{"id":20434,"date":"2022-02-15T01:56:43","date_gmt":"2022-02-15T01:56:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=20434"},"modified":"2022-02-15T01:56:43","modified_gmt":"2022-02-15T01:56:43","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-1281","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=20434","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/a984d471-09df-0629-2935-37a02c7b1854-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-20435\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/a984d471-09df-0629-2935-37a02c7b1854-1.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"202\" \/><\/a><\/p>\n<p>LA FAVORITA DI GAETANO DONIZETTI<br \/>\nTORNA AL TEATRO REGIO DI PARMA DOPO 40 ANNI<\/p>\n<p>L\u2019opera del compositore bergamasco in un nuovo allestimento<br \/>\nin coproduzione con il Teatro Municipale di Piacenza<br \/>\ncon la regia di Andrea Cigni e la direzione di Matteo Beltrami,<br \/>\nsul podio dell\u2019Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato da Corrado Casati. Nel cast Simone Piazzola,<br \/>\nAnna Maria Chiuri, Celso Albelo, Simon Lim,<br \/>\nAndrea Galli, Renata Campanella.<\/p>\n<p>Teatro Regio di Parma<br \/>\nvenerd\u00ec 25 febbraio 2022, ore 20.00<br \/>\ndomenica 27 febbraio 2022, ore 15.30<\/p>\n<p>La favorita, grand op\u00e9ra in quattro atti di Gaetano Donizetti su libretto di Alphonse Royer, Gustave Va\u00ebz e Eugene Scribe, debutta al Teatro Regio di Parma, ove torna in scena dopo 40 anni, venerd\u00ec 25 febbraio, ore 20.00 e domenica 27 febbraio 2022, ore 15.30 nel nuovo allestimento realizzato in coproduzione con Teatro Municipale di Piacenza, con la regia di Andrea Cigni, le scene di Dario Gessati, i costumi di Tommaso Lagattolla, le luci di Fiammetta Baldiserri.<br \/>\nMatteo Beltrami, sul podio dell\u2019Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato da Corrado Casati, dirige il cast composto da Simone Piazzola (Alfonso XI), Anna Maria Chiuri (Leonora di Guzman), Celso Albelo (Fernando), Simon Lim (Baldassarre), Andrea Galli (Don Gasparo, per la prima volta al Teatro Regio), Renata Campanella (Ines, per la prima volta al Teatro Regio).<\/p>\n<p>Concepita per il debutto a Parigi, dove Donizetti aveva gi\u00e0 riscosso grande successo con Marin Faliero, Roberto Devereux, L\u2019elisir d\u2019amore e Lucia di Lammermoor, e dove il compositore si era trasferito in seguito a un periodo difficile a livello professionale e familiare, culminato con la perdita della moglie e della terza figlia, l\u2019opera and\u00f2 in scena alla Salle Le Pelletier dell\u2019Op\u00e9ra il 2 dicembre 1840 riscuotendo un\u2019accoglienza entusiasta da parte del pubblico. Come spiega lo storico Giuseppe Martini, Donizetti \u201ccompie con La favorite un attento lavoro di mediazione fra gusto francese e italiano [\u2026]. Priva di musiche di cerimoniale e di scene altisonanti, \u00e8 un\u2019opera certamente di profilo assai snello per le abitudini dell\u2019Op\u00e9ra. Ma il risultato del lavoro di Donizetti resta una delle sue partiture pi\u00f9 eleganti, e non solo nel celebrato quarto atto, per cui si spiega l\u2019affermazione di Arturo Toscanini quando diceva che \u00abLa favorita \u00e8 tutta bella!\u00bb\u201d.<\/p>\n<p>Al momento della traduzione in italiano, affidata a Francesco Jannetti, l\u2019opera conobbe una vicenda tormentata a causa della censura. La vicenda storica di L\u00e9onor di Guzman, amante del sovrano Alphonse XI che per lei ripudi\u00f2 la moglie, e l\u2019inserimento del personaggio di Fernand, novizio pronto a tradire la sua vocazione per amore, valse all\u2019opera non pochi rimaneggiamenti nel titolo, nella traduzione e nell\u2019ambientazione: per la prima italiana a Padova nel 1842 fu rappresentata con il titolo Leonora di Guzman, mentre a Roma and\u00f2 in scena con il titolo Dalia e con l\u2019ambientazione ottomana nel XIV secolo, mentre la Scala commission\u00f2 una trasposizione ambientata in Siria nel 1113, intitolata Elda. \u201cTutti questi cambiamenti \u2013 continua Giuseppe Martini \u2013 hanno creato enorme confusione nei testi in italiano, con l\u2019adozione di versioni diverse del finale e con spostamenti erronei di battute da un personaggio a un altro. Ma la traduzione di Jannetti \u00e8 ancora oggi largamente in uso e dunque, anche per via del radicamento dei pezzi pi\u00f9 celebri nella memoria collettiva, correggibile ma difficilmente espungibile\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSe dal punto di vista cronologico La favorita rientra ancora nel periodo operistico che chiamiamo convenzionalmente belcantista, in realt\u00e0 \u00e8 ai limiti di quel mondo \u2013 spiega Matteo Beltrami. \u201cTanto per cominciare, la tessitura vocale pretende molto dagli interpreti, soprattutto nella parte di Leonora [\u2026]. In secondo luogo, l\u2019orchestrazione utilizzata qui da Donizetti \u00e8 molto corposa, e si avverte ancora di pi\u00f9 con gli strumenti moderni: gli accenti risultano sempre molto drammatici e sono richiesti volume e capacit\u00e0 interpretativa decisamente matura. Ecco, La favorita \u00e8 veramente un\u2019opera per interpreti maturi. Non \u00e8 affatto semplice da restituire. Queste caratteristiche rendono difficoltoso dal punto di vista direttoriale trovare un filo interpretativo che conferisca coesione all\u2019opera, tanto pi\u00f9 oggi, quando la capacit\u00e0 di concentrazione e la percezione del tempo cos\u00ec condizionata dalla tecnologia sono molto diverse da quella degli anni Quaranta del XIX secolo. Nella Favorita ci sono vere e proprie oasi in cui il tempo sospeso risulta molto difficile da adattare alla nostra percezione dell\u2019azione [\u2026] Inoltre, La favorita \u00e8 un grand op\u00e9ra di dimensioni ridotte rispetto allo standard di quel genere in quegli anni, e la versione italiana \u00e8 ancora pi\u00f9 snellita. In questo allestimento si noter\u00e0 ancora di pi\u00f9 questo ridimensionamento che la porta ad assumere le fattezze per noi pi\u00f9 confidenziali del modello operistico italiano, dal momento che per motivi legati all\u2019emergenza sanitaria si \u00e8 deciso di non mettere in scena i balletti, come del resto spesso si faceva con i grand op\u00e9ra tradotti in italiano. In questo modo in compenso viene accentuata la natura di dramma intimo di quest\u2019opera, che \u00e8 il dramma di Leonora dilaniata fra un nuovo amore e la sua difficile posizione sociale\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa storia di La favorita \u00e8 una storia di ruoli e di personaggi, delle differenze sociali tra questi e delle dinamiche affettive e di potere che li regolano \u2013 scrive Andrea Cigni. \u201cI ruoli e i personaggi sono il centro drammaturgico pi\u00f9 importante. Poco importa in realt\u00e0 il contesto storico o geografico della vicenda. Sono per\u00f2 importanti le relazioni tra i protagonisti e dunque uno spazio fortemente simbolico e significativo ove tutto si svolge e prende vita. La sincerit\u00e0, la chiarezza dei personaggi, il loro essere \u201cveri\u201d, \u00e8 nascosto dal ruolo e dunque dal costume che li protegge e che impedisce di essere loro stessi. Il coro ha una funzione essenziale di commento all\u2019azione, come se fosse spettatore distaccato ma presente di qualcosa che si svolge davanti a lui, come se assistesse a un teatro (nel senso filologico del termine, ovvero \u2018azione del guardare\u2019) rappresentato da Fernando, Alfonso, Leonora. E dunque dobbiamo andare a scoprire la verit\u00e0 nascosta dentro ai costumi dei personaggi stessi, che impongono un ruolo nella societ\u00e0 e che rappresentano una specie di \u201ccorazza\u201d ai sentimenti, ma anche una protezione rispetto alla collocazione sociale che hanno. Siamo partiti dunque dall\u2019idea del Teatro Anatomico, luogo dove si \u201cesaminano\u201d profondamente (fisicamente) gli individui e che qui vorremmo riproporre come \u201canalisi\u201d e disamina dei sentimenti, delle viscere affettive dei personaggi, del loro essere veri sotto una pelle (rappresentata dal costume) che solo quando viene tolta li lascia sinceramente esprimere ci\u00f2 che sentono, provano, vivono mostrandoci i loro sentimenti, la loro sofferenza, la loro angoscia, il loro amore, la loro verit\u00e0. Poco importa a dire il vero se \u00e8 Spagna e se \u00e8 il 1340. Ci\u00f2 che conta \u00e8 la dinamica drammatica raccontata allo spettatore (e dunque anche al coro che ha questa funzione in scena). [\u2026] Ci interessa cos\u00ec analizzare minuziosamente, come avviene per un corpo nel teatro anatomico, la storia tra i personaggi, le dinamiche dei loro comportamenti, la sintesi dei loro sentimenti. \u00c8 assolutamente affascinante capire come, per mantenere una credibilit\u00e0 e un ruolo sociale, il costume intervenga sulle persone e che valore semantico questo ricopra nella drammaturgia e come lo spazio, che non \u00e8 orpello o di contorno, diventi in realt\u00e0 spazio vivo e vitale dell\u2019agire analitico di chi assiste alle vicende rappresentate\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIl dramma della Favorita non \u00e8 infatti solo l\u2019amore soffocato e poi redento di Leonora\u201d conclude Giuseppe Martini. \u201cCertamente, quello \u00e8 in primo piano, innerva un percorso psicologico non dissimile da quello che toccher\u00e0 a Violetta, \u00e8 il motore della vicenda. Ma il dramma profondo della Favorita \u00e8 semmai l\u2019esclusione di cui \u00e8 vittima Fernando. Fernando \u00e8 il paria, \u00e8 la pedina fuori posto. La sua \u00e8 la storia di un\u2019iniziazione alla cruda realt\u00e0 del mondo e degli uomini, destinata a creare un disordine per cui tutti saranno destinati a pagare pegno, ma alcuni un po\u2019 meno di altri. Non \u00e8 un caso, e lo si doveva capire subito: la marcia nuziale di Leonora e Ferrando assomiglia pi\u00f9 una marcia funebre\u201d.<\/p>\n<p>PRIMA CHE SI ALZI IL SIPARIO<\/p>\n<p>Il compositore, lo stile, la genesi dell\u2019opera sono alcuni dei temi approfonditi da Giuseppe Martini in Prima che si alzi il sipario, sabato 19 febbraio 2022, ore 17.00, al Ridotto del Teatro Regio di Parma, con l\u2019esecuzione delle arie pi\u00f9 celebri a cura dei giovani cantanti del Conservatorio di Musica \u201cArrigo Boito\u201d di Parma Zhuo Li Tai, Sun Quian Hui, Yan Shi, accompagnati al pianoforte da Giuliana Panza, coordinamento musicale di Donatella Saccardi. Ingresso libero.<\/p>\n<p>PARTNER E SPONSOR<\/p>\n<p>La Stagione del Teatro Regio di Parma \u00e8 realizzata grazie al contributo di Comune di Parma, Parma Capitale Italiana della Cultura 2021, Ministero della Cultura, Reggio Parma Festival, Regione Emilia-Romagna. Major partner Fondazione Cariparma. Main partners Chiesi, Cr\u00e9dit Agricole. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Unione Parmense degli Industriali, Dallara, Opem. Sostenitori GHC Garofalo Health Care, Poliambulatori Dalla Rosa Prati, Glove ICT, CePIM, Oinoe, La Giovane, Agugiaro&amp;Figna, Sicim, Mutti, Parmalat, Colser, Parmacotto, Grasselli. Legal counselling Villa&amp;Partners. Con il supporto di \u201cParma, io ci sto!\u201d. Advisor AGFM. Hospitality Partner Novotel. Con il contributo di Ascom e Ascom Confcommercio Parma Fondazione, Camera di Commercio di Parma Fondazione Monte Parma. La Stagione Concertistica \u00e8 realizzati da Societ\u00e0 dei Concerti di Parma, con il sostegno di Chiesi, in collaborazione con Casa della Musica. ParmaDanza \u00e8 realizzata in collaborazione con Arci Caos. Il Concorso Voci Verdiane \u00e8 realizzato in collaborazione con Comune di Busseto, Verdi l\u2019Italiano. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Sostenitori tecnici Azzali editori, De Simoni, Milosped, MacroCoop, IgpDecaux, Cavalca, Graphital. Il Teatro Regio di Parma aderisce a Fedora, Opera Europa, Operavision, Emilia taste, nature, culture.<\/p>\n<p>BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA<\/p>\n<p>Biglietti da \u20ac10,00 a \u20ac100,00. Riduzioni del 50% per gli under 30.<\/p>\n<p>Strada Giuseppe Garibaldi, 16\/A 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it<br \/>\nORARI DI APERTURA dal marted\u00ec al sabato ore 11.00-13.00 e 17.00-19.00 e un\u2019ora precedente lo spettacolo. In caso di spettacolo nei giorni di chiusura, da un\u2019ora precedente lo spettacolo. Chiuso il luned\u00ec, la domenica e i giorni festivi. Il pagamento presso la Biglietteria del Teatro Regio di Parma pu\u00f2 essere effettuato con denaro contante in Euro, con assegno circolare non trasferibile intestato a Fondazione Teatro Regio di Parma, con PagoBancomat, con carte di credito Visa, Cartasi, Diners, Mastercard, American Express. \u00c8 inoltre possibile utilizzare i voucher di rimborso ricevuti a fronte degli spettacoli annullati per l\u2019emergenza sanitaria. I biglietti per tutti gli spettacoli sono disponibili anche su teatroregioparma.it.it. L\u2019acquisto online non comporta alcuna commissione di servizio.<\/p>\n<p>PROMOZIONI E AGEVOLAZIONI<\/p>\n<p>UNDER 30 I giovani fino a 30 anni hanno diritto a una riduzione del 50% sul prezzo di abbonamenti e biglietti della Stagione Lirica e del 20% su quelli della Stagione Concertistica e di ParmaDanza (eccetto Parsons Dance), per i posti di platea e di palco. La promozione \u00e8 valida fino a esaurimento posti.<br \/>\nBONUS CULTURA 18APP E CARTA DEL DOCENTE Il Teatro Regio di Parma aderisce a 18App e Carta del Docente, le iniziative a cura del Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell\u2019Istruzione riservate ai neo-maggiorenni e ai docenti. Per informazioni www.18App.italia.it; www.cartadeldocente.istruzione.it<br \/>\nSPECIALE GRUPPI Si accettano via email richieste di prenotazioni per gruppi organizzati. Ai gruppi composti da pi\u00f9 di 20 persone \u00e8 riservata una riduzione del 5% sui biglietti degli spettacoli al Teatro Regio. I palchi sono venduti per l\u2019intera capienza e i posti all\u2019interno del palco non sono numerati. \u00c8 possibile usufruire di alcuni retropalchi in cui intrattenersi prima dell\u2019inizio dello spettacolo e durante gli intervalli; \u00e8 prevista in questo caso, in aggiunta al costo del biglietto, una quota da concordare con la Direzione del Teatro. Per informazioni groups@teatroregioparma.it<\/p>\n<p>Parma, 12 febbraio 2022<\/p>\n<p>Paolo Maier<br \/>\nResponsabile Comunicazione, Ufficio Stampa, Progetti speciali<br \/>\nTeatro Regio di Parma strada Garibaldi, 16\/A, 43121 Parma \u2013 Italia<br \/>\nTel. +39 0521 203969<br \/>\np.maier@teatroregioparma.it<br \/>\nstampa@teatroregioparma.it<br \/>\nwww.teatroregioparma.it<\/p>\n<p>APPROFONDIMENTI<\/p>\n<p>L\u2019opera in breve<br \/>\nGiuseppe Martini<\/p>\n<p>A dispetto di Hector Berlioz che parlava espressamente di \u00abguerre d\u2019invasion\u00bb, alla fine del quarto decennio dell\u2019Ottocento le opere di Gaetano Donizetti spopolavano nei teatri francesi, dove il bergamasco aveva gi\u00e0 messo in scena Marin Faliero nel 1835, Roberto Devereux nel 1838 e L\u2019elisir d\u2019amore nel 1839 al Th\u00e9\u00e2tre Italien e Lucie de Lammermoor in francese sempre nel 1839 per il Th\u00e9\u00e2tre de la Renaissance, sala che non godeva di sovvenzioni pubbliche e che per quello stesso 1839 aveva commissionato a Donizetti anche L\u2019Ange de Nisida. In questa partitura era rifluita parte della musica di Adelaide, opera che poco prima Donizetti aveva abbozzato per il Th\u00e9\u00e2tre Italien su un libretto tratto da Les amans malheureux di Fran\u00e7ois de Baculard d\u2019Arnaud e la cui partitura \u00e8 giunta a frammenti. In quel periodo Parigi costituiva un\u2019attrazione molto forte per Donizetti, tanto pi\u00f9 dopo la delusione per la mancata nomina a direttore del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli e la proibizione da parte della censura della messa in scena di Poliuto al Teatro di San Carlo. Anche a causa del lutto recente per la morte della moglie e della figlia, Donizetti aveva gettato tutte le proprie energie sul lavoro: nel 1838 aveva anche preparato Maria di Rudenz per la Fenice di Venezia e nell\u2019aprile 1840 metter\u00e0 in scena all\u2019Op\u00e9ra Les Martyrs, versione francese di Poliuto.<br \/>\nTuttavia il fallimento del Th\u00e9\u00e2tre de la Renaissance fece saltare il progetto dell\u2019Ange de Nisida. Nell\u2019agosto del 1840 si era per\u00f2 manifestata la possibilit\u00e0 di mettere in scena L\u2019Ange all\u2019Op\u00e9ra, facendo slittare Le Duc d\u2019Albe, su versi di Eug\u00e8ne Scribe, gi\u00e0 progettato da Donizetti per il proprio debutto su quel palcoscenico con un libretto originale francese. Non \u00e8 escluso che di questa operazione di slittamento sia stata responsabile il mezzosoprano Rosine Stolz, amante del nuovo direttore dell\u2019Op\u00e9ra, L\u00e9on Pillet, che trovava la parte della protagonista dell\u2019Ange adatta alle proprie corde.<\/p>\n<p>Il passaggio al palcoscenico della Salle Le Pelletier dell\u2019Op\u00e9ra richiedeva per\u00f2 alcuni aggiustamenti all\u2019Ange e soprattutto un rialzo del tono musicale e librettistico. Donizetti ampli\u00f2 la componente orchestrale (aggiungendo anche oficleide e tromboni a pistoni, recente moda parigina), inser\u00ec il balletto a inizio del secondo atto e in generale apport\u00f2 un raffinamento stilistico alla partitura, che assunse il titolo di La favorite. Il debutto avvenne il 2 dicembre 1840 e del cast oltre alla Stolz erano parte anche due star dell\u2019Op\u00e9ra, il tenore Gilbert Duprez e il baritono Paul Barroilhet. L\u2019accoglienza fu entusiasta da parte del pubblico, divisa fra consenso incondizionato e critiche severe da parte della stampa. In Italia fu presto tradotta con il titolo La favorita (con adattamenti anche musicali alla nuova prosodia) e cos\u00ec spesso allestita anche all\u2019estero, divenendo una delle opere di Donizetti pi\u00f9 amate e rappresentate, oltre che cavallo di battaglia di interpreti come Fiorenza Cossotto, Alfredo Kraus, Fedora Barbieri, Gianni Raimondi, Ettore Bastianini, Shirley Verrett e Luciano Pavarotti. La romanza \u201cSpirto gentil\u201d (la cui musica Donizetti rifuse dal Duc d\u2019Albe) \u00e8 divenuta uno dei pezzi forti del repertorio tenorile.<\/p>\n<p>Consapevole delle critiche che in Francia provenivano alla ripetitivit\u00e0 e alla leggerezza dell\u2019opera italiana, Donizetti compie con La favorite un attento lavoro di mediazione fra gusto francese e italiano, eliminando alcune cabalette, scorciando le cavatine, plasmando in modo pi\u00f9 dinamico le strutture sceniche, assottigliando la distinzione fra recitativo e declamato e quella fra declamato e aria vera e propria. \u00c8 il primo passo su una strada che Verdi vorr\u00e0 percorrere fino in fondo, trovandola lastricata di difficolt\u00e0 e delusioni. Priva di musiche di cerimoniale e di scene altisonanti, \u00e8 un\u2019opera certamente di profilo assai snello per le abitudini dell\u2019Op\u00e9ra. Ma il risultato del lavoro di Donizetti resta una delle sue partiture pi\u00f9 eleganti, e non solo nel celebrato quarto atto, per cui si spiega l\u2019affermazione di Arturo Toscanini quando diceva che \u00abLa favorita \u00e8 tutta bella!\u00bb.<\/p>\n<p>Il libretto<br \/>\nGiuseppe Martini<\/p>\n<p>Furono gli stessi Alphonse Royer (1803-75) e Gustave Va\u00ebz (pseudonimo di Jean-Nicolas-Gustave Van Nieuwen-Huysen, 1812-62) a rimettere mano nel 1840 al loro libretto dell\u2019Ange de Nisida preparato per Donizetti l\u2019anno precedente in vista della messinscena, poi saltata, al Th\u00e9\u00e2tre de la Renaissance. I due non erano di primo pelo, ma non avevano mai scritto per l\u2019Op\u00e9ra: avevano tradotto libretti d\u2019opera e drammi classici in francese, Va\u00ebz aveva lavorato al \u201cpastiche\u201d Robert Bruce di Rossini e Niedermeyer. Non \u00e8 del tutta chiarita la questione se Eug\u00e8ne Scribe, il librettista principe del grand-op\u00e9ra, sia stato coinvolto in parte nel rifacimento del libretto per compensarlo dallo slittamento del progettato Le Duc d\u2019Albe.<\/p>\n<p>La trasformazione dell\u2019Ange in La favorite comport\u00f2 lo spostamento di luogo (dall\u2019isoletta di Nisida e da Napoli alla Spagna), di epoca (dal 1470 al 1340) e di qualche nome di personaggio (Fernand d\u2019Aragon divenne Alphonse XI, L\u00e9on de Casaldi divenne Fernand, la contessa Sylvia de Linar\u00e8s divenne L\u00e9onor de Guzman), l\u2019abolizione dei toni comici, la parte di Don Gaspar fu riscritta, mentre analogo quantunque pi\u00f9 compatto resta l\u2019intreccio, con lievi differenze solo nella prima parte fino alla scena del matrimonio. Oltre a quella di Alphonse XI, storica \u00e8 la figura di L\u00e9onor de Guzman (1310-51), che fu realmente sua amante per pi\u00f9 di vent\u2019anni, e con il quale ebbe dieci figli. D\u2019invenzione sono invece Balthazar e Fernand.<\/p>\n<p>Il testo francese di Royer e Va\u00ebz fu tradotto nel 1841 in italiano per l\u2019editore Lucca \u2013 e prima stampato sulla partitura che sui fascicoli destinati alla vendita \u2013 da Francesco Jannetti, traduzione che Donizetti (non consultato in proposito) disapprov\u00f2. Oltre a italianizzare i nomi, sostituire con versi sciolti italiani i versi alessandrini francesi e ad accorpare o scindere alcune scene, Jannetti si assunse il compito di alleggerire alcune situazioni rispetto all\u2019originale francese, per rendere pi\u00f9 digeribile alle censure la vicenda di un novizio che abbandona il convento per amore e di un sovrano che intende sposare l\u2019amante, e furono eliminati i riferimenti al Papa e alla Chiesa. Nemmeno l\u2019autorit\u00e0 del manzoniano \u201cCome parli, frate?\u201d bast\u00f2 a sottrarre \u201cMoine, que dites-vous?\u201d dalla mitigazione in \u201cVeglio! Che parli?\u201d. Inevitabile che a quel punto Jannetti si costringesse anche a ritoccare a molti versi per rendere coerenti i contenuti. Non solo. Jannetti trasform\u00f2 Baldassarre in un monaco laico con due figli, di cui uno \u00e8 Fernando \u00e8 l\u2019altra \u00e8 addirittura la regina (Alfonso gli si rivolge nel secondo atto con le parole: \u201cRispetto io deggio \/ della mia sposa al genitor\u201d), col risultato di rendere Fernando cognato di Alfonso (che per\u00f2, anche quando gli si para innanzi, non pare conoscerlo).<\/p>\n<p>Eppure tutto questo non bast\u00f2 a garantire immunit\u00e0 alla circolazione dell\u2019opera. Per la prima italiana a Padova nel 1842 la censura obblig\u00f2 a intitolarla Leonora di Guzman. A Roma nel 1860 and\u00f2 in scena intitolata Daila, ambientata fra gli Ottomani nel XIV secolo, con testo misto delle due precedenti. La Scala addirittura commission\u00f2 una traduzione liberissima a Calisto Bassi, che la ambient\u00f2 in Siria nel 1113 con il titolo Elda. Inoltre dal 1843 cominciarono ad apparire allestimenti con il sipario che calava subito dopo la morte di Leonora, mentre in altri si continu\u00f2 a usare il finale di Jannetti con l\u2019intervento di Baldassarre e dei monaci.<\/p>\n<p>Tutti questi cambiamenti hanno creato enorme confusione nei testi in italiano, con l\u2019adozione di versioni diverse del finale (con prevalenza di quello troncato) e con spostamenti erronei di battute da un personaggio a un altro. Ma la traduzione di Jannetti \u00e8 ancora oggi largamente in uso e dunque, anche per via del radicamento dei pezzi pi\u00f9 celebri nella memoria collettiva, correggibile ma difficilmente espungibile.<br \/>\nNell\u2019originale francese il libretto della Favorite ha fatto scuola, soprattutto ai librettisti di Don Carlos di Verdi. Si pensi per esempio a \u201cPr\u00eatre, n\u2019oubliez pas ce qu\u2019on doit \/ \u00e0 son roi!\u201d e in Don Carlos \u201cPr\u00eatre! J\u2019ai trop souffert \/ ton orgueil criminel\u201d. Se invece molti passaggi della traduzione di Jannetti sembrano riecheggiati soprattutto nel teatro verdiano, non si tratta emulazione dei poeti, ma solo dei diffusi e condivisi fenomeni linguistici dei libretti d\u2019opera italiani.<\/p>\n<p>Sinossi<\/p>\n<p>Atto primo. Nel convento di San Giacomo di Compostela il padre superiore Baldassarre mentre segue il corteo dei frati scorge Fernando, il novizio destinato a succedergli, visibilmente assorto. Il giovane gli confessa di essere innamorato di una donna che ha visto in chiesa pregare accanto a lui, di cui non conosce il nome n\u00e9 l\u2019estrazione sociale (introduzione \u201cUna vergine, un angiol di Dio\u201d) e perci\u00f2 vuole lasciare il convento, a dispetto delle esortazioni di Baldassarre, che lo ha avvertito delle insidie della vita mondana. La scena si sposta allora sulla spiaggia dell\u2019Isola di L\u00e9on, vicino a Siviglia, dove Ines e altre donne attendono l\u2019imbarcazione che dovrebbe portare Fernando dalla sua sconosciuta innamorata (coro \u201cBei raggi lucenti\u201d). E Fernando arriva: bendato, senza capire dove \u00e8 stato condotto. Incontra allora la sua Leonora (duetto \u201cAh mio bene, un Dio t\u2019invia\u201d). I due si dichiarano amore ma Leonora tuttavia si ritrae confessandogli di non potergli rivelare la propria identit\u00e0 e neppure tutto quanto la riguarda, avvolto in un segreto. Leonora lo ama, ma non pu\u00f2 sposarlo (duetto \u201cCh\u2019io debba lasciarti\u201d). \u00c8 a quel punto che Ines, damigella di Leonora, annuncia l\u2019arrivo di re Alfonso XI. Fernando \u2013 stupito della visita \u2013 non pu\u00f2 restare, deve allontanarsi. A compenso del proprio sentimento, Leonora gli d\u00e0 una lettera che gli permetter\u00e0 di conoscere il suo futuro in cambio della promessa di dimenticarlo. Quando Leonora si allontana, Fernando la legge, apprendendo di essere stato nominato capitano. Ma \u00e8 un idealista, e anche un poco ingenuo. Si convince che Leonora sia una dama di rango e che il re, quantunque sposato, sia non pi\u00f9 che un suo pretendente (aria \u201cS\u00ec, che un tuo solo accento\u201d).<\/p>\n<p>Atto secondo. Il re Alfonso, innamorato, passeggia per i giardini d\u2019Alc\u00e1zar a Siviglia. Con Don Gasparo commenta la vittoria spagnola sui musulmani, e riconosce gran parte dei meriti della battaglia a questo giovane Fernando, a cui vuole tributare pubblico onore. Per questo ordina a Gasparo di preparare una festa, ignorando l\u2019annuncio di una visita di una delegazione papale. Prima per\u00f2, anche se lo aspetta il pontefice, intende ricevere la sua amante Leonora, con cui da tempo ha una relazione che la corte e la curia romana osteggiano (cavatina \u201cVien, Leonora, a\u2019 piedi tuoi\u201d). Ma a Leonora \u2013 che ha saputo delle gesta di Fernando e si sente oppressa dalla vergogna della propria situazione \u2013 la condizione di amante del re a cui \u00e8 relegata non la aiuta a sollevare il proprio dolore. Alle sue proteste, Alfonso le promette che ripudier\u00e0 la regina senza ascoltare il Papa, nonostante Leonora lo avverta di non compiere azioni impulsive. Entrano dame, cavalieri e paggi, pronti per la festa. Ma arriva anche Gasparo, che si avvicina al re. Lo avvisa di aver intercettato un foglio di un uomo indirizzato a Leonora. Interrogata da Alfonso, Leonora ammette di essere innamorata di un giovane, di cui non rivela il nome.<br \/>\nIn quel momento irrompe Baldassarre, seguito da alcuni monaci che recano una pergamena. \u00c8 l\u00ec in quanto inviato dal Papa: la pergamena \u00e8 la bolla di scomunica ad Alfonso, reo di adulterio.<\/p>\n<p>Atto terzo. Fernando \u00e8 arrivato a corte, convocato dal re per essere premiato. Alfonso a sua volta si aggira pensieroso commentando con Gasparo la notizia della scomunica. Quando incontra il giovane soldato, gli annuncia la ricompensa, e Fernando risponde che la miglior ricompensa \u00e8 la mano di una nobildonna che ama. Alfonso gli chiede chi sia la sua innamorata, e Fernando addita Leonora, che appare in quel momento nella sala. Alfonso ne \u00e8 sorpreso, ma mantiene i nervi saldi. Decide all\u2019istante di far sposare i due, per vendicarsi del tradimento di Leonora e tornare in seno alla Chiesa (terzetto \u201cA tanto amor, Leonora, il tuo risponda\u201d). Nella propria stanza, Leonora ormai alle strette decide di raccontare tutto di s\u00e9 a Fernando, decisa a morire piuttosto che disonorarlo (aria \u201cOh, mio Fernando, della terra il trono\u201d) e manda Ines a cercarlo. Ma la dama viene sorpresa da Gasparo, che la fa arrestare. Fernando intanto \u00e8 ammesso a corte, gonfio di orgoglio, per ricevere un titolo cavalleresco ed essere nominato Marchese di Montr\u00e9al. Poi arriva Leonora per il matrimonio. Accolta benevolmente da Fernando, crede che lui sappia gi\u00e0 tutto da Ines e l\u2019abbia perdonata. Mentre si svolge la cerimonia, Alfonso si apparta contrariato (finale \u201cGi\u00e0 nell\u2019augusta cella\u201d). Ma quando si rivolge ai cortigiani, Fernando viene trattato con sprezzo credendolo consapevole della situazione. Il giovane arriva al punto da sfidarli a duello.<br \/>\nSolo quando arriva Baldassarre e gli rivela la verit\u00e0, Fernando capisce di aver sposato la favorita del re. In preda all\u2019indignazione, si scaglia contro il re e contro Leonora, getta a terra la decorazione cavalleresca, spezza la spada davanti al re e se ne va seguito da Baldassarre, ma questa volta i cavalieri si inchinano per farlo passare.<\/p>\n<p>Atto quarto. Di nuovo nel monastero di San Giacomo. I monaci stanno scavando le loro tombe nel sagrato, Baldassarre esorta i pellegrini alla preghiera (aria \u201cSplendon pi\u00f9 belle\u201d). I monaci rientrano in chiesa. Fernando sta per prendere di nuovo i voti. Ma non riesce a togliersi dalla testa Leonora (aria \u201cSpirto gentil ne\u2019 sogni miei\u201d). Ma Leonora \u00e8 l\u00ec. Nascosta in un saio da novizio, \u00e8 distrutta dal dolore e in fin di vita. Sente la voce di Fernando mentre prega durante la cerimonia di vestizione, e vuole chiedergli perdono. Quando esce, la riconosce e resta sconvolto (duetto e finaletto \u201cAh, va, t\u2019invola\u201d). La donna si dice innocente, gli implora il perdono. Fernando \u00e8 di nuovo preda del sentimento. Le propone addirittura di fuggire con lui. Ma Leonora non ce la fa pi\u00f9: muore tra le braccia di Fernando, benedicendolo.<\/p>\n<p>Note di direzione<br \/>\nMatteo Beltrami<\/p>\n<p>Se dal punto di vista cronologico La favorita rientra ancora nel periodo operistico che chiamiamo convenzionalmente belcantista, in realt\u00e0 \u00e8 davvero un po\u2019 ai limiti di quel mondo. Tanto per cominciare, la tessitura vocale pretende molto dagli interpreti, soprattutto nella parte di Leonora che, pur di assegnazione mezzosopranile, ha intere frasi posizionate sul passaggio di registro. In secondo luogo, l\u2019orchestrazione utilizzata qui da Donizetti \u00e8 molto corposa, e si avverte ancora di pi\u00f9 con gli strumenti moderni: gli accenti risultano sempre molto drammatici e sono richiesti volume e capacit\u00e0 interpretativa decisamente matura. Ecco, La favorita \u00e8 veramente un\u2019opera per interpreti maturi. Non \u00e8 affatto semplice da restituire. Anche se non \u00e8 esente da melodie orecchiabili, \u00e8 anche irta di momenti spigolosi, alcuni addirittura problematici, e di altri in cui l\u2019azione ristagna. Queste caratteristiche rendono difficoltoso dal punto di vista direttoriale trovare un filo interpretativo che conferisca coesione all\u2019opera, tanto pi\u00f9 oggi, quando la capacit\u00e0 di concentrazione e la percezione del tempo cos\u00ec condizionata dalla tecnologia sono molto diverse da quella degli anni Quaranta del XIX secolo. Nella Favorita ci sono vere e proprie oasi in cui il tempo sospeso risulta molto difficile da adattare alla nostra percezione dell\u2019azione.<\/p>\n<p>Inoltre, La favorita \u00e8 un grand op\u00e9ra di dimensioni ridotte rispetto allo standard di quel genere in quegli anni, e la versione italiana \u00e8 ancora pi\u00f9 snellita. In questo allestimento si noter\u00e0 ancora di pi\u00f9 questo ridimensionamento che la porta ad assumere le fattezze per noi pi\u00f9 confidenziali del modello operistico italiano, dal momento che per motivi legati all\u2019emergenza sanitaria si \u00e8 deciso di non mettere in scena i balletti, come del resto spesso si faceva con i grand op\u00e9ra tradotti in italiano. In questo modo in compenso viene accentuata la natura di dramma intimo di quest\u2019opera, che \u00e8 il dramma di Leonora dilaniata fra un nuovo amore e la sua difficile posizione sociale.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, il dramma amoroso coinvolge anche Fernando e in parte anche Alfonso. Ma \u00e8 soprattutto quello di Leonora, e si rivela nel quarto atto, quando i nodi si sciolgono e la concezione dell\u2019opera si rivela. Qui la vicenda \u00e8 come un serpente che abbandona la vecchia pelle, quella di Leonora favorita del re, quella degli stereotipi di corte. I primi tre atti sono intasati di codici e convenzioni, anche nella forma musicale, ma nel quarto i personaggi si scrollano di dosso le convenzioni e si rivelano nella loro autenticit\u00e0: Fernando non \u00e8 pi\u00f9 il ragazzo che \u00e8 diventato marchese, Leonora \u00e8 tornata donna reale in cerca di un perdono, di essere riconosciuta come donna capace di provare sentimenti veri. \u00c8 l\u2019epilogo naturale della loro esistenza. A questo punto la loro missione si esaurisce. Con il loro duetto che rappresenta il momento di unione delle loro anime, sono andati gi\u00e0 al di l\u00e0 di se stessi. Anche il percorso verso questo traguardo passa attraverso difficolt\u00e0 vocali e strumentali. E Donizetti approda a un\u2019idea di teatro proiettata in avanti: l\u2019ultimo atto ha abbandonato ogni residuo belcantista ed ormai \u00e8 musicalmente gi\u00e0 pieno Ottocento romantico.<\/p>\n<p>Note di regia<br \/>\nAndrea Cigni<\/p>\n<p>La storia di La favorita \u00e8 una storia di ruoli e di personaggi, delle differenze sociali tra questi e delle dinamiche affettive e di potere che li regolano. I ruoli e i personaggi sono il centro drammaturgico pi\u00f9 importante. Poco importa in realt\u00e0 il contesto storico o geografico della vicenda. Sono per\u00f2 importanti le relazioni tra i protagonisti e dunque uno spazio fortemente simbolico e significativo ove tutto si svolge e prenda vita. La sincerit\u00e0, la chiarezza dei personaggi, il loro essere \u2018veri\u2019, \u00e8 nascosto dal ruolo e dunque dal costume che li protegge e che impedisce di essere se stessi. Il coro ha una funzione essenziale di commento all\u2019azione, come se fosse spettatore distaccato ma presente di qualcosa che si svolge davanti a lui, come se assistesse a un teatro (nel senso filologico del termine, ovvero \u2018azione del guardare\u2019) rappresentato da Fernando, Alfonso, Leonora. E dunque dobbiamo andare a scoprire la verit\u00e0 nascosta dentro ai costumi dei personaggi stessi, che impongono un ruolo nella societ\u00e0 e che rappresentano una specie di \u2018corazza\u2019 ai sentimenti, ma anche una protezione rispetto alla collocazione sociale che hanno.<\/p>\n<p>Siamo partiti dunque dall\u2019idea del Teatro Anatomico, luogo dove si \u201cesaminano\u201d profondamente (fisicamente) gli individui e che qui vorremmo riproporre come \u201canalisi\u201d e disamina dei sentimenti, delle viscere affettive dei personaggi, del loro essere veri sotto una pelle (rappresentata dal costume) che solo quando viene tolta li lascia sinceramente esprimere ci\u00f2 che sentono, provano, vivono mostrandoci i loro sentimenti, la loro sofferenza, la loro angoscia, il loro amore, la loro verit\u00e0. Poco importa a dire il vero se \u00e8 Spagna e se \u00e8 il 1340. Ci\u00f2 che conta \u00e8 la dinamica drammatica raccontata allo spettatore (e dunque anche al coro che ha questa funzione in scena).<\/p>\n<p>Lo spazio dunque \u00e8 quel Teatro Anatomico cui accennavo poco sopra, il luogo dell\u2019autopsia dei corpi (e nel nostro caso dei sentimenti), con un centro di azione, una sorta di agone drammatico, osservato dalle tribune ove prende posto il coro (opportunamente collocato) che \u00e8 spettatore e giudice delle storie che vengono analizzate e dentro al quale si svolgono gli eventi. Lo spazio del teatro diventa cos\u00ec tutti i luoghi di cui la storia ha bisogno: convento, palazzo, giardino, chiesa ed anche spazio della memoria e dell\u2019espressione dei sentimenti. E tutto acquisisce senso e valore grazie ai costumi (la pelle che sta sui personaggi) e all\u2019attrezzeria che ci rivela dove ci troviamo e ci aiuta come strumento di analisi.<\/p>\n<p>Il tavolo del teatro, quello che stava al centro, \u00e8 per noi una cassa, un armadio, una teca, un baule, dentro al quale sono custoditi i costumi e gli accessori che occorrono a completarlo. Non tutto, ma gli elementi pi\u00f9 significativi del costume, che i personaggi indossano per nascondere la verit\u00e0 del loro essere e sentirsi protetti, ma anche infastiditi dall\u2019uso del costume stesso (come Fernando nella prima scena).<br \/>\nIl costume permette ai personaggi di essere \u201cal sicuro\u201d finch\u00e9 non devono rivelarsi per ci\u00f2 che sono. Fernando ad inizio opera rifiuta il costume da religioso per essere se stesso. Incontra Leonora che per\u00f2 ha il costume da Favorita e che le permette di collocarsi nella societ\u00e0 ed essere amante del re. Il re ha il costume che gli attribuisce potere e forza, lo stesso potere e la stessa autorit\u00e0 che Baldassarre trae dal proprio costume. Fernando usa il costume da soldato per essere \u2018abilitato\u2019 agli occhi del re e dunque di Leonora. E cos\u00ec via. Ma quando alla fine, nonostante Leonora si nasconda dentro al costume di novizio per poter incontrare Fernando, i personaggi si rivelano per ci\u00f2 che sono, senza costume e si dichiarano amore, ormai la loro protezione viene meno e si ritrovano nudi, soccombendo, davanti ai loro sentimenti, alla verit\u00e0 dei fatti. Una situazione che per Leonora, fragile, ormai \u00e8 insostenibile, essendo stata da sempre protetta dal ruolo che ha avuto fino a quel momento.<\/p>\n<p>La scena \u00e8 dunque funzionale allo svolgersi delle azioni, introducendo via via elementi che servano al racconto e allo svolgersi della vicenda, per permettere anche agli spettatori\/coro (e dunque allo spettatore in breve) di comprendere meglio la vicenda ed il contesto. Il costume \u00e8 neutro quando i personaggi agiscono e si mostrano per quello che sono e si arricchisce degli elementi (storicizzati) dei costumi che permettono loro di essere il personaggio richiesto. Ci interessa cos\u00ec analizzare minuziosamente, come avviene per un corpo nel Teatro anatomico, la storia tra i personaggi, le dinamiche dei loro comportamenti, la sintesi dei loro sentimenti. \u00c8 assolutamente affascinante capire come, per mantenere una credibilit\u00e0 e un ruolo sociale, il costume intervenga sulle persone e che valore semantico questo ricopra nella drammaturgia e come lo spazio, che non \u00e8 orpello o di contorno, diventi in realt\u00e0 spazio vivo e vitale dell\u2019agire analitico di chi assiste alle vicende rappresentate.<\/p>\n<p>Una storia semplice<br \/>\nGiuseppe Martini<\/p>\n<p>Tanto per cominciare: Gaetano Donizetti, l\u2019italiano diventato incubo dei francesi che a un certo punto se lo ritrovavano in tutti i loro teatri (e con gusto, peraltro), se ne impipa di Profeti e Ugonotti e Guglielmi Tell e confeziona un grand op\u00e9ra senza grandeur, con una trama semplice e, diciamolo pure, abbastanza prevedibile. Non ci sono colpi di scena nella Favorita, a parte le irruzioni di Baldassarre, questo monaco savonaroliano con puntualit\u00e0 da sit-com. Al limite, qualche stranezza: Fernando che per andare a trovare la sua amata fa, chiss\u00e0 perch\u00e9, un gran periplo circumnavigando la penisola iberica dalla Galizia a Siviglia, quando avrebbe potuto tagliare per la Castiglia; la pantomima della sua accoglienza bendato, che sa di Barbagia pi\u00f9 che di Andalusia; il clamoroso dietro-front di lei, per\u00f2 soffertissimo e supportato da una specie di promozione a capitano d\u2019esercito che \u00e8 pi\u00f9 una scommessa sulla fiducia che un\u2019ipoteca sul futuro; la riapparizione di Leonora al convento di lui \u2013 nel frattempo riaccolto come si compete alla pecorella smarrita \u2013 in uno stato fisico compromesso in modo pressoch\u00e9 inspiegabile (di certo non \u00e8 arrivata in barca). Il pregresso \u00e8 pi\u00f9 o meno lasciato all\u2019immaginazione, tanto conta poco: per esempio come e dove si sono conosciuti i due e perch\u00e9 lei non ha messo subito le cose in chiaro.<\/p>\n<p>A sua volta la versione italiana dell\u2019opera pasticcia ulteriormente i dettagli facendo del Re il cognato di Fernando e il genero di Baldassarre, e sfumando in una lontana foschia il ruolo del Pontefice (\u201cpastor sommo\u201d) che pure non la manda a dire alla Corona di Spagna e sibila scomuniche e anatemi. Anche questo collabora a stemperare la solennit\u00e0 storica che certamente nell\u2019allestimento parigino del 1840 non mancava: se Eug\u00e8ne Scribe ha avuto un ruolo in quella messinscena, e lo ha avuto, \u00e8 credibile che abbia davvero preteso scenografie \u00absevere e ridenti\u00bb, oltre che di volta in volta adatte alla circostanza psicologica dei personaggi. Donizetti ci avr\u00e0 contato molto per far risplendere un\u2019orchestra appositamente rimpolpata da percussioni, oficleide e tromboni a pistoni \u2013 una delle mode parigine del momento \u2013 e un balletto d\u2019ordinanza, qui non pi\u00f9 splendido di altri a cui si era abituati in quel teatro, per\u00f2 elegantissimo nella sua mistura di timbri, cos\u00ec da prendersi senza invadenze il proprio spazio coerente all\u2019ambiente di una corte sovrana. Gli stessi concertati ampliano decisamente la dimensione scenica: quello del finale secondo ha una crescita lenta ma costante, intessuta in un accurato contrappunto e non necessariamente giocato sulle dinamiche, ma anche sulla solennit\u00e0 \u201crossiniana\u201d, come nel declamato di Baldassarre con gli ottoni sullo sfondo; il terzo unisce forza drammatica, asprezze e sapienza di sviluppo.<\/p>\n<p>\u00c8 cosa risaputa che La favorita sia banco di prova donizettiano per l\u2019articolazione della drammaturgia musicale, anche nel difficile equilibrio fra residui di schemi italiani e prassi francesizzante. Di l\u00e0 il \u201cda capo\u201d nell\u2019aria di Fernando alla fine del primo atto, di qua le romanze \u201cUna vergine, un angiol di Dio\u201d e \u201cSpirto gentil\u201d. Di l\u00e0 le sopravviventi cabalette di Alfonso e Leonora nel secondo e terzo atto, di qua i recitativi-ariosi, frese per squarciare nel basalto una vicenda che, quantunque attraversata in primo piano dal fervore e della delusione dei sentimenti, \u00e8 abbuiata dalle invettive di Baldassarre e dalla lesa maest\u00e0 dell\u2019onore, come accade in tanti drammi spagnoli.<\/p>\n<p>Domina infatti un tono oscuro, messo in atto da due voci di basso e una di mezzosoprano potente, per nulla belcantista e ingolosita dal registro grave. Il solo Fernando svetta da tenorino di tradizione francese, con tutti i do sovracuti al loro posto: la parte era scritta per Gilbert Duprez, l\u2019inventore dell\u2019emissione di petto forzata in alto. Non sar\u00e0 un segnale che sia in realt\u00e0 lui, Fernando, e non la favorita Leonora, il vero protagonista di quest\u2019opera?<br \/>\nVediamo. La verifica del noto teorema di George Bernard Shaw (\u00abl\u2019opera \u00e8 quella rappresentazione teatrale in cui il tenore cerca di portarsi a letto il soprano e il baritono cerca di impedirglielo\u00bb) qui cozza gi\u00e0 contro una difficolt\u00e0: non si trova il cattivo. Non lo \u00e8 Ferrando, ovviamente, giovane che fa cose impulsive da giovane. Non lo \u00e8 certo Leonora, che ha il solo torto di aver gestito in modo confuso la partita doppia, o di essere schiacciata in una mascherata sociale pi\u00f9 grande di lei. Certo non lo \u00e8 Baldassarre, che per quanto barbogio e millenarista, fa il suo bravo c\u00f3mpito di monaco. N\u00e9 si pu\u00f2 dire che lo sia il re Alfonso: che anzi, vedendo l\u2019amante razzolare in aie altrui, potrebbe tranquillamente mettere in atto quelle ordinarie misure che i sovrani adottano in questi casi \u2013 convento, esilio, veleno, patibolo \u2013 e invece non solo mantiene autocontrollo anche di fronte al messaggio intercettato, che \u00e8 sempre cosa fastidiosa, ma addirittura rinuncia all\u2019amante e la fa sposare al ragazzo, risolvendo in un colpo solo una questione personale e una politica.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che non sono loro i cattivi. Non sono loro quelli che vogliono impedire al tenore eccetera. Non sono loro quelli che si oppongono alla virt\u00f9, all\u2019amore, alla favola. Il vero cattivo, nella Favorita, \u00e8 il coro dei cavalieri. Sono i cavalieri che in Fernando vedono il corpo estraneo, il novizio diventato conte e marchese, il parvenu che turba le regole non scritte della vita di corte. Lo chiamano infame e avventuriero. Gasparo, che \u00e8 uno di loro, si accoda rincarando la dose: montanaro abbietto, obbrobrio insano. Lo cantano in un Larghetto che dieci anni dopo insegner\u00e0 qualcosa al Verdi alle prese con i cortigiani del Duca di Mantova. I cavalieri della corte di Alfonso XI sono la societ\u00e0 chiusa, classista e razzista, che non ammette intrusioni nel proprio organismo, solidale fino alla nequizia con la volont\u00e0 del proprio re. Bisognava aver letto Il rosso e il nero, essersi appassionati a Chateaubriand, aver conosciuto la crisi d\u2019identit\u00e0 del Ruy Blas di Hugo, bisognava un po\u2019 essersi ammalati di mal du si\u00e8cle per sintonizzarsi nel 1840 sull\u2019ossessione e la claustrofobia di Fernando, sull\u2019attrazione irresistibile per l\u2019aristocrazia, sulla soddisfazione sotterranea per l\u2019ambizione ridimensionata.<\/p>\n<p>Il dramma della Favorita non \u00e8 infatti solo l\u2019amore soffocato e poi redento di Leonora. Certamente, quello \u00e8 in primo piano, innerva un percorso psicologico non dissimile da quello che toccher\u00e0 a Violetta, \u00e8 il motore della vicenda. Ma il dramma profondo della Favorita \u00e8 semmai l\u2019esclusione di cui \u00e8 vittima Fernando. Fernando \u00e8 il paria, \u00e8 la pedina fuori posto. La sua \u00e8 la storia di un\u2019iniziazione alla cruda realt\u00e0 del mondo e degli uomini, destinata a creare un disordine per cui tutti saranno destinati a pagare pegno, ma alcuni un po\u2019 meno di altri. Non \u00e8 un caso, e lo si doveva capire subito: la marcia nuziale di Leonora e Ferrando assomiglia pi\u00f9 una marcia funebre.<br \/>\nE infatti la conclusione dell\u2019opera torna nel convento dov\u2019era cominciata, e dove i monaci scavano la propria tomba, Baldassarre parla di lutto \u2013 nella versione italiana \u00e8 in realt\u00e0 morta la regina di Spagna, cio\u00e8 sua figlia \u2013 e Fernando lancia un\u2019invettiva che \u00e8 malcelata nostalgia all\u2019amata, in una romanza che \u00e8 la prova del nove per la capacit\u00e0 del tenore di tenere in pugno la platea con le mezze voci e i legati. A quel punto la riapparizione di Leonora non servir\u00e0 pi\u00f9 a salvare nessuno dei due. Il si bemolle su cui cala il sipario, cos\u00ec lontano da quel do maggiore che \u00e8 il centro gravitazionale dell\u2019opera, \u00e8 il segno di un\u2019incongruenza, di un errore delle cose. Un po\u2019 troppo anche per il pubblico parigino, al quale infatti Donizetti concede la consolazione nella redenzione in cielo, se non in terra. Ventidue anni dopo, nella lontana Pietroburgo, l\u2019uomo delle Roncole si assumer\u00e0 la responsabilit\u00e0 di sussurrare che forse anche quella \u00e8 un\u2019illusione.<\/p>\n<p>Teatro Regio di Parma<br \/>\nvenerd\u00ec 25 febbraio 2022, ore 20.00 Opera A<br \/>\ndomenica 27 febbraio 2022, ore 15.30 Opera D<\/p>\n<p>Durata complessiva 2 ore e 30 minuti circa, compreso un intervallo<\/p>\n<p>LA FAVORITA<\/p>\n<p>Grand op\u00e9ra in quattro atti su libretto di Alphonse Royer, Gustave Va\u00ebz e Eugene Scribe<br \/>\nMusica GAETANO DONIZETTI<br \/>\nCasa Ricordi, Milano<\/p>\n<p>Alfonso XI SIMONE PIAZZOLA<br \/>\nLeonora di Guzman ANNA MARIA CHIURI<br \/>\nFernando CELSO ALBELO<br \/>\nBaldassarre SIMON LIM<br \/>\nDon Gasparo ANDREA GALLI<br \/>\nInes RENATA CAMPANELLA<\/p>\n<p>Maestro concertatore e direttore MATTEO BELTRAMI<\/p>\n<p>Regia ANDREA CIGNI<br \/>\nScene DARIO GESSATI<br \/>\nCostumi TOMMASO LAGATTOLLA<br \/>\nLuci FIAMMETTA BALDISERRI<\/p>\n<p>ORCHESTRA FILARMONICA ITALIANA<br \/>\nCORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA<br \/>\nMaestro del coro CORRADO CASATI<\/p>\n<p>Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma<br \/>\nIn coproduzione con Teatro Municipale di Piacenza.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kjhgf.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-20436\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kjhgf.jpg\" alt=\"\" width=\"834\" height=\"1212\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kjhgf.jpg 834w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kjhgf-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kjhgf-768x1116.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kjhgf-705x1024.jpg 705w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kjhgf-103x150.jpg 103w\" sizes=\"(max-width: 834px) 100vw, 834px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA FAVORITA DI GAETANO DONIZETTI TORNA AL TEATRO REGIO DI PARMA DOPO 40 ANNI L\u2019opera del compositore bergamasco in un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-20434","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20434","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20434"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20434\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20434"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20434"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20434"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}