzionato fino a pochi decenni prima come una forma di collante sociale e che solo quattro anni pi\u00f9 tardi (1950) sonorizzeranno la scena clou della Cinderella disneyana con struggente nostalgia nella colonna sonora di Paul J.Smith e Oliver Wallace. Lo sguardo tanto neoclassico quanto dissacratorio che Prokof\u2019ev getta sulla tradizione, solo all\u2019apparenza omaggiata e riverita, sul piano musicale si traduce, infatti, in quella \u00abcacofonia melodiosa\u00bb che Jank\u00e9l\u00e9vich rintracciava gi\u00e0 in Ma M\u00e9re l\u2019Oye. Se la conclusione del pezzo di Ravel puntava alla luce senza ombre del mezzogiorno in Do maggiore, quella della prima Suite orchestrale di Prokof\u2019ev conduce a una mezzanotte che solo nell\u2019ultima battuta approda all\u2019altrettanto luminoso Re maggiore. Mentre in Ravel il sortilegio timbrico del giardino fatato era figlio di un decadentismo (a tratti di un manierismo) estetizzante, in Prokof\u2019ev i dodici rintocchi dell\u2019orologio preludono alla fine dell\u2019incantesimo e danno luogo a un marionettismo straniante che solo il solenne ritorno del tema di Cenerentola a piena orchestra \u00e8 in grado di fugare.<\/p>\n<p>Gloria in Sol maggiore per soprano, coro e orchestra<br \/>\nFrancis Poulenc fu il pi\u00f9 neoclassico dei compositori francesi di primo Novecento e il pi\u00f9 nostalgico all\u2019interno del gruppo dei Les Six (1918-1925) formato da lui, Milhaud, Honegger, Auric, Tailleferre, Durey nella Parigi di Satie e Cocteau, dei Balletti Russi e dei Ballets Su\u00e9dois, delle serate organizzate dal conte \u00c9tienne de Beaumont o della principessa di Polignac. Quel sodalizio artistico la cui poetica era volutamente dissacratoria e onnivora (si attingeva dal mondo del jazz, dalla musica di consumo americana, dalle suggestioni dei ritmi latini sino a quelle legate al sound del circo e dei luna park) ben rispecchiava l\u2019anti-accademismo di Poulenc che fu sostanzialmente un autodidatta, per quanto figlio di un\u2019ottima pianista e allievo, per brevi periodi, di musicisti di rango come Ricardo Vi\u00f1es o Charles Koechlin. In questo caso \u201cneoclassicismo\u201d equivale a curiosit\u00e0 verso ogni materiale musicale suscettibile di essere reinventato, assecondando una visione leggera e disincantata del comporre. Il Gloria in Sol maggiore, scritto nel 1959 ed eseguito nella Boston Symphony Hall il 20 gennaio 1961, \u00e8 scritto sulla falsariga del Gloria RV 589 in Re maggiore di Vivaldi, riscoperto da Alfredo Casella e da lui diretto durante la prima settimana senese alla Chigiana di Siena il 20 settembre 1939. Nel 1952 Gian Francesco Malipiero &#8211; che aveva curato una revisione del Gloria RV 589 per l\u2019Istituto Italiano Antonio Vivaldi, dove presiedeva all\u2019edizione dei lavori strumentali vivaldiani &#8211; compose Vivaldiana, un\u2019opera che condivide in parte l\u2019atteggiamento tenuto da Poulenc sette anni pi\u00f9 tardi nel suo Gloria. Basta raffrontare i due Gloria con le partiture alla mano per rendersi conto di come Poulenc riprenda da Vivaldi segmenti melodici, moduli ritmici, e soprattutto la disposizione degli ingressi e i rapporti tra le quattro voci del coro, secondo un\u2019operazione di divertita rimodulazione di quel celebre testo sacro che nelle sue mani, complici le accentuazioni \u201csbagliate\u201d di molte parole latine, diventa a tratti un divertissement scanzonato. L\u2019intensit\u00e0 espressiva degli interventi solisti del soprano, contrassegnati da curve tortuose e da intervalli aspri, apre tuttavia lo spiraglio a una diversa lettura di questo lavoro che va ad affiancarlo a quel gruppo di opere &#8211; le\u00a0Litanies \u00e0 la Vierge Noire (1936), la\u00a0Messa in Sol\u00a0(1937), i\u00a0Quatre motets pour un temps de p\u00e9nitence\u00a0(1939) l\u2019Exultate Deo (1941), il\u00a0Salve Regina\u00a0(1941), lo\u00a0Stabat Mater\u00a0(1950), i\u00a0Quatre motets pour le temps de No\u00ebl (1952) &#8211; nate da una sincera ispirazione religiosa conseguente a una serie di lutti personali. Nella rimodulazione del passato settecentesco Poulenc \u00e8 capace di celare l\u2019espressione di tutte le angosce del presente, magari indossando una maschera dai capelli rossi.<\/p>\n<p>Teatro di San Carlo<br \/>\nsabato 18 dicembre 2021, ore 19:00<br \/>\nCONCERTO DI NATALE\u00a0\/\u00a0JURAJ VAL\u010cUHA<\/p>\n<p>Direttore |\u00a0Juraj Val\u010duha<br \/>\nMaestro del Coro |\u00a0Jos\u00e9 Luis Basso<br \/>\nSoprano |\u00a0Lauren Michelle\u266d<\/p>\n<p>Programma<br \/>\nSergej Prokof\u2019ev,\u00a0Cenerentola,\u00a0Suite\u00a0n. 1, Op. 107<br \/>\nMaurice Ravel,\u00a0Ma m\u00e8re l\u2019oye, suite<br \/>\nFrancis Poulenc,\u00a0Gloria per soprano, coro e orchestra<\/p>\n<p>\u266ddebutto al Teatro di San Carlo<\/p>\n<p>Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo<br \/>\nCon gentile preghiera di pubblicazione e\/o diffusione<br \/>\nRossana Russo,<br \/>\nResponsabile della comunicazione creativa e strategica e relazioni con la Stampa<br \/>\nr.russo@teatrosancarlo.it<br \/>\ncell 3357431980<\/p>\n<p>Giulia Romito,<br \/>\nComunicazione e Stampa<br \/>\ng.romito@teatrosancarlo.it 0817972301.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/fcgb.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-19155\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/fcgb.jpg\" alt=\"\" width=\"1170\" height=\"876\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/fcgb.jpg 1170w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/fcgb-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/fcgb-768x575.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/fcgb-1024x767.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/fcgb-150x112.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 1170px) 100vw, 1170px\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/zcxvbnm.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-19156\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/zcxvbnm.jpg\" alt=\"\" width=\"1228\" height=\"819\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/zcxvbnm.jpg 1228w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/zcxvbnm-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/zcxvbnm-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/zcxvbnm-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/zcxvbnm-150x100.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 1228px) 100vw, 1228px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro di San Carlo Concerto di Natale: Juraj Val\u010duha dirige Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo Solista il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-19151","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19151","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19151"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19151\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19151"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19151"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19151"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}