{"id":21970,"date":"2022-04-15T11:30:37","date_gmt":"2022-04-15T11:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=21970"},"modified":"2022-04-15T11:30:37","modified_gmt":"2022-04-15T11:30:37","slug":"una-riflessione-sulla-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=21970","title":{"rendered":"UNA RIFLESSIONE SULLA GUERRA"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-21970 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=21971'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Luigi-Fiammata-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>UNA RIFLESSIONE SULLA GUERRA <\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Luigi Fiammata<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Mi vien voglia, ogni tanto, di esercitare i miei pensieri, di fronte alla realt\u00e0. Di questi tempi, per\u00f2, trovare una soddisfacente definizione di \u201crealt\u00e0\u201d, o addirittura un luogo fisico riconosciuto, che possa qualificarsi come \u201crealt\u00e0\u201d, \u00e8 un\u2019operazione estremamente difficile e controversa. Sembra, che ognuno viva una sua propria realt\u00e0, e che questa realt\u00e0 sia l\u2019unica ad essere riconosciuta come vera. E sembra anche che non esista alcun discorso pubblico possibile, capace di convincere qualcuno che la sua realt\u00e0 individuale, forse, non \u00e8 esattamente la verit\u00e0, ma un costrutto personale, magari totalmente privo di razionalit\u00e0 e oggettivit\u00e0. Il principio di non-contraddizione, secondo il quale una cosa non pu\u00f2, contemporaneamente, essere e non essere, non costituisce pi\u00f9, in alcun modo, un sostegno, o un aiuto all\u2019orientamento. In nome della convinzione che la coerenza appartenga agli stupidi, o a chi sia incapace di innovare, il cambiare opinione su qualcosa o qualcuno, non \u00e8 quasi mai il frutto di un lavoro di riflessione magari sofferta, ma solo il posizionamento pi\u00f9 conveniente, e veloce, nel mercato dei rumori che affollano i nostri sensi per manipolare, spesso, i nostri tentativi di informarci, sapere, o capire qualcosa. Non \u00e8 necessario spiegare, ma \u00e8 sufficiente cancellare ogni cosa sia stata detta, o sia avvenuta prima, e, d\u2019incanto, la propria rappresentazione pubblica diviene virginalmente nuova, senza bisogno di giustificare ogni propria, anche radicale, modificazione. Il cambiamento, persino quando repentino e contraddittorio, \u00e8 un dato, non un processo, e non si sottopone ad esame. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il confine, tra bugia e verit\u00e0, \u00e8 divenuto sfumato e permeabile; anzi, la bugia, ha assunto contorni, e forza e forma, di verit\u00e0, e genera conseguenze reali, sovvertendo radicalmente qualsiasi gerarchia delle fonti. L\u2019unica verit\u00e0 accettabile, \u00e8 quella che, individualmente, \u00e8 percepita come verit\u00e0, e, in quanto tale, diviene automaticamente indiscutibile, magari solo perch\u00e9 condivisa da tanti. L\u2019ecosistema della comunicazione continua, costituito dai social network globali, amplifica, con infinita potenza questo processo e lo conduce alle sue estreme conseguenze, avendo ormai creato un mercato dell\u2019informazione che non misura il proprio successo in accuratezza o indipendenza, o credibilit\u00e0, ma in capacit\u00e0 di creare consenso. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L\u2019esercizio che chiedo ai miei pensieri, questa volta, in questo contesto, ha a che fare con la guerra in corso in Ucraina. Pi\u00f9 o meno trenta anni fa, io manifestavo, senza sentire in me dubbio alcuno, contro la guerra che Bush padre, insieme ad una coalizione di \u201cvolenterosi\u201d, tra cui l\u2019Italia, dopo un pronunciamento dell\u2019ONU, muoveva all\u2019Iraq di Saddam Hussein che aveva invaso il Kuwait. Mi era chiaro, allora, il perch\u00e9 io fossi contrario a quella guerra. Innanzi tutto, perch\u00e9, come dice la nostra Costituzione, \u201cl\u2019Italia ripudia la guerra\u201c. Il \u201cripudio\u201d \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 forte, e radicale, di un semplice \u201crifiuto\u201d: \u00e8 bene tenerlo a mente, sempre. Inoltre, quella guerra, pensavo, avrebbe distrutto un equilibrio, che ritenevo comunque sbagliato, sostituendolo per\u00f2 col caos incontrollato. E avevo ragione, purtroppo. Non c\u2019era Giustizia, in quella guerra. E non c\u2019\u00e8 stata Giustizia nelle conseguenze che quella guerra ha riverberato in questi trenta anni. Anzi. Nessuna Giustizia in Iraq, o in Iran; nessuna Giustizia tra Palestinesi e Israeliani, o tra Curdi e Turchi; nessuna Giustizia in Afghanistan, o in Siria. Nessuna Giustizia in Libia, in Sudan, in Etiopia, in Eritrea. Nessuno potrebbe aspettarsi Giustizia dai criminali dell\u2019ISIS o di Al Qaida, foraggiati da quella guerra. E potrei continuare. Avevo chiaro, il mio giudizio, all\u2019epoca. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Oggi, invece, il primo esercizio che decido di fare, col mio pensiero, rispetto alla guerra, riguarda la possibilit\u00e0 stessa che esistano criteri che consentano di \u201cgiudicare\u201d, in un conflitto armato, ove sia il torto, e ove sia la ragione. Oppure potrei addirittura valutare se il mio pensiero non debba adeguarsi al principio, secondo cui \u201cla storia la scrivono i vincitori\u201d, e, pertanto sia una pura presunzione pensare di distinguere il Bene dal Male, visto che l\u2019unica scelta corretta, sarebbe quella di adattarsi all\u2019idea secondo la quale la versione della storia che, \u201cnormalmente\u201c, possiamo considerare vera e reale, \u00e8 paradossalmente, essa stessa, un costrutto determinato solo dai rapporti di forza. Rendendo del tutto vano, per questo, un \u201cgiudizio\u201d, sul Bene, o sul Male. Il Bene, coinciderebbe con quello che i vincitori hanno stabilito sia Bene. Nella nostra esperienza contemporanea, tuttavia, rinunciando per ora a definire se, tra Cesare e Pompeo, fosse Cesare ad avere ragione, ci confrontiamo ogni giorno con i comportamenti reali frutto di diverse letture della Storia, anche quelle fornite dagli sconfitti di una guerra, almeno, l\u00e0 dove sia consentito esprimere, pi\u00f9 o meno liberamente, una propria idea della storia.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Oggi, viviamo in un equilibrio determinato, fino ad ora, essenzialmente dagli esiti del Secondo Conflitto Mondiale; una realt\u00e0 determinata dai vincitori di quel conflitto, quindi, che condiziona il nostro modo di pensare. Io sono venuto al mondo in una democrazia liberale, pi\u00f9 o meno. Immagino che se fossi venuto al mondo in una dittatura nazifascista, il mio modo di pensare, sarebbe diverso, probabilmente, da quel che oggi penso. Pertanto, mi pare di poter dire che, se desidero \u201cgiudicare\u201d le ragioni dei contendenti di un conflitto, devo assumere la responsabilit\u00e0 di avere un \u201cpunto di vista\u201d, perch\u00e9 \u00e8 decisamente problematico individuare anche un solo ragionamento, comune a pi\u00f9 pensieri diversi, dal quale partire per analizzare, tutti insieme, le ragioni delle forze in campo. E, se scriviamo a partire da uno specifico punto di vista, dovrebbe essere ovvio, ed evidente, che tale punto di vista non potrebbe mai pretendere di assumere in s\u00e9 la Verit\u00e0, e la Realt\u00e0. Altrimenti sarebbe il punto di vista di Dio, o meglio, non sarebbe pi\u00f9 un punto di vista, ma la Realt\u00e0, e la Verit\u00e0, nella loro massima coincidenza e sovrapposizione confortata da un consenso universale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L\u2019esito quindi, dei miei primi pensieri, rende profondamente incerta, oggi, sia l\u2019identificazione univoca nell\u2019Ucraina, quale luogo del conflitto in corso; sia l\u2019identificazione di quali siano i soggetti coinvolti, e, ovviamente, anche l\u2019individuazione delle responsabilit\u00e0. Per potermi confrontare con quella realt\u00e0, in modo il pi\u00f9 possibile corretto e intellegibile, devo quindi porre alcune premesse, quasi fossero i postulati su cui fondare un teorema. Ma, dei postulati particolari. Essi sono s\u00ec, \u201cvalidi a priori\u201d, ma, certamente, solo per me. Servono almeno a consentire, a chi legga, di comprendere, spero, da dove parto. Non \u00e8 necessario essere d\u2019accordo con me, ma si pu\u00f2 essere d\u2019accordo con l\u2019idea che io stia provando ad esprimere il mio punto di vista in modo trasparente, affinch\u00e9 diventi possibile, forse, arrivare insieme a me, ad una conclusione. O comunque, affinch\u00e9 siano chiari i termini di un onesto conflitto delle idee, eventualmente. Il punto quindi, che metto a fondamento del mio ragionare, \u00e8 che quella che esporr\u00f2, \u00e8 la mia opinione. Sar\u00e0 certamente lacunosa, magari non correttamente e pienamente argomentata, ma di certo, non si propone di essere la Verit\u00e0.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Si propone, soltanto, e mi pare gi\u00e0 tantissimo, di provare a contribuire ad uno sforzo di riflessione collettiva, sui temi che abbiamo di fronte. Magari pu\u00f2 suscitare altri pensieri; pi\u00f9 profondi dei miei. Magari pu\u00f2 aiutare a costruire opinione, e una opinione, pu\u00f2 produrre dei fatti concreti che mutano la realt\u00e0. O, magari, pu\u00f2 scivolare nell\u2019indifferenza generale e restare solo la mia semplice opinione che, per\u00f2, per il solo fatto di aver provato a formalizzarla, le d\u00e0, ai miei occhi, un valore importante, di testimonianza, almeno. Un altro punto che darei per acquisito, ma che, penso, invece vada esplicitato, \u00e8 che, per esercitarmi con questi temi, io devo dar conto di una presunzione di fondo. Magari non ho tutti gli strumenti necessari, per \u201cpensare\u201d questa guerra; o magari, alcune delle cose che scriver\u00f2 potrebbero apparire del tutto arbitrarie, e di certo, scontano una sproporzione enorme: quella esistente tra le mie possibilit\u00e0 di intervento, sui temi di questa guerra, e l\u2019enormit\u00e0 delle questioni che quei temi coinvolgono. Ogni mia parola, potrebbe apparire, quanto meno velleitaria. Ma \u00e8 un rischio che intendo correre, perch\u00e9 talvolta, mi pare necessario, urgente persino, usare ogni possibilit\u00e0 che abbiamo a disposizione per provare a scongiurare catastrofi, persino quando appaiano inevitabili. Credo faccia parte della mia responsabilit\u00e0 umana, scrivere di questo.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La guerra in Ucraina, non \u00e8 una guerra locale. E\u2019 una guerra di cui oggi il popolo ucraino paga il prezzo pi\u00f9 pesante, in termini di morti e di distruzioni; ma \u00e8 una guerra globale. Perch\u00e9 globali sono gli obiettivi di chi ha mosso la guerra, la Russia, e perch\u00e9 globali sono le conseguenze di ogni azione che ogni soggetto coinvolto pone in campo. Ogni Stato del mondo sta reagendo, in una qualche misura alla guerra, ma senza che gli strumenti di composizione dei conflitti che la Seconda Guerra Mondiale aveva costruito per prevenire e governare future guerre, a partire dall\u2019ONU, abbiano un qualche rilievo ora. E\u2019 una guerra che si combatte sul terreno; su un piano mediatico; sul piano del commercio e della finanza mondiale, sul piano dell\u2019energia e delle materie prime; sul piano degli armamenti e delle tecnologie; sul piano dei social network, persino sul piano religioso-simbolico, visto il diretto coinvolgimento della Chiesa Ortodossa russa nel conflitto. Gli strumenti di regolazione del conflitto, posti in essere dopo la Seconda Guerra Mondiale, semplicemente, non pensavano di doversi confrontare con queste nuove condizioni, che lo sviluppo della tecnologia in particolare ha fatto divenire particolarmente importanti. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L\u2019invasione dell\u2019Ungheria, o della Cecoslovacchia, da parte dell\u2019URSS, nel 1956 e nel 1968, furono considerate dentro uno schema di riferimento costruito dagli Accordi di Yalta che dividevano il mondo, grosso modo, in due grandi sfere d\u2019influenza, e non coinvolsero, pertanto \u2013 considerando quei Paesi facenti parte legittima della sfera d\u2019influenza dell\u2019ex URSS -, reazioni significative di contrasto da parte del resto del mondo, se si fa eccezione per le reazioni di alcune coscienze. Quegli accordi, oggi, sono un ricordo, anche perch\u00e9 la caduta del Muro di Berlino del 1989, ha oggettivamente prodotto uno spostamento verso Est dell\u2019area d\u2019influenza della NATO. In un\u2019epoca di missili transcontinentali, mi sembra risibile che la Russia possa chiamare a giustificazione della guerra oggi, un presunto pericolo che la NATO starebbe portando alla sua integrit\u00e0 e sovranit\u00e0 territoriale. Ma \u00e8 d\u2019altra parte difficilmente contestabile che un\u2019area di influenza \u2013 di un\u2019alleanza militare, sia pure, formalmente, difensiva &#8211; che si allarga possa far percepire di s\u00e9 una tendenza all\u2019egemonia, che non \u00e8 neutrale, n\u00e9 indiscutibilmente \u201cgiusta\u201d, per quanto noi, che ne facciamo parte, possiamo condividerne, pi\u00f9 o meno integralmente, il sistema valoriale e gli obiettivi che essa si \u00e8 data.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Potrei dire quindi, che l\u2019area coinvolta dal conflitto, per certi versi, e, di sicuro potenzialmente, \u00e8 l\u2019intero pianeta; cos\u00ec come i soggetti coinvolti in questa guerra, non sono soltanto i due contendenti che, materialmente, si stanno affrontando sul campo, ma sono ben pi\u00f9 numerosi oggi, e, potenzialmente, possono essere tutti gli Stati del mondo. I miei pensieri, si confrontano quindi con un orizzonte globale. Una prospettiva meno ampia, sarebbe parziale e fuorviante. Quando, in uno stato autoritario, diviene estremamente difficile o troppo costoso affrontare le tensioni interne, con strumenti ordinari, l\u2019autocrate decide di spostare l\u2019attenzione fuori dal proprio Paese, provando, anche per questa via, a ricostruire il proprio consenso interno, col richiamo al patriottismo, e al pericolo che la propria comunit\u00e0 correrebbe. Per le dittature, sarebbe necessario un ulteriore ragionamento, ma sempre a partire da dinamiche simili. E\u2019 accaduto con l\u2019Argentina dei Colonnelli, e la guerra delle Falkland-Malvinas; \u00e8 accaduto con Saddam Hussein e l\u2019invasione del Kuwait; accade con la Turchia che attacca i Curdi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La pandemia da Covid 19, i cui dati certi dell\u2019impatto in Russia non sono in nostro possesso; la crescente pressione repressiva e violenta contro ogni forma di dissenso, la polarizzazione economica sempre pi\u00f9 accentuata, tra la ricchezza estrema degli \u201coligarchi\u201d, e le difficolt\u00e0 quotidiane delle persone, sono tutti indicatori, tra gli altri, che raccontano una condizione di crescente difficolt\u00e0 del regime instaurato in Russia da Vladimir Putin; un regime basato anche sul consenso, ma che, evidentemente erodendosi, ha reso \u201cnecessaria\u201d un\u2019ulteriore svolta autoritaria, che le leggi di guerra favoriscono. L\u2019Unione Sovietica ha cominciato a crollare quando \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 evidente, agli occhi dei suoi cittadini, la disparit\u00e0 di condizioni rispetto alle persone che vivevano oltre la \u201cCortina di Ferro\u201d. Da anni, Putin ha compreso questo meccanismo ed ha iniziato una guerra contro quei sistemi che possono costituire un attrattore pericoloso per i propri cittadini. Si tratta di una parte di mondo capitalistico che per\u00f2, gi\u00e0 per sue dinamiche interne ed internazionali, opera per ridurre sempre pi\u00f9 la democrazia a pura amministrazione; ed in cui la partecipazione popolare \u00e8 quasi del tutto limitata al processo elettorale, peraltro sempre pi\u00f9 disertato; una democrazia che, ormai, pare aver cancellato dai propri orizzonti la possibilit\u00e0 di perseguire l\u2019eguaglianza dei suoi cittadini.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La guerra condotta dalla Russia nei confronti del capitalismo, che potremmo definire \u201cliberale\u201d, a fronte di un iniziale pesante svantaggio tecnologico e sul piano degli armamenti, si \u00e8 sostanziata innanzi tutto in ingenti investimenti volti ad inondare i social network di notizie destituite di ogni fondamento; utili per\u00f2 ad accentuare il processo di disgregazione interna delle societ\u00e0 del capitalismo \u201cliberale\u201d, nelle quali gi\u00e0 il sistema economico costruisce costantemente condizioni di incertezza e conflitto, ponendo in concorrenza tra loro gruppi ed etnie; territori e persone, per ridurle progressivamente ad una condizione di dominio e di assenza di autonomia, attraverso sempre pi\u00f9 radicali processi di precarizzazione e di mercificazione. Questa nuova forma di guerra mediatica aveva, ed ha, l\u2019obiettivo di spacciare valori profondamente reazionari ed egoisti, razzisti e misogini, antiscientifici, per valori \u201ccontrocorrente\u201d, non conformisti, capaci di costruire identit\u00e0 collettive permeate di diffidenza e risentimento, nei confronti dei mezzi di informazione di massa, e nei confronti di tutti quei soggetti che possono essere percepiti come componenti di una societ\u00e0 lassista, troppo tollerante verso i diversi, lontana dalla \u201ctradizione\u201d, cosmopolita, ma soprattutto, che si sente culturalmente \u201csuperiore\u201d, e che, per\u00f2, appare escludere gli abitanti delle periferie &#8211; scolastiche, cittadine, economiche, sociali -.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La Russia ha scientemente perseguito un disegno di indebolimento delle strutture politiche e sociali dei paesi del \u201ccapitalismo\u201d, direi ancora \u201cliberale\u201d, e lo ha condotto con grande efficacia, trovando, all\u2019interno dei paesi attaccati, sponde interessatissime, sia ai finanziamenti che a sfruttare politicamente, per fini interni, le successive ondate di rancore, in particolare xenofobo, seguite negli ultimi venti anni alla repressione dei movimenti globali che cercavano una risposta solidale e pacifica, ecologica, ai terribili peggioramenti prodotti nella vita materiale delle persone dalla globalizzazione finanziaria, che ci ha consegnato un dominante \u201ccapitalismo tecnocratico e autoritario, orientato al consumo infinito\u201d. E nessuna di queste forze politiche sente oggi il bench\u00e9 minimo desiderio di un\u2019autocritica o la necessit\u00e0 di assumere una posizione inequivoca su quanto sta accadendo tra Russia e Ucraina. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Quando la Russia ha deciso di attaccare l\u2019Ucraina, per ragioni eminentemente legate a sue necessit\u00e0 interne, oltre che per assicurarsi vantaggi geopolitici dall\u2019annessione di territori che, in un certo modo, le danno accesso al Mediterraneo, di fronte a s\u00e9, sapeva di avere un\u2019Europa indebolita dalla Brexit, cui forze a lei affini avevano significativamente contribuito, e sapeva di poter dialogare con ingenti forze interne ai Paesi dell\u2019Unione, e che in alcuni casi sono persino al governo di suoi Stati componenti, che guardano con favore a tutto quanto possa ridurre il perimetro della Democrazia, per conseguire un governo semplificato, sul piano dell\u2019assenza di contrappesi (Giustizia, Informazione, Parlamenti, corpi intermedi della Societ\u00e0 etc. ); forze che, invece di affrontare le contraddizioni indotte dalla complessit\u00e0 e da un sistema economico che non tollera pi\u00f9 alcun compromesso alla propria libera e spietata ricerca di profitto, preferiscono la ricerca di capri espiatori su cui scaricare la colpa delle condizioni sempre pi\u00f9 dure che il Capitale pone alle persone, indicando come colpevoli del disagio, delle difficolt\u00e0 economiche, dell\u2019assenza di sicurezze, i migranti, certi capitalisti di origine ebraica, l\u2019allargamento di diritti della persona, e quanti ancora possono essere all\u2019interno di residue protezioni offerte dallo Stato Sociale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La Russia non sta attaccando le Democrazie, come in questo periodo si ama dire e scrivere. La Russia, sta cambiando i termini dei compromessi raggiunti tra Potenze, dopo il Secondo Conflitto Mondiale, e, per farlo, ha scelto, innanzitutto di iniziare dall\u2019indebolire i sistemi statuali dei Paesi riuniti nella NATO, combattendone tutti quegli aspetti, dai diritti al benessere, che possono risultare attrattivi per la propria popolazione, e poi sta provando a ricostruire una condizione di sicurezza territoriale, attraverso il depotenziamento di quelle entit\u00e0 statuali che, dopo la caduta del Muro di Berlino, sono parse liberarsi, e che oggi sono nuovamente oggetto di contesa, come \u00e8 avvenuto prima dell\u2019inizio della Seconda Guerra Mondiale, quando fu la Germania di Hitler a voler annettere a s\u00e9 territori che la separassero dalla Russia, in attesa di attaccarla. E\u2019 anche per questo motivo, per l\u2019aprirsi di prospettive inedite, che trovo inaccettabile l\u2019uso di alcune parole, in questo periodo.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La parola \u201cgenocidio\u201d, innanzi tutto. Essa connota indelebilmente il solo tentativo di genocidio compiuto dai nazisti, e dai loro complici fascisti, nei confronti degli Ebrei. Forse, storicamente, su un piano, \u201cconcettuale\u201d, non certo quantitativo, ci si sono avvicinati i Turchi nei confronti della popolazione Armena; i Khmer Rossi in Cambogia, e la Cina del periodo della cosiddetta \u201cRivoluzione Culturale\u201d; forse i Serbo Bosniaci, con l\u2019eccidio dei musulmani a Srebrenica. Persino gli orrendi massacri staliniani, ai danni dei \u201ckulaki\u201d, non possono essere classificati come genocidio. Chiunque pronunci questa parola, ivi compresi i Presidenti dell\u2019Ucraina e degli USA, avrebbe il dovere del rispetto verso eventi indicibili della storia umana, e dovrebbe essere capace di senso della misura, pur di fronte alla terribile tragedia che si sta abbattendo sul popolo ucraino. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Dare il senso proprio alle parole serve anche ad evitare che la propaganda prenda il posto della politica e dell\u2019informazione. Persino di notte, non \u00e8 vero che tutti i gatti siano grigi. Cos\u00ec come l\u2019uso della parola \u201cnazista\u201d. Putin la usa nei confronti degli ucraini, pretendendo di \u201cde-nazificare\u201d quel Paese, e qualcuno accusa Putin d\u2019essere un dittatore nazista. Questo \u00e8 un modo di svalutare il peso di certe parole; di renderle in qualche modo \u201cdigeribili\u201d. Lo slittamento di senso che producono \u00e8 che la parola \u201cnazista\u201d (e tra i contendenti in questa guerra pu\u00f2 esservi qualcuno che si autoriconosca in quella ideologia), diventa utilizzabile e spendibile per marcare qualcuno o qualcosa, in realt\u00e0 in modo sempre meno indicibile e negativo. Tolgono dal nazismo, il senso di una nefanda ideologia totalitaria, responsabile, tra l\u2019altro, di milioni di morti innocenti, per svilirla al rango di un insulto da stadio, che ciascuno pu\u00f2 lanciare all\u2019altro, in modo intercambiabile, per di pi\u00f9. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L\u2019uso di questi termini, in realt\u00e0, ne svela la natura di puri pretesti, utili per anatemi da social; per fomentare una propaganda globale che macina ogni cosa involgarendola. Tale disinvoltura induce in me profonda diffidenza. In guerra, la propaganda svolge un ruolo importante. Non mi impressiona che i contendenti ne facciano uso. Ma, in guerra, si dice, che la prima vittima sia la verit\u00e0. E chi voglia discutere, o trovare soluzioni possibili per giungere alla Pace, deve scansare i frutti avvelenati della propaganda. Altrimenti, nei fatti, sta perseguendo un\u2019altra strada. L\u2019uso di queste parole, e di una propaganda virulenta che nega sistematicamente l\u2019essenza stessa di questo conflitto, riducendolo ad \u201coperazione militare speciale\u201d, mira a nasconderne la sostanza profonda. La Russia ha aperto una guerra di conquista, i cui obiettivi finali restano volutamente nel vago, perch\u00e9 possono sempre essere aggiornati alla luce delle situazioni che si determinino, non solo sul campo, ma su scala globale. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La morte di civili e la distruzione di intere citt\u00e0 non pu\u00f2 essere derubricata a \u201cdanno collaterale\u201d; costituisce invece l\u2019essenza di questa guerra. In questo s\u00ec, simile al furore della II Guerra Mondiale. Ed \u00e8 precisamente questa scelta praticata dalla Russia, a rendere possibile, \u201cdicibile\u201d, per la prima volta, dopo settantasette anni, l\u2019uso della bomba atomica. Sono poche le voci che si sono levate, e ancor meno le piazze che si sono mobilitate, per rendere chiaro che non dovrebbe esservi posto pi\u00f9, nella storia umana, per ordigni che minacciano l\u2019esistenza stessa del genere umano. Si discetta, anzi, nei salotti televisivi, come se si trattasse di verificare la correttezza di un arbitro che abbia assegnato un calcio di rigore. Si scrive, sulle pagine dei giornali, con compiacimento, di presunte impennate nella richiesta di compravendita di abitazioni dotate di rifugio antinucleare, e lo si pubblica senza vergogna, anche su giornali cosiddetti \u201cautorevoli\u201d, banalizzando tutto, in un informe minestrone, che \u00e8 esso stesso, in realt\u00e0, una delle cause del possibile scivolamento verso catastrofi non pi\u00f9 rimediabili. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Occorre interrogarsi, dunque, sulla natura di questa guerra e sulle sue conseguenze, a breve, a medio, e a lungo termine. E occorre comprendere, innanzitutto, che essa \u00e8 una vera guerra. Risulta pertanto, ai miei occhi, inconcepibile che, mentre si ricopra di ogni fango possibile (peraltro magari anche in modo giustificato), la figura di Putin, come unico responsabile di questo disastro, lo si continui a ricoprire anche d\u2019oro acquistando le sue materie prime, a partire dal gas. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Qualcuno pu\u00f2 credibilmente immaginare gli Stati Uniti che comprano automobili tedesche, durante il Secondo Conflitto Mondiale? Ed entra in gioco qui l\u2019ambiguit\u00e0 profonda del \u201cCapitalismo tecnocratico ed autoritario orientato al consumo infinito\u201d, che ci governa, anche in Italia. La sua ipocrisia di fondo, che spaccia per normalit\u00e0 quella che \u00e8 invece pura convenienza del profitto, acquistando prodotti finiti e materie prime da Paesi governati da autocrazie o da dittature sanguinarie, a partire dalla Cina, cos\u00ec fondamentale nel produrre beni materiali di ogni genere, a basso costo, per questo mercato capitalistico, per finire alle teocrazie del Golfo Persico, da cui attingiamo combustibili fossili per continuare a vivere in un modo che distrugge, attraverso il drammatico cambiamento climatico, il nostro pianeta. La sua irresponsabilit\u00e0, che non affronta mai le conseguenze, anche quelle prevedibili, della proprie azioni, come quando consente a due o tre aziende, in tutto il pianeta, di continuare a detenere il monopolio delle molecole e dei processi industriali e di ricerca, necessari a sintetizzare vaccini per malattie potenzialmente distruttive, senza pensare che consegnare totalmente al mercato la salute delle persone pu\u00f2 significare, domani, che l\u2019accesso alle cure non sia pi\u00f9 riservato solo a quelli che se lo possono permettere (e noi, come accaduto sino ad ora, ci limitiamo a sperare di essere tra quelli), ma magari solo a quelli che l\u2019amministratore delegato della Pfizer, avr\u00e0 deciso di curare. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ecco allora che una guerra di annientamento, condotta contro un nemico, identificato in un sistema di valori vissuto come destabilizzante, rispetto alla necessit\u00e0 di controllare totalmente i processi economici su cui si fonda il proprio potere, mette a nudo, fino in fondo, tutte le contraddizioni di un sistema, quello del \u201ccapitalismo tecnocratico ed autoritario, orientato al consumo infinito\u201d sviluppatosi sulle ceneri del mondo immaginato dopo il Secondo Conflitto Mondiale, e che, ormai, va ridefinito profondamente, anche per quella parte di Paesi che oggi pensano di essere nel giusto, perch\u00e9 reagiscono all\u2019aggressione che la Russia sta praticando nei confronti dell\u2019Ucraina. E possibilmente, questa ridefinizione globale andrebbe agita prima che il pianeta sia obbligato a farlo dopo un Terzo conflitto mondiale. Pone domande, la scelta praticata sino ad oggi di contrastare l\u2019invasione dell\u2019Ucraina, combinando sanzioni economiche, e sostegno, attraverso la fornitura di armi. E\u2019 questa la reazione che il mondo pu\u00f2 permettersi, di fronte ad una potenza che giudichi uno stato sovrano indegno di continuare ad esistere? Sar\u00e0 questo lo schema praticato quando la Cina, sulla scorta dell\u2019esperienza maturata dalla Russia, decider\u00e0 di porre fine all\u2019esperienza storica della repubblica di Taiwan, che essa, da sempre, considera parte integrante del proprio territorio? E, per guardare a casa nostra, fornire armi ad un paese belligerante, \u00e8 rispettoso della nostra Costituzione repubblicana, quando questo sia il Paese aggredito? Il Parlamento ha risposto positivamente a questa domanda. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Allora, forse, \u00e8 doveroso un serio dibattito pubblico che affronti, fino in fondo, il tema dell\u2019efficacia delle sanzioni poste, e della loro necessit\u00e0, anche quando queste significhino pesanti rinunce sul piano interno; e che configuri, in un\u2019ottica almeno europea una modalit\u00e0 di reazione alle violazioni del Diritto Internazionale, di tale peso tale da costituire, se possibile, un freno preventivo a future avventure militari. Una modalit\u00e0 di reazione cui accompagnare, sempre, l\u2019offerta del dialogo per una ricomposizione pacifica, e realistica, dei conflitti, oltre che l\u2019accoglienza temporanea dei profughi di tutte le guerre, e non solo di quelle in cui siano coinvolti individui bianchi, coi capelli biondi e gli occhi azzurri. Altrimenti resteremo ostaggio del ricatto della paura, che potenze mondiali, possono porre a chiunque. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Personalmente, ritengo che tra le frasi pi\u00f9 significative pronunciate nello scenario globale di questi ultimi mesi, ci siano quelle del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, Draghi. Quando ha detto che non possiamo girarci dall\u2019altra parte, di fronte ad una guerra di conquista. Quando ha posto, da solo e senza che vi siano state conseguenze materiali, il problema della liberalizzazione del brevetto dei vaccini contro il Covid 19. Quando ha chiesto se preferissimo accendere i condizionatori questa estate, oppure la pace. Che, in realt\u00e0, \u00e8 una domanda che andrebbe posta, anche in un altro modo: se cio\u00e8 sia preferibile continuare ad accendere i condizionatori d\u2019aria, nei modi o nelle forme in cui lo abbiamo fatto fino ad oggi, o se preferiamo vivere in un pianeta in cui i processi di desertificazione indotti dai cambiamenti climatici, siano fermati in tempo.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Eccoci quindi alla conclusione dei miei pensieri. Possiamo domandarci ora, se avesse ragione Cesare, o se invece, non avesse ragione il suo oppositore sconfitto, Pompeo. Credo che a questa domanda si possa rispondere in molti modi, alcuni anche particolarmente fantasiosi, ma credo anche che rispondere a questa domanda definisca se noi crediamo, o meno, al cosiddetto Destino, o per dirla in un altro modo, alla \u201cAstuzia della Ragione\u201d. Costituisce una grande tentazione umana, quella di spiegare la Storia, a partire dal suo esito, pi\u00f9 o meno temporaneo. Cercando di dare ragione, di quell\u2019esito, configurandolo come \u201cnecessario\u201d, ma, nello stesso tempo, guardando solo alle motivazioni per cui un certo esito \u00e8 stato, e non poteva che essere quello. In questo modo, diverrebbe possibile dare un \u201cfine\u201d alla Storia, il cui processo, altro non sarebbe che la rivelazione di quel \u201cfine ultimo\u201d. E\u2019 comodo, in realt\u00e0, spiegare le cose solo quando esse abbiano condotto a degli eventi, e non ad altri. Ma noi, oggi, viviamo quel che accade, e non possiamo permetterci di attendere che quel che accade sia giunto alle sue estreme conseguenze, per provare a spiegarlo, perch\u00e9 quelle estreme conseguenze, potrebbero implicare la nostra scomparsa, come specie. O, quanto meno, una profonda compromissione delle nostre condizioni materiali, economiche, politiche, sociali e culturali. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Varrebbe la pena, quindi di ipotizzare qualcosa, che consenta di rispondere all\u2019altezza della sfida posta. E, allora, mi permetto di dire che quattro grandi crisi in corso, indicano che la strada che, come genere umano, abbiamo fatto fino ad oggi, conduce esclusivamente alla radicale messa in discussione della nostra sopravvivenza. Non ad un \u201cprogresso\u201d. La crisi economica, iniziata nel 2008; la crisi climatica cui non si pone serio freno, la crisi pandemica, che dal 2019 condiziona la nostra vita, e, da ultimo, la crisi della guerra, potenzialmente globale in Ucraina, ci dicono che la strada che abbiamo compiuto sino a qui, conduce solo a punti di rottura. Se da queste crisi vogliamo uscire, dobbiamo cambiare strada. Totalmente. Non vi sono alternative. Nessuno pu\u00f2 pensare che ripercorrendo la stessa strada che ci ha portato a Roma, ad un certo punto, essa, magicamente, ci conduca invece a Milano. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">E\u2019 questo modo di produzione; \u00e8 questa distribuzione insopportabilmente diseguale delle ricchezze, \u00e8 l\u2019ipocrisia dell\u2019assenza di giudizio, che assolve un paese, solo quanto pi\u00f9 questo sia potente o indispensabile per i rifornimenti di materie prime o di beni di consumo; \u00e8 la continua ricerca di capri espiatori che giustifichino il possesso del potere senza vincoli; \u00e8 la pretesa di dettare valori morali impermeabili al progresso culturale; \u00e8 la volont\u00e0 di potenza, la brama di profitto e di esclusione, a costituire, ad un tempo, la premessa di quanto oggi accade, ed i punti sui quali occorra, contemporaneamente, intervenire, per deviare finalmente e definitivamente la strada sin qui percorsa. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L\u2019Unione Europea avrebbe potuto, e ancora potrebbe essere, il soggetto istituzionale promotore di un cambiamento profondo, e di un mondo di Pace, essendo consapevoli, per\u00f2, che in un pianeta, dominato dai rapporti di forza, questo significherebbe, per l\u2019Unione Europea, comunque, dare il via ad una stagione di conflitti, non armati, comunque. Al suo interno, per definire la strada del cambiamento e gli obiettivi da raggiungere percorrendo quella strada, e al suo esterno, con quei Paesi, o quelle Potenze, che restano indisponibili a confrontarsi, sino in fondo, con i valori morali che Democrazie, liberate dall\u2019assillo del \u201ccapitalismo tecnocratico ed autoritario, orientato al consumo infinito\u201d, potrebbero proporre come modello politico, ed etico, a tutto il pianeta. Senza uno scatto di generosit\u00e0, di reciproca disponibilit\u00e0 e fiducia; senza una elaborazione politica, economica, sociale e culturale all\u2019altezza delle sfide in atto, i singoli Paesi europei, posti di fronte a queste crisi globali, e zavorrati da un nazionalismo egoista in ritardo di secoli sulle esigenze reali delle persone, sono destinati, uno ad uno a soccombere e ad essere risucchiati in posizione subordinata, nell\u2019orbita di una o pi\u00f9 potenze globali, in conflitto tra loro. Non commettiamo l\u2019errore di pensare che il mondo come lo abbiamo conosciuto e conosciamo, sia dato ora, e per sempre. La storia umana \u00e8 storia di processi di cambiamento, e, mentre pensiamo di star fermi, in realt\u00e0 ci stiamo muovendo. E non possiamo limitarci a sperare che non sia verso la fine. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito, correspondono solo a chi la manifesta. 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