{"id":23106,"date":"2022-05-21T00:58:47","date_gmt":"2022-05-21T00:58:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=23106"},"modified":"2022-05-21T00:58:47","modified_gmt":"2022-05-21T00:58:47","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=23106","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/ghjk.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-22373\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/ghjk.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/ghjk.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/ghjk-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il Balletto del Teatro di San Carlo torna protagonista<br \/>\ncon Romeo e Giulietta di Sergej Prokof\u2019ev<br \/>\nCoreografia di Kenneth MacMillan<\/p>\n<p>Da domenica 22 maggio<\/p>\n<p>Torna in scena al Teatro di San Carlo dal 22 al 28 maggio Romeo e Giulietta di Sergej Prokof\u2019ev nella celebre coreografia di Kenneth MacMillan.<\/p>\n<p>Romeo e Giulietta \u00e8 il terzo titolo di Danza in cartellone per la Stagione 2021-2022 che vedr\u00e0 protagonista il Balletto del Teatro di San Carlo diretto da Clotilde Vayer.<br \/>\nIl capolavoro di Sergej Prokof\u2019ev\u00a0(autore anche del libretto con\u00a0Sergej Radlov\u00a0e\u00a0Adrian P\u00ebtrovskij) dall\u2019omonima tragedia di\u00a0William Shakespeare, sar\u00e0 diretto da Vello P\u00e4hn, sul podio dell\u2019Orchestra del Massimo napoletano.<br \/>\nLa produzione \u00e8 del Birmingham Royal Ballet con scene e costumi di Paul Andrews.<\/p>\n<p>Nei ruoli dei due sfortunati amanti di Verona si alternano Luisa Ieluzzi e Alessandro Staiano (22 maggio ore 19 e 26 maggio\u00a0ore 18) Anna Chiara Amirante e Stanislao Capissi (24 maggio ore 20 e 27 maggio ore 20), Claudia D\u2019Antonio e Danilo Notaro (25 maggio ore 18 e 28 maggio ore 19).<br \/>\nKenneth MacMillan, tra i massimi maestri della scena britannica del secondo \u2019900, ha rivoluzionato la danza classica potenziando quel linguaggio espressivo con le risorse del teatro contemporaneo.<br \/>\nLa sua versione di Romeo e Giulietta, realizzata nel 1965 a Londra per Rudol\u2019f Nureev e Margot Fonteyn che nello stesso anno la eseguirono anche al San Carlo, \u00e8 diventata da allora un classico mondiale.<br \/>\nA riprendere la coreografia di MacMillan al Teatro di San Carlo \u00e8 Julie Lincoln insieme a Robert Twesley.<\/p>\n<p>Dal programma di sala di Romeo e Giulietta<br \/>\ndi Roberta Albano<\/p>\n<p>Ballando Shakespeare: Romeo e Giulietta dalla Napoli del 1799 alla coreografia di MacMillan<br \/>\nLa genesi Romeo e Giulietta, il balletto pi\u00f9 celebrato del Novecento, torna ancora una volta al Teatro di San Carlo, e non potrebbe essere altrimenti in quanto proprio nei Teatri Reali di Napoli vide la luce una delle prime traduzioni coreografiche del capolavoro di Shakespeare. Nel 1799, infatti, and\u00f2 in scena il ballo pantomimo \u201ctragico-urbano\u201d di Gaspare Ronzi che proponeva una sostanziale rilettura drammaturgica della storia dei due giovani amanti che riuscivano a coronare il loro sogno grazie ad un finto veleno proposto per la soluzione della vicenda. Le poche realizzazioni che avevano preceduto la versione partenopea erano andate in scena nelle zone geograficamente vicine a Verona. Si tratta del ballo di Filippo Beretti nel 1784 a Padova, ripreso poi anche nel 1792 al Teatro Filarmonico di Verona. Nel 1785, al San Samuele di Venezia, anche Eusebio Luzzi. aveva realizzato un ballo sui due amanti infelici. All\u2019inizio dell\u2019Ottocento, a Napoli, durante la stagione napoleonica, sotto la guida di Domenico Barbaja, fioriva una nuova vita del balletto grazie all\u2019arrivo nei Teatri Reali delle giovani stelle di formazione francese. Louis Henry, Pietro Hus, Salvatore Taglioni, e successivamente Louis Duport, determinarono la fondazione della scuola di ballo nel 1812 e il conseguente ampliamento della compagnia di danza. Louis Henry, ideatore e primo direttore di quella scuola, mise in scena nel 1814 il suo Romeo e Giulietta per il Teatro del Fondo, oggi Teatro Mercadante. Si tratt\u00f2 del terzo titolo shakespeariano affrontato dal coreografo francese dopo l\u2019Otello del 1808, che aveva preceduto l\u2019opera rossiniana, e l\u2019Amleto del 1813. Il ballo, con alcune modifiche presentate nella prefazione dallo stesso autore, mostra di essere un fondamentale tassello del passaggio, attraverso la rilettura del tragico in chiave romantica, del linguaggio coreografico che evolve dal ballo pantomimo di fine Settecento al balletto dal gusto fantastico della prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento. Il successo sulle scene parigine de La Sylphide (1832) di Filippo Taglioni e di Giselle (1841) di Giovanni Coralli e Jules Perrot, secondo la pi\u00f9 aggiornata storiografia, mostra di aver avuto anche importanti prodromi napoletani. Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, sulla partitura di Sergej Prokof\u2019ev, programmato in questa stagione al San Carlo nella produzione del Birmingham Royal Ballet, ha debuttato il 9 febbraio del 1965 alla Royal Opera House &#8211; Covent Garden. In scena i protagonisti furono Margot Fonteyn e Rudol\u2019f Nureev e la serata registr\u00f2 un successo clamoroso con circa quarantatr\u00e9 chiamate al sipario da parte di un pubblico entusiasta e commosso. \u00c8 l\u2019inizio folgorante di una creazione che ha segnato la storia del balletto del Novecento ma che cela un dietro le quinte meno glamour di quanto possa sembrare. Il dramma di Shakespeare era arrivato a Londra, nella originale versione coreografica di Leonid Lavrovskij del 1940, in occasione della prima tourn\u00e9e della compagnia di ballo del Bol\u2019\u0161oj in Europa nel 1956, in piena Guerra Fredda. La genesi dell\u2019opera era stata irta di difficolt\u00e0 in quanto Prokof\u2019ev aveva iniziato nel 1934 a lavorare alla partitura per il Teatro Kirov di Leningrado ma la commissione venne ritirata e pass\u00f2 nell\u2019anno successivo al Bol\u2019\u0161oj. La musica modernista e lirica, pur apprezzata in tre suites in cui fu ridotta per sala da concerto, veniva considerata \u201cpoco danzabile\u201d dai ballerini e coreografi per cui anche la compagnia di Mosca rinunci\u00f2 all\u2019allestimento del balletto che vide la luce finalmente nel 1938, a Brno in Cecoslovacchia, con coreografia e interpretazione del ruolo protagonista di Vanja Psota e Zora \u0160emberov\u00e1 come Giulietta. Ma fu la versione di Leonid Lavrovskij per il Kirov del 1940, che lavor\u00f2 con Prokof\u2019ev e Radlov alla ridefinizione del libretto, che si afferm\u00f2 come punto di riferimento per le successive numerose riproposizioni e che fu portato poi in tourn\u00e9e dalla compagnia moscovita a Londra.<br \/>\nLa nascita della versione di MacMillan. Il balletto aveva prodotto un grande effetto nel pubblico, nella critica e negli artisti londinesi per lo stile realistico dell\u2019allestimento, la drammaticit\u00e0 dell\u2019interpretazione di Galina Ulanova, per la sostanziale fedelt\u00e0 drammaturgica all\u2019originale letterario, per l\u2019ottima qualit\u00e0 della compagnia sovietica. Dopo le folgoranti stagioni dei Ballets Russes nei primi due decenni del secolo, la danza russa si era richiusa in se stessa ed era pressoch\u00e9 sconosciuta. La compagnia del Bol\u2019\u0161oj risuon\u00f2 come una rivelazione, solo gli allestimenti scenografici e i costumi vennero considerati obsoleti. La direzione del Covent Garden, sull\u2019onda di quel successo, voleva acquisire i diritti per riprodurre la versione di Lavrovskij per la compagnia di balletto nel 1964, in occasione delle celebrazioni del quarto centenario della nascita di William Shakespeare. Ma problemi diplomatici impedirono al Lavrovskij di rimontare il balletto all\u2019estero. L\u2019allora coreografo principale della compagnia, Frederick Ashton, aveva realizzato nel 1955 una sua breve versione \u201cda camera\u201d della storia degli infelici amanti, per il Royal Danish Ballet, ma non voleva creare un balletto a serata intera per la compagnia londinese. L\u2019incarico fu quindi affidato a Kenneth MacMillan, trentaseienne coreografo scozzese in ascesa, che aveva assistito alla versione originale di Prokof\u2019ev-Lavrovskij. Pur avendo come riferimento la creazione russa, MacMillan aspirava ad una visione coreografica meno stilizzata e pi\u00f9 moderna. Nell\u2019affrontare Romeo e Giulietta si rivolse anche alla coraggiosa versione teatrale realizzata da Franco Zeffirelli per l\u2019Old Vic Theatre nel 1959 che aveva avuto un grande riscontro per la resa realistica e cruda della vicenda degli amanti di Verona3 . In quella occasione il regista italiano aveva sfidato una convenzione consolidata del teatro inglese affidando la parte dei protagonisti non ad attempati, ma noti attori shakespeariani, bens\u00ec a due giovani debuttanti: Judi Dench e John Stride. MacMillan aveva assistito anche alla versione coreografica che John Cranko, amico e collega sudafricano, aveva realizzato nel 1958 per il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, con una ventunenne Carla Fracci, al Teatro Verde dell\u2019Isola di San Giorgio a Venezia. Il giovane coreografo scozzese decise di elaborare la sua partitura coreografica ispirandosi alla coppia di danzatori emergenti del Royal Ballet: Lynn Seymour e Christopher Gable. Per loro aveva gi\u00e0 creato la \u201cscena dal balcone\u201d per una registrazione mandata in onda alla televisione canadese, esprimendo gi\u00e0 il suo ideale di balletto giovane, realistico e moderno. Insieme iniziarono a ragionare sul progetto coreografico e sul come rendere credibili i protagonisti del dramma, il periodo di prova fu intenso e ricco di aspettative con il coreografo e i due ballerini coinvolti nel progetto. Ma a pochi giorni dal debutto, David Webster, direttore del Covent Garden, pretese che la coppia dei protagonisti alla prima fosse quella composta da Fonteyn e Nureev che invece erano stati previsti nelle serate successive. Margot Fonteyn non avrebbe voluto debuttare subito nel ruolo di Giulietta ma solo quando il balletto fosse stato ben rodato. Ma Sol Hurok, l\u2019impresario del Royal Ballet per il tour americano, che sarebbe iniziato nell\u2019imminente mese di aprile, voleva animare la promozione grazie al debutto londinese della coppia Fonteyn-Nureev nella nuova produzione. La direzione del teatro dovette quindi cedere ad esigenze di botteghino e di marketing dello spettacolo anche oltre oceano. La prima, come accennato all\u2019inizio, e come la storia ci racconta, fu un successo eclatante registrato dalla stampa inglese come la consacrazione del coreografo. I due protagonisti furono apprezzati dalla critica: Fonteyn \u00abper la grazia e la gentilezza, il fulgore e l\u2019amore ingenuo espresso dalla sua danza\u00bb (Edward Mason nel \u201cSunday Telegraph\u201d); \u00abla sua inimitabile fusione di eleganza e naivety\u00bb (Alexander Bland nell\u2019\u201cObserver\u201d). Di Rudol\u2019f Nureev, che si era infortunato nella prova generale, si sottoline\u00f2 l\u2019intensit\u00e0 romantica della sua interpretazione. Quando and\u00f2 finalmente in scena la coppia con il cui contributo il balletto era stato creato, Oleg Kerensky, critico di danza del \u201cMail\u201d scrisse: \u00abNon capita spesso che il secondo cast di un balletto riesca a dare nuova profondit\u00e0 e significato rispetto al primo, soprattutto quando il primo era composto da Margot Fonteyn e Rudol\u2019f Nureev\u00bb. Il tour americano che ebbe come titolo principale della programmazione il Romeo e Giulietta di MacMillan, sanc\u00ec anche oltreoceano la riuscita e perfetta simbiosi della coppia Fonteyn-Nureev, decret\u00f2 l\u2019ascesa del Royal Ballet a compagnia di fama mondiale e l\u2019indiscussa qualit\u00e0 artistica del coreografo.<br \/>\nIdee per un\u2019analisi coreologica. Indugiare sulla storia della creazione del Romeo e Giulietta di MacMillan \u00e8 sembrato necessario per confermare quanto la validit\u00e0 della sua coreografia vada ben oltre la bravura, il fascino e l\u2019intensit\u00e0 degli interpreti, cos\u00ec come l\u2019opera di Shakespeare, la forza lirica dei suoi versi, abbia attraversato i secoli, e le innumerevoli realizzazioni attoriali e registiche, mantenendo immutato lo straordinario valore artistico. Il lavoro di MacMillan presenta una scrittura coreografica che, bench\u00e9 non sia la sola realizzata in un ristretto numero di anni, rimane tra le pi\u00f9 riprodotte dalle compagnie di balletto in tutto il mondo. La dinamicit\u00e0 dei passaggi creati da MacMillan nei celebri passi a due, che accompagnano l\u2019evoluzione dell\u2019amore tra i due protagonisti, ne sono un fulgido esempio ma non ne costituiscono l\u2019unico elemento caratterizzante. Anche i passi a due delle altre versioni sono intensi e costituiscono il climax del processo coreutico. Il balletto di Lavrovskij, tra l\u2019altro, mostrava per la prima volta in occidente il particolare acrobatismo delle prese e delle figurazioni raggiunte grazie alla sperimentazione coreografica sovietica degli anni Venti di coreografi come Kas\u2019jan Golejzovskij e F\u00ebdor Lopuchov. L\u2019essenzialit\u00e0 della coreografia di Cranko mostra un approccio particolarmente teatrale dove spesso le pause sono comunicative ed efficaci quanto i movimenti e i gesti. MacMillan realizza dei passi a due dinamici in cui il linguaggio accademico, senza perdere nulla del suo rigore e della sua purezza, si fonde alla perfezione con la velocit\u00e0, i cambi di intensit\u00e0 gestuale, \u201cle sospensioni\u201d (momenti di disequilibrio e di cambiamento tra una posizione e l\u2019altra) della danza contemporanea. Ma anche sulle danze d\u2019insieme e di carattere che animano la piazza veronese, MacMillan opera una scelta personale che va evidenziata. Il rapporto tra le scene di gruppo e la tragica vicenda dei due protagonisti \u00e8 essenziale nelle varie versioni in forma di balletto ad iniziare da quella russa. Per Lavrovskij il conflitto tra Capuleti e Montecchi \u00e8 l\u2019emblema dell\u2019assurdit\u00e0 della guerra che porta le due famiglie a riconciliarsi nel finale, alla presenza dei due giovani ormai morti. C\u2019\u00e8 l\u2019esigenza della propaganda sovietica di esprimere, attraverso il genere del dramballet, una rigida ideologia di progresso portata dalla rivoluzione. La famosa Danza dei Cavalieri, brano dalla grande potenza sonora che contrappone i timbri tremendi dei fiati, le parti maschili, agli acuti degli archi, le parti femminili, esprime una inflessibile definizione dei ruoli di genere che rispecchia l\u2019insensibilit\u00e0 dei Capuleti ai desideri di Giulietta. Per Cranko e MacMillan, coreografi immersi nel dinamismo sociale e artistico del Dopoguerra inglese, ricco di contraddizioni ma anche di spunti che rivoluzioneranno negli anni Sessanta costumi e modelli culturali saldamente consolidati, il sacrificio dei due giovani innamorati \u00e8 senza riscatto. La scena finale, in entrambi i casi, finisce con la morte degli amanti. Qui emerge la modernit\u00e0 dei due autori, ma mentre Cranko sottolinea prevalentemente la tragedia dei protagonisti e il conflitto generazionale tra i due giovani, scevri degli antichi pregiudizi sostenuti invece dai genitori, MacMillan evolve tale tematica inserendola anche in un contesto sociale che guarda alla sua contemporaneit\u00e0. L\u2019analisi della coreografia realizzata da Lynsey McCulloch, infatti, evidenzia l\u2019importanza delle tre \u201cdonne di strada\u201d presenti nelle coreografie di Cranko e MacMillan. Ma mentre il primo introduce con fini strumentali questi personaggi, assenti nel testo di Shakespeare, per animare le scene d\u2019insieme e valorizzare altri ruoli femminili per la compagnia di balletto, MacMillan utilizza queste figure con un chiaro intento drammaturgico. Le tre ragazze sono individuate come \u201cdiverse\u201d, sono prostitute che interagiscono con Romeo, Mercuzio e Benvolio che le trattano con simpatia mentre il resto del popolo le disprezza e Tebaldo le tratta addirittura con violenza. MacMillan, attraverso questo espediente, crea un netto contrasto tra i Capuleti, rappresentati come aristocratici rigidi, ottusi e pretenziosi, e la cerchia dei Montecchi che vengono resi pi\u00f9 democratici e inclusivi e per cui il coreografo mostra di avere una netta preferenza. Nell\u2019originale shakespeariano c\u2019\u00e8 un\u2019equidistanza tra le due famiglie. Questo espediente, che pu\u00f2 sembrare di secondaria importanza, aiuta MacMillan a rendere la sua lettura di Romeo e Giulietta maggiormente autonoma dal teso letterario e legata alle tematiche emerse dalle rivolte giovanili degli anni Sessanta: non si tratta solo della contrapposizione tra giovani e anziani ma anche dell\u2019emergere di nuovi valori legati alla lotta tra le diverse classi sociali, alla solidariet\u00e0 verso i pi\u00f9 umili e ad una nuova visione della donna e della sua sessualit\u00e0. Ecco imporsi, per contrasto, la figura di Giulietta, cos\u00ec come quelle delle altre numerose donne del repertorio di MacMillan: la sensuale protagonista di Manon (1974), la disagiata e inquietante di Anastasia (1967-1971), l\u2019innocente di The invitation (1960), le disturbate sorelle Bront\u00eb di My Brother, My Sisters (1978), solo per citarne alcune. MacMillan, artista sensibile e affetto da una seria tendenza alla depressione, \u00e8 celebrato come l\u2019autore maggiormente disposto ad affrontare tematiche moderne, crude e violente, fino ad allora raramente inserite in un balletto dallo stile classico e dal linguaggio accademico. La Giulietta di MacMillan, cos\u00ec come prevede la scrittura del personaggio shakespeariano, evolve dall\u2019innocenza dell\u2019adolescenza alla maturit\u00e0 grazie ad un amore intenso e assoluto che le rivela il bene e il male della passione e della vita adulta. \u00c8 una giovane donna che si inserisce a pieno titolo in una sensibilit\u00e0 contemporanea dove, bench\u00e9 la scena rinascimentale mantenga la sua connotazione, si allude anche a ci\u00f2 che avviene tra le strade di Londra in quegli anni, eventi che non lasciano indifferente il coreografo scozzese. Il primo duetto danzato da Giulietta con Paride, durante la festa del fidanzamento ufficiale, ci presenta un corpo teso, intimidito, non particolarmente disposto al contatto, frutto di una relazione imposta dalle regole familiari e si conclude con il rifiuto del baciamano. Quando invece Giulietta, con un semplice incrocio di sguardi, incontra e sceglie per sempre Romeo, il suo primo approccio \u00e8 emozionato ma spontaneo. La bravura dei danzatori, obbligati in un linguaggio tecnico molto definito e compresso da regole, come quello classico, \u00e8 nella sfida di riuscire a trasmettere una verit\u00e0 assoluta: per quanto si tenti di mascherare e mistificare le emozioni, il linguaggio del corpo non mente. Il primo passo a due tra Romeo e Giulietta durante la festa \u00e8 gi\u00e0 ricco di felicit\u00e0, desiderio, abbandono. Il drammatico incontro tra Tebaldo e Romeo, che interrompe questo primo approccio, prefigura l\u2019infelicit\u00e0 di un sentimento esploso senza controllo. Un amore che predispone il giovane Montecchi ad una immediata riconciliazione, altezzosamente rifiutata dal geloso Capuleti. La famosissima scena dal balcone, e il passo a due della camera da letto, spesso rappresentati come brani autonomi, sono ampiamente celebrati da tutti i coreografi nelle varie trasposizioni e si avvalgono dell\u2019emozionante musica di Prokof\u2019ev, cos\u00ec coinvolgente, toccante, che non si riesce proprio a comprendere come possa essere stata definita \u201cnon danzabile\u201d. La scena finale del balletto di MacMillan segna un altro momento di originalit\u00e0 assoluta che, da sola, pone la sua versione al di sopra delle altre. La drammaticit\u00e0 della scoperta della morte di Giulietta da parte di Romeo veniva risolta da Lavrovskij con una disperata ostentazione del corpo rigido di Giulietta, acrobaticamente sostenuto dal ballerino prima di essere ricomposto sul letto di morte. Per Cranko era un disperato tentativo di risvegliare Giulietta abbracciandola e conducendola al centro della scena per riscontrare l\u2019evidenza della morte con il corpo che scivola tragicamente a terra. Per MacMillan \u00e8 l\u2019occasione di un ennesimo passo a due, fino ad allora inedito, stupefacente, in cui Romeo, nel disperato tentativo di rivivere con Giulietta la sua passione, prova a riprodurre passaggi salienti tratti dai duetti precedenti, fluidi, erotici e tragicamente impossibili in quanto il corpo dell\u2019amata non risponde alle sue sollecitazioni. La ballerina qui si deve esibire nella difficile capacit\u00e0 di abbandonare la testa, gli arti, come se fosse veramente senza vita. Il realismo espressivo scelto da MacMillan contrappone in maniera struggente il desiderio di Romeo e il corpo inanimato di Giulietta. Questo ultimo passo a due, emozionante e lacerante \u00e8 senz\u2019altro diventato un topos, che sar\u00e0 spesso riprodotto anche nelle versioni successive di altri autori, ma che contribuisce a rendere quella di MacMillan una pietra miliare del balletto narrativo del Novecento.<\/p>\n<p>Dal 22 al 28 maggio 2022<br \/>\nSergei Prokof\u2019ev<br \/>\nROMEO E GIULIETTA<br \/>\nBalletto in tre atti tratto dall&#8217;omonima tragedia di William Shakespeare scritto fra il 1935 e il 1936.<\/p>\n<p>Direttore |\u00a0Vello P\u00e4hn\u266d<br \/>\nCoreografia |\u00a0Kenneth MacMillan\u00a0(ripresa da\u00a0Julie Lincoln\u00a0e\u00a0Robert Tewsley)<br \/>\nScene e Costumi |\u00a0Paul Andrews<br \/>\nLuci |\u00a0John B Read<br \/>\nMa\u00eetre de Ballet |\u00a0Robert Tewsley e\u00a0Soimita Lupu<br \/>\nMaestro d\u2019Armi | Renzo Musumeci Greco<br \/>\nAssistente ai Costumi |\u00a0Anna Verde<br \/>\n\u266ddebutto al Teatro di San Carlo<\/p>\n<p>Giulietta, Luisa Ieluzzi (22, 26) \/ Anna Chiara Amirante (24, 27) \/ Claudia D&#8217;Antonio (25, 28)<br \/>\nRomeo, Alessandro Staiano (22, 26) \/\u00a0Stanislao Capissi (24, 27) \/ Danilo Notaro (25, 28)<br \/>\nTebaldo, Ertrugel Gjoni (22, 25, 26, 28) \/ Raffaele Vasto (24, 27)<br \/>\nMercuzio, Carlo De Martino (22, 25, 26, 28) \/ Salvatore Manzo (24, 27)<br \/>\nBenvolio, Ferdinando De Riso\u00a0(22, 25, 26, 28) \/ Giuseppe Aquila (24, 27)<br \/>\nLady Capuleti, Annalina Nuzzo (22, 25, 26, 28) \/ Adriana Pappalardo (24, 27)<br \/>\nLord Capuleti, Giuseppe Ciccarelli (22, 25, 26, 28) \/ Gianluca Nunziata (24, 27)<br \/>\nLady Montecchi, Fabiana Isoletta<br \/>\nLord Montecchi, Massimo Sorrentino<br \/>\nNutrice, Ottavia Cocozza di Montanara<br \/>\nFrate Lorenzo, Marco Spizzica<br \/>\nParide, Daniele Di Donato (22, 25, 26, 28) \/ Pietro Valente (24, 27)<br \/>\nDanza Mandolini, Salvatore Manzo (22, 25, 28) \/ Carlo De Martino (24) \/ Danilo Notaro (26, 27)<\/p>\n<p>Orchestra e Balletto del Teatro di San Carlo<br \/>\nDirettore del Balletto |\u00a0Clotilde Vayer<\/p>\n<p>Produzione Birmingham Royal Ballet<br \/>\nTeatro di San Carlo<br \/>\ndomenica 22 maggio 2022, ore\u00a019:00<br \/>\nmarted\u00ec 24 maggio 2022, ore 20:00<br \/>\nmercoled\u00ec 25 maggio 2022, ore\u00a018:00<br \/>\ngioved\u00ec 26 maggio 2022, ore 18:00<br \/>\nvenerd\u00ec 27 maggio 2022, ore 20:00<br \/>\nsabato 28 maggio 2022, ore 19:00<\/p>\n<p>Rossana Russo,<br \/>\nResponsabile della comunicazione creativa e strategica e relazioni con la Stampa<br \/>\nr.russo@teatrosancarlo.it<br \/>\ncell 3357431980<\/p>\n<p>Giulia Romito,<br \/>\nComunicazione e Stampa g.romito@teatrosancarlo.it 0817972301<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/2Romeo-e-Giulietta_ph.L.Romano-5088.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-23107\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/2Romeo-e-Giulietta_ph.L.Romano-5088.jpg\" alt=\"\" width=\"2500\" height=\"1667\" 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