{"id":20846,"date":"2022-03-04T00:15:23","date_gmt":"2022-03-04T00:15:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=20846"},"modified":"2022-03-04T00:15:23","modified_gmt":"2022-03-04T00:15:23","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-1315","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=20846","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano."},"content":{"rendered":"<p>VERSI DI DANTE<br \/>\ndi Luca Francesconi<br \/>\nHo deciso di operare una scelta piuttosto radicale, a proposito del testo utilizzato in questa musica.<br \/>\nNon ho potuto n\u00e9 voluto usare i versi di Dante in modo descrittivo o semplicemente come si userebbe un qualsiasi testo in musica. Non mi era possibile. Un misto di pudicizia e tremore di fronte alla poesia pi\u00f9 alta che mai sia stata scritta. Ho colto invece l\u2019occasione di rileggere e studiare tutta la Commedia e soprattutto il magnifico Paradiso che spesso viene trascurato. Penso, ora, sia la parte pi\u00f9 stupefacente dell\u2019opera di Dante.<br \/>\nQui egli accetta la sfida impossibile: parlare di ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 parlare. Danteggiando e piroettando riesce con infinita sensibilit\u00e0 e tenerezza, sulle ali dell\u2019amore mai corrisposto \u2013 mai esistito \u2013 con la \u201cdonna sua\u201d Beatrice a vedere la meraviglia dei cieli, la luce insostenibile del mistero. Il soffio vitale. Questo \u00e8 l\u2019amor che muove le cose all\u2019infinito. E maneggiando destramente la materia teologica riesce infine a scorgere, al di l\u00e0 del sorriso malinconico di Beatrice, non Dio ma una effige umana, un volto anzi tutti i volti.<br \/>\nIl Mistero siamo noi. Come confrontarsi semanticamente con un testo di questa altezza? No, sentivo di dover fare qualcosa di musicale. Sicuramente non uno sfondo per i versi di Dante. Che non ne hanno certo bisogno, anzi. Ma lasciarmi portare dalla immensa intuizione che questa sua interpretazione del sacro ispirava.<br \/>\n\u00c8 l\u2019essere umano, con tutte le sue contraddizioni il centro della Commedia. Dunque noi, il nostro corpo e la nostra luce e tutte le fasi intermedie, intrise di dolore e amore. Noi dobbiamo passare per il corpo, sempre. \u00c8 il nostro veicolo spaziale, di sensi e di pensiero, di istinti e invenzioni pure.<br \/>\nCos\u00ec ho reinventato un viaggio, molto candidamente, dalla materia del rumore e del ritmo alla luce delle voci. Cavando il canto proprio dalla materia. La dimensione ctonia (possiamo chiamarlo Inferno se vogliamo) ci appartiene almeno quanto quella spirituale anzi sono due forme di spiritualit\u00e0. Come nei riti dionisiaci che hanno un<br \/>\nI VERSI DI DANTE 19<br \/>\nindirizzamento \u201cvitalistico\u201d e uno \u201cletargico\u201d. Lo stesso nelle esperienze sciamaniche.<br \/>\nIn breve, le parole usate sono certamente di Dante ma generano colori e musica, proiettano senso in tutte le direzioni e non \u00e8 necessario seguirne il significato letterale. Anzi leggere la Commedia in s\u00e9, i versi del poeta \u00e8 un rito personale, intimo, che dentro ciascuno \u201cva significando\u201d. La musica lasciamola vagare nell\u2019aria inseguendo i profumi e i bagliori, le urla e i tuoni della poesia dell\u2019immenso Dante.<br \/>\nTrovo importante riportare qui i versi che vengono musicalizzati non come un libretto, ma come generatori di altri sensi, di immagini profonde, di ispirazione e di musica.<br \/>\nLuce<br \/>\nDolci sospiri<br \/>\nQuanti dolci pensier, quanto disio<br \/>\nO anime affannate<br \/>\nQuali colombe dal disio chiamate<br \/>\nCorpo<br \/>\nDi qua, di l\u00e0, di gi\u00f9<br \/>\nL\u00e0, dove molto pianto mi percote<br \/>\nIo venni in luogo d\u2019ogni luce muto,<br \/>\nChe mugghia<br \/>\nLa bufera infernal percotendo li<br \/>\n[molesta<br \/>\nStrida, compianto, lamento<br \/>\nLuce<br \/>\nLucevan gli occhi suoi pi\u00f9 che la Stella:<br \/>\nAmor mi mosse, che mi fa parlare<br \/>\nCorpo<br \/>\nOr incomincian le dolenti note L\u00e0, dove molto pianto mi percote<br \/>\nIo venni in luogo d\u2019ogni luce muto<\/p>\n<p>Mugghia<br \/>\nMugghia bufera infernal<br \/>\nMugghia pianto soffia<\/p>\n<p>Di qua, di l\u00e0, di gi\u00f9, di su li mena<br \/>\nDolore<br \/>\nParole di dolore, accenti d\u2019ira<br \/>\nVoci alte<br \/>\nDiverse lingue, orribili favelle<br \/>\nE suon di man<br \/>\nAria senza tempo<\/p>\n<p>Crudele<\/p>\n<p>Anelito<br \/>\nCh\u2019io sarei smarrito<\/p>\n<p>Quali colombe dal disio chiamate,<br \/>\nCon l\u2019ale aperte e ferme, al dolce nido<br \/>\nVolan per l\u2019aer dal voler portate<\/p>\n<p>20<br \/>\nO anime affannate<br \/>\nAmor condusse noi ad una morte<\/p>\n<p>L\u2019altro piangeva<br \/>\nTutto tremante<\/p>\n<p>Luce<br \/>\nLucevan gli occhi suoi pi\u00f9 che la Stella<br \/>\nAmor mi mosse<\/p>\n<p>Corpo<br \/>\nIo venni in luogo d\u2019ogni luce muto<\/p>\n<p>Anelito<br \/>\nLa terra lagrimosa diede vento<br \/>\nLuce<br \/>\nElla<br \/>\nIncominci\u00f2 ridendo tanto lieta<br \/>\nNe\u2019 belli occhi, io credo<br \/>\nNe\u2019 belli occhi<br \/>\nCome in lo specchio<br \/>\nUn punto vidi che raggiava lume acuto<br \/>\nLa natura del moto<br \/>\nQuinci comincia come da sua meta<br \/>\nDistante intorno al punto un cerchio<br \/>\n[d\u2019igne Si girava ratto<br \/>\nNon altrimenti ferro disfavilla<br \/>\nChe bolle, come i cerchi sfavillaro.<br \/>\nLo incendio lor seguiva ogni scintilla Osanna<br \/>\nOsanna<br \/>\nCos\u00ec lo rimembrar del dolce riso<br \/>\nLa mente mia da s\u00e9 medesma scema<br \/>\nNoi siamo usciti fore Del maggior corpo al Ciel ch\u2019\u00e8 pura luce<br \/>\nLuce intellettual piena d\u2019amore, Amor di vero ben pien di letizia,<br \/>\nLetizia che trascende ogni dolciore<br \/>\nE quella s\u00ec lontana Sorrise<br \/>\nE riguardommi<br \/>\nAve, Maria, gratiae plena<br \/>\nLa mente mia era sospesa<br \/>\nO donna, in cui la mia speranza vige<br \/>\nIo credo<br \/>\nIo credo, per l\u2019acume ch\u2019io soffersi<br \/>\nDel vivo raggio, ch\u2019io sarei smarrito,<br \/>\nSe gli occhi miei da lui fossero avversi<br \/>\nCos\u00ec la mente mia tutta sospesa Mirava fisa immobile e attenta<br \/>\nO quanto \u00e8 corto il dire<br \/>\n21<br \/>\nLUCA FRANCESCONI<br \/>\ndi Gianluigi Mattietti<br \/>\nNella sua musica Luca Francesconi ha sempre cercato di raccontare processi legati alla natura fisica del suono, rappresentando come una forma drammatica le sue trasformazioni, le sue metamorfosi, i cambi di stato della materia che suona. Questo tratto distintivo si pu\u00f2 cogliere gi\u00e0 nei lavori giovanili, dove si mescolavano influenze diverse: l\u2019apprendistato \u201cclassico\u201d avvenuto al Conservatorio di Milano, nella classe di composizione di Azio Corghi, l\u2019attivit\u00e0 nei gruppi rock, la pratica della musica per il teatro e per il cinema, lo studio del jazz, i corsi con Karlheinz Stockhausen e con Luciano Berio. All\u2019inizio del suo percorso creativo, Francesconi ha rivisitato le tecniche compositive delle avanguardie degli anni \u201850 e \u201860 cercando di individuare una nuova sintassi, di rimettere in fase i parametri disarticolati nella musica seriale, di ricostruire un\u2019idea di figura e di forma. Ma anche nella forma, ha sempre cercato l\u2019instabilit\u00e0, basata sulla frizione tra materiali diversi.<br \/>\nProvenendo da un\u2019esperienza di generi musicali diversi, ha inizialmente cercato di ibridare linguaggi contrastanti, ad esempio nella Suite 1984 per orchestra, quartetto jazz ed ensemble di percussioni dalla Guinea, che mette a confronto elementi opposti, da Machaut alla scrittura sinfonica, alla musica africana. Questa ricerca di un \u201cattrito dei contrari\u201d \u00e8 anche diretto riflesso della doppia natura del compositore, che si \u00e8 sempre mosso tra un lato speculativo, e uno \u201cprimitivistico\u201d, legato a una nuova idea di ritmo, e influenzato dalla musica etnica. Esemplare in questo senso \u00e8 Mambo (1987), virtuosistico pezzo per pianoforte, che sovrappone un ostinato ritmico nel registro grave, una serie di linee diatoniche e una sequenza di accordi martellati. Altri tentativi di mettere in fase gli elementi della composizione, e di arrivare a una ricostruzione della forma, sono evidenti in pezzi come Da Capo (1985) per nove strumenti, e Plot in fiction (1986) per oboe e undici strumenti: il primo parte da un gesto sonoro netto, come un nucleo di energia propulsivo dal quale scaturiscono tutti gli altri elementi del pezzo, con meccanismi di trasformazione<\/p>\n<p>22<br \/>\ndi natura quasi fisica (\u201ccome un gesto pittorico\u201d), generando un unico, organico arco formale; la ricerca di forme comprensibili emerge anche in Plot in fiction, fatto di line ritmiche, nervose, e costruito su note-cardine, che assumono la funzione sintattica di un percorso narrativo, di una trama capace di guidare l\u2019ascolto.<br \/>\nIn questa ricerca entrano in gioco anche i meccanismi della memoria, intesa come fonte di energia creativa, e serbatoio di risonanze storiche, come dimostra il concerto per flauto Les barricades myst\u00e9rieuses (1989), ispirato all\u2019omonima composizione di Couperin, o il ciclo dei Quattro studi sulla memoria &#8211; che comprende Memoria (1990) per orchestra, basato su due battute della Sinfonia concertante di Mozart; Richiami II (1991) per ensemble amplificato, che parte da una cellula di tre note e si sviluppa allontanandosene gradatamente; Riti neurali (1991) per violino e otto strumenti, che intreccia percorsi labirintici ma con chiari appigli alla percezione, giocando su una vasta gamma di \u201criprese\u201d e di rimandi tra solista e ensemble; A fuoco (1995) per chitarra e ensemble, dove i sottili impasti timbrici dell\u2019ensemble suonano come risonanze dei suoni della chitarra.<br \/>\nL\u2019idea di una forma lineare e direzionale viene negli anni \u201890, quando Francesconi amplia la sua prospettiva compositiva introducendo nuovi elementi legati al linguaggio (individuando uno stretto nesso tra la dimensione fonetica, semantica e poetica), al teatro, agli aspetti fisici dell\u2019interpretazione musicale. Il terzo quartetto per archi, intitolato Mirrors (1993), \u00e8 un gioco di specchi che genera percorsi pluri-lineari, ma ancorati a elementi fortemente connotati come fraseggio, figure ribattute, scarto di registri. Etymo (1994) per soprano, ensemble e elettronica, prende spunto da un verso di Baudelaire, usato come una piccola cellula che viene recitata e analizzata nelle sue minime inflessioni vocali, dando vita a una trama strumentale e vocale mobilissima, piena di rifrazioni timbriche. Animus (1995), per trombone e live electronics, nasce dal soffio, dalla sua graduale trasformazione in suono, e usa lo strumento come una sorta di \u201cpolmone metallico\u201d che interagisce con la voce e il respiro dello strumentista.<br \/>\nLUCA FRANCESCONI 23<br \/>\nDue pezzi per orchestra, composti alla fine degli anni \u201890, rappresentano uno spartiacque verso una fase ulteriore nel percorso creativo di Francesconi, che segna uno smarcamento definitivo dai dogmi delle avanguardie: Wanderer (1999) sfrutta figure tematiche, colori espressivi, strutture formali classiche (forma sonata, passacaglia, corale) in un\u2019architettura di vaste proporzioni, immaginata come un viaggio fantastico, ai confini del mondo. Con Cobalt, Scarlet &#8211; Two colors of dawn (2000) dimostra un approccio quasi impressionistico con la scrittura orchestrale, esplicitamente legato all\u2019esperienza di un\u2019alba nordica, e all\u2019idea di tradurre in musica quelle impressioni visive, come uno studio sulla luce, dove il cobalto e lo scarlatto corrispondono anche a due concezioni del tempo: un tempo dinamico, come un divenire lentissimo, armonico e timbrico, e un tempo \u201ccircolare\u201d, preclassico, che assume la forma di un monolite sonoro, con un materiale ritmico che si trasforma in melodia.<br \/>\n24 LUCA FRANCESCONI 25<br \/>\nLa connotazione drammatica della scrittura strumentale emerge anche con maggiore evidenza nelle composizioni concertanti, che punteggiano la produzione del compositore ininterrottamente fino a oggi. In Rest (2004) per violoncello e orchestra, il solista sfrutta tutte le sue possibilit\u00e0 polifoniche, le allusioni folkloriche, gli estremi magmatici e evanescenti, in un ricco gioco di figurazioni messe in risalto da una superficie orchestrale usata come una sorta di filtro. In Duende &#8211; the dark notes (2014), Francesconi istilla nella parte del solista una forza primigenia, riferita al demone del flamenco e del cante hondo, e ne ricava una scrittura virtuosistica, ma sganciata dai clich\u00e9 classici, con un costante senso di slancio che prende forma da gesti quasi inarticolati, con figure rapidissime che si disgregano e si riformano in continuazione. Nel concerto per violoncello Das Ding singt (2017) il compositore riprende l\u2019idea di un concerto concepito come una \u201cnarrazione della trasformazione della materia\u201d, spingendo agli estremi i processi di metamorfosi (a partire da una Ciaccona di Giuseppe Colombi), muovendo con estrema duttilit\u00e0 i materiali orchestrali, facendoli scontrare, fondendoli insieme, creando veri e propri effetti di morphing sinfonico, passando dal puro rumore, dalla materia organica e molecolare a zone \u201csemantiche\u201d molto connotate. In Zero Formula (2019), lo strumento solista \u00e8 la chitarra elettrica della quale Francesconi riprende stilemi e gesti tipici, ma in una prospettiva \u201clachenmanniana\u201d, partendo da una dimensione di instabilit\u00e0 molecolare, rumoristica, di \u201cmusica concreta strumentale\u201d, generando interessanti processi di saturazione. Una ricerca dell\u2019energia nascosta caratterizza anche il concerto per violino Corpo Elettrico (2021) dove il solista si infiltra nell\u2019ordito orchestrale, modificando i suoi stessi caratteri timbrici, minando cos\u00ec la struttura architettonica del tradizionale concerto con solista.<br \/>\nAltro tipo di sperimentazione \u00e8 quella legata alla voce, dove Francesconi esplora la potenza dell\u2019universo semantico, e indaga i confini tra fonemi e ricostruzione del senso. In Herzst\u00fcck (2012) per sei voci, parte dal testo (l\u2019omonimo minidramma di Heiner M\u00fcller) e lo smonta esplorando diverse espressioni ed emissioni vocali, fino ad arrivare al suono puro, a un ipotetico arch\u00e9 del significato: ne risulta una sorta di scena teatrale, in sei variazioni, dove si intrecciano canto, parlato, scrittura polifonica, respiri, fischi, scioglilingua, brusii. La produzione operistica si confronta invece spesso con le varie forme del melodramma, reinventandole. Ballata (Bruxelles, 2002), basata su The rime of the ancient mariner di Coleridge, sfrutta ancora tecniche compositive diverse, e gioca su due livelli temporali distinti, collegati da una relazione di flashback, ancora come un viaggio a ritroso nella memoria, trasformando l\u2019intero teatro nel ventre della nave. \u00c8 invece la tradizione dell\u2019opera buffa italiana ad essere rivisitata nel monodramma Buffa opera (Milano, 2002), metafora ecologico-politica che ha per protagonista una blatta che rivendica un posto al sole, con una musica esuberante, piena di ammiccamenti stilistici, da Mozart a Zappa. La transizione dalla polifonia rinascimentale alla monodia e all\u2019opera seicentesca diventa lo spunto musicale di Gesualdo, considered as a murderer (Amsterdam, 2004), opera che affianca ai tre protagonisti un ensemble madrigalistico e descrive Gesualdo da Venosa come un uomo proiettato verso la modernit\u00e0.<br \/>\nSu un complesso sdoppiamento di piani musicali e drammatici si basa l\u2019opera Quartett (Milano, 2011), basata sull\u2019omonimo lavoro teatrale di Heiner M\u00fcller (a sua volta ispirato alle celebri Liaisons Dangereuses di de Laclos), che concentra tutto sul dialogo tra i due protagonisti, eliminando gli altri personaggi, e inserendo dei giochi di ruolo, per cui Merteuil e Valmont interpretano anche le due donne oggetto della seduzione di Valmont: da qui, appunto, il titolo Quartett. Nell\u2019opera di Francesconi i due protagonisti, insieme spietati e galanti, appaiono come alter ego l\u2019uno dell\u2019altra, generando un originale cortocircuito teatrale, un gioco vorticoso di specchi e di maschere che si riflette in una originale drammaturgia degli spazi, su tre livelli. Ancora pi\u00f9 sofisticata la drammaturgia musicale creata da Francesconi per l\u2019opera Trompe-La-Mort (Parigi, 2017), tratta dalla Com\u00e9die humaine di Balzac, che si dipana come un contrappunto tra quattro distinti livelli narrativi, ciascuno stilisticamente differenziato, con lunghi dialoghi innestati in un tempo narrativo meno compresso rispetto a quello di Quartett. Nell\u2019opera Timone d\u2019Atene (2020) che non \u00e8 ancora andata in scena, si compie un ulteriore step nella ricerca delle possibilit\u00e0 al confine tra suono e rumore, tra semantizzazione e astrazione, applicato alla drammaturgia operistica.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/zxcv-bnm..jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-20847\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/zxcv-bnm..jpg\" alt=\"\" width=\"843\" height=\"1202\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/zxcv-bnm..jpg 843w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/zxcv-bnm.-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/zxcv-bnm.-768x1095.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/zxcv-bnm.-718x1024.jpg 718w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/zxcv-bnm.-105x150.jpg 105w\" sizes=\"(max-width: 843px) 100vw, 843px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VERSI DI DANTE di Luca Francesconi Ho deciso di operare una scelta piuttosto radicale, a proposito del testo utilizzato in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-20846","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20846","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20846"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20846\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20846"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20846"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20846"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}