{"id":23075,"date":"2022-05-20T12:12:54","date_gmt":"2022-05-20T12:12:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=23075"},"modified":"2022-05-20T12:12:54","modified_gmt":"2022-05-20T12:12:54","slug":"cera-una-volta-il-sindacato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=23075","title":{"rendered":"C&#8217;ERA UNA VOLTA IL SINDACATO"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-23075 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=23076'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Cgil-e-Cisl-2017-150x150.png\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=23078'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/sindacati-e-padroni-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=23079'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Tesserati-Cgil-Cisl-e-Uil-2017-150x150.png\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>C\u2019ERA UNA VOLTA IL SINDACATO<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Il punto sulla profonda crisi della triplice e sulle sue cause<\/b><\/p>\n<p align=\"center\">di <b>Mira Carpineta<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">La crisi dei sindacati \u00e8 manifesta. Il declino delle organizzazioni nate per tutelare i diritti dei lavoratori, \u00e8 drammaticamente evidente. Le due principali organizzazioni sindacali (ma nell\u2019insieme, tutta la triplice) hanno fatto registrare, solo dal 2000 al 2017, una perdita che supera i 300.000 iscritti.* La CGIL \u00e8 il sindacato che ha avuto il calo maggiore, ma \u201cla fuga\u201d delle deleghe \u00e8 importante anche per la CISL. Una curva la cui discesa non si arresta e che coinvolge tutte le sigle in un vero e proprio crollo, che nel suo ammontare complessivo riguardante il dato unitario CGIL CISL E UIL, ha portato alla perdita di oltre mezzo milione di tesserati.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> Vale la pena interrogarsi sulle cause di tanta disaffezione. Certo la crisi ha radici profonde, arriva dagli anni 80 e da una concertazione politica basata soprattutto sulla contrattazione reddituale e relazioni industriali volte a disarmare il dissenso, lo scontro, la critica, la \u201clotta\u201d. La concertazione sembrava la soluzione ideale per evitare il rapporto conflittuale tra sindacati e governo, attraverso consultazioni preventive con le parti sociali, prima di operare scelte economiche. Lavoro, salari, previdenza sociale, politiche fiscali, finanza pubblica e politiche economiche, tutto avveniva attraverso la pratica della concertazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per i sindacati inizia cos\u00ec un periodo di corresponsabilit\u00e0 in tutte queste scelte, dove il ruolo della critica o dell\u2019opposizione deve per forza essere calmierato per poter partecipare ai tavoli di contrattazione. Diminuiscono gli ambiti e le modalit\u00e0 di intervento. Si ritrovano cos\u00ec a presidiare un territorio sempre pi\u00f9 limitato, grazie anche a scelte opinabili come le limitazioni agli scioperi. Il sindacato si trova, a mano a mano, confinato alla \u201cfabbrica\u201d, alla conservazione dei posti gi\u00e0 tutelati e dei diritti gi\u00e0 acquisiti, come le pensioni. L\u2019azione sindacale si ingabbia sempre pi\u00f9 in una \u201ccoltivazione di orticello\u201d dai confini sempre pi\u00f9 ristretti. Si gioca in difesa, nella convinzione che \u201cdifendere il fortino\u201d sia l\u2019unica imprescindibile priorit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel frattempo per\u00f2, \u00e8 esplosa la globalizzazione, la rete, il mondo si \u00e8 ritrovato tutto insieme e contemporaneamente nello stesso luogo, anche se virtuale. E in questo nuovo luogo sono nati, grazie alla tecnologia, nuovi modelli di lavoro, di impresa, di attivit\u00e0, di necessit\u00e0, di opportunit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">I sindacati invece sono rimasti fermi, a guardare un mondo cambiare vorticosamente, a presidiare i cancelli delle ultime fabbriche sopravvissute alla crisi economica del 2009. A mantenere posizioni che in fondo hanno esaurito il loro ruolo in questo nuovo contesto sociale. I paradigmi su cui poggiava tutta la concertazione del \u2018900 sono velocemente stati superati da una realt\u00e0 che non avendo precedenti ha disorientato non solo i sindacati ma l\u2019intero apparato sociale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ad aggravare la situazione, i due anni di pandemia che per necessit\u00e0 si \u00e8 trovato a spingere fortemente l\u2019acceleratore sulla transizione al digitale di tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere digitabile. Dalla scuola alla PA alle imprese pubbliche e private, tutti hanno dovuto attrezzare in pochissimo tempo una tecnologia che consentisse il proseguimento delle attivit\u00e0 e delle produzioni anche in lockdown.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo, se da un lato ha consentito il salto quantico necessario all\u2019avvento della nuova era e l\u2019evoluzione della societ\u00e0 da un punto di vista tecnologico, dall\u2019altra ha lasciato una classe dirigente, amministratori e decisori pubblici, non propriamente \u201cnativi digitali\u201d, spiazzata e inadeguata a gestire la mutazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sono nate categorie di lavoratori e mestieri che non esistevano fino a 3 anni fa, oppure non rappresentavano una platea cos\u00ec vasta. Il cosiddetto smartworking o lavoro agile, gli orari flessibili, la rete internet che prepotentemente prende in mano la gestione del mondo del lavoro e delle prestazioni fuori dagli schemi e dagli strumenti abituali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo \u00e8 un modo di lavorare difficilmente comprensibile per una generazione che ha impostato la vita sociale di intere nazioni sulla mobilit\u00e0 per raggiungere fabbriche o uffici. Talmente difficile da capire che non riesce a chiedere (ma neanche a riconoscere quali siano) nuovi diritti e nuove tutele per chi invece, <i>obtorto collo<\/i>, \u00e8 stato costretto ad adeguarvisi. La scuola, la PA, i trasporti, le aziende, per non essere travolti dallo tsunami della pandemia hanno dovuto attingere a tutte le opportunit\u00e0 delle nuove tecnologie, ma il nuovo ambiente non ha regole ed \u00e8 quindi impossibile (al momento) definirne limiti e abusi o sfruttamenti.<\/p>\n<p align=\"justify\">I sindacati, in cui la componente generazionale \u00e8 determinante vista la scarsissima partecipazione dei giovani, si sono ritirati \u201csull\u2019Aventino\u201d, a presidiare gli ultimi territori: pensioni e fabbriche. Due luoghi destinati inevitabilmente a profonde trasformazioni e non troppo lontane. Faticano a riconoscere e capire le nuove competenze, le nuove esigenze, sia del mondo datoriale che di quello operativo. CGIL, CISL e UIL hanno cos\u00ec perso i loro riferimenti di sicurezza, il senso del loro ruolo.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019emorragia di iscritti deriva da questo. Le nuove generazione che soffrono la mancanza di una seria politica attiva non hanno nessuna fiducia in un istituto culturalmente lontano dalla loro realt\u00e0. In questi anni la generazione dei giovani \u00e8 stata praticamente ignorata dalle scelte governative, dalle politiche attive. Nonostante le retoriche denunce sulle fughe dei cervelli, sui giovani globetrotter che seguono il lavoro in ogni posto del mondo, la questione giovani rimane IL nodo irrisolto dell\u2019azione sindacale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Arroccati su pensioni e lavoratori dipendenti \u2013 soprattutto di grandi aziende- dopo aver contribuito all\u2019approvazione di leggi lavoricide come la famigerata \u201cFornero\u201d, con un\u2019idea dell\u2019Europa cancellata dal recente colpo di spugna della guerra in Ucraina, i sindacati sono di fronte a un bivio.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019estinzione \u00e8 inevitabile per la specie che non trova adattamento al nuovo contesto &#8211; sosteneva Darwin &#8211; e per fermare la fuga degli iscritti e ritrovare il ruolo che gli compete, occorre adeguarsi, adattare il sindacato ai nuovi lavori, alle nuove realt\u00e0, alle nuove necessit\u00e0, prima fra tutte i criteri di valutazione dei quesiti e delle competenze.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quindi cambiare si pu\u00f2, anzi si dovr\u00e0, per forza di cose, ma occorre rivedere i ruoli di una istituzione che rappresenta il grado di civilt\u00e0 di un Paese e il baluardo alle derive restauratrici o revisioniste della storia e del lavoro. Ogni sfida deve perseguire obiettivi e risultati, ma per ottenere il cambiamento occorre, semplicemente e banalmente, cambiare: addendi, paradigmi, modalit\u00e0, principi, altrimenti, come diceva Einstein il risultato sar\u00e0 sempre lo stesso.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<ul>\n<li>Fonte dati: Pietro Ichino<\/li>\n<li><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito, correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione.<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; C\u2019ERA UNA VOLTA IL SINDACATO Il punto sulla profonda crisi della triplice e sulle sue cause di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,35],"tags":[],"class_list":["post-23075","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23075","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=23075"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23075\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=23075"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=23075"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=23075"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}