{"id":20493,"date":"2022-02-18T03:05:30","date_gmt":"2022-02-18T03:05:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=20493"},"modified":"2022-02-18T03:05:30","modified_gmt":"2022-02-18T03:05:30","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-1291","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=20493","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/ghjk.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-20494\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/ghjk.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/ghjk.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/ghjk-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Teatro di San Carlo<\/p>\n<p>Le tre regine<br \/>\nSondra Radvanovsky torna al San Carlo<br \/>\nSul podio Riccardo Frizza<br \/>\nDal 19 al 22 febbraio<\/p>\n<p>Il soprano Sondra Radvanovsky, tra le interpreti pi\u00f9 acclamate del nostro tempo, ritorna al Teatro di San Carlo sabato 19 febbraio alle 19 e marted\u00ec 22 febbraio alle 20 per Le tre regine, originale spettacolo in forma di concerto che presenta le tre scene finali della \u201cTrilogia Tudor\u201d di Gaetano Donizetti: Anna Bolena, Maria Stuarda e Roberto Devereux.<br \/>\nLe tre opere furono composte quando Donizetti era direttore artistico del Teatro di San Carlo dove Roberto Devereux ebbe la sua prima.<br \/>\nSul podio lo specialista Riccardo Frizza, impegnato a dirigere Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo. Maestro del Coro Jos\u00e9 Luis Basso.<br \/>\nNel cast vocale anche Caterina Piva, Martina Belli, Giulio Pelligra, Edoardo Milletti, Antonio Di Matteo e Sergio Vitale (in calce la locandina completa con i rispettivi ruoli).<\/p>\n<p>Dalla guida all\u2019ascolto del programma di sala de Le tre regine<br \/>\ndi Alberto Mattioli<br \/>\nMolto prima dei Tudors in tiv\u00f9 con Jonathan Rhys-Meyers come Enrico VIII insolitamente magro e belloccio, il primo autore di una serie di successo su una dinastia cos\u00ec clamorosa e alla fine cos\u00ec poco \u201cinglese\u201d (macch\u00e9 understatement) fu Gaetano Donizetti. Nello sterminato catalogo del Nostro, oltre settanta opere, sui Tudor ce ne sono ben quattro: Elisabetta al castello di Kenilworth (1829), Anna Bolena (1830), Maria Stuarda (1835, in effetti una Stuart, ma figlia di Margherita Tudor e nipote di Enrico VII, il fondatore della dinastia) e Roberto Devereux (1837), all\u2019interno di una produzione dove i titoli \u201cbritannici\u201d si sprecano: ci si trovano anche Alfredo il Grande (1823), Emilia di Liverpool (1824), Rosmonda d\u2019Inghilterra (1834), naturalmente Lucia di Lammermoor (1835) e L\u2019assedio di Calais (1836). Per inciso, di questi nove titoli ben sei vennero alla luce a Napoli; sette se pensiamo che anche la Stuarda fu scritta per il San Carlo dove per\u00f2 non debutt\u00f2 mai per ragioni di censura che cercheremo di acclarare.<br \/>\nNon ci sono lettere dove il Nostro spieghi questa sua anglofilia; ma certo, le vicende dei \u201cTudori\u201d, come li chiamava lui, risultavano ideali per il suo teatro. Dove per\u00f2 si intersecano con le convenienze e inconvenienze del frenetico mondo produttivo dell\u2019opera italiana dell\u2019Ottocento, e dunque in complicati intrecci con librettisti, impresari, committenti, censori e, venendo all\u2019oggetto di questa serata, con i cantanti cui queste opere erano destinate. E qui bisogna fare una chiosa. Le ricerche degli storici della vocalit\u00e0 sono state sicuramente preziose nell\u2019indagare quanto le caratteristiche degli interpreti cui era destinata abbiano influenzato la scrittura dei compositori. Sono tuttavia considerazioni necessarie ma non sufficienti. Estensione e tessitura dei cantanti erano certo tenute in considerazione da Donizetti, il quale per\u00f2 dedicava altrettanta attenzione alle loro caratteristiche psicologiche, attoriali, interpretative. In altri termini: alla loro personalit\u00e0, decisiva nell\u2019elaborazione dei personaggi in cui si sarebbe incarnata.<br \/>\nAnna Bolena \u00e8 il primo successo duraturo di Donizetti. Apr\u00ec la leggendaria stagione di Carnevale del 1830-31 al teatro Carcano di Milano, il derby\u00a0fra Donizetti e Bellini, che rispose al trionfo del\u00a0rivale con La sonnambula. La Bolena racconta l\u2019infelice fine di carriera della seconda moglie di Enrico VIII, che per lei ripudia Caterina d\u2019Aragona e scatena lo scisma d\u2019Inghilterra, e madre di Elisabetta I, in chiave ovviamente innocentista: Anna non ha mai tradito il marito e muore vittima di un tiranno, pagando con la vita l\u2019unica colpa di essersi fatta abbagliare \u201cdal soglio\u201d e di avere perci\u00f2 rinunciato al suo vero amore, ovviamente tenorile. Il librettista \u00e8 Felice Romani e la primadonna Giuditta Pasta: e questo spiega molto del fascino di quest\u2019opera che \u00e8 s\u00ec gi\u00e0 romantica, ma in una dimensione trattenuta e lirica, e che conserva, pur nello scatenamento delle passioni, una certa sua solennit\u00e0 tragica, si direbbe ancora neoclassica. Romani non fu mai un romantico al quadrato. E soprattutto la Pasta, mirabile in quel \u201csublime tragico\u201d che le riconosceva Bellini, non soltanto non era un soprano sfogato (aveva iniziato come contralto ed era stata un celebre Tancredi), ma conservava anche dalla sua stagione rossiniana un\u2019attitudine coturnata, antirealistica, trattenuta e, si direbbe, pudica. Anna, come molte primedonne donizettiane alle prese con l\u2019insostenibilit\u00e0 della realt\u00e0, si rifugia nel delirio: ma la sua \u00e8 una pazzia pi\u00f9 nostalgica che furente, una nostalgia dell\u2019innocenza che prende colori quasi idilliaci da perduta Arcadia, un vaneggiamento fra il lirico e il mistico che solo nell\u2019indispensabile cabaletta finale sfocia nell\u2019invettiva subito per\u00f2 volta in perdono per la \u201ccoppia iniqua\u201d formata dall\u2019ex marito e dalla sua nuova moglie, perdono che \u201cm\u2019acquisti clemenza e favore \/ Al cospetto di un Dio di piet\u00e0\u201d.\u00a0La grande scena finale, irrinunciabile topos nelle convenzioni operistiche dell\u2019epoca, \u00e8 estremamente ampia ed elaborata. Cos\u00ec la descrive Paolo Fabbri, direttore scientifico della Fondazione Donizetti di Bergamo: \u201cCoro introduttivo, scena di follia, cantabile, tempo di mezzo arricchito dalla pregheria, cabaletta di furore: una vera scena-madre per la protagonista e una prova di forza compositiva per il Donizetti uomo di teatro, senza cali di tensione fosse pure per una singola battuta. Incastonata al suo interno, la celeberrima rimembranza di \u201cAl dolce guidami \/ Castel nat\u00eco \/ Ai verdi platani \/ Al quieto rio\u201d. Le fioriture della melodia danno sinuosit\u00e0 e grazia a un\u2019ossatura musicale altrimenti essenziale fino alla schematicit\u00e0. Dilatando le sillabe, quei melismi diluiscono la sostanza semantica del verso, snervandolo e sublimandolo in fonemi quasi astratti, e finendo cos\u00ec col creare proprio in articulo mortis una parentesi incantata e sospesa nel flusso di una vicenda cupamente e implacabilmente in marcia verso la catastrofe. Pur con tutte le tragiche intenzioni di Romani, memorabili risultano alla fine proprio questi versi cos\u00ec brevi e semplici, in cui la protagonista riesce per un momento a sottrarsi al suo destino di sofferenza\u201d.<br \/>\nMaria Stuarda \u00e8 un clamoroso caso di censura. L\u2019opera fu commissionata dal San Carlo nel 1834. Per il libretto, tratto da Schiller, Donizetti avrebbe voluto Romani, che per\u00f2 stava abbandonando il teatro per assumere la direzione della Gazzetta Ufficiale Piemontese a Torino e non rispose nemmeno alla sua lettera. Il compositore mise allora alla prova uno studente calabrese diciassettenne, Giuseppe Bardari, al suo primo e ultimo libretto: sarebbe poi diventato un alto funzionario dell\u2019amministrazione borbonica, prefetto di Polizia a Napoli nel 1860 all\u2019arrivo di Garibaldi. Le primedonne erano Giuseppina Ronzi De Begnis come Stuarda e Anna Del Sere come Elisabetta, e alla prima prova con l\u2019orchestra vennero clamorosamente alle mani. Pare che la Ronzi avesse interpretato in maniera cos\u00ec realistica la feroce invettiva della Stuarda a Elisabetta nel Finale primo (\u201cFiglia impura di Bolena, \/ Parli tu di disonore? \/ Meretrice indegna oscena, \/ In te cada il mio rossore\u2026 \/ Profanato \u00e8 il soglio inglese, \/ Vil bastarda, dal tuo pi\u00e8!\u201d) che la Dal Sere lo prese come un insulto personale. Le due signore, si fa per dire, iniziarono a scambiarsi dei coloriti insulti, poi passarono al pugilato prendendosi per i capelli. La Dal Sere morsic\u00f2 anche la Ronzi in un braccio, ma stava avendo la peggio, stante la differenza di stazza a lei assai sfavorevole, quando gli astanti intervennero per mettere fine al match. Il mese seguente Donizetti narr\u00f2 l\u2019episodio in una delle sue lettere pi\u00f9 celebri e divertenti, indirizzata al librettista romano Jacopo Ferretti: \u201cNon so se sai che la Ronzi sparlando di me credendomi lunge, diceva: \u201cDonizetti protegge quella p\u2026 della Delsere\u201d, ed io risposi inaspettato: \u201cIo non proteggo alcuna di voi, ma p\u2026 erano quelle due [le regine, ndr]\u00a0 e due p\u2026 siete voi\u201d.Tanta ginnastica per nulla, per\u00f2. L\u2019opera non and\u00f2 mai in scena, vietata dal Re Ferdinando II in persona dopo la prova generale, che pure era andata benissimo. Le ragioni non sono mai state chiarite completamente. Si disse che la Regina, Maria Cristina di Savoia, fosse svenuta assistendo alla scena del secondo atto della confessione di Maria Stuarda, dalla quale peraltro sosteneva di discendere. Questo \u00e8 impossibile, perch\u00e9 mai la Regina, che fra l\u2019altro era devota fino alla bigotteria e non amava affatto il teatro, avrebbe assistito a una prova generale. Probabilmente, il divieto arriv\u00f2 nell\u2019ambito di una svolta reazionaria della corte contro le opere \u201cmoderne\u201d con il finale tragico: i nuovi drammi romantici venivano considerati pericolosi e diseducativi non tanto dal punto di vista politico, quanto da quello etico e sociale. \u201cElla ben sa l\u2019influenza che queste rappresentazioni esercitano sullo spirito pubblico\u201d, scrisse per l\u2019occasione al Re il suo ministro di Polizia, il marchese Francesco Saverio Delcarretto. In effetti, \u00e8 comprensibile che la censura di uno Stato italiano della Restaurazione non gradisse, per usare un eufemismo, che una Regina, bench\u00e9 la \u201ccattiva\u201d dell\u2019opera, fosse apostrofata come meretrice e bastarda. Tanto pi\u00f9 che in Italia e nei paesi cattolici la Stuarda era considerata una specie di martire della fede, fin dalla stupenda tragedia secentesca La reina di Scotia di Federico della Valle, che per\u00f2 all\u2019epoca di Donizetti nessuno conosceva perch\u00e9 fu riscoperta da Benedetto Croce. Cos\u00ec il debutto della Stuarda si spost\u00f2 dal \u201934 al \u201935 e dal San Carlo alla Scala. Merito di Maria Malibran, la primadonna romantica per eccellenza, che aveva sentito le prove dell\u2019opera a Napoli dove nello stesso periodo cantava Amelia di Lauro Rossi, e se ne era incapricciata. Fu lei a convincere il duca Carlo Visconti di Modrone, impresario della Scala, scrivendogli anche di essere stata \u201ca Wesminster Abby [sic] per copiarvi il costume della Maria e di Elisabetta\u201d, un tratto perfettamente in linea con l\u2019ossessione storicistica dell\u2019epoca. Naturalmente, neanche alla censura absburgica del Lombardo-Veneto garbava che si cantasse di sovrane bastarde e meretrici, cos\u00ec la famigerata invettiva fu riscritta: \u201cDi Bolena oscura figlia, \/ Parli tu di disonore? \/ E chi mai ti rassomiglia? \/ Su te cada il mio rossore. \/ Profanato \u00e8 il soglio inglese, \/ Donna vile, dal tuo pi\u00e8!\u201d. Ma la Malibran, che aveva le sue idee e nessuna paura di esprimerle, non se ne diede per intesa e, pare, alla prima cant\u00f2 i versi originali e non quelli censurati. Risultato: Maria Stuarda and\u00f2 s\u00ec in scena il 30 dicembre 1835, ma il 12 gennaio successivo ne fu vietata ogni ulteriore rappresentazione. E dire che il blocco finale dell\u2019opera, prima con il duetto \u201cdella confessione\u201d con Talbot (quello che avrebbe tanto sconvolto la pia sovrana sabauda), poi con la consueta scena di cantabile e cabaletta, disegna una Stuarda perfettamente in linea con la sua immagine controriformista (e, va da s\u00e9, romanticamente innocentista): una Maria Maddalena che si pente dei suoi errori, perdona ai nemici, sale coraggiosamente al patibolo e, insomma, muore da martire.<br \/>\nAnche Roberto Devereux, su un libretto di Salvadore Cammarano che deriva da quello di Romani per Il conte di Essex di Mercadante, \u00e8 un titolo napoletano: and\u00f2 in scena al San Carlo il 29 ottobre 1837. Si scrive Roberto Devereux ma si legge Elisabetta, che \u00e8 la vera protagonista di quest\u2019opera cupa e sofferta, dove si riflette l\u2019anno forse pi\u00f9 doloroso della vita di Donizetti, funestato dalla morte, in rapida successione, del terzo figlio e della moglie Virginia Vasselli. Donizetti lascia la sua casa napoletana in via Nardones, dove aveva fatto base per tanti anni e due mesi e mezzo prima della \u201cprima\u201d della nuova opera scrive al cognato romano Toto Vasselli: \u201cSenza padre, senza madre, sensa moglie, senza figli\u2026 per chi lavoro io dunque? Perch\u00e9?\u201d. Ma il Devereux, a riprova di quel che si diceva, \u00e8 anche l\u2019ultimo e pi\u00f9 sapido frutto della lunga collaborazione con la Ronzi De Begnis, la vera \u201cmusa nera\u201d di questa fase creativa di Donizetti. \u00c8 per lei, la primadonna di un romanticis0mo \u201cgotico\u201d e crudele, che il musicista inventa alcune delle sue figure femminili pi\u00f9 tragiche e contraddittorie, furenti e\u00a0 ferine, insieme vittime e carnefici, lontanissime da quelle immacolate fanciulle perseguitate dalla protervia maschile che sono le eroine pensante per l\u2019angelica Fanny Tacchinardi-Persiani, a cominciare ovviamente da Lucia di Lammermoor. Per Donizetti, la Ronzi \u00e8 invece la protagonista, nel 1832, di Fausta, una Fedra bizantina incestuosamente innamorata del figlio e di Sancia di Castiglia, che del figlio progetta invece l\u2019assassinio. Poi \u00e8 la Bianca degli Amidei di Buondelmonte, ovvero la Stuarda riscritta dopo la censura (1834) e nello stesso anno la primadonna di Gemma di Vergy, mandante dell\u2019omicidio del marito. E, naturalmente, Elisabetta, innamorata gelosa e vendicativa di Roberto Devereux, poi pentita di averlo mandato a morte e che nel finale, ossessionata dalla visione dello spettro insanguinato dell\u2019uomo che aveva amato, abbandona il trono al successore, Giacomo VI di Scozia (ma primo come Re d\u2019Inghilterra), figlio appunto della Stuarda da lei precedentemente affidata al boia: tout se tient, ma qui davvero Cammarano si prende un po\u2019 troppa libert\u00e0 con la Storia. A conferma di come la vera protagonista dell\u2019opera sia Elisabetta, \u00e8 a lei che Donizetti affida la scena finale, il momento pi\u00f9 alto del Devereux, dove al soprano\u00a0 viene richiesta un\u2019ampia gamma espressiva (oltre che di ottemperare alle esigenze di una scrittura vocale tesissima), bench\u00e9 composta nella tradizionale scansione di recitativo, aria cantabile, il Larghetto \u201cVivi, ingrato, a lei d\u2019accanto\u201d, tempo di mezzo con l\u2019ingresso prima di Sara e poi del di lei marito Nottingham e cabaletta conclusiva, \u201cQuel sangue versato\u201d, che l\u2019Ashbrook definisce \u201cterrificante\u201d. E tuttavia lo schema classico viene come rifuso dall\u2019interno, sia nell\u2019aria, nota sempre Ashbrook, \u201cdi grande libert\u00e0 melodica, dove le sue frasi [di Elisabetta] si allungano man mano che la sua emozione s\u2019intensifica\u201d sia nella cabaletta che ha una doppia e quasi unica particolarit\u00e0: il testo del daccapo \u00e8 diverso da quello della prima strofa, e si tratta di versi molto estesi nel metro, due blocchi di otto senari doppi, pi\u00f9 due come conclusione dove, appunto, Elisabetta abdica. Donizetti era assolutamente conscio del suo valore e il 12 maggio 1838 rimbotta cos\u00ec un amico fiorentino cui il debutto locale del Devereux non era piaciuto: \u201cChe di\u2019 tu che Roberto non ha finale?&#8230; \u00e8 uno fra i miei pi\u00f9 felici [\u2026]. Il finale di Roberto vale 4 di quelli di Falliero, di Parisina etc\u2026\u201d. Come dargli torto?<\/p>\n<p>Teatro di San Carlo<br \/>\nsabato 19 febbraio 2022, ore 19:00<br \/>\nmarted\u00ec 22 febbraio 2022, ore 20:00<\/p>\n<p>SONDRA RADVANOVSKY<br \/>\nLe tre regine<\/p>\n<p>FINALI dalle opere di\u00a0Gaetano Donizetti<\/p>\n<p>Direttore |\u00a0Riccardo Frizza<\/p>\n<p>ANNA BOLENA (1830)<br \/>\nLibretto di Felice Romani<br \/>\nOuverture<br \/>\nAtto II, Scena 11 \u2013 Finale<\/p>\n<p>Anna Bolena |\u00a0Sondra Radvanovsky<br \/>\nSir Hervey |\u00a0Edoardo Milletti\u266d<br \/>\nLord Rochefort |\u00a0Antonio Di Matteo<br \/>\nRiccardo Percy |\u00a0Giulio Pelligra<br \/>\nSmeton |\u00a0Martina Belli<\/p>\n<p>MARIA STUARDA (1835)<br \/>\nLibretto di Giuseppe Bardari<br \/>\nOuverture<br \/>\nAtto II, Scena 6 &#8211; Finale<\/p>\n<p>Anna Kennedy |\u00a0Caterina Piva\u266d<br \/>\nMaria Stuarda |\u00a0Sondra Radvanovsky<br \/>\nRoberto, Conte di Leicester |\u00a0Giulio Pelligra<br \/>\nGiorgio Talbot |\u00a0Antonio Di Matteo<br \/>\nGuglielmo Cecil |\u00a0Sergio Vitale<\/p>\n<p>ROBERTO DEVEREUX (1837)<br \/>\nLibretto di Salvadore Cammarano<br \/>\nOuverture<br \/>\nAtto III, Scena 6-Finale<\/p>\n<p>Elisabetta I, Regina d\u2019Inghilterra |\u00a0Sondra Radvanovsky<br \/>\nLord Cecil |\u00a0Edoardo Milletti\u266d<br \/>\nSara, Duchessa di Nottingham |\u00a0Caterina Piva\u266d<br \/>\nIl Duca di Nottingham |\u00a0Sergio Vitale<\/p>\n<p>\u266ddebutto al Teatro di San Carlo<\/p>\n<p>Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo<br \/>\nMaestro del Coro |\u00a0Jos\u00e9 Luis Basso<\/p>\n<p>Rossana Russo,<br \/>\nResponsabile della comunicazione creativa e strategica e relazioni con la Stampa<br \/>\nr.russo@teatrosancarlo.it<br \/>\ncell 3357431980<\/p>\n<p>Giulia Romito,<br \/>\nComunicazione e Stampa<br \/>\ng.romito@teatrosancarlo.it 0817972301<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/lkhf.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-20495\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/lkhf.jpg\" alt=\"\" width=\"819\" height=\"1228\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/lkhf.jpg 819w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/lkhf-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/lkhf-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/lkhf-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/lkhf-100x150.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/\u00e0\u00f2lkjh.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-20497\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/\u00e0\u00f2lkjh.jpg\" alt=\"\" width=\"683\" height=\"1021\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/\u00e0\u00f2lkjh.jpg 683w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/\u00e0\u00f2lkjh-201x300.jpg 201w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/\u00e0\u00f2lkjh-100x150.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro di San Carlo Le tre regine Sondra Radvanovsky torna al San Carlo Sul podio Riccardo Frizza Dal 19 al [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-20493","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20493","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20493"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20493\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20493"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20493"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20493"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}