{"id":20913,"date":"2022-03-05T10:37:42","date_gmt":"2022-03-05T10:37:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=20913"},"modified":"2022-03-05T10:37:42","modified_gmt":"2022-03-05T10:37:42","slug":"bisogna-amare-la-russia-pur-nella-felicita-plurinfelice-da-evtushenko-a-tolstoj-tra-la-luce-e-la-tragica-notte-di-pierfranco-bruni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=20913","title":{"rendered":"Bisogna amare la Russia pur nella felicit\u00e0 plurinfelice da Evtushenko a Tolstoj tra la luce e la tragica notte di  Pierfranco Bruni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/20220305_095350_opt.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-20915\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/20220305_095350_opt.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/20220305_095350_opt.jpg 400w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/20220305_095350_opt-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/20220305_095350_opt-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div dir=\"auto\">La letteratura pu\u00f2 raccontare una Nazione e un popolo? Nelle ambiguit\u00e0 e nella fierezza, nelle contraddizioni e nel dolore tutto si racconta. Ma guai se un popolo e una Nazione negano o cancellano l&#8217;opera o il pensiero della letteratura. \u00c8 una sciagura tristemente inquietante se altre Nazioni tentano di negare l&#8217;esistenza di una cultura e con essa scrittori, artisti, poeti, musica. Sarebbe come tentare di uccidere l&#8217;arte. Quando una Nazione e un popolo negano e cercano di uccidere il pensiero e le arti sono nazioni che hanno dimenticato la storia.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">La Russia di oggi \u00e8 una civilt\u00e0 complessa e variegata. Si pensi in letteratura agli estremi e al vissuto di personalit\u00e0 come Evgheni Evtushenko e Solgenitsin. Su Evtushenko voglio soffermarmi. Il quale resta un poeta che ha capito tardi che il realismo non ha poesia. \u00c8 morto a Tulsa L&#8217;1 aprile 2017. \u00a0Poeta del segno e del senso in una Russia dalle tradizioni tolstoiane, ha saputo raccogliere la testimonianza di un post leninismo che s\u00e9 stretto in un passaggio pre e post stalinismo. Un tempo in cui la poesia aveva un peso come valore del pensiero ma anche come provocazione.<\/p>\n<p>La poesia ha saputo sviluppare anche la sua rivoluzione. La letteratura nella sua manifestazione di desiderio di verit\u00e0. Una diaspora che ha visto, nel comunismo post staliniano, le contraddizioni di un Evtushenko misurate con la visione tragico religiosa di Solgenitsin. Sosteneva: \u00abLo scopo della vita \u00e8 la maturazione dell&#8217;anima. Non rincorrere quello che \u00e8 illusorio, come la propriet\u00e0 o la posizione. Tutte cose che vengono ottenute a spese dei nervi, decennio dopo decennio, e sono confiscate nella notte della caduta\u00bb (A. I. Solzhenitsyn).<\/p><\/div>\n<div dir=\"auto\"><span style=\"color: #45433f; font-family: Georgia, serif;\"><br \/>\n<\/span>Il poeta che ha cercato di raccoglie il tempo nei versi fermandosi alla superficie. Lo scrittore che vive nel dramma la sua diaspora e nella fede il senso della tradizione. Si vive e si muore tale parole. I poeti e gli scrittori sono i devastatori del conformismo.<br \/>\nCos\u00ec Evtushenko: \u201cAmare la Russia \u00e8 felicit\u00e0 plurinfelice.\/Cucito a lei sono con le mie proprie fibre.\/Amo la Russia e il suo potere tutto vorrei amare,\/ma ne\/ho la nausea, vogliatemi scusare.\/\/Non ho saputo vivere in modo irreprensibile, da saggio,\/ma voi con debito di colpa rammentatevi\/il ragazzino con albore di libert\u00e0 negli occhi,\/luminosa pi\u00f9 che vivido raggio.\/\/Essere imperfettissimo io sono,\/ma, scelta la mia ora preferita &#8211; il primo albore,\/Dio creer\u00e0 di nuovo innanzi giorno\/gli alberi dai raggi trapassati,\/me stesso trapassato dall&#8217;amore\u201d.<\/p>\n<p>La questione della letteratura russa apre diverse prospettive non solo letterarie. C\u2019\u00e8 sempre uno speculare filosofico che si intromette tra i linguaggi. Il percorso ortodosso ha una intensit\u00e0 che supera ogni forma di occidentalismo rituale nella letteratura. L\u2019uomo \u00e8 una dimensione dell\u2019universale. La poesia non si strazia tra le parole, ma si logora nella storia sino a quando insiste il comunismo.<\/p>\n<p>Si ascolta: \u201cOcchi neri di ribes nero\/come dense gocce della notte\/guardano e inconsapevoli domandano\/o di qualcuno o di qualcosa.\/\/Caver\u00e0 lesto il tordo saltellante gli occhi neri di ribes nero,\/ma i gorghi del vortice conservano memoria\/di qualcuno o di qualcosa.\/\/Non penetrate nella memoria delle amate.\/Temete quei vortici abissali, perfino\/la vecchia tua blusa, non di te si ricorda, ma\/di qualcuno o di qualcosa.\/\/E dopo morto vorrei onestamente sempre vivere\/in te, come qualcuno no, come qualcosa,\/che ti rammenti, linea d&#8217;orizzonte,\/solo qualcosa, solo qualcosa\u201d.<\/p>\n<p>Il sottosuolo dell\u2019inquieto \u00e8 oltre Tolstoj. Solgenitsin \u00e8 nel sottosuolo e recita il dramma di una civilt\u00e0 e la tragedia di un popolo che ha saputo vivere sia l\u2019ortodossia che la rivoluzione. Quella rivoluzione che ha visto culturalmente in Majakovskij il punto di riferimento. Resta il poeta centro lo sguardo attento di Esenin che \u00e8 la vera tradizione di un linguaggio poetiche che \u00e8 riuscito a fissare il legame tra la poesia tardo Ottocento e i risvolti di un Novecento degli anni di Pasternak.<\/p>\n<p>La letteratura russa, comunque, non pu\u00f2 prescindere dal tema del \u201cSottosuolo\u201d. Generazioni poetiche che si intrecciano e si cercano. La poesia russa ha una antica tradizione. Nulla pu\u00f2 essere cancellato, rinnegato, allontanato. L&#8217;arte \u00e8 sempre la dichiarazione di in popolo e di una civilt\u00e0. Solo i popoli fragile, leggeri, poveri cercano di scardinare le culture robuste e si autosuicidono.<\/p>\n<p>Una tradizione che rinnova costantemente: \u201cNon credo nel miracolo.\/Non sono la neve, ne una stella,\/e mai pi\u00f9 sar\u00f2, mai, mai pi\u00f9.\/\/E, peccatore che sono, penso:\/chi dunque sono stato,nella mia vita precipitosa\/che cosa ho amato pi\u00f9 della vita?\/\/Ho amato la Russia con tutto me stesso:\/i suoi fiumi in piena e coperti di ghiaccio,\/\/il respiro delle sue casette,\/il respiro delle sue pinete,\/il suo Puskin,\/il suo Stenka\/e i suoi vecchi\u201d.<\/p>\n<p>Proprio in questi versi Evtushenko recupera una tradizione del verso europeo e lo rinnova. D\u2019altronde Puskin \u00e8 uno scavo inevitabile e a volte impercettibile, ma profondo e in Evtushenko \u00e8 presente. Era nato a Zima il <a>18 luglio del 1932<\/a>. Un poeta che ha capito con ritardo la tragedia del realismo. Se Puskin \u00e8 tale e Dostoevskij \u00e8 lo scavo dei domini Tolstoj resta un conflitto perenne tra guerra e pace e Cekov nella ricerca dell&#8217;armonia vive l&#8217;inquieto. Ma Soleviev \u00e8 un viaggio in una perenne inquisizione e Maiakoski \u00e8 una terribile rivoluzione mancata. La grande Russia \u00e8 l&#8217;immenso viaggio di una Russia grande.<\/div>\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito, correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; La letteratura pu\u00f2 raccontare una Nazione e un popolo? 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