{"id":25270,"date":"2022-07-18T09:11:31","date_gmt":"2022-07-18T09:11:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=25270"},"modified":"2022-07-18T09:11:31","modified_gmt":"2022-07-18T09:11:31","slug":"era-uno-di-noi-paolo-borsellino-a-trentanni-dalla-strage-e-dalla-sua-morte-e-con-la-sua-scorta-il-tragico-di-via-damelio-pierfranco-bruni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=25270","title":{"rendered":"Era uno di noi Paolo Borsellino. A trent&#8217;anni dalla strage e dalla sua morte e con la sua scorta. Il tragico di via D&#8217;Amelio  Pierfranco Bruni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/20220717_203749.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-25271\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/20220717_203749.jpg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"174\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/20220717_203749.jpg 189w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/20220717_203749-150x138.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/a><\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-25270 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=25272'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/images.jpeg-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=25273'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/download.jpeg-1-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=25274'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/download.jpeg1_-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era uno di noi Paolo Borsellino. A trent&#8217;anni dalla strage e dalla sua morte e con la sua scorta. Il tragico di via D&#8217;Amelio<br dir=\"auto\" \/><br dir=\"auto\" \/>Pierfranco Bruni<\/p>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">\n\u201c<i>La paura \u00e8 umana, ma combattetela con il coraggio<\/i>\u201d (Paolo Borsellino)<\/div>\n<div dir=\"auto\"><br dir=\"auto\" \/>Trent&#8217;anni fa. Strage di via D&#8217;Amelio. Palermo. Tragedia. Paolo Borsellino e tutta la scorta. Dopo Falcone, 23 maggio, e il dramma nella morte di esistenze tra salti di auto e schegge di vite il tempo si ferm\u00f2 sino al 19 luglio di 30 anni fa.<br dir=\"auto\" \/>Era uno di noi. PAOLO BORSELLINO. Tradizionalista e cattolico.\u00a0 19 luglio 1992,\u00a0 era di domenica. Sono trascorsi anni lunghi. La storia non fa mai sconti e le voci del destino sono, a volte, voci urlate in un deserto la cui sabbia \u00e8 uno strappo di vento. Affiorano ricordi che sono ormai entrati nella memoria. Sono quei ricordi che mi costringono a pensare, a ripensare, a\u00a0ripercorrere i silenzi che hanno accompagnato passaggi di vita.<br dir=\"auto\" \/>Ho incontrato Paolo Borsellino al Sindacato Libero Scrittori. Era uno di noi. Molto amico di Francesco Grisi, di Giuseppe Tricoli, storico rappresentante della Fuan e pi\u00f9 volte deputato regionale eletto nel MSI, di Tommaso Romano. Paolo \u00e8 cresciuto\u00a0 in questo mondo. Un gruppo nella destra storica, tradizionalista e cattolica. Paolo aveva avuto radici nel movimento sociale italiano, quello di Giorgio Almirante e di Romualdi.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Diceva\u00a0 dopo la morte di Falcone: \u00abNon sono n\u00e9 un eroe n\u00e9 un Kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perch\u00e9 la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succeder\u00e0 nell&#8217;aldil\u00e0. Ma l&#8217;importante \u00e8 che sia il coraggio a prendere il sopravvento&#8230; Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno.\u201d<br dir=\"auto\" \/>Era l\u2019estate del 1992. Tra ritagli di articoli, mucchi di libri, pagine strappate mi imponevo di scrivere un romanzo saggio, ma pi\u00f9 tomanzgeromanze che saggio, su un personaggio meta-invenzione di nome Cecilio Lutri. Un magistrato che cercava di ricostruire tutto il suo viaggio riassumendolo in una notte. Nelle ore brevi della notte. Di una sola notte. L\u2019ultima. Una vita.<br dir=\"auto\" \/>Perch\u00e9 in una notte? Perch\u00e9 era convinto che all\u2019indomani sarebbe stato ucciso. E tra le vite e le storie che mi rimbalzavano nel mio immaginario c\u2019erano tre nomi che non mi abbandonavano: Cesare Terranova, Rosario Livatino, il giudice ragazzino, e Giovanni Falcone, ucciso nel maggio di quell\u2019anno.<br dir=\"auto\" \/>Il mio romanzo\u00a0 aveva gi\u00e0 un titolo ben stabilito dal mio editore. Quindi partivo da una traccia. Cosa che non ho mai fatto nella mia vita di scrittore. Avere gi\u00e0 impostato il titolo e lavorare con i capitoli intorno a quel titolo mi rendeva tutto complicato. Ebbene il romanzo, che ebbe pi\u00f9 edizioni negli anni, si doveva intitolare: \u201cL\u2019ultima notte di un magistrato\u201d. Cos\u00ec si intitol\u00f2.\u00a0<br dir=\"auto\" \/>Tante interviste lette, tanti articoli che tagliavano a fette la mia formazione: da Enzo Biagi (nella sua intervista con il boss dei boss) a Sciascia (quel cattivo o incompreso articolo di uno scrittore come Sciascia che scivol\u00f2 nell\u2019ideologia di pessimo gusto: \u201cI professionisti dell\u2019antimafia\u201d, pubblicato sul \u201cCorriere della Sera\u201d, uno Sciascia che non condivisi e che tuttora mi lascia perplesso.<br dir=\"auto\" \/>In quel luglio di tanti anni fa scrivevo, dunque, un romanzo che doveva avere come filo conduttore la riflessione di un magistrato nella sua ultima notte. Il dibattito, intorno al tema dei rapporti tra politica e magistratura e politica e mafia, era molto pesante, soprattutto dopo la strage di Capaci. Anni lunghi, dicevo. S\u00ec. E sono anni che ci separano dalla morte di Paolo Borsellino. Mio figlio aveva appena un anno e mia figlia soltanto nove. Con la mia Olivetti scrivevo pagine che poi cancellavo e riscrivevo. Mi dicevo: ci riuscir\u00f2 prima o poi a dare un senso a Cecilio Lutri. Al personaggio del mio romanzo che doveva sintetizzare tanti percorsi e paesaggi umani.<br dir=\"auto\" \/>Di Paolo Borsellino\u00a0 mi aveva parlato Giuseppe Tricoli, un docente universitario e un politico nel mondo del tradizionalismo di destra. Siciliano e conosciuto al Sindacato Libero Scrittori al quale era iscritto. Pi\u00f9 volte ho incontrato Tricoli. Il 18 luglio del 1992 il mio libro era quasi a met\u00e0 e cercavo di scriverlo come se fossero puntate da pubblicare su un quotidiano. Anzi, a dire il vero, nacque proprio cos\u00ec. Nacque, inizialmente, come idea di un lungo racconto da pubblicare nei mesi estivi su un quotidiano nazionale e doveva riempire un paginone settimanale. Mi trovavo in una villetta a Sibari, nel centro di quella che \u00e8 stata la Magna Grecia. Mi trovavo nella mia terra, con il mio mare di fronte e il mio paese a pochi chilometri. Ma tutto il percorso di scrittura stentava.<br dir=\"auto\" \/>Dopo tante e tante letture e appunti su quaderni dalla copertina nera le parole cominciavano a scivolare e tra un immaginario fatto di percezioni, una fantasia che colmava i vuoti numerosi nel legare la mia scrittura onirica ad un realismo, al quale dovevo attenermi, la realt\u00e0 di quei giorni mi dava una visione e una conoscenza che ha inquadrato subito la storia. \u201cL\u2019ultima notte di un magistrato\u201d. Ma avevo sempre davanti a me le immagini di Livatino e Falcone.<br dir=\"auto\" \/>Il 19 luglio fu fatale nella tragedia che stavamo gi\u00e0 vivendo anche sul piano politico. La strage di Via D\u2019Amelio e la morte di Paolo Borsellino segnavano il disfacimento di storie.\u00a0 In quel momento compresi subito che dovevo snodare i miei nodi poetici ed entrare nel quotidiano, nella tragedia del quotidiano.<br dir=\"auto\" \/>Borsellino l\u2019ho sempre sentito vicino. Con la sua formazione culturale, con la sua forza da cristiano, con il suo coraggio e la sua lealt\u00e0. La sua morte cambi\u00f2 il registro che mi ero imposto nello scrivere il romanzo. Anche se si sottolinea che personaggi ed eventi e riferimenti sono puramente casuali il tempo di quei giorni \u00e8 nella realt\u00e0 delle parole incise come solchi nella coscienza.<br dir=\"auto\" \/>Davanti a quelle immagini viste in televisione e con le pagine che stavo scrivendo il mio sentire venne completamente lacerato. L\u2019orologio aveva ormai le lancette spezzate. Il mio libro non usc\u00ec subito perch\u00e9 avevo la necessit\u00e0 di ripensare e di viaggiare tra i luoghi della Sicilia. In quella Sicilia dei mercati e delle strade invase da auto parcheggiate a spina, come in via D&#8217;Amelio.<br dir=\"auto\" \/>Sono stato pi\u00f9 volte a Palermo. Comunque diedi le pagine al giornale ma come articolazione narrante dovevo vivere e rivivere sensazioni, emozioni, incastrare destini. Di Paolo Borsellino mi parl\u00f2 qualche mese dopo, in pi\u00f9 occasioni, Giuseppe Tricoli, il quale scrisse una lunghissima recensione al mio romanzo pubblicato in prima edizione nel 1993, come testo complessivo e completo,\u00a0 e poi successivamente arricchito di altri capitoli. Quella tragedia fer\u00ec il mio non impegno degli anni precedenti e forse cambi\u00f2 anche la mia vita di scrittore e di uomo. Sono passati\u00a0 anni lunghi e la foto di Paolo Borsellino mi accompagna, le parole di Paolo mi inseguono, i dialoghi con Tricoli ancora si intrecciano tra i miei anni. La sua morte \u00e8 l\u2019offesa alla civilt\u00e0 dell\u2019uomo. La Sicilia, la geografia del pianto, le mafie, i poteri che fanno rabbia e strappano umanit\u00e0, le notti che seguono i giorni, le cicche delle sigarette lasciate a met\u00e0 e consumatesi lentamente sono in quel mio tempo. In quel tempo che conobbi Paolo.<br dir=\"auto\" \/>Cosa raccogliere dopo anni? Ci sono stati giorni di impazzimento, di spazi mai colmati, di stanchezze ma l\u2019insegnamento di Paolo \u00e8 sempre vivo nel nostro essere e nel nostro quotidiano: avere coraggio sempre e mai arretrare, non temere il rischio quando la vita \u00e8 oltre il rischio.<br dir=\"auto\" \/>Tra i libri che Paolo amava leggere c\u2019era la \u201cStoria di Cristo e delle origini del cristianesimo\u201d di Pietro Cristiano Drago. Sono ritornato sui passi del mio romanzo \u201cL\u2019ultima notte di un magistrato\u201d (edito da Il Coscile) e vi ho ritrovato una profonda malinconia. Non rileggo mai i miei libri. Ma questa volta l\u2019ho fatto. E quegli uomini dei quali ho cercato di tratteggiare un segno, oggi pi\u00f9 di ieri, sono la testimonianza vera di una umanit\u00e0 travolta dal sangue, sono i testimoni di un coraggio che non tutti hanno avuto e hanno, sono la fede non solo in uno Stato astratto ma la fede nella vita.<br dir=\"auto\" \/>E Paolo Borsellino, cristiano aveva sempre come esempio, me ne parlava spesso Tricoli, ma anche lui stesso in quelle stanze del Sindacato in via IV Novembre, ma capivo profondamente Tricoli anche dai nostri incontri, (scomparso poi nel dicembre del 1995), la Croce e la Maddalena. In Borsellino c\u2019\u00e8 il tracciato della fede e dell\u2019amore. Anni lunghi, dunque, nei quali ritrovo i segmenti di un pazientare e la forza di una rappresentazione in cui la volont\u00e0 scava le rocce e il coraggio penetra gli animi.<br dir=\"auto\" \/>Volont\u00e0 e coraggio per Borsellino. In quei giorni,\u00a0 nel ricordo di quei giorni il mio camminare tra le parole \u00e8 diventato possedere le parole. Non ho terminato il mio libro nella villetta di Sibari. Sono ritornato al mio paese dell\u2019infanzia, nella grande casa della mia giovinezza che non dimentico, e l\u00ec ho cercato di fermare il silenzio e di dare voce alla tempesta che agitava la mia esistenza.<br dir=\"auto\" \/>In quel mio romanzo Paolo Borsellino non \u00e8 una tregua e non \u00e8 neppure la pausa del \u201cse\u201d questo \u00e8 un uomo, ma la fede che fa dire a Robert Brasillach, conosciuto e amato da Borsellino, proprio per la sua formazione culturale \u201c\u2026 di conservare le due sole virt\u00f9 alle quali io credo: la fierezza e la speranza\u201d. Brasillach ritornava spesso nel suo pensiero e lo si nota in un suo appunto come questo: \u00ab\u00c8 bello morire per ci\u00f2 in cui si crede; chi ha\u00a0paura\u00a0muore ogni giorno, chi non ha\u00a0paura\u00a0muore una volta sola.\u201d<br dir=\"auto\" \/>Sono simile alle parole doloranti di Tricoli che mi confessava nel dicembre del 1992 che in un suo diario aveva annotato delle riflessioni di Paolo che dicevano: \u201c\u2026 la criminalit\u00e0 mafiosa\u2026 E sono ottimista perch\u00e9 vedo che verso di essa i giovani, siciliani e non, hanno oggi una attenzione diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni fino ai quarant\u2019anni. Quando questi saranno adulti avranno pi\u00f9 forza di reagire di quanto io e le mie generazioni ne abbiamo avuta\u201d.<br dir=\"auto\" \/>Ecco. Sono passati anni lunghi. Pi\u00f9 antichi, pi\u00f9 stanchi, pi\u00f9 tristi? Ma la speranza \u00e8 l\u2019unica verit\u00e0 che potr\u00e0 accompagnarci. Dal 19 luglio del 1992 altre generazioni hanno tagliato il tempo ma noi non siamo stati soltanto ad osservare. Dobbiamo continuare in una sfida quotidiana oltre il dolorante esodo. E Paolo che conosceva bene i valori e la dignit\u00e0 e le parole di Cristo ha depositato nei nostri cuori un testamento di lealt\u00e0 e di amore nel coraggio di vincere sempre il male. \u201cNon ho mai lasciato il mio impegno\u2026\u201d scriveva in una lettera ad un professoressa. L\u2019impegno di essere uomini fino in fondo in una civilt\u00e0 che ha bisogno di uomini veri.<br dir=\"auto\" \/>Come tanti anni fa il giardino di casa ha le rose di luglio e i limoni hanno l\u2019odore del Mediterraneo. I figli sono diventati adulti, i miei capelli sono brizzolati e quasi cadenti, il mio sguardo ha assenze tra il vento e la sabbia. Ho sfogliato appunti lasciati ai lati dei quaderni. Dopo la pubblicazione del mio romanzo sono stato chiamato in molte citt\u00e0 e scuole a parlare di questo personaggio di nome Cecilio Lutri. Ho raccontato storie, ho inventato storie ma la forza di Borsellino \u00e8 l\u2019esempio che continua nella testimonianza di una vita. Una testimonianza che non si ferma. \u00c8 diventata una immagine come testamento. La morte ci accompagna vivendo. Quella di Paolo \u00e8 il testamento che si fa memoria e destino.<\/div>\n<div dir=\"auto\">In quell&#8217;estate la mia Micol aveva 9 anni. Il mio Virgilio soltanto un anno. Ho scritto quel mio libro,\u00a0 il pi\u00f9 delle volte, scrivendo tenendo sulle gambe\u00a0 Virgilio e raccontando la storia del giudice ragazzino a Micol. Sono passati anni. Annilunghi. Era di luglio. In quel luglio anche la politica e lo Stato, gi\u00e0 agonizzanti, sono morti.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Era uno di noi Paolo Borsellino. 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