{"id":21951,"date":"2022-04-14T09:44:19","date_gmt":"2022-04-14T09:44:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=21951"},"modified":"2022-04-14T09:44:19","modified_gmt":"2022-04-14T09:44:19","slug":"pasolini-centenario-taranto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=21951","title":{"rendered":"Pasolini centenario Taranto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/FB_IMG_1649924033462.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21952\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/FB_IMG_1649924033462.jpg\" alt=\"\" width=\"1080\" height=\"1528\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/FB_IMG_1649924033462.jpg 1080w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/FB_IMG_1649924033462-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/FB_IMG_1649924033462-768x1087.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/FB_IMG_1649924033462-724x1024.jpg 724w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/FB_IMG_1649924033462-106x150.jpg 106w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div dir=\"auto\">Taranto celebra il centenario della nascita di Pasolini con un convegno a Palazzo Pantaleo.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Pasolini resta il trasgressore del reale oltre il male e il bene<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Pierfranco Bruni<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Il Pasolini che ho sempre raccontato non \u00e8 quello del consueto ragazzi di vita che si fanno la loro vita violenta. Non \u00e8 quello neppure del cinema. \u00c8 quello che si chiosa nel pensiero tra il male e il bene.<br \/>\nUno scrittore, poeta e pensatore tra i pochi interpreti di un Risorgimento delle lingue contaminate che ha trasfigurato la parola in immaginario. \u00c8 questo il Pasolini che maggiormente mi interessa.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Morto a Ostia il <a>2 novembre del 1975. Era nato il 5 marzo del 1922<\/a> a Bologna. Un personaggio interpretato in una complessit\u00e0 di letture che vanno dalla macchina da presa (l\u2019immagine qui diventa un linguaggio vero e proprio) alla poesia come recupero di una eredit\u00e0 antropologica che ha focalizzato la sua attenzione sulla dimensione di paese, di comunit\u00e0, di etnia.<\/p>\n<p>Il gioco ad incastro tra metafora, poetica e gioco della realt\u00e0 ha sempre costituito una rappresentazione sul piano di una teatralit\u00e0 la cui recita non si mischia con la finzione. Pasolini \u00e8, forse, l\u2019antipirandellismo pur usando la teatralit\u00e0 non crede alla maschera e si serve del linguaggio per scavare nella coscienza dei popoli che sono il portato di una visione etno \u2013 antropologica ben definita che vive le sue voci diversificanti proprio nell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p>Basti pensare, oltre alle poesie dedicate agli archetipi di Casarsa, al linguaggio del suo raccontare dei \u201cragazzi di vita\u201d e di \u201cuna vita violenta\u201d. Quel loro linguaggio \u2013 lingua, al di l\u00e0 delle storie o dei destini stessi di quella generazione, \u00e8 un portato antropologico dentro una comunit\u00e0 che intrecciava processi culturali e storici. Il suo rivolgersi alla grecit\u00e0 e alla classicit\u00e0 (si pensi a \u201cMedea\u201d) lo conducono direttamente ad una posizione di recupero della centralit\u00e0 della cultura mediterranea. Cos\u00ec come il suo confrontarsi con la storia cristiana.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un Mediterraneo quasi arcaico sia nella ricostruzione dei paesaggi sia nel \u201cvocalizio\u201d dei dialoghi. Cristo, Giovanni, la Maddalena, Maria sono volti e voci di un Mediterraneo disperso tra Occidente ed Oriente. Il suo San Paolo incompiuto \u00e8 un pezzo di incontro tra Oriente e Roma. Casarsa stessa ha un portato linguistico storico che ha matrici friulane ma dentro la ricerca delle radici c\u2019\u00e8 un mondo radicato che \u00e8 quello contadino ma anche definito nell\u2019esaltazione del valore comunitario del paese. Il concetto della lingua come \u201cpassione e ideologia\u201d trasportato nel contesto letterario ha ramificazioni tra le maglie di un profondo regionalismo che significa territorializzazione della parola.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 Pasolini reinterpreta il dialetto come modello risorgimentale delle lingue unitarie. In fondo il Pasolini che innova il romanticismo risorgimentale nel decadentismo risorgimentale del Pascoli dei primi testi si interpreta proprio attraverso la lingua, la quale assume la sua particola importanza nello scavo dei territori. Pasolini ha una sua matrice profonda che \u00e8 quella dell\u2019identit\u00e0 nazionale. Senza la quale non avrebbero senso neppure le stesse parole che il poeta usa nei confronti della generazione che ha costruito il mito del sessantotto.<\/p>\n<p>La sua battaglia antiborghese, il Risorgimento non fu una \u201crestaurazione\u201d borghese perch\u00e9 dentro il Risorgimento c\u2019\u00e8 quella cultura popolare che trova il suo epicentro nella storia del brigantaggio politico, non \u00e8 soltanto nei modi e nei fatti. Si definisce nel ruolo della lingua nazionale che ha bisogno delle lingue territoriali. Di quelle lingue romanze che sprigionano il senso di una appartenenza ad una cultura dell\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista Pasolini usa una lingua nazionale dentro la lingua di Casarsa, nel caso specifico delle sue poesie scritte in \u201ccasarsese\u201d, abbinando forme autctone con delle koin\u00e8 che si portano un vissuto storico. Il mettere insieme i dialetti con le forme etniche \u00e8 un dato \u201crivoluzionario\u201d vissuto dal di dentro del linguaggio. Cos\u00ec come usare parimenti il romanesco, il friulano e i dialetti meridionali nelle varie sfaccettature.<\/p>\n<p>Pasolini, in fondo, innova quel che il Risorgimento delle lingue aveva\u00a0 \u201cromanticizzato\u201d nelle pretese o proposte manzoniane e ancora prima nei dibattiti rinascimentali e nei contributi dati dai vocabolari barocchi. Pasolini recupera, in certo qual modo, la contaminazione barocca filtrandola nei dialetti pre e post unitari all\u2019interno di una conferma di una identit\u00e0 nazionale nella quale l\u2019identit\u00e0 stessa \u00e8 data dalla accoglienza delle lingue regionali. La sua letteratura \u00e8 dentro questo processo che, dal punto di vista espressivo, delinea il superamento delle retoriche con il testo \u201cTrasumanar e organizzar\u201d del 1971.<\/p>\n<p>D\u2019altronde Pasolini fa suo il canto popolare che diventa la vera espressione di proposta di una identit\u00e0 condivisa che resta sempre quella italiana. Comprende l\u2019importanza delle contaminazioni e delle culture che per sopravvivere hanno bisogno di identificarsi come modelli meticciati. Anche il suo cinema \u00e8 strutturato sulle contaminazioni. Sembrerebbe fuorviante discutere di un recupero delle etnie risorgimentali in un sperimentalista come Pasolini. Ma proprio perch\u00e9 \u00e8 sperimentalista, non accetta l\u2019avanguardia come funzione centralistica, la sua lingua trova le radici pi\u00f9 profonde in un Risorgimento delle lingue dopo la non accettazione dei modelli accademici.<\/p>\n<p>Il Risorgimento delle lingue pasoliniane \u00e8 quello che vive nel canto popolare meridionale. Pasolini \u00e8 ben consapevole di ci\u00f2 tanto che il suo viaggio nel Sud assume una dimensione catartica e archetipale proprio nei modelli espressivi.<\/p>\n<p>Il punto focale \u00e8 proprio questo. Pasolini \u00e8 sperimentalista perch\u00e9 \u00e8 lontano dall\u2019accademia e il suo linguaggio si innerva nella costante divisione e frammentazione delle lingue il cui elemento dialettale diventa sistematico sia nelle conversazioni che nel verseggiare. \u00c8 innovativo. E l\u2019innovazione fa scandalo.<\/p>\n<p>Il modello di rottura tra la trascrizione dell\u2019accademismo e la sperimentazione lo si pu\u00f2 tranquillamente leggere nel suo articolo (apparso sul \u201cCorriere della Sera\u201d del <a>1 febbraio del 1975<\/a>) dedicato alle lucciole. In questo caso \u00e8 il termine stesso di \u201clucciole\u201d che ha una sua consistenza metaforica e linguisticamente appropriata alle varianti di un processo culturale tutto da riconsiderare.<\/p>\n<p>Ma resta il fatto che Pasolini innova la sua lingua partendo proprio da un Risorgimento, forse antiromantico, etnico del modo di porre i linguaggi.<\/p>\n<p>Il suo porre all\u2019attenzione il Pascoli moderno e innovante parte proprio da un presupposto antiaccademico perch\u00e9 vede nel poeta romagnolo l\u2019interprete di una lingua nazionale che codifica le koin\u00e8 di un territorio contadino e arcaico.<\/p>\n<p>La lingua nazionale pasoliniana nasce in un Risorgimento delle contaminazioni tra tradizione, processi antropologici di matrice popolare e line che portano ad un meticciato tra dialetti, lingue minoritarie ed evoluzione della lingua italiana stessa. \u00c8 qui che il suo modo di usare la macchina da presa prende consistenza. Non \u00e8 il realista che mi interessa. Non lascia nulla. \u00c8 il trasgressore della realt\u00e0 che si incammina verso la lettura del Paolo profeta attraversando la grecit\u00e0 del mito da Edipo a Medea. Ma \u00e8 l&#8217;incompiutezza del lavoro su Paolo che diventa filo tra la soglia della profezia e il mistero anche oltre il Vangelo di Marco. La sua ricerca mistico &#8211; religiosa diventa qui una antropologia metafisica tra il sottosuolo del castigo e del delitto dentro al di l\u00e0 del bene e del male.<\/p><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Taranto celebra il centenario della nascita di Pasolini con un convegno a Palazzo Pantaleo. 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