{"id":21571,"date":"2022-04-02T00:46:47","date_gmt":"2022-04-02T00:46:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=21571"},"modified":"2022-04-02T00:46:47","modified_gmt":"2022-04-02T00:46:47","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-1394","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=21571","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/ghjk.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-20494\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/ghjk.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/ghjk.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/ghjk-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Teatro di San Carlo<\/p>\n<p>Ropartz, Debussy e Ravel:<br \/>\nnuovo appuntamento con la Musica da Camera<br \/>\nDomenica 3 aprile ore 18.00<\/p>\n<p>Domenica 3 aprile 2022 alle ore 18.00 prosegue la Stagione da Camera del Teatro di San Carlo con un nuovo appuntamento interamente dedicato alla produzione musicale francese dei primi vent\u2019anni del Novecento.<br \/>\nIl programma infatti prevede l\u2019esecuzione di Pr\u00e9lude, marine et chanson\u00a0per flauto, violino, viola, violoncello e arpa di Guy Ropartz,\u00a0della Sonata\u00a0per violino e violoncello e di Introduzione e allegro\u00a0per arpa, flauto, clarinetto e quartetto d&#8217;archi di Maurice Ravel e della Sonata\u00a0per flauto, viola e arpa di Claude Debussy.<br \/>\nProtagonista la formazione composta da Giuseppe Carotenuto e Nicola Marino (Violini), Antonio Bossone (Viola), Luca Signorini (Violoncello), Silvia Bellio (Flauto), Mariano Lucci (Clarinetto), Viviana Desiderio (Arpa).<\/p>\n<p>GUIDA ALL\u2019ASCOLTO<br \/>\nA cura di Dinko Fabris<\/p>\n<p>Questo elegante programma, incentrato sulla produzione musicale francese dei primi vent\u2019anni del Novecento, dimostra le straordinarie capacit\u00e0 di un insieme cameristico, misto di archi e fiati, che pu\u00f2 scomporsi e ricomporsi nelle formazioni pi\u00f9 varie, dal duo al trio, al quintetto e fino al settimino, con risultati timbrici sempre sorprendenti.<br \/>\nclaude Debussy divenne un modello per i musicisti francesi del primo Novecento, suo malgrado. Pur proseguendo le esperienze dei grandi maestri del conservatorio di Parigi, dove aveva studiato, si era sempre tenuto lontano dagli organismi ufficiali dalle societ\u00e0 \u201cnazionali\u201d, rifiutando anche la definizione di esponente dell\u2019impressionismo in musica. Negli ultimi anni della sua vita, coincidenti con il clima angoscioso della prima guerra mondiale, mentre la sua salute peggiorava e mostrava gi\u00e0 i segni del male incurabile che lo avrebbe portato alla fine, Debussy mostr\u00f2 sempre pi\u00f9 forte il suo interesse per la musica del passato, la grande epoca \u201cclassique\u201d (non si parlava a quel tempo di barocco per il Seicento francese) di Lully, couperin e gli altri musicisti del tempo. Nel 1915 Debussy intraprese la composizione delle Six sonates pour divers instruments ed aggiunse sul frontespizio \u00abcomposte da Claude Debussy, musicista francese\u00bb: la punta di esaltazione nazionalista di questa firma, oltre che del clima di guerra, risente in qualche modo proprio della sua ammirazione per la grande stagione della musica francese del passato. La Sonata n.2 per flauto viola e arpa in Fa maggiore \u00e8 la pi\u00f9 eccezionale e la pi\u00f9 ammirata delle tre che riusc\u00ec a portare a termine prima della scomparsa, per la sapiente miscela di forma classicheggiante e sonorit\u00e0 dell\u2019avvenire. La formazione cui aveva pensato originariamente comprendeva l\u2019oboe, sostituito poi dalla viola con un evidente effetto di maggiore intimismo e melanconia. Fin dal primo tempo, una Pastorale in tre parti, l\u2019amalgama sonoro tra i tre strumenti si dimostra perfettamente realizzato. L\u2019Interludio (Tempo di Minuetto) presenta tra le due parti di minuetto il classico Trio al centro, e si conclude con un perfetto unisono dei tre strumenti. Nel Finale \u00e8 il flauto a proporsi con slancio come trainante, in un ritmo sempre pi\u00f9 vorticoso che solo nella parte centrale si addensa in armonie sovrapposte di sapore politonale, poi si conclude in tonalit\u00e0 maggiore, non senza aver citato il tema iniziale della Pastorale affermando la ciclicit\u00e0 dell\u2019intera Sonata.<br \/>\nIl legame tra Debussy e Ravel va oltre il modello stilistico e costituisce uno dei punti di maggiore forza del rinnovamento artistico francese tra Otto e Novecento. Non per caso la prima di due sonate per violino e violoncello composte da Ravel a partire dal 1920 ebbe una anticipazione su un numero speciale della \u201cRevue musicale\u201d di quell\u2019anno dedicata alla memoria di Debussy. Questa Sonata in Do maggiore fu eseguita per la prima volta nell\u2019aprile 1922 ma senza alcun successo. Eppure pi\u00f9 tardi Ravel, nel suo Schizzo autobiografico, dichiar\u00f2 di considerare la Sonata un punto di svolta nella sua produzione musicale, per una serie di innovazioni tecniche: semplificazione formale estrema rinunciando alle armonie pi\u00f9 fascinose e orientando invece i suoi interessi sempre pi\u00f9 verso la melodia anche oltre i confini della tonalit\u00e0. Lo dimostra la struttura dei quattro movimenti, intitolati solo con gli andamenti dinamici, dei quali tre sono in una tonalit\u00e0 di partenza di la minore ma resa \u201cdorica\u201d dalla presenza del Fa diesis, creando dunque un collegamento interno dei vari tempi fino al finale \u201cVif\u201d, gioioso e in forma di rond\u00f2, ma tonalmente ambiguo nell\u2019oscillazione tra Do maggiore e La minore. All\u2019interno della composizione Ravel fa ricorso ad armonie cromatiche, arpeggi, modulazioni da maggiore a minore, sezioni in pizzicato, glissando, con sordina, bicordi, linee cantabili e rapide variazioni, crescendi e accelerandi, e a sorpresa rapidi cambi ritmici tra binario e ternario, alla maniera della musica popolare. Insomma tutte le risorse che, grande sforzo virtuosistico degli esecutori, rendono piena e varia la struttura di un brano per due strumenti tradizionalmente considerati solo melodici.<br \/>\nBen diverso era lo spirito con cui Ravel aveva composto quasi vent\u2019anni prima la sua Introduction et Allegro in Sol maggiore per arpa, flauto, clarinetto e quartetto d\u2019archi, nonostante qui si avverta ancor pi\u00f9 fortemente l\u2019influenza di Debussy (e si noti il riferimento diretto alla Sonata in Fa maggiore debussyana nella scelta dell\u2019arpa e del flauto). Nel risultante settimino di Ravel \u00e8 l\u2019arpa la vera protagonista, trattata come concertante: nella prima esecuzione avvennuta a Parigi nel 1907 quella parte fu interpretata da Micheline Kahn. Sia l\u2019arpa che il flauto sono strumenti associati fortemente alla sensibilit\u00e0 compositiva di Debussy, pensando naturalmente a brani come Prelude \u00e0 l\u2019apres-midi d\u2019un faune che dalla prima esecuzione del 1894 aveva affascinato la nuova generazione del tempo di Ravel (e teniamo conto che Debussy lo aveva in origine concepito come un trittico che voleva intitolare Prelude, Interlude et Paraphrase, titolo cui sembra voler riportare quello raveliano di Introduction et Allegro). Nel clima di graduale distacco dall\u2019ambiente accademico ufficiale di quegli anni dobbiamo anche considerare che proprio nel 1905, quando Ravel compose questo brano, aveva saputo di essere stato escluso per la quarta volta dal prestigioso \u201cPrix de Rome\u201d e reag\u00ec rifugiandosi nel nuovo clima elegante e rarefatto della maniera debussyana, scrivendo brani come la Sonatina, Miroirs, il Quartetto in Fa ed il poema per voce e orchestra Sh\u00e9h\u00e9razade. Ravel fu particolarmente soddisfatto del suo divertissement, Introduzione e Allegro, tanto che ne cur\u00f2 personalmente nel 1906 una versione per arpa e pianoforte e poi una per soli due pianoforti. Pur tenendo al centro, come dicevamo, l\u2019arpa di cui sono impiegate magistralmente tutte le risorse, Ravel miscela con maestria la sua tavolozza timbrica inserendo in maniera naturale sia il flauto che il clarinetto, mentre il blocco degli archi \u00e8 alternativamente usato come accompagnamento accordale ma anche con guizzi di protagonistmo melodico dei vari componenti. L\u2019Introduzione lenta contiene tre temi legati tra loro in forma ciclica. Da una variante del secondo tema parte l\u2019Allegro con un solo di arpa al quale gradualmente si aggiungono gli altri strumenti. L\u2019episodio finale \u201cpi\u00f9 vivo\u201d si prolunga in una coda. Nonostante l\u2019interesse sia fortemente timbrico e melodico, la forma \u00e8 ancora quella della sonata classica, ma emerge tutta l\u2019eleganza dello stile personalissimo di Maurice Ravel.<br \/>\nAnche l\u2019ispirazione di partenza di Guy Ropartz fu fortemente influenzata da Debussy oltre che dal suo maestro Franck, compositore bretone che non dimentic\u00f2 mai l\u2019amore per la sua terra d\u2019origine pur avendo studiato con i grandi maestri del conservatorio di Parigi (fu direttore del Conservatorio di\u00a0Nancy, una succursule di quello di Parigi, dal 1894 al 1919, poi per dieci anni del conservatorio di Strasburgo). Si definiva infatti un\u00a0\u201cbretone celtico\u201d, soggiogato dalle leggende popolari che affiorano nelle sue composizioni, sotto la patina stilistica debussyana. E la sua Bretagna domina infatti l\u2019atmosfera marittima della sua composizione in tre parti Pr\u00e9lude, Marine et chanson, nata a Strasburgo nell\u2019inverno del 1928. In realt\u00e0 era stata scritta per il Quintette instrumental de Paris, composto dai cinque strumenti che impiega il brano, e sotto la delicata semplicit\u00e0 popolare \u201cceltica\u201d l\u2019opera rivela un equilibrio formale da maestro che impegna i solisti ad un alto livello tecnico. Nel Pr\u00e9lude, dopo un\u2019introduzione, appaiono due temi: uno suonato dal flauto accompagnato dall\u2019arpa, l\u2019altro dagli strumenti a corda. Il pezzo intermedio,\u00a0Marine, evoca quella costa bretone bagnata dal mare, evocato alla Debussy da melodie di flauto, viola e da arpeggi dell\u2019arpa. Il titolo di chanson esprime bene l\u2019aspetto formale del brano successivo, costruito in realt\u00e0 di tre parti che fanno rimbalzare la melodia della canzone dalla viola al flauto e ancora alla viola. con questo omaggio ulteriore alla grande stagione di Debussy si pu\u00f2 considerare giunto a conclusione lo slancio innovativo di quella generazione: Maurice Ravel avrebbe concuso la sua esistenza nove anni pi\u00f9 tardi, mentre si andavano affermando a Parigi i nuovi talenti del \u201cgruppo dei sei\u201d (Milhaud, Honeger, Poulenc, Tailleferre, Auric e Durey).<\/p>\n<p>TEATRO SAN CARLO<\/p>\n<p>domenica 3 aprile 2022, ore 18:00<br \/>\nROPARTZ\/RAVEL\/DEBUSSY\/RAVEL<\/p>\n<p>Violino |\u00a0Giuseppe Carotenuto\u266e\u266e<br \/>\nViolino |\u00a0Nicola Marino\u266e\u266e<br \/>\nViola |\u00a0Antonio Bossone\u266e\u266e<br \/>\nVioloncello |\u00a0Luca Signorini\u266e\u266e<br \/>\nFlauto |\u00a0Silvia Bellio\u266e\u266e<br \/>\nClarinetto |\u00a0Mariano Lucci\u266e\u266e<br \/>\nArpa |\u00a0Viviana Desiderio\u266e\u266e<\/p>\n<p>\u266e\u266e Professori d&#8217;Orchestra del Teatro di San Carlo<\/p>\n<p>Programma<br \/>\nGuy Ropartz,\u00a0Pr\u00e9lude, marine et chanson\u00a0per flauto, violino, viola, violoncello e arpa<br \/>\nMaurice Ravel,\u00a0Sonata\u00a0per Violino e Violoncello<br \/>\nClaude Debussy,\u00a0Sonata\u00a0per flauto, viola e arpa<br \/>\nMaurice Ravel,\u00a0Introduzione e allegro\u00a0per arpa, flauto, clarinetto e quartetto d&#8217;archi<br \/>\nCon gentile preghiera di pubblicazione e\/o diffusione<br \/>\nRossana Russo,<br \/>\nResponsabile della comunicazione creativa e strategica e relazioni con la Stampa<br \/>\nr.russo@teatrosancarlo.it<br \/>\ncell 3357431980<\/p>\n<p>Giulia Romito,<br \/>\nComunicazione e Stampa<br \/>\ng.romito@teatrosancarlo.it 0817972301<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro di San Carlo Ropartz, Debussy e Ravel: nuovo appuntamento con la Musica da Camera Domenica 3 aprile ore 18.00 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-21571","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21571","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21571"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21571\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21571"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21571"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21571"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}