{"id":26218,"date":"2022-08-22T09:53:13","date_gmt":"2022-08-22T09:53:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=26218"},"modified":"2022-08-22T09:53:41","modified_gmt":"2022-08-22T09:53:41","slug":"il-22-agosto-del-1978-ci-lasciava-ignazio-silone-dallabruzzo-alla-liberta-come-uscita-di-sicurezza-la-grandezza-di-uno-scrittore-pierfranco-bruni-ignazio-silone-scrisse-in-uscita-di-sicurez","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=26218","title":{"rendered":"Ignazio Silone 22 agosto 1978"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/20220822_114847.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-26219\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/20220822_114847.jpg\" alt=\"\" width=\"2896\" height=\"2896\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/20220822_114847.jpg 2896w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/20220822_114847-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/20220822_114847-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/20220822_114847-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/20220822_114847-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2896px) 100vw, 2896px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><span dir=\"auto\">Il 22 Agosto del 1978 ci lasciava Ignazio Silone. Dall&#8217;Abruzzo alla libert\u00e0 come uscita di sicurezza. La grandezza di uno scrittore\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span dir=\"auto\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span dir=\"auto\">Pierfranco Bruni\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span dir=\"auto\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span dir=\"auto\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span dir=\"auto\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span dir=\"auto\">\u00a0<\/span><\/div>\n<p><span dir=\"auto\">Ignazio Silone <\/span><span dir=\"auto\">scrisse<\/span><span dir=\"auto\"> in <i>Uscita di sicurezza<\/i>: \u201cTutto quello che m&#8217;\u00e8 avvenuto di scrivere, e probabilmente tutto quello che ancora scriver\u00f2, bench\u00e9 io abbia viaggiato e vissuto a lungo all&#8217;estero, si riferisce unicamente a quella parte della contrada che con lo sguardo si poteva abbracciare dalla casa in cui nacqui. \u00c8 una contrada, come il resto d&#8217;Abruzzo, povera di storia civile, e di formazione quasi interamente cristiana e medievale. Non ha monumenti degni di nota che chiese e conventi. Per molti secoli non ha avuto altri figli illustri che santi e scalpellini. La condizione dell&#8217;esistenza umana vi \u00e8 sempre stata particolarmente penosa; il dolore vi \u00e8 sempre stato considerato come la prima delle fatalit\u00e0 naturali; e la Croce, in tal senso, accolta e onorata. Agli spiriti vivi le forme pi\u00f9 accessibili di ribellione al destino sono sempre state, nella nostra terra, il francescanesimo e l&#8217;anarchia. Presso i pi\u00f9 sofferenti, sotto la cenere dello scetticismo, non s&#8217;\u00e8 mai spenta l&#8217;antica speranza del Regno, l&#8217;antica attesa della carit\u00e0 che sostituisca la legge, l&#8217;antico sogno di Gioacchino da Fiore, degli Spirituali, dei Celestini\u201d.<\/span><\/p>\n<div dir=\"auto\">\n<div><span style=\"color: #45433f; font-family: Georgia, serif;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div>\n<p>La terra, le radici, il senso di appartenenza costituiscono per Ignazio Silone (1900 \u2013 1978) non solo un riferimento esistenziale ma definiscono quella poetica dell\u2019essere ben sottolineata nelle sue opere. Natalia Ginzburg in una sua prosa dedicata all\u2019Abruzzo dal titolo: \u201cInverno in Abruzzo\u201d in\u00a0<em>Le piccole virt\u00f9<\/em>\u00a0scrisse: \u201cIn Abruzzo non c\u2019\u00e8 che due stagioni: l\u2019estate e l\u2019inverno. La primavera \u00e8 nevosa e ventosa come l\u2019inverno e l\u2019autunno \u00e8 caldo e limpido come l\u2019estate. L\u2019estate comincia in giugno e finisce in novembre. I lunghi giorni soleggiati sulle colline basse e riarse, la gialla polvere della strada e la dissenteria dei bambini, finiscono e comincia l\u2019inverno. La gente allora cessa di vivere per le strade: i ragazzi scalzi scompaiono dalle scalinate della chiesa\u201d.<\/p>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019Abruzzo di Gabriele D\u2019Annunzio. L\u2019Abruzzo soprattutto di Ignazio Silone. Delle campagne che si rincorrono come deserti che non hanno pianura e le dune non sono di sabbia. Le case di terra dura, di pietre e di creta. I paesi della Marsica nella metafora di\u00a0<em>Fontamara<\/em>. I paesi che hanno la loro parlata, la loro cadenza espressiva in un dialetto che \u00e8 la lingua ufficiale.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0In\u00a0<em>Fontamara\u00a0<\/em>si legge: \u201cA nessuno venga in mente che i fontamaresi parlino l\u2019italiano. La lingua italiana \u00e8 per noi una lingua imparata a scuola, come possono essere il latino, il francese, l\u2019esperanto. La lingua italiana \u00e8 per noi una lingua straniera, una lingua morta, una lingua il cui dizionario, la cui grammatica si sono formati senza alcun rapporto con noi, col nostro modo di agire, col nostro modo di pensare, col nostro modo di esprimerci\u2026\u201d.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 I cafoni di Silone vivono il paesaggio nel passaggio delle stagioni che diventano solitudine nello stare insieme, comprensione, maschere di un Sud che sembra raccontare una uguale storia. E il linguaggio diventa la comunicazione delle coscienze. La comunicazione degli animi. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Il Sud si definisce in tante storie. Dal mare alle colline.<\/div>\n<div>\u00a0 In una lettera indirizzata a Gabriella Seidenfeld nel luglio del 1930 Silone parlando dei \u201csuoi\u201d cafoni avverte: \u201cCredo che siano i primi contadini di carne ed ossa che appaiono nella letteratura italiana\u2026.\u201d.<\/div>\n<div>Dopo aver letto questo primo romanzo Thomas Mann ebbe a scrivere di Silone: \u201cVorrei dirle quanto l&#8217;apprezzo e la stimo come uomo e come artista, e con quanta profondit\u00e0 mi afferra e mi colpisce la seriet\u00e0 della sua vita, di cui ho potuto ascoltare recentemente qualche particolare pi\u00f9 intimo, e come mi \u00e8 caro prezioso conoscerla, cosa che verosimilmente non sarebbe stata possibile se entrambi i nostri destini avessero avuto un corso pi\u00f9 piatto e comodo\u201d.<\/div>\n<div>\u00a0 \u00a0L\u2019Abruzzo di Silone ha la sua caratteristica e la si legge nelle stagioni, nel paesaggio, nella gente. Non si tratta n\u00e9 di realismo n\u00e9 di denuncia ma di una letteratura le cui immagini sono ormai memoria. Una letteratura, dunque, che non solo si confronta costantemente con la storia e con la vita ma \u00e8 sostanzialmente una letteratura \u2013 vita.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In questo processo esistenziale e culturale un compito importante \u00e8 rivestito dall\u2019incontro che fa Silone. Infatti il suo rapporto con Don Orione \u00e8 fondamentale sia per una comprensione del rapporto test\u00e8 annunciato sia per una chiarificazione del suo ruolo di scrittore. Di scrittore che non abbandona mai il paese della memoria, il paese del tempo, il paese che lo ha visto crescere.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma c\u2019\u00e8 un altro rapporto che resta significativo e condizionante. Quello con la cristianit\u00e0. Quello con il senso del religioso. D\u2019altronde i contadini sono l\u2019espressione di una religiosit\u00e0 profonda. Il loro mondo \u00e8 il mondo dell\u2019umanitarismo. Da qui quel socialismo umanitario tanto predicato da Silone dopo l\u2019abbandono del comunismo. Quel \u201cdio che \u00e8 fallito\u201d lo avvicina alla religiosit\u00e0. La terra dei cafoni \u00e8 trasmissione<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<p>\u00a0Silone trova appunto nei valori cristiani quella tradizione che legge nel volto della sua gente. Don Orione lo instrad\u00f2 verso l\u2019itinerario sociale che diventa anche itinerario religioso.<\/p>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lo scrittore\u00a0 va letto attraverso i suoi testi. Non per questo si pu\u00f2 cambiare il giudizio su\u00a0<em>Fontamara\u00a0<\/em>o su\u00a0<em>Uscita di sicurezza<\/em>\u00a0o su\u00a0<em>L\u2019avventura di un povero cristiano<\/em>. Non per questo Silone pu\u00f2 essere messo in discussione come quel ricreatore delle metafore di un paesaggio che \u00e8 vita e di un linguaggio che \u00e8 la vera civilt\u00e0 di quel popolo di cafoni. L\u2019identit\u00e0 e la memoria dello scrittore\u00a0 portano sulla pagina il sentimento delle radici che si traduce nel senso delle origini. Il suo paese \u00e8 vita ma \u00e8 anche traducibilit\u00e0 della vita in letteratura.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Silone raccoglie le memorie della sua terra, gli anni della sua infanzia, la paura di quel terremoto che lo lacer\u00f2 nel profondo, quella cultura contadina e ne fa un attraversamento di testimonianza. La letteratura \u00e8 la testimonianza che trasforma la realt\u00e0 in memoria e la memoria nel recupero del senso dell\u2019appartenenza. Quei luoghi diventano i luoghi dell\u2019anima.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Albert Camus diceva di Silone: \u201cGuardate Silone cos\u00ec legato alla sua terra, eppure cos\u00ec europeo\u201d. Lo stesso Silone, in alcune pagine consegnate allo scrittore Francesco Grisi, afferm\u00f2: \u201cGli abruzzesi han ragione di essere un po\u2019 malcontenti per l\u2019attribuzione all\u2019Abruzzo del paesaggio arido e spoglio che il pi\u00f9 sovente viene descritto nei miei libri. Hanno ragione. L\u2019Abruzzo \u00e8 una bellissima regione, ha montagne superbe, laghi quasi alpestri, marine incantevoli\u201d.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ritornano qui le parole della Ginzburg. Quelle immagini che si proiettano e vanno oltre ogni forma realistica. Quelle immagini che sono il portato di una rivelazione pur sempre letteraria ma pur sempre allegorica in una dimensione la cui storia, come proprio nella grande letteratura, cede il passo alla metafora che si raccoglie tra i segmenti onirici della parola.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La memoria per Silone \u00e8 un tracciato indelebile che unisce il visibile con l\u2019invisibile. I ricordi restano nell\u2019anima oltre che nei luoghi dell\u2019esistere e del vissuto. Ed \u00e8 proprio il vissuto che si riempie di grandi tensioni liriche e umane.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Raccontando un viaggio in Palestina con la moglie annot\u00f2: \u201cQuel giorno non c\u2019era neanche un passante per strada: solo sotto Betlemme, incontrammo una donna vestita di nero, con un bambino in braccio, sopra un asinello polveroso che ci pass\u00f2 accanto senza guardarci. A mano a mano che ci inoltravamo per quella valle, io fui preso da uno stato d\u2019animo assai strano. Era la prima volta che visitavo quei luoghi, eppure avevo l\u2019impressione del gi\u00e0 visto e vissuto. Non ero in grado di parlare, di fare conversazione. Finch\u00e9, a un certo momento, mia moglie ruppe il silenzio per dire: \u2018Ma questo \u00e8 il paesaggio dei tuoi romanzi\u2019. Bast\u00f2 quello per chiarire lo stato di apprensione e stupore che era in me\u201d.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019immagine del paesaggio diventa cos\u00ec luogo dell\u2019esistenza. Luogo interiore di un esistere che si attraversa nella forte consapevolezza di una identit\u00e0. E Silone non faceva altro nei suoi libri che porre in evidenza questa appartenenza \u2013 identit\u00e0 che non assumeva soltanto una forma simbolica ma soprattutto un modo di vivere che si intrecciava con quel suo modo di essere.<\/div>\n<div>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Uno scrittore contro. Contro la politica dopo che c\u2019\u00e8 stato dentro tutto nella politica. Uno scrittore che, come ha scritto Carlo Sgorlon, \u201cEra incapace di venire a patti con qualsiasi freddo calcolo politico\u2026 Era un socialista umanista e un cristiano senza dogmi e senza gerarchie\u201d.<\/div>\n<div>Ci\u00f2 che lo contraddistingueva\u00a0 era \u201cun\u2019etica irriducibile\u201d. La stessa etica che lo condusse a non abbandonare mai il \u201cpaesamento\u201d e il radicamento che si vivono nei suoi libri<\/div>\n<div>\u00a0La sua ricerca sino all\u2019ultimo \u00e8 stata dedicata alla letteratura e sempre pi\u00f9 ad un<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<p>distacco completo dalla politica. L\u2019utopia era la sua voce pi\u00f9 alta. Quell\u2019utopia che gli aveva fatto rompere ogni legame con la politica. In\u00a0<em>Uscita di sicurezza<\/em>\u00a0in riferimento al distacco dalla politica dir\u00e0: \u201cEra meglio finirla per sempre. Non dovevo lasciarmi sfuggire quella nuova, provvidenziale occasione, quell\u2019uscita di sicurezza. Non aveva pi\u00f9 senso star l\u00ec a litigare\u201d. Amava l\u2019utopia. E sosteneva che: \u201cLa democrazia ha il dovere di rispettare l\u2019utopia\u201d.<\/p>\n<div>\u00a0 \u00a0Valori. Necessit\u00e0 di identit\u00e0. Appartenenza a quella sua terra. Quel suo Abruzzo non era solo un riferimento fissato nello spazio e nel tempo. Era un religioso e singolare viaggio. Un viaggio verso una \u201cnuova\u201d Palestina. Quei luoghi e quei paesaggi restano una lunga memoria scritta e disegnata sulle pagine della vita. La letteratura \u00e8 quel cammino lungo il quale si intrecciano metafora e realt\u00e0. Silone \u00e8 uno scrittore che resta nella letteratura dell\u2019identit\u00e0. L\u2019Abruzzo di Silone \u00e8 anche la nostra terra. Terra di antiche eredit\u00e0 e di silenzi e antichi. In un percorso in cui la libert\u00e0 \u00e8 anima: \u201cLibert\u00e0 \u00e8 la possibilit\u00e0 di dubitare, la possibilit\u00e0 di fare un errore, la possibilit\u00e0 di cercare e sperimentare, la possibilit\u00e0 di dire \u00abNo\u00bb ad ogni autorit\u00e0 &#8211; letteraria, artistica, filosofica, religiosa, sociale e anche politica\u201d (Silone).<\/div>\n<div>Era nato a Pescina, in Abruzzo, il primo maggio del 1900 e morto in Svizzera, a Ginevra, il 22 agosto del 1978.<\/div>\n<div>\n<div>\n<div>\n<div><\/div>\n<div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Il 22 Agosto del 1978 ci lasciava Ignazio Silone. Dall&#8217;Abruzzo alla libert\u00e0 come uscita di sicurezza. La grandezza di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-26218","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26218","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26218"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26218\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26218"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26218"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26218"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}