{"id":24346,"date":"2022-06-25T03:31:39","date_gmt":"2022-06-25T03:31:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=24346"},"modified":"2022-06-25T03:31:39","modified_gmt":"2022-06-25T03:31:39","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-1595","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=24346","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/ghjk-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-24258\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/ghjk-1.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/ghjk-1.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/ghjk-1-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Comunicato Stampa<\/p>\n<p>Fabio Luisi dirige l\u2019integrale delle Sinfonie di Brahms<br \/>\nGioved\u00ec 23 giugno ore 20 e Sabato 25 giugno ore 18<\/p>\n<p>Una due giorni interamente dedicata a Johannes Brahms \u00e8 quella che vedr\u00e0 protagonista Fabio Luisi di nuovo sul podio dell\u2019Orchestra del Teatro di San Carlo dopo il successo di Evgenij Onegin, gioved\u00ec 23 giugno alle 20 e sabato 25 giugno alle 18.<\/p>\n<p>In programma gioved\u00ec 23 giugno la Sinfonia n. 1 in do minore, Op. 68 e la Sinfonia n. 2 in re maggiore, Op. 73 e sabato 25 giugno la Sinfonia n. 3 in fa maggiore, Op.90 e la Sinfonia n. 4 in mi minore, Op. 98.<\/p>\n<p>Fabio Luisi \u00e8 attualmente Direttore musicale della Dallas Symphony Orchestra, Direttore principale della Danish Radio National Symphony, Direttore emerito dell\u2019Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e Direttore onorario del Teatro Carlo Felice di Genova, sua citt\u00e0 natale. A partire dalla stagione 2022\/2023 assumer\u00e0 la carica di Direttore principale della NHK Symphony Orchestra di Tokyo. Dirige le orchestre pi\u00f9 prestigiose del mondo, tra cui Philadelphia Orchestra, M\u00fcnchner Philharmoniker, Cleveland Orchestra, Royal Concertgebouw Orchestra.<\/p>\n<p>Johannes Brahms scrisse le sue quattro sinfonie in nove anni, tra il 1876 e il 1885. La Sinfonia n. 1 in do minore venne completata quando il compositore aveva gi\u00e0 superato i quarant\u2019anni, e la prima esecuzione avvenne il 4 novembre 1876 a Karlsruhe sotto la direzione di Felix Otto Dessoff. Dopo poco pi\u00f9 di un anno, il 30 dicembre 1877, Hans Richter diresse i Wiener Philharmoniker nella la prima esecuzione della Sinfonia n. 2 in re maggiore e successivamente, a distanza di sei anni, nel dicembre 1883, nella \u201cTerza sinfonia\u201d che godette di immediato successo. Fu l\u2019autore stesso invece a dirigere la Sinfonia n. 4 in mi minore, eseguita per la prima volta a Meiningen il 25 ottobre del 1885.<\/p>\n<p>Guida all\u2019ascolto dal programma<br \/>\ndi Umberto Nicoletti Altimari<\/p>\n<p>VIAGGIO ATTRAVERSO LE SINFONIE DI BRAHMS<\/p>\n<p>Brahms giunge tardi al genere sinfonico. La Prima Sinfonia in do minore viene completata nel 1876 quando il compositore aveva gi\u00e0 superato i quarant\u2019anni. Si \u00e8 molto dibattuto su questo \u201critardo\u201d, questa reticenza ad affrontare il discorso sinfonico nella sua forma pi\u00f9 compiuta e alta. In realt\u00e0 la Prima Sinfonia \u00e8 il frutto di un percorso iniziato pi\u00f9 di vent\u2019anni prima, nel 1855, all\u2019epoca del Concerto n.1 per pianoforte e orchestra, un Concerto che in realt\u00e0 voleva essere una sinfonia e della quale, per ampiezza e intrinseche strutture, ne aveva tutte le caratteristiche. E\u2019 di questo periodo la stesura di un movimento di sinfonia che diventer\u00e0 il primo della Prima. Dopodich\u00e9 Brahms intraprende un percorso di approfondimento della scrittura orchestrale e di progressivo accostamento al genere attraverso due Serenate (1857-59), alcune pagine sinfonico-corali e le Variazioni su un tema di Haydn (1873). Alla prudenza (ma anche allo studio) si affianca la consapevolezza di doversi misurare con una storia, una tradizione, una eredit\u00e0 che parte dagli esiti supremi di Beethoven passa per la riscoperta di Schubert (in particolare la Sinfonia in Do magg. detta La Grande riesumata dall\u2019oblio e data alle stampe nel 1849), dalle sperimentazioni schumanniane, che di Brahms era stato ardente mentore, culminate nella Quarta Sinfonia con la sua ricerca di una unitariet\u00e0 strutturale. Stava inoltre cambiando il gusto del pubblico ormai avvezzo alla musica a programma propugnata dal poema sinfonico di Liszt e dalla sintassi armonica del teatro wagneriano. Uno scenario da inibire qualsiasi spirito creativo ma non Brahms.<br \/>\nVale la pena di ricordare come Brahms divenne nella accezione comune, una volta consacrato come il nume della tradizione musicale tedesca, il compositore dotto, sapiente, era nota la sua attivit\u00e0 come collezionista di manoscritti, di vorace studioso dell\u2019antico e delle sue forme musicali. Siamo in un clima romantico e le radici, l\u2019identit\u00e0 di una cultura, il volgere lo sguardo all\u2019indietro, alla Storia, sono atteggiamenti che in misura diversa attraversano tutto il mondo creativo in Germania. Considerato questo aspetto che certo era gi\u00e0 del Brahms quarantenne possiamo forse darci una ragione, tutta a favore del compositore, per comprendere la sua prudenza davanti al cimento della Sinfonia. Quando questa arriva, con la Prima Sinfonia in do minore op.68 il fermento e l\u2019attesa sono grandi e le aspettative non vanno deluse. Il massimo critico d\u2019oltralpe Eduard Hanslick ne fa un\u2019esaltata recensione, il direttore d\u2019orchestra Hans Von B\u00fclow, abbandona la sua militanza wagneriana ed etichetta la Sinfonia come \u201cDecima\u201d ascrivendola ad una precisa successione storica.<br \/>\nUn\u2019 ascendenza inevitabile ma poi non cos\u00ec determinante. Certo l\u2019attacco dell\u2019Introduzione del primo movimento Un poco sostenuto. Allegro, con la sua reiterata scansione dettata dal battito del timpano immette in un contesto di grandiosit\u00e0, di intensa drammaticit\u00e0, ed \u00e8 come se si attraversassero dei cupi propilei prima di giungere all\u2019interno del movimento, ma, all\u2019analisi formale, si scoprono invece procedure compositive che differiscono da quelle beethoveniane. Come in questa Sinfonia di esordio anche nelle altre \u00e8 la componente strutturale, l\u2019organizzazione dei materiali e la loro collocazione formale, il lavorio incessante sulle idee melodiche, anche se di poche note, che determinano l\u2019atto creativo e immettono nella musica quegli elementi espressivi, quella alternanza di climax che innervano il discorso sinfonico. Questo risuona come il risultato di un processo sempre in divenire, mutante, e sospinto verso una tensione continua, una proiezione ideale che, diversamente da Beethoven, sembra anelata, desiderata, piuttosto che risolta. Quelle accensioni grandiose lasciano pertanto uguale spazio, e forse pi\u00f9, a momenti di pacata meditazione, di riflessione, a tinte malinconiche in un\u2019atmosfera percorsa da sentimenti di nostalgia, all\u2019introiezione alimentata dai ricordi, al sentimento, squisitamente romantico, del tempo che passa. Contribuisce a questo tono l\u2019orchestrazione, subito riconoscibile in Brahms, dalle tinte calde, pastose, morbide e scure laddove \u00e8 alla combinazione degli strumenti e dunque a timbriche cangianti, l\u2019intensificarsi o meno della espressivit\u00e0 come anche della evidenza dei materiali musicali di volta in volta adottati. Brahms procede su due piani compositi, quello della elaborazione e quello delle sonorit\u00e0, che si intersecano e fanno delle sue Sinfonie degli organismi di sublime artigianato, di sapiente costruzione di edifici sonori percorsi da mille riferimenti e connessioni, di architetture che si estrinsecano in strutture perfettamente risolte. Con sguardo rivolto all\u2019indietro, anche nell\u2019adozione di procedimenti compositivi antichi, si pensi all\u2019uso sviluppatissimo in Brahms del principio della \u201cvariazione\u201d, all\u2019influsso dei grandi compositori fiamminghi del \u2018600 e a Bach, il compositore innerva il discorso sinfonico di una luce diversa e allo stesso tempo strettamente legata al suo tempo, ovvero alla tradizione sinfonica tedesca, inserendosi con la massima autorevolezza nel cammino storico di questo genere musicale.<br \/>\nTornando alla Prima Sinfonia in do minore op.68: essa si compone di quattro movimenti che rispettano lo schema classico con il movimento lento in seconda posizione. Nell\u2019introduzione del primo tempo Un poco sostenuto. Allegro troviamo gi\u00e0 i germi che costituiranno la materia della costruzione in forma-sonata del movimento e che conferiscono sin dall\u2019inizio il colore scuro che pervade tutta la Sinfonia. Nell\u2019Allegro sul quale si innesta l\u2019introduzione, con una procedura analoga a quella impiegata da Bruckner, Brahms mette in scena tre disegni melodici di carattere contrastante giocati su energici arpeggi e sul lirismo dei legni a cui rispondono in contrappunto tutta una serie di idee secondarie di volta in volta variate. Tutto il movimento, nonostante ampie plaghe di rasserenata distensione, \u00e8 animato da un\u2019energia sottesa, da un senso di angoscia trattenuta. Nella riesposizione prima della coda ritroviamo i tre temi tra i quali prende il sopravvento quello ritmato dai timpani ascoltato all\u2019inizio e che conduce alla conclusione. L\u2019 Andante sostenuto, secondo movimento, porta un clima tutto diverso e opposto a quello del tempo precedente perch\u00e9 nel sapiente gioco degli impasti orchestrali e del dialogare dei singoli strumenti, come l\u2019oboe e il clarinetto, si afferma un lirismo tenero e aggraziato che porta, forse sul modello della Romanza della Quarta Sinfonia di Schumann, ad un esteso assolo del violino. Con il terzo movimento Un poco allegretto grazioso veniamo a contatto con il Brahms pi\u00f9 intimo e originale ma pur sempre assai complesso dietro l\u2019apparente semplicit\u00e0 del discorso musicale. Questo incantevole idillio, dove ancora una volta il suono caldo e nostalgico del clarinetto ha il posto d\u2019onore, porta all\u2019interno della Sinfonia un momento di serena riflessione dopo i turgori del primo movimento e le inquietudini del secondo. Nell\u2019ultimo movimento Adagio-Pi\u00f9 Andante-Allegro non troppo, ma con brio ritorna il clima del primo tempo cui fa da contraltare e ideale conclusione dopo le pi\u00f9 pacate pause dei movimenti centrali. L\u2019Adagio di introduzione si presenta con cupa solennit\u00e0 per sfociare nel Pi\u00f9 Andante in do maggiore annunciato dai corni sui tremoli degli archi e le linee lunghe dei legni fino all\u2019apparizione di un largo corale che ricorda da vicino il tema dell\u2019Ode alla gioia della Nona Sinfonia di Beethoven. Tutti questi materiali sono sottoposti ad un intenso lavorio combinatorio e ancora una volta quella energia sottesa, quel magmatico fermento che percorre le note, si distende in una perentoria affermazione: la Sinfonia \u00e8 viva e vegeta, pare dire Brahms e non paga debiti alla storia passata, anzi vi si inserisce con autorevole affermazione.<br \/>\nTanto ci era voluto per dare compimento alla Prima, tanto poco invece occorre a Brahms per creare la sua Seconda Sinfonia nata nel volgere di una estate nel 1877, quindi a poca distanza dall\u2019avere licenziato la Prima. E tutt\u2019altro \u00e8 il carattere di questa nuova composizione. Tanto era magniloquente e scura la Prima tanto \u00e8 sognante, distesa e fluida la Seconda alla quale fu subito affibbiato da un osservatore il titolo di \u201cPastorale\u201d. Nulla di tutto questo era ovviamente nelle intenzioni di Brahms. Possiamo vedere in questo cambiamento di prospettive l\u2019acquisizione da parte di Brahms di una maggiore libert\u00e0 espressiva una volta risolto, con la Prima, il debito storico con la tradizione \u2013 beethoveniana \u2013 del genere. Senonch\u00e9 la Seconda Sinfonia in re maggiore, op.73 si presenta con una originalit\u00e0 di intenti sorprendenti. I quattro movimenti che la compongono sembrano uniti da un forte legame di parentela quasi che l\u2019uno desse vita all\u2019altro in un passaggio di consegne che nella fluidit\u00e0 scorrevole di tutte le idee musicali lascia all\u2019ascolto una sensazione di leggerezza, di trasparenza, di squisita eleganza. E\u2019 il Brahms lirico, quello che nei Lieder trovava naturale campo d\u2019azione e che qui si distende nell\u2019ampiezza del dettato sinfonico con estrema libert\u00e0. Se si considera che il nucleo tematico sul quale si sviluppa tutta la Sinfonia \u00e8 costituito da tre note, re \u2013 do diesis \u2013 re, presentate all\u2019inizio del primo movimento, Allegro non troppo, dai violoncelli comprendiamo anche come dietro questa semplicit\u00e0 e spontaneit\u00e0 risieda un lavoro di composizione minuto, capillare ed estremamente ricercato. Nella Seconda vediamo quindi superato lo schema espressivo di contrapposizione dei movimenti e dei loro climi espressivi, nell\u2019altalenare dei momenti drammatici e pi\u00f9 squisitamente meditativi, ma sulla falsariga di una serenata, di un lied, tutto sembra animato da un dinamismo creativo spontaneo e sereno, da un cantare disteso quanto discreto, dove le strutture interne rispondono pi\u00f9 a questa esigenza che a quella di uno stretto rispetto delle regole formali. Il bellissimo Adagio non troppo \u2013 L\u2019istesso tempo, ma grazioso, risulta una delle pagine pi\u00f9 riuscite di Brahms. All\u2019ampia melodia dei violoncelli in apertura rispondono i legni in un progressivo intensificarsi del discorso musicale che resta trattenuto, senza esibite effusioni.<br \/>\nLo sguardo all\u2019indietro risiede anche nel movimento conclusivo Allegretto con spirito dove la compostezza della forma classica ritrova piena affermazione non senza per\u00f2 essere attraversata dal consueto minuzioso lavorio, nota per nota, battuta per battuta, denso di rimandi e intrecci ma dove appare sovrana la maestria del compositore che conclude, con una trionfale fanfara affidata agli ottoni questo suo personale percorso sinfonico nella consapevolezza ormai acclarata di dominare il genere e di essersi inserito nel percorso storico con equanime tributo alla tradizione e al nuovo.<\/p>\n<p>La Terza e la Quarta Sinfonia, come era successo per la Prima e la Seconda, nascono appaiate e a breve distanza di tempo l\u2019una dall\u2019altra. Se la Terza vide la luce nel 1883 la Quarta \u00e8 terminata nell\u2019arco di due anni (in particolare durante le estati trascorse in Stiria) tra il 1884 e il 1885.<br \/>\nAlcuni importanti eventi avevano cambiato il panorama della musica tedesca. Innanzitutto la morte di Wagner, avvenuta a Venezia il 13 febbraio 1883, che lasciava definitivamente Brahms sul podio quale pi\u00f9 illustre compositore di quell\u2019area. Un ruolo che cambia molte prospettive per Brahms divenuto ora il custode, agli occhi degli anti accademici, della tradizione. La visione unidimensionale non lasciava a costoro la possibilit\u00e0 di intravvedere l\u2019enorme bagaglio di novit\u00e0 che si celavano nelle prime due Sinfonie e che ancora di nella Terza e nella Quarta si sarebbero attuate.<br \/>\nCome era avvenuto in precedenza ci fu chi si preoccup\u00f2 di dare un titolo ideale alla Terza Sinfonia. Hans Richter, direttore che la port\u00f2 a battesimo a Vienna il 2 dicembre 1883, la defin\u00ec \u201cEroica\u201d. All\u2019analisi del brano si possono certamente cogliere quelle accensioni drammatiche, quella stessa energia propulsiva che aveva animato molte parti delle precedenti Sinfonie di Brahms, ma in realt\u00e0 invece prevale un tono da leggenda nordica, tratteggiata con tinta calda dei timbri orchestrali, vi prevale un colore grigio acceso per cui risulta pi\u00f9 calzante quanto scrisse Eduard Hanslik che individu\u00f2 il carattere dominante del brano nella \u201cautoconsapevolezza di una energia che si compiace dei fatti\u201d e che riassume benissimo il procedere compositivo di Brahms, qui come altrove. L\u2019improvviso inizio con tre note solennemente presentate dall\u2019orchestra si distende, complice il movimento ritmico assai largo (in 6\/4) in una elaborazione dove il motto continua a ricorrere nascosto o meno in una incessante variet\u00e0 di soluzioni. Il contraltare \u00e8 dato da un secondo tema lirico e il movimento tornando su quel motto iniziale si stempera dopo alcuni momenti di accensione in un pacato e sognante finale.<br \/>\nNell\u2019Andante, secondo movimento, domina ancora una volta il principio della variazione continua che conduce l\u2019idilliaco tema iniziale in una serie di cambiamenti e trasformazioni di magistrale fattura. Il Poco allegretto, terzo movimento, \u00e8 aperto da una delle invenzioni melodiche pi\u00f9 belle scritte da Brahms affidata ai violoncelli a mezza voce e poi organizzata in uno schema A-B-A con al centro un Trio dalle movenze danzanti e certamente inaspettato cos\u00ec com\u2019\u00e8 incastonato dal ritorno al tema della prima sezione. Una pagina davvero indimenticabile in tutta la pur copiosa produzione brahmsiana. L\u2019Allegro finale ci riporta ad una atmosfera innervata di slancio epico, dove abbondano le indicazioni dinamiche ed espressive come sforzando, ben marcato dove lo sbalzo espressivo alterna repentinamente momenti di acceso dinamismo a zone di calda cantabilit\u00e0. Questa energia va poi pacandosi per comporsi in un dialogo a pi\u00f9 voci che sembra voler riassumere tutte le idee espresse adagiandosi in un finale assorto e contemplativo che ripresenta la fine del primo movimento. Lo sguardo di un saggio ormai nel pieno possesso della sua arte.<br \/>\nCon la Quarta Sinfonia in mi minore op.98 si conclude il percorso sinfonico di Brahms. Per l\u2019alto magistero, per la preminenza che nei paesi di lingua tedesca la sua figura di compositore aveva raggiunto, lo immaginiamo come un uomo alla conclusione della sua esistenza: ma Brahms ha appena cinquantadue anni. Ed \u00e8 da questa sua posizione e dalla consapevolezza storica del percorso sin l\u00ec intrapreso, che nasce questo capolavoro, singolare. La Quarta infatti presenta i caratteri di una ricerca intima e personale che poggia su una chiara e profonda visione della storia musicale e in particolare della Sinfonia e naturalmente su una sapienza artistica, creativa e compositiva che non conosce ostacoli. Una straordinaria vivacit\u00e0 creativa, il cimentarsi con il metodo compositivo, con le forme, con una gamma di espedienti strutturali si realizza attraverso una palesata semplicit\u00e0 di superficie che culmina nella abbacinante maestria che informa il Finale basato sulla variazione (sono 32 in tutto) di un tema di Ciaccona, danza antica e eternata da Bach (e non solo) nella Partita in re per violino solo. In questo finale il tema deriva proprio da Bach e dalla sua Cantata BWV 150. Ritorna piena e rigorosa la forma classica anche nei movimenti centrali. Il timbro orchestrale conosce nuovi suoni dati dall\u2019immissione in organico del tintinnante triangolo. La scrittura stessa sembra sospinta in avanti provocando, con straordinario effetto espressivo, la compenetrazione dei diversi spunti tematici, quasi uno sorgesse sulle note del precedente. L\u2019orchestra conosce colori inusitati per trasparenza e lievit\u00e0. La lezione di questa straordinaria composizione, il suo lascito storico risiedono nella combinazione di istanze creative disparate, nella combinazione di elementi espressivi diversissimi, e come si \u00e8 detto, nel governare il gesto creativo, del comporre, con superlativa sapienza. Si \u00e8 parlato di plurilinguismo, ed \u00e8 cosa giusta, ma ci\u00f2 che la Quarta Sinfonia rappresenta \u00e8 il lascito geniale di un compositore che seppe compendiare in questo suo ultimo sforzo tutto un mondo musicale rivissuto nella prospettiva storica e rigenerato attraverso un dominio sovrano della materia e del suo impiego in senso creativo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Teatro di San Carlo<br \/>\ngioved\u00ec 23 giugno 2022, ore 20:00<br \/>\nFABIO LUISI<\/p>\n<p>Direttore |\u00a0Fabio Luisi<\/p>\n<p>Programma<br \/>\nJohannes Brahms,\u00a0Sinfonia\u00a0n. 1 in do minore, op. 68<br \/>\nSinfonia\u00a0n. 2 in re maggiore, op. 73<\/p>\n<p>Orchestra del Teatro di San Carlo<\/p>\n<p>**<br \/>\nTeatro di San Carlo<br \/>\nsabato 25 giugno 2022, ore 18:00<br \/>\nFABIO LUISI<\/p>\n<p>Direttore |\u00a0Fabio Luisi<\/p>\n<p>Programma<br \/>\nJohannes Brahms,\u00a0Sinfonia\u00a0n. 3 in fa maggiore, Op.90<br \/>\nSinfonia\u00a0n. 4 in mi minore, Op. 98<\/p>\n<p>Orchestra del Teatro di San Carlo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rossana Russo,<br \/>\nResponsabile della comunicazione creativa e strategica e relazioni con la Stampa<br \/>\nr.russo@teatrosancarlo.it<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Source Sans Pro';\">Giulia Romito, Comunicazione e Stampa<\/span><\/p>\n<p>g.romito@teatrosancarlo.it 0817972301<\/p>\n<figure id=\"attachment_24347\" aria-describedby=\"caption-attachment-24347\" style=\"width: 2730px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Fabio-Luisi-2088.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-24347\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Fabio-Luisi-2088.jpg\" alt=\"\" width=\"2730\" height=\"3483\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Fabio-Luisi-2088.jpg 2730w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Fabio-Luisi-2088-235x300.jpg 235w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Fabio-Luisi-2088-768x980.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Fabio-Luisi-2088-803x1024.jpg 803w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Fabio-Luisi-2088-118x150.jpg 118w\" sizes=\"(max-width: 2730px) 100vw, 2730px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-24347\" class=\"wp-caption-text\">Direttore | Fabio Luisi &#8211; Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo<br \/>Soprano |\u00a0Quiteria Mu\u00f1oz Inglada, Contralto | Patricia Bardon, Maestro del Coro | Marco Faelli<br \/>Gustav Mahler, Sinfonia n. 2 in do minore \u00abResurrezione\u00bb per soprano e contralto, coro e orchestra\u00a0<br \/>Teatro di San Carlo<br \/>Sabato 21 Novembre 2015 ore 20.30 (Turno S)<br \/>Domenica 22 Novembre 2015 ore 18.00 (Turno P) \/ (Turno M Sinfonica)<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Comunicato Stampa Fabio Luisi dirige l\u2019integrale delle Sinfonie di Brahms Gioved\u00ec 23 giugno ore 20 e Sabato 25 giugno ore [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-24346","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24346","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24346"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24346\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24346"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24346"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24346"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}