{"id":27291,"date":"2022-09-14T22:23:47","date_gmt":"2022-09-14T22:23:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=27291"},"modified":"2022-09-14T22:23:47","modified_gmt":"2022-09-14T22:23:47","slug":"irene-papas-la-grecita-tra-omero-e-il-cristo-si-e-fermato-ad-eboli-pierfranco-bruni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=27291","title":{"rendered":"Irene Papas. La grecit\u00e0 tra Omero e il Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli   Pierfranco Bruni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/20220915_001703.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-27292\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/20220915_001703.jpg\" alt=\"\" width=\"2896\" height=\"2896\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/20220915_001703.jpg 2896w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/20220915_001703-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/20220915_001703-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/20220915_001703-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/20220915_001703-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2896px) 100vw, 2896px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\":5x\" class=\"a3s aiL \">\n<div dir=\"auto\">\n<div dir=\"auto\">Irene Papas. La grecit\u00e0 tra Omero e il Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Pierfranco Bruni<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<p>La Grecia e il mito erano nel nel cuore. Le parole elleniche nella voce. Il passo di danza nell&#8217;eleganza di Zorba il greco. La teatralit\u00e0 con lei era nel cinema e il linguaggio poetico nella sua eredit\u00e0. Parlo di Irene Papas,\u00a0 ovvero di\u00a0Irene Lelekou, Papas era il cognome del marito.\u00a0 Era nata nel 1926. Una delle attrici tanto amata da mia madre con quel suo tessere la tela di Penelope e il raccontare il suono di Antigone e l&#8217;Occidente di Platone. \u00c8 ricordata spesso per la sua interpretazione omerica della donna-attesa e della donna-pazienza, ma ha portato sulla scena non solo storie. Soprattutto destini.<\/p>\n<div dir=\"auto\">Era il 1996 quando inaugurammo a Taranto il Magna Grecia Festival e volli, fortemente volli, la sua presenza in una serata settembrina, mi pare che fosse il 1 settembre del 1996, a raccontarci con la sua teatralit\u00e0 il mondi greco da Omero e dai Classici a Seferis, Ritsos e Kavavis. Era lo stesso giorno che al Festival di Venezia si presentava il suo film \u00abParty\u00bb del regista portoghese Manoel de Oliveira. Lei doveva essere nello stesso giorno a Venezia perch\u00e9 il suo film era in concorso e per\u00f2 scelse la serata di Taranto, di quel mondo greco e Magno Greco nel quale il suo tempo e il suo spazio erano vita.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Perch\u00e9 sottolineo con precisione questo dato e questo fatto? Ero in quegli anni assessore alla cultura della Provincia di Taranto e si impost\u00f2 il tutto intorno al radicamento greco e chi meglio di una greca come Irene Papas avrebbe potuto rendere un omaggio inossidabile al legame tra grecit\u00e0 e ionicit\u00e0 greca? Irene Papas! Scelse di recitare a Taranto e nello stesso contesto il suo film veniva proiettato senza la sua presenza a Venezia in anteprima internazionale. Cosi come la sua tragedia rappresentata a Taranto era unica. Completamente per Taranto. D&#8217;altronde era lo spirito del Magna Grecia Festival: rappresentare serate teatrali uniche. Il dopo Festival di Irene Papas fu una cena in un noto albergo cittadino a base a sapori greci e golfitani. Dichiar\u00f2 in quella circostanza: \u00abIl fenomeno che m&#8217; interessa riproporre \u00e8 il ritorno, anche da parte dei giovani, ai moduli e ai mezzi toni della musica bizantina. Sono fonti poi rimbalzate ovunque, dalla Persia alla Spagna, ben individuabili nel flamenco, nel fado, nel cante jondo\u00bb (cfr. \u00abla Repubblica\u00bb, in \u00abLa doppia vita di Irene\u00bb,\u00a0 1 settembre 1996).<\/div>\n<div dir=\"auto\">Ma vado oltre entrando nel merito del personaggio tra recita e film.<br dir=\"auto\" \/>Uno dei suoi primi film risale al 1948. Ma la sua filmografia \u00e8 abbastanza consistenza e diversificata anche se il segno ellenico resta nelle sue letture e nel suo sublime immaginario. Da \u00abHamenoi angeloi\u00bb, regia di\u00a0Nikos Triforos\u00a0(1948) a \u00abLa citt\u00e0 morta\u00bb,\u00a0regia di\u00a0Frixos Iliadis\u00a0(1952), da \u00abVortice\u00bb, regia di\u00a0Raffaello Matarazzo\u00a0(1953) a \u00abMissione ad Algeri\u00bb, regia di\u00a0Ray Enright\u00a0ed\u00a0Edoardo Anton\u00a0(1953), da \u00abTeodora, imperatrice di Bisanzio\u00bb, regia di\u00a0Riccardo Freda\u00a0(1954) ad \u00abAttila\u00bb, regia di\u00a0Pietro Francisci\u00a0(1954), da <br dir=\"auto\" \/>\u00abLa spada imbattibile\u00bb, regia di\u00a0Hugo Fregonese\u00a0(1957) a \u00abI cannoni di Navarone\u00bb, regia di\u00a0J. Lee Thompson\u00a0(1961). Dal 1961 in poi ci saranno film che la consacreranno al mito e a quei personaggi che resteranno icona mitica come \u00abAntigone\u00bb, regia di\u00a0Yorgos Javellas\u00a0(1961) o \u00abElettra\u00bb, regia di\u00a0Michael Cacoyannis\u00a0(1962), \u00abGiallo a Creta\u00bb, regia di\u00a0James Neilson\u00a0(1964) o il famoso \u00abZorba il greco\u00bb, regia di\u00a0Michael Cacoyannis\u00a0(1964). L&#8217;anno successivo arriva il film di Elio Petri \u00abA ciascuno il suo\u00bb. \u00abLa stirpe degli dei\u00bb per la regia di\u00a0Daniel Mann\u00a0\u00e8\u00a0 del 1969.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Gli anni Settanta e Ottanta la vedranno impegnata in film di notevole forza e innovazione cinematografica tra i quali: \u00abLe troiane\u00bb, regia di\u00a0Michael Cacoyannis\u00a0(1971), \u00abRoma bene\u00bb, regia di\u00a0Carlo Lizzani\u00a0(1971), \u00abLa quinta offensiva\u00bb, regia di\u00a0Stipe Delic\u00a0(1973), \u00abIfigenia\u00bb, regia di\u00a0Michael Cacoyannis\u00a0(1977), \u00abCristo si \u00e8 fermato a Eboli\u00bb, regia di\u00a0Francesco Rosi\u00a0(1979), \u00abLinea di sangue\u00bb, regia di\u00a0Terence Young\u00a0(1979), \u00abIl leone del deserto\u00bb, regia di\u00a0Moustapha Akkad\u00a0(1981)<br dir=\"auto\" \/>\u00abCronaca di una morte annunciata\u00bb, regia di\u00a0Francesco Rosi\u00a0(1987).<\/div>\n<div dir=\"auto\">Nel \u00abCristo si \u00e8 fermato a Eboli\u00bb, tratto dal romanzo di Carlo Levi, interpret\u00f2 magistralmente il personaggio di Giulia e il rito del mondo contadino lucano si intrecci\u00f2 con la sua antica tradizione magica greca. Una figura chiave che Irene Papas tratteggi\u00f2 con un sapere antropologico profondo. I due decenni successivi testimoniano l&#8217;intreccio tra l&#8217;esperienza, la formazione e la meditata rappresentazione e sono esemplari film come: \u00abLettera da Parigi\u00bb\u00a0, regia di\u00a0Ugo Fabrizio Giordani\u00a0(1992), \u00abParty\u00bb, regia di\u00a0Manoel de Oliveira\u00a0(1996), \u00abInquietudine\u00bb, regia di\u00a0Manoel de Oliveira\u00a0(1998), \u00abIl mandolino del capitano Corelli\u00bb, regia di\u00a0John Madden\u00a0(2001), \u00abPodzimn\u00ed n\u00e1vrat\u00bb, regia di\u00a0Georgis Agathonikiadis\u00a0(2001), \u00abEcuba\u00bb, regia di\u00a0Giuliana Berlinguer\u00a0e Irene Papas (2004).<\/div>\n<div dir=\"auto\">Un profilo cinematografico che scava marcatamente nella sua vita con la prevalenza costante di quelle radici greche che restano punto di riferimento nella scenografia impostata proprio sulla sua recitante formazione. Per la televisione oltre a \u00abL&#8217;Odissea\u00bb, regia di\u00a0Andrej Kon\u010dalovskij\u00a0(1997) e alla miniserie del 1968 sempre di fascino omerico, vanno ricordate le miniserie \u00abMos\u00e8, la legge del deserto\u00bb, regia di\u00a0Gianfranco De Bosio\u00a0(1974),\u00a0 \u00abUn bambino di nome Ges\u00f9\u00bb regia di\u00a0Franco Rossi\u00a0(1987), il film \u00abIl banchetto di Platone\u00bb, regia di\u00a0Marco Ferreri\u00a0(1989), \u00abUn amore rubato\u00bb\u00a0(1993), \u00abGiacobbe\u00bb regia di\u00a0Peter Hall, (1994).<\/div>\n<div dir=\"auto\">Il cinema e la televisione come teatro, come letteratura. La recita \u00e8 nella vita. Il vivere \u00e8 rappresentarsi nella verit\u00e0. Concetti riferimento che hanno sempre caratterizzato l&#8217;opera di Irene Papas e che lei ha sempre posto come punto centrale nella sua attivit\u00e0 di attrice.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Infatti in una intervista del 2006 ebbe a dire: \u00abPer sfortuna o per fortuna io non ho amato mai la scuola. I maestri forniscono un modello che uno imita. Io ho imparato sempre guardando le persone che dicono la verit\u00e0. Loro possono aiutarmi. Questa \u00e8 la mia idea di teatro: non si deve recitare, si deve essere. Si deve fare un lavoro, delle ricerche. Allora un attore pu\u00f2 creare un personaggio, non recitarlo. C&#8217;\u00e8 molta differenza fra una persona che recita e una persona che non recita ma parla semplicemente. Quando una persona in teatro dice la verit\u00e0, il popolo &#8211; il pubblico &#8211; la segue. E questo facevano anche gli antichi greci, assistevano allo spettacolo e la gente percepiva il messaggio del testo. I maestri, i maestri\u2026 i maestri possono fare solo del male non del bene perch\u00e9 hanno una opinione gi\u00e0 precisa, hanno una maniera gi\u00e0 precisa. Io credo che una scuola &#8211; alle persone che vogliono conoscere la verit\u00e0 &#8211; dovrebbe mettere in mano le chiavi per schiuderne la porta e non spiegare come \u00e8 secondo loro. A me, se mi dicono come devo parlare, \u00e8 finita\u00bb ( Intervista rilasciata a Giulia Tellini,\u00a0\u00abHabemus Papas\u00bb, in \u00ab<a href=\"http:\/\/drammaturgia.fupress.net\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/drammaturgia.fupress.net&amp;source=gmail&amp;ust=1663280521517000&amp;usg=AOvVaw3MK06wgT-css5Z4ZgG9GN9\">drammaturgia.fupress.net<\/a>\u00bb il 26 aprile 2006.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Una greca, dunque. Una greca del Peloponneso, nata a pochi kilometri da Corinto. Formatasi in quella terra con il raccontare del padre che sosteneva che la letteratura era finita con Goethe e che il tempo della classicit\u00e0 greca \u00e8 alla base di ogni viaggio letterario e umano. In in tale contesto Irene Papas si \u00e8 nutrita culturalmente e tutto ci\u00f2 lo ha manifestato con il suo mettere in scena la sua vita. Una greca nella bellezza del suo profilo in un vissuto in cui i simboli e la ritualit\u00e0 hanno sempre accompagnato i suoi occhi, il suo sguardo, la sua fisicit\u00e0. La storia di una donna nel destino di un personaggio che ha posto nel suo essere una antica tradizione e una memoria mai dimenticata.<\/div>\n<div dir=\"auto\">La tragedia greca \u00e8 il viaggio nel mito. Quel mito che resta\u00a0 archetipo nelle coscienze di un Mediterraneo tra storia, letteratura e antropologia. Per ritornare al mio incontro con Irene Papas.\u00a0 La serata a Taranto di quell&#8217;1 settembre del 1996 si concluse con un suo omaggio ironia nei miei confronti e cant\u00f2 recitando \u00abBella ciao\u00bb, dedicandola con la sua splendida voce espressamente a chi scrive. Ironia di quel tempo? Fu una grande attrice, una splendida donna, un mito che incarn\u00f2 ed espresse simbolicamente\u00a0 gli intrecci di un Mediterraneo vissuto che \u00e8 destino. A lei tutto era concesso. \u00c8 scomparsa il 14 settembre 2022.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Irene Papas. 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